di Pier Franco Quaglieni
.
Piemonte in fiamme – Maria Magnani Noya – Un bel libro ambientato a Torino – I due bulli torinesi

***
Piemonte in fiamme
Piemonte in fiamme, Torino soffocata dal fumo. Il disastro in Val di Susa si può considerare un disastro annunciato che ha devastato la valle per sette giorni. Il sistema di protezione civile regionale si è rivelato inadeguato e chi ne ha la responsabilità, in un sistema normale, dovrebbe già aver rassegnato le dimissioni. I piromani hanno avuto la vita facilitata dalla sottovalutazione del possibile
disastro ambientale determinato dal fuoco. La stessa notizia degli incendi è stata oscurata dallo smog torinese agitato dalla Sindaca Appendino, sindaco anche della Città Metropolitana che improvvidamente ha sostituito le Province . Ci sono stati anche ritardi negli interventi dei Canadair. L’andare in giro del Presidente della Giunta regionale non ha rappresentato nulla di utile, se non per la propaganda e per occultare le responsabilità della sua amministrazione. Anche la sospensione per il solo mese di novembre della caccia rivela insensibilità. Dopo questo disastro, aggravato da una siccità eccezionale, gli animali hanno diritto di non essere cacciati. E’ un fatto di civiltà e di sensibilità almeno per l’intera stagione. Vorrei proporre un’idea semplice semplice che forse non servirebbe a molto ,ma che darebbe un segnale. Non acquistare gli abeti per il Natale,servendosi di quelli artificiali, e contribuire all’acquisto di un abetino da piantare al posto di quelli perduti. Sarebbe un modo per dare una lezione ad una classe politica che anche in questa occasione ha brillato per superficialità e incapacità di agire in modo tempestivo. La stessa abolizione della Polizia forestale non ha dato buoni risultati anche se l’essere confluita nei Carabinieri da’ fiducia per il futuro.
***
Maria Magnani Noya
La signora Appendino non è la prima Sindaca di Torino, la prima donna Sindaco fu Maria Magnani Noya (dal 1987 al 1990), deputata socialista di tre legislature, sottosegretario di Stato all’Industria, alla Sanità e alla Pubblica istruzione. Fu anche deputato al Parlamento Europeo di cui fu vicepresidente. Era un noto avvocato penalista: la sua professione le consentì sempre di mantenere un’autonomia rispetto al partito e ai suoi apparati. I miei rapporti con lei furono per molti anni di sincera amicizia e ,quando venne eletta Sindaco, mi sollecitò un colloquio che fu molto cordiale, dicendomi che voleva sentire i miei consigli. Accadde anche con Carpanini con cui ci si vedeva a colazione ogni tre mesi con lo stesso scopo. Ci eravamo conosciuti nel vivo delle battaglie laiche per il divorzio e mantenemmo sempre un rapporto nel corso degli anni successivi. Era donna capace che sapeva andar a parlare di divorzio (considerato un problema quasi esclusivamente borghese )davanti ai cancelli della Fiat. Spesso facevamo dei discorsi in coppia, io come laico liberale,lei come laica socialista, a sostegno della Legge Fortuna – Baslini, il primo socialista, il secondo liberale. Lei stessa era una socialista liberale convinta. Nella Sala Rossa del Consiglio Comunale partecipai ai festeggiamenti in suo onore per i suoi 80 anni, dopo anni di oblio. Ci fu anche un periodo in cui i nostri rapporti divennero tesi e persino spiacevoli per aver io espresso un giudizio favorevole verso il suo Pro Sindaco Giovanni Porcellana, mio amico e suo oppositore all’interno della Giunta. Io ero molto amico del mio compagno Giorgio Salvetti che fu presidente della Provincia di Torino, che ne fu molto dispiaciuto. Ci fu un momento in cui Maria venne presa dalla solitudine e dalla paura, lei
donna- coraggio per eccellenza. Fu una dolorosa parentesi da cui seppe riprendersi con la forza che la contraddistingueva. Ci rivedemmo nell’88 per l’incontro in Consiglio Regionale voluto da Viglione ed onorato da un discorso di Montanelli, quando ella era Sindaco e ci fu un’amichevole riconciliazione. Poi negli anni terribili della caccia al socialista, dopo la fine della legislatura europea, tornò alla professione forense. Ci incontrammo nuovamente nei primi anni Duemila quando a Torino ricordai Bettino Craxi, io non socialista, insieme a Stefania Craxi e a Giorgio Cavallo. Una scelta difficile e controcorrente che vide la partecipazione di tanti torinesi. Peccato che non chiesi a lei di concludere l’incontro. Avrebbe portato una testimonianza importante. Ecco, di fronte alla fragilità dell’attuale Sindaca, viene spontaneo non un ingeneroso parallelo, ma la nostalgia per la prima donna Sindaco di Torino che aveva portato nelle istituzioni della Città l’esperienza di parlamentare e di donna di governo insieme all’autorevolezza di donna in prima linea nella battaglia di difesa delle donne e della loro emancipazione. Una sera nel 1982 ,dopo un incontro al Centro “Pannunzio”, in cui intervenne come Sottosegretario alla P.I. mi chiese di accompagnarla a casa a piedi. Fu quella l’occasione più importante che ebbi di parlare a lungo con lei e di conoscerla umanamente, camminando sotto i portici di Torino. Non sempre il Partito socialista espresse ottime amministratrici e politiche come Frida Malan, Carla Spagnuolo, Franca Prest che adesso fa la giornalista a Roma. Putroppo ebbe anche donne assessore sul tipo di quella dei “Gianduiotti” di piazza Solferino, sulla quale è meglio stendere un velo di oblio. Lasciò tra i primi il partito socialista per fare scelte di altro segno.
