ilTorinese

Dipendenti tentano furto in azienda: sorpresi dai carabinieri

È accaduto nella serata del 3 marzo, a Settimo Torinese (TO), in Via Raspini, all’interno di uno stabilimento industriale: una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Torino Barriera Milano ha sorpreso quattro uomini in atteggiamento sospetto, intenti a scaricare un furgone, ed ha proceduto ad un controllo, appurando che la merce fosse di provenienza furtiva. Dalla ricostruzione dei fatti, i militari dell’Arma hanno accertato che i quattro, due dei quali dipendenti della ditta in questione, in collaborazione con l’autista del mezzo e un carrellista, dipendenti di una società di logistica, avevano appena rubato candele e batterie per autoveicoli per un valore complessivo di circa 15.000 euro proprio nel magazzino dell’azienda di logistica stessa.

Il corriere, sessantaduenne torinese, è stato arrestato, mentre il suo collega, trentenne carrellista presso l’azienda derubata, è stato denunciato in stato di libertà; anche i due complici sono stati arrestati: si tratta di due cinquantasettenni di Borgaro Torinese e diSettimo Torinese, entrambi dipendenti della società nella quale la “banda” intendeva scaricare e occultare il carico.

La refurtiva è stata riconsegnata ai legittimi proprietari mentre i tre uomini in stato di arresto, gravemente indiziati dei reati di “furto aggravato in concorso” o “ricettazione aggravata in concorso” sono stati posti agli arresti domiciliari, come indicato dall’Autorità Giudiziaria competente (Procura della Repubblica di Ivrea).

 

8 Marzo, Patrizia Alessi: “Diritti, giustizia, azione”

L’INTERVENTO DELLA VICEPRESIDENTE COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’ (CRPO)

Spesso, nell’accezione comune, nella stampa e in campo pubblicitario, la ricorrenza dell’8 marzo viene erroneamente definita come Festa della donna anche se è più corretto definirla Giornata internazionale della donna, poiché la motivazione alla base della ricorrenza non è una festività, ma una riflessione.
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, che si celebra l’8 marzo di ogni anno, la Commissione Regionale per le Pari Opportunità sottolinea l’importanza della rivendicazione dei diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l’attenzione su questioni come l’uguaglianza e le discriminazioni di genere.
Il tema della Giornata Internazionale della Donna 2026, “Diritti. Giustizia. Azione. Per TUTTE le donne e le ragazze”, segna un momento per amplificare la nostra determinazione collettiva.
Quest’anno, infatti, la Giornata Internazionale della donna 2026 invita ad agire per smantellare le barriere strutturali alla giustizia paritaria: leggi discriminatorie, tutele legali deboli, pratiche e norme sociali dannose che erodono i diritti delle donne e delle ragazze.
Riteniamo quindi necessario consegnare e diffondere a tutti, ma soprattutto alle giovani generazioni, un testo informativo e di sensibilizzazione:
https://www.regione.piemonte.it/web/media/55533/download
Attiviamoci per il cambiamento.
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Le donne spingono il cambiamento. Anche in agricoltura

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Nel territorio torinese aumentano le aziende agricole guidate da donne: hanno ormai raggiunto una cifra significativa, con 2.706 realtà che gestiscono principalmente allevamenti di bovini e pollame, frutteti, serre dedicate a ortaggi, piante e fiori, oltre a vigneti; inoltre si occupano direttamente anche della lavorazione delle materie prime, producendo formaggi, prodotti da forno, marmellate, succhi, salumi e preparazioni a base di carne e verdure. Tra gli 11mila associati Coldiretti del Torinese, 4.300 sono donne e 1.600 di loro sono titolari di un’azienda.

“Le donne sono il motore dell’innovazione in agricoltura – sottolinea Mirella Abbà, allevatrice che ha scommesso sul biogas, responsabile di Coldiretti Donne Torino – In una famiglia di agricoltori la spinta a trasformare la vecchia società agricola in una moderna azienda agrituristica con ristorante e posti letto; o di aprire spazi per i bambini e aprire un “agriasilo”; o quando si adegua l’azienda per integrarla con una “fattoria didattica” o per fare vera e propria “agricoltura sociale”; l’idea è della donna, che porta avanti la scelta e diventa conduttrice diretta di questi servizi innovativi”.

