ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 413

Ceas in campo a Torino per Green Pea

Un  nuovo approccio per l’ingegneria del futuro / Etica, formazione, visione e innovazione sono i pilastri su cui poggia la storia attuale di CEAS – società di ingegneria presente sul territorio milanese da 40 anni, attore di progetti autorevoli come Fondazione Prada, Eataly Milano e Green Pea Torino, Torre Intesa Sanpaolo, quartiere Porta Nuova Garibaldi e molti altri.

 

Integrazione delle competenze, multidisciplinarietà, tutela dell’interesse comune sono i driver di una strategia che vede CEAS in campo con una squadra di 41 persone  – 75% ingegneri, 17% architetti e personale di staff  – in operazioni che vanno dalla progettazione al collaudo, dalla consulenza alla direzione lavori. La gamma di servizi offerta da CEAS è ampia e peculiare, in grado di rispondere e soddisfare attese ed esigenze di committenti pubblici e privati.

 

Valori come la sostenibilità sono da sempre insiti nel core value dell’azienda stante l’importanza da sempre attribuita all’etica del servizio offerto, al coinvolgimento del committente nella condivisione dei valori, alla necessità di fare “bene per tutti” e non solo per se stessi.

 

Dal 1980, anno di fondazione della società, il team di CEAS ha rafforzato la propria esperienza professionale grazie allo sviluppo di competenze specialistiche: la storia ci informa che ai professionisti del calcolo strutturale, sono stati affiancati esperti dei differenti ambiti dell’ingegneria, con l’obiettivo di creare una squadra che garantisca l’adozione di un approccio multidisciplinare al settore.

 

In CEAS facciamo ciò che ci piace fare: forse è questo il motivo – sostiene Patrizia Polenghi, Presidente CdA – per cui la nostra offerta e il nostro output, oltre che essere di qualità da un punto di vista tecnico, ha un plus frutto del coinvolgimento nostro e del committente su un patrimonio valoriale declinato in etica, trasparenza e soddisfazione degli stakeholders di riferimento”.

 

Con oltre 1.100 progetti realizzati nel terzo millennio, CEAS è oggi un partner altamente specializzato che ha saputo rispondere alle sfide dell’ingegneria, grazie ad una visione strategica e lungimirante. Tra le tipologie di destinazione d’uso dei progetti realizzati tra il 2017 e il 2019, l’84% è rappresentato dall’edilizia e l’urbanistica, seguite dalle infrastrutture di trasporto (9%) e dall’industriale (7%). La progettazione invece, è certamente l’asset principale dell’azienda con un income che si attesta al 60% rispetto al valore della produzione complessiva, che ha avuto un incremento pari al 136% tra il 2017 e il 2020, con un valore che nel 2020 si è attestato a 2.28 milioni di euro. Il fatturato globale dell’azienda invece, ha avuto un incremento totale pari al 28% negli ultimi 7 anni.

 

La presenza di committenti diversificati tra cui investitori, società immobiliari, privati (78%), società di ingegneria pura (8,9%), general contractor (7,2%), pubblica amministrazione (6,3%) ha incentivato l’ampliamento dell’offerta dei servizi. Infatti, dal 2016, oltre ai tradizionali servizi di ingegneria (strutturale, edile, geotecnica, sicurezza) e di project management, CEAS offre ai propri clienti anche la progettazione BIM (Building Information Modeling): metodo che consente la gestione digitalizzata e integrata di tutte le caratteristiche geometriche e informative della costruzione, ottimizzando costi e tempi di realizzazione dell’opera.

 

Un approccio che assicura dunque qualità, efficienza e perfetta integrazione dell’opera nello spazio: creare un’opera in perfetta sintonia con l’ambiente circostante, oltre che nel rispetto di elevati standard di qualità e sicurezza, è per le risorse di CEAS una priorità e, allo stesso tempo, rappresenta garanzia di una visione futuristica dell’ingegneria, in perfetta sintonia con la rapida trasformazione del settore.

 

Inps, invalidità: nuovi medici e tecnologie

Intervenire con urgenza sulla carenza di medici legali dell’Istituto e mettere a sistema innovazioni che permettano di accelerare, semplificandoli, tempi e modi della gestione delle pratiche di invalidità, che a causa della pandemia hanno subito ritardi critici e pesano su cittadini già fragili e in attesa.