***
Un bel libro ambientato a Torino
Finalmente i carabinieri applicheranno – malgrado l’arrendismo vergognoso della preside – l’articolo che tutela la docente come pubblico ufficiale che svolge un pubblico servizio che non è lecito interrompere. Per troppi anni le leggi sono state disattese ed e’ stato considerato fascista chi le applicava e le faceva appilicare, come il preside del “Cavour” Luigi Vigliani, o il preside della Facoltà Lettere Giorgio Gullini che 50 anni fa si opposero come poterono, alla contestazione che pretendeva di violare la legge. I troppi bulli di oggi sono figli e nipoti dell’eterno ‘68 e del permissivismo di troppi genitori che hanno protetto in modo sconsiderato i propri figli,senza educarli all’autodisciplina richiesta dal dover vivere in una società civile. Quante sciocchezze sono riconducibili alle astruse teorie di Benjamin Spock, teorico della pedagogia permissiva che ha generato ,sulla lunga, distanza i mostri del bullismo. Alberto Ronchey, parlando di Spock che riconobbe egli stesso l’errore insito nelle sue teorie, scrisse che il ministero della P.I. avrebbe dovuto reintrodurre la frase desueta “In piedi, quando entra l’insegnante “.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
sempre pensato di Pasolini le cose che Lei scrive, ma forse non ho mai avuto il coraggio di scriverle con la sincerità e l’acume che lei dimostra.Ebbi una litigata con Davide Lajolo che definiva martirio la morte violenta di Pasolini. Lajolo era uno che si appassionava e fu molto duro con me che timidamente nel 1975 sollevavo qualche dubbio in proposito. Il 1975 fu l’anno della vittoria del Pci che conquistò le più importanti amministrazioni comunali, provinciali e regionali, dal Nord al Sud. Il conformismo era giunto, nel novembre di quell’anno, a livelli intollerabili. Leggere “Il Giornale” di Montanelli era l’unica via per sopravvivere nella città governata da Novelli.Caro Quaglieni, Lei che è anche un Accademico della Cucina Italiana, cosa pensa dei ristoranti del Buon ricordo e del fatto che la provincia di Torino sia oggi del tutto assente ?
Pier Luigi Gravello
.
Io ho raccolto per molti anni i piatti del Buon ricordo in tutta Italia e anche all’estero. Alcuni sono molto belli e ornano la mia cucina da tempo. Sono appunto un ricordo di pranzi e cene memorabili. Non tutti i ristoranti del Buon ricordo sono allo stesso livello e non tutti meritano un’attenzione
particolare, al di là del piatto. Certo tra la quindicina e oltre di locali lombardi e tre della Liguria, il Piemonte brilla per i due locali, dello stesso proprietario, di Belgirate, gli ottimi Hotel Milano e Villa Carlotta. Ci fu un tempo in cui a Torino c’era la “Vecchia Lanterna” di Armando Zanetti, mitico ritrovo dei gourmet e delle persone raffinate. A San Gillio c’era la “Rosa d’Oro”, il locale precedente di Zanetti. Poi vennero gli chef stellati, le guide e tante altre diavolerie e i ristoranti del Buon ricordo vennero dimenticati. Ne cito uno dove ancora oggi vado non certo per il piatto ,ma per la buona cucina “Il Pernambucco” di Albenga. Oggi ha un arredamento minimalista che non mi entusiasma, lo preferivo nella sua versione storica ,ma la cucina è rimasta sempre di altissimo livello.
.
