CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 2

La Pinacoteca Agnelli ha annunciato la programmazione 2026

Dal 30 aprile al 13 settembre prossimi la Pinacoteca Agnelli ospiterà una mostra retrospettiva dedicata all’artista Walter Pfeiffer, nativo di Beggingen nel 1946 e residente attualmente a Zurigo. Questa esposizione ripercorrerà la sua prolifica carriera di fotografo pioniere, capace di ridefinire la bellezza e lo stile e trasformare l’ordinario in glamour. La mostra presenterà serie iconiche e immagini inedite dei suoi soggetti, dal nudo al paesaggio, dalla natura morta al corpo performante, testimoniando il suo sguardo intimo e pop tra vita, moda e desiderio.

Dal 30 aprile al 13 settembre prossimo il progetto “Beyond the Collection”  metterà in dialogo quattro capolavori di Modigliani ( Livorno 1888- Parigi 1920), invitando il pubblico a scoprirli da prospettive nuove, anche grazie alle rivelazioni emerse dalle più recenti ricerche scientifiche.

Dal 30 aprile 2026 la Pista 500, il progetto artistico di Pinacoteca Agnelli sull’iconica pista di collaudo delle automobili FIAT, si arricchirà di nuove installazioni site-specific di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli.

Le opere riattiveranno gli spazi della Pista e della Rampa attraverso dialoghi inaspettati con l’architettura dell’edificio e le sue implicazioni. Nathalie Du Pasquier, nata a Bordeaux nel 1957, ma oggi attiva a Milano, presenterà una nuova installazione per gli spazi all’aperto della Pista 500. L’intervento, estendendosi per tutta la lunghezza del Lingotto, attiverà l’architettura dell’edificio,  fondendo forma, colore e paesaggio. Nella rampa ellittica dell’ex fabbrica FIAT, Peter Fischli, originario di Zurigo, metterà in relazione lo spazio architettonico con i meccanismi ripetuti dell’esperienza, tra viaggio, percezione, scoperta e meraviglia.

Dal 30 ottobre prossimo verrà dedicata una mostra ad Alberto Savigno (Atene 1891- Roma 1952), che sarà protagonista di una grande retrospettiva che metterà in luce il suo contributo rivoluzionari all’arte del Novecento e la sua autorità nel dibattito contemporaneo sulla pittura. La mostra presenterà Alberto Savigno come un autore classico, un uomo rinascimentale, un intellettuale postmoderno e allo stesso tempo un artista del futuro. Per la mostra “Beyond the Collection”, dal 30 aprile prossimo, sarà protagonista l’artista Chris Ofli, nato a Manchester nel 1968 e attualmente attivo a Port of Spain, Trinidad e Tobago, che presenterà una serie di opere in dialogo con la Collezione Permanente della Pinacoteca. Nei suoi dipinti e disegni Ofli fonde esperienze personali, diversi riferimenti culturali e personaggi Mitici e storici in composizioni vibranti, che appongono astrazione e figurazione.  “Beyond the Collection” è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la collezione permanente del museo, attraverso il coinvolgimento di artiste e artisti contemporanei e la collaborazione con prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, alcune opere della Collezione diventano il punto focale di nuovi allestimenti e nuove narrazioni, capaci di rileggere il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità.

Sulla Pista 500, dal 30 ottobre prossimo, comparirà una nuova installazione di Iris Tougliatou, nata ad Atene nelm1981, dove vive e lavora, dove mette in discussione il formato del billboard sulla Pista 500, riflettendo sul Lingotto, in quanto sito, e sulla FIAT quale fonte di ricerca. Tougliatou è la vincitrice dell’edizione 2025 del premio Pista 500, in collaborazione con Artissima. La Pista 500 è un progetto artistico nato nel 2022 su progetto della Pinacoteca Agnelli. Storico circuito di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto, è oggi una passeggiata panoramica nell’arte, un parco sospeso a 28 metri d’altezza, con più di 40 mila specie autoctone, che si arricchisce regolarmente di nuove installazioni ideate specificamente da artisti e artiste internazionali, in dialogo con architettura e paesaggio.

