Dai Comuni arriva un nuovo impulso al progetto di studio e riorganizzazione del Trasporto Pubblico Locale promosso da GIC, Gruppo Imprese Chieresi, con l’obiettivo di raccogliere “dal basso” le reali esigenze della mobilità di cittadini, lavoratori, studenti e pendolari che si muovono per lavoro, studio e sanità, e costruire, a parità di risorse, un sistema di TPL più efficiente ed efficace.
Su stimolo del Comune di Castelnuovo Don Bosco, grazie all’iniziativa del sindaco Umberto Musso, seguendo l’esempio di Villanova d’Asti, primo Comune ad aver formalmente aderito e stanziato la propria quota d’adesione al progetto, una dozzina di amministrazioni del Nord Astigiano e della collina Chierese hanno deciso di affrontare un percorso condiviso per aggiornare e rendere concreta la proposta di organizzazione del TPL, fondata su un’analisi scientifica sui flussi di mobilità. All’incontro svoltosi il 3 febbraio scorso, oltre a Castelnuovo Don Bosco e Villanova d’Asti (in collegamento), hanno partecipato Sindaci dei comuni di Albignano, Aramengo, Bergamo San Pietro, Bittigkuera d’Asti, Capriglio, Cerreto d’Asti, Moransengo-Tonengo, Passerano Marmorito, Pino d’Asti, Piovan Massaia e Valfenera. Presenti in ascolto anche la Provincia di Asti con consigliere delegato ai trasporti Davide Migliasso e l’Agenzia della Mobilità Piemontese.
“L’obiettivo dello studio è semplice ma ambizioso, capire come oggi si muovano davvero le persone – ha spiegato Dario Kafaie, presidente del GIC – non chiediamo più risorse, ma un TPL disegnato sulle reali esigenze delle persone. Se la mobilità non è comoda o funzionale, le persone non vengono a lavorare sul territorio, i giovani se ne vanno, le imorese fanno fatica a restare o a crescere. Si tratta di un circolo vizioso che possiamo spezzare solo con una visione condivisa”.
Villanova d’Asti è stato il primo ente a approvare formalmente il progetto, stanziando la quota relativa al proprio Comune.
“Abbiamo aderito perché è fondamentale raccogliere informazioni che oggi nessuno possiede sulle necessità dei nostri cittadini e degli utenti del Trasporto Pubblico Locale – ha sottolineato il Sindaco Roberto Peretti – annunciando di aver programmato a metà febbraio una prima riunione operativa per l’avvio della raccolta dati. Mi auguro che il nostro territorio riesca a muoversi in modo coeso, perché più siamo e più lo studio può essere accurato e preciso”.
Il valore scientifico del progetto è affidato al coordinamento di Cristina Pronello, esperta internazionale di mobilità e docente del Politecnico di Torino.
“Non si tratta di una spesa ma di un investimento – spiega Cristina Pronello – non si possono pianificare i trasporti a naso, senza dati si producono servizi vuoti e si sprecano risorse pubbliche. Per questo abbiamo previsto una prima fase di raccolta e analisi, per poi approdare a una risposta concreta di riorganizzazione del TPL. Il tutto è modulabile in base al numero dei Comuni aderenti, anche se più il perimetro è ampio e più il quadro che ne emergerà potrà risultare efficacie”.
“Dopo un anno di attesa, è arrivata, nostro malgrado, una risposta negativa – ha spiegato Kafaie – che ha fatto emergere il rammarico per la mancata adesione del comune di Chieri, epicentro naturale dei flussi di pendolarismo dell’area. Si tratta di una scelta legittima che rispettiamo, in quanto espressione autonoma di un’Amministrazione nel ridefinire le proprie priorità, ma che non condividiamo. Chieri è grande se si occupa anche dell’ultimo Comune del suo bacino. Ha un ruolo che comporta responsabilità politiche e una visione territoriale ampia: rinunciare a strumenti di analisi condivisi significa arretrare nella funzione di leadership naturale, limitandosi a una prospettiva autoreferenziale. A nostro giudizio, la citta deve tornare a essere motore e punto di riferimento, assumendo decisioni che guardino alla sviluppo del territoriale e non solo a interventi puntuali e simbolici”.
“Questo progetto rimane prioritario per l’ecosistema Chierese – conclude Kafaie – scegliere di non finanziare lo studio dei flussi rischia di limitare la possibilità di progettare interventi coordinati, ottimizzati e rispondenti ai bisogni reali. La competitività di un territorio non si improvvisa, ma si costruisce sulla base di dati e conoscenze di una visione di insieme”.
Il Gruppo Imprese Chieresi ha inoltre ribadito la volontà di fare la propria parte, valutando la creazione di un fondo dedicato a sostenere un quota del progetto, sgravando i piccoli Comuni, e continuando a unire istituzioni e imprese intorno a una visione condivisa.
Mara Martellotta

