CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 36

Parla “giovane” a Parma il torinese Salone del Libro

Preparativi al via, nella Città Ducale, per la seconda edizione di “Mi prendo il mondo”. Fra gli ospiti, grande attesa per Cecilia Sala

Dal 23 al 26 gennaio. Anteprima giovedì 16 gennaio

Parma

“Non c’è niente come un sogno per creare il futuro”. E i sogni e il futuro appartengono, devono appartenere in modo speciale, alle giovani generazioni. Non a caso, dunque, parte proprio da queste parole di Victor Hugo, forte del successo ottenuto nell’anno da poco conclusosi e sempre più fiera del “protagonismo giovanile” che la guida, la seconda edizione dell’iniziativa “Mi prendo il mondo” che si terrà in terra emiliana, a Parma, città riconosciuta quale “European Youth Capital 2027” (e dal 2015 “Città Creativa UNESCO”), da giovedì 23 a domenica 26 gennaio al “Paganini Congressi” (via Toscana 5/a) e in altri spazi cittadini, con un’anteprima giovedì 16 gennaio al “Ridotto” del “Teatro Regio” cittadino.

Ideata dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” (che, nella sua XXXVII edizione si terrà al subalpino “Lingotto Fiere”, da giovedì 15 a lunedì 19 maggio prossimi), insieme con i giovani riuniti in “Direzione Futura 2025” (in collaborazione con la “Città di Parma”, il sostegno di “Fondazione Cariparma” e il patrocinio dell’ “Università” parmense), l’iniziativa prevede una programmazione particolarmente ricca e quanto mai multiforme fatta di grandi lezioni, incontri, dialoghi aperti sulla “contemporaneità” e dibattiti: preziose occasioni di confronto per le nuove generazioni con illustri “ospiti” (oltre trenta) in arrivo da tutt’Italia e non solo, al fine di condividere storie ed esperienze “che possano essere di ispirazione – dicono gli organizzatori – per ragazze e ragazzi, come bussola per le scelte del loro futuro”. Incontri con scrittrici e scrittori, divulgatrici e divulgatori, artiste e artisti diventeranno eventi “ispirazionali”, capaci di “stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata dei giovani di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che sta vivendo impressionanti cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”.

Al centro e loro stessi “conduttori” di molti degli eventi programmati (aperti non solo ai ragazzi, ma a tutto il pubblico di lettrici e lettori), gli stessi giovani di “Direzione Futura 2025”, gruppo composto da circa 30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 15 e i 23 anni, selezionati attraverso una call lanciata sui social del “Salone del Libro” nel mese di settembre. Giovani che, attraverso riunioni costanti hanno dato voce ai propri dubbi e alle proprie passioni, proposto i temi degli incontri, valutato i nomi degli ospiti, costruito la scaletta delle domande e degli argomenti che saranno discussi sui palcoscenici del “Paganini Congressi”.

Oltre 30, si è detto, gli “ospiti” attesi nell’“Atene d’Italia”, come Parma, per il suo fervore culturale ed artistico, venne significativamente designata nel ‘700. In anteprima, giovedì 16 gennaio, lo scrittore, fumettista e conduttore radiofonico Matteo Bussola che presenterà il secondo volume della serie “manga” “Zeroventi” edito da “Einaudi”, dedicato ai temi della “fragilità” e della “disabilità”; particolarmente attesa, dopo l’inquietante ancora poco chiara vicenda, da poco felicemente conclusasi, dell’arresto in Iran, sabato 25 gennaio (ore 18,30) sarà la giornalista di guerra, autrice del podcast “Storie” per “Chora Media”, Cecilia Sala che parlerà de “Gli incendi che bruciano il mondo” e, sicuramente, della sua personale e recente esperienza iraniana; a chiudere la lunga carrellata, domenica 26  gennaio, sarà la scrittrice e conduttrice radiotelevisiva Daria Bignardi, insieme allo scrittore best-seller Gianrico Carofiglio. In mezzo, tanti altri nomi e date. Per dovere di cronaca, citiamo solo l’incontro di venerdì 24 gennaio (ore 15 – In collaborazione con “CAPAS Università di Parma”) che vedrà a confronto Annalena Benini, direttrice del “Salone Internazionale del Libro di Torino”, Barbara Stefanelli, direttrice di “Sette – Corriere della Sera” e Paola Peduzzi, redattrice Esteri de “Il Foglio”. In “Allenare lo sguardo: il mestiere del giornalismo”, le tre racconteranno il lavoro nella redazione di un “giornale di carta”, in una stagione in cui l’informazione corre molto veloce e spesso senza controlli, affrontando gli aspetti della selezione delle notizie, della professione, delle nuove sfide, dei rischi tra intelligenza artificiale e fake news e dell’attenzione verso un linguaggio che ha da essere sempre più inclusivo.

