CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 269

Moncucco, rinasce il castello dei due Templari

È un edificio imponente, con mura massicce e due torri, domina il paese e da esso si può ammirare un bel paesaggio che dalle colline del Monferrato spazia a Superga e all’arco alpino. Su queste colline, tra il torinese e l’astigiano, a pochi chilometri dall’Abbazia di Vezzolano e a un tiro di schioppo dalle terre di don Bosco cavalcavano i marchesi del Monferrato, il Barbarossa e gli immancabili Templari, due dei quali nacquero proprio tra le mura della fortezza. Ora il castello di Moncucco Torinese tornerà all’antico splendore. Per farlo rivivere i quattrini sono finalmente arrivati, un milione di euro, necessari a completare la ristrutturazione del maniero. La maggior parte del tesoretto, quasi 900.000 euro, proviene dalla Regione Piemonte mentre il resto lo stanzia il Comune. La parte del castello da ristrutturare è quella che si affaccia sulla piazza con i locali al di sopra del Museo del Gesso.
Un ristorante, una foresteria con una decina di camere affiancheranno quello che è già presente nel maniero, l’asilo, le scuole e la sede degli alpini, verranno ripuliti gli affreschi e ristrutturate le stanze al piano terra. Nel castello si trova il Museo del Gesso in cui vengono illustrate le varie fasi di lavorazione del minerale, verranno creati laboratori per i ragazzi e sale multimediali per i visitatori del museo e, nelle intenzioni degli amministratori locali, nasceranno uno spazio espositivo per mostre e convegni, il bookshop del museo del Gesso e una caffetteria. Un po’ di storia: erano tre i castelli che dominavano questi colli, il castello di Vergnano, distrutto nel Medioevo, quello di Pogliano, demolito nell’Ottocento e Moncucco, l’unico sopravvissuto.
La prima testimonianza dell’esistenza del castello è contenuta in un diploma imperiale del 1164 nel quale l’imperatore Federico I il Barbarossa confermava al marchese di Monferrato una serie di possedimenti già nelle sue mani tra cui il castello di Moncucco. L’aspetto attuale dell’edificio risale ai secoli XIV-XV con modifiche e ampliamenti tra il Settecento e l’Ottocento. Nel Duecento nelle stanze del castello nacquero due cavalieri templari, i fratelli Nicolao e Jacopo. Il primo fu arrestato e processato nell’isola di Cipro mentre Jacopo ricoprì la carica di Gran Precettore d’Italia dell’Ordine del Tempio. Nel Quattrocento i Marchesi del Monferrato diedero il feudo ai Solaro di Chieri, una potente famiglia astigiana, e nel secolo successivo la proprietà passò alla famiglia dei Grisella, titolari di altri feudi nel Casalese. A metà dell’Ottocento il castello venne acquistato dal Comune di Moncucco, attuale proprietario.        Filippo Re

Sampieri dipinge il drappo del Palio dij Semna-sal

L’artista Giacomo Sampieri è stato selezionato dall’associazione degli Amici dell’Arte di Pianezza per dipingere il drappo che andrà come Palio al vincitore della corsa dij Semna-sal, che si svolge a Pianezza nella 3a domenica di settembre.

Nella giornata inaugurale Gli Amici del Palio di Pianezza presenteranno alla cittadinanza il Palio. In tale occasione viene inaugurata la mostra con le opere scelte dal pittore fra quelle recentemente realizzate.

La selezione comprende ritratti, figure e paesaggi prevalentemente eseguiti con la tecnica ad olio su tela.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo che presenta alcune delle opere esposte, con antologia critica a cura di A. Mistrangelo e E. Di Mauro.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Pianezza (To)

 


mostra
                 Giacomo Sampieri – Pittore del Palio dij Semna-sal 2024

 

luogo                     Galleria d’Arte Contemporanea Villa Casalegno

                              via al borgo 2 10044 Pianezza(TO)

                             

inaugurazione         sabato 7 settembre 2024, dalle ore 16

                             

periodo mostra       dal 7 al 22 settembre 2024

 

aperture                  sabato 14 e 21 settembre ore16.00 -19.00

                              la domenica 10.30 12.30 / 16.00 – 19.00

 

a cura di                 Associazione Gli Amici dell’Arte di Pianezza

 

Al Museo MIIT la mostra dell’artista indiano Holle

Riprendono, dopo la pausa estiva, le mostre al Museo MIIT di Torino in corso Cairoli 4, sotto la guida del  curatore Guido Folco.

