


L’Orchestra Filarmonica di Torino ha aperto una nuova fase della sua storia puntando su una leadership cresciuta tra le proprie fila. L’assemblea, riunitasi il 29 aprile scorso, ha nominato Gabriele Montanaro presidente dell’Associazione Orchestra Filarmonica di Torino, succedendo a Michele Mo, che prosegue il proprio impegno all’interno dell’Ente come direttore artistico.
Classe 1981, torinese, Montanaro è da oltre 15 anni una figura chiave dell’OFT, dove ha ricoperto il ruolo di segretario generale, rivolgendo una particolare attenzione ai temi centrali per le istituzioni culturali, quali lo sviluppo e il rinnovamento del pubblico, innovazione e dei modelli d’offerta e partecipazione. Divulgatore e giornalista pubblicista, ha sviluppato il proprio percorso anche a livello nazionale tra incarichi nella governante culturale e attività accademica, insegnando marketing culturale al Conservatorio di Modena.
“Assumo questo incarico con entusiasmo e con l’intento di proseguire e rafforzare il percorso di crescita di OFT – ha dichiarato Gabriele Montanaro – ci attendono passaggi decisivi quali l’evoluzione del pubblico, il rinnovamento generazionale, la ridefinizione dei modelli di proposta culturale, la diversificazione delle attività e l’individuazione di una sede che consenta all’Ente di esprimere al massimo il proprio potenziale. Sono sfide da cogliere con coraggio e ambizione. Affrontare questo percorso sarà possibile grazie a una visione condivisa e a una squadra di alto livello, da Michele Mo, che ha tracciato la strada nei decenni passati e che continuerà a rappresentare una presenza fondamentale come direttore artistico, ai membri del Consiglio Direttivo, gli associati, i musicisti, i sostenitori e tutto lo staff, oltre al pubblico, a cui verrà sempre proposto il meglio della nostra musica”.
Mara Martellotta
Questa sera, martedì 5 maggio alle ore 21, il Teatro Gioiello ospita lo spettacolo “Borderlife. La nostra vita dall’altra parte”, con protagonista Francesca Merloni. La pièce, ispirata al romanzo della scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, si presenta come un concerto teatrale capace di intrecciare narrazione e musica, raccontando una storia d’amore intensa e complessa.
Al centro della scena c’è l’incontro tra Liat, ex militare israeliana trasferitasi a New York dove lavora come traduttrice, e Hilmi, artista palestinese. I due, entrambi lontani dalle proprie radici, si incontrano in una città segnata dal trauma dell’11 settembre, dando vita a un legame profondo e inaspettato che supera confini culturali e politici.
Come una versione contemporanea di Romeo e Giulietta, i protagonisti si trovano a vivere un amore che si scontra con le tensioni del mondo esterno, mettendo in luce il conflitto israelo-palestinese attraverso una dimensione intima e umana. In scena, accanto a Francesca Merloni, anche Yasser Mohamed.
Elemento centrale dello spettacolo è la componente musicale affidata ai Radicando, formazione pugliese che fonde sonorità folk e cantautorali in una colonna sonora originale capace di amplificare l’intensità emotiva della narrazione. Il gruppo è composto da Maria Giaquinto alla voce, Giuseppe De Trizio alla chitarra classica, Adolfo La Volpe alla chitarra elettrica, Paolo Pace tra voce, sassofono e flauto e Francesco De Palma al cajón.
La regia dello spettacolo è firmata da Nicoletta Robello.
MARA MARTELLOTTA


Organizzata da Urca cooperativa sociale in occasione dei vent’anni di attività dell’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea
Inaugura il 7 maggio prossimo, dalle 19 alle 21, accompagnata da una performance drammaturgica delle opere, alle 19.30, la mostra “Re-Play 2026. La terra fabbricata”, sul tema del paesaggio, dell’energia e del lavoro, presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea.
