ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 223

Una giornata a Biella artigiana

Entriamoinbottega! 

 Sabato 5 novembre: tradizione e innovazione in un distretto a vocazione creativa

Dopo Dogliani che ha aperto i Fatti a mano Tour fuori Torino, ecco la proposta molto articolata di un tour che ci porta in un territorio ad altissima e antica tradizione artigianale, Biella e dintorni. Una tradizione di eccellenza legata alle caratteristiche del territorio che dal noto campo tessile si è andato allargando ad altri prodotti mantenendo inalterate le caratteristiche di tenacia, originalità, visione del futuro, rispetto dell’ambiente. Tutto questo apprenderemo insieme sabato 5 novembre in una giornata che siamo certe lascerà il segno.  

Programma

Ore 7,30 – punto di ritrovo in Corso Bolzano e partenza con Bus turistico e accompagnatore

Ore 9,30arrivo in Biella. Visita del laboratorio e punto di vendita Calzificio di Barbera Sandro & figli

Ore 11spostamento a Sagliano Micca con ingresso e visita guidata esclusiva del Cappellificio Cervo

Ore 13 pranzo

Ore 14,30/15 partenza per Trivero

Ore 15,30 – ingresso e vista guidata del Lanificio Ermenegildo Zegna, porta di accesso dell’Oasi Zegna

Ore 17 – ripartenza per Torino con arrivo previsto intorno alle ore 19

Quota a persona: 80 euro (su base 20 adesioni)

Nella quota di partecipazione sono previsti i seguenti servizi:

Bus turistico per transfer andata e ritorno

Accompagnatore

Assicurazione sanitario /bagaglio

– Visita del Calzificio Andrea Barbera & figli

– ingresso e visita guidata esclusiva del Cappellificio Cervo

– Pranzo (da segnalare eventuali intolleranza, allergie o         esigenze alimentari)

– Ingresso e vista guidata del Lanificio Zegna presso l’Oasi Zegna

La quota non comprende tutto quanto considerato extra rispetto al programma

Per info

Organizzazione tecnica ONEIROS Incoming By IL MONDO in VALIGIA di C. & D. Viaggi sas

per conto di

www.fatto-mano.it  

info@fatto-a-mano.it  

adelaidevalle58@gmail.com chiara.caratto65@gmail.com

Alla Prenotazione richiesto saldo di euro 80 da effettuarsi con bonifico bancario

IT42E36087016006447562123817 intestato a C & D. VIAGGI SAS DI CRISTINA MARIANI & C. CAUSALE : DOGLIANI

oppure: SATISPAY (il mondo in valigia) – o presso i nostri uffici di Via Caraglio 6 Torino

Tel 011.7732249 – Cell 3288811318
www.oneirosviaggi.itwww.mondoinvaligia.itFb e Instagraminfo@mondoinvaligia.it

Al momento dell’iscrizione si prega di fornire copia della carta d’identità e del codice fiscale

LE ISCRIZIONI SONO APERTE E SI CHIUDERANNO IL 2 novembre:

PENALI DI ANNULLAMENTO: 100% della quota di partecipazione per chi annulla dopo il 2 novembre

L’Eurovision come scacchiere geopolitico

L’Eurovision, che ha acceso i riflettori mondiali su Torino nei mesi scorsi, rappresenta da sempre un’occasione irripetibile per comprendere l’Europa, le sue radici e le sue tensioni. Ecco un’analisi dell’evento che esula dal puro spettacolo. 

Anche se conosciuto come un evento musicale e sociale, le sue conseguenze sono strettamente connesse agli eventi di geopolitica. Infatti, esso è nato nel 1956 con lo scopo di consolidare l’unione dei popoli europei dopo laSeconda Guerra Mondiale. Nonostante si celebri la musica come strumento di dialogo tra i popoli, l’Eurovision Song Contest, ha da sempre un ruolo strategico nello scacchiere geopolitico di alleanze, contraddizioni e conflitti tra i Paesi europei partecipanti. Infatti, nel corso degli anni, l’Eurovision è stato considerato come un palcoscenico ideale per far prevalere il proprio soft power. Facendo valere le singole posizioni dei Paesi all’interno del salotto europeo, dai Paesi scandinavi e quelli balcanici post-disfacimento jugoslava a quelli l’area post-sovietica.Sebbene il regolamento vieti di inserire messaggi politici nei testi delle singole canzoni, il divieto è stato più volte infranto, come recentemente è successo quest’anno con la canzone dell’Ucraina. Oltre all’esclusione della Russia dall’evento da parte dell’European Broadcasting Union, –che organizza l’evento – 24 ore dopo l’invasione dell’Ucraina. 

