Rubrica settimanale a cura di Lura Goria
Karin Tuil “L’incoscienza” -La Tartaruga- euro 22,00
Politica, terrorismo, tradimenti, amore e passioni travolgenti. Sono queste le colonne portanti del romanzo intricato e intrigante che può essere letto anche come spaccato della società francese contemporanea. E’ stato ispirato alla Tuil dall’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre, che ha cambiato il mondo, e dai rischi dei soldati francesi in Afghanistan.
E’ proprio dall’Afghanistan che è ritornato il tenente Romain Roller, segnato nell’anima e devastato psicologicamente. Non riesce a superare gli orrori di cui è stato testimone ed è consumato dai sensi di colpa per i commilitoni che non è riuscito a salvare. Poi incontra la giornalista Marion Decker e le cose cambiano.
Lei è giovane, bella in modo intrigante, sposata con il ricchissimo e potente François Vely, amministratore delegato dell’omonimo gruppo di telecomunicazioni. Un matrimonio in bilico, sul quale pesa come un macigno il suicidio della prima moglie di François, che non aveva retto alla separazione.
L’incontro tra Marion e Roman mescola le carte, tra i due è passione a mille e l’inizio di una serie di complicazioni non solo con i rispettivi coniugi. Poi, gli eventi precipitano.
Vely viene travolto dall’accusa di razzismo, e si intrecciano tematiche attuali per la Francia che riguardano anche l’antisemitismo, il femminismo e il sessismo. A difenderlo è l’amico Osman Diboula, figlio di immigrati ivoriani, cresciuto nelle banlieu, diventato un politico di successo.
Ma ad attendere François c’è un destino che modificherà ancora una volta le traiettorie dei protagonisti. E terrà il lettore sulla corda fino all’ultima riga del romanzo.
Roberto Cicala “Andare per i luoghi dell’editoria” -Il Mulino- euro 14,00
Roberto Cicala è lui stesso editore con il marchio Interlinea, critico letterario e filologo; da esperto del settore in questo volume delinea un’interessante geografia dell’editoria italiana. Poco meno di 200 pagine che scorrono come un romanzo, e sono un atto d’amore in cui ripercorre le vicende dei grandi patron dell’editoria nel nostro paese e ci svela l’affascinante lavoro che c’è dietro ogni pubblicazione.
Racconta le case dove nascono i libri, dove sono, come e chi ci lavora. Gli editori italiani sono circa 3000 e ovviamente qui è stata compiuta una selezione. Dall’Einaudi di Torino con Pavese e le tante riunioni di redazione con i massimi intellettuali, al Mulino di Firenze, poi il rivoluzionario Feltrinelli, le scommesse di Mondadori e Rizzoli…e via così lungo tutto l’italico stivale.
Un libro che ci racconta aneddoti, fatiche, decisioni complesse, personaggi che hanno fatto la storia del settore e della cultura. Un lavoro che è frutto di grande esperienza, oltre 20 anni di appunti, ricerche e studi, che ci portano dritti nelle stanze dove i libri nascono.
John Grisham “I fantasmi dell’isola” -Mondadori- euro 23,00
Questo è il capitolo finale di una trilogia che il maestro del thriller procedurale ha iniziato nel 2017, ed è il suo 50esimo romanzo.
La storia ruota intorno a Dark Island, minuscola isola disabitata al largo della Florida; un’oasi di natura incontaminata che fa gola ad una società immobiliare che ne vede il potenziale come sede di un lussuoso Resort con Casinò annesso e introiti a palate.
Però se in quel paradiso terrestre non c’è anima viva è per una ragione. Il problema è che intorno all’isola aleggiano inquietanti leggende con al centro storie di annegamenti, fantasmi, riti vudù ed inspiegabili sparizioni.
Il personaggio centrale è l’incredibile Lovely. Arzilla 85enne, depositaria di un passato che spiega molte cose intorno alla storia di: schiavitù, segregazione, suprematismo bianco, deportazione degli schiavi, (spesso periti in misteriosi naufragi) e tragedie varie.
Lovely custodisce parecchi segreti che però non ha voglia di raccontare. Invece a insistere perché sveli tutto quello che sa è la tenace scrittrice 30enne Mercer.
Il romanzo prende sempre più quota nel confronto tra due posizioni opposte: da un lato la voglia di non rinvangare il passato e dall’altra una divorante voglia di scoprire. Il tutto con comparsa di altri personaggi indimenticabili e sullo sfondo sdrucciolevole di corruzione, illegalità e ingiustizie.
