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ITALIA-BOSNIA ERZEGOVINA, BARTOLI: «DAL CANAVESE MESSAGGIO DI APERTURA, COOPERAZIONE E SVILUPPO»

 

Dichiarazione di Sergio Bartoli, Consigliere Regionale del Piemonte (Lista Civica Cirio Presidente PML), Presidente della V Commissione Ambiente, a seguito dell’iniziativa istituzionale internazionale “Canavese – Bosnia Erzegovina” svoltasi questa mattina ad Agliè.

«L’evento ha assunto un rilievo di assoluto prestigio grazie alla presenza dei membri della Presidenza della Bosnia-Erzegovina Željko Komšić e Denis Bećirović, del Primo Ministro del Cantone di Zenica-Doboj Nezir Pivić, del Ministro dell’Economia del medesimo Cantone Samir Šibonjić, oltre a rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, delle Camere di Commercio e delle principali istituzioni economiche bosniache.
La partecipazione di una delegazione di così alto profilo testimonia l’importanza attribuita ai rapporti con il nostro territorio e conferma come il Canavese e il Piemonte possano svolgere un ruolo significativo nel rafforzamento delle relazioni economiche e istituzionali tra l’Italia e la Bosnia-Erzegovina.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza la volontà di sviluppare nuove collaborazioni nei settori produttivi, industriali e dell’innovazione, favorendo lo scambio di competenze, investimenti e opportunità reciproche.
Il Canavese ha dimostrato ancora una volta di possedere tutte le caratteristiche per essere protagonista nei processi di internazionalizzazione: un tessuto imprenditoriale dinamico, competenze riconosciute a livello internazionale, capacità innovativa e una forte identità territoriale.
Ritengo che iniziative come questa rappresentino un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e sistema produttivo, capace di generare valore, attrarre investimenti e creare nuove opportunità per le imprese e per i cittadini. L’auspicio è che questo incontro rappresenti l’inizio di un percorso destinato a consolidarsi nel tempo, rafforzando ulteriormente i rapporti tra il Piemonte e la Bosnia-Erzegovina e contribuendo alla crescita economica e sociale dei rispettivi territori.
Desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Sindaco di Agliè Marco Succio per il gradito invito a partecipare all’iniziativa istituzionale internazionale dedicata al dialogo e alla cooperazione tra Italia e Bosnia-Erzegovina, che ha portato nel cuore del Canavese autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico dei due Paesi. Un ringraziamento particolare va all’azienda Hitherm S.r.l., eccellenza imprenditoriale del nostro territorio, che ha saputo dimostrare lungimiranza, capacità di visione e forte apertura internazionale. In un contesto economico sempre più competitivo, creare occasioni di incontro tra istituzioni, imprese e territori significa costruire opportunità concrete di crescita, sviluppo e collaborazione per le comunità locali».

Malattie renali croniche rare: a Torino “CL3AR: obiettivi chiari per la salute dei tuoi reni”

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  • CL3AR è Il progetto itinerante di Sobi Italia, con il patrocinio dell’associazione pazienti Progetto DDD ETS e delle Società Scientifiche FIR, SINEPE e SIP, che si pone l’obiettivo di aumentare la conoscenza sulla salute dei reni e sulle patologie renali rare dell’adulto e del bambino, spesso invisibili, silenti e ancora poco conosciute, promuovendo la diagnosi precoce.

  • Le malattie renali rare rappresentano meno del 5% delle malattie renali croniche (MRC), eppure ammontano a più del 50% dei casi di insufficienza renale nei bambini e al 25% negli adulti.i

  • La glomerulopatia da C3 (C3G) e la glomerulonefrite membranoproliferativa da immunocomplessi (IC-MPGN) primaria sono forme ultra-rare di malattia renale cronica, con una prognosi complessivamente sfavorevole: circa il 50% dei pazienti adulti e circa il 20% dei pazienti pediatrici progredisce verso l’insufficienza renale entro 10 anni dalla diagnosi.ii

i National Human Genome Research Institute. https://www.genome.gov/dna-day/15-ways/rare-geneticdiseases. Ultimo accesso: Ottobre 2025.

ii Halfon M, et al. Kidney Int Rep. 2024;10(1):75-86.

