CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 37

Forte di Vinadio… si riapre “alla grande”

Lo storico “Forte Albertino” riapre i battenti nel fine settimana diventando sempre più “inclusivo” e “per tutti”

Venerdì 1° maggio, ore 10

Vinadio (Cuneo)

L’appuntamento è per il prossimo venerdì 1° maggio, “Festa dei Lavoratori” o “Festa del Lavoro”. E doppia Festa in quel di Vinadio (Cuneo) per la riapertura, decisamente attesa, dello storico “Forte Albertino” (tra gli esempi di architettura militare più significativi dell’intero arco alpino) voluto da Re Carlo Alberto nel 1834, con la conclusione dei lavori nel 1847 e una lunghezza, che fiancheggia a ponente il Paese, di ben 1.200 metri, dalla “roccia del fortino” al fiume Stura. In agenda, grandi propositi e grandi appuntamenti, tra quelli più tradizionali ad altri “tra natura, famiglie ed esperienze sensoriali”. Con l’impegno di “Fondazione Artea” “Comune di Vinadio” a proporre un’offerta culturale “sempre più inclusiva, accessibile ed orientata al benessere dei visitatori”.

Sottolinea Davide De Luca, direttore di “Fondazione Artea”“Con i progetti avviati nel 2026, proseguiamo un percorso che mette al centro la proposta culturale del ‘Forte’. Interveniamo non solo sui contenuti, ma anche sulle modalità di accesso, ampliando gli strumenti e i linguaggi per coinvolgere pubblici sempre più ampi. Dalle famiglie con bambini nella primissima infanzia ai visitatori con specifiche esigenze, l’obiettivo è offrire esperienze fruibili anche in forma autonoma, inclusive e di qualità, in cui ciascuno possa trovare il proprio modo di vivere il patrimonio. Altro obiettivo, come ogni anno, è di collocare e valorizzare il ‘Forte’ all’interno di una dimensione territoriale più ampia ed internazionale, seguendo la missione di ‘Artea’”.

Agenda fitta dunque di proposte. Quelle da tempo messe in calendario e altre totalmente nuove. Tra le novità, la proposta “A piccoli passi nel Forte”, realizzata nell’ambito del “Bando Patrimonio Culturale 2025” della “Fondazione CRC”, in collaborazione con “Lilliput ETS”, che renderà il percorso multimediale “Montagna in Movimento” accessibile anche alle famiglie con bambini di 0-3 anni e prenderà il via nel mese di agosto, dopo un incontro di progettazione partecipata previsto per sabato 23 maggio. A completamento dell’offerta, saranno anche messi a disposizione “marsupi ergonomici” e supporti “porta bebé”, insieme ad aree dedicate all’allattamento e al cambio, spazi relax e percorsi semplificati.

Con il progetto “Fiori nei cannoni”, invece, una parte del sistema difensivo del “Forte” sarà trasformato in un’ “oasi ecologica per api e insetti impollinatori” ricca di piante e fiori melliferi, accessibile e godibile da tutti i visitatori. L’installazione di arnie all’interno del “Forte”, gestite dall’Azienda Agricola “Apicoltura Fossati” di Sambuco, contribuirà alla creazione di un “microhabitat” favorevole agli impollinatori e allo sviluppo del “Miele del Forte di Vinadio”. La proposta, finanziata dal Bando “+ API – Oasi fiorite per la biodiversità 2026” della “Fondazione CRC”, si inserisce in una visione più ampia che vede il “Forte” come modello di “Universal Design”, in grado di coniugare valorizzazione del patrimonio storico, educazione ambientale e benessere delle persone.

Confermate le esperienze già consolidate: la visita guidata con percorso multimediale “Montagna in Movimento” e la mostra complementare “Messaggeri Alati“, l’affascinante storia della “colombaia militare” presente all’interno del “Forte” fino al 1944, “un viaggio tra storia ed innovazione per scoprire come sia cambiato lo scambio di informazioni nel tempo”.

Come da consuetudine proseguono anche gli itinerari per famiglie “Mammamia che forte!” (in compagnia di Tino, il Sergente Colombo del “Fortino”, suddivisi per età: “Sua maestà il Forte” dai 3 ai 5 anni e “Il Diario del soldato” dai 6 ai 12 anni) e le escursioni outdoor di “Pedala Forte” (attraverso cui scoprire il sistema difensivo di Vinadio, con le e-bike del “Forte” tra il “Fossato” del “Forte di Vinadio”, la “Batteria Neghino”, il rifugio “Malinvern”, il “Vallone di Riofreddo” e la “Caserma ricovero del Colle di Neraissa”).

Invariate anche  le “visite guidate” (12 euro intero e 9 euro ridotto) e la “visita in autonomia” con video guida LIS “Oltre le barriere” (6 euro intero e 4 euro ridotto). Grandi attese per la nuova stagione, coronate da una semina a tutto campo, anche da parte del sindaco di Vinadio, Giuseppe Cornara“Le nuove progettualità contribuiscono a rendere il ‘Forte’ sempre più dinamico e capace di generare ricadute positive per il territorio, valorizzando le sue risorse e coinvolgendo attivamente la comunità locale, anche grazie alla collaborazione consolidata con ‘Fondazione Artea’”.

Per info e prenotazioni: “Forte Albertino”, piazza Vittorio Veneto 8, Vinadio (Cuneo), tel. 0171/1670042 o www.fortedivinadio.com e www.fondazioneartea.org

g.m.

Nelle foto: Intere famiglie in visita al “Forte”, Davide De Luca, direttore “Fondazione Artea”

Torna B.L.U.E. al teatro Gioiello, il musical improvvisato 

Mercoledì 29 e giovedì 30 aprile, alle ore 21, atteso ritorno di B.L.U.E., il musical completamente improvvisato, mai visto e che mai sarà possibile rivedere. Salirà sul palco la celebre Compagnia dei Bugiardini, che darà vita a uno show dove nulla è scritto, né il copione, né gli spartiti e nemmeno le coreografie. Questa è la magia dell’improvvisazione: grazie ai suggerimenti degli spettatori, gli attori in scena realizzano un musical unico e irripetibile, di cui non ci sarà nessun’altra replica simile. La storia, le battute, le canzoni, le musiche e le coreografie sono ideate sul momento dagli attori e dai musicisti che li accompagnano dal vivo, con risultati sorprendenti ed esilaranti. Questo mix tra musical, spontaneità e comicità ha ottenuto un grande successo di pubblico, registrando sempre il sold out, e si tratta di un genere molto affermato nei Paesi anglosassoni.

I Bugiardini sono nati a Roma nel 2008 e, forti di una lunga esperienza nel campo dell’improvvisazione teatrale, hanno deciso di raccogliere in Italia la sfida di essere contemporaneamente attori, cantanti e ballerini, dando vita a una tournée che registra consensi in ogni città. Dal momento della loro nascita, hanno creato numerosi format originali e sono sempre stati attenti ai principali poli mondiali d’eccellenza nell’improvvisazione, quali il Loose Moose Theatre, a Calgary, e il Second City, a Chicago. Si sono esibiti negli Stati Uniti, in Canada, in Portogallo, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania e in India.

Biglietti: da 32 euro

Teatro Gioiello – via C. Colombo 31, Torino

Mara Martellotta

Debutta a Torinodanza Extra “Amazzoni” di Silvia Gribaudi

Martedì 5 maggio prossimo, alle 20.45, debutterà alle Fonderie Limone di Moncalieri, in prima assoluta per Torinodanza Extra, il percorso dedicato alla danza e al teatro performativo, inserito nel cartellone del Teatro Stabile di Torino con lo spettacolo “Amazzoni”, con concept, regia e coreografia di Silvia Gribaudi, che vede in scena le performer Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme, Vittoria Caneva. Le musiche sono di Matteo Franceschini, il disegno luci di Luca Serafini, lo styling di Ettore Lombardi. Lo spettacolo, co-prodotto dall’Associazione culturale Zebra – Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale e dal Gymnase CDCN Roubaix resterà in scena fino a lunedì 7 maggio, e sarà in tournée in Italia e all’estero fino al 10 ottobre 2026.
Silvia Gribaudi è un’artista associata del Teatro Stabile di Torino ed è un’autentica pioniera nell’esplorare il corpo nella dimensione delle arti performative. La sua nuova creazione rilegge l’antico mito greco delle donne guerriere come spazio di riflessione sul presente, attivandolo come archetipo contemporaneo capace di attraversare sacro, profano e umano. Le “Amazzoni” non sono figure da rappresentare, ma donne che esercitano la propria forza non rinunciando alla complessità. Sprigionano una carica vitale che non si lascia contenere e, nel divenire corpo, ridefinisce l’ordine dato senza chiedere legittimazione, trasforma il riso in gesto sovversivo e irriverente, fino a un’esplosione che rivela la loro parte più oscura e fragile, che scompone gli equilibri sfidandoli. Le performer vengono a costruire un dispositivo scenografico in cui si intrecciano dimensione individuale e collettiva, dando vita a una comunità  nella quale, unite e complici, lottano senza nemico, incarnando un esercizio di libertà che scardina e irride ogni dinamica di potere. La scena diventa territorio di esperienze e consapevolezze, dove il corpo non è solo gesto poetico, ma atto politico.
La danza, con le sue posture, traiettorie e ritmi diventa un rituale di resistenza sensibile. La coreografia non racconta i corpi, ma li abita, non dichiara, ma interroga.

Silvia Gribaudi, con la collaborazione di Francesco Dalmasso come assistente alla coreografia, crea in scena una pratica che si configura come un allenamento fisico per aprire spazi dentro e fuori dal corpo. Una forma coreografica che non cerca l’unisono, ma un gesto che attiva una relazione tra le performer e con il pubblico. Le differenze diventano materia comune, esercizio di coesistenza e allenamento a stare insieme senza annullare le singolarità.
La drammaturgia musicale si fonda sulle sonorità vocali femminili, matrice sonora e materia viva dell’intera composizione. La voce, molteplice e cangiante, è il cuore pulsante del progetto: attraverso elaborazioni elettroniche si espande, si frammenta e si ricompone, attraversando e materializzando stati emotivi e significati diversi. La musica di Matteo Franceschini crea un paesaggio sonoro polifonico, rituale, quasi sciamanico, dove la ripetizione si fa trance, resistenza, processo di trasformazione. Le luci di Luca Serafini disegnano territori mobili, attraversamenti, zone di potere e di intimità. I costumi curati da Ettore Lombardi sottolineano la complicità del gruppo di lavoro, dando spazio alla personalità di ogni corpo attraverso elementi di epoche diverse. Gli abiti non trasformano, rivelano. Il colore nero diventa un ambiente condiviso che accoglie differenze, posture e caratteri, uno styling che sostiene la libertà di corpi in scena. “Amazzoni” ha preso forma grazie a contributi preziosi.

“Ippolita, Pentesilea e le altre Amazzoni sono tornate – dichiara Silvia Gribaudi – come presenze più che come personaggi: non raccontano un mito, lo attraversano, non brandiscono armi, ma posture. Non scagliano frecce, ma traiettorie. Lo spettacolo, creato in dialogo con le danzatrici protagoniste, abita la scena come uno spazio da attraversare. Non occupa, ma espande. Non impone, ma insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere. Corpi che si allenano alla libertà, corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In scena le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco, la loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in un atto coreografico, lo attraversano, lo parodiano, lo ribaltano. La danza qui è un allenarsi a stare e a riprendersi il proprio spazio”.
Lo spettacolo è parte del programma di eventi di avvicinamento a Europride 2027.

Gli artisti del Teatro Stabile di Torino incontrano i cittadini nelle Case di Quartiere e nei Presidi Civici delle Circoscrizioni più lontane dal centro citta.
Il progetto è sviluppato in collaborazione con La Cultura dietro l’Angolo – mercoledì 29 aprile alle ore 17.30, alla Casa del Parco, in via Modesto Panetti 1, a Mirafiori, Silvia Gribaudi racconta “Amazzoni”.

Info: Fonderie Limone – via Pastrengo 88, Moncalieri

Orario:  martedì, mercoledì e giovedì ore 20.45 – biglietteria: teatro Carignano -piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Bill Morrison racconta la genesi di The Great Flood

In occasione del Torino Jazz Festival, il regista Bill Morrison avrà un incontro alla GAM seguito da un concerto all’Auditorium Giovanni Agnelli il 1⁰ maggio

Il regista Bill Morrison giunge a Torino per il Torino Jazz Festival e avrà un incontro con il pubblico il 29 aprile prossimo alla GAM, in dialogo con il direttore artistico Stefano Zenni e l’introduzione di Chiara Bertola, direttrice della GAM, in merito alla realizzazione del film “The Great Flood”, che nasce dalla sua collaborazione con il jazzista Bill Frisell. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, consentirà di conoscere in modo più approfondito questo film, in collaborazione tra un regista e un jazzista, ispirato dalla catastrofica inondazione del Mississipi del 1927, la più grande della storia americana. Si trattò di un evento di proporzioni immani, che coinvolse migliaia di persone, soprattutto afroamericane, costrette a emigrare verso Nord. La catastrofe cambiò la storia sociale degli Stati Uniti, ma anche quella musicale, a partire dal blues e dai suoi protagonisti, alcuni dei quali avevano assistito all’inondazione e l’avevano raccontata nelle loro canzoni.
Nel 2012 Bill Morrison, tra i più grandi film-maker contemporanei, ha trovato e assemblato in forme suggestive le testimonianze filmate di quella catastrofe, e Bill Frisell ne ha tratto una visionaria narrazione musicale che verrà presentata venerdì 1⁰ maggio alle ore 18, all’Auditorium Giovanni Agnelli, in forma di proiezione con musica live, in un’inedita versione in duo con lo storico collaboratore di Frisell, il violinista Eyvind Kang, in prima assoluta nella giornata della Festa del Lavoro. Frisell sarà alla chitarra. La partitura musicale accompagnerà il montaggio visionario di Morrison e dimostra l’intenzione del Torino Jazz Festival di aprirsi a linguaggi contemporanei e al dialogo tra cinema e musica.

Mara Martellotta

Al Musa Art Gallery “David Bowie, mio fratello”, attraverso lo sguardo del fratellastro Terry Burns

Dal 17 aprile al 12 luglio, presso lo Spazio Musa di Torino, è ospitata la mostra dal titolo “David Bowie, mio fratello”, un progetto dello scrittore David Lawrence e di Francesco Longo, in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémi de Provence. Si tratta di un racconto per immagini che ricostruisce un ritratto di David Bowie a partire da una relazione privata e che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e la costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie nelle fasi della sua carriera, tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, in parte provenienti da altri contesti.
Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazione e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo, famigliari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori e il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Camp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barrett, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale, è attraverso lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che tornano trasformati dalla sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione puramente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli, e la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.
Spazio Musa – via della Consolata 11/E – Torino
“David Bowie, mio fratello” – dal 17 aprile al 12 luglio
Mara Martellotta

“E.T.A. Hoffmann” a 250 anni dalla nascita, tra “illustrazione e animazione”

Prosegue il ciclo di incontri POP APPuntamenti, promosso dalla Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI – Museo della Scuola e POP APP Museum

Il Pop App Museum fino a maggio ospiterà un ciclo di incontri dedicati ai libri animati di ieri e di oggi e ai loro passaggi transmediali. Pompeo Vagliani, presidente della Fondazione Tancredi di Barolo, che promuove questo ciclo di incontri POP APPuntamenti, dialoga con autori e artisti, illustratori, pop up designer, professionisti del cinema d’animazione, bibliotecari, collezionisti ed appassionati che raccontano il mondo dei libri animati.

Il prossimo appuntamento è per giovedì 7 maggio alle ore 17, nel corso di un incontro denominato “E.T.A. Hoffmann” a 250 anni dalla nascita, tra “illustrazione e animazione”, in cui Matteo Bernardini renderà omaggio al ladre della letteratura fantastica moderna attraverso il cinema illustrato del regista torinese, che ci condurrà dietro le quinte per scoprire la tecnica d’animazione da lui sviluppata durante la pandemia. Giovedì 28 maggio, alle ore 17, sarà l’ultimo appuntamento del ciclo con “Libri  animati e scuola d’animazione CSC”, con Chiara Magri e Laura Fiori. La scuola d’animazione del centro sperimentale di cinematografia ha sede in Piemonte e si racconta attraverso i progetti in collaborazione con il Centro Studi e il POP APP Museum nel 2025 e nel 2026.

Mara Martellotta

“Giovani sguardi”: sogni, desideri e fragilità dell’adolescenza

 

Dal 2 al 23 maggio prossimo torna alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino una nuova edizione di “Giovani sguardi”, la rassegna della Fondazione TRG pensata per il pubblico giovane e dedicata ai temi, alle domande e alle inquietudini delle nuove generazioni. Si tratta di cinque spettacoli selezionati da un gruppo di ragazzi e ragazze coinvolti in un gruppo di co-progettazione che narrano esperienze, fragilità e sogni dell’adolescenza. In questi spettacoli che interrogano il presente attraverso i desideri e le paure dei giovani, è presente una commistione di teatro, musica, video e performance, capaci di affrontare temi centrali del nostro tempo quali l’identità digitale, la salute mentale, il bisogno di senso, il rapporto con il futuro e la pressione di una società che risulta sempre più accelerata.

Sabato 2 maggio, alle 20.45, andrà in scena “Molly” di Cubo Teatro, una storia d’adolescenza tra identità e algoritmo, tra amore e dipendenza digitale; sabato 9 maggio, alle 20.45, sarà la volta della pièce teatrale “Still Alive” di Associazione Florian Metateatro, in cui un corpo immobile racconta con ironia e vulnerabilità la depressione come condizione intima e generazionale; sabato 16 maggio, alle 20.45, il Teatro Nazionale di Napoli porterà in scena “Assetati”, il racconto di tre solitudini che attraversano il tempo inseguendo sogni dimenticati alla ricerca di un amore capace di dare un senso al dolore; venerdì 22 maggio, alle 20.45, gli allievi del corso intensivo della scuola di teatro della Fondazione TRG presenteranno “Timeless”, un’indagine sulla frenesia contemporanea che riscopre nel vuoto e nella lentezza l’ultimo spazio possibile di libertà. Infine sabato 23 maggio, alle 20.45, andrà in scena un viaggio emotivo tra desiderio e paura, che interroga il senso di generare la vita in un mondo attraversato dall’incertezza, dal titolo “Dead or alive”.

Mara Martellotta

Eterni nel tempo… quei magnifici “Ritratti del XX secolo”

“Da Felice Casorati a Carol Rama: le Collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre”, in mostra alla “Fondazione” di Monforte d’Alba

Fino al 17 maggio

Monforte d’Alba (Cuneo)

“Niente al mondo può essere paragonato al volto umano. E’ una terra che non ci si stanca mai di esplorare”. Mi sono capitate a fagiolo sotto gli occhi e per la giusta occasione, queste sagge parole del danese Carl Theodor Dreyer, regista e critico cinematografico, fra i massimi esponenti della cinematografia mondiale del ‘900. Parole che dal mondo prettamente cinematografico a quello più ampio delle arti visive in genere (pittoriche, grafiche e scultoree) mi trovano assolutamente concorde e che, forse, sarebbero state ben accette dallo stesso Mario Lattes, editore, scrittore, pittore e fra i massimi intellettuali del secolo scorso, al cui enorme interesse per la “Ritrattistica” – quale artista e acuto collezionista – fa riferimento la mostra attualmente, e fino a domenica 17 marzo prossimo, aperta alla “Fondazione Bottari Lattes” (a lui dedicata dalla moglie Caterina Bottari Lattes nel 2009) a Monforte d’Alba (Cuneo). Curata da Francesco Poli, la rassegna “Ritratti del XX secolo. Le collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre”, assembla – tra dipinti, incisioni e sculture – più di cinquanta opere (volti fieramente reali e altri di immaginaria interpretazione) realizzate in primis dallo stesso Mario Lattes (Torino, 1923 – 2001) e altre appartenenti alle sue “Collezioni”, in un dialogo serrato ed emotivamente coinvolgente con alcuni tra i più importanti Maestri del ‘900.

Per Lattes, la “ritrattistica” ha sempre ricoperto uno spazio importante, e abbondantemente “coccolato” nell’ambito della sua complessiva produzione artistica, proprio come strumento in cui meglio affondare quelle insanabili ferite dell’anima, derivate dal suo essere parte ben sensibile, sia pure nell’ottica di una laicità mai negata, di quell’ebraismo su cui la storia s’è in passato accanita con inaudita spietatezza. Drammi talmente grandi ed insopportabili da trasformarsi in alcuni dipinti di Lattes (non meno che nelle sue opere letterarie) in pagine di inspiegabili e amare “riflessioni”, ironiche e sarcastiche, dove mai però ci verrebbe il ghiribizzo di riderci su. Solo un sorriso amaro, come per il suo memorabile “Autoritratto con cappello, marionette e uccello” del 1990, in cui l’autore si rappresenta circondato da marionette, fantocci e uccellacci. Capocomico e burattinaio o parte egli stesso dello stravagante teatrino? Passione che genera da lontano, fin dal 1947, anno della sua prima mostra a “La Bussola” di Torino, Mario Lattes disegna e dipinge “Ritratti” con “incisiva attenzione all’identità individuale”, spaziando da situazioni più “intimistiche” (come nel caso dei famigliari) a quelle fortemente espressioniste, visionarie e surreali (con forti richiami a mondi pittorici che vanno da Odilon Redon al belga “pittore delle maschere” James Ensor o alle “funamboliche geometrie” di Klee), come succede con quel ceruleo (su fondo nero) graffiato e disturbato “Volto di Franz Kafka”, derivato da una foto ma “trasfigurato in una enigmatica atmosfera lunare”. Dalle prime prove di vagheggiata informalità (Anni ’50-’60), alla crudezza fuggitiva di personalissime prove surreal-espressioniste, è proprio vero, “Lattes – come di lui scriveva Marco Vallora – è sempre là, dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. La comprensione dei suoi “Ritratti” e delle sue opere in genere va sempre oltre ciò che l’artista ti presenta in parete, per portarti in oscuri spazi dell’inconscio difficili da esplorare. Solo “suoi”. A noi lasciarci avvolgere da quell’aura di sublime arruffato mistero che è il “suo” e solo “suo” piccolo-grande universo. Accanto al quale, gravitano in mostra (figure amiche!) anche altri ritratti provenienti dalle Collezioni della stessa “Fondazione Bottari Lattes” insieme a quelle di altre Gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso “contesto artistico”. La selezione comprende quindi dipinti di Felice Casorati, di esponenti del torinese “Gruppo dei Sei” come Jessie BoswellFrancesco Menzio (suo un piccolo “ritratto della moglie”) e Carlo Levi (bizzarro il suo onirico “Risveglio -un solo occhio aperto- con la madre”), accanto ad altri di Luigi SpazzapanItalo Cremona (bel bello in canottiera) e Mario Calandri, affiancati da tre notevoli pittrici come Nella MarchesiniDaphne Maugham e l’estrosa Carol Rama. Tra le incisioni, le nitide fisionomie dell’amico ceco Jiri Anderle (famoso per le sue “mezzature”) e un sintetico volto di Mario Surbone. Tre le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù, di forte ispirazione impressionista alla Medardo Rosso; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.

Mostra di stupefacente ricchezza poetica, in cui le opere di Lattes fanno da sapiente “collante” a “Ritratti” accomunati in un unico gioco o “teatrino” di similitudini e diversità capaci, in ogni caso, di guidarti lungo sentieri dell’anima di assoluta piacevolezza e magiche suggestioni.

Gianni Milani

Per info: “Fondazione Bottari Lattes”, via Marconi 16, Monforte d’Alba (Cuneo); tel. 0173/789282 o www.fondazionebottarilattes.it

Nelle foto: Allestimento Mario Lattes “Ritratto blu, Kafka”, anni ’60 e Carlo Levi “Risveglio con la madre”, 1973; Mario Lattes “Autoritratto”, 1990; Italo Cremona “Autoritratto”, 1950 ca.; Giacomo Manzù”Testa”, cera, 1935

Per i cinquant’anni del metodo Suzuki  il concerto della stagione Stefano Tempia  

Ottanta arpe insieme costruiscono un unico suono, un gesto collettivo in cui si ricostruisce il percorso del metodo Suzuki in Italia. Nell’ambito delle celebrazioni per il 50⁰ anniversario, la Stefano Tempia propone “Ottanta arpe, una voce”, concerto dedicato a Gabriella Bosio, figura centrale del metodo Suzuki applicato all’arpa. Sabato 2 maggio, alle ore 18, presso l’Auditorium Santo Volto di Torino, si incontrano allievi e musicisti di livelli diversi, riuniti in un unico organico. Il programma tiene insieme pratica, didattica e repertorio, sviluppandosi come un viaggio musicale fluido e variegato: danze e fantasie, canti della tradizione irlandese, gallese, sudamericana e italiana, fino a celebri pagine del repertorio operistico. Una selezione dhe riflette il lavoro nelle classi e la sua trasmissione nel tempo.

L’incontro con il metodo Suzuki, attraverso Lee Robert e Antonio Mosca, orienta il percorso di Gabriella Bosio verso una direzione all’epoca poco esplorata, quella di introdurre l’arpa in un sistema educativo fi dato sull’ascolto e sulla continuità dell’apprendimento. A Torino nasce così la prima classe di Arpa Suzuki, destinata ad estendersi progressivamente anche fuori dall’Italia. Accanto alla didattica, l’insegnamento del Conservatorio e il lavoro sulla musica d’insieme segnano in modo duraturo il suo percorso. L’Ensemble Trilli e Glissée, prima orchestra composta esclusivamente da arpe, attiva da oltre trent’anni, rappresenta uno dei principali esiti di questa ricerca. Da questa esperienza, prende forma l’European Suzuki Harp Ensemble, oggi protagonista del concerto. Un progetto che riunisce studenti e insegnanti di diversi Paesi, mantenendo al centro il lavoro collettivo. Il repertorio intreccia arrangiamenti di Flavio Gatti e Gabriella Bosio con musiche tradizionali classiche, affidate a formazioni che affiancano principianti a musicisti esperti. Sarà un’occasione per evidenziare il ruolo di Torino, della scuola Suzuki e della collaborazione con l’Accademia Stefano Tempia nel sostenere la formazione musicale.

Lo European Suzuki Harp Ensemble è stato formato nel 1999 e ha debuttato al Simposio Europeo dell’Arpa di Perugia, riunendo studenti e insegnanti di diversi Paesi, esibendosi in festival, convegni e stagioni concertistiche. Fin dall’inizio si distingue per la qualità artistica delle sue esecuzioni, l’eleganza interpretativa, la sua gioia autentica di fare musica che i suoi membri riescono a trasmettere al pubblico. Il repertorio attraversa la musica classica e la tradizione popolare con adattamenti pensati per diversi livelli di formazione. La formalizzazione stabile dell’Ensemble rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di Gabriella Bosio.

Info: sabato 2 maggio, ore 18, Auditorium Santo Volto, via Val della Torre 11, Torino, European Suzuki Harp Ensemble “Ottanta arpe, una voce” – omaggio a Gabriella Bosio. Tiziana Loi direttore, musiche di P. Beauchant, G.F. Händle, J. Hoffenbach, G. Verdi e altri.

Concerto in collaborazione con l’Accademia Suzuki Talent Center – biglietti: intero 15 euro – Ridotto 10 euro – www.stefanotempia.it – info@stefanotempia.it

Mara Martellotta