ilTorinese

La storia dello sci inizio’ a Giaveno

L’8 gennaio 1896 è una data spartiacque per la cultura sportiva italiana, perché in quel mattino dell’inverno di 130 anni fa, tra i silenzi dei boschi e i pendii innevati della borgata Pra Fieul di Giaveno, che si trova poco sotto l’Alpe Colombino ed è dominata dalla sagoma del Monte Aquila, l’ingegnere e industriale svizzero Adolfo Kind agganciò ai piedi due rudimentali assi di legno di frassino e si lasciò scivolare lungo il declivio. Kind, che a Torino aveva impiantato una fabbrica di stoppini per candele, non arrivò a quel debutto per caso. Dopo aver effettuato alcuni timidi esperimenti con gli “ski” importati dalla Norvegia al Valentino e a Villa Genero, comprese che per testare davvero le potenzialità di quel nuovo mezzo serviva la montagna vera. Scelse la Val Sangone, raggiunta con lo storico trenino che partiva da via Sacchi a Torino e arrivava alla stazione di via Torino a Giaveno. A piedi Kind e i suoi amici salirono sino ad un pendio che reputarono idoneo. Dopo le prove aGiaveno, l’interesse per i nuovi attrezzi crebbe; Kind fondò loSki Club Torino (il primo sodalizio italiano dedicato allo sci) e nellevalli alpine piemontesi si trasmisero e codificarono i primi rudimenti tecnici e si organizzarono le prime uscite di gruppo.A Giaveno il Comune, la sezione del CAI, gli Sci Club della Val Sangone e altre associazioni locali hanno deciso di celebrare i 130 anni dello sci italiano e di ricordare insieme l’epopea della stazione sciistica dell’Aquila, attiva tra il 1961 e i primi anni ’90. L’obiettivo è trasformare il ricordo di un’epoca pionieristica in un volano per la promozione turistica e culturale, onorando un passato in cui migliaia di torinesi scoprirono la neve proprio su questi pendii. L’attenzione verso l’Alpe Colombino è rinata grazie a stagioni invernali generose, che hanno registrato affluenze record di escursionisti e appassionati. La montagna di Giaveno vive una seconda giovinezza all’insegna della sostenibilità e degli sport “green”, riscoprendo una dimensione lenta, simile a quella dei primordi, quando lo sci si praticava senza impianti di risalita.

Sabato 28 febbraio alle 15,30 ad aprire il calendario degli eventi patrocinati dalla Città metropolitana di Torino sarà l’inaugurazione della mostra storico-fotografica “Pra Fieul, la culla dello sci italiano”, allestita al ristorante Monte Aquila. Alle 17 si terrà una dimostrazione di discesa con la tecnica norvegese del Telemark, la prima codificata e insegnata a livello mondiale, a cura del CAI di Coazze. Alle 18 partirà la ciaspolata “Al Chiaro di Luna” proposta dall’associazione Valsangone Turismo, mentre alle 19 si disputerà la cronoscalata scialpinistica Memorial Tommaso Dovis, organizzata dal CAI Coazze. La cena a prezzo convenzionato si potrà consumare alle 21, prenotando il posto a tavola all’ufficio turistico di Giaveno al numero telefonico 011-9374053.

Semaforo antismog, da giovedì 26 febbraio scatta il livello 2 (rosso)

 

Da domani, giovedì 26 febbraio, e fino a venerdì 27 febbraio compreso (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 2 (rosso). I dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.

Oltre alle limitazioni strutturali in vigore, continua dunque il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.
Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

Torino Click

Rivoli, proseguono gli incontri con i cittadini

La pianificazione della città diventa integrata: i quartieri al centro del nuovo Piano Regolatore e del Piano del Traffico

Prosegue la campagna “Perché tutto è connesso”: dopo i primi incontri sulla viabilità, l’Amministrazione comunale avvia il confronto partecipativo anche sulla revisione del Piano Regolatore.

 

La pianificazione urbana di Rivoli entra in una fase cruciale. Dopo il ciclo di incontri avviato a febbraio dedicato alla mobilità, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessandro Errigo rilancia la sfida della partecipazione estendendo il confronto con la cittadinanza anche ai temi del nuovo Piano Regolatore.