Il programma delle grandi lezioni sarà anche arricchito da workshoplaboratoriattività e presentazioni, mentre per meglio orientarsi attraverso i percorsi proposti gli “incontri” saranno articolati in due aree: “Voci dal Mondo” (al “Paganini Congressi”, dove sarà anche presente il Bookshop “Mi prendo il mondo” organizzato da sette librerie della Città) e “Il mondo in città” (con le “Associazioni cittadine” sempre al “Paganini Congressi” e in altri spazi cittadini). L’ingresso alla manifestazione è gratuitoInfo e programma aggiornato su www.salonelibro.it.

Gianni Milani

Nelle foto: Manifesto “Mi prendo il mondo”; Cecilia Sala; Matteo Bussola; Annalena Benini

Torino: capitale del Barocco tra palazzi, chiese e monumenti

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Scopri – To      Alla scoperta di Torino

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Torino è una città che incanta con il suo fascino elegante e la sua ricca eredità artistica. Tra le epoche che hanno definito il suo volto, il Barocco occupa un posto speciale, trasformando la capitale sabauda in un teatro di grandiosità e bellezza. Questa corrente artistica, sviluppatasi tra il XVII e il XVIII secolo, ha influenzato profondamente la città, sia dal punto di vista urbanistico che architettonico, grazie al lavoro di grandi maestri come Guarino Guarini e Filippo Juvarra. Torino, infatti, è un museo a cielo aperto, dove i palazzi, le chiese e i monumenti narrano una storia di potere, fede e splendore artistico.
PALAZZI BAROCCHI: la Torino nobiliare.
I palazzi nobiliari di Torino sono tra i migliori esempi dell’architettura barocca in Italia. Camminando lungo le vie del centro, come Via Po o Via Garibaldi, è possibile ammirare eleganti facciate, portoni monumentali e cortili interni decorati con statue e fontane. Tra i più celebri spicca PALAZZO CARIGNANO, una delle opere più iconiche di Guarino Guarini. Costruito nel 1679, il palazzo si distingue per la sua facciata ondulata in mattoni rossi, un esempio di come il Barocco giochi con forme e volumi per creare un effetto dinamico. Oggi, Palazzo Carignano ospita il Museo Nazionale del Risorgimento, ma un tempo fu sede del primo Parlamento italiano.
Un altro gioiello barocco è PALAZZO BIRAGO DI BORGARO, progettato da Filippo Juvarra. Situato in Via Carlo Alberto, questo palazzo è un esempio di raffinatezza e funzionalità, con interni decorati da affreschi e stucchi che riflettono il gusto della nobiltà torinese dell’epoca. PALAZZO GRANERI DELLA ROCCIA, invece, è famoso non solo per la sua architettura ma anche per aver ospitato eventi culturali e letterari che hanno segnato la vita intellettuale della città.
PALAZZO MADAMA: un viaggio attraverso i secoli; si erge nel cuore di Piazza Castello, è un edificio che racconta la storia di Torino come nessun altro. Nato come Porta Romana, il palazzo è stato trasformato nei secoli fino a diventare una delle residenze preferite delle “Madame Reali”, le potenti reggenti sabaude. La sua trasformazione barocca è opera di Filippo Juvarra, che progettò la monumentale facciata in marmo. Con le sue colonne corinzie, i timpani e le ampie finestre, Juvarra riuscì a creare un’opera che combina eleganza e maestosità. Oggi, il palazzo ospita il Museo Civico d’Arte Antica, un luogo dove storia e arte si incontrano in un percorso che va dal Medioevo al Settecento.
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CHIESE BAROCCHE: la fede diventa spettacolo.
Le chiese barocche di Torino sono capolavori che uniscono devozione e creatività architettonica. La CHIESA DI SAN LORENZO, progettata da Guarino Guarini, è un esempio straordinario di come il Barocco utilizzi la luce e la geometria per creare un’esperienza spirituale unica. L’interno, con la sua cupola complessa e luminosa, sembra dissolversi in un intreccio di archi e aperture, invitando il fedele a guardare verso il cielo.
Un’altra meraviglia è la CHIESA DEI SANTI MARTIRI, situata in Via Garibaldi. Costruita dai Gesuiti, questa chiesa è famosa per i suoi ricchi interni, decorati con marmi policromi, affreschi e stucchi dorati. La CHIESA DELLA CONSOLATA, invece, è un esempio di come il Barocco sia stato utilizzato per rinnovare edifici più antichi. Il santuario, dedicato alla Madonna Consolata, è un luogo di grande devozione popolare, ma anche un capolavoro architettonico, grazie all’intervento di Guarini e Juvarra.
LA BASILICA DI SUPERGA, tra cielo e terra,
è uno dei simboli più riconoscibili di Torino. Situata su una collina che domina la città, la basilica fu progettata da Filippo Juvarra per celebrare la vittoria di Torino sull’assedio francese del 1706. La sua posizione panoramica, combinata con l’imponenza della struttura, rende Superga un luogo unico, dove arte e natura si incontrano. All’interno si trovano le tombe della Famiglia Reale dei Savoia, mentre il piazzale offre una vista mozzafiato dalle Alpi alla città sottostante.
LA REGGIA DI VENARIA è la Versailles piemontese; un altro capolavoro barocco, una delle residenze sabaude più grandiose. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la reggia è un esempio perfetto di come il Barocco sia stato utilizzato per glorificare il potere regale. I suoi giardini, la Galleria di Diana e la Cappella di Sant’Uberto sono solo alcune delle meraviglie che attendono i visitatori. Restaurata negli ultimi decenni, la reggia è oggi uno spazio culturale dinamico, che ospita mostre ed eventi internazionali.
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IL BAROCCO NEL TESSUTO URBANO tra piazze e portici.
Il Barocco non si limita ai palazzi e alle chiese, ma definisce anche l’urbanistica di Torino. Le piazze principali, come PIAZZA SAN CARLO, sono esempi di come lo spazio pubblico possa essere trasformato in un luogo di bellezza e armonia. I PORTICI, che si estendono per chilometri, sono un’altra caratteristica unica della città, offrendo riparo e un senso di continuità tra gli edifici.
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TORINO, un patrimonio da vivere, non solo  una città da visitare, ogni strada, ogni palazzo e ogni chiesa raccontano una storia di grandezza e innovazione. Il Barocco, con la sua capacità di sorprendere e affascinare, è parte integrante dell’identità di Torino, una città che continua a incantare chiunque la scopra.
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NOEMI GARIANO

