Da stasera, nello spazio di Marcidofilm di corso Brescia 4bis
Si riparte. Si prova a ripartire. A elencare un calendario teatrale che, pandemia permettendo, possa reggersi in piedi, al di là di interruzioni o chiusure, con ogni sua forza. C’è la passione, c’è la raffinata bravura, c’è la caparbietà di un gruppo ma a volte ogni cosa è insufficiente. I teatri si chiudono, i teatri vanno (?) chiusi, con il rischio assurdo di mettere un tappo alla cultura e soffocarla. Dopo una settimana di applauditissime repliche al Gobetti con “Memorie dal sottosuolo”, merito soprattutto della prova di Paolo Orrico, per cui il termine perfezione non è sprecato, dopo una trasferta milanese, i Marcido (Marcidorjs e Famosa Mimosa: ma da sempre e per tutti, i Marcido) tornano alla loro tana, al luogo d’elezione, alla casa madre di corso Brescia 4bis, al loro Marcidofilm, al loro minuscolo quanto agguerrito teatro in formato bonsai, pronti a riaprire i battenti per una nuova avventura.
Da gennaio a maggio, le novità e la riprogrammazione degli spettacoli che non sono potuti andare in scena nelle scorse stagioni, a causa della chiusure dei teatri per l’emergenza sanitaria. Il debutto è affidato stasera (repliche sino al 30 gennaio) a Maria Luisa Abate, per l’adattamento drammaturgico e la regia di Marco Isidori, con “L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”, tratto da “L’amante” dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua cui la compagnia ha lavorato durante il lockdown. La vicenda – ambientata in una Haifa attraversata dalla guerra del 1973, tra i sogni e i desideri dei tanti protagonisti, le loro personali aspettative – narra di una novantasettenne ebrea che, come risvegliatasi da una malattia colpevole d’averla privata di ogni “consapevolezza vitale” e resa un minerale, “una pietra” come afferma lei stessa, si ritrova a condividere il vivere quotidiano con un ragazzo arabo. Gli inizi sono costruiti sul reciproco sospetto, il presente di divisioni non s’addice alle relazioni, ma con il passare del tempo, specialmente da parte della donna, si giungerà persino alla gioiosa scoperta della costruzione di un sentimento amoroso. Una vicenda odierna che, anche complice la lingua che ne tesse i caratteri e le azioni, dice Isidori, “ci ha portato verso la realizzazione di uno spettacolo dove la performance dell’attrice (una straordinaria Maria Luisa Abate) s’avvita con fatale inesorabilità, in un parossismo non solo interpretativo, ma anche “fonico”, andando verso quella “compiutezza” teatrale, che è stata, e che ancora vogliamo continui ad essere, uno dei cardini della ricerca scenica dei Marcido”.
La stagione vedrà ancora “Vecchio oceano” da “I canti di Maldoror” di Lautréamont e “Specchio a due facce: Eschilo e Petrolini in un’unica invocazione; il riallestimento dello storico “Happy days in Marcido’s field”, una nuova edizione di “Giorni felici” di Beckett, ad aprile “una serata con il poeta Roberto Mussapi”. La stagione si chiuderà con una nuova edizione de “L’avaro” di Molière, anche banco di prova per due giovani attori formatisi nel Laboratorio dei Marcido.
e.rb.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
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