CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 223

Magnifiche collezioni “Arte e Potere” della Genova dei Dogi aprirà la stagione alla Reggia di Venaria

Il 2025 sarà un anno particolarmente ricco di novità per le mostre e gli eventi internazionali realizzati alla Reggia di Venaria. In programma, già in primavera, si aprirà la mostra dedicata alle Magnifiche collezioni “Arte e Potere” della Genova dei Dogi (titolo provvisorio), prevista dai primi di aprile fino a settembre nelle sale delle arti, realizzate in collaborazione è col Musei Nazionali di Genova, Palazzo Spinola e Galleria Nazionale della Liguria. Le straordinarie raccolte d’arte di alcune delle più importanti famiglie del patriziato genovese (Pallavicino, i Doria, gli Spinola e i Balbi) conservate a Palazzo Spinola di pellicceria, giungeranno alla Reggia di Venaria insieme alle più recenti acquisizioni del Musei Nazionali di Genova con prestiti da altri musei e collezioni privata. Un patrimonio unico di arte e storia che annovera celebri dipinti di Peter Paul Rubens, Antoon Van Dijk, Orazio Gentileschi, Guido Reni, Carlo Maratta, Luca Giordano, Hyacinthe Rigaud e Angelica Kauffman, oltre ai Maestri della grande scuola figurativa genovese come Bernardo Strozzi, Domenico Piola, Giovanni Benedetto Castiglione detto Il Grechetto e Gregorio De Ferrari. Attraverso un centinaio di opere, tra dipinti, sculture, argenti e arredi del Seicento e Settecento, si proporrà un percorso espositivo riferito alle raccolte del palazzo, diventato poi museo, ma anche il racconto del secolo d’oro “Genova la superba”, antica città retta dai Dogi con la sua regalità e fasto e teatro del Barocco.

L’esposizione continuerà il filone tematico dedicato alla storia, all’arte e alla cultura delle corti, e alla rappresentazione della loro magnificenza che la Venaria Reale sta perseguendo da tempo.

 

Mara Martellotta

 

 

Uomo e cavallo nella storia, in Cina una grande mostra targata Torino

In occasione del 55° Anniversario delle Relazioni Diplomatiche tra l’Italia e la Cina, due Paesi uniti nell’essere tra i maggiori siti Patrimonio mondiale Unesco e da un’eredità culturale di duemila anni certificata dall’antica via della seta, si inaugura al Museum of Wu di Suzhou, Cina, una mostra concepita e realizzata grazie alla collaborazione tral’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, la Fondazione Torino Musei, l’Università degli Studi di Torino e Palazzo Madama che, oltre a essere il luogo che ha generato l’Italia unita e Roma capitale, e visto nel 1961 la firma della Carta Sociale Europea, con i suoi due millenni di Storia riassume compiutamente l’immaginario che il mondo ha dell’Italia.

In questo contesto si è definito con la città di Suzhou – ancor oggi idealmente gemellata con Venezia, dopo essere stata tanto ammirata settecento anni or sono da Marco Polo – un progetto consacrato a restituire il rapporto tra uomo e cavallo, concepito per offrire un racconto comparativo della loro unione e rappresentazione nelle culture cinese ed europea nel corso dei secoli.

L’esposizione – curata da Chen Zenglu (direttore Museum of Wu), Domenico Bergero(Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Torino), Francesco D’Arelli (direttore Istituto Italiano di Cultura di Shanghai) e Giovanni Carlo Federico Villa (direttore di Palazzo Madama) – vede la fondamentale partecipazione dei Musei Reali di Torino, con opere provenienti dalle prestigiose collezioni della Galleria Sabauda e del Museo di Antichità, e si articola in due sezioni che, su di un asse cronologico, narrano in parallelo l’evoluzione del rapporto tra uomo e cavallo.

Il percorso espositivo si apre con la spettacolare esposizione della Fiera di Saluzzo (sec. XVII) di Carlo Pittara – una stupefacente tela di 32 metri quadrati conservata alla GAM di Torino che, in virtù di un accordo con il Comune di Saluzzo, al suo rientro dalla Cina sarà esposta in modo permanente alla Castiglia di Saluzzo – a introdurre la sezione dedicata all’arte europea. La prima sezione offre al pubblico un excursus sull’iconografia del cavallo, spaziando dall’antichità classica all’Ottocento e restituendo contestualmente l’eterogeneità della produzione artistica, dai rilievi in marmo, ai dipinti, alle tecniche di fusione e cesellatura dei bronzi.

