CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 748

"I delitti perfetti di Dio" sulle orme di F&L

Ispirato a un fatto di sangue realmente accaduto a Cuneo. Un continuo gioco linguistico: un romanzo raccontato solo dal detective. Con un occhio spietato sulla provincia piemontese. Tra Gadda e Fruttero e Lucentini, una ventata d’aria fresca nel panorama del noir italiano

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Carlo Torquace, napoletano, è procuratore della Repubblica a Cuneo. In esilio, dopo il drammatico esito di un’inchiesta milanese, finita con il suicidio dell’indagato. Da quella brutta storia Torquace non si è ripreso, e la sonnacchiosa provincia piemontese non sembra poterlo scuotere dalla depressione. Poi, clamoroso, un delitto scuote la città: Lucio Liprandi, farmacista e politico di potere, viene ammazzato nella sua casa di piazza Galimberti con una messinscena degna del più consumato serial killer d’oltremare. Torquace indaga. E scopre che a Cuneo tutti sanno tutto di tutti, ma non dicono nulla. Soprattutto non a un magistrato che pensa e parla in napoletano. Un colpevole poco credibile già in galera, la famiglia del morto che litiga per l’eredità milionaria, un commercialista cocainomane, lettere anonime, sussurri e grida sotto i portici di via Roma, una procace badante brasiliana, un farmacista-profumiere che trova l’odore dell’omicida, l’eterno ritorno della serie numerica di Fibonacci… Torquace troverà il modo di uscire dal pantano di un’inchiesta in cui tutti sembrano avere un movente per ammazzare Liprandi? Forse sì… o no?

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L’AUTORE

Gian Piero Amandola, laureato in Giurisprudenza, è un volto molto noto della Redazione RAI di Torino, dove lavora come inviato presso la testata regionale di RAI 3. In precedenza ha scritto per il manifestol’Espresso, la Gazzetta del PopoloPanoramaCorriere della seraStampa SeraLa StampaLa Gazzetta del PiemonteCinema NuovoI delitti perfetti di Dio è il suo primo romanzo (Edizioni del Capricorno)

Giovanni Migliara. Viaggio in Italia

Le immagini dell’ “Italia restaurata”, nelle opere del pittore alessandrino esposte al Museo “Accorsi-Ometto” di Torino

Pittore romantico a tutto tondo. E a modo suo. Libero dai venti d’“impeto e tempesta” spiranti d’oltralpe, grazie alla lievità – pur nel rigore assoluto della definizione pittorica – dei suoi narrati paesistici e delle sue famose “vedute” urbane, non meno che a quel singolare tocco di gustosa e vivace ironia che spesso popola le sue tele di genere e di costume, ispirate a scene popolari di vivace creatività. Pittore anche di storia patria e cronaca dei tempi, vicino quindi all’Hayez, riconosciuto padre del Romanticismo italiano, così come al torinese D’Azeglio o al fiorentino Bezzuoli, con Giovanni Migliara (Alessandria, 1785 – Milano, 1837) prosegue, al Museo di via Po a Torino, l’omaggio alla grande pittura dell’Ottocento piemontese. Curata da Sergio Rebora e organizzata dalla Fondazione “Accorsi-Ometto” con lo “Studio Berman” di Giuliana Godio e la collaborazione della Città di Alessandria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, la rassegna si focalizza su uno dei temi centrali della ricerca dell’artista, quello del “viaggio”. O meglio, dei “viaggi” da lui intrapresi, fra gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, toccando molteplici località (dalla Toscana all’Emilia, alla più volte visitata Venezia, alla Liguria, al Piemonte e alla Savoia fino al Lazio e alla Campania), puntualmente raccontate in opere “dalla fisionomia inconfondibile”, capaci di offrire un caleidoscopico panorama della penisola negli anni della Restaurazione. Oltre cento sono i pezzi esposti, fra oli, acquerelli, tempere, disegni e raffinati fixès sous verre (miniature a olio su seta applicata su vetro), arrivati a Torino grazie all’apporto del Museo e Pinacoteca Civica di Alessandria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, oltreché di raccolte private e di numerose Istituzioni, non meno che attraverso la collaborazione offerta dai discendenti dell’artista, che hanno messo a disposizione preziosi materiali documentari, fra cui il celebre “Album” in cui Migliara conservava i disegni e gli acquerelli, eseguiti sul posto (a supporto del successivo lavoro in studio) e da lui ritenuti particolarmente significativi. L’iter espositivo procede attraverso sette sezioni, a partire dai “Capricci” e “Vedute di fantasia”, ancora attardati a certe ascendenze settecentesche e ispirati in gran parte alla Venezia di Canaletto e Guardi, dove realtà e fantasia giocano spesso a rimpiattino, per proseguire con “Scene popolari e paesaggi” in cui l’artista racconta la gente, il popolo minuto, uomini donne bambini e bestiole, osservandone con curiosità, le movenze i gesti la rabbia e gli sberleffi, attraverso toni cordialmente narrativi, divertiti e divertenti, come nel delizioso “Ciarlatano Dulcamara che vende l’elisir”, olio del 1837 in cui pittoricamente ripete la “macchietta” donizettiana che andava per piazze millantando le miracolose proprietà del suo “elisir d’amore”. Suggestive e di forte gusto troubadour, le sezioni dedicate agli “Interni di edifici conventuali e chiese” e alle “Composizioni storiche e letterarie” dalla resa pittorica “alla fiamminga”, di particolare effetto per i due acquerelli del ’26 dedicati a “Romeo e Giulietta” e a “Paolo e Francesca”. A “Storia e cronaca del tempo”, accanto ai dipinti raffiguranti i tumulti popolari milanesi antibonapartisti del ’14, appartiene una delle opere più celebri del Migliara, “La filanda a vapore Mylius di Boffalora” del ’28, meraviglioso specchio dei traguardi raggiunti dalla meccanizzazione industriale italiana del primo Ottocento. Evidenti richiami allo studio della scenografia teatrale (Migliara si formò a Brera collaborando con Gaspare Galliari come aiuto scenografo ai teatri alla Scala e Carcano) si percepiscono, infine, nelle “Vedute urbane e viaggio in Italia”, dove la maggior parte delle opere è dedicata a Milano, città di elezione del pittore, o comunque a realtà urbane limitrofe. Prima fra tutte, Pavia con la sua Certosa. A chiudere l’iter espositivo, gli “Album”, disegni e taccuini a documento di viaggi, che erano veri e propri tours finalizzati al lavoro pittorico e accompagnati sempre da quell’inesauribile curiosità culturale   che traspare ben palese in ogni opera dell’artista. Per farsi materia certosina di racconto. Mai monotona. Mai unicorde. Spesso impreziosita da visionarie improbabili fantasie. Così sottili, così lievi, così sussurrate da passare del tutto inosservate. E, dunque, perdonabili.

