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La Regione rilancia e finanzia i Distretti del Commercio

 

IN PROVINCIA DI TORINO FINANZIATI 18 PROGRAMMI PER 5 MILIONI DI EURO

Il Presidente Cirio e l’assessore Poggio: «Il più importante investimento regionale di sempre sul commercio di prossimità, incrementati i fondi da 5 a quasi 9 milioni di euro»

 

La Regione ha pubblicato la graduatoria dei Comuni che si sono aggiudicati i fondi regionali dedicati ai progetti strategici dei Distretti Diffusi e Urbani del Commercio. Sono 32 i programmi finanziati per un ammontare complessivamente di 8.832.989 di euro.

«Si tratta del più grande investimento degli ultimi anni sul commercio di prossimità – hanno spiegato il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Turismo e Cultura, Vittoria Poggioun segmento produttivo che costituisce buona parte dell’ossatura economica del Piemonte. Abbiamo incrementato da 5 a quasi 9 milioni i sostegni economici. Lavoriamo con sindaci e amministratori per rafforzare i sistemi locali che servono anche a riqualificare intere porzioni di territorio».

DETTAGLIO DEI PROGETTI FINANZIATI IN PROVINCIA DI TORINO

Al Comune di Ivrea sono stati assegnati 292.306 euro per la sistemazione dell’area mercatale di via circonvallazione, Placemaking e place managment e di arredo urbano della città.

A Settimo Torinese per il progetto strategico di rafforzamento delle capacità competitiva del distretto e per la riqualificazione di alcuni spazi pubblici sono stati assegnati 292.306 euro.

Al Distretto del Commercio di Nichelino per il progetto «un mercato per il commercio» sono stati assegnati 292.000 euro con i quali saranno riqualificazione alcune aree mercatali e realizzata la «Cassetta degli attrezzi» per la digitalizzazione delle imprese.

Al Distretto Urbano del Commercio di Venaria Reale sono stati assegnati 292.306 euro per il progetto «shopping cultura Benvenuti a Veneria» che prevede una serie di interventi di arredo urbano e l’installazione di nuova segnaletica.

Al Distretto Diffuso del Commercio «Dalla Dora al Chiusella» (capofila Pavone Canavese) sono stati assegnati 235.106 euro per l’allestimento di una nuova segnaletica informativa e per l’allestimento di «infopoint» nella zona ovest e sud del Distretto.

Al Distretto Diffuso del Commercio «Terre canavesana» con capofila il Comune di Castellamonte sono stati assegnati 213.600 euro per un progetto di riqualificazione e arredo delle aree «Cuore del commercio».

Il Distretto Diffuso del Commercio del Chierese con capofila il Comune di Riva Presso Chieri, è stato finanziato con 292.306 euro per la concessione di contributi alle Imprese commerciali e ristorative che operano sul territorio del Distretto e per il progetto di consegna della spesa a domicilio.

Il Distretto Diffuso della collina Morenica con capofila il Comune di Rivoli, è stato finanziato con 289.365 euro per un progetto di installazione di elementi di arredo lungo le vie commerciali della zona.

Al Distretto Urbano del Commercio di Chivasso sono stati assegnati 292.211 euro per un progetto di valorizzazione del commercio tra tradizione e innovazione; il completamento di impianti di filodiffusione per i portici di via Torino e di miglioramento delle parti esteriori delle attività commerciali di viale Matteotti Vittorio Veneto.

Al Distretto Urbano di Moncalieri sono stati assegnati 292.306 euro per una serie di interventi di abbellimento urbano, allestimento vetrine; corsi di formazione e aiuti alle imprese.

Al Distretto del Commercio di Torino sono stati assegnati 292.306 euro per il progetto «Lumen qualità urbana commercio Torino» che prevede la riqualificazione di porzioni di piazza Castello, via Po e piazza Vittorio Veneto e l’infrastrutturazione multimediale di un tratto dei portici di via Po.

Al Distretto Urbano del Commercio di Carmagnola sono stati assegnati 291.040 euro per la riqualificazione urbana di Via Valobra tra Largo Vittorio Veneto e Via Cantù e per l’installazione di pannelli promozionali del Distretto.

Al Distretto Diffuso Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone sono stati assegnati 263.200 euro per attività di formazione sull’utilizzo delle piattaforme online e delle strategie di marketing.

Al Distretto del Commercio di San Benigno Canavese sono stati assegnati 292.306 euro per la riqualificazione urbanistica di via Roma e piazza Vittorio Emanuele.

Al Distretto Urbano di Collegno sono stati assegnati 290.000 euro per il progetto «Collegno luminosa»; miglioramento delle infrastrutture per eventi e manifestazioni; riqualificazione dell’arredo urbano.

Al Distretto Urbano «Vivi Alpignano» sono stati assegnati 292.306 euro per un progetto che prevede la riprogettazione e l’allestimento di piazza Caduti e del rilancio del commercio locale.

Al Distretto del Commercio di Piossasco «Colline del Sangone» sono stati assegnati 257.200 euro per l’installazione di nuove vetrofanie; installazioni luminose; segnaletica distrettuale; Festival del Distretto.

