ilTorinese

Nuova apertura a Torino per l’azienda Marlù

Marlù amplia la propria rete commerciale con l’apertura di un nuovo store monomarca, in franchising, nel cuore di Torino. Il punto vendita è stato inaugurato sabato 14 febbraio scorso e si trova in via Lagrange 36/C, una delle arterie pedonali più prestigiose della città, simbolo dello shopping torinese e crocevia di brand di rilievo internazionale. Questa nuova apertura si inserisce nella strategia di crescita del marchio, orientata a consolidare la presenza sul territorio nazionale attraverso un modello di sviluppo capace di valorizzare la collaborazione con partner locali, mantenendo forte l’identità Marlù. L’insediamento in via Lagrange riflette la volontà del marchio di dialogare con contesti urbani e contemporanei di alto profilo, dove moda, cultura e lifestyle si incontrano. Il nuovo store è concepito come uno spazio accogliente e coinvolgente, pensato per interpretare la filosofia Marlù e accompagnare il cliente in un’esperienza che rende il gioiello parte integrante della vita quotidiana, espressione di emozioni autentiche e personali.

“Torino è una città dal carattere forte e profondamente contemporaneo – commenta Marta Fabbri, Cofounder e Marketing & Communication di Marlù – essere presenti in via Lagrange significa inserirsi in uno dei contesti commerciali più frequentati della città. Siamo felici di farlo attraverso un progetto in franchising che valorizza l’imprenditorialità locale e rafforza la nostra community, portando l’esperienza Marlù nel cuore dei torinesi”.

“Da oltre 15 anni conosciamo l’azienda e le sorelle Fabbri, e abbiamo visto il marchio crescere quando nella nostra città era ancora poco conosciuto – dichiara l’imprenditrice Rossella Conrotto – fino a diventare punto di riferimento per qualità, stile e riconoscibilità nel settore. Nel tempo si è creato un rapporto umano autentico, fatto di fiducia e confronto diretto, che ha reso ogni passo più semplice e naturale. Questa apertura rappresenta l’inizio di una nuova avventura”.

Gian Giacomo Della Porta

Piemonte a Birra dell’Anno 2026 conquista 7 ori

Il Piemonte si conferma tra i grandi protagonisti della birra artigianale italiana.
Alla  XXI edizione di “Birra dell’Anno”, il concorso organizzato da Unionbirrai, associazione di categoria di piccoli birrifici artigianali indipendenti, e svoltosi a Rimini durante Beer & Food Attraction, la regione Piemonte ha conquistato 28 riconoscimenti  complessivi, di cui sette medaglie d’oro, cinque d’argento, quattro di bronzo e dodici menzioni.
Al medagliere si aggiunge inoltre un premio speciale, che conferma la vitalità e la capacità di innovare tipiche del comparto regionale.
Le medaglie piemontesi coprono un ampio spettro di stili, dalle basse formazioni alle IPA, dalle belgian strong alle produzioni con cereali speciali e agli affinamenti, confermando la qualità tecnica e la solidità della scena craft piemontese.

A coronare il risultato arriva anche un riconoscimento speciale, il premio Best Collaboration Brew 2026, assegnato a Panaté Saison del Birrificio La Piazza di Torino, realizzata in collaborazione con Granda di Lagnasco in provincia di Cuneo. Si tratta di un premio che va oltre la singola categoria e valorizza la capacità di fare sistema, mettendo in rete competenze e identità territoriali.
Salgono sul podio, accanto al birrificio La Piazza, anche Soralamà di Borgone di Susa, Birra 100 Venti di Borgomanero, Croce di Malto di Trecate, Birrificio Balabiòtt di Domodossola, Birrificio Troll di Vernante, De Lab Fermentazioni di Diano d’Alba, Birrificio Elvo di Graglia, Birrificio Artigianale Alba di Canelli, Beer in di Portula, protagonisti con medaglie tra ori, argenti e bronzi.
Completano il quadro le menzioni che confermano la qualità diffusa del territorio, coinvolgendo anche Baladin a Barolo e ulteriori birrifici già presenti a medagliere.

