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Gtt, in calo il mancato pagamento dei biglietti sui mezzi pubblici

GTT Gruppo Torinese Trasporti annuncia in una nota che “prosegue il proprio impegno per garantire standard di servizio sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini, intervenendo su sicurezza, assistenza e contrasto all’evasione tariffaria”.

I numeri dell’attività di controllo nel 2025

  • 2.990.868 controlli totali

  • 272.367 nel mese di gennaio

 

Nei primi giorni del 2026, l’incremento del personale ha già prodotto risultati concreti:

  • 377.187 controlli effettuati (gennaio)

  • + 38% rispetto a gennaio 2025

  • – 24% di evasione tariffaria

 

Parallelamente, si consolidano le iniziative di controllo avviate nel corso del 2025 in collaborazione con le forze dell’ordine e agenzie di sicurezza privata. Il progetto Linea Sicura ha visto coinvolte 13 linee GTT, mentre per il  Safe Tram sono stati effettuati oltre 6.300 controlli.

I dati confermano dunque l’effetto deterrente di una presenza capillare sulla rete e l’efficacia delle politiche di prevenzione messe in campo. Nel corso del 2026 è previsto un nuovo potenziamento dell’organico dedicato al controllo e all’assistenza, che a regime potrà contare su 300 addetti alla clientela, e l’introduzione di ulteriori body cam, dopo le sperimentazioni avviate lo scorso anno, rafforzando in modo strutturale il presidio del servizio sul territorio, con l’obiettivo di migliorare tutela e assistenza agli utenti.

In un sistema complesso come quello del trasporto pubblico locale, la qualità reale e percepita del servizio è strettamente legata alla possibilità per gli utenti di ricevere assistenza tempestiva, in particolari nelle fasce serali e notturne. L’obiettivo: rafforzare la sicurezza complessiva del servizio e migliorare la gestione delle situazioni complesse a bordo.

“Questi dati sono molto incoraggianti e dimostrano che siamo sulla strada giusta – ha dichiarato Salvatore Gaudiello, Responsabile Infrastrutture – La sicurezza dei passeggeri è una priorità che riguarda ogni anno oltre 250 milioni di utenti tra Torino e provincia. Le misure sperimentali introdotte nei mesi scorsi stanno producendo i risultati attesi. Il percorso è ancora in evoluzione, ma nei prossimi mesi puntiamo a rafforzare ed ampliare ulteriormente questi livelli di servizio, con l’obiettivo di garantire maggiore tutela, assistenza e qualità complessiva dell’esperienza di viaggio”.

Torino e Città Metropolitana: più efficienza con la gestione amministrativa integrata

La Giunta Comunale, su indicazione della vicesindaca Michela Favaro, ha approvato una delibera che dà il via libera a un accordo di collaborazione tra la Città di Torino e la Città Metropolitana di Torino. L’intesa, siglata ai sensi dell’art. 15 della Legge 241/90, sancisce una sinergia strutturale volta a migliorare l’efficienza amministrativa e a ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche.

L’accordo, della durata di due anni e rinnovabile, nasce dalla volontà di superare la frammentazione tra gli enti, puntando su una gestione condivisa di funzioni strategiche. Dopo il successo delle prime sperimentazioni relative ai Nuclei di Valutazione e agli elenchi degli operatori economici, l’amministrazione comunale compie oggi un passo decisivo verso una “governance integrata” del territorio.

L’iniziativa vedrà i due enti operare insieme su fronti cruciali come la digitalizzazione e la gestione degli appalti. Attraverso l’utilizzo di piattaforme telematiche comuni, verranno snellite le procedure di gara e la selezione dei fornitori, garantendo al contempo una regolamentazione più omogenea degli incentivi e delle prassi antiriciclaggio. Un pilastro fondamentale del progetto riguarda la valorizzazione del capitale umano: il personale sarà coinvolto in percorsi di formazione e aggiornamento condivisi, facilitando lo scambio di competenze e l’adozione di metodologie di lavoro uniformi.

