Ragazzo investito a San Sebastiano da Po: è grave

Un ragazzo di 14 anni si trova ora all’ospedale Giovanni Bosco, in codice rosso, dopo un grave incidente avvenuto questa mattina mentre si recava a scuola. Il giovane è stato investito da un’automobile intorno alle 7.30 sulla provinciale 590, a San Sebastiano da Po. Il conducente si è subito premurato di chiamare i soccorsi, e i sanitari del 118 di Azienda Zero hanno provveduto a intubarlo e a organizzare il trasporto. Riguardo alla dinamica dell’incidente, sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri di Chivasso.

Mara Martellotta

Tentata truffa ai danni di un’anziana a Pino Torines

I Carabinieri arrestano un uomo torinese di origine nordafricana

Una donna di 76 anni di Pino Torinese, insospettita da una telefonata di sedicenti Carabinieri che le chiedevano di consegnare denaro e gioielli, ha contattato la centrale della zona e denunciato l’accaduto. I Carabinieri, raggiunta ieri mattina l’abitazione della donna, hanno guidato la signora in una telefonata-trappola al malvivente, al fine di condurlo tra le loro mani. Giunto sul posto, i Carabinieri hanno bloccato e arrestato un uomo ventitreenne di origine nordafricana, ma torinese, con l’accusa di truffa aggravata ai danni di una persona anziana.

MARA MARTELLOTTA

A Pianezza la selezione regionale della First LEGO League Challenge

Sabato 17 gennaio prossimo le scuole dell’Arca di Pianezza, in provincia di Torino, in via San Pancrazio 65, ospiteranno dalle 9 alle 17 la selezione regionale della First LEGO League Challenge, uno dei più importanti contest internazionali di robotica educativa rivolti a ragazze e ragazze tra i 9me i 16 anni. L’iniziativa coinvolgerà circa 180-200 studenti organizzati in squadre, provenienti da scuole del Piemonte della regione Nord Ovest, impegnati in un percorso che unisce robotica, progettazione, innovazione, problem solving e capacità di comunicazione. Durante la giornata i team presenteranno i loro progetti a una giuria composta da esperti in campo tecnologico, educativo e archeologico, confrontandosi su competenze tecniche e trasversali. Il tema dell’edizione 2025-2026 si intitola “Unearthed”, e invita i partecipanti a esplorare ciò che è nascosto o sotterraneo, facendo dialogare archeologia, scienza e strumenti digitali. L’obiettivo è stimolare una riflessione su come le tecnologie contemporanee possano contribuire alla conoscenza del passato anche senza ricorrere allo scavo tradizionale, sviluppando nei ragazzi uno sguardo critico e interdisciplinare.

La First LEGO League Challenge si conferma un’esperienza formativa ad alto valore educativo, che pone al centro il lavoro degli studenti, la collaborazione di squadra e l’applicazione concreta delle conoscenze, promuovendo un apprendimento attivo e orientato alle sfide del futuro.

“Ospitare una selezione regionale della First LEGO Challenge – spiega Sara Montagnoni, presidente della Cooperativa l’Arca e referente dei percorsi STEM e di robotica educativa – è per la nostra scuola un riconoscimento importante. Siamo una realtà educativa radicata sul territorio, ma da sempre attenta a sviluppare nei ragazzi competenze che guardino al futuro: progettazione, uso consapevole delle tecnologie, capacità di analizzare dati, comunicare e lavorare su problemi complessi. Accolti in un contesto internazionale di Robotica educativa significa mettere in relazione passato e futuro, scuola e innovazione, offrendo ai ragazzi sfide di lettura del mondo indispensabili già nel prossimo futuro”

L’evento rappresenta un’importante occasione di valorizzazione dei territorio, rafforzando il ruolo delle istituzioni scolastiche come luoghi di sperimentazione, innovazione e dialogo tra educazione, tecnologia e comunità locale.

Mara Martellotta

Corsi di formazione gratuita per chi esce dalla scuola media

251 corsi gratuiti di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) approvati dalla Regione Piemonte per l’anno formativo 2026-2027 permetteranno a circa 5.000 giovani in uscita dalla scuola secondaria di primo grado di assolvere il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione e di acquisire una qualifica o un diploma professionale che permetta di rispondere a molte competenze richieste dalle imprese.

