ATELIER 8 : design e architettura con identità

L’eleganza del dettaglio, la magia dello spazio e il respiro internazionale

Esistono studi di architettura che progettano ambienti comuni. Dove gli altri vedono solo metri quadri, loro vedono possibilità e potenzialità.

La loro realtà e’ di trasformare gli spazi in esperienze emotive, intime e sofisticate.

Atelier 8 nasce proprio da questa visione, un incontro armonioso tra architettura, interior design, cultura estetica e una sensibilità internazionale capace di distinguersi immediatamente nel panorama contemporaneo Torinese.

Fondato dallarchitetto Luana Blacetta e dalla designer Naz Sida, lo studio rappresenta una nuova generazione di professioniste che ha saputo costruire unidentità forte, elegante e profondamente riconoscibile.

La firma progettuale di Atelier 8 si riconosce soprattutto nella straordinaria capacità di valorizzare anche gli spazi più complessi. Dove molti vedono limiti, lo studio vede opportunità. Piccolissime metrature, ambienti difficili o apparentemente impossibili da trasformare diventano autentici microcosmi di eleganza e funzionalità. Dallidea progettuale, alla realizzazione in cantiere fino allultimo dettaglio degli interni, disegnato e realizzato tutto tailor made.

Reinventano pochissimi metri quadrati trasformandoli in appartamenti completi, sofisticati e perfettamente vivibili. Vere e proprie scatole magicheprogettate con precisione sartoriale, dove ogni centimetro viene studiato, reinventato e valorizzato con una creatività fuori dal comune.

Per Atelier 8, il design non si ferma agli interni. Lo spazio viene pensato nella sua totalità, attraverso progetti architettonici capaci di unire estetica, equilibrio e identità, trasformando ogni ambiente in un luogo che racconta davvero chi lo vive.

Ma il vero lusso che Luana e Naz offrono oggi , in unepoca sempre più veloce, impersonale e delegata al web , è il rapporto umano.

Ogni progetto viene seguito passo dopo passo con una cura artigianale, come un abito realizzato su misura. Lo studio accompagna il cliente in ogni fase del percorso creativo, ascoltando desideri, abitudini, e necessità, trasformandole in ambienti che raccontano davvero chi li abita.

Dai materiali alle luci, dai volumi agli equilibri estetici più piccoli, ogni dettaglio viene studiato con una presenza costante e una dedizione sempre più rara da trovare nel mondo contemporaneo dellarchitettura e design. Ed è proprio questa capacità e attenzione al cliente che diventa uno dei valori più importanti dello studio.

Atelier 8 porta inoltre avanti una visione profondamente legata alleccellenza italiana. Lo studio collabora e valorizza artigiani, materiali e lavorazioni Made in Italy, esportando allestero quella cultura del dettaglio, della manifattura e della bellezza che rende il design italiano unico nel mondo.

La loro forza nasce in Italia, ma il loro sguardo è già fortemente internazionale. Nel tempo hanno sviluppato progetti e collaborazioni anche allestero, lavorando tra Inghilterra, America, Francia, Medioriente portando ovunque il proprio stile raffinato e quella capacità tutta italiana di creare ambienti eleganti, accoglienti e profondamente identitari.

Ed è proprio questa anima cosmopolita, unita alla qualità artigianale italiana, a rendere Atelier 8 particolarmente apprezzato anche da una clientela straniera che arriva dallestero e che vive all’estero.

Non amano lesibizionismo né la costruzione artificiale dellimmagine. Lasciano che siano i progetti, la competenza e il passaparola a raccontarle. Ed è forse proprio questo che le rende ancora più interessanti, bisogna scoprirle, entrare nel loro universo creativo, osservare il loro modo di lavorare per comprendere davvero quanto siano diverse.

Perché appena si entra in contatto con questa meravigliosa realtà, si percepisce immediatamente quel quid raro che distingue i professionisti capaci da quelli destinati a lasciare un segno.

Una sensibilità contemporanea, una visione internazionale, una cura quasi sartoriale e una straordinaria capacità di trasformare limpossibile in qualcosa di incredibilmente unico.

Atelier 8 non progetta semplicemente interni e volumi abitativi.

Disegna atmosfere. Emozioni. Modi di vivere.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Grande ritorno di Flor al Parco del Valentino

 

A ingresso libero e gratuito, da venerdì 22 a domenica 24 maggio

Organizzata da Orticola del Piemonte, l’edizione 2026 di FLOR avrà  quale fil rouge il tema “Aquarium”. E, come da tradizione, a chiudere il Festival del Verde, sarà  proprio FLOR, la mostra florovivaistica più  amata del Piemonte, in programma al Parco del Valentino da venerdì  22 a domenica 24 maggio, dalle 9.30 alle 19 tutti i giorni, mentre l’area food sarà aperta fino a tarda sera.
Si tratta di un vero e proprio ritorno alle origini per FLOR in quanto il Parco del Valentino, uno dei primi parchi pubblici in Italia, fu teatro della prima storica edizione della mostra florovivaistica nel 1961, in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia. La manifestazione è tornata al Valentino nel 2009 per diventare, anno dopo anno, uno degli appuntamenti florovivaistici più importanti a livello nazionale. La grande novità di quest’anno sarà  la gratuità dell’ingresso.