Sul fronte della crescita territoriale, la collaborazione permetterà inoltre una gestione coordinata dei fondi del PNRR, assicurando un monitoraggio puntuale e una rendicontazione efficace degli impatti sociali ed economici su tutta l’area metropolitana. L’intero impianto dell’accordo è stato studiato per essere a costo zero per le casse pubbliche: l’onere per il trattamento economico del personale assegnato ai progetti sarà infatti ripartito equamente tra i due enti, alternando annualmente il carico finanziario tra Comune e Città Metropolitana, senza alcun incremento della spesa prevista a bilancio.

Questa delibera si inserisce nel più ampio quadro di modernizzazione della Pubblica Amministrazione torinese, orientata a fare della collaborazione tra enti locali la leva principale per affrontare le sfide economiche e sociali del prossimo biennio.

“Questo accordo tra Città di Torino e Città Metropolitana risponde a esigenze di integrazione amministrativa tra enti e si prefigge di aumentarne l’efficienza tramite la collaborazione – spiega la vicesindaca di Torino Michela Favaro -. Puntare sulla formazione dei dipendenti, sulla specializzazione delle mansioni, evitando duplicati, è la via giusta per far crescere amministrazioni capaci di migliorare i servizi, razionalizzando i costi”.

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Movida, sospensione dell’attività per quattro minimarket e un bar

 

Prosegue l’attenzione della Città nel contrasto al fenomeno della “malamovida”. La Polizia Locale di Torino ha intensificato i controlli focalizzandosi sul rispetto delle ordinanze che limitano la vendita di bevande in vetro e alcolici da asporto oltre l’orario consentito e la somministrazione ai minorenni. Un’operazione che ha portato all’accertamento di sanzioni per un importo complessivo che supera i 30mila euro.

La Polizia Locale ha notificato, nei giorni scorsi, a quattro minimarket, situati in corso Brescia, lungo Dora Firenze, via Napione e via Rossini, il provvedimento della Prefettura di sospensione dell’attività, tra i 15 e i 30 giorni, per reiterate violazioni dell’articolo 6 comma 2 bis del decreto legge n.177/2007. I proprietari hanno venduto bevande alcoliche e superalcoliche da asporto oltre l’orario consentito, ignorando le restrizioni orarie.

Il Regolamento di Polizia Urbana prevede che, su tutto il territorio cittadino, siano vietati la vendita e il consumo di bevande in contenitori di vetro o metallo dalle 24 alle 6 del mattino, mentre nelle 20 aree individuate, dove si registravano maggiori criticità legate agli assembramenti e al consumo di alcol in strada, l’amministrazione ha deciso di anticipare il divieto alle 21.

I controlli, però, non si sono limitati solo alla vendita di alcol oltre l’orario previsto, ma anche alla somministrazione di alcol ai minorenni. È stato, infatti, notificato anche un provvedimento a un esercizio pubblico di via Giulia di Barolo perché, gli agenti della Polizia Locale, per più di una volta, hanno accertato la violazione dell’art.14 ter della Legge n.125/2001 che prevede la richiesta di esibire il documento di identità prima di somministrare cocktail alcolici a minorenni. Per questo bar la chiusura imposta è di 20 giorni, dal 27 febbraio al 18 marzo.

“Operazioni – spiegano gli assessori alla Sicurezza e Polizia Locale Marco Porcedda – e al Commercio Paolo Chiavarino – che abbiamo incrementato nelle ore serali del fine settimana, anche recependo le segnalazioni dei cittadini e dei commercianti di alcune zone. Grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, intendiamo rafforzare la sicurezza dei quartieri interessati dal fenomeno, con l’obiettivo di conciliare il diritto al divertimento dei più giovani con il rispetto delle norme e del decoro dello spazio urbano. L’obiettivo è di perseguire chi non rispetta le norme a discapito anche di quei commercianti che, invece, operano nel rispetto delle regole. Vogliamo tutelare la qualità della vita dei ragazzi e proteggere chi è più vulnerabile, ma allo stesso tempo colpire chi infrange i regolamenti”

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Pallavolo, a Torino la Final Four della CEV Champions League maschile

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Torino si conferma sempre più casa dei grandi eventi sportivi. Dopo le finali della Frecciarossa Coppa Italia di volley femminile e la Frecciarossa Final Eight di basket, la nostra città rafforza il proprio ruolo di palcoscenico internazionale con un nuovo appuntamento di prestigio: le Final Four della CEV Champions League maschile.

