CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 2

Palcoscenico Danza 2026, “MOSTRI” a teatro

Palcoscenico Danza, dal 25 gennaio al 29 aprile 2026, esplorerà l’ibridazione tra umano, natura e mito con grandi ospiti internazionali e solidi riferimenti del mondo della danza nazionale. Sempre di più, la rassegna si inserisce come parte integrante dell’articolato cartellone di prosa della Fondazione TPE diretta da Andrea De Rosa, ideatore della linea concettuale che accompagna il triennio in corso, dedicato al tema dell’identità, e al modo in cui le persone si trasformano nel corso della loro esistenza. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la rassegna di Palcoscenico Danza riporterà il titolo della stagione in corso, “MOSTRI”, proponendo un viaggio coreografico tra figure deformate, divinità mitologiche, creature ibride e icone sacre della cultura mondiale.
Si tratta di una stagione variegata e sorprendente – ha dichiarato il direttore Paolo Mohovich – ricca di creature mostruose, dai vulcani Fuji e Etna alle divinità taiwanesi, dall’uomo cervo cibernetico al mostro sacro Maria Callas. Si tratta di figure che, attraverso la danza, indagano la natura, il sacro, l’umano in modi inediti e perturbanti”.

L’apertura sarà affidata a Roberto Zappalà, con “Brother to brother. Dall’Etna al Fuji”, uno spettacolo potente che mette in dialogo la Sicilia e il Giappone attraverso il ritmo ancestrale dei tamburi Taiko, eseguiti da Munedaiko, e la forza vulcanica di nove danzatori. Il 5 febbraio sarà la volta dell’omaggio alla “divina” Callas: nel centenario della nascita di Maria Callas, la COB Compagnia Opus Ballet presenta “Callas, Callas, Callas”, tre coreografi d’eccezione, Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco, reinterpretano il mito della Callas attraverso sguardi contemporanei e astratti.

Dal 28 febbraio all’1 marzo sarà la volta dei miti internazionali e Taiwan. L’eccellenza internazionale arriverà con la Hung Dance di Taiwan in “Glanced Crack”. Il coreografo Lai Hung Chung esplora la resilienza attraverso il mito di Nuwa, Giovanni Insaudo indaga con “Mitici” il rapporto cupo e alieno tra umani e dei. Il 24 marzo e 29 aprile andranno in scena le biografie sceniche e ibridazioni. La stagione prosegue con Emanuela Tagliavia e il suo “Short cur”, una costellazione di frammenti d’arte che spaziano da Burri a Dalì.
Il 31 marzo e 1 aprile andrà in scena “Aurunca”, riflessione di Elías Aguirre sulla morte e sui non luoghi, trasformando il corpo in un ecosistema tra insetti e visioni urbane. La chiusura è affidata ai giovani talenti di Echo Dance Project, con Made4you.x, il 23 e 24 aprile, che festeggerà i 10 anni con una creazione di Nacho Duato dal titolo “Liberté”, estratto da “Rassemblement”, creazione del 1990 realizzata per il Cullberg Ballet, oltre alle nuove opere di Paolo Mohovich, Salvatore De Simone e Giovanni Insaudo; il trio guidato da Cristiana Casadio con “Of restless nature” del 28 e 29 aprile, ispirato alle affascinanti donne-insetto della scultrice Germain Richier, e alle architetture di spazi minimi del Collettivo Lattea, in collaborazione con Interplay Link.
Terrà, il 1 aprile, presso la sede di Echo Dance Project, una masterclass l’artista multidisciplinare Elías Aguirre. Si tratta di un evento aperto a danzatori e curiosi, focalizzato sulla natura invisibile e sul movimento degli insetti, integrando danza urbana e teatro gestuale.

Mara Martellotta

Le “Onde” musicali dell’Egizio

Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica.  La rassegna “Onde”, ha riscosso molto  successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede  dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz  consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.

Gabriella Daghero

Onde 2026 al Museo Egizio: il programma

Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.

Domenica 22 febbraio, ore 11  DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.

Domenica 15 marzo, ore 11  METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.

Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.

Domenica 24 maggio, ore 11  PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.

Domenica 28 giugno, ore 11  TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.

Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.

Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.

Domenica 20 settembre, ore 11  FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.

Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.

Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.

Domenica 13 dicembre, ore 11  INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.

Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.

Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00

Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino

Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.

Altre informazioni
museoegizio.it

La Cenerentola di Rossini al Regio: la magia è nella musica

Di Renato Verga

La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.