Sono questi alcuni degli obiettivi che l’Inps sta perseguendo con la massima attenzione, sia sul fronte delle risorse umane che delle tecnologie e della collaborazione istituzionale.

La complessità di iter, la pluralità di soggetti coinvolti, di cui l’Inps è ultima parte dopo Regioni e aziende sanitarie, e l’articolata, spesso non lineare, regolamentazione normativa, non rendono il processo agile. Ma, soprattutto, la sospensione degli accertamenti sanitari in periodo di lockdown ha avuto inevitabilmente un impatto critico per gli utenti in attesa, che l’Inps ha costantemente monitorato e cercato di risolvere.

Nel periodo gennaio ottobre 2020 sono pervenute 2.183.893 domande complessive, di cui 531.730 revisioni, caricate automaticamente sul sistema Inps. Nello stesso periodo sono stati definiti 1.544.082 verbali, di cui 976.393 provenienti dalle ASL, 279.289 definiti nei CML delle regioni dove l’Istituto opera in convenzione e 288.400 definiti per revisioni ex lege 114/2014. Nel 2019, i tempi medi di conclusione dell’iter sanitario per le domande di prima visita erano di circa 3 mesi, con tempi notevolmente inferiori nei casi di accentramento delle visite in Inps. Nello 2020 le restrizioni sanitarie a tutela di utenti e operatori stanno aggiungendo allo stesso processo in media ulteriori 15-20 giorni.

Per evitare eccessive dilatazioni delle attese e sbloccare la situazione, sin da settembre l’Inps ha convertito l’accertamento da visita in presenza a riscontro solo documentale, innanzitutto per i pazienti oncologici, ed ora per tutte le categorie di utenti. Inoltre, l’Istituto sta lavorando per standardizzare il processo di acquisizione della documentazione sanitaria attraverso la domanda di  invalidità civile: a breve metterà a disposizione la possibilità per il cittadino di visualizzare il verbale sanitario attraverso soluzioni digitali (ad esempio con il QR code, supportati dalle associazioni di categoria degli invalidi), oppure la possibilità per i Patronati di consultare autonomamente lo stato delle domande, mentre è stato avviato il progetto che mira a rendere possibile il caricamento della documentazione sin dal momento iniziale della domanda, al fine di fornire immediatamente alla Commissione tutte le informazioni per la definizione, laddove possibile, del verbale agli atti.

Per sollecitare la risoluzione degli iter, tenendo presente che l’Istituto non può intervenire sulle autorità sanitarie regionali, l’Inps sta infine promuovendo nelle regioni iniziative per sensibilizzare le Asl e accelerare la calendarizzazione delle visite.

L’urgente necessità per l’Inps di assumere medici interni per l’accertamento dell’invalidità è stata ulteriormente sottolineata dal Presidente Tridico con un appello esplicito agli organi di governo e al Parlamento in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Istituto, il 29 ottobre presso la Camera dei Deputati. Inoltre, sta per essere emanato un Atto di Indirizzo ministeriale per la stipula dell’Accordo Collettivo Nazionale tra Inps e Organizzazioni Sindacali per il personale medico addetto alle attività medico- legali in materia previdenziale e assistenziale Inps.

Una particolare attenzione all’incremento del numero dei medici sarà necessaria anche per far fronte al contenzioso che è concentrato in specifiche aree geografiche, in particolare nelle grandi aree metropolitane. In questo senso, è stato già avviato il reclutamento di 93 medici legali e, a breve, sarà aperta una selezione per un ulteriore contingente di medici specialisti in aree di specifica attività dell’Istituto.

L’assessore regionale:”Assurdo un blocco del traffico in mezzo al lockdown”

“Da un mese sollecitiamo una deroga al Ministro Costa”

