Sono le protagoniste dei concerti dell’Orchestra Nazionale della RAI in programma giovedì 2 febbraio e venerdì 3 febbraio prossimi all’Auditorium RAI di Torino
È interamente dedicato alla musica di Richard Strauss il concerto che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ha in programma giovedì 2 febbraio, alle 20.30, all’Auditorium RAI “ArturoToscanini” di Torino, con trasmissione in live streaming sul portale di RAI Cultura e in diretta su Radio 3. Replica della serata a Torino venerdì 3 febbraio alle ore 20:00.
Protagonista il pianista veneziano Alessandro Taverna che, per il suo ritorno con l’Orchestra RAI, dopo aver proposto la prima esecuzione italiana del Concerto per pianoforte e orchestra di Thomas Ades nel gennaio 2022, ora interpreta la “Burleske” in re minore per pianoforte e orchestra composta da Richard Strauss all’età di soli 21 anni.
Strauss compose questo pezzo intitolandolo inizialmente “Scherzo” il 24 febbraio del 1886. Era allora secondo direttore, a rincalzo del grande Hans Von Bülow dell’Orchestra del Duca di Meningen, dove si esibiva anche come pianista in concerti per pianoforte e orchestra. Questa vicenda lo stimolò a comporre un pezzo per questo organico che lo stesso Bülow giudicò pianisticamente ineseguibile, tanto che Strauss lo accantonò. Più tardi, però, fu indotto da un altro virtuoso famosissimo, Eugene D’Alebert, a riprenderlo in considerazione, lasciandolo com’era, solo cambiando il titolo e aggiungendo una dedica all’amico.
Così il pezzo fu eseguito allo Stadttheater di Eisenach, con l’autore sul podio e la persona a cui era dedicata al pianoforte, il 21 giugno 1890. Burleske risulta di assunto brillante, sostenuto da un impegno compositivo di gran lena e concepito in forma di Allegro di sonata, con l’esposizione di due gruppi tematici (re minore e fa maggiore), sviluppo-ripresa (re minore e re maggiore), cadenza del solista, coda. Il tutto risulta disteso in dimensioni assai ampie, con le ambiguità formali che, già a partire dalla sonata di Liszt, avevano iniziato a farsi strada. La scommessa da parte di Strauss consisteva nell’affrontare i temi strettamente imparentati tra loro, facendo procedere il discorso in ritmo ternario. Risulta ben raffinato lo stacco con cui il solista attacca il secondo tema senza sostegno orchestrale, facendo apparire il fantasma di un valzer, senza mutare né il ritmo né il tempo.
Un’altra uscita si incontra più tardi, una “cantabile”, che suonerà nel contesto nuova, mentre altro non è che il primo tema in valori raddoppiati. La trovata più originale del pezzo consiste nell’impiego dei timpani, che espongono il leitmotiv da cui deriveranno gli altri temi, sussurrando nel silenzio dell’orchestra. Il pezzo approderà al suo sorriso finale sul “re” del timpano.
Alessandro Taverna ha conquistato Lorin Maazel durante unrecital a New York ed è stato l’ultimo solista a esibirsi col grande direttore d’orchestra pochi mesi prima della sua scomparsa, affermandosi a livello internazionale dopo aver vinto il concorso di Leeds nel 2009. Da allora ha collaborato con orchestre quali la Filarmonica della Scala, i Muncher Philarmoniker e la Royal Philharmonic Orchestra. Nel 2012 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del Premio “Sinopoli”.
Sul podio è impegnato il direttore onorario dell’Orchestra Nazionale della RAI, Fabio Luisi, che ricopre prestigiosi incarichi presso l’Orchestra della Radio Danese, la Dallas SymphonyOrchestra e la NHK Symphony Orchestra di Tokyo.
La seconda parte del programma vedrà protagonista un altro capolavoro di Strauss, “La Sinfonia delle Alpi”, composta nel 1915, dodici anni dopo la “Symphonia domestica”. La partitura chiude la grande serie dei lavori di ispirazione extramusicale di Strauss.
Richard Strauss tenne in serbo a lungo il nucleo d’ispirazione di questa sinfonia già a partire dalla prima giovinezza, nucleo he coincide on una ferma convinzione della sua vita e della sua arte, che si esprimono nel concetto ultraromantico del primato dell’eroe e dell’artista nella civiltà umana. Dopo il successo mondiale di “Salomé” del 1905, di Elektra del 1909 e del RoseinKavalier del 1911, Strauss sembrava deciso a lasciare il sinfonismo puro per il teatro d’opera.
