“Nel pomeriggio di oggi, a Torino, in piazza Foroni, il Segretario nazionale di Radicali Italiani, Filippo Blengino, è stato arrestato dalle forze dell’ordine durante un’azione di disobbedienza civile: ha allestito un ‘tavolo di spaccio’ esponendo circa mezzo chilo di cannabis CBD e cedendone piccole quantità – si legge in una nota ufficiale di Radicali Italiani –. Nello zaino del nostro Segretario – prosegue la nota – sono stati rinvenuti denaro contante derivante dalle cessioni effettuate e un bilancino. L’obiettivo dell’azione è quello di ottenere un processo necessario a portare l’art. 18 del Decreto Sicurezza al vaglio della Corte costituzionale. La sua scelta di vendere cannabis CBD in piazza – sostanza non drogante, ideologicamente equiparata dal Governo a qualsiasi stupefacente causando la chiusura di decine di attività legali – ci consentirà di spiegare nelle aule di giustizia le nostre ragioni e quelle del Diritto. Il nostro Segretario verrà verosimilmente denunciato per spaccio e potrebbe quindi rischiare misure cautelari e una pena fino a vent’anni di carcere” – conclude la nota del Partito.
Viglione, il socialista che amava il Piemonte
Il primo dicembre del 1988 perdeva la vita Aldo Viglione, vittima di un incidente stradale nei pressi di Moncalieri Tra i tanti protagonisti del primo mezzo secolo della Regione un posto di rilievo spetta senz’altro a lui. Cuneese di Morozzo, socialista d’antico stampo, è stato come si usava dire un tempo un “politico di razza” dotato di realismo, grande concretezza e spiccata personalità. Un piemontese a tutto tondo, fiero della sua origine, capace di far emergere nella sua “piemontesità” non il sentimento campanilistico, ma la ferrea convinzione della capacità della regione e della sua gente di poter ancora “fare” la sua storia con dignità e coraggio. E tutto ciò riassumeva lo spirito che l’accompagnò nel far conoscere l’istituzione regionale, il suo ruolo, le competenze. Un impegno che fu tragicamente interrotto a sessantacinque in quella tragica notte di 37 anni fa. Il Piemonte che auspicava Aldo Viglione era un territorio “forte della sua storia e del suo carattere; presente, attivo, partecipe e propositivo nell’ambito nazionale proprio attraverso la Regione”. Una personalità forte, attiva, profondamente antifascista. Teneva molto alla sua esperienza da partigiano sui monti del Cuneese, in valle Grana con Duccio Galimberti e Ignazio Vian. Era ancora studente in Giurisprudenza quando, tre giorni dopo l’annuncio dell’armistizio, raggiunse la Val Pesio e, col nome di battaglia di “Aldino”, divenne partigiano della Brigata Val Grana. “Aldino” si distinse subito tra i suoi compagni di lotta, tanto che il 15 dicembre 1944 ricevette il delicato incarico di commissario della Brigata Val Pesio della III Divisione Alpi. Mantenne la sua funzione sino alla Liberazione, anche se il 17 dicembre fu catturato durante un rastrellamento dai nazifascisti. Imprigionato nei Forti di Nava il giovane Viglione riuscì ad evadere dopo dieci giorni di carcerazione e a tornare alla testa della sua formazione. Nel 1945 alla Liberazione, si iscrisse al Partito Socialista che rimase per sempre il “suo” partito. Nel 1946 conseguì la laurea in Giurisprudenza, iniziando la professione forense. Quasi in contemporanea si dedicò all’impegno politico e amministrativo. Dopo l’elezione nel consiglio comunale di Boves, città simbolo della Resistenza piemontese e italiana, Aldo Viglione fece parte dell’amministrazione della “provincia Granda” che lo vide tra i protagonisti, appassionato e presente. Dal 1969 al 1972 venne eletto segretario della Federazione provinciale socialista di Cuneo. In quel periodo avvenne quello che potremmo definire il “grande incontro” con la neonata Regione. Eletto fin dalla prima legislatura, per diciotto anni – dal 1970 al 1988 – ricoprì varie cariche, identificando la sua stessa vita con l’Istituzione regionale. Nominato assessore della prima giunta regionale, divenne nel 1973 presidente del consiglio regionale. Nel quinquennio 1975-1980 fu chiamato a presiedere la Giunta di Palazzo Castello proprio nella fase di decollo dell’Ente, negli anni in cui si portava