ilTorinese

Torino museo a cielo aperto con Luci d’artista

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Si apre ufficialmente la ventottesima edizione

Venerdì 24 ottobre, dalle ore 18:15, Torino tornerà a brillare e il cielo della città si trasformerà in un grande palcoscenico di luce, con 32 installazioni luminose, arricchite quest’anno da ben quattro nuove opere firmate da grandi protagonisti della scena artistica: Tracey Emin, il collettivo Soundwalk Collective insieme alla poetessa e musicista Patti Smith e al compositore Philip Glass, Riccardo Previdi e Gintaras Didžiapetris, realizzate grazie al sostegno di nuovi importanti partner. Saranno coinvolti nuovi spazi della città che entreranno a far parte della mappa luminosa di Luci d’Artista, confermando la vocazione della manifestazione a rinnovarsi e a estendere la propria presenza nel tessuto urbano di Torino.

Le Luci d’Artista della 28° edizione resteranno accese dal 24 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 e in questi mesi piazze, monumenti e luoghi simbolo della città dialogheranno con l’arte contemporanea, trasformando Torino in un museo dove la protagonista è la luce.

 

LE LUCI. COLLOCAZIONI

 

Le 32 luci si riaccendono tra le vie e le piazze di Torino e i cittadini e i turisti potranno alzare gli occhi e ritrovare le opere luminose nelle loro classiche location, oppure andare alla ricerca delle nuove collocazioni.

Si riaccende sul Ponte Vittorio Emanuele I, completamente restaurata grazie alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino e di Unione Industriali Torino insieme a NeonLauroDoppio passaggio (Torino), l’opera ideata nel 2001 da Joseph Kosuth.

Alcune Luci cambiano sede rispetto alla precedente edizione: VR MAN di Andreas Angelidakis, inaugurata lo scorso anno in Piazza Vittorio, si potrà quest’anno ammirare in Piazza Bodoni.

La storica opera del 1998 Volo su… di Francesco Casorati sarà in Via Principe Amedeo mentre Migrazione (climate change) di Piero Gilardi realizzata nel 2015 trova sede in Via Sant’Agostino.

Dopo tre anni AZZURROGIALLO di Giorgio Griffa torna nei Giardini Cavour, luogo per cui l’artista l’aveva pensata nel 2022, così come Luì e l’arte di andare nel bosco di Luigi Mainolfi torna a risplendere in Via Lagrange, Noi di Luigi Stoisa in Via Garibaldi e Palomar di Giulio Paolini è nuovamente allestita in Via Po.

Si riconfermano nelle collocazioni precedenti le Luci di Mario AiròCosmometrie in Piazza Carignano con una sempre nuova configurazione decisa dall’artista, che come ogni anno segue l’allestimento della sua Luce; Orizzonti di Giovanni Anselmo, in Piazza Carlo Alberto; Ancora una volta di Valerio Berruti in Via Monferrato; Tappeto volante di Daniel Buren in Piazza Palazzo di Città; Nicola De MariaRegno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime in piazza Carlo Emanuele II (piazza Carlina); Marco GastiniL’energia che unisce si espande nel blu in Galleria Umberto I; Jeppe HeinIlluminated Benches in Piazza Risorgimento; Rebecca HornPiccoli spiriti blu sul Monte dei Cappuccini; Cultura=Capitale di Alfredo Jaar sulla facciata del Museo Diffuso della Resistenza; Renato LeottaIo, sono nato qui. in Corso Spezia 70, sul tetto dell’Ospedale Sant’Anna; Mario MerzIl volo dei numeri sulla Mole Antonelliana; Mario MolinariConcerto di parole in Piazza Polonia; Luigi NervoVento solare in Piazzetta Mollino; SCIA’MANO di Luigi Ontani ai Giardini Sambuy di Piazza Carlo Felice; L’amore non fa rumore di Luca Pannoli in Parco Michelotti di fronte alla Biblioteca Geisser; Michelangelo PistolettoAmare le differenze in Piazza della Repubblica (facciata della Tettoia dell’Orologio); My Noon di Tobias Rehberger in Piazza Arbarello; Ice Cream Light di Vanessa Safavi in Largo Montebello, Grazia Toderi, “…?…” in cima alla cupola della Basilica Mauriziana (visibile da Piazza della Repubblica) e Gilberto ZorioLuce Fontana Ruota sul laghetto di Italia ’61 (Corso Unità d’Italia).

INAUGURAZIONE DELLE NUOVE OPERE E ACCENSIONE DELLE LUCI

L’inaugurazione di Luci d’Artista 2024, in programma venerdì 24 ottobre, sarà ancora una volta itinerante, per abbracciare luoghi diversi della città e sarà aperta a cittadine, cittadini e turisti.

Il tour prende avvio alle 18.15 ai Giardini Reali bassi (accanto al monumento) per l’inaugurazione e accensione di Sex and Solitude di Tracey Emin, con l’intervento della Banda musicale del Corpo di Polizia Locale della Città di Torino. La seconda tappa è prevista alle 19:00 in piazza Vittorio Veneto (angolo lungo Po Cadorna), per l’accensione di Doppio passaggio di Joseph Kosuth, restituita alla città dopo l’importante restauro. Alle 19:20 la terza tappa sarà ai Giardini Cavour sotto Azzurrogiallo di Giorgio Griffa dove si trasferirà anche la Banda musicale del Corpo di Polizia Locale della Città di Torino per accompagnare l’evento. A seguire, il gruppo transiterà al Museo Regionale di Scienze Naturali, dove verrà accesa l’opera Untitled di Gintaras Didžiapetris.