Le mostre di primavera e estate, dal 30 aprile 2026, avranno in anteprima stampa il 29 aprile .

Pinacoteca Agnelli – via Nizza 262/103, Torino

www.pinacoteca-agnelli.it

Orari e biglietti: da martedì a  domenica, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 18/ a partire dal 1⁰ febbraio tutti i venerdì dalle 10 alle 20

Mara Martellotta

L’Antigone al teatro Astra: regista e attore Roberto Latini

Al teatro Astra è protagonista della rilettura del testo di Antigone di Jean Anouilh il regista, attore e performer Roberto Latini, che ha voluto in scena, insieme a lui, quattro donne per rivisitare la tragedia mescolando i generi. Sono Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann e Francesca Mazza. La pièce andrà in scena dal 27 gennaio fino al 1⁰ febbraio 2026. Le leggi dovrebbe regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che la regolano? La domanda che Antigone ci pone rappresenta uno dei modelli archetipici che ci accompagnano per scindere la nostra storia, cultura, visione e religione. Si tratta di una filosofia scesa intorno a noi, che ci cammina accanto, che ci chiede e ci ascolta. È una delle prove del nostro essere umani, una delle poche che abbiamo scelto di portare con noi attraverso i secoli, per affermarsi e riconoscerci, per consolarci, promettendo a noi stessi di aver e cura.

“Antigone è nel destino del teatro di ogni tempo – spiega il regista Roberto Latini – è uno dei modelli archetipi in che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia, cultura, visione e religione. È filosofia scesa intorno a noi, che ci cammina accanto, che ci chiede e ci ascolta”.

“È una delle prove del nostro essere umani, una delle poche che abbiamo scelto di portarci attraverso i secoli per riconoscerci. L’abbiamo evocata, immaginata, misurata al nostro poco. L’abbiamo trattenuta, pregata e liberata nel cuore, raccontata ogni volta che abbiamo potuto e riscritta con parole nuove, che abbiamo imparato vivendo, sapendo che ogni variazione è già Teatro. Come quando lo spettacolo incontra un altro palcoscenico, oltre quello del debutto, la messa in scena si conclama dallo spazio successivo a quello della prima. Le parole sono in movimento, avanti e indietro, intorno al punto di percezione di quando siamo spettatori, come quando lo spettacolo incontra un’altra platea diversa da quella del debutto. Il dono che portiamo è una promessa, l’Antigone ci parla da così vicino che quasi potremmo abbracciarlo. La sentiamo dire di noi in tutte le lingue, e capiamo tutto: paura, silenzio e respiro. Anouilh dell’Antigone non ha riscritto le parole, ha scritto la voce, ‘Antigone la disputa della ragione o delle ragioni’, di quelle trasversali, dimesse dall’identità individuale a favore di un corpo coro che le comprende tutte. Oltre all’appartenenza, l’anagrafica e il genere, sono parole che vengono da noi stessi, e che ascoltiamo nella nostra stessa voce , siamo Antigone è Creonte insieme, e lo siamo stati più volte, di più in certi fasi della vita, viceversa o in alternanza. Le leggi devono regolare la vita o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? Uno di fronte all’altro, a farsi carico di una ragione giusta, incontriamo noi di fronte a noi, a infilarci le domande da infilare nelle tasche del tempo, dell’età e della speranza, ad aspettare le risposte che il tempo, guardandoci, sceglierà di farci dire”

“Penso a questo testo come a un soliloquio a più voci – continua Roberto Latini  – una confessione intima e segreta nella verità, scomoda, incapace e parziale, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a ognuno di noi, perché sappiamo che quel corpo insepolto siamo ancora noi, ancora vivi. Anche per questo ho distribuito i ruoli in modi diversi e complementari: alcuni personaggi corrispondo a sé stessi, altri al proprio riflesso. Antigone è Creonte, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone nel riflesso di Creonte? Chi è Creonte nel riflesso di Antigone? A teatro parliamo anche di questo, dell’essere uomini e dell’essere umani”.