Gianni Milani

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“Giovanni Migliara. Viaggio in Italia”
Museo di Arti Decorative “Accorsi-Ometto”, via Po 55, Torino; te. 011/837688 int. 3 o www.fondazioneaccorsi-ometto.it
Fino al 16 giugno
Orari: dal mart. al ven. 10/13 e 14/18; sab. dom. e festivi 10/13 e 14/19

Nelle foto

– “Veduta veneziana con figure in costume goldoniano”, olio su tela, 1814
– “Il ciarlatano Dulcamara che vende l’elisir”, olio su tela, 1837
– “Il chiostro della Basilica del Santo a Padova”, olio su tela, 1820 – ’28
– “Piazza Filodrammatici in Milano”, tempera su tessuto serico, 1815 ca.
– “La filanda a vapore Mylius a Boffalora”, olio su tela, 1828
– “Piazza del Duomo in Milano”, olio su tela, 1825 – ’30

La Bottega di Leonardo. Opere e Disegni in Mostra

Al torinese Palazzo Cavour il via alle celebrazioni per il Cinquecentenario della scomparsa del Genio di Vinci
 
Mostra “apripista”, quella inaugurata  sabato 9 febbraio nelle Sale di Palazzo Cavour a Torino, che ben si inserisce nel frenetico tourbillon di iniziative pensate e progettate sotto la Mole (ma anche a Firenze, a Milano, ovviamente a Parigi custode della“Giocanda” – il ritratto e il sorriso in arte più famoso al mondo – e un po’ ovunque su scala internazionale) per celebrare i 500 anni trascorsi dalla scomparsa di Leonardo Da Vinci, il Genio dei Geni, “avente qualità trascendenti la stessa natura – scriveva nelle sue “Vite” il Vasari – meravigliosamente dotato di bellezza, grazia e talento in abbondanza”. Figura simbolo del 2019, Leonardo di ser Piero da Vinci, nato ad Anchiano il 15 aprile del 1452, morì infatti in Francia, ad Amboise – dov’era stato invitato dallo stesso sovrano Francesco I che gli conferì il titolo di “premier peintre, architecte et mecanicien du roi” – nel 1519. Accanto a lui, l’inseparabile allievo Francesco Melzi, Leonardo spirò il 2 maggio di quell’anno. Cinque secoli fa. E l’anniversario cade giusto fra una manciata di mesi. Di qui il fervore commemorativo con cui da tempo e da più parti si mettono in agenda importanti e suggestivi eventi. Ovunque si possa. In ogni modo e maniera. Appigliandosi a qualsiasi frammento di memoria. Di meraviglie dell’arte e della scienza. Di particolari pittorici. Di capolavori creativi o di bizzarre mirabolanti invenzioni. Perché a quel gran Genio che fu Leonardo, fra i massimi archetipi dell’uomo “universale” proprio del Rinascimento, tutto appare (ed è) dovuto. Originale, in quest’ottica, anche la scelta espositiva che a Palazzo Cavour, sotto l’organizzazione di Next Exhibition e la curatela storico-artistica di Nicola Barbatelli, vede idealmente ricreata, fino al 12 maggio prossimo, la Bottega aperta a Milano da Leonardo negli anni ’80 del Quattrocento, in quella Corte Vecchia di fronte al Duomo, dove confluirono numerosi allievi, i cosiddetti “leonardeschi”, i cui tratti pittorici spesso si riflettono e si confondono nelle cifre stilistiche e nei narrati del Maestro. Tanto da renderne incerte, a volte, le stesse attribuzioni. Degli uni e dell’Altro.
 