La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.

La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.

Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.

Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.

Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.

“Album” alla SOMS di Racconigi

La bolognese Compagnia “Kepler 452” porta in scena lo spettacolo vincitore del bando “Stronger Peripheries”

Venerdì 23 gennaio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.

A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.

Vincitore del bando “Stronger Peripheries”“Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.

Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.

Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.

E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.

Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.

g.m.

Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

“Lui” di Ashkan Khatibi: in scena il dramma iraniano

In scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio prossimi, al teatro Astra, la pièce teatrale del drammaturgo e regista Ashkan Khatibi sull’oppressione del regime iraniano, tema più che mai attuale

Andrà in scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, alle ore 21, al teatro Astra, la pièce teatrale “Lui” di Ashkan Khatibi, classe 1979, drammaturgo, attore, regista, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari contro la Repubblica Islamica. Dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato dall’intelligence iraniana, ha lasciato il suo Paese, la famiglia e i suoi allievi, arrivando in Italia e proseguendo la sua vita artistica nel 2021.
“Lui” è molto più di una performance, rappresenta una lettera aperta al mondo libero, al centro della quale vi è la lotta per non farsi divorare dall’oscurità dei regimi totalitari oppressivi. Da considerarsi “mostro” è la dittatura e il protagonista cerca in maniera disperata di non trasformarsi in esso. Lo spettacolo è un grido per richiamare l’attenzione di chi non ha mai conosciuto la censura, e la repressione, come parte integrante del loro corpo, della loro anima e della loro opera. Il linguaggio scenico scelto fonde recitazione  e video design, curato da Kinia Rahman. Khatibi, attraverso una pièce teatrale in lingua farsi, con sovratitoli in italiano, composta da 13 scene, racconta la vita di scrittori e artisti che operano all’ombra della censura. In ognuna di queste scene, l’attore interpreta un personaggio che subisce violenza fisica e psicologica. Emerge, in queste scene, l’indifferenza del potere verso l’essere umano. Nonostante il titolo paia suggerire una certa solitudine esistenziale, lo spettacolo è il risultato di un intenso lavoro di squadra, con il coordinamento di Negar Mokarram Dorri e un team creativo composto da Sadaf Baghbani e Parinaz Ghasedi alla regia, Danial M. alla scenografia. La traduzione è di Sanam Naderi.

Teatro Astra- via Rosolino Pilo 6, Torino – fondazionetpe.it

Mara Martellotta

Una domenica al MAU, tour alla scoperta di borgo Campidoglio e dei suoi murales

Il Museo di Arte Urbana di Torino riprende i suoi attesissimi tour alla scoperta dell’arte che popola i muri della città, con il primo appuntamento del 2026, “Una domenica al MAU”, iniziativa che si svolge ogni quarta domenica del mese e che invita cittadini e turisti a scoprire i murales situati nel quartiere Borgo Vecchio Campidoglio.
Organizzata in collaborazione con Culturalway, la visita guidata si snoda tra le caratteristiche vie del borgo, alla scoperta delle opere d’arte che hanno trasformato facciate, saracinesche e pareti in vere e proprie tele urbane. Il percorso attraversa le strade del quartiere e permette di scoprire oltre duecento opere d’arte realizzate da più di cento artisti, tra cui giovani emergenti e artisti consolidati.
Il primo appuntamento è per domenica 25 gennaio prossimo alle ore 15.30 con ritrovo presso la Chiesa di Sant’Alfonso, in via Netro 3.

Il tour ha una durata di circa un’ora e mezza. Il costo è  di 7 euro per i possessori dell’Abbonamento Musei, 13 per gli altri , 3 euro per i bambini dai 6 ai 16 anni.
Per informazioni e prenotazioni 3393885984; info@culturalway.it

Mara Martellotta

Nuovi programmi su ToRadio

Su Toradio il nuovo appuntamento musicale ‘The Block’ e sempre con Filippo RULA Brucoli da venerdì 23 gennaio il programma ‘Pizza’

