ilTorinese

Riccardo Muti per Anteprima Giovani di Macbeth al Teatro Regio

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20

Attesissimo ritorno del Maestro Riccardo Muti al Teatro Regio di Torino, sul podio dell’Orchestra e del Coro per dirigere il Macbeth di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dall’omonima tragedia di William Shakespeare. Si tratta della quarta presenza del maestro al Regio in cinque anni, con uno dei titoli verdiani che più hanno distinto la sua carriera. Il nuovo allestimento, dal grande impatto visivo, e capace di immergere lo spettatore nell’inconscio del protagonista, è firmato dalla figlia Chiara Muti.
In scena, nel ruolo principale, Luca Micheletti, baritono e attore di straordinaria intensità scenica, sempre più assiduo frequentatore del repertorio verdiano, in scena affiancato dal soprano Lidia Fridman, nelle vesti di Lady Macbeth, soprano dalla voce incisiva e di grande presenza scenica, che torna al Teatro Regio dopo il ‘Ballo in maschera’ del 2024. In un cast d’eccellenza, figurano con loro il tenore Giovanni Sala, già applaudito nel ‘Don Giovanni’ del 2022, e Mahrram Huseynov, reduce dal recente successo della ‘Cenerentola’, mentre il Coro del Regio è istruito da Piero Monti. Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Ursula Patzak, la coreografia di Simone Valastro e le luci di Vincent Longuemare. L’opera, in coproduzione con il teatro Massimo di Palermo, andrà in scena per sei recite, dal 24 febbraio al 7 marzo prossimo, e tutte le date sono sold out. Questo nuovo Macbeth è stato reso possibile grazie al contributo di Reale Mutua, che rinnova il suo sostegno ai grandi progetti artistici del Teatro.

“Siamo davvero molto contenti di dare il benvenuto al Maestro Riccardo Muti per questo ritorno così gradito al Teatro Regio – ha dichiarato il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo – la sua presenza conferma in questa attesa produzione di Chiara Muti il ruolo del Regio come punto di riferimento per una proposta artistica di livello internazionale, ma anche di luogo in cui la città si conosce e si interroga su temi profondi e quanto mai attuali, come il desiderio di supremazia e la tirannia che la tragedia di Macbeth porta in scena”.

“Con Macbeth, la nostra stagione “Rosso” trova una delle sue espressioni più intense – afferma Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio – l’opera di Verdi, ispirata a Shakespeare, mette in scena il conflitto tra desiderio di potere e responsabilità morale, in quella regione cruciale dell’anima dove ogni scelta lascia un segno. È proprio questa tensione, attuale e universale, che rende il ritorno al Regio di Riccardo Muti, con questo titolo, un momento di straordinario valore artistico, rinnovando un legame fondato su stima reciproca e altissima qualità musicale. Il Maestro Muti è un interprete che scava nella partitura, fino a restituire la verità teatrale più profonda, e Macbeth, opera che lo accompagna da tutta la vita, trova in lui una guida capace di coniugare tensione drammatica e lucidità musicale. La nuova produzione firmata da Chiara Muti, con uno sguardo che penetra lo spazio interiore del protagonista, e il confine instabile tra visibile e invisibile, indaga il dramma della coscienza e della percezione, dove bene e male si confondono. Si tratta di un allestimento che parla direttamente al nostro tempo, perché mette al centro la responsabilità individuale, il peso delle scelte e le conseguenze morali del potere. Con Macbeth il Regio conferma la propria vocazione di teatro che, attraverso la forza della musica e della scena, invita il pubblico a confrontarsi con le domande più profonde dell’essere umano”.

