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Operazione “angeli e demoni”, sgominata la banda delle truffe ai sacerdoti

Stamattina la Squadra Mobile della Questura di Vercelli, diretta dal Commissario Capo dott. Gianluca Tuccillo, ha dato esecuzione a cinque ordinanze di misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di molteplici furti e truffe ai danni di anziani sacerdoti. Inoltre, sono state denunciate altre cinque persone per i reati di ricettazione e riciclaggio.

Dai primi giorni del dicembre scorso, gli uomini della Polizia di Stato, a seguito di una rapina perpetrata all’interno di una Chiesa di Casale Monferrato (AL) in cui era stato sottratto un portafoglio ad un’anziana signora, erano impegnati in una laboriosa attività d’indagine finalizzata ad identificare un gruppo di soggetti, poi rivelatisi specializzati nel commettere reati predatori ai danni di sacerdoti che svolgono le funzioni di parroco nelle chiese piemontesi.

Nel corso dell’attività investigativa, era emerso un primo episodio criminale in cui quattro soggetti, facenti parte del gruppo criminale in questione, si erano resi responsabili di un furto in abitazione ai danni del Parroco, ottantaduenne, di una Chiesa della Provincia di Cuneo. Dopo aver rubato la chiave dell’abitazione del prelato, il gruppo si era introdotto all’interno dell’appartamento impossessandosi, staccandoli dalla matrice, di numerosi assegni, poi falsamente compilati e cambiati.

Dall’attività svolta, risultava, inoltre, la responsabilità del figlio, incensurato, di uno dei componenti della banda il quale aveva provveduto al riciclaggio di parte dei proventi del furto cambiando alcuni assegni e versandoli sul proprio conto corrente bancario.

Il valore degli assegni rubati, falsamente compilati ed incassati, risultava ammontare a circa 60.000 euro.

Nel prosieguo dell’attività d’indagine, si è scoperto che, tra l’anno 2018 e l’anno 2019, i componenti del gruppo criminale avevano perpetrato un furto all’interno dell’abitazione del Parroco, ottantaseienne, di una Chiesa della Provincia di Alessandria dove avevano asportato numerosi assegni in bianco.

A seguito di falsa compilazione, gli assegno erano stati riciclati oltre che dagli stessi, anche dalla moglie di uno dei componenti della banda e da un altro soggetto; i due, entrambi incensurati, venivano denunciati per il reato di riciclaggio.

Il valore degli assegni rubati, falsamente compilati ed incassati, in questo caso ammontava a circa 35.000 euro. Il terzo crimine contestato è l’ennesimo furto in abitazione commesso ai danni di un Parroco, settantanovenne, di una Chiesa della Provincia di Alessandria in cui, dopo aver forzato la porta d’ingresso, i soggetti asportavano alcuni monili in oro, anche di consistente valore, che venivano poi venduti a due ricettatori.

 

 

Il predetto reato fruttava al gruppo circa 5.000 euro. I due ricettatori, entrambi pluripregiudicati, venivano successivamente identificati e segnalati all’Autorità Giudiziaria per il reato di ricettazione.

Proseguendo l’attività d’indagine gli uomini della Squadra Mobile riuscivano a scoprire un quarto episodio.

Nello specifico, i delinquenti erano riusciti a porre in essere una truffa aggravata ed un furto in abitazione ai danni di un Parroco, novantenne, di una Chiesa della Provincia di Biella. In particolare, con astuti raggiri, riuscivano a truffare il Sacerdote vendendogli, ad un prezzo fuori mercato, una finta strumentazione per la prevenzione antincendio della Chiesa.

Durante l’azione criminosa, facendosi accompagnare a turno dal sacerdote, con una banale scusa, in un’altra stanza, i ladri riuscivano a rubare alcuni assegni in bianco che venivano poi falsamente compilati e consegnati ad un altro soggetto, pluripregiudicato, per il successivo riciclaggio. Quest’ultimo è stato identificato e denunciato all’Autorità Giudiziaria. Il provento del furto si aggirava intorno ai 10.000 euro.

Infine, i componenti della banda, dopo aver ideato un piano complesso, realizzavano nei confronti di un Parroco, ottantacinquenne, di una Chiesa di Ivrea (TO) una truffa aggravata approfittando della sua minorata difesa dovuta all’età.

Nello specifico, gli stessi, presentandosi al Sacerdote come appartenenti ad un organizzazione religiosa, riuscivano a farsi consegnare dal prelato una cospicua somma di denaro con la scusa di dover commissionare la fabbricazione di una targa commemorativa in oro zecchino destinata ad un Monsignore per l’impegno da questi profuso negli anni.

