CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 427

Quel Robert Doisneau che non ti aspetti

Proiezione del documentario Le Révolté du merveilleux

27 ottobre 2022 I Ore 18.30 I Gymnasium di CAMERA

 

In occasione della mostra Robert Doisneau, visitabile tutti i giorni fino al 14 febbraio 2023, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone un programma di incontri aperti al pubblico nella sua formula de “I Giovedì in CAMERA”.

Il ciclo di appuntamenti, che si sviluppano nell’arco dei quattro mesi di mostra, è il risultato di una riflessione profonda su quanto la fotografia di Doisneau apra a scenari e tematiche che vanno oltre la semplice rappresentazione della realtà attraverso la macchina fotografica.

In questa direzione si orienta il primo appuntamento, in programma giovedì 27 ottobre alle ore 18.30 nel Gymnasium di CAMERA,che propone la proiezione di Robert Doisneau, le révolté dumerveilleux (Robert Doisneau. La lente delle meraviglie). A partire da materiale d’archivio inedito, il film realizzato nel 2016 dalla nipote del fotografo, Clémentine Deroudille, dipinge un ritratto intimo dell’artista e soprattutto dell’uomo, raccontando come un bambino della periferia parigina sia diventato uno dei fotografi più famosi al mondo.

Il film rivela non solo il Doisneau conosciuto da tutti, celebrato ovunque per le fotografie in bianco e nero, ma anche un fotografo affascinato dal colore, un uomo curioso e sperimentatore che ha fotografato nelle officine della Renault così come nelle strade durante l’Occupazione e la Liberazione e negli anni felici del dopoguerra insieme alla vibrante vita della banlieue di Parigi. Il documentario, basato sui disegni di Emmanuel Guibert, dà la parola alle sue figlie, Annette Doisneau e Francine Deroudille, ad alcuni suoi amici, la fotografa Sabine Weiss e lo scrittore Daniel Pennac, a personalità che hanno scritto delle sue immagini, da Philippe Delerm a François Morel. Da Parigi a New York passando per Tokyo, il film racconta il viaggio eccezionale, sorprendente e atipico di un umanista frenetico, che non ha mai smesso di essere portatore di felicità per tutta la sua vita.

Un esempio è la sua fotografia forse più iconica, Le baiser de l’Hotel de Ville, che pur sembrando spontanea, in realtà è costruita a tavolino per un reportage commissionato dalla celebre rivista americana “Life” sugli innamorati della capitale francese: realtà e finzione si intersecano, ieri come oggi, ricordandoci che ciò che vediamo non sempre è realmente accaduto. Lo stile inconfondibile di Doisneau, impregnato di pungente ironia, è perfettamente in grado di raccontare con un sorriso, le petites folies della quotidianità.

Dal cinema, con il rimando inevitabile all’estetica e alle trame di alcuni dei capolavori del cinema francese, fino ad arrivare alla letteratura, come quella legata all’infanzia, soggetto privilegiato del suo obiettivo, gli scatti di questa mostra aprono molteplici finestre di dialogo.

La proiezione sarà introdotta dal direttore di CAMERA, Walter Guadagnini.

Per prenotazioni, www.camera.to
Il singolo incontro ha un costo di 3 Euro.

“Vento traverso”, un posto per dar voce alle fragilità

Al Caffè Müller è andato in scena “Vento traverso” della Compagnia del Circolo degli Artisti di Torino, tratto dal libro di Anna Pavone.

 

Grande successo di pubblico martedì  25 ottobre scorso, alle 21, al caffè Muller di via Sacchi 18/D con lo spettacolo “Vento traverso”, liberamente tratto dal libro omonimo della giornalista e scrittrice catanese Anna Pavone. Protagonista la Compagnia del Circolo degli Artisti di Torino. Lo spettacolo è stato preceduto dal cortometraggio “La strana famiglia” di Paul Bourieau, e fa parte del cartellone “I veri pazzi sono fuori”.

“ Vento traverso – spiega l’attrice Doriana De Vecchi – è uno spettacolo che ti accoglie e ti fa sentire a casa con le tue fragilità, dà loro una voce, un posto, un confine. All’inizio sembra di volerne prendere le distanze, ‘Loro sono i matti, io sono quello normale’, ma poi, pian piano, ci si accorge che ognuno di noi ha dei limiti: sono le nostre umane anormalità a diventare normalità nel momento in cui le accettiamo”.

