Domenica 18 settembre presso la chiesetta di San Luigi nel belvedere di Cantavenna, da cui si gode uno spettacolare panorama del Monferrato, si è svolto un incontro altamente culturale all’insegna dell’unione di musica e pittura.
Protagonista è stato il grande e bellissimo dipinto del famoso artista Rosario Tornatore dal titolo “Cosmofonie stellari”.
Dopo l’introduzione di Pasquino Sterza, presidente dell’Associazione J love Cantavenna, il critico d’arte Giuliana Romano Bussola ha sottolineato come le due discipline artistiche abbiano affinità e spesso si influenzino vicendevolmente.
La presenza di Rosario Tornatore è stata accolta da un folto pubblico che l’ha lungamente applaudito non appena l’opera è stata scoperta e, resa visibile, ha irradiato l’atmosfera di sprazzi luminosi.
Nato in Sicilia ad Aci Reale, l’artista ora vive in Monferrato dove, dopo anni trascorsi in importanti centri ottenendo successo internazionale, ha sentito la necessità di uscire dal clamore per dedicarsi alla meditazione e ad una continua sperimentazione senza distrazione.
E’ giunto in tal modo ad una assoluta perfezione grazie ad una indissolubile unione di idea e tecnica che non sempre si riscontra nell’arte contemporanea.
Giuliana Romano Bussola l’ha definito “Grande artista alla inesausta ricerca della Bellezza, pittore della armonia del cosmo infondendo nelle proprie opere un andamento musicale. Il suo singolare astrattismo è qualcosa di assolutamente nuovo, vero punto di riferimento che avvia a soluzioni mai viste. Non si fa emulo di Mondrian o Kandinskj ma crea uno stile che, attraverso linea, luce colore, suggerisce figurazioni che misteriosamente diventano forma di mondi invisibili ma resi possibili sorgendo dalle proprie visioni interiori.”
Hanno concluso la serata, in modo entusiasmante, i due componenti di una prestigiosa formazione jazzistica americana Alessandro Fadini pianista e compositore monferrino vivente a New York e il sassofonista Josiah Boornaziane, improvvisando musicalmente le emozioni scaturite dalla visione del dipinto.





Si tratta in gran parte di leggende, alcune delle quali sono interamente inventate mentre altri racconti riportano fatti veri o quasi. Per esempio, che ci faceva Carlo Magno sulle colline di Vezzolano dodici secoli fa? Nulla, perché non c’è mai stato ma la sua è comunque una leggenda suggestiva. La costruzione della chiesa romanica di Santa Maria di Vezzolano, canonica dell’Ordine di Sant’Agostino, che noi chiamiamo solitamente Abbazia, viene attribuita al re dei Franchi. Mentre cacciava nei boschi di Vezzolano insieme ad altri due cavalieri Carlo Magno fu colto da una terribile e orrenda visione: la danza di tre scheletri umani usciti all’improvviso da una tomba. Quale macabra apparizione! Il cavallo si spaventa, Carlo, colpito da un attacco epilettico cade a terra, la paura è grande. Un monaco assiste alla scena e invita il sovrano a chiedere aiuto alla Madonna per potersi riprendere dallo sgomento. Per ringraziare la Vergine, Carlo Magno ordina di innalzare una chiesa abbaziale proprio in quel luogo. Nel chiostro dell’abbazia c’è l’antico affresco trecentesco “del Contrasto dei tre vivi e dei tre morti” che sembra rievocare l’episodio leggendario di Carlo Magno. In realtà quando la chiesa canonica di Santa Maria di Vezzolano fu costruita intorno all’anno Mille (l’atto di fondazione risale al 1095), il sovrano era già morto da quasi tre secoli. Ma la leggenda, inventata nel Settecento, si è diffusa velocemente e viene ricordata ancora oggi. L’Abbazia di Vezzolano è stata vista anche da altri personaggi storici. Federico I Barbarossa, che nell’area tra Chieri e Asti distrusse città e paesi, prese la chiesa e il territorio circostante sotto la sua protezione. Lo Svevo fu infatti uno dei più importanti protettori dell’Abbazia ed è probabile che alcune opere interne
siano state eseguite su incarico dello stesso imperatore. Come dimostra un’iscrizione sul pontile con il nome di Federico Imperatore il legame tra i canonici di Vezzolano e il Barbarossa furono sempre stretti e profondi. Sopra l’altare compare invece un trittico in terracotta con la Vergine in trono tra Carlo VIII, inginocchiato a sinistra, e, sul lato destro del dipinto, Sant’Agostino in abito da vescovo. Carlo VIII, re di Francia discese in Italia nel 1494-95 e si fermò per alcune settimane in Piemonte, ospite dei Solaro di Moncucco. È probabile, secondo le cronache del tempo, che non solo sia entrato nell’Abbazia ma, seduto nel refettorio insieme ai frati di Santa Maria, abbia mangiato perfino la bagna càuda preparata apposta per lui dai canonici. I documenti dell’epoca riportano la notizia che il sovrano, indebolito e affaticato, fu curato dai frati con le tradizionali erbe e con la bagna càuda senza aglio ma con il peperoncino piccante. Il Re guarì. A questo punto, una visita all’Abbazia, tra misteri e personaggi inquietanti, è più che consigliata. Orario di apertura: da giovedì a domenica ore 10.00 -18.00 (fino al 31 ottobre), ingresso gratuito, celebrazione della Messa domenica ore 17.00
Chiara De Carlo

