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Protagoniste di Valore: Stefania Doglioli, co-fondatrice di SAFE

Protagoniste di Valore LogoProtagoniste di Valore, rubrica a cura di ScattoTorino

Stefania Doglioli, sociologa specializzata in statistica, vive di passioni. Prima per lo studio, poi per il lavoro. A 20 anni, studentessa, collabora con l’Università di Trento e successivamente studia in Inghilterra, finanziata dall’ateneo. Dopo il dottorato insegna statistica a Milano, in Politecnico e in Bicocca, ma rifiuta la carriera universitaria per vivere una realtà diversa. Prima si occupa di biodiversità, poi collabora con importanti centri di ricerca di Milano e Torino e con altre prestigiose realtà cittadine. Sempre all’ombra della Mole si occupa di formazione professionale ed educazione per entrare appieno nella materia perché conoscenza e azione per lei sono la chiave per capire a fondo ciò di cui si occupa. Con il Centro Studi di Torino realizza il primo profilo nazionale di formazione professionale per operatrici di servizi anti violenza e il progetto oggi è parte integrante della Legge Regionale come obbligo formativo per tutti gli sportelli che si occupano di violenza alle donne. Poiché la violenza di genere ha profonde radici culturali, Stefania Doglioli decide di dedicarsi agli aspetti culturali utili a generare il cambiamento.L’intrepida impresa, come la chiama, la porta a licenziarsi da un impiego sicuro e a fondare SAFE, un progetto di innovazione sociale oltre che la prima agenzia nazionale di fundraising per l’educazione contro la violenza di genere. Alla guida ci sono un gruppo di donne illuminate composto da Ferdinanda Vigliani, Natascia de Matteis, Giulia Piantato, Elisa Forte, Emiliana Nardin, Silvia Marino, Chiara Zoia e naturalmente da lei. Il valore di SAFE è saper creare connessioni tra profit e non profit per alimentare un fondo e garantire ad una rete di nodi territoriali presenti in Italia gli strumenti utili a realizzare interventi educativi di prevenzione alla violenza di genere nelle scuole e nei luoghi di aggregazione.

safe_logo_Qual è la mission di SAFE?

“Offrire i supporti finanziari, di networking, comunicativi, didattici, di ricerca e sviluppo alla rete che si occupa di educazione alla violenza di genere nelle scuole e nei luoghi di aggregazione. Lavoriamo come un’impresa e abbiamo un modello organizzativo il più snello possibile. Il nostro catalogo spiega ciò di cui ci occupiamo e qual è il budget necessario per raggiungere un obiettivo in modo da agire nella trasparenza più completa. Il 70% dei fondi raccolti è destinato alla rete, che viene selezionata per l’altissima qualità, in modo da garantire competenza e serietà, il 10% alla comunicazione, il 5% alla ricerca e il 15% alla raccolta e gestione dei fondi”.

Il progetto a chi si rivolge?

“Essendo un ponte, ha diversi interlocutori: i finanziatori, le università che hanno sviluppato le metodologie e che compongono il comitato scientifico, le associazioni di categoria, autorevoli testimoni del mondo della cultura aziendale e naturalmente i fruitori finali”.

Voi avete diversi supporter: qual è il loro ruolo?

“I supporter firmano un contratto con SAFE e si impegnano a sostenere e a diffondere le nostre iniziative in base al tipo di skill. Per quanto riguarda le aziende e le associazioni di categoria, abbiamo un rapporto diretto e creiamo progetti concreti che siano davvero utili”.

Stefania Doglioli SafeLa governance di un’organizzazione come dovrebbe agire per la parità di genere?

“Servirebbe un patto organizzativo all’interno delle aziende in cui tutte le componenti siano coinvolte in un comune sistema di valori. Il tema è profondamente culturale per cui la legislazione non basta. Bisognerebbe creare dei modelli di leadership e di organizzazione che superino quelli tradizionali e che spesso invece sono di tipo maschile perché un tempo le donne non partecipavano al momento decisionale dell’impresa. Ciò che occorre è il coinvolgimento dei dipendenti e delle dipendenti e la condivisone dei valori”.

Donna per lei significa?

“È un dato culturale. Sono nata biologicamente donna e sono stata cresciuta come una femmina. Crescendo sono tornata ad essere donna. Per me vuol dire ricondurre la cultura condivisa alle vere potenzialità che può esprimere una donna e che non sono quelle dell’assegnazione di ruoli costrittivi. Siamo cresciute per millenni con determinati modelli, ma esiste una cultura alternativa che possiamo portare avanti solo se acquisiamo consapevolezza su cosa significhi essere portatrici di differenza per diventare un volano per il cambiamento. Essere donna vuole dire avere grandi opportunità e un’incredibile responsabilità che possiamo gestire con la ricerca della consapevolezza”.