Il racconto dell’iconografia del cavallo nell’arte cinese antica è affidato a una selezione di eccezionali manufatti archeologici provenienti da sette tra i più prestigiosi musei in Cina a evidenziare la centralità del cavallo nella cultura e nella storia.

Attraverso capolavori che spaziano in un arco di tempo bimillenario viene articolata in un dialogo tra arte cinese e italiana la connessione tra uomo e cavallo quali simbolo di evoluzione e umana civilizzazione in un orizzonte geografico che dal Mediterraneo giunge allo Jiangnam, poiché fin dall’evo antico i cavalli non hanno affiancando l’uomo solo nei lavori materiali, ma sono divenuti simbolo di un potere culturale e spirituale.

Attraverso l’esposizione di 121 capolavori delle più diverse arti e tecniche – e quindi pittura, scultura, terracotta, bronzo, tessuti, grafica, fotografia – si origina un puntuale dialogo tra le culture all’interno di un museo nato quale centro di ricerca e studio della cultura di Wu che ha quale fulcro la presentazione delle grandi civiltà mondiali sotto molteplici prospettive. In una mostra che ha l’ambizione di farsi ponte tra le culture e scambio tra Est e Ovest.

HORSES

Symbols of Millenary Power from the Mediterranean to Jiangnan

Museum of Wu, Suzhou, Cina

17 gennaio – 18 maggio 2025

 

Sfacciatamente americana

Ci sono etichette discografiche del garage rock americano anni ‘60 che in verità a volte creano problemi per quanto riguarda la localizzazione geografica, la definizione degli studi di incisione, la strutturazione (nel caso di sotto-etichette o “sister labels”), la rete di distribuzione etc.

In altri casi i dati sono invece molto visibili, ben esplicitati, anche se non di rado incompleti.

In altri casi ancora il carattere “a stelle e strisce” è lampante, addirittura esplicito e sfacciato; è il caso dell’etichetta “U.S.A. Records”, nata a Milwaukee (Wisconsin) attorno al 1959, poi trasferitasi nel 1961 a Chicago e spinta dall’iniziativa di Paul Glass che la separò dalla Allstate Record Distributing Co., il distributore principale della ben più celebre Chess Records.

U.S.A. Records” fu etichetta eterogenea che spaziava su generi anche lontani fra loro, ma che proprio nella fase del garage rock sfoggiò logo e colori inequivocabili e sfacciatamente americani (scritta su campo blu a forma geografica, su sfondo a strisce bianche e rosse con stelle); fu legata solidamente alla band “The Buckinghams” (si ricordi la “hit” “Kind Of A Drag”), perdurò per tutto il corso degli anni Sessanta fino a spegnersi nel 1971 circa.

Qui di seguito si elencano i soli 45 giri “U.S.A. Records” di garage rock / psych rock, finora individuati e datati:

– TALLIE AND THE OUTLAWS “Tight Skirts / Just The Other Night” (809) [1965];

– THE WANDERERS “Come On Please / The Only Time” (819) [1965];

– WILLIE SPENCER “Ridin’ Shotgun / Everlovin’ Katherine” (832) [1965];

– THE CRESTONES “My Girl / The Chopper” (835) [1965];

– PHIL ORSI & THE LITTLE KINGS “Stay / Whoever He May Be” (837) [1966];

– OSCAR HAMOD & THE MAJESTICS “No Chance Baby / My Girl Is Waiting” (838) [1966];

– THE BUCKINGHAMS “I’ll Go Crazy / Don’t Want To Cry” (844) [1966];

– THE APOCRYPHALS “Gloomy Sunday / Tossin’ ‘n’ Turnin’” (846) [1966];

– PHIL ORSI & THE LITTLE KINGS “Sorry (I Ran All The Way Home) / Whoever He May Be” (847) [1966];

– THE BUCKINGHAMS “I Call Your Name / Makin’ Up And Breakin’” (848) [1966];

– THE CAMBRIDGE FIVE “Heads I Win / Floatin’” (850) [1966];

– OSCAR & THE MAJESTICS “I Can’t Explain / My Girl Is Waiting” (851) [1966];

– THE BUCKINGHAMS “I’ve Been Wrong / Love Ain’t Enough” (853) [1966];