“Re-Play è un format curatoriale in cui i curatori sono persone esterne al mondo dell’arte, non professionisti, ma semplici cittadini e cittadine, che ogni anno affrontano lo studio di una collezione museale o di un archivio e, a partire da questo, realizzano una mostra curata collettivamente – ha dichiarato la curatrice Lorena Tadorni – quindi, ogni anno, nasce una nuova mostra che origina dal nostro patrimonio culturale. Quest’anno abbiamo realizzato la mostra dal titolo ‘La terra fabbricata’ presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea”.
I partecipanti al progetto curatoriale sono Gianmaria Baro, Annamaria Bellotto, Marta Carocci, Barbara Garabello, Rossana Leporati, Patrizia Mani, Simonetta Pozza, Ezio Sartori. La drammaturgia delle opere è a cura di Maria Grazia Agricola.
Dall’incontro tra Re-Play 2026 e l’Archivio Cinema d’Impresa di Ivrea è nata la mostra “La terra fabbricata”. Nel 2026, l’Archivio ha celebrato i suoi primi vent’anni di attività, e questa ricorrenza viene valorizzata proprio da Re-Play prendendo in esame il primo fondo depositato: il Fondo Edison. Un patrimonio audiovisivo di straordinario valore che documenta la trasformazione sociale e paesaggistica dell’Italia nel corso del Novecento attraverso filmati per raccontare il mondo dell’energia, del lavoro e del territorio.
La costruzione delle infrastrutture energetiche, lo sviluppo idroelettrico, le immagini di dighe, centrali e grandi cantieri, che hanno ridefinito interi paesaggi naturali, fanno parte dei materiali raccolti in questo fondo, che restituiscono anche una panoramica rinnovata sulle trasformazioni del lavoro e della società: dalle pratiche agricole modernizzate grazie all’elettrificazione ai processi industriali, fino alla presentazione delle comunità e delle persone coinvolte in questi cambiamenti. Di particolare rilevanza è la presenza di registi come Ermanno Olmi che, all’interno della produzione Edison, ha sviluppato una parte significativa del suo linguaggio cinematografico, contribuendo a fare del film industriale una forma espressiva capace di coniugare documentazione e ricerca poetica. Tra i lavori esposti ricordiamo i suoi film quali “La diga del ghiacciaio”, del 1955, e “La mia valle”, insieme a “Il racconto della Stura”, risalenti al medesimo anno.
La mostra “La terra fabbricata” nasce dallo studio collettivo di questi materiali, da un percorso visivo e narrativo che esplora il rapporto tra l’uomo e la terra, il suo intervento per trasformarla, renderla produttiva e abitarla. Dighe, cantieri e paesaggi modificati, oltre a territori coltivati emergono come segni tangibili di un’azione che attraversa immagini e memoria industriale, restituendo uno spaccato estremamente emblematico nella storia del nostro Paese e la complessità di un territorio costruito attraverso la trasformazione della propria terra.
La mostra presenta una selezione di video e immagini d’archivio organizzati per nuclei tematici: dighe e trasformazioni del paesaggio ( tra cui i lavori di Ermanno Olmi), sfruttamento e produttività della terra, in cui sono contenuti film come “L’energia elettrica nell’agricoltura”, del 1955, e “La terra ha fame”, del 1961, di Giovanni Cecchinato, che raccontano l’introduzione delle tecnologie, dei fertilizzanti e dei mezzi meccanici che hanno trasformato radicalmente il lavoro agricolo e il rapporto con il suolo. Uno sguardo particolare è rivolto al ruolo delle donne e ai processi produttivi con materiali come “L’industria degli esplosivi”, “Valloia (Avigliana 1923-1925)”, che documenta il lavoro femminile all’interno degli stabilimenti e i filmati sullo stabilimento Châtillon di Vercelli e Ivrea. Emerge inoltre un forte legame tra industria e territorio nei documentari dedicati alla produzione tessile sintetica, tra cui “La lavorazione del filato sintetico Helion nello stabilimento Chatillon di Ivrea” e “Chatillon 68”, che racconta la diffusione degli stabilimenti nella regione e il loro impatto sul tessuto sociale e paesaggistico.