 

Torino, 10 giugno 2026 – Prosegue a Torino, in Piazza Vincenzo Arbarello, mercoledì 10 giugno, la campagna itinerante “CL3AR: obiettivi chiari per la salute dei tuoi reni”, un progetto di Sobi Italia, con il patrocinio dell’associazione pazienti Progetto DDD ETS e delle Società Scientifiche FIR, SINEPE e SIP, che ha l’obiettivo di porre l’attenzione sull’importanza della salute dei reni, ancora oggi sottovalutata.

La campagna offrirà ai cittadini la possibilità di conoscere meglio il funzionamento dei reni, le patologie renali croniche e rare e l’importanza della diagnosi precoce, attraverso installazioni interattive, materiali divulgativi e momenti di confronto con esperti nei gazebo che ospiteranno l’iniziativa: dopo Milano e Bari a maggio, il tour farà tappa a Torino il 10 giugno e poi proseguirà a Bologna, Palermo e Roma dopo l’estate.

Le patologie renali croniche, ancor più le patologie renali rare – come la glomerulopatia da C3 (C3G) e la glomerulonefrite membranoproliferativa da immunocomplessi (IC-MPGN) primaria – sono spesso insidiose perché invisibili e silenti nelle prime fasi di malattia. Un tema, questo, estremamente cruciale, in quanto sottolinea l’importanza della diagnosi precoce, fondamentale per cambiare le prospettive e agire precocemente sull’evoluzione delle patologie renali croniche rare.

Le malattie renali croniche hanno un impatto altamente significativo sui pazienti e caregiver. In particolare, le patologie renali rare, come ad esempio la C3G e la IC-MPGN primaria, pongono sfide significative, sia sul piano diagnostico che nella gestione clinica, spesso caratterizzata da percorsi disomogenei. La progressione di queste malattie, se non diagnosticate per tempo, può portare i pazienti a entrare in dialisi anche in giovane età oppure sottoporsi ad un trapianto, con elevato rischio di recidiva. In questo scenario, riconoscere precocemente i campanelli d’allarme, attraverso semplici esami di laboratorio come urine e sangue, e indirizzare tempestivamente i pazienti verso centri specialistici è fondamentale per intervenire in modo appropriato, rallentare l’evoluzione della malattia e preservare la qualità di vita”, afferma il Prof. Luigi Biancone Responsabile della Struttura Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute di Torino.

A causa della bassa prevalenza e dell’ampia varietà di fattori scatenanti, queste patologie sono particolarmente complesse da identificare. Il 44% delle persone con una malattia renale rara ha dovuto attendere oltre un anno per ricevere una diagnosi corretta, con la conseguenza che molti pazienti progrediscono silenziosamente verso l’insufficienza renale, perdendo così l’opportunità di un intervento precoce.i

Nei bambini e negli adolescenti, le malattie renali croniche — soprattutto nelle forme rare — possono avere un impatto significativo non solo sullo sviluppo fisico, ma anche su quello psicologico. Il carico sulla famiglia è rilevante, poiché il percorso di cura coinvolge attivamente i caregiver”, ha affermato Licia Peruzzi SC Nefrologia Dialisi e Trapianto – Ospedale Infantile Regina Margherita, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. “La transizione dall’età pediatrica a quella adulta è un altro tra o problemi che i pazienti con una malattia renale rara devono affrontare sotto il profilo sociosanitario”, conclude Peruzzi.

Per le persone che convivono con malattie renali rare come la C3G, il percorso di diagnosi e gestione della malattia è spesso lungo e complesso, con un impatto profondo sulla salute e sulla vita quotidiana dei pazienti. I frequenti controlli e la necessità di recarsi in centri di riferimento specializzati comportano un notevole carico organizzativo, economico ed emotivo, che coinvolge anche le famiglie e i caregiver.” racconta Fabrizio Spoleti, Presidente di Progetto DDD ETS. “In questo contesto, iniziative di sensibilizzazione come CL3AR sono di grande aiuto: contribuiscono a far conoscere queste patologie ultrarare nell’adulto e nel pediatrico e a dare voce a una comunità che chiede ascolto, supporto e risposte concrete.”

Sobi si impegna a migliorare concretamente la vita delle persone con malattie renali rare, agendo con urgenza e responsabilità. Grazie alla consolidata competenza maturata in ematologia, immunologia e malattie metaboliche rare, l’espansione di Sobi in nefrologia rappresenta una evoluzione naturale.

