CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 269

Donatella Taverna. “Leggende sugli antichi cammini”

Continua il “viaggio” della scrittrice-archeologa torinese alla ricerca delle antiche radici pre-romane del nostro Piemonte

Poche righe “rubate” all’introduzione del libro:“Forse per l’immagine che si pensa – accucciati a un focolare, vestiti di pelle, irsuti – gli uomini della preistoria e della protostoria stanno fermi: è opinione diffusa, ma errata. Erano genti in cammino e di questi cammini – lenti, non di una sola generazione, ma spesso di qualche persona speciale in avanguardia – si vedono ancora tracce”. Tracce che, da anni, ricerca e studia, con passione infinita, Donatella Taverna, scrittrice, giornalista e nota critica d’arte, importanti (e mai, per un attimo, dimenticati) studi di “Archeologia” alle spalle, sotto la guida, nell’Ateneo torinese, di Giorgio Gullini e di Antonio Invernizzi, nonché figlia del celebre scultore – allievo e collaboratore del Bistolfi  – Giovanni Taverna. Il suo è un lento percorrere, fra storie leggende e suggestive ricerche sul campo, strade di un passato ancora in gran parte avvolto nel mistero, se non del tutto obliato, lungo le quali trovare risposte “sotterranee” a realtà che hanno ancora tanto, ma proprio tanto, da raccontare e da svelare a noi “uomini dell’oggi”. Focus incentrato, in particolare, e ancora una volta, sulle antiche radici del nostro Piemonte, è di fresca uscita in libreria, sempre per i tipi della gloriosa “Atene del Canavese” (editrice fondata nel 2010 da Giampaolo Verga a San Giorgio Canavese e così denominata per omaggiare quella che è stata terra natia di tanti celebri intellettuali e uomini di cultura), la sua ultima “fatica” letteraria dal titolo ben esplicito – come da introduzione – di “Leggende sugli antichi cammini”.

Sottolinea Donatella: “Il libro continua la serie dei miei scritti sulle tradizioni popolari piemontesi, riprendendo un discorso che viene da lontano”. E che ha già visto la pubblicazione di svariate opere incentrate sull’argomento. Quattro capitoli, un’ottantina di pagine intense e ricche di avvincenti “leggende – verità” legate fra loro da un unico rigoroso fil rouge“Che – spiega ancora l’autrice – é la trasformazione di un antico sapere atavico attraverso metafore successive, spesso tradotte in temi religiosi, che descrivono esperienze ancestrali remote nel tempo. Nelle narrazioni qualcosa di incontrollabile dall’uomo avrebbe modificato la terra in modi diversi (la pioggia di fuoco, il diluvio, la caduta di grandi meteoriti, il vulcanesimo). Sempre lo si è attribuito alla divinità, alla grande dea madre nera sumerica ‘Tiamat’ fino agli arcangeli, o alla punizione divina contro gli uomini. Questi ultimi, benché in tempi remotissimi e a più riprese, si sono messi in cammino spostandosi, a seconda delle necessità di sopravvivenza, verso Occidente, ed hanno portato con sé la narrazione di eventi terribili, di volta in volta modificata e trasfigurata, ma con un comune denominatore. Quello assunto da una di queste narrazioni in una veste semitica prima e cristiana poi è riflesso in San Michele. Nel suo culto il percorso è più chiaramente identificabile perché cristianizzato”.

E all’Arcangelo Michele, sempre raffigurato e rappresentato in forma di guerriero con la spada sguainata e ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana, il libro dedica una particolare attenzione (oltreché l’immagine di copertina in cui l’illustrazione della “Sacra”, pilastro del culto micaelico in Piemonte, viene intelligentemente “frantumata” nelle sue parti più emblematiche e significative dalla pittrice Luisa Porporato) anche perché “accosta esperienze lontane a mondi più vicini, dalla cristianizzazione alla forte presenza bizantina in Piemonte e ad una comunanza culturale della regione più con l’area borgognona e provenzale, che con la cultura del resto d’Italia”. Curiosa, “pazza” (dice Donatella”) “novità” del libro, due sue poesie “che fanno parte di una lunga serie scritta , prima in italiano (i miei primi versi sono stati pubblicati da Teresio Rovere quando avevo otto anni), poi in un ‘mistilinguismo’ che in quanto cresciuta in un contesto di cultura con versanti anche provenzali, trovavo anche interessante tecnicamente e infine in francese”… Au peril de la mer, toi, Saint Michel/garde les ames pieuses chancelantes … E, invece, non novità ma piacevole consuetudine, l’abbinamento delle parole, del racconto a varie illustrazioni a tema, opera di artisti amici: dal “Remember” di Sandro Cherchi, a “La Bella Addormentata” di Pippo Leocata (“immagine della montagna che sorgeva dietro una tenuta dei miei antenati in cui il nome di famiglia, una generazione sì e una no, era proprio ‘Michele’”), fino a “La nuotatrice” di Elisabetta Viarengo Miniottti e a “La Sacra” di Tino Aime.