“Macbeth rappresenta uno dei vertici musicali e drammatici dell’intero repertorio verdiano, e occupa un posto centrale nella nostra stagione “Rosso” – dichiara Cristiano Sandri, direttore artistico del Regio – È un’opera che unisce forza teatrale, tensione psicologica e modernità di linguaggio, e che trova un’interprete d’elezione nel Maestro Riccardo Muti. Il suo ritorno al Regio con questo titolo rinnova un rapporto artistico profondo con l’Orchestra e il Coro, suggellato anche dalle parole che egli stesso rivolse ai nostri complessi fin dal 2021, riconoscendone l’eccellenza a livello nazionale. La regia di Chiara Muti affronta Macbeth come un viaggio nella coscienza, uno spazio mentale in cui colpe, visioni e desideri deformano la percezione della realtà. È uno sguardo teatrale intenso e contemporaneo, capace di restituire tutta l’ambiguità e la vertigine morale del dramma shakespeariano filtrato da Giuseppe Verdi. Siamo inoltre felici di presentare un grande cast, di alta qualità e dall’importante presenza scenica”.

Quando Verdi mise in scena Shakespeare nel 1847, trasformò la materia teatrale in materia visionaria, anticipatrice del suo linguaggio futuro. Macbeth è il più tenebroso. Una storia di potere e usurpazione resa fisica e concreta, dove il sangue e la colpa dilagano fino a travolgere, mentre l’avidità del male, che tanto affascinò Verdi, lettore di Shakespeare, mostrò le sue conseguenze più estreme.
Chiara Muti scava nei tormenti del protagonista e nel rosso più oscuro, quello del sangue versato per sete di dominio, della colpa che non si lava, del desiderio che si tramuta in condanna.

“Macbeth è il dramma dell’antitesi – come ha dichiarato Chiara Muti al quotidiano La Repubblica – in scena assistiamo a un capovolgimento di valori. Sotto i nostri occhi, l’eroe della storia da positivo diventa negativo: sceglie il male mascherandolo per un bene. Un Re da difendere si trasforma in un ostacolo da sormontare. Ecco la straordinaria lezione che racchiude il testo di Shakespeare, in cui le streghe, all’inizio del dramma, ci prendono per mano sussurrando una frase che custodisce la chiave di lettura: “bello è il brutto, brutto è il bello. Per sostenere emotivamente le conseguenze dei propri atti bisogna giustificare le scelte, quindi il bene diventa un male e un male diventa un bene. Macbeth non incontra le streghe, ma le genera, sono l’indicibile materia grigia del suo inconscio confuso, avvelenato da una febbre di onnipotenza”.

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20, andrà in scena l’Anteprima Giovani del Macbeth, riservata al pubblico under 30. I biglietti per l’Anteprima sono disponibili a 10 euro fino a esaurimento posti.

Info: www.teatroregio.torino.it

Mara Martellotta

Fondo Sociale Regionale: a Rivoli le domande per gli assegnatari ATC

La Città di Rivoli apre i termini per l’accesso al Fondo Sociale Regionale 2026, la misura destinata agli assegnatari di alloggi ATC che hanno maturato morosità nel pagamento delle bollette relative all’anno 2025. Un intervento importante della programmazione abitativa regionale, pensato per sostenere le famiglie in difficoltà economica e allo stesso tempo garantire la regolarità dei rapporti locativi nell’edilizia pubblica.

Sarà possibile presentare le domande il 12 marzo presso l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli, in corso Francia 98, esclusivamente su appuntamento al quale sarà necessario esibire il Modello ISEE, ricevute di pagamento delle bollette 2025 oppure attestazione del versamento della quota minima, busta paga di dicembre 2025 (o di altro mese del 2025 in caso di reddito da lavoro), documento di identità in corso di validità dell’assegnatario. La procedura comprenderà anche il 22° censimento generale degli alloggi ATC, che dovrà essere effettuato contestualmente alla richiesta del contributo.

Potranno accedere alla misura i nuclei familiari in possesso di ISEE 2026 non superiore a 7.493,06 euro. Tra le condizioni previste dalla normativa regionale vi è anche il versamento della quota minima, stabilita nel 14% del reddito complessivo del nucleo familiare e comunque non inferiore a 480 euro, da effettuare entro il 30 aprile 2026.

