L’attività delittuosa avveniva attraverso il noleggio auto
Era finito in carcere lo scorso primo Giugno su esecuzione di un‘ordinanza di custodia disposta dalla Procura della Repubblica preso il Tribunale di Torino dopo aver commesso svariati furti ai danni di automobilisti.
L’uomo, un cittadino algerino trentaseienne, come appurato da indagini condotte dai Commissariati Borgo Po e San Secondo, utilizzava ordinariamente lo stesso modus operandi: alla guida di un’autovettura a noleggio, sempre della stessa società, adescava le vittime in strada; nella maggior parte dei casi, donne sole in procinto di parcheggiare. Con la scusa di chiedere informazioni stradali, le distraeva in modo tale che un complice potesse aprire la portiera lato passeggero o posteriore ed asportare così le borse con gli effetti personali riposte sui sedili. In alcuni casi, le vittime avevano anche subito l’utilizzo indebito delle loro carte di credito; diverse le denunce sporte per prelievi fraudolenti.
Le indagini degli investigatori avevano portato all’identificazione della persona ricercata, che ha trovato successiva conferma nel riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime.
Durante la perquisizione dell’alloggio in cui l’uomo viveva, nel quartiere San Paolo, i poliziotti avevano trovato, fra le altre cose, nascosta all’interno di una tasca ricavata in un pouf contenitore, la somma di denaro contante di 71300 €, sottoposta a sequestro anticipato.
Tale cospicua somma di denaro, ritenuta provento di attività delittuosa, è stata confiscata negli scorsi giorni con provvedimento del Tribunale Ordinario di Torino, misure di Prevenzione, che ha inoltre applicato la misura della sorveglianza di Pubblica Sicurezza per 3 anni nei confronti dell’uomo.
La perdita di smalto del “suo” giornale era un grande cruccio di Simonetta che aveva rappresentato i momenti migliori del quotidiano diffuso e apprezzato da centinaia di migliaia di lettori in tutta Italia. Simonetta sapeva valutare le notizie, rifiutando quelle infondate, faziose, legate agli interessi di certe conventicole torinesi da cui è sempre rimasta lontana. Abbiamo condiviso tante idee ed abbiamo anche praticato una certa idea di giornalismo che oggi non esiste più. Con Lei finisce la storia di un certo giornalismo che non è mai voluto confondere con quello dei sindacalisti di Corso Stati Uniti. Oggi 9 marzo il Comitato Direttivo del Centro Pannunzio renderà omaggio a Simonetta Conti che fu vice presidente del Centro durante la presidenza di Mario Soldati. Apparteneva ai tempi eroici del Centro “Pannunzio “. Lei giornalista de “La stampa “ si oppose al potente collaboratore Luigi Firpo che era stato sfiduciato da presidente del Centro Pannunzio. Essere la figlia di Ferruccio Borio, mitico capo cronista del giornale, la danneggiò professionalmente, anche quando Ferruccio andò a dirigere altri giornali in concorrenza con il quotidiano torinese. Io ricordo le lunghe chiacchierate con Lei e Carlo Casalegno, vittima delle Br. Ricordo i veglioni di capodanno nella sua accogliente casa di Lungo Po e nella villa collinare del Padre che fu mio grande amico. Ricordo le cene nel prediletto ristorante di corso Dante “ Il gufo bianco “ dove abbiamo trascorso insieme tanti Capodanni. E ricordo la coppia affiatata di Simonetta e Piercarlo così simpatica ed affettuosa in ogni occasione. Simonetta mi mise in guardia da alcuni miei finti amici, dimostrando una lealtà che non potrò mai dimenticare. Fu tra i pochissimi invitati al mio matrimonio nel 1985 e mi fu sempre vicino nei momenti importanti della mia vita . Simonetta deve la sua notorietà ad una rubrica molto popolare su “La Stampa”ma va ricordata soprattutto per il rigore professionale come caposervizio e poi viceredattore capo della Cronaca. I giornalistini di oggi, come li definiva Giovanni Giovannini, sono davvero nulla rispetto ad una donna giornalista che sapeva verificare le notizie con lo scrupolo insegnatole dal Padre. Visse negli ultimi anni momenti molto difficili in seguito ad una rapina violenta da parte di un gruppo di giovani balordi che non furono mai individuati. L’effetto di quella aggressione brutale fu via via sempre più invalidante e non le consenti’ di riprendere una vita normale. Una donna piena di vita che si spense lentamente in seguito ad un episodio di quella che con eufemismo sociologico buonista viene definita microcriminalità. Simonetta resterà nella nostra memoria e nei nostri cuori. Fu una vera “pannunziana“ soprattutto per la sua concezione di giornalismo mai scandalistico, sempre alla ricerca della verità. Era apprezzata da molti per questo suo sapersi distinguere dalle colleghe che vivevano più al servizio di un partito politico che del giornalismo .