Mara Martellotta

“Mi ritorna in mente”, Giordano e Paragone politicamente scorretti

Martedì 27 gennaio, alle ore 21, al teatro Gioiello Mario Giordano, giornalista ed ex politico di Varese, e Gianluigi Paragone, conduttore di Fuori dal coro, programma televisivo in da su Rete4 da quasi 8 anni, saranno per la prima volta insieme in uno spettacolo teatrale per parlare “contro il politicamente corretto e contro il modernamente corrotto”. Sono diretti da Rinaldo Gaspari, in uno spettacolo fatto di ricordi e monologhi serrati e inserti musicali in cui l’identità e l’insegnamento dei nonni acquistano una nuova vitalità in contrasto con chi parla di fluidità sessuale, contaminazioni religiose e culturali. Giordano e Paragone condurranno insieme la serata per denunciare chi sta spostando gli interessi verso la finanza, a scapito dell’economia reale (i megaprofitti realizzati tagliando posti di lavoro), punteranno il dito contro chi ha snaturato la sanità, diventata un centro di interesse senza più il malato al centro. Punteranno l’indice contro chi vuole convincerci che il cibo italiano valga quanto quello sintetico. Lo spettacolo inizierà a partire dai ricordi, da quel “Mi ritorna in mente”, quando si aveva la percezione che il mondo fosse più semplice da vivere, con all’orizzonte l’arrivo di internet e nuove tecnologie, vissute come una speranza.

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino – telefono: 011 5805768

Mara Martellotta

La verità obliqua del dolore: Solo un ragazzo di Elena Varvello

TORINO TRA LE RIGHE

 
Ci sono libri che non si scelgono: sono loro a chiamarci. Solo un ragazzo di Elena Varvello (Einaudi) è uno di questi. Incontrato quasi per caso, ha subito esercitato una forza silenziosa, nonostante una trama che, sulla carta, sembrava lontana dai miei territori di lettura. Giallo o romanzo di dolore? Nessuna delle due cose, eppure entrambe. Perché Solo un ragazzo vive in una zona obliqua, intraducibile con categorie nette, come avverte la stessa autrice: «Tutta la verità. Ma obliqua».
Il romanzo si apre con un’immagine perturbante. Siamo nel 2009: un gruppo di adolescenti si inoltra nel bosco, luogo proibito e carico di memoria. Scoprono una capanna: dentro, pochi oggetti – un cacciavite, una tazza, uno spazzolino – e un’aria inquieta, come se qualcuno fosse ancora lì, nascosto nel buio. È un inizio che non spiega, ma insinua. E da quell’ombra prende avvio una storia che affonda le radici vent’anni prima, nell’estate del 1989.
Sara e Pietro sono ormai anziani quando li incontriamo. Sono passati diciannove anni dalla perdita del figlio, ma il tempo non ha attenuato il dolore: lo ha solo trasformato. Pietro continua ad alzarsi ogni mattina pensando a ciò che avrebbe potuto dire o fare. Sara, invece, spesso non trova un motivo per alzarsi affatto. Il loro è un lutto vissuto in direzioni opposte, inconciliabili. Sara è un personaggio di una verità disarmante: dura, stanca, incapace di partecipare alla vita delle figlie, eppure attraversata da una luce ostinata, quella di un amore che perdona tutto. Per lei è sempre stato “solo un ragazzo”. Per Pietro, invece, quel figlio adolescente resta una presenza enigmatica, difficile da riconoscere, distante, con quel sorriso frequente e il freddo che non lo abbandona nemmeno d’estate.
Attorno a questo nucleo familiare, Varvello costruisce una coralità dolente. Le due figlie, Amelia e Angela, reagiscono al trauma in modo opposto: una cercando rifugio in una vita ordinata e in una religiosità rigida, l’altra scegliendo la fuga e l’autodistruzione. Nessuno resta davvero intatto. Il dolore si infiltra nelle relazioni, congela le esistenze, modifica per sempre i legami.
La domanda, inevitabile, accompagna il lettore per tutta la narrazione: cosa è successo davvero quell’estate? Perché nessuno ha capito cosa stava attraversando quel ragazzo? Perché entrava nelle case di nascosto, cosa cercava? Ma Solo un ragazzo non è un romanzo che offre risposte definitive. Varvello non indaga, non giudica, non spiega. Osserva. Lascia che siano le voci, i ricordi, i silenzi a raccontare. È una storia di non detti, di bugie, di solitudine portata “a compimento”, che diventa punto di non ritorno per un’intera comunità.
Uno degli elementi più potenti del romanzo è la lingua. Elena Varvello, poetessa, lavora sulle parole con precisione e sensibilità: il ritmo è asciutto, le immagini sono evocative, gli oggetti diventano simboli. Il bosco, che avvolge e nasconde, sembra non avere fine; eppure, anche nel fitto delle sue ombre, a tratti filtra una luce. È la luce dell’amore, della speranza ostinata, della possibilità – forse – di un’accettazione.
La struttura narrativa, fatta di continui avanti e indietro nel tempo e di cambi di punto di vista, non disorienta mai. Al contrario, accompagna il lettore in un percorso emotivo intenso, dove presente e passato spesso si confondono, come accade nella memoria di chi ha vissuto una perdita irreparabile. Le pagine scorrono velocissime, la tensione resta alta, non perché si cerchi un colpevole, ma perché si desidera comprendere, sentire, avvicinarsi.
Solo un ragazzo ha la potenza di un thriller senza esserlo e la forza di un romanzo di formazione senza esserlo. È una storia che passa “di bocca in bocca”, come un’ombra intravista, come un dubbio che resta. Un libro che non consola, ma accompagna. Che non spiega, ma scava. E che, una volta chiuso, lascia il desiderio di abbracciare tutti i suoi personaggi, nessuno escluso, e di sussurrare loro – forse a noi stessi – che sì, la vita è ingiusta, ma certe presenze non se ne vanno davvero.
Elena Varvello, torinese, classe 1971, poetessa e scrittrice, docente alla Scuola Holden, con questo romanzo conferma una voce unica nel panorama letterario contemporaneo. Perché, come sappiamo, non è il tema a fare la differenza, ma il modo in cui viene raccontato. E Solo un ragazzo è un libro che non si dimentica.
MARZIA ESTINI