«Il Fondo Sociale rappresenta uno strumento concreto di tutela per le famiglie più fragili.- spiega la Vicesindaco e Assessore alle Politiche Abitative Silvia Romussi – L’obiettivo è aiutare chi attraversa una difficoltà economica temporanea a regolarizzare la propria posizione e mantenere la stabilità abitativa. Invitiamo gli assegnatari che possiedono i requisiti ad attivarsi per tempo, perché il rispetto della scadenza è fondamentale».

«Garantire il diritto all’abitare significa prendersi cura della coesione della nostra comunità. – aggiunge il Sindaco Alessandro Errigo – Questo intervento unisce sostegno sociale e responsabilità, offrendo una possibilità concreta a chi è in difficoltà e contribuendo allo stesso tempo alla corretta gestione del patrimonio di edilizia pubblica».

Per informazioni, appuntamenti e dettagli sulla documentazione necessaria è possibile contattare l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli ai numeri 0119513520 e 0119511672 oppure consultare la pagina dedicata sul sito della Città di Rivoli.

“Il maggiordomo” di Simone D’Angelo, una figura che ripercorre la storia della commedia

Domenica 8 febbraio scorso, presso il teatro Provvidenza di via Asinari di Bernezzo 34/A, a Torino, è andata in scena la “prima” dello spettacolo “Il maggiordomo”, commedia teatrale in due atti scritta e diretta da Simone D’Angelo, capocomico dell’omonima compagnia, sul palco insieme ad Antonella Legittimo, Giuseppe Nicoletti e Daniele Caggia. La scenografia minimale da ambientazione casalinga evidenzia quanto prevalga in Simone D’Angelo il senso del testo brillante, con una scelta dialogica che diverte e fa riflettere, come la grande comicità di tutti i tempi richiede. La bravura degli attori in scena, i tempi comici studiati alla perfezione e un’affiliazione totale a quello che viene definito “physique du role”, hanno contribuito a dar vita a una pièce teatrale che ha il potere di rinfrancare e lavare via le fatiche di una settimana in procinto di volgere al termine.

Nelle commedie brillanti, e “Il maggiordomo” non rappresenta l’eccezione, vi sono alcune figure e alcuni ruoli che, per suscitare la risata, devono in qualche modo evocare un intimo sentimento che abbia a che fare con la tragedia: ciò che fa molto ridere ha sempre qualcosa che il potere associato alla risata fa emergere come un tratto tragico, molto spesso individuabile nelle dinamiche in scena, universali perché, in fondo, rappresentano ognuno di noi, come quando ci si guarda davanti a uno specchio la mattina prima di iniziare la giornata.

Quella del maggiordomo, nella commedia, è una figura iconica, archetipica dell’anima, una sorta di figura medianica tra le semplici vicende umane e la loro esasperazione, quella del grande burattinaio dell’intera trama, rappresentazione dell’innesco comico senza il quale sarebbe impossibile mettere in atto il gioco del teatro.

“il mio ringraziamento va a tutti i presenti, agli assenti che verranno a vederci a teatro la prossima volta e a tutto il bellissimo cast che mi ha accompagnato nella rappresentazione de ‘Il maggiordomo’ – ha chiosato Simone D’Angelo al termine dello spettacolo – questa commedia è la prima a essere stata scritta e diretta da me, e voi del pubblico presente in sala avete rappresentato il mio battesimo. E’ stata un’esperienza dura e intensa, fatta di tanto lavoro e sacrificio, ma si lavora per soddisfazioni come quella di oggi”.

Di questo spettacolo, consigliatissimo, sono in via di definizione le prossime date.

Mara Martellotta

Crown of glory. Palazzo Madama approda in Cina

CROWN OF GLORY 18th Century Italian Court Treasures from the House of Savoy

 

Tianjin Museum

Repubblica popolare Cinese

13 febbraio – 12 luglio 2026

 

Alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Cina, Massimo Ambrosetti, e di Yu Pengzhou, Vice Segretario Generale del Governo Popolare Municipale di Tianjin, Segretario del Gruppo di Partito e Direttore dell’Ufficio Municipale della Cultura e del Turismo di Tianjin si è inaugurata al Tianjin Museum lo scorso 13 febbraio la mostra Crown of glory. 18th Century Italian Court Treasures from the House of Savoy.