“FLOR è  la prima storica manifestazione che abbiamo organizzato e quella alla quale siamo più legati – ha spiegato  il presidente di Orticola del Piemonte Giustino Ballato – Negli anni siamo passati dal Valentino a via Carlo Alberto, da piazza San Carlo ai Giardini Reali, per fare ritorno al parco del Valentino.  In ognuno di questi magnifici luoghi FLOR ha mantenuto inalterata la propria filosofia, quella di mettere in mostra il meglio che la natura può offrirci e, allo stesso tempo, diffondere una cultura del verde, proponendo un’alternativa di pianeta in cui l’uomo e la natura possano vivere in armonia. Per questa edizione abbiamo deciso di lasciare l’ingresso libero e gratuito perché vogliamo ringraziare tutti coloro che in questi anni ci hanno seguito e sostenuto con il loro entusiasmo”.
Il cuore centrale di FLOR sarà  la mostra mercato di fiori e piante, con la presenza di oltre cento tra florovivaisti, artigiani e agricoltori provenienti da tutta Italia.
Tra i banchi del Parco del Valentino sarà possibile trovare molte proposte di alta qualità per abbellire il proprio giardino, balcone, terrazzo, appartamento, dalle rose alle piante aromatiche o officinali, dagli agrumi alle orchidee, dalle cactacee alle succulente. Accanto ai vivai saranno presenti artigiani con i loro prodotti tipici, quali gioielli in vetro e argento, decorazioni in metallo riciclato per il giardino, ceramiche, oggettistica in legno fino ai prodotti per la cosmetica naturale.  I produttori agricoli proporranno tipicità alimentari come taralli e nocciole, marmellate e miele, distillati e erbe aromatiche.
Tema centrale di questa edizione è  “Aquarium” , un richiamo diretto alle mostre oceanografiche che il Parco del Valentino ha ospitato sia nel 1884 per l’Esposizione generale Italiana sia nel 1911 per l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro. In occasione di FLOR sarà  a prezzo ridotto l’ingresso all’Orto Botanico dell’Università di Torino.
L’Associazione Italia ’61 sarà  parte attiva della manifestazione organizzando una mostra fotografica in grado di far rivivere la celebre Esposizione Internazionale del Lavoro ospitata da Torino e dal Parco del Valentino nel 1961, per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia e quando si tenne la prima edizione di FLOR.
“Il grande fiume racconta”, a cura dell’artista Ludovica Paschetta, è il titolo della mostra interattiva  ospitata da FLOR, comprendente un insieme di acquerelli capaci di indagare il rapporto tra memoria, paesaggio e identità dei luoghi, per dare voce al paesaggio fluviale come spazio vivo, capace di custodire storie, trasformazioni e biodiversità.
L’acqua sarà  anche protagonista dell’appuntamento in programma venerdì 22 febbraio a partire dalle ore 18 presso Maxela Chalet , in viale Virgilio 25 dal titolo “Ghiaccio. La forma invisibile dell’acqua tra crisi climatica e cultura del gusto”, un evento a ingresso a pagamento a 15 euro.
Presso FLOR sarà  presente anche la Fattoria Sociale Paideia che, nel proprio stand, proporrà attività e laboratori riservati ai più  piccoli, offrendo a tutti la possibilità di conoscere meglio il progetto sociale e i prodotti realizzato dalla Fattoria.
Sarà  possibile compiere un percorso multisensoriale alla scoperta dei profumi della natura, tra cui il profumo d’ambiente agrumato “Riflessi di loggia” presso lo stand di Tarantello, vivaista specializzato in agrumi, dove sarà  presente la profumeria artigianale Via Stampatori Parfum.

