Il toro rampante, la Mole Antonelliana e lo stemma della casa Savoia: questi sono forse i simboli più usati per identificare il Piemonte e il suo capoluogo principale. Dal 1994 però l’emblema dell’intera regione è un complesso monumentale situato vicino a Sant’Ambrogio di Torino: la Sacra di San Michele. Si tratta di un edificio religioso fondato intorno all’anno Mille che ha avuto il suo periodo di massima fioritura fra il 1100 e il 1500. Ancora oggi è una delle attrazioni più visitate di tutto il territorio grazie alla sua bellezza e alla sua posizione scenografica. È infatti situato sulla cima del monte Pirchiriano, a ben 960 metri d’altezza. La sua importanza storica e spirituale è principalmente collegata all’ordine dei benedettini e a quello dei padri rosminiani che hanno reso questo luogo una delle tappe più importanti della via Francigena. Dietro a questo complesso monastico è però racchiusa in un’ulteriore tradizione dedicata a una delle figure fondanti della cristianità. A due passi da Torino infatti passa la linea micaelica, una traiettoria immaginaria che unisce ben sette monasteri dall’Irlanda alla Terra Santa. Secondo la leggenda è stata creata da un colpo di spada inferto dal santo durante la lotta contro Satana.

San Michele e le sue rappresentazioni
Il culto di San Michele Arcangelo infatti è particolarmente sentito in tutta Europa e anche in Israele. Ha infatti una lunga tradizione iconografica che lo rappresenta principalmente come un guerriero munito di spada. Infatti è colui che ha sedato la rivolta degli Angeli e ha contribuito alla Caduta di Lucifero: proprio per questo con il piede schiaccia un drago o un serpente. Allo stesso modo viene anche raffigurato con una bilancia. La tradizione cristiana infatti gli attribuisce anche un ruolo importante durante il Giorno dei Giudizio, ultimo momento in cui si consumerà la lotta fra Bene e Male. A lui spetta il compito di suonare la tromba per la risurrezione delle anime.
Torino, la linea micaelica nella Città Metropolitana
Il punto più settentrionale si trova in Irlanda a Skellig Michael, un isolotto al largo di Kerry. Poche persone all’anno possono accedere a questo luogo che conserva ancora intatta la bellezza selvaggia e primordiale del monastero. Fondato nel 588, stupisce ancora per il suo eccellente stato di conservazione che lo ha reso patrimonio UNESCO. Successivamente in Inghilterra -precisamente in Cornovaglia- è presente Saint Michael Castle. Il sito più famoso invece è Mont Saint Michel, nel nord della Francia, che attrae miriadi di turisti per la sua baia frequentemente soggetta a maree. In alcuni periodi è possibile raggiungere la chiesa a piedi, in altri è necessario il battello. In Italia ci sono due importanti punti della linea micaelica: il primo è la Sacra San Michele, luogo che ha ispirato parzialmente l’ambientazione de “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
Il secondo invece è Monte Sant’Angelo in Puglia. Quest’ultima presenta una delle grotte sacre più suggestive al mondo. In Grecia -a Rodi- c’è invece il monastero ortodosso di San Michele Arcangelo, uno dei punti di maggiore attrazione dell’intera baia di Panormitis. Infine l’ultimo è il monastero di Stella Maris, situato sul Monte Carmelo ad Haifa. Questo complesso è anche anche legato alla vicenda del profeta Elia narrata nell’Antico Testamento.
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Francesca Pozzo

Chiara De Carlo



Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Agnes Lee è convintamente single ed eremitica, battagliera, intellettualmente brillante, scrittrice di successo di libri per bambini. Ma sotto pseudonimo è anche autrice di fortunati romanzi che, tra l’ironico e il trasgressivo, raccontano la vita delle ricche ragazze di Filadelfia. E’ insofferente verso gli stereotipi, si veste come le pare e combatte un tumore al seno facendosi forza con il suo cinismo.
L’ultimo romanzo della brillante scrittrice americana Rebecca Kauffman è ambientato nella Virginia rurale tra inizi Novecento e fine anni Cinquanta, e racconta la storia della famiglia Shaw. In scena c’è la complessa rete di rapporti affettivi di 7 tra fratelli e sorelle, cresciuti in una fattoria e accomunati dalla tragedia della morte precoce della madre.
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Questo è il libro di esordio della giornalista e scrittrice indoaustraliana Kavita Bedford che vive e insegna a Sydney, ed è proprio in questa città che ambienta la storia di un gruppo di amici trentenni.
I cani, fra i temi più fotografati nella sua lunghissima carriera. A loro ha dedicato 4 dei suoi oltre 40 libri a tema fotografico. Non c’è quindi da stupirsi del soggetto preso a pubblico manifesto della mostra a lui dedicata, fino al prossimo 11 giugno, dalla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi. Siamo a New York, 1974. Lo scatto, catturato (alla Cartier-Bresson) nel suo più indifferibile “attimo fuggente” ci mostra gli stivali alti e lucidi di un’elegante (si presume) signora dal lungo soprabito, alla sua sinistra un buffo e simpatico cagnolino agghindato per le feste e alla sua destra le lunghe zampe di un cagnolone di alta taglia. Iconico e ironico trio. Anche questa è “Famiglia”.

Passeggiare per Torino
Tale meridiana zodiacale pu