Dal 15 aprile all’11 settembre lo Spazio Musa a Torino ospita una mostra dedicata ai vinili d’autore, Arte a 33 giri
Un viaggio nella storia della musica e nei capolavori dell’iconografia pop del Novecento che hanno rivoluzionato il concetto di disco come oggetto del desiderio. Miró, Warhol, Koons, Bausquiat, Haring, gli italiani Clemente, Paladino, Lodola, Pistoletto, Nereo Rotelli, D’Angelo, Zorio, e grandi fotografi come Araki, Mapplethorpe, Ghirri, illustratori quali Crepax, Manara e tanti altri uniti nel segno della musica. Curata da Vincenzo e Giorgia Sanfo, con la collaborazione di Alessandra Mammì, Red Ronnie, Sergio Secondiano Sacchi, l’esposizione raccoglie 156 vinili, sculture, dipinti, grafiche e documenti di un mondo ancora in buona parte sconosciuto al grande pubblico.
A fare da apri pista al filone delle Art cover spicca l’artista pop per eccellenza, Andy Warhol, che con l’iconica copertina realizzata per i Velvet Underground nel 1967 stravolse la concezione del contenitore del disco, regalandogli quell’allure totemica che ancora oggi cattura i collezionisti di vinili. Warhol iniziò fin dagli anni Quaranta il suo rapporto con la grafica dei dischi, per lo più di musica jazz e classica e nella mostra sono presenti quasi tutte le sue creazioni per la musica, per questo il percorso espositivo è godibile anche come viaggio nelle tappe evolutive della rivoluzione pop dell’artista. C’è anche la copertina di Loredana Berté “Made in Italy”, ritratto in bianco e nero della cantante, che viene accreditata a Warhol nel 1981, anche se si tratta del lavoro del fotografo Christopher Markos, che Andy accettò di firmare perché aveva conosciuto Loredana nel negozio Fiorucci di New York di cui era testimonial.
Alcune opere di Toulouse-Lautrec, antesignano degli artisti dediti alle illustrazioni musicali, aprono la mostra che si snoda in un percorso che dagli anni 30 arriva sino ai nostri giorni attraversando stili e movimenti dei più grandi protagonisti dell’arte, spaziando da Dalí a Saville, da Vasarely, ad Ai Wei Wei; George, Magritte, Schnabel. Tantissime le chicche, si passa dall’inconfondibile tratto di Banksy per “Think Tank” dei Blur al singolo “Without You” di David Bowie disegnato da Keith Haring, dalla Lady Gaga di “ArtPop” di Jeff Koons al ritratto di Elton John realizzato da Julian Schnabel per “The Big Picture”. Anche i grandi fumettisti si sono lasciati catturare ben volentieri dal mondo della musica: Andrea Pazienza per Roberto Vecchioni, Milo Manara per Lucio Dalla, Hugo Pratt per paolo Conte.
Diversi i documenti che ci trasportano nel cuore di progetti creativi che hanno stimolato gli artisti nel realizzare veri e propri capolavori come ad esempio la cover componibile pensata per l’album dei Talking Heads “Speaking in Tongues” realizzata da Robert Rauchenberg.
E ancora le importanti collaborazioni intercorse tra artisti e interpreti come ad esempio quella tra Rolling Stone e Andy Warhol o ancora tra Bruce
Springsteen e Annie Leibovitz, gli incontri come quello tra Mario Schifano e Andy Warhol sino ad artisti come Ugo Nespolo, Enzo Cucchi o Joseph Beuys che hanno utilizzato il vinile come mezzo di divulgazione delle proprie riflessioni.
Una raccolta degna dei più grandi musei internazionali e con opere che raccontano, non solo l’aspetto figurativo, ma anche il lato creativo del mondo della musica con tutte le sue provocazioni e bizzarie in uno spazio espositivo unico. Lo Spazio Musa, situato in via della Consolata, a pochi passi dal Santuario della Consolata, è uno spazio culturale nato negli ultimi due anni, frutto di un’intelligente opera di restauro che ha consentito di rimettere in luce parti delle antiche vestigia della città. È una mostra che ha un doppio valore: non è solo un viaggio nell’arte pop musicale e figurativa, ma è anche un tuffo nelle architetture e nei segreti percorsi sotterranei di una città come Torino che non smette mai di sorprendere con le sue bellezze e i suoi tesori.
Giuliana Prestipino
Spazio Musa | Via della Consolata 11 / E
Orari mostra
dal martedì al venerdì e domenica 10:30-20:00
sabato 11:00- 21:00
chiusa il giorno di Pasqua
Ingresso € 10,00
Ridotto € 7,00
Ridotto Abbonamento Musei e AICS € 5,00
Per info/accoglienza/prenotazioni
spaziomusa.welcome@gmail.com