I proventi del gruppo criminale, operante nell’intero territorio piemontese ed in particolare nelle Province di Vercelli, Torino, Alessandria, Biella e Cuneo, sono risultati ammontare ad oltre 100.000 (centomila) euro.

Tutta l’attività di indagine è stata coordinata e seguita dalla Procura della Repubblica di Vercelli.

Dopo aver raccolto gli indizi di colpevolezza da parte della Polizia Giudiziaria, il G.I.P. presso il Tribunale di Vercelli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha emesso cinque ordinanze di misure cautelari.

All’alba di stamattina i quattro componenti della banda, tre uomini ed una donna, tutti italiani pluripregiudicati, e uno dei riciclatori, anch’egli italiano con numerosi pregiudizi penali, sono stati raggiunti dagli agenti della Terza Sezione della Squadra Mobile della Questura di Vercelli che hanno dato esecuzione alle ordinanze degli arresti domiciliari e denunciato a piede libero gli altri cinque ricettatori e riciclatori.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari effettuate, presso l’abitazione di uno dei ricettatori sono state rinvenute, oltre a molteplici monili in oro e orologi di pregio, abilmente celati all’interno di un comodino della camera da letto, numerose mazzette di denaro contante, con banconote in taglio da 100 e 200 Euro, per un totale di oltre 100.000 (centomila) Euro. Gli oggetti preziosi e l’ingente somma di denaro, provento dell’attività delittuosa, sono stati immediatamente sequestrati dagli investigatori.

Sono in corso ulteriori indagini per verificare se i malviventi si siano resi responsabili di altri episodi delittuosi oltre a quelli descritti. Sono, inoltre, pendenti altri procedimenti penali presso le Autorità Giudiziarie di questa regione, nei luoghi dove si sono consumati gli altri reati.

 

Sgomberati senza tensioni i senzatetto accampati davanti al Comune

Questa mattina è avvenuto  lo sgombero degli oltre 40  senzatetto che, dopo la chiusura del dormitorio invernale di piazza d’Armi, da una settimana si erano  accampati davanti al Comune di Torino.

Sono intervenuti Polizia e Carabinieri ma non si sono registrate tensioni. I senzatetto, una volta misurata la temperatura,  sono stati  fatti salire su autobus e accompagnati nel padiglione V del Parco del Valentino, dove resteranno in attesa dei risultati del tampone.

Tra le reazioni, quella dell’Associazione Marco Pannella: “Chiediamo che le persone lì trasferite vengano trattate con la massima attenzione e una adeguata assistenza socio-sanitaria e che si dia priorità al loro grave stato di bisogno e aiuto anche alimentare. Verificheremo nelle prossime ore che le più elementari e basilari azioni umanitarie siano state messe in campo dalle organizzazioni che si occuperanno dell’assistenza dei senzatetto e dei clochard lì ricoverati.

Ci auguriamo che i rappresentanti istituzionali del  Comune,  che hanno mostrato inadeguatezza e mancanza di tempestività nel gestire una drammatica situazione umanitaria, dimostrino nelle prossime ore una maggiore sensibilità riguardo la gestione del grave problema venutosi a creare”.

(foto archivio)

Rapine a donne anziane, arrestato l'”incubo di San Salvario”

Era diventato l’incubo dei residenti del quartiere San Salvario, i carabinieri sono riusciti a fermare e arrestare un rapinatore seriale, ritenuto responsabile di 2 furti con strappo e 5 rapine a donne anziane, qualcuna con disabilità.

Agiva di sera e sceglieva sempre donne anziane e le aggrediva in strada alle spalle per non essere riconosciuto.
Erano arrivate diverse segnalazioni e denunce da parte dei residenti preoccupati per la presenza di un rapinatore seriale nel quartiere.
Sono stati di conseguenza intensificati i servizi preventivi e di controllo del territorio per prevenire furti e rapine. I carabinieri della compagnia San Carlo, in divisa e  in borghese, hanno monitorato il centro e il quartiere San Salvario.
Le indagini hanno consentito di acquisire gravi e convergenti indizi di colpevolezza a carico di un brasiliano di 24 anni, residente ad Asti, grazie anche all’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona e alle testimonianze di alcuni testimoni.
L’attività ha permesso di individuare, fermare e arrestare il rapinatore in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Torino- perché ritenuto responsabile di rapina, furto aggravato e lesioni.
L’uomo è ritenuto responsabile di 2 furti con strappo e 5 rapine, avvenuti nel quartiere San Salvario, tra il 6 e il 13 gennaio di quest’anno.
In alcuni casi le donne sono state costrette a ricorrere alle cure mediche.