Al Distretto Diffuso del Ciriacese e del basso canavese sono stati assegnati 238.273 euro per attività di formazione e informazione; attività di monitoraggio sugli standard di servizio al cittadino e dell’offerta commerciale del Distretto.

Mattei, un caso ancora aperto

di Massimo Iaretti

A poco più di sessant’anni la tragica scomparsa di Enrico Mattei suscita ancora interrogativi e discussioni, anche accese. Lo ha dimostrato la conferenza ‘Il caso Mattei’, organizzata a Somma Lombardo, nell’area delle ex Officine Aeronautiche Caproni, nel parco di Volandia, a poca distanza dai terminal 1 e 2 dello scalo internazionale di Malpensa.

Il 17 dicembre scorso grazie alla Fondazione Volandia si sono confrontati. con grande rigore, pur talvolta su posizioni diverse, tutti relatori di grande spessore, con l’avvocato Paolo Re, del Foro di Pavia, membro del comitato scientifico della Fondazione a fare da moderatore.

Ad aprire la serie dei contributi è stato Massimo Ferrari, già docente di storia del giornalismo all’Università Cattolica di Milano, che ha evidenziato come la storia di Mattei debba essere inserita in quella della Democrazia cristiana, del movimento cattolico italiano e della stessa Università Cattolica, alla quale era stato iscritto pur senza raggiungere la laurea per via dei moltissimo impegni di lavoro. “Gliene conferirono una in ingegneria honoris causa, che non c’entrava niente” ha detto Ferrari, ricordando anche il contributo ‘defilato ma importante’ dato alla lotta partigiana in cui stabilì relazioni solide sia nell’ambito delle Fiamma Verdi, formazioni cattoliche, sia delle Garibaldi, comuniste. Quando iniziò la sua attività amministrativa all’Agip, che avrebbe dovuto liquidare dal Pci dissero “è bravo perché coinvolge tanto i politici, quanto i preti”.

Ferrari ha poi ricordato come, pur incaricato da De Gasperi di liquidare l’Agip, face esattamente in contrario, credendo nella possibilità di trovare delle fonti energetiche sul suolo nazionale, partendo dalle prospezioni e dagli studi fatti nel 1944 nel cremonese, tenuti rigorosamente nascosti ai tedeschi. E quando gli fecero notare che i tecnici erano stati fascisti rispose, lui che era partigiano ed antifascista, “ ma che me ne frega, se sanno fare il loro lavoro apriamo una pagina nuova”.

La relazione di Ferrari ha poi riproposto quello che accadde dopo, con lo sviluppo della ricerca delle fonti energetiche, la nascita dell’Eni, i rapporti con Paesi del Terzo Mondo impostati in modo assolutamente innovativo, la sua figura come una sorta di ‘Adriano Olivetti nel settore petrolifero’ per i rapporti con la maestranze.

Bruno Franchi, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza di Volo e docente di diritto aeronautico a Modena, invece, ha tracciato, soltanto sotto un profilo squisitamente giuridico,quello che è stato il lavoro effettuato dalla Commissione Savi, senza entrare assolutamente nel merito di quelle che furono le modalità di intervento e le conclusioni.

Il relatore ha spiegato che, sin dal 28 ottobre1962, su disposizione del Ministro della Difesa, l’Ufficio del Segretariato Generale dell’Aeronautica dispose la costituzione di una commissione tecnica per verificare quanto era accaduto, presieduta da un generale dell’Aviazione e composta da quasi tutti militare, la quale terminò i suoi lavori nel marzo del 1963.

Franchi ha spiegato che tale scelta fu coerente con quelle che erano le disposizioni normative dell’epoca: l’organizzazione civile divenne autonoma nel 1963, quindi successivamente al sinistro avvenuto il 27 ottobre del 1962.

Oggi, ovviamente, le cose sarebbero diverse in quanto l’inchiesta tecnica, è stata sostituita da una inchiesta di sicurezza e lAnsv, che le conduce è un soggetto posto in condizione Di terzietà effettiva.

Franchi in ogni caso ha evidenziato che “tutto quello che c’è in relazione di inchiesta non deve scandalizzare perché è coerente con gli impianti allora esistenti a livello nazionale ed internazionale” e non emerge che vi siano stati problemi con l’autorità giudiziaria sulla documentazione.

Di tenore decisamente divergente, invece, sono stati i contributi dei due relatori successivi, Gregory Alegi e Vincenzo Calia.

Alegy, docente alla Luiss di Storia delle Americhe e autore di due saggi storiografici su Ustica e la morte di Italo Balbo, dopo aver detto che la prospettiva è capire, raccontando le cose come sono andate, si è soffermato sulle conclusioni della Commissione Savi, al nome del comandante della prima regione aerea, Ercole Savi, considerato uno dei maggiori esperti di volo strumentale in Italia.

Il relatore ha detto di averlo intervistato e conosciuto, che la commissione era composta da membri piloti di valore ed esperienza per valutare un collega come Bertuzzi con alle spalle 1200 ore di volo militare come capo equipaggio e 10mila come civile.