– THE GREAT SOCIETY “I’m The One For You / And I Know” (856) [1966];

– THE BUCKINGHAMS “Kind Of A Drag / You Make Me Feel So Good” (860) [1966];

– THE BUCKINGHAMS “I’ll Go Crazy / Kind Of A Drag” [cassetta] (45k-142) [1967];

– THE SKUNKS “Elvira / The Journey” (865) [1967];

– THE MESSENGERS “Midnight Hour / Hard Hard Year” (866) [1967];

– THE BUCKINGHAMS “Lawdy Miss Clawdy / I Call Your Name” (869) [1967];

– JIMMY NULL & THE INVERSIONS “I Still Care For You / Good Good Lovin’” (870) [1967];

– THE GOOD GREEFS “Shy Girl / Oop-Oop-Pah-Doo” (871) [1967];

– ROBIN LEE AND THE REVELS “Pretty Patty / Flyin’ High” (872) [1967];

– THE BUCKINGHAMS “Summertime / Don’t Want To Cry” (873) [1967];

– THE CAMBRIDGE FIVE “Keep On Running / I Have To Laugh Alone” (875) [1967];

– OSCAR HAMOD & THE MAJESTICS “Soulfinger / Got To Have Your Lovin’” (878) [1967];

– THE SKOPES “She’s Got Bad Breath / Tears In Your Eyes” (880) [1967];

– THE LOST AGENCY “Time To Dream / One Girl Man” (881) [1967];

– FIVE BUCKS “Breath Of Time / Without Love” (882) [1967];

– THE SHADY DAZE “Love Is A Beautiful Thing / I’ll Make You Pay” (883) [1967];

– THE FAMILY “Face The Autumn / So Much To Remember” (886) [1967];

– THE BONDSMEN “Shotgun / Patricia Anne” (887) [1967];

– TRAFALGAR SQUARE “Till The End Of The Day / It’s A Shame Girl” (890) [1967];

– THE DAUGHTERS OF EVE “Symphony Of My Soul / Help Me Boy” (891) [1967];

– THE FAMILY “San Francisco Waits / Without You” (894) [1967];

– CHERRY SLUSH “I Cannot Stop You / Don’t Walk Away” (895) [1968];

– MICHAEL & THE MESSENGERS “Gotta Take It Easy / I Need Her There” (897) [1968];

– THE NEW BREED “I’m Coming To Ya [I-II] (899) [1968];

– THE INVADERS “The Flower Song / With A Tear” (902) [1968];

– CIRCUS “Gone Are The Songs Of Yesterday / Sink Or Swim” (903) [1968];

– CHERRY SLUSH “Day Don’t Come / Gotta Take It Easy” (904) [1968];

– THE TROLLS “I Got To Have Ya / Don’t Come Around” (905) [1968];

– THE FLOCK “Magical Wings / What Would You Do If The Sun Died?” (910) [1968];

– JOHN ERIC & THE ISOSCELES POPSICLES “Like Him / I’m Not Nice” (913) [1969];

– THE GREASE “Spoonful /Shimmick” (921) [1968];

– PARK AVENUE PLAYGROUND “I Know / The Trip” (919) [c.1969];

– THE FACTORY “High Blood Pressure / Lonely Path” (922) [1969].

Gian Marchisio

I personaggi del Novecento visti da Quaglieni

Il libro “La passione per la libertà” sarà presentato al Circolo dei Lettori giovedì 23 gennaio alle ore 18

La passione per la libertà rappresenta il sottile fil rouge che accomuna personaggi apparentemente diversi tra loro, quali Alfredo Frassati, Ottavio Missoni, Massimo Mila, Giampaolo Pansa, Guido Ceronetti, Philippe Daverio e altri, che sono raccolti nella silloge dell’ultima fatica letteraria del professor Pier Franco Quaglieni, dal titolo, appunto “La passione per la libertà”.

