“La Primo School”: percorsi gratuiti di “formazione ambientale”

A Monterosso Grana e a Pradleves (Valle Grana), un percorso formativo rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 30 anni

Iscrizioni fino a martedì 28 aprile

Monterosso Grana /Pradleves (Cuneo)

Non c’è dubbio. Il tema è di strettissima attualità, soprattutto se indirizzato ad una larga platea di giovani cui affidare in buone mani (se le mani e i programmi sono “buoni”) il futuro destino del Pianeta e dell’Umanità. E proprio a loro, in età compresa tra i 18 e i 30 anni, si rivolge “La Primo School”, il “percorso formativo” di sette giornate in programma da lunedì 1 a domenica 7 giugno a Monterosso Grana a Pradleves (nella cuneese Valle Grana), organizzato “per favorire un processo di sensibilizzazione, scambio di competenze e connessione tra giovani attivi nelle tematiche ambientali, con particolare riguardo al contesto montano”. Dalla “biodiversità” all’“astronomia”, l’iniziativa offre quattro percorsi gratuiti comprensivi di lezioni, vitto e alloggio per altrettanti “under 30”, oltre a quattro posti aggiuntivi con partecipazione alle attività sempre a titolo gratuito, ad esclusione delle spese di vitto e alloggio che saranno interamente a carico del fruitore.

Curato dall’Associazione la “Cevitou|Ecomuseo Terra del Castelmagno”, all’interno di “Valle Grana Cultural Village”, il progetto è promosso dai Comuni di “Monterosso Grana” e “Pradleves”, finanziato tramite fondi “NextGenerationEU” e gestito dal “Ministero della Cultura” nell’ambito del “PNRR”. La domanda di partecipazione, da inoltrare entro martedì 28 aprile, corredata di “modulo di iscrizione”, breve “lettera motivazionale” e “curriculum vitae formato europeo”, dovrà essere inviata all’indirizzo e-mail expa.terradelcastelmagno@gmail.com. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it.

“La creazione e la sperimentazione de ‘La Primo School’ – sottolineano Stefano Isaia e Ivano Giordano, rispettivamente sindaco di Monterosso Grana e Pradleves – vuole permettere ai giovani del territorio, italiani o di altre nazionalità, di conoscere le peculiarità del territorio dei Comuni promotori, attraverso uno scambio di competenze tra i residenti, gli operatori culturali e produttivi ed i formatori scientifici, per capire l’importanza della sostenibilità ambientale e dell’ecologia del territorio in relazione agli aspetti economico – turistici di una zona montana sita in aree marginali”. Le iniziative previste avranno luogo negli stessi Comuni di Monterosso Grana e Pradleves e varieranno tra “lezioni frontali” tenute da esperti del settore, “laboratori pratici” con personale qualificato e “momenti informali” di scambio di competenze, riflessioni ed approfondimenti sul territorio. Nello specifico, il programma comprende “lezioni tematiche” dedicate alla biodiversità, alla botanica ed all’astronomia, con presentazione di alcuni elementi fondamentali e con particolare attenzione al territorio della Valle Grana.

Tra i “formatori”, ricordiamo in particolare Chiara Ferracini, docente presso il “Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari” dell’Ateneo torinese, Alberto Cora, collaboratore dell’“Osservatorio Astrofisico (INAF – OATo)” di Torino e Renato Lombardo, medico ed esperto di “Botanica”. Non mancherà anche uno scambio con gli “apicoltori” della Valle Grana che condurranno i partecipanti alla scoperta di tutto ciò che si cela dietro il loro lavoro.

Per info: tel. 329/4286890

g.m.

Nelle foto: “La Primo School”, immagine di repertorio e una Cometa fotografata dagli Astrofili dell’“Associazione Astrofili Bisalta Aps” di Chiusa di Pesio (Cuneo)

Torino investe sulle scuole: energia green e nuovi progetti sociali

La Città di Torino prosegue su un doppio binario strategico che guarda al futuro degli edifici scolastici: da un lato l’efficientamento energetico, dall’altro la rigenerazione sociale degli spazi non più utilizzati. Due interventi distinti ma complementari, approvati dalla Giunta comunale, che raccontano una visione più ampia di sostenibilità urbana, ambientale e sociale.