Mara Martellotta

Pentecoste e Maria Ausiliatrice insieme per i cattolici

Si tiene sabato 23 maggio alle 21 nella chiesa del Santo Volto (via Val delle Torre 3 a Torino) la veglia interdiocesana di Pentecoste presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. La veglia sarà occasione di preghiera e festa con i neofiti che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella notte di Pasqua. La Veglia di Pentecoste, che celebra il dono dello Spirito Santo, è aperta ai cristiani “ma anche a quanti si considerano in ricerca e magari dubitano, ma si interrogano sui grandi temi della vita e della fede”. Si può seguire in diretta sul canale YouTube della Diocesi di Torino. Quest’anno la festa di Maria Ausiliatrice, 24 maggio, cade nella solennità di Pentecoste. Domenica alle 11:00 la solenne Messa sarà presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, con la Corale della Basilica. Alle ore 20:30 si terrà la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice, presieduta da mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare, con la presenza del Rettor maggiore don Fabio Attard. Il carro dell’Ausiliatrice, portato dai gruppi parrocchiali e dai Cooperatori Salesiani, attraverserà le vie storiche di Valdocco. Al rientro la Messa conclusiva sarà presieduta dal Rettore della Consolata. La diretta TV su Rete 7 accompagnerà i fedeli dalle 17:00 alle 23:00.       fr
foto del settimanale  “La Voce e il Tempo”

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

HUNGRY ROADS Quando il cibo smette di essere “fast” e torna a essere umano

Ci sono persone che non insegnano soltanto un mestiere, ma insegnano un modo di stare al mondo.

Cecily, l’ideatrice di questo fantastico progetto, inglese/polacca con origini italiane (nonna piemontese) cresciuta negli Stati Uniti, con quella mentalità internazionale capace di vedere opportunità dove altri vedono ostacoli, è una di quelle donne rare, forti e senza il bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, determinata ma al tempo stesso incapace di perdere la sua sensibilità, in grado di costruire il presente e il futuro.

Viaggiando spesso per il mondo, alla scoperta di sapori variegati appartenenti a quasi tutta la cucina internazionale attraverso la sua grande passione per il cibo, Cecily, oltre a Fry me Hungry Roads ha lanciato anche MexBomb, In-Out-secret delivery, Chick Me Out, Ahorita, Rlbs&Wings, Burrito Loco, Unburger (Veggie & Vegan) e Hats off (tutti questi Brands sono presenti sulle varie piattaforme delivery e disponibili anche per take away). La filosofia vincente di tutte queste realtà è legata innanzitutto al voler creare il minimo spreco di cibo possibile, utilizzando le materie prime al meglio, offrendo nuovi sapori tramite cucine e tipologie di cottura davvero svariate.

Cecily si dimostra quindi una donna dalla mente visionaria, concreta, lucida, instancabile, ma soprattutto capace di vedere valore nelle opportunità lavorative ma innanzitutto negli altri, prima ancora che gli altri riescano a vederlo in se stessi.

Ed è così che incontra Clara, donna più giovane, profondamente attratta dall’Asia, dai suoi equilibri, dai suoi sapori, dalla sua filosofia del dettaglio e dell’armonia, nonché cuoca eccellente e assai versatile. Ancora in cammino ma con dentro qualità autentiche che Cecily riconosce immediatamente.

E allora non la lascia indietro: la prende per mano, la osserva, la guida, la forma, le insegna quindi il lavoro ma trasmette in lei innanzitutto il rispetto per tutto ciò che si crea, la profondità delle cose eseguite con passione e amore, la dignità del sacrificio e la bellezza della crescita.

Con il tempo Clara non resta semplicemente accanto a lei ma diventa parte della sua visione. Diventa socia.

Entra poi a far parte del progetto anche Anna Chen. Una presenza preziosa che arricchisce un format già profondamente trasversale e aperto al mondo.

Con la sua presenza Hungry Roads si apre anche alla cucina orientale, arricchendosi così di culture, profumi e contaminazioni che ampliano ulteriormente l’identità di questo percorso umano e professionale.

Ma il cuore di Cecily resta sempre li, in quella meraviglia, con quella capacità rara di creare legami prima ancora che aziende. Di far crescere e formare donne, non solo collaboratrici, di insegnare loro un lavoro, certo…ma anche il coraggio di credere nel proprio valore.

Non solo un business quindi, non solo un marchio, ma un modo nuovo di portare qualità anche a coloro che la ricevono. Emozione e identità che va quindi successivamente a confluire dentro una società che troppo spesso consuma tutto in frettain questo caso il cibo ma anche le persone.

Si incontrano nel 2020, lanno delle serrande abbassate, delle città vuote, delle paure silenziose

che una pandemia semina come se non ci fosse un domani. Un periodo in cui molti hanno smesso di credere nei progetti.

Loro invece hanno deciso di costruirne uno, senza timore ma con lamabile sfacciataggine di chi

non si ferma, di chi non indugia, ma che al contrario osa la tenacia di oltrepassare persino

limpossibile.

Visioni assai differenti e lontane le loro ma che invece di scontrarsi, si sono riconosciute. E forse

Hungry Roads nasce proprio lì : in quella capacità rara di capire che le differenze, quando sono

autentiche, possono diventare forza creativa.