“Birra dell’Anno rappresenta la fotografia più autentica del nostro movimento, in cui non contano le mode, ma il lavoro, la cura e la coerenza – ha dichiarato Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai – In un periodo complesso, con i consumi fuori casa in calo che si riflettono sull’intera filiera, questi risultati raccontano di una comunità che non arretra. Il taglio delle accise, frutto di un impegno costante portato avanti da Unionbirrai a tutela dei piccoli produttori, ha dato ossigeno al comparto e dimostra che, quando le istituzioni ascoltano il settore, le misure possono avere un impatto concreto. Trent’anni dopo il primo fermento del 1996 celebriamo un comparto maturo, piu consapevole e competitivo. Proprio per questo ‘Birra dell’Anno’ continua a fondarsi sulla degustazione rigorosamente alla cieca. È il metodo che garantisce imparzialità, tutela il merito e rafforza la credibilità del premio, assicurando che  a vincere sia solo la qualità “.

Mara Martellotta

 La figura dell’Assistente infermiere e il sistema salute

Tra esigenze di mercato e bisogni assistenziali
Mercoledì 18 febbraio 2026, dalle ore 9:00 alle 18:00, l’Aula Magna “Achille Mario Dogliotti” della AOU Città della Salute e della Scienza di Torino ospiterà un convegno dedicato a uno dei temi più attuali e delicati per il sistema sanitario: l’introduzione e l’inquadramento della figura dell’Assistente infermiere tra sostenibilità organizzativa, carenze di organico e garanzia della qualità delle cure.
 
L’iniziativa si propone di contribuire alla costruzione di un modello di integrazione multiprofessionale fondato su responsabilità chiare, competenze definite e tutele effettive sul posto di lavoro, con l’obiettivo di salvaguardare sia i professionisti sanitari sia la sicurezza delle cure erogate ai cittadini.
 
Tra mercato e tutela delle cure
L’istituzione della figura dell’Assistente infermiere si colloca in un contesto segnato da profonde trasformazioni: invecchiamento della popolazione, aumento della complessità assistenziale e persistenti carenze di personale. In questo scenario, il rischio è che le esigenze di mercato e di contenimento dei costi prevalgano sui bisogni assistenziali.
Il convegno si propone quindi come spazio di riflessione e confronto per individuare un equilibrio tra sostenibilità economica e qualità delle cure, valorizzando il lavoro in équipe e garantendo un perimetro chiaro di responsabilità.
Un appuntamento che si annuncia cruciale per il futuro dell’organizzazione sanitaria e per la tutela della professione infermieristica, chiamata a ridefinire il proprio ruolo all’interno di un sistema in continua evoluzione.
 
Un confronto necessario
Ad aprire i lavori sarà Nazzareno Arigò, Segretario Generale UIL FPL Torino e Piemonte, seguito dai saluti istituzionali di Stefano Lo Russo, Alberto Cirio e Livio Tranchida.
Il programma della mattinata offrirà un’analisi approfondita del contesto storico, normativo e organizzativo in cui si inserisce la figura dell’Assistente infermiere.
Laura Simionato proporrà un inquadramento storico delle figure assistenziali di supporto, ripercorrendo l’evoluzione dei ruoli e delle competenze nel tempo. Manuel Ballotta affronterà il tema degli standard europei e delle figure di supporto, mettendo a confronto qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema sanitario.
Mara Pavan analizzerà ruoli, competenze e responsabilità professionali, evidenziando le implicazioni organizzative e giuridiche legate alla ridefinizione dei profili. A chiudere la sessione mattutina sarà Massimiliano Sciretti, con un intervento basato sui dati relativi agli standard assistenziali e alle carenze di organico, tema centrale nel dibattito attuale.
I tavoli di confronto: sostenibilità e pratica clinica
Il pomeriggio sarà dedicato a due tavoli di confronto, pensati come momenti di dialogo tra istituzioni, professionisti e rappresentanze del settore.
Il Tavolo 1, dal titolo “La figura dell’Assistente infermiere tra scelte di sistema, sostenibilità e modelli organizzativi”, vedrà la partecipazione di Carlo Picco, Federico Riboldi, Giuseppe Danna, Luigi Baldini, Michele Assandri, Pietro Tuttolomondo, Walter De Caro e Rita Longobardi. Il focus sarà sulle scelte strategiche e organizzative che possono rendere sostenibile l’introduzione della nuova figura senza compromettere qualità e sicurezza.
Il Tavolo 2, “Ruoli, responsabilità e impatto sulla pratica clinico-assistenziale”, coinvolgerà Fabiano Zanchi, Gabriella Sella, Ivan Bufalo, Massimiliano Sciretti, Mara Pavan, Laura Simionato, Rita Longobardi, Ciro Chietti e Angelo Minghetti. L’attenzione sarà rivolta agli effetti concreti sulla pratica quotidiana e alla necessità di definire con precisione ambiti di competenza e responsabilità.
Conclusioni
Le conclusioni saranno affidate alla Segretaria Generale UIL FPL Nazionale Rita Longobardi, che tirerà le fila del dibattito evidenziando le prospettive future.