La vita interiore di Strauss, un uomo in apparenza sicuro, fermo, cordiale e loquace, come testimoniano le sue centinaia di lettere, è rimasta tuttavia un segreto inespugnabile. La sua “Sinfonia delle Alpi” rappresenta un ripensamento contraddittorio, un segno, forse, di crisi personale o l’espressione di un timore sui tempi e sulle sorti della cultura; il pessimismo di Strauss, antidemocratico, era ben fermo. La sua fu una definitiva e estrema dichiarazione di fede romantica e tedesca, e di panteismo anticristiano. Può anche essere vero che, per raccontarci una sua gita in montagna, Strauss abbia messo all’opera un’orchestra gigantesca, maggiore di quella dell’Elektra. Sicuramente Strauss amava scrivere autobiografie musicali e la “Symphonia domestica” ne era stata una dimostrazione. In questa “Sinfonia delle Aalpi”, al di là del compiacimento del magistero tecnico, non vi sono molte tracce di divertimento o di ironia. Occasione esterna del lavoro fu l’amore che Strauss nutriva per la montagna e, in particolare, per le Alpi bavaresi.
Come ne “L’oro del Reno”, la sinfonia prende avvio con un’oscurità primigenia ma, diversamente da quest’opera, non si approda nella luce, ma il punto finale risulta il buio. L’idea di eroismo esistenziale e estetico che aveva Strauss proviene dall’eredità del Romanticismo tedesco di Schopenhauer e di Nietzsche, sorretta dal significato che egli attribuiva all’arte di Beethoven e di Wagner. Al primo progetto della Sinfonia, Strauss diede per titolo “L’Anticristo”, a significare una rappresentazione dionisiaca della natura, che sarebbe concessa solo all’uomo superiore, al filosofo e all’eroe artista.
Nella “Sinfonia delle Alpi” la musica di spettacolare magnificenza sembra contare meno di quello che si dovrebbe vedere, vale a dire un’immagine oscura del mondo nato dalla piena vitalità. L’ascesa e la successiva discesa campestre vogliono essere un viaggio iniziatico in questa forza del mondo, nella notte della notte, attraverso 22 “stazioni”, che si possono anche considerare figure o esperienze, che presentano tre momenti culminanti o punti provvisori d’arrivo, il primo del quale è “il sorgere del sole”, il secondo “sulla cima”, il terzo quello “del temporale e della bufera”.
La tecnica musicale e drammatica è quella della “stegerung”, la crescita di tensione verso un vertice, che Strauss adopera con virtuosismo. La fecondità immaginativa e tecnica dei mezzi musicali consente a Strauss di descrivere paesaggi e emozioni, i boschi e i ruscelli, le cascate d’acqua, il vento, le bufere, gli entusiasmi e le paure, mettendo in musica, con scrupolosa evidenza, il fatto che i suoni possano essere testi esplicativi di se stessi. In questa forma di accentuato realismo rimangono intatte la volontà e la capacità costruttiva di Strauss, tipiche del grande musicista, in grado di calibrare molto bene i rapporti di durata e di impianto tonale delle diverse sezioni.
Con la “Sinfonia delle Alpi” Strauss ha voluto dare un’autocelebrazione e un compendio del suo genio, della sua fedenaturale pagana e della sua dottrina.
MARA MARTELLOTTA
Biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino
Info: 0118104653
biglietteria.osn@rai.it

Si passa spesso in auto da quelle parti, lungo le colline tra Chieri e Moncalieri, un saliscendi continuo ma sono pochi quelli che si fermano, tranne che nel periodo delle ciliegie. Ai lati della chiesa due enormi cipressi sembrano proteggerla.
molte scene affrescate spiccano sulla volta del presbiterio l’incoronazione della Vergine e il martirio di San Sebastiano trafitto dalle frecce (1440-1450), opere del pittore chierese Guglielmetto Fantini, seguace di Giacomo Jaquerio, l’imponente crocifissione dipinta sulla parete di fondo da Antonius de Manzaniis e l’affresco raffigurante la Natività, di Jacopino Longo, allievo della scuola di Macrino d’Alba.