“La ricerca clinica sulle malattie renali rare ha compiuto progressi significativi nell’ultimo decennio. Convogliare il nostro impegno come azienda su queste patologie in modo responsabile significa contribuire concretamente a ridurne il peso, sia per i pazienti sia per i sistemi sanitari,” dichiara Carina Fiocchi, Direttore Medico Sobi Italia, Grecia, Malta e Cipro. “CL3AR nasce proprio per promuovere la conoscenza e una maggiore consapevolezza verso chi, oggi, affronta una diagnosi o vive con una malattia renale rara”.

Il progetto CL3AR riflette l’impegno di lunga data preso da Sobi con Unite4Rare verso le comunità di pazienti e caregiver. Co-creato da leader internazionali della comunità dei pazienti e dai vertici di Sobi, Unite4Rare descrive le responsabilità prese, quanto è stato realizzato finora e come vengono misurati i progressi nel tempo. Si fonda sull’ esperienza di Sobi nelle malattie rare e nel coinvolgimento dei pazienti e testimonia l’impegno dell’azienda nel generare un impatto positivo e reale, chiarendo cosa pazienti e caregiver possono aspettarsi concretamente da Sobi.

La C3G e la IC-MPGN primaria: che cosa sono

La C3G e la IC-MPGN primaria sono due diverse malattie renali ultra-rare, che condividono un problema comune: un’eccessiva attività della proteina C3 nel sistema immunitario.

Normalmente, la proteina C3 aiuta a proteggere il corpo dalle infezioni, ma quando diventa iperattiva può danneggiare i reni per errore. Questo avviene colpendo i glomeruli, i piccoli filtri dei reni, responsabili della rimozione dei rifiuti e dei liquidi in eccesso.

La C3G e la IC-MPGN primaria possono colpire chiunque, ma generalmente vengono diagnosticate durante l’infanzia o l’adolescenza. Colpiscono maschi e femmine in egual misura e, nella maggior parte dei casi, non esiste una causa chiara che ne spieghi l’insorgenza.

i Sobi Rare Kidney Diseases (RKD) Barometer. 2026.

Sobi®

Sobi è un’azienda biofarmaceutica multinazionale che sblocca il potenziale di innovazioni rivoluzionarie, trasformando la vita quotidiana delle persone che vivono con malattie rare. Sobi conta circa 2.000 dipendenti in Europa, Nord America, Medio Oriente, Asia e Australia. Nel 2025, i ricavi sono stati pari a 28 miliardi di SEK. Le azioni Sobi (STO:SOBI) sono quotate al Nasdaq Stockholm. Per saperne di più su Sobi, visita sobi.com e LinkedIn.

Link utili

su Sobi https://www.sobi.com/italy/it

Progetto DDD ETS dddets.org https://www.dddets.org

Sobi Italia sui social:

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i National Human Genome Research Institute. https://www.genome.gov/dna-day/15-ways/rare-geneticdiseases. Ultimo accesso: Ottobre 2025.

ii Halfon M, et al. Kidney Int Rep. 2024;10(1):75-86.

iii Sobi Rare Kidney Diseases (RKD) Barometer. 2026.

La Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia presenta Luisa Piccoli

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In corso Inghilterra 51, a Torino

Luisa Piccoli, nata a Bisceglie, in provincia di Bari, dopo l’Accademia di Belle Arti di Bari, ha avviato il suo percorso di pittrice, scultrice, scrittrice, poeta e scenografa, trascorrendo la sua vita fra Bisceglie, Udine e Vienna. Ha tenuto diverse mostre personali, collettive e partecipato a concorsi ricevendo un notevole successo di pubblico e di critica, tra i quali l’Expo d’Arte Internazionale di Innsbruck, la Biennale d’Arte Internazionale a Montecarlo e Arte Bergamo.