Il tour si concluderà alle 20.15 alle OGR Torino, con l’accensione di Mummer Love di Soundwalk Collective, quarta nuova luce di questa edizione. Seguirà, intorno alle 20:30, un poetry reading scaturito dalle voci che compongono Mummer Love. Il reading amplia la ricerca sulla poesia attraverso le voci di Maria Luce Cacciaguerra, Valentina De Zanche ed Eleonora Luccarini. Una lettura corale di poesia arabo-siciliana, poesia contemporanea e accenni di Rimbaud espande i ritmi dell’opera di Soundwalk Collective. In ogni tappa sono previsti gli interventi delle istituzioni, degli artisti presenti e dei partner di Luci d’Artista.

Per il terzo anno consecutivo Studio Fludd cura l’identità visiva di Luci d’Artista. L’edizione 2025-2026 si sviluppa in un vibrante glitch luminoso, a evocare energia potenziale, con una palette rinnovata.

Anche quest’anno si rinnova la preziosa collaborazione con la FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – e con Puma Lavori in Fune, partner storici che da tempo contribuiscono alla valorizzazione di Luci d’Artista mettendo a disposizione competenze e produzioni fotografiche e video in forma volontaria e appassionata. Novità di questa edizione è l’ingresso del Dipartimento Corpo Polizia Locale, Divisione Protezione Civile, Gestione Emergenze e Sicurezza – Servizio Drones Unit, che arricchirà il progetto con spettacolari riprese aeree delle luci in collezione, offrendo nuove prospettive e narrazioni visive dell’intero percorso artistico.

Metro, due ore di blocco

Metropolitana ferma questa mattina dalle 7 alle 9. Sono intervenuti i vigili del fuoco  per liberare  i passeggeri rimasti chiusi nei vagoni. La causa sarebbe un guasto nel tratto tra le fermate Principi d’Acaja e XVIII Dicembre verso  Bengasi.

Cattolici Sì Tav: “Fate presto”

Un gruppo di Cattolici SITAV ha visitato il cantiere di Chiomonte portando la Lettera  di “FATE PRESTO” indirizzata al Governo alla TELT e alle aziende private che costruiranno il Tunnel del futuro e del rilancio economico dal lato Italia. Dal 2008 al 2033-34 anni previsto per la entrata in funzione della linea che collegherà la Pianura Padana al mercato europeo passeranno 25-26 anni il doppio impiegato per  la costruzione del Tunnel del Frejus nel 1800 . I ritardi causati dai NoTav, dai governi con i cinque stelle e da altre incertezze . La lentezza costa un aumento dei costi di alcuni miliardi e il ritardo nella ricaduta sulla Val di Susa e sul Paese dei tanti benefici economici, lavorativi e ambientali . Il treno infatti e’ il mezzo di trasporto meno inquinante . Sin da ora sono previsti oltre venti collegamenti giornalieri per i passeggeri e una cinquantina di collegamenti giornalieri per le merci . I riferimento dei cattolici SITAV sono la Dottrina sociale della Chiesa  e Paolo VI quando parla della importanza dello sviluppo. Per un Paese con una crescita dello 0,5% e con tanta disoccupazione un’opera come la TAV porterà più lavoro e benessere. La lettera è firmata da Mino GIACHINO , Mauro Carmagnola (DC) e Paolo GrecoLucchina (UDC)
Mino GIACHINO
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LA LETTERA
FATE PRESTO perché i ritardi nel costruire la TAV ci costano tantissimo.   