a compimento il trasferimento delle funzioni dallo Stato previste dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del luglio 1977. Per la Regione Piemonte furono gli anni della Legge di Riforma urbanistica, del primo Piano di sviluppo regionale, del Piano sanitario, dell’istituzione dei Parchi regionali, intesi come reale patrimonio della collettività, di una mirata politica del patrimonio che portò all’acquisizione di ville e dimore storiche come Palazzo Lascaris e i Castelli di Rivoli e Ivrea. In quel tempo, insieme a Dino Sanlorenzo e tanti altri, Aldo Viglione si impegnò a fondo sul versante della difesa della nostra democrazia negli anni bui del terrorismo. Se il nostro Paese è riuscito a sconfiggere il terrorismo molto deve a quegli uomini, tra i primi ad intuire che per isolare i violenti bisognava discuterne con la gente, mobilitare le forze sane, fare appello ai cittadini. Lo storico Giuseppe Tamburrano lo ricordò così, a dieci anni dalla morte: “Aldo Viglione è morto sul campo: in un incidente d’auto, reduce da una delle sue innumerevoli visite nei paesi, nei villaggi, nelle comunità del suo amato Piemonte, ove si recava, non solo per adempiere i suoi doveri di rappresentante delle popolazioni locali, ma vorrei dire soprattutto per rispondere ad un suo fortissimo bisogno di essere tra la sua gente, parlare con loro, sentire dalla loro viva voce le riflessioni, i suggerimenti, le attese, le critiche e trovare per tutti, non solo una parola buona, ma una parola giusta”. Un ritratto fedele di quello che fu un “autentico uomo del popolo di stampo antico” che con una punta di orgoglio ricordava di aver visitato tutti i 1206 comuni del Piemonte. Un uomo che seppe salire al più alto livello del potere locale e regionale dimostrando le sue qualità di amministratore senza mai dimenticare “le sue terre”. Come disse ancora Tamburrano è probabile che Viglione si sarebbe riconosciuto volentieri in questa frase di Pietro Nenni: “Vorrei che alla mia morte i lavoratori dicessero: è morto uno come noi, uno di noi”.
Marco Travaglini
Eccovi un primo piatto ricco di sapore, sfizioso ed invitante, perfetto per ogni occasione.
Ingredienti :
380gr. di penne integrali
400gr. di zucchine
80gr. di grana grattugiato
120gr. di dadini di Speck
1/2 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di prezzemolo grattugiato
3 foglie di basilico
Olio evo, sale, pepe.
Dorare i dadini di Speck in padella, tenere da parte.
Lavare e tagliare a metà le zucchine, scavare un poco la polpa e lessare al dente in acqua salata. Raffreddare e conservare l’acqua di cottura nella quale cuocerete poi la pasta.
Frullare grossolanamente le zucchine con olio, aglio, prezzemolo, basilico, grana, sale e pepe. Cuocere la pasta, unire lo speck alla crema di zucchine e servire subito. Se risultasse poco cremosa, aggiungere un mestolino d’acqua di cottura.
Buon appetito.
Paperitapatty
Il Piemonte partecipa come Regione ospite alla 18ª edizione del Festival del Cinema Italiano di Madrid. L’evento, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura nell’iconica sala Cines Callao, è in programma fino al 7 dicembre. Per una settimana, Madrid diventa palcoscenico di un ponte culturale tra Italia e Spagna, con una ricca programmazione di film italiani, retrospettive, omaggi e nuove sezioni — tutte a ingresso gratuito e con film in versione originale sottotitolati.
Questa edizione assume un significato particolare: con il Piemonte come regione ospite, il Festival valorizza il territorio e rafforza il dialogo tra istituzioni culturali, aree geografiche e produzioni audiovisive, celebrando l’eccellenza del cinema italiano e consolidando i legami creativi tra Italia e Spagna. Legami che quest’anno si sono intensificati grazie alla Salida Oficial de La Vuelta, partita da Torino e dal Piemonte con quattro tappe che hanno attraversato 136 comuni per un totale di 450 chilometri. Un rapporto sempre più stretto, confermato anche da altri appuntamenti di rilievo internazionale ospitati dal territorio piemontese, come le Nitto ATP Finals di Torino, che hanno portato in città i migliori tennisti del mondo, tra cui il numero uno Carlos Alcaraz.