Torino, 67 detenuti positivi al covid 19

La relazione della vicesindaca Schellino in Sala Rossa / Il Consiglio comunale ha discusso nella seduta di ieri pomeriggio l’interpellanza generale sul tema della gestione della pandemia negli istituti penali cittadini; la questione è stata posta da tredici consiglieri comunali di minoranza (primo firmatario, Francesco Tresso). 

Per la Giunta è intervenuta la vicesindaca Sonia Schellino: “dalle informazioni pervenute dalla Direzione Penitenziaria sono risultati 46 detenuti ‘positivi’ al Coronavirus all’interno della Casa Circondariale; a seconda dei casi, sono stati predisposti isolamenti in camera di detenzione ed è stato dedicato un padiglione unico (E) per garantire spazi adeguati alle cure. Il padiglione D è usato invece per isolamenti sanitari dei soggetti asintomatici. Alla data del 5 maggio non risultavano ulteriori casi di positività. Per garantire la migliore assistenza sanitaria è previsto il passaggio quotidiano per le visite da parte di un infettivologo.

Secondo quanto comunicato dal dottor Minervini risulta un dato storico di 67 detenuti positivi al Covid19, di cui 13 presenti nella struttura. Riguardo il personale di polizia penitenziaria sono dieci le unità risultate positive al Coronavirus su 742 unità in servizio.

La vicesindaca ha ricordato che Il Comune ha un ruolo di ascolto riguardo al tema. La Garante dei diritti delle persone private della libertà di Torino, Monica Gallo, ad aprile aveva relazionato alla Città riguardo le possibili criticità di cui era venuta a conoscenza. L’Amministrazione comunale ha promosso la trattazione dei rilievi della Garante presso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

La vicesindaca ha riepilogato le ulteriori informazioni pervenute da Minervini per garantire le migliori condizioni di sicurezza nella Casa circondariale al fine di aumentare il livello di prevenzione al contagio; le misure sono attive a partire dal 25 febbraio. La Città ha dato la propria disponibilità per reperire soluzioni abitative e percorsi a bassa valenza assistenziale a sei donne minorenni, pur sapendo che la copertura finanziaria garantita è di soli sei mesi e che la Città dovrò farsi carico della prosecuzione nei mesi successivi.

Riguardo il Ferrante Aporti, Schellino ha detto che al momento non sono rilevate criticità sanitarie riguardo l’emergenza sanitaria in atto; sono state interrotte le attività scolastiche, poi riprese con la formazione a distanza.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Francesco Tresso (Lista civica per Torino) Sono contento che la situazione sia in miglioramento. Il fatto che si sia richiesto l’intervento a Medici senza Frontiere testimonia quanto la situazione fosse grave e quanto fossero fondate le nostre richieste di avere informazioni, già da settimane. E’ vero che la Città non ha competenza diretta sulla gestione dell’emergenza sanitaria in carcere ma la Città avrebbe potuto avere un ruolo propositivo, suggerendo dove allocare alcune persone, considerato che attorno alla struttura ruotano circa tremila persone.

Eleonora Artesio (La Sinistra) Ricordo come in occasione di alcune conferenze stampa il carcere sia stato considerato da questa Amministrazione un quartiere di Torino. Deve essere considerato tale anche quando si è chiamati a condividere questioni dolorose. La Città si è mossa in ritardo ignorando le potenzialità che avrebbe potuto attivare per intervenire sulla riduzione del sovraffollamento. La Città è stata attenta ad essere minimamente coinvolta.

La vicesindaca  Schellino ha replicato riguardo la dinamica del servizio di assistenza alle sei donne minorenni, motivando la scelta di sostenere un progetto in sintonia con le caratteristiche del servizio garantito dalla Città, senza lasciare delle persone prive di un percorso anche oltre il limite dei sei mesi del finanziamento nazionale.

(dall’ufficio stampa di Palazzo Civico)

Gli infermieri: “Ecco come migliorare la sanità territoriale”

Riceviamo dal sindacato Nursind e pubblichiamo / “Abbiamo redatto e inviato un documento. in allegato, su invito della Commissione istituita con DGR 1-1252, guidata dall’ex ministro della sanità Ferruccio Fazio, istituita per formulare proposte finalizzate al miglioramento dell’ assistenza territoriale piemontese post covid19”

Ovviamente la ricostruzione di un sistema che ha impiegato quasi venticinque anni per essere smantellato non può essere affidata a poche pagine.

