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Torino tra i vincitori del bando per il turismo accessibile

Torino rafforza ulteriormente la propria identità di destinazione turistica accessibile: il progetto “Gateway. Dalla Porta Romana al Castello. Palazzo Madama For All” – presentato dalla Città di Torino in qualità di ente capofila, in collaborazione con Fondazione Torino Musei – è tra i vincitori del bando della Regione Piemonte “Metti in Comune l’inclusione – interventi per un turismo accessibile in Piemonte”.

Il progetto ha l’obiettivo di rendere sempre più accessibili e inclusivi i percorsi museali di Palazzo Madama, uno dei simboli del patrimonio storico e culturale cittadino, e verrà implementato grazie al finanziamento regionale di 100mila euro.

Il bando regionale sostiene interventi finalizzati a favorire l’accessibilità ai siti turistici e museali, potenziando le attività di informazione e accoglienza dedicate alle persone con disabilità: un obiettivo pienamente coerente con il percorso intrapreso da Torino, insignita nel 2025 del titolo “European Capital of Smart Tourism” e città più inclusiva e accessibile d’Italia per l’”Inclusivity Index (ISITT)”.

Palazzo Madama è già oggi uno dei musei italiani più innovativi sul tema dell’accessibilità, grazie a laboratori dedicati, mappe tattili, disegni in rilievo, video sottotitolati e tradotti in LIS, materiali in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) e percorsi pensati per persone con disabilità sensoriali, fisiche e cognitive.

Il progetto “Gateway” nasce per colmare alcune aree del museo ancora prive di supporti accessibili a persone cieche, ipovedenti, sorde, neurodivergenti, e andrà a valorizzare ulteriormente alcuni passaggi chiave della storia del Palazzo.

Il progetto si articolerà in tre principali ambiti di intervento. Saranno realizzati materiali di mediazione culturale accessibili e multilingue, tra cui QR Code con video in LiS in più lingue testi in Braille e ad alta leggibilità, disegni tattili in rilievo, schede in CAA, storie sociali per persone nello spettro dell’autismo, con un modello 3D tattile di Palazzo Madama che sarà posizionato nell’atrio del museo.

Saranno inoltre organizzate attività di formazione e disseminazione, rivolte ad operatori dei punti informativi, guide turistiche, volontari e studenti del settore, con corsi dedicati alla CAA, all’esplorazione tattile e alla comunicazione con persone sorde, per rafforzare le competenze sull’accoglienza inclusiva. Il progetto sarà completato da un’attività di comunicazione, con produzione e diffusione di contenuti video accessibili in LIS e in CAA sui canali social del Museo, anche in collaborazione con attivisti e blogger.

Elemento centrale del progetto sarà la co-progettazione, che coinvolgerà specialisti del mondo della disabilità e enti del terzo settore.

Nuovo volo diretto da Torino per Londra Luton

Wizz Air, una delle compagnie aree leader in Italia e scelta da più di 20 milioni di passeggeri nel paese quest’anno, continua ad espandersi da Torino: da oggi, infatti, sono ufficialmente aperte le vendite per il nuovo volo verso Londra Luton. La compagnia aerea e Sagat, la società di gestione dell’aeroporto di Torino, consolidano così la loro partnership, offrendo ai viaggiatori una rete di destinazioni sempre più ricca, accessibile e al più basso prezzo possibile.