Il principio guida è racchiuso nel claim della campagna: “Perché tutto è connesso”. L’obiettivo è superare la logica degli interventi isolati per adottare una visione d’insieme dove la viabilità, lo sviluppo urbanistico, la tutela dell’ambiente e la qualità della vita nei quartieri dialogano costantemente tra loro.

«Il nostro obiettivo è una Rivoli più semplice da vivere e più moderna, e per arrivarci dobbiamo smettere di pensare per compartimenti stagni» – dichiara il Sindaco di Rivoli, Alessandro Errigo. «Urbanistica e viabilità sono due facce della stessa medaglia: non si può immaginare come cambierà un quartiere senza pensare a come ci si sposterà al suo interno. Con questi incontri portiamo l’Amministrazione fuori dal Palazzo per ascoltare chi la città la vive ogni giorno. Non cerchiamo il consenso su decisioni già prese, ma una collaborazione reale per fare in modo che ogni scelta tecnica sia coerente con i bisogni concreti delle persone».

Mentre si avviano a conclusione gli appuntamenti dedicati specificamente al Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) – con gli ultimi due incontri previsti il 3 e 4 marzo a Tetti Neirotti e Bruere – il calendario si arricchisce di una nuova serie di tappe dedicate all’Urbanistica.

«Non stiamo semplicemente aggiornando dei documenti tecnici, stiamo scrivendo insieme l’idea di città che vogliamo abitare nei prossimi anni» – aggiungono l’Assessore alla Viabilità Marco Tilelli e l’Assessore all’Urbanistica Emanuele Bugnone. «Abbiamo scelto di unire i percorsi del PGTU e del Piano Regolatore perché è impossibile pensare a una nuova viabilità senza immaginare come si svilupperanno i servizi, le aree verdi e l’edilizia. Le segnalazioni raccolte finora sono il punto di partenza per una pianificazione che sia realmente funzionale».

Il percorso, realizzato in collaborazione con il Patto Territoriale Zona Ovest, punta a raccogliere segnalazioni su criticità storiche, ma anche proposte innovative per rendere Rivoli più accessibile, sicura e sostenibile, considerando anche il ruolo strategico della città come cerniera tra l’area metropolitana e le valli Susa e Sangone.

Di seguito il calendario dei prossimi appuntamenti (ore 21.00):

Ultimi incontri PGTU:

  • 3 marzo: Quartiere Tetti Neirotti (Oratorio Chiesa Tetti Neirotti, Piazza Santa Maria 3A)

  • 4 marzo: Quartiere Bruere (Comitato di Quartiere Bruere, Via Bruere 282)

Incontri Piano Regolatore:

  • 3 marzo – Quartiere Tetti Neirotti
    Comitato di Quartiere Tetti Neirotti, Oratorio Chiesa Tetti Neirotti, Piazza santa Maria 3a

  • 4 marzo – Quartiere Bruere
    Comitato di Quartiere Bruere, Via Bruere 282

  • 16 marzo – Quartiere Posta Vecchia
    Comitato di Quartiere Posta Vecchia, Via Piave 25

  • 17 marzo – Quartiere Borgo Nuovo e Centro Storico
    Comitato di Quartiere Borgo Nuovo, C.so de Gasperi 20/A

  • 18 marzo – Quartieri Borgo Uriola e Bastioni
    Comitato di Quartiere Borgo Uriola, Via T. Negro 12

  • 27 marzo – Quartieri Piazza Repubblica e San Paolo
    Comitato di Quartiere Piazza Repubblica e Dintorni, Via Camandona 9/A

30 marzo – Quartieri Maiasco e F.lli Cervi
Comitato di Quartiere Maiasco, Via Tevere 41/b

Respirare con gli occhi, incontro con l’artista fotografa Paola Mongelli

Presentazione della monografia “Respirare con gli occhi” (Gli Ori, 2026), che racconta trent’anni di ricerca fotografica dell’artista torinese Paola Mongelli.

Il volume, a cura di Angela Madesani, raccoglie molte delle sue opere più rappresentative, accompagnate da un testo curatoriale, apparati critici selezionati, citazioni e versi dell’artista.  Con Paola Mongelli dialogano Angela Madesani Dario Capello. Letture di Renata Salmini.