“Quante volte ci siamo sentiti – precisa l’attrice- in difficoltà o scoraggiati ? Quante volte nel sentirsi giudicati abbiamo cercato la nostra autostima nelle parti più recondite di noi, per salvarci ?

La fragilità è un valore, non una mancanza, perché ci rende meravigliosamente umani e, a volte, due persone, per combaciare, devono prima rompersi in mille pezzi. Altre volte si tratta solo di cambiare la prospettiva: riconoscere le proprie fragilità rappresenta il primo passo per superarle”.

“Quante volte avete perso un pezzo di voi stessi – continua Doriana De Vecchi – senza ricordarvi dove. Quante volte siete stati traditi dalle persone che amavate di più? Ieri, ad esempio, pensavo che anch’io perdo ogni giorno mio padre, anche se è mancato tredici anni fa; me ne dimentico tutte le volte che provo a tenere in vita la sua memoria, e questo, forse, non è la cosa più normale che ci sia ?”

“La verità – prosegue l’attrice – è che diamo la colpa all’una e all’altra cosa, al destino, ma, in realtà è di quel ‘vento traverso’ che mette in luce tutte le nostre imperfezioni. Quando inizieremo ad accettarle, allora, ricominceremo davvero a amare noi stessi per quello che siamo e non per quello che gli altri vogliono da noi”.

“Non sto facendo un elogio alla debolezza – aggiunge Doriana De Vecchi – ma ultimamente sto capendo che, quando vogliamo dimostrare di essere forti, non facciamo altro che mettere in evidenza la nostra insicurezza, mentre nel momento in cui siamo semplicemente noi stessi tutto diventa più autentico e vero”.

“Vivere da dentro ‘Vento traverso’ come attrice – conclude Doriana De Vecchi – è un privilegio. Per prima cosa è un incontro di anime sensibili. Proprio ieri sera ero arrivata alle prove con un carico di emozioni eccessivo, a cui non sapevo dare ordine e forma, poi è bastato entrare nella parte per ritrovare la strada, per sentirsi a casa. Abbiamo l’onere di dar voce a chi non ce l’ha”.

“Vento traverso”, che è stato anche dedicato lo scorso anno alla Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra in ottobre, vede artisti e professionisti dar voce a un’ipotetica compagine di pazienti in un ospedale psichiatrico.

È uno spettacolo dalle tematiche molto attuali, affrontate in modo delicato e riflessivo, in occasione dei quarant’anni della Legge Basaglia.

Lo spettacolo offre un approfondimento attraverso il “complesso di “Cassandra”, inteso come archetipo  dell’impossibilità di essere ascoltate e comprese nella realtà del mondiale femminile. Attraverso “l’incompresa” Cassandra entriamo in un contesto in cui molte donne, ritenute strane, e non adeguate nei confronti delle società del tempo, venivano costrette in luoghi di clausura o internate in manicomi, rendendole incapaci di intendere e di volere. La violenza nei confronti delle donne non è solo fisica ma anche mentale.

La suggestione che lo spettacolo offre parte dal monologo di Cassandra, che viene chiusa in un manicomio dove altre donne come lei cercano di sfuggire alla propria solitudine, attraverso un processo di autoascolto e presa di coscienza del Sé.

Lo spettacolo verrà riproposto a Cuorgné il 26 novembre prossimo.

 

 

MARA MARTELLOTTA

 

Quanto piace la “Festa del libro medievale e antico di Saluzzo”!

Per la seconda edizione, successo sopra le aspettative da parte di autori, editori, librai e lettori

In chiusura, Franco Cardini (26 ottobre) e Paolo Mieli (2 novembre)

Saluzzo (Cuneo)

