ilTorinese

Una galleria storica di liberali doc

Di Mauro Anselmo / E’ il confronto fra due realtà culturali, due stili, due modi di interpretare la dignità della persona e della politica, la chiave di lettura del nuovo saggio Mario Pannunzio. La civiltà liberale (Golem Edizioni) a cura di Pier Franco Quaglieni. La lezione del Mondo fra ieri e oggi. La riflessione su un’esperienza editoriale di passione civile che, pur avendo lasciato il segno in un passato non remoto, si rivela ancora capace di dare una lezione al presente.

Quaglieni ripropone l’eredità intellettuale e morale del settimanale fondato da Pannunzio nel febbraio 1949 che cessò le pubblicazioni nel marzo 1966. E, soprattutto, offre al lettore una galleria di testimonianze preziose, in molte parti inedite (da Montanelli a Spadolini, da Soldati a Ronchey, Bettiza, Castronovo, Gorresio, La Malfa, Valiani, Elena Croce, Scalfari, Battista, il cardinale Ravasi e molti altri) in grado di far rivivere, grazie al sapiente dosaggio di Quaglieni, i momenti cruciali di quell’avventura con i protagonisti, i caratteri, le passioni, i conflitti delle idee, ma anche gli scontri decisivi che divisero l’Italia del dopoguerra.

Il Mondo era il giornale che il grande pubblico non leggeva, ma che non mancava sulle scrivanie di sostenitori e avversari e, in particolare, negli uffici dei palazzi che formavano l’establishment di allora. “Perché uomini come Moravia e Montanelli – si interrogava Domenico Bartoli su Epoca, nel 1968 – dovevano tenere il parere di Pannunzio in maggior conto di quello dei critici più conosciuti? E perché grandi personaggi come Croce, Salvemini e Einaudi, tanto più vecchi e famosi di lui, assai diversi l’uno dall’altro, gli avevano concesso interamente la loro stima e fiducia?”.

La risposta l’aveva data Montanelli: “Pannunzio era uno di quegli uomini che, subito dopo essere stato slattato, salì sul podio di direttore d’orchestra, perché era nato direttore d’orchestra e tutti gli riconoscevano questa sua capacità di dirigere”. Giornalista geniale, liberale antifascista in politica e fiero avversario dei comunisti, “un animatore di uomini” come lo definì Arrigo Benedetti, fu al timone di un giornale perbene, libero, nemico di ogni clericalismo, capace di fare argine all’assalto dei potentati economici.
“Non ho mai visto Pannunzio fare la coda in un ministero. Spirito indipendente come pochi, detestava ogni ossequio al potere politico” (Giovanni Spadolini). “In tempi di corruzione egli fece del suo giornale un impareggiabile strumento di libero esame, d’intransigente battaglia del vero contro il falso” (Leo Valiani). “Il laicismo del Mondo non era astioso. Il pregio del giornale era vedere gli avversari, di destra o di sinistra, per quel che fossero, di non costruirsene il manichino di comodo, troppo facile da colpire” (Arturo Carlo Jemolo).

E’ nel leggere queste pagine che viene spontaneo il confronto con lo spettacolo offerto quotidianamente dalla politica e dall’informazione mediatica di oggi. Incompetenza professionale dilagante nei partiti, il flagello delle fake news nel giornalismo, eclissi del senso dello Stato e dell’impegno civile, il razzismo come strumento di consenso elettorale. E si potrebbe continuare. Un abisso, rispetto ai valori e alle aspettative dell’Italia democratica nel dopoguerra alla quale si rivolgeva il Mondo.
Nella galleria dei ritratti che negli ultimi tempi Quaglieni ha dedicato ad esponenti della cultura e del pensiero liberale (Figure dell’Italia civile, Grand’Italia, Mario Soldati. La gioia di vivere, editi da Golem) Pannunzio è il personaggio la cui eredità continua ad interrogare in modo scomodo la nostra epoca. “Circola per l’aria – scriveva Montanelli agli inizi degli anni Novanta – una specie di guerra di successione per l’eredità di Pannunzio che fa gola a molta gente e farebbe gola moltissimo anche a me. Però vi rassicuro subito: non sono in corsa, non perché non mi piacerebbe, ma perché so di non averne i titoli. Non so se qualcuno possa averli. Non sono di quelli che la sera andavano in via Veneto, a Roma, anche perché, abitando a Milano, casomai andavo in via Montenapoleone”.

