CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 507

“Antigone e i suoi fratelli”, in scena a Moncalieri

Debutta in prima nazionale, per la regia di Gabriele Vacis, alle Fonderie Teatrali Limone, dal 10 al 22 gennaio prossimi

 

Martedì 10 gennaio prossimo, alle 20.45, debutterà in prima nazionale, alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri, la pièce intitolata “Antigone e i suoi fratelli”, tratta dalla tragedia di Sofocle, di cui il regista Gabriele Vacis firma adattamento e regia.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, in collaborazione con l’Associazione culturale PEM (Potenziali Evocati Multimediali), resterà in scena alle Fonderie Limone fino al 22 gennaio prossimo.

Antigone rappresenta una figura tra le più significative della tragedia classica, forse quella che riesce ancora a parlare con forza e persuasione alla nostra contemporaneità, da sempre emblema di una gioventù consapevole, assertiva e capace di opporsi al potere  precostituito e ai compromessi.

Gabriele Vacis parte dal testo di Sofocle e dalla storia in esso raccontata, mettendo in scena una fitta rete di rimandi alla vicenda di Antigone, il personaggio che si trova alla ricerca della “sostanza pensante della fraternità”.

Antigone è, tra le figure della tragedia classica, quella che più di ogni altra riesce a esprimere con forza la nostra contemporaneità, emblema di una gioventù consapevole, assertiva e capace di opporsi al potere precostituito.

Gabriele Vacis parte dal testo di Sofocle e dalla storia in esso raccontata, mettendo in scena una fitta rete di rimandi alla vicenda di questo personaggio, alla ricerca della “sostanza pesante della fraternità”.

“Antigone e i suoi fratelli” non rappresenta – spiega Vacis – una messinscena del testo di Sofocle. Si tratta, invece, di una storia del personaggio che attraversa i tragici, da “Sette a Tebe” di Eschilo, passando ai testi Sofoclei per approdare a Fenicie di Euripide. Nelle diverse tragedie Antigone assume una diversa profondità nel rapporto con i fratelli Eteocle, Polinice e Ismene. Quello che cercheremo è la sostanza presente nella fraternità; sono molteplici le occasioni per riflettere sugli altri due pilastri della civiltà occidentale, la libertà e l’eguaglianza. E questo ha provocato guerre di cui forse abbiamo perso memoria.

I grandi tragici, attraverso la figura di Antigone, spiegano il significato di essere fratelli. Sarà la ricomposizione di fratellanza con libertà e eguaglianza a garantirci i prossimi settanta o ottanta anni di pace? “Antigone e i suoi fratelli” è uno spettacolo per giovani. I protagonisti saranno ragazzi come Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice, alle prese con un futuro complicato.

In ordine alfabetico reciteranno Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Chiara Dello Iacovo, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Letizia Russo, Daniel Santantonio, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera, Giacomo Zandonò. Scenografia e ambienti sono di Roberto Tarasco, la pedagogia dell’azione e della relazione di Barbara Bonriposi, il dramaturg è Glen Blackhall, il suono di Riccardo Di Gianni.

 

La recita di venerdì 13 gennaio sarà soft, nel senso che si tratta di una tipologia di recita introdotta nella stagione 2022/23, realizzata in un’atmosfera più rilassata, tale da favorire la partecipazione di adulti e bambini con difficoltà di apprendimento, autistici o con disordini nell’apprendimento sensoriale. Lo spettacolo si svolgerà in una dimensione di luce più confortevole, non saranno presenti effetti strobo, le porte della sala rimarranno aperte e verranno ridotti eventuali volumi troppo alti di musiche o effetti sonori.

Gabriele Vacis è stato tra i fondatori del Laboratorio Teatro Settimo; ha scritto e curato la regia di numerosi spettacoli teatrali, ottenendo il Premio Opera Prima nel 1985 e il Premio Ubu nel 1986, nel ’92 e nel ’94 quale migliore spettacolo.

MARA MARTELLOTTA

 

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Benedetta Cibrario “Per ogni parola perduta” -Mondadori- euro 20,00

L’idea di questo libro è venuta alla scrittrice (che vive a Londra, ma è torinese da parte di padre e partenopea da quella materna) durante un viaggio in Russia, a Krasnodar, fatto insieme ad altri scrittori.

Lei, convinta (fin dal suo romanzo di esordio “Rossovermiglio” del 2007) che le città e i luoghi che attraversiamo siano pronti a raccontarci infinite storie di chi ci ha preceduti – se solo sappiamo ascoltare con un orecchio particolarmente sensibile- anche in questa sua ultima fatica letteraria parte da questa idea.