Il contributo innovativo portato dalle donne nel settore agricolo riguarda soprattutto la trasformazione dell’azienda agricola: da semplice attività di produzione alimentare a realtà capace di offrire servizi collegati al mondo rurale.

“Ma sono anche le donne a occuparsi della vendita diretta in azienda e nei mercati – ricorda Tiziana Merlo, vicepresidente di Coldiretti Torino – Su 270 soci di Campagna Amica in provincia di Torino un terzo sono donne. Molte di queste hanno dato una svolta all’azienda decidendo di aprire punti vendita e trasformare i prodotti venendo incontro alle esigenze di consumo delle famiglie di. Se l’agricoltura torinese sta cambiando pelle per essere più vicina ai consumatori e alle esigenze dei territori è soprattutto grazie alle donne».

Secondo Claudia Roggero, apicoltrice e titolare di fattoria didattica, responsabile di Coldiretti Giovani Impresa Torino: “In questi tempi dove soffiano di nuovo pericolosi venti di guerra vogliamo ricordare che il cibo è pace, che produrre cibo significa lavorare per le persone e per la vita. Come donne e come coltivatrici non possiamo non ribadire la nostra passione per la vita. Una passione che proviamo a mettere ogni giorno anche nel nostro lavoro e nelle nostre scelte familiari. Ma non solo, con le attività sociali e didattiche contribuiamo a diffondere una cultura del rispetto delle persone, del lavoro agricolo e degli ecosistemi”.

 

Luigi Boccia, il fotografo che racconta l’anima del cibo

Oltre la perfezione dell’immagine

In un’epoca dominata da immagini perfette, filtri e contenuti pensati per scorrere velocemente sugli schermi dei social, c’è chi sceglie di rallentare lo sguardo. Luigi Boccia, fotografo torinese specializzato in food e fotografia commerciale, ha costruito negli anni un percorso personale che mette al centro la verità della materia e il valore narrativo dell’imperfezione. Il suo approccio parte dall’osservazione: la luce naturale che cade su un ingrediente, le texture di un alimento, i segni che raccontano la sua storia. Per Boccia fotografare il cibo non significa solo renderlo bello, ma restituirne l’identità autentica, liberandolo dalle costruzioni artificiali del marketing. Un pensiero che oggi prende forma anche nel suo libro Cibografia, un progetto editoriale che parla di fotografia, memoria e cultura del cibo.

Chi è Luigi Boccia?

Sono un osservatore che, a un certo punto del suo percorso, ha smesso di inseguire la “perfezione” a tutti i costi. Mi definisco un esploratore visivo del cibo. Lavoro da anni nel campo della fotografia food e commerciale, un settore dove storicamente tutto deve apparire lucido, impeccabile e, molto spesso, artificiale.

Vivendo questo mondo dall’interno, ho sentito l’urgenza di un approccio diverso. Il mio obiettivo oggi non è solo realizzare immagini, ma cercare di educare visivamente le persone, riportando la loro attenzione sulla vera natura delle cose. Voglio raccontare la materia per quello che è, con le sue trame, le sue ombre e la sua autentica identità, liberandola dalle maschere del marketing.

Com’è nata la tua passione per la food photography?

La mia passione ha radici profonde: nasce da un amore incondizionato per il cibo che porto dentro sin da quando ero bambino. Per me il rapporto con la materia non è mai stato legato solo al gusto, ma è sempre stato un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi: toccare le consistenze, odorare i profumi, emozionarmi con i sapori, ascoltare i rumori della cucina, osservare come la luce naturale trasforma un ingrediente.

Crescendo ho sentito il bisogno di trasformare e condividere queste sensazioni. Ho capito che la fotografia era il mezzo più potente per farlo, restituendo a chi guarda l’anima di ciò che portiamo in tavola.

Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?

Oggi la vera difficoltà non è fare una foto tecnicamente bella: la sfida è nei contenuti. Non dimentichiamoci che fotografare significa anche documentare. Il fotografo ha una grande responsabilità nel racconto, soprattutto in un periodo storico fatto di iperconnessioni.

I social ci hanno abituati a un’estetica omologata: tutto è perfetto e tutto è simile. Il mio suggerimento è semplice: smettere di copiare i trend e seguire le emozioni. Il futuro della fotografia di cibo dipenderà dalla capacità di abbracciare l’imperfezione come valore narrativo. Se riusciremo a tramandare questo amore per il dettaglio imperfetto, salveremo questo mezzo dalla deriva del copia-incolla estetico.

Parliamo del tuo libro: quando è nato e perché?

Cibografia nasce da un’esigenza quasi fisica: il bisogno di carta e inchiostro in un mondo dominato dai pixel e dallo scrolling compulsivo. È anche un bisogno molto personale: l’idea di lasciare qualcosa di solido a chi, come me, ha iniziato a fotografare con curiosità autentica e con il desiderio di capire davvero cosa stesse raccontando.

Tutto è iniziato circa tre anni fa con i primi articoli sul mio blog personale, che col tempo si sono trasformati in veri e propri racconti. A un certo punto ho capito che potevano uscire dallo schermo del computer e diventare un libro.

L’ho scritto in un periodo della mia vita di forte consapevolezza e autoanalisi, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. Non volevo parlare di fotografia come in una scuola, ma raccontarne la parte più umana. Ho scritto questo libro perché volevo raccontare la fotografia di cibo in maniera intima e personale: non come tecnica o mestiere, ma come voce e gesto d’amore.

A quale pubblico è rivolto?

È rivolto ai fotografi, a chi ama l’immagine e a chi vive il cibo non solo come nutrimento, ma come momento culturale. In realtà è un libro pensato per tutti, perché il cibo fa parte delle nostre vite: è connessione umana, convivialità e memoria condivisa.

Per questo motivo si rivolge anche ai ristoratori e agli chef. Cibografia non è un manuale di fotografia e non contiene immagini. Tra quelle pagine si trovano storie vere, emozioni vissute e aneddoti che parlano di noi: dall’antropologia del cibo alle connessioni sociali, passando per il peso della memoria e il tema della sostenibilità ambientale.

Dove si può acquistare?

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon, unicamente in versione cartacea. Ho fatto questa scelta precisa perché desidero che le persone possano toccare con mano il mio lavoro, sfogliarne le pagine e viverlo fisicamente, prendendosi il tempo necessario.

Perché, in fondo, vuoi mettere i pixel con il profumo della carta stampata?

Link diretto:
https://amzn.eu/d/0d5Jz3xy

Chiara Vannini 

Serie A, Juve travolgente: 4-0 al Pisa

La serata di Serie A sorride alla Juventus, che torna finalmente alla vittoria in campionato battendo con un netto 4-0 il Pisa Sporting Club. La squadra guidata da Luciano Spalletti ritrova i tre punti dopo oltre un mese di digiuno.
L’inizio è vivace: gli ospiti sfiorano il vantaggio con Stefano Moreo, mentre i bianconeri vanno vicini al gol con Federico Gatti, Francisco Conceição e Jonathan David senza però trovare la rete.
Il match si sblocca al 54’: è Andrea Cambiaso a portare avanti la Juventus con un gol che cambia l’inerzia della gara. Poco dopo arriva il raddoppio firmato da Khephren Thuram, che mette in discesa la partita.
Nel finale i bianconeri dilagano: a un quarto d’ora dalla fine segna Kenan Yıldız per il 3-0, mentre nel recupero Jeremie Boga chiude definitivamente i conti fissando il risultato sul 4-0. Una vittoria larga e convincente che rilancia la Juventus in campionato.

