CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 2

Il “MAO” trasloca per un giorno alle Ogr

Asuna + Rie Nakajima: quarto appuntamento del “public programme” legato alla mostra “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”

Domenica 8 febbraio, ore 18

Dalla sede ufficiale di via San Domenico 11 a corso Castelfidardo 22, sede delle “OGR” di Torino.

Negli spazi delle “Officine Grandi Riparazioni”, dal 2017 – ‘19 “hub internazionale” di cultura, innovazione e tecnologia rinato da un ex complesso industriale ottocentesco – si sposterà infatti il “doppio appuntamento” realizzato per il quarto concerto del public programme “Evolving Soundscapes” (curato, in occasione della mostra “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, da Chiara Lee e freddie Murphy) teso, attraverso una sapiente selezione di musicisti e “sound artist”contemporanei ad “espandere e arricchire” la rassegna, presente al “MAO” fino al prossimo 28 giugno, attraverso l’ausilio del suono.

Nell’ottica della collaborazione che contraddistingue l’attività del “MAO”, per l’edizione 2025-26, il programma si estende infatti oltre gli spazi del “Museo” con concerti co-prodotti e co-curati insieme a “OGR” Torino – dando vita a una rassegna condivisa – e con “Combo”,“hub ibrido” di corso Regina Margherita 128 (sede un tempo dell’ex Caserma dei “Vigili del Fuoco”, zona Porta Palazzo), e location  dell’evento inaugurale del 21 ottobrescorso.

All’interno dello stesso percorso curatoriale si inserisce anche la serie di “vinili” ideata da Chiara Lee, freddie Murphy e Davide Quadrio, direttore del “MAO”: un “catalogo audio” delle mostre temporanee, che finora comprende le uscite di Shigeru Ishihara (o DJ Scotch Egg), dell’egiziano Abdullah Miniawy e della polistrumentista e compositrice coreana Park Jiha.

Orbene, la data programmata per il “doppio appuntamento” alle “OGR” è per domenica 8 febbraio (ore 18) con Asuna (“Un’ipnotica e ondulante armonia sonora”) e con Rie Nakajima(“Un’opera inventiva di bricolage meccanico e sonoro”). I due porteranno in scena sperimentazioni che utilizzano oggetti non convenzionali per dare vita ad una performancefatta di “interferenze sonore” e “dispositivi cinetici”.

Bio … in pillole

ASUNA è un artista sonoro giapponese riconosciuto a livello internazionale nella scena della musica e dell’arte sperimentale. Attivo dalla fine degli anni ’90, è emerso dalla scena di improvvisazione di Tokyo, fondendo influenze che spaziano dall’“hardcore” al “punk”, fino ad esplorare mondi sonori delicati e melodici. Le sue performance spesso utilizzano fonti sonore non convenzionali – dai giocattoli a carica alle caramelle frizzanti, ai “kazoo” (strumenti musicali a fiato di origine africana) – combinando una sperimentazione ludica con la sensibilità profonda di un vero artista d’avanguardia. Il suo recente progetto su larga scala “100 Keyboards” è una “performance site-specific” che coinvolge oltre cento “tastiere-giocattolo” che suonano contemporaneamente, generando un’armonia sonora ondulante, al tempo stesso ipnotica e misteriosa. L’opera è stata presentata in importanti festival e sedi internazionali, tra cui il “BAM” di New York.

RIE NAKAJIMA, scultrice e “sound artist”giapponese, ma residente a Londra, crea suoni per installazioni e performance, utilizzando una combinazione di dispositivi motorizzati e oggetti quotidiani, fondendo scultura e suono. “La sua pratica artistica rimane aperta al caso e all’influenza degli altri”.

Per ulteriori info: “MAO-Museo d’Arte Orientale”, via San Domenico 11, Torino: Tel. 011/4436932 o www.maotorino.it

g.m.