Venerdi 30 agosto alle ore 18 si inaugurerà  la personale dell’artista indiano R. B. Holle intitolata “Infinity”. Sarà  visitabile fino al 5 settembre prossimo.

La mostra prosegue la collaborazione tra il maestro e il museo MIIT di Torino che, nel 2018, aveva ospitato la sua prima personale italiana. È comunque dagli anni Novanta che Holleespone in tutto il mondo i suoi lavori, che spaziano dalla grafica alla pittura, dalla scultura alle installazioni.

Nell’ambito della piccola, ma preziosa mostra presentata al Museo MIIT, R. B. Holle farà conoscere meglio al pubblico italiano le sue opere di grafica, dalle incisioni ai disegni.

Si tratta di una selezione di una ventina di lavori che ben  testimoniano la sua sperimentazione artistica  e visiva e la sua ricerca basate sulla percezione di forma e spazio, sulla loro complementarità e, in altri lavori, sul loro dinamismo cromatico del segno e del gesto, quasi una citazione  del dripping alla Jackson Pollock”.

“Le parole del grande poeta e drammaturgo, filosofo indiano Rabindranath Tagore – spiega il curatore della mostra Guido Folco – riassumono perfettamente l’essenza dell’arte di Holle, pervasa di immaginifico mistero e struggente emozione. Holle è maestro indiscusso dell’arte contemporanea internazionale e la sua poetica si nutre della perfetta armonia dell’universo, di quell’ordine cosmico e spirituale che affascina e rende attoniti al cospetto del creato.

La sua arte vive di ricordo ed emozione, di memoria e speranza, nascendo dalle esperienze formative della sua infanzia e dell’adolescenza, quasi una scuola di iniziazione dell’anima, fino alla modernità e alla sperimentazione su forma, luce, sogno e colore.

Holle ha compreso ben presto che l’arte è prima di tutto specchio dell’Io, della nostra essenza e, quindi, nei suoi dipinti, come nelle sue sculture e nei suoi disegni, nella grafica,  genera bellezza, sogno, eternità.

L’arte diventa per Halle lo strumento primario per estraniarsi dalla quotidianità,  per immergersi nella delicata e sorprendente bellezza della natura, piuttosto che nella infinita misura del Cosmo. Le sue opere sono ritmate da segni e colori, come il respiro lento o accelerato del cuore del mondo. La spirale, il segno dell’infinito, le cifre totemiche divenute graffiti incisi sul supporto, stelle e galassie come puntini iridescenti e cromatismi pulsanti  inondano le tele e i fogli dell’artista  tra monocromi raffinati e composizioni eleganti, quasi una danza della luce, un evocativo vibrato musicale.

Dall’action painting Holle eredita l’energia e quell’inarrestabile flusso  cromatico  e segnico che non intende rappresentare il reale, ma l’inesprimibile dell’anima e l’ordine nel caos tipico dell’Universo. La sua pittura si nutre della lezione dell’astrattismo e dell’informale, che l’artista interpreta in maniera assolutamente personale e nuova, scandagliando la profondità del suo cuore e delle sue emozioni più intime e intense, mentre nella terza dimensione sa esprimere con coerenza l’idea di spazio e tempo. Holle percorre le strade più  note al suo cuore e alla sua anima, quelle della sua infanzia, di quel desiderio mai sopito di libertà e perfezione che solo la natura o l’arte riescono a donare”.

“Indipendentemente dal fatto che l’artista Holle ci presenti dipinti, sculture o disegni, il suo universo personale è  costantementepresente e globale – precisa Patricia Alonso Arroba-

La sua arte astratta ci conduce in un’altra dimensione,  sempre cosmica e piena di sfumature cromatiche in grado di coinvolgere e stupire lo spettatore. L’artista, che attualmente vive e lavora  a Mumbai, è uno dei più giovani talenti emergenti dell’India, ha esposto in due gallerie veneziane in cui ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica.