Un analisi non può non partire da tutti quei servizi azzerati perché ritenuti inutili in favore di centralizzazioni dissennate: Parliamo dei consultori pediatrici, di ostetricia e ginecologia, dei poliambulatori specialistici, dei centri di salute mentale, degli sportelli di supporto e di ascolto; vere e proprie strutture di eccellenza e prevenzione e punti di riferimento di interi quartieri in passato come anche la chiusura o il depotenziamento degli ospedali periferici che ha fortemente influito su questo tracollo.

I dati in nostro possesso per esaminare la qualità delle prestazioni rese dal servizio delle cure primarie negli anni precedenti, provengono dal Sistema di Emergenza Sanitaria Territoriale che rappresentano il termometro sociale del disagio sul territorio. È facilmente verificabile attraverso il riascolto telefonico a campione delle richieste, che in epoca pre-emergenziale, poco meno di tre chiamate su quattro pervenute alla Centrale Operativa 118 di Torino, non erano di pertinenza del sistema di soccorso;

Il dispositivo di risposta territoriale non è solo carente di medici, ma anche di quei professionisti che potrebbero garantire efficienza all’intera macchina. Il dispositivo di risposta territoriale non può basarsi sull’esclusiva figura del medico di medicina generale; un massimalista richiederebbe tre vite per seguire tutti i suoi assistiti. È necessario un cambiamento di paradigma, incardinato non più sulle mere prestazioni cliniche, ma sugli obiettivi di salute perseguiti da equipe multidisciplinari, coordinate da una Centrale Operativa.

Lo sconvolgimento sanitario e sociale causato dall’emergenza COVID ha evidenziato da più parti la necessità di un radicale cambio di rotta nell’organizzazione delle cure e dell’assistenza primaria. Appaiono evidenti le peculiarità e le caratteristiche di un tessuto umano che richiede un’organizzazione multidisciplinare e soprattutto coordinata.

Nel 2016 il Ministero della Salute ha emanato le linee di indirizzo sui criteri e le modalità di attivazione del numero europeo armonizzato a valenza sociale 116117, destinandolo al servizio di Guardia Medica non urgente. Questa misura è rimasta solo sulla carta, eppure avrebbe connesso la medicina generale sul territorio, Il numero 116117 farebbe capo ad una vera e propria centrale operativa, che per essere definita tale, dovrebbe disporre di risorse impiegabili, ma questo può avvenire solo attraverso una vera integrazione tra i servizi, interconnettendo tutte le competenze richieste.

Aggregazioni Funzionali Territoriali, coordinate dal 116117 opportunamente presidiato da professionisti, sarebbero state il primo argine contro l’epidemia, coordinando i percorsi e la continuità assistenziale.

La contrapposizione tra le cure primarie e quelle ospedaliere ha completamente fallito;

La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità inoltre, raccomandata dall’OMS, stenta ad affermarsi nonostante una Delibera regionale che ne istituzionalizza l’esistenza.

Senza infermieri non sarà possibile riformare nulla

Francesco Coppolella

segretario regionale del NurSind

Prima fugge dalla Polizia e poi cerca di corrompere gli agenti

Pusher arrestato dagli agenti del Commissariato Barriera Milano
Giovedì pomeriggio, gli agenti del Commissariato Barriera Milano fermano per un
controllo un cittadino italiano che poco prima era entrato in uno stabile di via Luini,
rimanendo all’interno una decina di minuti. L’uomo viene trovato in possesso di due
ovuli contenenti eroina e cocaina. Gli agenti risalgono poi al venditore un pusher
gabonese di 24 anni che vive nello stabile di via Luini
Quando gli agenti vanno a casa dello straniero, prima che accedano, il
ventiquattrenne si dà alla fuga lanciandosi nel vuoto dal balcone della cucina,
ubicato al secondo piano, atterrando sulla soletta dei garage in cortile. Qui viene
raggiunto e soccorso da altri poliziotti che si erano recati in cortile. Il salto procura
all’uomo delle lesioni agli arti inferiori. Nell’attesa del personale medico e dei Vigili
del Fuoco, il cittadino gabonese cerca di corrompere gli agenti offrendo loro 5000
euro. Al rifiuto degli agenti, nonostante le condizioni di salute, lo straniero prima li
insulta e poi sputa anche in faccia di uno degli operatori di polizia.
In casa dello straniero, i poliziotti trovano una decina di grammi di stupefacente e
900 euro in contanti, oltre al necessario per il confezionamento delle dosi di
stupefacente.
Il ventiquattrenne viene tratto in arresto. A seguito di accertamenti, emergono a suo
carico due provvedimenti restrittivi, un ordine di carcerazione e una custodia
cautelare in carcere, emessi rispettivamente nel 2018 e 2019 dall’Autorità Giudiziaria
torinese.