Le opere dell’artista Luisa Piccoli emergono da un linguaggio sensibile e attraversato da una luce autentica, capace di esprimere le fragilità e le profondità dell’animo umano. La sua ricerca visiva si distende in una figurazione carica di tensione poetica, per cui ogni elemento pare nascere da un’urgenza interiore e da una consapevolezza espressiva profondamente radicata. Si intrecciano nel suo percorso la dimensione individuale e quella collettiva, capaci di dare vita ad un racconto ricco di risonanze emotive. Le immagini non si limitano a mostrarsi, ma invitano lo spettatore a sostare, a interrogarsi, a cogliere ciò che si muove sotto la superficie: tracce di pensiero, frammenti di memoria, sussurri di senso che si propongono con sensibilità e delicatezza. Le sue opere pittoriche, realizzate con collage e tecnica mista, si distinguono per una resa cromatica e incisiva, e per una costruzione formale attenta, che accoglie materiali e segni in un equilibrio dinamico e vivo. Le figure dialogano tra loro con lo spazio, generando una tessitura visiva in cui ogni dettaglio contribuisce a un insieme vibrante e coerente. Attraverso questa visione, Luisa Piccoli costruisce un universo altamente personale, ricco di una spiritualità in cui emozioni e riflessioni si fondono. I soggetti sono riconoscibili o trasfigurati dal dolore e sono definiti da uno stile personale e identificabile, capace di comunicare con il fruitore mantenendo una dimensione aperta ed evocativa. L’arte di Luisa Piccoli è profondamente introspettiva, capace di tradurre il mondo interiore in immagini dal respiro universale, in cui si avvertono un ritmo costante e una dinamica che mantengono uniti realtà e interpretazione, esperienza e visione. Nel suo percorso artistico, l’indagine sull’esistenza umana e sul contesto sociale si accompagna a una continua esplorazione del sentimento, da cui scaturiscono opere che si fanno portatrici di messaggi essenziali legati alla pace, al dolore e alla possibilità di una connessione autentica. L’arte di Luisa Piccoli è ricca di coerenza espressiva e simbolica, sostenuta da una tecnica personale che rivela una piena conoscenza del mezzo e della propria interiorità. Le suo opere, sia pittoriche sia scultoree, si configurano come archivi ricchi di simboli, flussi ininterrotti di significato che, nel tempo, si intensificano, mantenendo intatto il loro potere evocativo.

Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia  – corso Inghilterra 51, Torino – 011 5628220 – info@latelaccia.it

Mara Martellotta

L’arte del regalo perfetto tra dolcezza e tradizione piemontese

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Il cioccolato rappresenta da sempre uno dei simboli indiscussi della pasticceria di qualità, capace di trasformare un semplice pensiero in un’esperienza sensoriale indimenticabile. Scegliere un omaggio a base di cacao significa puntare su un linguaggio universale che parla di cura, affetto e ricerca del piacere. In una città come Torino, dove il culto del cioccolato affonda le proprie radici in secoli di storia, la selezione della materia prima diventa un passaggio fondamentale per non deludere le aspettative dei palati più esigenti. Regalare una confezione di praline o una tavoletta artigianale non è soltanto un gesto di cortesia, ma un modo per condividere un pezzetto di quella cultura del gusto che rende il territorio torinese celebre in tutto il mondo.

Trovare il prodotto ideale richiede però attenzione verso l’origine delle fave di cacao e la sapienza dei processi di lavorazione che trasformano la materia grezza in un prodotto vellutato. Per avere la certezza di scegliere solo il meglio, è consigliabile rivolgersi a marchi rinomati che hanno fatto della qualità il proprio vessillo, come accade scegliendo il Cioccolato Vanoir, un brand capace di coniugare l’eleganza delle confezioni con ricette raffinate e ingredienti selezionati. Affidarsi a nomi consolidati permette di navigare con sicurezza tra le innumerevoli proposte presenti sul mercato, garantendo che ogni morso sia all’altezza della reputazione dolciaria locale.

 

Caratteristiche del cioccolato di alta qualità

Riconoscere un cioccolato d’eccellenza è un esercizio che coinvolge tutti i sensi, a partire dalla vista. Una superficie lucida e priva di alonature biancastre indica una corretta tempera del burro di cacao, segno di una lavorazione professionale ed eseguita con i giusti tempi di raffreddamento. Al tatto, la consistenza deve risultare compatta, mentre l’udito deve percepire un suono secco e netto, il famoso “snap”, nel momento in cui la tavoletta viene spezzata. Questi piccoli dettagli tecnici sono la testimonianza tangibile di un prodotto che non scende a compromessi, ideale per chi desidera fare un regalo che si distingua per la propria integrità strutturale e aromatica.

Una volta assaggiato, il cioccolato deve sciogliersi lentamente, sprigionando un bouquet di aromi che può spaziare dalle note fruttate a quelle più tostate o speziate, senza mai lasciare una sensazione eccessivamente grassa sul palato. La persistenza gustativa è un altro fattore determinante: un buon cioccolato lascia un ricordo piacevole e prolungato, invitando a una degustazione lenta piuttosto che a un consumo frettoloso. Quando si sceglie un dono, puntare su queste sfumature organolettiche significa offrire un momento di vero relax e contemplazione gastronomica, elevando il regalo a una vera e propria esperienza gourmet.