Sul fronte energetico, con il Piano EfficienTO, l’amministrazione ha dato il via a un nuovo pacchetto di lavori da circa 2,5 milioni di euro che interesserà cinque complessi scolastici cittadini. Gli interventi – affidati a Iren Smart Solutions – prevedono la sostituzione dei sistemi di illuminazione con tecnologia LED, l’installazione di valvole termostatiche intelligenti, pompe ad alta efficienza e sistemi di monitoraggio digitale dei consumi. In alcuni edifici si interverrà anche sulle strutture, migliorando isolamento e prestazioni termiche. L’obiettivo è ridurre consumi ed emissioni, rendendo le scuole ambienti più moderni, sostenibili e confortevoli. Il piano complessivo punta a riqualificare circa 850 immobili pubblici entro il 2030, con un investimento di oltre 100 milioni di euro.

Parallelamente, la città affronta un’altra sfida strutturale: il calo demografico e la conseguente dismissione di alcuni edifici scolastici. Quattro ex scuole per l’infanzia, rimaste vuote negli ultimi anni, saranno ora restituite alla collettività grazie alla loro assegnazione a enti del Terzo Settore. Gli spazi di via Guidobono, via Brissogne, via Venaria e via Invernizio ospiteranno nuovi progetti educativi, sociali e inclusivi, trasformandosi in centri di comunità.

Le nuove destinazioni prevedono, tra le altre cose, un polo dedicato all’inclusione e al sostegno delle fragilità, centri educativi e culturali, attività per minori e famiglie, iniziative per la terza età e spazi di cittadinanza attiva per i giovani. Gli enti coinvolti investiranno risorse proprie per riqualificare gli immobili e avviare le attività, con l’obiettivo di creare presidi stabili nei quartieri, capaci di rispondere ai bisogni sociali emergenti.

Le due operazioni si inseriscono in una strategia più ampia dell’amministrazione torinese: da un lato migliorare l’efficienza e la sostenibilità del patrimonio pubblico ancora in uso, dall’altro dare nuova vita agli edifici inutilizzati, evitando degrado e abbandono. In entrambi i casi, il risultato è un rafforzamento del ruolo delle scuole – attive o riconvertite – come punti di riferimento per la comunità.

Torino, così, prova a trasformare una criticità in opportunità: innovare gli spazi educativi esistenti e, allo stesso tempo, reinventare quelli del passato per costruire nuove forme di socialità, inclusione e sviluppo urbano.

Fonte: TorinoClick

Oltre l’opera, Morabito: l’arte tra bellezza, valore e responsabilità legale

L’INTERVISTA

L’avvocato Simone Morabito è partner fondatore dello studio legale e tributario Morabito, con sede a Torino in piazza Statuto 10. Lo studio è specializzato in diritto dell’arte, pianificazione patrimoniale, questioni giuridiche italo-francesi, successioni e diritto commerciale.

Avvocato Morabito, partiamo dall’inizio: come sta il mercato dell’arte oggi, in Italia e all’estero, sia dal punto di vista giuridico sia creativo?

Il mercato dell’arte attraversa una fase di straordinaria complessità che, per chi la conosce davvero, rappresenta un’opportunità unica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una trasformazione profonda. Non si parla più soltanto di comprare e vendere un’opera, ma di gestire un asset con implicazioni fiscali, successorie, regolatorie e reputazionali che si estendono su più giurisdizioni contemporaneamente. Sul piano internazionale, il mercato ha retto bene, meglio di quanto molti si aspettassero, nonostante l’inflazione e l’incertezza geopolitica. Il segmento delle opere di alta gamma, quelle dai cinquecentomila euro in su, ha mostrato una resilienza notevole, sostenuto da collezionisti ultrapatrimoniali che continuano a vedere nell’arte una riserva di valore alternativa, spesso più  affidabile dei mercati finanziari tradizionali in certi momenti ciclici. Ma attenzione: questo è anche il segmento più esposto sul piano legale. La normativa antiriciclaggio, in Italia il D. Lgs. 231/2007 aggiornato in recepimento delle direttive europee, impone oggi obblighi di adeguata verifica della clientela che riguardano i commercianti d’arte per transazioni superiori ai diecimila euro. Chi opera senza una struttura legale adeguata si espone a rischi seri, non soltanto teorici. Sul fronte della provenienza, la pressione internazionale è cresciuta enormemente. Le grandi case d’asta, da Christie’s a Sotheby hanno rafforzato i loro uffici di due diligente. I musei rifiutano acquisizioni senza una catena documentale robusta. E i governi di Germania, Austria, Italia medesima, hanno intensificato i controlli sull’esportazione dei beni culturali. Il Codice dei Beni Culturali Italiani, il D. Lgs. 42/2004, è uno strumento potente e spesso sottovalutato, perché blocca esportazioni, crea diritti di prelazione dello Stato, impone obblighi dichiarativi che molti collezionisti ignorano fino a quando non si trovano in difficoltà. Dal punto di vista creativo trovo che ci sia una vitalità autentica nel panorama contemporaneo, anche se il mercato delle opere emergenti è diventato estremamente volatile. Abbiamo assistito ad ascese vertiginose e cadute altrettanto rapide, artisti promossi quasi come prodotti finanziari. È un fenomeno che mi preoccupa culturalmente, ma che sul piano giuridico crea anche contenziosi interessanti, soprattutto nel diritto d’autore e nella tutela della reputazione dell’artista.