Secondo la lettura di Alegy i commissari sono stati molto attenti a tutelare la memoria del collega. Se poi quanto è accaduto sia stato generato a un malore del pilota non si può escludere o ammettere, nel senso che non ci sono abbastanza elementi per poterlo affermare.

Per quanto attiene l’ipotesi che sia stato un attentato la Commissione escluse che possa essersi verificato uno scoppio in volo, non avendo rilevato, a suo dire, elementi oggettivi su base concreta.

In sostanza il dramma in cui morirono Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale sarebbe stato dovuto ad una serie di cause non ad una causa unica.

Di altro tenore e basata su una diversa lettura dei fatti e degli atti la relazione di Vincenzo Calia che, quando era procuratore di Pavia riaprìl’inchiesta per verificare se quando accaduto fosse conseguenza di un sabotaggio all’aereo  Morane-Saulnier  come aveva raccontato un collaboratore di giustizia alla procura di Caltanissetta.

Il magistrato ha raccolto in un libro, scritto con la giornalista Sabrina Pisu, le risultanze di un lavoro investigativo durato anni.

La tragedia fu al centro di 2 inchieste parallele. Quella dell’aeronautica, come già detto, nel marzo del 1963 escluse l’ipotesi di sabotaggio, pur ammettendo che non era stato possibile accertare con esattezza le cause di quanto avvenuto.

La seconda della magistratura di Pavia si concluse nel 1966, stabilendo l’accidentalità dell’evento, badandosi in particolare sulle condizioni meteo proibitive, la sola testimonianza di Mario Ronchi, proprietario del campo dove cadde l’aereo, gli accertamenti medico-legali che non evidenziarono tracce di esplosivi, gli accertamenti tecnici.

Il dottor Calia, dopo aver ricordato di aver sentito la maggior parte dei membri della commissione tecnica ha evidenziato, quanto è risultato dalle nuove indagini, in difformità da quelle della precedente inchiesta.

Innanzitutto il bollettino della stazione meteo di Linate di quella sera che parlava di “pioggia, nebbia, visibilità a 800 metri, visibilità in pista a 1400 metri”, quindi una situazione non critica. Nell’occasione è stato fatto ascoltare l’audio delle comunicazioni tra Bertuzzi e Linate.

Sulla ‘sola testimonianza di Ronchi’ il magistrato ha detto, a 33 anni dal fatto di aver trovato 31 persone che avevano visto, alla stessa ora, nello stesso punto del cielo, fiammelle’. Ronchi, a caldo, in un’intervista aveva detto di aver udito un boato e fiammelle nel cielo. E’ stato anche fatto vedere un vecchio filmato Rai dove si sente soltanto  una parte delle dichiarazioni di Ronchi, fatte a caldo: l’audio è stato cancellato ma a suo tempo ricostruito grazie alla lettura del labiale. Stessa sorte ha subito un’intervista ad un’altra testimone del fatto a Bascapè.

Riguardo agli accertamenti medico legali non c’è stato alcun conflitto tra la magistratura e la commissione tecnica, in quando, secondo quanto appurato dall’inchiesta del 1994, i consulenti avrebbero acquisito le conclusioni della commissione tecnica senza controlli o verifiche.

Secondo quando emerso dalla nuova indagine, che ha visto la riesumazione dei resti di Mattei e di McHale (non di Bertuzzi), su quanto rimasto dei reperti, si sarebbe arrivati, con consulenze scientifiche di altissimo livello, alla conclusione di schegge dovute ad esplosivo di bassa intensità,

Sicuramente sul luogo del sinistro, la sera in cui avvenne, ci furono delle stranezze: i vigili del fuoco arrivarono dopo due ore, nell’immediatezza c’era invece l’investigatore Tom Ponzi che acquistò tutte (o una grande parte delle) foto scattate, personale della Snam.

Sui quanto rimaneva delle persone che viaggiavano a bordo dell’aereo, poi venne effettuato un esame dei resti già detersi dal fango..

Infine il magistrato ha ricordato che i resti dell’aereo vennero stoccati provvisoriamente presso il 4° Gruppo Manutenzione e Motori dell’Aeronautica a Novara che in un opuscolo celebrativo della sua attività ricorda che nel 1962 si svolsero presso la sala prove di Novara fasi dell’inchiesta per accertare le cause dell’incidente in cui perse la vita Enrico Mattei, che ‘avrebbe potuto essersi verificato per altimetro manomesso o una bomba a bordo’.

In sostanza ha detto Calia  che sulla base delle risultanze e degli accertamenti compiuti “è certo che sia esplosa una bomba”, il resto sono tutte ipotesi di plausibilità.

A rafforzare queste conclusione c’è la sentenza del 10 giugno 2011 della Corte d’Assise di Palermo nel processo contro Salvatore Riina per la scomparsa di Mauro De Mauro, giornalista dell’Ora di Palermo, rapito ed assassinato perché si sarebbe spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Entico Mattei in Sicilia.

