


Dedicato alle sorelle Maria e Teresa Milanollo, celebri violiniste saviglianesi, il teatro fu progettato nel 1834 dall’architetto Maurizio Serafino Eula e la sua costruzione, sul sito di una precedente sala per spettacoli, si concluse nel 1836, quando fu portata in scena la rappresentazione dell’opera L’esule di Roma di Gaetano Donizetti.
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Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)
Domenica 4 gennaio, ore 15.45
Nell’anno del centenario della morte della Regina Margherita, la visita guidata Margherita e Stupinigi racconta la storia della Palazzina attraverso la sua ultima illustre e regale abitante che a Stupinigi soggiornò dal 1901 al 1919.
Di sala in sala, si esploreranno gli ambienti abitati dalla prima Regina d’Italia che fece diventare la Palazzina di Stupinigi una delle sue residenze prevalenti dotando il palazzo di numerosi accessori finalizzati alla sua comodità, tra cui il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e l’ascensore idraulico, un elemento tecnico sorprendente in un contesto barocco.
INFO
Palazzina di Caccia di Stupinigi
Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)
Domenica 4 gennaio 2026, ore 15.45
Margherita e Stupinigi
Prezzo attività: 5 euro + biglietto di ingresso
Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro
Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card
Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente:
011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it
Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).
Della struttura originaria il duomo, consacrato nel 1067 e rimaneggiato in epoche successive, conserva tre absidi semicircolari, il transetto e il campanile in cotto, ultimato nel secolo XIII…
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La grande danza classica cinese è protagonista a Torino con la compagnia più spettacolare del mondo, Shen Yun Performing Arts, con sede a New York, che approda al teatro Regio per Capodanno, già dal 30 dicembre 2025 fino al 4 gennaio 2026. Dopo il successo delle precedenti stagioni, lo spettacolo promette di incantare il pubblico con una nuova produzione capace di unire danza, musica dal vivo e tradizione millenaria, trasportando gli spettatori in un viaggio attraverso cinquemila anni di civiltà cinese.
Ogni quadro scenico trae ispirazione dalla concezione originaria della cultura cinese che è considerata un dono celeste, per il quale l’arte rappresenta un ponte tra il mondo umano e i regni superiori. Leggende antiche, racconti epici, storie di coraggio e momenti poetici diventano materia viva grazie a coreografie raffinate, costumi sorprendenti e fondali digitali immersivi.
Shen Yun è accompagnato da una orchestra originale in cui strumenti orientali e occidentali si fondono magistralmente in accattivanti partiture originali.
Lo spettacolo si articola in venti atti, ciascuno ambientato in una diversa epoca o regione, passando dall’eleganza delle dame di corte Tang all’eroismo sul campo di battaglia di valorosi generali fino alle opere filosofiche senza tempo che si animano attraverso spettacolari scene dei regni celesti.
Molti degli artisti di Shen Yun sono sfuggiti all’oppressione del regime totalitario cinese, che si trova in conflitto con le tradizioni del passato, con la religione e con la storia della Cina. Avendo trovato rifugio negli Stati Uniti, questi artisti portano con sé in ogni nota e salto un potente senso di libertà, dedizione e bellezza, radicati in un profondo passato spirituale.
Per Shen Yun tutto questo si riflette nel nome che significa “la bellezza degli esseri divini che danzano”. Oggi questi artisti di livello internazionale preservano le tradizioni della Cina di cinquemila anni prima del comunismo, celebrando in tutto il mondo la libertà artistica e la fede.
Date: dal 30 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026
Orario spettacoli serali 20-22
Replica il 31 dicembre alle ore 14.
Prezzo biglietti a partire da 80 euro
Acquisto biglietti online https://www.ticketone.it
Mara Martellotta
Nel cuore dell’inverno, quando il ritmo delle giornate si fa più lento e il paesaggio sembra chiedere ascolto e silenzio, lo Chapiteau Nice si manifesta come una presenza luminosa ed accogliente a Mondovì, nel verde del Parco Europa. Non si tratta soltanto di una tenda, ma di una vera e propria soglia simbolica, uno spazio circolare che invita a interrompere la quotidianità per lasciarsi rapire da una dimensione altra e più profonda.
Per alcuni giorni, con un tutto esaurito partito il 26 dicembre per proseguire fino al 6 gennaio, il Vertigo Gala – True Colors nasce da una necessità di incontro e di apertura che rendono Mondovì e il Monregalese un crocevia temporaneo di visioni, attraversate dalla creatività e dalla sensibilità di giovani artisti internazionali, in un dialogo fecondo con il territorio.
“Vertigo Gala- True Colors” rappresenta un viaggio poetico nel cuore delle identità umane, una luminosa dichiarazione di diversità e autenticità che trasforma il circo contemporaneo in una tavolozza vibrante di emozioni. La metafora centrale dello spettacolo è il colore, non ornamento, ma materia viva e filo narrativo che attraversa la scena, evocando inclusione, libertà e ricchezza di sfumature che rendono ciascun essere umano davvero unico.