Lei vive e lavora a Torino? Come valuta lo stato dell’arte contemporanea in questa città?

Torino ha un rapporto con l’arte contemporanea che non ha paragoni in Italia, e sono convinto che questa affermazione regga anche il confronto europeo. Questa città ha dato i natali all’Arte Povera, uno dei momenti più significativi del Novecento a livello globale, e ha costruito nel tempo un ecosistema istituzionale di primissimo livello. Il Castello di Rivoli è un museo di arte contemporanea di rilevanza internazionale autentica. La GAM ha una collezione che pochissime istituzioni pubbliche italiane possono eguagliare in quel segmento. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è un soggetto privato che molte capitali europee ci invidiano. Le OGR hanno dimostrato che la riconversione culturale di spazi industriali può generare attrattività e identità al tempo stesso, e poi c’è Artissima, che per me rimane la fiera d’arte contemporanea più intelligente d’Italia. Non la più grande, ma la più curata. È il tipo di manifestazione che attira un collezionismo qualificato, esigente, internazionale, esattamente il tipo di collezionista con cui il mio studio si interfaccia personalmente. Il problema di Torino non è la qualità dell’offerta culturale, ma la narrazione. La città fa cose straordinarie nel contemporaneo, ma fatica a raccontarle con la forza che meriterebbero. Milano ha imparato a vendersi meglio, ma non sempre ha di più da offrire.

Il suo rapporto con Torino è una scelta o un destino?

È diventata una scelta consapevole. Questa è la risposta più onesta. Ho avuto la possibilità, nel corso della mia carriera, di aprire strade altrove, a Parigi in particolare, data la forte dimensione italo-francese del mio studio. Ho scelto di restare qui e di costruire qui perché Torino offre qualcosa che le grandi metropoli hanno perso: la possibilità di essere un punto di riferimento riconoscibile in un tessuto che ha ancora dimensioni umane, ma con accesso diretto ai mercati internazionali. Il mio studio è in piazza Statuto, a pochi passi dal centro. Lavoro con collezionisti, famiglie, gallerie e istituzioni che si trovano a Torino, Milano, Parigi, New York, Vienna e Zurigo. La dimensione locale e quella internazionale non si escludono, credo che oggi il valore aggiunto di un professionista stia proprio nella capacità di coniugarle. Torino mi ha formato nel rigore, in una certa sobrietà piemontese che preferisce la sostanza alla forma, e questa nel diritto dell’arte e nella pianificazione patrimoniale è una qualità che i clienti conoscono e apprezzano.

Una domanda più scomoda: Torino ha aree in degrado crescente…può l’arte fare qualcosa di concreto? Quali sono gli antidoti?