In questo contesto si inserisce la volontà della Regione Piemonte di intensificare la promozione turistica in Spagna, anche alla luce del crescente interesse dei viaggiatori spagnoli verso il Piemonte: il mercato turistico della Spagna in Piemonte è infatti l’8° per arrivi e il 9° per pernottamenti, con 87.804 arrivi e 241.250 presenze a consuntivo 2024, una permanenza media di 2,7 notti e una quota pari al 3% del totale dei movimenti esteri. Rispetto al 2023 si registra una crescita del 5,7% negli arrivi e dell’11,5% nei pernottamenti, con un incremento complessivo di oltre il 50% dei movimenti negli ultimi dieci anni.
«Essere presenti a Madrid è un’occasione straordinaria per raccontare al mondo la vitalità culturale e creativa del Piemonte – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e gli assessori alla Cultura Marina Chiarelli e al Turismo e Sport Paolo Bongioanni, con il sottosegretario Claudia Porchietto intervenuta all’apertura del Festival –. Il Piemonte è già entrato nelle case degli spagnoli con le dirette della Vuelta e con le imprese di Carlos Alcaraz alle Nitto ATP Finals, che ha anche scoperto e condiviso la qualità della nostra cucina. Il Festival consolida l’azione per valorizzare i nostri paesaggi, le eccellenze enogastronomiche e la capacità del territorio di essere laboratorio di innovazione e polo cinematografico internazionale. È un evento che rafforza le relazioni con la Spagna e con il pubblico globale, confermando cultura e cinema, turismo, enogastronomia, natura e sport come leve strategiche per lo sviluppo e l’attrattività della nostra regione».
«La magia del cinema è stata lo spirito guida che ha portato oggi il Festival del Cinema Italiano di Madrid a celebrare una lunga e importante storia di successo che accompagna da 18 anni la fortunata stagione del Cinema italiano all’estero – dichiara Elena Fontanella, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid -. Edizione, questa del 2025, che cavalca il futuro per offrire al pubblico spagnolo una veste rinnovata sulla scia culturale dei grandi festival italiani, grazie al direttore artistico Giulio Base che con entusiasmo e sostegno professionale ha guidato questo delicato passaggio. Rinnovata nel format con l’aumento di sale ed eventi per diffondersi nella città con l’obiettivo di sviluppare la passione e la conoscenza della cultura cinematografica e della lingua italiana e al contempo coltivare la immensa e preziosa potenzialità di assonanza e di dialogo professionale con la grande esperienza spagnola. Quest’anno il Piemonte è la regione ospite del festival, e sono felice che Madrid possa scoprire il suo territorio e le sue eccellenze».
Durante il Festival, la Regione propone una vetrina delle proprie eccellenze. Il pubblico le scopre attraverso contenuti video nelle sale cinematografiche e una campagna di affissioni nelle principali stazioni della metropolitana, che mostrano dai paesaggi invernali delle montagne agli scenari estivi dell’outdoor, raccontando il territorio come meta di viaggio, luogo di cultura e destinazione aperta al mondo. A questa attività visiva e narrativa si affiancano momenti di promozione enogastronomica, con degustazioni dedicate ai prodotti simbolo del Piemonte e una cena di gala che propone un percorso culinario interamente costruito sulle eccellenze regionali.
A rafforzare ulteriormente il legame tra Torino e Madrid contribuisce la direzione artistica di Giulio Base, alla guida sia del Torino Film Festival sia del Festival madrileno. La chiusura del TFF e l’apertura della rassegna a Madrid tracciano una continuità ideale, dalle sale torinesi a quelle nel cuore della Spagna.
«Dirigere il Festival del Cinema Italiano di Madrid è per me sia un onore che una gioia. La gioia poi raddoppia perché la regione che abbiamo scelto di ospitare è il Piemonte, la mia terra – sottolinea Giulio Base, direttore artistico del Festival del Cinema Italiano di Madrid -. È come condurre, in un’altra casa, il vento di cinema e bellezza che mi ha cresciuto. Una responsabilità e un privilegio che accolgo con gratitudine profonda».