Cinque anni di carcere per Don Ali’ il “re dei maranza”

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Sono 5 gli  anni di carcere per Don Alì, soprannominato il “re dei maranza”, finito a processo a Torino accusato  di minacce e atti persecutori nei confronti di un maestro delle elementari. Alì Said, questo il suo vero nome, 25 anni, deve scontare una serie di condanne ormai definitive emesse in diverse città italiane, per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale ai furti.

Nel frattempo resta in attesa del giudizio per l’aggressione all’insegnante. Il suo avvocato ha richiesto una perizia psichiatrica; il giudice si pronuncerà venerdì.

Dal 16 al 21 febbraio: gli appuntamenti settimanali del Circolo dei Lettori

C’è una settimana, a Torino, in cui le parole sembrano voler occupare ogni spazio. Sono gli appuntamenti in programma al Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino, che dal 16 al 21 febbraio propone un calendario fitto di incontri, presentazioni, gruppi di lettura e dialoghi capaci di attraversare letteratura, politica, diritto, cucina e mito. Più che una rassegna, una mappa culturale in cui linguaggi e prospettive diverse si incrociano, interrogando il presente.

Lunedì 16 febbraio: identità che attraversano l’oceano

Si comincia alle 18 con La letteratura italo-canadese: una storia che continua (Les Flâneurs), insieme alle curatrici Carmen Concilio e Giulia De Gasperi. È un incontro che parte da una domanda semplice solo in apparenza: cosa accade quando l’Italia diventa memoria o lingua scelta, e il Canada spazio narrativo in cui reinventarsi? La comunità italo-canadese prende forma attraverso scritture plurali che mettono in scena identità ibride, istanze LGBTQIA+, dialoghi tra generazioni. L’emigrazione non è più soltanto racconto di nostalgia, ma laboratorio di linguaggi. L’Italia resta come eco, il Canada come presente concreto: tra i due si intrecciano passato e futuro, radici e metamorfosi.

Alle 18.30 lo sguardo si allarga al mondo con L’Italia nella rivoluzione mondiale, nuovo numero della rivista di geopolitica LIMES, raccontato dagli analisti Federico Petroni, Raffaella Ventura e Valentina Porta, in collaborazione con YouTrend.

Martedì 17 febbraio: tra fumetti, fascismo e amori assoluti

Alle 18, da Barney’s, l’aperitivo si fa narrazione conMacarons e amore, con Chef Ojisan e Gaia Fredella a partire da Lacrime di cioccolata (Tora), nell’ambito di “Fumetti in tavola”. Il cibo diventa racconto di relazioni, desideri, gesti di cura. Tra piatti e tavole disegnate, i sentimenti prendono corpo: un fumetto gastronomico è un modo diverso di dire l’intimità.

Sempre alle 18.30, il filosofo Roberto Esposito presenta Il fascismo e noi (Einaudi), con Emilio Corriero e Alberto Martinengo. L’analisi non si limita alla storia: il fascismo viene descritto come “macchina pulsionale”, capace di generare consenso attraverso la combinazione di terrore e fascinazione.

In parallelo, Antonella Lattanzi guida il pubblico dentroAmare, perdersi – Le eroine dell’Ottocento e la nascita del sentimento moderno, nell’ambito di CioccolaTò. Emma Bovary, Anna Karenina, Catherine Earnshaw, le donne di Jane Austen: figure che hanno trasformato l’amore in esperienza radicale, febbre, rovina, libertà. Nell’Ottocento nasce la soggettività femminile moderna: la letteratura racconta per prima quella vertigine in cui passione e colpa si confondono. E ancora oggi ci riconosciamo in quelle pagine.