Nelle foto: Asuna e Rie Nakajima

 Lucilla Giagnoni al teatro Garybaldi con “Magnificat”

Al teatro Garybaldi di via Partigiani 4, a Settimo Torinese, per la stagione di teatro, danza, musica e circo contemporaneo vi sarà il gradito ritorno di Lucilla Giagnoni con il “Magnificat”. Hanno collaborato al testo Maria Rosa Pantè e le musiche sono di Paolo Pizzimenti. La pièce è stata realizzata grazie alla produzione di Teatro Piemonte Europa e Centro Teatrale Bresciano. “Magnificat” rappresenta un viaggio poetico e simbolico che attraversa epoche, miti, religioni e vissuti quotidiani, alla scoperta di uno sguardo nuovo sul mondo. Lucilla Giagnoni accompagna lo spettatore in un percorso ispirato a una sorta di gioco dell’oca, un itinerario a spirale fatto di ostacoli e rivelazioni, dove ogni casella è un’occasione per riflettere, emozionarsi e ritrovare il senso delle cose. Al centro dello spettacolo, il concetto di “sguardo poetico”, una lente capace di cogliere la bellezza nascosta nell’ordinario, la forza rigeneratrice del femminile e il potere trasformativo della parola e dell’arte. Con ironia, profondità e grande presenza scenica, l’attrice invita lo spettatore a rallentare, a guardare con occhi diversi, a riscoprire la forza del linguaggio come strumento di cura e unione. Tra sogno e realtà, accompagnata dai video evocativi di Massimo Violato e dalle musiche originali di Pizzimenti, Lucilla Giagnoni consegna un’esperienza teatrale intensa e commovente, che parla al cuore e all’intelligenza dello spettatore. “Magnificat” è un invito a credere nella bellezza e alla potenza del teatro come spazio d’umanità.

Lucilla Giagnoni è attrice, autrice e regista, formatasi alla bottega di Vittorio Gassman, a Firenze, lavorando con grandi maestri quali Vittorio Gassman e Jeanne Moreau. Ha collaborato con Teatro Settimo e lavorato con registi come Alessandro Baricco e Antonella Ruggero. Tra i suoi spettacol piu noti, “Vergine madre”, “Big Bang”, “Apocalisse”, “Ecce Homo”, “Furiosa Mente”, “Magnificat”, “Anima Mundi”, e le meditazioni teatrali come “La Misericordia” e “Pacem in Terris”.

Teatro Garybaldi – via Partigiani 4, Settimo Torinese – sabato 7 febbraio ore 21

Mara Martellotta

Ultimo appuntamento con la rassegna Note Libere

La musica classica e il Novecento, l’impegno civile e quello artistico sono i temi che verranno affrontati dal giornalista e presidente del Polo del ‘900, Enzo Sinigaglia, insieme al noto musicologo Enzo Restagno durante il talk del 9 febbraio prossimo, che chiuderà il ciclo dei dieci appuntamenti previsti della rassegna Note Libere, incontri in cui si è parlato di Torino, di musica e dell’ottantesimo anno dalla Liberazione. Al fianco del talk è prevista musica dal vivo targata Centro Civico di Formazione Musicale: sul palco, il sassofonista Claudio Chiara e il fisarmonicista Massimo Pitzianti porteranno in scena le musiche sincopate degli anni Quaranta, periodo in cui il jazz rappresentava un simbolo di resistenza.

Lunedì 9 febbraio – ore 18 – Auditorium di Palazzo San Daniele (Polo del ‘900), piazzetta Antonicelli, Torino.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del Polo del ‘900

Mara Martellotta

Il Salone del Libro 2026: dialogo, cultura e nuove generazioni al centro della scena

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La prossima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino sarà dedicata a “Il mondo salvato dai ragazzini”

Il Salone Internazionale del Libro di Torino tornerà negli spazi di Lingotto Fiere da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2026. Cinque giornate all’insegna dei libri e dei racconti, pensate per favorire il confronto con realtà diverse, promuovere l’ascolto reciproco e stimolare la creatività nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. La manifestazione rappresenterà, ancora una volta, un grande luogo di incontro tra scrittrici e scrittori italiani e stranieri, case editrici e pubblico di tutte le età.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 sarà “Il mondo salvato dai ragazzini”, tema ispirato all’omonima opera di Elsa Morante, al quale sarà dedicata anche una nuova sezione del Salone, la nona, curata da Veronica Frosi, Gloria Napolitano, Lorenzo Riggio, Sebastian Tanzie e Francesca Tassini. “Il mondo salvato dai ragazzini – ha spiegato la direttrice Annalena Benini – è un titolo in movimento ed è, prima di tutto, un messaggio di speranza. È il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione”.