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Sono venticinque in tutto le opere esposte. In tre meritano la più assoluta attenzione (ad ognuna è riservata un’intera sala e la custodia in teche di vetro), in quanto opere che con altissima probabilità portano i segni palesi di interventi aggiuntivi attribuibili allo stesso Leonardo o sono comunque espressione di una collaborazione fattiva e concreta fra il Maestro e la sua Scuola. In primo piano, la “Maddalena discinta”, olio su tavola menzionato per la prima volta nel 1929 dallo storico dell’arte Wilhelm Suida (che in allora lo attribuì al Giampietrino, fra i migliori seguaci di Leonardo) e apparso brevemente nel 1949 in una mostra a Los Angeles, per poi misteriosamente scomparire e altrettanto misteriosamente ricomparire in Svizzera, in una collezione privata. Nel 2005 l’opera fu nuovamente esposta alla “Mole Vanvitelliana” di Ancona, suscitando l’entusiasmo del decano degli studiosi vinciani, Carlo Pedretti, che in essa intuì la strettissima collaborazione fra Leonardo e l’allievo Marco d’Oggiono. In particolare, secondo Pedretti, alla mano del Maestro andrebbe riferito “quel paesaggio sullo sfondo fatto di giochi di luce e ombra, così vicino a quello della Gioconda”, non meno che il sorriso ambiguo ed enigmatico della Maddalena ritratta “in estasi”. Tracce autografe di Leonardo ben accertabili ancora oggi, e pur anche rilevabili in altri due celebri disegni in mostra a Palazzo Cavour: la “Testa d’uomo” ( già esposta alla Reggia di Venaria nel 2012), realizzata a punta metallica con lumeggiature di biacca su carta, opera del Maestro probabilmente “ripassata” da un allievo e lo “Studio da cavalli e cavalieri” (attribuito), eseguito a penna e inchiostro marrone su carta quale “frammento di pensiero” per la Battaglia di Anghiari, grande pittura murale commissionata a Leonardo nel 1503 per il “Salone dei Cinquecento” di Palazzo Vecchio a Firenze e andata tristemente perduta. Accanto a queste, troviamo in parete un’altra ventina di opere nate all’interno della meneghina Bottega leonardesca e realizzate, solo per citare alcuni nomi, da Gian Giacomo Caprotti (il “Salaì”) autore di un luminoso e vivido “Cristo fanciullo”, come dal Giampietrino (al secolo Giovanni Pietro Rizzoli) cui si deve la “Santa Caterina d’Alessandria”, tema trattato anche da Marco d’Oggiono, via via fino a Cesare da Sesto, con il grande olio su tela raffigurante “San Gerolamo in penitenza” e a Bernardino Scapi detto Bernardino Luini con la sua “Marta e Maria Maddalena”, perfetto e suggestivo esempio del caratteristico “sfumato” leonardesco.

Gianni Milani

“La Bottega di Leonardo. Opere e Disegni in Mostra”
Palazzo Cavour, via Cavour 8, Torino; tel. 011/19214730 – 0881178
Fino al 12 maggio – Orari: dal lun. al ven. 10/18, sab. e festivi 10/20, dom. 10/18
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Foto

– Leonardo (fase di attribuzione) e allievo: “Maddalena discinta”, olio su tavola
– Leonardo e allievo: “Testa d’uomo”, punta metallica su carta