Dedicato alla memoria di Gianmaria Testa, il “cantautore ferroviere” di Cavallermaggiore (Cuneo) scomparso ad Alba nel 2016 a soli 57 anni, il “Premio Gianmaria Testa”, rivolto ai giovani cantautori italiani, compie tre anni e spegne le sue tre candeline mercoledì prossimo 20 aprile (ore 20,30) alle “Fonderie Teatrali Limone” di Moncalieri (via Eduardo de Filippo, tel. 011/5169655), dove saranno presentati i cinque cantautori finalisti e premiato il vincitore. La serata, assolutamente speciale, si inserisce nell’ambito del Festival “Moncalieri legge”, 42^ edizione del “Premio Letterario Città di Moncalieri”, curato dal “Circolo Culturale Saturnio” in collaborazione con “Produzioni Fuorivia”. Per l’occasione, accanto a libri, danza e cinema, saranno dunque le parole e le note di cantautori italiani (l’anno scorso, parteciparono circa 150 giovani talenti provenienti da tutt’Italia) a essere protagoniste dell’evento. Davanti ad una Giuria presieduta da Eugenio Bennato (e composta dalla giornalista de “La Stampa” Alessandra Comazzi , Paola Farinetti di “Produzioni Fuorivia” e moglie di Gianmaria Testa, Luigi Giachino compositore del “Conservatorio di Genova”, Paolo Lucà di “FolkClub Torino”, Stefano Senardi discografico, Patrizio Trampetti cantautore ed Enzo Vizzone discografico) i cinque finalisti presenteranno il loro brano in concorso più un brano a scelta di Gianmaria Testa. I loro nomi: Assia Fiorillo e Giovanni Block da Napoli, il torinese Giorgio Autieri, Pietro Verna da Adelfia (Bari) ed Alberto Mons da Montaione (Firenze).
Ilario Manfredini. Mostra che considera con attenzione e con un suggestivo sguardo di nicchia i “Tesori d’arte al Castello di Vinovo”. A lungo rimandata per immancabili motivazioni pandemiche, sino al 12 giugno prossimo offrirà la possibilità al visitatore di aggirarsi nel giardino, nelle sale – dal salone d’onore alla Sala del Fregio, dalla Sala degli Stucchi e dei Medaglioni all’ambiente di Carlo VIII – e nello splendido chiostro che, oltre alle grottesche messe in salvo, offre, con le colonne, in alternanza i medaglioni in cotto degli imperatori Nerone e Galba, per confluirli verso quelli della Giustizia Ritrovata. Fregi, pitture riscoperte, curiosi schizzi alle pareti, soffitti riportati alla luce, storia e tradizioni e personaggi, ampi ambienti dove, se non appieno, hanno trovato posto preziosi materiali, come miniature e volumi e documenti – come tre piccole tavole dovute a Gandolfino da Roreto: principali prestatori la Galleria Sabauda, l’Archivio di Stato, Palazzo Madama, Pinacoteche di Pavia e Faenza – che ricreano l’evoluzione di questo alto esempio d’architettura rinascimentale del nostro territorio, costruito su disegno di Baccio Pontelli, come gli ampliamenti che hanno ridisegnano in modo definitivo il “castrum novum”, con l’abbandono del “castrum vetus”. La mostra ha un’appendice anche nella chiesa parrocchiale, dove si può ammirare il complesso scultoreo tardo quattrocentesco del “Compianto”, opera realizzata per il perduto convento del Tivoletto da un ignoto artista forse di area lombarda.

L’artista italiano Salvatore Zito è tra i primi a inaugurare le personali della nuova galleria parigina Art Research Paris (A.R.P.). Proprio di fronte all’Eliseo, il gallerista Jean-Jacques Wattel, già noto esperto d’arte della casa d’aste Tajan, ha infatti appena aperto con François Coudert un grande spazio innovativo per l’arte e ha scelto, tra le personali da ospitare, quella dedicata agli “stick” inconsumabili del torinese Zito, che il filosofo Gianni Vattimo ha definito “un pittore dell’ulteriorità, che nasconde e fa presenti gli orizzonti ulteriori”.

Il romanzo narra una storia di sradicamento e lontananza e, anche se l’acqua compare poco nelle pagine, il mare è l’elemento che collega i due luoghi tra i quali si muove il protagonista. Da un lato l’oceano Indiano che lambisce l’Africa Orientale e dall’altro quello della cittadina costiera inglese dove approda.
Si inizia con la scrittrice Karen Blixen, nata Isak Dinesen in una residenza di campagna non lontano da Copenaghen, poi planata in una fattoria africana. Kankimäki decide di recarsi in Africa seguendo le orme dell’autrice de “La mia Africa” e utilizza ogni sorta di materiale per ripercorrerne la vita; dal pessimo matrimonio con il barone Bror al grande amore per Denis Finch Hatton che andava e veniva a suo piacimento tra le braccia di Karen.
Cresce, legge, si forma idee personalissime e precise sul mondo che la circonda; soprattutto sulla condizione femminile chiusa in un perimetro di pensiero, azione e occupazioni decisamente limitato ed asfittico. Quando conosce la fondatrice di un quotidiano locale ha l’illuminazione che guiderà i suoi futuri passi: decide di diventare giornalista.
ha cercato di immobilizzarla, che Giulia ha trovato la forza di superare quel limite.