È una domanda che mi sta a cuore, perché tocca un nodo che ha anche risvolti giuridici e di politica pubblica, non soltanto culturali. La risposta breve è: si, l’arte può fare qualcosa di concreto, ma a una condizione precisa, che non sia usata come copertura estetica al degrado strutturale irrisolto. Quando l’arte diventa un modo per nascondere una situazione  priva di veri interventi sul tessuto sociale ed economico, non solo non aiuta, ma rischia di diventare strumento di una gentrificazione che aggrava le disuguaglianze anziché ridurle. Ho visto però esempi positivi: Torino ha sperimentato l’arte pubblica – penso a Luci d’Artista, ma anche a progetti di arte urbana nei quartieri Aurora e Barriera di Milano – con risultati che nel lungo periodo hanno contribuito a far nascere una percezione diversa di certi spazi. Non si tratta di magia, ma di un investimento culturale costante. Quello che manca, e qui parlo in quanto avvocato che conosce la materia contrattuale e regolatoria, è un quadro stabile di incentivi fiscali e di concessioni di spazi pubblici che rendono conveniente per soggetti privati (fondazioni, gallerie, collezionisti illuminati) investire in presenza culturale nelle aree periferiche. In Francia esistono meccanismi di defiscalizzazione per il mecenatismo culturale: la Loi Aillagon, che hanno prodotto risultati misurabili. In Italia siamo ancora indietro, nonostante il Tax Credit Cultura e l’Art Bonus abbiano aperto una strada. Si può fare molto di più. Questa è una materia su cui sono disponibile a lavorare con le istituzioni pubbliche torinese e piemontesi, se c’è una volontà politica reale. La cornice normativa esiste, si tratta i usarla con intelligenza.

Da esperto che opera su scala internazionale, riscontra differenze significative nel mercato dell’arte tra Torino e città come Milano o Roma?

Differenze significative si, e sono differenze che chi opera in questo settore deve conoscere perfettamente, perché cambiano le strategie legali, commerciali e comunicative. Milano ha il mercato più liquido, una concentrazione di gallerie commerciali di alto profilo, una rete di collezionisti imprenditoriali che ragionano sull’arte anche come location. È una connessione naturale con il mondo della moda, del design e della comunicazione che genera visibilità internazionale. Il sistema Milano riesce ad attrarre acquirenti stranieri con una facilità che le altre città italiane faticano a replicare. Sul piano legale, a Milano si gestiscono operazioni di compravendita di taglio più elevato, e con controparti internazionali più frequenti. Roma ha un carattere diverso: il mercato romano è più istituzionale, più legato al circuito dei musei, delle sovrintendenze, del collezionismo storico. È anche il luogo dove il rapporto con la pubblica amministrazione diventa ineludibile, e dove le questioni di vincolo culturale, prelazione statale e autorizzazione alle esportazioni si gestiscono quotidianamente con un’interlocuzione con il Ministero della Cultura, che a Torino e a Milano è meno frequente. Chi ha esperienza nelle procedure davanti sa quanto può essere critica la tempistica. Torino occupa una posizione peculiare: ha una tradizione che riguarda il contemporaneo che Milano non possiede nella stessa misura, oltre a un mercato interno di collezionismo colto e discreto. La discrezione è una caratteristica piemontese anche nel possedere arte. Il prezzo medio per opera è spesso inferiore rispetto a Milano, ma la qualità del dialogo tra gallerie, istituzioni e collezionisti è elevata. Artissima continua ad essere un momento in cui Torino torna a essere visibile globalmente. Quello che manca a Torino è un ecosistema di servizi legali e finanziari specializzati sull’arte che sia comparabile a quello milanese. Questo è uno spazio in cui il mio studio si è posizionato deliberatamente: offrire ai clienti internazionali che passano per Torino un livello di consulenza legale e patrimoniale sull’arte che, fino a poco tempo fa, richiedeva necessariamente di andare a Milano, Londra o Ginevra.

Mara Martellotta

Nasce la Scuola Salvamento CSI

Al via i corsi per la formazione degli assistenti bagnanti

 

Roma, 7 aprile 2026 – Il Centro Sportivo Italiano annuncia l’avvio della Scuola Salvamento CSI, il nuovo percorso formativo dedicato alla formazione e alla certificazione degli assistenti bagnanti per acque marittime, acque interne e piscine. L’iniziativa nasce a seguito del provvedimento autorizzativo rilasciato dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che autorizza il Centro Sportivo Italiano a tenere i corsi di formazione al salvamento e a rilasciare le relative abilitazioni all’esercizio dell’attività di assistente bagnanti. Il Centro Sportivo Italiano diventa il primo Ente di Promozione Sportiva ad erogare corsi di formazione per brevetti di salvamento acquatici insieme agli enti formatori autorizzati come la FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato), la FIN (Federazione Italiana Nuoto), la FISA (Federazione Italiana Salvamento Acquatico) e la Società Nazionale di Salvamento.

