Inaugurata il 9 ottobre nel Salone Marescalchi del Castello di Casale Monferrato, proseguirà fino al 30 ottobre la bella mostra di quattro interessanti artisti.
Ad Antonio Barbato, Pio Carlo Barola e Gianpaolo Cavalli legati da un lungo percorso contrassegnato da sincera amicizia e solidale condivisione di intenti, iniziato negli anni 80 con la creazione del “Gruppo Arte Casale”, si è aggiunta Roberta Omodei Zorini, poliedrica pittrice, scultrice, disegnatrice di gioielli che si avvale di suggestivi rimandi al Liberty, al Surrealismo e alla Pop Art attraverso composizione in resina polimerica e plexigas.
Antonio Barbato con le sue essenziali e raffinatissime scritture figurate, frutto di una libera appropriazione di moduli segnici, sollecitazioni alchemiche visionarie e simboli primordiali di estrema purezza, annulla la distinzione tra figurativo e astrazione in un percorso sottilmente intellettuale da cui traspare il prestigioso trascorso di paleografo e archivista.
Le opere di Pio Carlo Barola, instancabile organizzatore della biennale internazionale “Grafica ed ex libris” insieme a Cavalli e Barbato, sono di forte impatto visivo grazie al prorompente colorismo e alle pennellate svettanti come lingue infuocate che danno forma ad un gioco tra il serio e l’ironico dove si intrecciano allegorie di facile comprensione e simbolismi più oscuri ed enigmatici.
Sognanti e delicati i ritratti femminili di Gianpaolo Cavalli che si innalzano ad una sfera superiore al di sopra della realtà contingente mentre il silente autoritratto ci introduce nel profondo della sua anima rivelandone l’indole meditativa.
Molto indicativa la similitudine di Carlo Pesce, curatore della mostra, riguardo ai tre pittori casalesi paragonati per il loro programma artistico “ …Ad un trifoglio dal gambo unico e tre foglioline separate che corrispondono ai singoli linguaggi…”
Giuliana Romano Bussola
Orari feriali 16-19
Orari festivi 10-12,30 16-19
Chiusura lunedì.

Il regista Dominik Moll ha approntato una eccellente sceneggiatura, dove ogni parola e ogni frase hanno un peso sempre calibrato e non indifferente, dove il quadro si fa completo con i dolori matrimoniali del vecchio poliziotto, con la rassegnazione di qualcuno, con le aspirazioni e con il desiderio di matrimonio che spensieratamente s’impadroniscono di altri, e con l’apporto di attori e di facce quanto mai reali e veri, autentici, lontane anni luce da quei poliziotti che pieni di luoghi comuni, “da cinema”, vediamo spesso sullo schermo, stringe una regia che mette a fuoco in tutta la propria tensione il lungo percorso dell’inchiesta, gli insuccessi, la spinta che vorrebbe dare la nuova giudice, la resa. La rinuncia ad una risposta che chiuda definitivamente il caso. Restano soltanto i genitori della ragazza, a portare un lumino acceso sul luogo del delitto, mentre tutt’intorno è il buio della notte a farla da padrone e i gatti continuano a correre per le strade di Grénoble. Un film da vedere, da consigliare, da amare.
Rubrica settimanale di Laura Goria
La genitrice biologica è l’inafferrabile Gabrielle, che per lui è semplicemente “mia madre”; misteriosa signora “fuggitiva” che ha scelto di vivere a Parigi senza il figlio e si presenta solo per brevi vacanze.
Ha fatto di nuovo centro la scrittrice 31enne con il suo secondo romanzo (dopo il successo di “I quaderni botanici di Madame Lucie” dell’anno scorso) che l’ha riconfermata nella classifica dei 10 autori best seller in Francia.
Possiamo considerare questo ultimo libro della scrittrice francese come una sorta di romanzo, ma diviso in 8 capitoli-racconti. Al centro c’è “Mustang” e intorno il corollario di 7 atti, tutti collegati tra loro, e in ognuno compare una canoa. L’imbarcazione assume il valore di una metafora che ha a che vedere con la complessità del vivere; che sia rappresentata da un ciondolo-amuleto o dal solcare le placide acque di un fiume, o figurativamente come la scia della cometa di Halley comparsa nel 1986.
Questa scrittrice, che vive in Texas con marito e 3 figli, è una delle più apprezzate autrici di romance, e i suoi libri svettano sempre in cima alle classifiche del “New York Times”.
Sabato 15 ottobre alle ore 16,00 sarà inaugurata nelle prestigiose sale di Palazzo Falletti di Barolo, in Via Corte d’Appello 20/C, la mostra personale di
Chiara De Carlo