"Trino sacra" debutta con Antonella Ruggiero

Confraternite storiche trinesi e piemontesi in festa per le vie del Comune, gran finale con il concerto di Antonella Ruggiero. S’intitola ‘TRINO SACRA – Percorsi di fede tra storia e tradizione’, la grande kermesse che fa il suo debutto ufficiale Sabato 13 Aprile 2019 a Trino, come preziosa premessa alla celebrazione della Domenica delle Palme, anticamera della Pasqua cristiana. Un evento ideato dagli Assessorati alla Cultura ed Eventi e Manifestazioni del Comune di Trino in collaborazione con le associazioni del territorio
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Un’iniziativa nuova in sapiente equilibrio fra rievocazione, fede, spiritualità musica sacra, che punta l’accento sulla vocazione di recupero del ricco patrimonio culturale di matrice storica della ridente cittadina vercellese.“ Dopo il successo della manifestazione del 30 e 31 Marzo scorsi che ha riportato in scena per le vie della città momenti cruciali della vita militare e civile nel Risorgimento Italiano di cui Trino all’epoca fu indiscussa protagonista, come Amministrazione Comunale proseguiamo decisi nel cammino intrapreso con un’altra iniziativa che accende invece i riflettori su un altro tratto peculiare della nostra storia: quello legato alle Confraternite, preziosi poli aggregativi e sociali da secoli lontani fino a oggi di cui andiamo fieri”, dichiara soddisfatto il Sindaco Daniele Pane, che aggiunge: “ Un patrimonio prezioso, arricchito per l’occasione anche dalla partecipazione di altre confraternite piemontesi provenienti dal Biellese, Monferrato Casalese e Vercellese con cui condividere un momento di riflessione, convivialità e festa e che siamo lieti di accogliere ”. Gli fa eco Roberto Rosso, Vice Sindaco, Assessore alla Cultura, Candidato alle elezioni per il Consiglio Regionale sotto la bandiera di ‘Fratelli D’Italia’, nonché primo ideatore e promotore convinto della nuova manifestazione: “ Trino Sacra è un’espressione che racchiude in sé un passato che profuma di antico e di suggestivo. La processione delle Confraternite in cappe storiche costituisce una forma di recupero tangibile di un aspetto della nostra cultura che merita di essere celebrato a dovere, offrendolo sia alla cittadinanza che a chi verrà da fuori anche per conoscere e apprezzare, per l’occasione, il nostro territorio. Un appuntamento che ci auguriamo diventi una ricorrenza felice fissa nel calendario dei grandi eventi trinesi ”. Dichiara invece Roberto Gualino, Presidente del Consiglio Comunale di Trino e dei Giovani Imprenditori di Vercelli, nonché Vice Priore dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte: “ La fede, oltre che religioso, è altresì primariamente un fatto di cultura. La rievocazione dei percorsi secolari che hanno accompagnato e seguito lo sviluppo delle confraternite quali insiemi di primari intenti spirituali e di fratellanza cristiana attiva fra le persone costituisce un momento di viva partecipazione attiva per la popolazione in termini di unione attorno alle radici solide di Trino. E un invito a riscoprirne il valore anche per i più giovani”.
Il programma della manifestazione prevede due momenti.
S’inizia alle 20.45 con il ritrovo in Corso Italia presso la Chiesa di San Lorenzo da cui prenderà le mosse la processione storica con il seguente itinerario : 20.30 Partenza Processione inizio Corso Italia 20.45 – 1. Confraternita degli Angeli, Chiesa di San Lorenzo 2. Confraternita del SS. Sacramento e degli Apostoli, Chiesa della Confraternita del SS. Sacramento (Chiesa di San Bartolomeo) 3. Terzine Domenicane, Chiesa di San Domenico 4. Confraternita delle Umiliate, Chiesa di S. Maria della Neve o dell’Addolorata 5. Arciconfraternita della Orazione e Morte, Chiesa di Ognissanti 21.30 Arrivo Processione Chiesa di San Bartolomeo, ove invece alle 21.45 avrà luogo, anticipato dai saluti del Parroco Don Patrizio Maggioni e delle Autorità Trinesi, l’atteso concerto gratuito di Antonella Ruggiero, voce regina della musica italiana , che ha da poco rilasciato alle stampe ‘Quando facevo la cantante’ (Libera/Music First): un cofanetto di 6 cd, 115 brani che raccolgono il meglio delle registrazioni live dal 1996 a oggi insieme a canzoni, eseguite sia in concerto che in studio, mai pubblicate sinora nella discografia dell’artista. Presenta lo spettacolo il giornalista e critico musicale Maurizio Scandurra, anche in veste di voce narrante della processione delle Confraternite lungo le vie del Comune, raccontando ai partecipanti presenti episodi curiosi e singolari legati alla vita delle stesse. “La raffinata artista, prima, leggendaria e indimenticata vocalist dei Matia Bazar, si esibirà con due straordinari musicisti: Mark Harris al pianoforte e armonium, mentre al vocoder, synth basso e organo liturgico c’è Roberto Colombo , firma di punta della migliore produzione discografica degli ultimi 40 anni, in un repertorio dal titolo evocativo e altrettanto intenso: “Sacrarmonia”, un viaggio alla riscoperta di perle preziose e pietre miliari della musica sacra nei secoli, attraverso il fil rouge di un talento vocale che non conosce eguali” conclude Giulia Rotondo, Assessore agli Eventi e Manifestazioni del Comune di Trino. Il concerto prevede un ingresso gratuito a offerta libera. L’intero ricavato verrà devoluto al sostegno delle attività della Parrocchia di Trino.

Complici

E proprio quello ci rendeva liberi È proprio questo che ci rende simili E ancora adesso fermi, chiusi e fragili Senza fare niente Credimi Un po’ come ti pare, però credimi Il tempo che hai scordato in questo letto Di notte sembra strangolarmi il collo E non riesco ancora a respirare Amore non riesco a respirare Pensieri che raccontano paure Sapori che non vogliono finire Complici Ogni volta che scappiamo è per riprenderci Quanta voglia che ci toglie il fiato Mangiami e stringimi Oltre quello che verrà

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Oggi si parla di musica recente… di un binomio “old/young” non da poco.