Margherita, la “Regina – madre degli Italiani” che cavalcò il futuro

Alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, un “programma diffuso” per raccontare, nel Centenario della scomparsa, la regina più moderna d’Italia

Da gennaio a luglio 2026

Secondo lo storico e saggista astigiano Ugoberto Alfassio Grimaldi, fu il personaggio politico dell’Italia unita che seppe destare, con tutti i “distinguo” d’obbligo, “dopo Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini, i maggiori entusiasmi nelle classi elevate e nelle classi umili”. Abbigliamento sempre elegante e ricercato, una costante affabilità e una profonda cultura, ma soprattutto un’assetata curiosità del “nuovo”, delle emergenti (fantascienza in allora) innovazioni tecnologiche, tanto da far pensare (ah, se avesse avuto fra le mani la micidiale arma di uno smartphone!) all’odierna figura di un’“influencer” decisamente ante litteram, la regina Margherita di Savoia (all’anagrafe Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia – Genova; Torino, “Palazzo Chiablese”, 1852 – Bordighera, 1926), andata in sposa a re Umberto I e prima regina consorte d’Italia, sarà la grande protagonista di un ricco calendario di iniziative, in programma alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, per ben sette mesi, da questo gennaio al prossimo luglio, teso a celebrare, attraverso articolati “passaggi” della sua vita, il Centenario della sua scomparsa, avvenuta a 74 anni, nell’amata “Villa Margherita” (suo “buen retiro” invernale) di Bordighera. Un ricco calendario di eventi che vuole avere, quale filo conduttore, proprio il suo sorprendente desiderio di “modernità” (fu anche grande appassionata di alpinismo e prima donna a scalare nel 1889 la “Punta Gnifetti” sul Monte Rosa) e quell’innata capacità di universale “fascinazione” (anche oltre le mura reali) che le valsero significativi omaggi popolari e poetici: dalla celebre “pizza Margherita” creata per lei a Napoli da tal pizzaiolo Raffaele Esposito, alla famosa “ode” carducciana “Alla regina d’Italia”, scritta e a lei dedicata dal “poeta dei paesaggi maremmani”, subito dopo la visita bolognese dei sovrani nel novembre del 1878.