L’evento si terrà il 16 e 17 maggio 2026 all’ Inalpi Arena, un impianto che negli anni è diventato sinonimo di sport d’élite. L’accordo tra la Confédération Européenne de Volleyball, la Federazione Italiana Pallavolo e le istituzioni locali punta a capitalizzare il successo delle Super Finals ospitate nella stessa sede nel 2023.

Dalle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 in avanti, Torino ha costruito una solida reputazione nell’organizzazione di eventi di caratura mondiale, tra cui le ATP Finals, la fase finale del Campionato Mondiale maschile FIVB 2018 e le Super Finals della CEV Champions League 2023. Un percorso che testimonia la capacità della città di accogliere atleti e tifosi in un contesto moderno ed efficiente.

A maggio 2026 saranno le quattro migliori squadre maschili d’Europa a contendersi il trofeo continentale. Tra i protagonisti attesi anche i campioni in carica della Sir Sicoma Monini Perugia, pronti a difendere il titolo.

Il presidente della CEV, Roko Sikirić, ha dichiarato: «Credo che tutti noi conserviamo ricordi molto piacevoli delle Super Finals di grande successo tenutesi a Torino nel 2023. Vogliamo capitalizzare quell’esperienza per offrire un’altra Final Four memorabile e un’esperienza indimenticabile a squadre, tifosi e stakeholder. Sono grato alla Federazione Italiana Pallavolo e alle autorità locali per il loro sostegno in questa importante impresa, che ci aiuterà a mostrare il meglio della pallavolo. I tifosi si preparino a un epico scontro finale che coronerà una stagione già ricca di colpi di scena».

Soddisfazione anche da parte del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo: “Siamo davvero orgogliosi che, a distanza di soli tre anni, Torino torni a ospitare le Final Four della CEV Champions League di pallavolo. È un appuntamento di grande rilievo che conferma la centralità della nostra città nel panorama sportivo nazionale e internazionale, grazie a capacità organizzative di primo livello e a impianti di eccellenza come l’Inalpi Arena. Dopo le finali di Coppa Italia femminile e in attesa degli Europei maschili di settembre, la grande pallavolo tornerà protagonista con due giornate di straordinario spettacolo. Un evento che arricchisce un 2026 già denso di appuntamenti e rappresenta un’ulteriore occasione di crescita e visibilità internazionale per tutta la città”.

Il presidente della FIPAV, Giuseppe Manfredi, ha sottolineato: “La decisione di organizzare a Torino la Finale della Champions League maschile 2026 è stata presa di comune accordo con la CEV, in un clima di piena collaborazione. L’Inalpi Arena ha già regalato grandi soddisfazioni al volley nazionale e internazionale, come la finale del Mondiale 2018 e le Super Finals 2023. Torino è una garanzia in termini di competenza, passione e capacità organizzativa. Siamo certi che saprà rispondere ancora una volta con entusiasmo, creando un’atmosfera degna della massima competizione europea per club. La scelta è stata dettata anche dalla volontà di non sovrapporre l’evento con la fase finale dei Campionati Europei maschili ospitati da Milano, valorizzando al meglio entrambi gli appuntamenti”.

Sulla stessa linea il presidente del Comitato Regionale Piemonte della FIPAV, Paolo Marangon: “Per noi è un onore ospitare per la seconda volta l’atto conclusivo della Champions League. È la conferma che Torino e il nostro movimento sono un punto di riferimento per la pallavolo mondiale. Impianti all’avanguardia, un movimento vivo, il supporto delle istituzioni e capacità organizzative consolidate: in Piemonte non manca nulla per la buona riuscita di eventi internazionali e per lo sviluppo della pallavolo”.