L’allusione di Montanelli era rivolta ad Eugenio Scalfari e al gruppo di Repubblica, ma la frecciata, più che pungente, era ironica e signorile. Quaglieni, che è fra i fondatori del Centro Mario Pannunzio di Torino, ricorda nel suo saggio questo episodio insieme a molti altri, ricostruendo, di Pannunzio, un ritratto politico, professionale e, soprattutto, intensamente umano. “Il Mondo ha lasciato un vuoto incolmabile nella nostra cultura ed è entrato a pieno titolo nella nostra storia intellettuale e letteraria (anche se non è stato sempre riconosciuto) impartendo – scrive Quaglieni nel saggio conclusivo – una grande lezione che ha contribuito in modo decisivo a far nascere in Italia una cultura laica e liberaldemocratica”.

Mauro Anselmo

In uscita il 2 luglio, Golem Edizioni

Il coronavirus presente nelle acque di Torino già nel mese di dicembre

Nelle acque di scarico delle città di Milano e Torino erano presenti  tracce del virus SARS-CoV-2  già a dicembre 2019.
 

La scoperta viene da uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte in tempi precedenti  al manifestarsi della COVID-19 in Italia.

I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del Nord, sono stati utilizzati per trovare tracce della circolazione del virus nella popolazione.

(foto Stefano Zanarello)

Il senso dell’umorismo di Chiara Appendino

FRECCIATE   “Abbiamo avuto delle difficoltà, è innegabile, ma sono anche molto soddisfatta di alcuni risultati che abbiamo raggiunto”, sottolinea in una intervista all’ANSA la prima cittadina del Movimento 5 Stelle.

L’arciere

Ex Embraco: sequestri di denaro, titoli e auto di lusso

Sono in corso da questa mattina da parte della Guardia di Finanza di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, perquisizioni e sequestri in Piemonte e Lombardia, nei confronti della VENTURES S.r.l., società che ha acquisito il ramo d’azienda della EX EMBRACO con la cessione del sito industriale di Riva Presso Chieri (TO).

A fronte della sostanziale inattività produttiva di tale sito, le complesse indagini finora condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino hanno invece consentito di ricostruite cospicui e articolati flussi di denaro, diretti anche all’estero, che hanno portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali.

Alla luce di tali risultanze, il Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Torino titolare delle indagini, Cons. Marco Gianoglio, ha depositato lo scorso 17 giugno 2020 istanza di fallimento della VENTURES S.r.l. ed ha conseguentemente ipotizzato reati di bancarotta distrattiva.

Le perquisizioni sono in corso nello stabilimento di Riva presso Chieri, nonché in provincia di Como e Monza, nei confronti di 4 titolari di cariche societarie e di 1 consulente.

Contestualmente, per impedire che il patrimonio societario possa essere spogliato di ulteriori beni, le Fiamme gialle torinesi stanno procedendo al sequestro di conti correnti, titoli e di autovetture di lusso frattanto acquistate dall’azienda.

La documentazione sequestrata, alla luce di quanto già in possesso degli operanti, sarà oggetto di mirati approfondimenti investigativi.

L’articolata indagine si incardina nelle attività eseguite dalla Guardia di Finanza per garantire la sicurezza economico-finanziaria dei cittadini e delle imprese, mediante l’aggressione a ogni forma di criminalità, al fine di contrastare gli illeciti nel settore degli investimenti e dello sviluppo imprenditoriale ed economico.

 

Approfittavano del lockdown per depredare aziende e tir

I Carabinieri individuano banda di rom, 10 le misure cautelari in corso di esecuzione

Torino, 19 giugno. Erano in grado di compiere fino 4 furti a notte, adottando una precisa strategia per eludere i controlli delle forze dell’ordine, ovvero agire prima nell’area industriale a sud della città metropolitana di Torino, per poi spostarsi e commettere i successivi colpi in zone geograficamente molto distanti, ma velocemente raggiungibili nel periodo di lockdown. La banda: <<…non è pericoloso con il virus andare a rubare? No, è meglio visto che non c’è nessuno in giro e nelle fabbriche…>>.