Nel pieno del COVID inventano dark kitchen, delivery segreti, nuovi brand costruiti quasi

sottovoce, mentre il mondo aveva paura persino di uscire di casa.

Eppure la gente risponde, perché dietro quel progetto non cera solo marketing, ma unenergia

vera. Cera il desiderio di far sentire le persone meno sole anche attraverso un piatto consegnato a domicilio.

Ed è così che i risultati arrivano rapidamente. Da subito Milano, poi Pavia e infine Torino.

Hungry Roads non è semplicemente una catena o un format gastronomico di qualità ottima,

è una filosofia! Elidea che si possa mangiare bene anche nei luoghi dove normalmente si

consuma male. Eil coraggio di portare qualità dentro la notte, nei festival, nelle discoteche , nei

luoghi frequentati dai giovani, dove troppo spesso il cibo viene considerato soltanto un riempitivo

veloce e senza anima.

Cecily, Clara e Anna invece, hanno deciso di ribaltare questo concetto. Perché anche un ragazzo che esce da una serata alle tre del mattino merita di assaporare qualcosa di buono e stimolante. Qualcosa fatto con attenzione, non indigesto, non cibo spazzatura, qualcosa che non sia soltanto velocema anche umano.

Ed è qui che il progetto abbraccia anche, o soprattutto, un concetto altamente sociale.

Hungry Roads parla ai giovani senza giudicarli. Entra nei loro spazi, nelle loro abitudini, nei loro

ritmi notturni, ma porta dentro quei mondi unidea diversa di gusto, di qualità, di rispetto per ciò che si mangia.

Eun pocome se dicesse : la bellezza può esistere ovunque, anche in strada, anche dopo la

mezzanotte, anche dentro una discoteca o chissà ancora dove…”.

Il grande successo degli eventi del 9 e del 16 maggio alla discoteca CACAO, con il progetto X Project, ha dimostrato che questa intuizione non è soltanto romantica ma funziona davvero! E’ un passo verso un sogno molto più grande : esportare questo format in tutta Italia.

Ma forse il vero segreto di Hungry Roads, sta si nella qualità appartenente a tutto il progetto, ma si afferma innanzitutto nellanima!

Al giorno doggi aprire un locale è relativamente facile, ma aprire qualcosa che lasci unemozione

è molto più raro.

Cecily, Clara e successivamente anche Anna, non stanno semplicemente vendendo cibo, ma stanno cercando di riportare valore in luoghi dove lo stesso si era perso. Stanno dimostrando

che si può fare impresa senza perdere empatia, perché si può crescere senza diventare freddi,

indifferentie che si può parlare ai giovani senza trattarli superficialmente.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che colpisce di più : donne che hanno attraversato difficoltà,

sfide, cambiamenti, successie che invece di chiudersi hanno scelto di creare qualcosa capace di unire le persone, le persone tutte.

Perché alla fine Hungry Roads non parla solo di buon gusto del cibo, di fame, ma parla di incontri

e di valore. Narra di strade anche a volte sperse, ma che improvvisamente trovano direzione e di notti che diventano opportunità.

Hungry Roads sussurra una bella storia che parla di esseri umani che, nonostante tutto,

continuano ancora a cercare qualcosa da condividere lasciando un sapore sempre più profondo, in tutti i sensi…

Infine, possiamo paragonare questo progetto a una lunga tavola apparecchiata nella vita.

Prima arrivano gli antipasti : gli incontri, le intuizioni, i sogni detti piano.

Poi arrivano i primi : le difficoltà, le prove, le corse contro il tempo, le notti infinite.

Poi arrivano i secondi, quelli più intensi, dove serve forza vera per restare in piedi quando il mondo si ferma, almeno in parte

E poi finalmente arriva il dolce : i sorrisi delle persone, il successo inatteso, i giovani che

capiscono la qualità senza bisogno di troppe spiegazioni.

E poi entra in scena lamaro, quello buono però, quello che non lascia tristezza, ma consapevolezza. Quello che ti fa appoggiare lentamente il bicchiere sul tavolo e pensare che, forse, la vita non è fatta soltanto per rincorrere continuamente qualcosa, perché la felicità è anche riuscire a creare un luogo, fosse pure una strada, una notte, una discoteca, un festival, dove le persone si sentano bene davvero.

E Hungry Roads , in fondo, sembra proprio questo : non un semplice progetto di cibo, ma una

cena volante nel mondo fantastico di chi davvero sa apprezzarla e coglierla, con un anima capace

di lasciare dentro alle persone una sensazione raraquella di sentirsi pieni, sereni e finalmente in

pace con il mondo, anche solo per una notte.