Halloween
Ho letto il suo articolo (http://www.iltorinese.it/la-ricorrenza-dei-defunti-resiste-ancora-riflessioni-tra-culto-e-ricordi-sentimento-e-tradizione/ ) sul culto dei morti. Credo anch’io che Halloween sia una festa incompatibile con la nostra civiltà ,mentre ho apprezzato il culto foscoliano dei morti che lei ha richiamato.
Alessandra Zanella
.
Io non apprezzo la festa di Halloween che ritengo estranea alla nostra cultura, ma non la ritengo incompatibile con la nostra civiltà. E’ vero, la nostra e’ una civiltà cristiana, ma è anche una civiltà laica e liberale ,quindi aperta alle scelte libere. Trovo di cattivo gusto Halloween ,anche decisamente lugubre e grottesco, direi persino barbaro, ma non rimpiango i tempi in cui la radio e la tv il 2 novembre trasmettevano sol musiche sacre. Posso rimpiangere la vita semplice delle famiglie in cui, recitando il rosario per i morti, si mangiavano le castagne bollite. Oggi Halloween dimostra un consumismo esasperato e stupido. Ma anche qui ci vuole misura. Meglio il consumismo rispetto al pauperismo ,meglio la società dei consumi rispetto alle società della miseria collettivista dell’URSS.
Nell’anno in cui ricorre il centenario
Piemonte e Valle d’Aosta e del Comando Regionale della Guardia di Finanza;
Storie di città / di Patrizio Tosetto
serafico sostiene di non aver potuto prevedere tutte queste difficoltà. Risultato finale: per la seconda volta salterà l?iniziativa? Sui Mercatini di Natale forse è peggio: la società vincente non ha i requisiti. Ma la Sindachessa sostiene che è tutto regolare perché un terzo ha dato le debite garanzie. Però molti non si accontentano delle spiegazioni date e verificano la natura della società garante, collegata a Buongiorno Italia. E’ proprio la stessa che ha ” toppato” sulla precedente edizione dei Mercatini e che dovrebbe pagare ingenti danni alla città. Almeno così avevano dichiarato gli assessori competenti pentastellati. In altre parole chi è uscito dalla
porta centrale starebbe tentando di rientrare dalla finestra. Di bene in meglio! Sfortuna? A questo punto non penso proprio. Qualcuno non ha fatto le verifiche? Ingenuità? Forse, ma quando si amministra dicendo che si vuole cambiare il modo di governare, diventa una colpa. Si potrebbe configurare una omissione di controllo? Chissà. Non rammento più chi diceva che gli individui non si giudicano per ciò che dicono di essere ma per quello che fanno….ora ricordo: un certo Karl Marx. Noi non ci permettiamo di giudicare moralmente. Ma il nostro modestissimo parere è che Torino non ci fa una bella figura. Cose -se fatte – fatte malissimo. E la situazione traspare dal volto di una Appendino sempre più nervosa, sempre più sotto pressione .
Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, Enoteca Diffusa accompagnerà anche questa edizione di Club To Club Festival.
Chieri Frizzante DOC) al Club to Punch (Absolut Vodka, Agave alla Lavanda, pepe rosa, lime, arancia, vino rosso), dal Wild Turin (con il Valsusa DOC), allo Spritz rivisitato (con l’Erbaluce di Caluso Spumante DOCG) solo per citarne alcuni.
Considerato il perdurare delle condizioni meteorologiche di forte siccità, con temperature ben oltre le medie stagionali e mancanza di precipitazioni
articoli pesantemente antisemiti. E’ interessante invece vedere che cosa scrive Calvino del giovane Scalfar :<<Ti conoscevamo come uno disposto a tutto pur di riuscire ,ma cominci a fare un po’ schifo>>. La storia futura di Scalfari ,cominciando dal rapporto con Pannunzio, per poi passare all’”Espresso”, a “Repubblica”, a Carlo De Benedetti rivela la lungimiranza del giovane Calvino. Anche il suocero torinese di Scalfari Giulio de Benedetti ,direttore de “La Stampa”, quando mi parlava di Scalfari ,era molto critico con lui. Alla luce di tutto ciò, fu non senza ragione che Mario Pannunzio lasciò detto che proibiva la presenza di Scalfari al proprio funerale. E così accadde.