 

Idee regalo per ogni occasione speciale

Le festività e le ricorrenze personali trovano nel cioccolato l’alleato ideale, grazie alla sua straordinaria versatilità che permette di adattarsi a contesti formali o momenti di intimità familiare. Le scatole di latta decorate o le eleganti confezioni in cartone rigido sono perfette per celebrare anniversari o traguardi lavorativi, trasmettendo un senso di prestigio immediato. Per i momenti più conviviali, invece, si può optare per assortimenti misti che includano varianti al latte, fondenti ad alta percentuale di cacao o creazioni arricchite con granella di nocciole del territorio, capaci di accontentare le preferenze di ogni commensale.

Oltre al gusto classico, le tendenze contemporanee vedono una crescente popolarità per gli abbinamenti insoliti, dove il cioccolato incontra sali pregiati, spezie esotiche o frutta disidratata. Questo tipo di regali è particolarmente indicato per chi ama sperimentare e scoprire nuovi orizzonti del gusto, dimostrando che la tradizione piemontese sa anche rinnovarsi con intelligenza. In definitiva, regalare cioccolato rimane una scelta sicura, a patto di privilegiare sempre la provenienza e la maestria produttiva che solo i grandi nomi del settore sanno garantire costantemente nel tempo.

Torino e la Liguria: un amore antico che si rinnova ogni estate

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Cercate (ad esempio) un bed and breakfast a Imperia con disponibilità per il ponte di giugno?

 

Buona fortuna. Da metà maggio in poi, le strutture ricettive della Liguria di Ponente registrano un’ondata prevedibile e puntuale: quella dei torinesi.

 

Non è un fenomeno recente, né casuale. È il risultato di una geografia affettiva consolidata nei decenni, una rotta emotiva e autostradale che collega il capoluogo piemontese alla costa ligure con una regolarità quasi meteorologica. Quando la pianura padana comincia a scaldarsi, i torinesi guardano a sud-ovest.

La distanza giusta: né troppo vicina, né troppo lontana

C’è una ragione pratica dietro questo amore, e ha a che fare con i chilometri. La Liguria è abbastanza vicina da poterci andare per un weekend lungo senza sentire il viaggio come una fatica, abbastanza lontana da far sentire davvero di essere “in vacanza”.

Poco meno di due ore di auto — o il treno diretto da Porta Nuova — e ci si ritrova ad Albenga, a Finale Ligure, a Sanremo, a Laigueglia. Il mare è lì, a portata di un venerdì pomeriggio.

Non è solo la costa a richiamare.

È l’intero sistema di offerta: i borghi dell’entroterra come Dolceacqua, Apricale, Triora — la cosiddetta “città delle streghe” — o i sentieri dell’Alta Via dei Monti Liguri, frequentati sempre di più da torinesi amanti del trekking che cercano qualcosa di diverso dalle Alpi di casa. La Liguria offre una varietà di paesaggi sorprendente in pochi chilometri: dal mare alle valli, dai carruggi medievali agli oliveti.

Da maggio a settembre: il grande esodo stagionale

Il fenomeno non si limita al classico Ferragosto.

Negli ultimi anni, complice lo smart working e la diffusione del lavoro ibrido, la stagione si è allungata notevolmente in entrambe le direzioni. Si parte già a maggio, quando le spiagge sono ancora libere, i prezzi contenuti e il clima — già mite sulla riviera — è ancora fresco e piacevole.

Si arriva fino a settembre inoltrato, con le cosiddette “vacanze di settembre” diventate una moda ben consolidata tra le famiglie torinesi che vogliono sfuggire alla ressa di agosto.

Luglio e agosto rimangono il cuore della stagione, naturalmente.

Le spiagge di Noli, Spotorno, Varigotti e Borgio Verezzi si animano di famiglie con bambini, pensionati con l’ombrellone fisso da trent’anni, giovani che affittano appartamenti in gruppo.

I gestori di stabilimenti balneari, bar e ristoranti del ponente ligure conoscono bene i ritmi e i gusti della clientela piemontese: sa cosa vuole, è fedele ai propri posti del cuore e torna con una regolarità quasi commovente.

Un’economia stagionale che regge

Per molti Comuni costieri liguri, i torinesi non sono soltanto turisti affezionati: sono una voce fondamentale dell’economia locale. Alberghi, b&b, affitti brevi, ristoranti, gelaterie, noleggi di bici e canoe, scuole di surf — tutto il sistema dell’ospitalità diffusa nella riviera di Ponente è strutturato, in larga misura, intorno alle esigenze e ai tempi dei visitatori del Nord Italia, e i piemontesi in testa.