Dopo il notevole successo riscosso nella precedente tappa in Cina, al Guandong Museum di Guangzhou – tra le prime tre istituzioni museali della Repubblica Popolare Cinese, con oltre sette milioni di visitatori annui – il progetto espositivo promosso da Palazzo Madama di Torino approda al Tianjin Museum, una delle istituzioni culturali più prestigiose del Paese, consolidando un percorso di cooperazione internazionale che vede protagonista il patrimonio storico-artistico piemontese e sabaudo, alla sua terza grande esposizione aperta in Cina negli ultimi dodici mesi, considerato anche il significativo successo della mostra al Museum of Wu di Suzhou, che ha attratto oltre 180.000 persone.

La mostra Crown of glory offre al pubblico cinese l’opportunità di scoprire la Torino del XVIII secolo, ormai affermata come una delle capitali più raffinate d’Europa, fulcro della vita politica e culturale della dinastia sabauda. Attraverso oltre 160 opere – tra preziose oreficerie, bronzi, vetri dorati, dipinti, tessuti, porcellane, mobili, libri e straordinari esempi di arti applicate – il percorso espositivo racconta quasi due secoli di vita di corte, restituendo la complessità di un sistema culturale fondato su cerimoniale, rappresentazione del potere, arti decorative e saperi artigianali di eccellenza.

Cuore concettuale della mostra è il “saper fare”: quell’idea tutta italiana che trasforma la tecnica in arte, la funzione in bellezza, l’abilità manuale in valore simbolico. È il principio che ha reso la manifattura sabauda un modello europeo e che ancora oggi costituisce uno dei tratti distintivi dell’identità culturale italiana. Orafi, ebanisti, vetrai, tessitori e intarsiatori non furono semplici artigiani, ma interpreti di un linguaggio estetico e politico capace di definire il prestigio di una dinastia tra le più longeve d’Europa.

La Casata dei Savoia, una delle più antiche dinastie occidentali, ha contribuito in modo determinante alla costruzione dell’identità italiana e alla definizione di Torino quale capitale culturale e politica. Nel Settecento la città affermandosi quale modello di eleganza urbana, con le sue residenze reali, le grandi architetture barocche, le cerimonie solenni e un sistema di palazzi e paesaggi – oggi riconosciuto dall’UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità – che costituiva la scenografia del potere.

E se la mostra principia da questo abbrivio, essa giunge a raccontare anche la storia di un grande incontro tra culture, esponendo opere realizzate in Cina per la corte sabauda, testimonianza della profonda fascinazione che l’Oriente esercitò sull’Europa del XVIII secolo. Questi oggetti, nati dal dialogo tra mondi lontani, tornano oggi simbolicamente in Cina, e trovano a Tianjin – città storicamente aperta agli scambi e alle relazioni internazionali – un contesto particolarmente significativo. Un ritorno che ribadisce come la cultura abbia sempre viaggiato oltre i confini, creando connessioni e influenze reciproche.

Una mostra affascinante che fa conoscere una civiltà di corte sofisticata e una capitale culturale come Torino e il suo territorio che molto hanno contribuito alla Storia e alla definizione dell’identità del nostro Paese – ha dichiarato Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Cina Massimo Ambrosetti, sottolineando con la sua presenza come il progetto nasca dal dialogo scientifico tra Palazzo Madama e il Tianjin Museum e si inserisca in un più ampio percorso di diplomazia culturale che, in occasione del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, rafforza il ruolo dei musei come luoghi di confronto, cooperazione e costruzione di una memoria condivisa.

Con questa bellissima mostra, l’Italia riesce a portare all’attenzione del pubblico cinese un tassello centrale della propria storia e della propria cultura – ha affermato il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, Federico Roberto Antonelli, per una mostra che grazie all’allestimento immersivo e a un ricco apparato multimediale dedicato anche al sistema delle Residenze Reali Sabaude, propone un racconto coinvolgente che intreccia arte, architettura, paesaggio e identità politica, restituendo l’immagine di un Piemonte protagonista della storia europea.