L’alta qualità dell’organizzazione, certamente. Gli illustri ospiti. La varietà degli argomenti trattati e la grande collaborazione fra Enti promotori e cittadinanza. Ma anche il leit motive che ha guidato tutto il percorso, a partire da venerdì 21 ottobre, ovvero il tema delle “donne nel Medioevo”; il tutto ha contribuito, nel suo complesso, a decretare per la seconda edizione della “Festa del libro medievale e antico di Saluzzo” (promossa dalla locale “Fondazione Cassa di Risparmio” e dalla “Città di Saluzzo”, in collaborazione con il “Salone Internazionale del Libro” di Torino e la “Fondazione Amleto Bertoni”) un successo sopra ogni più rosea aspettativa e un vero sold out, dagli incontri con autrici e autori alle lezioni magistrali, dagli spettacoli alle performance di piazza alle azioni pittoriche per le scuole fino ai laboratori e alle suggestive, non meno che prelibate, cene medievali. Anche il centrale spazio espositivo, allestito nel cuore della manifestazione “Il Quartiere (ex Caserma Musso)”, che ha riunito editori, librerie e librerie antiquarie sabato 22 e domenica 23 ottobre, ha accolto dalla mattina alla sera un fitto pubblico di lettrici e lettori, presentando novità o proposte di catalogo in tema, copie di libri esclusivi, sia manoscritti sia a stampa. Grande soddisfazione, dunque, da parte degli amministratori e della realtà promotrici: “Anche per la ‘Fondazione CR Saluzzo’ – commenta Marco Piccat, presidente della ‘Fondazione’ – l’affinarsi della condivisione del programma tra gli enti e le realtà cittadine ha prodotto un successo ben superiore a quello dello scorso anno, prova evidente dell’inizio del radicarsi di una tradizione che rivendichiamo come emergente nel futuro del territorio. Il suo crescere in collaborazione piena col ‘Salone del Libro’, sembra delinearsi come appuntamento annuale di sempre più grande richiamo”. A ben funzionare, pure quest’anno, è stata inoltre la piena disponibilità degli esercizi commerciali che hanno ospitato titoli di libri selezionati sul tema, dalla saggistica alla narrativa, dal fantasy ai libri antichi: una bibliografia medievale che confluirà nel “Fondo del libro medievale”, nato con la prima edizione della Festa, custodito dalla Biblioteca civica di Saluzzo “Lidia Beccaria Rolfi” per la fruizione libera e gratuita. Ed ora, a giochi pressoché fatti, restano due appuntamenti particolarmente ghiotti e attesi.

Il primo è per mercoledì 26 ottobre (ore 18) presso l’“ex Convento di San Giovanni” (via San Giovanni, 1), con Franco Cardini, noto volto Tv, docente di Storia medioevale all’“Università di Firenze” e atteso ritorno a Saluzzo, anche per questa seconda edizione della Festa, che terrà una lectio magistralis su “Le donne e il potere nel Medioevo”, un itinerario alla scoperta della figura femminile all’interno della società medievale (prenotazione consigliata su www.eventbrite.itinfo: tel. 3480 707998)

Mercoledì 2 novembre (Cinema Teatro “Magda Olivero”, via Palazzo di Città 1, ore 21) arriverà invece Paolo Mieli, giornalista e storico, che terrà una lezione tratta dal suo nuovo libro “Ferite ancora aperte” (Rizzoli), in cui lo studioso parte dal periodo romano e dal Medioevo per arrivare alla storia del Novecento alla ricerca di quelle lesioni del passato che ancora oggi fanno sentire le proprie conseguenze (sempre prenotazione consigliatawww.eventbrite.it).

g.m.

Nelle foto:

–       Spazio espositivo

–       Franco Cardini

–       Paolo Mieli

Lisetta Carmi alle Gallerie d’Italia: Suonare Forte

Alle Gallerie d’Italia di Torino dal 22 settembre 2022 al 22 gennaio 2023 la grande mostra monografica dedicata a Lisetta Carmi, una delle personalità più interessanti del panorama fotografico italiano, recentemente scomparsa all’età di 98 anni.

La mostra “Lisetta Carmi. Suonare Forte” è realizzata con la curatela di Giovanni Battista Martini, curatore dell’archivio della fotografa, con un prezioso contributo video creato per l’occasione da Alice Rohrwacher.

Con il progetto “La Grande Fotografia Italiana” affidato a Roberto Koch, editore, curatore, fotografo e organizzatore di eventi culturali intorno alla fotografia, le Gallerie d’Italia – Torino si propongono di dare spazio ai maestri della fotografia italiana attraverso una serie di mostre dedicate: “Lisetta Carmi. Suonare Forte” inaugura il primo di questi appuntamenti volti a celebrare la grande fotografia italiana del Novecento. Il titolo della mostra dedicata a Lisetta Carmi evoca la sua formazione di pianista ma anche il coraggio di cambiare direzione, di intraprendere percorsi diversi, per seguire la sua ostinata volontà di dare voce agli ultimi.