Nata a Torino nel 1972, Paola Mongelli è artista visiva e fotografa. Negli anni Novanta si laurea in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti e si dedica alla fotografia fine-art, sperimentando in modo personale le tradizionali tecniche di camera oscura. Dal 1998 espone le sue opere in Italia e all’estero (Phos, A Pick Gallery, Unimediamodern, VisionQuest, Areapangeart, Stone Oven House, NegPos, Tonin Gallery, Fondazione Italiana per la Fotografia, Weber&Weber). Oggi la sua pratica abbraccia anche la poesia, il disegno e la performance, privilegiando i temi legati all’autoritratto, all’ombra e al movimento. Dal 2009 è formatrice e docente in materia di fotografia e di educazione alla visione (Istituto Europeo di Design, IAAD Torino, Collegio Universitario Einaudi, Accademia Ligustica e Albertina, SDC Torino). Collabora con istituzioni e progetti educativi nell’ambito della disabilità e del disagio (Diaconia Valdese, Servizi Sociali, Fondazione Time2) promuovendo la fotografia come strumento terapeutico. www.paolamongelli.com

 

Dario Capello,  poeta, narratore, critico letterario.

Nato nel 1949 a Torino, dove vive. In poesia ha pubblicato Il corpo apparente, Ed. Niebo a cura di Milo De Angelis, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima), Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri 2001, Caput vertiginis, Weber & Weber 2002,  Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005, successivamente inclusa in Vanità del tema, viennepierre 2007, Dove tutto affiora (Undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte 2009, La valigia di Leucò, Casaccia 2013. Ha, inoltre, pubblicato i saggi Torino, da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 e Amante vertiginosa. Torino in 12 movimenti, Casaccia, 2010. E’ inserito, tra le altre, nell’antologia Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, a cura di A. Rienzi, puntoacapo, 2024.

Angela Madesanistorica dell’arte e curatrice indipendente.

Autrice, fra le altre cose, del volume Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia e di Storia della fotografia per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È autrice di numerosi volumi su prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Docente di Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara.

 