La rassegna si è aperta, nella giornata di ieri, con un evento speciale a cui ha partecipato il sottosegretario Claudia Porchietto: la musica del trombettista Paolo Fresu, accompagnato da Pierpaolo Vacca, ha salutato l’inizio del Festival e preceduto la proiezione di Fuori di Mario Martone. La serata inaugurale ha ospitato anche il conferimento del Premio alla Carriera a Monica Guerritore, che ha presentato in anteprima spagnola alcuni brani di Anna, il suo film d’esordio alla regia dedicato ad Anna Magnani, da lei stessa interpretata.
A Madrid, la delegazione piemontese è affiancata dalla Film Commission Torino Piemonte e dal Museo Nazionale del Cinema. FCTP partecipa per la prima volta al Festival grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e con il supporto della Regione Piemonte, presentando la filiera audiovisiva regionale a un gruppo selezionato di produttori spagnoli individuati dalla Madrid Film Office. Una delegazione di produttori piemontesi, insieme al direttore FCTP, Paolo Manera, ha partecipato all’opening del Festival e alle attività professionali organizzate per l’occasione. Le attività B2B si svolgeranno oggi, martedì 2 dicembre, alla Casa de la Panadería e comprendono la presentazione di case history di coproduzione Italia–Spagna, l’illustrazione dei servizi e dei fondi FCTP e incontri one-to-one tra produttori piemontesi e madrileni.
«Le occasioni di confronto a livello internazionale rappresentano da sempre un asset strategico di Film Commission Torino Piemonte. Per questa ragione abbiamo accolto con grande piacere l’opportunità di essere presenti a Madrid per la 18ª edizione del Festival del Cinema Italiano, con una serie di attività industry – commenta il direttore Paolo Manera, aggiungendo che – la Spagna si presenta sempre più come player di primo piano per l’industria dell’audiovisivo globale e siamo certi che questa missione di incontri e networking tra produttori piemontesi e produttori madrileni – coordinata insieme a Regione Piemonte e Istituto Italiano di Cultura di Madrid – possa rappresentare una grande intensificazione di sinergie per il futuro prossimo».
«Con molto piacere sarò a Madrid a promuovere l’immagine del Museo Nazionale del Cinema al Festival del Cinema Italiano, presentando il volume ‘Il Tempio del Cinema’, realizzato dal Museo in occasione dei 25 anni alla Mole Antonelliana ed edito da Allemandi – sottolinea Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino -. Il volume contiene anche un inserto fotografico dal quale sono tratte le immagini dalla mostra ‘Riccardo Ghilardi. Piano sequenza la Mole’, ospitato a Gallerie d’Italia Torino e che ritrae grandi protagonisti del cinema all’interno degli ambienti della Mole Antonelliana: un racconto per immagini che documenta ed esalta il rapporto tra il Museo e le figure che hanno segnato la storia della settima arte. Inoltre, verrà proiettato ‘Ritratti di cinema’, un documentario di Paolo Civati, presentato fuori concorso al TFF. Qui nove grandi registi – Jane Campion, Tim Burton, Ruben Östlund, Asghar Farhadi, Pablo Larraín, Damien Chazelle, Paul Schrader, Peter Greenaway e Martin Scorsese -, ospiti del museo negli ultimi anni, si confrontano sul senso del cinema e sui meccanismi che hanno reso il loro linguaggio inconfondibile, un modo per parlare di cinema e percorrere le loro filmografie, risalendo alle origini della loro creatività. Il film diventa così un viaggio visivo attraverso i volti, le storie e le voci di grandi personaggi, dialogando idealmente con il volume e arricchendone la narrazione».
La presenza al Festival del Cinema Italiano di Madrid, in un contesto di risonanza internazionale, conferma la regione come laboratorio di cultura, innovazione e creatività, mettendo in luce le sue eccellenze e trasformando i grandi eventi in leve concrete per sviluppo, promozione e opportunità sul territorio.
L’iniziativa, resa possibile grazie all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e al sostegno della Compagnia di San Paolo, vuole mostrare una regione capace di coniugare patrimonio, innovazione e accoglienza, rafforzando il dialogo con il pubblico, gli operatori culturali e i protagonisti dell’industria cinematografica spagnola.
STORIE PIEMONTESI a cura di https://crpiemonte.medium.com/
A monte della frazione di Candoglia nel comune di Mergozzo, sulla sinistra del fiume Toce, proprio all’imbocco della Val d’Ossola, si trovano le cave dalle quali proviene il marmo del Duomo di Milano
di Marco Travaglini
L’idea di usare quella pietra bianca, screziata di rosa, al posto del mattone per la costruzione della cattedrale fu di Gian Galeazzo Visconti che, per rifornirsi della materia prima, fondò la “Veneranda Fabbrica del Duomo”.

Il Signore di Milano, affascinato dalla bellezza cristallina del marmo, cedette in uso alla Fabbrica le cave di Candoglia, concedendo altresì il trasporto gratuito dei marmi fino al capoluogo lombardo, attraverso le strade d’acqua. Era il 24 ottobre 1387. E, da allora, per secoli, da quelle cave si è estratto il marmo che è servito a costruire il monumento simbolo del capoluogo lombardo, dedicato a Santa Maria Nascente, sormontato dalla madonnina che venne innalzata sulla guglia maggiore del Duomo negli ultimi giorni di dicembre del 1774.

Si trattava di un lavoro faticoso, ritmato da picconi, mazze, punte, cunei e palanchini. Così, partendo dall’impressionante caverna della cava Madre, la montagna è stata risalita, scavandola nel ventre, tagliando i blocchi di pietra con il filo in metallo. Il trasporto via acqua del materiale avveniva dal Toce al Lago Maggiore, lungo il Ticino e il Naviglio Grande per finire nel cuore della città fino alla darsena di S. Eustorgio, a Porta Ticinese. Così, grazie ad un ingegnoso sistema di chiuse, realizzato dalla “Veneranda Fabbrica”, il prezioso carico arrivava fino a poche centinaia di metri dal cantiere della Cattedrale. I barcaioli, per entrare in città senza pagare il dazio, utilizzavano una parola d’ordine — “Auf” — che in realtà era l’abbreviazione di Ad usum fabricae, cioè ad uso della Fabbrica, con la quale potevano passare senza versare il tributo imposto.

In Lombardia, e non solo, è rimasta traccia di quell’usanza nell’espressione “A ufo” , intesa come “gratuitamente”. Chissà, poi, perché, a differenza del “gratis”, si è sempre più connotata con un profilo negativo, ma questa è un’altra storia… Il Cavalier Agenore Brusa, grossista di legname, proveniva da una delle famiglie che avevano, per generazioni, fornito il materiale alla Veneranda, un fatto che lo rendeva oltremodo orgoglioso. “Bei tempi quelli, caro Giovanni. Mio nonno, prima, e mio padre poi hanno lavorato per la Fabbrica di Candoglia tutta la vita. E ora, dopo che anch’io ho fatto la mia parte, tocca al mio Giulio tenere alto il buon nome dei Brusa” era solito ripetere all’amico Ambrogini.

Il ragionier Giovanni Ambrogini era il braccio destro del signor Brusa. Da oltre trent’anni, senza mancare un giorno dall’ufficio, teneva con scrupolo la contabilità della “Brusa & Figli”. Era diventato, per Agenore, quasi un fratello. E come tale lo trattava, chiedendo consigli e ascoltandone i punti di vista che, immancabilmente, teneva in gran considerazione. Per il resto, grazie all’impegno di tutti, la “Brusa & Figli” era un’azienda più che solida e al fidatissimo contabile l’anziano titolare garantiva un adeguato stipendio, commisurato ai suoi servigi. Da troppo tempo, per mille ragioni, il signor Agenore non si recava a Milano, in visita al Duomo. L’ultima volta, con uno sforzo di memoria, immaginò fosse stata quand’era nato il piccolo Giulio. Ma da allora, di anni n’erano passati ben trentadue. “Occorre andarci, a Milano”, comunicò al ragioniere. “E ci andremo insieme, caro Giovanni. Così vedrai anche tu come sono conosciuto in quella città. Devi sapere che è proprio grazie alla mia attività al servizio della Fabbrica del Duomo che mi hanno insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro”.

Agenore teneva moltissimo a quel titolo e amava, come lui stesso affermava, “vestirsi con l’abito giusto”, quello “da Cavaliere”, una divisa che, per l’imprenditore, equivaleva a pantaloni e giacca di fustagno scuro, camicia bianca e corto cravattino nero, scarpe comode e, in testa, un vecchio “Panizza” di feltro al quale teneva molto, regalatogli dal padre Igino. I due partirono dalla stazione di Verbania-Fondotoce con il treno delle 6,29. Era un sabato e non faticarono a trovare posto a sedere sul treno mezzo vuoto, dato che gran parte dei pendolari che si recavano ogni giorno a Milano per lavoro avevano terminato la loro settimana. A Porta Garibaldi presero la linea verde della metropolitana fino a Cadorna e da lì, con la linea rossa, giunsero a destinazione alla fermata “Duomo”. Uscendo dalla metropolitana, in cime alle scale, si trovarono davanti l’imponente e gotica sagoma del Duomo. “Ah, che meraviglia”, esclamò estasiato il Cavalier Brusa, agitando la mano destra dove, tra indice e medio, teneva l’immancabile sigaro toscano. Il ragionier Ambrogini, estrasse dalla tasca un piccolo bloc-notes , leggendo i suoi appunti. “La quarta chiesa in Europa per superficie, dopo San Pietro in Vaticano, l’anglicana Saint Paul di Londra e la cattedrale di Siviglia ;la più importante dell’arcidiocesi milanese, sede della parrocchia di Santa Tecla..”. Il buon Giovanni, preciso come un ferroviere svizzero, si era documentato ben bene. Al Cavaliere quell’accuratezza, diligente e meticolosa, piaceva molto. In molti consideravano l’Ambrogini un pignolo, persino un po’ pedante, ma ciò che i più consideravano un difetto, per Agenore Brusa rappresentava una qualità. E che qualità: cura, scrupolo e rigore! Il massimo che potesse desiderare dal suo più stretto e fidato collaboratore.

Lo ascoltava, ammaliato, senza dimenticarsi di ricambiare — con un cenno di capo — al saluto che gli era stato rivolto da alcuni passanti. “Ci sono voluti cinque secoli per costruirlo, durante i quali si sono avvicendati nella Fabbrica del Duomo architetti, scultori, artisti e maestranze, provenienti da tutta Europa. Il risultato è un’architettura unica, una felice fusione tra lo stile gotico d’oltralpe e la tradizione lombarda. Con una decorazione impressionante di guglie, pinnacoli, cornici e un patrimonio immenso di oltre tremila statue. E sulla più alta delle 145 guglie, la celeberrima Madonnina che non è d’oro, ma ricoperta di fogli d’oro”. Il ragioniere era, come sempre, sintetico ed esauriente. A quel punto il Cavalier Brusa lo esortò a varcare il doppio portale in bronzo.

“Forza, Giovanni. Andiamo a vedere anche all’interno com’è stato magistralmente lavorato il nostro marmo! A proposito, hai visto che persone ben educate? Salutano, cortesemente. Si vede che anche qui conoscono i Brusa, con tutto quello che abbiamo fatto per Milano, eh?”. Spento il toscano sotto la suola della scarpa e riposto in tasca il resto del sigaro ( Brusa era un parsimonioso e il suo motto era “non si butta via niente”), entrarono in Duomo, rimanendo a bocca aperta davanti alle cinque navate. Quella centrale, poi, era davvero ampia e alta e ai lati si potevano ammirare magnifiche vetrate istoriate che raffiguravano scene religiose. Una di esse, superba, rappresentava il Giudizio Universale. Il Cavalier Brusa, informato dal fedele Giovanni, di ciò che conteneva la teca sopra il coro, voleva a tutti i costi ammirare quel chiodo che si riteneva provenisse della croce di Gesù e si avviò in quella direzione con ampie falcate. Mentre camminava, s’accorse degli insistenti sguardi da parte delle persone che incontrava.

Alcuni sgranavano gli occhi, altri si davano di gomito. Mentre avanzava impettito, gli venne incontro un sacerdote in chiaro stato d’ansia, visibilmente affannato. Il prelato , rivolto al Cavaliere, ripeteva concitato la stessa breve frase, in milanese: “ Sciur, al Brüsa”, “Sciur, al Brüsa”, “Sciur, al Brüsa”. Agenore Brusa, voltandosi verso il ragionier Ambrogini, disse soddisfatto: “Vedi, Giovanni. Qui mi conoscono tutti”. Solo in quel momento il povero ragioniere s’accorse che la marsina del suo principale stava andando in fiamme. Evidentemente il toscano non era stato spento bene e si era ravvivato nella tasca. Il prete, sicuramente lombardo e certamente alterato, aveva lanciato l’allarme rivolgendosi al Cavaliere in dialetto meneghino e quel “Sciur, al Brüsa”, più che ad una individuazione dell’identità del signor Agenore equivaleva all’allarmante fumo che proveniva dal vestito del medesimo, ignaro, visitatore del Duomo. Così, spento l’incendio, i due lasciarono la cattedrale e Milano, frastornato e ammutolito, Giovanni Ambrogini, contrariato e scuro in volto, il Cavaliere che, una volta tanto e suo malgrado, era stato costretto a venir meno al suo principio del “non buttar via niente”, lasciando in un bidone della spazzatura la giacca bruciacchiata e quel resto di sigaro che aveva tenuto per il viaggio di ritorno.
Con l’apertura delle prime due caselle del Calendario dell’Avvento in piazza San Giovanni, Torino ha mosso ieri il suo primo passo nel clima delle feste. Tanti i torinesi e i visitatori le persone che, accompagnate dai canti dell’Academy Gospel Choir, si sono radunate attorno al grande calendario firmato Teatro Regio e ispirato ai bozzetti di Emanuele Luzzati.
“Come da tradizione – ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo -, oggi siamo qui per aprire le prime due caselle del Calendario dell’Avvento, con i nostri Vigili del Fuoco, che desidero ringraziare per il loro aiuto e per il loro lavoro quotidiano a tutela della nostra comunità. Ci avviciniamo al Natale, un periodo che porta con sé un messaggio di luce e di serenità, che la Città ha voluto diffondere mettendo in campo per queste festività tante iniziative in tutti i quartieri. Alle torinesi e ai torinesi auguro che questo Natale sia un momento di riflessoine, di gioia e di speranza per il futuro”.
Il programma delle iniziative della Città di Torino per il Natale proseguirà venerdì 5 dicembre con l’inaugurazione del Villaggio di Natale in piazza Solferino. Lunedì 8 dicembre si entrerà nel vivo dei festeggiamenti con l’accensione del Presepe di Emanuele Luzzati alle ore 16 ai Giardini Sambuy, l’apertura di Palazzo Civico ai cittadini alle ore 17.30, con l’accensione dell’albero di Natale e gli incontri con babbo Natale e infine, alle ore 18.30, l’inaugurazione del Boschetto di Natale in piazzetta Reale. Per il terzo anno consecutivo torna anche il Teatrino di Natale, che sarà inaugurato martedì 9 dicembre alle ore 11 in piazza Carlo Alberto.
TorinoClick
Importante la Conferenza tenuta ieri sera dal Cardinal Mariano Crociata nella Basilica molto amata dai torinesi, la Consolata. Il Cardinale ha illustrato il ruolo dei cristiani nella Grande Europa continentale, Ucraina e Russia comprese, suddivisi tra cattolici, ortodossi e protestanti. La posizione più coerente e più giusta è quella del Santo Padre Leone XIV. Il Cardinale è stato schietto nell’ illustrare limiti e contraddizioni. Importanti i riferimenti alla Dottrina sociale della Chiesa su cui si sono formati molti cattolici impegnati in politica e che dal 45 ad oggi hanno dato i governi che hanno dato di più al nostro Paese in termini di sviluppo, lavoro e benessere. Mentre negli ultimi trent’anni la bassa crescita della economia , in particolare a Torino, ha aumentato molto le diseguaglianze. Pace e sviluppo economico rimangono a i cardini, a mio parere, dell’impegno sociale e politico dei cattolici. Tra la Destra e la Schlein – dico io – c’è un ampio spazio per ridare un’anima alla politica anche locale che rilanci una Città che anche nell’ultima classifica sulla qualità della vita si trova al 57° posto sui 107 capoluoghi di provincia con la metà della Città che sta male ed è ai margini della politica amministrativa. Ieri sera queste cose mi venivano in mente mentre mi trovavo a venti metri dalla tomba di un grande Vescovo Cesare Nosiglia che sul disagio sociale disse parole forti e di verità.

Dal Consiglio regionale solidarietà alla Stampa
Il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, esprime soddisfazione per l’approvazione all’unanimità, da parte dell’Ufficio di Presidenza e successivamente dell’intera Aula, dell’Ordine del Giorno, di cui è primo firmatario, che condanna con fermezza le gravi azioni perpetrate nei giorni scorsi ai danni della redazione del quotidiano La Stampa.
“Sono felice che sia stato approvato un documento che esprime solidarietà ai giornalisti e condanna senza ambiguità le violenze subite dalla redazione. È un atto doveroso, che auspico venga adottato anche da tutti gli altri organismi istituzionali, perché non basta una condanna ideale: serve una presa di posizione concreta contro i soliti facinorosi e teppisti che pensano di intimidire l’informazione libera”, dichiara il Presidente Nicco.
Il Presidente sottolinea inoltre come sia necessario che nessuna istituzione, associazione o realtà organizzata diventi – anche solo indirettamente – un luogo di copertura o tolleranza verso comportamenti violenti e intimidatori: “Nessuno può permettere che subdoli atteggiamenti diventino ‘covo’ per chi si macchia di simili azioni violente. Su questo dobbiamo essere uniti e intransigenti”.
Venerdì 5 dicembre prossimo, in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato Vol.To RTS organizza la terza edizione dello StraVol.To, una caccia al tesoro solidale pronta ad animare il centro di Torino con gesti di cittadinanza attiva, con l’obiettivo di rafforzare l’evento di volontariato in città e creare sinergia tra le associazioni, coinvolgendo le generazioni più giovani. La manifestazione StraVol.To è nata nel 2023 ed è stata capace di riunire ogni anno centinaia di persone: volontari degli enti del Terzo Settore, giovani in servizio civile e cittadini che desiderino avvicinarsi a un’idea concreta di solidarietà. Tra prove fotografiche, esercizi di creatività urbana, enigmi e giochi poetici, verrà portata un racconto collettivo fatto di impegno civico e spirito comunitario. La città diventerà un palcoscenico in cui il mondo del volontariato avrà la possibilità di mostrare la propria forza, suscitare curiosità e invitare chi osserva a immaginarsi parte attiva di una comunità solidale. L’edizione 2025 si terrà nel pomeriggio di giovedì 5 dicembre con ritrovo in piazza Bodoni alle 13.30. L’avvio della giornata sarà accompagnato da una presentazione ufficiale affidata a Enrico Balsamo, comico, ventriloquo e illusionista noto al grande pubblico per le sue partecipazioni a Tu si que Vales ed Eccezionale veramente. Con la sua energia e il suo stile, Balsamo introdurrà in modo simbolico le terre Giornate dedicate al dono e alla solidarietà, offrendo un momento di leggerezza e condivisione aperto a tutti.
“La StraVol.To – ha dichiarato il Presidente di Vol.To Stefano Meneghello – testimonia in modo concreto la vitalità del volontariato torinese, capace di rinnovarsi e dialogare con pubblici sempre più ampi. A og i edizione e cresce la partecipazione esi rafforza la percezione del valore sociale che il volontariato porta nella vita della città. Il formato della manifestazione, costruito con un linguaggio più immediato e con modalità di gioco e interazione, permette di avvicinare nuovi cittadine e far conoscere la ricchezza delle associazioni attive sul territorio, valorizzando il lavoro dei volontari e delle volontarie, favorendo la relazione e la rete tra realtà diverse. In questo quadro, il Centro Servizi Vol.To ETS, come punto di riferimento per la promozione del volontariato a Torino, è centrale. La sfida più rilevante riguarda il coinvolgimento stabile di nuove generazioni”.
Per iscriversi e ricevere aggiornamenti sull’iniziativa è possibile compilare il modulo online disponibile sul sito di Vol.To ETS o scrivere a stravolto@volontariatotorino.it
Mara Martellotta