Il volume, che reca l’originale e bella copertina dell’artista Ugo Nespolo, edito da Buendia Books, come ha spiegato lo stesso professor Quaglieni, si può leggere senza seguire l’ordine dei capitoli, ciascuno dedicato a un profilo, proprio perché ognuno di essi risulta distinto dagli altri. Ciò che, però, li accomuna è la passione con cui il professore evoca il concetto di libertà, riecheggiando un titolo pannunziano su Tocqueville e invitando al rispetto di tutte le idee espresse, che rappresenta il cardine di ogni civiltà liberale. Non si deve dimenticare che una delle migliori riletture dell’opera di Tocqueville la si deve proprio a un breve saggio composto da Mario Pannunzio, dal titolo “Le passioni di Toqueville”, in cui lo stesso Pannunzio nota come la forza dell’intera opera dello studioso francese non risieda tanto nel suo spirito dottrinario, quanto nella passione, talvolta aristocratica, e nell’amore per la libertà.
Il libro del professor Quaglieni non è una mera successione di profili biografici, quanto un’evocazione di figure tra loro anche diverse, ma tutte colte alla luce della loro libera espressione di pensiero; rappresenta anche la denuncia nei confronti del periodo storico che stiamo vivendo, molto spesso orientato al conformismo.
Quaglieni, uno dei massimi esponenti della cultura liberale contemporanea e non solo italiana, in questo volume riporta anche ricordi di amici che con lui hanno condiviso il cammino di oltre cinquant’anni del Centro Pannunzio, da lui fondato insieme ad Arrigo Olivetti, Mario Soldati e altri giovani studiosi dell’Università di Torino, richiamandosi alla tradizione culturale de “Il mondo” di Pannunzio. Non mancano nel volume pagine autobiografiche nelle quali l’autore ripercorre la storia liberale della sua famiglia, capaci di rendere ancora più profonda la conoscenza del suo pensiero orientato alla passione per la libertà.

Mara Martellotta

“Le Scomposte”. Si riparte!

A Biella, con il nuovo anno, riprendono le attività di “Contemporanea. Parole e Storie di Donne”, promosse da “BI-Box – APS”

Sabato 18 gennaio

Biella

Dal 2023, l’obiettivo è sempre quello: “creare un’occasione per conoscere da vicino la vite e le opere di scrittrici del passato che con il loro talento hanno saputo intrecciare il loro tempo al nostro, in maniera indissolubile”. A noi il compito, non sempre facile ma di grande suggestione, di farne memoria e giusta lezione, interpretando sogni, linguaggi, affermazioni capaci di entrare nella nostra quotidianità per guidarci a meglio, e con più consapevolezza, vivere il presente e ad indagare, per quanto possibile, il futuro. Su questa strada, inizia il suo percorso la terza edizione di “Le Scomposte”, parte del più ampio Progetto “Contemporanea. Parole e Storie di Donne”, promosso a Biella nel 2011 dall’Associazione “BI-Box – Art Space” e che, durante tutto l’anno, porta nell’antica “Bugella” (dal 2019 “Città Creativa dell’UNESCO” per le arti popolari e l’artigianato) presentazioni, incontri e talk, durante i quali scrittrici, autori, curatori, illustratrici – e non solo – condividono con il  pubblico le loro storie personali e professionali. Direttrice artistica Irene Finiguerra insieme a Barbara Masoni, in collaborazione con la Libreria biellese “Vittorio Giovannacci”, il nuovo “viaggio letterario” di “Le Scomposte” si inizia il prossimo sabato 18 gennaio,  sotto la curatela di Maria Laura Colmegna, in compagnia di tre scrittrici del Novecento, spaziando dalla Napoli di Fabrizia Ramondino, passando per gli Stati Uniti e New York con Susan Sontag, fino ad arrivare alla Finlandia con Tove Jansson.

Tutti gli appuntamenti si tengono alla Galleria “BI-BOx Art Space” di Biella (via Italia, 38) dalle 16,30 alle 18.