Donatella mi mostra il suo ultimo libro e già, butta lì qualche idea sul prossimo. “Ora in pentola bolle … una ‘pietra nera’ (!?) che dimostrerà ancora di più come tutte le civiltà, dalla Mesopotamia in qua, abbiano una radice comune, trasformandosi in più aspetti anche antropomorfi … con l’editore abbiamo poi il sogno di un lavoro sull’amore per l’‘Ideale’ (come Dante per Beatrice) ma ancora una volta in una versione che parte, prima di Dante, dal Piemonte”. Suspense! Assolutamente vietato “spoilerare” in anticipo. Restiamo in fiduciosa attesa. Brava, Donatella!

Donatella Taverna“Leggende sugli antichi cammini”, “Atene del Canavese”

Per infowww.atenedelcanavese.it//donatellataverna

Gianni Milani

Nelle foto: Cover “Leggende sugli antichi cammini”; Donatella Taverna; Illustrazioni: Tino Aime “La Sacra” e Pippo Leocata “La Bella Addormentata”

Lectio magistralis di Guido Catalano: “Leggeri come versi, senza bagagli inutili”


Per il concorso “A/R
 Andata e racconto”

 

Viaggiare con leggerezza”: ispirandosi al titolo della terza edizione di “A/R Andata e racconto. Appunti di viaggio”, concorso letterario organizzato dal Salone Internazionale del Libro di Torino e Gruppo FS, il giurato Guido Catalano, definito la “rockstar della poesia”, scrittore, poeta e performer, incontra il pubblico giovedì 17 aprile alle ore 18.30 alla Galleria Subalpina di Torino (presso il dehor Caffè Baratti e in collaborazione con Libreria Luxemburg).

Fedele al suo stile ironico e poetico, Guido Catalano proporrà la lectio magistralis “Leggeri come versi, senza bagagli inutili” per raccontare la sua idea di viaggio.

Il viaggio è un’arte, e viaggiare con leggerezza è un’esigenza dell’anima oltre che delle nostre articolazioni. 
In questa lectio magistralis, che di magistralis – vi avverto – avrà poco, esploreremo il concetto di viaggio attraverso la poesia, compagna di viaggio ideale, capace di trasformare ogni spostamento in un’esperienza interiore profonda. Attraverso i miei versi e quelli di altri poeti che mi stanno simpatici, rifletteremo su cosa significhi partire, perdersi, ritrovarsi e lasciar andare. 
 Alla fine dei conti credo che un buon viaggio sia come una buona poesia: meglio pochi versi ben scritti che un romanzo pieno di bagagli inutili”. Guido Catalano.

Nato per stimolare la scrittura attorno al tema del viaggio, che sin dall’antichità e dal mito di Ulisse, affascina l’essere umano, il concorso A/R Andata e racconto”, il cui bando per la presentazione dei racconti è scaduto il 21 marzo, ha dedicato la terza edizione al tema “Viaggiare con leggerezza: istruzioni per l’uso”. Il viaggio reale o desiderato, il viaggio nella storia o nel futuro, il viaggio della scoperta o della rinascita: sono tanti i percorsi che possono essere raccontati attraverso la lente della leggerezza, quella dell’anima o quella ambientale, quella relazionale o quella comunitaria.

tre migliori racconti saranno premiati sabato 17 maggio (ore 10.30, Sala indaco) al Salone Internazionale del Libro di Torino e verranno pubblicati in un’antologia cartacea (o ebook), insieme ai testi originali di scrittori e scrittrici che fanno parte della Giuria finale (Guido Catalano, Antonella Lattanzi, Lorenza Pieri, Matteo Nucci, Nadeesha Uyangoda e Simona Vinci). La casa editrice sarà selezionata da Ferrovie dello Stato Italiane.

Guido Catalano. “A 17 anni ho deciso che volevo diventare una rock star. Poi ho capito che non ce la facevo e ho ripiegato su poeta professionista vivente, che c’erano più posti liberi”. Così ama descriversi Guido Catalano, nato a Torino nel 1971, autore di numerose raccolte di poesia. Presenta i suoi libri attraverso reading e momenti di cabaret in club e locali italiani, spesso a fianco di artisti musicali. Ha pubblicato per Miraggi Edizioni Ti amo ma posso spiegarti e Piuttosto che morire m’ammazzo, e successivamente per Rizzoli e Feltrinelli. Tra le pubblicazioni: il romanzo D’Amore si muore ma io no (Rizzoli, 2016), Ogni volta che mi baci muore un nazista (Rizzoli, 2017), Fiabe per adulti consenzienti (Rizzoli, 2021), Amare male (Rizzoli, 2022), Smettere di fumare baciando (Rizzoli, 2023), Cosa fanno le femmine in bagno? (Feltrinelli, 2024). Cura una rubrica su Torino7 di La Stampa.

IL CONCORSO

(bando scaduto il 21 marzo)

Il titolo della terza edizione del concorso “A/R Andata e racconto. Appunti di viaggio”, organizzato dal Salone Internazionale del Libro di Torino e Gruppo FS, è Viaggiare con leggerezza: istruzioni per l’uso.

Al concorso, il cui bando è scaduto il 21 marzo, sono stati ammessi racconti inediti con una lunghezza compresa tra le 15.000 battute e le 20.000 battute (spazi inclusi). Una prima commissione tecnica, nominata dal Salone Internazionale del Libro di Torino, selezionerà una rosa di quindici racconti finalisti, le cui autrici e autori riceveranno una carta regalo di Trenitalia del valore di 100 euro. I quindici testi finalisti saranno sottoposti al giudizio della Giuria finale, composta da otto scrittrici e scrittori – Guido CatalanoAntonella LattanziLorenza PieriMatteo NucciNadeesha Uyangoda Simona Vinci – e da un rappresentante del Gruppo FS, che selezionerà i tre racconti vincitori.

tre migliori racconti saranno premiati a maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si svolgerà dal 15 al 19 maggio 2025, e verranno pubblicati in una antologia cartacea (o ebook), insieme ai testi originali di scrittori e scrittrici che fanno parte della Giuria finale. La casa editrice sarà selezionata da Ferrovie dello Stato Italiane.

www.salonelibro.it e www.fsnews.it

“Non solo emozioni: ti racconto”. Il nuovo libro di Marisa Pratico’

Marisa Pratico’, Dermatologa e gia’ autrice di numerosi articoli ed un libro che illustra protocolli e casi clinici “PRPePRF in Tricologia” ricalca nuovamente la scena editoriale, ma questa volta si racconta attraverso  un romanzo che parla di fede, malattie e guarigione.


Una narrazione che e’ anche una testimonianza della tangibile presenza di Dio incontrata nel sorprendente cammino della vita; storie che si colorano di speranza e che trovano risposte sia nella terapia che nella fede.
“Non solo emozioni: ti racconto” edito da Officina Editoriale Oltrarno.

Clelia Ventimiglia

Torino Fringe Festival. La Vita è un Varietà

C’è stato un tempo in cui il teatro era sogno, trasformismo, eccesso. Nel cuore della Belle Époque, il varietà era il regno dell’immaginazione, un turbinio di luci e colori, di canzoni e battute fulminanti, di eleganza e irriverenza. La XIII edizione del Torino Fringe Festival 2025 ne raccoglie lo spirito trasformando la città in un palcoscenico diffuso dove il passato incontra il presente in un’esplosione di creatività: “La Vita è un Varietà” è un omaggio alla grande tradizione italiana del varietà e del teatro di rivista, dei cabaret, dei cafè chantant e degli anni del proibizionismo.

Dal 13 maggio all’1 giugno, più di 40 spettacoli, tra prosa, danza, musica e performance, più di 15 eventi speciali, 6 prime assolute, nazionali e anteprime, più di 170 repliche, rendono omaggio all’arte del varietà mescolandola con le nuove frontiere della drammaturgia contemporanea. Dai protagonisti della scena teatrale italiana indipendente alle compagnie emergenti under 35, il Torino Fringe Festival sarà un viaggio tra il teatro civile, la comicità tagliente della stand-up comedy, il teatro fisico, le drammaturgie originali e le sperimentazioni più audaci. Tra i nomi: Arturo Brachetti, il grande Maestro del trasformismo internazionale e Matthias MartelliDomiziano Pontone, autore di spettacoli sul cinema; Francesca Cola, l’artista che esplora i confini tra danza, performance e arti visive; Simone Sims Longo, l’artista sonoro che opera tra musica elettronica, sound design e installazioni. La Conventicola degli ULTRAMODERNI, il cabaret italiano per eccellenza; Alessandro Ciacci, Premio Alberto Sordi 2022, vincitore di LOL Talent Show 2 e nel cast di LOL5; Igor Sibaldi, lo scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni; Giorgia Mazzucato, attrice, autrice e regista, miglior artista internazionale al San Diego Fringe Festival; Caroline Baglioni e Michelangelo BellaniWalter Leonardi, attore, giullare e comico, volto storico de Il Terzo Segreto di Satira. Lucia Raffaella Mariani, Premio Hystrio alla Vocazione Ugo Ronfani 2018; Mauro Piombo e Gilda Rinaldi Bertanza; lo scrittore Alessandro Ferraro; Flavio AlbaneseMassimiliano Loizzi; la compagnia Enchiridion che porta in scena testi inediti di autori stranieri mai rappresentati; Teatro Strappato, la compagnia nomade di attori-artigiani che disegna e crea le sorprendenti maschere; Garu e Isaac, il Duo Padella, artisti di strada, giocolieri, equilibristi, clown.

Palcoscenico del festival di teatro off e delle arti performative tra i più originali d’Italia, l’intero capoluogo piemontese, dai luoghi considerati più canonici a quelli off, anticonvenzionali e quasi sconosciuti, come The Heat Garden, impianto di accumulo e riserva calore del Gruppo Iren completamente immerso nel verde; Le Roi, tempio storico dello spettacolo torinese firmato da Carlo Mollino; il Polo del ‘900.

 

«Siamo felici di celebrare il 13° anniversario del Torino Fringe Festival con un’edizione che omaggia il mondo del Varietà, intitolata “La Vita è un Varietà” – spiega Cecilia Bozzolini, direttrice del Torino Fringe Festival -. Per tre settimane, Torino si anima di teatro e arti performative e la creatività prende forma nei luoghi più inattesi della città. Con questo tema, abbiamo voluto abbracciare la vitalità e la molteplicità dei linguaggi artistici per offrire una riflessione profonda sulla complessità del nostro presente. Il Varietà, con la sua capacità di mescolare leggerezza, ironia e visione, è il punto di partenza per attraversare il contemporaneo con occhi nuovi, valorizzando la contaminazione tra generi, formati e sensibilità. Ogni spettacolo è un tassello di un mosaico che racconta la vita, in tutta la sua varietà, tra contraddizioni, poesia ed eccentricità. In un’epoca di cambiamento profondo per il mondo dello spettacolo dal vivo, il Fringe ribadisce la sua natura inclusiva e aperta alla sperimentazione. È un festival che parla a tutte e tutti, che cerca di portare il teatro fuori dai teatri e la cultura dentro la quotidianità. Ringraziamo il pubblico, nuovo e affezionato, che ogni anno sceglie di attraversare con noi questo viaggio artistico, e le istituzioni che, da tredici anni, credono e investono in questa visione».

Per l’Assessorato alla Cultura della Città di Torino, questa edizione del Torino Fringe Festival lancia un prezioso messaggio di diversità e contaminazione artistica, coinvolgendo tutta la città con tanti luoghi in zone diverse, portando la cultura nella quotidianità, vicino alle persone e rendendo l’arte accessibile e viva per tutti. E questo è di particolare rilevanza, oltre al fatto che la manifestazione si espande e costruisce nuove reti come la collaborazione con Napoli Fringe Festival in occasione delle celebrazioni di Napoli 2500. Il Torino Fringe Festival dimostra, grazie alla collaborazione di enti, istituzioni e partner che hanno deciso di sostenere il progetto, che solo lavorando insieme si può offrire ai cittadini un’importante offerta culturale.

 

IL GRAND OPENING

Il sipario si alza martedì 13 maggio alle 20.30 con un evento speciale a Le Roi Music Hall: un omaggio al teatro di varietà come arte della trasformazione e dello stupore. La Conventicola degli ULTRAMODERNI, il cabaret italiano per eccellenza diventato un luogo cult della Città Eterna, per il Grand Opening del Torino Fringe Festival XIII, porta in scena ULTRAvarietà! Dal trapassato prossimo al futuro anteriore, l’intera kermesse romana con 14 artisti pronti a far rivivere i fasti del varietà tra numeri di burlesque, canzoni d’epoca, sketch comici e coreografie spettacolari. Una serata dal fascino retrò, realizzata in collaborazione con Salone OFF 2025 e Club Silencio, per un tuffo nel passato tra sciantose e maliarde, fini dicitori e macchiettisti, musicisti e ballerine, tra numeri di burlesque, canzoni d’altri tempi e sketch irresistibili.

Il senso del racconto ne “Il seggio del peccato” di Travaglini

 

Di solito, quando scelgo un libro di narrativa, scelgo un romanzo, sono più coinvolta dallo sviluppo della trama ed è più forte lo stimolo a procedere nella lettura, per vedere come va a finire. Ma devo ammettere che, se uno scrittore è bravo, e Marco Travaglini lo è, sa fare di ogni racconto un breve romanzo, strutturando la narrazione. Confesso che a me, che amo scrivere, risulterebbe difficile. Mi chiedo anche, considerando che ogni racconto si conclude con un finale definitivo, che cosa spinge il lettore a passare al secondo racconto, al terzo e così via fino al ventisettesimo, leggendo con curiosità e piacere le 135 pagine del libro. Nella lettura de Il seggio del peccato lo stimolo a procedere permane vivo soprattutto per la scrittura, la ricchezza del linguaggio, il periodare lineare in descrizioni partecipate di luoghi vissuti o anche solo indagati, in cui si ambientano vicende significative, con risvolti spesso comici. E’ una scrittura comunicativa che fa intuire e quasi avvertire la  fatica e gli  umori della terra lavorata, ma anche l’ aria di festa, l’intensità degli aromi di  una cucina antica, l’ombra del bosco, l’odore dell’acqua dei laghi e quello invitante della  frittura di pesce. L’atmosfera ruvida delle osterie, con l’immancabile bicchiere di vino, il gioco delle carte, e l’ansia delle donne, le prime operaie, attente alla spesa nel negozio del paese, dove si segnava sul libretto in attesa di aggiustare i conti con la paga. Era nero il quaderno di Amelia, incanutita precocemente, che “quel pane amaro con la fatica e il sudore come companatico se l’era guadagnato per intero, dal giorno in cui aveva compiuto undici anni, varcando il cancello dello stabilimento”. Lo aggiornava puntualmente con cifre e annotazioni relative agli acquisti, tanto che le operaie che dipendevano da lei, maestra nel cotonificio, pensavano fosse un romanzo che forse avrebbe condiviso con loro. Sono tante e diverse le persone di cui Marco scrive, ricordano un po’ la poliedrica umanità di Piero Chiara, sbirciata da un immaginario buco dal quale scruta quella gente attiva che lotta e tira avanti. Ma c’è, a mio avviso, un collante, quasi un filo invisibile, che accomuna personaggi diversi anche come estrazione sociale, e un po’ fuori dagli schemi ortodossi; nessuno tra loro può considerarsi un vinto nella zuffa della vita, al contrario, in un dopoguerra difficile, si danno da fare, sfruttando le capacità di cui sono dotati, il buon senso della gente comune e, se architettano qualche progetto più ardito che si rivela fallimentare, si giustificano con l’eloquente verità dei luoghi comuni, il pensiero filosofico di quel tempo. Prendiamo ad esempio il signor Anacleto che “abitava a Torino, in pieno centro storico…nel Palazzo Bertalazone di San Fermo, che a suo dire l’aveva affascinato dal primo istante…Quell’ aria di nobiltà un poco demodè era perfetta per un uomo di mezza età che vestiva con eleganza”.

Clara Cipollina

Era un modesto falsario, più che altro dedito alla contraffazione di documenti. Giustificava così la tentazione di esercitarsi in un’attività commerciale che risultò fallimentare: “la truffa è necessaria al buon mercante quanto la lucidatura al vasellame di scarsa qualità” e ancora “un uomo non diventa ricco senza truffare; un cavallo non diventa grasso senza rubare il fieno agli altri”. Persino il maresciallo che compare ne Il seggio del peccato, vista la sua posizione critica fece finta di non sentire e di non vedere, sposando la filosofia del vivi e lascia vivere, “che in un piccolo paese toglieva di dosso un sacco di problemi”. A quest’umanità sognare era permesso, senza volare troppo in alto. Si può coltivare anche nella vecchiaia la passione del ballo ed accettare di essere applauditi come Fred e Ginger di periferia, con l’impaccio dell’età, basta sostituire, tacchi e decolté con delle Superga impreziosite da lustrini, del resto “che cos’è la bellezza se non una delicata espressione del meglio che possa inquadrare uno sguardo, della leggera ebbrezza che regala un gesto di così rara raffinatezza come può esserlo un volteggio, un casquè. Un passo doppio perfettamente eseguito..”. E c’è chi un sogno lo realizza, senza che l’abbia coltivato, come Quinto Paravia che, scelto a fare la comparsa nel film La banca di Monate, scopre Piero Chiara e se ne innamora. Lui, cameriere di sala in un albergo di Orta, dopo un provvisorio e movimentato ingresso nel mondo dello spettacolo, si convinse di aver recitato come un vero attore, grazie al gridare di un suo amico, ignaro di trovarsi in un set cinematografico, allestito un po’alla chetichella nella piazza di Omegna.Vide Quinto con la pistola in mano e costernato lo richiamò a gran voce “Quinto ti se diventà matt, molla l’arma cristianit…se rivan i carabinieri i te sbatan in galera”. In tanti altri racconti la comicità nasce dall’ambiguità di una situazione , o di una frase, o più semplicemente dal doppio significato di una parola, e il riso nel lettore scaturisce spontaneo, perché l’autore è bravo nel sorprenderlo, cambiando lo stile della narrazione. Anche in racconti che iniziano con la descrizione di fatti storici importanti e ben documentati, come quello che ha per titolo Il sigaro del signor Brusa, la conclusione può essere imprevedibilmente costituita da un episodio comico che induce chi legge a domandarsi se quel cognome era il segno di un destino. Quando, però, la macrostoria impatta drasticamente con la vita di piccoli paesi di montagna, un po’ isolati, chi vi abita vive anni difficili. Come Alvaro, contadino povero del Canavese che sfugge al piombo austriaco, viene ferito ma riesce a tornare alla sua terra, alternando rare tradotte a marce estenuanti, e vi trova rovine e miseria, i suoi sono morti, la cascina è in pessime condizioni, il terreno sta andando in malora”. Prima di allora quella terra intorno a Pavone era generosa, ora sembrava “impestata da una maledizione che l’ha resa micragnosa e dura come pietra con quelle zolle che resistevano alla zappa come quelle teste chiodate di crucchi dalle Dolomiti al Carso”. In questo racconto Travaglini sceglie parole con un assonanza spigolosa, un anteprima che prepara il lettore a comprendere una realtà dolorosa. Alvaro, evitando scoramento e disperazione, dissoda, semina e raccoglie un sacco di patate, cerca di venderlo a Bairo ma è accolto da un gruppo di tirapietre. Il campanilismo era diventato rivalità. Quelli di Foglizzo, i mangia rane, non andavano d’accordo con gli “zingari” di San Giusto Canavese e i dondola gambe, i fannulloni di Rivarolo, erano ostili ai gavasson di Ozegna mentre i più rispettati erano gli strasa papè perché un loro avo aveva coraggiosamente strappato una carta notarile in faccia ad un notaio avido e disonesto che ingannava i contadini analfabeti e incapaci a far di conto. Alvaro inviso ai più, fu accolto a sassate come un forestiero da quelli che ridevano come pazzi e gridavano “A l’è bianc come  la coa del merlo”, felici d’averlo impaurito e costretto alla fuga.

La guerra aveva incattivito la gente che doveva lottare per sopravvivere, e Alvaro a testa bassa continuò la sua lotta con quella terra “che lo strizzava come un cencio , rubandogli fino all’ultima stilla di sudore”. Un giorno, senza che minimamente lo prevedesse , nel suo cammino, si insinua, quello che gli studiosi di biografie definiscono tecnicamente un modificatore esistenziale. Per Alvaro, più semplicemente, si chiama Giovannino Bedini, anch’egli contadino, proprietario di un po’ di terra. Lo incontra al mercato di Ivrea, capisce che potrebbero aiutarsi e concretizza la sua intuizione organizzando quello che oggi chiamano briefing o incontro d’azienda, al tavolo di un’osteria davanti ad un mezzino di vino. Fu la vigna a far scattare l’idea e da questo punto la narrazione procede più leggera, la terra è percepita un po’ meno amara. I lavori impegnano i due in tutte le stagioni. Potature, innesti, taglio di tralci, e aratura tra i filari, e poi l’uva, la vendemmia, e la cantina, il mosto fermenta, il vino dell’anno prima si imbottiglia, l’entusiasmo di Giovannino, i dubbi taciuti di Alvaro. L’uva diventa vino, con tanto di etichetta dove la scritta in blu recita Rosso generoso, che non sarà molto apprezzato dagli intenditori, ma è un vinello fresco e giovane, e il “prezzo è da osteria”. Il racconto, iniziato in bianco e nero, si colora in quest’ultima parte con il sodalizio tra i due che continua, permettendo loro di mettere insieme il pranzo con la cena e persino di risparmiare qualche soldo da mettere in cascina. Per  quei tempi si può considerare un lieto fine. E’ solo un esempio di scrittura perché sono tante le idee, i ricordi, le suggestioni sollecitate dalla lettura di questi racconti che non si finirebbe mai di scriverne e che vedrei molto bene in un’antologia scolastica. Un altro protagonista del libro è il territorio, mappato dall’autore con la meticolosa attenzione del giornalista, attento al dove, al quando, al chi e al perché. In queste pagine c’è il senso del viaggio o meglio l’itineranza di chi scrive, così che leggendolo a me è sembrato di viaggiare con l’autore nel Piemonte, regione dove vivo ma che non ho calpestato, abitando in quella alle spalle della Liguria. Viaggio in quel Regno di Sardegna, sul cui confine aveva operato per tanti anni a dirimere controversie, sempre ostacolato a sua volta dagli ingegneri savoiardi, il cartografo Matteo Vinzoni, oggetto della mia tesi di laurea e di altri studi, stipendiato della Serenissima. Il territorio, quindi, indagato anche in questi racconti nel suo essere paesaggio, dove la morfologia è determinata dalla gente che lo abita e della quale forgia il carattere. Tutto in un rapporto di interdipendenza tra uomo e ambiente. Quelle din Marco Travaglini nel suo Il seggio del peccato sono vicende ambientate in grandi agglomerati urbani come Torino, Milano o Genova, meta di una gita turistica, così come la Valle d’Aosta, la Luino di Piero Chiara e le terre dell’autore ( oggi torinese d’adozione) tra i laghi Maggiore e d’Orta o la val Formazza. E poi una miriade di microcosmi, quei paesi contadini che coltivano la tradizione come nel caso, per citarne uno, di Casalborgone con la sagra del pisello e un’incredibile gara di trattori, o la cucina della festa del coregone ad Azeglio, o il Canavese di sua moglie Barbara. In definitiva è un libro che merita di essere letto perché riserverà sorprese piacevoli oltre alla ricchezza di spunti, curiosità, ricostruzioni di antiche tradizioni e motti popolari. Infine, come giustamente scrive l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino nella sua introduzione, “c’è una vena ironica che attraversa tutti i racconti, leggerezza e profondità al medesimo tempo, la scrittura è scorrevole e la lettura molto piacevole. In fondo, cosa si può chiedere di più ad un racconto?”.

Clara Cipollina, scrittrice

 

Una cappella tra templari e cavalieri di Gerusalemme

Per vederla bisogna varcare i cancelli del cimitero. Si trova al centro del camposanto di Buttigliera d’Asti, a pochi chilometri da Castelnuovo don Bosco e da Riva di Chieri, è ricca di storia e di fascino.
Ci sono entrati crociati, cavalieri di Gerusalemme e forse templari. È la cappella romanica di San Martino, è lì da quasi mille anni. Dedicata a San Martino, vescovo di Tours, è la più antica chiesa del territorio e risale probabilmente all’epoca carolingia(774-887) quando i Franchi dominavano nell’Italia del nord. Nella prima metà del 1100 i conti di Biandrate, che di Crociate in Terra Santa ne hanno fatte tante, almeno le prime quattro, donarono la cappella di San Martino all’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, il futuro Ordine di Malta, nato nell’XI secolo per assistere pellegrini e viandanti diretti oltremare, ai luoghi santi nel Levante crociato. Nelle vicinanze della chiesa fu aperto un “hospitale”, un piccolo ricovero che metteva a disposizione posti letto, forniva cibo e curava i poveri e i malati che passavano da quelle parti, tra Villanova e Buttigliera. Un tempo chiesa dell’Ordine Gerosolimitano e ora cappella del cimitero, conserva elementi romanici dei secoli XII e XIII con affreschi sull’abside del Quattrocento. La chiesa si fa risalire al X secolo ma in realtà sarebbe molto più antica. Nel 2013 durante alcuni restauri fu trovato il coperchio di un antico sarcofago con un’iscrizione risalente al V-VI secolo, nell’epoca in cui era molto diffuso il culto del vescovo di Tours nella Gallia e nel nord d’Italia. La cappella di San Martino restò proprietà della commenda. Alla fine del Settecento, con la soppressione dell’Ordine di San Giovanni, passò al Comune di Buttigliera che ricostruì la facciata e restaurò l’altare e gli affreschi dell’abside. Sulle pareti esterne della chiesa si vedono antiche scritte e graffiti lasciati dai fedeli e dai pellegrini nel corso dei secoli, oltre a molte iscrizioni in latino e in italiano risalenti ai secoli XVI-XIX che si riferiscono ad abitanti deceduti in paese. Il luogo conserva un mistero legato alla presenza dei Cavalieri del Tempio. I possedimenti templari in Piemonte erano molto numerosi e tra questi figuravano chiese, domus, terreni, tenute agricole, allevamenti e altro. Le fonti storiche sulle proprietà dei Templari nella nostra regione fanno riferimento anche a un presunto insediamento templare a Buttigliera d’Asti. Secondo la studiosa Bianca Capone, sulla commenda di Buttigliera non ci sono fonti certe: “la carta più antica risale al 1543 in cui viene citata la commenda con dedica a San Martino, nome più templare che gerosolimitano, e i beni della commenda erano cospicui come si rileva da numerosi inventari”.                             Filippo Re

Trasferta cinese dei sabaudi “Musei Reali”

In mostra per la prima volta in Cina su prestito dei torinesi “Musei Reali”

Fino al 22 giugno

Titolo e sottotitolo chiariscono subito i contenuti della grande rassegna organizzata in Cina, al “Nanshan Museum” (7mila metri quadrati espositivi) di Shenzhen (città meridionale sul delta del Fiume delle Perle, al confine con Hong Kong) dai nostri prestigiosi “Musei Reali”, costituitisi fra XVI e XX secolo, di pari passo con la storia dei Savoia, inglobando nei loro (a oggi) 30mila metri quadrati anche reperti ben più antichi all’interno delle proprie Collezioni, composte da più di 400mila opere, fra dipinti, sculture, reperti archeologici, tessuti, oreficerie, armi e armature, per finire con libri e disegni. Opere che oggi parlano di Torino e dell’Italia riuniti, fino a domenica 22 giugno, in ben 140 pezzi in un sito museale fra i più prestigiosi della Cina e in una città di 18milioni di abitanti, dichiarata negli anni Ottanta “Zona Economica Speciale” e oggi principale centro tecnologico della Repubblica Popolare, con sede di giganti come “Huawei” e “Tencent”, nonché della “Byd”, fra le maggiori industrie di automobili elettriche del Paese.

Titolo e sottotitolo, si diceva: “Steel of Glory” e “A Knight’s Life of Armor, Blade and Honor”. Come dire “Acciaio di Guerra” e “Una vita da cavaliere fatta di armature, lame e onore”. E’ infatti l’epopea degli antichi cavalieri, con le loro armature, i miti e le leggende a farla totalmente da protagonista della grande, sorprendente esposizione in trasferta dalla Mole a Shenzhen, che, offrendo al pubblico cinese la possibilità di ammirare preziose opere mai uscite dalla loro sede subalpina, “ripercorre la storia della cavalleria e la creazione del suo mito, dalle premesse tra l’VIII e il IX secolo, quando in Europa si verificano le condizioni economiche e sociali favorevoli alla nascita del sistema feudale, fino all’età dell’oro che coincide con il periodo dall’XI al XIII secolo quando la categoria dei cavalieri diventa un ceto sociale”.

Una nutrita selezione di capolavori provenienti dalle collezioni dei “Musei Reali”, in particolare dall’“Armeria Reale”, una delle più importanti al mondo (insieme a quella di Madrid, a quella imperiale di Vienna e a quella dei Cavalieri di Malta) darà la possibilità di ammirare la produzione europea di armi e armature da parata e da torneo tra il XVI e il XVII secolo. In esposizione, il pubblico potrà dunque ammirare pezzi di altissimo valore storico e artistico-artigianale. Fra i più pregevoli un’“armatura completa per cavallo e cavaliere” uscita dopo duecento anni e per la prima volta dall’“Armeria Reale”, insieme ad una rara “armatura da bambino” e a un “elmo modellato a forma di animali fantastici”, tutti risalenti al Rinascimento. Per non dire della “Spada” appartenuta al primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, autentico capolavoro di cesellatura.

Sottolinea Mario Turetta, direttore delegato dei “Musei Reali” torinesi: “Collaborare con un’importante istituzione cinese come il Museo di Nanshan rientra tra le iniziative di valorizzazione volte a promuovere i rapporti tra la Cina e l’Italia attraverso l’organizzazione di attività espositive, straordinaria fonte di accrescimento culturale e di confronto metodologico sulla gestione e sulla conservazione delle collezioni”.

E a lui fa eco Valerio De Parolis, Console Generale d’Italia a Canton: “A Shenzhen presentiamo con orgoglio una pagina di storia italiana che mette in risalto il nostro inestimabile patrimonio di cultura e tradizioni, attraverso questa esposizione molto scenografica e di assoluto prestigio delle collezioni dei ‘Musei Reali’ di Torino. È una mostra che suggella l’incontro tra una delle maggiori istituzioni museali del nostro Paese con un polo museale di prim’ordine del Sud della Cina, e che consente di rafforzare ulteriormente lo scambio culturale e la conoscenza reciproca tra l’Italia e la Provincia del Guangdong”.

Curata dai “Musei Reali” di Torino e ideata e organizzata da “Arteficio”, la mostra resterà a Shenzhen fino a domenica 22 giugno per poi spostarsi in altri tre Musei della Repubblica Popolare Cinese.

Gianni Milani

Nelle foto: “Steel of Glory” Allestimento; “Armatura di ragazzo”, acciaio inciso, 1560/1570; “Armatura di uomo e cavallo” (Particolare), acciaio inciso a bulino e all’acquaforte, circa 1550; Eusebio Zuloaga “Spada d’onore di Vittorio EmanueleII”, acciaio damascato, oro e argento, 1852/1853

TorinoFilmLab raddoppia a Cannes

TorinoFilmLab per la prima volta è presente nella Competizione Ufficiale del Festival di Cannes con DUE FILM.

Ricchissima la presenza di opere sostenute dal laboratorio del Museo Nazionale del Cinema di Torino alla prossima edizione del festival.

 

In Concorso Renoir di Chie Hayakawa, già nota per Plan 75 – premiato con la Camer d’Or Speciale a Cannes 2022, e Romería di Carla Simón, che al TFL ha sviluppato anche il suo lavoro precedente, Alcarràs, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2022, a cui si aggiungono i nuovi titoli degli alumni Julia Ducournau e Oliver Laxe.

Inoltre, sono tre i film targati TFL selezionati nella sezione Un Certain Regard.

Giulio Graglia: cultura, teatro e identità piemontese

RITRATTI TORINESI

Autore, regista, direttore artistico per molti anni del Festival Pirandello e dell’Associazione Linguadoc, oltre che membro del CDA del Teatro Stabile di Torino e del Museo Nazionale del Cinema, Giulio Graglia è in carica dal novembre 2024 nel ruolo di Presidente del Consiglio di Amministrazione del TPE ( Teatro Piemonte Europa).

“In questi mesi di lavoro ho trovato un teatro che conosco da sempre e una squadra di prim’ordine con cui si lavora molto bene – spiega Giulio Graglia – a cominciare da Fabio Rizzio, direttore operativo e organizzativo del TPE. Insieme a tutto il CDA siamo ripartiti dalla riconferma di Andrea De Rosa per la carica di direttore del TPE Teatro Astra per il prossimo triennio”.

“Il teatro Astra rappresenta uno spazio europeo molto qualificato e seguito da un pubblico appassionato ed educato alla prosa – continua Giulio Graglia – affezionato ed attento a tutte le nuove proposte. Il nostro lavoro, incentrato anche sull’inserimento in cartellone di nuove proposte artistiche legate ai giovani, sta permettendo al pubblico di rinnovarsi continuamente, aspetto che ritengo fondamentale e che mi porta una grande soddisfazione. Il 18 marzo scorso si è tenuto al teatro Astra un convegno denominato ‘Porte aperte’, che ha coinvolto Regione Piemonte, Comune di Torino e fondazioni bancarie, seguito da giornalisti, compagnie teatrali e dal pubblico in generale, incentrato sulle nuove proposte del TPE, con uno sguardo su chi opera sul territorio. Abbiamo creato un dialogo continuativo al fine di mantenerlo e rafforzarlo, in modo da arrivare in futuro a coprodurre realtà meritevoli legate al territorio.

‘Porte aperte’ verrà replicato in autunno e vi parteciperà molto probabilmente anche il presidente dell’Agis”.

“La Fondazione TPE è andata rafforzandosi – spiega Giulio Graglia- con l’aggiunta dello storico Festival delle Colline che, proprio quest’anno, in autunno, festeggerà i trent’anni dalla sua nascita. La mia occupazione oggi è incentrata esclusivamente sul TPE e la sua attività di Presidente del CDA, oltre che sul mio lavoro di regista, che mi vedrà impegnato nella regia di uno spettacolo sugli ottant’anni della Resistenza, prodotto dal Teatro Stabile di Torino.

Il Festival Pirandello, di cui sono stato fondatore e Presidente, oggi è guidato da Mario Brusa alla presidenza e diretto da Sabrina Gonzatto, per Linguadoc presidente è  Sabrina Gonzatto e direttore artistico Mario Brusa.

“Al Circolo dei Lettori – conclude Giulio Graglia – per il secondo anno consecutivo è andato in scena il Festival dell’Identità Piemontese, al quale hanno partecipato intellettuali, istituzioni e personalità legate al territorio.

Il Festival ha messo in luce l’importanza di mantenere il senso della memoria e rafforzare il sentimento di identità rendendolo vivo nel presente, non negando la realtà della società contemporanea“.

Mara Martellotta

 

 

 

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