CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 487

Rock Jazz e dintorni: Patti Smith e Al Di Meola

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. A Ricaldone (Al) suona Goran Bregovic’. Al Magazzino sul Po si esibisce il gruppo punk Cro-Mags. Al Pala Alpitour è di scena Harry Styles preceduto dai Wolf Alice.

Mercoledì. Ai Giardini della Rocca di Bra suona il trio del polistrumentista statuninense Louis Cole con la voce di Genevieve Artadi.

Giovedì. Al Blah Blah si esibiscono gli Eyehategod. Per “Monfortinjazz” suona Benjamin Clementine. A Vercelli arriva Gianna Nannini. Al Forte di Bard suona Al Di Meola.

Venerdì. Ad Avigliana per il “Due Laghi Jazz Festival “ ad Almese, suona il “Nex Quartet” del sassofonista Claudio Fasoli. Per due sere consecutive al Tecnoparco di Verbania si esibisce Patti Smith. A Venaus parte “Alta Felicità” con Pop X e Bianco.

Sabato. Per il “Due Laghi Jazz Festival” a Rubiana, omaggio a Charlie Mingus con il quintetto di Aldo Zunino. Per “Alta Felicità” suonano gli Africa Unite e Alborosie. Per “Occit’amo” a Saluzzo lo spettacolo “Viaggio al termine della notte” con Teho Teardo e Elio Germano.

Domenica. A Ricaldone recital di Elio con l’omaggio a Jannacci “Ci vuole orecchio”. Al Forte di Bard si esibisce Toquinho.

Pier Luigi Fuggetta

Mai dimenticare l’”inferno dei vivi”

Quando si parla di campi di sterminio, frutto dell’abominio dell’idea nazista, il pensiero corre immediatamente ai milioni di Ebrei di ogni parte d’Europa che persero la vita in quell’inferno in terra, soprattutto (ma non solo) durante la seconda guerra mondiale.

Ma non bisogna dimenticare che ‘ospiti’ e vittime della barbarie furono anche russi, polacchi, zingari, Testimoni di Geova, ‘asociali’ (come venivano chiamate persone ai margini della società bruna), omosessuali, prigionieri di guerra, oppositori politici, resistente.

Terenzio Magliano, nato a Torino nel 1912 e scomparso nel 1989, dottore commercialista, capitano paracadutista, combattente della guerra mondiale e, successivamente, partigiano ispettore delle formazioni Matteotti, fu uno di questi.

Catturato a Torino dai tedeschi, in seguito alla delazione di una donna che aveva un negozio vicino alla sede di un grande giornale, venne inviato a Mauthausen, in Austria, nel tristemente famoso ‘campo di lavoro’ (la distinzione tra campo di sterminio e di lavoro è piuttosto eufemistica, anche perché in questo secondo tipo di lager, se non morivi gassato, pur in presenza di forni crematori, morivi di stenti o di malattia, o giustiziato per aver commesso qualche infrazione o, semplicemente, per a discrezione dei tuoi carnefici) dove trascorse 17 mesi sino al momento della liberazione e del rientro in Italia.

Nel dopoguerra fu un politico apprezzato per serietà e coerenza, nella sila del Partito Socialista, nel Psu e infine nel Psdi, ricoprendo importanti incarichi quali assessore al bilancio del Comune di Torino e senatore e deputato della Repubblica.

Nel 1963 diede alle stampe ‘Mauthausen cimitero senza croci’, edito per i tipi di Roggero e Tortia editori.

E’ un libro di appena un centinaio di pagine, molto scorrevole, che racconta la sua esperienza di deportato e la sua vita e sopravvivenza nel campo nazista. Cosa lo spinse a mettere su carta i suoi ricordi lo dice lui stesso nell’introduzione: “Niente. Forse non avrei mai scritto niente di questo angolo della mia vita se, quella sera, non avessi incontrato a Porta Nuova il mio amico Francesco Amadei”. Fu, infatti, l’amico, al quale aveva appena raccontato un incubo ad occhi aperti, vissuto anni dopo la deportazione, a chiedergli, bruscamente, perché non mettesse su carta l’esperienza di vita. Nell’introduzione Magliano fa molti riferimento a luoghi di Torino, la trattoria di Sassi dove avevamo mangiato, il gruppo di persone che davanti a Talmone discuteva della Fiat. Corso Regina Magherita, dove al civico 79 viveva da ragazzo.

