ilTorinese

La famiglia Leardi, genealogia. Eredità torinesi e monferrine 

 

Nella cultura monferrina del XIX secolo si distinse la contessa Clara (1782-1854), gentildonna di alto rango figlia del marchese Gian Giacomo Coconito Montiglio di Montiglio e di Vittoria Maria Gaspardone. Nel 1803 Clara si unì in matrimonio al conte Giulio Cesare Leardi (1765-1839), tenente colonnello al servizio di Sua Maestà il re di Sardegna, rimasto vedovo nel 1788 di Teresa Gambera, cugina di primo grado di Clara tramite la madre Paola Caterina Gaspardone, sorella di Vittoria Maria.

Fabrizio Gambera, padre di Teresa, conte di Mirabello, decurione e grande viaggiatore, aveva giurato fedeltà nel passaggio del Ducato di Monferrato ai Savoia unitamente al marchese Dalla Valle, entrambi residenti a Casale. Nel 1750 la giurisdizione annuale del territorio di Mirabello era suddivisa in 5 mesi per il feudo comitale e in 7 mesi per il feudo marchionale, parte ceduta nel 1775 da Gambera a Dalla Valle. Dopo il trattato di Aquisgrana del 1748 che espandeva i confini dei Savoia fino al Ticino, la potente famiglia Leardi, originaria della Lomellina residente a Pieve del Cairo e non ancora investita di titoli nobiliari, contraeva affari generando nuove parentele con le nobili e ricche casate del Monferrato.
Diego Giuseppe Leardi, padre di Giulio Cesare, residente a Casale e sposato con la damigella astigiana Isabella Angelieri di Incisa, nel 1780 fu investito da Vittorio Amedeo del feudo di Terzo a tre km ad ovest di Acqui, aggiungendo il nuovo cognome e la proprietà al titolo paterno e costruendo a Casale il palazzo di famiglia nel 1785. La freschezza intellettuale della nobildonna Claretta diventata contessa Clara Leardi Angelieri di Terzo e la conoscenza artistica del marito portarono molti benefici a Casale, lasciando in eredità cospicue donazioni agli istituti di beneficenza, le raccolte librarie del figlio collezionista d’arte Luigi e del cugino viaggiatore Carlo Vidua, scomparsi prematuramente.

Dal testamento di Clara stilato nel 1854, la città ricevette in legato il palazzo di famiglia per fondare un istituto con convitto per impartire lezioni di economia, commercio e diritto privato e stabilire la sede del primo museo civico della città, un capitale da gestire stimato in 220 mila lire. Nel 1858, nel palazzo Leardi situato nella omonima via a loro dedicata, fu inaugurato il primo istituto tecnico in assoluto nella storia d’Italia da Filippo Mellana, sindaco e deputato del collegio di Casale. Il conte di Conzano senatore Pio Gerolamo Vidua e Marianna, sorella di Teresa Gambera, erano i genitori di Carlo, il coraggioso cugino di secondo grado di Clara da lui chiamata affettuosamente Clarine.

Nel 1834, quattro anni dopo la morte di Carlo Vidua, l’amico conte Cesare Balbo ne pubblicò a Torino la vita in quattro volumi. Pio Gerolamo Vidua, sopravissuto a Carlo, donò alla Reale Accademia delle Scienze di Torino libri, stampe, documenti e rari oggetti raccolti durante i viaggi del gracile figlio, accompagnato dai Gozzani. Se Torino possiede la preziosa e unica raccolta di antichità egizie si deve in gran parte a Carlo Vidua e, per riconoscenza, la città gli ha dedicato una via in zona San Donato.

Fondamentale la genealogia primordiale dei conti Gambera del XVII secolo, origine dei consortili familiari dei marchesi Ricci di Cereseto e Fassati di Balzola, conti Pico Gonzaga di Uviglie, Avellani di Cuccaro, Callori di Vignale, Langosco di Langosco, Sordi di Torcello, Sannazzaro di Giarole e Gozzani di San Giorgio, ancora privi del titolo marchionale. Il marchese Giovanni Gozzani, edificatore dello splendido palazzo Treville di Casale con la moglie Lucrezia Gambera, rappresenta la continuità familiare dei cugini di secondo grado conte Pio Gerolamo Vidua e conte Giulio Cesare Leardi. La cappella gentilizia con lo stemma dei nobili Leardi è situata accanto a quelle dei cugini Scozia, Gozzani, Sordi e Langosco nel cimitero di Casale.
Armano Luigi Gozzano

Frontale sulla provinciale 22: due conducenti ferite, una in gravi condizioni

Scontro frontale tra due auto: una finisce contro l’alberata a bordo della carreggiata, ferite due conducenti, una è in gravi condizioni. È successo nella serata di ieri sulla strada provinciale 22 a Grosso. Le vetture coinvolte sono una Fiat Panda e una Volkswagen Polo, con la prima urtata violentemente e sbalzata fuori dalla carreggiata, finita contro gli alberi a margine della strada.

Nell’impatto entrambe le conducenti sono rimaste ferite. La più grave è una donna italiana di 42 anni, trasportata dall’elisoccorso del 118 dell’Azienda Zero all’ospedale CTO di Torino, dove le condizioni sono risultate preoccupanti a causa di un trauma toracico. L’altra automobilista, una 51enne italiana, ha riportato ferite di minore entità, con diverse fratture, ed è stata trasportata all’ospedale di Ciriè.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Venaria Reale per ricostruire la dinamica dell’incidente e i vigili del fuoco dei distaccamenti di Nole e di Torino Centrale, che hanno provveduto a estrarre le due conducenti dalle vetture incidentate.

VI.G

Il futuro dei giornali torinesi, interviene il cardinale Roberto Repole

Pubblichiamo la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino diffusa dal settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”
In un momento storico molto delicato per il futuro della democrazia in Europa e nel mondo, credo indispensabile che una grande città come Torino, già molto travagliata, conservi strumenti d’informazione adeguati a conoscere la realtà e a formare l’opinione pubblica. Per questo, nel completo rispetto per la libertà d’impresa dell’editrice che pubblica i quotidiani “La Stampa” e “Repubblica” e riconoscendo l’ovvio diritto di operare compravendite anche nel settore dell’editoria, condivido il diffuso timore che Torino possa uscire gravemente impoverita dall’eventuale trasferimento della proprietà delle prestigiose testate a soggetti che operano lontano dal Piemonte e forse dall’Italia. Mi auguro anche che non vengano dispersi posti di lavoro e il grande patrimonio di professionalità maturato dalle redazioni giornalistiche”.

La ferocia, dietro le normali pareti di casa

Sino a domenica 14 dicembre, nella sala dell’Astra

Nell’ambito della stagione allestita dal direttore e regista Andrea De Rosa per il TPE / Teatro Astra, credo che “La città dei vivi” sia lo spettacolo teatrale maggiormente emblematico di quella “idea di identità e delle sue trasformazioni”, riflesso di una umanità in via di disfacimento e di una società in continua trasformazione, radice del più bieco pessimismo, che percorrerà il triennio in cui ci siamo avviati, prima domanda della lunga fila di quante possono sorgere: “che cosa diventano le persone quando si trovano ad affrontare esperienze estreme”. Non più persone né fantasmi ma semplicemente “mostri”. Esseri – ancora umani? – che travalicano i limiti delle nostre comuni aree di normalità per divenire qualcosa di inconsueto, di abnorme, di assolutamente diverso, eroi o assassini essi siano, nelle sfere del bene e del male. Sono i mostri che hanno il potere di sconvolgerci, che si mettono dritti davanti a noi, con forza e prepotenza, che ci terrorizzano “ma che non possiamo ignorare perché ci costringono a guardare come in uno specchio l’immagine di cosa potremmo diventare.”

Il mostro è il riflesso di una società voyeuristica, che scrolla le spalle, posta una storia su Instagram, si annoia a morte”, aggiunge Ivonne Capece che adatta (ben presente a commento la sequela dei video, con attori a essere una sorta di coro) e dirige “La città dei vivi” traendolo liberamente dal romanzo – per chi scrive queste note uno dei più “belli” letti in questa ultima manciata d’anni, se quel termine non sviasse tutto il marciume e l’angoscia che ci sono in quelle pagine – dato alle stampe nel 2022 da Nicola Lagioia, a riscrivere l’omicidio avvenuto nel marzo di sei anni prima in un caseggiato romano al Collatino, anonimo, eguale a tanti, del poco più che ventenne Luca Varani – era nato a Serajevo, adottato in Italia, studente di scuole serali e un aiuto per il padre nella vendita di dolciumi, una fidanzata e una doppia vita di prostituzione maschile, che contattato una sera mercanteggia tra i cento e i centocinquanta euro, è ospitato drogato seviziato colpito con un martello e un coltello, ripetutamente, un centinaio di colpi, martoriato -, ad opera di Marco Prato e Manuel Foffo – trentenni, due ragazzi apparentemente “normali” ma con l’idea di uccidere una persona per “vedere l’effetto che fa”, due buone famiglie alle spalle, quello, laurea in scienze politiche, omosessuale e organizzatore di eventi gay a Roma, da tempo affetto da HIV e da disturbi bipolari, il suicidio nel carcere di Velletri, la testa ficcata in un sacchetto di plastica, il giorno avanti l’inizio del processo, nel giugno del ’19; questo, capace di ripulire sommariamente la scena del crimine e di andare il giorno dopo al funerale dello zio, di fare in macchina le prime confessioni al padre, poi le parole dolorose all’avvocato e agli inquirenti, le ammissioni, le storie di devianze e di ricatti, di paure, di spasmodico uso di cocaina. Nella cancellazione totale della lucidità: davanti alla quale, tuttavia, il pubblico ministero non potè non sottolineare come “davanti a condotte criminali come questa oggetto del processo è difficile credere che possano essere commesse da un umano. Il polimorfismo da cui è affetto Foffo, né l’intossicazione cronica da alcol, giustificano l’accaduto”, aggiungendo che con quei fatti si era toccato “l’abisso umano”.

Già “La ferocia”, Premio Strega, romanzo precedente di Lagioia, era approdato in palcoscenico. Oggi Capece affronta con “La città dei vivi” questo enorme quanto assurdo, disturbante magma di violenza e lo rende con una mirabile lucidità, in cadenze, calibrature, in una scrittura che eccelle nella descrizione di una Roma che si fa universale (riflessa nella scenografia di Rosita Vallefuoco, fatta di ruderi senza valore, dove anche il Giulio II di Raffaello è ormai posto a rovescio), forse autentico “caput mundi” in negativo, in quella polvere bianca che cade da ogni parte e ristagna, nei racconti e nelle esasperazioni, nei fallimenti, nella ricerca edonistica, nel fascino cieco, nei rapporti di incessante violenza e in quelli più intimi tra padri e figli, nel desiderio di spiegare sempre più a fondo quanto sia successo con l’introduzione della figura dell’autore, senza eccedere in quella ragnatela di voyeuristico che sarebbe in agguato e ucciderebbe ben altre problematiche che sono alla base di quel fatto di cronaca. Una stagione all’inferno, radicata, nera, duratura, che coinvolge pesantemente non soltanto quel nucleo di morti e di morte ma altresì la società intera, i vivi forse soprattutto, l’intero atomo opaco del male, irrimediabile, quella che vive tranquillamente dietro le pareti di case confortevoli e di famiglie rispettabili. Non soltanto narrazione: ma pretesa confessione di tutti, scavo che non vorresti mai eseguire, sino a diventare una “ossessione esistenziale”, “un’autopsia interiore” che tutto finisce per coinvolgere. Roma che è diventata caos e pseudo normalità, accettazione e indifferenza, lo specchio ben più ampio della “ferocia”, il lampo di un attimo e la quotidianità che riprende a scorrere. “Fare arte significa misurarsi con un abisso, senza la certezza di uscirne indenne”, aggiunge in ultimo quella che innegabilmente diventa la coautrice.

Il successo incondizionato della serata non potrebbe essere tale senza l’apporto dei quattro interpreti – Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi e Cristian Zandonella -, pronti a una inconsueta partecipazione, a una immedesimazione che a tratti è capace di mettere i brividi, a coinvolgere, a porre il pubblico davanti a colpe e momenti bui e situazioni che non hanno rimedio.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Luca Del Pia, alcuni momenti dello spettacolo.

Fondazione Crt, dal teatro all’economia circolare: 117 progetti per una nuova cultura dell’inclusione

Finanziamenti per 1 milione e 376 mila euro assegnati tramite il bando “Vivomeglio”

 La Fondazione CRT ha selezionato 117 progetti dedicati all’inclusione in Piemonte e Valle d’Aosta nell’ambito del bando “Vivomeglio”, destinando complessivamente 1 milione e 376 mila euro.

Le iniziative, caratterizzate da approcci innovativi e sostenibili, coinvolgeranno oltre 9.000 persone con disabilità e 654 enti partner in percorsi inclusivi che spaziano dal teatro all’avvicinamento all’economia circolare, dallo sport alla poesia, fino alla formazione. Questi progetti sono il risultato di un forte lavoro di rete tra organizzazioni del Terzo Settore, istituzioni e comunità territoriali, con la finalità di valorizzare i talenti individuali e favorire una piena partecipazione sociale.

“Da vent’anni, con il bando Vivomeglio, la Fondazione CRT porta avanti un impegno che non si limita al sostegno economico: il nostro obiettivo è promuovere una cultura dell’inclusione capace di trasformare lo sguardo collettivo e contribuire alla costruzione di comunità più accoglienti, dove la diversità rappresenta un valore condiviso”, afferma Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT.

I progetti finanziati si sviluppano in sei aree principali: abitare sociale, supporto alle famiglie, inserimento lavorativo, formazione scolastica ed extrascolastica, salute e benessere, vita comunitaria.

Tali ambiti si inseriscono in continuità con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e con la prima Agenda Italiana della Disabilità, promossa dalla Fondazione CRT insieme alla Consulta per le Persone in Difficoltà.

Tra i 117 progetti sostenuti si distinguono:

I GastronAUT 2025 dell’associazione L’un e l’aut A.P.S.: giovani e giovani adulti con disabilità o disturbi dello spettro autistico si mettono alla prova nei panni di chef, apprendendo competenze professionali e trasversali. I percorsi includono laboratori di cucina e attività di gruppo che favoriscono autonomia, senso di responsabilità e fiducia nelle proprie capacità, con l’obiettivo di trasformare una passione in un’opportunità lavorativa concreta.

La poesia dell’acqua. Linguaggi poetici e pratiche educative della s.c.s. Domus Laetitiae: l’acqua diventa tema narrativo e simbolico in un progetto che intreccia poesia, teatro e crescita personale. Attraverso laboratori teatrali inclusivi, persone con disabilità, educatori e operatori vivono insieme esperienze di scrittura, lettura e rappresentazione scenica. Il linguaggio poetico diventa un mezzo privilegiato per esprimere emozioni, rafforzare i legami e creare un ambiente in cui ogni voce viene ascoltata e valorizzata.

Coltiviamo Abilità della s.c.s. Insieme a voi: un orto accessibile che assume il ruolo di luogo di incontro, formazione e integrazione. Il progetto sostiene percorsi di inserimento lavorativo per persone con disabilità, trasformando la cura della terra in un’esperienza di crescita sia individuale sia comunitaria. Accanto ai filari prendono forma nuove relazioni: scuole, famiglie, volontari e realtà del territorio collaborano per far sbocciare competenze, fiducia e inclusione.

In due decenni, la Fondazione CRT ha sostenuto quasi 3.000 progetti dedicati all’inclusione, investendo oltre 33 milioni di euro.

Gli esiti completi sono disponibili sul sito della Fondazione CRT.

Visite guidate ad Arona sulle orme di Carlo e Federico Borromeo

Alla statua del San Carlone

Lunedì 29 dicembre e lunedì 5 gennaio 2026, alle ore 10, saranno due occasioni di visite guidate a tema tra il centro di Arona e la statua di San Carlo Borromeo, a cura di Archeologists, per conoscere il patrimonio artistico e spirituale della città. Il percorso avrà inizio dal centro storico di Arona, con un breve itinerario tra le vie del paese lacustre per raggiungere la collegiata della Natività di Maria Vergine, custode di un prezioso ciclo di tele del Morazzone, donato da Federico Borromeo. La visita proseguirà verso la chiesa di Santa Maria di Loreto, edificata per volontà della contessa Margherita Trivulzio, madre di Federico Borromeo. In queste tappe sarà approfondito il ruolo della famiglia Borromeo come promotrice delle arti e del rinnovamento architettonico della città. Il percorso culminerà alla statua di Federico Borromeo, il celebre San Carlone, situato su una collina che domina Arona. La statua, alta circa 35 metri, non è solo un tributo al santo, ma anche un simbolo del legame tra la città, la famiglia Borromeo e la devozione ambrosiana. Voluta fortemente da Federico Borromeo, oggi è custodita nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana, fondata da Federico. I partecipanti potranno accedere al terrazzo panoramico con vista sulle montagne lombarde e svizzere. Per chi lo desidera, sarà possibile anche salire all’interno della statua, fino alla sommità, tramite una scala a chiocciola e una scala verticale. Le visite sono organizzate da Archeologists, impresa sociale nella valorizzazione dei beni culturali nelle province di Novara e Varese. Durante il periodo natalizio, la statua di San Carlo seguirà aperture straordinarie: dal 26 dicembre al 30 dicembre, dalle 10 alle 17, l’1 gennaio dalle 14 alle 17, dal 2 gennaio al 6 gennaio dalle 10 alle 17. L’ultimo ingresso è previsto per le ore 16.30. L’accesso alla statua è interdetto dalle 13 alle 14. Chiusura 31 dicembre. Ritrovo: piazza De Filippi, presso il monumento ai Caduti di Arona – trasferimento alla statua in autonomia, circa 5 minuti in auto, ampio parcheggio presso piazzale San Carlo.

Costi: 15 euro – ridotto 10 euro

statuasancarlo@ambrosiana.it – 3288377206

Mara Martellotta

Promozione all’estero, il Piemonte punta sui prodotti agroalimentari di qualità

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«6,7 milioni per la promozione Ue dei prodotti piemontesi Dop, Igp, Doc e Docg. Apre il nuovo bando con una dotazione record da 700mila euro in più del 2024»

Ammonta a 6,7 milioni di euro, con un incremento di quasi 700mila euro rispetto al 2024, la dotazione stanziata dalla Regione Piemonte per la promozione dei prodotti agroalimentari di qualità. Le risorse sono state messe a disposizione dall’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni, e saranno destinate alle attività promozionali in Italia e nell’Unione Europea.

I fondi, assegnati tramite bando, serviranno a sostenere i consorzi di tutela e le associazioni di produttori impegnati nella valorizzazione delle eccellenze piemontesi: 13 Dop, 9 Igp, 41 vini Doc, 19 Docg e 4 bevande spiritose, oltre ai prodotti del biologico, del Sistema Qualità Nazionale Zootecnica e dell’agricoltura integrata.

Spiega l’assessore Bongioanni: «Dall’ultima edizione del bando, lo scorso anno, sono intervenuti cambiamenti epocali nella promozione del nostro agroalimentare d’eccellenza e per la crescita della sua redditività. Abbiamo lanciato il brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte” di cui potranno fregiarsi i prodotti agroalimentari di qualità certificata, e che accompagna tutte le azioni di promozione nazionale e internazionale dove è presente la Regione. La cucina italiana ha appena ottenuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dell’Umanità, e quella piemontese, con i suoi prodotti certificati a livello internazionale che da soli costituiscono un quarto del totale italiano, deve conquistare il posto che le spetta. Dazi e mutamenti economici, d’altra parte, ci incoraggiano a esplorare e approcciare con fiducia mercati sempre nuovi. Per la prima volta abbiamo lanciato una grande campagna nazionale di spot televisivi che racconta i nostri straordinari cibi e il loro grande potenziale turistico».

«Per questo – prosegue Bongioanni – ho voluto aumentare di quasi 700mila euro la dotazione del bando 2025 portandola a 6,7 milioni di euro. Grazie ad essa il Piemonte potrà essere presente in modo ancora più incisivo ai grandi eventi promozionali in Italia e nell’Unione Europea come Vinitaly, Fruit Logistica a Berlino e molti altri. Il Piemonte, come non mi stanco di ripetere, deve recuperare un gap di riconoscibilità che lo renda immediatamente percepibile e gli dia finalmente il posto che merita sui mercati e presso i pubblici italiani e internazionali».

Il bando resterà aperto fino al 12 marzo 2026. I contributi previsti vanno da 50mila a 500mila euro e coprono fino al 70% delle spese ammissibili. L’intervento è rivolto ai consorzi di tutela e alle associazioni di produttori piemontesi per la realizzazione, in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea, di iniziative di informazione e promozione dei prodotti vitivinicoli e agroalimentari di qualità.

Tra le attività finanziabili rientrano la partecipazione a fiere e manifestazioni di rilievo — come Fruit Logistica di Berlino e Fruit Attraction di Madrid per la frutta di qualità, Wine Paris, Vinitaly di Verona e Prowein di Düsseldorf per il settore vitivinicolo, il Salone del Gusto di Torino, oltre a fiere nazionali come quelle del Tartufo di Alba e del Bue grasso di Carrù — nonché l’organizzazione di presentazioni e degustazioni, campagne pubblicitarie, spot radiofonici, televisivi e web, la realizzazione di siti internet, iniziative promozionali mirate ed educational rivolti alla stampa specializzata.

Scoppia bombola del gas: tre feriti, morto un cane

Ieri sera in una abitazione di due piani a San Giusto Canavese è’ esplosa una bombola del gas. La casa è andata in fiamme: c’erano cinque persone, tre sono rimaste ferite. Il cane che si trovava in casa  è morto. La via è stata chiusa al traffico.

Sequestro di auto e denaro a un trafficante di droga

La Polizia di Stato di Torino ha sequestrato beni riconducibili a un trafficante di sostanze stupefacenti di origine barese, trapiantato in provincia di Torino.

Il provvedimento di sequestro, finalizzato alla confisca dei beni, è stato emesso dal Tribunale di Torino: oltre al principale indagato, sono coinvolte altre sette persone, a lui vicine, a cui sono contestati a vario titolo i reati di “trasferimento fraudolento di valori” e il “riciclaggio”, in concorso.

Il sequestro ha riguardato autoveicoli, denaro contante, nonché una cassetta di sicurezza per un valore di svariate decine di migliaia di euro.

La figura del principale destinatario della misura era già emersa nell’ambito di altra indagine condotta dalla Squadra Mobile di Torino che aveva portato, nel 2020 e nell’arco temporale di poche settimane, al suo arresto in esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla locale Procura della Repubblica per reati in materia di stupefacenti in quanto gravemente indiziato di appartenere all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti capeggiata dal pregiudicato R.V. Per tali fatti, l’uomo è stato condannato irrevocabilmente a una pena detentiva di 5 anni e 4 mesi.

Grazie ai successivi approfondimenti  posti in essere dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Torino,  è stato possibile accertare la consistenza patrimoniale del quarantasettenne, ritenuta frutto della sua attività delittuosa, nonché documentare l’alienazione di un immobile, abitazione principale dell’indagato e della compagna, a un prestanome, al fine di sottrarsi a eventuali misure di prevenzione patrimoniale; è stata, inoltre, accertata la “dispersione” del denaro ricavato attraverso una serie di bonifici, giroconti e acquisti di rami d’azienda e autovettura, in favore di altri soggetti, che per questo  sono stati indagati per riciclaggio.

“Cottocircuito”: un laboratorio di cucina solidale da regalare a Natale


Sabato 28 febbraio 2026 da Eataly Torino

Il cibo come gesto di cura, incontro e solidarietà: è questo lo spirito di Cottocircuito, il progetto torinese che trasforma la cucina in un luogo di scambio culturale e sostegno concreto alle realtà sociali del territorio. Per il Natale 2025, Cottocircuito diventa anche un’idea regalo solidale, perfetta per chi desidera donare un’esperienza che fa bene due volte: a chi partecipa e alle persone supportate dalle associazioni coinvolte.

Il nuovo appuntamento sarà sabato 28 febbraio 2026, quando il laboratorio porterà il pubblico in Albania, un paese vicino ma ancora poco conosciuto nella sua ricchezza gastronomica. Tre ore di cucina condivisa, da Eataly Lingotto, per scoprire ricette, gesti e storie.

A guidare il laboratorio saranno le cuoche di IDEADONNA ONLUS, associazione torinese attiva da oltre vent’anni accanto a donne migranti e persone in difficoltà, parte della Piattaforma Nazionale Antitratta. Il ricavato netto dell’evento sarà interamente devoluto all’associazione.

Nel 2026 Cottocircuito non si ferma: sono in arrivo tre nuove date, con altre cucine da esplorare e nuove associazioni da sostenere. Il programma sarà annunciato nei prossimi mesi.

Il programma del laboratorio

Durante le tre ore di laboratorio, si cucinerà insieme alcuni piatti della tradizione albanese:

  • Lakror me presh – torta di porri

  • Qofte – polpette di vitello

  • Kulaç – pane senza lievitazione

  • Salse vegetariane di accompagnamento

A seguire, una degustazione condivisa dei piatti preparati e le ricette complete da portare a casa.

Informazioni pratiche

 

📍 Dove: Eataly Lingotto, Via Ermanno Fenoglietti 14, Torino
🕓 Orario: 16:00–19:00
💶 Contributo: donazione libera a partire da 45 €
✉️ Info e iscrizioni: prenotazione su Eventbrite a questo link
Seguirà conferma tramite bonifico all’associazione.
Per informazioni scrivere a cottocircuito@gmail.com. Chi non potrà partecipare potrà comunque contribuire con una donazione.

Che cos’è Cottocircuito

Cottocircuito è un laboratorio di cucina solidale nato dall’energia di un gruppo di donne torinesi che si sono conosciute grazie a Torino Elettrica, la community di mutuo aiuto ideata da Montera.

Ogni appuntamento sostiene una diversa associazione attiva nel sociale, alla quale viene donato il ricavato netto della serata. Chi partecipa impara ricette autentiche dalle persone dell’associazione ospite, ascolta la sua storia e condivide una tavola con chi ogni giorno sostiene altre persone.

Un regalo solidale di Natale

Quest’anno, Cottocircuito diventa anche un regalo natalizio: un’esperienza da donare a chi ama cucinare, scoprire nuove culture e partecipare a un progetto che genera valore sociale sul territorio. Un dono che parla di cura, convivialità e comunità.

Contatti

📩 cottocircuito@gmail.com
📸 Instagram: @cottocircuito