Mercoledì 18 febbraio: diritto, carcere, lingua e generazioni

Alle 18, Angelo Chianale presenta Il diritto dell’arte contemporanea (Giappichelli), con Gianmaria Ajani, Giulio Biino, Franco Noero e Rocco Mussat Sartor. L’arte incontra il diritto: autenticità, copyright, NFT, proprietà intellettuale. Nel mondo fisico e digitale, la creatività ha bisogno di regole, ma anche di interpretazioni nuove. È un terreno in cui mercato e innovazione chiedono alla giurisprudenza di non restare indietro.

Sempre alle 18, La dimensione culturale in carcere affronta un tema urgente: sovraffollamento, suicidi, architetture inadeguate. Ma anche attività culturali e formative come leva di riforma. Con la collaborazione dell’Associazione Marco Pannella e della Fondazione Giovanni Michelucci, il carcere viene ripensato nel suo rapporto con la città e con il senso stesso della pena.

La sera prosegue con gruppi di lettura che sono veri laboratori: La vastità infinita, dedicato alle possibilità della lingua italiana, e Burro. Il Bookclub sui romanzi gastronomici, in collaborazione con Eataly. Leggere diventa esercizio di consapevolezza: sulle parole, sui sapori, sulle forme del racconto.

Alle 21, Volume. Avere vent’anni (Feltrinelli e Chora Media) mette al centro una generazione che rifiuta nostalgie e stereotipi. Giovani voci raccontano lavoro, paura, amore, perdita. Non un manifesto, ma un mosaico: il presente mentre accade.

Giovedì 19 e venerdì 20: donne, legge e mito

Giovedì alle 18.30 Alberto Nicotina presenta Lidia Poët e le prime avvocate (Bollati Boringhieri), con Elena Bigotti e Jennifer Guerra. Le pioniere del femminismo forense – Lidia Poët, Marie Popelin, Jeanne Chauvin, Sarmiza Bilcescu – non inseguivano primati simbolici, ma diritti concreti. La loro battaglia, organizzata e transnazionale, ha aperto il Foro alle donne e ridefinito il concetto stesso di cittadinanza.

Venerdì 20 febbraio, alle 18.30, Classici vivi – Le leggi di Antigone, progetto del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, riporta al centro il conflitto eterno tra legge e giustizia. Antigone interroga l’autorità, il limite dell’obbedienza, la coscienza individuale. Un mito antico che continua a parlare al nostro presente, dove il confine tra norma e giustizia resta fragile.

Sabato 21: il ritorno come ridefinizione

La settimana si chiude sabato mattina con Ritorni, gruppo di lettura dedicato alla lontananza e alla nostalgia. Esilio, fuga, scelta. Tornare non significa mai semplicemente rientrare: è un confronto con il passato e una ridefinizione di sé. In filigrana, questi appuntamenti raccontano qualcosa di più ampio.

E forse il filo rosso di questa settimana è proprio questo: la letteratura – e con essa il pensiero – come spazio in cui il presente viene interrogato senza sconti. Non per trovare risposte facili, ma per imparare a leggere meglio il tempo che stiamo vivendo.

VALERIA ROMBOLA’

 

“Le tre sedie – Ovvero la scenografia”, al teatro Superga

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 21 febbraio, ore 21

 

Sul palco tre attrici che interpretano tre donne: Alessandro Fullin, Alessandra Ierse e Ussi Alzati

 

 

 

Gli anni? Passano. Le mode? Passano. Gli amori? Passano. Quello che resta sono i contributi versati allo Stato e la voglia di tornare sul palco. Tre attrici – Alessandra Ierse, Alessandro Fullin, Ussi Alzati – incoraggiate da nessuna produzione, decidono di interpretare tre donne a cui solo in parte assomigliano. I tempi in cui si svolge la commedia sono quelli nostri quindi avventurosi e fragilissimi.

