Alle 18 di ieri pomeriggio, personale del commissariato Barriera Nizza impegnato in un servizio di controllo del territorio mirato alla verifica del rispetto delle prescrizioni Covid-19, transitando in via Spotorno ha notato luci accese e persone all’interno di un bar;
dall’esterno erano ben visibili due persone sedute al tavolino intente a leggere una rivista e a bere una birra.
Gli agenti appuravano che il proprietario del bar non solo aveva servito la bevanda al cliente, che cercava di spacciare per suo cugino, ma aveva regolarmente acceso la cassa; inoltre, la macchinetta dei caffè era pronta per l’utilizzo. I poliziotti appuravano che il cliente non era assolutamente imparentato col titolare del locale. Pertanto, gli agenti hanno comminato al proprietario del bar la sanzione amministrativa prevista e chiuso l’esercizio al pubblico per 5 giorni a decorrere dal primo gennaio 2021. Il cliente è stato sanzionato anch’egli, in quanto si trovava al di fuori dalla propria abitazione senza motivi di necessità, urgenza o lavoro.
La scienza dovrà dimostrare ai suoi detrattori di essere in grado di contribuire ad aiutare e proteggere la razza umana, senza pretendere però di assurgere a unico Dio salvifico,
Quest’anno mi sono limitato con dispiacere alla televisione. Un concerto senza pubblico – mi diceva già tanti anni fa Massimo Mila – perde parte importante della sua vitalità. Ma certo la pandemia impone anche per i concerti delle regole tra cui la assenza di pubblico o almeno un contingentamento. Alla “Fenice” hanno scelto le mascherine e i distanziamenti tra i concertistici. Lo stesso maestro aveva la mascherina nera alla Zorro. La stessa regola è stata applicata al coro, quasi che il canto con o senza la mascherina sia un particolare trascurabile. Tutto il contrario di Vienna dove non si è vista traccia di mascherine e Muti ha diretto magistralmente. Mi sono commosso ad ascoltare il coro del Nabucco che appare il canto dolente di un popolo calpesto e deriso – uso apposta le parole del nostro inno nazionale – ma che io ho sentito un po’ illusoriamente anche come un canto di speranza, come lo sentivano Verdi e gli uomini del Risorgimento. Preciso che, come abito mentale, scelgo a priori la cautela perché il virus non perdona. Ma mi è venuto anche spontaneo domandarmi perché in Italia ci fossero le mascherine e in Austria no e mi sono chiesto chi abbia sbagliato o se esistano eventuali protocolli che lascino libere scelte in Europa in una materia tanto delicata anche sotto il profilo dell’esempio civico.