Dall’alba, in tutta la provincia di Torino, oltre 60 Carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Torino su richiesta della locale Procura della Repubblica (gruppo criminalità organizzata, comune e sicurezza urbana) e dell’A.G. per i minorenni, nei confronti degli appartenenti ad una banda criminale, tutti di origine bosniaca, responsabili di concorso in furto aggravato e ricettazione. 10 gli indagati destinatari di provvedimenti cautelari, 8 in carcere tra cui un minore e 2 divieti di dimora. Tra questi anche due ricettatori, un italiano ed un marocchino, a cui gli autori dei furti sirivolgevano per “piazzare” il materiale trafugato.

Le investigazioni, condotte per 4 mesi dai Carabinieri della Compagnia Torino Oltre Dora, hanno dimostrato l’esistenza di un gruppo criminale dimorante nei campi nomadi dell’hinterland torinese che, approfittando anche dell’assenza di mobilità legata alla situazione emergenziale, setacciavano le aree industriali e commerciali al fine di depredare magazzini di aziende ed il carico di autoarticolati parcheggiati nelle loro adiacenze.

33 i furti documentati dai militari dell’Arma, 20 in danno di furgoni e autoarticolati, 9 commessi all’interno di aziende e 4 perpetrati rispettivamente in un bar, una stazione di servizio e due associazioni.

I liberali e il ’68

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Solo pochi liberali ebbero consapevolezza di ciò che stava accadendo. Nel 1968 ero nella Gli, la Gioventù liberale italiana, che era sempre un po’ più a sinistra di Malagodi 

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Chiesi a Fabrizio Chieli segretario della Gli torinese quale posizione avrebbero dovuto mantenere gli universitari liberali dopo che le rappresentanze dell’Intesa – il Parlamentino universitario – erano andate dissolte. Non seppe o non volle darmi un orientamento preciso, non sembrava pronto ad affrontare il tema della contestazione, forse anche  perchè, ormai, era fuori dall’Università e non coglieva ciò che stava accadendo a Palazzo Campana.
Anche il Gruppo Universitario  “Viva Verdi !“ di matrice risorgimentale capitanato da Luigi Rossi di Montelera non  capì che la contestazione avrebbe travolto ogni democrazia rappresentativa in nome di una finta democrazia assembleare che giungeva all’assemblea permanente e alle occupazioni notturne. Anche una donna intelligente come Nicoletta Casiraghi destinata ad una bella carriera nel PLI e nelle istituzioni mi sembrò poco interessata e in parte anche sedotta dal femminismo sessantottino. Vista la situazione con pochi amici e colleghi della Facoltà di lettere misi in piedi “Riforma democratica  universitaria” che da un lato affermava la necessità di riforme e dall’altro rivendicava il rispetto del metodo democratico, costantemente violato dai contestatori. Ebbi anche degli scontri verbali con Luigi Bobbio uno dei capi della contestazione. Poi la scelta del dare vita al  Centro Pannunzio mi distolse da quell’impegno, anche se volli fare egualmente una manifestazione in piazza Solferino che venne disturbata dai contestatori. Sempre nel 1968 alcuni comunisti mi aggredirono in un comizio a Porta Palazzo, sfasciandomi in pochi minuti il palco dal quale stavo parlando. Al contrario certe posizioni attirarono l’attenzione  e la simpatia dei più autorevoli  docenti  della Facolta’ di Lettere, dal preside Gullini a Franco Venturi. Lo stesso Giovanni Getto mi scrisse una letterina. Il centro Pannunzio assorbi’ i temi di Riforma democratica universitaria che confluì nel centro Pannunzio. Si creò allora nell’anno dello scontro tra generazioni un’alleanza tra giovani studenti e professori importanti del nostro Ateneo proprio attorno al Centro Pannunzio che difese le ragioni della serietà della scuola contro le  derive del facilismo. Poi si giunse al terrorismo e ad un impegno ferreo  e tempestivo contro le “sedicenti BR“. Ci fu anche un rapporto con il Generale dalla Chiesa. Il PLI si accorse della contestazione molto in ritardo ed alcuni suoi giovani esponenti finirono nella stessa contestazione. Solo in un successivo convegno nazionale della Gli a Sarnano Malagodi in persona cercò  di analizzare il fenomeno del ‘68  in chiave liberale, vedendo nella stessa contestazione qualche elemento  di liberalismo. Parlò di “ Libertà nuova“, dimostrando la sua cultura politica anche in quell’occasione, ma apparve una presa di coscienza tardiva. Malagodi non colse il potenziale di violenza che di lì’ a poco si sarebbe tradotto in gruppi come “Lotta continua“ e poi nel vero e proprio terrorismo. Neppure Zanone dal 1976  Segretario del PLI  fu convincente sul tema. Forse solo il Centro Pannunzio con la presidenza di Mario Bonfantini e poi di Luigi Firpo seppe fare i conti con i problemi della scuola e dell’Universita’. Soprattutto Firpo si schierò decisamente contro la degenerazione facilistica del ‘68 e del 27 garantito. Poi dal 1974 nacque il rapporto con Montanelli e con il “Giornale“. Furono anni difficili, anche di violenza e di paura, ma non aver mollato allora,   è  oggi motivo di legittimo orgoglio o almeno rende la nostra coscienza tranquilla.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