Con questa nuova tappa al Tianjin Museum, Crown of glory conferma il valore strategico della collaborazione tra istituzioni culturali italiane e cinesi, proponendosi non solo come evento espositivo di rilievo internazionale, ma come autentico ponte tra storie, competenze e visioni, nel segno della qualità, del dialogo e della bellezza condivisa.

L’Unione Montana Alta Valsusa vince bando Distretti del Commercio

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OULX – L’Unione Montana dell’Alta Valsusa e Confesercenti di Torino e provincia annunciano con grande soddisfazione la vittoria del bando strategico dedicato ai Distretti del Commercio, promosso lo scorso autunno dalla Regione Piemonte. Un risultato di grande rilievo per il territorio e per i comuni dell’Unione: Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Meana di Susa, Moncenisio e Giaglione; un risultato che conferma la qualità della progettazione presentata e la capacità di fare rete tra istituzioni, operatori economici, associazioni e realtà locali. Il progetto strategico del Distretto del Commercio dell’Alta Valle si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale locale, valorizzare i centri urbani e sostenere la competitività dei negozi di vicinato attraverso interventi integrati di riqualificazione, innovazione e promozione territoriale. «Siamo davvero molto contenti ed orgogliosi per questo risultato ottenuto a distanza di tre anni dalla prima vittoria» – dichiara il Presidente dell’Unione Montana, Mauro Carena – «Questo risultato conferma il valore del lavoro condiviso tra l’Unione dei Comuni, gli operatori economici e l’Associazione di Categoria, e ci incoraggia a proseguire con le azioni a sostegno delle nostre imprese del commercio», prosegue il Presidente. Tra le azioni previste vi sono piccoli interventi di arredo urbano nei Comuni dell’Unione e attività di formazione alle imprese integrate con azioni di promozione del territorio e iniziative di marketing e promozione delle eccellenze locali; ma a farla da padrone, sarà il bando rivolto alle imprese del commercio e della somministrazione, in uscita la prossima primavera, che metterà a disposizione risorse pari a 130.000 euro per l’abbellimento e l’ammodernamento degli arredi interni e dell’esteriorità dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti. «Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso e di una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile del nostro territorio», dichiara il Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, Francesco Avato. «Il Distretto del Commercio sarà uno strumento concreto per sostenere le imprese locali, migliorare l’attrattività dei nostri comuni e rafforzare l’identità dell’Alta Val Susa». L’Unione Montana Alta Valsusa ringrazia tutti i partner istituzionali, la Confesercenti di Torino e provincia, i commercianti e i professionisti che hanno contribuito alla definizione del progetto, sottolineando come la collaborazione e la sinergia tra pubblico e privato siano elementi chiave per il successo dell’iniziativa. Con questa importante affermazione, l’Alta Valsusa si conferma un territorio dinamico, capace di cogliere le opportunità offerte dalla programmazione regionale e di investire in un futuro di crescita, innovazione e valorizzazione delle proprie eccellenze. Soddisfazione espressa anche da Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia: «La vittoria di questo bando rappresenta un segnale molto importante per le imprese del territorio. Il commercio di vicinato è un elemento essenziale per la vitalità economica e sociale delle nostre comunità montane. Il Distretto consentirà di mettere in campo strumenti concreti per sostenere innovazione, competitività e capacità attrattiva delle attività locali, rafforzando la collaborazione tra enti pubblici e operatori privati».

“Senzatomica” in mostra a Grugliasco

 

L’esposizione dal 20 febbraio al 10 aprile sarà allestita presso il salone “La Nave” – Parco Culturale Le Serre.

Il percorso propone una riflessione intima attraverso le esperienze dei sopravvissuti – gli hibakusha – e una visita immersiva nei luoghi delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki con la voce narrante di Carmen Consoli

 

La simulazione del lancio di una bomba atomica su Torino, una visita “immersiva” nei luoghi della memoria di Hiroshima e Nagasaki attraverso un visore e le esperienze degli “hibakusha”, i sopravvissuti allo scoppio delle bombe atomiche: tutto questo in una versione totalmente rinnovata e rivista dal punto di vista contenutistico, grafico ed espositivo. “Senzatomica. Trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari” inaugura il 20 febbraio 2026 alle ore 17:30.