Quaglieni acclamato presidente del Centro Pannunzio

L’assemblea del prestigioso sodalizio culturale torinese si è riunita ieri. Il commento del prof. Quaglieni dopo l’elezione

“Ieri nel corso dell’assemblea dei soci del Centro sono stato eletto per acclamazione presidente. Un grande onore. Grazie per il voto unanime  sulla mia persona che mi impegna a resistere, cercando di tenere alto, insieme a tutti Voi, il nome del Centro Pannunzio. In questo momento mi torna alla mente Aldo Viglione che amò il Piemonte come io amo il Centro Pannunzio. Aiutatemi! Non vi dico di pregare per me perché siamo laici e io non sono stato eletto Papa”.

IL CENTRO PANNUNZIO

Laico ed apartitico il Centro, fondato nel 1968 da Arrigo OlivettiMario SoldatiPier Franco Quaglieni ed altri, si richiama alla tradizione culturale de “Il Mondo” di Mario Pannunzio.

Da quell’anno è un’associazione di libera cultura, indipendente ed anticonformista costituita ai sensi dell’art. 36 del Codice Civile.

L’Associazione culturale è stata insignita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini con decreto presidenziale in data 2 Giugno 1979 della Medaglia d’Oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte.

L’attività del Centro Pannunzio si fonda sul volontariato ed è svolta senza fini di lucro.

Il Centro è innanzi tutto un gruppo di persone che si ritrova per un costante scambio di esperienze e per un arricchimento della propria cultura personale nel più assoluto rispetto di tutte le opinioni.

Il suo motto: “I titolari del proprio cervello si ritrovano al Centro Pannunzio” sintetizza bene lo spirito del Centro.

Il Premio “Pannunzio”

Friedman Fassino Quaglieni
 

Ogni anno a partire dal 1982 viene conferito il Premio “Pannunzio” (consistente in un’artistica incisione su argento di Mino Maccari) a personalità italiane della cultura, del giornalismo e dell’arte che si siano distinte per il loro spirito libero.