“Margherita. Un secolo di storia” è il titolo di un progetto trasversale che intreccia storia, costume, mobilità e gusto, sviluppato grazie alla collaborazione con il “MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile”, collezionisti privati e altre realtà non solo culturali, tra cui “Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco-Story Torino” e “Pfatisch”.

Cuore del programma è la mostra “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, in programma dal 5 marzo al 28 giugno nella “Citroniera di Ponente” e realizzata in collaborazione con il “MAUTO”“Undici automobili originali” di fine Ottocento e inizio Novecento (dalla “Benz Victoria”, 1893 alla “Fiat Tipo Zero A” del 1913), affiancate da “nove carrozze storiche” provenienti dalla prestigiosa collezione privata “Nicolotti Furno”, raccontano di quando cavalli e motori cominciarono a condividere le stesse strade e il futuro cominciò a “prendere velocità”. Un tema che riflette perfettamente la figura di Margherita, lei stessa dotata di “patente di guida” e proprietaria di una scuderia di ben “tredici automobili”.

Accanto alla mostra, il percorso “Le stanze di Margherita” (che s’insediò nella “Palazzina” fra il 1901 ed il 1919, prima della sua trasformazione in “Museo”) accompagna i visitatori all’interno dell’ “Appartamento di Levante” e in altri spazi, mettendo a confronto fotografie storiche e ambienti attuali. Ne emerge il ritratto di una regina stupenda “interior design”, capace di rendere abitabile e personale anche una residenza monumentale, dove introdusse nuovi comfort (dai servizi igienici con acqua calda e fredda all’ascensore a pompa idraulica recentemente restaurato), portando il suo “moderno” gusto personale e un modo diverso di abitare gli spazi reali.

In programma anche il progetto speciale “Le Perle della Regina”, un cioccolatino ideato dal “Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco-Story Torino” e realizzato da “Pfatisch”: una creazione unica, nata dal “cuore di nocciola Piemonte IGP”, avvolto da un delicato guscio di cioccolato bianco, lucido e perlaceo, che richiama le preziose “collane di perla” (“margarìtes” in greco, da cui il nome Margherita) tanto amate dalla sovrana.

Il racconto si chiude, infine, con il ciclo di conferenze “Margherita a Stupinigi e il suo tempo” che affronta la figura della regina attraverso temi contemporanei – moda, automobili, cucina, design – le visite guidate mensili “Margherita e Stupinigi”, per culminare con la rievocazione storica “I giorni di Margherita”, in programma sabato e domenica 20 e 21 giugno, evento diffuso, a cura de “Le vie del tempo”, che “restituisce atmosfere, gesti e presenze del primo Novecento”.

Per ulteriori info: “Palazzina di Caccia”, piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino, Torino; tel. 011/6200634 o www.ordinemauriziano.it

Fino al mese di luglio 2026

Orari: mart. – ven. 10/17,30; sab. – dom. e festivi 10/18,30

Gianni Milani

Nelle foto: Ritratto della regina Margherita; La regina in auto, fine ‘800; La regina nella “Sala da gioco”; I cioccolatini “Pfatisch” e le perle della regina (Ph. Alessandro Rota)

Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, Andrea Sicco presidente

Si è svolta a fine dicembre l’assemblea dei soci dell’associazione Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte ONLUS, convocata per il rinnovo degli organi statutari.