Trama: un’amica comune se ne va all’altro mondo e lascia a tre amiche una casetta orrenda con intorno panorama montano dimenticabilissimo. Non siamo a Cortina, né a Courmayeur ma neanche a Limone Piemonte. Intorno non ci sono piste da sci, seggiovie, negozi di lusso ma un bosco di conifere in cui anche i mirtilli hanno deciso di non crescere. Come passare il tempo allora? Una tisana drenante e molti ricordi per arrivare ad una grande verità: anche un’amica può essere una lama che ci attende nel buio. A disposizione delle protagoniste sul palco solo tre sedie: quindi niente piramidi, palme, elefanti. “Ed è un vero peccato” rivelano le tre manigolde “perché per chiudere in bellezza noi si voleva fare l’Aida”.

 

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 21 febbraio 2026, ore 21

Le tre sedie – Ovvero la scenografia

Una commedia di Alessandro Fullin

Con Ussi Alzati, Alessandra Ierse, Alessandro Fullin

Biglietti: platea 25,30 euro, galleria 19,55 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

Il presidente Mattarella a Torino per ricordare Piero Gobetti

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Torino ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto questa mattina al Teatro Carignano per partecipare alla cerimonia per il centenario della morte di Piero Gobetti. Ad accoglierlo c’erano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco Stefano Lo Russo e il prefetto Donato Cafagna. Il presidente è stato accolto da un lungo applauso e si è accomodato in platea dove, dopo i saluti istituzionali da parte del presidente Cirio e del Sindaco Lo Russo, ha assistito alla lectio magistralis del giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, presidente del comitato nazionale per le celebrazioni per il centenario di Gobetti.

“Gobetti – ha ricordato il sindaco Stefano Lo Russo– aveva venticinque anni quando morì in esilio, a Parigi, nel febbraio del 1926, dopo essere stato aggredito ripetutamente dai fascisti. Aveva venticinque anni e aveva già compreso ciò che molti suoi contemporanei non vollero vedere: che le democrazie non muoiono sempre con un colpo di Stato, ma possono essere svuotate dall’interno, gradualmente, quasi senza che ce ne accorgiamo. Oggi – ha sottolineato nel suo discorso – viviamo tempi segnati da conflitti, da fragilità democratiche e da una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Vediamo riemergere la tentazione di semplificare la complessità, di alimentare divisioni, di usare la paura come leva politica. In questo contesto, il pensiero e l’esempio di Piero Gobetti rimangono sorprendentemente attuali e ci invitano a una vigilanza costante”. Poi il sindaco ha ringraziato il presidente Mattarella: “La sua presenza – ha detto – conferisce a questa giornata un valore particolarmente alto. Il suo costante richiamo ai principi della Costituzione, alla dignità della persona e alla responsabilità civile trova una consonanza evidente con l’eredità di Gobetti. In questa vicinanza ideale riconosciamo la continuità di una tradizione repubblicana che affonda le radici nel coraggio civile e nella libertà di pensiero. Torino è orgogliosa di essere la città di Piero Gobetti”.

Dopo le celebrazione il presidente ha lasciato il Teatro Carignano per recarsi in visita alla sede del quotidiano La Stampa.

Per il centesimo anniversario della morte di Gobetti, il Centro Studi a lui dedicato, fondato nel 1961 e con sede in quella che era la sua casa e della moglie Ada Prospero, ha organizzato insieme ad un comitato nazionale costituito appositamente un ricco calendario di iniziative (https://www.centrogobetti.it/centenario-piero-gobetti/2-uncategorised/1084-programma-centenario.html) che proseguiranno nei prossimi giorni con la cerimonia al Cimitero del Père Lachaise di Parigi dove Gobetti è sepolto ma anche con convegni e lezioni.

TorinoClick

 

Bonus RSA, Canalis (PD): “Non ancora arrivati 18 milioni annunciati” 

La politica dei bonus non è comunque la risposta ai problemi del sistema socio-sanitario piemontese. Servono misure strutturali, esigibili e universalistiche come l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe.

16.2.2026 – La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio, che dal 2019 ne ha sfornati ben 6: Vita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale.

Queste misure somigliano più a slogan commerciali che a soluzioni vere, non essendo stabili, strutturali, universalistici ed esigibili, ma temporanei e per pochi. Potremmo dire citando un proverbio “uno slogan al giorno NON toglie il medico di torno”.

