Dall Italia e dal Mondo

Federico Montesano: “Frammenti sospesi” alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

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La galleria Malinpensa by La Telaccia ospita, fino al 7 febbraio prossimo, la mostra dal titolo “Frammenti sospesi” dell’artista Federico Montesano.

 

Nei suoi paesaggi metafisici si respira il linguaggio dell’infinito che oscilla tra reale e onirico. La sua pittura rivela una tecnica raffinata e una profonda interiorità, e si apre come una narrazione dell’anima in cui la libertà e il sentimento generano un percorso altamente espressivo. Ogni tela è un canto silenzioso, un frammento di luce che tramuta la realtà in sogno, la materia in emozione e la forma in poesia. Si tratta di un iter sensibile e vibrante, dove la riflessione sull’esistenza si trasforma in gesto pittorico, e la natura, fonte primaria di ispirazione, si rinnova come spazio dell’anima; in essa l’artista trova la voce della terra e del cielo. La pittura di Federico Montesano si fa visione lirica, sospesa tra una dimensione figurale intrisa di lirismo, le pulsazioni della vita e i silenzi dell’essere. L’esposizione, intitolata “Frammenti sospesi”, nasce da uno stato d’animo puro e si compone come una sinfonia di colori, materia e segni. L’acrilico su tela, steso con armoniosa precisione, vibra di ritmi interni, di respiri cromatici che si accendono e si dissolvono, creando un universo visivo di intensa profondità. Le luci si muovono come pensieri, i chiaroscuri abbracciano la forma e la terra incontra il cielo in una meditazione continua sul tempo e sull’essere. Nelle sue opere, Federico Montesano dipinge l’emozione, la luce che pulsa e la vita che arde nei silenzi. Ogni pennellata si fa simbolo e ogni contrasto rivela un’emozione che supera la materia. Colori gialli che si accendono al sole, verdi che respirano di speranza, rossi che ardono di passione, arancioni che custodiscono la memoria dialogano con il blu del cielo, creando armonie di straordinaria intensità poetica. La natura, maestosa e spirituale, diventa spazio dell’anima che fa riflettere sull’essenzialità e l’importanza del colore, in cui la vibrazione della materia si unisce al pensiero concettuale dell’immagine in maniera unica e personale. Anche nell’installazione di plexiglass e nei libri d’artista si avverte la medesima intensità poetica. Si tratta di una ricerca di equilibrio tra pensiero e sentimento, tra forma e respiro. Nel suo universo visivo si distende un silenzio cosmico in cui la luce, plasmata con intelligenza e sensibilità, accende un dinamismo interiore di rara suggestione. È qui che l’arte di Federico Montesano trova il suo compimento in un dialogo continuo tra terra e cielo, tra ciò che appare e ciò che vibra nel profondo, vale a dire un canto visivo che parla al cuore e che trasforma ogni frammento sospeso in emozione viva. Montesano affronta la pittura come un processo di conoscenza e rivelazione; ogni segno e ogni velatura sono testimonianze di un pensiero che si fa immagine. Si riconosce una ricerca costante di equilibrio tra intuizione e costruzione, visione e struttura, che culminano in una resa estetica di grande coerenza. Il suo iter, tra natura e concetto, si traduce in un silenzio universale, dove la luce diventa parola e la materia diventa respiro.

Federico Montesano, nativo di Monza nel 1990, si è diplomato e specializzato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e ha frequentato il corso di Scenografia dell’Accedemia del Teatro alla Scala. Opera nel campo delle arti visive, e le sue specialità sono varie, dalla pittura al disegno, all’installazione e alla scenografia. Ha già esposto alla galleria Malinpensa by La Telaccia nel 2023 con la mostra “Stanze introspettive”, nel 2024 ha inaugurato la personale “Transito metafisico”, con la quale ha partecipato anche alla XIX edizione Bergamo Arte Fiera e ha esposto le sue opere nella collettiva “Il mare in vetrina”, sempre presso la galleria Malinpensa di Torino.