Pretendeva rapporti sessuali dopo i litigi: arrestato

Alcuni giorni fa, gli agenti del Commissariato di Ivrea e Banchette avevano arrestato per violenza sessuale un uomo residente nel canavese.

Dopo ogni litigio con la compagna, il soggetto pretendeva dalla donna rapporti sessuali, richieste che la vittima spesso si vedeva costretta a soddisfare per paura di comportamenti violenti dell’uomo. Quest’ultimo, inoltre, non era nuovo a episodi di abuso di alcol ed era solito anche denigrare verbalmente la compagna.

Nello specifico, i poliziotti intervennero nell’abitazione della coppia dopo la richiesta d’aiuto della loro figlia alla quale la madre, prima che la ragazza uscisse di casa, aveva confidato i suoi timori nel restare sola in casa con il compagno a causa della sua aggressività. Al loro arrivo, gli agenti trovarono la donna scossa, che a stento tratteneva le lacrime, e l’uomo in stato di agitazione e con l’alito vinoso. Quest’ultimo aveva anche cercato di allontanare dall’abitazione gli operatori. La parte lesa raccontò poi che, prima dell’arrivo dei poliziotti, era stata costretta a un rapporto sessuale sebbene non ne fosse compiacente, violenza poi diagnosticata in ospedale.
Nei giorni scorsi il Tribunale di Ivrea, a seguito dell’attività del Commissariato di Ivrea, ha applicato nei confronti dell’uomo la misura cautelare degli arresti domiciliari (presso l’abitazione di un familiare) in relazione ai reati di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.

Osservati da più dimensioni: spiriti e “guardiani di soglia”

Torino, bellezza, magia e mistero     Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo 1: Torino geograficamente magica
Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
Articolo 4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo 5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo 6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo 7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo 10: Torino dei miracoli

Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e “guardiani di soglia”

A Torino si ha il sospetto di essere sempre osservati, e forse non è solo un’impressione, dato che nella città ci sono più di dieci mila telecamere. Ma non è unicamente la tecnologia a tenere sotto controllo i Torinesi: fessure e fori misteriosi si aprono a terra, ai bordi delle strade, simili a occhi demoniaci, come le fenditure presenti in via Lascaris, inoltre, dall’alto sembrano controllarci incessantemente quegli strani mostri che numerosi si affacciano dalle pareti delle case, quegli esseri grotteschi ed inquietanti, sempre attenti, e sempre enigmatici. Essi sono visibili soprattutto sui palazzi più antichi, caratterizzati dalla presenza di un particolare elemento ricorrente: mascheroni in stucco, collocati sull’architrave dei portoni oppure sopra o sotto i riquadri delle finestre. Sono i “guardiani di soglia”, e hanno un valore altamente allegorico. Simboleggiano il confine tra il dentro e il fuori, ciò che si può vedere e ciò che deve restare nascosto, e impediscono che entrino in casa persone o presenze indesiderate. Come mai hanno un aspetto bislacco? Davanti ad una figura stravagante non si può trattenere un sorriso, ma così facendo, tutte le intenzioni bellicose svaniscono, e la casa è al sicuro da eventuali malignità. Ma se ci fosse ancora qualcun altro che ci osserva? Qualcuno che noi non possiamo vedere, che ogni tanto ci pare di percepire. Qualcuno che forse ci guarda come fossimo delle ombre con cui non si può interagire?