Da martedì 20 gennaio ha preso il via v un  nuovo appuntamento musicale su TOradio  sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni. E’ il programma ‘The Block’  che, come suggerisce il nome, rappresenta un blocco di due ore dedicato  solo ed esclusivamente alla musica Hip Hop internazionale.
Nato da un’idea del suo conduttore Filippo “RULA” Brucoli, metà del noto gruppo musicale rap ATPC, nonché fondatore del negozio streetwear & contemporary Atipici, ‘The Block’ ripercorrerà i 50 anni di musica hippy hop da poco festeggiati, senza dimenticare le hit  attuali più potenti, spaziando tra rap , R’n’B, Old School, New School, G Funk, Hardcore, Hip Hop e Soul Music.
Con ‘The Block’ si intraprenderà un viaggio affascinante fra la musica più creativa e innovativa del mondo, il cui stile così carismatico e audace calamiterà i patiti di questo genere, incuriosendo anche il pubblico meno abituato a questo suono. È stato scelto il nome The Block per la sua traduzione in americano che significa il ‘quartiere’, la propria zona della città a cui si è  profondamente legati, la propria origine che si è sempre orgogliosi di ricordare, con estrema attinenza al mondo Hip Hop che spesso celebra il blocco di provenienza degli artisti  e della comunità che essi rappresentano, in questo caso The Block simboleggia in senso più  ampio l’Hip Hop Comunità.
Il programma andrà in onda ogni martedì sera dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche in diretta sul profilo Tik Tok della radio Toradio.it e riproposto come contenuto podcast sul sito  www.toradio.it e sulle altre piattaforme preposte.

Da venerdì 23 gennaio prossimo su Toradio partirà un altro appuntamento musicale sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni.
Dalla Old School, passando per la Golden Age e gli anni Duemila, fino alla Trap del momento, dalla Urban Music ai successi Pop che sono stati in qualche modo contaminati  da questo mondo musicale,  verrà proposto un mix di super hit, rap underground e perle di cui ci eravamo dimenticati o pezzi che raramente sono inseriti nelle programmazioni delle emittenti radiofoniche nazionali.
Padrone di casa è  Filippo RULA Brucoli, il quale racconterà anche come il suo percorso musicale spesso si sia intrecciato con quello degli artisti più forti e più conosciuti del panorama italiano, condito di aneddoti e curiosi riferimenti.
Il titolo del programma, due ore di puro hip hop italiano, sarà  ‘Pizza’, perché non c’è niente di più italiano e riconosciuto nel mondo della nostra pizza. Sarà un viaggio emozionale nella musica hip hop italiana  che, dalla fine degli anni Ottanta in poi, si è guadagnata spazi e considerazione fino a diventare un genere imprescindibile all’interno del music business. I numeri  che è  riuscita a generare certificano l’interesse che ha suscitato e il successo che ha ottenuto, un clamore talmente importante da arrivare svariate volte in cima alle classifiche.
Il programma andrà in onda ogni venerdì dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche sul profilo Tik Tokdi Toradio e riproposto come contenuto podcast sul sito www.toradio.it

Mara Martellotta

“Happy New Art” inaugura il nuovo anno del Museo MIIT

Mercoledì 21 gennaio, alle ore 18, inaugura la mostra collettiva dei maestri contemporanei italiani e stranieri curata dal Museo MIIT Italia Arte e BM Events, dal titolo “Happy New Art”, che sarà visitabile fino al 6 febbraio prossimo. Riparte quindi la stagione del MIIT con una selezione di opere di pittura, scultura e fotografia che raccoglie circa 50 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Il Museo MIIT realizzerà il calendario 2026 con la pubblicazione  delle opere selezionate. L’esposizione racconterà, con stili e tecniche diverse, la visione dei singoli maestri, in un percorso avvincente e originale, che illustrerà le tendenze del contemporaneo.

In esposizione le opere di Akshita Lad, Stéphanie Arpels, Milena Buti, Giuseppe Caresio, Sergio Cavallerin, Cristina Cornaglia, Paola De Pascale, Antonio Fittipaldi, Guido Forlani, Maria Pia Giacomini, Leo Giampaolo, Francesca Guetta, Fadilja Kajosevic, Marina Lo Re, Gabriele Maquignaz, Anna Mazza, Mirko Monti, Giuseppe Oliva, Barbara Pecorari, Christine Penon, Franz Pelizza, Roberto Ramirez Anchique, Raimondo Romanazzi, Anna Rota Milani, Clare Shouten, Angele Simoliuniene, Josefina Temin, Milena Buti, Laura Graziani, Maria Elena Ritorto, Sonia Abbruzzetti, Ugo Angelini, Blubordeaux, Nadia Carrà, Antonella Cerabona, Chiuto, Susanna Dore, Carolina Frances Ramos, Emanuela Giannetti, Francesca Locurcio, Antonio Minchella, Adriana Puppi, Mila Margini, Margherita Realmonte, Francesca Riva, Daniela Ruvolo, Sonia Salvetti, Luca Spinoni, Eleonora Timberi, Emanuela Tomassi, Lorenzo Trombino.