Questi corsi costituiscono infatti un’alternativa al percorso di istruzione scolastica quinquennale per le ragazze e i ragazzi che si trovano a scegliere cosa fare dopo la terza media, con lo scopo di ridurre il rischio di dispersione e abbandono scolastico e consentire loro di ottenere un titolo di studio immediatamente spendibile nel mondo del lavoro. Il 66% dei qualificati e dei diplomati nel sistema IeFP trova un’occupazione entro i tre anni e, di questi, oltre il 70% lavora in un settore coerente con la formazione ricevuta.

“L’Istruzione e Formazione Professionale è una scelta di campo – osserva Elena Chiorino, vicepresidente e assessore all’Istruzione e Merito della Regione Piemonte – Significa credere nel valore del lavoro, delle competenze e del merito come strumenti di crescita e metterli a disposizione dei nostri ragazzi. Con questi corsi gratuiti il Piemonte investe sui giovani che vogliono costruirsi un futuro concreto, senza scorciatoie ideologiche e senza false promesse. Qui non si coltivano illusioni, ma capacità reali, richieste dalle imprese e spendibili subito. È offrendo percorsi seri, qualificanti e radicati nei territori che si combattono dispersione scolastica e marginalità e ed è così che si alimenta il Made in Italy. Tramandare la capacità di saper fare è essenziale per tenere viva l’eccellenza delle nostre produzioni che tutto il mondo ci invidia. La Regione Piemonte sceglie di stare dalla parte di chi si mette in gioco, di chi ha voglia di fare e di imparare un mestiere”.

L’offerta formativa

I percorsi sono triennali per il conseguimento della qualifica professionale e quadriennali per il conseguimento del diploma professionale.
Numerosi gli indirizzi tra cui scegliere in base alle proprie attitudini e alla propria voglia di mettersi in gioco velocemente nel mondo del lavoro: agricoltura e ambiente, industria, artigianato, servizi alla persona, ristorazione, informatica.

Ogni indirizzo, pur garantendo una formazione culturale di base adeguata, mira a insegnare agli studenti a svolgere un mestiere o un’attività lavorativa specifica. Il percorso si articola in lezioni svolte in aula, attività pratiche di laboratorio, apprendimento svolto in modalità duale, in contesti di impresa simulata e in alternanza rafforzata all’interno di imprese del settore con stage o contratti di apprendistato di primo livello.
Un elemento di novità è rappresentato dalla costituzione di filiere formative tecnologico-professionali che, attraverso una rete tra scuola, agenzia formativa e Istituti Tecnici Superiori (ITS), favoriscono i passaggi tra i vari percorsi di studio e consentono di proseguire la formazione nei percorsi di istruzione terziaria, fino al conseguimento di un titolo di alta specializzazione tecnica.

Per rafforzare il contrasto alla dispersione scolastica e formativa, sono previsti anche progetti specifici (individuali e/o di gruppo) a supporto dei percorsi di qualifica e di diploma professionale, finalizzati a favorire nuovi ingressi in percorsi già avviati, sostenere i passaggi fra istruzione e formazione professionale e recuperare gli abbandoni.

Dopo il conseguimento della qualifica professionale, si potrà scegliere di entrare direttamente nel mondo del lavoro, continuare il percorso formativo frequentando il IV anno IeFP per conseguire il diploma professionale, proseguire nella scuola per poi ottenere un diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Per maggiori informazioni cliccare qui

Per le iscrizioni online (fino al 14 febbraio 2026) https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/iscrizioni

Giordano Bruno Guerri, le vite strabilianti dei futuristi raccontate al “Pannunzio”

Il Centro Pannunzio inaugura il suo 2026 con la presentazione in anteprima del libro

Nella serata di giovedì 15 gennaio, presso il grattacielo di Città metropolitana, in corso Inghilterra 7, a Torino, Il Centro Pannunzio ha inaugurato la sua attività del 2026 presentando in anteprima il nuovo libro di Giordano Bruno Guerri, storico e Presidente del Comitato scientifico del Centro, intitolato “Audacia, Ribellione, Velocità – vite strabilianti dei futuristi italiani” (Rizzoli).