Torino pullula di spiriti, è sovraffollata di fantasmi che parrebbero non voler abbandonare la meravigliosa città nemmeno varcata l’ultima soglia. C’è chi sostiene di aver visto una strana vecchia in via XX Settembre, chi invece, sempre nella stessa strada, una coppia di fantasmi, deceduti probabilmente nel 1861, in un incendio, tesi nella ricerca dei loro parenti; al Municipio c’è un fantasma che muove gli oggetti ed emette strani rumori; ancora, in via della Basilica, ogni 10 del mese, compare una donna avvolta in una particolare luce, a chi la incontra chiede di essere perdonata di non si sa quale peccato. Presso la Basilica Mauriziana si aggira lo spirito di Pietro Cambiani, un inquisitore assassinato il 2 febbraio 1365; Piazza Palazzo di Città è infestata dal fantasma di un cordaio che si è impiccato legandosi alla sporgenza di un tetto, pare sia un ectoplasma dispettoso, che fa cadere le cose appoggiate al davanzale. Al Castello del Valentino, nelle notti fredde e buie, si può sentire il cocchio di Madama Cristina, trainato da cavalli infernali imbizzarriti, lo si può intravvedere nell’ombra correre fino a gettarsi nel fiume per poi sprofondare. In via San Francesco da Paola c’è il malinconico spirito della “Bela Caplera” (Bella Cappellaia); ancora degli spiriti regali sono stati avvistati presso la Chiesa della Consolata, forse Maria Adelaide di Savoia, mentre Filippo d’Agliè è solito aggirarsi al Monte dei Cappuccini.

L’elenco è ancora lungo. Luci improvvise nella notte, voci che si perdono tra le vie più strette, oggetti che si spostano, anime che non si arrendono a doversi distaccare da questo mondo. E in questa moltitudine di spiriti vi sono anche delle vittime di tragiche storie d’amore, come quella della figlia di “Monsù Druent”, vissuta a Palazzo Barolo. Elena Matilde Provana di Druento, figlia del conte Giacinto Antonio Ottavio Provana di Druento, si sposò con suo cugino, il marchese Gerolamo Gabriele Falletti di Castagnole, il giorno 3 febbraio 1695. Il matrimonio combinato si trasformò, come in una bella favola, in un matrimonio d’amore, tuttavia i due protagonisti non riuscirono ad avere il loro lieto fine. Il giorno delle nozze avvenne un doppio infausto presagio: crollò un pezzo dello scalone del palazzo e la sposa perse la collana che le era stata regalata dalla duchessa Anna Maria di Orléans. Nonostante gli avvertimenti del destino, la cerimonia non venne interrotta. Dall’unione dei due nacquero tre figli. Successe poi che “Monsù Druent” non volle pagare la dote della figlia e se la riprese in casa. Elena impazzì dal dolore e il 24 febbraio del 1701 si suicidò lanciandosi dalla finestra del primo piano. Quell’anno c’era molta neve e il colpo si attutì, la donna non morì sul colpo, ebbe il tempo di essere riportata nel palazzo e di spirare distesa su una panca di pietra che si trovava nell’androne.

Anni dopo, Ottavio Giuseppe Provana, uno dei figli di Elena, incaricò l’architetto Benedetto Alfieri di ristrutturare l’edificio, quest’ultimo, memore dell’infausto avvenimento, decise di inserire per ornare le finestre delle teste di putti, tutti sorridenti, tranne uno, quello posto sotto la finestra da cui si buttò la giovane sventurata. Ogni fantasma degno di nota compare con la luna piena, e quello di Elena non è da meno. Si dice che in quelle circostanze il suo spirito si aggiri, ancora dolorante per le sventure patite in vita, per le sale di Palazzo Barolo, alcune volte in compagnia dello spirito di Silvio Pellico, (1789-1854), anche lui inquilino dell’edificio, dopo la prigionia nella fortezza dello Spielberg.

Con le più che numerose testimonianze di chi giura di aver visto o sentito “qualcosa”, viene quasi naturale crederci. Una delle testimonianze più ravvicinate avvenne nelle gallerie sotterranee della cittadella: un bambino, durante una classica visita guidata, si era staccato dal gruppo e si era perso. Il piccolo aveva iniziato a correre lungo gli angusti corridoi, in preda al panico, finché un gentile signore non lo accompagnò cortesemente fino all’uscita. Un signore con la divisa settecentesca del battaglione Lyonnais. Ma le storie di fantasmi sono innumerevoli, alcune ci commuovono, altre ci fanno paura, perché gli spiriti sono come le persone, alcuni buoni e altri un po’ meno, ma tutti bisognosi di essere compresi.