Ulteriori dettagli, compresa l’apertura della vendita dei biglietti, saranno comunicati prossimamente. Intanto le date sono già da segnare in agenda: Torino si prepara a vivere un’altra grande festa dello sport, rafforzando la propria vocazione internazionale e il legame sempre più stretto con la grande pallavolo europea.

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Premi a Nichelino per “Carnevale in Vetrina”

La cerimonia ieri durante il Consiglio Comunale

 

La prima edizione del concorso che ha coinvolto il commercio di vicinato nichelinese durante il carnevale è stata un successo.

Siamo contentissimi della risposta che c’è stata da parte dei commercianti – commentano il Sindaco Giampiero Tolardo e l’Assessora al Commercio Giorgia Ruggiero -. Il concorso Carnevale in Vetrina è stata una scommessa che si è giocata in pochissimi giorni ed è stata vincente. Questa prima edizione è stata partecipata e ha saputo cogliere un’esigenza, quella di mettersi in gioco e farsi conoscere sempre più dai cittadini-consumatori”.

I partecipanti hanno avuto tempo fino al 31 gennaio per allestire le vetrine e fino al 3 febbraio per inviare foto delle composizioni.

Una foto per ogni vetrina è stata pubblicata sulla pagina facebook della Città di Nichelino dal 5 all’11 febbraio (ore 12.00) così da essere votata dalla giuria popolare.

Il 24 febbraio si è riunita la commissione che ha valutato le vetrine e, tenuto conto anche delle votazioni (ovvero dei singoli like) online ha stilato la classifica:

1.     Le Vie del Cuore (Articoli regalo – via Torino, 202)

2.     Frutta e Verdura da Renata (via Juvarra, 30)

3.     Controvento (Abbigliamento – via XXV Aprile, 16/B)

4.     Azzurro (Abbigliamento – via S. Francesco d’Assisi, 90)

5.     Estetica Fiore (via Torino, 190)

6.     Caffè Bistrot (via Torino, 35)

7.      ex equo La Casa del pane (via Cimarosa, 17) ed Elite Parrucchieri (via Torino, 212)

8.      Farmacia S. Edoardo (via Buonarroti, 1)

9.     Tabaccheria Chanel (via XXV Aprile, 16)

La premiazione in Consiglio è stata l’occasione ufficiale per festeggiare tutti i partecipanti e il commercio nichelinese.

“Un enorme grazie a chi ha partecipato, ma anche a chi non è riuscito ad organizzarsi ma avrebbe voluto – concludono il Sindaco e l’Assessora al Commercio -. Il prossimo anno speriamo di avere ancora più concorrenti per fare sempre più bella la nostra Nichelino e dare sempre più risalto al commercio di vicinato“.

Palcoscenico Danza: da Taiwan Divine Monsters con la Hung Dance

Al teatro Astra, dal 28 febbraio al 1⁰ marzo

Per Palcoscenico Danza e la rassegna dal titolo “Divine Monsters” al teatro Astra dal 28 febbraio al 1⁰ marzo prossimo si esibirà, direttamente da Taiwan, la Hung Dance per le coreografie di Lai Hung Chung e Giovanni Insaudo.

Danced Crack rappresenta l’omaggio del coreografo Lai Hung Chung alla mitologia della sua terra natale, con le “crepe” come simbolo per esplorare la resilienza della vita e la bellezza della lotta.Il coreografo, originario di una famiglia Hakka a Pingtung, Taiwan, è cresciuto ascoltando la madre raccontare le storie del mito Hakka di Nuwa che ripara il cielo, una narrazione legata al ‘Giorno della Riparazione del cielo’. In questa giornata le persone depongono gli strumenti per permettere al cielo e alla terra di riprendersi, esprimendo gratitudine per la restaurazione di Nuwa. Attraverso i movimenti dei danzatori, le crepe assumono una forma simbolica, riflettendo le sfaccettature presenti nelle relazioni tra la natura e l’umanità,  gli individui e la collettività. Il freddo design dell’illuminazione grigia crea un’atmosfera desolata e apocalittica, con i danzatori che si muovono come placche tettoniche, convergendo e divergendo per rappresentare l’evoluzione naturale e la tensione sociale.