2018…agosto per la precisione, Gianna Nannini ed Enrico Nigiotti scrivono ed interpretano un brano intitolato “complici” sotto l’egida di Mara Maionchi con uscita a settembre. Si tratta di una canzone d’amore orecchiabilissima, dove il quasi-parlato di Nigiotti si affianca ad un ritornello cantato a due voci, ma dove spicca una radiosa Gianna Nannini che, pur rimanendo un po’ defilata, contribuisce a dare al brano sfumature più incisive.Su questa operazione che coinvolge i due toscani, Nigiotti ha dichiarato a Sky24: “Complici” è una canzone che ho scritto in maniera molto libera. La strofa è discorsiva, quasi parlata e il ritornello diventa la ‘morale della storia’ già al primo ascolto. Alcune intuizioni di Gianna sul testo e la sua voce unica hanno reso tutto veramente magico». Come si evince fin dal titolo, la canzone parla dell’importanza della complicità nelle relazioni d’amore. Una complicità che cammina sul filo del crinale, tra il consolidamento del sentimento e il suo andare in mille pezzi. La canzone descrive infatti una situazione tutt’altro che stabile e solida e pone l’attenzione sul limite tra il perdersi e il ritrovarsi. Come in una danza, il brano mi pare possa far riferimento a uno spazio libertà nella relazione. Non sono una partticolare fan di Gianna Nannini ma credo che “vesta” bene questa parte e mi piace ascoltare il brano. Ho poco da dire ma mi piaceva segnalarlo per l’ascolto, ricordando che nulla, nulla è come la complicità. Condividere un posto nella mente dell’altro è una delle cose più intime e private che conosca. Spesso si crede di essere a casa ma la casa è la dove sta il nostro cuore, la nostra mente, in balia di quella complicità che, quando c’è, non serve nulla. Né gesti, né parole. Niente. Solo due persone che anche a distanza si respirano. Ed è elettricità. Cercatela la vostra casa, accomodatevici e comperate un bel divano.

Buon ascolto
https://www.youtube.com/watch?v=nFh9MrLPPLg

Chiara De Carlo

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Chiara vi segnala i prossimi eventi… mancare sarebbe un sacrilegio!

La Madonna (in nero) del Giovenone

La donna (in nero) protagonista di questa quinta uscita è dipinta da Gerolamo Giovenone e ancora una volta si trova ai Musei Reali di Torino presso la Galleria Sabauda. Prima di vedere brevemente la rossa Madonna in trono con il Bambino tra San Giulio D’Orta e San Giuseppe del Giovenone, seguitemi nel “recap” delle precedenti uscite.

Abbiamo iniziato con la Duccio di Buoninsegna, detta anche Madonna di Torino, il quadro è il più antico dipinto del pittore originario di Siena, Duccio di Buoninsegna. Risale al 1280-1283 e ha un’indole bizantina che non è insolita per il periodo in cui è stata realizzata, ma che è assolutamente affascinante perché la collega alle opere di un altro caposaldo del XIII secolo, il geniale, imprescindibile Cimabue, pittore di cui il notissimo biografo Giorgio Vasari scrisse nelle sue Vite, Fu il primo a scostarsi dalla goffa e ordinaria maniera greca, ritrovando il principio del disegno verosimile alla latina. In effetti Cimabue -e attraverso di lui Duccio di Buoninsegna-, intuisce il moto di cambiamento interno alla pittura bizantina, facente capo al forte desiderio di movimento. La pittura bizantina tradizionalmente ieratica e clamorosamente silenziosa, in Europa coltiva la tendenza alla resa dei volumi, come risultato del bisogno latente di comunicazione con l’osservatore. L’intuizione del Cimabue (1240-1302) è così forte da rendergli il merito di aver avviato la rinascenza della pittura italiana. I soggetti carichi di sentimento sono a qualche generazione di distanza nel solco dell’intuizione del senese; Dante lo cita nella Seconda Cantica come colui di cui si conserva il grido. Nella Duccio di Buoninsegna dunque notiamo tutte le caratteristiche che possono mostrare i passaggi tra gli stili, osservando due cose, prima di tutto, le linee spezzate, da cui si intuisce l’attenzione al volume del corpo, perciò al suo prendere spazio; poi, in secondo luogo, vediamo la Madonna tacere tra due momenti quello del dialogo con l’osservatore e quello ludico con il bambino. Quindi qui la comunicazione già esiste, con il volume al minimo, sospesa nel momento dell’ultimo sguardo e attaccata alla forza del gioco. Dopo è uscita la Madonna delle Ciliegie, del maestro dell’agosto di Palazzo Schifanoia. Ancora una volta abbiamo avuto occasione di parlare del movimento contro la guerra Donne in Nero; si è parlato del presidio portato avanti dalla Casa delle Donne di Torino in centro città all’angolo tra via Garibaldi e via XX Settembre ogni ultimo venerdì di ogni mese. La Madonna delle Ciliegie è dipinta con un mantello di colore nero e lucido come il velluto e ha pendenti sul capo due rami di ciliegio simbolo della passione di Cristo e per i quali si è ricordato l’episodio della battaglia di Keraso, vinta dai Romani. Poi con la terza uscita abbiamo visto il Polittico di Sant’Anna dell’amatissimo Gaudenzio Ferrari di cui si è detto, quattro tavole sono ai Reali di Torino e due alla National Gallery di Londra. Polittico che potrebbe essere oggetto di dialogo tra i lettori che vogliano interrogarsi su quale sia la parte preferita tra le quattro analizzate. In altre parole, vi sentite più vicini al tenero congiungersi della Madonna con il Bambino sulle ginocchia di Sant’Anna (scena centrale), all’abbraccio carico di salvezza (sulla sinistra), alla fuga di Gioacchino dal tempio (a destra) oppure, in ultimo, al pensoso e onnisciente Salvator Mundi (sopra)? Il pezzo della scorsa settimana, ossia la quarta uscita dedicata alla Madonna con il Bambino e sei Santi di Andrea Mantegna, ha dato occasione di ricordare di un certo modo di dipingere tipico del XV/XVI secolo quello che accosta i ritratti di figure viventi e figure sovrannaturali. La Madonna con Bambino e sei Santi è un quadro datato circa 1485 e conservato ai Musei Reali di Torino. Non è raro per Andrea Mantegna scegliere di dipingere Santa Maria in nero, ad esempio anche la Madonna con coro di angeli, conservata a Milano presso la pinacoteca di Brera, una tempera grassa su tavola attribuita sino al tardo XIX secolo al Bellini, ha indosso un mantello nero che le cinge il grembo, il capo e le spalle. Santa Maria e il Bambino della Brera di Milano si stagliano sullo stesso cielo azzurro della Madonna con sei Santi dei Reali di Torino, ma in questo caso i due sono circondati da angeli distinti in Cherubini e Serafini a seconda del colore delle ali; grande assente il San Giovannino, da sempre compagnia preferita di Cristo Bambino. Eccoci dunque a parlare della Madonna del Giovenone, accomunata alle altre per alcuni motivi e unica per certi aspetti. Per i caratteri di somiglianza vediamo prima di tutto il fatto che si tratta di una Madonna in trono -cosa che la rende più simile alla Duccio di Buoninsegna-, poi la Giovenone ha il mantello di un nero lucido come il velluto -e perciò ricorda la Madonna delle Ciliegie-, considerando la datazione invece, vediamo la data del 1533 cosa tra tutte quelle fin qui nominate che la rende la più vicina al polittico gaudenziano datato al 1508, in ultimo anche la Madonna del Giovenone inscena figure sovrannaturali proprio come nella Madonna con Bambino e sei Santi di Andrea Mantegna. Per quanto riguarda il resto, infine, la Madonna in nero di Gerolamo Giovenone tra i santi Giulio D’Orta e Giuseppe ha dei capelli di cui il colore porta eccezione rispetto a tutte le altre.