L’esposizione si svolgerà presso il salone “La Nave” del Parco Culturale Le Serre – via Tiziano Lanza 31, Grugliasco (TO) fino al 10 aprile e sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 19:00 e il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 20:00 (ultimi ingressi un’ora prima della chiusura).

La mostra itinerante è un’iniziativa della Fondazione Be the Hope ed è realizzata con i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. L’iniziativa si svolge in collaborazione con la Città di Grugliasco e con il patrocinio della Regione Piemonte, del Comitato Diritti Umani e Civili del Consiglio regionale del Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Torino.

La mostra Senzatomica è rivolta in particolare ai giovani e offre percorsi personalizzati e materiali didattici adatti per ogni ordine e grado scolastico, a partire dalla quarta elementare. L’ingresso è gratuito con possibilità di prenotazione per le scuole (mail: scuole.torino@senzatomica.it telefono: 055 4269808 lun/ven 9:00-15:00).

Per maggiori informazioni sulla campagna Senzatomica: www.senzatomica.it

“SENZATOMICA. TRASFORMARE LO SPIRITO UMANO

PER UN MONDO LIBERO DA ARMI NUCLEARI”

DAL 20 FEBBRAIO AL 10 APRILE 2026

SALONE “LA NAVE” – PARCO CULTURALE LE SERRE

Via Tiziano Lanza 31, GRUGLIASCO (TO)

 

Cit Turin: rubano una bottiglia di vino, qualche euro e scappano

Furto al Bar Gef – Mille anime di un bar

Questa mattina presto Flavio Angiolillo, proprietario del bar GEF – Mille anime di un bar, e’ stato avvisato dal suo allarme di una avvenuta intrusione nel suo esercizio commerciale. E’ corso al negozio in Corso Francia 35, ma i ladri erano gia scappati (direi per fortuna). Hanno preso poco, il fondo cassa e una bottiglia di vino, un furto rapido e poco redditizio, ma i danni sono visibili: vetrina spaccata, serranda divelta.

Cosa e’ successo?

Stamane intorno alle 4 due persone sono entrate nel bar. Hanno rubato un tombino davanti ad un altro civico e lo hanno usato per spaccare il vetro e sradicare lateralmente la serranda. Hanno rubato pochi soldi dal fondo cassa e una bottiglia di vino. Il danno che hanno fatto e’ piu’ costoso di quello della merce e dei soldi che hanno rubato. Fortunatamente sono assicurato. Ho denunciato l’accaduto ai Carabinieri del Comando della Pellerina che faranno le dovute investigazioni.

Ha le telecamere di sorveglianza?

Si’, ma i ladri erano coperti e hanno fatto talmente veloce che non si e’ visto nulla, a parte che erano piccoli di statura. Ho anche l’allarme che mi ha avvertito dell’intrusione, sono corso subito.

Per lei e’ stata la prima volta?

Si’, pero’ hanno rubato nel negozio qui accanto.

Che tipo di reazione le suscita questo furto?

Amarezza e un po’ di delusione. Non c’e’ molto da fare purtroppo.

Maria La Barbera

Rosso e Fontana (FI): “Ma esiste ancora un giudice a Torino?”

BENE NUOVE MISURE CAUTELARI, NO A TORINO LABORATORIO D’ILLEGALITÀ

«Torino non può trasformarsi in una zona franca dove la violenza politica viene scambiata per conflitto sociale. Né passare da laboratorio d’Italia per l’innovazione a quello di esportatore d’illegalità organizzata».
Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicesegretario regionale di Forza Italia, e Marco Fontana, segretario cittadino del partito a Torino, commentando gli sviluppi investigativi resi noti dalla Questura.

«Leggiamo di blocchi ferroviari, intrusioni in infrastrutture sensibili, assalti a sedi istituzionali, danneggiamenti e aggressioni alle Forze dell’Ordine. Non siamo davanti a manifestazioni di dissenso, ma – se i fatti saranno confermati nelle sedi giudiziarie – a un metodo organizzato di intimidazione che colpisce l’intera comunità torinese», afferma il senatore Rosso.