Riina venne assolto dall’accusa ma nella sentenza si legge: ‘data per acclarata la natura dolosa, causa della caduta I-Snap, condivisibile con quanto accertato dalla Procura di Pavia”, affermazione ripresa anche dalla Corte d’Assiste di Palermo e dalla Cassazione.

Il relatore ha infine citato una frase detta da Amintore Fanfani, all’epoca presidente del Senato, nell’ottobre 1986 e pubblicata da ‘Il Resto del Carlino’ che disse “chissà forse l’abbattimento dell’aereo di Matteo è stato il primo gesto terroristico del nostro Paese”.

E Fanfani non era certamente, navigatore di lungo corso della prima Repubblica.

Un caso, dunque ancora aperto, a sessant’anni da quella tragica notte del 27 ottobre.

Le piattaforme aeree più richieste a Torino

Informazione promozionale

Moltissime lavorazioni sia in ambito edile che industriale, così come nella manutenzione degli impianti e del verde, vengono effettuate in quota.

Per poter sollevare gli operatori a determinate altezze, e soprattutto per lavorare in sicurezza, vengono impiegate delle particolari macchine per il sollevamento che sono le piattaforme aeree.

 

Nelle grandi città come Torino è sempre più frequente vedere all’opera questi macchinari ed è interessante sapere che quasi tutti sono a noleggio.

Da un recente studio è emerso che 7 piattaforme su 10 vendute nel nostro paese entrano nelle flotte noleggio. La spiegazione è piuttosto semplice: esistono diverse tipologie di piattaforme, ognuna con un utilizzo specifico, ed è importante avere a disposizione quella più adatta al lavoro da svolgere. Ricorrere al noleggio è quindi la soluzione migliore per avere la piattaforma aerea più adatta al lavoro in quota che deve essere svolto.

 

Il Piemonte è storicamente una regione industriale e nel secolo scorso ha visto le sue città allargarsi a dismisura per venire incontro alle esigenze abitative e produttive della zona.

Per la costruzione, così come per la ristrutturazione, dei numerosi immobili civili e dei fabbricati industriali vengono tuttora impiegate le macchine per il sollevamento ed il noleggio di piattaforme aeree a Torino è in forte crescita.

 

Le piattaforme più richieste rientrano in quattro categorie, ognuna delle quali ha peculiarità ed usi specifici. Dato che questi macchinari sollevano le persone anche oltre i 30 metri, per poter manovrare le piattaforme aeree la normativa richiede a ciascun operatore di essere in possesso di una specifica abilitazione alla conduzione in sicurezza di questo tipo di macchine.

La prima di esse è la piattaforma autocarrata, un veicolo speciale composto da un autocarro con cabina su cui è installato un braccio articolato. Questa particolare piattaforma può circolare su strada ed è sufficiente la patente B per poterla guidare, mentre per la manovra è richiesta l’abilitazione appena menzionata. Una volta raggiunto il cantiere si può posizionare e stabilizzare la macchina ed iniziare le manovre di sollevamento.

Ampiamente utilizzate per lavori edili, di impiantistica e di manutenzione le piattaforme autocarrate possono raggiungere altezze anche superiori ai 40 metri.

Le piattaforme autocarrate possono muoversi in autonomia mentre è necessario trasportare con mezzi idonei le altre tipologie di piattaforme che sono dette semoventi.

Le semoventi possono essere articolate, cingolate o verticali e, a differenza delle autocarrate, non presentano una cabina di guida.

Le piattaforme semoventi articolate si compongono di un carro gommato su cui è installato un braccio articolato dotato di cesta. Le dimensioni contenute del carro permettono a questa macchina si muoversi agilmente anche in spazi stretti e di evitare ostacoli in altezza, come cavi o rami.

Questo genere di piattaforma può raggiungere gli oltre 25 metri di quota e trova impiego sia nel settore edile che in quello industriale.

I ragni, così come vengono chiamate in gergo le piattaforme semoventi cingolate, hanno una struttura simile ma presentano un carro cingolato che permette loro di muoversi anche su terreni non lineari o su lievi pendenze. Una volta raggiunto il punto di lavoro possono essere aperti gli stabilizzatori che garantiscono equilibrio alla macchina e la fanno somigliare ad un vero e proprio ragno. Anche le piattaforme cingolate possono superare i 25 metri di altezza ed evitare ostacoli aerei, e risultano particolarmente noleggiate per lavori di ristrutturazione, di manutenzione e di impiantistica.

Le piattaforme semoventi verticali, conosciute anche come scissor, hanno una struttura totalmente diversa dalle precedenti e possono elevarsi solo in verticale. Sul carro gommato è installata un’ampia cesta che si solleva grazie ad una serie di segmenti metallici, garantendo all’operatore ampia libertà di movimento.

L’applicazione principale delle piattaforme verticali riguarda gli ambiti industriale, dei magazzini e della GDO ma questa tipologia di macchina è utilizzata anche per lavori di ristrutturazione o tinteggiatura.

