IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni Il quotidiano “La Stampa“, sempre più lontano dal giornale fondato da Frassati e sempre più vicino all’”Unità“, ha recensito con enfasi compiaciuta il nuovo libro dell’on. Federico Fornaro di Leu che compare spesso nei Tg, ma quasi mai viene intervistato. Il libro, edito da Bollati – Boringhieri, è dedicato al referendum del 2 giugno 1946 tra Monarchia e Repubblica. E il quotidiano, di proprietà del neo cavaliere del Lavoro Elkann, lo ha definito come la dimostrazione dell’assoluta regolarità di quel referendum che ha suscitato da sempre dubbi e polemiche
Fornaro che oggi è nella estrema sinistra radicale , viene dal PSDI e appartenne alla corrente di Pier Luigi Romita, figlio del ministro degli interni Giuseppe all’epoca del referendum, che apparve subito, per sua stessa ammissione, non arbitro imparziale, prima e nel corso del referendum istituzionale , quando non ebbe remore – lui garante sulla carta dell’imparzialità del confronto elettorale – a dichiararsi accesamente repubblicano, agendo di conseguenza.
celebrativi che non hanno nulla di storico. E‘ un provinciale alessandrino che è rimasto tale, malgrado l’esperienza romana di senatore e deputato. Nel suo libro non porta documenti nuovi che dimostrino la regolarità del referendum dal quale furono escluse intere province e tanti prigionieri di guerra. La Repubblica, anche accettando i risultati di Romita, ebbe una maggioranza comunque risicata. La differenza tra i voti validi e i votanti era un fatto dirimente che non venne mai chiarito. La Repubblica nacque nel modo peggiore possibile e recuperò solo con De Nicola ed Einaudi. Se Umberto II avesse fatto valere la legge con la quale venne indetto il referendum, Romita sarebbe finito in galera. Umberto non volle reagire e sciolse i militari dal prestato giuramento con un sacrificio personale di superiore nobiltà A 75 anni da quei fatti abbiamo diritto a storie credibili. Non lo sono quelle monarchiche prodotte dall’ala aostana dei sostenitori dei Savoia, ma quella di Fornaro è una non storia. Gianni Oliva scrisse una storia del referendum, considerando i torti e le ragioni con equanimità. Non c’era bisogno che Fornaro partorisse un altro lavoro, perché il suo libro è un’opera partigiana e inaffidabile, paragonabile a certi libri sulle foibe che recentemente le hanno giustificate. Anzi appartiene allo stesso disegno politico. Questi non sono storici, ma agitatori politici. Fornaro si accontenti di fare il deputato fino alla fine della legislatura. Poi scomparirà anche dalla politica e potrà godersi la meritata pensione. Gli consigliamo fin d’ora, di non scrivere altro. Il suo ultimo libro dice, una volta per tutte, che non è uno storico. Come consigliava Voltaire, torni a coltivare il