Con questo importante riconoscimento, il CSI amplia la propria proposta educativa e formativa in un ambito di grande rilevanza sociale, civile e sportiva: quello della sicurezza in acqua, della prevenzione e della tutela della vita umana. La Scuola Salvamento CSI si propone di formare figure competenti, responsabili e qualificate, capaci di operare con professionalità nei contesti balneari, nelle acque interne e negli impianti natatori. Il provvedimento prevede che l’autorizzazione abbia durata decennale, con programmi didattici approvati e rinnovabili, nel rispetto delle modalità e delle prescrizioni fissate dalla normativa vigente.

I percorsi formativi approvati comprendono corsi specifici per assistente bagnanti mare, assistente bagnanti acque interne e assistente bagnanti piscina, oltre a moduli integrativi per il conseguimento di ulteriori abilitazioni. Nel dettaglio, i programmi allegati al provvedimento prevedono percorsi strutturati con una parte teorica, una parte pratica e un periodo di tirocinio sia per i corsi di acque interne che per i corsi in piscina, con ulteriori moduli integrativi dedicati al passaggio tra le diverse abilitazioni.

La Scuola Salvamento CSI potrà operare attraverso la rete territoriale dell’Associazione, valorizzando articolazioni e affiliazioni autorizzate in diverse regioni italiane. Il provvedimento consente inoltre l’erogazione della parte teorica anche in modalità FAD, secondo le disposizioni richiamate nell’atto autorizzativo, favorendo così una proposta formativa più accessibile, moderna e diffusa sul territorio.

Inoltre sarà possibile rinnovare i propri brevetti (inclusi quelli precedentemente rilasciati da altri enti) per garantire una continuità formativa con l’intento di offrire ai nostri tesserati un’assistenza continua e servizi di consulenza dedicati.

L’avvio della Scuola Salvamento CSI rappresenta per il Centro Sportivo Italiano un passo significativo: non soltanto una nuova opportunità formativa, ma anche un servizio concreto al Paese, ai territori, alle comunità sportive e ai tanti giovani che intendono acquisire competenze utili, certificate e spendibili in un ambito strategico per la sicurezza e per il lavoro.

Nelle prossime settimane il CSI renderà note le informazioni operative relative ai corsi, alle sedi, alle modalità di iscrizione e rinnovi, oltre al calendario delle attività formative.

Per maggiori informazioni potete scrivere a salvamento@csi-net.it.

 

Tagliata di tonno in crema di pistacchi. Un piatto raffinato

Un secondo di mare dal gusto raffinato, un piatto speciale dal carattere leggero, senza rinunciare al gusto. Semplice e veloce.

Ingredienti

2 filetti di tonno fresco
50gr. di pistacchi non salati
2 foglie di basilico
Olio di oliva leggero q.b.
Sale, pepe q.b.

Scottare il tonno per pochi minuti per parte in una bistecchiera leggermente unta di olio.
Nel frattempo preparare la salsa. Tritare nel mixer i pistacchi ed il basilico con l’olio versato a filo, aggiungere il sale, il pepe e poca acqua, fino a renderlo cremoso. Servire subito accompagnato da una fresca insalatina verde.
Et voilà…la cena è pronta.

Paperita Patty

Giuseppe Damato a 90 anni corre la mezza maratona di Torino e punta al record

Non è una corsa, è una sfida al tempo. A 90 anni appena compiuti, Giuseppe Damato si prepara a scrivere una nuova pagina della sua straordinaria storia sportiva. Il prossimo 19 aprile sarà al via della mezza maratona di Torino con un obiettivo preciso, quello di stabilire il nuovo record nazionale nella categoria over 80.