Le sue opere trasmettono una sintonia armoniosa tra arte, musica, ritmo, natura e spazio, si tratta di un’enigmatica composizione di tutti questi componenti materici che, attraverso il colore e la distribuzione dei segni grafici, offrono un’esperienza visiva ricca e stimolante agli occhi dello spettatore. Un riflesso dell’anima dell’artista che, attraverso il solo movimento del pennello, riesce a trasmettere i suoi pensieri più cosmici.

Per lui lo spazio diventa infinito e, per questa ragione,  è sia capace di realizzare uno spazio tridimensionale,  sia di rappresentarlo in due dimensioni, il disegno e la pittura. Tutto merito della sua maestria nell’uso della giustapposizione di  colori che donano alle opere questo senso di profondità.  Concludendo possiamo affermare che il lavoro di Holle sia una sintonia perfetta tra paesaggi sonori pieni di colori, che si mescolano e si fondono con l’armonia cosmica capace di trasportare lo spettatore in altre realtà dove natura e musica possono incontrarci dal punto di vista visivo”.

 

Mara  Martellotta

Nei castelli della Valle d’Aosta tra dame e cavalieri

Sembra una fortezza inespugnabile il castello di Fénis con la doppia cinta muraria merlata e le torrette di guardia munite di feritoie ma in realtà non è mai stato assediato e mai si sono visti eserciti nemici attaccare le sue mura.

Non è stato costruito come centro difensivo ma piuttosto per essere una residenza sfarzosa e ben protetta: così volle la nobile famiglia Challant che visse per tanti anni al suo interno. Avvicinandosi al castello colpisce il fatto che, contrariamente a tanti altri castelli eretti per scopi difensivi, quello di Fénis non si trova su un monte o su un’alta collina ma su una lieve altura circondata da prati e vigneti. È un gran bel castello medievale, uno dei più belli d’Italia, che ogni anno viene visitato da oltre 80.000 persone. Lasciarselo sfuggire transitando per la Valle d’Aosta sarebbe un vero peccato. Più che ad arcieri e soldati dobbiamo immaginare un via vai di cavalieri, dame e principesse nelle sale del castello fino al cortile affrescato con San Giorgio che uccide il drago, tra preziosi affreschi, enormi camini, scaloni e simboli del potere.
Ma è anche l’incredibile storia di un castello che a un certo punto viene abbandonato e trasformato perfino in una stalla prima di essere sottoposto a un lungo e accurato restauro. Il castello di Fénis, a 17 chilometri da Aosta, fu sia fortificazione sia residenza signorile: i Challant, oltre a rafforzare l’apparato difensivo, abbellirono il maniero con eleganti decorazioni pittoriche, aggiunsero una sala d’armi e i dipinti dell’Annunciazione e di San Cristoforo attribuiti a pittori della bottega del torinese Giacomo Jaquerio e datati 1425-30. C’è il refettorio per soldati e servitori, la cucina e la dispensa mentre al primo piano si trovano la cappella, la sala da pranzo dei signori e la sala di giustizia. Nel 1716 il castello, appartenuto fino a quell’anno ai Challant, fu ceduto ai conti di Saluzzo Paesana. Fu in questo periodo che ebbe inizio il degrado del castello che divenne un edificio agricolo con stalle, depositi e magazzini per i viveri. Alfredo d’Andrade lo riportò all’antico splendore. L’architetto portoghese, naturalizzato italiano, acquistò il castello di Fénis alla fine dell’Ottocento e lo donò allo Stato dopo averlo restaurato. Oggi è di proprietà della Regione autonoma Valle d’Aosta.
Tra feste e tradizioni locali il piccolo comune di Fénis,1700 abitanti, offre ai turisti un calendario ricco di eventi anche dopo l’estate. A fine settembre “Castello in fiera” con mercatini, musica e intrattenimenti all’esterno e all’interno del maniero e a ottobre sarà la volta della rassegna dedicata alla castagna. Gli Challant conducono le danze anche al castello di Aymavilles, a dieci chilometri da Aosta, su una collina circondata da vigneti in Valle Cogne. Imponente, elegante e torreggiante, domina dalla sommità di un’altura la valle centrale e da lassù si ammirano il castello reale di Sarre, residenza di caccia dei Savoia, e il fiabesco castello di Saint-Pierre che aprirà al pubblico il prossimo anno. In origine Aymavilles era circondato da una cinta muraria, oggi scomparsa e sostituita da giardini e aiuole fiorite. Assoluta novità di quest’estate, il maniero è stato aperto al pubblico a maggio dopo oltre dieci anni di restauri. Il primo riferimento storico del castello risale al 1207 e dal Trecento, con il passaggio dai Savoia agli Challant, nobile famiglia della Valle d’Aosta, l’edificio subisce, tra medioevo e barocco, grandi trasformazioni. Il nuovo maniero, realizzato all’inizio del Quattrocento, fu sopraelevato, ai quattro angoli furono costruite delle torri semicircolari e fu scavato un fossato ma è nel Settecento che il castello venne trasformato in una residenza. Tutto fu ristrutturato e rinnovato, sia all’esterno che all’interno. Del vecchio castello rimase ben poco e l’edificio perse il suo antico aspetto difensivo medievale. Oggi ci troviamo davanti a una moderna residenza signorile immersa nel verde che negli ultimi due secoli ha avuto diversi nuovi proprietari, liguri e piemontesi, che hanno più volte modificato gli interni, utilizzando il castello come museo e poi come luogo di villeggiatura estiva. Nelle sue sale, oltre alla storia del castello, si può ammirare la raccolta d’arte e archeologia dell’Académie Saint-Anselme. Nel 1970 il castello di Aymavilles è stato acquisito dalla Regione autonoma Valle d’Aosta. Per contatti e informazioni telefonare al castello di Fénis 0165-764263. Per il castello di Aymavilles telefono 0165-906040. E’ consigliabile la prenotazione online.         Filippo Re
Nell’ordine foto del Castello di Fénis, Castello di Saint Pierre, Castello di Aymavilles