Da martedì 17 novembre e fino a giovedì compreso, quando ci sarà la nuova valutazione, semaforo arancione a Torino e altri 26 comuni del Piemonte. La misura straordinaria, che scatta dopo 4 giorni di superamento del valore di Pm10 (polveri sottili), fissato a 50 microgrammi per metro cubo, riguarderà, per la provincia di Torino, oltre al capoluogo, i comuni di Beinasco, Borgaro Torinese, Collegno, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Rivoli, San Mauro Torinese, Settimo Torinese, Venaria, Caselle Torinese, Chivasso, Leinì, Mappano, Pianezza, Volpiano e  Chieri. Semaforo arancione anche per Alessandria e, in provincia, Casale Monferrato, Novi Ligure e Tortona. Misura straordinaria da domani anche per Asti, Novara, Trecate (No) e Vercelli. Da domani dunque fermi, tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8.30 alle 18.30, gli autoveicoli per trasporto persone, fino ad Euro 5 diesel (e veicoli a benzina euro 1 solo per i comuni della Città Metropolitana di Torino, come stabilito dalle rispettive ordinanze) e tutti i veicoli adibiti al trasporto merci, fino ad Euro 4 diesel. Le limitazioni alla circolazione si applicano solamente nei territori comunali indicati nelle rispettive ordinanze sindacali che possono contenere anche modifiche di orario. Si ricorda, infine, il divieto di utilizzare generatori di calore domestici, alimentati a biomassa legnosa, quando è disponibile un impianto di riscaldamento alternativo e il divieto assoluto di combustioni all’aperto anche in presenza di deroghe.

“La Regione Piemonte segue le direttive sanitarie di blocco emergenziale ma noi, insieme alle altre tre regioni dell’accordo di Bacino Padano – dice l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati – sollecitiamo da circa un mese un incontro al Ministro Costa. Al momento non è ancora stata fissata la data per trovare una soluzione alla situazione, ovvero per la deroga del blocco che riguarda euro 4 e 5 diesel per le misure emergenziali. In un periodo di lockdown e con i trasporti al 50% una misura di questo tipo non solo è assurda, ma rischia di generare nuovamente un sovraccarico del trasporto pubblico, che è uno degli ambiti più a rischio di generare contagio. Perché è ovvio che non potendo usare la macchina per andare a lavorare, i cittadini soprattutto nelle grandi città si riverseranno sui mezzi pubblici. Si crea ulteriore disagio in una situazione già difficile ed emergenziale”.

“Il fatto che in un momento in cui il traffico si è ridotto il valore del Pm10, a causa dell’assenza di precipitazioni e di vento, anziché diminuire, cresce – rimarca l’assessore – è la dimostrazione concreta come ho sempre dichiarato che il traffico incide veramente poco e lo vogliamo dimostrare scientificamente. Ma da sola la Regione Piemonte non può derogare”

“Cambia la forma, non la sostanza”: Giornata della Colletta Alimentare

Per ragioni di sicurezza, quest’anno nei supermercati italiani non verranno raccolti direttamente gli alimenti, ma si potranno acquistare dal 21 novembre all’8 dicembre delle “gift card” da 2, 5 e 10 euro

Il  valore sarà convertito in cibo non deperibile che verrà distribuito alle circa 8mila strutture caritative convenzionate che sostengono oltre 2.100.000 persone.

I punti vendita aderenti in Piemonte a questo link: https://www.bancoalimentare.it/it/node/5480

 

Le card possono essere acquistate anche sul sito www.mygiftcard.it, dove sono già disponibili.

Con le applicazioni della robotica futuro nei vigneti più agevole e sicuro

Confagricoltura Piemonte segue con interesse e collabora con l’Università di Torino alla realizzazione del Progetto Horizon BACCHUS – Mobile Robotic Platforms for Active Inspection and Harvesting in Vineyard Areas (Piattaforma robotizzata per l’ispezione attiva e la raccolta del prodotto nelle aree viticole).

In un meeting on-line che si è svolto mercoledì 11 novembre un qualificato gruppo di produttori e tecnici vitivinicoli di Confagricoltura Piemonte ha discusso,  sotto la guida dei professori Remigio Berruto e Mario Tamagnone del Disafa – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, delle prospettive dell’incorporazione della robotica nella produzione di uva, che potenzialmente potrebbe migliorare sensibilmente le condizioni di lavoro degli imprenditori e degli operai agricoli; i sistemi intelligenti, infatti, stanno diventando la soluzione per indirizzare le produzioni verso l’agricoltura di precisione.

La georeferenziazione dei vigneti – dichiara Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemonte – con la possibilità di effettuare ispezioni agrometeorologiche e anche visive sullo stato sanitario delle coltivazioni e la raccolta intelligente e dunque non solo meccanizzata, automatizzata e selettiva, in particolare, possono già, per alcuni aspetti,  fornire un notevole miglioramento al prodotto raccolto”.

