Gli appuntamenti musicali della settimana
Lunedì. Per tre giorni, a partire da oggi, arriva nei cinema la versione restaurata del celeberrimo film concerto dei Led Zeppelin “The Song Remains the Same”.
Martedì. Al Blah Blah i metallari, da Chicago, Enuff Z’Nuff.
Mercoledì. Al Mao microfoni per la musica degli artisti palestinesi Maya Al Khaldi e Sarouna. All’Osteria Rabezzana il quintetto del sassofonista jazz Claudio Bonadè; all’Audiodrome di Moncalieri il metal dal nord Europa con i norvegesi Taake, seguiti on stage dagli svedesi Nordjevel e poi dai viennesi Theoxotin.
Giovedì. Al Blah Blah il rock psichedelico dei tedeschi Vibravoid; il cantautore Daniele Celona sul palco dei Magazzini sul Po; al Cafè Neruda la performance, al suo fedele organo Hammond, di Alberto Marsico.
Venerdì. Stefano Bollani, alla testa del suo Danish Trio, è la stella della serata, per la “Saison Culturelle”, al Courmayeur Cinema; al Diavolo Rosso di Asti, invece, la sonorizzazione del capolavoro “Nosferatu” di Murnau da parte dei bolognesi Earthset. All’Osteria Rabezzana di Torino la cantante e pianista statunitense Irene Robbins accompagnata, al basso, dal connazionale Vonn Washington; al Magazzino sul Po la musica “avant-garde” con l’Ensemble Bruitisme che ospita il noto percussionista californiano Gino Robair.
Sabato. Lo Ziggy accende le sue luci su Pino Scotto, leggenda vivente dell’hard rock nazionale. Gli Statuto si esibiscono al Diavolo Rosso di Asti.

Domenica. Il tradizionale silenzio della giornata di Pasqua è interrotto dall’apertura del party itinerante “Luovo”, che inizia al Magazzino sul Po, con vari deejay nostrani tra cui Andrea Passenger, Angie BacktoMono, Gambo, Lollino e Yashin, l’olandese San Proper.
Pier Luigi Fuggetta




“E’ un passaggio immaginario tra Oriente e Occidente; l’incontro tra noi e gli altri può avvenire attraverso una tenda che deve essere attraversata. Il volto dell’animale ci osserva dall’alto e ascolta il suono dei sonagli che la nostra presenza muove”: questo vuole essere, secondo i realizzatori del Collettivo “Guerrilla Spam” (in collaborazione con Silvia Collura) quell’“Arco Elefante”, con cui il seicentesco “Museo Regionale di Scienze Naturali” di Torino apre le porte dal prossimo venerdì 22 marzo all’arte contemporanea. Contemporanea che di più non si può e che entrerà a far parte, presenza atipica, del patrimonio museale, in virtù di una preziosa donazione da parte dell’Associazione Culturale torinese “Club Silencio”, presieduta da Alberto Ferrari. Un elefante stilizzato che si fa, per l’appunto, “arco” o “portale”, in una commistione di stili capaci di cavalcare i secoli, coniugando Oriente e Occidente (l’“arco carenato” è tipico delle “nicchie” del Buddha, giunto dall’Asia in Europa e promotore del “gotico”), “la cui finalità resta il raggiungimento di un’arte simbolica che comunica a più livelli particolari significati all’osservatore”. In modo “anonimo, libero e autonomo”, pur mantenendo quella “capacità di comunicare” con le persone che è lo scopo primo della produzione artistica di “Guerrilla Spam”, Collettivo (dal nome che ben esplicita la “mission” aggressiva dell’arrivare a più persone possibili) nato nel 2010 a Firenze “come spontanea azione non autorizzata di affissione negli spazi urbani” e via via perfezionatasi in interventi di “muralismo”, installazioni, performance e workshop in Italia e all’estero, lavorando in spazi eterogenei, dalle occupazioni ai musei d’arte moderna e contemporanea, sino alle scuole, comunità minorili, carceri e centri di accoglienza, “privilegiando sempre l’uso dello spazio pubblico urbano come luogo della collettività”.
Per inaugurare l’opera (nata nel contesto del programma culturale “Tra cultura e natura”, curato dalla Fondazione “Circolo dei Lettori” per il “Museo Regionale di Scienze Naturali”), il “MRSN” e “Club Silencio” propongono venerdì 22 e sabato 23 marzo due serate speciali di “Una notte al museo”, con lo scopo di stimolare la partecipazione di nuovi pubblici alla vita culturale cittadina. La maggior parte dei partecipanti infatti, è “under 35” e molto spesso non ha mai avuto occasione di visitare quello specifico spazio culturale.