Tarocchi e creature fantastiche nella mostra di Susanna Viale

Creature fantastiche e del mondo dei Tarocchi in mostra nella personale di Susanna Viale negli spazi di Open Ada a Torre Pellice

 

Inaugurazione sabato pomeriggio del 24 agosto, a Torre Pellice, negli Spazi Espositivi di Open Ada, in via della Repubblica 6, della personale di Susanna Viale, curata da Monica NuceraMantelli, dal titolo “Fantastic & Spiritual Creations”. Il termine espositivo è  stato prorogato dal 5 ottobre al 19 ottobre, con orario 15-19.

L’esposizione ‘Fantastic & Spiritualità Creations’ verte sulla rappresentazione allegorica e figurativa di creature fantastiche e immaginarie tra Cielo, Acqua, Aria, Terra ed Etere, ispirati parzialmente agli Elementi. Si richiamano al potere del femminile degli archetipi più  antichi, creati da Susanna Viale, artista potente e multiforme, capace di destreggiarsi abilmente tra pittura e muralismo, scultura e mosaico, come dimostra la sua casa a Pino Torinese nota come “La casa dei sette colori”.

“Le nuove opere esposte in Fantastic & Spiritual Creations- dichiara la curatrice della mostra, Monica Nucera Mantelli – sonocreature inconsuete, che pare vengano avvistate fantasmagoricamente quando si assottiglia il velo tra il mondo fisico e quello spirituale.  Sono rappresentazioni  evocative e coloratissime, che offrono l’opportunità di connettersi con le forze superiori e di ricevere messaggi e segnali da altri regni”.

“Questa ventina di lavori di grandi dimensioni e prettamente realizzati con tecnica mista su tela grezza riciclata – aggiunge Monica Nucera Mantelli – sono stati appositamente prodotti da Susanna Viale per questa esposizione. Una sezione di retrospettiva è, invece, dedicata alla sua ventennale ricerca tarologica, con un allestimento da terra dei suoi 22 Arcani Maggiori (misure 90×150cm) estratti dagli originali 78 Tarocchi, realizzati ad olio su tela di canapa e declinati in chiave alchemico-psicologica.

Oltre a qualche citazione dei suoi mosaici più recenti e piccole sculture, l’allestimento propone, a corredo del magico mondo di Viale, annesso alla natura e ai suoi codici di svelamento, slideshow di immagini sulle Alebijes dell’artista messicano Mario Alva, suo collega di esperienze artistiche in America Latina”.