Ellie

https://www.museireali.beniculturali.it/opere/madonna-trono-bambino-fra-santi-giulio-dorta-giuseppe/


 

Marzo, ecco i libri più letti e commentati

Marzo di lettura, per gli iscritti al gruppo Facebook più numeroso e frequentato della rete, almeno tra quelli in lingua italiana dedicati all’argomento; questo mese l’attenzione di nostri infaticabili lettori si è concentrata su tre titoli molto diversi tra loro

Robert Galbraith, ovvero J.K. Rowling, si rivela ancora una volta scrittrice di grande talento e i nostri lettori dimostrano di apprezzare particolarmente Bianco Letale , la sua ultima fatica; alto il gradimento anche per il divertente romanzo di Giacomo papi Il censimento dei Radical Chic, mentre torna alla ribalta, dopo essere stato discusso in un popolare programma televisivo, La svastica sul sole, di Philip Dick. In tema di tv, la recente riduzione de Il nome della rosa ha riacceso i riflettori sul capolavoro di Umberto Eco e ai lettori interessati segnaliamo altri due titoli trasformati in serie di successo: Il racconto dell’ancella, di Margareth Atwood  e quella tratta dal romanzo L’alienista, di Caleb Carr . Ai lettori che chiedono suggerimenti su letture divertenti segnaliamo l’ironico Zia Mame di Patrick Dennis, l’esilarante Vacanza matte di Richard Powell e il classico Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, di Roy Lewis, titoli più votati nei consueti sondaggi tra i lettori del gruppo. Per questo mese è tutto, aspettiamo i vostri commenti e i vostri consigli sul gruppo Facebook Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri!

Podio del mese

Bianco Letale, di R. Galbraith (Salani) – Il censimento dei Radical Chic, di G. Papi (Feltrinelli) – La svastica sul sole, di P. Dick (Fanucci)

Libri e tv

Il nome della rosa, di U. Eco (Bompiani) – Il racconto dell’ancella, di M. Atwood (Ponte alle grazie) – L’alienista, di C. Carr (Newton Compton)

Per ridere e sorridere

Zia Mame, di P. Dennis, (Adelphi) – Vacanze matte, di R. Powell (Einaudi) – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, di R. Lewis (Adelphi)

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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it 

Kirill Petrenko e Leonidas Kavakos le “stelle” di aprile

Lunedì primo aprile alle 20, al Teatro Vittoria, per l’Unione Musicale, l’Arsenale Sonoro eseguirà musiche di Teleman, Bach, C.P.E. Bach. Mercoledì 3 al Conservatorio alle 21, Edgar Moreau al violoncello e David Kadouch al pianoforte, eseguiranno musiche di Franck, Poulenc e Strohl
Giovedì 6 alle 20.30 e venerdì 7 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Nikolaj Znaider, eseguirà musiche di Elgar e Beethoven. Venerdì 5 alle 20.30 all’Auditorium del Lingotto, la Chamber Orchestra of Europe diretta da Leonidas Kavakos nel doppio ruolo di direttore e violinista, eseguirà musiche di Mozart, Stravinskij, Beethoven. Sabato 6 alle 20 al Teatro Vittoria, l’integrale dei Lieder di Schubert. Progetto a cura di Erik Battaglia. Mercoledì 10 alle 20 al Teatro Regio, debutto per la stagione d’opera de “La Sonnambula” di Vincenzo Bellini. Melodramma in 2 atti. L’orchestra e il coro saranno diretti da Maurizio Benini.