Il racconto nel libro, che purtroppo oggi sembra come molti altri di quel periodo caduto nel dimenticatoio sacrificato alle logiche editoriali dell’istant book, si articola in modo avvincente. L’autore descrive senza filtri la sua tragica esperienza di deportato, dà volto e storia a molti che non ce l’hanno fatta a sopravvivere in quell’inferno dei vivi, come il professor Luigi Scala, cui intitola un capitolo o lo spagnolo Augustin Torres che spera di tornare dalla amata Liane (ma che perderà la vita pochi giorni prima della liberazione).

Nonostante tutte le sofferenze patite, Magliano non ha parole di odio o che incitano all’odio nei confronti dei suoi aguzzini: è sufficiente leggere le sue pagine per capire da che parte stesse il Bene e dove albergasse il Male.

Dopo, in vita, non ha più scritto altri libri. Una seconda pubblicazione, alla quale stava lavorando, ‘La cava di pietra’ è uscita postuma a cura dell’Associazione Culturale Piemontese per l’impegno di Luciano Sartori che di Terenzio Magliano fu amico.

‘La cava di pietra’ è quella scala che portava al campo che i prigionieri dovevano salire recando spesso pesi inumani sulla spalle, in balia dei loro aguzzini. E molti di loro persero la vita.

In conclusione ‘Mauthausen cimitero senza croci’ è un testo che merita di essere riscoperto, in quanto contributo alla verità storica di quel tragico periodo.

Sarebbe auspicabile che venga fatto conoscere anche nelle scuole a beneficio delle nuove generazioni: il suo stile lineare e la sua drammaticità non hanno niente di meno di altri testi di autori più conosciuti.

E in questo modo si renderebbe oltre tutto giustizia a uomini e donne, ed alle loro sofferenze, sulle quali la storia e gli storici non si sono soffermati ancora abbastanza.

Massimo Iaretti

Riapre il forte di Exilles, il gigante della Val Susa

Squillino le trombe e rullino i tamburi. Dopo due anni di chiusura si abbassano  i ponti levatoi e il forte di Exilles riapre finalmente le sue porte al pubblico.
Non è stato facile per vari motivi ma ora è possibile. Da mercoledì 3 agosto e fino a domenica 11 settembre sarà grande festa in uno dei monumenti più antichi e significativi della Valle di Susa e del Piemonte con spettacoli, eventi, mostre e visite guidate. Tutto merito di una cordata che riunisce enti e istituzioni del territorio, sia pubbliche sia private, ma la parte del leone spetta all’Associazione culturale Revejo che ha già promosso il festival Borgate dal Vivo. Sul palco saliranno ospiti italiani e internazionali. Il sipario su Exilles estate 2022 si alzerà mercoledì 3 agosto con lo spettacolo “Sani !” di Marco Paolini. Tra gli altri principali eventi, sabato 6 agosto l’australiano Nic Cester suonerà dal vivo tutti i brani del suo ultimo album discografico e mercoledì 17 agosto toccherà al giovane violinista Federico Mecozzi esibirsi in concerto al forte. Sabato 20 agosto Tangram Teatro metterà in scena lo spettacolo “In viaggio con Dante”. La rassegna si concluderà domenica 4 settembre con il pianoforte della giovanissima Frida Bollani Magoni. Le visite guidate al forte di Exilles saranno gestite dai volontari dell’Associazione Amici del Forte che apriranno la fortezza ai visitatori da mercoledì a domenica nel mese di agosto e nei primi due weekend di settembre. Nella settimana di Ferragosto il forte sarà sempre aperto. L’esistenza del forte di Exilles è già nota a metà del XII secolo poiché in alcuni documenti si parla di castrum Exiliarum ma bisogna risalire al 1339 per trovarlo descritto come “castello di strada” con torri e mura difensive con l’obiettivo di controllare la strada che dal Piemonte conduceva in Provenza attraverso il Monginevro. Tra il Cinquecento e il Settecento, a causa di continue guerre, fu utilizzato sia dai Savoia che dai francesi. Verso la fine del Seicento un misterioso personaggio di cui non si conosce l’identità, noto come la Maschera di Ferro, fu rinchiuso nella fortezza. Conquistato da Vittorio Amedeo II nel 1708 il forte subì ampie modifiche. Con il Trattato di Parigi del 1796 fu distrutto dai francesi e venne ricostruito dal Re di Sardegna nella prima metà dell’Ottocento nelle forme attuali. Fu smilitarizzato all’inizio della Prima Guerra Mondiale e nel secondo conflitto mondiale venne utilizzato come deposito di armi e centro di arruolamento. Fu definitivamente abbandonato dall’esercito l’8 settembre 1943 con l’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio con gli alleati. Nel 1978 la Regione Piemonte acquistò il forte dal Demanio militare per ristrutturarlo e valorizzarlo. Verrà aperto al pubblico nell’estate del 2000.
                           Filippo Re