Lo spunto è una statua di Puškin che innesca una sorta di corto circuito e la riporta ad uno scrittore che aveva letto anni prima. E’ Xavier de Maistre, autore di “Viaggio intorno alla mia camera”; nato a Chambéry nel 1784 e primo scrittore ad essersi librato in cielo a bordo di una mongolfiera.

Da lì la scrittrice approfondisce le ricerche e finisce per imbastire una storia in cui centrale è come si vive quando si è sospesi tra due culture e due mondi, incapaci di stabilire a quale appartenere.

In questo limbo si trova la protagonista, Sofia, italiana planata a Oxford che diventa un’abile restauratrice tessile, la prediletta di un collezionista appassionato di mongolfiere, Edmund.

Nella cittadina inglese trova anche l’amore, e sposa il giovane e brillante storico Nicola Obreskov impegnato in una ricerca sui russi immigrati in Italia tra fine Ottocento e inizi Novecento. Poi la vita si strappa quando Nicola muore e Sofia tenta di curare il dolore isolandosi da tutti.

A fare breccia nella suo lasciarsi andare è proprio Edmund, che la coinvolge nel restauro della mongolfiera che si è appena aggiudicato ad un’asta; si era levata in cielo a Chambery nel lontano 1784 ed era proprio quella con a bordo de Maistre.

Nella cittadina francese vive Pauline, erede di una libreria antiquaria prossima al fallimento, ma che si ostina a tenere aperta.

Per gli strani intrecci del destino Sofia e Pauline si incontrano proprio tra quei libri rari. Sono quasi coetanee, ma molto diverse tra loro; eppure scoprono un filo d’intesa che le lega. Mentre si avventurano nelle ricerche sulle tracce di de Maistre entrambe cercano di ricucire anche i fili spezzati delle loro vite, sullo sfondo di una Chambery particolarmente malinconica.

 

 

Kristin Valdez Quade “Le cinque ferite” -La nave di Teseo- euro 20,00

E’ la storia delle tribolazioni dei Padilla, nel New Messico, e le 5 ferite corrispondono ad altrettante generazioni diverse di questa famiglia, che si trovano a convivere per una serie di parti precoci e adolescenti incinte. Un mix di personaggi tormentati, falliti e sconfitti; a partire dall’anziano zio Tio Tive, memoria storica della famiglia e della tradizione, per arrivare a Connor, che è l’ultimo appena nato dalla 15enne Angel.

Il romanzo scandisce proprio il primo anno di vita di Connor durante il quale si muovono i membri di questo nucleo familiare complesso.

Amedeo, 33enne sfaccendato e senza lavoro, facile alla tentazione del bere, mantenuto dalla madre Yolanda, a sua volta alle prese con una diagnosi terribile da tenere nascosta ai parenti quanto più a lungo possibile. Angel è la figlia di Amedeo e della ex moglie Marissa, e si presenta con una creatura in grembo quando è lei stessa ancora una bambina.

L’anziano Tio Tive è il personaggio rimasto ancorato al passato, quello in cui il villaggio era una comunità unita; solo Yolanda ha ancora vaghi ricordi di quell’epoca, ma da allora ha fatto un bel tratto di strada e di ascesa sociale. Sua figlia Valerie è andata al college, aprendosi nuove opportunità di futuro che però l’hanno allontanata dalle sue origini. Poi un corollario di altri personaggi e destini.

Un romanzo in cui si intrecciano azioni, pensieri, gioie e fallimenti di uomini tendenti a perdersi, genitori disarmati, pigrizia, disoccupazione, bevute e droghe. Ma anche commovente e profonda umanità, quella che riporta un po’ in carreggiata chi sta deragliando.

Un corposo arazzo scritto dalla talentuosa Kierstin Valdez Quade, nata ad Albuquerque in New Messico; statunitense di madre messicana, figlia di un geologo che la famiglia ha seguito in giro per il mondo e per il suo lavoro, compreso un periodo in Australia.

La Valdez è docente di Scrittura Creativa a Princeton ed ha al suo attivo parecchi riconoscimenti e premi. E’ diventata un caso letterario fin dal suo esordio con la raccolta di racconti “Night at the Fiestas” nel 2015 e ancora inedito in Italia.

 

Avni Doshi “Zucchero bruciato” -Nord- euro 19,00

Questo romanzo di esordio di Avni Doshi ha il potere di scandagliare i mille risvolti di un rapporto conflittuale tra madre e figlia: con tutti i nervi scoperti, le incomprensioni, la miscela di amore e odio che un legame così fondante può racchiudere e alimentare.

La giovane autrice è nata nel New Jersey da genitori indiani, ha studiato storia dell’arte al Barnard College di New York prima di andare a vivere a Dubai, e “Zucchero bruciato” è entrato nella rosa dei finalisti del Brooker Prize.