Alessia Cagnotto

Ricerca sul Cancro, tre milioni di sostenitori in 34 anni di Fondazione

Nata il 19 giugno del 1986, con i fondi raccolti ha realizzato e sviluppa l’Istituto di Candiolo IRCCS, centro oncologico di ricerca e cura all’avanguardia, riconosciuto a livello internazionale.

Candiolo (Torino), 18 giugno 2020 La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro compie 34 anni. Molta strada è stata fatta da quel lontano 19 giugno 1986 quando, su iniziativa di alcuni illustri oncologi sostenuti da Allegra Agnelli, venne costituita per raccogliere i fondi indispensabili a costruire un Istituto di ricerca e cura, a Candiolo, in grado di portare nel più breve tempo possibile al letto dell’ammalato le scoperte scientifiche e contribuire a vincere la battaglia contro il cancro.

Un lungo cammino percorso giorno dopo giorno insieme a tre milioni di sostenitori, tra privati, associazioni, fondazioni, imprese e istituzioni, che con le loro donazioni e grazie al quotidiano impegno di tutto il personale dell’Istituto hanno reso possibile la realizzazione di un polo oncologico d’eccellenza a livello internazionale.

“Questi anni sottolinea il Presidente della Fondazione, Allegra Agnelli sono stati scanditi dalla straordinaria generosità di quanti sono stati al nostro fianco, senza di loro non avremmo potuto realizzare quello che sembrava solo un sogno. Le donazioni di cittadini, enti, aziende, istituzioni sono la prova concreta di una fiducia che anche oggi ci ha permesso di affrontare un momento difficile come l’emergenza per il Covid 19, un nemico in più per i nostri pazienti”. Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus, i medici e tutto il personale dell’Istituto di Candiolo-IRCCS sono infatti impegnati con ancora maggior dedizione e intensità a favore dei pazienti oncologici. Il contagio è pericoloso per le persone fragili e questo comporta una maggiore attenzione da parte degli operatori e l’utilizzo di protocolli particolari studiati ad hoc. Si tratta di un grande sforzo che, però, ha permesso all’Istituto di fornire tutte le cure indispensabili garantendo l’accesso a oltre quattrocento pazienti oncologici al giorno che hanno potuto usufruire di prestazioni ambulatoriali, del modernoDay Hospital, di radioterapia e di ricovero ordinario. Pienamente operativo è anche il centro trapianti di midollo osseo.

L’Istituto è in prima linea durante questa difficile emergenza: sono stati realizzati nuovi reparti per ospitare malati oncologici provenienti da altri ospedali ed è stato messo a disposizione del sistema sanitario regionale un laboratorio per l’analisi dei tamponi utili a individuare il Covid 19, grazie anche al contributo di Intesa Sanpaolo. Sono inoltre state attivate teleconsulenze per pazienti oncologici Covid 19 ed è stato approntato un servizio domiciliare per i pazienti che effettuano terapie oncologiche orali di mantenimento.

La conferma del sostegno a favore delle attività della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro viene anche dal 5X1000: gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate indicano che la Fondazione è fra le prime tre Onlus italiane, su circa 55 mila, per numero di sottoscrizioni e per la quota di contributo ad essa destinato. Grazie allo strumento del 5X1000, dal 2006 ad oggi la Fondazione ha così potuto destinare fondi e risorse a importanti progetti di ricerca pluriennali e multidisciplinari, mirati a supportare le esigenze cliniche dei pazienti affetti da diverse patologie tumorali; ogni giorno oltre 300 ricercatori italiani einternazionali si impegnano contro il cancro nei 39 laboratori e unità di ricerca dell’Istituto di Candiolo IRCCS, grazie a macchinari ed attrezzature ad elevata tecnologia.

Le ricorrenze sono l’occasione non solo per trarre dei bilanci, ma anche per trovare nuovi stimoli per migliorare ancora l’efficacia della ricerca e l’eccellenza dei servizi offerti nel rispetto della centralità della persona: “Vogliamo curare sempre più persone e sempre meglio”, dichiara Allegra Agnelli. Proprio contando sul sostegno dei nostri donatori – aggiunge il Presidente siamo pronti alle sfide del futuro, realizzando nuovi spazi destinati alla clinica, alla ricerca e ad attività di formazione di figure professionali altamente specializzate”. Un investimento che consentirà all’Istituto di offrire una sempre più alta qualità di ricerca e di cura e di continuare ad essere un centro oncologico di riferimento internazionale.