Enzo Grassano

8 Marzo: la Regione invita i sindaci a intitolare spazi a donne illustri

In occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo e del 10 marzo 2026, data in cui ricorre l’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia, la Regione Piemonte promuove un’iniziativa rivolta a tutti i Comuni del territorio.

L’iniziativa parte da una lettera che sarà inviata ai sindaci, firmata dal presidente della Regione Alberto Cirio, dall’assessore alla Cultura, Pari Opportunità e Politiche giovanili Marina Chiarelli, dal presidente del Consiglio regionale Davide Nicco e dal vicepresidente e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione Domenico Ravetti.

Nella lettera i rappresentanti delle istituzioni regionali invitano i Comuni piemontesi a dedicare, nel corso dell’anno, una via, una piazza, un giardino, un parco o un luogo pubblico a una figura femminile che abbia contribuito alla storia, alla cultura, alla scienza o alla vita civile del Piemonte e del Paese.

Il diritto di voto alle donne, riconosciuto nel 1946, rappresenta una delle conquiste più importanti della storia democratica italiana. Un passaggio fondamentale che ha ampliato la partecipazione alla vita pubblica e contribuito in modo decisivo alla costruzione dell’Italia repubblicana.

«L’80° anniversario del voto alle donne è una ricorrenza che appartiene alla storia della nostra democrazia – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale alla Cultura, Pari Opportunità e Politiche giovanili Marina Chiarelli, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco e il vicepresidente e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione Domenico Ravetti –. Celebrare questa data significa ricordare una conquista fondamentale di libertà, partecipazione e diritti civili. Con questa iniziativa vogliamo invitare i Comuni del Piemonte a compiere un gesto simbolico ma significativo: dedicare uno spazio pubblico a una donna che abbia contribuito alla crescita culturale, sociale, scientifica o civile del nostro Paese. Intitolare una via, una piazza o un giardino a una figura femminile significa rendere visibile nello spazio pubblico il ruolo che tante donne hanno avuto nella costruzione della nostra società».

L’invito della Regione ai Comuni è quello di valorizzare, laddove possibile, figure femminili legate al Piemonte, protagoniste nei diversi ambiti della vita culturale, scientifica, politica e sociale, affinché le città possano raccontare anche attraverso i loro luoghi il contributo delle donne alla crescita delle comunità.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione delle pari opportunità e della memoria civile promosso dalla Regione Piemonte e vuole rappresentare un gesto concreto per rafforzare la presenza femminile nella toponomastica delle città e nella narrazione pubblica della storia del Paese.