(Contatti : 335.7090137 hungryroads.srl@gmail.com

Nuova apertura prevista per giugno : via san Massimo 2 – Torino )

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Via Francigena Marathon Val di Susa 2026: ultima chiamata per iscriversi 

Iscrizioni aperte fino al 24 maggio per l’8ª edizione in programma il 7 giugno

VALLE DI SUSA (TO) – Entra nella fase decisiva la Via Francigena Marathon Val di Susa 2026. Mancano pochi giorni alla chiusura ufficiale delle iscrizioni fissata per il 24 maggio e cresce l’attesa per l’8ª edizione dell’evento in programma domenica 7 giugno 2026.

Dopo l’ottima risposta registrata nei mesi scorsi, con centinaia di partecipanti già confermati da Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna, ASD Iride lancia l’ultima chiamata agli appassionati di cammino, trail e outdoor che vogliono vivere un’esperienza unica lungo gli storici percorsi della Via Francigena.

Più di una maratona: un viaggio tra natura, storia e comunità
La Via Francigena Marathon Val di Susa continua a distinguersi come uno degli eventi outdoor più coinvolgenti del territorio piemontese, grazie a un format che unisce sport, paesaggi, borghi storici e spirito di condivisione.

L’edizione 2026 propone sei percorsi differenti, pensati per adattarsi a ogni livello di preparazione:

  • Marathon completa da 45 km da Avigliana a Susa con passaggio alla Sacra di San Michele

  • Easy Marathon da 40 km da Avigliana a Susa senza passaggio alla Sacra di San Michele

  • Half Marathon Avigliana – Villar Focchiardo da 23 km con passaggio alla Sacra di San Michele

  • Half Marathon ridotta da 18 km senza passaggio alla Sacra di San Michele

  • Half Marathon Sant’Antonino di Susa – Susa da 25 km

  • Sacra di San Michele Marathon da 12 km da Avigliana

Due le partenze previste, da Avigliana e Sant’Antonino di Susa, con arrivi a Susa, Villar Focchiardo e alla Sacra di San Michele.
Un’esperienza che valorizza il territorio
La manifestazione attraversa alcuni dei luoghi più suggestivi della Valle di Susa, offrendo ai partecipanti un’esperienza immersiva tra sentieri, panorami, cultura e accoglienza locale. Fondamentale anche il contributo di volontari, associazioni e amministrazioni locali che collaborano alla riuscita dell’evento insieme ad ASD Iride, promotrice della manifestazione e impegnata nella valorizzazione del territorio attraverso il turismo lento e sostenibile.
Ultimi giorni disponibili. Le iscrizioni resteranno aperte esclusivamente online fino al 24 maggio attraverso la piattaforma ENDU.

L’organizzazione invita chi desidera partecipare a non attendere gli ultimi giorni, vista la crescente richiesta registrata nelle ultime settimane.

 

Contatti:

Siti : www.viafrancigenamarathonvaldisusa.itwww.irideasd.it
Email: info@viafrancigenamarathonvaldisusa.it – info@irideasd.it
Hashtag ufficiale: #FMV2026

Il 23 e 24 maggio a Torino la ventesima edizione della Festa dei Vicini e dei nuovi cittadini

 

Sabato 23 e domenica 24 maggio Torino celebra la ventesima edizione della Festa dei Vicini con un programma di appuntamenti diffuso in tutta la città e, novità di quest’anno, una giornata speciale dedicata ai nuovi cittadini.

Promossa dalla Città di Torino insieme all’Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale, la Festa dei Vicini si inserisce nella Giornata Europea dei Vicini, nata a Parigi nel 1999 e oggi diffusa in numerose città europee con l’obiettivo di promuovere relazioni di prossimità, inclusione sociale e senso di comunità. Torino aderisce all’iniziativa dal 2006 e coinvolge ogni anno associazioni, cooperative sociali, complessi ATC, Case del Quartiere, scuole, gruppi informali, comitati di quartiere e centri di aggregazione, che organizzano momenti conviviali e attività aperte al vicinato per rafforzare i legami sociali nei territori.

Questa edizione vedrà 97 feste nei quartieri torinesi, tra cortili, piazze, giardini, case del quartiere, scuole e spazi di comunità, con circa 8mila partecipanti attesi. Per celebrare il ventennale della partecipazione torinese la Città ha inoltre realizzato, insieme al gruppo di Servizio Civile del progetto “Torino di PIÙ”, il dossier “20 anni di Festa dei Vicini a Torino”, che ripercorre la storia della manifestazione dagli esordi parigini fino all’esperienza torinese attraverso locandine storiche, immagini e dati di partecipazione delle diverse edizioni.