Per il manifesto dell’evento, l’illustratrice Gabriella Giandelli ha rappresentato l’energia e la vitalità di un gruppo di giovani nascosti dietro una parete di vegetazione, simbolo di una dimensione in cui sogno e realtà convivono e in cui l’immaginazione diventa forza generatrice capace di far nascere fiori e piante.

La XXXVIII edizione del Salone è stata presentata  nell’Aula Magna del Politecnico di Torino alla presenza di Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino; Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, la Città del Libro; Annalena Benini, direttrice editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino; Marina Chiarelli, assessora alla Cultura della Regione Piemonte; Iasonas Fotilas, viceministro della Cultura in Grecia; Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria; Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei lettori di Torino; Alessandro Isaia, segretario generale della Fondazione per la Cultura Torino; Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo; Claudio Albanese, vicepresidente della Fondazione CRT; Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino; Tiziana D’Amico, head of partnership Artistico Culturali – Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo; Lidi Grimaldi, direttrice Marketing e Comunicazione Esselunga.

“Il Salone del Libro – ha detto il presidente dell’associazione Torino, la Città del Libro Silvio Viale – continua a crescere grazie a una progettualità solida e di lungo periodo, fondata sulla promozione della lettura e sul sostegno all’editoria, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo a livello nazionale e internazionale. I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro condiviso con istituzioni, partner ed editori e incoraggiano a proseguire negli investimenti in nuove esperienze per il pubblico e a favore dell’intera filiera del libro”. Nel corso dell’incontro Viale ha inoltre annunciato la conferma di Annalena Benini alla direzione del Salone per un ulteriore triennio.

Sul palco è intervenuta anche l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia, che ha evidenziato il valore dell’evento per la città: “il Salone Internazionale del Libro è per Torino uno dei momenti in cui la dimensione culturale della nostra città diventa più visibile e condivisa: un’occasione di partecipazione e di riconoscimento collettivo, in cui la comunità si ritrova attorno ai libri e alle storie come spazio di ascolto e di confronto. Il tema di questa edizione, Il mondo salvato dai ragazzini, mette al centro l’energia delle nuove generazioni e la loro capacità di leggere il presente con uno sguardo più libero e non convenzionale. Lo stesso sguardo da cui la Città di Torino ha scelto di partire per costruire la candidatura a Capitale europea della Cultura 2033, coinvolgendo attivamente, fin dalle prime fasi del percorso, le ragazze e i ragazzi che nei prossimi anni saranno i protagonisti della vita culturale europea. Ogni edizione del Salone del Libro nasce da una convergenza di energie pubbliche e private, che ne amplia la portata ben oltre gli spazi della fiera, facendone un evento culturale di tutta la città, capace di raggiungere i quartieri con gli appuntamenti del Salone Off e di dialogare – anche grazie al ruolo di Fondazione per la Cultura Torino e alla collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi – con le principali iniziative e manifestazioni culturali della Città di Torino. Un sentito ringraziamento va dunque agli organizzatori e alla direzione del Salone, agli editori e agli autori, ai volontari e ai partner, per la dedizione con cui contribuiscono alla realizzazione di questa manifestazione, continuando a rafforzare il legame tra Torino e il libro”.