In occasione dell’inaugurazione  di “Fantastic & Spiritual Creations”,  vi è stata sabato 24 agosto la presentazione ufficiale alla presenza dell’artista, del critico, e del curatore dell’esposizione.  A completamento del vernissage è stato svelato l’antico potere di alcune piante dal sapiente intervento dell’etnoantropologa Tania Re, autrice del volume di ricerca “Stupefacenti e proibite, le Piante Maestre”, edizioni Amrita.

L’inaugurazione è proseguita domenica 25 agosto, alla presenza dell’artista e della curatrice Monica Nucera Mantelli, con apertura dalle 15 alle 18. Un appuntamento assolutamente speciale è  stato quello con il sound healing, o bagno sonoro ( aperto a tutti) curato  e condotto dalle 16 alle 18 da Gabriella Irtino e Guido Battistin. Si è trattato di un’immersione con le opere nei suoni armonici delle campane tibetane antiche, campane di cristallo a 432 Hertz monocorde Pitagora o Ocean Drum. Con la propria stuoia ci si siede e ci si lascia immergere dal potere benefico di queste sonorità.

Durante il periodo espositivo la mostra sarà arricchita da ulteriori appuntamenti tra cui due di  carattere scientifico, che si  terranno nel mese di settembre, con lo studioso e conferenziere Roberto  Mussa, fisico astroparticellare dell’Istituto Nazionale di  Fisica Nucleare, presentato dall’associazione Temporeale TV lab. Due gli appuntamenti sabato 14 settembre, dalle 17 alle 19, con “Pillole di cromodinamica quantistica”, e il secondo sabato 28 settembre dalle 17 alle 19 con la conferenza dal titolo “Strane luci nel cielo: dalle aurore boreale ai fulmini ionosferici”. Le conferenze sono a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

In occasione del Solstizio autunnale tornerà in galleria il Sound healing curato da Gabriella Irtino e Guido Battistin, come complemento del messaggio delle opere d’arte dell’artista Susanna Viale. Vi sarà una nuova immersione nei suoni armonici delle campane tibetane antiche, campane di  cristallo a 432 Herz, monocorda pitagorico, Ocean Drum. Gratuito e aperto a tutti.

L’artista Susanna Viale sarà presente in galleria domenica 15 settembre, sabato 21, domenica 22, sabato 28 e domenica 29 settembre.

La mostra è visitabile tutti i venerdì pomeriggio dalle 15 alle 18 e, sempre dalle 15 alle 18, sabato pomeriggio. La domenica, tranne quelle in cui sarà presente l’artista, su appuntamento.

Mara Martellotta

Forte di Bard Incontri “Le Grand Continent. Tra Gaza e Kiev”

Che cosa significa vivere la guerra dall’interno a Gaza o in Ucraina? Che cosa vogliono Trump, Elon Musk e Xi Jinping?  Che cosa può fare l’Europa? Cosa succederà nel nuovo ciclo politico? In un evento esclusivo, aperto a tutti e a tutte, la rivista di riferimento Le Grand Continent presenterà nel pomeriggio di sabato 31 agosto 2024, dalle 17.30, il suo ultimo volume Fratture della guerra estesa (LUISS University Press), con una serie di tre dialoghi di alto livello organizzati al Forte di Bard che riuniranno alcune delle più prestigiose firme della rivista e del giornalismo italiano.

 

Protagonisti degli incontri saranno Lorenzo Cremonesi (Corriere della Sera), Alessandro Aresu (Limes), Mario De Pizzo (Rai1), Lucia Annunziata (eurodeputata), Federico Fubini (Corriere della Sera), Alessandra Sardoni (La7). Le diverse sessioni saranno moderate a turno da Gilles Gressani, direttore Le Gran Continent, Mathéo Malik e David Allegranti (Le Grand Continent). Il pomeriggio sarà aperto dai saluti della presidente del Forte di Bard, Ornella Badery.

 

 

 

MODALITA’ ADESIONE

. Ingresso gratuito: prenotazione sul portale Eventbrite
. Coloro che sono in possesso della Membership Card del Forte di Bard avranno in omaggio la pubblicazione Fratture della guerra estesa (LUISS University Press)
. Possibilità di sottoscrivere la Membership Card il giorno dell’evento.
Info. T. 0125 833811