Nel corso dei lavori l’assemblea ha provveduto alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione, formato dai seguenti undici soci:

Daniele Barbone, imprenditore;

Giancarlo Bonzo, manager culturale e nuovo presidente del Liceo Musicale di Ivrea;

Mario R. Cappellin, musicista, medico e docente universitario;

Marco Capula, imprenditore;

Carla Delfrate, musicista;

Gianna Giacomina Piviotti, consigliere uscente;

Andrea Sicco, musicista e giornalista;

Manuel Mantovani, dottore commercialista;

Vanna Monte, consigliere uscente;

Annamaria Turicchi, musicista;

Elisabetta Valesano, referente organizzativo della Cittadella della Musica e della Cultura di Ivrea.

La stessa assemblea ha proceduto all’assegnazione delle cariche previste dallo statuto, nominando:

Andrea Sicco, presidente e direttore artistico;

Marco Capula, vice presidente;

Gianna Giacomina Piviotti, segretario;

Manuel Mantovani, tesoriere.

Ringrazio l’assemblea per avermi scelto alla guida dell’associazione – dichiara Andrea Siccouna scelta che si pone all’insegna della continuità, perché fin dalla nascita dell’OSGP, nel 1994, ho collaborato con il maestro Gianni Monte all’organizzazione e allo sviluppo di questa iniziativa. L’associazione proseguirà nel proprio impegno, che è quello di creare concrete occasioni di lavoro per i giovani talenti musicali, con particolare attenzione ai musicisti piemontesi. Prosegue il forte legame con Ivrea e con il territorio canavesano, una collaborazione che nel tempo si è concretizzata in progetti condivisi con le istituzioni locali e con le associazioni del territorio, contribuendo alla crescita di molti giovani musicisti formatisi qui e oggi attivi professionalmente in prestigiose istituzioni nazionali e internazionali. Proprio la collaborazione con le realtà culturali e associative del territorio sarà al centro del programma di sviluppo dei prossimi anni”.

Con il rinnovo degli organi direttivi e nel solco della propria tradizione, l’OSGP conferma il proprio impegno nella promozione della cultura musicale, nella formazione delle giovani generazioni e nello sviluppo di progettualità aperte al territorio.

Fondata nel 1994 da Gianni Monte, l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte è una delle realtà musicali regionali più significative. Ha sede ad Ivrea, dove svolge la propria stagione principale presso l’Auditorium Mozart. Nel corso degli anni l’OSGP ha consolidato il proprio apprezzamento grazie a prestigiose collaborazioni con direttori ospiti e artisti di fama, oltre a numerose tournée in Italia e all’estero (tra cui Francia, Germania, Svizzera, Monaco e Corea del Sud). Accanto al repertorio classico e romantico, propone programmi aperti a linguaggi differenti, mantenendo come obiettivo centrale la valorizzazione dei giovani talenti. In oltre trent’anni di attività ha realizzato più di mille concerti, coinvolgendo centinaia di giovani musicisti, molti dei quali oggi attivi in importanti istituzioni musicali nazionali.

Andrea Sicco, eporediese, è giornalista professionista. Parallelamente agli studi ha iniziato a occuparsi, nel 1994, di ufficio stampa nel settore musicale. Dopo il diploma in pianoforte principale e la laurea magistrale in giurisprudenza, si è dedicato alla comunicazione d’impresa, attività che lo vede impegnato come consulente in vari settori. Nel 2022 è co-fondatore del periodico ImprontaZero, di cui è direttore responsabile.

Ha curato le edizioni di Dieci anni di testimoni (Il testimone ai testimoni – Ivrea, 2014), Io Essicco. Manuale pratico dell’arte di essiccare (Facem, Tre Spade Academy – Torino, 2019) e Una vita a rete. Vittorio Crotta: l’uomo, lo sport (Bolognino Editore, 2025). Esce nel 2020 l’antologia di racconti brevi Otto. Rossini e altre divagazioni musicali con la prefazione di Bruno Gambarotta (Casta editore) e, nel 2024, Vita d’eroe. L’Italia vista dalla Scala”, prefazione di Paolo Bosisio, con intervista in esclusiva a Riccardo Muti, presentato al Teatro alla Scala di Milano (Delta3Edizioni).