Hanno ricevuto il Premio “Pannunzio”, tra gli altri: Nicola Abbagnano,  Piero Angela,   Pierluigi Battista,  Enzo Bettiza,   Giorgio Bocca,   Furio Colombo,  Paolo Conte,   Giorgio Forattini,  Claudio Magris,  Igor Man,  Paolo Mieli,  Massimo Mila,  Indro Montanelli,  Enrico Paulucci , Marcello Pera,  Mario Rigoni Stern,  Sergio Romano  Alberto Ronchey,  Giovanni Spadolini,  Barbara Spinelli, Gianpaolo Pansa, Antonio Ricci, Stefano Zecchi, Piero Ostellino, Antonio Zichichi, Arrigo Cipriani, Allegra Agnelli, Alan Friedman, Alberto Angela, Alain Elkann, Dacia Maraini, Gianfranco Ravasi, Ernesto Ferrero, Ugo Nespolo, Giordano Bruno Guerri, Francesco Paolo Figliuolo.

Nel 2009 è stato creato il Premio Pannunzio Alassio, espressione della sezione ligure del Centro “Pannunzio”.

“Il cinema ritrovato al cinema”, con la Cineteca di Bologna 4 titoli dedicati a Kurosawa

Per la rubrica “Il cinema ritrovato al cinema”, organizzata dalla Cineteca di Bologna e che verrà proposta dall’11 al 25 gennaio 2025, il Cinema Massimo propone 4 titoli dedicati al grande regista Akira Kurosawa, considerato colui che ha aperto le porte dell’Occidente al cinema nipponico, e che compongono un perfetto ritratto del suo genio creativo. Sono “I sette samurai”, Leone d’Argento a Venezia nella sua versione integrale, il dolente “Vivere”, il noir “Cane randagio” di ispirazione da Georges Simenon e l’epopea di Sanjuro.

Federico Fellini aveva dichiarato che in Kurosawa sentiva grande spettacolo, fiaba, storia, racconto, apologo, messaggio. Sentiva il cinema usato in ogni suo modo espressivo, l’entusiasmo e la salute del vero artista, una generosità narrativa da far invidia a Balzac. Considera il cinema di Kurosawa un miracolo espressivo.

“I sette samurai” verranno proiettati sabato 11, lunedì 13, mercoledì 22, sabato 25 alle ore 16. Ambientato nel XVI secolo, narra la storia dei contadini che mentre imperversano le guerre civili convincono sette samurai a difenderli contro una banda di predoni. In realtà i samurai sono soltanto sei, poiché il settimo, Toshiro Mifune, è un contadino. Personaggio chiave della dialettica sociale del film, che si snoda tra la casta nobile dei guerrieri e il popolo umiliato. Questo aspetto fu quasi cancellato dai tagli imposti dalla produzione, 40 minuti per l’edizione giapponese e 70 per quella internazionale, che impoverirono la complessità integrale del film, che è di 207 minuti. Sarà proposto in versione originale con sottotitoli italiani.

“Sanjuro”, del 1962, verrà proiettato sabato 11 alle ore 20.30, martedì 14 e 21 alle ore 16.

Il Ronin Sanjuro offre rifugio a nove uomini seguiti dai soldati di alcuni prepotenti signorotti, che hanno rapito un funzionario a conoscenza di tutti i soprusi. Sanjuro libererà il funzionario e libererà i feudatari riportando pace nella zona. Raffinata favola sui pericoli della violenza, è un film d’iniziazione.

“Vivere”, del 1942, verrà proiettato domenica 12 alle 15.30, lunedì 20 alle 20.30 e martedì 21 alle 18. Trent’anni di lavoro in un ufficio municipale hanno reso Watanabe un burocrate indifferente che si trascina in inutili giornate, ma quando scopre di avere un cancro fatale che gli lascia pochi mesi di vita sprofonda nella disperazione, poi si abbandona una notte di piacere e infine si consacra in una causa civile riscattando la sua esistenza.

Infine verrà proiettato “Cane randagio” (Nora Inu) del 1949, domenica 12 alle 20.30, martedì 14 alle 18.15 e venerdì 24 alle ore 16. Con un realismo simenoniano, siamo di fronte a un grande noir che trascende il genere. Akira Kurosawa affermava che Inoshiro Honda dirigeva la seconda unità. Ogni mattina gli diceva cos gli servisse e lui andava a filmarlo tra le rovine della Tokyo postbellica. Si dice che in “Cane randagio” Kurosawa abbia individuato molto bene l’atmosfera postbellica del Giappone, e se è così lo deve per buona parte proprio a Honda.

 

Mara Martellotta

“Sta cosa del Jazz”, gli appuntamenti di   Flashback Habitat

 

 

Dopo la pausa per le festività natalizie, Flashback Habitat prosegue la sua programmazione culturale che vive tutto l’anno. Dal giovedì alla domenica si potranno vedere le mostre allestite e partecipare a mostre e eventi organizzati al Circolino, lo spazio ricreativo di Flashback. Torna sulle scene tutti i venerdì, alle ore 21, la rassegna musicale “Sta cosa del Jazz”, in cui gli spettatori avranno la possibilità di ascoltare buona musica circondati dalla bellezza.