In una sala conferenze gremita di pubblico, il Prof. Pier Franco Quaglieni ha dato il via alla conferenza ricordando Giovanna Bussi Passaggio e l’importanza di un intellettuale come Giordano Bruno Guerri con queste parole:

“Desidero aprire questo 2026 nel ricordo di una nostra grande consocia che fu Vicepresidente del Centro Pannunzio, Giovanna Bussi Passaggio. Una persona indimenticabile per tutto ciò che ha fatto con coerenza, che ha avuto ancora la forza di rinnovare la sua iscrizione nel settembre scorso per l’ultima volta, già gravemente ammalata e consapevole che non avrebbe visto il nuovo anno. Lei ha rappresentato l’esempio e il senso dell’essere pannunziani, da portare sempre nel cuore”.

“Giordano Bruno Guerri si presenta da sé – ha continuato il Prof Quaglieni, entrando nel vivo dell’incontro – una grande presenza nel mondo della cultura, dell’editoria, della storiografia e anche, se mi permettete, della simpatia. Giordano Bruno Guerri ha poco da condividere con quegli intellettuali che troppo spesso cadono nel peccato della vanità e nei limiti del dogma. Lui è tutto l’opposto, è un uomo mite, razionale, capace di condurre una riflessione serena anche sul passato più controverso e dibattuto. Egli rappresenta la capacità del dissenso, di saper vedere le cose da diversi angoli di visuale, tutte caratteristiche dell’uomo di cultura quando si libera dagli imprimatur delle ideologie arroganti. Vorrei chiudere questa breve introduzione rivolgendo il pensiero a chi in Iran muore per la libertà, e noi dobbiamo stare da quella parte. La libertà è il valore grande, supremo. Grazie, Giordano Bruno, di essere questa sera con noi al Centro Pannunzio”.

“Ringrazio il Prof. Quaglieni per questa bellissima introduzione, che mi onora – ha dichiarato Giordano Bruno Guerri – a proposito del Futurismo, tema del mio nuovo libro, voglio dire che già nel 2009 pubblicai una biografia di Marinetti, che verrà riproposta nel marzo prossimo dalla Bur, perché era il centenario della nascita del Futurismo, ed ero sicuro che sarebbe andato incontro a una celebrazione dopo tanti anni di dimenticanza, ma che si sarebbe anche cercato di mettere Marinetti ‘sotto il tappeto’. Un controsenso, dato che il Futurismo nacque dalla mente di Marinetti, che partorì questa idea strepitosa del più grande movimento culturale italiano dopo il Rinascimento. Un movimento che abbracciò tutto lo scibile umano, e che immediatamente si diffuse in tutto il mondo, contribuendo in gran parte a generare tutte le avanguardie successive. Forse, senza il Futurismo, non avremmo avuto la banana di Cattelan appesa al muro, che non è per forza una cosa bellissima, ma è l’espressione di libertà artistica, di indipendenza e di provocazione di cui è necessario parlare. Ho cercato così di valorizzare Marinetti, definendolo ‘genio’, espressione che mi costò qualche rimprovero da quella parte della cultura che già nell’epoca postbellica aveva fatto sì che il Futurismo venisse censurato ideologicamente e legato al Fascismo”.

“Marinetti, è vero, ebbe rapporti con il Fascismo, ma il suo era un sentimento non tanto legato al concetto di quest’ultimo quanto all’idea di patria. Lui, come molti italiani del tempo, aveva un concetto di patria superlativo, tanto da fargli affermare ‘la parola patria deve prevalere sulla parola libertà’. Io non lo credo, la parola libertà deve essere amata più della patria, che non va, quest’ultima, amata comunque se non sussistono condizioni di libertà. Questo fatto ha certamente compromesso la sua vita e il suo ricordo, tanto è vero che nelle scuole, per molti anni dopo la guerra, tutto il movimento futurista divenne un’entità innominabile, nemmeno oggetto di studio, ma è bene stare attenti al giudicare il passato con gli occhi del presente, poiché spesso si cade in errore. Marinetti fu in qualche modo il punto di congiunzione fra il Fascismo e il Futurismo: il manifesto di San Sepolcro del 1919, atto fondativo del Fascismo, è in gran parte ispirato al manifesto politico futurista dell’anno prima, e sono entrambi manifesti rivoluzionari. Quando Mussolini, per riguadagnare consenso, decise di spostare il Fascismo verso destra, aprendo così alla monarchia, al militarismo, al capitalismo e al Vaticano, avvenne la rottura con il movimento futurista, e con Marinetti in particolare, che se ne discostò, per poi riavvicinarsi nel momento più complicato, dopo l’omicidio Matteotti, quando si rese necessario sostenere quel sentimento patriottico che del Fascismo faceva parte. Da allora convissero con un equivoco, ovvero con il desiderio, da parte di Marinetti, di far diventare futurista il fascismo, e dall’altra parte Mussolini, che voleva un Futurismo fascista. Naturalmente vinse il potere di Mussolini, che si servì del Futurismo come base culturale, almeno in parte, dato che gran parte del nucleo della politica ideologico fascista era gentiliana, che Marinetti detestava”.