Galleria Malinpensa by La Telaccia  – corso Inghilterra 51, Torino

Mara Martellotta

Via Cibrario, un arresto per la rapina in banca

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La Polizia di Stato, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha dato esecuzione ad un’ordinanza dispositiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Torino a carico di un cittadino italiano, gravemente indiziato della rapina aggravata commessa il 28 novembre scorso, in danno della filiale della “Cassa di Risparmio di Asti”, sita a Torino in via Cibrario 6.

L’uomo era entrato nei locali dell’agenzia a volto scoperto, con i guanti calzati ed armato di coltello: avvicinatosi alla cassa, sotto minaccia dell’arma, si era fatto consegnare la somma di 5.000 euro in contanti, per poi darsi alla fuga.

La successiva attività svolta dagli investigatori della Squadra Mobile, consistente nell’analisi dei filmati dei sistemi di video sorveglianza presenti all’interno e nei pressi dell’agenzia bancaria, nell’escussione dei testimoni presenti ai fatti e nel riconoscimento fotografico da parte di quest’ultimi, ha permesso di identificare il rapinatore.

Il provvedimento è stato notificato all’uomo presso la casa circondariale di Siena, ove si trova ristretto, per altra causa, dal 17 dicembre 2025.

Undicenne scappa da casa per un litigio, ritrovato dalla polizia

Per un litigio dovuto al mancato acquisto di un cellulare un ragazzino di 11 anni si è allontanato in treno da casa ad Asti. Il fratello maggiore si è presentato in questura per segnalare che l’undicenne si era allontanato da diverse ore. La madre nel frattempo aveva ricevuto una chiamata dal figlio da un numero sconosciuto, senza però capire dove fosse. Un agente ha quindi richiamato il numero e ha parlato direttamente con il ragazzino che ha detto di essersi smarrito, dicendo di trovarsi in una stazione ferroviaria fuori provincia. La famiglia lo ha così raggiunto in giornata e la vicenda si è conclusa bene.

Vietnam. I segreti del tempo lento

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In Vietnam il tempo non si misura. Si ascolta.

Non corre, non scatta, non insegue. Scivola. Respira. Si deposita come la foschia del mattino sulle risaie del Nord, quando il giorno non è ancora giorno e la notte non è più notte. È in quel confine che il Vietnam inizia a parlarti, ma lo fa sottovoce, come chi ha imparato che alzare il tono non rende più vere le parole.

Qui, la fretta è una forma di cecità.

Le risaie terrazzate sembrano pagine aperte di un libro antico, scritto senza inchiostro ma con fatica, stagioni e pazienza. Ogni gradino è una generazione, ogni solco una scelta ripetuta nel tempo: seminare anche quando non c’è certezza del raccolto. Camminando tra i campi di Sapa o tra i paesaggi sospesi di Ninh Bình, si comprende che il silenzio non è assenza di suono, ma presenza di memoria.

La memoria qui è ovunque. È nei volti segnati, nelle mani che si muovono lente, nei templi che resistono al tempo come le persone hanno resistito alla storia. Il Vietnam ha conosciuto la guerra, l’occupazione, la perdita. Eppure non vive nel rancore. Vive nella continuità. Insegna che ricordare non significa rimanere prigionieri del passato, ma scegliere consapevolmente cosa portare con sé.

Hanoi, all’alba, è una lezione di misura.
Il lago Hoàn Kiếm si anima lentamente: anziani che praticano tai chi, donne che camminano in silenzio, venditori che preparano il phở con gesti antichi, precisi, quasi rituali. Nessuno sembra avere urgenza di arrivare. Perché essere presenti è già una forma di arrivo.

Osservando, senza intervenire, senza giudicare, si impara qualcosa che il viaggio moderno ha quasi dimenticato: il diritto di restare in ascolto. Di non dover subito capire. Di non dover subito raccontare. Il Vietnam ti chiede di guardare prima di interpretare, di sentire prima di spiegare.