Il progetto si pone l’obiettivo di migliorare le prestazioni dei robot per contenere la diffusione delle malattie con minori trattamenti, controllare lo sviluppo dei funghi con raggi UV sulla fila (in collaborazione con l’azienda norvegese Sagarobotics), controllare meccanicamente le infestanti sulla fila, diradare i grappoli ammuffiti, selezionare e diradare i grappoli in vendemmia prelevando solo il prodotto con un certo grado di maturazione e sanità.

Tuttavia, per raggiungere questo tipo di automazione, sono necessari progressi significativi per quanto riguarda le capacità cognitive e meccatroniche dei robot.  Il sistema robotico mobile intelligente BACCHUS – spiega il professor Remigio Berruto dell’Università di Torino – si pone anche l’obiettivo di riprodurre le operazioni di raccolta a mano, operando in modo autonomo in quattro diversi livelli: eseguire la navigazione robotizzata con garanzia di qualità delle prestazioni al fine di ispezionare le colture e raccogliere dati dalla zona agricola attraverso un sistema di analisi della maturazione; eseguire operazioni di raccolta bi-manuale con la necessaria “finezza”, utilizzando una piattaforma robotica modulare; adattare la pinza robot alla geometria delle diverse colture; presentare capacità cognitive avanzate e capacità decisionali”.

Il sistema previsto sarà dimostrato e valutato nell’ambiente di vigneto ispezionando diversi tipi di vite e vendemmiando grappoli d’uva di diverse varietà.

Confagricoltura sta lavorando con l’Università di Torino per presentare e valutare l’applicazione in Piemonte, già nel prossimo anno.

 

 

Un anno di Covid

17 novembre 2019 – 17 novembre 2020
Un anno di COVID, breve storia di un’emergenza che, forse, ha cambiato le nostre vite, le nostre abitudini,il nostro modo di vivere e di approcciarsi con il prossimo
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Domenica 17 novembre 2019 in un ospedale della provincia dello Hubei, in Cina, un uomo viene ricoverato con una “misteriosa polmonite”. Solo settimane più tardi si scoprirà che si trattava del primo caso diagnosticato di COVID-19, l’infezione provocata dal coronavirus.Il paziente zero” era un cinquantacinquenne residente nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, la megalopoli cinese da diversi milioni di abitanti balzata agli onori della cronaca internazionale per essere stata l’epicentro dei primi focolai dell’epidemia diventata pandemia solo diverso tempo dopo dall’Organizzazione Mondiale dell’Umanità.

Ci spostiamo in Italia: il 22 febbraio 2020 si registrò la prima vittima italiana (accertata) della pandemia, il pensionato di 78 anni Adriano Trevisan, nato a Monselice ma residente a Vo’ Euganeo, un’altra città che rimarrà impressa nella storia di questa emergenza nazionale e globale.E poi il lockdown,le chiusure,lo stare a casa.
Cambiare le nostre abitudini…

secondo le stime dovremo attendere tutto il 2021 e verosimilmente anche l’inizio del 2022, ma già dalla fine della prossima primavera potremmo essere in grado di accarezzare la sensazione del ritorno alla normalità,grazie soprattutto alle tipologie di vaccini, già testati e quasi pronti.Virus naturale? Creato in laboratorio? Ogni tanto la natura ci manda un segnale forte:anche questo potrebbe esserlo. Rispettiamola di più.

Vincenzo Grassano

“La connettività al servizio delle comunità di montagna e delle aree rurali”

Terra Madre Salone del Gusto unisce il fronte di soggetti pubblici e privati che lavorano per superare il digital divide infrastrutturale italiano 

Questo lockdown ci ha messo di fronte a una grande occasione, facendo riscoprire vallate di montagna e borghi rurali, accelerando le esigenze di coniugare vita e lavoro già in essere nel nostro Paese, e unendo le spinte verso la digitalizzazione delle aree interne. È un’esperienza che non dobbiamo dimenticare e un’opportunità che non possiamo perdere se vogliamo superare le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali dovute al digital divide infrastrutturale, che lascia una grande parte dell’Italia indietro di oltre 10 anni.