Nato a Torino il 9 gennaio 1936, Giuseppe Damato ha fatto dello sport una costante della sua vita. Prima il ciclismo, praticato fin da giovane nelle categorie esordienti (allievi, dilettanti, veterani) con imprese come il viaggio Torino-Napoli andata e ritorno, e la conquista di tutti i passi dolomitici fino al ritorno a Cortina d’Ampezzo, luogo della sua infanzia durante gli anni della guerra. A 73 anni la svolta, con le scarpe da running, un inizio tardivo solo in apparenza, perché da quel momento Giuseppe non si è più fermato, e ha completato 15 maratone, e quella del 19 aprile sarà la sua 23esima mezza maratona. Un percorso costruito Km dopo km, con una costanza che oggi lo porta a inseguire un traguardo storico. La sua impresa si inserisce nelle edizioni da record de “La Mezza e la Dieci” di Torino 2026, organizzata da Base Running, che porterà sulle strade del capoluogo piemontese oltre 7mila e 500 runner da tutta Italia e dall’Europa. Tra atleti ed élite pronte a competere per il podio, e migliaia di appassionati, la storia di Giuseppe emerge per il suo valore simbolico e umano. Per lui non si tratta solo di partecipare, ma l’obiettivo è chiaro: abbattere il primato nazionale di categoria è dimostrare che la passione non conosce età. A 90 anni Giuseppe Damato non corre soltanto contro il cronometro, ma contro ogni limite imposto dal tempo.

Mara Martellotta

Proseguono i lavori sul ponte a Villafranca Piemonte

Proseguono gli interventi di manutenzione straordinaria per il risanamento conservativo del ponte sul torrente Pellice lungo la Strada Provinciale 139 a Villafranca Piemonte.
Nei prossimi giorni scatterà il senso unico alternato semaforizzato in corrispondenza del ponte della Sp 139, tra il km 22+300 e il km 22+600. Per consentire i lavori in condizioni di sicurezza, sarà necessario chiudere la pista ciclopedonale; i ciclisti saranno deviati sulla corsia della Sp 139 lasciata aperta sul ponte e disciplinata dal senso unico alternato.
Il cantiere del ponte sul Pellice a Villafranca Piemonte, che ora si sposta sulla parte alta del manufatto, è finanziato dal “decreto ponti” (legge 145/2018) per un importo complessivo di 2.500.000 euro. Oltre alle lavorazioni previste nel progetto iniziale, si è proceduto a sistemare le fondazioni delle pile in alveo attraverso il posizionamento di massi di cava a protezione delle pile. La struttura in calcestruzzo armato delle arcate e delle pile è stata protetta con uno speciale intonaco armato con reti in fibra di vetro.
I lavori sull’impalcato consentiranno di impermeabilizzare, consolidare e allargare la sede stradale con la posa di nuove barriere di sicurezza.
Anche per questo ponte, la Città metropolitana di Torino ha richiesto da tempo un’integrazione del finanziamento pari a 300.000 euro nell’ambito della rimodulazione degli interventi previsti dal “decreto ponti”. Si è ancora in attesa del decreto ministeriale che approvi la rimodulazione richiesta.

“I Porci – una gastronomia machista”, al teatro Baretti

Giovedì 16 aprile, alle ore 21, e venerdì 17 aprile alle ore 20, il teatro Baretti accoglie un progetto ideato da Manuel Di Martino, Simone Miglietta e Alessandro Persichella, con gli ultimi due in scena, e la regia di Manuel Di Martino. Si tratta della pièce teatrale, che fa parte della stagione Aurea Familia, dal titolo “I Porci – una gastronomia machista”.

Dopo il successo riscontrato in diversi contesti nazionali, come il Torino Fringe Festival 2023, Venice Open Stage 2023 e Stazione d’emergenza 2022,  “I Porci” approda a Torino aprendo una riflessione all’interno della stagione Aurea Familia: una stagione che indaga le storie familiari, sociali e identitarie del nostro presente. Lo spettacolo ci trascina in un futuro distopico, dove gli ultimi due maschi Alpha, simboli della virilità più becera, sono esposti come animali in una sorta di zoo umano. Li osserviamo nutrirsi, bestemmiare, azzuffarsi, ubriacarsi, manifestare pulsioni e fragilità in un rituale tanto violento quanto rivelatore. Attraverso il linguaggio del teatro fisico e dell’ironia, Miglietta e Persichella ci restituiscono una riflessione chirurgica sui meccanismi culturali del machismo, il rapporto del macho con il cibo, la donna, Dio, la sopraffazione e il desiderio. Cruda, comica e dolorosamente autentica, la pièce “I Porci” ci invita a ridere del mostro per riconoscerlo, a decifrarlo una volta per tutte.
Si tratta di una messa in scena che si spinge fino alla deformazione caricaturale, per mostrare da quali padri non vogliamo più discendere. Nel testo originale, a dare ritmo alla narrazione è la pagina bianca. Un segno vertiginoso e prenatale in cui abbiamo deciso di perderci, scavando nel sogno di un Dio sgraziato e innocente, colto nell’eternità della sua infanzia ribelle e sedotto dall’urgenza di creare. Se Pasolini auspicava nelle sue opere l’avverarsi della Ierofania, l’apparizione del sacro nel quotidiano, Micheal e Mirco disegnano l’epifania opposta, cioè l’apparizione del quotidiano nel sacro.
Fondamentali in questo percorso sono le collaborazioni con la scrittrice e filosofa Rubina Giorgi, studiosa delle relazioni, tra l’altro, tra mistica e poesia, con l’artista visivo Frediano Brandetti, creatore di strutture oniriche e metamorfiche, e con la musicista e compositrice Lili Refrain, artista che alterna nelle sue composizioni una vocalità lirica a sonorità distorte.