L’inaugurazione del Salone sarà affidata, come da tradizione, a una figura di primo piano della letteratura mondiale. Ad aprire ufficialmente la XXXVIII edizione sarà la scrittrice e saggista britannica Zadie Smith con la lectio dal titolo “Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza”. La Grecia sarà il Paese ospite dell’edizione 2026 e tra i protagonisti internazionali già annunciati figurano Petros Markaris, Emmanuel Carrere, Valeria Luiselli, Irvine Welsh, Ece Temulkeran, Abraham Verghese, Guillermo Arriaga e Lea Ypi.

Ha commentato l’assessore regionale alla cultura Marina Chiarelli: “Il Salone del Libro è parte integrante del sistema culturale del Piemonte e dell’Italia: un nodo internazionale che dialoga con le grandi capitali della cultura, un appuntamento che il mondo editoriale, intellettuale e creativo attende anno dopo anno. Non è più soltanto un evento: è una piattaforma culturale globale, un luogo in cui una nazione racconta se stessa e il proprio futuro. Qui la cultura non accompagna: guida. Qui il libro non è un oggetto, ma un linguaggio universale. Il Salone del Libro è la dimostrazione che una visione può diventare realtà, che un sogno collettivo può prendere forma, crescere, aprirsi al mondo. È il luogo in cui l’immaginazione diventa progetto e il futuro smette di essere un’idea lontana per diventare un orizzonte condiviso”.

 Musica e cinema, torna SEEYOUSOUND: “Make some noise” 

Si è giunti alla dodicesima edizione di SEEYOUSOUND International Music Film Festival , il primo festival in Italia interamente dedicato al cinema a tema musicale.  Si terrà a Torino dal 3 all’8 marzo prossimo. Per sei giorni la città diventerà una mappa sonora e cinematografica con ben 68 film, tra anteprime assolute e internazionali, live, dj set e performance audiovisive, mostre e una residenza artistica, nel segno del mantra 2026 “MAKE  SOME NOISE”.

Il Festival, infatti, esplora il “rumore “ quale impulso creativo,  linguaggio delle controculture  e metafora della contemporaneità, proponendo un ricco programma di documentari, film di finzione, cortometraggi, videoclip e sonorizzazione, che spaziano dal funk alla house, dal jazz al punk, fino al black metal e all’elettronica.

Tra i titoli più attesi la prima internazionale di “Bowie, The final act” con il regista Jonathan Stiasny in sala  e  l’anteprima assoluta di Micah  P. Hinson “The tomorrow man” con live esclusivo dell’artista.

Trenta i titoli in anteprima italiana come “Pauline Black: A 2- Tone Story” di Jane Mingay, dedicato alla carismatica voce dei The Selecter che sarà ospite insieme alla regista; “Herbie”, omaggio all’innovativo sperimentatore Herbie Hancock, tratteggiato da Patrick Savey in sala per la prima; “Wolves”, racconto di formazione ambientato ai margini della scena balck metal europea, diretto da Jonas Ullrich, ospite del festival; Boy George & Culture Club (sabato 7 marzo) di Alison Ellwood, regista pluripremiata già autrice del recente documentario su Cyndi Lauper; “Ray Vonn”, viaggio immersivo nella notte berlinese e i film su Sun Ra, che approfondisce la filosofia di questo visionario musicista, pioniere e poeta dell’afrofuturismo, e “Sul Butthole Surfers”, una delle band più scandalose e influenti dell’underground americano. Accanto alle proiezioni un ricco programma live, con l’evento speciale “Casino Royale – Suono/Visione/Suono”, una produzione originale nata dall’incontro tra il festival e la storica band che, per l’opening night di Seeyousound, presenterà una performance inedita; il set di Mikah P. Hinson, l’esibizione di Giorgio Licalzi e Stefano Risso; due jam session dedicate agli ultimi quarant’anni della scena torinese, con ospiti speciali a sorpresa, legati ai film “Nostra Torino oscura” e “Falene”. Seguiranno il progetto audiovisivo Kitbashing, di Abadir, con Nicolò Cervello, e le performance di Francesco Corvi e Jolanda Moletta, oltre al party postfunk “From screen to dance floor”, che avrà luogo presso i Magazzini sul Po, con le dj Lavalamp e Catu Diosis (in arrivo dall’Uganda). Il programma prevede 68 titoli in sei giorni di proiezioni, quest’anno senza repliche, e collaborazioni con il Torino Jazz Festival, che realizzerà il 5 marzo il concerto per pianoforte di Sergio Giachino a chiusura del documentario Herbie. Il programma si estenda anche al campo delle arti visive, con la mostra “Quiet not absent” da Alberto Anhouse, presso la galleria Recontemporary, dove la mostra sarà aperta dal 19 febbraio al 21 marzo, e l’esposizione “Visioni soniche”, cover afrofuturiste da Visualgrafika, spazio Miele dedicata all’immaginario proprio dell’afrofuturismo.

