Palavillage, Grugliasco (Torino) – 15 febbraio 2026
Torino si conferma così casa delle giovani promesse del padel mondiale. Si è conclusa poco fa, con straordinario successo e un clima di grande festa sportiva la tappa torinese del circuito internazionale FIP Promises Torino, ospitata questa settimana al PalaVillage di Grugliasco (Torino).
La manifestazione, inserita nel calendario ufficiale della International Padel Federation, ha visto la partecipazione di 190 giovani atleti provenienti da numerosi Paesi stranieri – tra cui Olanda, Inghilterra, Francia, Svizzera, Spagna e altri ancora – rendendo il torneo veramente unico nel panorama del padel giovanile internazionale.
Un’edizione che ha confermato Torino come punto di riferimento europeo per il padel emergente, grazie a un livello tecnico altissimo e a un’atmosfera coinvolgente dentro e fuori dal campo.
Per la prima volta, il torneo ha accolto tutte le categorie giovanili Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18, sia maschili sia femminili, offrendo un quadro completo della crescita del movimento e registrando un significativo aumento della partecipazione femminile.
RISULTATI FINALI – FIP PROMISES TORINO
U12 Maschile
• Vincitori: Cullari – Lavecchia
• Finalisti: Lencina – Rubini
U14 Maschile
• Vincitori: Pottier – Segura
• Finalisti: Lombardi – Sfrecola
U16 Maschile
• Vincitori: Battilani – Ventura
• Finalisti: Minighini – Menotti
U18 Maschile
• Vincitori: Herrera – Meaca
• Finalisti: Minighini – Filieri
U14 Femminile
• Vincitrici: Scarcella – La Carpia
• Finaliste: Bertram – Vellacott
U16 Femminile
• Vincitrici: Caratella – Caruso
• Finaliste: Rajagopal – Rajacopal
U18 Femminile
• Vincitrici: Rajagopal – Rajagopal
• Finaliste: Zehetner Espi – Zehetner Espi
Grande soddisfazione nelle parole di Simone Licciardi, Direttore del Torneo e Direttore Sportivo del Palavillage:
“Siamo molto contenti per la straordinaria partecipazione: 190 ragazzi arrivati da tanti Paesi diversi. Il numero delle nazioni coinvolte sta crescendo, così come – dato per noi molto importante – il numero delle ragazze in gara. Ci sono stati vincitori italiani e vincitori stranieri, segno di un livello davvero internazionale. Abbiamo avuto almeno 300 persone ogni giorno sugli spalti, senza contare staff tecnici e famiglie: un’atmosfera bellissima. Tutto è andato a regola d’arte.”
Il Direttore ha inoltre voluto ringraziare gli sponsor che hanno sostenuto concretamente l’organizzazione dell’evento: Valmora, Caffè Vergnano, Al Monte, Innovazione Serramenti, Parafarmacia Armeni e Flavio Fisio Funzione, che hanno curato l’importante area medica del torneo.
Un sentito ringraziamento anche alle istituzioni: il Comune di Grugliasco, con la presenza del Sindaco alla cerimonia di premiazione, e la Regione Piemonte, che ha sostenuto la manifestazione con una partnership a livello regionale.
Con questa edizione di grande successo, il PalaVillage si conferma palcoscenico internazionale per il padel giovanile. Lo sguardo è già rivolto ai prossimi appuntamenti internazionali, tra cui un importante evento FIP Gold in programma a fine ottobre.
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Cent’anni fa moriva in esilio a Parigi il 15 febbraio 1926 Piero Gobetti a cui verranno dedicate celebrazioni sontuose, in fondo assai poco gobettiane, se consideriamo il rifiuto della retorica che caratterizzò il giovane torinese. Figlio di un droghiere di provincia trasferito a Torino, Gobetti è l’esempio di come una scuola seria possa riscattare le origini modeste ed aprire i giovani alla cultura. Questo resta il suo primo insegnamento del tutto trascurato. Certamente fu un giovane prodigioso che seppe bruciare i tempi e diventare protagonista della vita culturale fin dai tempi dell’ Università. Bruciò le tappe di una vita difficile e molto impegnata sotto il profilo etico, intellettuale e politico. Cio’ detto, è impossibile vedere in lui un pensiero compiuto e meno che mai maturo. Il suo fu e resta un pensiero in nuce, l’inizio di un percorso non privo di contraddizioni e contrasti. La morte improvvisa e precoce ha interrotto la sua storia. Dare giudizi precisi su di essa sarebbe disonesto : sia la mitizzazione acritica, sia la demolizione codarda. Gobetti era in una fase di ricerca aperto a tutte le letture possibili. Sicuramente non comprese la portata oppressiva della Rivoluzione sovietica che giudicò impropriamente liberale. Si entusiasmò delle tesi operaiste gramsciane, pur senza aderire al comunismo. Non comprese il Risorgimento che considerò “senza eroi”, seguendo Oriani e trascurando Croce. Poteva essere comprensibile ribellarsi ad un Risorgimento solo fondato sul mito sabaudo, ma il moto unitario fu tanto altro: da Cavour a Mazzini, da Garibaldi a Cattaneo, da Pisacane a Ferrari che Gobetti non fece a tempo a considerare. Seppe sacrificare la vita a nobili ideali e capì subito la portata autoritaria del fascismo di cui subì la persecuzione. Il fascismo non fu un’auto biografia della Nazione, come egli sostenne, ma fu anche la risposta reazionaria della borghesia impaurita dal biennio rosso in cui non si covò la rivoluzione, ma si manifestò l’estremismo violento già condannato da Lenin. Resta comunque una delle coscienze più alte della prima metà del Novecento. Peccato che poi la sua figura sia stata monopolizzata da un certo settarismo illiberale che ancora oggi si considera depositario unico di un pensiero complesso e, ripeto, anche contraddittorio. Diceva il gobettiano Carlo Dionisotti che l’espressione “Rivoluzione liberale“ è un ossimoro perché i rivoluzionari sono assai poco liberali e i liberali sono assai poco rivoluzionari. Una osservazione che merita di essere considerata anche oggi quando sedicenti studiosi piuttosto grossolani discettano sul giovane torinese morto cent’anni fa. Dopo un secolo occorrono distacco, autonomia critica e rifiuto delle Messe cantate, per studiare Gobetti come davvero merita, evitando le strumentalizzazioni politiche del passato e del presente. Gobetti non appartiene totalmente ai marxisti, anche se ovviamente non appartiene pienamente al mondo liberale di cui fu un esponente eretico. Pannunzio non amava Gobetti, ma Cavour e il Risorgimento. Sono liberalismi diversi, in parte contrapposti, come diceva Manlio Brosio che nella giovinezza fu seguace di Gobetti.