SOFIA SCODINO

A Chieri 500 nuovi alberi e arbusti

Nuove piantumazioni ed aree boscate realizzategrazie al progetto sulla forestazione urbana e periurbana

 

In questi giorni in diverse zone di Chieri si stanno ultimando i lavori di messa a dimora di alberi e arbusti autoctoni finanziati dal ministero dell’Ambiente quali azioni di sequestro di carbonio, cioè volti alla riduzione della CO2.

Il finanziamento, ottenuto e gestito da Città Metropolitana di Torino, interessa 20 comuni metropolitani per un totale di circa 2,5 milioni di euro suddivisi in 5 progetti da 500 mila euro.

Il progetto denominato “Foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane – Lotto CMTO5 – Corona verde area metropolitana”, si sviluppa su tre comuni, Chieri, Torino e Venaria Reale.

«Questo progetto prevede per Chieri il piantamento di circa 5500 tra alberi e arbusti, le cui specie più rappresentative sono pioppi, farnie, ciliegi, frassini, olmi, carpini, biancospini, cornioli, ecc. -spiega Massimo CEPPI, assessore all’Ambiente e alla Pianificazione e gestione del verde pubblico del Comune di Chieri- Si sta piantando lungo i corsi d’acqua Ravetta, Vallo e Tepice, dove oltre al sequestro del carbonio, si contribuirà a migliorare la funzionalità ecologica dei rii e ad incrementare la biodiversità; inoltre, si realizzeranno aree boscate anche vicino al Liceo Monti, a margine degli orti urbani e a Fontaneto. La stima del beneficio ambientale atteso per il nostro comune è pari a circa 3300 t di CO2 equivalente sequestrate in 18 anni, oltre ad un contributo alla ricostituzione di boschi planiziali poco presenti nelle pianure del bacino padano, area in cui gli sforamenti dei limiti inerenti la qualità dell’aria sono purtroppo molto numerosi».

Più fondi per i bus pubblici

“Per la prima volta negli ultimi due anni abbiamo stanziato due milioni di euro per il trasporto su gomma. Un dato storico mai verificatosi, che rappresenta sicuramente un’inversione di tendenza, grazie anche allo sforzo del fondo nazionale trasporti e alle nostre risorse”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale ai trasporti Marco Gabusi, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata del consigliere Alberto Avetta (Pd) sui frequenti disservizi registrati sulle linee del trasporto pubblico locale.

“Giungono numerose e costanti segnalazioni da parte degli utenti, spesso riportate dagli organi di stampa – ha detto in Aula il consigliere Avetta – sui diffusi disservizi nel trasporto pubblico locale su gomma. Non sembra si riescano a trovare soluzioni efficaci, in particolare per quanto riguarda il trasporto degli studenti”. Il consigliere ha citato come esempio i casi delle linee Ivrea-Cossano Canavese e Pinerolo-Piossasco, sulle quali spesso gli studenti non riescono a salire per un eccessivo affollamento dei mezzi.

“In momenti particolari su alcune linee ci sono stati dei disservizi – ha riconosciuto nella risposta l’assessore Gabusi – ma si tratta di episodi sporadici o di conseguenze di guasti ai mezzi; quelle che risultano più affollate sono già state rinforzate. Bisognerebbe anche utilizzare al meglio la piattaforma informatica appositamente creata per far dialogare le scuole con i gestori dei mezzi di trasporto degli studenti, in modo da ottimizzare gli orari dei passaggi. Infine dobbiamo tener contro della cronica mancanza di autisti e di mezzi, un problema non solo locale ma nazionale: in Italia mancano 14 mila autisti dei mezzi pubblici”.