Per info e prenotazioni, scrivere a segreteria.contemporanea@gmail.com

“Fabrizia Ramondino: scrivere il mondo” è il titolo del primo incontro (sabato 18 gennaio), volto a raccontare – sotto la conduzione del gruppo al femminile “Mis(S)conosciute” o “Scittrici fra parentesi” – una fra le autrici più originali del secolo scorso. Nata a Napoli nel 1936 e scomparsa a Gaeta nel 2008, Ramondino “ha esplorato nei suoi scritti temi  universali come la memoria, la politica e la condizione umana, passando attraverso luoghi emblematici: Napoli, la Germania, la Spagna, la Francia, la Svizzera e i paesi vesuviani”.Laureata in “Letteratura Francese” al partenopeo “Istituto Orientale”, ha lavorato all’“AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica”, insegnando a leggere e a scrivere ai bimbi dei “Quartieri Spagnoli” e ha fondato l’“Associazione Risveglio Napoli”, asilo gratuito e scuola serale di preparazione alla licenza media per gli adulti. Nel ’68 milita nel “Centro di Coordinamento Campano” occupandosi di disoccupati urbani e contadini poveri e nel ’74 è a Lisbona per la “Rivoluzione dei Garofani” che pose fine al regime dittatoriale (“Estado Novo”) di Antonio Salazar. Impegno civile e politico a tutto campo, il suo, collabora con “Il Mattino” e nel ’77 pubblica il suo primo libro “Napoli. I disoccupati organizzati”. Scrive con Mario Martone (con cui si instaurerà una fattiva collaborazione) la sceneggiatura del film “Morte di un matematico napoletano”, “Premio Speciale” al “Festival del Cinema” di Venezia”. Dalla frequentazione del “Centro Donna Salute Mentale” di Trieste, al fianco di alcune strette collaboratrici di Franco Basaglia, nasce il suo “Passaggio a Trieste”. pubblica anche poesie e le raccolte di racconti “Il calore e Arcangelo”. Ultimo suo romanzo “La via”, pubblicato da “Einaudi” il giorno dopo (24 giugno 2008) la sua scomparsa sulla spiaggia di Sant’Agostino  a Gaeta.

Appassionate battaglie sociali, politiche ed umane caratterizzano anche la vita di Susan Sontag (New York, 1933 – 2004). Scrittrice, giornalista ed eclettica intellettuale, a vent’anni dalla sua scomparsa Sontag sarà ricordata da Anna Trocchi, editor e traduttrice per “Nottetempo” (“Susan Sontag: uno sguardo potente che arriva ai nostri giorni”) sabato 15 febbraio, soprattutto per la sua straordinaria capacità di anticipare, già in allora, coraggiose riflessioni ancora oggi di stretta attualità, come quelle sull’uso delle immagini e delle fotografie, piuttosto che sul cinema, sull’arte moderna fino all’estetica legata all’omosessualità. Forte e convinto anche il suo costante impegno per la “parità delle donne” e per i “diritti dei neri”.

Sabato 22 febbraio è, infine, il momento di “Tove Jansson: tanto scrivere per parlare a tutti”, con la giornalista Laura Pezzino. Artista e scrittrice finlandese di lingua svedese e fama mondiale, Tove Jansson (Helsinki, 1914 -2001) è conosciuta soprattutto per la celebre serie dei “Mumin”, capolavori della “Letteratura per l’infanzia” che le valsero il “Premio Andersen”. Ma il suo talento non si è fermato qui: dagli anni Settanta ampliò il suo orizzonte, scrivendo opere rivolte anche al mondo degli adulti, “senza mai perdere il suo stile ironico, sensibile e profondamente universale”.

Gianni Milani

Nelle foto: Fabrizia Ramondino, Susan Sontag e Tove Jansson

“Il gioco delle ombre” di Palcoscenico Danza

La rassegna diretta da Paolo Mohovic, un progetto del TPE Teatro Astra dal 2015

 

Torna Palcoscenico Danza, la rassegna diretta da Paolo Mohovich, dal 2015 progetto del TPE Teatro Astra. I sette appuntamenti con la danza punteggiano gli spettacoli di prosa proposti dal TPE con cinque prime nazionali e tante proposte portate in scena da eccellenze della coreografia contemporanea nazionale e internazionale e da talenti emergenti.

La Stagione 2024/25 del TPE Teatro Astra si intitola Fantasmi ed è dedicata al nostro rapporto con la verità. Anche quest’anno Palcoscenico Danza trova l’aggancio tematico: “Il gioco delle ombre” è il titolo di questa edizione che vede alternarsi sul palcoscenico, tramite il potente mezzo del movimento corporeo, le ombre che risiedono dentro l’individuo, quelle che si manifestano, quelle che esistono o non esistono.