La mostra si sviluppa sia negli spazi esterni dell’Archivio, attivando un dialogo tra le immagini e il contesto architettonico olivettiano, sia in quelli interni, in una sala dedicata alla proiezione continua che approfondisce alcuni temi della mostra attraverso una selezione di film del Fondo Edison. Tra i titoli presentati, “Buon lavoro, Sud”, del 1969, racconto delle trasformazioni economiche e sociali del Mezzogiorno, legate ai processi di industrializzazione, e “Il grande paese d’acciaio”, del 1960, dedicato alla costruzione dell’Italia Industriale attraverso la produzione siderurgica e le grandi infrastrutture.
Nel percorso espositivo le informazioni storiche sulle immagini si affiancano all’interpretazione personale dei partecipanti al progetto. Si tratta di narrazioni che restituiscono memoria immaginifica alle opere e contribuiscono a dar loro un senso rinnovato. Il giorno dell’inaugurazione, questi racconti diventeranno intensi momenti performativi.
Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa – viale della Liberazione 4, Ivrea -8 maggio/31 luglio 2026- orari: da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle ore 16 – inaugurazione giovedì 7 maggio dalle ore 19 alle ore 21 – performance drammaturgica delle opere alle 19.30.
Mara Martellotta

Il 7 maggio, alle ore 21, presso Le Roi, a Torino. Una serata benefica in favore dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS
A Torino il concerto in ricordo di Paolo Pininfarina da parte degli amici che suonavano insieme a lui, sarà improntato su musica, memoria e salute mentale. L’incasso sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS. Per il secondo anno consecutivo, gli amici dei gruppi musicali in cui Paolo Pininfarina suonava la batteria, “Paolo Pininfarina Music Ensemble”, lo ricordano giovedì 7 maggio prossimo, dalle ore 21, con un concerto nell’iconica sala di Le Roi, a Torino. L’introito sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS, i pensata in progetti di ricerca e sensibilizzazione in salute mentale per diffondere una cultura contro lo stigma. Si tratta di un evento che unisce memoria, musica e impegno concreto, riportando al centro la salute mentale attraverso un linguaggio accessibile e condiviso. È un ritorno che segue il successo dell’evento organizzato in città due anni fa, e che oggi si rafforza con una rete più ampia e nuovi progetti. Vi è la volontà di portare la salute mentale al di fuori dei contesti chiusi e dentro la comunità come esperienza collettiva, e non solo individuale, in linea con il percorso che l’associazione sta costruendo sulla base della ricerca e dell’inclusione.
“Eventi come questo nascono da un bisogno preciso: creare occasioni in cui le persone possano incontrarsi senza barriere e avvicinarsi al tema della salute mentale in modo naturale. La Cultura, la musica e la condivisione – afferma Giovanna Crespi, psichiatra e presidente dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS – diventano strumenti potenti per parlare di fragilità senza etichette e per costruire comunità che sappiano accogliere”.
Protagonista della serata sarà la Paolo Pininfarina Music Ensemble, che porterà sul palco del Le Roi un concerto capace di unire capacità musicale e partecipazione emotiva nel ricorso del loro batterista Paolo, prematuramente scomparso. Si tratta di un appuntamento pensato non solo come ricordo, ma come occasione per sostenere i progetti dell’associazione.
Dietro l’evento del 7 maggio vi è un lavoro corale che coinvolge partner e volontari e una collaborazione con il Rotaract distretto 2031, che rafforza il legame con il territorio e amplia la comunità attorno ai progetti dell’associazione. Questo è un segnale di come i tema della salute mentale possa uscire dall’isolamento per diventare un terreno condiviso, capace di unire competenze, generazioni e sensibilità diverse. L’appuntamento è per mercoledì 7 maggio alle ore 21, presso Le Roi, in via Stradella 8, a Torino.