“Torneranno i prati”, la Grande guerra raccontata da Ermanno Olmi

 

La vicenda si svolge nell’arco di una sola nottata, sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani. I soldati, la cui postazione è sommersa dalle neve, sono spaventati e ormai privi di speranza: il prossimo attimo potrebbe essere il loro mentre i bombardamenti si susseguono senza tregua

 

Credo che la celebrazione del centenario della Prima Guerra Mondiale non abbia alcun senso se non chiediamo scusa per il tradimento di cui siamo stati colpevoli nei confronti dei giovani e dei milioni di morti in quel conflitto”.  Ermanno Olmi , classe 1931, usa parole dure parlando del suo “Torneranno i prati”. Un film che non è sulla guerra, ma su dolore della guerra. Ermanno Olmi, il grande regista bergamasco, classe 1931, che ha fatto la storia del cinema italiano con film come «Il posto» (1961) e «L’albero degli zoccoli» (1978) ha scelto di raccontare gli orrori della Prima guerra mondiale nella sua ultima pellicola. Il film è dedicato al padre («che quand’ero bambino mi raccontava della guerra dov’era stato soldato») e si basa proprio sui ricordi di quest’ultimo, come dichiarato dallo stesso Olmi.  La vicenda si svolge nell’arco di una sola nottata, sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani. I soldati, la cui postazione è sommersa dalle neve, sono spaventati e ormai privi di speranza: il prossimo attimo potrebbe essere il loro mentre i bombardamenti si susseguono senza tregua. Il senso dell’attesa, la paura di quanto potrà accadere da un momento all’altro, rende la pellicola ancor più straziante e drammatica: il nemico non ha volto, ma la minaccia è palpabile e incombente dal primo all’ultimo minuto.

In mezzo a spari, feriti e morti, rimane la bellezza del paesaggio montano circostante, la cui pace si pone in evidente contrasto con la guerra che la sta attraversando. Girato sull’Altopiano di Asiago, «Torneranno i prati» è un lungometraggio per non dimenticare coloro che sono caduti durante il conflitto: una pellicola in cui il regista mostra la terribile fine di quei soldati di cui si è persa, colpevolmente, memoria.  La fotografia, dalle tonalità seppia, trasmette al meglio la sensazione di un prodotto storicamente credibile, approfondito e curato in ogni dettaglio. Gli stessi suoni sono evocativi: quello dei campanelli sul filo spinato, il rumore assordante delle bombe, lo scandire delle vite attraverso il continuo e inesorabile rimbombo delle esplosioni in lontananza. La Storia, quella vera e sofferta, è fatta anche di ricordi materiali e non solo emotivi (quelli che invadono lo spettatore quando uno e più protagonisti fissano lo schermo in avanti, squarciando l’inquadratura, fissando la sala, come a urlare la loro “ingombrante” presenza nel ricordo di tutta la storia della nazione). Il maestro Olmi, con questa opera d’arte cinematografica, offre uno strumento di memoria e ricordo perenne dell’orrore della guerra.

 

Marco Travaglini

Una docufiction racconterà Vittorio Emanuele II e il Proclama di Moncalieri

Il Proclama di Moncalieri”

format: docufiction

durata: 30′ ca

conduttore: Bruno Gambarotta

regia e sceneggiatura: Lorenzo Gambarotta

Laura Pompeo, Assessore alla Cultura del Comune di Moncalieri, nell’intento di valorizzare il Castello, ha voluto e promosso, tramite la locale Pro Loco, un progetto che andasse oltre alla semplice e benemerita visita guidata, per raccontare la storia di alcuni dei personaggi che hanno abitato il Castello.

