CRONACA- Pagina 3

Rivarolo Canavese, USIC: “Ancora una volta carabinieri aggrediti”

“La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC) augura una pronta guarigione ai due militari del Comando Stazione Carabinieri di San Giorgio Canavese (TO) rimasti feriti nel corso di un intervento. Intorno alle ore 23.30 di venerdì 9 gennaio un cittadino straniero, all’interno di un albergo di Rivarolo Canavese, dopo aver litigato pesantemente con la propria compagna, cagionando alla stessa delle lesioni, si sarebbe scagliato contro i militari intervenuti per calmare il soggetto. Il bilancio della nottata di follia del magrebino si conclude, ancora una volta, con due carabinieri feriti con prognosi di 7 giorni. I militari sono stati aggrediti con sputi, morsi e oggetti lanciati contro che hanno causato contusioni. Tuttavia, gli uomini e le donne dell’Arma intervenuti sono riusciti a trarre in arresto l’uomo che si è anche reso responsabile di gravi lesioni nei confronti della compagna e danneggiato dell’albergo. Condanniamo con fermezza qualsiasi episodio di violenza nei confronti di operatori delle forze dell’ordine e chiediamo con fermezza che vengano applicate giuste condanne a chi si rende responsabile di queste violenze”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Piemonte e Valle D’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).
anziani

Gli autobus torinesi sulle strade di Kharkiv. L’aiuto di Torino all’Ucraina

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Erano partiti nello scorso mese di dicembre i primi cinque autobus del secondo lotto che GTT e Comune di Torino hanno donato alla città ucraina di Kharkiv, cui si aggiungeranno altri cinque in questo mese di gennaio. Mezzi da poco dismessi e destinati a ricostruire il trasporto pubblico della città ucraina devastata dai bombardamenti russi. L’accordo, nato dal dialogo tra il sindaco Stefano Lo Russo con il collega ucraino Ihor Terekhov, prevede che entro la fine del 2026 siano fino a 70 gli autobus inviati complessivamente.

I primi mezzi, con nuovi colori, hanno già iniziato a circolare sulle strade della città ucraina. Lo ha annunciato ieri sera con un post su Facebook il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov, ringraziando Torino e il sindaco Lo Russo per la solidarietà ricevuta. “Voglio esprimere la mia sincera gratitudine al collega e grande amico di Kharkiv, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo” ha scritto. E ha aggiunto: “Grazie Torino per non esserti stancata di aiutare, per essere coerente nel tuo sostegno. Per Kharkiv, che vive e lavora, nonostante tutto, una tale dimostrazione di solidarietà ha un valore estremamente prezioso”.

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Modifica della circolazione tra Torino Rebaudengo e Germagnano

Sono previste modifiche alla circolazione per lavori infrastrutturali, programmati dal pomeriggio di sabato 10 a domenica 11 gennaio, sulla linea Torino Rebaudengo – Ciriè – Germagnano. Per dotare la rete della possibilità di circolazione dei treni a doppio senso di marcia e per rinnovare i sistemi di gestione della circolazione, in accordo con la Regione Piemonte, la circolazione ferroviaria sarà interrotta il pomeriggio di sabato 10 gennaio e per l’intera giornata di domenica 11 gennaio. Regionale di Trenitalia ha riprogrammato l’offerta oer garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio. Il servizio verrà garantito con bus nella tratta Torino Rebaudengo-Ciriè-Germagnano, con fermate intermedie previste dalla linea. I treni delle linee SFM 6 (Torino Aeroporto di Caselle-Asti), SFM 7 (Ciriè-Fossano) e SFM 4 (Germagnano-Alba) iniziano e terminano la loro corsa a Torino Stura.

Sui bus non sono ammessi animali di grossa taglia (eccetto cani da assistenza) e il trasporto bici.

Mara Martellotta

Incendio a Chieri: rogo sul tetto sopra la pizzeria

Scoppia l’incendio in un edificio e le fiamme iniziano ad avvolgere la copertura. I pompieri intervengono immediatamente sul posto. È successo a Chieri, in via Andezeno 14, nella serata di ieri. L’edificio, che ospita la pizzeria Locanda del Murè, ha riportato danni alla copertura, ma la pizzeria è rimasta illesa.

Sul posto sono accorsi tempestivamente i pompieri del distaccamento di Chieri, con i volontari di Riva presso Chieri e Santena, i carabinieri e la polizia locale, che ha chiuso parte della strada per gestire il traffico.

Fortunatamente le fiamme non si sono estese agli edifici vicini e non risultano persone ferite. Secondo i primi rilievi, l’incendio è partito dalla canna fumaria; le cause esatte sono ancora in corso di accertamento.

VI.G

L’acqua di Torino: cosa beviamo davvero quando apriamo il rubinetto

SCOPRI -TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Per molti torinesi è un gesto automatico: aprire il rubinetto, riempire un bicchiere, bere. Un’azione quotidiana che raramente solleva domande. Eppure, dietro quell’acqua limpida che scorre nelle case della città, si nasconde un sistema complesso fatto di sorgenti, falde, controlli costanti e scelte individuali che raccontano molto del nostro rapporto con la salute e con l’ambiente.
Negli ultimi anni, il tema della qualità dell’acqua potabile è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Complici le preoccupazioni legate all’inquinamento, alla presenza di nuove sostanze chimiche e alla crescente diffidenza verso ciò che non è imbottigliato, sempre più cittadini si chiedono se l’acqua del rubinetto di Torino sia davvero sicura.
Da dove arriva l’acqua che beviamo a Torino
L’acqua potabile che arriva nelle case torinesi proviene in larga parte da falde sotterranee profonde, alimentate dalle acque che scendono dalle Alpi e si infiltrano nel sottosuolo della pianura. Si tratta di risorse considerate, dal punto di vista idrogeologico, tra le più protette, perché naturalmente filtrate dagli strati di ghiaia e sabbia che caratterizzano il territorio.
A queste si aggiungono, in misura minore, captazioni superficiali e risorse di riserva utilizzate soprattutto nei periodi di maggiore richiesta o in situazioni di emergenza. L’intero sistema è gestito attraverso una rete di acquedotti che serve non solo il capoluogo, ma gran parte dell’area metropolitana.
I controlli: cosa dicono le analisi ufficiali
La qualità dell’acqua potabile viene verificata con migliaia di analisi ogni anno, effettuate sia dal gestore del servizio idrico sia dagli enti pubblici di controllo. Le verifiche riguardano parametri microbiologici, chimici e fisici: dai batteri ai nitrati, dai metalli pesanti ai residui di sostanze industriali.
Secondo i dati diffusi negli ultimi anni dagli organismi regionali di monitoraggio ambientale, l’acqua distribuita a Torino rispetta i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea. Particolare attenzione è stata rivolta alla presenza delle cosiddette sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici molto persistenti nell’ambiente. Le analisi condotte sul territorio torinese indicano valori inferiori alle soglie che entreranno in vigore con le prossime normative europee.
In altre parole, allo stato attuale non emergono criticità tali da sconsigliare il consumo dell’acqua del rubinetto.
Rubinetto, bottiglia o filtro? Le scelte dei torinesi
Nonostante questo quadro rassicurante, le abitudini raccontano un’altra storia. Torino, come il resto d’Italia, resta uno dei Paesi europei con il più alto consumo di acqua minerale imbottigliata. Una scelta spesso legata al gusto, alla comodità o a una percezione di maggiore sicurezza.
Accanto alla bottiglia, negli ultimi anni si è diffuso l’uso di filtri domestici, dalle caraffe ai sistemi applicati direttamente al rubinetto. Gli studi disponibili indicano che questi dispositivi possono migliorare il sapore dell’acqua e ridurre alcune sostanze, ma non sono progettati per eliminare tutti i contaminanti, soprattutto quelli più complessi. Inoltre, se non correttamente mantenuti, possono perdere efficacia nel tempo.
L’acqua in bottiglia: quanta arriva dal Piemonte
Il Piemonte è una delle regioni italiane più ricche di sorgenti utilizzate per l’imbottigliamento. Molte delle acque presenti sugli scaffali dei supermercati nascono tra le valli alpine, in contesti montani lontani dai grandi centri abitati.
Dalle valli del Cuneese, ad esempio, sgorgano alcune delle acque minerali più conosciute, caratterizzate da una mineralizzazione molto bassa. Altre sorgenti si trovano tra il Biellese e il Verbano, dove l’acqua attraversa rocce antiche e acquista composizioni diverse per contenuto di sali minerali. Nel Torinese e nelle aree limitrofe sono presenti anche fonti storiche, sfruttate in passato a scopo termale o imbottigliate su scala più ridotta.
Si tratta di acque con caratteristiche differenti, ma non necessariamente “più sicure” rispetto a quella del rubinetto: acqua minerale e acqua potabile rispondono a normative diverse, ma entrambe sono soggette a controlli rigorosi.
Plastica, ambiente e nuove abitudini
Il consumo di acqua in bottiglia ha un impatto ambientale significativo, soprattutto in termini di produzione e smaltimento della plastica. Per questo motivo, negli ultimi anni si sono moltiplicate anche nel Torinese le fontane pubbliche di acqua potabile, che permettono di riempire borracce e contenitori riutilizzabili, riducendo i rifiuti.
Un segnale di cambiamento lento, ma costante, che accompagna una maggiore attenzione al tema della sostenibilità e alla fiducia nelle infrastrutture pubbliche.
Una sicurezza che passa dall’informazione
Alla luce dei dati disponibili, bere l’acqua del rubinetto a Torino è considerato sicuro. Ma la sicurezza, da sola, non basta: serve anche trasparenza, informazione e consapevolezza. Sapere da dove arriva l’acqua, come viene controllata e quali sono le reali differenze rispetto a quella imbottigliata può aiutare i cittadini a compiere scelte più informate.
Perché dietro un gesto semplice come bere un bicchiere d’acqua, si intrecciano questioni ambientali, sanitarie ed economiche che riguardano tutti. Anche e soprattutto Sotto casa.
NOEMI GARIANO

Usi l’assegno? Devi firmare due volte

Buongiorno, qui è l’agenzia UNICREDIT, dovrebbe passare con urgenza per regolarizzare un’operazione”. La voce dell’addetto è gentile ma ferma e non ammette molte possibilità: è la viglia di Natale, fa un freddo pungente, tira vento, ma bisogna correre per “regolarizzare”.

 

Timoroso che si trattasse di un tentativo di addebito pirata, mi sono precipitato in agenzia, scoprendo con stupore che si trattava di ben altro.

“E’ arrivato un assegno sul suo conto, è necessario firmare una manleva per l’addebito perché il QR code non ha riconosciuto la sua firma”.

Casco dalle nuvole, chiedo di esaminare l’assegno che compare a video: tutto regolare, firma ovviamente autentica (avevo pagato una polizza assicurativa il giorno prima), ma operazione bloccata.

Ho chiesto chiarimenti e mi sono state fornite giustificazioni a dir poco puerili: “E’ nel suo interesse, se la macchina non riconosce la firma, potrebbe addebitarle un assegno irregolare”.

Cerchiamo di capire: gli assegni arrivano in agenzia e non sono esaminati da un impiegato che controlla data, importo, beneficiario, firma, ma da un misterioso algoritmo; e se la firma non gli sembra conforme, blocca tutto.

Il solerte impiegato, da me richiesto di riconoscere la mia firma, ha ammesso che era tutto a posto; “Ma non si sa mai, se il QR code non autorizza, non possiamo procedere”.

Nel mio interesse, ovviamente.

Quindi secondo lui è ipotizzabile che uno sconosciuto abbia trovato il mio libretto di assegni per terra, lo abbia riconosciuto come mio, abbia falsificato la mia firma per pagare una sua polizza assicurativa; ovviamente con la complicità della compagnia che gli ha dato quietanza contro un assegno con firma falsa di un’altra persona…

Posso avanzare un’ipotesi provocatoria (ma che temo realistica?): le banche non vogliono che usiamo gli assegni per obbligarci ad usare bancomat e carte di credito sulle quali percepiscono belle commissioni e trovano sistemi per renderci la vita difficile.

Ho dovuto cedere al ricatto firmando una manleva senza senso, ma gradirei ricevere una risposta dai geni dell’informatica di UNICREDIT: possibile che la stupidità artificiale e l’ottusità burocratica prevalgano sull’intelligenza naturale?

 

 Gianluigi De Marchi

 

demarketing2008@libero.it

Dalla Regione fondi agli enti locali

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Ammonta a circa 689 milioni di euro l’importo proveniente da fondi regionali, statali, Fesr e Pnnr in favore degli Enti locali piemontesi per il periodo 2026-2028.
Lo ha annunciato l’assessore agli Enti locali della Regione Piemonte, Enrico Bussalino, durante la riunione della Settima commissione del Consiglio regionale, convocata per l’espressione del parere consultivo sul Documento di economia e finanza 2026-2028 (Defr) e sul Bilancio di previsione finanziario 2026-2028 per le materie di competenza. Entrambi i pareri hanno ottenuto il via libera a maggioranza.

Tra i fondi stanziati, circa 2,5 milioni di euro annui sono destinati alle funzioni conferite dalla Regione per le spese di funzionamento delle Province e della Città metropolitana di Torino.
Inoltre per garantire i servizi nelle entità piemontesi più piccole, 
a favore delle Unioni dei Comuni (montani, collinari e di pianura), la Regione stanzia 2 milioni e 300 mila euro di euro annui, a cui si aggiunge la cifra proveniente dallo Stato, che ammonta a circa 2 milioni e 300 mila euro.
In materia di 
Polizia locale e sicurezza integrata vengono stanziati circa 2 milioni di euro annui per contributi a sostegno delle spese di svolgimento delle funzioni in materia di polizia locale, per interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio delle forze dell’ordine come la ristrutturazione delle caserme, per i corsi di formazione del personale e degli agenti neo assunti, per progetti locali in materia di sicurezza.

“Il sostegno agli Enti locali è una priorità strategica per la Regione Piemonte. Per il periodo 2026-2028 lo stanziamento è aumentato di oltre 100 milioni di euro rispetto al triennio precedente a testimonianza del nostro impegno concreto per assicurare risorse fondamentali ai territori, affinché possano rispondere con efficacia alle esigenze dei cittadini – dichiara l’assessore Bussalino –. Rafforzare il sistema delle autonomie locali, dalle aree più estese ai centri più piccoli, significa investire nello sviluppo equilibrato e nella qualità della vita delle comunità”.

Travolto da camion a Genova: muore 54enne torinese

È stato urtato dalla parte anteriore di un camion ed è rimasto schiacciato sotto la motrice: muore 54enne torinese.

L’incidente è avvenuto a Genova Pontedecimo, all’incrocio tra via Felice del Canto e via Gallino, nella tarda mattinata di oggi. Il pedone ha perso la vita sul colpo. Sul posto sono intervenuti l’automedica Golf 2, un’ambulanza della Croce Azzurra di Borzoli, i vigili del fuoco e la polizia locale per gestire il traffico su tutta la zona.

Le indagini sulla dinamica sono ancora in corso, soprattutto per verificare lo stato dei semafori all’incrocio al momento dell’incidente.

VI.G

E’ morto l’anziano travolto da un’auto a Poirino

Pietro Cavaglià, 91 anni, è deceduto a seguito dell’incidente avvenuto il 31 dicembre scorso a Poirino, quando è stato travolto sulle strisce pedonali da una Fiat Panda guidata da un giovane di vent’anni, che rischia un’imputazione per omicidio stradale. La situazione, che è parsa subito gravissima agli occhi dei sanitari della Croce Rossa di Poirino, ha avuto il suo epilogo durante la giornata dell’Epifania. Il funerale di Pietro Cavaglià avverrà alle ore 15 di sabato 10 gennaio presso la parrocchia di Santa Maria Maggiore, in Piazza Italia 6, a Poirino.

Mara Martellotta

Comparto latte a rischio recessione 

Sotto la spinta di diversi fattori, il comparto lattiero caseario, in particolare quello piemontese, negli ultimi mesi è entrato in una fase di mercato particolarmente critica, con la caduta del prezzo del latte “spot”, sceso a livello nazionale a 28-30 centesimi, e il rischio è che il ribasso tocchi anche il rinnovo dei contratti scaduti, con la conseguenza di una crisi generalizzata dell’intero settore per lo squilibrio tra domanda e offerta. Confagricoltura Piemonte chiede all’Assessore Regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni la convocazione di un Tavolo della filiera latte, allargato alla componente industriale, per cercare un percorso che consenta di governare questa fase difficile.

In Piemonte, gli allevamenti di latte sono circa 1300, con quasi 230 mila capi, e la quota delle consegne di latte è pari al 9% del dato complessivo italiano. Il comparto si trova ora alle prese con “un’inversione della fase congiunturale che, tutto sommato, ha colto di sorpresa l’intero segmento produttivo. Solo fino a qualche mese fa si registrava infatti una tendenza in crescita”, fa notare Enrico Allasia, Presidente di Confagricoltura Piemonte.

Si è creata una tempesta perfetta con una serie di cause scatenanti che vanno dal calo dei consumi dei prodotti trasformati, all’eccesso di offerta dovuto all’aumento della produzione di latte a livello mondiale, dalla svalutazione del dollaro all’incertezza legata all’applicazione dei dazi statunitensi, fino al ritiro di mercati strategici come quello cinese, fattori che hanno portato a una contrazione dell’export molto forte.

“La richiesta di un Tavolo regionale rivolta all’assessore alla Agricoltura Paolo Bongioanni va nella direzione- spiega Allasia – di individuare tutti insieme un percorso per governare e regolare al meglio questa fase di mercato difficile, per evitare che il surplus di latte invenduto metta in crisi l’intero sistema produttivo e che si arrivi a prezzi anche inferiori ai costi di produzione”.

Come primo intervento, Confagricoltura propone una moratoria sui mutui, ovvero la sospensione temporanea sul pagamento delle rate, “per agevolare i tanti allevatori che in questi ultimi anni hanno investito nell’efficientamento della propria azienda”.

Mara Martellotta