 
Lettera aperta dei CATTOLICI SITAV a Coloro che debbono costruirla.
Caro Ministro, Caro Direttore della TELT, Cari responsabili aziende appaltatrici della TAV.
Il ritardo nella costruzione dell’opera più importante per un futuro di lavoro e green del nostro Paese sta diventando molto grande. Così i No Tav sconfitti politicamente sia dalla nostra grande Piazza del 10 Novembre 2018 ,sia dal voto del Senato del 7.8.2019 ritornano a parlare della opacità delle grandi opere , lo stesso argomento che usarono i comunisti contro la Metropolitana di Torino nel 1975. Non c’è nessuna opacità.
A Torino di TAV ne parliamo dagli anni 80, in Europa dagli anni  90 quando si capì che occorreva collegare il più grande mercato economico mondiale e popoli con una Storia e una Cultura importante con una rete di trasporti moderna che spostasse gradualmente il trasporto merci e passeggeri dalla strada alla rotaia, quindi l’opera infrastrutturale più importante per ridurre l’inquinamento .  Le infrastrutture come ci hanno insegnato prima i romani e poi il nostro più grande Statista, Cavour, portano lavoro, benessere,crescita culturale e …relazioni. Torino, la Val di Susa, l ‘Italia , da anni hanno una crescita economica molto bassa che rimane in positivo  solo grazie al saldo attivo tra le nostre esportazioni e le importazioni, così è’ aumentata la povertà . Trasporti e collegamenti più efficienti secondo il Piano Nazionale della Logistica approvato dalla Consulta dei Trasporti nel 2011 potrebbero fare aumentare il nostro PIL di 1 o 2 punti. Una maggiore crescita che ridurrebbe il Debito Pubblico e il suo alto costo che riduce le spese per la Scuola, la Sanità e Pensioni. La TAV spostando il trasporto dalla strada alla rotaia ridurrebbe inquinamento e congestione del traffico e la incidentalità stradale. I ritardi dei lavori hanno già causato l’aumento notevole dei costi di costruzione di alcuni miliardi che pagheranno tutti gli italiani dai SiTav ai NoTav, salvo i ragazzi di Askatasuna. I ritardi hanno causato il calo della economia a partire dalla  Bassa Valle, di Torino e hanno prodotto il calo del PIL procapite che hanno impoverito ampie fasce di popolazione.
I ritardi sono stati certamente causati dai due Governi Conte sia quello gialloverde che quello giallorosso. I ritardi sono stati causati dagli attacchi al cantiere ma sono stati determinati anche da incertezze e lentezze di chi doveva realizzare l’opera .
Senza sviluppo non ci sarà lavoro per chi oggi non lo ha e per le giovani generazioni.
Noi Cattolici SITAV ,alla luce della dottrina sociale della Chiesa , delle parole attualissime di Paolo VI sul ruolo fondamentale della politica , siamo qui al Cantiere simbolo della TAV a riconfermare la grande adesione popolare all’opera che si manifestò in piazza Castelli il 10 Novembre del 2018 e a ricordare che il voto del Senato della Repubblica che il 7 agosto 2019 respinse a grande maggioranza la mozione NoTav, e’ lì a dimostrare che l’interesse nazionale , rappresentato dal Parlamento , vuole la costruzione della TAV. I ritardi nella costruzione della TAV e del Terzo Valico hanno penalizzato la logistica piemontese ma ora che la Nuova Diga al porto di Genova è il Terzo Valico sembra più vicino il ritardo nella TAV penalizza i trasporti,  l’ambiente ma soprattutto la economia torinese e piemontese.
Fate presto ve lo diciamo a nome di tanti che aspettano l’avvio dei lavori da parte Italian e dei tanti giovani studenti cui il Paese deve offrire occasioni di lavoro qui. In questi trent’anni di bassa crescita sono aumentate le diseguaglianze sociali , mentre negli anni del Boom economico grazie alla azione dei governi DC le classi popolari migliorarono nettamente la loro condizione di vita.Per quanto ci riguarda daremo tutto il supporto politico ai lavori della TAV e agli altri investimenti infrastrutturali come il Terzo Valico, la Nuova Diga a Genova e la Linea 2 della Metropolitana torinese.
No alla decrescita infelice.
Buon lavoro
Mino GIACHINO, Mauro Carmagnola e Paolo Greco-Lucchina
Chiomonte, 23 Ottobre 2025


Alluvione aprile: dalla Regione altri 5 milioni a sostegno dei Comuni 

La Regione Piemonte conferma l’impegno preso fin dalle prime ore dell’emergenza alluvionale che si è verificata tra il 15 e il 17 aprile 2025. Dopo aver utilizzato tempestivamente i 35,55 milioni di euro stanziati dal Governo con il riconoscimento dello stato di emergenza, la Regione sblocca ora i 5 milioni di euro di proprie risorse per incrementare il budget complessivo e finanziare ulteriori interventi urgenti, confermando ancora una volta il sostegno ai Comuni e alle comunità locali maggiormente colpiti.

Questa scelta concreta e programmata dimostra la volontà della Regione di andare oltre la gestione dell’emergenza immediata, puntando a rafforzare la sicurezza del territorio e a ridurre la vulnerabilità delle aree più esposte al rischio idrogeologico. I 5 milioni erano stati infatti annunciati ad aprile a integrazione delle risorse nazionali e oggi sono destinati a coprire i costi di 42 interventi specifici, già eseguiti dai Comuni in somma urgenza o in corso di completamento, accuratamente individuati e ripartiti tra Province, Comuni e altri enti territoriali, con l’obiettivo di garantire opere di ripristino, prevenzione e mitigazione del rischio.

Nel complesso quindi, al momento, sono oltre 40,5 i milioni stanziati per il ripristino e la messa in sicurezza dei territori colpiti dall’alluvione di aprile, a cui si aggiungeranno quelle che il Dipartimento nazionale di Protezione civile nazionale metterà a disposizione nelle prossime settimane per gli interventi di priorità 2.

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, sottolinea che «la Regione ha mantenuto gli impegni e garantisce un ulteriore supporto concreto. Questo stanziamento aggiuntivo rappresenta un tassello fondamentale per rafforzare la sicurezza dei territori, valorizzando l’impegno tempestivo dimostrato dai Comuni nell’affrontare l’emergenza».
Anche l’assessore alla Protezione Civile, Marco Gabusi, evidenzia l’importanza di questo ulteriore contributo. «Il nostro obiettivo – afferma – è stato sin dall’inizio quello di sostenere chi ha agito con rapidità e responsabilità nei momenti più difficili».

Dettaglio degli stanziamenti.

Alla Provincia di Alessandria è assegnato un intervento su Strada provinciale nel Comune di Novi Ligure per un importo di 400.000 euro.