 

E allora da dove partire per superare questo grave deficit? «Dalla connettività che rafforza le comunità dei piccoli borghi di montagna, dove ci sono già progetti di sviluppo e di promozione del territorio che attraggono famiglie giovani e nuove aziende. Persone che non vivono la montagna come un rifugio per il weekend o per momenti difficili come questo, ma che qui innestano le proprie attività, che contribuiscono a costruire l’identità e il senso di appartenenza a un luogo fisico» ha esordito Roberto Colombero, veterinario, margaro e presidente di Uncem Piemonte, durante la conferenza Riconnettere le Terre Alte, organizzata da Slow Food e BBBell nell’ambito della tredicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto.

 

Uncem: la digitalizzazione come primo punto per la manovra 2021 e il PNRR

Un incontro che ha riunito stakeholder pubblici e privati – e circa 180 persone on line, tra cui molti amministratori delle aree montane di Piemonte e Liguria – moderati da Luca Martinelli, giornalista e autore del libro edito da Altreconomia edizioni L’Italia è bella dentro, per trovare una soluzione all’impasse in cui si ritrovano centinaia di enti locali in tutta Italia. «Troppe aree del Paese aspettano con ansia il Piano nazionale banda ultralarga, in ritardo di almeno due anni, continuando a navigare a velocità ridicole. Si tratta di un aspetto molto sentito da chi si occupa delle politiche di sviluppo dei territori» ribadisce Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem, che in un recente documento rivolto al Governo e al Parlamento ha posto proprio la digitalizzazione come primo di dieci punti da sviluppare in vista della legge di bilancio 2021 e del Piano nazionale ripresa e resilienza. «Bisogna decidere qual è l’Italia che vogliamo e cercare di colmare il gap che ci portiamo dietro. Oggi è necessario che la politica investa sulle competenze e sul sistema infrastrutturale digitale a livello nazionale, così come accadde per il sistema viario. Si parla tanto di identità elettronica e cloud per la pubblica amministrazione, ma in alcuni comuni siamo lontani anni luce da questi obiettivi, nonostante la legge 158 sui piccoli comuni e la Strategia nazionale aree interne facciano dei servizi di e-government un punto centrale».

 

Anci: il cambio di paradigma dei comuni di montagna: opportunità e strategia

Eppure i comuni di montagna hanno già vissuto un cambio di paradigma: per anni le parole chiave sono state limite, dovuto alle caratteristiche del territorio, e deroghe richieste per affrontarlo. Oggi le parole chiave sono opportunità e consapevolezza delle risorse a disposizione; strategia e capacità di presentare proposte condivise. «La nostra paura è essere considerati il parco giochi di chi vive in città. E proprio per questo dobbiamo saper cogliere l’opportunità del momento e anticipare una strategia, innanzitutto avendo cura della fortuna che abbiamo per le mani, e quindi il territorio, ma non basta» sottolinea Luca Della Bitta, sindaco di Chiavenna e presidente della Commissione attività produttive e innovazione di Anci. «Dobbiamo far sì che le nostre borgate siano raggiunte dai servizi di cittadinanza, e qui entriamo nell’ambito della connessione per le aziende private – come le strutture turistiche, che vanno a braccetto col buon cibo, e quindi i servizi all’agricoltura – per la telemedicina, la didattica a distanza, ma anche l’innovazione per i piccoli comuni e per ricreare socialità».

 

La ministra per la PA: Lo smart working che valorizza il Paese

Un cambio di paradigma – che non attraversa solo la montagna ma l’Italia intera – sottolineato anche dalla ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, che ha affidato il suo intervento a un contributo video per via della concomitanza con il Consiglio dei Ministri: «In questo anno abbiamo capito che si può lavorare in spazi e modalità differenti rispetto al passato, si possono superare gli ostacoli che ci legano all’ufficio, alla scrivania, alla necessità di spostarci per andare a lavorare. E questo ci permette di coniugare l’idea di lavoro da remoto con la necessità di valorizzare parte del nostro Paese, come le aree interne e i piccoli borghi. Un passaggio importante per ripopolare territori dall’indubbio valore culturale e paesaggistico, che però deve avere solide basi sul fronte vivibilità e lavoro, e tra queste c’è la banda larga».