DOVE

Gallerie d’Italia – Torino

QUANDO

Dal 22 settembre 2022 al 22 gennaio 2023

Martedì, Giovedi, Venerdì, Sabato, Domenica dalle 9.30 alle 19.30

Mercoledi dalle 9.30 alle 22.30

Lunedì chiuso

Ultimo ingresso: un’ora e mezza prima della chiusura

BIGLIETTI

Intero 10 €, ridotto 8 €, ridotto speciale 5 € per clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo e under 26; gratuità per convenzionati, scuole, minori di 18 anni, dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo

Armonie di voci per il Sermig, il Jazz incontra il classico

Giovedi 27 ottobre 2022 dalle 20,45 al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino (piazza Bodoni) CONCERTO VOCALE dal titolo “Il jazz incontra il classico” per una raccolta di fondi a favore del Sermig “Per chi bussa alla porta degli Arsenali”.

Si esibiscono il coro Chorus (sestetto di jazz vocale a cappella), diretto da Mario Allia, il Coro da camera di Torino (direttore Dario Tabbia) e la Corale universitaria di Torino, diretta da Paolo Zaltron. Il concerto è organizzato con la partecipazione dell’Associazione cori piemontesi, del Sermig e del Laboratorio del suono e ha il patrocinio del Comune di Torino e la sponsorizzazione di Roberto Lanzetti. Ingresso 15 euro su Evenbrite, al Sermig e al Conservatorio la sera del concerto.
Chorus. Diretto dal suo fondatore, Mario Allia, una realtà attiva fin dal 1985. Per loro il canto a cappella non è una pratica da custodire sotto vetro ma un terreno da continuare ad esplorare, senza trascurare le risorse dell’elettronica. Definiti da Andrea Malvano “una realtà che porta in giro per l’Europa un repertorio originalissimo”, ha una discografia di oltre 80 registrazioni che rispecchiano la loro evoluzione verso il jazz.
Coro da camera di Torino. Nasce nel 2008 su iniziativa del suo direttore Dario Tabbia con l’obiettivo di formare uno strumento di valorizzazione del repertorio polifonico meno conosciuto. Ha tenuto concerti all’interno di importanti festival musicali fra i quali MiTo Settembre Musica e Unione Musicale di Torino, Piemonte in Musica, Musici di Santa Pelagia, Teatro Bibiena di Mantova, Festival della Via Francigena, Ruvo Coro festival con un repertorio che spazia dal Rinascimento al XX secolo. Nel 2017 è finalista al Grand Prix del prestigioso Concorso Internazionale di Maribor dove gli viene assegnato un premio speciale. Nel 2019 al Concorso nazionale di Vittorio Veneto vince tre primi premi, due premi speciali e il Gran Premio “Efrem Casagrande”.
Corale universitaria di Torino. Fondata nel 1954 su iniziativa di alcuni studenti, la Corale universitaria di Torino rappresenta oggi una delle espressioni più originali e qualificate della vita culturale e musicale della città. Svolge un’importante e riconosciuta opera di ricerca tesa alla riscoperta e alla valorizzazione dei grandi maestri del Rinascimento, non trascurando peraltro l’interesse per autori del periodo classico e contemporaneo. Dal 1997 Paolo Zaltron è direttore artistico della Corale universitaria di Torino, con la quale si è esibito in numerose manifestazioni, festival e concorsi in Italia e in Europa, tra cui più volte per MiTO- Settembre Musica.

 

(Foto archivio)