“Il Trasposto pubblico su gomma ha viaggiato a due differenti velocità tra la provincia di Torino e il resto del Piemonte. Nel 2014-2015 quando ci furono i tagli, tutte le province rientrarono nella spesa, ma non la provincia di Torino. Ha continuato ad esercire sostanzialmente la stessa cifra, generando un accumulo di risorse fuori dalla copertura economica che stiamo con difficoltà cercando di contingentare con un grosso lavoro dell’Agenzia della Mobilità Piemontese”, ha concluso l’assessore.

L’apoteosi della natura nel Delta del Po

È già bello sul Monviso quando nasce ma è ancora più spettacolare vederlo quando il suo lungo percorso si conclude nell’Adriatico.

È forse l’autunno il periodo migliore per navigare il Grande Fiume nel Parco del Delta del Po tra la Romagna e il Veneto. L’esplosione dei colori autunnali rende il paesaggio ancora più affascinante. Uno scenario molto vario, mutevole, dai campi coltivati alla laguna, dalle dune sabbiose ai boschi e ai fitti canneti. Sullo sfondo si stagliano le pinete litoranee che svettano sulle distese d’acqua, discendenti di quelle piantate dai romani duemila anni fa per rifornire i cantieri navali. Quelle lagune e quelle paludi che fermarono gli eserciti invasori e protessero Ravenna facendola diventare, dopo il crollo di Roma, tre volte capitale, dell’Impero romano d’Occidente, del regno ostrogoto e poi baluardo italiano dell’Impero bizantino. Sopra di noi nel parco volano centinaia di uccelli in un festoso viavai, un autentico paradiso per i volatili, sia migratori che stanziali. Un grande spettacolo naturale da non perdere, immersi in un ambiente incantevole tra pioppi, arbusti e orchidee, fenicotteri, gabbiani rosati e centinaia di altri uccelli. A Porto Tolle, nella parte veneta del Delta, si arriva facilmente in auto. Da qui muovono le barche per l’esplorazione, qui comincia l’avventura in un groviglio di lagune salmastre, stagni, piccoli e grandi rami del fiume e sbocchi al mare e tutto diventa misterioso, quasi magico. Carpe, cefali, tinche, lucci popolano canali, fiumi e paludi ma sono gli uccelli la parte più ricca e interessante della fauna del Delta, appartengono a oltre 300 specie ed è facile vederli sugli alberi mentre sulle rive del Po e dei canali svolazzano aironi, garzette, cormorani, il falco di palude, l’usignolo di fiume, il gabbiano reale, il cavaliere d’Italia, la pettegola, l’avocetta, l’ibis, gheppi, poiane e tanti altri. I volatili migratori giunti dai Paesi freddi del nord trovano nel Delta un rifugio sicuro e adatto allo svernamento, in inverno migliaia di anatre come il germano reale affollano le distese d’acqua e in primavera gli aironi e le garzette si riproducono nei canneti e lungo gli stagni. Per alcuni il Delta del Po è deprimente e triste, per la nebbia, per le zanzare (meglio comunque evitare l’estate) e per la piattezza del paesaggio. In realtà è un colpo d’occhio eccezionale, un’esperienza unica. Sarebbe bello che il grande fiume fosse navigabile da Torino fino all’Adriatico, fino al Parco regionale del Delta del Po. Per adesso lo è solo parzialmente, da Cremona al mare per quasi 300 chilometri.                                          Filippo Re

Una piccola storia (Goodbye Milano)

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

Oggi vorrei raccontare una piccola storia torinese, milanese… italiana.

Nei giorni scorsi il giovane startupper astigiano Lorenzo Lodigiani ha deciso di spostare i suoi uffici e la sua abitazione da Milano a Torino.

Pare di riascoltare le parole del suo illustre concittadino, Paolo Conte (in “Via con me”): “Via, via / Vieni via di qui / Niente più ti lega a questi luoghi”.

Il ritorno in Piemonte, e con lui la sede della sua società innovativa Ncode, annunciato nel suo profilo Linkedin (“Me ne vado da Milano”) e poi riportato dall’edizione torinese del Corriere della Sera, ha sollevato un autentico vespaio.

Più che la notizia in sé, invero piuttosto modesta, la cosa che ritengo di gran lunga più interessante sono state infatti le reazioni da questa suscitate sui social networks.

Da un lato i torinesi, soddisfatti della conferma della bontà dell’offerta che la nostra città è in grado di presentare al mondo dell’innovazione (dalle Ogr al Talent Garden e all’I3P, l’incubatore del Politecnico) e del piccolo smacco arrecato al capoluogo ambrosiano.