Il FOCUS DI PROGESIA

Le aziende che sostengono il progetto SAFE attuano le seguenti best practice:

  • Impatto Sociale d’Impresa;
  • Politiche aziendali Human Centric;
  • Valorizzazione delle dipendenti e dei dipendenti;
  • Valorizzazione di competenze e carriere femminili.

“Lavoriamo come un’impresa”

Il percorso di sviluppo del progetto di innovazione sociale SAFE è stato molto simile alla realizzazione di un progetto imprenditoriale. Fin dall’inizio sono stati definiti obiettivi e pianificate azioni, puntando sulle competenze e sulla professionalità delle persone coinvolte. L’associazione è stata da subito vissuta come un’organizzazione a cui dedicare totalmente impegno ed energie e non come un hobby a cui riservare ritagli di tempo. Dalla fase iniziale il progetto è stato supportato da manager e consulenti con competenze specifiche, in quello che Stefania Doglioli definisce “un processo di apprendimento” che ha permesso al gruppo di lavoro di dotarsi di strumenti e metodi utili a programmare obiettivi a breve e a lungo termine. Questo ha consentito a SAFE di arrivare a essere a livello nazionale una voce autorevole nell’educazione contro la violenza di genere e contestualmente di valorizzare la dimensione locale lavorando con le singole comunità. Le parole di Stefania Doglioli “lavoriamo come un’impresa”, infatti, riflettono la realtà SAFE: l’associazione è riuscita a raggiungere importanti obiettivi relativi alla prevenzione della violenza di genere, attraverso un’organizzazione tipicamente aziendale che prevede l’ampliamento del network, un centro di ricerca e sviluppo e più sedi operative distribuite su tutto il territorio nazionale.

I benefici per le imprese

“Le persone veicolano i valori. Se un’impresa punta sui valori coinvolgendo le persone che vi lavorano, allora quella è un’azienda che veicola valori” afferma Stefania Doglioli sottolineando l’importanza della presenza delle imprese nel progetto. SAFE lavora accanto alle scuole per educare i bambini e le bambine, i giovani e le giovani a comprendere gli stereotipi, gli atteggiamenti, il linguaggio e i comportamenti nocivi in ottica di prevenzione della violenza di genere e allo stesso modo lavora accanto alle aziende, dove lavorano i genitori di queste nuove generazioni, in modo da costruire una rete di relazioni che possa contribuire ad abbattere i fenomeni di discriminazione e di violenza.

Collaborare con SAFE può essere per un’azienda una grande opportunità per trarre benefici per la sua organizzazione e per i propri stakeholders. Gli studi confermano infatti che i dipendenti che sentono di condividere gli obiettivi e i valori della propria azienda sono più coinvolti, più proattivi e di conseguenza più produttivi. Inoltre, riconoscersi nei valori dichiarati da un’azienda è importante anche per il cliente, perché attualmente chi acquista non sceglie più solo il prodotto o il servizio, ma decide basandosi sull’insieme delle esperienze e dei valori condivisi con il marchio o il brand. Lo stesso vale per i fornitori, oggi molto più attenti a far parte di una filiera che veicola valori condivisi. Infine, un beneficio che un’azienda può trarre a lungo termine è quello di riuscire a costruire intorno a sé, a livello locale, una comunità sostenibile in cui si possa lavorare in sinergia favorendo il benessere di tutti.

In questo contesto, hanno un ruolo fondamentale le associazioni di categoria, che si sono dimostrate subito molto disponibili alla sensibilizzazione delle imprese, soprattutto delle piccole e medie aziende, ossia quelle più difficilmente raggiungibili. Infatti, mentre le grandi imprese per loro impostazione riconoscono il valore di queste azioni, le piccole aziende hanno bisogno di acquisire consapevolezza. “Grazie al supporto delle associazioni di categoria” – afferma Stefania Doglioli – “siamo riusciti a costruire un ponte raggiungendo centinaia di piccole aziende oggi attive nel progetto SAFE”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Antonella Moira Zabarino

GrowishPay, il riferimento in Italia per i social payments

Rubrica a cura di ScattoTorino

GrowishPay Claudio CubitoTutti abbiamo dei talenti, ma alcuni hanno la capacità di riconoscerli e di saperli utilizzare al meglio. Un esempio è Claudio Cubito che prima di diventare CEO di GrowishPay – che nel 2018 è stata inserita da Forbes Italia nei “Campioni del Fintech” nella categoria “Sistemi di pagamento” e nella categoria “La miglior startup” – è stato alla guida di una multinazionale inglese specializzata nel settore chimico che, anche grazie a lui, in pochi anni ha triplicato il fatturato e il numero di dipendenti.

