Sono 5 gli anni di carcere per Don Alì, soprannominato il “re dei maranza”, finito a processo a Torino accusato di minacce e atti persecutori nei confronti di un maestro delle elementari. Alì Said, questo il suo vero nome, 25 anni, deve scontare una serie di condanne ormai definitive emesse in diverse città italiane, per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale ai furti.
Nel frattempo resta in attesa del giudizio per l’aggressione all’insegnante. Il suo avvocato ha richiesto una perizia psichiatrica; il giudice si pronuncerà venerdì.
C’è una settimana, a Torino, in cui le parole sembrano voler occupare ogni spazio. Sono gli appuntamenti in programma al Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino, che dal 16 al 21 febbraio propone un calendario fitto di incontri, presentazioni, gruppi di lettura e dialoghi capaci di attraversare letteratura, politica, diritto, cucina e mito. Più che una rassegna, una mappa culturale in cui linguaggi e prospettive diverse si incrociano, interrogando il presente.
Lunedì 16 febbraio: identità che attraversano l’oceano
Si comincia alle 18 con La letteratura italo-canadese: una storia che continua (Les Flâneurs), insieme alle curatrici Carmen Concilio e Giulia De Gasperi. È un incontro che parte da una domanda semplice solo in apparenza: cosa accade quando l’Italia diventa memoria o lingua scelta, e il Canada spazio narrativo in cui reinventarsi? La comunità italo-canadese prende forma attraverso scritture plurali che mettono in scena identità ibride, istanze LGBTQIA+, dialoghi tra generazioni. L’emigrazione non è più soltanto racconto di nostalgia, ma laboratorio di linguaggi. L’Italia resta come eco, il Canada come presente concreto: tra i due si intrecciano passato e futuro, radici e metamorfosi.
Alle 18.30 lo sguardo si allarga al mondo con L’Italia nella rivoluzione mondiale, nuovo numero della rivista di geopolitica LIMES, raccontato dagli analisti Federico Petroni, Raffaella Ventura e Valentina Porta, in collaborazione con YouTrend.
Martedì 17 febbraio: tra fumetti, fascismo e amori assoluti
Alle 18, da Barney’s, l’aperitivo si fa narrazione conMacarons e amore, con Chef Ojisan e Gaia Fredella a partire da Lacrime di cioccolata (Tora), nell’ambito di “Fumetti in tavola”. Il cibo diventa racconto di relazioni, desideri, gesti di cura. Tra piatti e tavole disegnate, i sentimenti prendono corpo: un fumetto gastronomico è un modo diverso di dire l’intimità.
Sempre alle 18.30, il filosofo Roberto Esposito presenta Il fascismo e noi (Einaudi), con Emilio Corriero e Alberto Martinengo. L’analisi non si limita alla storia: il fascismo viene descritto come “macchina pulsionale”, capace di generare consenso attraverso la combinazione di terrore e fascinazione.
In parallelo, Antonella Lattanzi guida il pubblico dentroAmare, perdersi – Le eroine dell’Ottocento e la nascita del sentimento moderno, nell’ambito di CioccolaTò. Emma Bovary, Anna Karenina, Catherine Earnshaw, le donne di Jane Austen: figure che hanno trasformato l’amore in esperienza radicale, febbre, rovina, libertà. Nell’Ottocento nasce la soggettività femminile moderna: la letteratura racconta per prima quella vertigine in cui passione e colpa si confondono. E ancora oggi ci riconosciamo in quelle pagine.
Mercoledì 18 febbraio: diritto, carcere, lingua e generazioni
Alle 18, Angelo Chianale presenta Il diritto dell’arte contemporanea (Giappichelli), con Gianmaria Ajani, Giulio Biino, Franco Noero e Rocco Mussat Sartor. L’arte incontra il diritto: autenticità, copyright, NFT, proprietà intellettuale. Nel mondo fisico e digitale, la creatività ha bisogno di regole, ma anche di interpretazioni nuove. È un terreno in cui mercato e innovazione chiedono alla giurisprudenza di non restare indietro.
Sempre alle 18, La dimensione culturale in carcere affronta un tema urgente: sovraffollamento, suicidi, architetture inadeguate. Ma anche attività culturali e formative come leva di riforma. Con la collaborazione dell’Associazione Marco Pannella e della Fondazione Giovanni Michelucci, il carcere viene ripensato nel suo rapporto con la città e con il senso stesso della pena.
La sera prosegue con gruppi di lettura che sono veri laboratori: La vastità infinita, dedicato alle possibilità della lingua italiana, e Burro. Il Bookclub sui romanzi gastronomici, in collaborazione con Eataly. Leggere diventa esercizio di consapevolezza: sulle parole, sui sapori, sulle forme del racconto.
Alle 21, Volume. Avere vent’anni (Feltrinelli e Chora Media) mette al centro una generazione che rifiuta nostalgie e stereotipi. Giovani voci raccontano lavoro, paura, amore, perdita. Non un manifesto, ma un mosaico: il presente mentre accade.
Giovedì 19 e venerdì 20: donne, legge e mito
Giovedì alle 18.30 Alberto Nicotina presenta Lidia Poët e le prime avvocate (Bollati Boringhieri), con Elena Bigotti e Jennifer Guerra. Le pioniere del femminismo forense – Lidia Poët, Marie Popelin, Jeanne Chauvin, Sarmiza Bilcescu – non inseguivano primati simbolici, ma diritti concreti. La loro battaglia, organizzata e transnazionale, ha aperto il Foro alle donne e ridefinito il concetto stesso di cittadinanza.
Venerdì 20 febbraio, alle 18.30, Classici vivi – Le leggi di Antigone, progetto del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, riporta al centro il conflitto eterno tra legge e giustizia. Antigone interroga l’autorità, il limite dell’obbedienza, la coscienza individuale. Un mito antico che continua a parlare al nostro presente, dove il confine tra norma e giustizia resta fragile.
Sabato 21: il ritorno come ridefinizione
La settimana si chiude sabato mattina con Ritorni, gruppo di lettura dedicato alla lontananza e alla nostalgia. Esilio, fuga, scelta. Tornare non significa mai semplicemente rientrare: è un confronto con il passato e una ridefinizione di sé. In filigrana, questi appuntamenti raccontano qualcosa di più ampio.
E forse il filo rosso di questa settimana è proprio questo: la letteratura – e con essa il pensiero – come spazio in cui il presente viene interrogato senza sconti. Non per trovare risposte facili, ma per imparare a leggere meglio il tempo che stiamo vivendo.
VALERIA ROMBOLA’
Teatro Superga, Nichelino (TO)
Sabato 21 febbraio, ore 21
Sul palco tre attrici che interpretano tre donne: Alessandro Fullin, Alessandra Ierse e Ussi Alzati
Gli anni? Passano. Le mode? Passano. Gli amori? Passano. Quello che resta sono i contributi versati allo Stato e la voglia di tornare sul palco. Tre attrici – Alessandra Ierse, Alessandro Fullin, Ussi Alzati – incoraggiate da nessuna produzione, decidono di interpretare tre donne a cui solo in parte assomigliano. I tempi in cui si svolge la commedia sono quelli nostri quindi avventurosi e fragilissimi.
Trama: un’amica comune se ne va all’altro mondo e lascia a tre amiche una casetta orrenda con intorno panorama montano dimenticabilissimo. Non siamo a Cortina, né a Courmayeur ma neanche a Limone Piemonte. Intorno non ci sono piste da sci, seggiovie, negozi di lusso ma un bosco di conifere in cui anche i mirtilli hanno deciso di non crescere. Come passare il tempo allora? Una tisana drenante e molti ricordi per arrivare ad una grande verità: anche un’amica può essere una lama che ci attende nel buio. A disposizione delle protagoniste sul palco solo tre sedie: quindi niente piramidi, palme, elefanti. “Ed è un vero peccato” rivelano le tre manigolde “perché per chiudere in bellezza noi si voleva fare l’Aida”.
Info
Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)
Sabato 21 febbraio 2026, ore 21
Le tre sedie – Ovvero la scenografia
Una commedia di Alessandro Fullin
Con Ussi Alzati, Alessandra Ierse, Alessandro Fullin
Biglietti: platea 25,30 euro, galleria 19,55 euro
www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it
IG + FB: teatrosuperga
Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19
Torino ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto questa mattina al Teatro Carignano per partecipare alla cerimonia per il centenario della morte di Piero Gobetti. Ad accoglierlo c’erano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco Stefano Lo Russo e il prefetto Donato Cafagna. Il presidente è stato accolto da un lungo applauso e si è accomodato in platea dove, dopo i saluti istituzionali da parte del presidente Cirio e del Sindaco Lo Russo, ha assistito alla lectio magistralis del giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, presidente del comitato nazionale per le celebrazioni per il centenario di Gobetti.
“Gobetti – ha ricordato il sindaco Stefano Lo Russo– aveva venticinque anni quando morì in esilio, a Parigi, nel febbraio del 1926, dopo essere stato aggredito ripetutamente dai fascisti. Aveva venticinque anni e aveva già compreso ciò che molti suoi contemporanei non vollero vedere: che le democrazie non muoiono sempre con un colpo di Stato, ma possono essere svuotate dall’interno, gradualmente, quasi senza che ce ne accorgiamo. Oggi – ha sottolineato nel suo discorso – viviamo tempi segnati da conflitti, da fragilità democratiche e da una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Vediamo riemergere la tentazione di semplificare la complessità, di alimentare divisioni, di usare la paura come leva politica. In questo contesto, il pensiero e l’esempio di Piero Gobetti rimangono sorprendentemente attuali e ci invitano a una vigilanza costante”. Poi il sindaco ha ringraziato il presidente Mattarella: “La sua presenza – ha detto – conferisce a questa giornata un valore particolarmente alto. Il suo costante richiamo ai principi della Costituzione, alla dignità della persona e alla responsabilità civile trova una consonanza evidente con l’eredità di Gobetti. In questa vicinanza ideale riconosciamo la continuità di una tradizione repubblicana che affonda le radici nel coraggio civile e nella libertà di pensiero. Torino è orgogliosa di essere la città di Piero Gobetti”.
Dopo le celebrazione il presidente ha lasciato il Teatro Carignano per recarsi in visita alla sede del quotidiano La Stampa.
Per il centesimo anniversario della morte di Gobetti, il Centro Studi a lui dedicato, fondato nel 1961 e con sede in quella che era la sua casa e della moglie Ada Prospero, ha organizzato insieme ad un comitato nazionale costituito appositamente un ricco calendario di iniziative (https://www.centrogobetti.it/centenario-piero-gobetti/2-uncategorised/1084-programma-centenario.html) che proseguiranno nei prossimi giorni con la cerimonia al Cimitero del Père Lachaise di Parigi dove Gobetti è sepolto ma anche con convegni e lezioni.
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La politica dei bonus non è comunque la risposta ai problemi del sistema socio-sanitario piemontese. Servono misure strutturali, esigibili e universalistiche come l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe.
16.2.2026 – La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio, che dal 2019 ne ha sfornati ben 6: Vita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale.
Queste misure somigliano più a slogan commerciali che a soluzioni vere, non essendo stabili, strutturali, universalistici ed esigibili, ma temporanei e per pochi. Potremmo dire citando un proverbio “uno slogan al giorno NON toglie il medico di torno”.
Il numero di persone (non autosufficienti, disabili, con problemi di dipendenza o salute mentale) in lista d’attesa per ottenere servizi domiciliari, semi residenziali e residenziali è infatti lunghissimo e privo di risposta.
E i gestori dei servizi non ce la fanno più a sostenere l’aumento dei costi, energetici, gestionali e legati all’adeguamento dei contratti di lavoro.
Dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” risalente alla fase pre elettorale di febbraio 2024 e comprensivo dell’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe, che però non è mai stato realmente attuato, anche il bonus “Protezione Sociale” è uscito dai radar.
Questo bonus di 18 milioni di euro di Fondo Sociale Europeo per le strutture residenziali e semi residenziali piemontesi era stato annunciato in pompa magna a maggio 2025, ma ad oggi non si è visto 1 euro.
L’atto di indirizzo per rendere operativi questi 18 milioni è stato predisposto a dicembre, ma qualcosa deve essere andato storto perchè ad oggi non è ancora arrivato il nulla osta della Commissione Europea, che dovrebbe dare il via libera al bando regionale, pubblicato sul sito web della Regione già a settembre 2025.
La politica dei bonus sta diventando una cortina fumogena per nascondere i cedimenti del sistema sociosanitario piemontese. Intanto le strutture residenziali e semi residenziali chiudono o peggiorano i loro servizi per l’assenza di un equilibrio contrattuale tra prestazioni e corrispettivi tariffari. I contratti dei lavoratori sono stati rinnovati, ma le tariffe sono ferme al palo, mettendo a rischio la sostenibilità delle convenzioni con la Pubblica Amministrazione.
Inoltre, il nuovo fantomatico bonus “Protezione sociale” era pensato per coprire le spese aggiuntive delle strutture, ma non consentiva né di creare nuovi posti di lavoro né di attivare nuove convenzioni sanitarie sugli esosissimi posti letto. Il Fondo Sociale Europeo non dovrebbe essere usato surrettiziamente come aiuto di stato alle imprese, ma come motore per la creazione di occupazione e di servizi per l’utenza.
Almeno il bonus Scelta Sociale domiciliarità aveva il merito di far emergere e regolarizzare il lavoro nero delle badanti sfruttate. Protezione sociale invece no.
Comunque al 16 febbraio le strutture non hanno ancora visto 1 euro dei 18 milioni. A Cirio direi: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Basta annunci a vuoto.
Occorre abbandonare gli slogans e il telemarketing e mettere mano alle riforme vere, ritoccando le tariffe e aggiornando il modello di cura.
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
Targa in memoria del dermatologo dottor Paolo Dapavo
Nato nel 1965, dirigente medico presso la Clinica Dermatologica dal 1999 e scomparso il 9 luglio 2025, è stato punto di riferimento per la psoriasi — di cui coordinava il gruppo dedicato — e per l’intero ambito delle patologie dermatologiche, distinguendosi per competenza, entusiasmo e grande disponibilità verso colleghi, giovani medici e pazienti.
Il 18 febbraio prossimo, Susanna Egri, coreografa e ballerina di origine ungherese, figlia dell’allenatore del Grande Torino, Ernő Egri Erbstein, scomparso con la squadra nella tragedia di Superga, compirà 100 anni, un traguardo di notevole rilevanza, considerando che l’artista è ancora attiva, e che non è passato inosservato neanche alla RAI, tanto che per festeggiare i suoi 100 anni, Rai Teche, in collaborazione con il Centro di produzione TV di Torino, proporrà un tributo a una delle più grandi protagoniste della danza del Novecento, con “Susanna Egri, una vita sulle punte”, disponibile su RaiPlay da martedì 17 febbraio, vigilia del compleanno della grande coreografa.
Si tratta di un viaggio alla scoperta di una donna visionaria, che ha saputo trasformare la disciplina classica in un linguaggio contemporaneo e moderno, portandolo nelle case di tutti noi. Quello di Susanna Egri è un caso in cui la vita della donna coincide perfettamente con la sua arte, un’esistenza, forse più d’una, vissuta attraverso la coreografia sperimentata in tutte le sue forme, dal balletto neoclassico al jazz, dal folklore all’espressionismo. Il racconto si snoda attraverso un’intervista originale in cui l’artista ripercorre con straordinaria lucidità i momenti che hanno segnato la sua vita e la sua carriera, a partire dalla sua infanzia cosmopolita al seguito del padre, al trauma delle leggi razziali che la allontaneranno dalle scuole italiane, dal ritorno in Ungheria, dove scoprì la danza come “una nuova maniera di considerare la vita”, fino al rientro a Torino, dove portò la ventata di novità assimilate nel fervore artistico di Budapest. Con la tragedia di Superga del 1949, perse il padre e, con lui, tutto il suo mondo.
“A Superga ho ritrovato la valigia prestata a mio padre – ricorda l’artista – dento c’era la bambolina con il costume portoghese che mi stava portando in dono. È diventata il mio talismano, non l’ho mai rattoppata, è sempre con me”.
Il 1949 fu, nello stesso tempo, l’inizio delle trasmissioni sperimentali, e fu proprio la televisione a dare a Susanna Egri la forza di ricominciare, chiamata da Sergio Pugliese, che intuì come la televisione avesse bisogno di movimenti. La Egri creò il primo teleballetto originale, dal nome “Le foyer de la danse”, e iniziò una stagione di sperimentazione senza precedenti. Ricordiamo le avanguardistiche coreografie jazz, il sontuoso ballo Excelsior, l’audace coreografia “Jeux” di Vaclav Fomič Nižinskij. Dal 1954 le fu affidata una rubrica all’interno di “Orizzonte”, uno dei primi settimanali televisivi della neonata televisione RAI, una prova di rotocalco firmata da Umberto Eco, Gianni Vattimo e Furio Colombo. Per il programma, la Egri presentava un Carnet di ballo, in cui informava i telespettatori su vecchie e nuove tendenze del mondo della danza, dimostrando spiccate doti divulgative oltre al suo talento da ballerina. Nel 1963 la RAI le commissionò tre balletti televisivi, e la Egri decise di ispirarsi ai libretti da cui nacquero opere come “Turandot”, “Vita di Boheme” e “Cavalleria rusticana”. Grazie alla sua rielaborazione dell’opera di Mascagni, tratta dalla novella di Giovanni Verga, e alla capacità creativa di ambientarla in una Sicilia degli anni Cinquanta, influenzata dalla cultura d’oltreoceano, Susanna Egri si aggiudicò la vittoria del prestigioso Prix Italia.
La Fondazione Egri, dal canto suo, festeggia il centenario della sua fondatrice con le celebrazioni che si apriranno il 18 febbraio, giorno del centenario, al teatro Maggiore di Verbania, nell’ambito di Maggiore Danza, rassegna curata dalla stessa Fondazione. Verranno portati in scena due momenti della sua straordinaria carriera: “Istantanee”, del 1953, lo spettacolo che ha segnato la sua giovinezza artistica su musica originale del musicista ungherese Paul Arma, e “Cantata profana il cervo fatato”, il recentissimo lavoro di Raphael Bianco, creato appositamente per l’occasione sulla musica di Béla Bartók, e dedicato a Susanna Egri, con cui ha fondato la compagnia EgriBiancoDanza.
A breve inizieranno i lavori nell’ex cinema torinese Arlecchino di corso Sommelier angolo via San Secondo, che per volontà di Susanna Egri rinascerà quale teatro Stabile della sua compagnia. Sotto la Mole si sta girando, intanto, in queste settimane, un film sulla sua vita diretta da Giorgio Ferraro, grazie alla Film Commission Piemonte.
MARA MARTELLOTTA
La Regione Piemonte conferma il proprio impegno a sostegno del diritto allo studio universitario con l’approvazione di una delibera che prevede l’integrazione di 11.593.260,69 euro di risorse regionali a favore di EDISU Piemonte. Il provvedimento, insieme all’ultimo riparto delle risorse PNRR assegnate alla fine del 2025, consente di garantire la copertura completa delle borse di studio per l’anno accademico 2025/2026 a tutti gli studenti aventi diritto.
La decisione permette di includere anche gli studenti risultati idonei ma inizialmente esclusi dall’assegnazione nelle graduatorie definitive, trasformando così il diritto allo studio in una misura concretamente accessibile. Con l’approvazione del bilancio, l’ente regionale rende disponibili le risorse necessarie affinché EDISU possa procedere in tempi rapidi all’erogazione dei contributi, consolidando il sistema di sostegno agli studenti universitari sul territorio.
«Avevamo preso un impegno chiaro e lo abbiamo mantenuto: lo dimostriamo con i fatti, senza farci dettare linee e priorità da pressioni esterne. Con questa delibera confermiamo che la Regione investe sui giovani e sul merito. Garantire la borsa a tutti gli idonei significa dare un segnale forte alle famiglie e rafforzare la fiducia nelle istituzioni: chi ha talento e volontà deve poter essere libero di studiare, senza ostacoli economici. È così che costruiamo il futuro del Piemonte e della nostra Nazione» dichiara Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Diritto allo Studio Universitario della Regione.
Il provvedimento rappresenta un intervento strutturale volto a rafforzare l’accesso alla formazione universitaria e a sostenere gli studenti nel loro percorso accademico, confermando la volontà dell’amministrazione regionale di investire nella formazione come leva strategica per lo sviluppo del territorio.
Alessio Torzi e la scommessa vinta
Credere nell’arte contemporanea significa investire nel futuro. È questa la visione che ha guidato Alessio Torzi nella creazione di Ad Maiora Art Showroom, uno spazio dedicato alla promozione di nuovi linguaggi artistici e alla valorizzazione della creatività.
Lo showroom ospita mostre temporanee e tematiche, con allestimenti dinamici che spaziano dalle sculture alle arti digitali. Aperto a collettivi, fotografi e artisti emergenti, Ad Maiora si propone come punto d’incontro tra innovazione, design e cultura contemporanea.
Un progetto che unisce qualità espositiva e opportunità per collezionisti e appassionati, trasformando ogni mostra in un’esperienza immersiva. Una scommessa ambiziosa, oggi diventata una realtà concreta.
Enzo Grassano