ORARI Sabato: 11:00-12:30

Micronido di Quincinetto, terminati i lavori

Sono terminati i lavori e nel corso del 2026 sarà inaugurato il nuovo micronido di Quincinetto, una struttura all’avanguardia che rafforza in modo significativo l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia e rappresenta un esempio virtuoso di edilizia scolastica sostenibile, realizzata grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’intervento rientra in un progetto più ampio promosso dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Angelo Canale Clapetto per la fascia 0-6 anni, che comprende anche la nuova scuola dell’infanzia attualmente in fase di realizzazione nello stesso lotto.
Il nuovo edificio sorge sul sedime dello storico asilo comunale dei primi del Novecento, profondamente radicato nella memoria della comunità quincinettese. A seguito delle analisi preliminari avviate nel 2022, è emerso come la ristrutturazione dell’edificio esistente non fosse sostenibile né dal punto di vista strutturale né da quello energetico e funzionale. Le criticità statiche e sismiche, unite alle carenze prestazionali, hanno portato alla scelta di procedere con la demolizione e ricostruzione, mantenendo però un forte richiamo formale e simbolico al fabbricato originario.
La progettazione e la direzione dei lavori sono state curate dallo Studio Tecnico Associato Start in Torino. «La ricostruzione è stata possibile grazie ad uno sforzo congiunto con l’Amministrazione comunale teso a reperire buona parte delle risorse finanziarie necessarie», dichiara l’ingegner Fabio Sessa, legale rappresentante dello Studio Tecnico Associato Start. «È stato possibile adottare soluzioni tecniche e materiali innovativi che garantiscono prestazioni elevate nel tempo, riducendo al contempo l’impatto ambientale dell’opera».
La realizzazione del nuovo micronido è stata finanziata attraverso la Missione 4 – Istruzione e Ricerca, Componente 1, Investimento 1.1 “Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia” del PNRR, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU, per un importo pari a 505.000 euro, oltre al contributo del Conto Termico 2.0 per oltre 150.000 euro. La restante parte dell’investimento, pari a circa 290.000 euro, è stata cofinanziata dal Comune di Quincinetto, che provvederà inoltre direttamente all’acquisto degli arredi e dei corpi illuminanti.
Il costo iniziale stimato nel Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica era pari a 894.700 euro. A seguito di una variante in corso d’opera, necessaria per la sostituzione del materiale previsto per i muri perimetrali con i blocchi BK RICE, il costo complessivo dell’opera è stato aggiornato a 944.552,70 euro.
«La scelta dei materiali è stata guidata da criteri di salubrità, sostenibilità e riduzione delle emissioni», evidenzia Francesca Puzzello dello Studio Start, progettista e direttore dei lavori architettonici. «Dalla muratura alla copertura in legno a vista, fino agli intonaci naturali a base calce, ogni elemento è stato selezionato per massimizzare la compatibilità con l’ambiente e il territorio. Grazie alle soluzioni adottate, l’edificio è classificabile come Nearly Zero Energy Building (nZEB), in classe energetica A3». Sono così garantiti elevati livelli di comfort termico sia invernale che estivo, una significativa riduzione dei fabbisogni energetici e un conseguente abbattimento delle emissioni di CO₂. Considerata anche la posizione pedemontana del Comune di Quincinetto diventa un fattore determinante nel contenimento delle spese dedicate ai consumi energetici.
Dal punto di vista costruttivo e ambientale, il nuovo micronido rappresenta un punto di eccellenza. Le pareti di tamponamento sono state realizzate con blocchi isolanti BK RICE di Ferrari BK, prodotti utilizzando scarti della lavorazione del riso. I materiali impiegati sono certificati Biosafe®, carbon neutral lungo l’intero ciclo di vita, 100% riciclabili e in grado di migliorare la qualità dell’aria indoor.
I lavori sono iniziati il 29 novembre 2023 e si sono conclusi il 29 settembre 2025. Il micronido, realizzato al livello strada, potrà accogliere fino a 25 bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, capienza massima prevista dalla normativa vigente per questa tipologia di struttura.
Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazione degli spazi interni, sviluppata attraverso un confronto costante con la committenza e con le educatrici dell’attuale micronido. «La distribuzione degli ambienti nasce dalle reali esigenze didattiche e organizzative di chi vivrà quotidianamente la struttura», sottolinea l’arch. Paola Ciaschetti dello Studio Start.
La planimetria è suddivisa longitudinalmente in due macro-aree: sul fronte sud, affacciato sul giardino, uno spazio unico e flessibile ospita le aree gioco e la zona pranzo, modulabili nel corso della giornata tramite arredi e recinzioni mobili. Sul fronte nord trovano invece collocazione la zona nanna, i servizi, i locali di deposito e la cucina, che consente la preparazione dei pasti direttamente in loco. Sono inoltre in corso di realizzazione, nell’ambito di altri interventi, una terrazza allo stesso livello dell’edificio e un giardino al piano inferiore, per garantire ai bambini spazi di gioco all’aperto diversificati e sicuri.
«Siamo molto soddisfatti per il risultato ottenuto – puntualizza l’ing. Fabio Sessa – che è stato possibile grazie a un approccio multidisciplinare ed al coinvolgimento di tutti i professionisti e i collaboratori tra i quali il geom. Gianni Pison, il dott. geol. Paolo Gelci, la dr. Francesca Amicone, e l’arch. Germana Ravazzolo».
«Il progetto del nuovo micronido e della scuola dell’infanzia affonda le sue radici nel 2014, quando la nostra Amministrazione è tornata a governare Quincinetto – spiega il Sindaco Angelo Canale Clapetto – Grazie a finanziamenti regionali, ministeriali e del PNRR, siamo riusciti nello scopo. Oggi il micronido è completato e attendiamo di portare a termine anche la scuola dell’infanzia, auspicando di inaugurarla quanto prima. Parallelamente, la biblioteca e il centro incontri troveranno nuova collocazione in spazi riqualificati, restituendo alla comunità luoghi di aggregazione. L’utilizzo di materiali innovativi, come i blocchi derivati dalla lavorazione del riso, è nato quasi per caso ma rappresenta una scelta di cui siamo particolarmente orgogliosi: un esempio concreto di economia circolare, sostenibilità e attenzione al futuro dei nostri bambini».
L’apertura del nuovo micronido è prevista in tempo per l’avvio del prossimo anno scolastico. Parallelamente proseguono i lavori per la nuova scuola dell’infanzia, che completerà il nuovo polo educativo comunale, restituendo a Quincinetto uno spazio dedicato all’educazione dei più piccoli, capace di coniugare memoria storica, innovazione e sostenibilità. Sempre in tema di scuole locali, il plesso della Primaria “Comm. Buat Albiana” si prepara ad ospitare nuovamente tutte le cinque classi con spazi rinnovati e sicuri.

Infrastrutture, Ruffino (Az): “messa sicurezza ponti, governo incerto e i territori aspettano”

“Da troppo tempo si discute sulla necessità di mettere in sicurezza i ponti del bacino del Po e da troppo tempo il dibattito si è concentrato su tutte le vicissitudini che hanno riguardato gli interventi necessari. Ci sono ritardi nel fare arrivare i fondi alle amministrazioni locali, già in sofferenza e costrette ad anticipare importanti risorse. Anche attraverso un mio ordine del giorno al decreto Milleproroghe avevo chiesto di prorogare i termini originariamente previsti al 30 giugno del 2026 per estendere ulteriormente il termine previsto per l’accesso ai finanziamenti e per il perfezionamento degli adempimenti connessi alle procedure di affidamento degli interventi di messa in sicurezza; questo per rientrare nei tempi tecnici, rispettando le scadenze ed evitare la perdita di risorse”.
Lo dichiara Daniela Ruffino, deputata di Azione.
Secondo Ruffino “ci sono ponti che presentano problemi urgenti, come il ponte Preti e il Ponte di Castiglione: era già stato detto che i fondi sarebbero arrivati, ma nulla è stato fatto. Avevo anche sollevato in più sedi la necessità di dare atto a un decreto che evidenziava la presenza di problematiche urgenti da risolvere. Pretendiamo informazioni concrete sulla presenza del decreto interministeriale per dare i fondi imminenti alle amministrazioni: perché i fondi, se sono già stati stanziati, non vengono sbloccati?
Personalmente continuerò a vigilare affinché arrivino risposte concrete alle nostre comunità che conosco molto bene: Azione non mollerà certo la presa di fronte a una problematica che si sta trascinando da troppo tempo”.

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

DNA – Dominanti Nature Artistiche celebra due anni con una serata “Open Flow”

Torino – Due anni di progetti, spettacoli e formazione artistica. L’associazione culturale DNA – Dominanti Nature Artistiche festeggia il suo secondo anniversario con un evento speciale in programma venerdì 6 marzo dalle ore 19 al Loft di via Chanoux 12.
La serata, dal titolo “2 anni al Loft, Stage and Soul”, sarà un party aperitivo pensato come spazio aperto alla creatività. Protagonista dell’evento la Jam Session “Open Flow”: un palco libero, senza scalette prestabilite, dove musicisti, attori, poeti e performer potranno alternarsi in un clima di condivisione e contaminazione artistica.
In due anni DNA si è affermata come realtà attiva nel panorama culturale torinese, promuovendo la DNArt Gallery dedicata agli artisti emergenti, corsi di recitazione, improvvisazione teatrale, fumetto e musica, oltre alla produzione di tre spettacoli originali che hanno coinvolto allievi e professionisti.
«Vogliamo celebrare non solo ciò che abbiamo costruito, ma soprattutto la comunità che rende DNA un luogo vivo e partecipato», sottolinea la fondatrice Carlotta Micol De Palma.
Una festa che guarda al futuro, nel segno della libertà espressiva e della crescita condivisa.

Enzo Grassano

Il Consiglio regionale approva il “Cresci Piemonte”

Approvato a maggioranza, con 31 sì, 6 no e 11 non partecipanti al voto, il disegno di legge 94 “Disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale”. Il cosiddetto “Cresci Piemonte” che ha lo scopo di semplificare l’iter procedimentale per la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il testo è passato con alcuni emendamenti presentati, oltre che dall’Esecutivo, dalla maggioranza e dall’opposizione.

Il relatore Silvio Magliano (Lista Cirio) ha spiegato che questa legge ha lo scopo di dare “strumenti urbanistici ai comuni per accelerare le procedure dimezzandone i tempi. L’edilizia può essere un volano anche per ridisegnare le nostre città, per rispondere a sfide importanti e tenere insieme produttività, occupazione e investimenti, nel rispetto delle regole”.

La seconda relatrice di maggioranza, Marina Bordese (Fdi): “Il Cresci Piemonte è una misura sperimentale, fino al 2030, ma emerge la necessità che diventi strutturale. La nuova legge permetterà di avere uno strumento in più per i Comuni e meno burocrazia per i cittadini”.

Daniele Valle (Pd), relatore di opposizione, ha evidenziato le necessità “pressante di lavorare per una nuova legge urbanistica avendo l’attuale un impianto risalente agli anni ’70, oltre a non dover essere più costretti a interventi tampone come la legge sul consumo del suolo. Va comunque bene semplificare i procedimenti per rendere più attrattivo il nostro territorio agli investimenti”.

Sempre per le minoranze è intervenuta la relatrice Alice Ravinale (Avs) che ha parlato di “un provvedimento in chiaro scuro nel quale prevale lo scuro anche per un eccessivo allargamento delle maglie sui progetti strategici. Ridurre i tempi può essere rilevante se si unisce a un investimento sul personale tecnico che deve seguire gli iter”.

Il dibattito generale è iniziato con l’intervenuto di Alberto Unia (M5s) che ha rilevato come “dietro alla semplificazione si nasconde la compressione dei tempi del confronto. Non siamo contrari a ridurre i tempi ma la questione ambientale non può essere una verifica successiva, deve essere pianificazione”.

“Questa legge rappresenta un’opportunità storica e una scelta strategica per attrarre investimenti – ha affermato Daniela Cameroni (Fdi) -. Ora c’è un sistema burocratico anacronistico che rallenta gli investimenti, questa crea nuove possibilità di sviluppo, specie per piccoli Comuni”.

Secondo Nadia Conticelli (Pd) siamo di fronte a “un primo passo di confronto su norme urbanistiche ma rimane necessario intervenire più complessivamente con una nuova legge. Questo perché lo sviluppo passa attraverso il governo del territorio”.

Per Mauro Fava (Fi) il Cresci Piemonte “è frutto di confronto costruttivo per dare risposte concrete ai cittadini e amministratori, come con la legge dei sottotetti e le fasce di rispetto cimiteriali. Il Piemonte può crescere semplificando dove necessario e valorizzare territori con strumenti efficaci”.

“Per crescere ci si dovrebbe mettere meno di 5/6 anni per fare una variante – ha rilevato Fabio Isnardi (Pd) – ma i veri tempi da ridurre sono i tempi propedeutici che questa legge non prevede, quelli di convocazione di conferenze o chiedere integrazioni ai comuni. È necessario modificare la legge urbanistica”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento dell’assessore Marco Gallo che ha spiegato che “questa legge di semplificazione ha l’obiettivo di rendere più snelle le procedure per favorire lo sviluppo economico e attrarre gli investimenti. Una legge che nasce dal confronto tra maggioranza, minoranza e gli enti del territorio e con alcuni emendamenti. È una risposta concreta alle esigenze reali dei Comuni. Non riduciamo le garanzie ma interveniamo in modo mirato. Gli investimenti sono collegati a precisi parametri legati a ricadute occupazionali reali e misurabili. Lo stanziamento previsto è di 400 mila euro nel 2026 e di 500 mila per il 2026 e per il 2027”.

Il provvedimento, che ha l’obiettivo di favorire investimenti sul territorio, prevede di semplificare l’iter e dimezzare le tempistiche procedimentali richieste per le modifiche agli strumenti di pianificazione urbanistica necessarie per l’approvazione di progetti e interventi finanziati con fondi europei, statali e regionali, oltre agli interventi finanziati con sole risorse private. Per questi ultimi, definiti di interesse strategico regionale, tra i criteri per accedere alle tempistiche accelerate, abbaiamo l’investimento minimo di 5 milioni di euro. Devono inoltre portare a un incremento occupazionale pari almeno al 10% (non inferiore a 20 addetti), mentre se si tratta di un nuovo insediamento il numero di addetti minimo deve essere pari a 100.

Il Ddl prevede l’attivazione di una cabina di regia, affiancata da un eventuale tavolo tecnico, per ottimizzare la gestione del procedimento nel caso di revisione del Piano regolatore generale (Prg), di variante generale al Prg e di nuovo Prg per il Comune di Torino e gli altri capoluoghi di Provincia.

Le disposizioni hanno carattere transitorio, fino al 31 dicembre 2030, allo scopo di ottimizzare la possibilità di utilizzo di risorse stanziate per periodi circoscritti, come ad esempio il PNRR o fondi europei che impongono orizzonti stringenti per la rendicontazione.

Collegati alla nuova legge sono stati approvati anche due atti d’indirizzo: l’ordine del giorno 591 “Esigenza di approvare una nuova legge regionale in materia di urbanistica” presentato da Vittoria Nallo (Sue) e il 592 “Portale unico telematico unico regionale per la consultazione dei provvedimenti in materia di urbanistica” di Alice Ravinale (Avs)

Ufficio Stampa CRP

La memoria e il colore attraversano gli oggetti di un tempo

Sino al 10 marzo, Angela Guiffrey negli spazi degli Imbianchini

La parola che l’artista maggiormente pronuncia mentre t’accompagna attraverso le opere che compongono la sua mostra Senza tempo – all’interno di quel locale che i torinesi conoscono come Gli Imbianchini (via Lanfranchi 28, sino al 10 marzo) – è “sensazioni”. Gli stati d’animo che sente nascere in se stessa, le emozioni e la poesia della memoria, il ricordo che costantemente intravede un passato e innocenti dimensioni trascorse, di persone e di ambienti, allo stesso tempo la capacità di superare quel passato e dare corpo a una religiosità più ampia; la visione di un piccolo mondo più o meno antico, abitato, e di una famigliarità e della sua ricerca continua, dell’uso quotidiano di materiali – tessuti e stoffe di ieri, variopinte tovaglie e tovaglioli ricavati in ricami con il potere d’ingentilire, frammenti a un primo sguardo senza alcuna importanza ma che con la bellezza delle loro trame trasmettono pur sempre ovattati messaggi all’interessata: una precisa cifra stilistica, “pagine di un personalissimo e interiorizzato racconto”, come annota Angelo Mistrangelo nella presentazione – su cui ancora oggi, mediante una sobria ricostruzione, poter ritrovare un segno, una presenza, pressoché sempre femminile, “ricordi, gesti e volti racchiusi in evocativi e geometrici quadrati”, la certezza di un uso, di una frequentazione, di una vita un tempo conosciuta.

Uno sguardo immediato, che si può faticare a fare d’un colpo proprio, capace del resto di immettere autentica poesia, ma che si arricchisce di nuove valenze, schermato come appare da fili più o meno colorati, da accenni lineari o zigzaganti (“Quadrati 2”, 2022), da quasi impercettibili quadrati dorati che sono elementi di perfezione, da barre arcuate di metallo – “Prezioso” (2025) o “Ricamo” (2019) -, da minimi nastri biancastri e ripiegati nelle loro sfrangiature che separano chi guarda dal vasto terreno di colori e di inserti che stanno sul fondo (“Danza 6”, 2016).

Non esercizi di un’artista che insegue e approfondisce un proprio percorso, difficile, chiuso e ad un passo forse dall’inarrivabile, ma il ricordo, la quotidianità, la scoperta della materia, in un piacevole cammino trasmettibili, condivisibili, dove Angela Guiffrey – diplomata in Decorazione presso l’Accademia Albertina di Torino, anni trascorsi nell’insegnamento, personali tra Saluzzo e Govone e Asti, vincitrice di concorsi pubblici, Opere per il Nuovo Palazzo di Giustizia di Asti come non ultimo quello nazionale di pittura “Città di Fondi”, in provincia di Latina – ci accompagna alle intersezioni dei colori, uniche, importanti, studiate, calibrate, che quel ricordo riflettono. Cromie che affascinano, che sanno costruire impercettibili memorie, che s’alternano tra invenzioni e semplice quanto antico rispetto, creando da par loro ulteriori suggestioni. Nella loro ricercata essenzialità, nella continua ricerca del tono su tono, il bianco inserito in un bruno poco più profondo dialoga con il verde marino che lo sovrasta in “Verso la profondità” (2019), interrotto soltanto da un “monile” ramato un marrone che si diffonde in ogni sua ampiezza, rifiutando delimitazioni, un riquadro di un giallo profondo s’inserisce in bella alternanza tra due spazi verdi e ombrati, i rossi e i neri ben delimitati, come gli azzurri e i blu scuri. Inserti e frammentazioni che producono luccichii, ancora inaspettate suggestioni a chi guarda. Che si staccano da una pregnante realtà per salire a un “qualcosa” che ha di spirituale. Che evocano e introducono ad un rafforzato linguaggio artistico.

Elio Rabbione

Nelle immagini: “La danza 7”, tecnica mista, riporto di tessuto e inserto di foglia oro su stoffa, 2016; “Inaspettato soccorso”, tecnica mista e riporti di stoffa, 2019; “Quadrati 2”, tecnica mista, filo e foglia oro su tela di lino.