 

BBBell: per superare il digital divide ci sono già tecnologie disponibili a costi contenuti

Tuttavia, l’aspetto più sorprendente sottolineato durante la conferenza è il fatto che la connessione di cui necessitano borghi e vallate potrebbe semplicemente essere quella che l’Unione europea ha stabilito come livello minimo di accesso: una velocità di download di almeno 30 Mb/s. «Il fattore tempo è fondamentale perché ulteriori ritardi sono decisivi per lo sviluppo dei territori marginali: le aziende non possono lavorare in montagna e le famiglie giovani non si trasferiscono nemmeno fuori città se i figli non possono accedere alla didattica a distanza o semplicemente vedere un film» sottolinea Simone Bigotti, amministratore delegato di BBBell e sindaco di Borgoratto (Al). «Il piano banda ultralarga si macchia di un peccato originale che oggi scontiamo tutti: aver considerato solo la fibra ottica come infrastruttura per portare connettività, promettendo Gb a tutta Italia. Ancor oggi però esistono realtà che hanno a disposizione 3 Mb, mentre per le esigenze che hanno gliene basterebbero anche solo 30. Subito però e non tra altri dieci anni. Le soluzioni esistono: la maggior parte dei territori è già servita da piccoli operatori locali che hanno soddisfatto un’esigenza, investendo in infrastrutture, e hanno traghettato le aree marginali – e con esse le scuole, gli enti e i privati – verso l’accessibilità ai servizi digitali. Ma neanche operatori di telecomunicazione come BBBell riescono a fare un investimento per portare la connettività nelle vallate più isolate. Per questo a mio parere sarebbe necessario un piano nazionale che preveda una dorsale basata sulla fibra, alla quale si possono innestare gli imprenditori locali che operano con i ponti radio, infrastrutture meno costose e invasive e per questo più versatili e soprattutto di veloce realizzazione».

 

Slow Food Italia: competenze locali per lo sviluppo della montagna

Un altro grande spunto di dibattito, più volte toccato da tutti i relatori è stato quello delle competenze per lo sviluppo della montagna. Da un lato la digitalizzazione nella PA richiede formazione continua e inserimento di nuove figure professionali, un tema che nei piccoli comuni di montagna diventa davvero di drammatica soluzione. Dall’altro il tessuto sociale e imprenditoriale deve nutrirsi di competenze adeguate: «La digitalizzazione delle vallate deve far sì che si sviluppino conoscenze in chi la montagna la vive e ne conosce le esigenze. Se non coglieremo questo aspetto e non daremo ai giovani strumenti per diventare la rinascita dei comuni di montagna, avremo perso una sfida epocale» sottolinea Gabriele Locatelli, responsabile del progetto Oltreterra per la valorizzazione dell’economia di montagna. Locatelli, annunciando l’appoggio di Slow Food Italia al documento di Uncem sulla legge di bilancio 2021 e il PNRR, aggiunge altri due punti cari all’associazione sul tema delle terre alte. «Oltre alla digitalizzazione, dobbiamo riunire tutti gli stakeholder pubblici e privati intorno alla Strategia nazionale delle Green Community, che raggruppa piano forestale, agricoltura di montagna e non invasiva, turismo sostenibile. Tre elementi che hanno come risultato, oltre al ripopolamento delle zone interne e marginali, anche la difesa del suolo. L’altro punto su cui dobbiamo lavorare tutti insieme è quello del riconoscimento normativo a livello nazionale delle cooperative di comunità, un modello di impresa dal forte carattere di innovazione sociale che si sta sempre più diffondendo».

 

Barca: digitale come intervento della politica per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione delle persone

«Il cambiamento climatico e i fenomeni in atto nella società ci pongono davanti a un punto di non ritorno. Purtroppo, nonostante la Strategia nazionale aree interne sia un documento molto attuale, il tema della connettività delle zone di montagna non è diventato cultura generale di sistema, non riesce a trasformarsi in azione di governo. Il quadro del digitale grida vendetta perché pensato in maniera errata fin dall’inizio. E come risultato ancora oggi non c’è una strategia nazionale in grado di soddisfare i servizi di cittadinanza. Il compito della politica è intravedere e assecondare i processi in atto nella società, rimuovere gli ostacoli, come dice la Costituzione, alla realizzazione delle persone. Ma dobbiamo farlo a partire dalle comunità, dalle persone che in un territorio già ci vivono: non ci sarà cambiamento se qualcuno pensa di colonizzare un territorio imponendosi dall’esterno» conclude Fabrizio Barca, economista e coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, che torna sul tema delle competenze locali. «Bisogna che i saperi interni dialoghino strettamente con i saperi esterni, quelli che arrivano dalle università, dai centri di ricerca e dalle istituzioni, affinché gli indirizzi nazionali siano modellati territorio per territorio, e quindi efficaci».