Voce narrante è quella di Antara, figlia che si è sempre sentita trascurata dalla madre Tara, che ora sta scivolando nella demenza senile. Antara è una giovane artista indiana, figlia unica di una donna che ha ostinatamente messo se stessa e le sue ribellioni al primo posto, facendo scelte di vite su misura per lei e non per la piccola. Ora la madre è aggredita dalla malattia ed ha bisogno di quella figlia accantonata.

E’ l’occasione per Antara di esplorare il tormentato rapporto che le ha segnato la vita.

I medici non offrono speranze in merito all’Alzheimer di Tara, che al momento riesce ancora a vivere da sola; ma a rischio continuo per le dimenticanze che costellano il suo quotidiano, in pericoloso bilico tra sprazzi di lucidità e buio della mente. Viaggia nella vaghezza, dimentica dove si trova e cosa sta facendo, sfiora incidenti domestici e tragedie.

Antara se ne prende cura e ricostruisce il passato della famiglia. Dal matrimonio di convenienza dal quale la madre era scappata, poi svariati amanti, la convivenza con un guru, ed infine si era ridotta a mendicare. In questa vita complicata e ribelle, per Tara la figlia era stata un peso, più una valigia da trascinarsi dietro che non una creatura da amare.

La convivenza costringe Antara a scavare sempre più a fondo nei suoi sentimenti, nel rapporto con chi l’ha messa al mondo. Nascono così pagine dolorose che scarnificano l’anima e affondano la lama nella complessità e nelle contraddizioni del rapporto tra madre e figlia.

 

Aurora Venturini “Le cugine” -SUR- euro 16,50

Aurora Venturini è una scrittrice sudamericana particolarmente interessante. Nata a La Plata in Argentina nel 1921, in una famiglia di immigrati italiani (una lontana parentela con Giuseppe Tomasi di Lampedusa), morta a Buenos Aires nel 2015, è stata di fatto scoperta quando aveva 85 anni, proprio con “Le cugine”.

In età decisamente avanzata e dopo essere stata sempre presente sulla scena letteraria argentina del 900 ha ottenuto successo e riconoscimenti tardivi, diventando un caso letterario e vincendo il Premio Nueva Novela.

Era stata una giovane poetessa militante peronista e amica personale di Evita Perón; dopo il colpo militare del 1955 che mise fine a quel regime riuscì a scappare in Europa e si stabilì a Parigi. Nella capitale francese conobbe e frequentò intellettuali vicini a Sartre e De Beauvoir.

Rientrata in Argentina scrisse poesie e racconti che pubblicò presso editori minori.

Le cugine” racconta la storia della famiglia Lopez e un mondo di disgraziate deformi o gravemente minorate, depresse. Dalla capofamiglia alle sorelle, dalle cugine alle amiche, tutte le creature del romanzo sono penalizzate da gravi svantaggi fisici e mentali che le fanno arrancare nella lotta per la vita. Gli uomini se ne sono andati o è come non esistessero; e sono solo donne quelle che vivono in una modesta casa di un quartiere popolare di Buenos Aires.

Nane, deformi, con la schiena bifida, o con problemi cognitivi e di linguaggio, costituiscono un mondo a sé stante che la Venturini dipinge con humor nero.

A raccontare il microcosmo difficile di queste donne è Yuna, lucida voce narrante, arguta osservatrice disincantata di ciò che la circonda, tra deformità, separazioni, violenze che rendono grama la vita. Nelle sue pagine prendono vita la sorella Betina, condannata alla sedia a rotelle, ad essere molestata e umiliata dal destino. La cugina lillipuziana che nonostante il suo nanismo pratica la professione più antica del mondo e spiega a Yuna i fatti della vita, ovvero i meccanismi di sesso e procreazione. E’ in questo habitat umano che Yuna cresce e si fa strada scrivendo e dipingendo, anche se sempre dubbiosa sulle sue reali possibilità di riscatto e superamento delle tare genetiche ereditate dalla famiglia.

 

Amedeo Balbi “Su un altro pianeta” -Rizzoli- euro 17,50

Quando la terra non sarà più ospitale noi “sapiens” ci estingueremo diventando i dinosauri del futuro, oppure dovremo cercarci un’altra terra su cui vivere, e in tal caso, dove andremo nello spazio? E’ la domanda di portata cosmica che si pone l’astrofisico Amedeo Balbi in questo libro che parla del futuro incerto dell’umanità e lo fa con un linguaggio accessibile a tutti.

L’odierno riscaldamento globale è nulla in confronto a cosa accadrà pressappoco tra 7,5 miliardi di anni. L’energia solare aumenterà del 10 per cento, la temperatura supererà i 50 gradi e nel giro di una manciata di milioni di anni si innescheranno processi che faranno evaporare gli oceani e desertificheranno il pianeta.