Dall’altro le, un po’ (ed è un eufemismo) piccate, repliche degli amici del capoluogo lombardo: Milano è Milano e gli altri non sono… (il Marchese del Grillo docet).

Di fronte anche al “tradimento” patito dal fuoco amico del Corriere, le levate di scudo provenienti dal campo meneghino si sono fatte dunque sentire con grande fragore.

La distanza tra i due angoli padani del vecchio “triangolo industriale” è andata riducendosi costantemente nell’ultimo decennio grazie anche allo sviluppo delle vie di comunicazione (l’alta velocità ferroviaria li collega ormai in tre quarti d’ora) e la permeabilità tra i loro contesti urbani potrebbe consentire un sano riequilibrio delle risorse e delle potenzialità.

Verrebbe da dire che forse le cose stanno davvero cambiando se a dimostrarsi provinciali sono proprio “loro”, i milanesi, che non ne hanno, ad essere onesti, alcun motivo!

Questo schierarsi “l’un contro l’altro armato”, come scriveva il milanesissimo Alessandro Manzoni ne “Il cinque maggio”, mi pare davvero anacronistico, frutto di un’antica rivalità, esasperata dalla difficile situazione economica, e farebbe bene ad essere, con reciproca soddisfazione, superato.

E’ tempo che noi torinesi mettiamo una pietra sopra alle (da molti percepite come) spoliazioni subite (dalla moda alle grandi banche) o rischiate (il salone del Libro) e che voi, cari milanesi, non trasformiate la giusta consapevolezza della vostra forza economica e delle indubbie capacità imprenditoriali in una sterile ed autolesionistica arroganza.

Dovrebbe essere oggi molto più facile di quanto non sia mai stato in passato localizzare le proprie iniziative imprenditoriali, i propri magazzini, le proprie abitazioni, in funzione della convenienza e dell’offerta di servizi ed infrastrutture.

Sia insomma benvenuta una concorrenza costruttiva, stimolante e sinergica, che consenta all’asse ToMi (o MiTo… poco importa) di supportare sempre di più e meglio la crescita del nostro Paese (e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno).

Verrà forse un giorno nel quale i campanili, invece che rappresentare il simbolo di un’Italia divisa da interessi contrastanti, saranno presi a riferimento per la loro capacità di segnare, tutti insieme, l’ora esatta, quella della rinascita e della ripartenza tanto attesa della nostra economia.

Questa sì che sarebbe una novità veramente benvenuta.

Per ora, da torinesi, accontentiamoci di queste piccole buone notizie: possiamo ambire a diventare un polo di attrazione per le tutte le aziende innovative (non solo quelle “milanesi”…).

Ma: “esageruma nen!”.  Saremmo davvero troppo, troppo provinciali.

 

Emergenza smog nel bacino padano, l’appello di Legambiente


“Il futuro Governo e le Regioni mettano la qualità dell’aria tra le priorità”
Le proposte dell’associazione ambientalista alle istituzioni: piano di riduzione delle emissioni agricole, disincentivo all’uso del mezzo privato, miglioramento del trasporto pubblico locale, riduzione dei limiti di velocità in autostrada e riconversione impianti di riscaldamento

 

L’entrata in carica del nuovo Parlamento coincide quest’anno con l’avvio della stagione “calda” per la qualità dell’aria in pianura padana. Secondo i dati di Legambiente del 2021 sulla qualità dell’aria in città, infatti, i livelli di sostanze inquinanti misurati nei capoluoghi del Nord Italia hanno superato decisamente i valori consigliati dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, esponendo residenti e lavoratori a condizioni ambientali dannose per la loro salute.

D’altra parte, sono ancora presenti le condizioni che hanno portato l’Unione Europea ad aprire nei confronti dell’Italia ben tre procedure d’infrazione in materia di qualità dell’aria: la prima infrazione, la 2014/2147, si è “concretizzata” nel 2020 attraverso la sentenza di condanna da parte della Corte europea di giustizia (causa 644/18); per la seconda infrazione (2015/2043), relativa ai superamenti da NO2, la Commissione ha aperto un contenzioso facendo ricorso alla Corte europea di giustizia (causa 573/19) che, nel maggio 2022, le ha dato ragione e ci ha dunque condannato anche per questa seconda procedura. La terza, la 2020/2299 relativa ai superamenti per il PM2,5, è ancora agli inizi del procedimento. Senza dimenticare poi che l’Unione Europea sta per aggiornare la direttiva aria con la quale verosimilmente verranno adottati limiti più stringenti rispetto agli attuali.