Seeyousound XII edizione ha uno slogan preciso: “Make some noise”, e si svolgerà dal 3 all’8 marzo. Le proiezioni si terranno al Cinema Massimo e si tratta di un appuntamento unico nel panorama italiano.

Mara Martellotta

“Eleganza e invenzione”, le note del giovane Mozart

Con la torinese Fabiola Tedesco, nel duplice ruolo di violino solista e direttore al Conservatorio di Torino

Lunedì 9 febbraio, ore 21

In arrivo (con gioia) dai principali palcoscenici europei, eccola nuovamente a Torino la giovane, talentuosa violinista moncalierese Fabiola Tedesco, impegnata, nel duplice ruolo di “violino solista” (il suo è un prezioso “violino” ottocentesco costruito dal liutaio svizzero Alessandro D’Espine) e “direttore”, nel primo appuntamento del 2026 (sono tre quelli invernali romanticamente definiti “Luce d’inverno”) della Stagione della “Stefano Tempia”, in programma lunedì 9 febbraio (ore 21) presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di piazza Giambattista Bodoni, dove Fabiola si è diplomata nel 2014, sotto la guida di Sergio Lamberto. Dopo aver seguito “masterclasses” con Vadim BrodskyUto Ughi Tyoko Takezaw e seguito regolarmente quelle di Ana Chumachenco in tutta Europa (perfezionandosi con Rudens Turku presso il “Voralberger Landeskonservatorium” di Feldkirch in Austria e presso l’Accademia “Perosi” di Biella), attualmente Fabiola Tedesco ricopre il ruolo di “Concertmaster” della “North Netherlands Symphony Orchestra” di Groningen in Olanda.

Al “Conservatorio” torinese guiderà l’ “Orchestra APM – Fondazione Scuola di Alto Perfezionamento Musicale” di Saluzzo (composta da giovani musicisti che frequentano o che hanno frequentato il corso di formazione “Obiettivo Orchestra”) in un programma interamente dedicato a Mozart “tra eleganza formale e tensione espressiva”. Il programma è incentrato su due pagine chiave del giovane Wolfgang Amadeus Mozart“testimonianze di una fase di profonda trasformazione del suo linguaggio”: il “Concerto per violino n. 1 K. 207” che colpisce “per la ricchezza dell’invenzione melodica e per un virtuosismo sempre misurato, integrato in un dialogo elegante con l’orchestra” e la “Sinfonia n. 29 K. 201”, in cui si fondono “stile ‘galante’, raffinatezza timbrica e tensione quasi drammatica”.

Nei giorni precedenti il concerto, Fabiola terrà una “Masterclasses” a Saluzzo.

“Per me tornare a Torino, la mia città – racconta – in occasione di questo concerto è particolarmente emozionante: esibirmi nuovamente nel salone del ‘Conservatorio’ – la sala che ha ospitato i momenti musicali cruciali della mia infanzia e adolescenza, dal diploma al debutto con l’orchestra – mi ricorda quanto sia stata privilegiata a crescere in questo ambiente. Sono orgogliosa di questa collaborazione con l’‘Accademia Stefano Tempia’ e felice di poter restituire qualcosa dopo aver vinto il ‘Premio Tempia’ nel 2014. L’aspetto più speciale di questo progetto però è quello didattico: lavorare con i più giovani è una mia grande passione, e nella ‘masterclass’ all’‘APM’ di Saluzzo spero di poter infondere un po’ di coraggio e nuove prospettive ai ragazzi che si affacciano a questa carriera”.