Per i Comuni della provincia di Asti sono previsti due interventi, Asti e Berzano San Pietro per 123.300 euro, mentre la Provincia di Asti realizzerà due interventi nei comuni di Monastero Bormida e Olmo Gentile, per 285.000 euro.

Al Comune di Benna nel Biellese è assegnato un intervento per 60.000 euro, e alla Provincia di Biella un intervento nel comune di Graglia per 290.000 euro.

Ai Comuni della provincia di Cuneo sono attribuite risorse per quattro interventi, Castino, Cortemilia, Monasterolo Casotto e Trezzo Tinella per circa 86.000 euro, mentre alla Provincia di Cuneo sono stati assegnati circa 311.000 euro per tre interventi sulle strade provinciali a Cortemilia, Guarene e Pocapaglia.

La Città Metropolitana di Torino realizzerà due interventi per oltre 400.000 euro nei comuni di Ala di Stura e Condove. Ai Comuni del territorio torinese sono destinati 18 interventi: Barbania, Brosso Carema, Casalborgone, Castelnuovo Nigra, Cintano, Fenestrelle, Ingria, Lessolo, Lombardore, Nomaglio, Parella, Ronco Canavese, Val di Chy e Vidraccio per un totale di oltre 1.600.000 euro.

Nella Provincia del Verbano-Cusio-Ossola sono finanziati quattro interventi per 210.000 euro che verranno realizzati nei comuni di: Beura-Cardezza, Domodossola, Montescheno e Varzo.

L’Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo) attuerà un intervento per circa 500.000 euro nel comune di Arborio nel Vercellese, mentre alla Provincia di Vercelli sono stati assegnati 411.000 euro per un intervento nel comune di Casanova Elvo. Infine, in quest’area la Regione Piemonte realizzerà direttamente un intervento sul Canale Poetto per 120.000 euro nel Comune di Trino.

La Fondazione Giorgio Griffa presenta cinque dialoghi tra due artisti

Si tratta dello stesso Giorgio Griffa e Simon Starling, visitabili fino al 22 gennaio 2026

La Fondazione Giorgio Griffa presenta due artisti in confronto in una duplice mostra, Giorgio Griffa e Simon Starling, aperta fino al 22 gennaio 2026. Si tratta di cinque dialoghi tra due artisti. La nuova mostra della Fondazione Giorgio Griffa inaugura la stagione autunnale, a un anno dalla sua apertura, con un inedito confronto tra due artisti di generazione e contesto differenti e presenta “D1-D5”, duplice show di Giorgio Griffa (1936) e del britannico Simon Starling (1967).
Le D del titolo richiamano i cinque dialoghi che formano il percorso espositivo, nati in alcuni casi da progetti condivisi e collaborazioni dirette tra i due artisti, in altri da affinità formali, materiali e concettuali che aprono possibilità di confronto e suggeriscono inedite direzioni d’indagine. Il rapporto tra Griffa e Starling si sviluppa in mostra in un dialogo tra generazioni, contesti geografici e culturali, tra forme d’arte, percorsi di conoscenza, sintesi e narrazione. È stata la collaborazione  Griffa-Starling, nata nel 2017, a suggerire l’idea della mostra. Simon Starling rimase colpito da rari pannelli artigianali giapponesi realizzati per i maestri della lacca urushi, con i capelli delle pescatrici di perle “ama”, particolarmente compatti grazie alla lunga permanenza in mare e all’assenza di lavaggi con tensioattivi chimici. Spedì un pannello a Griffa perché lo utilizzasse e ne sono derivate tre grandi carte dipinte da Griffa, che Starling ha annotato con un testo su vetro stampato con una particolare stampante inkjet. Sono tre lavori a quattro mani: “Noise”(Annotated) e “Oblique 3”(Annotated), che vengono entrambi esposti in mostra presso la Fondazione Giorgio Griffa, e “Golden Ratio” (Annotated), che sarà visibile nella personale di Griffa che aprirà il 5 novembre presso la Casey Kaplan Gallery di New York.
La mostra si apre con i due lavori a quattro mani sopracitati: “Noise” (Annotated) e “Oblique 3” (Annotated), cui si affiancano nel primo dialogo (D1) “Head To Toe” (2017) di Simon Starling e “Disordine PO” (2025) di Giorgio Griffa. “Head To Toe” si presenta come un corpo composito di elementi interconnessi e realizzati in collaborazione con diversi artigiani, come falegnami, soffiatori di vetro, argentieri, fabbri e maestri della lacca urushi. Tra gli oggetti che danno forma all’opera spicca il pennello realizzato con i capelli della pescatrice “ama”, come quelli che Starling regalò a Griffa perché potesse utilizzarli per il progetto a quattro mani. La seconda è una tela di Griffa che appartiene al recente ciclo dedicato al disordine, in cui segni, colore e tessuto sono i protagonisti.