“Detto questo – conclude Giordano Bruno Guerri – Marinetti è veramente un genio a cui dobbiamo la massima gratitudine per quello che ha creato, e che oggi rimane a tutto il mondo. Un movimento, quello di Marinetti, che con intuizioni e velocità straordinarie riuscì a prevedere molte delle cose che oggi caratterizzano la nostra quotidianità: l’intelligenza artificiale, per esempio, oppure l’utilizzo dell’emoticon per descrivere l’emozione. Avevano già pensato ciò che siamo oggi, come singoli e come società”.

“Ogni avanguardia è tale quando, mentre uccide, prepara una nuova vita, demolendo insieme al passato il presente”. Vale per ogni avanguardia, e non può non valere più forte per l’avanguardia delle avanguardie. Fedele a questa definizione, Giordano Bruno Guerri ricostruisce l’esplosione e la dinamica di quel cataclisma totale – artistico, politico, di costume – che fu il Futurismo, la più importante creazione culturale italiana dopo il Rinascimento. Lo fa partendo dal contesto, dall’Italia e dall’Europa di inizio Novecento, dal passato che i futuristi sentivano come gabbia e fardello, dal genio rivoluzionario del fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, che raccolse attorno a sé e al suo Manifesto del 1909 le energie più vivaci dell’epoca, in Italia e nel mondo. Così, in una istantanea di gruppo degli uomini e delle donne (già, l’altra metà del Futurismo) che lo seguirono, Guerri ripercorre la cangiante traiettoria umana e artistica di Boccioni, Prampolini, Balla, Depero, Benedetta Cappa Marinetti, Valentine de Saint-Point, solo per citarne alcuni, e ricostruisce il rapporto del movimento con la guerra e le donne, diverso in entrambi i casi da come comunemente si crede, l’innamoramento per la modernità, l’indole ribelle e guascona, l’adesione compatta al mito della velocità. E il legame con il fascismo, l’ambizione di rendere futurista la rivoluzione mussoliniana, ambizione destinata a fallire e a ipotecare il giudizio storico sull’avanguardia creata da Marinetti. Eppure, il futurismo riuscì a impedire che anche il regime si appiattisse nella condanna dell’arte moderna – “degenerata” – come accadde nella Germania di Hitler e nell’Unione Sovietica di Stalin. E oggi l’eredità del Futurismo sopravvive nelle avanguardie, nelle invenzioni più contemporanee, da Internet all’Intelligenza Artificiale, nei costumi che i futuristi preconizzarono, nel modo di guardare, intendere, vivere e sopravvivere al progresso. Un libro di storia e di storie, in cui Guerri unisce la perizia del biografo e la brillantezza del narratore allo sguardo del commentatore attento, per stabilire – tra foto inedite dei protagonisti, manifesti, opere d’arte e idee di propaganda – cosa è stato il Futurismo nelle vite dei suoi interpreti, e cosa c’è del Futurismo nelle nostre (decisamente più noiose).

Mara Martellotta

Scappa di casa dopo una lite in famiglia: ritrovato con l’aiuto della polizia 

Tornato a casa il ragazzino undicenne astigiano che si era allontanato da casa dopo una discussione in famiglia sul mancato acquisto di un nuovo cellulare. Gli agenti di polizia della questura di Asti hanno avviato subito le ricerche a seguito della segnalazione da parte del fratello, preoccupato per l’assenza, durata diverse ore, del fratellino. Dopo una telefonata da numero sconosciuto, e senza risposta, da parte del ragazzo alla madre, un agente è riuscito a mettersi in contatto direttamente con lo stesso, che ha raccontato di essersi perduto e di trovarsi nei pressi di una stazione ferroviaria. Individuato il luogo, la famiglia è andata a recuperarlo, e il fratello maggiore, ringraziando con un messaggio gli agenti, ha confermato che il bambino stava bene e che l’episodio si poteva ritenere rientrato.