Il numero di persone (non autosufficienti, disabili, con problemi di dipendenza o salute mentale) in lista d’attesa per ottenere servizi domiciliari, semi residenziali e residenziali è infatti lunghissimo e privo di risposta.

E i gestori dei servizi non ce la fanno più a sostenere l’aumento dei costi, energetici, gestionali e legati all’adeguamento dei contratti di lavoro.

Dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” risalente alla fase pre elettorale di febbraio 2024 e comprensivo dell’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe, che però non è mai stato realmente attuato, anche il bonus “Protezione Sociale” è uscito dai radar.

Questo bonus di 18 milioni di euro di Fondo Sociale Europeo per le strutture residenziali e semi residenziali piemontesi era stato annunciato in pompa magna a maggio 2025, ma ad oggi non si è visto 1 euro.

L’atto di indirizzo per rendere operativi questi 18 milioni è stato predisposto a dicembre, ma qualcosa deve essere andato storto perchè ad oggi non è ancora arrivato il nulla osta della Commissione Europea, che dovrebbe dare il via libera al bando regionale, pubblicato sul sito web della Regione già a settembre 2025.

La politica dei bonus sta diventando una cortina fumogena per nascondere i cedimenti del sistema sociosanitario piemontese. Intanto le strutture residenziali e semi residenziali chiudono o peggiorano i loro servizi per l’assenza di un equilibrio contrattuale tra prestazioni e corrispettivi tariffari. I contratti dei lavoratori sono stati rinnovati, ma le tariffe sono ferme al palo, mettendo a rischio la sostenibilità delle convenzioni con la Pubblica Amministrazione.

Inoltre, il nuovo fantomatico bonus “Protezione sociale” era pensato per coprire le spese aggiuntive delle strutture, ma non consentiva né di creare nuovi posti di lavoro né di attivare nuove convenzioni sanitarie sugli esosissimi posti letto. Il Fondo Sociale Europeo non dovrebbe essere usato surrettiziamente come aiuto di stato alle imprese, ma come motore per la creazione di occupazione e di servizi per l’utenza.

Almeno il bonus Scelta Sociale domiciliarità aveva il merito di far emergere e regolarizzare il lavoro nero delle badanti sfruttate. Protezione sociale invece no.

Comunque al 16 febbraio le strutture non hanno ancora visto 1 euro dei 18 milioni. A Cirio direi: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Basta annunci a vuoto.

Occorre abbandonare gli slogans e il telemarketing e mettere mano alle riforme vere, ritoccando le tariffe e aggiornando il modello di cura.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Targa in memoria del dermatologo dottor Paolo Dapavo

Presso la Clinica Dermatologica della Città della Salute e della Scienza di Torino

 

E’ stata collocata una targa in memoria del dottor Paolo Dapavo e intitolata a suo nome la stanza degli ambulatori dove ha svolto per anni la propria attività clinica, presso la Struttura di Dermatologia universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Nato nel 1965, dirigente medico presso la Clinica Dermatologica dal 1999 e scomparso il 9 luglio 2025, è stato punto di riferimento per la psoriasi — di cui coordinava il gruppo dedicato — e per l’intero ambito delle patologie dermatologiche, distinguendosi per competenza, entusiasmo e grande disponibilità verso colleghi, giovani medici e pazienti.

La Direzione Generale, la Direzione Sanitaria di Presidio e la Struttura di Dermatologia si uniscono nella gratitudine per il suo prezioso contributo professionale e umano.