Rabarama, alias Paola Epifani, nasce a Roma nel 1969 e lavora a Padova. È figlia d’arte perché il padre è pittore e scultore e la madre ceramista e lei, fin da piccola, ha mostrato un naturale talento per la scultura. La sua formazione è avvenuta presso la Scuola d’Arte di Treviso e, in seguito, l’Accademia di Belle Arti di Venezia.
La Cina è stata da lei visitata più volte e rappresenta un Paese in cui tradizioni, paesaggi e contraddizioni le sono rimaste impresse nel cuore e nella mente.
tecnica che, nel tempo, si è acuita. In seguito li priva della profondità dello sguardo che rappresenta il primo strumento di introspezione, coprendolo con oggetti in genere in bilico tra iconografia pop, straniamento surreale e un’ironia tautologia che è tutta riferita all’atto del vedere. Ne emergono animo, psiche e tensione emotiva, dettate dalle piccole alterazioni dell’espressione, quali labbra e solchi che corrugano la pelle.



Triestino, classe ’39, scrittore, saggista e germanista (fra i primi studiosi ad occuparsi di autori ebraici nella letteratura mitteleuropea), è Claudio Magris, edito in Italia principalmente da “Garzanti” (in libreria con il nuovo “Traduzioni teatrali”), il vincitore del “Premio Speciale Lattes Grinzane 2022”, attribuito ogni anno “a un’autrice o autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale, che nel corso del tempo abbia raccolto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico”. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 15 ottobre, alle ore 17, al “Teatro Sociale Busca” di Alba (Cuneo), dove lo scrittore triestino – che verrà omaggiato con un tartufo bianco d’Alba – terrà una personale “lectio magistralis” e dove, per l’occasione, verrà anche annunciato il titolo del romanzo vincitore fra i cinque finalisti del “Premio Lattes Grinzane”, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes (scrittore, pittore ed editore) organizzato dal 2011 dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba e dedicato ai “migliori libri di narrativa internazionale pubblicati nell’ultimo anno”. Questa la cinquina degli autori in corsa per la volata finale: Auður Ava Ólafsdóttir (Islanda) con “La vita degli animali” (Einaudi; traduzione di Stefano Rosatti), Pajtim Statovci (Kosovo/Finlandia) con “Gli invisibili” (Sellerio; traduzione di Nicola Rainò), Simona Vinci con “L’altra casa” (Einaudi), Jesmyn Ward (Usa) con “Sotto la falce” (NN Editore; traduzione di Gaja Cenciarelli), C Pam Zhang (Cina/Usa) con “Quanto oro c’è in queste colline” (66thand2nd; traduzione di Martina Testa). I cinque romanzi finalisti, così come il “Premio Speciale”, sono stati selezionati dai docenti, intellettuali, critici e scrittori che formano la “Giuria Tecnica” (presieduta da Gian Luigi Beccaria) e, in seguito, affidati alla lettura e al giudizio di 400 studenti delle “Giurie Scolastiche”, avviate in 25 scuole superiori, da Aosta a Catania (passando per Torino, Alba, La Spezia, Assisi, Campobasso, Foggia, Crotone, solo per citare alcune città), fino ad Atene. Con i loro voti, i giovani giurati decreteranno il libro vincitore tra i cinque in gara, il cui titolo verrà, per l’appunto, proclamato sabato 15 ottobre, nel corso della cerimonia di premiazione al Teatro di Alba, condotta da Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista. L’ingresso al Teatro è libero fino ad esaurimento posti, consigliata la prenotazione sul sito