Mara Martellott

Torino in piazza per la libertà del popolo iraniano

Nel pomeriggio di ieri giovedì 15 gennaio 2026, piazza Castello a Torino ha ospitato una manifestazione di solidarietà a sostegno del popolo iraniano, organizzata da attivisti, membri della diaspora iraniana e cittadini sensibili al tema dei diritti umani.

La piazza si è riempita di cartelli, bandiere e slogan contro la repressione in atto in Iran, con interventi dal palco che hanno denunciato la violenza subita dai manifestanti e il clima di paura che ancora oggi colpisce chi dissente dal regime. Molti partecipanti hanno scelto di mantenere l’anonimato, coprendo il volto per proteggere parenti e conoscenti rimasti nel Paese.

Con la presenza di sensibilità e posizioni politiche differenti, il messaggio condiviso è stato chiaro: chiedere maggiore attenzione da parte della comunità internazionale e sostenere il diritto del popolo iraniano a libertà, giustizia e autodeterminazione.

La mobilitazione torinese si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in questi mesi, stanno attraversando numerose città italiane ed europee, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla situazione iraniana e sulle violazioni dei diritti fondamentali.

Foto FR

Undicenne scappa da casa per un litigio, ritrovato dalla polizia

Per un litigio dovuto al mancato acquisto di un cellulare un ragazzino di 11 anni si è allontanato in treno da casa ad Asti. Il fratello maggiore si è presentato in questura per segnalare che l’undicenne si era allontanato da diverse ore. La madre nel frattempo aveva ricevuto una chiamata dal figlio da un numero sconosciuto, senza però capire dove fosse. Un agente ha quindi richiamato il numero e ha parlato direttamente con il ragazzino che ha detto di essersi smarrito, dicendo di trovarsi in una stazione ferroviaria fuori provincia. La famiglia lo ha così raggiunto in giornata e la vicenda si è conclusa bene.

Perchè ora no?

Di Patrizia Corgnati

Perché ora non si scende in piazza a manifestare? Perché folle europee non scendono in strada gridando “Free Iran”? Perché non una di meno, ma tante di più non sono vicine alle coraggiose ragazze iraniane che stanno morendo per una ciocca di capelli scoperta? Quali sono gli scheletri negli armadi di tanti, prima sensibili e solidali e ora ciechi e muti verso la tragedia iraniana?

Leggi l’articolo su lineaitaliapiemonte.it:

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/01/14/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/perche-ora-no.html

Arrigo e “I Trambusti”, tra fiori e balere

Arrigo Molinetti, di professione fiorista, cantava sempre.Ogni occasione era buona per allenare l’ugola: sia che stesse recidendo i gambi delle rose per una composizione a beneficio di una coppia d’innamorati, sia che stesse legando con il fil di ferro i garofani a una corona funebre.

Prima di scoprire d’avere il “pollice verde” era stato per una decina d’anni impiegato – come tornitore – in una ditta metalmeccanica di Omegna, sul lago d’Orta. Ma tra un mestiere e l’altro, non aveva mai smesso di coltivare la sua grande passione per la musica. Il suo idolo era Enzo Jannacci. Si era talmente immedesimato nell’interpretazione del repertorio del cantautore e cabarettista milanese che, per amici e conoscenti, era ormai diventato lui stesso lo “Jannacci“. Smesso di fare l’operaio e aperto il negozio di fiori sul lungolago, aveva deciso di dedicare più tempo alla sua passione. Posate le forbici e levati i guanti si chiudeva alle spalle la saracinesca e, chitarra in spalla, correva ad esibirsi nelle balere, nei circoli e anche per strada. Capitava di incontrarlo, tutto trafelato, mentre inforcava la sua lambretta per andar a fare il “cantante“. Salutava tutti con un “Oilà.. Si parte! Stasera facciamo muovere le gambe ai ballerini“. E si riferiva agli amanti del ballo in piazza a Cesara e aNonio, ai “danceur” del circolo di Luzzogno o delle sale da ballo del borgomanerese. Parlava al plurale, riferendosi al sodalizio che aveva stretto con Virgilio Galaverna, l’altro componente della sua band, “I Trambusti“. Quest’ultimo era un suo “pari”, anche se di ceppo più nobile. Il Galaverna, infatti, era giardiniere all’isola Madre, situazione che – come potete ben capire – comportava una certa responsabilità. Sulla più grande delle “Borromee” aveva a che fare con un patrimonio botanico di tutto rispetto. L’isola, larga 220 metri e lunga 330, é occupata soprattutto da giardini. Discendente di una delle famiglie più celebri  di quegli hortolani che , dal ‘500, accudivano quel ben di Dio che aveva  nel romantico giardino all’inglese la sua perla più rara e invidiata, era anch’esso un musicomane. Potava, piantava, travasava, innaffiava e innestava ma soprattutto cantava. Accompagnandosi con la sua Soprani classica, una signora fisarmonica, dava il ritmo alle canzoni del Jannacci.  I Trambusti, sul palco, perdevano quella timidezza che li contraddistingueva quando maneggiavano i fiori e avviavano il concerto seguendo, da consumati professionisti, la scaletta del loro “borderò” , partendo – immancabilmente – da ” El portava i scarp da tennis” .