Leonidas Kavakos
Photo: Marco Borggreve

Repliche fino sabato 20. Sempre mercoledì 10 alle 21 al conservatorio, per l’Unione Musicale Francesca Dego violino e Francesca Leonardi pianoforte, eseguiranno le sonate per violino e pianoforte di Beethoven (primo concerto). Giovedì 11 alle 20.30 e venerdì 12 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Nikolaj Znaider e con Seong-Jin Cho al pianoforte, eseguirà musiche di Janacek, Ravel e Dvorak. Sabato 13 alle 20 al Teatro Vittoria, Laura Capretti, Francesco Maccarone e Gianmarco Moneti, eseguiranno musiche di Schumann. Mercoledì 17 alle 21 al Conservatorio, per l’Unione Musicale Francesca Dego violino e Francesca Leonardi pianoforte, eseguiranno le sonate per violino e pianoforte di Beethoven (secondo concerto). Giovedì 18 alle 20.30 e venerdì 19 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da James Conlon, eseguirà musiche di Wagner, e Korsakov. Venerdì 26 alle 20 e sabato 27 alle 20.30, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Kirill Petrenko, eseguirà musiche di Beethoven e Strauss.

 
Pier Luigi Fuggetta

L'isola del Libro. Speciale Joël Dicker

Adesso che “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker è diventato anche una serie tv su Sky Atlantic, interpretata dal fascinoso ed enigmatico Patrick Dempsey (già protagonista del medical drama di successo “Grey’s Anatomy”), ecco l’occasione giusta per rileggere oppure leggere per la prima volta e scoprire anche gli altri romanzi del giovane scrittore svizzero, nato a Ginevra nel 1985. Sguardo limpido e viso da ragazzino, Dicker è un autore geniale, abilissimo e prolifico di cui vorremmo leggere un libro al mese. Il suo best seller, che ha venduto solo in Italia 800.000 copie, ora con la regia di Jean Jacques Annaud promette di bissare il successo anche sullo schermo. Dempsey interpreta Harry Quebert, lo scrittore tormentato dai fantasmi di un passato mai chiarito e risolto, che torna prepotentemente a galla e gli stravolge la vita.
 
 
“La verità sul caso Harry Quebert”
 
La storia è avvincente, appassionante e scritta in modo magistrale. Ecco la trama. Harry Quebert è uno stimato professore universitario di 67 anni, stella del firmamento letterario e dell’intellighenzia americana, grazie al successo mondiale del suo capolavoro “Le origini del male”. Nel 2008 vive in una magnifica villa sull’oceano, Goose Cove, poco fuori la cittadina di Aurora nel New Hampshire, sulla Route in direzione del Maine. E’ qui che lo raggiunge il suo ex allievo, il giovane scrittore Marcus Goldman, che dopo un primo romanzo che l’ha rimbalzato nell’Olimpo dei ricchi e famosi, ora è in preda al classico blocco dello scrittore e si rifugia dal suo mentore sperando di trovare ispirazione. La trama si fa incalzante quando proprio nella proprietà di Quebert viene ritrovato sepolto il corpo di una giovane donna. E’ quello di Nola Kellergan, 15enne con la quale Quebert (all’epoca 34enne) aveva avuto una relazione nell’estate del 1975, scomparsa 33 anni prima in circostanze misteriose. Accanto al suo cadavere viene rinvenuto anche il manoscritto del famoso romanzo del professore, che poco dopo la sparizione della fanciulla, l’aveva pubblicato conquistando successo e fama. Ed è proprio su di lui che cadono i sospetti: viene arrestato, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, rischia l’iniezione letale. In un attimo perde tutto e un macigno schiaccia la sua intera vita. Allora chiede aiuto a Marcus che si precipita nel bel mezzo di questa bufera e non sta certo con le mani in mano. Vuole scagionare il suo amico e parte con le sue indagini, prova a ricostruire la dinamica dei fatti, si trova a fare cose di cui si pentirà e finirà per interrogarsi sulla vera natura dell’uomo che gli ha cambiato la vita. Di più non anticipo..ma preparatevi a fulminanti colpi di scena e a scoprire che nulla è mai come sembra…
 
 
“Gli ultimi giorni dei nostri padri” – Bompiani – euro 20,00
 
In realtà è questo il romanzo di esordio di Joël Dicker, che nel 2010 ha ottenuto il Prix des écrivains genevois. Possiamo vederlo in parte come un romanzo storico perché fa luce su alcuni retroscena poco conosciuti della storia europea. Racconta del SOE, Special Operations Executive, ovvero una squadra dei servizi segreti inglesi che durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò nell’ombra, incaricata di azioni di sabotaggio ed intelligence tra le linee nemiche. Fu voluta dal primo ministro britannico Winston Churchill ed era formata da persone insospettabili, giovani brillanti e gente comune. Siamo nel 1940 e il giovane Paul Emile lascia Parigi per Londra sperando di unirsi alla resistenza. Viene reclutato nel SOE, insieme a tanti altri: sono tutti sottoposti a un duro addestramento e poi rimandati nella Francia occupata dai tedeschi per raccogliere più informazioni possibili. Con Paul Emile (soprannominato Pal) ci sono altri suoi connazionali valorosi; diventeranno i suoi amici, mentre l’unica donna del gruppo, Laura, sarà la sua fidanzata. Hanno un grande ideale comune e rischiano la pelle, perché rispediti in Francia scopriranno che il controspionaggio tedesco è già in stato di allerta….
 
