Regina Margherita: nuove strategie contro i sarcomi ossei pediatrici

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Nel midollo osseo non vivono solo le cellule staminali che danno origine al sangue. Accanto a loro esiste una popolazione meno conosciuta, ma preziosa per la ricerca: le cellule stromali mesenchimali, o CSM. Sono cellule di supporto, capaci di contribuire all’equilibrio del microambiente in cui le altre cellule crescono, comunicano e si specializzano. Possono essere considerate parte dell’impalcatura viva del midollo osseo: non producono direttamente le cellule del sangue, ma aiutano a creare le condizioni perché questo complesso ecosistema funzioni correttamente. Inoltre, sono cellule multipotenti, in grado di differenziarsi in diversi tipi cellulari, in particolare cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo.

Le CSM rilasciano piccolissime particelle biologiche, chiamate vescicole extracellulari, che funzionano come messaggeri tra cellule: trasportano molecole, veicolano segnali e possono interagire con tessuti anche distanti. Da questa caratteristica nasce un’idea innovativa: utilizzare le vescicole come navette biologiche per trasportare farmaci verso il tessuto tumorale. Caricate con chemioterapici, queste vescicole potrebbero aiutare a portare il trattamento più vicino al tumore e, in prospettiva, a ridurre il danno ai tessuti sani.

È su questa strategia che si focalizza il progetto sviluppato dall’Ospedale Infantile Regina Margherita dell’Azienda Ospedaliera OIRM – Sant’Anna, afferente alla struttura di Oncoematologia Pediatrica diretta da Franca Fagioli. Il progetto nasce dall’esperienza decennale del Laboratorio nello studio e nell’utilizzo delle CSM e ha l’obiettivo di valutare, in fase preclinica, l’efficacia e la sicurezza di microvescicole derivate da CSM e caricate con il farmaco doxorubicina per il trattamento dei sarcomi ossei pediatrici.

I sarcomi ossei pediatrici, tra cui l’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, sono tumori rari e aggressivi che colpiscono soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti. Le terapie oggi disponibili, basate su chirurgia, chemioterapia e radioterapia, hanno migliorato le possibilità di cura in molti pazienti. Tuttavia, nelle forme metastatiche, recidivanti o resistenti ai trattamenti, la prognosi resta ancora difficile. La sfida è quindi duplice: trovare strategie più efficaci contro il tumore e, allo stesso tempo, limitare gli effetti collaterali di farmaci molto potenti.

La doxorubicina è uno dei chemioterapici utilizzati nel trattamento dei sarcomi ossei pediatrici. È un farmaco efficace, ma il suo impiego può essere limitato da effetti collaterali importanti, legati al fatto che non colpisce esclusivamente le cellule tumorali. Può infatti danneggiare anche tessuti sani, con una tossicità sistemica che include, tra gli aspetti più rilevanti, il possibile danno cardiaco. Nei bambini e negli adolescenti questo tema è particolarmente delicato, perché ridurre gli effetti a lungo termine delle cure è parte integrante della qualità della guarigione.

Per questo motivo, la ricerca sta sviluppando sistemi di drug delivery, cioè strategie capaci di veicolare i farmaci in modo più mirato verso il tumore, cercando di preservarne l’efficacia e limitarne la tossicità. In questo progetto, le vescicole extracellulari vengono isolate dal secretoma delle CSM, cioè dall’insieme delle sostanze che queste cellule rilasciano nell’ambiente durante la coltura in laboratorio. Dopo essere state prodotte e caratterizzate, possono essere caricate con doxorubicina e studiate come possibili trasportatori del farmaco.

In altre parole, non si tratta di usare direttamente cellule vive come terapia, ma di sfruttare ciò che queste cellule producono: piccole vescicole che potrebbero comportarsi come corrieri biologici. Questo aspetto è importante anche dal punto di vista della sicurezza: lavorare con vescicole derivate dalle cellule, anziché con cellule vive, può rendere il prodotto più controllabile, standardizzabile e potenzialmente più adatto allo sviluppo regolatorio.

Il progetto si fonda su competenze già consolidate. Il Laboratorio Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapia Cellulare ha una lunga esperienza nell’isolamento, espansione e caratterizzazione delle CSM. Inoltre, la presenza di una Cell Factory accreditata AIFA permette di lavorare secondo criteri compatibili con le Good Manufacturing Practice, le norme che regolano la produzione di medicinali destinati all’uso clinico. Nella ricerca biomedica, infatti, non basta che un’idea funzioni in laboratorio: deve poter essere riprodotta, controllata, tracciata e validata secondo standard rigorosi.