E poi c’è Hội An.
Quando il sole cala e le lanterne si accendono, la luce non serve a illuminare le strade: serve a tenere viva la memoria. Le lanterne galleggiano sul fiume come pensieri affidati all’acqua, desideri lasciati andare senza rumore. Non è spettacolo, è rito. Un gesto quotidiano che ricorda che ogni giorno merita attenzione, anche se uguale al precedente.

Qui il tempo lento diventa un atto di resistenza gentile.
Una scelta.
Una forma di educazione emotiva.

Il Vietnam non chiede attenzione. Non la reclama. Non la pretende.
La merita.

La gentilezza che incontri non è mai esibita. È una gentilezza che disarma, perché non cerca approvazione. Nasce da una profonda conoscenza della fragilità umana. Da chi ha imparato che la vita può spezzarsi, ma anche ricomporsi. Da chi sa che l’ascolto è una forma di rispetto più potente di qualsiasi parola.

Viaggiando da nord a sud, tra città, villaggi e fiumi, accade qualcosa di sottile ma irreversibile: inizi a rallentare anche dentro. Le domande si fanno più essenziali. Le certezze meno rumorose. Le opinioni più leggere. Capisci che parlare meno significa comprendere di più.

Il Vietnam ti insegna che ascoltare viene prima di parlare.
Che vivere viene prima di giudicare.
Che la lentezza non è mancanza di ambizione, ma profondità di sguardo.

Quando riparti, il Vietnam non ti segue nei souvenir o nelle fotografie.
Ti segue nel ritmo del respiro.
Nella capacità di fermarti.
Nel rispetto nuovo che porti verso ciò che non comprendi subito.

E forse è questo il segreto più grande del tempo lento:
non cambia il mondo intorno a te.
Cambia il modo in cui lo attraversi.

Un invito a fermarsi. Ad ascoltare. A viaggiare con il cuore.

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Imam, Ravello (FdI): “Normalizzare l’odio è una ferita alla democrazia”

“Basta ambiguità: antisemitismo va condannato senza se e senza ma”

“La decisione di non confermare il trattenimento in CPR dell’imam che aveva giustificato il 7 ottobre e il massacro di Hamas rappresenta un passo pericoloso verso la normalizzazione dell’odio e dell’intolleranza, proprio mentre nel mondo assistiamo a episodi inquietanti di antisemitismo. Una scelta che va completamente nella direzione sbagliata, lanciando un messaggio sociale molto pericoloso”. Ad affermarlo Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte.
“L’antisemitismo non è un’opinione, è un crimine d’odio che mina i valori fondamentali della nostra democrazia. Consentire interpretazioni ambigue e trattamenti giudiziari o politici che tendono alla giustificazione di frasi o comportamenti che negano violenze o incitano all’odio è un errore storico e morale. Occorre – continua Ravello – una condanna netta, chiara e senza ambiguità di qualsiasi forma di antisemitismo o giustificazione di atti violenti”.
“Le Istituzioni – conclude Ravello – devono ribadire con fermezza che le parole hanno conseguenze, e che coloro che giustificano la violenza, la discriminazione o la negazione di diritti non possono trovare spazio nella comunità civica. Non possiamo permettere che la sottovalutazione dell’odio si insinui nelle nostre città. La libertà di espressione non copre la negazione della dignità altrui. Ogni altra ambiguità o indecisione sarebbe un cedimento inaccettabile di fronte a un’emergenza civica e umana”.

Chirurgia dell’anima, oltre la forma verso l’essenza

Chirurgia plastica dell’anima… colei che unisce medicina, ascolto autentico e rinascita personale. C’è una bellezza che non ha nulla a che vedere con la perfezione, che non vive sulle copertine patinate di riviste del settore, nè si agita spropositatamente sui video dei social media ma nell’incontro fragile e straordinario tra ciò che siamo dentro e ciò che mostriamo al mondo.