Vittorio Emanuele II (interpretato da Mario Bois) fece del Castello la sua dimora prediletta fin dalla sua infanzia e da qui emanò il Proclama di Moncalieri primo e drammatico atto di un regno che approderà all’Unità d’Italia.

La docufiction racconta la complessa e affascinante storia pre risorgimentale che, a partire dalla parabola di Carlo Alberto (interpretato da Paolo Tibaldi), attraverso i moti rivoluzionari, l’esilio a Firenze, gli intrighi di palazzo, arriva all’atto finale: la consegna, in seguito alla sconfitta di Novara, della corona al figlio Vittorio Emanuele.

In questi giorni sono in corso le riprese relative al periodo di formazione di Vittorio Emanuele e del fratello Ferdinando al Castello di Moncalieri.

I due giovani Principi (Tommaso Martino e Federico Robaldo) rispettivamente dai 10 e 12 anni fino ai 19, per volere del Re Carlo Felice furono sottoposti a un’educazione ferrea, affidata ad uno stuolo di precettori interpretati da Carlo Panero (Cesare Saluzzo), Paolo Corvo (André Charvaz) Giorgio Armando (padre Isnardi), Walter Lunetti (Ettore de Sonnaz) e governanti (Mascia Penna, Chiara Cuniato, Marta Chioatero).

Oltre a Carlo Alberto e ai suoi figli Vittorio Emanuele e Ferdinando, la docufiction farà rivivere molti altri affascinanti personaggi. Maria Adelaide, Maria Teresa, il Cancelliere Metternich, il Feldmaresciallo Radetzky, il Conte della Rocca, sono solo alcune delle figure che danno vita alle vicende che portarono all’emanazione del “Proclama di Moncalieri”.

La realizzazione della docufiction è resa possibile anche dalla virtuosa collaborazione di alcune associazioni di rievocazione (Gli Amici del Parco della Battaglia, La Bela Rosina et Soa Gent, etc) e del Museo Risorgimentale di Novara diretto dallo storico Paolo Cirri, che hanno permesso le riprese della battaglia di Novara.

Il progetto è finanziato dal Comune di Moncalieri e dalla Presidenza della Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino (Giovanni Quaglia)

Aggiungerei anche che siamo molto orgogliosi di questo lavoro di Bruno e Lorenzo Gambarotta: si colloca lungo la linea della valorizzazione della storia e dell’identità del nostro territorio, nostra priorità.

“Le vicende del Proclama di Moncalieri meritavano senz’altro un approfondimento in forma di docufiction, per raggiungere un pubblico vasto e rendere giustizia alle scelte nel complesso lungimiranti prese da re Vittorio Emanuele II in un momento delicatissimo – sintetizza soddisfatta l’assessore alla Cultura Laura Pompeo – Il tutto sviluppato e girato, in una marcata condivisione di intenti con Fondazione Crt che ha concesso un finanziamento corposo, nei luoghi originali in cui si dipanarono le vicende. Vicende che portarono il re a firmare proprio qui, nel Castello di Moncalieri, il Proclama il 20 novembre 1849. Si tratta di una pagina di storia cui si guarda ancora oggi come un punto di svolta. Disponendo lo scioglimento della Camera dei Deputati e la convocazione di nuove elezioni, Vittorio Emanuele II aprì la strada alla successiva ratifica del trattato di pace con l’Austria e favorì l’imporsi di uno Stato nuovo, con un gruppo dirigente capace e una politica liberale solida. Va rilevato l’intento di Vittorio Emanuele di salvare un ancora fragile sistema costituzionale. La stagione che ne seguì portò in un decennio il re e il gruppo dirigente del piccolo Regno di Sardegna alla ribalta della storia nazionale, con l’unificazione dell’Italia nel 1861. Siamo molto orgogliosi di questo lavoro di Bruno e Lorenzo Gambarotta: si colloca lungo la linea della valorizzazione della storia e dell’identità del nostro territorio, nostra priorità”.

Le origini piemontesi di Fernandel 

Fernandel, il grande attore, cantante e regista francese che interpretò Don Camillo nei film tratti dalle opere di Giovannino Guareschi, nacque a Marsiglia l’8 maggio del 1903 da genitori piemontesi, originari di Perosa Argentina in Val Chisone.