I risultati preliminari indicano una direzione promettente. In studi precedenti, il gruppo ha valutato il secretoma derivato da CSM caricate con un altro farmaco chemioterapico, il paclitaxel su linee cellulari di osteosarcoma, osservando un effetto citotossico significativo. Successivamente, la metodica è stata applicata alla doxorubicina: le vescicole caricate con il farmaco hanno mostrato attività su linee cellulari di osteosarcoma, con una riduzione importante della vitalità cellulare dopo 24 ore di trattamento. Il progetto prevede ora il passaggio successivo: la validazione in modelli preclinici in vivo, passaggio necessario per capire come il farmaco si comporta nell’uomo, se rimane nel tumore, se raggiunge organi sani, quale tossicità provoca e se l’effetto terapeutico è superiore rispetto alla doxorubicina libera. Per questo il progetto prevede studi in modelli murini di sarcoma osseo, con valutazione della biodistribuzione, della farmacocinetica, dell’efficacia terapeutica e della tossicità sistemica.

Se i risultati confermeranno efficacia e sicurezza, le vescicole extracellulari caricate con doxorubicina potrebbero rappresentare una nuova formulazione biologica per il trattamento dell’osteosarcoma e di altri sarcomi ossei ad alto rischio.

Il valore del progetto sta proprio in questo ponte tra laboratorio e cura. Da una parte ci sono la ricerca sulle cellule stromali mesenchimali, le loro vescicole e le tecnologie di drug delivery; dall’altra ci sono i bisogni concreti di bambini e adolescenti con tumori rari e difficili da trattare. In mezzo, c’è il lavoro quotidiano di ricercatori, clinici, biologi, tecnici e strutture sanitarie capaci di trasformare una domanda scientifica in un percorso verificabile.

Blitz antidroga: spari, 18 chili tra hashish e cocaina, due arresti e sette denunce

Oltre 18 chili di stupefacenti sequestrati tra hashish e cocaina, due arresti e sette denunce. Questo è il bilancio del blitz antidroga condotto dai carabinieri di Ivrea. L’intervento, avvenuto la mattina del 10 giugno, ha visto l’impiego di oltre 70 militari.

L’operazione è scattata in seguito a un’inchiesta avviata dopo che, nelle aree di San Giusto Canavese e Caluso, erano stati esplosi colpi d’arma da fuoco con intento intimidatorio. I carabinieri hanno eseguito decreti di perquisizione firmati dalla Procura di Ivrea, che coordina le indagini, nei confronti di una rete di sospetti con base a San Giusto, Cuceglio, San Giorgio e Caluso.

I reati segnalati vanno dalla detenzione di stupefacenti al porto abusivo di armi, fino a minacce e danneggiamento aggravato. Durante le perquisizioni i carabinieri hanno intercettato a Cuceglio un 33enne di origine marocchina in possesso di 20 panetti di hashish (circa 2 kg) e di due confezioni di cocaina per un totale di 600 grammi. Invece, a San Giusto Canavese, 16 kg di hashish – suddivisi in ben 160 panetti – sono stati ritrovati nell’abitazione di un 42enne italiano. I due sono stati arrestati e scortati nel carcere di Ivrea; altre sette persone sono state denunciate a piede libero. Presso la casa di un 30enne italiano è anche stata trovata e sequestrata un’arma detenuta illegalmente.

L’azione è stata guidata dal Nucleo operativo e radiomobile di Ivrea, affiancato dalle Aliquote di primo intervento di Torino, dalle unità cinofile del Nucleo di Volpiano e dalla polizia locale di Strambino.

VI.G

Rosso Beethoven: la stagione estiva del Teatro Regio

Nella splendida cornice della sala da ballo di  Palazzo Reale è stata  presentata la nuova stagione estiva 2025-2026 del teatro Regio, alla presenza del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, del Sovrintendente del teatro Mathieu Jouvin , del direttore artistico Cristiano Sandri e della Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino, Paola d’Agostino.

Il Rosso, dopo aver attraversato la stagione 2025-2026  del teatro Regio come simbolo di passione, energia e destino, ora incontra Beethoven .