I dati delle presenze turistiche nelle province di Savona e Imperia parlano chiaro: la componente lombarda e piemontese è storicamente maggioritaria tra i turisti italiani.

E Torino, in particolare, esprime un turismo di qualità: soggiorni medi più lunghi rispetto alla media, spesa pro capite sostenuta, preferenza per strutture a gestione familiare e per la ristorazione locale. Non l’escursionista mordi-e-fuggi, ma il villeggiante vecchio stile — quello che porta il libro, conosce il barista per nome e ha il tavolo “solito” alla trattoria del porto.

Il mare come contrappeso alla città

C’è anche qualcosa di più profondo, di più psicologico, in questo richiamo. Torino è una città continentale, colta, un po’ austera — magnifica, ma senza mare. La Liguria rappresenta per molti torinesi l’opposto complementare: caotica, saporita, pittoresca, solare. Un contrappeso emotivo necessario.

La passeggiata sul lungomare dopo cena, il gelato al limone, il rumore delle onde che copre ogni pensiero: sono piccoli rituali che rimettono in ordine le cose.

Da maggio a settembre, dunque, il rito si ripete. Le valigie si riempiono di crema solare, i bambini chiedono quando si arriva, il navigatore satellite imposta il percorso verso il Colle di Cadibona.

E la Liguria, paziente e generosa come sempre, apre le braccia.

Calendario fiscale: una guida per gestire le scadenze senza imprevisti

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La gestione degli obblighi tributari viene spesso percepita come un appuntamento concentrato esclusivamente nei mesi estivi, in coincidenza con la presentazione della dichiarazione dei redditi. In realtà, il rapporto tra il cittadino e l’erario si sviluppa attraverso un calendario articolato che distribuisce adempimenti e opportunità di risparmio lungo tutto l’arco dell’anno solare.

Sottovalutare questa continuità può portare a smarrire documenti importanti o a mancare scadenze meno note ma altrettanto rilevanti per il bilancio familiare. Per orientarsi in questo labirinto burocratico, è fondamentale poter contare su un punto di riferimento solido e vicino, come quello offerto da un CAF, che garantisce un supporto costante e professionale.

Affidarsi a una struttura radicata sul territorio permette di instaurare un dialogo diretto, trasformando la giungla delle scadenze in un percorso ordinato e pianificato, capace di prevenire errori che potrebbero costare caro in termini di sanzioni o di agevolazioni perdute.

La comodità di un supporto professionale nella propria città

Scegliere un ente che operi fisicamente nel proprio contesto urbano rappresenta un vantaggio strategico per chi desidera una consulenza che vada oltre il semplice invio telematico di un modulo. La possibilità di consultare un esperto senza difficoltà logistiche favorisce una gestione proattiva della propria posizione fiscale.

A Torino, ad esempio, si può fare affidamento sulla sede del CAF Assocaaf di Via Alfonso Lamarmora, 33. Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì, con orario 8:30-12:30 e 13:30-17:30 e mettono a disposizione dei contribuenti anche il contatto telefonico 0115626271 e l’indirizzo email torino@assocaaf.it per fissare appuntamenti o richiedere informazioni preliminari.

Avere un luogo fisico dove consegnare la documentazione o chiarire dubbi normativi complessi riduce drasticamente il senso di isolamento che spesso il cittadino prova di fronte alle richieste dell’amministrazione finanziaria.

Le tappe fondamentali del calendario fiscale annuale

Monitorare le proprie scadenze non significa solo farsi trovare pronti in estate, ma seguire un percorso che inizia già nei primi mesi dell’anno. Gennaio e febbraio, ad esempio, sono mesi cruciali per chi ha bisogno del modello ISEE: muoversi in anticipo in questo periodo è fondamentale per non perdere l’accesso a bonus famiglia, assegni unici o riduzioni sulle mense scolastiche.

Con l’arrivo della primavera l’attenzione si sposta sulla raccolta di fatture e scontrini per la dichiarazione dei redditi, ma è in autunno che si giocano altre partite importanti, tra scadenze di acconti e controlli su eventuali avvisi dell’Agenzia delle Entrate.

Anche la fine dell’anno richiede un pizzico di lungimiranza: dicembre è l’ultima chiamata per chi vuole abbattere le tasse dell’anno successivo, magari attraverso un versamento alla previdenza complementare.