Laureato in Chimica Industriale e con un Executive MBA in marketing e finanza, Claudio Cubito non ha vissuto solo di studio, ma ha coltivato una grande passione: l’heavy metal. A 17 anni fonda il primo giornale italiano di musica metal e inizia a collaborare in radio; il suo hobby diventa un business che lo porta prima a dirigere l’edizione italiana di Metal Hammer, il più importante mensile europeo del settore, e successivamente a far diventare il periodico il più venduto della sua categoria. Giornalista dal 1992, nel 2000 fonda Metallus.it, il primo portale editoriale online di musica metal, nel 2006 EMP Merchandising HGmbh – il più grande e-commerce rock tedesco – acquisisce Metallus.it trasformandolo in EMP Mailorder Italia che in pochi anni, sotto la sua guida, raggiunge i 7,5 milioni di fatturato con 130.000 clienti attivi. Dato il successo, nel 2011 Claudio abbandona l’azienda chimica per la quale lavora e si dedica totalmente al settore digitale. Quello stesso anno incontra Digital Magics, incubatore di progetti digitali quotato alla Borsa italiana che ha creato Wizzlist: una “lista di desideri universale”.

Nel 2014, insieme a Digital Magics e a Domingo Sarmiento Lupo, Cubito lancia Growish.com: il primo marchio di GrowishPay e il primo portale di collette online di Italia. L’anno dopo la startup verticalizza nel settore matrimoni con il marchio ListaNozzeOnline.com: un modo innovativo di creare il proprio sito web per il matrimonio e raccogliere denaro per la propria lista nozze. Intanto GrowishPay diventa un ecosistema che propone sia marchi verticali di sua proprietà, come Listanozzeonline.com e Growish.com, sia soluzioni e-wallet based per aziende, mettendo a disposizione di altri utenti business la tecnologia e gli strumenti di GrowishPay in versione white label.

Di cosa si occupa GrowishPay?

“Questa start up Fintech si occupa di pagamenti digitali. I social payments sono soluzioni di pagamento per trasferire denaro tra utenti o per pagare acquisti all’interno di un network. Noi mettiamo i pagamenti al servizio del marketing e delle vendite in modo che sia possibile per i clienti – gli utenti o le aziende – vendere di più.

Le piattaforme di nostra proprietà sono Growish.com, Listenozzeonline.com e ScuolaPay.

Ci sono però anche 1500 merchant che utilizzano le soluzioni GrowishPay in whitelabel: tra questi Mediaworld, Lastminute.com, Volagratis, Uvet Travel Network, LoveTheSign, Lastminutetour, Fantacalcio-online.com, Personal Travel Specialists, Musement, Nexi SmartPos e altri”.

Come funziona la colletta online Growish.com?

Growish.com è il primo marchio dell’azienda ed è nato nel 2014. Esso consente di raccogliere denaro tra amici tramite il metodo della colletta online. L’utente può scegliere un’occasione particolare, come il compleanno o la laurea, oppure una colletta generica. Inoltre decide se definire un importo specifico o lasciare offerte libere. Deve poi indicare la data di scadenza della raccolta e specificare se addebita le commissioni di Growish.com. a se stesso o se le suddivide tra gli utenti che parteciperanno alla colletta. Ad ogni colletta corrisponde un conto di moneta elettronica aperto presso un Istituto di Pagamento autorizzato e intestato a nome dell’utente. Impostati i parametri, la colletta viene pubblicata e l’utente ottiene un link condivisibile con i propri contatti attraverso sms, social, email o Whatsapp. Seguendo il link le persone che decidono di partecipare alla colletta possono versare la loro quota mediante le principali carte di credito o tramite bonifico bancario. Il titolare della raccolta può infine decidere se incassare il budget o destinarlo a un amico o acquistare un prodotto dal catalogo Growish.com.

I vantaggi sono la velocità, la facilità di utilizzo e di gestione, il fatto che chi attiva la colletta non deve anticipare denaro e la sicurezza dei pagamenti, che sono gestiti da un istituto di moneta elettronica riconosciuto a livello europeo”.

Cos’è Listanozzeonline.com, il marchio verticale di GrowishPay?