Saranno otto i concerti della stagione estiva, con quattro direttori e un unico grande protagonista. Dal 30 giugno al 22 luglio prossimo, nella corte d’Onore di Palazzo Reale, l’Orchestra del Teatro Regio proporrà un percorso di ascolto dedicato al grande compositore di Bonn in vista del bicentenario della sua scomparsa, che ricorrerà nel 2027. Si tratta di un itinerario che attraversa ribellione, tensione, audacia e luce, raccontando l’evoluzione creativa di un artista che ha trasformato per sempre il linguaggio musicale e la nostra modalità di ascolto.

Rosso Beethoven si realizza in virtù della collaborazione con i Musei Reali di Torino, con I quali il teatro Regio è lieto di proseguire la partnership avviata nell’estate del 2023.

Rosso Beethoven nasce dall’incontro tra due generazioni creative, da una parte il compositore che, fra i trenta e i quaranta anni, rivoluzionò il linguaggio musicale europeo con alcune delle sue opere più  celebri; dall’altra quattro direttori , che oggi  si confrontano con quella stessa eredità artistica, offrendo al pubblico prospettive nuove su un repertorio che continua a parlare al presente.

Il Teatro Regio rinnovato così il proprio impegno nella valorizzazione  delle nuove generazioni, affidando la stagione estiva ad Agata Zajac, Aram Khacheh, Alessandro Palumbo e Liubov Nosova.

Per Khacheh e Palumbo si tratta di un ritorno al teatro Regio . Il primo ha diretto “Pierino e il lupo” di Prokof’ev al Piccolo Regio  nel gennaio 2026. Il secondo ha collaborato in diverse nuove produzioni firmando nel 2023 l’orchestrazione di “Un mari à la porte” di Offenbach e dirigendo successivamente “Pierino e il lupo, The Tender Land” di Copland, presentata per la prima volta in Italia nella primavera del 2024 e “La traviata. La solitudine di una stella”, nel 2025.

Tutti i concerti avranno inizio alle ore 21, con la formula All inclusive Emozione Reale, grazie all’apertura straordinaria delle 19.30 si potrà visitare l’appartamento della Regina Elena a palazzo Reale, concedersi un passeggiata al fresco del Giardino Ducale  e godersi un aperitivo alla caffetteria Reale prima di assistere al concerto. In caso di annullamento il teatro ha previsto date di recupero per i concerti “Ribellione”(2/7), “Tensione” ( 9/7) e Luce (23/7).

Biglietteria

Vendita online e presso la biglietteria del Teatro Regio

Piazza Castello 215, Torino

Tel 0118815241/ 0118815242.

Orari: dal lunedì al sabato ore 11-19, domenica ore 10.30-15.30.

Nei giorni di concerto la biglietteria si sposta alzl Golden Box in piazzetta Reale a partire dalle 19.30