Si parte il 21 gennaio al Teatro Astra con un trittico, “Duo d’Eden”, “Grosse Fugue” e “Elegia”, messo in scena dalla MM Contemporary Dance Company. Un Adamo ed Eva immersi in un percorso di sensualità, eros, difesa, attacco, in un mondo non così sicuro e idilliaco. Quattro donne corrono, si accasciano, si risollevano in un turbine vitale e frenetico sulle note di Ludwig van Beethoven. “Duo d’Eden” e “Grosse Fugue” sono i due capolavori della coreografa francese Maguy Marin, Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Per “Grosse Fugue” la compagnia ha ricevuto il premi Danza&Danza 2024 per la Valorizzazione del repertorio. Elegia di Enrico Morelli è un invito alla cura, un viaggio onirico per ritrovare il proprio essere fragile e insicuro; la musica lascia anche spazio alle parole tratte dalle poesie di Mariangela Gualtieri. I tre lavori sono interpretati dai danzatori della MM Contemporary Dance Company.

Si prosegue con una prima nazionale della compagnia spagnola Led Silhouette. I fondatori e direttori, Martxel Rodriguez e Jon López, portano in scena “Los Perros”, al Teatro Astra il 24 e 25 gennaio. Si tratta di una coreografia di Marcos Morau, con il suo stile inconfondibile anche oggetto della Masterclass di Palcoscenico Danza organizzata il 25 gennaio, in collaborazione con Eko Dance Project.

Il 7 e 8 febbraio va in scena al Teatro Astra un’altra prima nazionale: Nyko Piscopo con la compagnia Cornelia propone una sua personalissima versione del celebre balletto Giselle, che per l’occasione diventa GISELLƎ, in cui il tema centrale resta l’amore, ma reinterpretato oltre il genere e il pregiudizio. I danzatori e le danzatrici della compagnia Cornelia ballano tra reale e virtuale questo capolavoro intramontabile che trova qui una nuova narrazione e dimensione contemporanea anche grazie alle musiche rielaborate dal compositore Luca Canciello.

Il Teatro dell’Altro, in collaborazione con Eko Dance Project, porta al Teatro Astra il 15 febbraio “Au revoir Moroir”, la nuova coreografia di Paolo Mohovich in prima nazionale che, con la drammaturgia di Cosimo Morleo e la musica originale di Max Fuschetto, mostra sul palcoscenico sette danzatori e cinque attori che lavorano sull’osservazione del proprio riflesso come origine di un viaggio di conoscenza. Si conferma anche quest’anno la collaborazione con il festival Interplay: Daniele Ninarello presenta “I offer myself to you”, la cui danza gode della collaborazione, tramite immagini, suoni, istruzioni e tracce, di Cristina Donà, Elena Giannotti e Alessandro Sciarroni. L’appuntamento è in collaborazione con Lavanderia a Vapore di Collegno, centro di residenza per la danza.

Il 4 marzo va in scena “Behind the light”, scritto e interpretato da Cristiana Morganti, alla cui regia ha collaborato Gloria Paris, con il disegno luci di Laurent P. Berger e con i video creati da Connie Prantera. Lo spettacolo è fortemente autobiografico, racconta di una crisi familiare, professionale e intima, con una sequela di eventi con il tipico effetto domino, in cui una disgrazia pare chiamarne un’altra e in cui sembra venga meno ogni singolo punto di riferimento.

Informazioni e prenotazioni sul sito TPE Teatro Astra

Telefono: 011 5119409

 

Mara Martellotta

“Incorporea”, storia di guarigione di una vita fragile

Presentazione del libro di Benedetta Bonfiglioli

Venerdì 17 gennaio alle ore 21 presso l’Aula Magna dell’I.C Carmagnola 1, in corso Sacchirone, avverrà la presentazione del libro ‘Incorporea’ di Benedetta Bonfiglioli. L’evento “Aperilibro Ragazzi” è organizzato dal Gruppo di Lettura con la collaborazione di Fondazione di Comunità Carmagnola.

Il libro, che tratta un argomento sempre più centrale all’interno della nostra società e di cui si parla ancora relativamente poco, quello del disturbo alimentare, ha per protagonista Jude, che vorrebbe diventare invisibile. Le dimostra la possibilità di attuare il suo proposito la sua amica Jenny nell’estate peggiore della sua vita, quella in cui la depressione si è portata via suo padre. Jenny è bellissima, indipendente, spavalda, un fascio di muscoli. Insegna all’amica a contare le calorie e ad allungare sempre di qualche minuto la loro corsa giornaliera sulla spiaggia. Per essere alla sua altezza, Jude cancella dalla dieta i cibi che le piacciono di più perché non sa gestire la gioia del mangiarli. Finisce per privarsi praticamente di tutto, a non provare più niente. A un passo dal precipizio la mamma e la nonna di Jude la ricoverano in una struttura specializzata in disturbi alimentari, dove trova aiuto nelle storie di Mary, Michelle, Nausicaa, che come lei cercano di risalire da quel baratro, e poi c’è un misterioso musicista che dalla casa di fianco le dedica la famosa canzone dei Beatles “Hey Jude”. Con una scrittura intensa, che si espande e si ritira come le onde del mare, la Bonfiglioli racconta una storia di guarigione, quella di una vita fragile che trova il coraggio di prendersi lo spazio che merita, facendolo con un romanzo forte, lucido e necessario. La serata di presentazione è aperta a tutta la cittadinanza e completamente gratuita. Benedetta Bonfiglioli ha studiato lingue e insegna letteratura inglese al liceo. Vive a Reggio Emilia e ama molto viaggiare.