“È la prima lista multiprodotto dedicata ai matrimoni. In 4 anni è stata usata da più di 100.000 persone e abbiamo gestito 30 milioni di Euro di pagamenti a marchio nostro o di altri. Viene infatti anche utilizzata dalle agenzie del circuito Uvet ed è presente nei 116 punti vendita a marchio MediaWorld. Il suo utilizzo è semplice: i futuri sposi creano online la propria lista nozze e gestiscono un sito web dedicato, eventualmente anche con url personalizzabile. Sul sito possono condividere informazioni, foto, messaggi e indicazioni per il regalo di nozze con gli invitati e con i contatti interessati. Inoltre la lista nozze può essere pubblica o riservata ai contatti scelti e al suo interno gli sposi possono inserire qualsiasi prodotto con le relative informazioni, richiedere un contributo spontaneo, il viaggio di nozze o la raccolta per un obiettivo specifico.
Il sito offre anche un supporto nella gestione del ricevimento: i partecipanti, infatti, possono confermare la loro presenza e gli sposi hanno la possibilità di rispondere direttamente attraverso esso. Gli sposi possono inoltre realizzare una galleria fotografica illimitata e proporre dei quiz su di loro agli invitati. Il vantaggio del portale è che usando la nostra tecnologia, che si basa su conti di moneta elettronica, tutto viene controllato direttamente dagli sposi per cui, ad esempio, una volta raggiunta la quota necessaria per il viaggio di nozze, gli sposi scaricano l’importo restante sul conto corrente per altri utilizzi. Sul sito, inoltre, ci sono tutti i regali scelti e ogni invitato può scegliere liberamente”.

Qual è la finalità dell’App ScuolaPay, l’app più recente prodotta da Growishpay?

“ScuolaPay è un’APP che gestisce i pagamenti digitali per qualsiasi attività scolastica: dalla retta ai materiali didattici, passando per le casse comuni o le raccolte fondi organizzate dai genitori, o dai rappresentanti per le gite. Grazie ad essa le scadenze non vengono dimenticate perché l’app può essere appoggiata sul conto bancario degli utenti, e quindi i pagamenti possono essere effettuati direttamente, con pochi click. ScuolaPay inoltre, dopo che il pagamento è stato inviato, fornisce la ricevuta e, se serve, aggiorna la scadenza.

L’app inoltre permette di organizzare la rubrica dei genitori tramite il nome dei figli, di creare gruppi per ogni esigenza e di invitare altre persone tramite email, sms, Facebook o Whatsapp. Ogni utente può gestire la rubrica dei genitori e visualizzare in totale trasparenza chi ha pagato, i movimenti effettuati e sollecitare i ritardatari. I responsabili della raccolta possono infine allegare i giustificativi di spesa e restituire il fondo cassa al termine del periodo, sempre in modalità online. L’App può essere utile anche in caso di genitori separati perché definisce, per ogni figlio, quanto deve pagare ognuno.

Il servizio è piaciuto e molte scuole private ci hanno già chiesto di gestire i contributi e le rette. Così abbiamo sviluppato e messo a disposizione i moduli online per semplificare ed automatizzare i pagamenti di ogni attività scolastica, che possono far risparmiare ore di lavoro a chi si occupa dell’amministrazione. Unica nel panorama italiano dei pagamenti digitali, ScuolaPay è anche molto sicura. Le transazioni e i conti vengono gestite da SisalPay (che ha anche investito direttamente nel progetto) tramite il wallet Bill e sono garantiti da Banca d’Italia.

Progetti futuri?

“Entro fine anno sarà possibile pagare con ScuolaPay anche presso diversi punti vendita come i bar e le cartolibrerie; inoltre si potrà ricaricare l’App presso le ricevitorie, mentre già adesso si possono acquistare i libri scolastici con uno sconto e con il vantaggio di guadagnare punti premio spendibili sul catalogo Borgione. Abbiamo scelto quest’azienda (torinese), specializzata da oltre 50 anni in articoli e prodotti per i bambini e i ragazzi perché vogliamo creare una rete di attori italiani d’eccellenza, attorno alla scuola”.

Torino per lei è?

“Il luogo in cui sono nato e in cui ho vissuto fino a 34 anni. Lavorando nel settore chimico mi sono spostato a Milano per gestire l’azienda, ma qui ho la maggior parte degli amici e spesso ci torno nel week end. Torino vanta aziende eccellenti, ma che purtroppo non possono rispondere alle esigenze di impiego di tutti. Spero che il polo dedicato all’innovazione che si sta creando attorno al Politecnico faccia ritornare i talenti a casa”.

Un ricordo legato alla città?