Joseph Countandin e Désirée Bédouin, padre e madre di Fernand Joseph Désiré Contandin erano emigrati oltralpe in cerca di fortuna. Il suo cognome esatto era Coutandin, di origine occitana e abbastanza diffuso in quelle zone come in tutte le valli addossate alle Alpi italo-francesi. All’anagrafe però venne trascritto in modo errato, diventando Countandin. Come ricordava Aldo Molino su “Piemonte Parchi” nel marzo del 2014, in un articolo intitolato sul tema “risalendo da Pinerolo la valle percorsa dal torrente Chisone, oltrepassata Perosa poco oltre la rupe sulla quale svettano le poche rovine di un cupo maniero (il Bec Dauphin che sino al 1713 segnava in confine tra Savoia e Francia), un cartello stradale invita ad una digressione sulla sinistra informandoci che proprio da questi luoghi era originario il celebre attore francese Fernadel“. Per molto tempo, a ricordare le radici perosine del grande attore c’era solo un cartello stradale piuttosto originale: “Borgata Countandin – Maison des Parents de Fernandel”.Recentemente all’illustre valligiano sono state dedicate alcune iniziative (“Un certain sourire”, con due mostre – una dedicata al cinema e l’altra alla musica – dove sono raccolti documenti sulla vita artistica e personale di Fernandel) e sui resti della casa della famiglia Countandin,nell’omonima borgata di Perosa, è stata posta una targa commemorativa. Fernand Joseph Désiré Countandin salì per la prima volta sul palcoscenico a cinque anni, accanto al padre, un impiegato con la passione per il varietà che si esibiva nei teatri di rivista della Provenza.

Imparò così l’arte della vaudeville ma da giovane fece anche altri lavori per poter vivere. Fernandel agli inizi della carriera calcò le scene come cantante e caratterista nei caffé-concerto marsigliesi e nizzardi. Nell’aprile del 1925 si sposò e si narra che in quel giorno nacque anche il suo nome d’arte, quando la suocera esclamò, presentando il marito della figlia: “Voilà le Fernand d’Elle!”. Il debutto cinematografico risale al 1931 ma la vera svolta avvenne vent’anni dopo, nel 1951 , grazie alla serie di film incentrati sulla figura di Don Camillo, l’irascibile e sanguigno sacerdote della bassa parmense costantemente in lotta con il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi (Peppone), interpretato da Gino Cervi. Fernandel si spense a sessantotto anni a Parigi, il 26 febbraio 1971. E’ sepolto nel piccolo cimitero Passynel XVI arrondissement, al margine ovest della capitale francese, sulla rive droite della Senna.

Marco Travaglini

Festival d’ Estate il 22 -23 e 24 luglio a Rivoli

Terminano gli appuntamenti dell’ estate in città.

E’ in programma, a chiusura del ricco calendario di appuntamenti che hanno regalato a rivolesi e visitatori giornate animate (tra cultura, divertimento e promozione del territorio), nei due mesi passati, un lungo week-end organizzato dalla Pro Loco.

“Abbiamo presentato un ampio programma alla Città fatto di musica, teatro, arte, sport e ogni anno cercheremo di ampliarlo sempre di più. La città di Rivoli è stata valorizzata per il suo patrimonio artistico e culturale nelle varie zone del territorio cittadino, penso ai tanti appuntamenti creati insieme alla Biennale d’arte moderna e contemporanea del Piemonte e all’Istituto Musicale Città di Rivoli Giorgio Balmas nei giardini di Palazzo Piozzo di Rosignano, ai vari percorsi turistici creati dal Consorzio TurismOvest. – afferma il Vice Sindaco Laura Adduce – Chiudiamo il calendario di quest’ Estate rivolese con una fantastica Mongolfiera in Piazza Aldo Moro e con tante altre attrazioni insieme agli amici della ProLoco sperando come sempre di rendere Rivoli una meta turistica.”

Dal 22 al 24 luglio questi gli appuntamenti in cartellone per il “Festival d’ Estate” organizzato dalla Pro Loco di Rivoli in collaborazione con Cuochi Master in piazza Aldo Moro.

Da venerdì 22 luglio, in piazza Aldo Moro, per tre giorni, ci saranno i gazebo di Cuochi Master per proporre ai visitatori Quality Street Food (cucine dal mondo e dalle regioni d’ Italia), le giostrine ed i gonfiabili per i bambini, le bancarelle degli artigiani e spettacoli.