Gli appuntamenti del mese di gennaio sono venerdì 10 gennaio, alle ore 21, con il Luca Biggio Quartet, composto da Luca Biggio al sax tenore, Fabio Gorlier al pianoforte, Davide Liberti al contrabbasso e Gaetano Fasano alla batteria.

Venerdì 17 gennaio, alle ore 21, si esibirà l’Ensamble Oiseaux Trio, costituito da Marco Tardito al clarinetto, Pietro Ballestrero alla chitarra, Riccardo Conti alle percussioni. Con un repertorio completamente originale basato su composizioni scritte appositamente per l’ensemble, il clarinetto, la chitarra utilizzata con accordatura aperta che si rifà alla sonorità del sitar, la marimba e le percussioni si intersecano in un fitto gioco di scambio di ruoli che più che all’interplay jazzistico si rifà alle procedure contrappuntistiche della musica classica e alla successione temporale della musica indiana. Lontano però dall’organizzazione di quest’ultima, sempre improvvisata dentro le regole del “raga” e qui di legata a un solo ambito tonale, la musica dell’Ensamble ne adotta il graduale svilupparsi dentro un crescendo energetico. La ricerca di un suono originale ha indotto la scelta di musicisti con un background che fosse il più ampio possibile e con un’alta capacità di interpretare il rigore di una scrittura musicale complessa.

Venerdì 24 gennaio si esibirà la Distilleria Manouche, costituita dalla voce di Alessandro Fiore, dal contrabbasso di Elia Lasorsa, dalla batteria acustica di Giulio Arfinengo, dalla chitarra di Federico Fiore e dal violino di Stefano Ivaldi. La Distilleria Manouche è un ensemble di talentuosi musicisti che interpretano brani classici del repertorio swing e jazz degli anni Trenta e Quaranta, creando una atmosfera coinvolgente e festosa. La loro musica è adatta per ambienti retrò, feste a tema, eventi di cultura vintage o semplicemente per chi ama ballare a ritmo di jazz. Il progetto si propone di conservare e realizzare il patrimonio musicale di quell’epoca offrendo al pubblico un’esperienza sonora autentica e evocativa. I musicisti del gruppo, oltre ad essere tecnicamente preparati, sono anche in grado di interagire tra di loro creando momenti di magia musicale attraverso l’improvvisazione di dialogo tra strumenti.

Venerdì 31 gennaio si esibirà il trio Nicolò Di Pasqua, costituita appunta da Nicolò Di Pasqua al pianoforte, Andrea Amato al contrabbasso, Luca Guarino alla batteria.

I nuovi orari di Falshback Habitat sono:

Il Circolino: giovedi dalle 18 alle 00 – venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 00

Per le mostre si ripropongono gli stessi orari.

 

Mara Martellotta

“Quando il colore si fa luce”, storie ed emozioni di una vita

Alla Galleria Pirra, sino al 26 gennaio

Si chiuderà il prossimo 26 gennaio la mostra “Quando il colore si fa luce” alla Galleria Pirra laddove “l’intimo dialogo tra la luce e il colore, come due forze che si alimentano a vicenda, è il filo conduttore”. In un alternarsi di tenui pennellate e robuste, concrete. Potremmo parlare, nella trentina circa di tele esposte, di trionfo della luce che alimenta l’evoluzione del colore, creando atmosfere e ponendo chi guarda in stretto rapporto con il risultato dell’opera. Un percorso pressoché continuo quello che la luminosità ha intrapreso tra i tanti autori, spesso risaltato altresì da quelle ombre che si facevano strada sulla tela. Pirra guarda soprattutto al proprio patrimonio e mette in campo gli autori del postimpressionismo russo delle scuole di Mosca e San Pietroburgo, “per i quali la luce è viva per definizione, scolpisce i volumi, modula i colori, trasporta l’osservatore in un mondo che non è solo visibile, ma percepibile emotivamente.” Negli artisti di cui Pirra fu il nume tutelare in casa nostra a cominciare dagli anni Sessanta, la luminosità che invade i boschi o l’interno di una stanza o una pianta di girasoli, che colpisce il tramonto di una giornata invernale o l’alba che si focalizza su un sole che sta salendo all’orizzonte, è la rivincita sul rigore e sul buio di quelle distese, sulle distese innevate che in tanta parte dell’anno le occupano.