 

Ricorrere al noleggio di piattaforme aeree è la soluzione ideale per ogni tipo di cliente che vuole avere a disposizione la macchina più adatta al lavoro che deve effettuare a Torino e dintorni. Dato che ognuna di queste macchine presenta caratteristiche proprie ed utilizzi piuttosto specifici, sono sempre di più le aziende che desiderano affidarsi uno specialista del settore che può affiancarle durante tutto il periodo di noleggio garantendo il supporto necessario sia nella scelta della piattaforma aerea ma anche nella gestione di tutti gli aspetti inerenti al noleggio.

Misura regionale straordinaria per le aziende agricole

Per chi ha partecipato ai bandi 2021 del Programma di sviluppo rurale

A seguito dell’attuale situazione economica che ha determinato anche per il comparto agricolo un sensibile incremento dei costi per lavori e forniture, la Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e cibo Marco Protopapa, ha ritenuto necessario adottare una misura straordinaria d’intervento a sostegno delle aziende e imprese agricole piemontesi che hanno partecipato ai bandi 2021 del Programma di sviluppo rurale, relativi alle misure di investimento.

“Considerando l’attuale congiuntura economica internazionale e l’aumento dei costi delle materie prime, le aziende agricole che hanno partecipato ai bandi 2021 del Psr oggi si trovano nella difficoltà di realizzare lavori ed effettuare acquisti il cui costo era stato quantificato, a suo tempo, sulla base del livello dei costi pre-crisi. Pertanto la Regione adotta una misura straordinaria di intervento per sostenere i beneficiari dei bandi, al fine di scongiurare possibili rischi di rinuncia al completamento dei progetti di investimento nelle aziende”, dichiara l’assessore regionale Marco Protopapa.

Difendersi dalle fake news

Le fake news, ne sentiamo ormai parlare quotidianamente, sono le notizie false diffuse con intenti sensazionalistici, spesso anche su giornali che dovrebbero essere affidabili.

La recente pandemia, la guerra Russia-Ucraina, l’elezione di un Governo di centro-destra e molti altri temi sono stati utilizzati per diffondere notizie bomba, prive di fondamento con il risultato di aumentare la tiratura delle copie o l’audience o, nel caso di giornali online, i like ricevuti.

Un caso limite è il cosiddetto “clickbait” ovvero un titolo ad effetto che ha come scopo quello di attirare i lettori a cui spesso segue un articolo di tono diverso, talvolta opposto.

E’ come se nel titolo fosse scritto “Strage ferroviaria in Amazzonia” e l’articolo, invece, recitasse “Per costruire una ferrovia si stanno disboscando ettari di foresta pluviale”.

E’ evidente come il titolo attiri più lettori dell’articolo vero e proprio.

Spesso però le notizie sono totalmente false ed è difficile talvolta capire se siano notizie vere, modificate “ad usum deplhini” o totalmente inventate.

Consideriamo che da alcuni anni si è rafforzata l’abitudine, da parte di alcune testate anche importanti, di copiare pari pari un lancio di agenzia e pubblicarlo in modo identico ad altre testate.

Va da sé che se la notizia d’agenzia fosse un fake, e succede, tutti diffonderebbero una notizia falsa.

Quante volte hanno annunciato la morte di questo o quel personaggio famoso?

E’ di un mese fa la notizia del rinvio a giudizio per un tale che aveva diffuso una notizia falsa riguardante l’arresto, che sarebbe avvenuto in data 8 aprile 2017, di Fedez e J-Ax trovati in possesso di 28 grammi di cocaina. Stante la falsità della notizia i due rapper hanno querelato l’autore della notizia.

Per la cronaca, mentre il PM ha chiesto l’archiviazione il GIP ha richiesto, nello scorso mese di novembre, il rinvio a giudizio per diffamazione aggravata a mezzo stampa (data l’enorme diffusione di una notizia sul web questa è considerata un’aggravante.)

Come capire, dunque, se una notizia sia autentica o prima di fondamento?

Innanzitutto la serietà del giornale: la legge n° 62 del 7/3/2001 sulla stampa prevede che la stampa periodica debba essere registrata presso un Tribunale e che il Direttore responsabile (iscritto all’albo dei giornalisti) sia responsabile di quanto viene pubblicato: va da sé che un giornale serio verifica la fonte prima di diffondere la notizia.

Sedicenti giornali, fogli di notizie, blog, stampa alternativa e simili non avendo carattere di periodicità, esulano da tali obblighi e, spesso, contengono notizie false come una banconota da 30 euro.

In seconda analisi, vale la pena dedicare qualche minuto a cercare in rete se tale notizia sia stata battuta da altre testate o se il diretto interessato abbia smentito pubblicamente: se non vi è traccia della notizia in altri luoghi oltre a quello in cui l’avete vista state sereni: il vostro idolo è ancora vivo.

Poi, esattamente come nel phishing, quando la ricca vedova nigeriana vi nomina eredi di un patrimonio immenso perché vi vuole bene senza sapere chi siate, anche nel caso delle fake news si può notare un linguaggio mal tradotto, pieno di errori e di periodi evidentemente tradotti pari pari da un’altra lingua, cosa che un giornalista nostrano non farebbe.