Legambiente e in particolare i comitati regionali del bacino padano, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, ribadiscono la necessità di un’azione trasversale a scala nazionale e regionale perché l’Accordo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano” preveda azioni concrete per mantenere bassi i livelli di sostanze inquinanti nel corso della stagione invernalea partire dal settore agricolo, il primo responsabile dell’inquinamento da polveri secondo l’ultima analisi effettuata dalle agenzie ARPA, fino al settore trasporti e riscaldamento domestico.

“L’aggiornamento delle linee guida da parte dell’OMS e la prossima emanazione di una nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria devono essere uno sprone per i decisori politici italiani – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – non si dovranno chiedere deroghe all’Unione Europea, ma occorrerà dimostrare di saper spendere in modo saggio le risorse europee per favorire una vera transizione ecologica. Oltre alle proposte che riguardano la mobilità su scala urbana che chiediamo da tempo, riteniamo infatti necessaria un’azione trasversale e coordinata, per consentire all’accordo per la qualità dell’aria del bacino padano di arrivare a risultati concreti riducendo il più presto possibile il livello di inquinamento atmosferico, ogni anno responsabile di oltre 350.000 morti nell’intera Unione Europea, di cui 50.000 solo in Italia”.

“È fondamentale che le risorse pubbliche a disposizione vengano indirizzate verso le azioni più efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico, che devono riguardare traffico, riscaldamento e settore agricolo, che gli studi confermato essere molto impattante sulla qualità dell’aria. – sottolinea Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta assieme ai presidenti dei comitati regionali di Legambiente dell’area padana – Anche i fondi destinati al comparto delle infrastrutture di collegamento non possono essere sprecati per finanziare progetti vecchi e nuovi di autostrade, che sono causa di aumento delle emissioni: trasporto pubblico e infrastrutture ferroviarie devono essere al centro della strategia di investimenti delle Regioni sul trasporto.”

“Ma questo inverno la vera incognita sarà l’utilizzo di impianti a biomasse, – conclude Prino – che verranno utilizzati di più, dove presenti, in sostituzione di quelli a metano. Un danno per l’aria che le Regioni devono evitare potenziando la comunicazione finalizzata all’utilizzo dei fondi per la sostituzione degli impianti più vecchi, per aumentarne l’informazione sul loro corretto utilizzo, oltre che definendo ed aumentando i controlli.

Le proposte. Partendo dal settore agricolo, che ha una responsabilità di primo piano per quanto riguarda l’emergenza smog invernale, occorre innanzitutto rafforzare il sistema dei controlli, parallelamente al sostegno all’applicazione delle soluzioni tecnologiche più avanzate per ridurre le emissioni. Per questo, le Regioni dovranno definire una programmazione dedicata del Piano Strategico della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che allochi risorse per investimenti finalizzati alla riduzione delle emissioni di ammoniaca, inquinante responsabile della formazione delle polveri sottili, per il quale ad oggi non sono state ancora adottate politiche incisive.
Serve inoltre che le Regioni, insieme alle associazioni di categoria, definiscano un programma per la riduzione del carico zootecnico, portandolo a livelli compatibili con i limiti posti dalla direttiva Nitrati per ridurre complessivamente i quantitativi di composti dell’azoto che oggi impattano sull’aria e sui corpi idrici.
È necessario, sempre per limitare le emissioni di ammoniaca, che il recente decreto interministeriale sull’utilizzo del digestato ottenuto da liquami ne imponga l’impiego in campo esclusivamente attraverso tecniche che ne assicurino l’immediato interramento.
Per quanto riguarda il settore dei trasporti occorrono risorse per rendere il Trasporto Pubblico Locale competitivo rispetto alla mobilità automobilistica, sia da quello dei mezzi disponibili, sia dal punto di vista del personale soprattutto in alcuni capoluoghi.
È importante, in parallelo, un intervento del Governo sui limiti di velocità in autostrada per limitare le emissioni provenienti dal traffico su lunga distanza: ad esempio si può agire riducendo a 100 km/h la velocità massima nel corso dei mesi invernali (ottobre-marzo), velocità che si dimostra essere adeguata a garantire una sostanziale riduzione nelle emissioni come ha sottolineato l’Agenzia Europea per l’Ambiente (link).
E ancora un sostegno alla riconversione degli impianti di riscaldamento: a fronte dell’innalzamento del prezzo dei combustibili fossili, in particolare del metano, è atteso un incremento dell’utilizzo degli impianti di riscaldamento a biomassa (stufe e camini), che tuttavia già negli anni passati hanno contribuito negativamente alla qualità dell’aria.
Tra le proposte del cigno verde anche la messa a punto di azioni di informazione e sensibilizzazione dei cittadini e forme di incentivazione che promuovano, insieme al processo di transizione degli impianti di riscaldamento verso i sistemi elettrici (pompe di calore) e all’efficientamento degli edifici, la sostituzione degli impianti a biomassa obsoleti con quelli moderni a basse emissioni. Si necessita, per questo, lo stanziamento di incentivi adeguati, oltre alla promozione di un sistema di controlli che consenta, tra le altre cose, di aggiornare i dati contenuti nei Catasti regionali degli impianti termici, favorendo così sia le sostituzioni sia il monitoraggio delle emissioni in atmosfera prodotte dal settore residenziale Il tutto deve essere accompagnato da una campagna informativa che, oltre a promuovere l’utilizzo di tali risorse, spieghi anche il corretto utilizzo di tali impianti

Danni da gelate: in arrivo i fondi regionali

Il presidente della Regione Cirio e l’assessore all’Agricoltura Protopapa: “Una boccata di ossigeno in un momento complesso anche per le nostre imprese agricole”

Sono 710 le aziende agricole piemontesi che beneficeranno dei ristori per i danni causati dalle gelate del 7 e 8 aprile 2021, evento riconosciuto come calamità naturale, nelle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli e nella Città Metropolitana di Torino.

La risorsa finanziaria complessiva, derivante dal Fondo di solidarietà nazionale in Agricoltura e assegnata al Piemonte, è di 13,4 milioni di euro. Per le produzioni vegetali il contributo complessivo è di 11.422.735 euro e per le produzioni apistiche è di 1.236.115.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte Marco Protopapa, in seguito alla fase istruttoria, ha stabilito di erogare la percentuale massima di contributo alle aziende agricole danneggiate.

Sulla base di tale decisione, nei prossimi giorni si provvederà alla liquidazione dei contributi ai beneficiari ammessi a finanziamento.

In provincia di TORINO in totale sono 102 le aziende che riceveranno 1.774.000 euro di ristori:

– 59 beneficiari per produzioni vegetali

– 40 beneficiari per produzioni apistiche

– 3 beneficiari per produzioni apistiche più vegetali

“Questi fondi rappresentano una boccata di ossigeno importante per i nostri agricoltori, che dopo le gelate dello scorso anno questa estate hanno dovuto fare invece i conti con l’emergenza della siccità e adesso con i rincari di energia e carburanti. La Regione è già al lavoro per predisporre ulteriori misure che possano aiutare il settore ad affrontare questo momento difficile per le nostre famiglie e le nostre aziende”, dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

“I ristori vanno a coprire l’ammontare complessivo dei danni da gelate che hanno colpito i raccolti e trasmessi all’Assessorato regionale all’Agricoltura dai territori interessati dall’evento calamitoso del 2021 – precisa l’assessore regionale Marco Protopapa – I fondi assegnati sono a sostegno delle aziende agricole piemontesi per favorire la ripresa delle attività produttive e tra queste rientrano anche le aziende apistiche”.