Georgij Moroz ci lascia il gruppo di girasoli fissati contro un cielo azzurro e quei pini che si perdono “Ai bordi della foresta” o già nel verde degli aghi solitari in qualche podere della campagna russa, splendenti e pieni d’energia, Dmitrij Kosmin con la sua simbolica “Alba”, Piotr Stolerenko che lascia intravedere tra i piccoli tronchi di un albero la casa del “Piccolo cortile” colpita dalla brillantezza di una giornata di sole e Maya Kopitzeva tratteggia con piena delicatezza i suoi “Fiori sulla finestra” mentre Olga Bogaevskaja la pareggia con un “Mazzo di fiori”, vera e propria macchia impressionista, che confonde e quasi si annulla con un bianco accecante all’interno del paesaggio che lo circonda.

Non soltanto dall’est arrivano le opere che rendono veramente apprezzabile questa mostra. Si ritrovano quasi con devozione i panorami del francese Henry Maurice Cahours (1889 – 1974), definito dalla critica “il poeta della luce”, amplifica il comunicato stampa “per la sua capacità di giocare con le sfumature, di creare atmosfere fatte di sottili armonie e di fermare la luce, impercettibilmente, sulla tela.” Sono sufficienti il grande cielo e la parete a strapiombo della Baia in Bretagna” o le case arroccate sul fondo delle “Petites Dalles” per ricordarci la poesia che ha determinato la grandezza dell’artista: in altre occasioni e in altre mostre ci era capitato di ammirare certi angoli delle coste bretoni con tutta la luce sapientemente colta, con i sentieri che attraversano i villaggi, le barche addormentate nella tranquillità di una baia, le basse maree e i fienili nell’aia assolata, le visioni della Senna e gli affollati mercati di un porto. Inoltre, la danese Birgitte Lykke Madsen e la torinese Luisa Albert (“Esercizio in bianco e giallo”, tenue nei suoi vetri e nei tendaggi che costruiscono un ambiente), le montagne di Enrico Reycend e i ricordi (ad esempio, “Donne in lettura”) che occupano le piccole dimensione delle tele del milanese Luigi Bracchi – frequentatore di personalità come Carrà e Annigoni e Savinio, definito da Edoardo Persico di “esemplare modernità” -, fatte di piccoli dettagli a tratti quasi nascosti che arricchiscono la tranquillità dei differenti momenti, “stillanti di colore” sarebbero stati definiti. In ognuno degli autori emozioni che superano la rappresentazione della realtà, di un paesaggio e di un interno, la volontà di dare a vita a suggestioni, a sensazioni fortemente creative, a storie personali che hanno riempito una vita.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Piotr Stolerenko, “Il piccolo cortile”, olio; Dmitrij Kosmin, “Alba”, olio, 1992; Henry Maurice Cahours, “Plage – Petites Dalles”, olio.

Emma Strada, la prima donna ingegnere in Italia si laureò a Torino

Era il 5 settembre 1908 quando una torinese, Emma Strada di 24 anni con il numero di matricola n.36, divento la prima ingegnera d’Italia.

Classe 1884, figlia d’arte, suo padre fu ingegnere civile con un suo studio in citta’, si iscrisse al Regio Politecnico, che una volta aveva la sede al Valentino, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico presso la scuola Massimo D’Azeglio.

In Italia le donne furono ammesse all’universita’ solo nel 1874 e la prima donna in assoluto a laurearsi, in medicina, fu Ernestina Paper a cui ne seguirono altre alle facolta’ di Lettere o Giurisprudenza, ma fino a quel momento nessuna si era avventurata nel mondo maschile dell’ ingegneria.

L’ardimentosa Emma si classifico terza su 62 studenti (61 uomini) ottenendo il massimo dei voti e, dopo la discussione della tesi, la camera di consiglio ci mise piu’ di un ora per decidere se il titolo dovesse essere “ingegnere” o ingegneressa”.

Si interessarono a lei anche i media di allora come La Stampa che scrisse orgogliosamente: “Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in ingegneria civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero”.

Emma lavoro’ come assistente all’Universita’ fino alla morte del padre e successivamente esercito’ nello studio dello defunto genitore insieme al fratello (anche lui ingegnere), e si occupo’ della realizzazione di acquedotti, gallerie, miniere; non poteva firmare i documenti perche’ non era iscritta all’Albo, ma si recava regolarmente e di buon grado presso i cantieri.