ama i micro virtuosismi della luce>>. Attraverso la luce e le ombre il pittore crea la magia della neve .C’è anche chi lo ha accostato a Giacomo Grosso e a Cesare Maggi. Ha scritto Claudia Ghirardello: << In punta di piedi… nelle straordinarie nevicate di Silvio Brunetto si entra in punta di piedi… l’aria è rarefatta ed il respiro si fa quasi sospeso. È la magia del semplice, nella purezza del creato. Tale artista è attratto prepotentemente dalla natura, dal paesaggio, di montagna in particolare, ma anche dal contesto cittadino. È il vissuto che, rivivendo l’input del fanciullino, mediante pennellate talora ragionate, più spesso guizzanti, trascina come per incanto l’occhio dell’osservatore entro il quadro e gli dona pace>>. Io amo molto le sue opere e alcuni luoghi storici di Torino, da Palazzo Carignano alla Gran Madre , li rivivo al mare attraverso le sue opere appese alle pareti di casa, che mi ricordano una Torino che mi piace.
della gioia e della luce, il buio intristisce, ma ,di questi temp, è anche fonte di pericolo.Solo le zone ben illuminate sono più sicure.Possibile che l’Amministrazione grillina non lo colga ? Le luci d’artista scelte per piazza San Carlo e in passato per piazza Carignano, non vanno bene. Vanno semplicemente rottamate come frutto dell’estro di un artista molto originale ,ma totalmente fuori dalla realtà.
La barboncina Susy, il Po, alcuni segreti drammatici
pescatori e cacciatori. Spesso un pollo del suo pollaio fatto arrosto. Alla sera gente che abitava nei paesi vicini, si trovava nella trattoria per mangiare cose semplici e cantare in allegria. Ricordo una sera che cantavano “Marina” a squarcia gola. Eravamo andati ad un matrimonio a Moretta e si concluse la serata con le acciughe al verde lungo il Po in quest’aia con pochi tavoli rustici di legno e qualche sedia, una diversa dall’altra. Io ero un ragazzino, gli altri avranno avuto, chi più chi meno, quarant’anni. C’era la spensieratezza acquisita dopo gli anni tragici della guerra, vivendo il miracolo economico degli Anni Sessanta. C’era la capacità di accontentarsi di poco, una grande virtù contadina. Un mondo scomparso. Una volta il marito della ostessa raccontò a mio padre certi misfatti di partigiani della zona, che seppellirono i corpi di alcuni ammazzati nel bosco vicino. Solo anni dopo mio padre mi spiegò e mi parlò di quelle storie terribili, un sangue dei vinti di cui non ha parlato neppure Gianpaolo Pansa.
omunale di Torino e venne eletto nel 1960 in una lista ispirata dal partito radicale che raccoglieva anche altri tra cui Franco Antonicelli. Il suo ultimo mandato in Consiglio comunale fu all’insegna di posizioni di sinistra molto esplicite che trovarono il consenso del giovane Diego Novelli alle prime armi in quel Consiglio come cronista. La simpatia di Novelli nei suoi confronti suscitò in me un’istintiva antipatia per Villabruna. Poi l’età tarda e la malattia lo portarono a vivere a Torre Pellice in una struttura assistita. Non aderì nel 1968 al Centro “Pannunzio” perché lo ritenne su posizioni troppo moderate ma nel 1971, all’atto della sua morte, Arrigo Olivetti volle che venisse commemorato dal Centro. Ad assistere a quel ricordo venne Valerio Zanone da pochi mesi eletto Consigliere in Regione. Saragat, nel suo messaggio come Presidente della Repubblica, parlò di Villabruna liberale. E sicuramente era stato uno dei pilastri del liberalismo piemontese, più di Alpino e di Catella che non ebbero mai una vera coscienza liberale, ma al massimo liberista e conservatrice. Resta la sua onestà da uomo del Risorgimento ,quando non esitò a dimettersi da Ministro per coerenza con una scelta. Gli altri fondatori del Partito radicale non perdevano nulla uscendo dal PLI, diversamente da Villabruna che fece un atto di coraggio.
tempi, quando per circa tre decenni riuscirono a imporre di mandare la gente in pensione a cinquant’anni, a quaranta e qualche volta perfino meno, e chiamavano “Conquiste” questo delirio contro l’anagrafe e contro l’aritmetica. Grazie alle loro lungimiranti Conquiste oggi noi andiamo in pensione a 70 anni e i nostri figli neanche la vedranno, la pensione. Hanno perfino il coraggio di protestare, di parlare; giornali e giornalisti hanno il coraggio di dargli corda, di prenderli sul serio, di consultarli come la Pizia.
Non
L’uomo non si cambia
Il Comune informa che in occasione dello sciopero del trasporto pubblico di 4 ore proclamato dalle Organizzazioni Territoriali Filt-cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti per la giornata di
Proprio tempi duri per chi come la nostra Chiara Appendino ha scelto il mestiere di sindaco