Il percorso prosegue (D2) con la tela “Bianco dopo Bianco”, dipinta nel 1981 dall’artista torinese in un momento di ricerca dell’essenzialità della pittura: segni elementari, un solo colore, il bianco, usato raramente da Griffa e quasi solo in quegli anni, sospinta di una particolare relazione con la luce del Sole nel verde della natura. In risposta a quest’opera, Starling ha proposto l’installazione “As He Buffs”, del 2019. Una figura umana a gambe incrociate suggerita da una semplice struttura metallica due sostiene una maschera, colta nell’atto di lucidare un piano laccato nero, in cui si specchia, mentre due lampadine in tungsteno la illuminano. Per la sua realizzazione, l’artista si è affidato a maestranze artigiane giapponesi, il maestro di urushi Masahiko Sakamoto, il maestro di maschere Nō Yasuo Miichi e a Daniil Kondratyev, a testimonianza dell’interesse di Starling per le possibilità di collaborazione e connessione con la natura nei processi produttivi.

Con il terzo dialogo (D3) i richiami tra i lavori si fanno più espliciti: una teca, alcuni oggetti che Griffa utilizza regolarmente in studio sono affiancati a copie del magazine “Frieze”, sulle cui pagine gli oggetti compaiono negli scatti realizzati da Starling con un banco ottico nell’atelier di Griffa. Come una “mise en abyme”, le quattro tele di Griffa: “Canone aureo 638”, “Canone aureo 772”, “Canone aureo 343” e “Canone aureo 638”, che compaiono sullo sfondo delle fotografie di Starling, sono esposte sulla parete opposta alla teca in Fondazione, nella stessa sequenza che avevano il giorno degli scatti in studio.

La ricerca di entrambi gli artisti, di forme primarie, prende corpo nel quarto dialogo (D4), tra “Segno orizzontale” di Griffa, polittico del 1970, composto da quattro tele di piccole dimensioni e “Hom-Made Castiglioni Lamp” (Valvole e Racing) insieme a “Home-Made Castiglioni Lamp” (Super Shield), due esemplari del 2020 di una rivisitazione evocativa di Starling dell’iconica lampada disegnata dai fratelli Castiglioni, che riporta un oggetto di design, prodotto in serie, al suo stato di prototipo, realizzato con latte d’olio a motore, canne da pesca e fari d’automobile.

Il percorso si conclude con il quinto dialogo (D5), che fa emergere il tema attuale dell’autodistruzione, cui può portare oggi il concetto di “dominazione”, dal cambio del clima alle guerre in corso, ma offre anche aperture sulla luce che può apportare l’arte nei momenti di oscurità. Quest’ultima luce trapela dalle lettere che riproducono il titolo originario di un progetto di Starling del 2006, su una grande tela del 2025 di Griffa, “Autoxylopyrocycloboros”. Questo lavoro, che appartiene al ciclo “Alter Ego” è esposto al pubblico per la prima volta e si configura come un omaggio all’opera dell’artista inglese. Accanto alla tela, uno scatto bruciato dello stesso Starling, che appartiene al suo progetto multiforme “Autoxylopyrocycloboros”, nato da una performance-viaggio a bordo di un battello a vapore che si autodistrugge perché alimentato dal legno dello stesso scafo. Un’azione diretta dello stesso Starling sul Loch Long, pittoresco e contraddittorio fiordo scozzese che è sede dei sottomarini nucleari Trident e di uno storico campo pacifista, che ha dato i natali al battello a vapore che affonda nelle stesse acque durante la performance.
Ispirato alla figura mitologica dell’Ouroboros, il serpente che si mangia la coda, il progetto di Starling fa riflettere sull’autodistruzione con un gioco di rimandi, paradossi e connessioni che vanno dalle culture di protesta locale agli armamenti, fino all’ironia tragicomica dei cartoni animati classici alla Tom & Jerry, alla passione per le tecnologie obsolete. Una versione con 38 fotocolor e proiettore di “Autoxylopyrocycloboros” è conservata nella collezione della GAM di Torino.

Mara Martellotta

Agriflor torna in piazza Vittorio

Domenica 26 ottobre in Piazza Vittorio Veneto a Torino (orario dalle 9.30 alle 19) torna l’appuntamento mensile con AgriFLOR, il mercatino ad ingresso gratuito di fiori e specialità agricole organizzato da Associazione Orticola del Piemonte.

 

Una giornata intera da vivere con i fiori, le piante e le tipicità agricole del territorio in compagnia di circa una trentina tra vivaisti e agricoltori piemontesi che metteranno in mostra le proprie eccellenze, con una particolare attenzione ai prodotti stagionali.

 

Anche in questa edizione AgriFLOR propone l’iniziativa RiFLOR, ideata dall’Associazione Orticola del Piemonte con l’obiettivo di dare una seconda vita alle piante, riducendo gli sprechi e promuovendo la condivisione del verde all’interno della comunità.

Tutti coloro che desiderano disfarsi di una pianta, perché non hanno tempo da dedicarle o spazio dove metterla, oppure semplicemente perché è malata e non sanno come “curarla,” hanno la possibilità di scambiarla o regalarla, affidandola alle cure dei ragazzi e delle ragazze dell’Associazione Orticola del Piemonte presso lo stand dedicato che sarà sempre presente in occasione di ogni edizione di Agriflor e delle altre manifestazioni di Orticola del Piemonte.

 

Anche i più piccoli potranno partecipare alla festa con il laboratorio a loro dedicato “Mani nella terra”, per imparare a prendersi cura delle piante.