Dopo l’attesa esibizione di  Fabiola Tedesco il “programma invernale” della Stagione della “Stefano Tempia” proseguirà con altri due significativi appuntamenti.

Il primo (“Teatro Vittoria” di Torino, lunedì 23 febbraioore 21) sarà dedicato alla grande tradizione della “Musica da Camera” ottocentesca, in coproduzione con il “Conservatorio di Alessandria”. A brani virtuosistici di Giovanni Bottesini – leggendario contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra, detto il “Paganini del contrabbasso” – si affiancherà l’esecuzione del celebre quintetto “Die forelle” (“La trota”) di Franz Schubert, esempio luminoso della sua arte melodica, “in cui il gioco dell’acqua e il guizzare della trota diventano metafora musicale di leggerezza e vitalità”.

Il trittico si chiude (presso il “Conservatorio” torineselunedì 16 marzoore 21) con la monumentale intensità del “Requiem in re minore K. 626” di Mozart, affidato al coro e all’orchestra dell’“Accademia Stefano Tempia”, con la collaborazione del “Coro Eufoné” e dei solisti Francesca IdiniElisa BarberoBekir Serbest e Andrea Goglio. Il “Requiem” è l’ultima, enigmatica soglia creativa di Mozart, alla cui partitura, il geniale compositore austriaco lavorò  fino agli ultimi mesi di vita; dopo la sua morte (5 dicembre 1791), la vedova Constanze fece terminare l’opera da diversi musicisti, tra cui Franz Xaver Süssmayr a cui si deve il completamento decisivo.

Per info dettagliate sul programma www.stefanotempia.it

g.m.

Nelle foto: Fabiola Tedesco; “Eleganza e invenzione” (immagine di repertorio”); Coro “Accademia Stefano Tempia”

“Callas, Callas, Callas” per Palcoscenico Danza

Per Palcoscenico Danza al teatro Astra giovedì 5 febbraio alle ore 20 andrà in scena il balletto “Callas, Callas, Callas”, con le coreografie di Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco .

Nel centenario della nascita di Maria Callas l’omaggio di COB Compagnia Opus Ballet, diretta da Rosanna Brocanello, assume una particolare valenza anche per l’originalità che l’ha ispirato, affidare a tre giovani, ma già affermati coreografi dal linguaggio contemporaneo, una creazione a serata, che rifletta la loro personale visione della leggendaria artista, senza però volerla raccontare descrivendola.
Tre sguardi differenti, quindi, tre approcci e restituzioni in danza che il bel titolo già evidenzia. Titolo che è anche un invito per lo spettatore  a scoprire o ritrovare tra le pieghe di un movimento o la coralità di un ensemble, tra le sonorità elettroniche o i frammenti di arie celebri disseminati nell’architettura coreografica, tra una luce o un costume che evidenzia gesti e posture, la propria Callas. O magari un’altra, inedita, che la danza astratta può suggerire, evocare, imprimere nell’atmosfera e nella memoria. Riconosceremo sicuramente tre celebri arie dalla Tosca di Puccini , dalla Norma di Bellini e dalla Carmen di Bizet.

La compagnia Opus Ballet è  nata nel 1999 ed è  stata diretta sin dalla sua fondazione da Rosanna Brocanello, che si è  impegnata nella formazione di giovani coreografie e danzatori , con l’intento di creare , promuovere e coordinare iniziative a carattere artistico e culturale, nel campo della danza in relazione alle altre espressioni artistiche quali quelle della musica, delle arti visive e della performance.