Come sappiamo, noi siamo tra i principali nemici del nostro habitat. A minacciare il nostro mondo ci sono poi anche altri pericoli che gli esperti studiano a fondo. Una delle possibilità è che la morte arrivi dal cielo con comete e asteroidi che colpiscano la Terra con una certa frequenza e portate differenti. Oppure dal suo centro stesso con devastanti eruzioni vulcaniche. Insomma pensiamo pure a un futuro altrove, parecchio lontano…

Dove potremo emigrare? Su Marte o fuori dal sistema solare?

Amedeo Balbi, professore associato presso l’Università di Roma Tor Vergata, in queste circa 200 affascinanti pagine ci spiega parecchi fenomeni e si chiede se l’umanità possa sperare in un futuro fuori dalla terra. Nella sola Via Lattea ci sono 17 miliardi di pianeti simili al nostro o poco diversi, detti Earth-like; il più vicino è Proxima B ed è distante 4,2 milioni di anni luce. Ma come raggiungerlo al di là dei film di fantascienza?

Nel libro vengono analizzate le varie sfide che attendono l’umanità: come trasferirci su altri pianeti, quanto e cosa ci vorrebbe, in quanto tempo, come fare per trovare quello che consente agli uomini di sopravvivere ….e tanto altro.

Esistono alcune ipotesi di colonizzazione dello spazio, a partire dal trasferimento su Marte che è il progetto più gettonato; ma dovremmo “terraformarlo” ovvero riportarlo ad assomigliare alla Terra (alla quale miliardi di anni fa era molto simile, salvo poi i cambiamenti che lo hanno reso invivibile).

Altre possibili soluzioni sono allo studio degli esperti e dei maggiori enti spaziali. Forse la terra sopravvivrà come ha già fatto, mentre noi umani verremo estinti o costretti ad emigrare. Difficile allo stato attuale delle conoscenze tecnico-scientifiche sapere se potremo esistere altrove. Importanti sono i finanziamenti privati, come quelli promossi dall’attuale eroe delle imprese galattiche Ellon Musk, e i progressi tecnologici. Ma oggi non sono ancora raggiungibili i pianeti potenzialmente abitabili, (ovvero quelli che si trovano a una distanza tale dalle loro stelle nei rispettivi sistemi da poter essere considerati simili alla Terra)

Gli studi proseguono, tra le varie ipotesi: il progetto Havoc della Nasa, come costruire stazioni in grado di ospitare colonie umane, compresa l’idea di Elon Musk di colpire le calotte polari marziane con missili nucleari che permettano di liberare CO2 .

Insomma un testo rigorosamente scientifico e piacevolmente divulgativo che non disdegna un po’ di fantasia e ci conduce in un imperscrutabile futuro.

Note di Classica. Il duo Capucon-Lugansky e Daniele Gatti le “stelle” di gennaio

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Mercoledì 11 alle 20 e giovedì 12 alle 20.30, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Daniele Gatti eseguirà musiche di Mendelssohn. Sabato 14 alle 18 al teatro Vittoria, quarto episodio di “E ora chi comanda?” con l’ensemble barocco Le Rossignol con Antonio Valentino.

Domenica 15 alle 16.30 al teatro Vittoria, per l’Unione Musicale, gli 8 violoncelli di Torino con Piergiorgio Rosso violino eseguiranno musiche di Beethoven, Handel, Conte, Williams, Sostakovic, Morricone, Glass, Rota, Joplin, Gade, Piazzolla. Lunedì 16 alle 20.30, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Daniele Gatti eseguirà musiche di Mendelssohn. Martedì 17 alle 20, al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Javier Comesana al violino e Matteo Giuliani Diez al pianoforte, eseguiranno musiche di Bach, Mendelssohn e Dietrich-Schumann-Brahms. Mercoledì 18 alle 20.30, al Conservatorio per l’Unione Musicale, Gautier Capucon violoncello e Nikolai Lugansky al pianofort, eseguiranno musiche di Debussy, Sostakovic, Rachmaninov. Giovedì 19 alle 20.30 e venerdi 20 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Daniele Gatti eseguirà musiche di Mendelssohn. Lunedì 23 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, l’Astrèe con Stèphanie Varnerin soprano eseguirà musiche di Handel. Martedì 24 alle 20 al teatro Regio, debutto della stagione d’Opera con “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Melodramma buffo in 2 atti.


L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Diego Fasolis. Repliche fino al 5 febbraio. Mercoledì 25 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il Trio Jean Paul eseguirà musiche di Beethoven, Brahms, Mendelssohn. Giovedì 26 alle 2030 e venerdì 27 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi, eseguirà musiche di Schonberg e Mahler.

Pier Luigi Fuggetta.