Biglietteria@ teatroregio.torino.it

Mara Martellotta
Foto TorinoClick

Filomena Nitti, la scienziata dimenticata dietro un Nobel

TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono storie che la Storia racconta a metà. Storie in cui un nome rimane inciso nella memoria collettiva, mentre un altro, non meno importante, scivola lentamente nell’ombra. È il caso di Filomena Nitti e il Nobel negato, il libro della giornalista e scrittrice Carola Vai pubblicato da Rubbettino Editore.
Filomena Nitti fu una donna straordinaria. Ricercatrice, biochimica e pioniera della scienza italiana, visse un’esistenza intensa attraversando alcuni dei momenti più complessi del Novecento. Figlia di Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio e convinto antifascista, conobbe l’esilio, la fuga e la ricostruzione. Ma soprattutto dedicò la propria vita alla ricerca scientifica, perseguendo con determinazione una carriera che, per una donna del suo tempo, rappresentava una sfida tutt’altro che scontata.
Il libro di Carola Vai restituisce finalmente voce a una figura rimasta troppo a lungo ai margini del racconto ufficiale. Coetanea di Rita Levi-Montalcini, Filomena condivise con la celebre scienziata torinese talento, determinazione e passione per la ricerca, ma il destino riservò loro una diversa visibilità. Se Rita conquistò il Premio Nobel per la Medicina nel 1986, Filomena vide invece attribuire il massimo riconoscimento scientifico al marito e collega Daniel Bovet, insignito del Nobel nel 1957.
Eppure, i due lavoravano fianco a fianco. Firmavano insieme gli studi, conducevano le stesse ricerche e condividevano successi e risultati. Il contributo di Filomena fu determinante nei lavori che portarono a importanti scoperte nel campo della farmacologia moderna. A lei, insieme al fratello Federico Nitti e allo stesso Bovet, si devono ricerche fondamentali che aprirono la strada agli antistaminici e a nuovi approcci terapeutici destinati a cambiare la medicina del Novecento.
Ma allora perché il Nobel arrivò soltanto a Daniel Bovet?
È la domanda che attraversa l’intero volume. A cercare una risposta è Carola Vai, giornalista e scrittrice piemontese, già firma di importanti testate nazionali come La StampaLa Gazzetta del Popolo e l’AGI. Autrice della biografia Rita Levi-Montalcini. Una donna libera, grazie alla collaborazione di Maria Luisa Nitti, nipote della scienziata, ricostruisce per la prima volta l’intera esistenza di Filomena, restituendole il posto che merita nella storia della ricerca italiana. Il suo non è soltanto un lavoro biografico, ma una riflessione sul ruolo delle donne nella scienza del Novecento e sui riconoscimenti spesso negati a chi lavorava nell’ombra.
La biografia racconta anche la dimensione più privata di Filomena: madre di tre figli, moglie, ricercatrice, donna capace di affrontare lutti dolorosissimi senza rinunciare alla propria dignità. Una figura complessa e moderna, lontana dagli stereotipi, che scelse di vivere pienamente tutti i ruoli che la vita le offrì.
Particolarmente interessante è il parallelo con Rita Levi-Montalcini, altra protagonista del Novecento italiano e figura profondamente legata a Torino. Due donne diversissime, due percorsi opposti, ma unite dalla stessa passione per la conoscenza e dalla volontà di superare i limiti imposti dal loro tempo. Da una parte la scienziata che scelse di dedicarsi esclusivamente alla ricerca, dall’altra una donna che riuscì a conciliare il lavoro scientifico con la famiglia, senza mai rinunciare alle proprie ambizioni.
Con una scrittura accurata e documentata, Carola Vai restituisce dignità a una protagonista dimenticata della ricerca scientifica italiana, riportandola al posto che merita nella memoria collettiva. Perché la storia della scienza non è fatta soltanto di premi e riconoscimenti, ma anche di donne che hanno contribuito in modo decisivo al progresso senza ricevere gli onori che spettavano loro.
Filomena Nitti e il Nobel negato è molto più di una biografia: è un atto di giustizia storica e un invito a guardare oltre le versioni ufficiali dei fatti. Perché dietro ogni grande scoperta non c’è sempre un solo nome, e la memoria, talvolta, ha bisogno di qualcuno che riporti alla luce ciò che il tempo ha lasciato nell’ombra.
MARZIA ESTINI

Jonathan Guaitamacchi, Gran Torino

Ci sono città che si osservano. E poi ci sono città che si respirano, si attraversano e, lentamente, finiscono per abitare dentro di noi.

È proprio da questo dialogo intimo con Torino che nasce Gran Torino, la nuova mostra personale di Jonathan Guaitamacchi, artista internazionale che, dopo aver vissuto e lavorato tra Londra, Milano e Cape Town, ha scelto il capoluogo piemontese come uno dei luoghi più significativi della propria maturazione umana e creativa.

La mostra raccoglie una trentina di opere inedite, realizzate appositamente per gli spazi della Galleria Biasutti & Biasutti e rappresenta molto più di una semplice indagine sul paesaggio urbano. È un viaggio dentro lanima della città, un racconto visivo che ne esplora la memoria, il carattere e le infinite stratificazioni.

Ma Gran Torino è anche il racconto di una scelta. Quella di un artista che, dopo anni trascorsi a Milano, città che gli ha offerto importanti opportunità professionali e culturali, ha sentito il bisogno di allontanarsi da una dimensione sempre più frenetica, dove spesso il valore dellarte rischia di misurarsi attraverso numeri, velocità e visibilità immediata.

La sua attenzione si è così rivolta a Torino. Una città diversa, più silenziosa e riflessiva, capace di custodire il proprio patrimonio culturale senza ostentarlo. Una città che continua a dialogare con la memoria, con lindustria, con il pensiero e con una straordinaria tradizione intellettuale. Un luogo nel quale larte può ancora essere vissuta come esperienza, ricerca e scoperta.

Lasciare il quartiere Isola di Milano per trasferire il proprio studio e la propria quotidianità a Torino non ha significato soltanto cambiare indirizzo. È stato un passaggio interiore, una trasformazione dello sguardo.

Qui Guaitamacchi ha trovato un tempo diverso, una diversa qualità dellascolto, una città capace di restituire profondità al gesto creativo.