Il laboratorio, della durata di circa 30 minuti, sarà organizzato presso lo stand del vivaio Torino Urban Forest (accesso continuo dalle 10 alle 17.30) e non richiede la presenza dei genitori. È consigliato che i piccoli partecipanti arrivino muniti di un piccolo vasetto in modo da potersi portare a casa la piantina da loro realizzata. La partecipazione è a donazione libera (da 3 euro in su) e servirà a sostenere le semine autunnali del vivaio.

 

 

Caschi per moto, batterie e catene da neve falsi “Made in Italy”: maxi sequestro tra Torino e Milano

Migliaia di caschi per moto, poi kit e batterie per auto, catene da neve e altri accessori arrivavano dall’estero — in gran parte dalla Cina — per essere poi commercializzati in Italia. I prodotti venivano ingannevolmente presentati come “made in Italy” grazie a etichette e marchi contraffatti.

L’operazione, denominata “Non ci casco”, ha portato a verifiche sulla vendita, in Italia e all’estero, di prodotti per auto e dispositivi di protezione individuale per moto e bici, in particolare caschi, visiere, dispositivi elettronici di comunicazione, batterie, kit di sicurezza e catene da neve.

Le Fiamme Gialle di Torino, con interventi anche nel Milanese, hanno eseguito un maxi sequestro nell’ambito di un’ampia indagine contro le frodi nel settore degli accessori per moto e auto, a tutela del vero made in Italy.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la merce era di origine cinese ma veniva presentata come italiana attraverso confezioni e loghi ingannevoli, riportanti nomi e diciture in grado di far credere ai clienti che si trattasse di prodotti nazionali.

Sgominato traffico internazionale. Sequestrate 2 tonnellate di droga

Una  presunta organizzazione criminale dedita al traffico di droga con base a Torino Mirafiori e ramificazioni in Lombardia, Toscana, Campania e Lazio e’ stata sgominata dalla polizia di Stato.   L’operazione “Comics” coordinata  dal procuratore Giovanni Bombardieri, ha portato all’arresto di sette persone e al sequestro  di più di  due tonnellate di stupefacenti. Le misure cautelari emesse riguardano tre marocchini e due italiani accusati di traffico di cocaina, marijuana e hashish. Due sono  in carcere e tre ai domiciliari. L’indagine, guidata dalla squadra mobile con il Servizio centrale operativo e della Direzione centrale per i servizi antidroga, ha scoperto un traffico di  spedizioni internazionali apparentemente legali dalla Spagna e veicoli modificati con doppi fondi per il trasporto della droga in Italia.

 

Da Scarpelli a Guttuso a Baj, dieci manifesti di cinema che sono capolavori d’arte

Al Museo del Cinema, sino al 22 febbraio

Un angolo al piano zero della Mole come una galleria d’arte, a raccogliere le “incursioni” – le definiscono le conservatrici Nicoletta Pacini e Tamara Sillo -, dieci manifesti di grande formato aggiungendovi la copertina di una brochure, che sottolineano la contaminazione tra la cartellonistica e l’opera d’arte vera e propria. Dice tra l’altro Carlo Chatrian, direttore del Museo del Cinema: “Se il manifesto nasce per promuovere la visione del film, in questi dieci gioielli, grazie alla visionarietà e creatività degli artisti, esso si libera da quel legame e chiede di essere ammirato come opera a se stante. Nella bellezza e delicatezza del tratto, nella potenza della composizione, nell’esplosione dei colori ma anche nella loro fragilità, essendo utilizzati su una leggerissima carta che evidenzia più ancora della pellicola il passaggio del tempo.”

Sino al 22 febbraio – la sola mostra “Manifesti d’artista” potrà essere visitata con un biglietto a 4 euro o inclusa nel percorso generale della Mole, una parte del complesso delle raccolte – lo spettatore potrà avere uno sguardo diverso con il mondo del cinema, guardando a quelli che sempre sono stati mezzi di comunicazione, di proposta intermedia tra prodotto e pubblico, come l’apporto prezioso di pittori prestati a quel mondo anche soltanto per una volta sola. Scelta difficile, quella delle curatrici, dentro un patrimonio che allinea nei caveaux del Museo ben 540.000 esemplari (è il presidente Ghigo a ricordarlo: “con questa mostra vogliamo dare, ancora una volta, risalto alla ricchezza delle nostre collezioni e all’unicità dei nostri materiali, oltre ricordare tutti coloro che qui al museo si adoperano per la conservazione del mostro patrimonio”), di diverse età, di diverse provenienze. Arte che vive di una “assoluta libertà creativa”, si è detto, a cominciare da quel manifesto in bianco e nero della “Corazzata Potëmkin”, regista Sergej Ėjzenštejn, dovuto ad Alexander Rodčenko, tra i principali artisti dell’avanguardia russa e tra i fondatori del Costruttivismo, collaboratore altresì di quel Dziga Vertov che tra l’altro diresse (1929) il famoso “Uomo con la macchina da presa”, allineato alla politica post ‘17 che anche nella grafica vedeva una “forza rivoluzionaria, educativa e sociale” inneggiante a un’opera di cambiamento. La rivolta dei marinai dell’incrociatore contro le truppe zariste nel 1905 è riassunta nella forza interpretativa e rappresentativa, freddamente geometrica, di quei cannoni, frontali e minacciosi (solo il nostro Fantozzi trovò alla fine il coraggio di demolirla con la sua “cagata pazzesca” in uno dei pochi cineforum che passeranno alla storia, la citarono “Gli intoccabili” di De Palma, Coppola e Terry Gilliam e Hitchcock), che paiono uscire dalla superficie del disegno spoglio, dei numeri, delle scritte: manifesto che il Museo si aggiudicò nell’ottobre dello scorso anno ad un’asta da Bolaffi per 37.500 euro.