Il nuovo collegamento, operato tre volte a settimana (martedì, giovedì e sabato), prenderà il via durante la prossima stagione estiva, il 13 giugno 2026, andando ad arricchire i collegamenti tra il Nord Italia e la capitale inglese. I biglietti per la nuova rotta sono già disponibili su wizzair.com e tramite l’app ufficiale di WIZZ con tariffe a partire da 19,99€.
Da oggi, vivere l’energia di Londra è ancora più semplice per chi parte da Torino. Grazie al nuovo collegamento diretto operato da Wizz Air, la capitale britannica diventa una meta a portata di mano ed economicamente accessibile per tutti i viaggiatori in partenza dalla regione. Un servizio pensato per chi cerca comodità, efficienza e tariffe competitive per raggiungere una delle destinazioni più ambite al mondo.
Il lancio della rotta Torino-Londra Luton conferma l’importanza dello scalo piemontese nella strategia di crescita di Wizz Air in Italia e il consolidamento della presenza nel capoluogo piemontese della compagnia aerea. Questo annuncio segue infatti le numerose rotte lanciate negli ultimi mesi dalla compagnia per lo scalo torinese, per ultimi, i collegamenti verso Chisinau, Sofia e Budapest, a testimonianza di quanto il vettore creda nel potenziale di Torino e di quanto la partnership con Sagat sia propositiva e strutturata.

Con questa nuova espansione, Wizz Air continua a potenziare la connettività della regione, offrendo opzioni di viaggio sempre più diversificate e accessibili, rafforzando ancora di più l’importanza strategica di Torino Airport, un impegno confermato dai risultati operativi del 2025: solo quest’anno la compagnia ha operato oltre 2000 voli, trasportando più di 438 mila passeggeri. L’eccellenza operativa si riflette nei dati di affidabilità e di capacità operativa, con un tasso di completamento del 99,8% e un aumento della capacità durante questa Winter Season del 56,2%.

“Con il nuovo collegamento per Londra Luton, continuiamo a rafforzare la nostra presenza in Italia. Un Paese che consideriamo assolutamente prioritario per la nostra strategia globale e che è già il primo mercato, per la nostra compagnia, per passeggeri trasportati – ha commentato Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air –  la scelta di puntare nuovamente su Torino, dopo i lanci di Sofia e Budapest, dimostra quanto crediamo nelle potenzialità di questo territorio e nella risposta dei passeggeri piemontesi. Questa rotta non solo accorcia le distanze con una delle metropoli più dinamiche d’Europa, ma riafferma la nostra missione: offrire viaggi internazionali di qualità che siano alla portata di tutti, supportando la connettività e lo sviluppo economico locale”.

“Siamo molto felici di concludere l’anno annunciando questa importante novità – ha dichiarato Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport – il nuovo volo da Torino a Londra Luton rafforza la collaborazione con Wizz Air. Il 2026 sarà ricco di novità, anche grazie a Wizz Air che ha recentemente inaugurato i voli per Budapest, Chisinau e Sofia”.

Mara Martellotta

Il Natale dei grandi piemontesi: tradizioni e riti domestici

Cavour e il suo Barolo, la Regina Margherita e le decorazioni, Cesare Pavese e il richiamo all’infanzia, momenti privati tra feste e celebrazioni.

Il Natale, per molti personaggi piemontesi del passato, era tutt’altro che una occasione formale. Dietro figure politiche, artistiche o culturali che associamo alla socialità e alla cerimonia, esistevano rituali intimi, abitudini semplici, talvolta piccole manie che raccontano un Piemonte familiare, domestico, profondamente legato alla sua terra. Da certi nomi altisonanti ci si immaginerebbe unicamente fasti e solennità, e forse per molti di questi personaggi era anche così, ma non mancavano momenti personali di ricercata normalità.

Camillo Benso di Cavour, gran regista dell’Unità d’Italia, sorprendeva per quanto amasse un Natale lontano dai salotti torinesi. Trascorreva le feste nel Castello di Leri, la tenuta agricola di famiglia, tra registri delle coltivazioni, visite ai braccianti e lunghe letture davanti al fuoco. La cena della Vigilia era spartana: brodo, bollito, poche verdure e un bicchiere di Barolo. In una lettera alla sorella racconta che quel giorno “la politica tace”, come se il Natale permettesse di spegnere il peso delle responsabilità pubbliche.

Ben diverso era il Natale vissuto da Margherita di Savoia, prima regina d’Italia, cresciuta nelle residenze reali piemontesi. Le feste a Racconigi o ad Aglié erano scandite da cerimonie di corte, ma Margherita aveva il suo piccolo rito privato che amava molto: decorare personalmente i salottini con rami di abete, mele rosse e nastri bianchi, una consuetudine che conserverà anche da regina. I doni non si scambiavano a Natale ma all’Epifania, secondo la tradizione sabauda della “Befana regale” e i regali erano spesso libri o piccoli oggetti di artigianato locale, non gioielli o oggetti preziosi.

Cesare Pavese, invece, viveva il Natale come un ritorno alle sue Langhe. Tra Santo Stefano Belbo e Torino trascorreva le feste in un clima sospeso, fatto di passeggiate nel gelo e osservazione silenziosa della vita domestica degli altri. Nei suoi quaderni annota come la luce dei camini nelle case delle colline gli sembrasse “un richiamo all’infanzia che non torna”. Il suo rito? un bicchiere di vino caldo, la sera del 24, bevuto davanti alla finestra per “guardare la notte del mondo”.

A fare da contraltare a questi Natali introspettivi arriva di Edmondo De Amicis, autore di Cuore, nato a Oneglia ma torinese d’adozione e profondamente legato alla cultura piemontese. Amava un Natale conviviale: cene con amici e colleghi, letture ad alta voce e soprattutto l’usanza ottocentesca di scrivere un breve racconto o pensiero morale da regalare ai bambini della famiglia. Considerava il giorno di Natale “la festa dell’educazione sentimentale”: un momento per trasmettere ai più piccoli valori semplici come gratitudine e gentilezza.

Per Giulia di Barolo il Natale coincideva la continuità del dovere. Aristocratica colta, profondamente religiosa e insieme estranea ad ogni devozione spettacolare, viveva il periodo natalizio come un momento di lavoro silenzioso e organizzato. Nelle settimane che precedevano il 25 dicembre, la sua casa torinese non si trasformava in un salotto festivo, ma in un centro operativo: elenchi, pacchi, disposizioni minuziose. Giulia rifiutava la carità esibita. Non amava i gesti pubblici, le distribuzioni plateali, preferiva aiutare in modo discreto, mirato, spesso invisibile.

Silvio Pellico trascorreva il Natale in modo dimesso. Scriveva biglietti augurali a mano destinati agli amici più cari. La sera della vigilia si suonava il pianoforte in famiglia, senza pubblico. Era uso, per lui, conservare un piccolo quaderno dove annotava pensieri brevi, come una sorta di preghiere laiche.

Rosa Vercellana, la “Bela Rosin”, non considerava il Natale come una serie di gesti da cerimoniale ma, al contrario profondamente familiare.
Amava cucinare in prima persona, soprattutto dolci semplici della tradizione contadina piemontese. I regali erano spesso oggetti utili: sciarpe, guanti, indumenti fatti adattare alle mani di ciascuno. La sera della vigilia, si raccontavano storie di paese per rievocare l’infanzia e il tempo passato.

Lidia Poet percepiva il periodo natalizio come un tempo sottratto al lavoro. Per dare a questo momento una veste alternativa, in linea con il suo carattere, amava scrivere biglietti ironici, rompendo la retorica degli auguri. In casa, nessuna ostentazione: una pianta verde al posto dell’albero, qualche candela, una cena rapida. Chiudere i fascicoli, almeno per un giorno era il suo modo di festeggiare, ma non troppo.

A Natale, la casa di Norberto Bobbio  era un tempo per misurare il mondo, per riflettere. Il pranzo natalizio era breve e familiare. Nessun rituale, nessuna ostentazione: solo il tempo di stare insieme, con discrezione. Poi Bobbio spesso si ritirava a meditare e riflettere sui temi a lui cari: la filosofia, la politica e i diritti, nel pomeriggio usciva per una breve passeggiata solitaria: osservava le finestre illuminate, i passanti, l’inverno che stringeva la città in un silenzio controllato, rientrava presto.