Venerdì 22 alle 21 ci sarà lo spettacolo delle fontane danzanti e luminose.

La sera di sabato 23 luglio, la musica sarà protagonista con una Tribute band a Laura Pausini.

Sabato 23 e domenica 24 luglio sarà possibile salire sulla Mongolfiera e la sera della domenica un altro concerto con Tribute Band a Zucchero.

Il programma del San Gaudenzio Book Festival

A Ivrea a partire da oggi

venerdì 22 luglio

I Ore 10:15 Apertura e presentazione Festival, saluti istituzionali.
I Ore 10:30 – 12:00 Letture per disabili con la partecipazione di Gianpiero Perlasco e Anna Mattiello (curatrice e regista teatrale) tratte dal libro: “Gli affacendati in teatro…” edito da The Tree Factory della Cooperativa Pollicino. Il superamento del disagio e l’isolamento emotivo si possono affrontare con la gioia di entrare nella storia di un libro testimonianza. Osservando il mondo, da una prospettiva diversa da quella immediatamente visiva. Presentazione di libri tattili. (laboratorio sensitivo).
I Ore 16:00 Giovanni Cordero già docente Università “La Sapienza” di Roma – Università di Torino e critico d’arte, presenta: “Luminosa polvere d’oro”. Nel caos delle emozioni che dipingono la sua vita, il protagonista ci accompagna all’interno del riformatorio Beccaria e del manicomio di Collegno. Nel contesto sono raccontati i luoghi di clausura, i rituali assurdi, l’obbedienza cieca e la bieca disciplina.
I Ore 17:00 Dino Valle giornalista e blogger torinese presenta: “Brigate rosse. Colpirne uno per educarne 100”. Documenti, lettere e storia degli anni del terrorismo. Una ricostruzione asettica e non politica degli “anni di piombo”.
I Ore 18:00 Alfredo Bider autore e Paolo Trivero docente presso l’Università del Piemonte Orientale-Vercelli, presentano il romanzo storico vincitore del premio nazionale Images: “Aimone di Challant un Vescovo Eretico”. La fondazione del Santuario di Oropa attraversa la Città di Ivrea, il Canavese, il Biellese e la Valle d’Aosta.

I Ore 21:00 Ezia Bovo presenta: il dramma di Giuseppe Giacosa – “Una partita a scacchi” la celebre rappresentazione teatrale tratta dalla “Chanson de geste” francese. Parti di lettura verranno eseguite in abito medievale, a cura del Gruppo Storico Medievale del Canavese lj Ruset.

sabato 23 luglio
I Ore 10:45 La Libreria Garda e la Editrice Baima Ronchetti propongono il libro “Le fiabe di Guido Gozzano”. Presenta la curatrice prof. Rosanna Tappero. (Letture per ragazzi).
I Ore 15:00 Il direttore editoriale della Edizioni Pedrini, con Paolo Marengo illustratore e vignettista di satira, presentano: “Sospesi da Covid” Le storie di 22 uomini e donne sospesi dal posto di lavoro per Covid, che si raccontano, nelle proprie vicissitudini personali.
I Ore 16:00 Piero Abrate noto giornalista torinese, presenta: “Guida Piemonte: le grandi bellezze” il giornalista e scrittore torinese illustra in 15 itinerari, un Piemonte di grande bellezze: da Torino al biellese, dall’astigiano sino al Canavese. Una guida turistica aggiornata a colori e piena di fotografie, dove non mancano sorprese e luoghi “nascosti” da scoprire.
I Ore 17:00 L’autrice eporediese Marianna Giglio Tos presenta il romanzo storico “L’antica fiamma”. Misteri e complotti nascosti tra vecchie pagine e antichi affreschi, ci conducono nel primo Cinquecento, in un mondo ancora assoggettato alle credenze e alla religione.
I Ore 18:00 L’autrice Luciana Banchelli presenta: “Antologia di Salvator Gotta”. Nel libro sul grande autore canavesano del ‘900, una selezionata e ricercata serie di testi che descrivono magistralmente Ivrea e il Canavese.
I Ore 20:45 L’autrice Alessandra Ferraro, caporedattrice Tgr della Valle d’Aosta presenta: “Quel filo che ci unisce – Un padre e una figlia”. Un filo che si snoda e si riannoda, s’interseca, si ricongiunge, si rincorre lungo il cammino della vita. Un filo che neanche la morte può spezzare.