“Il periodo scolastico. Ripassare davanti all’asilo o alla scuola elementare e rivedere i campetti dove giocavo a palla durante la ricreazione è sempre bello. Ricordo anche con un po’ di tristezza il liceo dove ho studiato, il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, che è stato chiuso parecchi anni fa, ma era una bellissima scuola”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

Lësca, parola piemontese poco nota e poco usata

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Parola piemontese poco nota oggi e poco usata, ma dai tanti significati: erba palustre, Sala; sottile fetta di carne o di altre sostanze commestibili; pula; scheggia di legno…E ha dato anche origine al cognome Lesca, come si può leggere in “Studi Piemontesi”, la rivista di studi semestrali del Centro Studi Piemontesi, vol. XLIX, fasc. 1, giugno 2020, nella rubrica curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia, Onomastica piemontese, l’undicesima della serie: “cognome di origine fitonimica, è tratto dalla voce dialettale lësca, erba di palude…”. La grande diffusione sul territorio di questi “giunchi” ha influenzato – leggiamo sempre nell’articolo – la toponomastica locale, si trovano infatti toponimi come “Lesche e Liscole, località storiche rispettivamente a Pollenzo (Cn) e a Moncalieri (To), la Regione delle Lesche a Costigliole d’Asti, la Fontana della Lesca a San Germano (Vc) e l’Alpe di Pian Lesca nell’alto Canavese…”. Quanto camminano le parole!

Chi è Marisa Delgrosso, che promuove e supporta l’imprenditoria femminile

Rubrica a cura di ScattoTorino

Delgrosso sorrideProduzione totalmente italiana e management famigliare: è questa la filosofia di Delgrosso SRL, l’azienda che dal 1951 produce sistemi per filtrazione nel settore automotive, agricolo e movimento terra e che sin dagli Anni ’80 ha sviluppato una rete commerciale per il brand Clean Filters per le vendite all’estero e in Italia diretto e gestito da donne. Amministratore Delegato dal 2000, Marisa Delgrosso gestisce la società con lungimiranza e intraprendenza puntando sull’imprenditorialità femminile, sulla ricerca, sull’innovazione e sulla sostenibilità ambientale. Il risultato è una realtà imprenditoriale di successo nella quale 60% delle maestranze è composta donne, soprattutto in aree strategiche come il commerciale, l’amministrazione, le risorse umane e gli acquisti. Una realtà che nel 2011 ha ottenuto il riconoscimento di “Azienda al femminile” da parte della Consigliera di Parità della Regione Piemonte.

Poiché le sfide sono nel suo DNA, da sempre Marisa Delgrosso crede nell’importanza di fare rete tra donne e il suo impegno in AIDDA – la prima Associazione italiana nata per valorizzare e sostenere l’imprenditoria al femminile, il ruolo delle donne manager e delle professioniste – ne è la dimostrazione. La Presidente della Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta promuove e supporta non solo l’imprenditoria femminile, ma anche le giovani donne che in questo momento di crisi sono il nuovo motore dell’economia piemontese e di tutto il Paese. Dal 2018, infine, è Presidente dell’Associazione PiemonteAfrica che ha la finalità di svolgere, su base regionale, un’attività di stimolo economico verso l’Africa per le imprese piemontesi, in particolare verso i paesi dell’Africa Sub Sahariana.

Qual è il core business di Delgrosso SRL e Clean Filters?

“La nostra azienda nel 2021 compirà 70 anni e si è sempre distinta nel settore metalmeccanico: nata nel 1951 per produrre accessori per la Lambretta, sin dagli Anni ‘60 produce filtri. Ieri come oggi il nostro core business è la produzione di filtri aria, olio, gasolio e carburante per ogni tipo di veicolo sia nel settore automotive che in quello industriale. Sono orgogliosa di poter dire che produciamo esclusivamente in Italia e che dalla fine degli Anni ‘70 il nostro mercato di riferimento è l’export”.

Nel 2011 la sua impresa manifatturiera ha ricevuto il riconoscimento di “Azienda al femminile”. Un traguardo importante?

“La proprietà è sempre stata per metà femminile: prima c’era mia madre e dopo io. Inoltre tutti i ruoli apicali dell’azienda sono ricoperti da donne. Ci distinguiamo per essere un’impresa produttrice flessibile, sensibile alle esigenze e alle richieste della clientela. Abbiamo ricevuto il riconoscimento da parte della Regione Piemonte perché, dai dati statistici rilevati dalla Camera di Commercio, è apparso che a livello apicale e operativo il comparto femminile da noi era molto elevato rispetto al settore e alla tipologia di azienda. Questo aspetto ci caratterizza ancora oggi e continuiamo ad avere valide collaboratrici”.