“Mitici” di Giovanni Insaudo esplora, invece, il rapporto tra umani e dei, la cui intersezione si manifesta come uno strano e cupo corpo alieno.

La Hung Dance rappresenta una compagnia di danza contemporanea fondata nel 2017 dal coreografo Hung-Chung Lai che ne è anche direttore artistico. Il nome della compagnia “ Hung” simbologgia il volo verso il cielo, ispirato agli elementi creativi orientali e al suo vocabolario distintivo di danza contemporanea. La compagnia emergente ha ottenuto un crescente riconoscimento a Taiwan e sulla scena internazionale,  ricevendo inviti a partecipare a concorsi di fotografia e festival di danza internazionali, visitando ben 43 città  e 19 Paesi e realizzando 212 spettacoli.

Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

Enrico Calilli. Sempre tra noi!

All’“Oratorio di San Filippo Neri”, sarà ricordata, fra intermezzi musicali e narrativi, la figura del poeta-romanziere torinese a cinque anni dalla scomparsa

Lunedì 2 marzo, ore 20,30

Scrittore, saggista e poeta, ma anche “Cavaliere” per meriti sportivi (per oltre 30 anni è stato la “Voce del Sestriere” come speaker delle gare della “Coppa del Mondo di Sci”, nonché presidente dello “Sci Club Joyful” e collaboratore per gli incontri di “women’s football” del sito “Toro.it”, lui gobbo-juventino incallito!), Enrico Calilli avrebbe compiuto ottant’anni il prossimo lunedì 2 marzo. Un traguardo, pur da abile sportivo, purtroppo non raggiunto. Enrico ci ha infatti lasciato cinque anni fa. Ma a quella che avrebbe dovuto essere “occasione di festa” per il suo 80°, hanno voluto supplire i suoi più stretti famigliari e amici, in primis la moglie Rossella e la figlia Cristiana (con le adorate nipoti Sofia e Cecilia), organizzando, proprio lunedì 2 marzo (ore 20,30), una serata in sua memoria, articolata in momenti artistici di sicuro effetto, presso l’“Oratorio di San Filippo Neri” a Torino, luogo di culto dedicato al “Santo della Gioia” e la più grande Chiesa di Torino (fondata nel 1675 e ricostruita su progetto di Filippo Juvarra nel 1715) particolarmente cara ad Enrico cui dedicò anche uno dei suoi vari libri storico-narrativi (“La Chiesa di San Filippo Neri in Torino”), pubblicato da “Il Capitello” nel 2013.

Serata piena. Di indubbio spessore artistico. Come sarebbe piaciuta a lui. Lui, che, per tutti, quella sera ci sarà! Crediamoci! Abbracciando tutti da lassù (o da dove, non si sa!) con quei suoi occhi e quel suo viso che sapevano allargarsi in nuvole di gioia e d’affetto, sempre cariche di incontenibile empatia per tutti. A condurre e a presentare l’evento, sarà la stessa moglie Rossella, affiancata dalla musica della pianista-compositrice Irene Rista (suo il libro pubblicato di recente per le “Ed. Voglino”, con le illustrazioni di Federica Lucioli, “Brevi storie a due e quattro zampe”) e dalle parole “recitanti” alcune fra le più significative poesie di Enrico, proposte al pubblico dalla Compagnia Teatrale “Drammatici – Filodrammatici”.

La serata è ad ingresso libero. Fino ad esaurimento posti.