Un ulteriore controllo può essere fatto sul nome del sito web che ha lanciato la notizia: se il nome è molto simile a quello di un sito famoso tranne per una lettera oppure  due lettere sono invertite, è evidente che l’intento sia quello di confondere gli utenti del web.

Ma per quale motivo le fake news vengono diffuse?

Avete un’idea di quanta pubblicità graviti intorno al web? Quanti banners si aprono mentre leggete una notizia, anche seria, e si ripropongono durante la lettura cambiando oggetto?

Se avete l’idea vi siete risposti: lo scopo è soprattutto quello di attirare navigatori che leggano la pubblicità, così l’inserzionista sarà contento di quel sito, tornerà a pubblicare e il gioco ricomincia.

Ho scritto “soprattutto” perché, in realtà, può esservi anche uno scopo ben peggiore: indicandovi di cliccare su un link per aprire la notizia o per vederne il video, voi rischiate di raggiungere un sito che installerà nel vostro pc (o nello smartphone) un software che potrà raggiungere le vostre mail, o identificare i vostri dati IBAN se li avete utilizzati da quel dispositivo, o testare le vostre abitudini per proporvi poi questo o quel prodotto.

In questo caso è sufficiente posizionare il puntatore del mouse sul link, senza cliccare, e vedere in basso a sinistra dello schermo quale indirizzo compaia: se è lo stesso del giornale potete stare più tranquilli.

Come diceva il giornalista Andrew Lewis “Se non stai pagando qualcosa, non sei il cliente ma il prodotto che stanno vendendo.”

Pensateci bene quando siete in rete.

Sergio Motta

Pagamenti a rate in sicurezza. Ecco come fare

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

I pagamenti a rate non sono certo una novità: la possibilità di poter effettuare un acquisto e di pagare in comode rate mensili è attiva in tanti settori da diverso tempo. Si pensi, per esempio, al mondo della telefonia e alla presenza di offerte con smartphone incluso e pagamento rateizzabile.

Quello che è cambiato, negli ultimi tempi, è l’aumento del numero di risorse con le quali è possibile effettuare un pagamento a rate, che sono arrivate a coprire settori fino ad oggi inesplorati. 

Il pagamento a rate diventa così fattibile in modi differenti: alle carte di credito a rate, si aggiungono infatti dei servizi con i quali si possono richiedere dei mini finanziamenti per pagare in diverse tranche senza interessi. 

Detto ciò, al crescere degli strumenti, fanno capolini anche nuovi rischi, non sempre considerati. Vediamo allora di mettere insieme 3 consigli fondamentali da seguire per effettuare pagamenti a rate con maggiore consapevolezza e sicurezza. 

Nel corso degli ultimi anni, si è diffusa sempre di più la presenza di realtà con le quali è possibile rateizzare un pagamento, nella fase finale di acquisto, ovvero direttamente dal proprio carrello, nel corso di un acquisto online. 

Sono servizi davvero molto interessanti per diversi motivi, tra i quali ricordiamo: la facilità di utilizzo e iscrizione al servizio;assenza di interessi, che sono invece generalmente presenti quando si parla di pagamenti a rate; pagamenti in 3 singole rate, per importi piccoli e abbordabili; rispetto di alcune semplici regole, ovvero che, qualora non si dovessero rispettare le tempistiche di versamento, sarebbero applicate delle commissioni aggiuntive, crescenti all’aumentare dei giorni di ritardo. 

Se da un lato questi servizi sembrano essere una vera e propria manna dal cielo, in quanto permettono di rateizzare acquisti di oggetti di uso quotidiano (e non solo grandi importi), dall’altro potrebbero diventare in un certo senso pericolosi. 

Comprare a rate per importi di poco conto, senza pagare interessi sulle stesse, potrebbe innescare un vortice compulsivo di acquisti nel quale, alla fine, non ci si rende neanche conto di quello che si spende. 

Le carte revolving – alias, le carte di credito a rate – sono l’opposto delle carte di credito a saldo: questo significa che si potranno pagare anche importi molto consistenti rateizzandoli in base alle proprie esigenze. 

In questo caso, sarà previsto un tasso di interesse, fisso, nel senso che non varia in relazione all’andamento del mercato o al costo della vita, ma viene indicato sul contratto della carta al momento della sua sottoscrizione. 

Cosa bisogna sapere in questo caso? Che le carte di credito non sono tutte uguali quindi, nel caso delle carte revolving, gli interessi applicati potrebbero variare, contribuendo così a pagare un importo finale più o meno elevato. 

Questo è il primo fattore da considerare nella scelta della carta, ma non è il solo. Il vero vantaggio può essere ottenuto, infatti, optando per una soluzione di pagamento che permette di pagare sia a saldo, sia a rate, a seconda dell’esigenza reale. 

Quindi di una carta – individuabile attraverso un confronto comparativo – che di base funziona come una carta di credito a saldo, ma che, nel caso di acquisti improvvisi e inaspettati, può diventare una carta di credito a rate. 