Info: ritatosi@ritatosi.it
Mara Martellotta
Le traduttrici Monica Capuani e Valentina Rapetti ci consegnano un’edizione Einaudi di rara bellezza.
“Che cos’è la felicità?
Non mi hanno ancora tagliato la lingua
Non mi hanno ancora decapitato
Questa mattina non mi fustigheranno
Si spera”.
Con queste parole inizia “iGIRL”, testo drammatico, impregnato di un intimismo magico che sfocia in orazione, in un rito coltivato nella memoria di piccoli gesti che attraverso una voce, seppur immaginifica, silenziosa e talvolta disperata come quella della letteratura, tiene insieme il passato alla visione del futuro, oltrepassando la reale brevità della vita umana ed entrando nell’insieme di ciò che è destinato a sopravvivere all’esistenza stessa, uno spazio che abitualmente definiamo come “infinito” a cui Marina Carr, drammaturga irlandese tra le più importanti del nostro tempo, ha donato parole che il mito trasforma in ponti su cui si rincorrono la ciclicità della Storia e le dinamiche universali dell’essere umano.
“iGIRL”, poema che può essere considerato tra i rarissimi e più importanti della contemporaneità, nato nel periodo della pandemia e pubblicato da Einaudi nel 2026 in un’edizione che contiene anche la meno recente “Ecuba”, drammaturgia della stessa Marina Carr incentrata su una radicale riscrittura del mito euripideo, evidenzia l’intensità e l’intenzione poetica della Carr, non più mattatrice, come per lo più accade nella contemporanea poesia intimista, ma interprete che si annulla nella propria voce e nella propria storia, come il poeta della famosa lettera di John Keats, l’essere più impoetico del creato perché versato nel dare voce a tutte le voci dell’universo.
In “iGIRL” la parola è centrale, è memoria che chiede una voce per definirsi nella sua interezza, un’esigenza istintiva nata in epoche lontane, legata alla celebrazione dei miti e alla ricerca di armonia tra il significato del ritmo e un linguaggio che, attraverso la poesia, diventa l’imitazione di una sonorità in forma scritta. Tra la poesia, la musica e il teatro è presente un legame viscerale che, ancora oggi, nonostante le ampie e specifiche alfabetizzazioni, genera una forte tensione verso la rappresentazione scenica della parola in cui la voce, il canto e i gesti del corpo contribuiscono all’umana necessità di delineare con precisione forme fino a quel momento astratte. “iGIRL” è una voce del mito e della storia, parola ai margini del tempo che prende vita nell’oblio, nella violenza e nella fame di dominio che da sempre caratterizzano la presenza dell’uomo sulla Terra, ma anche nel potere taumaturgico del canto, dell’amore e della memoria collettiva. Il teatro diventa quindi il luogo finale dove tutto accade, la dimensione di un linguaggio che si fa ricordo e narrazione transgenerazionale, entità reale in mezzo alle allucinazioni del silenzio.
“iGIRL”, rappresentato per la prima volta all’Abbey Theatre di Dublino nel 2021, è andato in scena per la prima volta in Italia al Romaeuropa Festival, nell’ottobre dello scorso anno, grazie a Federica Rosellini, regista e intensa performer dello spettacolo, a Monica Capuani e Valentina Rapetti, traduttrici del testo di Marina Carr per Einaudi, e a un team di cui fanno parte Daniela Pes, che ha prodotto la musica originale, Rä di Martino, artista visiva che ha curato la parte video, Simona D’Amico, responsabile dei costumi e creatrice dei tatuaggi che l’artista in scena indossa come cicatrici sfuggite alla dimenticanza, simboli che legano il passato al presente, e ancora la scenografa Paola Villani, la light designer Simona Gallo, il sound designer GUP Alcaro, l’aiuto regista Elvira Berarducci e l’assistente alla regia Barbara Mazzi.