Qual è la mission dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, di cui lei presiede la Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta?

AIDDA, nata nel 1961 in Italia, è la prima associazione femminile creata per sostenere le imprenditrici; fa parte dell’organizzazione internazionale FCEM, Femmes Chefs d’Enterprises Mondiales, e le nostre socie operano in vari settori dell’economia: dal commercio all’industria, dall’agricoltura ai servizi, senza dimenticare le libere professioniste. Più di un terzo di AIDDA è composto da imprese manifatturiere e il nostro fatturato supera i 900 milioni di Euro con circa 200.000 addetti. La nostra mission è essere strumento di partecipazione che incoraggi e sostenga una significativa presenza della donna negli organi decisionali presso i poteri pubblici e privati; inoltre diffondiamo e promuoviamo la partnership con altre associazioni femminili del territorio con il focus di raggiungere obiettivi comuni. Un esempio è SAFE, un progetto di innovazione sociale rivolto alle aziende basato su un fundraising destinato a finanziare attività educative contro la violenza di genere. La mission di AIDDA nei prossimi tre anni è favorire il passaggio generazionale e di competenze tra donne imprenditrici in modo da garantire un ricambio efficace nelle posizioni apicali e favorire le giovani imprenditrici che si affacciano al mondo del lavoro; inoltre vogliamo promuovere l’internazionalizzazione delle aziende in paesi come l’Africa, che offre uno scenario di sviluppo molto interessante per il futuro”.

Il prossimo anno AIDDA compirà 60 anni di attività. Cosa succederà?

“Il compleanno di AIDDA verrà celebrato a Torino e abbiamo una serie di progetti importanti che vogliamo offrire alla città. Personalmente sto lavorando con chi rappresenterà l’Italia nel W20 perché il nostro Paese sarà sede del Women 20 e AIDDA sarà a capo della delegazione italiana e ospiterà nel capoluogo piemontese un convegno dedicato”.

Delgrosso

Quali sono i progetti della delegazione piemontese per il suo secondo mandato, iniziato quest’anno?

“Il consiglio nazionale di AIDDA richiede di svolgere dei progetti omogenei per favorire lo scambio tra delegazioni e unire le forze per portare sul tavolo di Ministeri, come quello delle Pari opportunità, delle istanze concrete da sviluppare. Quest’anno e nel 2021 saremo impegnate nell’ applicazione sul territorio dei progetti nazionali, continuando anche le azioni per favorire l’accesso e la presenza femminile nei CdA pubblici e privati”.

Cafid, il network tra associazioni di impresa e dirigenza femminile, dimostra che le sinergie hanno un ruolo chiave per dare voce alle donne?

“Nata a Torino per volontà di Giovanna Politano Boschis e Rossella Maggiora, rispettivamente ex presidenti di Apid e AIDDA, Cafid ha lo scopo di riunire altre associazioni femminili del territorio. Attualmente ne fanno parte, oltre a Aidda e Apid, Confagricoltura e Confartigianato e con loro cerchiamo di portare avanti programmi trasversali come SAFE. Grazie a Cafid organizziamo e promuoviamo progetti che, essendo creati in sinergia, hanno maggiore visibilità e coinvolgono un numero maggiore di donne. Credo infatti che solo in team si riescano a fare dei progressi e sono molto soddisfatta dei risultati che stiamo raggiungendo”.

Torino per lei è?

“Una città che sta cercando, e dal 2006 ci sta riuscendo, di crearsi un’identità che va oltre a quella che l’ha sempre caratterizzata. Il capoluogo ha tante risorse e bellezze, ma per anni è stata la città dell’automobile. Torino si sta muovendo per essere più accogliente e per rendere i torinesi più aperti. Il turismo è fondamentale per dare vitalità al capoluogo che, lo voglio ricordare, oggi è anche sinonimo di innovazione grazie ad eccellenze quali il Politecnico e il Polo ICT di innovazione dell’intelligenza artificiale, e grazie a numerose startup”.

Un ricordo legato alla città?

“Le Olimpiadi invernali del 2006 hanno dimostrato che siamo capaci di fare bene. Ricordo la gente sorridente che aveva piacere di uscire e partecipare all’evento”.

Carcaveja, conosci il significato di questa parola piemontese?