 

E’ questa la bellezza a cui il Dr. Luca Spaziante, chirurgo plastico di grande esperienza dedica il suo nuovo libro “Chirurgia dell’Anima”. Si parla di un viaggio verso una guarigione profonda, che comincia molto prima della pelle e molto più in profondità delle cicatrici visibili. Questo suo è un libro che nasce dall’ascolto delle ferite invisibili. Il libro rivela una filosofia che attraversa tutta la sua vita professionale e persino quella privata, perché è proprio da li che lui comincia a fortificare i dettami della sua etica. La sua missione non è cambiare i volti delle persone fino a renderli irriconoscibili, non è inseguire modelli estetici irrealistici, omologati e senz’anima; il suo compito è un altro: “correggere senza stravolgere, rivelare e non trasformare”.

Ci sono libri che arrivano come un passo leggero sul pavimento della memoria, come un profumo che non si vede ma resta. Libri che non insegnano soltanto, ma che accompagnano, osservano, accarezzano; libri che nascono da una necessità più profonda della semplice volontà di raccontare. Sono libri che scaturiscono da anni di ascolto, di mani tese, di silenzi condivisi tra un medico e i suoi pazienti. Il libro del Dr. Spaziante appartiene esattamente a questa rara famiglia di opere: quelle che non si limitano a essere sfogliate, ma che vanno vissute. Sin dalla prima pagina si comprende che questo libro non è stato scritto per raccontare un’esperienza, ma per donare un’esperienza, affinché chi legge possa trovare uno specchio, un appoggio, o semplicemente una presenza discreta pronta ad aiutare e a condividere. Questo è un libro che respira – e nel suo respiro c’è quello di ogni persona che il Dr. Spaziante ha accolto, ascoltato e operato, perché la sua idea di cura si piega verso la persona. Viviamo in un’epoca in cui la medicina corre veloce, fatta di dati, protocolli, macchinari che parlano un linguaggio perfetto e preciso. Eppure, in questo ritmo calzante, si rischia di dimenticare una dimensione fragile e necessaria, ossia la persona che abita la malattia. Il Dr. Luca Spaziante, con la sua profonda sensibilità e con un sapere affinato negli anni, riporta al centro ciò che spesso viene messo in disparte: la dignità del paziente. Nel suo libro lui non si limita a spiegare, ma si china con delicatezza su quella zona di vita in cui paura, speranza e vulnerabilità si sfiorano. Ogni sua pagina è un invito a rallentare, a guardare negli occhi la persona prima del sintomo, la storia prima del referto.

E’ come se dicesse: “la malattia è un capitolo, non la definizione di un’esistenza”. Le sue sono storie che illuminano anche quando fanno male. Tra le righe il lettore incontra storie vere trasformate in immagini delicate e poetiche. Non ci sono mai dettagli violenti o toni freddi; ciò che emerge è il lato umano, quello che tocca davvero. Il chirurgo racconta quel tipo di sofferenza che non si vede certo nella lettura dei referti…la paura quindi di non farcela, la fatica di non essere compresi, il tremore nascosto nelle mani di chi chiede: “guarirò?” Ma racconta anche l’altra parte – quella luminosa – fatta di progressi inaspettati, di sorrisi che ritornano senza preavviso, di pazienti che trovano il coraggio di confidare ciò che non avevano mai detto a nessuno. La cura, come ci ricorda l’autore, non è solo farmaco, tecnica, intervento. E’ anche un gesto minimo, invisibile, che produce un effetto quasi sacro: il sentirsi accolti. Leggendo il libro poi si percepisce che la sofferenza non appartiene solo a chi la vive. Esiste un’eco che raggiunge chi osserva, chi accompagna, chi deve dare risposte quando le stesse non arrivano nell’immediato. Una delle bellezze più grandi di questo testo è il modo in cui riesce a intrecciare discipline diverse: la medicina, la psicologia, la narrativa, persino la filosofia. Il Dr. Luca Spaziante non pretende di dare verità assolute ma si limita a proporre una visione, un modo di stare dentro il proprio mestiere e dentro la relazione con l’altro. Forse la forza più grande di quest’opera sta nel fatto che il lettore può trovare in essa due cose preziosissime : un porto dove fermarsi e una mappa per orientarsi. Persino lo stile che accompagna questa guida è limpido, morbido, a tratti quasi musicale.