“L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”

Al Marcidofilm! Il mito della consapevolezza

 

Il teatro, quando sa elevarsi a forma d’arte universale, quindi contemporanea nei secoli, smette di essere mera rappresentazione di un evento che si chiude nella classica ora e mezza di spettacolo e muta in una strana forma di specchio che lega la realtà al suo passato, presente e futuro, in un pensiero di soluzione a tutto ciò che la contemporaneità rende terribile e oscuro. E’ il caso di “L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”, una pièce teatrale prodotta dalla Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, tratta da “L’amante” di Abraham B. Yehoshua e con l’adattamento drammaturgico e la regia di Marco Isidori, capocomico della storica compagnia torinese.

In scena, nel ruolo di Vaduccia Hermoso, una magistrale e commovente Maria Luisa Abate è andata a incarnare attraverso il corpo, l’inquietudine e l’irrequietezza (fisica e morale) il mito della consapevolezza, condizione dello spirito che molte volte non contiene in sé ciò che comunemente si crede, ovvero la serenità, la calma o l’inevitabile e pigro abbandonarsi al destino, ma un mix esplosivo di tenerezza e ribellione, pregiudizi incendiari e aria purissima, che riempie il cuore. Maria Luisa Abate ha portato questa commistione emotiva attraverso la piena cifra stilistica della Marcido Marcidorjs: una comunicazione a tutto tondo che prende vita attraverso l’armonia della parola, della voce, di un continuo movimento lontano da gesti inutili.

La pièce racconta la storia di una novantasettenne ebrea che, nell’ultimo scorcio della sua vita, risvegliatasi da una malattia che le aveva tolto ogni consapevolezza vitale, rendendola un minerale (una pietra, afferma lei di sé medesima), si trova a dover condividere la vita quotidiana con un ragazzo arabo piovuto quasi dal cielo. La vecchia, di nome Vaduccia, stravagante, piena di pregiudizi, carica delle eredità emotive della sua esistenza, non solo riesce a relazionarsi col suo giovane nemico, ma a giungere a provare per esso un sentimento amoroso. Uno spettacolo estremamente contemporaneo che sembra, nei suoi momenti più riflessivi, indicare una strada, una soluzione umanistica all’incandescenza dei conflitti, dei pregiudizi. Un messaggio che arriva intenso nel momento delle consapevolezze ultime, una sorta di lascito culturale che la morte concede a chi deve andarsene, un dono posto sull’altare della vita e del futuro di tutti coloro che restano.

“Il linguaggio con il quale la storia viene portata in scena, risulta vorticosamente ritmico, puntualmente oggettivo e diabolicamente simbolico. La performance dell’interprete, la straordinaria Maria Luisa Abate, si avvita con fatale inesorabilità in un parossismo non solo interpretativo ma anche fonico, approdando quella compiutezza teatrale che rappresenta uno dei cardini della ricerca scenica dei Marcido. Qui per “compiutezza” si intende non soltanto l’immersione totale, vale a dire senza scampo o via di fuga, nell’estremo dolore del confronto con la propria inadeguatezza, ma anche la necessità di riuscire a superarsi per donare al pubblico un forte momento di comunione sentimentale.

I Marcido torneranno in scena il 27, 28 febbraio e l’1 marzo, al Marcidofilm! di corso Brescia 4, a Torino, con lo spettacolo “Una relazione per l’accademia”, tratto dal celebre racconto di Franz Kafka e interpretato da Paolo Oricco.

 Fotografia tratta dal disegno di Daniela Dal Cin

Gian Giacomo Della Porta

Celebrazioni per l’80° della Liberazione con Cirko Vertigo 

Continuano le celebrazioni sul territorio per l’80° della Liberazione con tre iniziative nate a seguito del bando che la Città metropolitana ha destinato ai Comuni e alle associazioni del territorio per valorizzare la storia locale.