«Il diritto a manifestare è sacrosanto e va difeso sempre. Ma non può diventare un alibi per chi pensa di poter violare la legge, devastare beni pubblici e privati o mettere a rischio la sicurezza degli operatori di polizia», aggiunge Fontana. «La libertà di uno finisce dove inizia l’incolumità degli altri».

I due esponenti azzurri sottolineano il rispetto per il lavoro della magistratura e il principio costituzionale della presunzione di innocenza: «Tutti i soggetti coinvolti sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Proprio per questo, riteniamo che l’applicazione di eventuali misure cautelari, quando richieste dagli inquirenti, sia uno strumento previsto dall’ordinamento per tutelare la collettività e garantire che i fatti vengano accertati con serenità».

Rosso e Fontana richiamano poi l’attenzione sui più recenti episodi legati all’ultimo corteo pro Askatasuna: «Siamo preoccupati, però, dalla recente “giurisprudenza” di certa magistratura sull’applicazione delle misure cautelari nei casi in cui siano interessati antagonisti: liberazione di chi dà martellate, calci e pugni ai poliziotti e obblighi di firma concordati. Attendiamo la decisione sul ripristino delle misure cautelari nei confronti di coloro che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbero attentato alla vita di un poliziotto. Parliamo di fatti gravissimi, che non possono essere derubricati a semplice tensione di piazza».

E concludono con una riflessione netta: «Ci chiediamo, con rispetto ma con altrettanta fermezza, se esista ancora un giudice a Torino – parafrasando una celebre espressione – capace di affermare con chiarezza che la legge vale per tutti. Perché se passa l’idea dell’impunità, a perdere non è una parte politica, ma lo Stato stesso».

Quando al Teatro Ariston c’erano i Pandemonium

Sanremo raccontato dai suoi protagonisti

Quando a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre”. Mancano 5 giorni all’inizio di un Festival in cui troveremo ben 44 volte la parola “amore”, e 14 “cuore”, nei testi dei brani in gara. Mentre nell’ormai lontano 1979 a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre” e sul palco del Teatro Ariston c’erano i Pandemonium a proporre questa surreale canzone cult, e tra loro l’autore del testo Gianni Mauro che racconta: “siamo nati da un’idea della Rca italiana che voleva creare un laboratorio con tutti i nuovi cantautori sotto contratto. Con me c’erano Amedeo Minghi, Giorgio Bertinelli, Michele Paulicelli e poi alcuni attori, musicisti e cantanti, uomini e donne. Ci misero insieme per fare una specie di comune, come usava allora. Vivevamo tutti insieme, ed il senso era quello di interagire tra di noi: come cantautore potevo confrontarmi con dei musicisti e degli arrangiatori, o far cantare una canzone mia da una cantante, oppure ancora far sentire a Minghi dei pezzi miei, e viceversa lui a me. Era un modo per scambiarci le nostre esperienze, ed anche se eravamo giovanissimi perché avevamo poco più di vent’anni, o forse Amedeo era un po’ più grande ed aveva pure già scritto per i Vianella, ne avevamo tutti quanti comunque già avute.

C’era questo interscambio tra cantautori e cantanti, ed avevamo anche un produttore e arrangiatore, il grande Piero Pintucci, uno dei più grandi autori e arrangiatori italiani che produceva in contemporanea sia noi sia Renato Zero e la Ferri. Gabriella tra l’altro un giorno ascoltò un mio pezzo dal titolo “Lunedì” che volle assolutamente inserire in un suo Lp e che mi aprì le porte come autore, avendo poi in seguito scritto per tanti altri artisti italiani come Gigi Proietti, Lando Fiorini, Gianni Nazzaro e soprattutto collaborato con il maestro Detto Mariano ed il grande Adriano Celentano per fare le sigle dei film di successo negli anni ’80 e ’90, ad esempio, “Il bisbetico domato”, “Il ragazzo di campagna”, “Spaghetti a mezzanotte” ed altri ancora.” Prima di “Tu fai schifo sempre” nel ’79 ci fu però una precedente esperienza, la prima, a Sanremo come corista.

