Dopo Claudio Baglioni, anche Riccardo Cocciante ha scelto l’anfiteatro dell’anima di Cervere come location di prestigio per il suo nuovo tour che nel 2026 lo porterà ad esibirsi in dieci tra le location all’aperto più suggestive d’Italia.
L’appuntamento sull’altopiano di Cervere è per giovedì 3 settembre 2026, ma i biglietti sono già in prevendita su ticketone.it a partire dalle ore 11 di lunedì 15 dicembre. Due giorni più tardi, sabato 5 settembre 2026, sullo stesso palco salirà Claudio Baglioni, per il quale le prenotazioni sono già prossime al sold out.
Cocciante non si esibisce dal vivo in Piemonte da oltre trent’anni e il suo concerto all’Anfiteatro dell’Anima sarà l’unica tappa del tour nel Nord Ovest, tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Per il patron di Anima Festival, Ivan Chiarlo, insieme alla sorella Natascia, si tratta di un colpo straordinario quello rappresentato dal tandem Cocciante Baglioni, che viene a coronare nel migliore dei modi il decennale della manifestazione, cresciuta anno dopo anno con solidità e costanza, fino a raggiungere i massimi livelli in Piemonte.
“Anima Festival – spiega Ivan Chiarlo – è il risultato del fantastico percorso compiuto insieme al pubblico e agli sponsor, grazie ai quali è stato possibile portare all’attenzione nazionale un luogo di eccezionale suggestione, ospitando artisti di primo piano a livello nazionale e internazionale. Il 3 settembre 2015 rappresenta la data di inaugurazione dell’Anfiteatro dell’Anima e siamo davvero onorati di celebrare questa ricorrenza con il concerto di Riccardo Cocciante, celebrando inoltre i cinquanta anni di uno dei suoi album più conosciuti, “Anima”.
Il concerto di Cervere si inserisce nel tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026″ e segnerà il ritorno live del maestro nell’anno in cui festeggerà i suoi ottanta anni.
Un’occasione speciale per ripercorrere dal vivo i brani che hanno contrassegnato la storia della musica italiana e internazionale, firmati da uno degli artisti e compositori più celebri al mondo.
Il tour non sarà soltanto un ritorno sul palco, ma anche una celebrazione di canzoni che non hanno età, capaci di rinnovarsi e continuare a vivere nel presente.
La tournée prenderà il via il 20 giugno 2026 al Parco San Valentino di Pordenone, per poi proseguire in piazza San Marco a Venezia, al teatro Greco di Siracusa, all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, a Villa Este a Cernobbio, al castello Carrarese di Este, al Parco Archeologico di Egnazia a Fasano, all’Anfiteatro dell’Anima di Cervere e al castello Visconteo Sforzesco di Vigevano, per concludersi il 12 settembre allo Sferisterio di Macerata.
Mara Martellotta
E’ finito ieri sera il ciclo televisivo dedicato a Sandokan. Ne ho seguito qualche puntata perché ricordavo l’edizione televisiva del 1975 e volevo tentare di riviverla dopo mezzo secolo. Due versioni non confrontabili, quest’ ultima davvero grondante di sangue e violenza. Lo spirito avventuroso e fantastico di Salgari è naufragato nella spettacolarizzazione della violenza, non immaginabile cinquant’anni fa. Forse perché viviamo un clima di guerra in Medio Oriente e nell’Est europeo in cui continuano a morire uomini, donne, bambini, la spettacolarizzazione televisiva della violenza appare particolarmente urticante. I paesaggi mitici immaginati dalla sbrigliata fantasia di Salgari diventano uno sfondo inquietante. Se poi pensiamo al risorgere del terrorismo islamico ed antisemita in Australia e ai pericoli che rischiamo di rivivere anche noi, i romanzi salgariani d’avventura diventano motivi di incubo. Se pensiamo inoltre che Salgari è interrotto da una pubblicità televisiva martellante che esalta il Natale e suoi riti fatti di buonismo e di intimità famigliare, abbiamo ancora più chiaro il divario tra la realtà, la finzione e la fantasia. Anche Sandokan diventa pretesto per rappresentarci una realtà che si vive drammaticamente nel conflitto di aggressione russo e in quello israeliano dove la versione di un Iman diventa la vulgata del 7 ottobre fatta propria da parte di molti che scorrazzano per le strade, esaltando la Palestina e diffondendo violenza e vandalismo. Che brutto Natale vivremo quest’anno. E’ davvero difficile credere alla favola bella della pace in terra agli uomini di buona volontà, espressione del Vangelo di Luca, recentemente ritradotta forse perché la buona volontà è divenuta un’espressione sempre più utopistica. Davvero l’annuncio degli Angeli a Betlemme appare lontano. Oggi, tralasciando le guerre, abbiamo una violenza nelle nostre città dove bande di malvissuti attentano alla nostra vita e alla nostra sicurezza. Ogni giorno e in ogni ora.