Il ruolo dell’esperto nella prevenzione degli errori

Affidarsi a professionisti esperti del CAF non è soltanto un modo per delegare la fatica della compilazione, ma è una garanzia di correttezza e protezione.

La normativa fiscale italiana è soggetta a mutamenti repentini: bonus che scadono, nuove detrazioni che vengono introdotte e limiti di reddito che variano annualmente. Un consulente aggiornato è in grado di interpretare queste variazioni nel miglior modo possibile, assicurandosi che il contribuente non paghi più del dovuto e che sfrutti ogni incentivo previsto dalla legge.

La gestione professionale aiuta a rispondere con precisione a ogni quesito, riducendo al minimo il rischio di contestazioni future e garantendo che ogni pratica venga evasa nei tempi corretti. In ultima analisi, la tranquillità di sapere che la propria situazione fiscale è monitorata da mani competenti permette di vivere ogni scadenza con serenità, sapendo che i propri interessi sono tutelati con rigore e professionalità.

Torinesi e Vip: quando è il volto ad influenzare gli acquisti

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Dall’occhialeria alla ristorazione, dall’estetica ai viaggi: il potere dei volti noti riscrive le regole del consumo

Basta scorrere il feed di Instagram per capire come funziona il mercato oggi.

 

Un paio di occhiali David Beckham indossati dall’ex calciatore in uno scatto rubato a Milano, e nel giro di poche ore le ricerche online schizzano alle stelle: ottici, e-commerce, rivenditori autorizzati.

 

Non è magia, è la nuova economia dell’influenza, un sistema in cui il volto — famoso o semplicemente autentico — è diventato il motore più potente delle decisioni d’acquisto.

Torino non fa eccezione a questa tendenza globale, anzi la vive con una particolarità tutta sua. La città della Mole ha sempre avuto un rapporto speciale con l’eleganza discreta, con il lusso non ostentato. Eppure anche qui i torinesi guardano ai volti celebri per orientarsi negli acquisti quotidiani e non. Quando un’attrice o uno sportivo noto viene fotografato in un ristorante del centro, le prenotazioni raddoppiano nel giro di pochi giorni.

Quando un influencer locale racconta la sua esperienza in un locale del Quadrilatero Romano, le sue prenotazioni vanno sold out per diverse settimane.

Non solo moda: l’influenza è ovunque

Sarebbe riduttivo pensare che questo meccanismo riguardi soltanto la moda.

Certo, gli occhiali da sole e da vista, le borse, i capi d’abbigliamento restano tra le categorie più sensibili al fenomeno: un brand di eyewear associato al volto giusto può vedere le vendite crescere del 30-40% in pochi mesi. Ma il raggio d’azione si è allargato enormemente.

Si compra dove mangia la persona famosa, si prenota l’esperienza consigliata dall’influencer, si sceglie il parrucchiere frequentato dalla tiktoker preferita del momento.

A Torino lo si vede concretamente: alcuni locali del centro o di San Salvario hanno costruito la propria reputazione anche grazie a serate frequentate da volti noti del calcio, della televisione o della scena musicale. Gli eventi esclusivi — inaugurazioni, degustazioni private, serate a numero chiuso — diventano appetibili proprio perché associati a determinate presenze.

Dai VIP ai micro-influencer: la piramide dell’influenza

Il sistema funziona su più livelli. In cima ci sono i grandi nomi internazionali: campioni dello sport, attori, musicisti con milioni di follower. Il loro endorsement — anche involontario, anche solo una foto — vale milioni. Sotto di loro, però, si muove un ecosistema altrettanto potente e spesso più efficace: gli influencer medi (tra i 100.000 e il milione di follower) e i micro-influencer, che si fermano sotto le 50.000 persone ma vantano community incredibilmente fedeli e coinvolte.

È proprio questa seconda categoria che sta rivoluzionando il mercato locale.

A Torino ci sono creator che parlano di beauty, cucina, viaggi o benessere a platee di 10.000-30.000 persone, tutte iperlocali, tutte in ascolto attivo.

Un loro post su un centro estetico di Crocetta o su un hotel boutique delle Langhe ha un tasso di conversione che molte campagne pubblicitarie tradizionali si sognano. La fiducia, in questo contesto, vale più della portata.

Il viaggio, l’esperienza, il benessere

Tra i settori più trasformati da questa dinamica ci sono i viaggi e il benessere.