Sabato 31 gennaio, la Società Operaia di mutuo soccorso di Pont Canavese, capofila del progetto “Resistenza e libertà”, con il suo presidente Claudio Barinotto presenterà al pubblico la mappa interattiva dei punti di interesse storico della Resistenza nel capoluogo e nelle frazioni di Pont Canavese e nei Comuni limitrofi, già navigabile al link https://resistenzaeliberta.it/.
L’evento si terrà alle 16 nella sede della Società operaia, in via Destefanis 9.

Domenica 1° febbraio, a Sciolze, in occasione del settantaseiesimo anniversario della fondazione del locale Gruppo Alpini, l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Vittorio Moncalvo, inaugurerà il Muro della Memoria, un’installazione di arredo urbano composta da pannelli illustrativi e fotografie e finalizzata a creare un luogo pubblico dedicato alla memoria dei fatti storici legati alla Resistenza e degli aspetti della vita quotidiana in tempo di guerra. Per la Città metropolitana di Torino sarà presente la consigliera delegata Sonia Cambursano. Il ritrovo è fissato per le 10 nel salone del Milite Ignoto, in via Roma 2.

La fondazione Cirko Vertigo ha appena pubblicato il libro “Destrezza e libertà. Circo e Resistenza tra memoria e presente”, curato dallo storico Raffaele De Ritis, con la prefazione di Daniele Jalla. Si tratta di una serie di testimonianze in cui si mette in evidenza come il circo sia sempre stato capace di proteggere le minoranze e lanciare messaggi di libertà attraverso i suoi spettacoli.

“Si tratta di tre iniziative nate in risposta al nostro bando per celebrare l’80° anniversario – commenta il vicesindaco della Città metropolitana di Torino Jacopo Suppo -. Siamo molto soddisfatti della risposta che ha dato il territorio, segno di una grande attenzione alla tutela della memoria e all’importanza della sua trasmissione, in particolare ai nostri giovani”.

All’Auditorium Rai i Kindertotenlieder di Mahler

 

Con la voce di Fleur Barron e l’Orchestra Rai, diretta da Nicolò Umberto Foron

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone giovedì 29 gennaio, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino e, sempre a Torino, venerdì 30 gennaio alle 20 e sabato 31 gennaio a Cremona, alle 20,30, in occasione dell’inaugurazione della stagione musicale del teatro Amilcare Ponchielli, il primo dei cinque Kindertotenlieder di Gustav Mahler. Sconcerto, omessa rassegnazione e nostalgia, risentimento, senso di vuoto, annullamento nel tempo: “I canti per i fanciulli morti” rappresentano una disamina del dolore e della sua evoluzione basati sui componimenti del poeta tardo romantico Friedric Rückrt, musicali da Mahler tra il 1901 e il 1904. A interpretarli è stato chiamato Nicolò Umberto Foron, al debutto nella stagione sinfonica Rai, dopo aver diretto lo scorso anno il concerto finale del progetto “Professione orchestra”. Accanto a lui il mezzosoprano Fleur Barron, già interprete nel novembre 2025 dei “Fünflieder”, di Alma, la moglie di Mahler. Barron è artista versatile, interprete d’opera, musica sinfonica e da camera, sapendo spaziare dal barocco al contemporaneo. Il concetto si apre con la meditazione sinfonica per or hestar “Les offrandes oubliées” di Olivier Messiaen, scritta nel 1930 a Fuligny, quando il compositore aveva 22 anni. La pagina fu eseguita per la prima volta a Parigi il 19 febbraio 1931, diretta Walther Straram, al theatre des Champs-Elysèes. Questo breve trittico rappresenta la orima prova autentica per Messiaen, e contiene già i tratti distintivi della sua arte, segnata da originalità timbrica e da un carattere tutto peculiare. In chiusura, le “Danze sinfoniche” op. 45 di Sergej Rachmaninov, ultimo lavoro del compositore russo, risalente al 1940, su commissione della Philadelphia Orchestra, può essere considerato l’ultimo vessillo di quella civiltà tardo romantica, a cui Rachmaninov fu sempre legato, e in quegli anno del tutto superata.

Biglietti: in vendita online sul sito OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Auditorium Rai Arturo Toscanini – piazza Rossaro, Torino

Mara Martellotta

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta