ilTorinese

In piazza Statuto la Drogheria Cavaletto

Venerdì 9 gennaio dalle ore 11 s’inaugura in piazza Statuto 4 a Torino la Drogheria Cavaletto,
lo spazio espresso. Un progetto contemporaneo che affonda le radici in un piccolo pezzo di storia
della monumentale piazza Statuto.
Affacciata sotto i portici, la Drogheria Cavaletto per decenni è stata un punto d’incontro per i
gourmet della città. Dapprima nel 1934 come bottega di spezie, pasta, olio e caffè, avviata da
Francesco Berta che aveva appreso l’arte della tostatura da Luigi Lavazza in via San Tommaso 10.
Poi nel dopoguerra come piccolo tempio di dolci e prelibatezze scelti con cura dalla moglie
Marianna Cavaletto e dalla figlia Renata Berta che avevano continuato l’attività di Francesco
morto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Negli Anni Sessanta, Giovanni Toppino, marito di Renata, attuò la seconda trasformazione
puntando su vini selezionati, cioccolato artigianale e prodotti ricercati che richiamarono clienti da
tutta la città, affascinati anche dalle celebri vetrine con cartelli realizzati a china e slogan originali.
Oggi la Drogheria Cavaletto torna a vivere come “spazio espresso”, per vendere, esporre
e festeggiare. Un format nuovo che riporta la bottega nel presente senza cancellarne la memoria:
cento metri quadrati modulabili su due livelli, grandi vetrine, salotto e cucina per ospitare
temporary store, pop up, eventi, mostre e tanto altro. Vetrina per le imprese ma anche luogo per
accogliere progetti e nuove idee, per incontrare e incontrarsi.
E con questo spirito, Drogheria Cavaletto è lieta di accogliere per l’inaugurazione l’artista
Francesca Casale , aka SENSU, la cui ricerca intreccia arte olfattiva e visiva. Qui presenta
Smell of Love una installazione già parte della mostra In Your Life di K-Way®. Il progetto intende unire creatività e olfatto, ispirandosi ad uno dei simboli iconici del design moderno: la Moka
Express Bialetti®. L’opera è costituita da tre stazioni olfattive, che trattengono al loro interno l’odore
del caffè a intensità differenti. I filtri delle moka sono contenuti nel cuore di sacche che invitano lo
spettatore a sperimentare memoria, emozione e narrazione attraverso l’olfatto.
Benvenuti allo “Spazio espresso”. Alma Toppino e Vittoria Lupo vi aspettano venerdì 9 gennaio dalle
ore 11, in piazza Statuto 4, per condividere storie, aromi e sapori.

Sandokan a Torino

 

Esattamente cinquant’anni fa, la sera di domenica 6 gennaio 1976, nella calza della befana, i telespettatori italiani trovano una vera e propria novità sul piccolo schermo: lo sceneggiato “Sandokan”, liberamente tratto dai romanzi del ciclo malese di Emilio Salgari. Sei puntate ambientate nel periodo della colonizzazione britannica dell’India che narrano le avventure del principe malesiano spodestato e pirata gentiluomo per vendetta, noto come la “Tigre di Mompracem”, interpretato dall’affascinante Kabir Bedi. Più di 27 milioni di italiani si appassionano alle gesta dell’eroe amato da intere generazioni e a quelle della “Perla di Labuan”, la bellissima Carole Andrè sulle note di una musica molto orecchiabile – ” Sandokan, Sandokan, giallo il sole la forza mi dà” – di Guido e Maurizio De Angelis, i mitici Oliver Onions. Rimasto famoso nel tempo è pure l’indimenticabile e spettacolare combattimento tra Sandokan ed una tigre. Incredibilmente un personaggio inventato quasi un secolo prima senza particolari clamori diventa un successo strepitoso.

Nel febbraio del 1976 il Sandokan televisivo arriva accolto dalle folle anche a Torino, e si affaccia per salutare l’innumerevole pubblico dalla finestra dell’abitazione di Emilio Salgari, in corso Casale 205. Ma se si torna indietro nel tempo qui a Torino troviamo anche il primo Sandokan, quello cinematografico: l’attore Luigi Pavese, nato ad Asti, della dinastia artistica torinese dei Pavese, insieme al fratello Nino e sua figlia Paila e poi spalla insuperabile di Totò, che nel 1941 interpreta contemporaneamente ben due film tratti da Salgari: “I pirati della Malesia” diretto da Enrico Guazzoni e “Le due tigri” per la regia di Giorgio Simonelli, girati a Cinecittà. Mentre anni e anni dopo, nel 1974, ma poco prima però dello sceneggiato dallo strepitoso successo realizzato dal regista Sergio Sollima, sempre a Torino il grande Ugo Gregoretti viene invitato dalla Rai a ridurre per la Tv dei ragazzi “Le tigri di Mompracem, il primo romanzo che narra le gesta di Sandokan.

Con l’audacia e l’originalità che sempre lo hanno contraddistinto Gregoretti realizza con la scenografia ed i costumi del torinese Eugenio Guglielminetti, una delle cose migliori che abbia fatto la televisione grazie soprattutto ad un giovane Gigi Proietti con tanto di turbante che dà un saggio strepitoso delle sue capacità mimiche che poi apprezzeremo tutti nell’arco della sua carriera. Per rimanere invece ai giorni nostri in questo periodo al Mufant, il Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, in piazza Riccardo Valla, si può visitare sino al 26 marzo 2026 la mostra “Sandokan. Il ritorno della tigre”, dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 19. Un bel viaggio nel mondo avventuroso di Emilio Salgari tra romanzi, cinema, fumetti e tv, dal celebre sceneggiato con Kabir Bedi alla nuova serie con Can Yaman.

Igino Macagno

“Argo” in scena al Gobetti

Debutta mercoledì 7 gennaio alle 20.45, al teatro Gobetti di Torino, “Argo”, diretto da Serena Sinigaglia con testo originale di Letizia Russo, liberamente ispirato al romanzo “Storia di Argo” di Mariagrazia Ciani.

Sul palcoscenico di via Rossini si muovono tre figure femminili interpretate da Ariella Reggio, Maria Ariis e Lucia Limonta. Sono Vera, un’anziana donna di 85 anni fragile e disorientata dall’Alzheimer, Beatrice, la figlia che insiste nel riportarla per un ultimo viaggio nella città di Pola, e Carla, trentenne, portatrice di un’eredità fatta di silenzi e nodi mai sciolti.

Lo spettacolo ripercorre la vicenda dell’esodo forzato degli istriani nel secondo dopoguerra, tema centrale anche del romanzo di Ciani. Nella memoria confusa di Vera affiora soprattutto il ricordo del cane York, dal quale fu costretta a separarsi dolorosamente durante la fuga. York diventa così una figura simbolica, richiamando il cane Argo dell’Odissea: emblema di fedeltà, ma anche di perdita.

È proprio attorno a questo legame che si intrecciano le storie delle tre donne in cammino verso Pola, la città lasciata da Vera quando era bambina e dove Beatrice desidera accompagnarla un’ultima volta. Lo strappo dell’abbandono e la violenza della partenza forzata vengono raccontati attraverso la separazione della piccola Vera dal suo cane, metafora intima e potente dell’esilio.

Nel romanzo Storia di Argo, Mariagrazia Ciani non adotta un taglio storico o documentaristico, ma costruisce il racconto per frammenti interiori, usando immagini, allusioni e metafore, evitando ogni tono polemico o saggistico.

La regista Serena Sinigaglia ha voluto ambientare la vicenda nel presente, mettendo al centro il dialogo tra generazioni di donne, scegliendo un testo capace di affrontare con delicatezza e profondità un tema complesso e sensibile come quello del peso della memoria.

Teatro Gobetti
Argo – dal 7 all’11 gennaio 2026
Via Rossini 8, Torino

Orari

  • Mercoledì e venerdì: ore 20.45

  • Giovedì e sabato: ore 19.30

  • Domenica: ore 16.00

Biglietteria Teatro Carignano
Piazza Carignano 6 – Torino
Tel. 011 5169555
Email: biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Freddo pungente e gelate: Torino in pieno inverno

/

Torino entra in una fase di pieno inverno, con un brusco calo delle temperature che a partire da queste ore, porterà sulla città un’ondata di aria molto fredda di origine polare. Le correnti gelide in arrivo dal Nord Europa stanno scivolando verso l’Italia settentrionale, determinando un contesto meteorologico decisamente rigido e poco favorevole a un rapido rialzo termico nei prossimi giorni.

Nel capoluogo piemontese il cambiamento sarà percepibile soprattutto tra la notte e le prime ore del mattino, quando i termometri scenderanno frequentemente sotto lo zero. Le gelate interesseranno non solo le zone periferiche e la cintura torinese, ma anche diversi quartieri cittadini, con possibili formazioni di brina su auto, marciapiedi e superfici esposte. Anche durante il giorno le temperature faticheranno a salire, mantenendosi su valori bassi e inferiori a quelli normalmente attesi per questo periodo dell’anno.

Il freddo, tuttavia, non sarà necessariamente accompagnato da piogge o nevicate diffuse. Anzi, molte giornate potrebbero risultare stabili e in parte soleggiate, ma con un’aria pungente che renderà l’atmosfera particolarmente rigida. L’umidità tipica della Pianura Padana contribuirà ad accentuare la sensazione di gelo, facendo percepire temperature più basse di quelle effettivamente registrate.

Questa situazione richiederà particolare attenzione, soprattutto nelle ore mattutine, quando le superfici stradali potrebbero risultare scivolose. È consigliabile proteggersi adeguatamente con abbigliamento caldo, coprendo bene mani, collo e testa, e prestare prudenza negli spostamenti, in particolare a piedi o in bicicletta.

Le attuali tendenze indicano che il clima invernale resterà protagonista ancora per diversi giorni, senza segnali evidenti di un immediato ritorno a condizioni più miti. Torino, dunque, si prepara a vivere una settimana caratterizzata da un freddo secco e persistente, che riporta la città in una dimensione pienamente invernale, fatta di mattine gelide, aria frizzante e temperature che invitano a riscoprire cappotti, sciarpe e guanti.

Rilanciare l’aeroporto di Torino perché aiuti il rilancio della Città e della Regione

Caro Direttore,
Da almeno dieci anni dico che l’aeroporto di Torino, una delle strutture, o Asset come si dice oggi, più importanti per lo sviluppo e la crescita della nostra economia cittadina e regionale, viaggia al di sotto delle sue potenzialità e quindi non dà alla nostra economia il contributo di PIL di cui avremmo bisogno visto che da venticinque anni cresciamo al di sotto delle prime città del nostro paese. Crescere di più vorrebbe dire creare nuovi posti di lavoro, vorrebbe dire dare una spinta a tutte le nostre attività commerciali, dagli alberghi ai negozi, ai taxi etc. Un aeroporto efficiente attira investimenti di nuove aziende etc.etc. Ma complici anche giornalisti e pubblicità si guarda sempre il dito cioè il numero dei passeggeri e dei voli senza guardare alla Luna e cioè alla classifica degli aeroporti italiani, nella quale Torino è solo tredicesima per numero di passeggeri, uno scandalo. Bologna ha due volte il numero di passeggeri.
Che l’aeroporto sia tra i più importanti motori di sviluppo della Città lo dimostra il fatto che una volta il Comune e la Regione erano azionisti nell’aeroporto che solo la limitata visione della sinistra portò a intitolare a Pertini invece di intitolarlo al più grande Statista italiano, nato e morto a Torino, Camillo Benso Conte di Cavour. Comune e Regione con bilanci difficili hanno venduto le proprie azioni ma avrebbero potuto contare nella gestione strategica dell’aeroporto se avessero tra i consiglieri comunali e regionali un esperto di trasporti. Per scarsa capacità strategica dei partiti e per colpa degli elettori che scrivono il nome sulla scheda elettorale,  in Comune e in Regione non c’è un esperto di trasporti e di logistica. Il risultato è che è bastato che venissero dirottati 5 voli da Bergamo e il nostro aeroporto è andato in tilt. Ora finalmente si sono mossi i sindacati ma il compito più importante spetta a Comune e Regione. Se ne discuterà finalmente in Consiglio Comunale e Regionale. Se vogliono, come feci per la TAV,  preparo gratis un documento strategico per rilanciare l’aeroporto torinese e conseguentemente l’economia della nostra Città e della nostra Regione.
Buona Befana
Mino GIACHINO 
responsabile torinese UDC

Uomo accoltella donna che non conosceva

Un uomo di 40 anni è stato arrestato dalla polizia a Novara. Ha accoltellato nel cortile di casa una vicina, 62 anni. La donna è stata ferita al petto ma non è in pericolo di vita. L’aggressore ha agito per un disagio psicologico, ma non conosceva la donna.

Torna a casa e trova ladro in camera da letto

 

Bussoleno (TO). Aveva fatto rientro a casa dopo i festeggiamenti di Capodanno, il proprietario di un appartamento situato nel comune di poco più di cinquemila abitanti della Val di Susa. Nell’avvicinarsi alla porta dell’abitazione, però, si era accorto del vetro di una finestra infranto.

Temendo che dentro casa vi fosse qualcuno, il proprietario ha immediatamente allertato i Carabinieri, i quali, nel giro di pochi minuti, sono arrivati sul posto, cogliendo sul fatto un uomo, con una torcia sulla fronte e una sul letto, impegnato a rovistare i cassetti e gli armadi nella camera da letto del proprietario.

Il reo, venticinquenne e in Italia senza una fissa dimora, è stato tratto in arresto, in flagranza di reato, per “furto in abitazione”. Su disposizione della Procura di Torino, l’arresto è stato convalidato. La pena è sospesa.

Successo per la “Befana dei Pompieri” al Regina Margherita

Torino, 5 gennaio 2026 – L’Epifania porta gioia e innovazione nei corridoi dell’Ospedale Infantile Regina Margherita

La tradizionale visita della Befana si trasforma in un evento speciale: la vecchina abbandona la scopa per sfrecciare a bordo di una mini-autopompa fiammante, regalando ai piccoli pazienti una giornata di assoluta meraviglia.

Il cuore dell’iniziativa è la consegna ufficiale di una mini-autopompa VVF, un carrello speciale donato dall’ANVVF e realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il mezzo entra da oggi in servizio nei reparti: non è solo un gioco, ma uno strumento terapeutico che trasforma i trasferimenti clinici in un’avventura, riducendo drasticamente il trauma del ricovero.

Accanto ai Vigili del Fuoco, l’UNICEF Italia concretizza la sua missione consegnando i kit del “Regalo Sospeso”. Questi cofanetti, ricchi di attività educative sui diritti dell’infanzia, portano sollievo ai bambini in ospedale e contemporaneamente garantiscono aiuti salvavita ai minori nei paesi in via di sviluppo.

“A ben guardare, non siamo noi i donatori: sono i bambini che, regalandoci un sorriso, ci riempiono il cuore di gioia. È proprio in quella scintilla di meraviglia nei loro occhi che ritroviamo il senso del nostro impegno,” commenta, Presidente provinciale ANVVF Torino “Siamo certi che questa mini-autopompa non sia solo un gioco, ma un ponte verso la serenità, capace di trasformare l’ospedale in un luogo più accogliente e, per quanto possibile, colmo di gioia.”

“Il Regalo sospeso è un’iniziativa che moltiplica la solidarietà perché ci consente di portare regali ai bambini ospiti negli ospedali e in case famiglia e allo stesso tempo di portare aiuti ai bambini nei paesi in via di sviluppo, grazie alle donazioni di chi decide di sostenere l’iniziativa.

Siamo felici oggi di partecipare alla consegna presso l’Ospedale Regina Margherita, insieme con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino e l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale” ha dichiarato, Presidente del Comitato Regionale UNICEF del Piemonte.

L’evento si conferma un pilastro nel percorso di umanizzazione delle cure, dimostrando che il gioco è una medicina fondamentale per il recupero dei piccoli pazienti.

Epifania: breve storia della vecchina sulla scopa

Quando ero piccola, la sera del 5 gennaio, lasciavamo una tazza di tè adornata di biscotti vicino alla finestra; ricordo il davanzale su cui posavamo la bevanda fumante e il tinello minuto da cui, allora di cena, il vapore della pasta scolata appannava i vetri della cucina; rammento che giocavo a disegnare faccine sorridenti con le dita, e al di là dei tratti creati dai polpastrelli spiavo la collina sorvegliata da Superga.

Uno dei nostri rituali familiari: la mamma prendeva dalla credenza – la stessa in cui si trovava il piattino per il Topolino dei denti –  una chicchera del servizio bello, una di quelle in porcellana, decorata con fiorellini e rifinita in oro, la riempiva con la bevanda incandescente e poi sistemava il tutto vicino alla finestra. È per me un ricordo senza odori né suoni, una pura immagine nitida e immobile, una di quelle cose che mi torneranno immutate alla mente ogni qual volta riaffiori il ricordo.
Chissà in quanti perseverano in questa abitudine tutta italiana?
Chissà quante vetrate caserecce rifletteranno le sagome di infusi e biscotti nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio?


Mi è sempre piaciuta la ricorrenza dellEpifania, ancora oggi appendo simpatiche befane alle maniglie delle porte di casa, anche se è ormai da un po che mi dimentico di preparare la colazione notturna per la vecchina. Daltronde crescere significa anche questo, mettere in secondo piano tutte quelle piccole cose che un tempo erano tanto importanti.
Questa volta però vorrei contribuire anche io ad alleviare il viaggio della Signora che ci porta via le feste, scrivendo questo pezzo sulla sua storia, nella speranza di allietare voi, cari lettori, e magari anche lei, chissà che, mentre sorseggia un the su qualche davanzale, tirando fuori da una tascona rattoppata un inaspettato tablet, si metta a leggere queste mie parole.
E intanto che mi accingo a chiacchierare con voi, la nostra bella Torino si organizza per offrirci un 6 gennaio ancora di festa; èpossibile approfittare del momento di relax passeggiando per il centro, adocchiando qualche saldo anticipato, oppure andando a teatro o al cinema, o ancora ci si può giovare delloccasione per visitare qualche museo. 

È tuttavia innegabile che latmosfera, qualsiasi attività si decida di intraprendere, è ormai malinconica e nostalgica. Il Natale, quella che per i più è la festa più attesa dellanno, è ormai passato, e la bella stagione pare ancora più lontana di quanto non sia in realtà.
La nebbia e lumidità non ci aiutano, cari concittadini, ma questa è Torino e questo è il momento di farci forza e resistere fino allo sbocciare delle prime gemme. Torniamo dunque a noi e al proposito che mi sono data: un breve racconto della festa dellEpifania e delle origini della vecchietta che elargisce carbone e dolcetti.


Prima di tutto è opportuno sottolineare che lEpifania è una festa italiana pressoché sconosciuta nel resto del mondo. In molte regioni, ancora oggi, si eseguono nel giorno del 6 gennaio rituali con caratteristiche simili a quelli del Carnevale, in cui il Maligno viene scacciato dai campi grazie al fracasso di pentoloni fortemente battuti, o vengono accesi fuochi imponenti o ancora si costruiscono fantocci a forma di vecchia che poi devono essere arsi nella notte seguente.
Il nome della protagonista della festa deriva dalla corruzione lessicale del greco epifáneia manifestazione, attraverso bifania e befania, fino allattuale befana.
Dellanziana figura folclorica  la caratteristica principale è quella del consegnare regali ai bambini, qualità che la collega ai personaggi di Babbo Natale e San Nicola, ma anche alla tradizione romana dei Saturnalia, festività in cui  si scambiavano le strenne, ossia i doni augurali, dal latino strena, regalo di buon augurio.


Si tratta di una ricorrenza dalle origini antiche, le cui radici affondano, così come per il Natale, nelle usanze precristiane e popolari, a cui poi nel tempo si aggiungono elementi folcloristici e credenze religiose. È necessario fare riferimento ai riti pagani risalenti ai secoli X- VI a.C., diffusi soprattutto nelle aree germaniche e austriache, ma similari a rituali tipici delle popolazioni che vivevano, nello stesso periodo, nella penisola italica. Sono celebrazioni legate ai cicli stagionali, al propiziare gli dei per i raccolti e allauspicio di una florida rinascita di Madre Natura; abitudini che si ritrovano poi nelluso romano, quando, tra il solstizio dinverno e il Sol Invictus, venivano indetti banchetti e feste per esorcizzare, in compagnia di amici e parenti, la comune paura causata dalle notti più lunghe dellanno. Si tratta di dodici notti durante le quali era comune credenza che figure femminili si librassero sui campi coltivati per favorire la fertilità dei nuovi raccolti. Ed è da qui che viene il mito della figura volante.
Vi sono diverse ipotesi su chi fossero queste signore notturne, secondo alcuni si tratta di Diana, dea lunare, legata alla caccia e alla vegetazione, secondo altri invece è Sàtia, dea della sazietà, mentre secondo altri ancora è Abùndia, dea dell’abbondanza.


È doveroso approfondire il discorso sulla personificazione femminile della natura invernale, evidente nella tradizione nordica del centro e del nord Europa. In queste zone si diffonde il culto di Perchta, La splendente, anche nota come Signora delle bestie e guardiana del mondo animale. Secondo la mitologia è cugina di Holda, e come lei compare sulla terra nel periodo compreso tra Natale e lEpifania; Perchta può assumere due forme, la prima come bella e nivea fanciulla, la seconda come vecchia, rugosa, gobbuta e dal naso adunco, con capelli bianchi scompigliati e completamente vestita di stracci. Quale versione abbia riscosso più fortuna è evidente. In ogni caso Perchta è benevola, cammina con le scarpe usurate sui campi per dodici notti consecutive, rendendo propizio il raccolto, il suo errare termina in concomitanza con la nostra Epifania.


Perchta o Berchta, visita le case dei villaggi e si compiace nel trovarle in ordine e ben rassettate, al contrario non apprezza la pigrizia e disdegna le abitazioni poco pulite; protegge i bambini e le filatrici e, secondo il comune credo, è solita farsi vedere da chi, il 6 gennaio, lavora il fuso, a codeste persone regala arcolai e conocchie vuote, incitando le fanciulle a tessere  in modo impeccabile: chi fosse riuscita nellintento avrebbe ricevuto numerosi doni, chi invece avesse ingarbugliato il filo sarebbe stata vittima di dispetti da parte della Dea. Berchta è anche Signora del Corteo delle Fate, di cui fanno parte folletti, streghe, fate e animali, tra cui spicca una grande oca zoppa, vi sono poi anime di bambini e oggetti magici, soprattutto scarpe che camminano da sole.
Altre figure convergono e si sovrappongono a Perchta. La dea Holda o Holla e Frigg, Madre Divina anche conosciuta come Colei che viene prima di tutti gli altri.


Holla, dagli occhi luminosi, è la Signora dellInverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e della filatura. Solitamente ha laspetto di unanziana signora, dal volto rugoso e dai capelli canuti; è solita scendere nei campi innevati nelle notti vicine al solstizio dinverno, benedice il terreno e si assicura che la terra sia fertile per le prossime semine. La dea ha al suo seguito altre divinitàfemminili che cavalcano con lei in groppa a grossi gatti, inoltre fanno parte della sua schiera le anime dei bambini non nati o morti nei primi anni detà. Holla come Perchta –   visita le case, entra dal camino edelargisce doni e fortuna nelle dimore in cui trova pulizia, ordine e armonia, al contrario maledice le abitazioni sporche e disordinate.


Infine vi è Frigg, nella cui figura confluiscono diversi aspetti di Holla e Berchta. È la madre di tutte le divinità, gli spiriti e le creature naturali; la dea protegge lagricoltura e il bestiame, nonché il focolare delle case, veglia sui bambini e sulle madri. Tutto è dedicato a lei che ha creato il mondo, ma in particolare a Frigg è cara la filatura, poiché, secondo la leggenda, è lei la prima delle tessitrici. Le donne che lavorano bene il filo e portano avanti il lavoro con amore e dedizione saranno ricompensate, al contrario, chi esegue la tessitura in malomodo sarà severamente punito. Medesimo destino attende  chi tiene in ordine la casa e chi al invece la trascura.
Da queste leggende si evincono alcuni caratteri tipici della nostra Befana: laggirarsi di notte, precisamente in quelle vicine al solstizio, il poter volare, il portare doni e lessere di buon auspicio per chi in un qualche modo se lo è meritato.
La simpatica vecchina però ha con sé altri elementi simbolici che la rendono immediatamente riconoscibile.
Il fazzolettone la distingue dalle streghe anglosassoni, essa infatti non indossa nessun cappello a punta, ma una pezzóla di stoffa pesante, annodata in modo vistoso sotto il mento.
Vola su una scopa, simbolo di pulizia, purificazione e rinascita; la tradizione vuole che cavalchi loggetto al contrario rispetto alle altre streghe, tenendo le ramaglie davanti a sé.


La  vera Befana tiene i doni in sacchi di iuta slabbrati e antichi quanto lei, talmente deformati da parere dei calzettoni enormi; dentro si trovano dolciumi e leccornie per i bambini buoni e carbone e aglio per chi invece è stato un po troppo monello. Il dettaglio del carbone èquel che rimane degli antichi rituali dei falò propiziatori, è simbolo del rinnovamento stagionale e ricorda anche i fantocci bruciati durante le celebrazioni.
A partire dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma inizia a condannare pubblicamente i riti e le credenze pagane, sottolineandone linfluenza satanica; le abitudini però, come sappiamo, sono assai radicate nei comportamenti del popolo e difficili a scomparire, ne consegue unovvia sovrapposizione di nuovi concetti su antiche cerimonie e una complessa miscelanza di credenze che nascondono sotto un velo cattolico elementi pagani intelligentemente occultati. La figura femminile che vaga nella notte per risvegliare la natura si tramuta in una strega, brutta e spesso spaventosa, ma comunque non maligna.


Ulteriore tentativo di cristianizzare la giornata del 6 gennaio sta nellassociare la figura della Befana ai Magi. Si racconta che, una notte, i sacerdoti incontrarono una vecchina, alla quale chiesero indicazioni per proseguire nella giusta via che li doveva condurre da Gesù; pare che la donna non solo non li aiutò, ma rifiutò linvito degli uomini che la spronavano a proseguire con loro il viaggio. Secondo la leggenda, lanziana si sarebbe poi pentita e avrebbe iniziato a pellegrinare per la terra, consegnando doni ai bambini che incontrava sul suo cammino, nel tentativo di espiare la propria colpa.
Nel 1928 è introdotta la festività della Befana fascista, giornata in cui vengono distribuiti regali ai ragazzini più poveri; dopo la caduta di Mussolini tale festività continua ad essere in vigore nella sola Repubblica Sociale Italiana.
Nel periodo più recente la Befana entra nel calendario legale inserendosi allinterno dellanno gregoriano; a livello liturgico termina così il  Tempo Liturgico forte, o natalizio, e comincia quello Ordinario, ed è per questo che si recita: Epifania, tutte le feste porta via.
Quello che apprezzo di tale giornata è il fatto che si continui a festeggiarla. È una delle poche usanze rimaste intatte, nonostante linflusso della globalizzazione e la generale ondata di appiattimento delle culture, in nome di un politically correct che di corretto – a mio parere –  non ha granché.
Altro aspetto che mi affascina è il concetto che persevera nelle diverse tradizioni e che sopravvive al tempo: la figura ingobbita ricoperta di stracci è metafora dellanno vecchio, vissuto e consumato, è la secca natura invernale che volge al termine e ci lascia la possibilità di sperare nel periodo a venire.
La Befana è la Dea Anziana ormai pronta ad essere bruciata come un ramo secco, per far sì che dalle ceneri rinasca la Natura sotto la luna nuova, prima di perire però la donna distribuisce doni da piantare affinché nascano e crescano lanno successivo.
È dunque il momento dei buoni propositi, quali sono i vostri?

Alessia Cagnotto 

Lavori al canile di Chieri

La Giunta comunale ha deliberato un contributo di circa 150.000 euro per la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria presso il canile di Chieri, struttura di proprietà comunale ma gestita dalla sezione di Chieri dell’E.N.P.A.(Ente Nazionale Protezione Animali). Lo annunciano il vicesindaco e assessore al Bilancio Roberto Quattrocolo e la consigliera comunale Sveva Sapino, che ha la delega relativa a Tutela e Benessere degli animali.

Il canile, sito in Regione Tario e gestito dall’E.N.P.A, è un presidio sanitario che svolge importanti funzioni ed è una struttura a cui fanno riferimento numerosi altri Comuni dell’area chierese. Commenta il vicesindaco Roberto Quattrocolo: «Con questo stanziamento si potrà procedere alla sistemazione delle strutture direttamente dedicate alla custodia degli animali e di alcuni locali ed impianti del canile, migliorando così le condizioni di vita agli ospiti.  Oltre alle risorse per la manutenzione straordinaria, la Giunta ha approvato la proroga della convenzione per la gestione del canile sino all’inizio del febbraio 2029, per allinearla alla durata decennale del contratto di diritto di superficie stipulato con lo stesso E.N.P.A. Ai volontari va il nostro ringraziamento per l’impegno svolto, in particolare sul versante del contrasto del randagismo, dell’affidamento dei cani e della sensibilizzazione dei cittadini, sempre più necessaria a fronte dei sempre numerosi casi di rinuncia di proprietà».

Aggiunge la consigliera Sveva SAPINO: «Questo intervento non è solo un’azione di manutenzione ma una scelta politica chiara. Come Amministrazione riteniamo che il benessere animale sia indicatore imprescindibile di civiltà per una comunità. Investire sulle sue strutture significa garantire condizioni di vita più rispettose per i cani ospitati, ma anche affermare chiaramente che ogni animale, indipendentemente dalla sua storia o dalle sue possibilità di adozione, merita cure e rispetto. Questo impegno non sarebbe possibile senza il lavoro quotidiano dei volontari, che rappresentano un patrimonio straordinario, perché con competenza e dedizione si prendono cura non solo degli animali ma anche del legame tra il canile e la cittadinanza. Valorizzare il loro ruolo significa rafforzare una rete di responsabilità condivisa, che è alla base di una vera tutela del benessere animale».