In scena, tecnica e ricerca espressiva si intrecciano in una scrittura raffinata e sensibile, dove il virtuosismo non è mai fine a se stesso, ma diventa linguaggio, relazione e racconto.
A guidare lo spettatore in questo attraversamento è l’artista e regista dello spettacolo Vladimir Ježic, di origine croata. Attraverso una sorprendente manipolazione di bandiere, Ježic riesce a costruire un racconto fluido e imprevedibile, collegando i diversi quadri in un’unica onda cromatica. Le bandiere non separano né delimitano, diventano diversi corpi in movimento, segni poetici che uniscono, mettono in relazione e trasformano.
Attorno a lui si muovono gli artisti della Fondazione Cirko Vertigo, ciascuno portatore del proprio colore interiore, del proprio linguaggio e della propria storia.
Agostina Beltran Vilche dell’Uruguay è sospesa tra capillare e acrodanza; Felipe Gonzalo Flores Toledo del Cile disegna traiettorie dinamiche attraverso la giocolieria, Glenda Marisol Paz Maldonado del Guatemala abita la verticalità dei tessuti aerei, l’italiana Irene Sora gioca con equilibrio tra acrobatica e giocolieri, l’italiana Sara Frediani attraversa lo spazio con l’eleganza del trapezio e delle cinghie aeree, l’italiano Diego Lama incarna la purezza del movimento sulla corda aerea. Il messicano Angel David Villa Nunez in Messico esplora la complessità fluida della multicorda. Alejandro Bryam Cristancho Romero, colombiano, restituisce la poesia leggera della bici aerea e degli ombrelli.
Rebecca del Farra, italiana, avvolge lo sguardo nella rotazione ipnotica del cerchio aereo. Il risultato è quello di un affresco collettivo di grande forza visiva ed emotiva, in cui il linguaggio del circo contemporaneo diventa strumento di ascolto, di condivisione e di riflessione, capace di unire pubblici diversi, mantenendo uno sguardo profondamente quotidiano.
Mara Martellotta

Fino a martedì 6 gennaio 2026
Biella
Eppure il titolo – “Bethlem” – è chiaro! Ma quell’asino oscuro e inquietante, ricoperto di catrame, in groppa di tutto e di più (niente di bello!!) sacchi di iuta, oggetti domestici, caschi bellici, borse zeppe di armi e micidiali munizioni, NO … non può essere il mite asinello, simbolo di umiltà, dedito con il bue (figure entrambe introdotte da San Francesco nel Presepe, nel 1223) a donare calore, la notte della “Natività”, a quel “Pargol Divin”, rifugiato nella Sacra Grotta di Betlemme. Non c’è mitezza in quegli occhi, né luce, né segni d’amore e speranza. Quell’asino è simbolo di un’attualità ferita e crudelmente mortificata che accompagna ormai da anni i nostri giorni e non s’arresta neppure di fronte alle richiesta di fratellanza, rispetto e dignità umana che, da più parti, si levano inascoltate e schiacciate dal peso disumano dei grandi terreni poteri.
Realizzata con tecnica mista, resina iuta e catrame, è arrivata così – come un pietoso asino “da soma” – nel neogotico “Duomo di Santo Stefano” a Biella l’installazione itinerante, “Bethlem”, progetto avviato nel 2016 dall’artista concettuale, poeta della materia e geniale architetto dello “scarto”, il palermitano Daniele Franzella, oggi vice direttore dell’“Accademia di Belle Arti” del capoluogo siciliano. L’evento rientra nell’ambito del Programma “Sia luce. Un percorso tra arte e spiritualità” a cura di Irene Finiguerra per “BI-Box Art Space”; percorso d’arte e sacralità che mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale” biellese, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio e che dall’ottobre del 2019 ha portato fra le austere navate del “Duomo” di Biella le opere di un buon numero di “artisti contemporanei” e di “respiro internazionale”, in un susseguirsi di intrecci altamente suggestivi fra il “tema del sacro” e il declinarsi di narrazioni artistiche che, in maniera diversa, hanno sempre rincorso le voci e le lingue della più esaltante modernità.
Ebbene, fino a martedì 6 gennaio dell’anno prossimo (tutti i giorni dalle ore 7 alle 19), in quella “Cattedrale”, considerata “Chiesa Madre” della “Diocesi di Biella” sarà esposta l’opera, coraggiosa e simbolicamente intrigante di Franzella, già presentata in altri luoghi carichi di spiritualità e memoria, dalla “Johanneskirche Stadtkirche” alla “Biblioteca Centrale” di Düsseldorf. La sua “Bethlem”, diciamolo chiaro, non è opera di facile acquisizione e lettura. In essa giocano, oltre all’estrosa ma superba manualità dell’artista, volani di pura emozionalità e intrigante simbologia, in cui è facile perdere il senso della narrazione e del tempo. Resta viva, invece e volutamente percettibile quell’atmosfera di cupa percezione di un mondo raccattato a pezzi e ricostruito attraverso passaggi operativi che mai interrompono la linearità di una pessimistica visione dell’esserci e del quotidiano, così estranei a quel clima di luminosa serenità che gli attuali tempi di Festa vorrebbero. E qui il condizionale è, oggi più che mai, d’obbligo.