Referendum, il voto cattolico sarà plurale

LO SCENARIO POLITICA di Giorgio Merlo

Ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Malgrado la scelta pubblica e sbandierata per il
NO al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, del tutto legittima e fisiologica, di settori
della Cei, di molte parrocchie, di vescovi e sacerdoti e di alcune realtà dell’associazionismo
cattolico di base, il voto dei cattolici sarà, com’è giusto che sia, plurale e variegato. Del resto,
l’unità politica dei cattolici è ormai un fatto politico del tutto archiviato nonchè storicizzato. Anche
se, va pur detto, l’unità politica dei cattolici durante la lunga stagione democristiana non è mai
stata un dogma ma sempre e solo un fatto legato a precise circostanze storiche. E cioè, dover
fronteggiare il più grande partito comunista dell’Occidente saldamente legato, al di là delle
chiacchiere, dell’ipocrisia e della propaganda, al sistema politico ed economico sovietico.
Ora, e per tornare all’oggi, malgrado la spinta politica dei vertici della Cei per votare NO al
prossimo referendum sulla giustizia – clamoroso, al riguardo, è la preannunciata partecipazione
del suo vice Presidente nazionale, mons. Francesco Savino, al convegno organizzato e promosso
dal settore più politicizzato della magistratura – il voto dei cattolici sarà caratterizzato da un sano
e corretto pluralismo. Certo, non possiamo negare – è sotto gli occhi di tutti, del resto – che la
scelta del NO tra i cattolici è dettato prevalentemente, se non quasi esclusivamente, dal giudizio
politico fortemente negativo sul Governo Meloni. È un giudizio, cioè, che prescinde quasi
radicalmente dal ‘merito’ dei quesiti referendari e si concentra, come recita la propaganda del NO,
sull’obiettivo di liquidare definitivamente ed irreversibilmente l’attuale Governo. Una scelta,
pertanto, schiettamente e apertamente politica. Una prassi, questa, che ormai è declinata tutti i
giorni – e del tutto legittimamente – dai vari capi della sinistra, dall’ANM, dal mondo
dell’associazionismo riconducibile alla sinistra e, appunto, anche dai cattolici di vertice o di base
che hanno scelto e fanno propaganda per il NO. Una scelta, quindi, squisitamente e seccamente
politica e di schieramento. A questa realtà che, comunque sia, è forte e diffusa nel nostro paese,
fanno da contraltare i cattolici che votano SI’. Anche qui si tratta di un mondo legato
all’associazionismo di base e a settori che affondano le loro radici nell’umanesimo cristiano e
popolare e nella cultura cattolico popolare e sociale. Con una differenza di fondo, però. Chi vota
SI’ parte dai contenuti concreti della riforma sottoposta a referendum confermativo e non ad una
pregiudiziale politica e di schieramento. Questa era, e resta, la differenza di fondo tra i cattolici
che votano NO e i cattolici che votano SI’. Gli uni fanno una riflessione esclusivamente politica.
Gli altri, al contrario, guardano ai contenuti della riforma. Di qui il pluralismo che caratterizza il
voto dei cattolici il prossimo 22/23 marzo.

Ruffino (Azione): “L’8 marzo parla persiano”

 “L’8 marzo non dovrebbe mai essere la festa della retorica declinata al femminile. Non può esserlo quest’anno in particolare, per le donne iraniane e per tutte le donne che vivono sotto regimi dispotici e sanguinari. Sono sicura che milioni di donne in Iran stanno vivendo l’orrore della guerra come una speranza di libertà dall’orrore quotidiano in cui da generazioni sono costrette a vivere per colpa di un potere teocratico il cui unico obiettivo è privare donne e uomini della loro dignità di persone libere. Un abbraccio a tutte loro e alle donne iraniane in Italia che vorranno portare nelle nostre piazze il loro anelito alla libertà”. Questa la dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):

“Komorebi (木漏れ日)”

C’è un invito a “cogliere l’attimo” e la semplice armonia della vita quotidiana, nella nuova mostra allestita alla “BI-BOx Art Space” di Biella

Fino al 16 maggio

Biella

Titolo in lingua giapponese. E la scelta non è casuale. Pochi termini, infatti, come il nipponico “Komorebi” riescono nel breve spazio di una parola a indicare la più profonda filosofia legata all’accettazione dell’armonia della vita quotidiana. Pur nella sua minimale semplicità e solo apparentemente inaccettabile ripetitività. Intraducibile letteralmente, il “Komorebi” nel dizionario del Sol Levante vuole descrivere “la luce solare che filtra attraverso le foglie e i rami degli alberi”, generando un suggestivo effetto di ombre e riflessi naturali. Una sorta di magica armonia del vivere quotidiano. Quella ripetitiva ma appagante armonia incarnata cinematograficamente (e l’esempio mi pare calzante, anche per il contesto geografico) dalla stupenda figura di Hirayama – semplice pulitore di bagni pubblici a Tokyo – filosofo del “qui e ora” e protagonista di quel “Perfect Days” di Wim Wenders, che è chiara esaltazione della “poetica del piccolo cinema”, di una felicità riposta nell’apprezzare ogni singolo giorno come fosse il massimo della perfezione.