Biglietti: intero 13 euro – ridotto 11 euro – info: www.teatrobaretti.it

Mara Martellotta

Ecco il nuovo robot della Farmacia della Città della Salute: prepara le terapie oncologiche

È stato presentato il nuovo sistema robotico della Farmacia ospedaliera della Città della Salute e della Scienza di Torino, inserito all’interno dell’Hub oncologico dell’ospedale Molinette. Si tratta di una struttura che rappresenta oggi il principale centro in Piemonte e uno dei più rilevanti a livello nazionale per volumi di attività nel settore della galenica clinica.

All’evento erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale al Bilancio Andrea Tronzano, il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino Livio Tranchida, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale Alberto Anfossi e la direttrice della Farmacia ospedaliera Maria Rachele Chiappetta.

L’Hub oncologico, realizzato con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, ha beneficiato del cofinanziamento della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha contribuito con oltre un milione di euro, di cui circa 500 mila destinati all’acquisto del robot.

Nei laboratori vengono preparate quotidianamente circa 300 terapie onco-ematologiche personalizzate, rivolte a pazienti adulti e pediatrici. Si tratta spesso di farmaci innovativi, che rappresentano una frontiera avanzata nella cura dei tumori. La struttura gestisce inoltre circa 100 sperimentazioni cliniche, sia profit che no profit, su medicinali non ancora disponibili in commercio.

Il nuovo polo si estende su una superficie di circa 800 metri quadrati ed è dotato di sei laboratori a contaminazione controllata, equipaggiati con cappe e tecnologie robotizzate per l’allestimento dei farmaci.

Il robot, acquisito grazie al contributo della Fondazione, garantisce elevati standard di sicurezza e consente di migliorare l’efficienza dei processi. Tra i principali vantaggi: la significativa riduzione del rischio di errore umano, la maggiore tutela degli operatori, la diminuzione del rischio di contaminazioni, la tracciabilità delle attività e una migliore organizzazione del lavoro.

Grazie all’automazione e alle condizioni di sicurezza garantite, il sistema è in grado di gestire anche farmaci ad alta tossicità e con elevati volumi di manipolazione. Inoltre, la stabilità microbiologica dei preparati consente di anticipare la produzione delle terapie, riducendo i tempi di attesa per i pazienti.

Attualmente il robot contribuisce alla preparazione di circa il 20% dei farmaci giornalieri (circa 60 al giorno), con l’obiettivo di raggiungere nel breve periodo il 30% (circa 90 preparazioni al giorno).

Secondo il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Federico Riboldi e Andrea Tronzano, l’introduzione di questa tecnologia rappresenta un investimento strategico per migliorare la qualità delle cure, aumentare la sicurezza e rendere più efficiente il sistema sanitario, confermando la Città della Salute e della Scienza di Torino come punto di riferimento nazionale.

Il direttore generale Livio Tranchida ha sottolineato come la robotizzazione consenta di ridurre il rischio clinico e l’esposizione degli operatori, migliorando precisione e sicurezza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Fondazione Compagnia di San Paolo per il contributo.

Anche il presidente Marco Gilli ha evidenziato il valore dell’investimento in tecnologie avanzate, capaci di generare benefici concreti per pazienti e operatori, mentre il segretario generale Alberto Anfossi ha ribadito come l’innovazione tecnologica contribuisca a rendere più efficiente e sostenibile l’intero sistema sanitario.