Cherie Dimaline “Canzoni funebri per ragazze quasi morte” -Bompiani- euro 18,00
L’autrice è nata in Canada nel 1975, ha pubblicato 12 romanzi e una raccolta di racconti, scrive anche per cinema e teatro, e questo suo libro -uno Young Adult fuori dai soliti canoni del genere- è il primo ad essere tradotto in italiano.
E’ la storia della 16enne Winifred, figlia di Thomas che lavora come operatore del crematorio del cimitero di Winterson, e vive con la figlia e un cane sovrappeso nella casa che affaccia sul recinto di tombe.
La madre di Win, Mary, una giovane Métis (uno dei tre gruppi di comunità indigene riconosciute in Canada) invece è morta nel dare alla luce la bambina.
Ma non pensiate che Winifred sia infelice; anzi è perfettamente a suo agio tra le lapidi che sono un po’ il suo giardino. Conosce ogni tomba, le piace camminare tra le scritte dei defunti e questa prossimità con la morte è la dimensione in cui si sente più vicina alla madre che non ha mai conosciuto. Unico neo è che questo pedigree di morte è alla base dell’emarginazione da parte dei suoi coetanei, che la fanno sentire “diversa”.
L’altra protagonista invece è uno spettro che appare a Win. E’ Philomene, detta Phil, ed era una giovanissima indigena lesbica scappata a Toronto nella speranza di trovare un’ambiente più aperto. Invece l’avevano schiantata la disillusione, le droghe e infine la morte.
Poi c’è un momento difficile perché il camposanto ha problemi di bilancio, ed il servizio di cremazioni rischia di essere appaltato altrove. Thomas è sul punto di perdere lavoro e casa. Forse a salvare la situazione potrebbe essere lo stratagemma dell’apparizione di un fantasma per attirare tour turistici.
Questo e molto altro nelle pagine che si concentrano sulla difficoltà di staccarsi da lutti antichi ed avere la forza di imprimere una svolta nuova alla propria vita. Molto più che un libro per giovani adulti.


Il 26 ottobre 1954 Trieste torno’ finalmente italiana dopo il disastro della II guerra mondiale. Rischio’ di diventare titina e jugoslava, pagando il trattato di pace del 1947, altamente punitivo, che previde forti mutilazioni al territorio nazionale del martoriato confine orientale. Chissà quanti italiani avranno ricordato l’anniversario di una data importante e ricorderanno il Presidente Giuseppe Pella che ebbe stroncata la carriera politica perché tenne una ferma e coraggiosa posizione su Trieste? C’è chi ha esposto in questi giorni la bandiera tricolore per riannodare la Vittoria del 4 novembre 1918 con Trieste nuovamente italiana e per ricordare il sindaco di Trieste Bartoli che espose il tricolore, malgrado il divieto degli alleati anglo – americani. E bisognerebbe ricordare i martiri di Trieste del 1952 uccisi dal piombo degli inglesi mentre, di ritorno da Redipuglia, manifestarono per l’italianità della terra di San Giusto. Anche la cantante Nilla Pizzi con “Vola colomba” ricordò agli italiani la dignità nazionale infranta. Il presidente Einaudi andò a Trieste come il Re Vittorio Emanuele III nel 1918. Era un‘Italia sconfitta che aveva rialzato la testa e non era più disposta a cedere ai ricatti. Chissà quanti l’avranno ricordata questa data storica?
bel libro su di lui di Salvatore Vullo, nulla è stato fatto a Torino di significativo . Un premio a lui intitolato ,dato a giornalisti torinesi a Pianezza non basta a ricordare Brancati, che ha pagato il fatto di essere stato un pannunziano non succubo della egemonia gramsciana.

sindaco di Napoli, venne eletto anche dai grillini. E tanto mi basta. Lo Russo da un certo tempo sta affrancandosi dall’ala demagogica della sua maggioranza che tanto danno provoca alla città e sta rivelando doti amministrative che il suo competitor come sindaco alle elezioni non ha mai avuto e continua a non avere.
Il casino continua. E’ impercorribile. Di chi la colpa? Elena Soffici
Le Residenze Reali e le sovrintendenze hanno organizzato una due giorni a livello internazionale dedicata a Umberto II e i suoi luoghi. Bella iniziativa anche se la presenza di Gentile (che offese in un libretto la Regina Elena che avrebbe avuto un’avventura con un dignitario di corte in assenza del re durante la Grande Guerra) appare del tutto inopportuna. Ma è stato bello che una parte di istituzioni si sia ricordata dei 120 anni della nascita del Re Umberto. Vittorio Raiteri