“Sì, nel 1978 con il caro amico Rino Gaetano che aveva già avuto un discreto successo con “Il cielo è sempre più blu”, “Berta filava” e alcuni altri pezzi. Siccome però non veniva fuori in maniera forte la Rca decise di mandarlo a Sanremo per fargli acquisire appunto notorietà. Solo che successe un pò di casino: Rino voleva andarci con “Nuntereggae più”, però la Rca si oppose perché diceva che venivano menzionati troppi nomi di politici e di persone importanti, e quindi non l’avrebbero mai accettata al Festival. Quindi si ripiegò su “Gianna”. L’esperienza del ’78 fu davvero strabiliante e strepitosa perché Rino che io avevo conosciuto qualche anno prima era una persona molto umile, disponibile, e quando si inventò quel finale del “Ma dove vai, cosa fai…” quella specie di filastrocca tarantella, fu il trionfo, iniziò il suo vero successo. Lui volle portare con sé un quartetto e quindi venne a vedere un provino al Cenacolo, un capannone della Rca in aperta campagna dove c’erano tante sale prove e dove venivano tutti, da De Gregori a Battisti alla Schola Cantorum.

Alla fine si convinse che a parte me che già mi aveva scelto perché sembravo un barbone, insomma ero molto caratteristico, con i baffoni, i capelli lunghi e il basco, di portare sul palco dell’Ariston Angelo Giordano perché diceva che assomigliava a Ninetto Davoli, e poi scelse sempre tra i Pandemonium, Monica Bergamaschi e Angiolina Campanelli, due bellissime ragazze molto hippy. Così andammo tutti e quattro con lui a fare questa bellissima esperienza. “Gianna” arrivò a sorpresa terza e quella sera mentre ci stavamo svestendo per andarcene a cena con Rino, il produttore lo chiamò per farlo correre sul palco e riproporre la canzone con noi euforici al seguito.

Per quanto riguarda il 1979 invece, avevo scritto due anni prima una canzone in base a una musica che mi diede Angelo Giordano, che ha fatto parte per due anni dei Pandemonium; mi diede allora un brano senza testo, o meglio con una specie di testo in finto inglese, ed io un giorno mentre stavamo registrando al Teatro Delle Vittorie lo spettacolo televisivo “…E adesso andiamo a incominciare” con Gabriella Ferri, stavo strimpellando la mia chitarrella e mi venne in mente all’improvviso la brillante e strana idea di metterci sopra invece dei soliti amore mio ti amo, ti voglio tanto bene, esattamente il contrario: “Tu fai schifo sempre/ da mattina a sera”! Perché pensai: voglio uscire fuori dalla banalità, voglio fare una cosa dissacrante al massimo, voglio tentare, sempre se il patron del Festival Gianni Ravera accetta, perché sarà un pugno nello stomaco, una cosa totalmente al di fuori di tutti i canoni di Sanremo. Ed un giorno mentre canticchiavo per i fatti miei questo “Tu fai schifo sempre” in un angolo del Delle Vittorie, si trovava a passare di lì Roberto Lerici, uno dei più grandi intellettuali di origine milanese, amico di Fo, Jannacci e che era autore del programma, il quale appena mi sentì cantare la prima strofa si bloccò, ed io molto intimidito e vergognoso gliela feci sentire nuovamente e lui disse: “ma questa è un’idea fortissima, questa se la porti a Sanremo fa il boom, mi devi credere!” Allora io confortato dalle parole di Lerici corsi subito da Piero Pintucci che ne rimase colpito pure lui. Così la completai e quando la sentì Ravera pure lui mi disse: “questa dobbiamo assolutamente portarla a Sanremo perché farà il botto”, ed anche se non vincemmo e non arrivammo tra i primi tre sono 47anni che rimane una canzone famosissima e sempre ricordata.”

Igino Macagno