Tra scuola genovese e scuola torinese

L’espressione dell’ensemble, ideato e dichiarato coro amatoriale di livello, maturata artisticamente dalle collaborazioni con Opera Giocosa di Savona, Alba Music Festival Italy&Usa, Berner Musikkollegium e Cappella Sistina.
La prima corale cittadina fu fondata nel 1963 dal maestro Marino Merlo (1916-1998) di Cereseto, riunendo cantori della diocesi di Casale Monferrato per circa un decennio eseguendo concerti di musica sacra e gregoriana. Già organista presso la parrocchiale di Moncalvo e compositore di musica per pianoforte e orchestra, fino al 1987 fu organista e maestro di cappella della cattedrale di Casale. La sua produzione musicale è stata raccolta in tre volumi dal figlio Augusto con il titolo Musicae
Repertorium.
Nel 1997 fu creato il Casale Coro sotto la guida artistica del maestro Gian Marco Bosio nato a Genova, con sede al teatro comunale casalese. L’anno successivo egli costituì il coro Mario Panatero di Alessandria ereditando l’esperienza della Azienda Teatrale Alessandrina (ATA) con la quale partecipò al tour svedese nel 1993. Bosio ha compiuto gli studi musicali presso il conservatorio genovese Paganini conseguendo i diplomi di musica corale, direzione e composizione, perfezionandosi alla accademia di Siena e alla Hochschule  di Vienna. È direttore dell’orchestra da camera del conservatorio di Genova e fondatore della associazione musicale Casella di Novi Ligure. Ha diretto concerti in Italia (anche alla Scala), Svezia, Svizzera, Austria e Spagna. La collaborazione dei due gruppi associati ai Cori Piemontesi, conclusasi nel 2008, si è misurata con la drammatica Cantata di San Sabba eseguita nel giorno della memoria in unione al Laboratorio Teatrale di Maria Pia Casorelli e con concerti di Rossini, Haydn, Vivaldi, Orff e Bernstein. Hanno partecipato alle opere liriche La Traviata, Otello, Tosca, Turandot, La Bohème, Cavalleria Rusticana, I Normanni a Salerno, Nabucco. Hanno collaborato con i festival  Vignale Danza, Cantiere Musicale di Santa Croce, Lavagnino di Gavi, una Provincia all’ Opera e con i teatri di Casale, Alessandria, Fermo e Salerno.
Nel 2008 la direzione del Casale Coro è passata al maestro Giulio Castagnoli, nato a Roma e laureato al conservatorio Verdi di Torino in storia della musica, composizione e pianoforte. Si perfeziona all’Accademia di Santa Cecilia di Roma e alla Hochschule di Friburgo ed è docente di composizione al conservatorio di Torino. Fu ospite del governo e senato tedesco nel 1998-99 e 2003 e ha tenuto seminari nelle università di Melbourne, Hong Kong, Berlino, Boston e ha avuto incarichi con la biennale di Venezia e Radio France. Vinse il concorso internazionale di Amsterdam nel 1987 e il Grand Prix Italia di Roma per Rai Radio 3 nel 1991.
Il Casale Coro collabora con i gruppi Stefano Tempia di Torino, Vivaldi di Cambiano, Haendel di Trofarello, Coro Città di Rivarolo, Viotti di Vercelli, Eufonè di Ciriè, Panatero di Alessandria, Fondazione Fossano Musica, MCO, Stadt Orchester di Solothurn (Svizzera), Filarmonica di Stato della Romania e Collegio Musicale di Berna. Nel suo repertorio spiccano la Nona Sinfonia di Beethoven, Carmen, Il Barbiere di Siviglia, L’ Elisir d’amore, Carmina Burana, messe sacre di Puccini, Verdi, Mozart, canti popolari italiani e si è esibito in diverse regioni dell’Italia settentrionale e centrale, in Svizzera e al festival estivo di Cap Ferrat in Costa Azzurra. A Torino il coro ha eseguito concerti al conservatorio Verdi, nelle basiliche Corpus Domini e Maria Ausiliatrice, nelle chiese di San Carlo, San Tommaso, San Giuseppe, San Filippo Neri, Santi Apostoli e nel palazzo Chiablese.
La sera del 24-12-2017 il coro ha partecipato alla celebrazione della Santa Messa natalizia presieduta da papa Francesco in Vaticano. Nell’occasione il Casale Coro e i cori torinesi Haendel e Vivaldi sono stati introdotti in San Pietro come Coro Cottolengo dall’avvocato torinese Lino Marchisio, fornitore di paramenti papali. Nel 2018 egli ha ricevuto l’onoreficenza al merito della Repubblica Italiana per il volontariato e il sociale, operando nell’associazione Volontari Cottolengo e Chaaria Mission Hospital in Kenya. Durante la Santa Messa sono state eseguite antifone, salmi e cori liturgici gregoriani a fianco del coro e orchestra della Cappella Sistina. Il Casale Coro ha all’attivo due CD registrati dal vivo a Casale, il Requiem di Mozart al teatro comunale nel 1997 e lo Stabat Mater di Rossini nella chiesa di San Domenico nel 2000.
Armano Luigi Gozzano