Lago d’Orta: nuovi campionamenti per le microplastiche

 

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago”, ENEA, ARPA Piemonte promuovono una nuova sessione di monitoraggio delle acque del Lago d’Orta. Oggetto dell’indagine le microplastiche

 

Proseguono i campionamenti per monitorare la presenza di microplastiche nel lago d’Orta, individuato a livello nazionale come uno dei laghi “campione” per effettuare studi e ricerche su questa criticità ambientale. Dopo il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici, la presenza di microplastiche nelle acque costituisce una della maggiori preoccupazioni della comunità scientifica, impegnata a comprendere al meglio i possibili scenari futuri e l’impatto che possono avere sugli ecosistemi e sulla qualità della vita degli organismi viventi del pianeta. Questo progetto di ricerca sul Cusio vede capofila Legambiente Piemonte, attraverso i suoi circoli territoriali,  con la collaborazione scientifica di ENEA, ARPA Piemonte e del CNR Irsa.
Le attività sono finalizzate alla condivisione del protocollo “Blue Lakes”.Nella giornata di martedì 18 ottobre il gruppo di tecnici di ARPA Piemonte e ricercatori di ENEA, con il supporto logistico di Legambiente e del circolo SUB Novara Laghi e di Ecomuseo del Cusio ha effettuato un nuovo monitoraggio su tre transetti dislocati in varie aree del lago per raccogliere i campioni che verranno poi analizzati nei laboratori di ARPA Piemonte ed ENEA Casaccia. Questi prelievi seguono i prelievi già effettuati lo scorso mese di maggio per poter disporre di una continuità a fini statistici anche con il variare delle stagioni e delle relative condizioni meteo.

Più nello specifico le attività di campionamento avranno l’obiettivo di testare, in superficie, le prestazioni della nuova rete “Manta” (con maglia 100 µm acquistata da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta grazie al finanziamento della Fondazione Compagnia di San Paolo) e, in profondità, il retino “Bongo”, già utilizzato nel corso delle campagne Blue Lakes sui laghi pilota del progetto.

I risultati delle analisi saranno resi pubblici nella primavera 2023.

“L’attività di networking in corso sul Lago d’Orta in collaborazione con Arpa Piemonte – ha dichiarato Maria Sighicelli del Laboratorio di Biodiversità e servizi ecosistemici dell’ENEA e responsabile scientifica del Progetto LIFE Blue Lake – ci consente di implementare il protocollo BlueLakes, messo a punto durante i due anni di campagne sugli altri laghi pilota. Il Lago d’Orta diventa dunque il riferimento su queste attività per tutti i laghi subalpini”.

“Con le attività odierne – ha affermato Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente Gli Amici del Lago e membro del consiglio di presidenza di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – continuiamo in un’azione di rafforzamento delle conoscenze tecnico-scientifiche sulle microplastiche nel lago d’Orta. Anche oggi, con il secondo campionamento stagionale, miriamo a rendere quest’attività continuativa, parte di un monitoraggio costante di quella che è un’importante risorsa idrica non solo per il Piemonte, ma per tutto il nord-ovest”

Il prossimo 11 novembre, nell’ambito di un evento di portata nazionale dedicato organizzato ad Orta, Legambiente farà il punto delle ricerche condotte insieme ad Arpa Piemonte ed ENEA sulle microplastiche e più in generale sulla tutela degli ecosistemi lacustri anche a fronte dei cambiamenti climatici.

Uncem: “la rigenerazione urbana esclude il Piemonte”

“Nessun progetto per la ‘rigenerazione urbana’ verrà finanziato in Piemonte e nel nord Italia. Per effetto di criteri di scelta dei progetti che si basano sull’Indice di vulnerabilità sociale e materiale, assurdo e iniquo, siamo alle solite. Tutti tagliati fuori. Quell’indice Uncem dice da un po’ che è malfatto e divide al posto di unire. Non sana differenze e sperequazioni. Le aumenta. Ma quello che preoccupa è che i progetti di questo bando, la cui graduatoria è stata pubblicata ieri sera dal Ministero dell’Interno, vengano scelti senza valutazioni nel merito. Tutto il Piemonte e tutto il nord è escluso. Tagliato fuori. È la seconda volta che succede. Questa per il bando per i Comuni con meno di 15mila abitanti, e prima per le Città più grandi. In quel caso, erano stati trovati altri 900milioni per finanziare gli esclusi delle regioni del centro-nord. Ora non basta trovare qualche soldino in più. Il Ministero dell’Interno deve annullare le graduatorie. Intervenga il Parlamento per mettere un argine a questa deriva per la quale i progetti vengono scelti con criteri assurdi e dannosi”.

Lo afferma Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte.