La diffusione della notizia che sui conti di Finpiemonte, la finanziaria della Regione, si sarebbero verificati degli ammanchi ammontanti a diversi milioni di euro ha portato il presidente Sergio Chiamparino a puntualizzare che “non appena il presidente di FinPiemonte, Stefano Ambrosini, ha messo al corrente il sottoscritto, il vicepresidente Aldo Reschigna e l’assessore competente Giuseppina De Santis su alcune gravissime anomalie emerse in seguito a controlli contabili di routine, abbiamo, in piena intesa con lo stesso presidente Ambrosini, immediatamente sporto denuncia presso l’autorità giudiziaria, fornendo tutta la documentazione disponibile. Su esplicita richiesta della Procura non ne abbiamo dato pubblica informazione al fine di evitare qualsiasi intralcio alle indagini”.

Chiamparino ha quindi commentato che “si tratta di fatti che, ove accertati, sono molto gravi”, ha ribadito “interesse alla piena collaborazione con l’autorità giudiziaria” ed ha annunciato che confida “che si arrivi al più presto a fare chiarezza e ad accertare tutte le responsabilità”.
Stefano Ambrosini ha dal canto suo voluto precisare che Finpiemonte è parte lesa, che si tratta di bonifici per quasi 6 milioni effettuati fra giugno 2016 e febbraio 2017 a soggetti terzi privi di apparente giustificazione e di un investimento di 45 milioni di euro per tipologia e rischiosità difforme rispetto alle linee della società, e che “i fatti di questa incresciosa vicenda non interferiscono in alcun modo con l’operatività della società, che prosegue nella più assoluta normalità, non hanno alcuna ricaduta sulle autorizzazioni di cui è titolare, nessuno di questi importi è idoneo a portare sotto la soglia di legge il patrimonio di vigilanza”. “Immediatamente dopo la scoperta dell’accaduto – ha aggiunto – Finpiemonte ha depositato atto di denuncia/querela presso la competente Procura della Repubblica e presso la Procura della Corte dei Conti, ed ha avviato tutte le altre iniziative volte al recupero delle somme e al risarcimento dei danni subiti”.
Il presidente Chiamparino è ritornato sull’argomento nel pomeriggio con un intervento in Consiglio regionale, dove ha dichiarato che “l’ammanco non è tale da compromettere le soglie di legge del cosiddetto patrimonio di vigilanza, per cui la operatività di Finpiemonte è pienamente garantita. Avendo fatto noi denuncia, siamo ovviamente non solo disponibili ma anche interessati a che venga fatta chiarezza al più presto. La situazione che abbiamo scoperto denota quantomeno elementi di trascuratezza, se non di più. Ciò che è emerso è che, a fronte della reiterata richiesta di Finpiemonte di avere la restituzione di un fondo di 50 milioni gestito presso una banca svizzera, e dopo una lettera ultimativa con toni di diffida, la risposta della banca è stata che le somme erano solo parzialmente disponibili in quanto investite in operazioni a elevato rischio, che avevano al momento una perdita di 5 milioni. Qui c’è una prima trasgressione delle politiche del minimo rischio con cui Finpiemonte ha mandato di gestire. Ma dopo un incontro di Ambrosini con i vertici della banca svizzera è emerso un altro fatto di inaudita gravità: compaiono tre bonifici, rispettivamente di un milione e mezzo, due milioni e altri due milioni, a favore di società che non figurano fra quelle con cui Finpiemonte abbia rapporti o che siano beneficiarie delle sue politiche. L’operatività di questi bonifici viene data non con la firma del direttore finanziario della società, ma con la firma del presidente. Sulla base di un ammanco di circa sei milioni per bonifici, e per la violazione delle indicazioni sulla gestione patrimoniale – ha concluso Chiamparino – abbiamo ritenuto di fare querela penale presso la Procura della Repubblica, che in corso di indagini ci ha invitati al massimo riserbo, ragione per cui non abbiamo informato gli altri colleghi di Giunta, il Consiglio regionale e l’opinione pubblica”.
Sono state trovate blatte tra i cibi in un locale nel centro di Torino, da parte degli agenti della polizia municipale.
scorso, il dipinto è entrato a far parte della collezione permanente della torinese “Fondazione Amendola”, cui Barovero l’ha donato nell’ambito delle commemorazioni messe in atto in occasione del decennale del tragico rogo della Thyssen che nello stabilimento di corso Regina Margherita a Torino, nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, provocò la morte di sette operai: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone e Roberto Scola. E allora “La colata” è titolo che deve inquietarci non poco. Terrifico. Nei suoi effetti e nella sua rappresentazione di segno e colore. Perché quella “colata” (espressa dall’artista con un’impressionante esplosiva cascata di rossi accesi e mortali in uno scenario di drammatica irruenza narrativa) è “colata” di olio bollente diventata lava. Impietoso mostro di fuoco, “fiamme che arrivavano come onde”– ebbe a raccontare Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto a quell’inferno, presente all’inaugurazione dell’opera insieme ai familiari delle vittime- capaci
d’inghiottire e annullare in un attimo sette vite umane. Il quadro vuole essere dunque un forte monito a non dimenticare, anche se in 48 ore, proprio nei giorni del decennale del rogo, si sono registrati in Torino e provincia ben tre incidenti sul lavoro con un morto e tre feriti; vuole essere un omaggio agli operai della Thyssen, anche se “gli uomini non compaiono, ma si intuisce – scrive Loris Dadam– che sono fusi nella luce accecante come gli angeli caduti della giovinezza”. Dadam accosta anche Barovero al grande “pittore della luce”, romantico precursore dell’impressionismo, l’inglese William Turner. Del 1817, di quest’ultimo, é “L’eruzione del Vesuvio”: un vorticante diluvio di fuoco fiamme e lava, in cui possono riconoscersi in effetti i tratti stilistici e la visione d’insieme de “La colata” di Barovero. In Turner è sempre però la “natura” la forza brutale e devastante del creato. In Barovero, l’insipienza e il freddo calcolo utilitaristico e amorale dell’uomo.
Era stata legata ad una brandina con un cavo telefonico in una cantina e poi picchiata e violentata per 24 ore da due tunisini
Oggi pomeriggio alcuni bambini sono rimasti lievemente intossicati nella scuola elementare di San Giorgio Canavese.
Corsa in piena notte, a tutta velocità per le strade del centro di Torino, su una Bmw nera che non ha rispettato il semaforo rosso in corso Vittorio Emanuele all’angolo con corso Galileo Ferraris
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Con l’inizio della settimana, domani, lunedì 11, le auto diesel da Euro 3 compreso in poi tornano a circolare.
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Nevicate in vista su Torino nella notte tra domenica e lunedì. Le previsioni sono confermate dalla Società Meteorologica Subalpina