Gian Giacomo Della Porta

Un grande Alessandro Haber nelle nevrosi di Zeno Cosini

La coscienza” al Carignano sino a domenica 19 gennaio

Ettore Schmitz iniziò a scrivere “La coscienza di Zeno” nel 1919 e lo diede alle stampe, a spese proprie, nella primavera del ’23, dopo che l’editore Cappelli ebbe affidato al suo redattore di fiducia, Attilio Frescura, la revisione del romanzo su cui esprimeva le proprie riserve linguistiche e non soltanto. Un successo poi ma un successo un po’ sbiadito e sudato (“occorreva riscriverlo tutto”, gli scriverà Frescura), con recensioni affatto soddisfacenti, deludenti per il borghese ebreo triestino se non fosse arrivata l’amicizia e l’apprezzamento di Joyce, se non ci avessero pensato i francesi a fare di Svevo “le premier romancier d’analyse qu’ait produit l’Italie”. Insomma erano in pochi a filarselo da noi, nella critica e tra i comuni lettori, se ancora un vecchio compagno d’ufficio – come c’insegna Claudio Magris nel bel volumetto che accompagna, ricco di vari interventi, la riduzione del romanzo in scena al Carignano sino a domenica prossima per la stagione dello Stabile torinese -, venuto a sapere che aveva scritto dei romanzi, aveva esclamato: “Chi, quel mona de Schmitz?”. In Italia sarebbe in seguito arrivato Eugenio Montale a scoprire tutta la grandezza di Italo Svevo, con tutto quel diritto che pretendeva, e sappiamo bene quanta sia stata la strada percorsa.

Bene ha fatto il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia a riproporre quel romanzo, nella scorsa stagione e poi una lunga tournée, nel ricordarne il centenario della pubblicazione, l’adattamento nuovissimo è di Paolo Valerio (anche regista illuminato) e Monica Codena, a dare una veste nel nuovo millennio a una figura caposaldo della letteratura italiana dopo che nei decenni ormai lontani un grande Tullio Kezich e altri avevano affidato il ruolo a Lionello, Montagnani, Bosetti, Pambieri, Dorelli, tra le tavole del palcoscenico e lo schermo televisivo. Oggi, qui, Zeno Cosini è Alessandro Haber, una grande poltrona ad accoglierlo, il bastone in una mano, l’abito grigio a conclamarne il grigiore di spirito e di vita (con il perenne spegnersi dell’esistenza il grigio accompagna tutti i costumi, accompagna la cornice fatta di ampi tendaggi a delimitare il chiuso di una casa, di un salotto dove sono immaginati volumi e quadri di famiglia, dove un ampio spazio tondo riflette visi e panorami triestini, la luna e il luccicare del mare, una scatola chiusa dove crescono nevrosi, dove è impossibile sentirsi in sintonia con il mondo: ogni cosa dovuta all’estro di Marta Crisolini Malatesta) e il personaggio ne esce fuori con un disincanto, con una proprietà di gesti lasciati perdersi nell’aria – certi giochi delle mani da imprimersi nella memoria accompagnano le parole e non pochi silenzi -, con una ironia e una precisa contraddittorietà che intelligentemente lo ingigantiscono e lo trasmettono appieno a chi guarda. Attraverso il sipario ancora chiuso inizia ad arrivarci un grande occhio – l’acceso indagare di quello che per Zeno è il dottor S. che rimanda alle teorie del viennese Sigmund -, poi tutto con estrema e tangibile leggerezza si concretizza, come leggeri sono quei movimenti coreografici (dovuti a Monica Codena) che tutti gli altri personaggi intonano, in uno spazio che s’alleggerisce o si riempie di sedie – che possono anche diventare letti di morte – e di presenze ininterrotte, come fantasmi che ritornano a guidare, a sopportare, a intessere rapporti continuamente deboli o sbagliati. La cena col padre con cui intellettualmente non c’è nulla di comune, le visite in casa Malfenti e la irrisa seduta spiritica, l’innamoramento per Ada e il ripiego su Augusta in seguito tradita con la giovane Carla pronta a trarre profitto dalla relazione mentre guarda già altrove, i rapporti con il suocero e con lo sfortunato quanto inconcludente cognato Guido, un rapporto di amore e odio, un appoggio nell’economia dell’ufficio e un abbandono (“Egli mancava di tutte le qualità per conquistare od anche solo per tenere la ricchezza”), una girandola di proponimenti e di U.S. che stanno a significare “ultima sigaretta”, il recupero di una salute che si travestirà da “inguaribile malattia”, sino allo scorcio finale che s’allinea con le pagine del romanzo, a guardare avanti ai misfatti del mondo, tra gas velenosi ed “esplosivi incomparabili”, più potenti, più feroci, dove quelli già a disposizione messi a confronto parranno degli “innocui giocattolini”, dove la terra tornerà ad essere una nebulosa che “errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”.

