INAUGURAZIONE IL 16 OTTOBRE
L’ Impresa Giubileo Onoranze Funebri ha sempre avuto tra le sue priorità l’ impegno nel promuovere la cultura.
Contribuire a diffondere la conoscenza, essere partecipi, credere nel suo valore pubblico, essere capaci di investire in ciò significa confidare nelle persone, nelle loro identità, volerle proteggere ed arricchire.
Con la mostra d’ arte ‘La Porta Nuova’ prende il via il programma ‘Giubileo per l’ arte’ con il quale l’ Impresa renderà possibile, ogni anno, l’ organizzazione, realizzazione e promozione nel panorama espositivo torinese di una mostra pubblica, con artisti di livello nello scenario dell’ arte contemporanea e creando altresì opportunità a nuove leve riconosciute valide da curatori attivi e noti.
S’ inizia con la collaborazione con il noto gallerista Ermanno Tedeschi, animatore della vita culturale torinese, romana e israeliana conosciuto anche per le sue collezioni d’arte contemporanea.
«Vogliamo dare al nostro lavoro una lettura che vada oltre alla professionalità che da sempre ci contraddistingue – spiegano da Giubileo – L’arte, che per sua natura da sempre si confronta con il trascendente, ci è sembrata una scelta obbligata».
Il progetto in essere è stato concepito e realizzato da Carlo Galfione, artista scelto da Tedeschi per la sua poetica che spesso affronta il tema del passaggio e della memoria.
E’ in programma per il 2020 un’ esposizione il cui tema conduttore sarà il ‘Viaggio’.













Con l’obiettivo, che già il titolo mette in chiara evidenza, di proporre ancora una volta al pubblico la sintesi di una narrazione pittorica di fascinosa “poliedricità”, la rassegna assembla oltre trenta lavori poco conosciuti e mai esposti ad Alba e nel Cuneese, concentrandosi in particolare su acquerelli, gouache e opere a tecnica mista realizzate su carta. Non mancano gli oli, come il klimtiano – permeato di armonioso erotismo – “Nudo sul tappeto” dell’’85, e le incisioni, con “La rosa” del ’70. Pezzi, questi, più noti al grande pubblico, rispetto alle inquietanti “Marionette” dell’ ’89 o all’accademico “Studio di testa” dell’’84, accanto al cupo “Anfiteatro con nuvola nera” del ’70 e al fantasioso “Soggiorno di via Calandra” del ’78. Opere in cui s’intrecciano sogni, realtà e le personalissime emozioni di un “uomo solitario e complesso”, impegnato a regalarci e a regalarsi racconti spesso intrisi di “quell’epico senso dell’inconcludenza umana” e di quel pessimismo – soffuso ma pesante – propriamente legati alle sue origini ebraiche.