In breve snocciolavano a perdifiato  le canzoni dei primi tempi come Andava a Rogoredo, La luna è una lampadina, T’ho compràa i calzett de seda , Faceva il palo, Ho visto un Re, Giovanni telegrafista e la celeberrima  Vengo anch’io. No, tu no. La seconda parte era tutta una tirata a perdifiato con Mexico e nuvole, Ci vuole orecchioSilvano, Bartali, Soldato Nencini eQuello che canta onliù . Se gli chiedevano il bis, cosa che accadeva molto spesso, i due si lasciavano andare ad una terna di canzoni ad effetto: Veronica, L’importante è esagerare e L’Armando.Erano ricercatissimi e nel tempo, dopo aver battuto in lungo e in largo la zona del lago d’Orta e del Mottarone, la bassa novarese e persino il Verbano su fino alla sbarra doganale con la Svizzera, arrivarono a sconfinare in terra lombarda, sulla sponda magra del Maggiore, suonando nelle sale da ballo e in qualche “pub” di Angera, Laveno, Luino e Maccagno. Quando passavo davanti al negozio dell’Aristide, in via Mazzini, a fianco dell’Albergo Croce Bianca, mi salutava intonando a voce piena“..Che scuse’ ma mi vori cuntav d’un me amis.. el purtava i scarp de tennis,  el parlava de per lu e rincorreva gia’ da tempo un bel sogno d’amore..l’avea vista passa’ bianca e rossa che pareva il tricolore..”. Questo accadeva nei giorni feriali perché se lo incrociavo la domenica mattina, mentre usciva da messa ( era un praticante molto devoto e pur di non mancare alla funzione festiva era disposto a tradire anche la passione per la musica), mi salutava con un“Forza,maestro, tira fuori la voce che  cantiamo insieme” e, senza attendere la mia risposta, attaccava con “L’Armando“: “..Tatta tira tira tira tatta tera tera ta .Era quasi verso sera  se ero dietro, stavo andando che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando”.  I Trambusti sono andate avanti per quasi vent’anni. Poi al Galaverna è venuta un’artrite alle mani. Colpa dell’umidità, dello stress e dei veleni dei diserbanti. Non riusciva più a farle correre sulla tastiera della “fisa” e così, immalinconito e giù di corda, aveva smesso di suonare. L’Arrigo “Jannacci“, senza la sua spalla, ripose nell’armadio la chitarra e si limitò a fischiettare le sue canzoni lavorando in negozio. Con i concerti non avevano tirato su più di tanto. Per le loro prestazioni non chiedevano mai somme di denaro ( “il soldo fa arrugginire le corde vocali. Se lo dovessi fare per denaro non riuscirei più ad intonare un fico secco“, diceva Molinetti, gonfiando il petto con un moto d’orgoglio). Accettavano solo pagamenti in natura. Un pollo, un coniglio nostrano, mezzo tacchino arrosto, un “cavagnin” di prodotti dell’orto, marmellate fatte in casa e, qualche volta, i baci carnosi di qualche bella ostessa, ben felice di provare a vedere se quelle labbra erano poi così morbide e dolci come le parole di alcune canzoni.

Marco Travaglini