Nell’attraversare gli otto capitoli del romanzo, Valerio mette ordine a quel continuo intersecarsi di passato e di presente che è stato dell’autore, ponendo un filo di temporale logicità, di narrazione ordinata. Creando altresì nella elasticità del racconto la figura di un Cosini giovane, che commenta e che (ri)vive, immerso nelle proprie avventure, mentre il grande vecchio fumatore rimane a guardare o impone la sua stessa parola quando il fatto del momento più gli sta a cuore. Avventurandosi ancora ben oltre, come in un gioco di matrioske o in inaspettato cappello a cilindro, corporizzando da dietro le quinte un altro “attore”, definito tout court “il mio suggeritore”, in uno straniante esperimento teatrale neppure uscito dalla penna di Pirandello. Accanto a quella di un Haber (che abbiamo al termine visto estremamente sofferente ma riconoscente a chi lo aveva seguito chiamando a testimone un ragazzino seduto in prima fila) in vero stato di grazia, sono da sottolineare le prove di Francesco Godina (il giovane Zeno), di Meredith Airò Farulla (Augusta) e di Chiara Pellegrin (Ada), di Emanuele Fortunati assai bravo come frastornato Guido. Una trasposizione, quella vista poche sere fa, pienamente convincente, moderna e divertente, leggera nell’esprimere pensieri alti, seguita e applaudita con calore da tutto il pubblico presente in sala.

Elio Rabbione

Le foto dello spettacolo sono di Simone Di Luca.

Il Piccolo Teatro Comico presenta Matteo Cionini in “Voice Over”

 venerdì 17 gennaio alle 21 in via Mombarcaro 99/B zona Santa Rita

 

L’associazione Culturale Piccolo Teatro Comico aps, in via Mombarcaro 99/b, propone per venerdì 17 gennaio alle ore 21 lo spettacolo “Voice over” di e con Matteo Cionini.

La stagione teatrale 2024-2025 ha come tema “Punti di vista, incontro”. Si tratta di una stagione comprendente diverse forme teatrali, quali il teatro comico, il teatro di prosa, il teatro lgbtq+, il teatro danza, la stand up comedy, il teatro canzone e la commedia.

Il progetto nasce da un’esigenza da parte del Piccolo Teatro Comico di rendere la cultura una via da percorrere, incrociando il cammino di uomini e donne che hanno esperienze sempre diverse, tutte preziose, che si arricchiscono incontrandosi, scontrandosi e permeandosi le une con le altre, tenendo conto delle basi culturali di integrazione e rispetto verso se stessi, gli altri e l’ambiente 2che ci circonda.

Lo spettacolo di Matteo Cionini rappresenta il primo studio sulle possibilità che si aprono quando il mimo incontra la parola ma non ne dice neanche una. Che cosa vuol dire scoprire di avere tante voci che parlano dentro e fuori di noi?

Quello che diciamo è frutto di nostri pensieri oppure quando parliamo diamo voce ad altri che parlano attraverso di noi?

Per informazioni e prenotazioni Franco Abba 3393010381

 

Mara Martellotta