La sua scrittura non urla, ma sussurra con eleganza, lasciando che siano le immagini dell’anima a parlare. Ogni capitolo sembra costruito come un piccolo quadro: c’è luce, c’è ombra, c’è movimento. Non è una lettura che corre, ma una lettura che si sente. E mentre le pagine scorrono, succede qualcosa di magico: il lettore si accorge che il libro non sta parlando solo di medicina o di malattia, ma sta parlando di lui. Delle sue paure, della sua voglia di essere visto, della sua battaglia quotidiana per sentirsi forte anche quando non lo è. Alla fine, ciò che rimane di questo libro è un senso di gratitudine. Gratitudine verso un medico che non teme le fragilità, che non si nasconde dietro formalismi, che riconosce il valore dell’essere umano, anche quando è stanco, ferito o confuso. Il Dr. Spaziante ci ricorda che la cura migliore non è mai solo medica. E’ una cura fatta di parole dette nel momento giusto, di silenzi che rispettano, di mani che non giudicano, di sguardi che contengono. Il suo libro è una vera propria dichiarazione d’amore verso la vita, anche quando la vita si presenta nella sua forma più difficile. Un’opera la sua che non si limita ad essere letta: resta. Resta nei pensieri, nei gesti, nella memoria di chi lo ha attraversato. Resta quindi come una promessa : quella di una chirurgia capace di guardare negli occhi, di toccare con gentilezza, di comprendere senza invadere. E’ un testo che conforta, che ispira, che illumina. Un compagno prezioso nei momenti in cui tutto sembra confondersi. E’ un promemoria sottile ma potente: siamo esseri fragili, si, ma siamo anche esseri straordinariamente capaci di speranza.

Ed è proprio qui che questo libro rivela la sua forza più grande: non è soltanto un viaggio nella chirurgia plastica vista con sguardo serio, etico e profondamente professionale, ma è anche o soprattutto un messaggio rivolto al futuro. Tra le sue pagine si avverte un appello silenzioso ma potente, ossia l’invito a insegnare, fin dalle scuole, ai ragazzi che crescono tra specchi impietosi e modelli irraggiungibili e assolutamente non autentici, che il corpo non è un nemico da correggere, né un terreno da stravolgere, ma una casa preziosa da conoscere, rispettare e abitare con amore. Per la sua profondità, la delicatezza con cui intreccia scienza ed etica e la sincerità del suo messaggio, il libro del Dr. Luca Spaziante potrebbe diventare un prezioso tributo educativo da portare nelle scuole e nelle università, al fine di poter invitare i giovani a conoscere e a rispettare meglio il proprio corpo prima di desiderare di cambiarlo, a custodire quindi la propria autenticità e a non inseguire trasformazioni o mode di massa che tradiscono di gran lunga ciò che sono nella loro verità fisica e interiore. In ogni sua pagina si percepisce la voce sincera di un medico che fa davvero della sua professione un atto di amore. Un medico che non cura solo il corpo ma che considera addirittura un privilegio poter toccare le anime dei suoi pazienti.

Monica Chiusano

Mini-guida alla scelta della stampante in azienda: cosa considerare davvero prima dell’acquisto

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In un contesto lavorativo sempre più digitale, ci sono dispositivi che continuano a mantenere un ruolo centrale nei processi quotidiani.

Tra questi rientra senza dubbio la stampante, oggi protagonista di una vera evoluzione grazie alla diffusione dei modelli multifunzione.

Questi dispositivi non si limitano più alla sola stampa: possono essere utilizzati come scanner, fotocopiatrici e, in molti casi, diventano un supporto prezioso anche per chi lavora da remoto. Per questo, quando si valuta l’acquisto di una nuova stampante per l’ufficio, è utile avere chiari alcuni criteri di scelta.