Museo MIIT – corso Cairoli 4, a Torino

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio, ore 18 – orario visite: da martedì a sabato 15.30-19.30 – info: 011 8129776 – 334 3135903

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 23 GENNAIO

 

Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 alle ore 18:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Evento di chiusura in Piazza San Carlo.

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza in piazza San Carlo, pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

I gruppi si riuniranno davanti all’opera luminosa per una sessione pubblica condivisa, alla presenza di Riccardo Previdi, autore dell’opera, che assisterà al dialogo tra la sua creazione e le voci dei partecipanti.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

maggiori info

 

 

DOMENICA  25 GENNAIO

 

Domenica 25 gennaio ore 16

PICCOLE STORIE, PICCOLE MEMORIE 

MAO – attività per famiglie

La visita si sofferma in particolare sui lavori di Chiharu Shiota collocati negli spazi del museo in dialogo con le opere della collezione cinese e di arte islamica e sull’uso del filo rosso come segno di connessione. Al termine, in laboratorio, i partecipanti potranno modellare in argilla piccole forme che richiamano storie e memorie e connetterle con fili rossi.

Costo: € 7 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto € 10 (gratuito con Abbonamento Musei).
Prenotazione obbligatoria T. 011.4436927/8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

 

 

LUNEDI 26 GENNAIO

 

Lunedì 26 gennaio ore 17

IL CASTELLO RITROVATO. UN NUOVO PERCORSO MUSEALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.

 

Giovanni Carlo Federico Villa

Direttore di Palazzo Madama e Presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, è docente di Storia dell’Arte Moderna e di Museologia e Museografia all’Università degli Studi di Bergamo. Già componente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura (2019-2022), è stato direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria Pubblici Monumenti (2015-2018). Ha curato numerosi progetti espositivi all’estero e in Italia, tra cui quelli per le Scuderie del Quirinale di Roma (2006-2013). Autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche e monografie, numerose sono le sue presenze divulgative relative al patrimonio artistico nazionale sui principali canali radiotelevisivi italiani e stranieri.

 

Cristina Maritano è conservatore di Palazzo Madama per il Lapidario medievale e le Arti decorative. Tra le sue pubblicazioni sono da citare i saggi Le ceramiche di Palazzo Madama. Guida alla collezione (Fondazione Torino Musei, 2008), Il riuso dell’antico nel Piemonte medievale (Scuola Normale Superiore, 2008) e i cataloghi Profumo. Origini, storie, confezioni (Silvana, 2018), L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica (Allemandi, 2019). Ha infine curato il volume di Cristina Campanella La fabbrica Rossetti a Torino. Maioliche e porcellane (Silvana Editoriale 2025).

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

GIOVEDI 29 GENNAIO

 

Giovedì 29 gennaio ore 19:30

RAI TATEISHI (goat JP) feat. Koshiro Hino

MAO – performance nell’ambito del public programme di The Soul Trembles

Un approccio olistico che spinge gli antichi strumenti a fiato oltre i loro limiti

Rai Tateishi è suonatore di shinobue e flauto noh, interprete di tamburi taiko giapponesi, e una forza vitale tanto nella musica tradizionale quanto in quella sperimentale. Dopo essersi formato con il rinomato ensemble Kodo Taiko Performing Arts Ensemble, ha fondato il proprio gruppo Azuma e fa parte del gruppo cult d’avanguardia goat (JP).

Vivendo un’esistenza da eremita in un villaggio giapponese spopolato, Tateishi ha affinato il suo suono in profonda comunione con gli strumenti, sviluppando uno stile che trascende i loro confini abituali, canalizzando spiriti ancestrali attraverso improvvisazioni ardite, che spaziano da soffi melodici a passaggi percussivi, sonorità inaspettate e un’intensità dal carattere rituale.

Il suo debutto solista Presence (uscito per l’etichetta NAKID di Koshiro Hino) è stato registrato senza sovraincisioni, intrecciando shinobue con shakuhachi, organo a bocca khene e flauto irlandese in una musica che risulta assolutamente personale. Al MAO sarà affiancato dal musicista Koshiro Hino, suo compagno nei goat (JP), che processerà in tempo reale il suo suono.

Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso alla mostra The Soul Trembles.

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/