Da questo incontro è nato un legame autentico. Torino non è diventata soltanto il soggetto delle sue opere, ma una presenza viva, una compagna di viaggio che ha alimentato nuove visioni e nuove prospettive artistiche. Nelle sue tele la città emerge così come un organismo complesso e pulsante, sospeso tra memoria e futuro, tra rigore e poesia, tra la forza della sua storia e la capacità di reinventarsi continuamente.

Attraverso grandi vedute dedicate allo skyline torinese e ai suoi simboli più riconoscibili , dalla Mole Antonelliana al Palazzo del Lavoro , Guaitamacchi costruisce una narrazione sospesa tra realtà e suggestione. Le sue immagini non si limitano a rappresentare luoghi: li trasformano in emozioni, in pensieri, in frammenti di una storia collettiva che appartiene a chiunque abbia vissuto, amato o semplicemente attraversato questa città.

Le architetture diventano presenze silenziose. Le strade si trasformano in percorsi della memoria. I quartieri emergono come organismi vivi, attraversati da una moltitudine invisibile di esistenze che si intrecciano, si sfiorano e si dissolvono nel tempo.

Nelle opere di Guaitamacchi il bianco e nero non è soltanto una scelta estetica: è un linguaggio. Elimina il superfluo per restituire lessenza. Ogni prospettiva inclinata, ogni orizzonte sospeso, ogni dettaglio urbano conduce lo sguardo oltre la semplice riconoscibilità dei luoghi, verso una dimensione più universale, dove la città diventa metafora della condizione umana.

Le sue vedute dallalto, quasi vertiginose, raccontano una Torino che va oltre la sua immagine più conosciuta. Una Torino fatta di energia silenziosa, di lavoro, di memoria e di futuro. Una città attraversata da infinite storie individuali che si fondono in un unico respiro collettivo.

Gran Torino diventa così il racconto di una rinascita reciproca: quella di una città che continua a sorprendere chi la sa osservare davvero e quella di un artista che, scegliendo di fermarsi ad ascoltarla, ha trovato nuove ragioni per guardare il mondo.

Perché nelle opere di Jonathan Guaitamacchi Torino non è soltanto una città da rappresentare. È una città da sentire. Un luogo dellanima che continua a parlare a chi è disposto a fermarsi, ad ascoltare e a lasciarsi attraversare dalla sua bellezza discreta e profonda.

Galleria d’Arte Biasutti & Biasutti
V. Alfonso Bonafous, 7/L,  Torino
tel.: 011/8173511

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

La Regione punta sulla digitalizzazione delle imprese

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato su proposta dell’assessore al Bilancio, Sviluppo delle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano, la nuova misura “Voucher digitalizzazione PMI 2026”, con una dotazione finanziaria di 18 milioni di euro nell’ambito del Programma Regionale FESR 2021-2027.

L’intervento sostiene i progetti di digitalizzazione delle micro e piccole imprese piemontesi e dei professionisti, favorendo l’adozione di tecnologie innovative, l’acquisto di beni e servizi digitali, attività di consulenza specializzata e percorsi di formazione.

La misura si inserisce nella strategia regionale per rafforzare la competitività del sistema produttivo piemontese e accompagnare le imprese nei processi di innovazione e trasformazione digitale.

Con questo provvedimento mettiamo a disposizione del tessuto produttivo piemontese ulteriori 18 milioni di euro per sostenere investimenti concreti in innovazione e digitalizzazione. Il Piemonte continua a investire sulla competitività delle imprese, creando le condizioni perché anche le realtà più piccole possano accedere alle tecnologie necessarie per crescere, innovare e affrontare con maggiore forza le sfide dei mercati – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano Le prime due edizioni del bando hanno registrato complessivamente 3.336 domande, un risultato che conferma la forte attenzione delle imprese piemontesi verso gli strumenti di innovazione e trasformazione digitale. Con questa nuova misura – aggiungono Cirio e Tronzano – rafforziamo un percorso già avviato e mettiamo a disposizione risorse importanti per accompagnare la crescita delle aziende, migliorare la produttività e favorire l’adozione di tecnologie sempre più avanzate. La digitalizzazione rappresenta oggi uno dei principali fattori di competitività e sviluppo del nostro sistema economico”.

Il bando sarà rivolto alle PMI iscritte al Registro Imprese delle Camere di commercio e ai professionisti. Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributi a fondo perduto, con intensità variabile tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili, in funzione della dimensione aziendale e delle caratteristiche dei progetti presentati.