A teatro la storia di una donna ciclista

Caro direttore,

segnalo ai lettori lo  spettacolo che si terrà al Piccolo Teatro Comico di via Morbarcaro 99 a Torino. È un monologo in cui racconto la vita sportiva e non di Alfonsina Morini Strada, unica donna ad avere fatto il Giro d’ Italia con gli uomini. L’avevo proposto a Vinovo e intendo raccontarlo ovunque capiterà, soprattutto per la bellezza della storia di Alfonsina citata recente dalla presidente Giorgia Meloni nel giorno del suo insediamento, o da Bolle in una prima serata in tv. Ma voglio raccontarla anche per chiedere più luoghi, vie, intestate a donne, io ho chiesto ai rispettivi sindaci di intestare a lei la costruenda ciclabile Vinovo – La Loggia. Grazie per l’attenzione,

Claudio Tartaglino 

Rock Jazz e dintorni a Torino: Steve Wynn e i Figli di Guttuso

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al Jazz Club si esibiscono gli Almostone. Al Blah Blah è di scena Liede.

Mercoledì. Al Jazz Club Jam session blues condotta dal chitarrista Fast Frank. Al Blah Blah si esibisce Johnny DalBasso.

Giovedì. Al Jazz Club suonano i Dionysian in versione acustica. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Tutti Fenomeni. Al Dash si esibisce l’Ukuele Turin Orchestra. Alla Falegnameria è di scena il cantautore Renzo Rubino. All’Off Topic comincia il festival “Situazione?” con protagonisti:Jacopo Perosino, Protto e Sabrina Pallini. Al Blah Blah suona il trio Lame.

Venerdì. Al Magazzino di Gilgamesh si esibiscono gli Hot Dogs. Steve Wynn dei Dream Syndicate si esibisce al Folk Club. Al Jazz Club suona l’Om Quartet. Al Magazzino sul Po sono di scena i Senza Coloranti Aggiunti e il pisano Toru. All’Askatasuna sono di scena i Nerosud. Al Blah Blah suonano i Diplomatics. Allo Ziggy si esibiscono i Mai Mai Mai. Allo Spazio 211 sono di scena dARI e Melody Fall. Per “Situazione?” al Off Topic suonano La Trappola di Dalian, Fattosano e Baobab!.

Sabato. Da Gilgamesh si esibiscono i Freubers In The Sky. Al Blah Blah festeggiano i 35 anni di attività i Figli di Guttuso. Al Jazz Club suona il quartetto di Marco Varvello. Allo Ziggy punk con i Dick Dastardly’s preceduti dai Housebroken. Al Magazzino sul Po si esibiscono i Cazale con Monkey Sound. All’Azimut Marzio Zorio presenta il “Concerto per quattro battiti”.

Domenica. Al Jazz Club si esibiscono i Sound Remember Vaughan.

Pier Luigi Fuggetta

Il Carnevale di Ivrea “fra Mito e realtà”

Presentazione del 7° volume sul Carnevale Storico di Ivrea

Collana “Una volta anticamente”

Edizioni Pedrini

 

“fra Mito e realtà”

Ivrea Sala Santa Marta sabato 4 febbraio 2023 – h-17

fogliazione 148 pagine a colori

 

Sabato 4 febbraio alle ore 17 presso la sala Santa Marta di Ivrea, avrà luogo la presentazione del nuovo volume della collana editoriale “Una volta anticamente” dal titolo “Fra Mito e realtà” autrice Marianna Giglio Tos. La collana giunta al suo settimo appuntamento consecutivo con il Carnevale di Ivrea, non è mai stata interrotta, neppure durante la pandemia. Il libro che verrà illustrato dall’autrice, è in parte la riedizione del volume del 2017, ormai diventata introvabile e oggetto di attenzione da parte dei collezionisti, con l’integrazione degli ultimi anni legati alla sospensione del Carnevale e alla pubblicazione di una serie di fotografie inedite che fissano lo Storico indelebilmente. Su segnalazione delle librerie di Ivrea, che richiedevano una breve guida sul Carnevale sulla sua storia e le sue cerimonie, da destinare ai turisti stranieri in visita nella città eporediese, la Edizioni Pedrini ha strutturato il libro con una appendice che propone il Carnevale in sintesi in 6 lingue. I turisti potranno leggere del Carnevale nelle seguenti lingue: francese, inglese, tedesco, spagnolo, russo e cinese, e nel merito delle traduzioni il direttore editoriale Ennio Pedrini intende ringraziare pubblicamente “per il fattivo coinvolgimento la Preside del Liceo Classico-Linguistico C. Botta di Ivrea, la prof.ssa Lucia Mongiano, i professori e le professoresse con gli studenti che si sono cimentati in traduzioni complesse, ed in lingue di non comune utilizzo come per esempio il cinese, per il quale è stata anche richiesta una collaborazione di rilettura testuale all’Ass. Cinese Angi di Torino”. Continua Pedrini: “è stato un compito che ha impegnato gli insegnanti e gli studenti del Liceo Linguistico Botta per diversi mesi, a loro va il merito di questo lavoro, che conferma il sentimento e l’attenzione che l’intera Comunità eporediese compresa quella scolastica, dedica all’evento più importante e tradizionale di Ivrea, che raccoglie decine di migliaia di visitatori ogni anno”. Anche per questa edizione il libro viene accompagnato da una litografia d’autore, che è anche la contro-copertina del libro, realizzata dal noto autore canavesano Daniele Gismondi dal titolo: “fra Mito e realtà” e a tale riguardo il direttore editoriale Pedrini ci ha dichiarato: “Un’opera che appena vista mi ha tolto il fiato per la sua bellezza, che ha saputo coniugare il mistero con la leggenda delle origini alla storia vera del nostro Carnevale, con una tecnica ad acquerello, matita, china e carboncino di grande fascino”. La presentazione del libro prevede i saluti istituzionali del Sindaco Stefano Sertoli, gli interventi del Presidente della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea Piero Gillardi, della Preside del Liceo Classico-Linguistico prof.sa Lucia Mongiano, dell’autrice Marianna Giglio Tos e del direttore editoriale Ennio Pedrini. Alle 18,15 verrà inoltre presentato il manifesto ufficiale proposto per il 2023 degli J’Amis ad Piassa d’la Granaja “La preda in Dora”, realizzato dall’artista Tiziana Cascio, che già aveva nel 2018 realizzato la litografia artistica del libro “I piatti del Popolo”.