domenica 24 luglio
I Ore 10:45 Elisabetta Signetto presenta: “Storia e mito del Canavese a fumetti” con l’illustrazione delle tavole dedicate a San Gaudenzio, realizzate in collaborazione con gli studenti del Liceo Faccio di Castellamonte. (Consigliato ai ragazzi).
I Ore 17:00 Presentazione ufficiale del libro: “Ivrea e Il Castello del Conte Verde – La prima vita di un protagonista silenzioso e della sua Città” autrice: Silvia F. Battistello con la partecipazione dello storico dott. Fabrizio Dassano. Modera l’incontro il caporedattore della Sentinella del Canavese Claudio Cuccurullo. Nel contesto della presentazione sono invitati ad illustrare il progetto di recupero del Castello di Ivrea: Elisabetta Piccoli vice sindaco con delega al Patrimonio, l’Ass. ai Lavori Pubblici Michele Cafarelli, e il progettista Arch. Ezio Ravera. La presentazione verrà trasmessa in diretta streaming. Durante la presentazione sarà omaggiata la cartolina ricordo.
I Ore 18:15 Pier Franco Quaglieni direttore del Centro Studi Pannunzio di Torino, presenta il volume: “Doveri dell’Uomo” Omaggio a Giuseppe Mazzini nel 150 anniversario della sua scomparsa. Nel corso della presentazione sarà omaggiata ai presenti, la cartolina ricordo del 150 anniversario.
I Ore 20:45 Oreste Valente il noto attore piemontese presenta: “Innamoratamente O-Restando Dante – Performance casuale”. A teatro in San Gaudenzio. (tratto dal libro autobiografico, che ha ottenuto l’alto Patrocinio della “Società Dante Alighieri”.

I videogiochi “decima forma d’arte”

La Venaria Reale organizza una grande mostra che indaga i videogiochi come “decima forma d’arte” praticata da 3 miliardi di persone nel mondo, riconoscendo i profondi impatti nella società contemporanea di un comparto creativo ancora spesso percepito come un mondo di evasione ludica e mero passatempo. Ma è davvero così?

I videogiochi rappresentano un avamposto creativodove nascono idee e visioni, una meta forma d’arte in cui architettura, pittura, scultura, musica, arti performative, poesia, cinema, fumetto convivono dando vita a stratificati mondi collettivi.

Lungo le dodici sale del percorso espositivo delle Sale delle Arti, le tele digitali dei grandi maestri dei videogiochi entrano in dialogo con celebri capolavori del passato e del presente invitandoci a riflettere sulle nuove estetiche, culture, linguaggi, politiche ed economie del XXI secolo.

Per la prima volta al mondo si potranno ammirare le influenze dei grandi maestri del passato – come De Chirico, Hokusai, Calder, Dorè, Savinio, Piranesi, Kandinsky, Warhol ma anche vasi ellenistici del VI sec. a.C. – sulle estetiche di videogiochi come Ico, Monument Valley, Rez Infinite, Okami, Apotheon.

La convergenza tra immagine statica, immagine in movimento ed immagine interattiva è al centro dello spazio PlayArt che porta il visitatore a relazionarsi con artisti viventi come Bill Viola, Banski, Invaders, Cao Fai, Jago, Tabor Robak, il collettivo AES+F, Federico Clapis, che hanno attinto al linguaggio del (video)gioco per dar vita ad alcune delle loro opere materiche e digitali


La mostra è curata da Fabio Viola, game designer, docente, saggista e fondatore del collettivo artistico
Internazionale TuoMuseo, e da Guido Curto, direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.

DOVE
Sale delle Arti, II piano
QUANDO
da Venerdì, 22 Luglio 2022 a Domenica, 15 Gennaio 2023
COME

Ingresso:
biglietto per la mostra e biglietto “Tutto in una Reggia” .
Fino al 21 luglio è valida la promozione con biglietto a 5 euro (utilizzabile anche dai possessori della cartolina ricevuta allo stand della Reggia di Venaria presso il Torino Comics).

Consigliata la prenotazione on line.

 Per informazioni: tel. +39 011 4992333

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