Tra gli appuntamenti di quest’anno sarà protagonista la Festa dei Nuovi Cittadini, dedicata alle persone che hanno recentemente ottenuto o stanno per ottenere la cittadinanza italiana, che si terrà sabato 23 maggio in via Po. L’appuntamento è alle ore 11.30 sul palco del tram teatro messo a disposizione dall’Associazione Torinese Tram Storici che sarà posizionato davanti alla Chiesa di San Francesco da Paola. Qui dieci persone prossime al conferimento della cittadinanza, rappresentative delle principali comunità di origine straniera presenti sul territorio torinese, saranno protagoniste di una speciale cerimonia pubblica di giuramento alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo. La Festa dei Nuovi Cittadini proseguirà nel pomeriggio al Centro Interculturale di corso Taranto 160, che celebrerà i propri 30 anni di attività con iniziative sociali e una cena conviviale aperta alla cittadinanza.

“Lo spirito con cui questa festa è nata – spiega il sindaco Lo Russo – è di contrastare la solitudine che troppo spesso caratterizza le grandi città, favorendo lo scambio, l’inclusione, il senso di comunità. Ecco perché siamo particolarmente contenti che quest’anno si inserisca nel calendario dei festeggiamenti la simbolica cerimonia con cui diamo il benvenuto ai “nuovi” cittadini torinesi, persone che sono nate in altri paesi ma hanno scelto di fare di Torino la propria casa e di costruire qui la propria vita”.

La Festa in via Po sarà accompagnata dall’esibizione della Banda della Polizia Locale e coinvolgerà associazioni interculturali, il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, i commercianti di via Po e numerosi partner. L’intera via sarà chiusa al traffico e animata da attività culturali, sportive e laboratori dedicati al tema dell’Europa e della partecipazione come le esibizioni del CUS Torino, le performance di danza di “Aspettando BallaTorino”, i concerti dell’Ensemble di Musica da Camera dell’Arsenale della Pace, i laboratori artistici dell’Accademia Albertina e quelli scientifici del CentroScienza. Per tutta la giornata saranno inoltre aperti il cortile del Rettorato dell’Università di Torino, il Bibliobus delle Biblioteche civiche torinesi e un tram storico che effettuerà visite guidate. L’Associazione Commercianti di via Po, insieme ad Ascom e Confesercenti, parteciperà con iniziative diffuse e visite guidate gratuite dedicate alle eccellenze storiche e commerciali della via.

La Festa dei Vicini quest’anno assume anche un significato simbolico particolare grazie al collegamento con il percorso di candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033. Il riferimento all’Europa e al valore della cultura come strumento di partecipazione e coesione sociale sarà infatti il filo conduttore di molte delle iniziative previste durante il fine settimana. Tra le iniziative, ci sarà la distribuzione gratuita di tovagliette dedicate ai momenti conviviali delle feste con un QR code attraverso il quale i partecipanti potranno contribuire simbolicamente alla “ricetta” della candidatura europea, indicando il proprio ingrediente segreto per la città del futuro.

Sul sito istituzionale della Città di Torino sono disponibili tutte le informazioni e il programma completo della Festa dei Vicini e della Festa dei Nuovi Cittadini.

TorinoClick

Al Museo MIIT  Athos Faccincani: “Quando la luce abita i sogni”

Inaugura sabato 23 maggio, dalle ore 18, presso il Museo MIIT diretto da Guido Folco, in corso Cairoli 4, a Torino, la mostra dal titolo “Athos Faccincani. Quando la luce abita i sogni”, curata da Gianluigi Bettoni e aperta fino al 7 giugno prossimo. Nel periodo dell’esposizione sarà possibile ammirare un’ampia selezione delle opere del maestro che, come recita il titolo dell’esposizione, ha saputo coniugare sogno e realtà con un alfabeto pittorico intriso di luci e colori vibranti.