Principi da cui credo nasca anche l’idea della mostra “Komorebi” allestita nello spazio della Galleria “BI-BOx” di via Italia, a Biella, a cura dello storico dell’arte Davide Rui. Mostra che è vetrina di una “natura” capace di abbracciare e rasserenare l’osservatore, di una “natura che è “organismo vivo e sensibile”, in grado, attraverso le sue immaginifiche forme plastiche, di accompagnare corpo e anima in un atto purificante di “ascolto interiore”. Il tutto verificabile fino al prossimo sabato 16 maggio, nella Galleria biellese di via Italia che vede, per la prima volta riunite in una ben studiata mostra collettiva, le artiste Martina Cioffi, Maria Elisabetta Novello e Michela Pomaro, con plastiche installazioni capaci di trasformare  gli ex “Magazzini del caffè”, dove ora si trova la Galleria, in un moderno giardino d’inverno”, stravolgendo un luogo anticamente adibito allo stoccaggio in una serra in cui fiori, piante e alberi potrebbero crescere incessantemente, mettendo in dialogo l’identità industriale e naturale di Biella e del suo territorio. Sono opere, quelle portate in mostra dal “tris d’assi” Cioffi – Novello – Pomaro, accomunate, pur nelle loro comprensibili diversità, dal fatto d’essere intelligentemente attente alla più libera scrittura della “contemporaneità”, mai disgiunta dalla “classicità” di un lavoro manuale di certosina precisione e di estemporanea, espressiva visionarietà.

Ecco allora la serie dei fantasiosi “Sopralluoghi” della vicentina Maria Elisabetta Novello, momenti in cui l’artista “viaggia”, gambe e mente e cuore, per spazi urbani e naturali, documentando fotograficamente il percorso e raccogliendo materiale che sarà poi, in un secondo momento, adattato nelle sue “Carte della Terra”, nate proprio dalla raccolta di vegetazione ormai secca impressa, successivamente, su matrici in piombo. Per il processo di stampa la Novello si affida alla tecnica della “fisiotipia” o “stampa naturale” di riproduzione prevalentemente botanica (dove lo stesso oggetto diventa matrice di stampa), tecnica molto in voga nel secondo Ottocento per la realizzazione di illustrazioni scientifiche, spesso utilizzate in enciclopedie ed erbari. Sempre dal “dato naturale” prende avvio anche la riflessione artistica della comasca Martina Cioffi. Riflessione meno “terrena”, rispetto alle visioni della Novello, e perfino a tratti ansiogena, in quelle sue creazioni da “wunderkammer mutante” composte da frammenti vegetali in cui s’innestano alieni, fantascientifici elementi in ceramica e metallo, visti come l’unica ulteriore possibilità di crescita per queste “carcasse vegetali”.

 

Per quell’“Hedera Felix” (2023), ad esempio – realizzata in ceramica, stagno e ferro – che  si arrampica sull’“Osservatorio Naturale” (2025-2026) della lombarda Michela Pomaro, opera esposta, per la prima volta in occasione della mostra, composta da una serie di astratte “strutture in ferro” e che “nasce dall’interesse dell’artista verso la decostruzione dell’immagine di casa come rifugio”, indicando “la necessità, umana e politica, di riconquistare verticalmente lo spazio in cui abitare”. Sottolinea Davide Rui, curatore della mostra: “Tutte le opere presentate in ‘Komorebi’ invitano lo sguardo del visitatore ad una continua riflessione sull’ordine delle cose, permettendo, nello stesso momento, di sostare placidamente nel nostro presente. È solo prestando la giusta attenzione che potremmo, finalmente, scorgere l’instancabile e quasi impercettibile mutare della materia. Una trasformazione costante e, insieme, fragilissima come i raggi del sole che in primavera timidamente discendono dalle chiome degli alberi”.

Gianni Milani

“Komorebi”: “BI-BOx Art Space”, via Italia 38, Biella; tel. 349/7252121 o www.bi-boxartspace.com;Fino a sabato 16 maggio; Orari, giov. e ven. 15/19,30 – sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto: Allestimento part. (Ph. Anna Pendoli); Michela Pomaro “Osservatorio Naturale”; Martina Cioffi “Senza titolo”; Maria Elisabetta Novello “Carte della terra 4”