Il primo progetto dell’ing. Emma Strada fu la realizzazione di una galleria di accesso ad una miniera di Ollomont in Val d’Aosta, si occupò, inoltre, della progettazione dell´automotofunicolare di Catanzaro e della costruzione del ramo calabrese dell’acquedotto pugliese. Per promuovere il lavoro delle donne nel campo della scienza e della tecnologia, fondò con altre colleghe, nel 1957, l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetti (AIDIA), di cui diventò la prima presidente.

Emma Strada fu una fervente monarchica e per molti anni trascorse le mattine nella sede dell’Associazione Monarchica Torinese come organizzatrice e animatrice. Era molto legata al Re Umberto II, in quel periodo in esilio, che a sua volta la apprezzava e stimava e la insignini’ di importanti onorificenze sabaude.

Fu l’artefice del suo sogno e delle sue ambizioni, ma anche una donna coraggiosa che demoli’ lo stereotipo secondo cui le donne non potevano accedere ai molti mondi allora dedicati solo agli uomini, come l’ingegneria appunto. Grazie anche a lei e alla sua determinazione, al giorno d’ oggi essere una donna ingegnere non fa piu’ notizia.

MARIA LA BARBERA

“Fa quel che può, quel che non può non fa”

La prima didattica a distanza di più di 60 anni fa, in tv/ La “buona scuola” del maestro Manzi, dove non era “mai troppo tardi” per imparare 

Di Alberto Manzi la mia generazione ha un ricordo in bianco e nero. Era il maestro dell’aula in tv, quello di “Non è mai troppo tardi” che, tra il 1960 e il 1968,  insegnò a leggere e scrivere a milioni di italiani. Anch’io, grazie a lui e prima delle elementari, ho imparato la magia lieve dei segni sulla carta con un pennino che intingevo nella boccetta dell’inchiostro. La trasmissione – pensata per contrastare l’analfabetismo – andava in onda  nel tardo pomeriggio, prima di cena, e la Tv appariva come una scatola magica e misteriosa. Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva e disegnava, con un carboncino, parole e  lettere. E si faceva capire benissimo. Manzi, di cui si è tornati a parlare un paio d’anni fa grazie alla fiction trasmessa su Rai Uno, iniziò  insegnando nel carcere minorile Gabelli di Roma e per vent’anni, ogni estate, impiegò le sue vacanze per viaggiare in America Latina e fare scuola ai contadini dell’Ecuador e del Perù. Apparteneva  alla stessa generazione che espresse educatori come Mario Lodi, Danilo Dolci, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani. Tutti nati negli anni Venti del secolo scorso, e non a caso. Tutti convinti che la didattica non è solo trasmettere una serie di contenuti e saperi già fatti, ma offrire una testimonianza personale di etica, di cultura. E stimolare una tensione continua alla curiosità e alla ricerca. Alberto Manzi era un educatore che insegnava prima di tutto se stesso.  Fece scalpore, nel 1981, quando si rifiutò di redigere le appena introdotte “schede di valutazione“, con le quali si sostituiva la pagella. Manzi si rifiutò di scriverle perché non intendeva “ bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”. Quella “disobbedienza” gli costò la sospensione dall’insegnamento e dalla paga. L’anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione fece pressione su di lui per convincerlo a scrivere le attese valutazioni. Manzi fece intendere di non avere cambiato opinione, ma si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro; il giudizio era: “fa quel che può, quel che non può non fa“. Il Ministero si mostrò contrario alla valutazione timbrata, al che Manzi ribattè: “Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna”.. Scrisse anche  diversi libri: dal più famoso  (Orzowei, del 1955), fu tratta l’omonima serie per la Tv dei ragazzi. Ma il ricordo che abbiamo di lui resta legato a “Non è mai troppo tardi”, protagonista di una tv “buona maestra” che portava la cultura di base nelle case.

 

Marco Travaglini

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

DOMENICA 12 GENNAIO

Domenica 12 gennaio ore 10.30

ANIMALI FANTASTICI

GAM – attività per famiglie bambini dai 6 anni in su

Il percorso di visita alle rinnovate collezioni della GAM permetterà di scoprire come artisti diversi nel tempo abbiano saputo raccontare animali reali e fantastici, tra forme, colori e materiali. Da Carlo Pittara, Fortunato Depero fino a Mirko Basaldella i bambini potranno esplorare diversi generi artistici. Nelle sale dell’Educational Area i partecipanti ispirati dalle opere osservate creeranno con la tecnica del Frottage una collezione di animali fantastici popup.

Costo a bambino: euro 8 a partecipante (biglietto di ingresso al museo gratuito)

Costo aggiuntivo: adulti biglietto di ingresso ridotto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Informazioni e prenotazioni: 0115211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com 

Prenotazione obbligatoria e pagamento online entro il venerdì alle ore 18

**Grazie alla collaborazione tra Fondazione Torino Musei e Biraghi, al termine dell’attività sarà offerta la merenda a tutti i partecipanti.

Domenica 12 gennaio ore 15

GEO-CROMIE

GAM – attività per adulti e bambini da 6 anni in su

La visita alla mostra di Mary Heilmann aprirà lo sguardo su un diverso modo di vedere e vivere il colore. Ciascuno dei suoi dipinti può essere visto come una traccia autobiografica, un segnale, con cui evoca un momento della sua vita evocando una realtà mentale dandole forma. Osservare le sue opere diventerà un gioco tra occhio e mente che continuamente si muovono da un senso di spazio a un altro.

Nelle sale dell’Educational Area, ispirati dalle opere viste nel percorso di visita, cercheremo di sperimentare con il colore creando un dialogo giocoso tra astrazione e figurazione.

Costo a bambino: euro 8 a partecipante (biglietto di ingresso al museo gratuito)

Costo aggiuntivo: adulti biglietto di ingresso ridotto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Informazioni e prenotazioni: 0115211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com 

Prenotazione obbligatoria e pagamento online entro il venerdì alle ore 18

**Grazie alla collaborazione tra Fondazione Torino Musei e Biraghi, al termine dell’attività sarà offerta la merenda a tutti i partecipanti.

Domenica 12 gennaio ore 16

IL SOLE, IL SESAMO E GLI AQUILONI. LA FESTA INDIANA DI MAKAR SANKRANTI           

MAO – attività per famiglie

Passeggiando tra le statue provenienti dall’India e dal Sud-est asiatico, tra rappresentazioni di figure e miti dell’Induismo, scopriremo come si festeggia in diverse parti dell’India – e non solo – la prima festa dell’anno, quando il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno e la primavera si avvicina. Nell’attività di laboratorio si potrà sperimentare come costruire un aquilone.

Da 6 anni in su

Prenotazione obbligatorio al 0114436927-8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

Costo: bambini € 7 per l’attività, adulti ingresso ridotto

GIOVEDI 16 GENNAIO

 

Giovedì 16 gennaio ore 18

INCONTRO CON LUIGI ONTANI

GAM – Luci d’Artista – conferenza nell’ambito di Accademia della Luce, Public program di Luci d’Artista

Intervengono:

Luigi Ontani, artista

Giulia Giambrone, curatrice, storica dell’arte, esperta dell’opera di Luigi Ontani

Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario

Elena Volpato, curatore GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Modera: Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI DISPONIBILI

L’incontro con il Maestro Luigi Ontani di giovedì 16 gennaio è il momento per approfondire il lavoro di uno dei più influenti e riconosciuti artisti italiani nel mondo, e per analizzare la sua opera Scia’Mano, la Luce installata nei Giardini Sambuy in Piazza Carlo Felice creata appositamente per quest’ultima edizione di Luci d’Artista. La conferenza fa parte di Accademia della Luce, il Public Program di Luci d’Artista. Per l’occasione sono stati invitati un gruppo di critici e intellettuali di altissimo livello e prestigio che negli anni sono stati vicini al Maestro, accompagnandolo nei suoi viaggi in Italia così come nel lontano oriente, scrivendo per lui, curando mostre importanti e favorendo l’inserimento della sua opera nel contesto istituzionale. Giulia Giambrone è una giovane storica dell’arte e ricercatrice di base a Venezia: la sua tesi di laurea incentrata sull’opera di Luigi Ontani è stata l’occasione in cui si sono conosciuti. Emanuele Trevi è uno dei più grandi scrittori italiani, ha vinto il Premio Strega nel 2021 e collabora con il Corriere della Sera; da anni scrive regolarmente dell’opera del Maestro, e assieme hanno realizzato libri come quello del loro viaggio a Bali (Ontani a Bali, Humboldt Books, 2016, Milano). Elena Volpato ha inserito i primi seminali video di Luigi Ontani di fine anni sessanta nella collezione video della GAM di Torino, da lei ideata, e ha curato la mostra Alam Jiwa & Vanitas nel 2021 nello spazio Wunderkammer dello stesso museo.

Tutte le info qui: https://www.gamtorino.it/it/evento/incontro-con-luigi-ontani-accademia-della-luce/

 


Theatrum Sabaudiae
 propone visite guidate in museo
alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO.
Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

https://www.arteintorino.com/visite-guidate/gam.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/mao.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/palazzo-madama.html