La scenografia della presentazione, vedrà esporre alle spalle degli oratori le opere realizzate dall’artista eporediese Alessandra Ferri, e sarà possibile visitare l’esposizione fotografica “In viaggio nello Storico di Ivrea” nella sala adiacente la presentazione del volume.

 

 

Sabato 4 febbraio PROGRAMMA

 

ore 17.00 Saluti istituzionali: intervengono il Sindaco Stefano Sertoli, il Pres. Fondazione Storico Carnevale di Ivrea Piero Gillardi, Lucia Mongiano Preside Liceo Classico-Linguistico C. Botta, Ennio Pedrini direttore editoriale Edizioni Pedrini

 

ore 17.15 Presentazione del libro “Una volta anticamente: fra Mito e realtà” autrice Marianna Giglio Tos e illustrazione della litografia 2023 opera di Daniele Gismondi

 

 

ore 18.15 Presentazione del manifesto degli J’Amis ad Piassa d’la Granaja: “La preda in Dora”   di Tiziana Cascio

 

ore 18,30 “In alto i calici” brindisi al Carnevale di Ivrea

 

Dalle ore 17.00 alle 19.00 apertura esposizione fotografica: “In viaggio nello Storico di Ivrea”

Scenografia alla presentazione con: “Il mio Carnevale” opere di Alessandra Ferri

 

 

 

 

Lidia Poet, Torino è l’ambientazione della serie Netflix

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Una nuova serie tv targata Groenlandia ha scalato le classifiche italiane, arrivando quasi al livello della tanto amata “Mare fuori”. Dalla sua uscita infatti ha conquistato il badge delle “più viste” dagli utenti della piattaforma di streaming, riscuotendo un enorme consenso. Si tratta de La legge di Lidia Poet, ambientata a Torino. La ricetta del suo successo è facilmente giustificabile dato che racchiude in sé tutti gli ingredienti per affascinare il grande pubblico: il recupero di una figura poco conosciuta, la fiction storica e una componente noir. La storia della prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura viene dunque ripresa in una versione più pop e contemporanea che però non ha mancato di far storcere il naso ad alcuni.

La legge di Lidia Poët. Eduardo Scarpetta as Jacopo Barberis, Matilda De Angelis as Lidia Poet in episode 101 of La legge di Lidia Poët. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2023

La storia fra realtà e finzione

Nella finzione la protagonista (Matilda De Angelis) non segue in toto le azioni del personaggio storico. L’unico segmento della trama che si attiene alla realtà è quello che la vede laurearsi in Legge presso l’Università di Torino, svolgere regolarmente il praticantato e superare l’esame per avvocati. Dopo l’iscrizione all’albo arriva però una contestazione che le vieta di praticare l’attività in quanto donna. Il motore narrativo della vicenda consiste nel suo desiderio di presentare un ricorso, mentre collabora con il fratello in qualità di sua assistente legale.