Il Natale rappresenta gioia, è il riassunto di una fiaba che in moltissimi vivono con lo spirito celebrativo della festa, ma questo periodo dell’anno è anche un momento di riflessione, si torna spesso alle origini, ci si muove per aiutare chi non ha troppo da festeggiare o semplicemente si entra in una bolla di leggerezza che ci trasporta in un mondo ideale. Questo vivere il periodo natalizio appartiene, oggi come ieri, a tutti, si è come sospesi in una atmosfera che interrompe la vita di sempre.

 Maria La Barbera

“Nel cuore della notte alla GAM”, attività per famiglie

 

Domenica 28 dicembre alle ore 10.30

Alla Fondazione Torino Musei, domenica 28 dicembre alle 10.30, si terrà la visita alla mostra “Notti. Cinque secoli di stelle, sogni e pleniluni”, che si trasforma in un viaggio speciale tra arte, scienza e pura immaginazione. Il percorso consente di esplorare come il buio, le stelle, la luce abbiano affascinato gli artisti per secoli, passando dai cieli osservati da Galileo fino alle intense visioni romantiche. Dai sogni più misteriosi fino alle opere contemporanee. È una narrazione suggestiva che svela la bellezza della notte, fatta di bagliori, riflessi, lune e luci che irrompono nell’oscurità. Dopo l’immersione nella mostra, l’esperienza prosegue nell’educational are, dove grandi e piccoli saranno protagonisti di un lavoro creativo dedicato alla luce notturna. Ogni bambino, con la sua famiglia, realizzerà una piccola creazione luminosa da portare a casa come un ricordo unico. Questa è un’occasione irripetibile per giocare insieme e condividere. L’età consigliata è dai 3 ai 5 anni. Il costo a partecipante è di 10 euro, il costo aggiuntivo per gli adulti è rappresentato dal costo del biglietto ridotto, gratuito per i possessori della carta Torino Musei.

Mara Martellotta

Carcere “Lorusso Cutugno”, visita del Partito Radicale

Mercoledì 24 dicembre alle ore 10 presso il carcere “Lorusso Cutugno” di Torino una delegazione del Partito Radicale farà visita al penitenziario torinese. Della delegazione faranno parte Mario Barbaro del consiglio generale del Partito Radicale, Alberto Nigra già parlamentare, Claudio Desirò segretario di Italia Liberale e Popolare, Bruno Mellano già parlamentare e garante dei detenuti della Regione Piemonte. Partecipano alla visita il Presidente della Camera Penale del Piemonte e della Valle d’Aosta Avv. Roberto Capra e l’Avv. Alberto Gorga.
Al termine della visita del penitenziario torinese la delegazione incontrerà la stampa alle ore 13.
È prevista inoltre la visita al Carcere di Alessandria “San Michele” il giorno 29 dicembre con una delegazione composta da Bruno Mellano, Daniele Robotti e Paolo Giargia che entrerà nel carcere a partire dalle ore 10.

“Oltre la moda”, omaggio ai fotografi Helmut Newton e Ferdinando Scianna

Continua nel 2026 il programma di incontri pubblici “Oltre la moda”, curato da Monica Poggi e Fondazione Artea, che accompagna i visitatori fra due grandi progetti espositivi: il primo è “Helmut Newton. Intrecci”, al Filatoio di Caraglio, e il secondo “Ferdinando Scianna. La moda, la vita” alla castiglia di Saluzzo. Dopo i primi tre appuntamenti del 2025, il nuovo anno offrirà nuove e imperdibili occasioni di dialogo con esperti di fotografia, moda e cultura visiva per leggere e contestualizzare il lavoro dei due autori e riflettere su fotografia, produzione, collezionismo e società contemporanea.

Prosegue al Museo Lavazza di Torino e al Cinema Magda Olivero di Saluzzo il Public Program intitolato “Oltre la moda” dedicato a Helmut Newton e Ferdinando Scianna, a cura della Fondazione Artea. Venerdì 16 gennaio, alle ore 18, presso il Museo Lavazza di Torino, verrà approfondito il rapporto tra fotografia e mondo industriale con l’incontro “Costruire un’identità visiva”. La sede scelta per questo evento rappresenta proprio questa alleanza, andando a evidenziare quanto la visione che autori e autrici possono offrire. In occasione e dell’evento, verranno presentati gli scatti realizzati da Helmut Newton e Ferdinando Scianna per gli iconici calendari Lavazza del 1993, ’94 e ’96, con gli approfondimenti di Matthias Arder, curatore e direttore della Fondazione Helmut Newton, Marco Amato, direttore del Museo Lavazza, Monica Poggi, storica della fotografia, e Davide De Luca, direttore della Fondazione Artea. Seguirà una esclusiva “coffee experience” guidata dai coffellier del Museo Lavazza. La prenotazione è gratuita al link https://www.ticketlandia.com/m/event/talk-costruire-identita-visita.

Lunedì 19 gennaio, alle ore 21, sarà al cineteatro Magda Olivero di Saluzzo, alle ore 15, a ospitare la proiezione del docufilm “Ferdinando Scianna. Il fotografo dell’ombra”, diretto da Roberto Andò e presentato alla 82esima Mostra Cinematografica della Biennale di Venezia. Il film esplora la vita e la carriera di Scianna, offrendo uno sguardo approfondito sulle sue opere e i contesti in cui sono state create, coinvolgendo molti di coloro che ne hanno fatto l’arte, tra giganti della cultura del Novecento e amici di gioventù. Al termine della proiezione si potranno approfondire alcuni temi emersi dalla visione grazie alla presenza del regista Roberto Andò, del fotografo Ferdinando Scianna e del direttore della Fondazione Artea Davide De Luca. L’evento è in collaborazione con l’associazione Ratatoj APS, nell’ambito della rassegna Lunedì Cinema (inverno 2026). Ingresso libero fino a esaurimento posti, apertura al pubblico ore 20.30.

Mara Martellotta

Rifllessioni su Babbo Natale

Nonno, come mai sul 25 Dicembre c’è scritto solo Natale e non il nome intero, Babbo Natale?”

La domanda di mio nipote mi ha lasciato di stucco…

Il 25 Dicembre è la festa principale per tutti i bambini, che la attendono con ansia soprattutto per un motivo: ricevono regali dai genitori, dagli zii, dai nonni; e la cerimonia dell’apertura dei pacchio dono sotto l’albero è uno dei momenti magici dell’anno…

Che tensione nei giorni precedenti, che timore di non meritare giochi, bambole, scatole multicolore perché non si è stati abbastanza buoni durante l’anno…

Che gioia scartare la carta e scoprire, oh sorpresa, proprio quello che sognavano e che avevano chiesto in letterine accorate…

Che felicità passare ore liete a giocare con i fratelli, i cugini, gli amici mentre i “grandi” intrecciano conversazioni e programmano l’ormai prossima festa di Capodanno…

Per i piccoli da decenni i regali sono portati da Babbo Natale, un personaggio inesistente creato dalla Coca Cola per reclamizzare la sua nota bibita gassata.

 

Nel 1931 Coca‑Cola commissionò all’illustratore Haddon Sundblom il compito di disegnare Babbo Natale per le pubblicità natalizie. Queste raffigurazioni hanno cambiato il modo in cui Babbo Natale veniva rappresentato: il primo Babbo Natale infatti era verde e si legava alla tradizione nordica di Odino, che immaginava il personaggio che regalava dolciumi. La sua origine peraltro può essere ascritta ancor più indietro nel tempo, legata ad un personaggio realmente esistito nel IV secolo a.C, e cioè il vescovo Nicola di Mira, che ancora sopravvive nei paesi nordici con il nome di Santa Klaus..

Potenza del marketing: in pochi decenni un’immagine pubblicitaria ha cancellato non solo secoli di tradizioni radicate, ma (e questo è l’aspetto più triste nella domanda del mio nipotino) la vera essenza del 25 Dicembre, che non è la festa di Natale Babbo, ma è la festa che ricorda la nascita di Gesù!

Nei calendari più attenti e precisi, il 25 Dicembre è infatti descritto come “Natale N.S.G.C.”, sigla misteriosissima per tutti i nipotini e per la stragrande maggioranza degli adulti, che, per esteso, significa “Natale di Nostro Signore Gesù Cristo”.

Natale è un aggettivo, non un nome! Indica il giorno “natale” (cioè della nascita) del Redentore.

Una festa intrinsecamente religiosa, staccata da ogni contenuto gaudente legato a regali, feste, cenoni, pacchi dono.

Una festa che dovrebbe far riflettere sui contenuti spirituali, sull’importanza di staccarsi dai valori materiali e meditare sui valori spirituali; altro che regali, trenini, tablet, bambole, cellulari…

E la cosa più triste è che (riflettete!) passate poche ore o pochi giorni i rutilanti giocattoli giaceranno in un angolo, dimenticati ed inutili, perché il tempo corre in maniera sempre più veloce, bruciando anche le cose più belle e desiderate e lasciando un triste, amaro vuoto nell’anima.

GIANLUIGI DE MARCHI

 

Giallo, divertimento, inaspettati finali: ed è subito “Forbici Follia”

All’Erba, repliche sino al 6 gennaio

Cinquant’anni e non li dimostra. Un minimo di cronistoria? Tutto ebbe inizio ancora nei primi anni dei Sessanta, quando Paul Portner, psicologo svizzero, romanziere, propugnatore di un “teatro della spontaneità” capace di attrarre il pubblico su uno spunto iniziale e coinvolgente, scrisse per il teatro “Scherenschnitt” come a dire il termine che sta indicare l’arte del ritagliare la carta con le forbici. Il debutto avvenne a Ulm, in terra tedesca, nel 1963. Il suo interesse era legato in principal modo alla maniera nella quale le persone percepiscono la realtà e ai diversi modi di percepire fatti relativi a un crimine. Pensò di ambientare la storia all’interno di un salone di parrucchiere e di dar vita a sei personaggi fortemente tipizzati, ciascuno dei quali capace di commettere l’assassinio di una ricca e famosa pianista nel suo appartamento posto al piano sopra il salone. Elemento di novità che Portner pensò di aggiungere alla vicenda nuda e cruda -, secondo le sue teorie, in modo da rendere quel giallo diversissimo da tutti gli altri in circolazione – fu quello di dare agli spettatori presenti in sala la possibilità di risolvere il caso attraverso “l’interpretazione” di quanto avevano visto e sentito o, meglio ancora, di ciò che “avevano creduto” di aver visto e sentito. Una scommessa in altre parole, lunga due ore. Una quindicina d’anni dopo, Bruce Jordan e Marylin Abrams – ideatori e produttori di numerosi allestimenti teatrali negli States – assistettero per puro caso ad una replica della commedia tinta di giallo, non si vollero lasciar scappare l’occasione credendola vincente e contattarono immediatamente l’autore per produrre e mettere in scena lo spettacolo con i personaggi in versione americana. Nell’estate del ’78 la prima versione americana andò in scena nel teatro-ristorante di Lake George, New York. Dopo il grande successo ottenuto acquistarono i diritti per tutto il mondo. Da allora, “Forbici Follia” reclama il proprio posto nel Guinness dei primati, è lo spettacolo teatrale più longevo nella storia degli Stati Uniti, con 40 diversi allestimenti in suolo americano, è stato tradotto in 28 lingue (tra cui il turco, lo spagnolo e il catalano, il greco e il polacco) per un totale di 14 milioni di spettatori in tutto il mondo. Trasportabile e adattabile ovunque, insomma un successone.

Da noi fu lo scomparso regista Gianni Williams (ma anche premiato doppiatore, attore di teatro con Squarzina e Soleri e il Garinei di “Se devi dire una bugia dilla tutta”, nonché di televisione), altra bella sorpresa, a scoprire per caso la commedia a Washington e decise di portarla in Italia. Ma si doveva arrangiarla, rodarla, renderla appieno per un pubblico di casa nostra. Gian Mesturino, anima di Torino Spettacoli e del Gioiello, lungimirante inventore di spettacoli a lunga tenitura e intuito teatrale davvero sopraffino, capitò alle prove della commedia tra Bologna e Milano: incertezze e delusioni cancellate in poco tempo e l’invito a Williams a trasferirsi a Torino, era il 1999, considerate appieno le potenzialità che stavano in quel testo. L’inaugurazione, su quel nuovo palcoscenico, fu nel novembre del 2000, una prima stagione di cinque mesi ininterrotti e di 50mila spettatori, più di 800 rappresentazioni in 25 anni consecutivi di repliche conteggiando sino a fine 2024, superando anche una pandemia che mostrò lo spettacolo in streaming ad un numero imprecisato e mai scoperto di spettatori.

A lunga tenitura anche gli interpreti, inossidabili, espertissimi, abituati a indossare senza nessuna fatica da anni una seconda pelle, da Simone Moretto (volto di diverse pubblicità nazionali, cinema, teatro che va da Machiavelli ad Agatha Christie, da Kesselring a De Benedetti, laboratori a Milano e New York con l’insegnamento di John Strasberg, figlio del grande Lee), il più che eccentrico parrucchiere/proprietario del “Giampy”, a Elena Soffiato (la provocante sciampista Alina), da Matteo Anselmi agente speciale Salvatore Lo Sordo a Elia Tedesco come l’antiquario Giulio Valleri, da Carmelo Cancemi, un più o meno nostrano commissario Montalbino a Cristina Palermo, ovvero la signora Costanza Ravagliati, “impossibile” rappresentante della borghesia subalpina di stanza in Crocetta o in fascia precollina. Indizi, più di un sospetto, azzccati coinvolgimenti della sala (non ultimi, un lavaggio unito a una veloce messa in piega), piccole trasgressioni, battute, divertimento, una serata tutta diversa. Ognuno coinvolto, in questo appuntamento ormai “reclamato”, con il pubblico ogni sera a dipanare quel finale, diverso, inaspettato, sempre effervescente, che il pubblico stesso vorrà immaginare.

Al teatro Erba, venerdì 26 e sabato 27 ore 21; domenica 28 ore 16; mercoledì 31 ore 20,45 già sold out; sabato 3 domenica 4 lunedì 5 gennaio ore 21, martedì 6 ore 16. Da non perdere.

Elio Rabbione

Nelle immagini gli inossidabili interpreti di “Forbici Follie” e gli applausi di una recente edizione.

The Originals accendono Hiroshima Mon Amour

Reggae e contaminazioni sonore per la notte di Santo stefano

Venerdì 26 dicembre a Torino il progetto che riunisce Africa Unite e The Bluebeaters presenta il singolo “No! (No, No, No, No)” e una serata pensata come vero e proprio party natalizio

Torna sul palco di Hiroshima Mon Amour il progetto che ha incendiato l’estate: The Originals, l’incontro artistico esplosivo tra Africa Unite e The Bluebeaters, protagonisti venerdì 26 dicembre di un live imperdibile che trasformerà il storico locale torinese in epicentro di musica, energia e contaminazioni sonore. Lo spettacolo inizia alle 22.00 (porte aperte a partire dalle 21.00) presso Hiroshima Mon Amour in via Bossoli 83, con ingresso a 20 euro. I biglietti sono disponibili in prevendita online sul sito ufficiale www.hiroshimamonamour.org.

Una serata in tre atti

La serata è stata concepita come un vero e proprio party natalizio, scandito da tre momenti distinti. Ad aprire le danze sarà il Dj Piddu, maestro nel dosare calypso, original ska, rocksteady ed early reggae con un ritmo irresistibile, perfetto per riscaldare il pubblico e introdurre l’atmosfera del live show.

The Originals porteranno poi in scena il meglio dei repertori di Africa Unite e The Bluebeaters, arricchito dal nuovo singolo “No! (No, No, No, No)”, un pezzo reggae di forte impatto che affronta le tensioni dell’attuale scenario geopolitico. Il brano nasce da un’idea di Pat Cosmo, elaborata successivamente dai contributi artistici di Bunna e soprattutto di Madaski, che ha realizzato anche una potente versione dub del brano, unendo così le sonorità distintive delle due formazioni in una direzione condivisa. Il singolo, in uscita il 14 novembre per Caribb Roots Records (l’etichetta che da anni supporta i progetti di questa famiglia di musicisti), rappresenta il debutto ufficiale di The Originals come collettivo autonomo.

Il gran finale: Madaski e Baldini in dialogo sonoro

Il concerto raggiunge il suo apice con il confronto creativo tra Madaski e Paolo Baldini, due icone indiscusse della scena dub italiana. Un dialogo sonoro destinato a trasformare Hiroshima Mon Amour in uno spazio immersivo, ipnotico e unico: un’esperienza pensata per lasciare il pubblico senza fiato.

Un viaggio attraverso energia, storia e innovazione, in cui la tradizione reggae incontro l’innovazione sonora contemporanea.

Valeria Rombolà

Natale 2025, in Piemonte cresce la voglia di regali: enogastronomia e benessere in testa

Spesa media procapite di 211 euro. L’81,5% degli italiani acquista doni, con una prevalenza femminile. Crescono le esperienze digitali e culturali.

Il Natale 2025 conferma una rinnovata propensione agli acquisti. Secondo l’indagine Confcommercio–Format Research, l’81,5% degli italiani prevede di comprare regali natalizi, in aumento rispetto al 79,9% registrato nel 2024. La percentuale sale all’85% nel Nord Ovest, area in cui la fascia più attiva nello shopping è rappresentata dalle donne over 55.

Il budget destinato ai doni resta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno: la spesa media per persona si attesta a 211 euro, con oltre la metà degli intervistati (53,5%) pronta a spendere tra i 100 e i 300 euro.

Tra le tipologie di regalo più scelte dominano i prodotti enogastronomici, che raccolgono il 19,7% delle preferenze. Seguono i trattamenti legati alla bellezza e alla cura della persona (15,2%) e l’abbigliamento, insieme agli articoli sportivi (13,2%). In crescita anche l’interesse verso esperienze e contenuti digitali, come abbonamenti e biglietti per eventi culturali.

Nel capoluogo piemontese, Ascom Confcommercio Torino e provincia rileva un andamento in linea con quello del 2024, caratterizzato da una forte concentrazione degli acquisti negli ultimi giorni prima di Natale e da una buona tenuta dei negozi fisici. Dall’indagine emerge infatti che circa un consumatore su quattro sceglie di acquistare esclusivamente nei punti vendita tradizionali. «Dopo anni di acquisti digitali, il negozio fisico sta riconquistando l’attenzione delle persone – spiega Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia –. I doni scelti nei negozi del territorio sono fatti con il cuore, aiutati anche dalla competenza e dalla professionalità dei negozianti. Il commercio di vicinato si conferma insostituibile per chi cerca autenticità. Anche in questo 2025 il commercio torinese ha saputo rispondere con creatività e competenza, rendendo ogni acquisto un momento speciale. Le vetrine torinesi parlano di bellezza, cultura, tradizione e innovazione. In un’epoca in cui i consumi cercano valore e significato, il commercio di prossimità è la risposta più concreta e umana».

Un ruolo rilevante è svolto anche dalle tredicesime, che quest’anno sostengono in modo significativo i consumi. Grazie a un’inflazione sotto controllo, a un mercato del lavoro in crescita e a una maggiore disponibilità di reddito, la spesa complessiva generata dalle tredicesime raggiunge i 49,9 miliardi di euro, con un incremento di 2,4 miliardi rispetto al 2024. La spesa media per famiglia sale a 1.964 euro (+53 euro), anche se solo una parte viene destinata ai regali natalizi: il 22,8% utilizza la tredicesima per le spese legate alla casa e alla famiglia, il 22,1% per il risparmio, il 20,2% per il pagamento di tasse e bollette, mentre quasi il 18% la impiega per l’acquisto dei doni di Natale.