Un altro consiglio da tenere a mente nel momento in cui si vuole richiedere una carta di credito per poter fare pagamenti a rate consiste nella valutazione dei costi effettivi della carta. 

Oltre agli interessi dovuti sulle rate, infatti, ci saranno altri costi da considerare, quali: il canone mensile o annuale della carta di credito, che generalmente aumenta quando il plafond della stessa è molto alto, le commissioni sui prelievi, che in genere sono elevate, infatti non si consiglia di usare una carta di credito per il prelievo di contanti; eventuali percentuali per i pagamenti in valuta estera, o per i prelievi fuori dall’Italia, che potrebbero essere ancora più costosi. 

In questo senso, risulta fondamentale scegliere con cognizione di causa, puntando gli occhi e il portafoglio verso le carte di credito online, che sono spesso associate alla sottoscrizione di un conto corrente online. 

Le stesse, che presentando spesso un plafond di base di 1.500 euro o addirittura 3.000 euro, hanno costi limitati e presentano solitamente una o più opzione per azzerare totalmente il costo del canone mensile di gestione, per esempio spendendo una determinata cifra ogni mese. 

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Fluentify, fatturato e collaboratori in crescita

Con una crescita di anno in anno del +35%, la startup torinese Fluentify (www.fluentify.com) – realtà specializzata nel long-distance learning e nel tutoring online resi possibili dall’adozione di una piattaforma digitale per la formazione aziendale e professionale – si appresta a chiudere il 2022 con un fatturato che supera per la prima volta i 5 milioni di euro, una crescita notevole considerando che il fatturato del 2021 superava di poco i 3.250.000 euro.

  • Una crescita che non è solo di fatturato, ma che viene dimostrata anche dall’aumento dei collaboratori e delle risorse dell’azienda: ad oggi, infatti, lavorano in Fluentify oltre 30 persone (che dovrebbero arrivare a 40 nel 2023), mentre sono 350 gli insegnanti madrelingua che collaborano con la piattaforma che solo nel 2022 ha erogato oltre 300.000 ore di formazione online, per un totale di oltre 170.000 studenti che ad oggi hanno hanno scelto Fluentify per la loro formazione linguistica, e 450 aziende clienti attuali provenienti non solo dall’Italia ma anche da Paesi come Svizzera, Portogallo, Francia, Grecia, Sud Corea.
  • “Il 2022 si chiude molto positivamente, ma noi abbiamo già la testa sugli obiettivi per il prossimo anno, come puntare ad un fatturato di 7 milioni e diventare la piattaforma di riferimento per la formazione linguistica delle aziende italiane ed estere, con al centro la “Live Learning Experience Fluentify” ed intorno sempre più soluzioni per supportare la formazione di aziende che impiegano anche migliaia di persone” conclude Claudio Bosco, COO dell’azienda.

I “Discorsi per il Natale” di Olivetti

Discorsi per il Natale”, agile e interessante pubblicazione delle Edizioni di Comunità, raccoglie e propone tre testi di Adriano Olivetti scritti per le feste di fine anno tra il 1949 e il 1957

 

 I discorsi fotografano tre dei momenti più importanti della storia della fabbrica di Ivrea e rendono, in una mirabile sintesi, il profilo dell’autore che va annoverato – a tutti gli effetti – tra le figure più singolari e straordinarie del ‘900. Le idee innovative e comunitarie in campo sociale di questomprenditore e intellettuale  – ancor oggi  attualissime –  ne testimoniano pienamente la capacità visionaria. Adriano Olivetti fu  capace di portare l’ azienda di famiglia a competere alla pari con i giganti del mercato mondiale della sua epoca, trasformando la città del Castello “dalle rosse torri” nella capitale dell’informatica. Un sogno industriale, il suo, che logicamente mirava al successo e al profitto, ma proponeva anche un progetto sociale che implicava una relazione del tutto nuova e compartecipativa tra imprenditore e operai, oltre a un rapporto qualitativamente alto e molto stretto tra quella che era stata la “fabbrica in mattoni rossi” e la città, capoluogo del Canavese. Tornando al libro, nel primo discorso, datato 24 dicembre 1949, l’imprenditore racconta i primi anni del dopoguerra per condividere il sollievo e l’orgoglio della compiuta ripresa dell’azienda dopo la difficile esperienza del fascismo e del conflitto mondiale. Nel secondo, sei anni dopo, il 24 dicembre 1955, Adriano Olivetti rievoca proprio quel discorso per ripercorrere i nuovi traguardi della fabbrica, che ha assunto ormai una dimensione internazionale ma non ha mai perso di vista le proprie radici morali, memore degli insegnamenti del fondatore Camillo. E dice, tra le altre cose: “Tutta la mia vita e la mia opera testimoniano anche – io lo spero – la fedeltà a un ammonimento severo che mio padre quando incominciai il mio lavoro ebbe a farmi: “Ricordati” – mi disse – “che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna;perciò ti affido una consegna:devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano a subire il tragico peso dell’ozio forzato, della miseria avvilente che si accompagna alla perdita del lavoro”. Una grande lezione morale alla quale, nei fatti, accompagnò il suo agire concreto  di imprenditore illuminato. In questi discorsi di Natale emerge la volontà di ringraziare tutti i lavoratori della fabbrica per la loro partecipazione a qualcosa di più grande, a una comune dimensione di riscatto del lavoro che, per usare le stesse parole di Olivetti, “non si esaurisce semplicemente nell’indice dei profitti”. Nell’ultimo discorso della breve raccolta, pronunciato in occasione del Capodanno del 1957, alla vigilia del cinquantenario della fondazione della Olivetti ( datata ottobre 1908) l’augurio dell’imprenditore di Ivrea, ormai all’apice del successo, è quello di non perdere mai di vista, nell’anno e negli anni a venire, il senso di giustizia e di solidarietà umana che è alla base di ogni vero progresso e rappresenta il valore più profondo e ultimo di tutta l’esperienza olivettiana. Vi è l’orgoglio per quello che lui stesso definisce “lo spirito della fabbrica” e una potente visione di futuro. Resta, leggendo queste righe, il rammarico per ciò che potevano diventare l’Olivetti , l’industria italiana e il modello sociale del paese se l’utopia di Adriano non si fosse spenta dopo la sua improvvisa e tragica morte, nel febbraio del 1960, quando non aveva ancora compiuto sessant’anni.