L’antologia di Lingua Madre

«Quando parla, tutto acquisisce nuove possibilità, tutto cresce» scrive Diana, che si immerge con la nonna in un rituale mattutino, semplice e potente al tempo stesso, tra poesia e fisicità. Dragana ritrova il legame privato con l’Est in un’altra donna straniera. Karima, Manal e Larissa vestono i panni delle proprie madri, di cui descrivono il coraggio, le paure ma soprattutto la speranza.
Racconti evocativi, intimisti, colmi di tenerezza ed energia, a tratti trasgressivi. Al centro donne di ogni età, con i loro corpi, in un gioco di relazioni affettive vitale e gioioso. La scrittura si fa fiume e scorre lungo una genealogia femminile universale, che accoglie esperienze di vita fatte di solidarietà, relazione, ma anche di erotismo, libertà, desiderio d’appartenenza. Perché “straniere si diventa”, ne sono consapevoli le protagoniste delle storie di questa antologia, che trasformano l’esperienza migrante in un dato di consapevolezza e di forza propositiva, soggettiva e sociale. E la nostalgia che a tratti compare si fa memoria, mai interruzione, e apre al futuro. Ricominciare: da un bignè confezionato con le proprie mani, da un fiore che cresce nonostante tutto o dalla lingua, materia viva che si fa docile al desiderio. Così si restituisce senso alla propria storia, aprendo la strada al riconoscimento, accorciando le distanze.

Esposizione delle fotografie selezionate XVII Concorso Lingua Madre – Premio speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a cura di Filippo Maggia.

Tra le proiezioni della serata: booktrailer del volume Lingua Madre Duemilaventidue e puntata speciale Spazio Libero – Rai 3 dedicata al Concorso Lingua Madre.

Paolo Lanzotti, tra i romanzi “veneziani” spunta Sherlock Holmes

 

Ambiento le mie storie a Venezia perché questa è la città dove sono nato e io credo non si possa descrivere correttamente un luogo che non sia il proprio o che non si conosca comunque molto bene. È una questione di “atmosfere”. In quanto poi al fatto che siano “storici”, ho sempre amato la Storia – quella con la S maiuscola – e penso che un romanzo, fra le altre cose, possa essere anche un’ottima occasione per riportare alla memoria fatti e personaggi dimenticati

 

L’autore

Paolo Lanzotti è nato a Venezia nel 1952 e si è laureato in filosofia all’università di Padova. È stato per diversi anni insegnante di filosofia e poi d’italiano e storia, affiancando al suo lavoro anche un’attività di pubblicista. Ha scritto numerosi romanzi, pubblicati da editori quali Piemme, Mondadori e Tre60. Alcuni dei suoi lavori sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Ha vinto dei premi letterari di livello nazionale, tra cui il premio Città di Verbania, del Battello a Vapore, nel 1997, e più recentemente il premio Tedeschi, del Giallo Mondadori, nel 2016. Vive e lavora tra Venezia e Padova.

 

L’intervista

Cominciamo con una curiosità. I tuoi ultimi romanzi sono tutti gialli storici ambientati a Venezia, tra ‘700 e ‘800. È un caso?

Naturalmente no. Ambiento le mie storie a Venezia perché questa è la città dove sono nato e io credo non si possa descrivere correttamente un luogo che non sia il proprio o che non si conosca comunque molto bene. È una questione di “atmosfere”. In quanto poi al fatto che siano “storici”, ho sempre amato la Storia – quella con la S maiuscola – e penso che un romanzo, fra le altre cose, possa essere anche un’ottima occasione per riportare alla memoria fatti e personaggi dimenticati.

Come accade in “La voce delle ombre”, in cui tu rievochi la rivoluzione del 1848 a Venezia.

Esattamente. Scrivendo quel romanzo mi sono divertito a rievocare nomi come Manin, Pepe, Sirtori, Kossuth e altri che, all’epoca, erano molto noti ma che oggi conosciamo solo perché danno il nome a qualche via o a qualche piazza, senza che i più ricordino chi fossero o cosa abbiano fatto. Naturalmente, come in qualsiasi romanzo storico, i personaggi realmente esistiti si mescolano ad altri del tutto fantasiosi e sono coinvolti in azioni che nella realtà non hanno mai compiuto. Ma questa è la natura del romanzo storico.

In effetti, in un altro dei tuoi ultimi romanzi, “I guardiani della laguna”, tu coinvolgi in un omicidio niente meno che Carlo Goldoni, che però non è il protagonista.

Proprio così. “I guardiani della laguna” è il primo romanzo di una serie che vede come protagonista Marco Leon, un agente dell’Inquisizione di Stato. In uno dei teatri della città, il Sant’Angelo, viene ucciso un giovane attore e uno dei possibili indiziati è appunto Goldoni, che all’epoca lavorava effettivamente per quel teatro. Ma Goldoni, come dici tu, è solo uno dei personaggi, non il protagonista. In questi ultimi anni è diventato di moda costruire un giallo storico intorno alla figura di un uomo famoso –Dante, Leonardo e così via – che, nella finzione, diventa l’investigatore di turno. Io ho sempre pensato che un’operazione del genere sia un po’ eccessiva. Preferisco che i miei protagonisti siano frutto di fantasia e che i personaggi reali restino in secondo piano, importanti sì, ma non preponderanti.