Nel 1986 la Fondazione si presentò con un evento eccezionale: un concerto al Palazzetto dello Sport di Torino offerto dal grande Luciano Pavarotti. È l’inizio di una lunga storia di eventi. In campo artistico sono scesi in campo per la Fondazione protagonisti di primo piano, quali Carlo Maria Giulini, Jean-Pierre Rampal, Mistlav Rostropovich, Zubin Mehta, Evelino Pidò, la London Philarmonic Orchestra, Salvatore Accardo e sir James Galway. Ma anche Lucio Dalla, Renzo Arbore, Fiorello, Aldo, Giovanni e Giacomo, Arturo Brachetti, e stelle della danza come Roberto Bolle. In campo sportivo da ricordare le Stratorino e le numerose edizioni della “Partita del Cuore” che vede negli ultimi anni la Nazionale Cantanti sfidare i Campioni per la Ricerca. Artisti, personalità di primo piano del mondo industriale, sportivo, scientifico, politico danno vita a serate memorabili, come quella del 2015 quando si sono raccolti oltre 2 milioni di euro in una notte indimenticabile all’Allianz Stadium di Torino. Successi ripetuti nelle edizioni del 2017 e del 2019, che ha visto scendere in campo anche Cristiano Ronaldo.

L’Istituto di Candiolo apre nel 1996 con le prime attività di ricerca, seguite dall’entrata in funzione dei reparti di Oncologia Medica, Ginecologia, Oncologia e Radiologia. Di lì in poi un crescendo di strutture e servizi. Oggi vi lavorano centinaia di persone, fra personale sanitario, amministrativo e ricercatori. Ai pazienti vengono offerte non solo le migliori terapie convenzionali, ma anche protocolli terapeutici d’avanguardia e i successi dei ricercatori si possono riassumere in un dato: l’Istituto è al secondo posto in Italia per numero di pubblicazioni sulle dieci più importanti riviste scientifiche del mondo.

Sul piano clinico Candiolo, che dal 2013 ha ricevuto dal Ministero della Salute la qualifica di “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico”, primo e unico in Piemonte, ha consolidato il suo modello di “Comprehensive Cancer Center” ovvero di centro oncologico che tratta tutte le tipologie tumorali. Il suo processo di internazionalizzazione si è consolidato con le ultime collaborazioni con MD Anderson Cancer Center (al primo posto nell’anno 2018-2019 come miglior ospedale oncologico USA), con il Florida Medical Hospital-Nicholson Center (uno dei migliori centri mondiali di formazione e simulazione), con l’Università di Utrecht (una delle Università più grandi d’Europa) e con Intuitive America (leader mondiale nella chirurgia ipertecnologica futuristica).

“Pensioni di invalidità sotto la soglia di sussistenza: la politica intervenga”

“Il ricorso per incostituzionalità da parte di un coraggioso giudice di Torino riporta la questione agli onori della cronaca. Porterò il tema in Consiglio Regionale: parta dalla nostra Regione un forte segnale” 

La Consulta si pronuncerà, la prossima settimana, sull’adeguatezza o meno dell’importo e sui requisiti anagrafici per la concessione delle pensioni per l’invalidità totale.

Il ricorso per incostituzionalità della cifra della pensione di invalidità, presentato da un giudice di Torino il cui coraggio ci commuove e ci conforta, fa emergere nella loro gravità due questioni. La prima è una questione assoluta: la soglia di sussistenza è indicata dall’Istat in almeno 560 euro mensili ed è dunque assurdo ipotizzare che una persona maggiorenne con inabilità assoluta al lavoro possa sopravvivere con la metà della somma. La seconda è una questione relativa: al compimento del 67esimo anno di età da parte del titolare della pensione, quest’ultima è convertita in assegno sociale, pari a 460 euro per 13 mensilità; una disparità priva di senso e di logica (vista la sostanziale e riconosciuta assimilabilità dei due benefici), che penalizza arbitrariamente chi non ha ancora raggiunto tale soglia anagrafica. Auspico che la politica non debba più attendere una sentenza della Corte Costituzionale per farsi carico di queste iniquità e di queste discriminazioni. Porterò la questione in Consiglio Regionale: dalla nostra Regione parta un segnale forte. Mi farò portavoce perché la Regione Piemonte chieda al Governo una riforma di questo Istituto, che non è più né equo né umano.

Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.