Caro direttore, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende commemorare la figura delicata, colorata e pensosa di Gianni Rodari; morto il 14 aprile del 1980 a Roma, ricorre proprio quest’anno il 41° anniversario della sua scomparsa.
Tutti conoscono Gianni Rodari; quasi ciascuno di noi ha imparato a sillabare e a leggere attraverso le invenzioni geniali e fantasiose dello scrittore piemontese. Quello che forse alcuni di noi scordano e che abbiamo imparato anche a pensare attraverso le righe giocose e le rime melodiose delle sue filastrocche. È stato un uomo che ha molto sofferto; del suo dolore ha fatto uno strumento per conoscere il prossimo e sentirlo affine. Difendeva i deboli, gli esclusi, gli ultimi della società, in nome della libertà e della verità; d’altra parte era stato pure partigiano anche se ripudiava la guerra e la violenza con tutte le sue forze. Il suo pensiero andava sempre ai bambini; specialmente quelli sfortunati, come forse era stato anche lui.
“Quest’anno mi voglio fare / un albero di Natale / di tipo speciale, / ma bello veramente. / Non lo farò in tinello, / lo farò nella mente, / con centomila rami / e un miliardo di lampadine, / e tutti i doni / che non stanno nelle vetrine. / Un raggio di sole / per il passero che trema, / un ciuffo di viole / per il prato gelato, / un aumento di pensione / per il vecchio pensionato. / E poi giochi, / giocattoli, balocchi / quanti ne puoi contare / a spalancare gli occhi: | un milione, cento milioni / di bellissimi doni / per quei bambini / che non ebbero mai / un regalo di Natale, / e per loro ogni giorno | all’altro è uguale, / e non è mai festa. / Perché se un bimbo / resta senza niente, / anche uno solo, piccolo, / che piangere non si sente, / Natale è tutto sbagliato. (Gianni Rodari, “Un abete speciale”)
Rodari insegnava quella pedagogia che per alcuni può sembrare un po’ retrò: essere ubbidienti, non mentire, fare i bravi, volersi bene, studiare; ma anche giocare e sognare. Siamo sicuri che siano concetti sorpassati e che non possano essere d’aiuto per gli educatori e i piccoli di oggi?
“Ci sono cose da fare ogni giorno: / lavarsi, studiare, giocare, | preparare la tavola a mezzogiorno. / / Ci sono cose da fare di notte: | chiudere gli occhi, dormire, / avere sogni da sognare, / orecchie per non sentire. / Ci sono cose da non fare mai, / né di giorno né di notte, / né per mare né per terra: / per esempio la guerra.” (Gianni Rodari , “Promemoria”)
Il poeta dava un peso enorme soltanto agli aspetti veramente importanti della vita che sfuggono ai più superficiali, agli adulti indaffarati. Eppure la sua lungimiranza in alcuni casi diventa più eversiva di tanti autori osannati per l’audacia sfrontatezza o l’impegno politico.
“Tutti gli usi della parola a tutti”: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.” (Gianni Rodari)
I diritti civili non mancano mai nei suoi contenuti, come appare evidente nella favola “Giacomo di cristallo”, in cui il bizzarro Giacomo, omino trasparente, inizialmente penalizzato dalla sua impossibilità di nascondere il proprio pensiero in un regime dittatoriale, riuscirà ad affermare la forza della verità e della libertà:
“[…] Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche
la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri. Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché’ la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.” (Gianni Rodari, “Giacomo di cristallo”)
Conosceva tutta la sofferenza delle anime più indifese e lese; per loro invocava giustizia, istruzione e dignità, anticipando molti temi presenti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ONU.
“Quanto pesa una lacrima? La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” (Gianni Rodari)
Il CNDDU propone una lettura dei diritti umani attraverso l’opera di Rodari. Gli studenti di ogni ordine e grado, seguiti dai loro docenti, potrebbero inventare un percorso originale attraverso immagini, slogan, e-book che coniughi la realtà del nostro presente con le sue storie. Si propone la realizzazione di un logo per l’anniversario da inviare alla nostra email (coordinamentodirittiumani@gmail.com); i più significativi saranno pubblicati sui nostri canali social.
“Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.” (Gianni Rodari)
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU
Scriveva nel 1753 la contessa Angelica Kottulinsky, dama d’onore della principessa Vittoria di Savoia Soissons:



Monforte d’Alba (Cuneo) Classe ’82, torinese d’adozione ma cuneese di nascita, laurea in Architettura, numerose mostre in Italia e all’estero, e sicuramente fra i più interessanti esponenti della street art nazionale (con imponenti lavori che prendono corpo attraverso i social), è l’artista GEC ART – al secolo Giacomo Bisotto – il vincitore italiano del “Progetto Europeo ETI” (“Expérimenter une Transformation Institutionelle”), promosso in Italia dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba, insieme con altri tre partner europei: l’ente capofila “Ecole National d’Art” di Parigi, “Idensitat” di Barcellona e “Minitremu” di Targu Mures-Romania. Quello di GEC ART è un progetto in divenire di arte pubblica “open air” dal titolo “Wine in progress” ed è stato selezionato “per lo stile contemporaneo del linguaggio impiegato, il carattere partecipativo del processo di creazione, l’originalità nel far dialogare mondo digitale e analogico, la capacità di leggere il presente attraverso il recupero della memoria delle Langhe e del Roero”. Articolata in più fasi, l’opera vedrà in primo luogo la partecipazione attiva e diretta dei cittadini attraverso il web. Dalla pagina evento Facebook (link: https://bit.ly/2PxJd bz), l’artista chiamerà a raccolta giovani e adulti, affinché aprano i propri album fotografici di famiglia alla ricerca di immagini ambientate nelle Langhe e nel Roero (oggi “Patrimonio dell’Umanità” Unesco) che raccontino il lavoro, nonché la fatica e la conseguente soddisfazione, dei nonni e dei bisnonni nelle loro vigne e cantine, dalla potatura alla vendemmia, dalla cura della vite alla vinificazione. Tra le fotografie che il pubblico proporrà, Gec Art ne selezionerà alcune per realizzare disegni e ritratti di grandi dimensioni, dipinti su carta e applicati su pareti di muri, edifici o palazzi del territorio, visibili quindi a tutti, esposti ai fattori climatici, che impatteranno così sull’opera, rendendola unica e allo stesso tempo effimera. “Langhe e Roero – afferma Gec Art – sono un territorio turisticamente molto sovraesposto, spesso con un turismo usa e getta, in cui si perde la concezione del lavoro che fu portato avanti con cura, passione e fatica dai nonni, e in cui si è un po’ smarrito il ricordo di tutta quella parte iniziale di sudore e invenzione dei ‘padri fondatori’ che hanno lottato contro la povertà”. “Con il mio progetto – continua – desidero quindi recuperare la memoria genuina del territorio attraverso l’aiuto e il coinvolgimento di chi ne porta il testimone e restituirla a tutta la
comunità. Il mio intervento vuol essere un omaggio ai grandi padri e vorrei che tutti i cittadini si sentissero coinvolti nella realizzazione di questa opera di arte pubblica, indipendentemente dalla loro passione per l’arte”. Chi parteciperà al progetto fornendo le proprie fotografie di famiglia avrà in omaggio un poster realizzato e firmato da Gec Art, una sorta di scambio tra artista e pubblico attivo.