Una destinazione consigliata da un travel creator torinese può diventare meta ambita in poche settimane. Un centro per i capelli che ottiene la visibilità giusta sui social — magari grazie alla testimonianza di qualcuno che i follower conoscono e seguono da anni — si ritrova con l’agenda piena per mesi.

I trattamenti estetici, i percorsi benessere, i retreat di yoga: tutto passa attraverso il filtro della voce umana e del volto che ci mette la faccia.

L’economia dell’influenza non è una moda passeggera

I dati parlano chiaro: secondo le stime più recenti del settore, il mercato globale dell’influencer marketing supera ormai i 20 miliardi di dollari l’anno, con una crescita costante anche nei mercati locali e di prossimità. Le aziende torinesi — piccole boutique, ristoranti, centri benessere, ottici, hotel — lo hanno capito e stanno investendo sempre di più in partnership con creator del territorio.

Non si tratta di comprare visibilità, ma di costruire fiducia attraverso volti in cui la gente si riconosce. Perché alla fine, che si tratti di un paio di occhiali o di una cena davvero da ricordare, la domanda che guida ogni scelta è sempre la stessa: chi me lo ha detto? E quanto mi fido davvero di lui?

Euroedizioni Torino al Salone del Libro: una teca per i libri che ci hanno cambiati  

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Tra gli scaffali sterminati del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ogni anno le parole cercano nuovi lettori e i lettori cercano, forse, nuove versioni di sé stessi, ci sarà anche uno spazio dedicato a una domanda semplice e potentissima: può un libro cambiare una vita?

 

 Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice Euroedizioni Torino sarà presente alla manifestazione con un progetto dal sapore partecipativo e quasi “artigianale“, costruito attorno al valore trasformativo della lettura e dell’esperienza scolastica. Non soltanto uno stand editoriale, dunque, ma una piccola officina di memoria e condivisione, in cui ogni visitatore potrà lasciare traccia del proprio libro-svolta.

L’idea è tanto concreta quanto evocativa: chiunque potrà avvicinarsi allo stand, consigliare un testo che abbia avuto un significato speciale nel proprio percorso umano o professionale e inserirlo simbolicamente all’interno di una teca. Una sorta di archivio sentimentale della lettura, composto non da classifiche o bestseller, ma da opere capaci di aprire passaggi interiori, cambiare prospettive, accendere vocazioni o persino riconciliare qualcuno con la scuola, con l’insegnamento, con il desiderio di imparare.

In un tempo dominato dalla velocità dei contenuti e dalla distrazione permanente, l’iniziativa assume quasi il tono di un gesto controcorrente: fermarsi davanti a un libro e domandarsi non “quanto vende?”, ma “cosa ha lasciato dentro di me?”. 

La proposta nasce dall’identità stessa di Euroedizioni Torino, realtà editoriale da anni impegnata nel mondo della scuola e della formazione. La casa editrice si occupa prevalentemente dei problemi organizzativi e gestionali delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, affrontando tanto gli aspetti pedagogico-didattici quanto quelli amministrativo-contabili. Attraverso consulenza, formazione anche online, riferimenti interpretativi, supporti operativi ed edizioni specialistiche, Euroedizioni accompagna quotidianamente dirigenti, docenti e personale scolastico nella complessa macchina educativa italiana.

Accanto alla pubblicazione di manuali per la preparazione ai concorsi del personale scolastico, la casa editrice sviluppa riviste e strumenti di approfondimento come Fare l’InsegnanteAmministrare la ScuolaDirigere la Scuola e Scienza dell’Amministrazione Scolastica: un ecosistema editoriale che prova a trasformare la normativa e la gestione scolastica in strumenti concreti di crescita professionale.

Ed è proprio qui che il progetto della “teca dei libri” trova il suo significato più autentico. Perché la scuola non è fatta soltanto di regolamenti, procedure e organizzazione. Vive anche di storie personali, intuizioni, pagine sottolineate durante una notte difficile, romanzi trovati per caso, saggi che hanno cambiato il modo di guardare gli studenti, la società, sé stessi.Allo stand di Euroedizioni, sito presso il Padiglione 2-H06, il visitatore non sarà soltanto spettatore. Diventerà testimone. Potrà lasciare un consiglio di lettura, un frammento di esperienza, forse persino una confessione silenziosa: questo libro mi ha cambiato.

 

E in mezzo al grande rumore della fiera, quella teca rischia di diventare qualcosa di raro: una mappa collettiva delle trasformazioni invisibili che solo la lettura sa produrre.