GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. Al Cafè Des Arts Le Voci del Tempo conducono un viaggio musicale sulle pagine di Grazia Deledda. All’Hiroshima Mon Amour si esibiscono i Colla Zio.
Martedì. Al Cap 10100 suonano i Fuera. Al Teatro Colosseo è di scena l’ensemble corale Perpetuum Jazzile.
Mercoledì. Al Jazz Club blues con Andrea Pastraro e Fast Frank. All’Osteria Rabezzana si celebra Emily DiCkinson a cura della vocalist Sonia Schiavone. Al Lambic si esibisce Max Manfredi.
Giovedì. Al Jazz Club suonano i Magazzino San Salvario. All’Archivio di Stato si inaugura la mostra fotografica “Queen Experience”, tributo al gruppo di Freddie Mercury. Al Museo d’Arte Orientale suona il duo sudcoreano Salamanda per la mostra “Buddha10”. Allo Spazio 211 si esibiscono i Pellerossa, Mutonia e Wood Gast. Al Blah Blah si esibiscono i Frenzenfiuks. All’Hiroshima Mpon Amour è di scena N.A.I.P
Venerdì. Allo Zac di Ivrea suonano gli Al Doum & The Faryds. Al Folk Club è di scena il quartetto Zirobop. Al Magazzino sul Po si esibisce Fonzie & La Massa Critica. Al Jazz Club suona il Nefertiti Trio. Al Blah Blah sono di scena gli The Sade e gli Alix. Allo Ziggy suonano gli Esperimento del Dr.K e gli Tear Me Down. Allo Spazio 211 sono di scena i Boschi Bruciano e i Botanici.
Sabato. Al Cap 10100 si esibisce il rapper Gènèral Valsèro. Al Jazz Club è di scena il trio della cantante Irene Robbins. Allo Ziggy si esibiscono i Bone Machine. All’Off Topic è di scena Nicolò Protto. Al Blah Blah suonano i Flatmates. Al Magazzino sul Po si esibiscono Le Tre Sorelle. Al Maffei è di scena Rossella Cangini.
Pier Luigi Fuggetta

E sì, perché la filosofia di Marcolino era proprio questa. Presentarsi al mondo e ripararsi dalle sue norme e dalle sue beffe, giocando solo ed esclusivamente sul lato della negatività, della maleducazione e dell’antipatia. Impegno scolastico neanche a parlarne. La scuola, come la comunità in cui l’avevano “costretto” a vivere, era per lui un mezzo attraverso il quale gridare tutta la sua ribellione al mondo. All’esser stato “chiamato” al mondo. E, a 11 anni, portato a Torino, dalla natia Puglia. Con il ricordo che di sicuro batteva forte di una madre di cui si avevano, almeno a scuola, scarsissime notizie e che viveva al paese con altri figli e con un padre di cui invece nulla si sapeva. Preparazione scolastica pressoché nulla. Intelligenza tanta. Troppa! Lontano dai genitori, da fratelli e sorelle, in prima media era arrivato (non ricordo il perché) a Torino, affidato ai servizi sociali e alloggiato in una comunità protetta con altri tre o quattro ragazzi affidati, come lui, ad un gruppo di giovani che per loro rappresentavano il mondo intero. Marcolino era biondissimo, era un meridionale del Foggiano, di quelli che testimoniano ancor oggi con i loro capelli chiari e l’attitudine a svilupparsi in lungo più che in largo, il passaggio remoto per quelle terre millennarie di antichi civilissimi popoli del nord. Da lì arrivava Marcolino con i suoi 11 anni e un concentrato da brivido di paure, delusioni ed infinite amarezze. E tristezze. Avrei voluto parlargliene. Eccome! Ma non c’era verso. Marcolino rifiutava ogni forma di dialogo. Per mesi fu animale solitario. Un giorno, secondo quadrimestre abbondantemente inoltrato, leggo su quello che aveva solo più la parvenza di un quaderno Se non ci fosero (sic!) Elisa e Salvatore sarei già scapato(sic)!. Ecco! Elisa e Salvatore. I suoi “unici” compagni di classe. Elisa, piccola, minuta, capelli ricci, occhi color del cielo, un sorriso indifeso di una dolcezza che ti pugnalava al cuore. Salvatore, il buon “Garrone” deamicisiano. Un colosso di ragazzo, che, arrivato dalla Sicilia, viveva solo con il padre, muratore o meglio “capomastro”, come diceva lui. Manone anche le sue da muratore. Che erano servite in più occasioni proprio per tirare fuori dai guai Marcolino. Salvatore era il suo santo protettore. Elisa, forse, la sua prima cottarella. Vicino a lei, miracolosamente, il mocciolo spariva e il biondo piccolo-grande vichingo di Puglia tentava perfino di darsi un’aggiustatina ai riccioli d’oro. Si andava verso la fine dell’anno scolastico. L’ultimo giorno di scuola – in programma la festicciola prevacanziera – fu quasi un finale da film. Di quelli, però, tristi tristi. Marcolino non si presentò. Fino alla fine volle giocare il suo ruolo di duro e dannato. Nessuno se l’aspettava. Salvatore, ammutolito, si scolò da solo almeno due bottiglie magnum di aranciata, seduto al posto del suo “compagno da proteggere”.