Di seguito una breve guida per orientarsi tra le migliori stampanti per uso aziendale, individuando gli aspetti da mettere in primo piano.

Il punto di partenza? Qualità, affidabilità e sostenibilità

Nel momento in cui si introduce una nuova stampante in azienda, il primo aspetto da considerare è la qualità complessiva della soluzione scelta: non solo in termini di performance tecniche, ma anche di continuità nel tempo e supporto post-vendita.

Una stampante professionale pensata per l’ufficio dovrebbe garantire:

funzionamento stabile anche con volumi di stampa elevati
materiali e componenti progettati per durare
aggiornamenti software regolari, soprattutto sul fronte della sicurezza
un servizio di assistenza strutturato, in grado di intervenire rapidamente in caso di necessità

Questi elementi incidono in modo diretto sulla produttività: meno fermi macchina, meno problemi tecnici e una gestione più fluida dei flussi documentali.

Oggi, inoltre, una soluzione di stampa affidabile integra anche funzionalità avanzate di protezione dei dati, fondamentali in un contesto in cui i dispositivi sono collegati alla rete aziendale. A ciò si affianca l’attenzione alla sostenibilità: le stampanti moderne puntano su consumi ridotti e modalità di utilizzo più consapevoli delle risorse, in linea con le politiche ambientali delle imprese.

Valutare i volumi di stampa e le esigenze dell’ufficio

Prima di acquistare una stampante aziendale è fondamentale analizzare i reali volumi di stampa e le modalità d’uso nella quotidianità.

Il numero di utenti e la quantità di documenti prodotti incidono direttamente sulla scelta del modello:

per un piccolo studio può essere sufficiente un dispositivo compatto
per un’azienda strutturata servono macchine più sofisticate, progettate per gestire carichi di lavoro elevati e prolungati nel tempo

Da non sottovalutare la tipologia di documenti stampati: report, presentazioni grafiche o modulistica richiedono impostazioni e risoluzioni diverse.
Una stampante laser, ad esempio, offre maggiore velocità e precisione nei testi, mentre i modelli inkjet garantiscono risultati migliori nei lavori a colori o nei materiali promozionali.

Conoscere con precisione le esigenze del proprio business è il modo migliore per individuare tra le migliori stampanti quella davvero adatta all’ufficio, evitando costi nascosti, rallentamenti e inefficienze operative.

Efficienza energetica e costi di gestione: fattori cruciali nella scelta della stampante aziendale

Nella scelta di una stampante aziendale, la voce “costi di gestione” pesa tanto quanto la qualità di stampa. Accanto alla spesa sostenuta in fase d’acquisto, vanno considerati:

consumi energetici
acquisto di carta e toner (o cartucce)
eventuali interventi di manutenzione

Le stampanti di nuova generazione puntano su efficienza energetica e funzioni intelligenti, come la modalità sleep o l’accensione automatica solo quando necessario. Inoltre, i modelli più evoluti sono progettati per ridurre il consumo di materiali di consumo, ad esempio ottimizzando la copertura del toner e favorendo l’utilizzo della stampa fronte/retro.

Scegliere una stampante che garantisce una gestione ottimizzata nel lungo periodo significa non solo risparmiare, ma anche contribuire a un utilizzo più consapevole delle risorse, in linea con le esigenze di sostenibilità che oggi interessano ogni impresa.

In sintesi, una stampante aziendale ben selezionata non è semplicemente un dispositivo tecnico, ma un tassello strategico nella gestione dei processi documentali, capace di migliorare produttività, controllo dei costi e qualità del lavoro quotidiano.

Dicembre porta il meglio della natura da Borello Supermercati

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Dicembre porta il meglio della natura

È il mese degli agrumi profumati, delle pere succose, dei kiwi pieni di energia e delle verdure che scaldano le giornate fredde: broccoli, cavolfiori, cavolo nero, spinaci.
Un pieno di vitamine e gusto per affrontare l’inverno al meglio. 🥦🍊

👉 Qual è il tuo prodotto di stagione preferito? 
sceglilo da Borello Supermercati