“A Natale compra artigiano, non online”

L’appello di Giorgio Felici (Presidente di Confartigianato Piemonte): “Scegliere prodotti del nostro artigianato, non arricchire Amazon”

“Quello che ci attende sarà uno dei Natali più tristi e difficili dal dopo guerra. Auspicando che nel mese di dicembre si allentino alcune restrizioni e si mettano artigiani e commercianti nella condizione di lavorare senza perdere la ‘finestra natalizia’- ipotesi che segnerebbe la fine certa per molte attività che nel 2021 non sarebbero in grado di riaprire- voglio lanciare un appello: a Natale regalate prodotti del nostro artigianato, non ordinate su Amazon e sugli altri portali di acquisti on line”: questo l’appello lanciato da Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte.

 “Non è vero che l’emergenza sanitaria impone sacrifici a tutti. C’è che ci sta guadagnando, e alla grande: i giganti del web e i padroni dei social, con Amazon in testa, che ha visto i ricavi nel terzo trimestre 2020 schizzare del 37%. Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha aperto nei confronti di Amazon un’indagine per violazione delle regole sulla concorrenza: bella scoperta, noi la concorrenza sleale di Amazon la subiamo da anni. Allora, questa volta siamo noi a chiedere un’assunzione di responsabilità: comprate prodotti dell’artigianato locale.

“Da quando la pandemia è scoppiata nel nostro Paese, alle categorie produttive è stato chiesto un grande sforzo di responsabilità: abbiamo chiuso le nostre attività per tre mesi, abbiamo investito per mettere in sicurezza luoghi di produzione e di vendita, abbiamo nuovamente richiuso. È giunto il momento di uscire dal mondo virtuale e tornare nella realtà: comprate i nostri prodotti. Si tratta di un atto di resistenza economica ma anche sociale e culturale: non possiamo arrenderci a un’idea di società solipsistica, dove si vive rinchiusi, guardando tv a pagamento mentre i nostri figli crescono con la Dad, seguendo spettacoli e convegni in streaming, ordinando pranzi e cene che ti vengono consegnati da raider schiavizzati, ordinando tutto on line. Illudendosi di essere cittadini 4.0, arricchiamo Bezos e i turbo capitalisti globali. La vita è altrove, diceva un poeta. Riappropriamocene”.

La Prefettura e le banche

Importante iniziativa della Prefettura di Torino sul Credito alle piccole aziende.  Le Banche applichino maggiormente il Decreto Credito per le piccole aziende anche perché hanno  la garanzia dello Stato al 100%
 
Come scritto su  Repubblica quest’anno le Banche hanno diminuito le somme prestate. Le Banche hanno ridotto gli attivi di rischio , L’ UniCredit  Di 42 miliardi, Banca Intesa 13 miliardi .
 
Se la economia italiana impiegherà più tempo di tutti gli altri Paesi a riprendersi dalla pesante perdita economica di questo anno orribile lo si deve anche alla insufficienza dei Decreti governativi. Il famoso Ristoro è stato molto inferiore al ristoro tedesco che alle piccole aziende ha ristorato il 75% del fatturato perso. Il Decreto che rischia di creare gravi problemi nei prossimi mesi è quello del CREDITO. Invece di mettere in moto 400 miliardi di credito ne ha messi in moto solo 90. 70.000 domande di credito da 25.000 euro, quello garantito al 100% dallo Stato, non ha ottenuto risposta positiva da parte delle Banche , molto sparagnino .
Per queste 70.000 piccole aziende il secondo Lockdown rischia di essere fatale.
Il Prefetto di Torino, Claudio Palomba, incontra La Associazione Bancaria, Banca d’Italia e le Associazioni delle imprese torinesi per firmare un PATTO ANTIUSURA. Iniziativa lodevole ma sarebbe molto più importante prevenire chiedendo alle Banche che , vista la garanzia al 100% da parte dello Stato, conceda il credito alle piccole aziende che in questo modo potrebbero ristrutturare i propri debiti nei confronti di fornitori e di agenzie fiscali.
Anche nel campo del credito PREVENIRE è la migliore regola anche perché altrimenti per la prima volta nel dopoguerra alcune aziende dovrebbero chiudere per un Decreto governativo che ha imposto la chiusura delle attività.
 