La scrittura di Mara Martellotta, semplice e incisiva, vera nel condurre con estrema sincerità tutte quelle analisi sociali e sensazioni che hanno coinvolto tutti noi durante l’emergenza Covid, dialoga e trova armonia con le opere dell’artista fiorentino Andrea Granchi, autore di tutti i lavori presenti all’interno del libro, collegati visivamente e tematicamente agli scritti della giornalista, creando nel lettore una sorta di realtà emotiva aumentata dall’intensità che la parola acquisisce attraverso l’immagine, e viceversa.

E’ una storia di fratellanza, di colpi di scena sorprendenti, il romanzo
A Sampeyre-Piasso, Rore, Calchesio e Villar è tutto pronto per dare il via alla Baìo di Sampeyre, l’antica festa occitana che ogni cinque anni, a febbraio, rievoca la cacciata dei Mori dalle vallate alpine e la libertà riconquistata. Un evento storico che si ripete da dieci secoli. Al grido baìo..baìo…libertà, libertà, gli uomini delle borgate di Sampeyre e frazioni si armano con fucili, sciabole, asce, mannaie e fiaschetti di vino, pronti a respingere i maomettani arrivati dalle coste della Provenza per incendiare, distruggere e uccidere. Domenica 5 febbraio il primo atto della rievocazione storica. Le origini della festa sono molto antiche e risalgono alla fine del decimo secolo quando i saraceni raggiunsero i paesi della valle per saccheggiarli e incendiarli ma vennero respinti e messi in fuga dai valligiani. È una delle più importanti feste delle Alpi che unisce storia, cultura, musica e folklore di tutta la valle. È in pratica il carnevale della Val Varaita, senza maschere e coriandoli. Anticamente la Baìo era una cerimonia primaverile propiziatoria dei nuovi raccolti ma con il passar del tempo si è trasformata nella rievocazione, tra storia e leggenda, delle incursioni dei saraceni avvenute nel X secolo e la loro cacciata da queste montagne. Baìo è un termine occitano che tra le sue origini da “Badia” che significa abbadia, non però in senso religioso ma nel senso di associazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nelle valli nei secoli lontani. Oggi con la parola Baìo si intende pertanto una festa di libertà e di unione nel mese di carnevale che quest’anno animerà la Val Varaita nelle prime due domeniche di febbraio, il 5 e il 12 per concludersi nel giorno di giovedì grasso, il 16 febbraio. Oltre 400 sono i personaggi che
danno vita alla grande festa alpina e quattro le brigate popolari che si riuniscono per fronteggiare il pericolo saraceno. Alla sfilata in costume che attraversa le vie di Sampeyre accompagnata da gruppi di suonatori non possono partecipare le donne, come vuole la tradizione da secoli, anche se il loro contributo all’organizzazione dell’evento è determinante. I protagonisti sono gli uomini di ogni borgata che si esibiscono con i costumi preparati dalle donne e impersonano anche i ruoli femminili. Danze, musica, cibo e vino concludono la Baio mentre i saraceni prigionieri sfilano in catene con i costumi orientali. Nella prima domenica, il 5 febbraio, la Baìo di Calchesio va in visita a quella di Sampeyre con gli Abà, i capi milizia, nella seconda domenica le quattro Baìe si riuniscono a Sampeyre mentre il giovedì grasso si celebra un singolare processo durante il quale le Baìe mettono sotto processo i propri Tesorieri accusati di furto ai danni della comunità.
Mercoledì primo febbraio alle 20.30 al Conservatorio, per l’Unione Musicale, i Singer Pur eseguiranno musiche di Sting, van Dijk, Monteverdi, Silcher, Hassler, Corea, Gershwin, Joel. Giovedì 2 alle 20.30 e venerdì 3 alle 20, all’auditorium Toscanini , l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Alessandro Taverna al pianoforte, eseguirà musiche di Richard Strauss. Sabato 4 alle 18 al Teatro Vittoria, il quinto episodio de “I Bemolli Sono Blu con il Quintetto Aulos (fiati e pianoforte) e con Antonio Valentino. Martedì 7 alle 20.30 per LingottoMusica, all’auditorium Agnelli Il Pomo d’Oro diretto da Maxim Emelyanychev e con Ivan Podymov all’oboe, eseguirà musiche di Mozart. Mercoledì 8 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il pianista Bruce Liu eseguirà musiche di Chopin, Ravel e Liszt.