Marco Travaglini

Industria Torino e Piemonte: un bilancio di fine anno all’insegna dell’incertezza

Gli industriali di Torino e del Piemonte hanno tracciato un bilancio dell’anno che sta per finire. Nel 2022 si è registrato un tasso di utilizzo degli impianti industriali stabile all’80%, la cig si mantiene intorno al 10%, sono stabili investimenti e condizioni di pagamento ma continua a peggiorare la redditività. Nell’analisi dei settori, si evidenzia la divaricazione tra la manifattura, dove le aspettative sono più prudenti, e i servizi, dove si respira più ottimismo. Secondo l’analisi degli imprenditori il 2023 sarà, con ogni un anno difficile. Si dovrà convivere con una grande incertezza che continuerà a condizionare l’attività delle imprese. Molto dipenderà dal Pnrr e dall’Europa. Bisognerà spendere bene e in tempo i fondi e proseguire con le riforme economiche.

Bando AmbientAzioni 2022, scelto il progetto “Irrigazione responsabile”

L’iniziativa mira a introdurre un impianto fotovoltaico negli orti urbani di Mirafiori Sud per la costituzione di una Comunità energetica

 

Torino, 21 dicembre 2022 – Un progetto per migliorare la sostenibilità energetica e ambientale degli orti urbani di Mirafiori, e che contribuirà alla costituzione di una comunità energetica coinvolgendo il territorio sui temi ambientali: questi, in sintesi, gli obiettivi di “Irrigazione responsabile”, l’iniziativa scelta per la realizzazione nell’ambito del Bando Ambientazioni Torino 2022 rivolto ai giovani tra i 18 e i 26 anni residenti o studenti nella Città Metropolitana.

Il Bando, promosso dal Comitato Territoriale Iren di Torino, aveva l’obiettivo di selezionare nuove idee progettuali per la sostenibilità e la transizione ecologica, capaci di generare un cambiamento sul territorio e una partecipazione il più possibile diffusa.

“Irrigazione Responsabile”, intende intervenire nell’area degli orti urbani di Mirafiori, in strada Castello di Mirafiori, con azioni strutturali volte a migliorarne la sostenibilità sotto il profilo del consumo energetico e idrico e, allo stesso tempo, coinvolgendo i cittadini e gli stakeholder locali con attività di divulgazione aperte a tutti. Nello specifico, il progetto prevede innanzitutto di ottimizzare il sistema di irrigazione centralizzato in uso e l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto dei containers presenti all’interno dell’area: l’impianto potrà contribuire alla nascente Comunità Energetica “Mirafiori”, che, nelle intenzioni dei proponenti dovrà avere tra i beneficiari primari i soggetti più esposti alla povertà energetica.

Grazie alla partecipazione di scuole, biblioteche e altre associazioni del quartiere, il progetto sarà accompagnato da un piano di attività di divulgazione che, attraverso eventi pubblici e corsi ludico-creativi, potrà rafforzare la conoscenza e consapevolezza sui temi ambientali e sull’uso consapevole delle risorse.

Questo progetto, che sarà supportato dal Comitato Territoriale Iren di Torino con un contributo di 25mila euro, è stato selezionato per la capacità di coniugare i valori della sostenibilità ambientale con quelli della partecipazione civica, dando vita a un percorso sviluppato con originalità e una metodologia che lo rendono realizzabile anche nel breve-medio periodo, nonché replicabile, come richiesto dal Bando. A concorrere alla selezione del progetto è stata inoltre l’ampia platea di studenti e giovani a cui è rivolto, grazie al coinvolgimento di scuole, realtà associative ed enti del territorio.