Il giallo del cadavere di donna trovato nella Dora

I  vigili del fuoco hanno recuperato questa mattina un cadavere riaffiorato dal fiume Dora a Torino, nei pressi del ponte Emanuele Filiberto.

E’ una donna all’apparenza di oltre 70 anni. Presente anche la Polizia di Stato, allertata dalla segnalazione di un cittadino

Sul corpo non sono evidenti  segni di violenza, tra le ipotesi un malore o  un suicidio.

(foto archivio)

Sembravano caramelle ma erano dosi di cocaina

Producevano crack in casa, scoperto il laboratorio della droga, i carabinieri arrestano 4 persone

Nell’appartamento di San Giorgio Canavese, pentole e sostanze da taglio per “cucinare” il crack e la cocaina, stile Breaking Bad.

Cucinavano la cocaina per produrre crack. Un appartamento di San Giorgio Canavese era un vero e proprio laboratorio per la preparazione, il confezionamento e la vendita della droga. E gli arrestati non erano al livello del professor White della famosa serie tv Breaking Bad, ma anche loro si davano da fare nella preparazione della droga con pentole, sostanze da taglio e bilancini di precisione. Alcune persone avevano segnalato ai carabinieri di aver sentito uno strano odore provenire da quell’appartamento e un continuo viavai di ragazzi. Individuato l’alloggio, i carabinieri hanno atteso che uscisse uno dei ragazzi per entrare.  I militari hanno immediatamente percepito un forte odore, quasi irrespirabile. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, in collaborazione con i colleghi delle Stazioni di San Giorgio Canavese, Rivarolo e Castellamonte, hanno arrestato per detenzione ai fini di spaccio, 4 persone, tra i 23 e i 31 anni, di Castellamonte e San Giorgio Canavese. La perquisizione ha permesso di trovare 210 dosi di cocaina, circa 130 grammi, 190 scaglie di crack, circa 90 grammi, e tutto il materiale per il taglio e il confezionamento delle dosi. Le dosi di droga erano camuffate da caramelle con involucro viola.
Sono stati accompagnati in carcere a Ivrea a disposizione AG, in attesa dell’udienza di convalida

La polizia consegna i tablet agli studenti

La scorsa settimana, la Preside dell’“Istituto comprensivo Pacinotti” di Torino ha contattato il Commissariato S. Donato per ricevere un aiuto nella consegna di 64 tablet alle famiglie dei ragazzi delle quattro scuole del Comprensorio (le elementari Boncompagni, De Filippo e Manzoni e la media Pacinotti) che ne erano sprovvisti.

Visto l’altro numero di beneficiari e considerato il fatto che alcuni risiedono al di fuori del quartiere S.Donato, per la distribuzione, avvenuta ieri, ci si è avvalsi anche dell’aiuto di volontari dell’ associazione ACMOS della rete “Libera”, che si sono occupati della consegna dei tablet alle famiglie che risiedono in altro quartiere; 40 tablet sono stati consegnati presso la sede centrale in via Vidua 3 ai nuclei residenti in prossimità della scuola, sotto la supervisione dei poliziotti del Commissariato; 13 tablet sono stati consegnati direttamente da una pattuglia del Commissariato a casa delle famiglie che risiedono leggermente più lontano dalla scuola. Insieme ai tablet è stata fornita anche una scheda dati per consentire la connessione ad Internet.

In arrivo il gel disinfettante sui mezzi Gtt

I mezzi pubblici torinesi di Gtt , oltre ai contenitori  di mascherine, saranno dotati anche di dispenser di gel disinfettante.

L’azienda torinese dei trasporti Gtt ha in circolazione  510 bus e 105 tram, nel complesso  10 mila corse al giorno  con 1200 conducenti.

Sono inoltre previsti  ulteriori 10 autobus  pronti  in caso di affollamento e  150 addetti, affiancati dai vigili, per presidiare le  fermate più affollate per evitare  assembramenti e fornire informazioni.

Misure specifiche per la linea 4, che per  frequenza è simile a quella dei giorni feriali.

 

(foto: il Torinese)