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Carcaveja. Non è un esercizio noioso curiosare tra le pagine dei dizionari: porta sempre a scoprire parole che da anni non capitava di sentire o di leggere. Facendo una ricerca sul REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) mi sono imbattuta in Carcaveja: una parola che ricordo in uso in anni lontani e poi scomparsa, e per forse per questo conserva una specie di magia. La traduzione è: incubo, spettro, fantasma; miraggio; aria piena di vapori delle giornate di gran caldo estivo…. Leggiamo dal REP: “voce di uso domestico, versione piemontese dell’espressione ‘calca la vecchia’, derivata da un’antica e diffusa credenza secondo la quale l’incubo è l’anima di un mostro o di una strega che, nelle sembianze di una vecchia, ‘calca, schiaccia’ nel sonno il dormiente disturbandone la quiete…”.

Arte, scienza e tecnologia: lo Share Festival torna a Torino!

“Unicorni tech crollano in fiamme per la vergogna, e persino gli ultra-ricchi piangono tremanti in pubblico; abbondano i linciaggi di folle social, mentre scienziati illuminati fuggono dai troll; agli sconvolgimenti si oppone un silenzio nefasto mentre la connessione di Internet viene stesa su province vaste e sinistre. Il tenue tessuto del mondo civile viene fatto a brandelli mentre gli agenti della repressione colpiscono i passanti a caso, e scoppi convulsi di passione incosciente e puro malcontento mandano i frantumi lo specchio a senso unico dello status quo. La sorveglianza viene raddoppiata e il sorvegliato non ce la fa neanche a comportarsi come si deve; “fraternizzare” è un atto di ostilità dissimulata, mentre “apprezzare” è demodé. Un tumulto non è una rivoluzione o una riforma, ma è uno scoppio convulso che si conclude in uno sconcerto malinconico.

E tuttavia: eccoci qui. Questa è, la condizione sociale. Potrebbe essere ovunque, potrebbe essere chiunque. Cosa possiamo fare di questo? Che ne sarà di noi?” Bruce Sterling Direttore Artistico di Share Festival.

 

share festival

Da quindici anni Share Project, piattaforma cross-disciplinare per la promozione di arte e cultura contemporanea nell’epoca digitale produce Share Festival, anche quest’anno, sotto la direzione artistica di Bruce Sterling e la curatela di Jasmina Tesanovic si svolge dal 17 al 20 settembre 2020 insieme a Torino Maker Faire a Toolbox, via A. da Montefeltro 2 To, sarà come sempre lo spazio in cui la forza creatrice dell’arte capace di trasformare una crisi in opportunità di miglioramento e successo, cercherà di mostrare come la bellezza può salvare il mondo.

“L’edizione “Riots” di Share Festival è di certo il nostro evento più inconsueto soprattutto a causa delle condizioni che condividiamo con tutti gli altri festival del mondo. In anni senza pandemie globali, siamo un festival globale. Siamo specializzati nel mostrare al pubblico Torinese opere d’arte tecnologica provenienti da tutto il pianeta. Ogni anno selezioniamo sei opere scelte, assegniamo lo Share Prize e invitiamo a Torino ospiti internazionali alle nostre mostre, panels e discussioni artistiche. 

Nello Share Festival amiamo la kinetic art, device art, net.art, software art, e i lavori prodotti dall’Intelligenza Artificiale. Quindi siamo un festival d’avanguardia di modeste proporzioni ed interessi specializzati. Tuttavia nel 2020 ci sentiamo più vicini, come non lo siamo mai stati prima, al mondo dell’arte convenzionale dei musei, delle gallerie, dello spettacolo e delle biennali.

Non perché siamo più simili a loro – ma perché loro sono più simili a noi.” Bruce Sterling

share festival

Nell’attuale situazione è necessario sognare un nuovo modo di vivere, attraverso l’arte le intuizioni diventano materia. Gli artisti di Share sono stati più bravi che mai, le loro opere sono la rappresentazione della possibilità del buono attraverso la bellezza. A Share Festival i RIOTS muovono e commuovono, l’arte è la migliore delle medicine, un balsamo per il cuore perché è via d’accesso prioritaria a quella parte di eternità che è un diritto inalienabile di ogni essere vivente, la felicità non effimera. I nostri artisti doneranno al pubblico l’opportunità di sperimentare il moto rivoluzionario che abbatte muri, recinzioni, barriere, confini, diseguaglianze e mette tutti allo stesso livello, per entrare nello spazio i cui tutto il buono e il bello non solo sono possibili, sono un dovere necessario per rispetto alla dignità umana. Share non solo è riuscito a resistere alle difficoltà per voi, grazie all’arte, è riuscito ad aprire una breccia, uno squarcio su un panorama del tutto nuovo, Here We Are, eccoci!, ci siamo!, # kalòskaiagathòs. Quest’anno è d’obbligo venire a vedere le meraviglie che i nostri artisti hanno creato per voi, i tumulti a Share Festival spazzano il malessere e portano la cura #laculturacura.