Lidia Poet Torino finestre I Il Torinese

I dettagli però cambiano vertiginosamente. Nello sceneggiato la donna continua a lavorare, occultandosi dietro ad Enrico Poet e  accettando i clienti al posto suo. Difende dei casi disperati, caratterizzati da condizioni sociali difficilmente riscattabili e da scarse possibilità economiche con un solo intento: svelare la verità. Con l’aiuto di suo cognato, il giornalista Jacopo Barberis (Eduardo Scarpetta), riesce a indagare sul campo e a ottenere delle informazioni decisive per la difesa dei propri imputati. Finge infatti di essere una sua collega e così riesce ad interrogare i sospettati ed esaminare i luoghi del delitto. L’estrema vicinanza dei due porterà allo sviluppo di un interesse amoroso e a un inaspettato risvolto politico. I sei episodi si esauriscono sulla scia di diversi casi risolti dall’avvocata-detective, che alla fine riuscirà a raggiungere i propri scopi.

Lidia Poet e Torino

La maggior parte delle scene all’interno del tribunale sono state girate presso l’Ex Curia Maxima di Via Corte d’Appello e Palazzo Falletti Barolo. Invece la redazione della testata giornalistica in cui Barberis scrive è situata a Palazzo dei Cavalieri. Inoltre le riprese dall’alto della città presentano una chicca che gli spettatori più attenti sicuramente avranno notato: una versione incompleta della Mole Antonelliana, priva della cosiddetta “Lanterna”. Infatti la serie è ambientata nel 1883, momento in cui la guglia non era ancora presente.

Le voci fuori dal coro

Questo adattamento però non ha mancato di scatenare delle polemiche, soprattutto dagli eredi di Lidia Poet stessa. La pronipote infatti ha dichiarato di non avere apprezzato questa rappresentazione della propria antenata e di non capire come mai non si sia dato più credito alla vicenda reale. Altri parenti invece sono rimasti infastiditi dal modo in cui la protagonista è stata resa una caricatura, inappropriata per le limitazioni imposte all’epoca. Inoltre pare che fosse una donna seria e schiva, molto diversa dal carattere che dimostra lungo il corso di tutta la narrazione.

Non è poi tardata ad arrivare una precisazione: la prima avvocata d’Italia è databile a ben quattro secoli prima e corrisponde al nome di Giustina Rocca. Ciò non toglie la rilevanza di Lidia Poet e delle sue battaglie per il suffragio universale femminile e per la difesa delle fasce di popolazione più emarginate e indigenti. La sua caparbietà e la sua fermezza la porteranno a rientrare nell’ordine degli avvocati nel 1920, all’età di sessantacinque anni.

Leggi anche – I luoghi ricchi di armonia da scoprire a Torino

Francesca Pozzo

Tutti i premi del “Pannunzio”

IL CENTRO CONSEGNA I PREMI FLAIANO, SOLDATI, DE SANCTIS. RIPRENDE L’ATTIVITA’ NEL NUOVO ANNO.
LUNEDÌ 9 GENNAIO ALLE ORE 17,30 presso la  sede del Centro Pannunzio di via Maria Vittoria 35h a Torino verrà consegnato il Premio “Ennio Flaiano cultura” alle scrittrici Marina ROTA e Patrizia VALPIANI, il Premio “Mario Soldati” all’architetto Donatella  D’ANGELO  e il Premio “Francesco de Sanctis” alla dott. Simonetta Pagano, direttore amministrativo di Azienda Zero, vera eccellenza della sanità pubblica che si è distinta nella lotta contro il Covid.
Riapre con questa importante iniziativa l’attività del Centro Pannunzio per il 2023.

“Pigiami”, un classico teatrale da duemila repliche

Domenica 8 gennaio, ore 16

Teatro Concordia, Venaria Reale (TO)

Pigiami 

Il più classico tra gli spettacoli per le nuove generazioni che conta 35 anni e 2mila repliche in giro per il mondo

 

 

Dopo 35 anni e oltre 2mila repliche in giro per il mondo, “Pigiami” prosegue la sua avventura con la medesima carica di energia scenica e innovazione teatrale, dimostrando a tutt’oggi di possedere un linguaggio sempre attuale di una rara freschezza e longevità, che ne fa un vero e proprio classico del teatro per i giovani. Nato come spettacolo per il pubblico dei più piccoli, è stato rappresentato sia per gli adulti che per i ragazzi, in diversi paesi tra cui: Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Canada, Croazia e Belgio.

La stanza da letto di un adulto che, nella quiete della sera, scopre il piacere di ridiventare bambino; un luogo dove curiosità reciproca e tenerezza si alternano in una girandola che ha il colore dominante di una nuova amicizia. “Pigiami” è un ever green che invita a non perdere mai la voglia di giocare e sognare.