 
 
“Il libro dei Baltimore”   -La Nave di Teseo” – euro 22,00
 
Il romanzo è del 2015, ma in Italia è uscito l’anno dopo. Ed è una splendida saga familiare. Ritroviamo come protagonista lo scrittore Marcus Goldman de “La verità sul caso Harry Quebert” che qui racconta invece la storia della famiglia Goldman di Baltimore. Prima di un drammatico   evento, che Marcus definisce “La Tragedia”, erano due i rami della famiglia. I Goldman di Baltimore, ricchissimi, abitavano in un quartier di lusso e sembravano la famiglia ideale: lo zio Saul avvocato di grido, la zia Anita donna affascinante e valido   medico, e i due cugini, Hillel molto intelligente, Woody promessa del football. D’altro canto e in condizioni economiche molto più modeste, appartenenti alla classe media e in un piccolo appartamento, ci sono i Goldman di Montclair, di cui fa parte Marcus che guarda con ammirazione e invidia i Baltimore. I tre giovani cugini avevano formato la Gang Goldman e stretto un patto: nessuno di loro avrebbe dovuto fare avance alla ragazza di cui erano innamorati, Alexandra, ovvero il loro amore proibito. Poi una tragedia misteriosa e Marcus che cerca di ricostruire gli eventi….
 
 
“La tigre” -Bompiani   – euro 7,50
 
Questa è una piccola chicca di 56 pagine da leggere tutta d’un fiato, scritta da Dicker appena ventenne nel 2005, pubblicata in Italia da Bompiani nel 2016. E’un breve ma intenso racconto ambientato nella Russia nel 1903, sotto il regno dello zar Nicola II. San Pietroburgo è allarmata dalla notizia di una tigre che scorrazza seminando morte al suo passaggio. Lo zar mette una taglia e promette una ricompensa a chi riuscirà a fermare il felino. A raccogliere la sfida è il giovane squattrinato Ivan……
 
 
 
 
“La scomparsa di Stephanie Mailer” -La Nave di Teseo – euro 22,00
 
Ecco un’altra storia ad alto tasso di adrenalina e suspense, che Dicker scandisce su più piani temporali, ambientata nella cittadina balneare di Orphea, negli Hamptons. Qui nel 1994, mentre sta per andare in scena il primo festival locale teatrale, vengono uccisi nella loro casa il sindaco, la moglie e il figlio. Lì vicino viene trovato anche il cadavere della giovane Meghan, freddata mentre faceva jogging: forse uccisa perché incappata nell’assassino che ha pensato bene di non lasciare testimoni. Le indagini vengono svolte dai due ambiziosi agenti, Jesse Rosenberg e Derek Scott, che chiudono il caso incriminando Ted Tennenbaum, un ristoratore del luogo. Poi si balza al 2014 quando Rosenberg, diventato capitano di polizia, ora prossimo alla pensione, viene avvicinato dalla giornalista Stephanie Mailer che lo incalza sostenendo che all’epoca era stato accusato un innocente…di più non potrà dire perché poco dopo scompare. Che cosa aveva scoperto e che fine ha fatto? E’ quello che cercheranno di scoprire Jesse e Derek, affiancati dalla collega Anna Kanner. Riapertura della vecchia indagine e nuovo mistero che vi inchioderà fino all’ultima riga. As usual… quando si parla dei libri di un asso come Joël Dicker.
 
 

Elisa e il sax di Colin Stetson

Gli appuntamenti musicali della settimana

Lunedì. Al Jazz Club è di scena il vocalist Samuele Spallitta. Al Milk suona il trio di Antonello Salis.
Martedì. Al Jazz Club si esibiscono i Kasmata, mentre al Blah Blah sono di scena i Lay.
Mercoledì. Allo Splendor di Aosta il duo cubano Sosa-Caniiizares.
Giovedì. Al Circolo della Musica di Rivoli suona il sassofonista americano Colin Stetson con Paolo Spaccamonti. All’OffTopic si esibisce il quartetto Cara Calma. Al Jazz Club suona il trio di Sergio Di Gennaro. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Edda. Al cine-teatro Gobetti di San Mauro si esibisce la cantante Elis Prodon accompagnata dal pianistaFabio Gorlier.
Venerdì. Al Jazz Club si esibisce il quartetto Women in Swing. Al Folk Club suona il chitarrista Francesco Piu. Al Sociale di Valenza è di scena il trio di Andrea Pozza con ospite il sassofonista Harry Allen. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce il cantante inglese Jason McNiff.
Sabato. Al Jazz Club sono di scena i Nolamee. All’Auditorium del Lingotto arriva Elisa ( in replica domenica e martedì). Al Blah Blah sono di scena i Destroy All Gondolas. Allo Ziggy si esibiscono i Von Neumann.
Domenica. Sempre allo Ziggy sono di scena gli Sherpa. All’Hiroshima Mon Amour suona il Canzoniere Grecanico Salentino.
 

Pier Luigi Fuggetta