Ai partecipanti verrà richiesto solo un contributo assolutamente volontario a sostegno del restauro del magnifico “Presepe” custodito dai “Padri Filippini”, alla cui costruzione, verso la fine del ‘700 (prima che Torino fosse per la seconda volta e per parecchi anni invasa dalle truppe di Napoleone) contribuì lo stesso re di Savoia, Carlo Emanuele IV (l’“Esiliato”), regalando ai “Padri” alcune carrate di marmo, recuperato da una cava di suo possesso nel territorio di Gassino con l’intento che gli stessi lo vendessero per ricavarne una somma di denaro utile alle prime spese dell’opera.

Il “mio” Calilli

Permettetemi una mia personale riflessione su Enrico. Ne sento il bisogno, non il dovere, e sono certo che a lui farebbe piacere.

Intanto ci tengo a precisare che io, personalmente, non ho mai avuto modo di frequentarlo con particolare costanza. Conobbi Enrico verso la fine degli anni ’80 e lo conobbi come consorte di Rossella Tamagnone, mia “grande” collega insegnante di “Educazione Fisica” alla mitica “Carlo Levi” di via delle Magnolie, alle subalpine “eccitanti” (anziché no!) “Vallette”. Da allora, e nel corso degli anni, i nostri incontri sono stati sempre alquanto sporadici. Ma ogni volta, mille volte più intensi ed “empatici” rispetto a quelli di gente che magari si incontra ogni giorno, trascorrendo ore in conversazioni assolutamente incolori. E anonime. Come a dire, senza anima. Enrico aveva con me, ma certo con chiunque, la capacità assai rara di “abbracciarti” subito con quel suo largo, generoso sorriso, in grado di donarti, all’istante, un senso di amicizia e “oceanica” simpatia vera, profonda, come ci conoscessimo e frequentassimo da anni. Mi ricordo la gioia alla pubblicazione del suo primo libro e all’arrivo in finale con “Briciole di Medioevo” (“Ed. Tambix”) al “Premio Pannunzio”. Il suo forte abbraccio, la sua stretta di mano erano nell’immediato “passaporti” speciali per un sodalizio che pareva durasse da sempre. E tutto questo, lo ricordo con enorme nostalgia. Scrittore, poeta. In realtà Enrico aveva una laurea in Giurisprudenza e, per anni, lavorò per un’importante “Compagnia Assicurativa”. Ma nella sua testa, più che codici e codicilli, frullarono sempre e da sempre, a larghe giravolte, parole e parole. Parole capaci, in totale libertà, di farsi “racconto”. Parole capaci, a briglia sciolta, di creare “poesia”. Libere di accompagnarsi in ignoti voli e infiniti sentieri. “E noi a chiederci/ chi siamo stati /perché siamo nati/ Nell’attesa di una risposta/ che non viene/ in un silenzio che si fa paura” (Da “Verso il cielo”, “Ed. Il Capitello”, 2016). Ora forse quel “silenzio” l’hai sconfitto, caro Enrico. E, in qualche modo, potrai darcene segno (pensaci tu!), attraverso “le vetrate che irradiano calore/nelle tessere multiformi” della tua amata “Cattedrale”.

Gianni Milani

Nelle foto: Enrico Calilli, Irene Rista e la Compagnia Teatrale “Drammatici – Filodrammatici”

T-red, a Torino crollano le multe: -82% in un anno

A Torino diminuiscono sensibilmente le multe rilevate dai T-red ai semafori. Le telecamere installate in 14 incroci della città hanno registrato circa 22mila sanzioni, contro le 117mila del 2024: una riduzione dell’82%.

Tra le principali ragioni del calo c’è l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada, che ha eliminato la possibilità di accertare a distanza le infrazioni legate alla segnaletica orizzontale. In precedenza, gli automobilisti potevano essere multati anche per aver oltrepassato di poco la linea bianca di arresto con le ruote del veicolo o per aver proseguito diritto in una corsia con obbligo di svolta.

Con la nuova normativa, invece, i dispositivi T-red rilevano esclusivamente il passaggio con il semaforo rosso, limitando così il numero delle sanzioni.

Filippone (Cisl): “Su Torino area di crisi complessa serve cambio di passo”

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Il segretario generale Cisl Torino-Canavese, in audizione al Senato, lamenta lo scarso coinvolgimento del sindacato nella gestione di questo strumento e ne chiede l’ampliamento

“Uno dei punti che non possiamo accettare è la scarsa partecipazione delle organizzazioni sindacali nei processi decisionali legati all’Area di Crisi Complessa di Torino. Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere tenuti all’oscuro, come è successo in questi anni da quando Torino è stata riconosciuta Area di crisi complessa, sulle scelte che riguardano il loro futuro. Non è accettabile che i criteri di assegnazione dei fondi e lo stato di avanzamento dei progetti vengano gestiti senza un coinvolgimento pieno e strutturato del sindacato. In questi anni è mancata non solo una regia, ma soprattutto l’informazione e la comunicazione”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Giuseppe Filippone, nel corso dell’audizione di oggi pomeriggio davanti alla Nona Commissione Senato su “Torino area di Crisi complessa”.

“È fondamentale ampliare l’Area di Crisi Complessa ad altri comuni della provincia torinese che ne facciano motivata richiesta (oggi sono 112 su 312 complessivi), coinvolgendo anche altri settori in crisi come la componentistica non metalmeccanica e il settore delle Telecomunicazioni, a partire dai call center, – ha aggiunto Filippone – e coinvolgere pienamente le organizzazioni sindacali negli iter decisionali, nei criteri di assegnazione dei fondi e nel monitoraggio dei progetti. Inoltre, sarebbe importante l’istituzione di un tavolo territoriale permanente, presieduto dal Comune di Torino, con tutti i soggetti sociali ed economici, per costruire insieme la visione di sviluppo del territorio. Dobbiamo accompagnare la transizione, non subirla. E questo significa che la manifattura deve rimanere il pilastro attorno al quale costruire la diversificazione”.

I custodi della forma

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

 

In via Orvieto 20, oltre la Dora, nel quartiere Borgo Vittoria, dove Torino si lascia sfuggire il garbo dei portici e si distende in una geografia più pratica fatta di officine, magazzini e cortili profondi, esiste un edificio – un’ex fabbrica industriale – che mantiene comunque la compostezza sabauda su ciò che custodisce.

Il portone, senza insegne monumentali, introduce in uno spazio alto, dove la luce entra diffusa e ricade come polvere su una moltitudine di presenze immobili.
La prima impressione non è quella di un museo, bensì di un deposito in cui un remoto demiurgo ha accumulato per millenni le forme del corpo umano e della storia.

File serrate di calchi in gesso, oltre 1.500 per l’esattezza, accumulati nel flusso dei decenni occupano ogni spazio possibile: busti di bambini con le palpebre ancora gonfie, profili femminili che conservano un’inclinazione del collo irripetibile, la torsione plastica di un atleta greco, smisurati arti isolati che sembrano essere test sperimentali per la generazione di un titano.
E ancora: un David michelangiolesco ricostruito nelle stesse proporzioni dell’originale fiorentino, rilievi ornamentali, capitelli, busti di filosofi, cavalli alati, mostruosità marine in una coesistenza di epoche che estingue ogni cronografia.

Rispetto ad un museo le statue non sono isolate su piedistalli, rischiarate liturgicamente da strategici led, ma condividono lo spazio con scale da muratore, secchi, stracci e tavoli da lavoro.

Se ne stanno a ridosso l’una dell’altra, quasi a contatto, alcune poggiano a terra, altre su bancali di legno, altre ancora emergono da scaffali metallici o appese alle pareti.
Mentre ci cammino vicino vaneggio tra me e me di voler essere custode di un plasma segreto che le ridesti dalla loro quiescenza, che le vivifichi in modo che mi dicano di cose misteriose.

Mi trovo nel laboratorio della Gipsoteca Mondazzi, nata a Torino nel 1976, quando i fratelli Mondazzi rilevarono l’attività dal formatore Emanuele Gonetto, continuando una tradizione nata nel dopoguerra e legata al mondo delle accademie e della scultura monumentale.

Da allora il laboratorio non ha mai cessato di produrre copie, matrici, modelli destinati a scultori, scenografi, restauratori, accademie, ma anche a profani interessati.

Il procedimento non è cambiato molto: la forma viene presa dall’originale tramite un negativo, oggi spesso in silicone, che viene riempito con gesso liquido, lasciato solidificare e poi rifinito a mano.

Ogni copia è alla radice tecnicamente identica, ma non completamente indifferenziata: la superficie conserva micro-imperfezioni, tracce della lavorazione, leggere variazioni che la rendono riconoscibile a chi l’ha prodotta.

Il rapporto con le statue dei proprietari – Novella Mondazzi, suo fratello Paolo e pochi altri collaboratori – in una struttura che è rimasta volutamente familiare, seppur non completamente privo di quella solennità comune al cosmo degli artisti, è prettamente operativo: si muovono tra i modelli indicando dettagli che per loro hanno un’origine precisa — una commissione privata, un lavoro per un teatro, un intervento di restauro.

Ogni forma è associata a una circostanza, a una richiesta, a un momento della loro vita professionale.

Il paradosso della gipsoteca è che non conserva originali, ma senza di essa molti non avrebbero più discendenza. I calchi permettono di riprodurre opere destinate a deteriorarsi, di sostituire parti danneggiate, di studiare forme altrimenti inaccessibili.

In passato erano strumenti fondamentali per gli studenti delle accademie, oggi resistono accanto a scanner e stampanti 3D, continuando a offrire una precisione e una fisicità che la replica digitale non riesce (ancora) a restituire completamente.

Un luogo dunque dove la città ha destinato i propri doppi, che sono però finiti per trattenere la forma con una fedeltà che supera la durata della materia da cui proviene.
Uno spazio in cui le cose continuano a replicarsi tacitamente, come percorse da un DNA inanimato, conservando le impronte di ciò che “si è fatto nulla”.

Il laboratorio ha poi anche il suo punto di contatto diretto con il pubblico a pochi passi dall’Accademia Albertina, in via Principe Amedeo 25, dove si trova la bottega e la sede storica.
Qui vengono eseguiti i lavori più minuti e delicati: rifiniture, patinature, colorazioni e trattamenti che trasformano il gesso in imitazione di marmo, bronzo o pietra.

Fin dai tempi dell’università mi è capitato spesso di fermarmi, inebetito, davanti alla sua vetrina, fotografandola dall’esterno e indugiando a osservarne l’interno, come un personaggio dei cartoni animati che levita anelante guidato dalla mano sottile disegnata dal vapore di una torta che raffredda sul davanzale di una casa vicina.

Ci sono entrato per la prima volta solo un anno fa, per commissionare il restauro di un busto di Hermes.
È un locale piccolo, e questo amplifica l’effetto scenografico dello tsunami vertiginoso di statue presenti, così vicine tra loro da condividere la stessa ombra.
Passarci in mezzo è come attraversare una fenditura aperta in un mare solidificato, tra volti immobili, calca di orbite spente mentre la poca luce che entra dalle vetrate scivola su un’infinità di pieghe, lungo i margini sottili di palpebre, linee curve di labbra, vene in rilievo di un piede sproporzionato.

In fondo al passaggio in questo mare pallido e opaco, il banco di lavoro che spartisce l’ambiente senza in fondo separarlo davvero: dietro, strumenti, matrici e pigmenti e, solitamente, Novella: una donna minuta, dalle mani bianche di gesso, attenta, dolcissima.

In lei composte si intrecciano competenza rara, etica certosina d’artigiana e, senza nessuna retorica, onestà, trasmesse più attraverso l’abitudine che tramite l’insegnamento formale.

Link Linkedin Riccardo Rapini: https://www.linkedin.com/in/riccardo-rapini-31097438/

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