“Si tratta di un’arte gioiosa e al tempo stesso intensa di significati ed emozioni di immediata lettura, ma anche intimamente profonda, in quanto riflesso dello spirito dell’anima del maestro – spiega il direttore del Museo MIIT, Guido Folco – Tra le opere in mostra sono presenti alcuni dipinti dedicati a Torino, come quello intitolato l’incanto dell’amore, la stupenda rappresentazione di una città in piena fioritura nel giardino roccioso del parco del Valentino, tra ruscelli, giochi d’acqua e gli ormai famosi “lampioni innamorati”, che si abbracciano vicino a una romantica panchina: uno dei luoghi simbolo della città viene reinterpretato da Faccincani con il suo consueto sguardo poetico, con quell’amore e passione verso la luce e il colore che sempre caratterizzano il suo lavoro. L’opera intitolata “Nel silenzio. Passeggiare verso la Mole” narra di un altro angolo della città, osservata da uno scorcio dei giardini reali, nel silenzio della natura rigogliosa che sembra invadere tutto lo spazio urbano. Questa è sicuramente una delle caratteristiche dell’arte di Faccincani: la capacità di osservare gli spazi abitati dall’uomo da una prospettiva differente, spesso inaspettata e sempre incentrata sulla valorizzazione della bellezza e della natura. Nei toni e nei cromatismi accesi di uno spazio inondato dalla luce, il maestro sorprende con contrasti decisi, chiaroscuri intensi e profondi, metafora dei suoi sentimenti al cospetto di una realtà che sa essere sorprendente. “Il bello di natura”, caro alla pittura ottocentesca, non solo italiana, vedeva nella raffigurazione del velo del paesaggio il soggetto principale con cui esprimere i sentimenti e le emozioni dell’essere. In Faccincani assume visioni e connotazioni nuove, contemporanee e dirette. Le sue composizioni sembrano abbracciare l’osservatore, indurlo a percorrere sentieri, strade, respirare i profumi di una natura in fiore, a percepire l’aria frizzante e il  amore di un sole sempre protagonista, un simbolo della filosofia esistenziale del maestro, della sua “seconda stagione”.

Athos Faccincani si può considerare un maestro indiscusso dei nostri tempi, originale e personale in ogni sua interpretazione del mondo, maestro di vita, capace di mutare nel tempo e di regalarci gli aspetti migliori e la visione più onirica e candida dell’esistenza.

L’artista, nato a Peschiera del Garda nel 1951, dedica già da bambino molte ore al disegno e alla pittura, anche se di nascosto, in quanto la madre era profondamente contraria alla pratica artistica. Segue da piccolo la bottega di artisti quali Guidi e Seibezzi Novati, maestri che gli insegnano le varie tecniche pittoriche e gli trasmettono il coraggio di coltivare le proprie passioni e rendere nel proprio talenti. Athos comprende che desidera diventare un pittore per intima necessità. Dopo il diploma, si dedica quindi alla pittura a tempo pieno, e i suoi lavori giovanili, in stile espressionista, ritraggono personaggi cupi e piegati dal peso della sofferenza. Per approfondire lo studio della figura, entra nel mondo delle carceri, degli emarginati e degli ospedali psichiatrici, fa propria la sofferenza altrui e la trasmette attraverso la tela. Non passa molto tempo prima che qualcuno noti forza e intensità espressiva delle sue opere, iniziando a commissionargli lavori sempre più importanti. Alla fine degli anni Settanta, Athos affronta il lavoro più importante della sua carriera, realizzando una mostra sulla Resistenza, e le sue personali vengono visitate anche dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, complimentandosi per aver rappresentato la guerra senza aver preso posizione, se non quella di essere uomo di grande sensibilità, lo nomina Cavaliere della Repubblica. Dopo questo importante riconoscimento, il pittore deve affrontare un periodo di crisi interiore che per quasi un angolo terrà lontano dal cavalletto. Quindi, eliminati i colori cupi dalla sua tavolozza, recupera la gioia di vivere e ricomincia a dipingere guardando al mondo con gli occhi di un bambino, prediligendo paesaggi che gli permettono di catturare una natura generosa e lussureggiante, e di esprimere un mutamento radicale nel suo stile, che diventa di chiara derivazione impressionista, utilizzando colori puri e accesi per ripetere gli stessi elementi in ogni quadro: la luce, il sole alto e il racconto semplice.

Con la sua pittura, l’artista ha stregato pubblico e critica, e i suoi lavori sono approdati nelle case di star hollywoodiane e ha esposto nelle località più belle d’Italia, a Londra, a Vienna, Parigi, Chicago, New York, Zurigo, Hong Kong, Singapore e molte altre.

Museo MIIT, Corso Cairoli, 4, Torino – dal 23 maggio al 7 giugno 2026 – da martedì a domenica dalle10 alle 13 e dalle 16 alle 20 – lunedì 1 giugno aperto – 011 8129776 – www.museomiit.it
– info@athosfaccincani.it

