I suggerimenti della Presidente di Unc Piemonte per contenere il costo annuo dei propri rapporti bancari.
“Se un conto corrente bancario costa in media 90,2 euro l’anno, quelli online – ossia rivolti ai consumatori che intendono svolgere operazioni prevalentemente attraverso internet – costano solo 21,4 euro e rispetto al 2019 sono calati di 1,2 euro. Il divario, che si attesta poco sotto i 70 euro, deriva principalmente da una struttura tariffaria più conveniente, piuttosto che dalla diversa composizione del paniere di servizi fruiti”. Lo rileva l’Avvocato Patrizia Polliotto, Fondatore e Presidente dal 2010 del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, dal 1955 la prima è più antica associazione consumeristica italiana.
Per quanto riguarda invece ai conti correnti bancari tradizionale, “La crescita delle spese fisse – approfondisce la Presidente di Unc Piemonte – è per lo più attribuibile sempre ai canoni di base. Le spese variabili si sono invece ridotte per effetto della diminuzione delle persone che si sono recate allo sportello durante la pandemia. Se invece il numero delle operazioni effettuate fosse rimasto costante, l’aumento di spesa sarebbe stato pari a quasi 2 euro l’anno”.
Per poi concludere: “Esistono alcuni brevi ma oculati consigli per limitare al massimo i costi per le commissioni. Vista la relazione di Bankitalia, la prima cosa da fare è quindi quella di usufruire il più possibile dei canali online per qualsiasi esigenza.Un’altra accortezza da mettere in pratica è quella di domiciliare le bollette, senza più ricevere plichi di carta inutile tramite posta. Poi bisogna prelevare denaro sempre tramite bancomat (non carta di credito) ed è necessario farlo sempre presso gli erogatori appartenenti al proprio istituto di credito per non incorrere nelle spese di commissione. Infine non bisogna mai sforare il tetto che si è concordato con la propria banca ed evitare così di andare a debito”.
Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.
Vincenzo Lancia non è un figlio d’arte, anzi il padre, il Cavalier Giuseppe Lancia, è un imprenditore dedito alla produzione di cibi in scatola e aveva in mente per lui un destino da avvocato. Il giovane Censin – soprannome di Vincenzo Lancia – però è appassionato di motori, tant’è che riesce a lavorare come ragioniere e come meccanico nell’officina di Torino di Giovanni Battista Ceirano, il quale produceva biciclette dal nome anglofono Welleyes – per il marketing anteguerra usare nomi inglesi risuonano molto di più -, e in un secondo tempo realizza il prototipo di un’automobile con lo stesso marchio nel 1899. L’automobile suscita un notevole entusiasmo e, al fine di produrre su scala industriale, viene fondata la Fabbrica Italiana Automobili Torino – conosciuta in seguito con l’acronimo FIAT – che acquista la piccola officina di Ceirano assorbendo il layout e le maestranze. Lancia, dopo un periodo da collaudatore, dimostra un’attitudine alle corse e inizia a correre per l’azienda nelle corse locali, cogliendo il primo successo della storia FIAT nella Torino Sassi-Superga del 1902; la sua carriera automobilistica prosegue sempre su vetture FIAT fino al 1908, per due anni ancora dopo la fondazione della sua casa automobilistica.
Per la neonata società, Lancia si occupa della parte tecnico-produttiva, mentre Fogolin si interessa alla parte commerciale e i due soci si affidano al conte Carlo Biscaretti di Ruffia l’incarico di studiare un marchio capace di far riconoscere il nome Lancia al primo colpo d’occhi; la prima officina della neonata società è situata in via Ormea angolo via Donizetti e la produzione vera e propria ha inizio nel 1908, anno in cui il primo autotelaio Lancia è esposto all’VIII Salone dell’automobile di Torino: si tratta del modello 51 – 12 HP, meglio noto come Alpha, i cui modelli sono destinati ai più ricchi mercati degli Stati Uniti e dell’Australia: si trattava di un prodotto abbastanza fuori dagli schemi, con un telaio piuttosto basso e leggero, munito di trasmissione a cardano anziché di catene e dotato di un motore a 4 cilindri biblocco di 2545 cm
A distanza di cinque anni dal primo modello lanciato nel mercato, Lancia & C. inaugura un secondo stabilimento, in via Monginevro e la gamma si allarga con l’introduzione della Theta nel 1913: potente e veloce, è uno dei modelli più apprezzati ed è passata alla storia come prima autovettura commercializzata con impianto elettrico completo, incorporato e comprensivo di motorino d’avviamento. Finito il primo conflitto mondiale, durante il quale la fabbrica si converte alla produzione bellica, nel 1919 l’azienda torna a produrre automobili eleganti e innovative, come ad esempio la Lancia Kappa, Lancia Lambda – la prima auto al mondo dotata di scocca portante e una delle prime con sospensioni anteriori a ruote indipendenti – e successivamente la Lancia Dilambda, spinta dal motore a otto cilindri e destinata agli automobilisti facoltosi del mercato americano. Nel decennio successivo la Lancia sviluppa diversi modelli, tutti molto apprezzati, tra i quali la Lancia Artena, Augusta – la quale porta al debutto la scocca portante su un modello di fascia di prezzo più bassa -, la Aprilia – ultima automobile progettata da Vincenzo Lancia, mancato prematuramente nel 1937 – e infine la Lancia Ardea.
montare un motore V6 e le sospensioni a quattro ruote indipendenti, la coupé B20, la quale riesce ad imporsi nelle più importanti competizioni dell’epoca come la Targa Florio e il Rally di Montecarlo. Tra il 1954 e il 1957, per volere di Gianni Lancia, viene costruito il grattacielo Lancia, progettato dall’architetto Nino Rosani con la collaborazione dello studio di Giò Ponti e sede della Lancia fino al 1969, quando viene acquisito dalla FIAT insieme a tutta l’area produttiva Lancia circostante.A partire dalla seconda metà del secolo inizia il lento declino del marchio fino alla situazione odierna: nel 1955 viene prodotta la Aurelia B24, una delle spider più belle ed eleganti dell’epoca, ma dal punto di vista finanziario le cose vanno così male che la famiglia Lancia è costretta a lasciare la proprietà, cedendo la maggioranza alla famiglia Pesenti. Altre vetture sono state prodotte, come la Flaminia e la Fulvia – con la sua versione coupé – ma i pesanti problemi economici portarono la famiglia Pesenti a cedere la proprietà dell’azienda alla FIAT per il prezzo simbolico di una lira.