La collaborazione con Unioncamere Piemonte rappresenta un valore aggiunto per questa iniziativa. Grazie all’esperienza maturata nella gestione dei bandi per le imprese e al cofinanziamento di 1,2 milioni di euro garantito dal sistema camerale – concludono Cirio e Tronzano – possiamo mettere a disposizione uno strumento ancora più efficace e vicino alle esigenze delle aziende piemontesi. L’apertura del bando è prevista a ottobre e consentirà a migliaia di imprese di programmare investimenti strategici in innovazione e digitalizzazione”

“Popoli in cammino per la pace”

Sì è svolta domenica 14 giugno, la giornata promossa dal Coordinamento regionale Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta sul tema “Popoli in cammino per la pace”.

Un’occasione di incontro e festa che ha unito comunità, Associazioni, famiglie e cittadini in un percorso condiviso attraverso il cuore della città, chiamata ad ospitare volti, presenze, storie ed attese di tanti che sono giunti in Italia in cerca di futuro, di lavoro, di dignità.

L’iniziativa coinvolge la rete degli Uffici diocesani per la pastorale dei migranti, unitamente alla Fondazione Migrantes.

Il grande incontro promosso dalla pastorale migranti è stato aperto da  due saluti istituzionali: quello della Vice Sindaca MIchela Favaro e del Vice Presidente del Comitato diritti umani Giampiero Leo.

Leo – che ha portato i saluti del Presidente del Comitato Davide Nicco – oltre a complimentarsi con la Pastorale migranti e la diocesi di Torino per la bellezza, la  generosità e l’intelligenza  dell’iniziativa, ha voluto fare una sottolineatura. Ovvero: il fatto che il contributo all’evento sia stato assegnato dal Comitato diritti umani è derivato da una scelta precisa del Presidente Ncco e dal suggerimento del Consigliere Magliano per significare che quello della emigrazione e al movimento dei popoli è un vero e proprio diritto umano. Un diritto che ovviamente se esercitato – come giusto – nell’ambito della legalità e dell’ordine e di accordi internazionali chiari e precisi, può portare ad un arricchimento e a un bene dell’intera comunità, recando  reali vantaggi sia al migrante che a chi lo sa accogliere.
(Foto di copertina Mihai Bursuc)

Andrea Busto: precisazioni sul Museo Ettore Fico

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Gentili Amici del Museo Ettore Fico,

mi duole tediarVi con lettere non pertinenti all’arte ma il Comune di Torino e in particolar modo la dottoressa Purchia, mi obbligano a rettificare quanto scritto su «La Stampa» di oggi (15 giugno 2026).

Negli ultimi quattro anni ho scritto alcune e-mail che testimoniano la mia volontà (fin da subito) di offrire alla Città quanto era in mio possesso come patrimonio artistico e immobiliare del Museo Ettore Fico.

La prima e-mail, indirizzata al Sindaco Lo Russo e all’Assessore Purchia, data 30 settembre 2022 ore 08:03 (cito testualmente):

«Il Museo Ettore Fico espone per la prima volta le proprie collezioni […] La raccolta riguarda opere contemporanee, etniche, extraeuropee e di arte antica classica.

Presentiamo in Barriera di Milano, con grande orgoglio, una riflessione approfondita su ciò che potrebbe diventare patrimonio stabile della Città di Torino. È con piacere che Vi invito a una visita privata per farVi conoscere le oltre 140 opere esposte e per illustrarVi i progetti futuri del Museo.»

Il Sindaco non venne.

Seguirono alcuni incontri con l’Assessore Purchia a cui comunicai la mia volontà di lasciare la direzione del Museo e donare l’edificio e le collezioni alla Città.

Seguì una e-mail in data 10 febbraio 2025 ore 11:38:

«Buongiorno Assessora Purchia,

Le scrivo a proposito del nostro precedente incontro, avvenuto in data 13 giugno 2024, per informarLa che nel frattempo ho incontrato l’8 gennaio us. il dottor Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, a cui ho espresso la mia volontà di continuare la mission del Museo Ettore Fico oltre la mia permanenza come direttore e presidente dell’istituzione.

L’anno scorso il mio mandato è scaduto in concomitanza del pensionamento e, per queste ragioni, vorrei trovare una soluzione favorevole alla continuità del progetto culturale e sociale legato al MEF.

Ho proposto al dottor Broccio, come l’avevo proposto a Lei, di sondare l’eventualità di un interesse a sostituirmi nella direzione del museo e nella possibilità di una sua continuità espositiva e organizzativa in Barriera di Milano.

La mia proposta è stata così formulata:

Vorrei che un Ente Pubblico, possibilmente il Comune di Torino coadiuvato dalle Fondazioni Bancarie regionali, si facesse carico dell’affitto dello spazio per un tempo indeterminato e che poi ne diventasse il proprietario definitivo al mio decesso. Si tratterebbe di una nuda proprietà con utilizzo immediato dal gennaio 2026. Il valore dell’immobile è stato stimato in 4.000.000€.

L’accordo comprenderebbe anche un cospicuo lascito di opere di Ettore Fico, Luigi Serralunga e oltre 200 opere di artisti contemporanei da Hiber a Armleder, da Lavier a Kiki Smith, da Fratino a Castelli e altri nazionali e internazionali per un valore attuale di mercato di circa 10/15.000.000 €. […]

Ci legge in copia anche il dottor Broccio a cui avevo comunicato che ho attualmente in corso una proposta di ente privato per l’affitto dell’immobile e a cui dovrò dare riscontro entro il 31 marzo 2025.

Invio la stessa mail in copia anche alla segreteria del Sindaco e all’Assessora Salerno.»

Non ricevo alcuna risposta e in data 1° marzo 2025 ore 09:21 invio una nuova mail:

«Gentile Assessora Purchia,

spero che questa mia La trovi bene.

Riprendo in sintesi quanto espresso nella precedente email, inviata il 10 febbraio scorso, a cui non ho avuto riscontro da parte del suo Assessorato.

Poiché mi sta molto a cuore la continuità del progetto avviato nel 2014 in Barriera di Milano, mi preme sapere se vi è qualche interesse da parte della Città a non interrompere le attività culturali ed espositive del museo Ettore Fico.

Come già scritto, ho una proposta in atto che dovrò sottoscrivere il 31 marzo prossimo.

Andrea Busto

Al Monviso i Mondiali di Tennis Para Standing

DAL 18 AL 21 GIUGNO RITORNANO IN ITALIA I MIGLIORI 100 DEL PIANETA AL CIRCOLO MONVISO SPORTING CLUB DI GRUGLIASCO

 

Le stelle del para standing tennis mondiale sono pronte a brillare al Monviso Sporting Club di Grugliasco. Quasi 100 atleti in rappresentanza di tutti e 5 i continenti per un totale di 24 Paesi differenti si sfideranno dal 18 al 21 giugno nel circolo della cintura torinese andando a caccia del titolo iridato. Uomini e donne di tutte le età, dai 10 anni dei giovanissimi Luca Reese e Filippo Cavallo fino ai 74 di Gisela Danzl. Le nazioni più rappresentate saranno Francia (18 tra giocatori e giocatrici), Italia (16) e Brasile (11). Sarà la terza edizione dei Campionati Mondiali di para standing tennis della storia che, dopo quella del 2025 di Barcellona, ritorna dove tutto era iniziato nel 2024, ovvero al Monviso, il circolo polivalente della cintura di Torino che oramai è un ’ eccellenza oltre a rappresentare un modello di inclusività. Gli obiettivi dell’Associazione Internazionale del Para Standing Tennis (IPSTA) sono l’inclusione della disciplina nella lista di quelle sostenute dalle federazioni di tennis a livello mondiale, il reclutamento di un maggior numero di giocatrici e di giocatori più giovani e poi l’inserimento nel programma dei Giochi Paralimpici e dei tornei del Grande Slam. Tutte le categorie giocano su un campo da tennis regolamentare. Le regole sono identiche a quelle del tennis tradizionale, ma le categorie PST1 e PST2 giocano con un rimbalzo, mentre le categorie PST3 e PST4 giocano con due rimbalzi. Tutti gli atleti devono avere una disabilità riconosciuta dall’IPC per poter partecipare al Campionato Mondiale di Para Standing Tennis e classificazioni si basano sul sistema già in uso nel Para-Standing Badminton. Nella settimana di match nel circolo piemontese ci saranno anche i campioni uscenti dello scorso anno, come Alex Hunt (PST1) ovvero l’ unico giocatore con disabilità a conquistare punti Atp. Insieme a lui anche Matthew Grow (PST2), Gianfranco Scamarone (PST3) e le due campionesse del torneo femminile Thalita Rodrigues (PST1) e Martina Siebert (PST3). Scenderanno in campo anche il comico anglosassone Adam Hills famoso in Gran Bretagna e Australia, e altri atleti che nella loro carriera hanno partecipato in altri sport alle Paralimpiadi come Kendra Herber (para-triathlon), Gregory Leperdi (para ice hockey), Matthias Holl (sci alpino paralimpico), Wojtek Czyz (atletica paralimpica). Motore dell’ evento è Bionic People, l’ associazione no profit fondata dall’ atleta paralimpico grugliaschese Alessandro Ossola, che ha rappresentato l’Italia nei 100 metri piani ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024. Reduce dal grande successo della tappa dello scorso weekend dell’Inclusive Padel Tour nella splendida cornice di Villa Mercede a Frascati (Roma) con 30 coppie provenienti da tutto il mondo, Bionic People continua a supportare la promozione dell’inclusione e dei valori dello sport paralimpico. «Siamo incredibilmente orgogliosi di portare i Campionati del mondo a Torino – sottolinea il presidente dell’IPSTA, Nicky Maxwell – poiché l’Italia vanta una ricca cultura tennistica e un crescente impegno nello sport paralimpico. Con il supporto di Bionic People, dell’ITF e dei nostri partner locali, siamo certi che questo evento stabilirà un nuovo standard per il tennis paralimpico a livello mondiale, oltre a offrire ai nostri atleti una piattaforma di livello internazionale per competere, ispirare ed essere visti». I Campionati del Mondo rappresentano l’ evento di punta a livello globale per questo sport, offrendo agli atleti l’ opportunità di competere ai massimi livelli e promuovendo al contempo la collaborazione internazionale e la visibilità del tennis paralimpico. «Sono felicissimo per il numero di adesioni – commenta il vicepresidente dell’IPSTA e responsabile del Comitato Organizzatore, Gregory Leperdi – . Questo è il più grande evento mai organizzato nella giovane storia del para standing tennis. Da quando abbiamo finalizzato l’ accordo con la Federazione Internazionale di Tennis (ITF), abbiamo strutturato IPSTA in modo più articolato, grazie all’ aiuto di circa una cinquantina di volontari in tutto il mondo a supportare la crescita di questo sport. Col passare delle stagioni, sempre più federazioni nazionali sostengono il para standing tennis. Insieme queste, anche tantissimi sponsor e fornitori che ci hanno supportato in questa edizione, oltre ad eccellenze del territorio come il Politecnico di Torino, l’Istituto di Medicina dello Sport di Torino e i preziosissimi volontari di Volo2006, senza dimenticare il circolo del Monviso che oramai è la seconda casa del nostro movimento». Main sponsor dei Mondiali 2026 di para standing tennis sono Intesa Sanpaolo, Iren, Ossur, Ottobock, Dunlop e Valmora. A raccontare da una prospettiva diversa questi Mondiali ci sarà anche un ’ ospite speciale come la pluricampionessa paralimpica Martina Caironi, regina dei 100 metri T42 a Londra 2012, Rio 2016 e Parigi 2024. Terminata la carriera agonistica nell’ atletica e l’ esperienza lavorativa nel Comitato organizzatore di Milano Cortina 2026, la stella bergamasca si diletta con il para standing tennis e sarà al Monviso Sporting Club per intervistare le stelle della manifestazione. A contorno dei Campionati Mondiali, si terranno due eventi di grande spessore: Una Clinic di Diego Nargiso per ragazzi che vogliono avvicinarsi a questo sport (19Giu 15-17) Il primo ritrovo dello Scientific Advisory Panel, guidato dalla Prof.ssa Laura Gastaldi del Politecnico di Torino, con l’ obiettivo di valutare i dati raccolti negli ultimi due anni di ricerca sulla classificazione del para standing tennis. Il torneo comincerà giovedì 18 alle ore 10, mentre nelle giornate successive l’inizio dei match è previsto per le 9. Le partite proseguiranno fino al primo pomeriggio, con gioco ininterrotto su 8 campi per tutta la giornata. I singolari maschili e femminili di tutte le categorie si svolgeranno da giovedì a domenica, con le rispettive finali in programma per la giornata conclusiva del 21 giugno. I tornei di doppio, invece, si svolgeranno da venerdì 19 a domenica 21. Sabato 20 e domenica 21, inoltre, è previsto un torneo juniores. Oltre agli incontri per le medaglie al Circolo Monviso, da venerdì a domenica al Centro Sportivo Robilant di Torino si disputerà anche un tabellone di consolazione per coloro che saranno stati eliminati al primo turno.