Mara Martellotta

EXPOSED Torino Photo Festival

3° edizione

Dal 9 aprile al 2 giugno

Mettersi a nudo

HIGHLIGHTS DEL WEEKEND

22 – 23 – 24 maggio 2026

Domani: Inaugurazione Edicola Acrobatica in Piazza San Carlo

Sabato e domenica: EXPOSED feat Witty Books Dummy Award a Cripta747

L’EDICOLA ACROBATICA

Dal 22 maggio al 2 giugno in piazza San Carlo

Inaugurazione aperta al pubblico: venerdì 22 maggio ore 19:00


È un’edicola o un circo? Un circo o un’edicola? Nessuno dei due…è un’Edicola Acrobatica! 
Nell’ambito di EXPOSED Torino Photo Festival e della mostra Acrobati, 2020-2025 di Paolo Ventura, allestita sotto i portici di piazza San Carlo, dal 22 maggio al 2 giugno il chiosco all’angolo tra la piazza e via Giovanni Giolitti si trasforma come in un’acrobazia e torna a riempirsi di carta stampata sistemata negli espositori originali. Sia il circo che l’edicola sono stati dei simboli forti del secolo passato: il circo era una delle forme di intrattenimento più popolari e iconiche del Novecento, e ha influenzato molto l’immaginario dell’artista Paolo Ventura; l’edicola è stata tra i luoghi simbolo dell’arredo urbano e dell’evoluzione architettonica delle città da fine Ottocento in avanti. Un piccolo spazio in cui vita, informazione, cultura alta e bassa, figurine e cartoline erano sapientemente mescolate dal giornalaio. 

L’Edicola Acrobatica, con un’operazione di camouflage simile alle molte operate dall’artista nel corso degli anni, è curata dalla Libreria Marini, con il patrocinio e la collaborazione della Città di Torino, e dialoga con il mondo di Paolo Ventura, legato alle atmosfere primonovecentesche, ma allo stesso tempo sfuggente a qualsiasi determinazione di spazio e tempo. Un’ampia selezione di libri dell’artista e non solo, fotografie, ephemera e riviste d’epoca accompagna in un’allegra sarabanda i suoi sogni, le sue fantasie, le sue storie sospese e i suoi racconti a colori. 

Venerdì 22 maggio alle ore 19:00 si terrà l’evento inaugurale, aperto al pubblico, alla presenza del direttore artistico di EXPOSED, Walter Guadagnini, dell’artista Paolo Ventura, insieme ad Adele Marini e Martha Micali della Libreria Marini.

Orari di apertura:

22 maggio: 11:00-21:00

“Lo zaino sospeso”: CPD promuove giornata di solidarietà per bambini e famiglie 

 Sabato 23 maggio, dalle ore 15 alle 18, la Scuola Maritano dell’Istituto Comprensivo Baricco di Torino ospiterà una speciale iniziativa dedicata alla solidarietà e rivolta non solo alla scuola, ma a tutta la cittadinanza: la “Giornata dello zaino sospeso”.

L’iniziativa ideata da CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà in collaborazione con  l’Istituto Comprensivo Baricco si inserisce nel programma della Festa dei Vicini, la storica iniziativa promossa dal Comune di Torino che quest’anno celebra la sua ventesima edizione e che invita scuole, associazioni e quartieri ad aprirsi al territorio per creare occasioni di incontro e comunità.

Famiglie, studenti, insegnanti e cittadini del quartiere sono invitati a trascorrere un pomeriggio aperto a tutti a tutte con attività sportive e di gioco, musicali, laboratori manuali di ricycling, sensibilizzazione a uno stile di vita green con attività rivolte agli orti scolastici, momenti di incontro e iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione.

Cuore della giornata sarà il progetto “Zaino sospeso”, nato con l’obiettivo di raccogliere materiale scolastico da destinare a bambini e ragazzi in situazioni di fragilità economica.
Tutti coloro che sono interessati a compiere una donazione che aiuti a comporre il numero più alto di zaini possono recarsi presso la Scuola Maritano in via Ferdinando Marsigli 25 per donare zaini, astucci, quaderni, colori e materiale di cancelleria in buono stato oppure nuovo, contribuendo così alla creazione di veri e propri kit scolastici completi.

Questa nuova attività che unisce scuola e terzo settore si collega alla precedente esperienza de La Campagna del Dono in sospeso che è stata lanciata in occasione della Festa di Natale dell’istituto del 13 dicembre scorso, uno dei tre grandi eventi annuali con cui la scuola si apre al territorio. In quella occasione sono stati coinvolti circa 1.200 studenti dei tre plessi scolastici – dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado – invitati insieme alle proprie famiglie a donare giochi in buono stato destinati a coetanei che altrimenti non avrebbero potuto ricevere un regalo sotto l’albero.

Abbiamo scelto il nome zaino sospeso perché uno zaino rappresenta molto più di un semplice insieme di oggetti scolastici: significa possibilità, inclusione e soprattutto diritto allo studio”, spiega Giovanni Ferrero, direttore della CPD.

La sede dell’evento sarà il plesso Maritano, che per l’occasione coinvolgerà non solo tutta la comunità scolastica Baricco, ma anche residenti e realtà del quartiere, trasformando gli spazi interni ed esterni della scuola in una piazza aperta alla città.

L’invito è rivolto a tutti e tutte: partecipare significa contribuire concretamente a costruire una rete di vicinanza e sostegno per le famiglie del territorio.