Hai detto che “I guardiani della laguna” è il primo romanzo di una serie.

È così. La serie continua con “Le ragioni dell’ombra”, in cui il protagonista, Marco Leon, è impegnato come al solito in un doppio ruolo. Da una parte, essendo un agente dell’Inquisizione, si trova a vigilare sulla sicurezza dello Stato – è quello che oggi definiremmo un “agente segreto” – e viene coinvolto in trame e complotti anche internazionali. Dall’altra parte, suo malgrado, si trova sempre a dover indagare su qualche omicidio, diventando in questo modo un classico investigatore da romanzo giallo. Insomma, tutti i romanzi della serie sono un insieme di Mistery, Thriller e Spy Story ambientati a Venezia verso la metà del ‘700.

Però ho visto che fra questi romanzi “veneziani” spunta anche un apocrifo di Sherlock Holmes, ambientato invece in India, “La verità è un’ombra Watson”.

Vero. Sherlock Holmes è un personaggio che mi ha sempre affascinato, nel bene e nel male. In effetti, tutti gli investigatori dei miei romanzi, da Teodoro Valier – il protagonista de’ “La voce delle ombre” – a Marco Leon, fino a maestro Mebarasi – l’investigatore del mio primo giallo storico, pubblicato da PIEMME nel lontanissimo 2004 – sono in qualche modo figli di Holmes. Mi è venuto quindi spontaneo scrivere una sua nuova avventura, ovviamente a modo mio. In ogni caso, poiché l’azione principale si svolge alla fine dell’800, anche questo è a tutti gli effetti un giallo storico.

Mi sembra di capire che i tuoi ultimi romanzi sono concepiti sempre come parte di una serie. È così?

Tendenzialmente sì. È difficile che io scriva il seguito del mio Sherlock Holmes. Invece, come ti dicevo, i romanzi che vedono protagonista Marco Leon sono già una serie avviata, che spero di poter portare avanti ancora un po’. Anche “La voce delle ombre”, in realtà, è stato concepito come parte di una serie e, in effetti, ha già la sua seconda puntata. Ma il sequel è ancora inedito. Spero che prima o poi venga pubblicato.

Un’ultima curiosità. Hai sempre scritto gialli storici?

No. Nella mia ormai lunga attività non ho mai voluto specializzarmi in un particolare genere letterario. Ho sempre scritto ciò che in quel momento mi attirava di più. Prima di arrivare al giallo ho quindi pubblicato romanzi di fantascienza, fantasy e romanzi per ragazzi. Da giovanissimo ho fatto perfino qualche piccola incursione nel romanzo rosa e nella poesia. Ma sono esperienze passate. Ormai mi dedico interamente al giallo storico e penso che continuerò così.

Dove trovare i romanzi?

Tutti i romanzi citati sono facilmente reperibili, oppure ordinabili, nelle librerie fisiche e in quelle on line.

 

 

Contatti

Pagina FB – www.facebook.com/paololanzottiscrittore/

 

Informazione promozionale

(“Oltre la cattedra”, “scrittori leggono scrittori” e “Perfect Day” alla Holden

La programmazione autunno/inverno Holden (tutta aperta al pubblico)  inizia questo martedì 25 ottobre con Holden Start e prosegue con diversi format (“Oltre la cattedra”, “scrittori leggono scrittori” e “Perfect Day”) fino al 3 Dicembre.

Dal 25 al 28 ottobre ci sarà Holden start ovvero lezioni che compongono un festival della narrazione pensato per gli allievi che entrano a scuola il 25 ottobre per la prima volta e per esterni.

 Tra i nomi Pablo Trincia, Antonio Scurati, Silvia Pareschi, lo spettacolo-lezione Joyce di e con Mauro CovacichAnna Zafesova, Zuzu ecc ecc.

In allegato  un comunicato stampa che racconta anche tutto l’autunno/inverno  Holden: la rassegna Scrittori leggono scrittori, in cui autori e autrici contemporanee verranno a raccontare uno scrittore che per loro è stato decisivo. Gli appuntamenti saranno ogni giovedì alle 18.30, e nel primo incontro del 10 novembre Gabriele Romagnoli racconterà Richard Ford. Si proseguirà poi il 17 novembre con Giorgio Fontana che parlerà di Franz Kafka e il 1° dicembre con Chiara Valerio che presenterà Patrizia Cavalli.