Non è la quantità a primeggiare, che s’è vista in altre occasioni, qui è la qualità, la ricerca centellinata, la rarità dell’esempio che viene posta in primo piano. Nel Futurismo degli anni Dieci del Novecento troviamo il colore e le folli disordinate orchestrazioni di Filiberto Scarpelli – il figlio Furio formerà con Age (Agenore Incrocci) una delle più feconde coppie di sceneggiatori del nostro cinema -, giornalista, scrittore, giornalista, attivo nelle colonne del “Travaso delle idee”, ironico e spregiudicato (partecipò anche alla famosa “Grande Serata Futurista” al Teatro Verdi di Firenze, con Marinetti Palazzeschi Carrà e Boccioni, in cui il pubblico per due ore fece dei poveretti bersaglio con patate frutta uova pastasciutta e altresì lampadine, una di queste ultime andando a colpire la fronte del nostro), vistosamente riconoscibile in quella sua firma apposta alla base dei “quadri”, quel paio di scarpe seguito dalla doppia elle e dalla i a completarne il cognome. Di lui s’ammirano qui i manifesti per “Il sogno di Don Chisciotte” (1915), per la Gloria Film di Torino, una affilatissima satira politica sulla Grande Guerra. Grandi scope deflagranti che spazzano via monarchi austro-ungarici e alleati prussiani e sultani ottomani, moderni Capitan Fracassa con stivaloni e braccia che volano e carote infilzate (Jacovitti?) dal puntone di un elmo.

Ancora del periodo futurista la presenza di Enrico Prampolini, pittore e scultore, scenografo e scrittore d’arte con il manifesto per “Thaïs” di Anton Giulio Bragaglia (1917), unica pellicola giunta sino a noi fortemente influenzata da quella corrente, melodramma d’amore e di morte, interprete femminile Thaïs Galitzky nei panni di una affascinante quanto crudele contessa russa: Prampolini, che aveva aderito al movimento nel ’12 con la frequentazione dello studio di Balla, inventò “ambienti dalle forti potenzialità creative e oniriche, motivi geometrici, spirali, losanghe, rimandi metaforici (che) creano un mondo quasi irreale in cui la femme fatale si integra perfettamente”, spiega uno dei pannelli che sono una perfetta guida alla mostra. Nomi noti e meno, qualcuno scomparso dalla memoria collettiva, come quello di Pietro Silvio Rivetta, nato a Roma nel 1886, conte di Solonghello, noto con lo pseudonimo di Toddi, direttore del “Travaso delle idee” e della “Tribuna Illustrata”, eclettico, gran conoscitore della lingua italiana tanto da pubblicare uno dei primi libri di enigmistica, collaboratore presso l’ambasciata italiana a Tokyo, grazie alla sua conoscenza del giapponese e professore all’Università Orientale di Napoli (anche per il cinese), conduttore radiofonico, cartellonista – qualche critico gli riconobbe “intonazioni klimtiane” -, produttore con la casa Selecta e regista che abbracciò il mondo del cinema soltanto per un paio d’anni, iniziando da “Il castello delle cinquantasette lampade” (1920) per raggiungere la dozzina di titoli, interprete quasi sempre Vera D’Angara (fecero coppia nell’arte e nella vita), illustratrice e soggettista: sono arrivati a noi i manifesti di “Due strade” o “La croisée des chemins” e “Fu così che…” (entrambi 1922) – una commedia che racconta la lavorazione di un film -, dove si ritrovano i rimandi all’Art Déco e al Liberty, florealmente espressi.

Più vicini a noi gli interventi di Renato Guttuso ed Enrico Baj, chiamati a collaborare da Giuseppe De Santis per “Riso amaro” (1949), da Francesco Rosi per “Cadaveri eccellenti” (1976) e dai fratelli Taviani per “Kaos” (1984). Il pittore di Bagheria non salì mai sul set di De Santis e quando vide alcune fotografie di Robert Capa non ci si ritrovò: ma riuscì, in quella copertina della brochure, a inventare una sensuale Mangano che avrebbe abitato nell’immaginario collettivo maschile per gli interi anni Cinquanta e quanto oltre (“le mondine non potevano che essere un tema per nessun altro pittore che non fosse Guttuso: il loro rapporto con il lavoro, lo stare seminude in acqua tutto il giorno, la carica di sensualità che emanavano in tutti i loro atteggiamenti, l’aggressività dei loro sguardi e dei loro comportamenti, erano tutte componenti di un universo femminile e umano che appartenevano solo al modo di fare pittura di Guttuso”, aveva detto il regista); come anni dopo avrebbe riunito anch’egli le novelle pirandelliane sotto il volo e lo sguardo rapaci di un nero corvo, a cui liberamente colora di giallo becco e zampe, “Il corvo di Mizzaro”, novella presa a far da legame tra le altre cinque considerate, a guardare i fatti raccontati, in una Sicilia “rurale, arida, assolata”, concentrando attorno a quella selva di cactus la carnosità dei colori che più amava. “Se togliessero il titolo del film sarebbe un’opera d’arte”, dice Pacini guardando il grande manifesto realizzato dal milanese Enrico Baj per “Cadaveri eccellenti” di Francesco Rosi, derivato dal romanzo di Sciascia: maestro della neoavanguardia, ancora una volta Baj riassunse nei suoi generali – veri pupazzi/monstrum, una sorta di danza macabra, un tema figurativo ampiamente esplorato dall’artista – quanto di ambiguo già circolava nel romanzo e tra le indagini del commissario Lino Ventura/Rogas intorno a una serie di assassinii di importanti magistrati, in un ambiente di mafia e politicamente corrotto.