Mino Giachino

Il tempo della responsabilità

Pure Bonaccini e Zaia fanno un accordo per dire al Governo: sbagli tutto

Qualcosa evidentemente non torna. Come non torna il disastro sanitario in Piemonte. Come in tutta Italia, del resto. Non tornano anche le estenuanti ed inutili dannose polemiche sulle responsabilità del disastro. In Piemonte, ad esempio, avrebbero dovuto nominare alto commissario Mauro Salizzoni per diversi motivi. Prima fra tutti perché competente. Ma niente di niente di tutto ciò. Piu facile la polemica, tanto i politici continuano nel prendersi i loro lauti stipendi. Proprio così: sono diventato un pericoloso qualunquista. Provo rabbia per la difficoltà di fare i tamponi.
Non concepisco che , per il potenziamento delle terapie intensive ci è si pensato solo oggi a danno avvenuto. Sempre rincorrendo. Sempre in affanno. Ed arriva l’altra tegola: i dati statistici forniti da alcune regioni sono volutamente sbagliati. Cosa? Pazzesco, inconcepibile. Proprio ora che l’informatica dovrebbe rendere tutto più facile e preciso.
Il perché è presto detto:  si sono messe persone sbagliate al posto sbagliato per le loro possibilità e competenze. Questo Coronavirus è come il bambino nella Favola del Re Nudo. Comincia nel ridere del Re che sfilando sfoggiava il vestito nuovo inesistente.
Ed il popolo subito gli va dietro. Come prima aveva dovuto credere , ora si diceva che la nudità, dunque la stupidita del Re era evidente. Il povero Ministro della Sanità Roberto Speranza ha dovuto ritirare il suo libro dove  magnificava il Governo e le sue capacità.
Con il solo dettaglio: non era  assolutamente vero e fondato quello che diceva e sosteneva.
In Piemonte i numeri sono ballerini. Dunque inaffidabili e le scelte che fa il Governatore Cirio sono basate sul suo istinto. Magari gli va pure bene. Che dire ? Speriamo, parafrasando: io ( noi ) speriamo che me la cavo. Ed in Italia tutti da copione. Dopo le urla di De Luca  Campania zona Rossa come la Toscana e da quello che si sa situazione sotto controllo in Emilia Romagna e Veneto. Boccheggiante la Liguria. In Lazio in particolare a Roma i trasporti pubblici sono fuori controllo. Del resto lo erano già prima del covid. Oramai il pessimismo è d’obbligo. Il Governo Conte è uscito dal primo Lockdown con il massimo dei consensi.
Oggi è al minimo. Soprattutto piccoli artigiani, commercianti ed imprenditori boccheggiano. Non hanno fieno in cascina per resistere e gli aiuti economici , molte volte ritardano. Ma anche in questa fase essere negativi non paga, e poi non serve a nulla. Salvini e Meloni sono un disco rotto senza alcuna  possibilità di incidere.
E forse manco loro lo vorrebbero ed il gioco dello scaricabarile e fatto. Chi non ci sta è l’arzillo ed oramai saggio Berlusca: si deve cooperare per il bene di tutti. E noi mortali cittadini che cosa dobbiamo fare ? Il nostro dovere. Tutto qui. Evitare assembramenti ecc, ecc. Che poi concretamente non mi sembra una così drastica limitazione delle libertà individuali. Nel malcontento si insinuano negazionisti di varia natura. Sono scomparsi i no Vax che ( probabilmente) aspettano tempi migliori per dire le loro stupidaggini. Cari Torinesi, cari Piemontesi, cari Italiani per una volta facciamo il nostro dovere tralasciando la nostra naturale tendenza nel fare i furbetti. Magari ci prendiamo gusto e il covid sarà un occasione per essere più civili ed organizzati.

Patrizio Tosetto