Mara Martellotta

(foto archivio Palcoscenico Danza)

“Stand up for Giuda”, interpretato da Ettore Bassi alle Fonderie Limone

 

Il regista Leonardo Petrillo ricostruisce la sua vita

Dal 5 all’8 febbraio prossimo, l’attore Ettore Bassi sarà in scena alle Fonderie Teatrali Limone con il monologo “Stand up for Giuda”, dopo aver vestito, vent’anni fa, i panni di San Francesco d’Assisi. La pièce è firmata e diretta da Leonardo Petrillo. Lo spettacolo è stato presentato a Roma, a fine luglio scorso, nel corso di due serate evento nel Tempio di Venere in occasione del Giubileo, ottenendo un gran successo di pubblico.

Nel mito collettivo, Giuda è il traditore per eccellenza, e Leonardo Petrillo ricostruisce la sua vita a partire dall’incontro con Gesù, alla fase del visionario dubbioso, fino al momento in cui ,’istinto prende il sopravvento. Giuda lo ama più di tutti gli Apostoli, tradendo affinché si compisse il disegno divino. Quando Gesù si lascia crocifiggere senza usare poteri soprannaturali, Giuda comprende che non è Dio, ma un uomo, e che il disegno divino risulta incomprensibile.

Sul palco Ettore Bassi, apprezzato interprete televisivo e cinematografico che restituisce a Giuda la sua umanità, tra rimorso e ribellione, contro la coscienza collettiva che lo ha condannato. In sala assistiamo a un assolo emozionante della rivendicazione di Giuda. Sua è la versione dei fatti sulla verità dell’evento. Se Gesù avesse spiegato il mistero della Resurrezione senza far ricorso a metafore incomprensibili, lui e gli Apostoli avrebbero compreso il significato di quella morte e non si sarebbero smarriti. Con l’apparizione di Cristo, il mistero viene svelato agli altri, ma non a Giuda, che si è tolto la vita per il rimorso del suo tradimento. La versione che Giuda ci consegna è quella di un uomo che, sentendosi discriminato ingiustamente nei secoli, si ribella alla coscienza collettiva che lo ha definito “traditore”. La condanna di Giuda non è eterna, la sua speranza resta viva fino a quando, come ricordava Papa Francesco, orgoglio, cupidigia e vanità saranno estirpate, e l’uomo liberato dai pregiudizi.

Fonderie Teatrali Limone – via Pastrengo 88, Moncalieri (TO)– “Stand up for Giuda” – 5-8 febbraio 2026

Orari: 5-6 febbraio ore 20.45 -7 febbraio ore 19.30 – 8 febbraio ore 16

Mara Martellotta

La chiesa Maramures

La deliziosa cappella scolpita in legno che  viaggiò dalla Transilvania a Moncalieri.

Costruita nell’omonima regione rumena del Maramures, al confine tra Ungheria e Ucraina, è  un raro gioiello realizzato in legno, uno dei pochi  e preziosi esempi di chiesa ortodossa cristiana del suo genere, in Italia ne esiste solo uno: a Moncalieri. Nessun chiodo, solamente incastri, hanno tramutato questo edificio in una struttura portatile e, a parte la Romania, dove questi luoghi di culto costruiti perlopiù tra il XVII e il XVIII secolo sono inseriti nella lista del Patrimonio Unesco, nel mondo se ne contano solo altri 5: in Venezuela, Cipro, Svizzera, Francia e Svizzera.

Arrivata nella cittadina piemontese pezzo per pezzo e ricostruita come si farebbe con i moderni Lego, la speciale tecnica con cui è stata costruita è statasviluppata in conseguenza ad una regola emanata dalla Corona Ungherese che proibiva l’edificazione delle chiese in pietra, ma probabilmente anche per la necessità di far sparire gli edifici  di culto cristiani a causa delle persecuzioni religiose.

Dedicata ai Quaranta Martiri di Sebaste e inaugurata nel 2016, la chiesa Maramures  è a pianta rettangolare e affaccia sul sagrato esterno attraverso un sistema di portici che creano una “C”. La casa parrocchiale ospita l’appartamento del sacerdote, una sala polivalente e una foresteria, l’edificio è circondato da un bel giardino curato e piante di rose.