Trovate il programma completo qui

“Ombra giaja”, conoscete quest’espressione piemontese?

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Ombra giaja. Anche: ombra gaja (vedi Renzo Gandolfo, Da ‘n sla riva…, Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 1998, p. 37). Riposarsi a l’ombra gaja o giaja, significa cercare un luogo sotto gli alberi, dove può filtrare tra le foglie qualche raggio di sole: un’ombra “chiazzata”.  Giaj vuol dire anche lentigginoso, striato, cosparso di chiazze, variegato, maculato…. Alla voce Giaja, il vocabolario di Gianfranco Gribaudo (Ël Neuv Gribàud. Dissionari piemontèis, Torino, Daniela Piazza, 1996), dà varie indicazioni tra cui: “aggettivo e nome dato alle vacche di pelo nero”; “creta, terra secca e bruciata”. Da Giaj poi derivano giajèt, giajolà, giajolura…un mondo di parole e di cose. Chi vuole approfondire etimi e significati deve prendere i diversi dizionari a partire dal REP, che sempre citiamo in questa rubrica, e sfogliarseli con calma all’ombra giaja.

Arriva il corso di cucina della Cuoca Insolita!

Vi segnaliamo il corso di cucina della Cuoca Insolita.

Martedì 22 settembre impareremo 3 ricette deliziose per una merenda sana e nutriente.

Farai passo-passo tutte le ricette. Scoprirai che si possono fare miracoli con attrezzi da cucina semplicissimi, che sicuramente hai già anche a casa tua. L’atmosfera è amichevole e rilassata: qui non c’è nessuna competizione! Alla fine assaggerai tutto quello che hai cucinato tu!
Sarai accolto con un piccolo aperitivo di benvenuto, riceverai tutto il materiale didattico, il grembiule e un omaggio a fine corso

 

Siete pronti a imparare 3 che faranno impazzire grandi e piccini?

1) Pangoccioli: i panini dolci al cioccolato buoni e soffici come tutti li conosciamo

2) Nuvolette in padella: delle focaccine morbidose buone così o da farcire, preparate con lievito naturale.

3) Tacchino al forno: con 5 minuti di preparazione e senza sporcare neanche la teglia, resterà morbidissimo e facile da tagliare, pronto per il panino!

Ci vediamo il 22 settembre, dalle 19 alle 22, da STUDIOFOOD33, in Via dei Mille 33 a Torino, clicca qui per scoprire tutto sul corso e iscriverti. In omaggio riceverai una shopping bag firmata de La Cuoca Insolita e uno sconto del 10% in tutti i negozi del Torino Outlet Village.

Chi è la Cuoca Insolita

Elsa Panini, biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare, in cucina da sempre per passione, qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole cambiare abitudini a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina a tema. Il punto fermo è sempre regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano (anche per i bambini), si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di allergie. Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie materie prime di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale.

Le 5 piole dove assaporare la vera cucina piemontese

La piola (l’equivalente piemontese dell’osteria o della trattoria)  è una vera e propria istituzione a Torino.

Locali storici, spesso a conduzione familiare dove mangiare piatti tipici della gastronomia piemontese accompagnati da vino rosso sfuso e da amari a fine pasto. Il tutto, ovviamente, a ottimi prezzi. Le piole sono amate dai torinesi e anche dai turisti, che le cercano per scoprire i sapori – e la cultura – della città.
Ecco perché abbiamo selezionato per voi 5 piole dove poter gustare la migliore cucina piemontese: tradizionale, autentica e saporita!

Aperitivo all’aperto a Torino? Ecco i 7 locali migliori 

Torino, capitale sabauda e dell’aperitivo. Ecco sette locali perfetti per un aperitivo all’aperto, ideali per apprezzare la città anche d’estate!

ERIA
Via San Pio V 11F, Torino

In pieno centro, più precisamente in San Salvario c’è una chicca sconosciuta ai più, complice anche l’alto numero di locali dove fare l’aperitivo. Eria si trova vicino alla Sinagoga ed è una terrazza, un’oasi dove bere qualche cocktail e fare un aperitivo al fresco, grazie alla tettoia coperta di verde. Non tutti sanno che il poeta torinese Guido Catalano ha scritto diverse cose al fresco della terrazza dell’Eria, che è anche una caffetteria, torteria e ristorante.