Anche un documentario Rai per i 100 anni di Susanna Egri 

Il 18 febbraio prossimo, Susanna Egri, coreografa e ballerina di origine ungherese, figlia dell’allenatore del Grande Torino, Ernő Egri Erbstein, scomparso con la squadra nella tragedia di Superga, compirà 100 anni, un traguardo di notevole rilevanza, considerando che l’artista è ancora attiva, e che non è passato inosservato neanche alla RAI, tanto che per festeggiare i suoi 100 anni, Rai Teche, in collaborazione con il Centro di produzione TV di Torino, proporrà un tributo a una delle più grandi protagoniste della danza del Novecento, con “Susanna Egri, una vita sulle punte”, disponibile su RaiPlay da martedì 17 febbraio, vigilia del compleanno della grande coreografa.
Si tratta di un viaggio alla scoperta di una donna visionaria, che ha saputo trasformare la disciplina classica in un linguaggio contemporaneo e moderno, portandolo nelle case di tutti noi. Quello di Susanna Egri è un caso in cui la vita della donna coincide perfettamente con la sua arte, un’esistenza, forse più d’una, vissuta attraverso la coreografia sperimentata in tutte le sue forme, dal balletto neoclassico al jazz, dal folklore all’espressionismo. Il racconto si snoda attraverso un’intervista originale in cui l’artista ripercorre con straordinaria lucidità i momenti che hanno segnato la sua vita e la sua carriera, a partire dalla sua infanzia cosmopolita al seguito del padre, al trauma delle leggi razziali che la allontaneranno dalle scuole italiane, dal ritorno in Ungheria, dove scoprì la danza come “una nuova maniera di considerare la vita”, fino al rientro a Torino, dove portò la ventata di novità assimilate nel fervore artistico di Budapest. Con la tragedia di Superga del 1949, perse il padre e, con lui, tutto il suo mondo.

“A Superga ho ritrovato la valigia prestata a mio padre – ricorda l’artista – dento c’era la bambolina con il costume portoghese che mi stava portando in dono. È diventata il mio talismano, non l’ho mai rattoppata, è sempre con me”.

Il 1949 fu, nello stesso tempo, l’inizio delle trasmissioni sperimentali, e fu proprio la televisione a dare a Susanna Egri la forza di ricominciare, chiamata da Sergio Pugliese, che intuì come la televisione avesse bisogno di movimenti. La Egri creò il primo teleballetto originale, dal nome “Le foyer de la danse”, e iniziò una stagione di sperimentazione senza precedenti. Ricordiamo le avanguardistiche coreografie jazz, il sontuoso ballo Excelsior, l’audace coreografia “Jeux” di Vaclav Fomič Nižinskij. Dal 1954 le fu affidata una rubrica all’interno di “Orizzonte”, uno dei primi settimanali televisivi della neonata televisione RAI, una prova di rotocalco firmata da Umberto Eco, Gianni Vattimo e Furio Colombo. Per il programma, la Egri presentava un Carnet di ballo, in cui informava i telespettatori su vecchie e nuove tendenze del mondo della danza, dimostrando spiccate doti divulgative oltre al suo talento da ballerina. Nel 1963 la RAI le commissionò tre balletti televisivi, e la Egri decise di ispirarsi ai libretti da cui nacquero opere come “Turandot”, “Vita di Boheme” e “Cavalleria rusticana”. Grazie alla sua rielaborazione dell’opera di Mascagni, tratta dalla novella di Giovanni Verga, e alla capacità creativa di ambientarla in una Sicilia degli anni Cinquanta, influenzata dalla cultura d’oltreoceano, Susanna Egri si aggiudicò la vittoria del prestigioso Prix Italia.

La Fondazione Egri, dal canto suo, festeggia il centenario della sua fondatrice con le celebrazioni che si apriranno il 18 febbraio, giorno del centenario, al teatro Maggiore di Verbania, nell’ambito di Maggiore Danza, rassegna curata dalla stessa Fondazione. Verranno portati in scena due momenti della sua straordinaria carriera: “Istantanee”, del 1953, lo spettacolo che ha segnato la sua giovinezza artistica su musica originale del musicista  ungherese Paul Arma, e “Cantata profana il cervo fatato”, il recentissimo lavoro di Raphael Bianco, creato appositamente per l’occasione sulla musica di Béla Bartók, e dedicato a Susanna Egri, con cui ha fondato la compagnia EgriBiancoDanza.

A breve inizieranno i lavori nell’ex cinema torinese Arlecchino di corso Sommelier angolo via San Secondo, che per volontà di Susanna Egri rinascerà quale teatro Stabile della sua compagnia. Sotto la Mole si sta girando, intanto, in queste settimane, un film sulla sua vita diretta da Giorgio Ferraro, grazie alla Film Commission Piemonte.

MARA MARTELLOTTA