Arrivando a via Papa Giovanni XXIII a Moncalieri si nota subito il suo bel campanile alto 25 metri, il colore caldo  del legno, la forma tipica di queste impiantiarchitetturali vernacolari che utilizzano i materiali tipici secondo le tradizioni del luogo, in questo caso la Transilvania. Entrando dal cancello è naturale ammirare l’imponente portale ricco di intarsi, le arcate e le catene create da un pezzo unico di legno. L’interno invece, meno lavorato rispetto all’esterno, è delicatamente decorato con icone e immagini sacre su un fondo bianco e incorniciate dalle travi lignee.

Visitando questo luogo sacro si avrà la sensazione di fare un viaggio temporale, ci si sentirà in un’altra dimensione geografica, immersi in tradizioni etno-religiose diverse dalle nostre ma perfettamente integrate nel territorio.

MARIA LA BARBERA

Michel Gondry al Museo del Cinema per la “Stella della Mole”

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospiterà, dal 27 al 29 maggio prossimi, il poliedrico artista Michel Gondry, una delle figure più originali del cinema contemporaneo. Premio Oscar nel 2005, Gondry riceverà il premio “Stella della Mole” e terrà una masterclass oltre ad accompagnare gli spettatori in una retrospettiva dei suoi apprezzati lavori. Grazie a un’importante partnership, la Scuola Holden ospiterà dal 22 al 31 maggio prossimo “L’Usine de films amateur”, laboratorio pratico ispirato al suo film “Be kind rewind”. Si tratta di un evento partecipativo volto alla realizzazione di cortometraggi che, in linea con lo spirito della Holden, vuole rendere accessibile a tutti il cinema, permettendo di vivere il processo di produzione.

“Siamo molto contenti di questa collaborazione con la Scuola Holden – dichiara Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema – uscire dagli spazi fisici della Mole Antonelliana e trovare le interconnessioni con il territorio rappresenta uno degli asset della nostra Fondazione, che si propone di comunicare la cultura e di incuriosire le nuove generazioni alla scoperta della settima arte. Siamo sempre pronti a collaborare con Enti e istituzioni, poiché siamo convinti che dalle sinergie possano nascere grandi e interessanti momenti culturali”.

“Pochi artisti hanno colto e tradotto l’impatto che la rivoluzione del digitale ha operato sulle nostre vite e nel nostro modo di percepire la realtà come Michel Gondry – ha sottolineato Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema  – a partire dalla sua collaborazione con Bjork, per continuare con i suoi cortometraggi, il regista e sceneggiatore francese ha saputo sorprendere combinando materiali scenografici digitali ad effetti tradizionali. Affidandosi a star del cinema come Jim Carrey e Kate Winslet, Gaël Garcia Bernal e Charlott Gainsbourg , e sposando un modello di produzione a basso budget, Gondry ha dato al cinema, come atto visionario e onirico, una nuova dimensione”.

Affermandosi negli anni Novanta con videoclip musicali innovative, ha ottenuto un successo internazionale sul grande schermo con il film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, del 2004, scritto insieme a Charlie Kaufman. Il film, diventato un manifesto d’estetica del nuovo millennio, combina fantascienza e dramma sentimentale, esplorando il tema della memoria, dell’amore e dell’identità. Tra le sue opere più note figurano “The Science of Sleep” del 2006, commedia romantica che indaga il confine fra sogno e realtà, “Be kind rewind”, film dal tono giocoso e nostalgico che celebra il cinema come esperienza collettiva artigianale, e “Mood indigo” (2013), adattamento cinematografico del romanzo di Boris Vian, una storia d’amore tragica ambientata in un universo surreale, in cui le emozioni influenzano la realtà fisica in un mondo visivo ricchissimo. Lo stile di Michel Gondry si distingue per un approccio artigianale e sperimentale, prediligendo effetti pratici, scenografie costruite a mano, tecniche analogiche, come lo stop motion, e riducendo al minimo l’utilizzo del digitale, con soluzioni visive che rendono tangibile il mondo interiore ed emozionale dei suoi personaggi.

Mara Martellotta