 Un altro evento in programma è Oltre la cattedra il 5 novembre, una giornata dedicata alla riscoperta dei classici della narrazione per insegnanti di tutta Italia. Siamo convinti che rileggere il passato sia prezioso per immaginare il futuro, a maggior ragione se a farlo sono coloro che ogni giorno si occupano di formare ed educare ragazze e ragazzi. Marco Malvaldi e Stefania Auci sono gli ospiti invitati a tenere due lectio magistralis sul tema, mentre nel pomeriggio ci saranno laboratori in cui imparare a usare le regole che fanno muovere le storie per comunicare in modo efficace e costruire lezioni avvincenti, che catturino l’attenzione in classe.

Il 3 dicembre, infine, alla Holden ci sarà Folgorazione, un Perfect Day in cui Emanuele Trevi, Loredana Lipperini, Nadia Terranova, Paolo Nori, Andrea Pennacchi, Luca Sofri e Cristiano Cavina racconteranno il momento in cui una storia ha cambiato le loro vite di narratori e, perché no, di esseri umani.

“Spero che si torni alle cose semplici”

Music Tales, la rubrica musicale 

È il suono della pioggia che scende quando ti addormenti

È la chiamata di un amico che ami, ma che non riesci mai a vedere

Tutto il tempo che puoi sprecare cercando di inseguire ciò di cui non avrai mai bisogno

“Spero che si torni alle cose semplici”

Quando mi chiedono come mai non considero cantanti certe pop stars, rispondo allegando dei link di voci che, oggettivamente, possono essere solo incantevoli da ascoltare (non vogliatemene per la presunzione di essere dotata di un buon gusto musicale n.d.r.).

L’America ci ha regalato Teddy Swims (vero nome Jaten Dimsdale) noto per la fusione di generi tra cui R&B, soul, country e pop.

Il ragazzo (30 anni eh) ha cominciato attirando i fan attraverso le sue cover sul suo canale YouTube, che ha accumulato 400 milioni di visualizzazioni nel 2022, Swims ha pubblicato il suo singolo di debutto per una major nel gennaio 2020 e, da allora, ha pubblicato due EP , “Unlearning” e “Tough Love” .

Suo padre lo ha introdotto alla musica soul in tenera età attraverso artisti come Marvin Gaye , Stevie Wonder e Al Green.

La famiglia di Swims era appassionata di calcio e lui giocava da dieci anni quando uno dei suoi insegnanti suggerì di iscriversi a un corso di teatro musicale nel suo secondo anno alla Salem High School .

Swims ha scoperto la sua passione per lo spettacolo attraverso la sua esperienza teatrale al liceo, dove si è esibito in numerosi musical e opere di Shakespeare .

]Ha iniziato a suonare strumenti, inclusi pianoforte e ukulele , e ha guardato i video di cantanti su YouTube per aiutare a sviluppare la sua tecnica vocale.

Mi permetto di dire he avrebbe guadagnato di più come calciatore ma Dio grazie che abbia deciso di dirottare la barca sulla musica.

All’inizio del 2019, l’amico di Swims, Addy Maxwell, lo ha invitato a rappare su alcuni ritmi che aveva realizzato, il che è valso alla coppia un posto di apertura in un tour negli Stati Uniti con Tyler Carter .In questo tour iniziò ad esibirsi sotto il nome di Teddy Swims, riferendosi a un soprannome della sua infanzia che faceva riferimento alla sua taglia, e un acronimo di lingua Internet per “qualcuno che a volte non sono me“, riferendosi all’idea di integrare le diverse parti della sua personalità.

Un invito, il brano, al ritorno alle cose semplici che, mai come in quest’epoca, sarebbe necessario.

Un invito a concentrarsi sugli affetti, sulla natura, sui doni che ci appartengono e che spesso sottovalutiamo o diamo addirittura per scontati.

Un invito a non cercare di possedere cose ma a guardare ciò che già abbiamo.

Si sa ancora poco di Teddy ma una cosa è certa: la sua voce lo fa cosi bello da dimenticarsi qualche chilo e qualche tatuaggio, forse, per qualcuno, di troppo.

“La semplicità e la verità sono le solecose che contano veramente. Vengono da dentro. Non si può fingere.”
AUDREY HEPBURN
 
 
 
Aspetto di sapere come è stato questo ascolto, che per me vale un sorriso a 68 denti, semmai fosse possibile.

Chiara De Carlo

Teddy Swims – Simple Things (Vocal Booth Performance)

 

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