La seconda parte dell’edizione Einaudi, come accennato nei precedenti paragrafi, è incentrata su una riscrittura di “Ecuba”, regina di Troia, seconda moglie di Priamo e schiava di Odisseo a seguito della caduta di Troia, trasformata in una cagna nera dagli occhi infuocati a causa del dolore per la perdita dei figli Polidoro e Polissena, il primo ucciso dall’alleato re di Tracia Polimestore (oggetto dell’accecante vendetta di Ecuba), la seconda sacrificata sulla tomba di Achille per placare la sua ira, divenendo simbolo di coraggio, accettazione e purezza. Se nella tragedia Euripidea le conseguenze della caduta della patria e del lutto assumono forme statuarie poiché finalizzate a una cessazione dell’esistenza, Marina Carr ci consegna un testo volto al perdono, in cui la morte violenta e la vendetta appaiono come spiriti di un’antica malattia dalla quale i protagonisti cercano di districarsi attraverso una voce comune, cercando salvezza dall’inevitabile tragedia insita nell’animo umano, presente da sempre nella società degli uomini.
Pur mantenendo intatta la forza del mito, Marina Carr sembra contrapporre al fuoco della furia emotiva una brutalità dialogica tra i personaggi che innesca un istinto verso la sopravvivenza e la vita (molto simile a quel sentimento poetico e appassionato di attaccamento alla vita che Robert Louis Stevenson concede al suo Signor Hyde nel momento che precede il suicidio del dottor Jekyll), evidenziando quanto la potenza della voce femminile echeggi infinita nelle grotte della maternità, della nascita, al di là di ogni orrore.
“Ecuba” di Marina Carr fu rappresentato per la prima volta in Italia al Teatro Olimpico di Vicenza nell’ottobre del 2019, con Alberto Chiodi alla regia ed Elisabetta Pozzi nella parte di Ecuba.
“iGIRL/Ecuba” (Einaudi – Collezione di teatro 472, 2026 – 178 pagine) – testi di Marina Carr – traduzioni di Monica Capuani e Valentina Rapetti con una postfazione di Federica Rosellini
Gian Giacomo Della Porta
Mercoledì 6 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Sayaka Shoji violino e Gianluca Cascioli pianoforte, eseguiranno musiche di Mozart, Schumann-Dietrich-Brahms, Dallapiccola, Brahms. Sempre mercoledì 6 alle 19.30 al teatro Regio, debutto de “I Puritani”. Opera seria in tre atti . Musica di Vincenzo Bellini. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Francesco Lanzillotta. Repliche fino a domenica 17.

Giovedì 7 alle 20.30 e venerdì 8 alle 20 all’ auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Sergey Khachatryan al violino, eseguirà musiche di Weber, Bruch, Schonberg. Mercoledì 13 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Lila violoncello e Martina Consonni pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven Janacek, Chopin. Mercoledì 20 allle 20.30 al conservatorio, il Quartetto Faurè eseguirà musiche di Mahler, Faurè e Brahms.

Giovedì 21 alle 20.30 e venerdì 22 alle 20, all’auditorium Toscanini l’orchestra Rai diretta da Han-Na Chang e con Pablo Ferràndez violoncello, eseguirà musiche di Schumann e Dvorak. Venerdì 22 alle 20.30 all’auditorium Agnelli, per Lingotto Musica, la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko e con Anne-Sophie Mutter violino, eseguirà musiche di Beethoven e Mahler. Giovedì 28 alle 20.30 e venerdì 29 alle 20, all’auditorium Toscanini l’orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Emanuel Ax al pianoforte, eseguirà musiche di Marino, Mozart e Richard Strauss.
Pier Luigi Fuggetta