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Domenica 8 gennaio, ore 16

Pigiami

Favole a merenda

Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus

Di Nino D’Introna, Graziano Melano, Giacomo Ravicchio

Regia di Nino D’Introna e Giacomo Ravicchio

Con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci

Scene e costumi di François Chanal

Biglietti: adulto 10 euro – bambino 5 euro – in abbonamento

 

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

www.teatrodellaconcordia.it

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Quando i Re Magi salvarono Betlemme

Era il 614 a Betlemme, in Terra Santa, quando accadde una sorta di miracolo. I persiani stavano radendo al suolo chiese e monasteri della Palestina ma si fermarono davanti alla Basilica della Natività. Secondo la leggenda i soldati erano pronti a incendiare il tempio cristiano quando il re persiano Cosroe II vide sulla facciata della chiesa un mosaico con i Re Magi vestiti come loro, in abiti orientali, proprio con i costumi persiani, intenti a recare i loro doni al neonato Gesù.
Per rispetto a questa scena venne ordinato di non abbattere la Basilica. Come paralizzato da ciò che aveva appena visto (il mosaico è purtroppo andato perduto) Cosroe bloccò subito l’attacco e le torce incendiarie furono spente. La basilica di Giustiniano sopravvisse, e più tardi fu risparmiata anche dagli arabi che la rispettarono perché dedicata alla “beatissima Vergine Maria, madre del profeta Gesù”. Più tardi, anche Omar ibn al Khattab, il secondo califfo dell’islam, non la violò e consentì ai cristiani di recarsi a pregare in chiesa. Il tempio si salvò anche dalle distruzioni messe in atto in Terrasanta dal feroce califfo d’Egitto Al Hakim nell’anno 1009 così come dai violenti scontri che seguirono l’arrivo dei Crociati di Goffredo di Buglione nel 1099. Il luogo di culto, rispettato anche da Saladino, accoglie ancora oggi folle di pellegrini che si recano nei luoghi santi per trascorrere il Natale. L’episodio del “miracolo” è stato rievocato in questi giorni, prossimi all’Epifania, dal cardinale Gianfranco Ravasi in un articolo sulla “Domenica del Sole 24 Ore” in cui il noto teologo e biblista ha raccontato il suo “viaggio” nelle grotte dove è nato Gesù. Un’esperienza da cui nel 1987 nacque il libro “Pellegrini in Terrasanta”, edizioni Paoline, scritto da Ravasi insieme a Luigi Santucci, poeta e scrittore milanese. La basilica che vediamo oggi a Betlemme è quella di Giustiniano che nel 531 ristrutturò totalmente la prima chiesa edificata nel 325 da Elena, madre di Costantino. Nella chiesa, nuovamente restaurata dopo il 2010, si aprono due scalinate parallele che portano alla Grotta della Natività di Cristo. Al suo interno spiccano due zone ben distinte: in una parte della grotta, di proprietà della chiesa greco-ortodossa, c’è una stella d’argento che indica il punto dove sarebbe nato il Bambino e nell’altra zona c’è la Grotta in cui si trovava la mangiatoia, affidata ai padri Francescani, custodi della Terra Santa, e simbolicamente assegnata ai Re Magi venuti da Oriente, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Chi furono costoro? Secondo gli studiosi si tratta di astronomi o astrologi babilonesi, carovanieri commercianti di spezie e di aromi, forse fedeli zoroastriani persiani….sta di fatto che, alcuni secoli dopo, salvarono la Basilica della Natività dalla furia dei nemici guadagnandosi un posto di primo piano nel presepe e nella storia. La guida di Ravasi, ristampata negli anni Novanta e ancora molto attuale, è suddivisa in quattro tappe che corrispondono ai momenti salienti di un pellegrinaggio in Israele:la Galilea a nord, con i primi atti di Gesù, la centrale Samaria, la meridionale Giudea e, al centro della Terrasanta e di tutta la Bibbia, Gerusalemme, la città santa delle tre religioni monoteiste, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. In ognuna di queste tappe si toccano le località più importanti, tradizionali mete dei pellegrini, con un quadro generale su storia, archeologia, dati biblici, tradizioni giudaiche, cristiane e musulmane. “Compiere un pellegrinaggio, sostiene Ravasi, significa riacquistare il senso della vita come movimento, conquista e speranza. L’itinerario in Israele diventa allora la riscoperta delle radici della vita cristiana e di quelle storiche della fede biblica”. Si va così dalla basilica della Natività a Betlemme ai mille monumenti di Gerusalemme ma anche all’intera storia di Israele, dalle tracce della vita quotidiana di Maria, Giuseppe e Gesù a Nazaret fino alle sponde del lago di Tiberiade con le rovine di Cafarnao, da Gerusalemme al Mar Morto e fino a Gerico, la città più antica del mondo. “Le memorie della Terrasanta, sottolinea il teologo, non sono smorti ricordi del passato ma voci ancora risonanti che parlano al cuore e alla vita del credente”.                Filippo Re