Elio Rabbione

Nelle Immagini, con gli allestimenti della mostra, il manifesto di “Due strade” di Toddi e Silvana Mangano vista da Guttuso per “Riso amaro” di Giuseppe De Santis.

Povertà energetica, un progetto per le periferie sociali

Banco dell’energia, Iren e Rete Italiana di Cultura Popolare insieme per il sostegno ai cittadini vulnerabili

 

Al via il progetto “Portinerie energetiche. Consapevolezza ambientale nelle periferie sociali” in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Sono stati stanziati 100mila euro per il sostegno al pagamento delle bollette per 300 nuclei familiari oltre all’istituzione di uno spazio di orientamento e ascolto dedicato al risparmio energetico. Questo, in breve, il progetto “Portinerie energetiche. Consapevolezza ambientale nelle periferie sociali” inaugurato oggi e nato dalla collaborazione tra Banco dell’energia, Iren e Rete Italiana di Cultura Popolare, per offrire sostegno ai cittadini vulnerabili nel territorio piemontese, grazie alla rete delle Portinerie di comunità, in collaborazione con Leroy Merlin, (RI)generiamo e Politecnico di Torino.

Il progetto. L’iniziativa conferma l’obiettivo di Banco dell’energia di realizzare progetti solidali per sostenere persone e famiglie in difficoltà nel contrasto alla povertà energetica. Grazie al contributo di 100mila euro, a carico di Iren, si dà il via a un intervento che agisce su un doppio binario: da un lato l’istituzione di uno spazio di orientamento e ascolto dedicato al risparmio energetico e a una maggiore consapevolezza sui consumi, attraverso le “Portinerie di Comunità”, dall’altro attraverso il pagamento di bollette relative alle forniture di elettricità e/o gas di 300 nuclei familiari, individuati dalla Rete delle Portinerie nei territori coinvolti.

Punti informativi energetici nelle Portinerie di Comunità. Le Portinerie di Comunità sono un progetto di Rete Italiana di Cultura Popolare e l’obiettivo è integrare nelle portinerie attive del Piemonte (coinvolgendo i territori del torinese, cuneese, biellese e canavese) punti informativi energetici che mettano a disposizione volontari a supporto della cittadinanza. Questi forniranno risposte a temi dedicati al risparmio energetico, termico e idrico e i relativi benefici fiscali, per garantire una maggiore consapevolezza e conoscenza di accesso verso consumi più sostenibili e suggerimenti domestici per prendersi cura della propria casa e degli spazi in cui si vive. Le persone volontarie e operatrici/operatori saranno formati dal personale di Banco dell’energia ed Eduiren, il settore educational del Gruppo Iren, per diventare TED – Tutor per l’Energia Domestica, che comprenderà anche una visita alle centrali idroelettriche del Gruppo. Ed è proprio nella formazione dei volontari TED che entrerà in supporto anche il dipartimento di energetica del Politecnico di Torino.

Le Portinerie rappresenteranno antenne energetiche a disposizione della cittadinanza con momenti di formazione gratuiti, attraverso 12 video dedicati alla Transizione Energetica Domestica, ideati dal Politecnico di Torino e messi a disposizione del progetto. L’iniziativa si rivolge in particolare alle persone in situazioni di povertà culturale, economica ed energetica, individuate anche grazie a Leroy Merlin e (RI)generiamo, e rappresenta un’azione di inclusione sociale, coesione territoriale e tutela dell’ambiente.

Il progetto è stato presentato oggi alla Sala Colonne del Palazzo Civico di Torino, alla presenza di Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino, e con gli interventi di Luca Dal Fabbro, Presidente Iren, Silvia Pedrotti, Responsabile Fondazione Banco dell’energia e Chiara Saraceno, Presidente Rete Italiana di Cultura Popolare.

“Con questa iniziativa Banco dell’energia, Iren e Rete Italiana di Cultura Popolare mettono in campo un aiuto prezioso per le famiglie in condizioni più fragili, non soltanto supportandole nel pagamento delle bollette energetiche ma fornendo loro, attraverso ‘portinerie energetiche’ collocate in diversi quartieri della città, strumenti utili per approcciarsi ai consumi con maggiore consapevolezza. È un tema che riguarda la transizione ecologica e al tempo stesso l’inclusione sociale: come amministrazione, grazie alle risorse del Pnrr e al progetto EfficienTo con Iren, stiamo mettendo in campo numerosi investimenti per ridurre le emissioni e favorire lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile e l’economia circolare, consapevoli dell’importanza che queste azioni hanno anche nel contribuire a contrastare la povertà energetica” Stefano Lo Russo,