Scrive in proposito Irene Finiguerra: “L’asino di Franzella è l’emblema – fra scena della ‘Natività’ e della ‘Fuga in Egitto’ – di un esodo contemporaneo: la condizione del rifugiato, lo sradicamento, la fuga, la precarietà di chi porta con sé il peso di una storia che non ha scelto. Il suo dorso è una ‘montagna di dramma’, ma anche un ‘archivio di vite’: ogni oggetto è traccia, indizio, testimonianza … Gli stessi oggetti che sormontano l’animale sono un inventario visivo che rinvia dalle guerre postcoloniali ai più recenti scenari bellici, evocando le immagini di carovane di profughi, di gente in fuga costretta a raccogliere frammenti del loro vissuto lungo il proprio esodo”.
Parole pienamente condivisibili, proprie di chi, dall’esterno, osserva con attenzione e competenza l’opera, ma parole che accettano e bene convivono con un’altra possibile interpretazione. Quella data dllo stesso artista che considera “Bethlem” come un’opera “carica d’amore”.
“L’asino ricoperto di buio materiale – afferma Franzella – è un appello alla compassione; dentro gli oggetti del fuggiasco c’è l’eco delle nostre stesse vulnerabilità; dentro la sua immobilità si muove il racconto universale dell’attesa. Nel tempo liturgico del Natale, l’opera agisce come un contrappunto critico: non illustra la tradizione ma la rilancia nel presente, ricordandoci che Betlemme non è soltanto un luogo della storia, ma una condizione dell’umanità”.
Per info: “BI-Box Art Space”, via Italia 38, Biella; tel. 392/5166749 o www.biboxartspace.com
Gianni Milani
Nelle foto: Daniele Franzella “Bethlem”, tecnica mista, resina, iuta e catrame, 2016, nell’allestimento all’interno del “Duomo di Santo Stefano” (Ph. Stefano Ceretti per “Sia Luce”); Daniele Franzella
Giovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Ettore Pagano al violoncello, eseguirà musiche di Berlioz, Saint-Saens, Respighi. Venerdì 9 alle 20.30 per Lingotto Musica all’Auditorium Agnelli, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Manfred Honeck e con Simon Trpceski al pianoforte, eseguirà musiche di Weber, Cajkovskij, Dvoràk. Mercoledì 14 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi, per l’Unione Musicale, Renaud Capucon violino e Guillaume Bellon pianoforte, eseguiranno musiche di Brahms. Giovedì 15 alle 20.30 per “I Pianisti del Lingotto”, nella Sala 500 del Lingotto, Angela Hewitt pianoforte, eseguirà musiche di Bach. Giovedì 15 alle 20.30 e venerdì 16 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Nicola Patrussi oboe, eseguirà musiche di Richard Strauss.

Sabato 17 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Quodlibet eseguirà musiche di Bach, con un invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 18 alle 16.30 per l’Unione Musicale, i PICello Bros. eseguiranno musiche di Beethoven, Chopin, Molinelli. Lunedì 19 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Duo Repicco eseguirà musiche di de Visèe, Couperin, Couperin-de Visèe, von Westhoff. Martedì 20 alle al teatro Regio, debutto de “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini. Melodramma giocoso in due atti. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Antonino Fogliani. Repliche fino a Martedì 27. Martedì 20 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Paolo Angeli chitarra sarda preparata e voce, presenta in concerto l’album “Lema”. Mercoledì 21 alle 20.30 al conservatorio, Natalie Clein violoncello e Cèdric Pescia pianoforte, eseguiranno musiche di Bloch, Lutyens, Schubert, Elias, Brahms. Giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 20, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Diego Ceretta e con Fazil Say pianoforte, eseguirà musiche di Ravel, Say, Musorgskij.

Martedì 27 alle 20.30 all’ auditorium Agnelli per Lingotto Musica, la Camerata Salzburg con Giovanni Guzzo violino concertatore e Pierre-Laurent Aimard pianoforte, eseguiranno musiche di Haydn e Mozart. Giovedì 29 alle 20.30 e venerdì 30 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Nicolò Umberto Foron, con Fleur Barron mezzosoprano, eseguirà musiche di Messiaen, Mahler, Rachmaninov. Sabato 31 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Loris Palladino clarinetto, Pietro Beltramo pianoforte, con Antonio Valentino, eseguiranno musiche di Brahms, Debussy, Poulenc.
Pier Luigi Fuggetta
