ilTorinese

Tutta la meraviglia del “San Gerolamo” restaurato

Ritorna nella “Sala Acaia” di Palazzo Madama, dopo un delicato intervento di restauro, il prezioso “Polittico” cinquecentesco del “nostro” Defendente Ferrari

Padre e Dottore della Chiesa, traduttore in latino di parte dell’“Antico Testamento greco” e successivamente dell’intera “Scrittura ebraica”,  di San Gerolamo – Sofronio Eusebio Girolamo (Stridone – Istria, 347 – Betlemme, 420), si contano in pittura due “iconografie” principali: una con tanto di abito cardinalizio e con il libro della “Vulgata” in mano o intento e assorto nello studio della “Scrittura” e un’altra, come immagine da ascetico anacoreta nel “deserto della Calcide” (dove rimase un paio d’anni, 375 – 376) o nella “Grotta di Betlemme”, ritratto senza l’abito e senza “galero” (cappello) cardinalizio, spesso accanto al “leone” cui la leggenda racconta avesse tolto una spina dal piede amicandoselo per la vita, al “crocifisso” (simbolo di penitenza) e alla “pietra” con cui pare fosse solito battersi il petto.

A questa seconda rappresentazione s’avvicina in buona parte il “Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione”, presentato in “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino (dove l’opera aveva già fatto il suo ingresso nel 1932 attraverso l’acquisizione da parte del lungimirante antiquario torinese Pietro Accorsi dal conte bresciano Cesare Jacini e, non meno, attraverso il mecenatismo illuminato di Giovanni Battista Devalle – fra i soci fondatori della “Pininfarina” – del senatore Isaia Levi e del collezionista Silvio Simeom), dopo un delicato e complesso intervento di restauro, reso possibile grazie al generoso finanziamento dell’avvocato Marziano Marzano, già vicesindaco e assessore alla “Cultura”, durante le Giunte Novelli negli Anni ’70 e primi ’80, e “padre” di quella via Garibaldi finalmente senza auto, prima grande “isola pedonale” della Città.

Polittico (tempera su tavola di grandiose dimensioni, 282 per 211 cm.) realizzato da Defendente Ferrari (Chivasso, 1475 ca. – Torino, 1540) fra il 1520 e il 1535, l’opera rappresenta indubbiamente un lavoro di straordinaria importanza per la storia della pittura piemontese del primo Cinquecento, la cui perfetta conservazione nel tempo è stata però impedita dalla sue stesse notevoli dimensioni. Quanto mai complesso, dunque, il lavoro condotto dal “Laboratorio di Restauro” di Leone Algisi a Gorle (Bergamo), che ha curato gli interventi sulla parte lignea e strutturale – la composizione era stata ristretta sui lati, a danno delle lesene laterali e del fastigio centrale  – con la collaborazione di Carla Grassi per la parte pittorica. Conservato con la “cornice originale” – a differenza di molte altre opere simili oggi presenti in Musei o Chiese – il “Trittico” ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della “carpenteria originaria”, rara per “Polittici” di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri. Principalmente, il lavoro di recupero ha riguardato gli aspetti strutturali e di montaggio dell’insieme, con un complesso lavoro di risanamento delle tavole lignee che costituiscono il supporto dei dipinti. In particolare, la tavola centrale presentava evidenti segni di un’antica frattura, che è stata ricomposta con grande accuratezza, restituendo stabilità e continuità all’intero “Polittico”. Parallelamente, sono stati affrontati gli interventi sulla superficie pittorica. In particolare sulla straordinaria ricchezza di quei preziosismi decorativi e cromatici (rinvenibili, soprattutto, nei monocromi delle “predelle”) assimilabili alla raffinata, rigorosa tecnica dei “vetri dorati e dipinti” propri dei grandi incisori nordico-fiamminghi del Quattrocento e di quel “gusto goticheggiante”, che contraddistinse costantemente l’attività di Defendente, fervodo allievo e seguace, ma con spirito libero, di Giovanni Martino Spanzotti.arte

Il “Polittico” presenta al centro “San Gerolamo penitente” nel suo eremitaggio, in un paesaggio deserto di rocce “che riempiono gran parte della superficie dipinta, imponendo la propria massa in contrapposizione alla geometria regolare e ordinata delle architetture”. Ai lati, due coppie di santi: il “Battista e San Giovanni con l’Agnello” e dall’altra un “giovane santo guerriero recante l’immagine di una città” di cui potrebbe essere il “protettore”. E qui qualcuno ha ipotizzato trattarsi di “San Secondo”, sospettando dunque una provenienza del “Polittico” dalla Città di Asti. In alto, i due “tondi” con l’“Angelo” e l’“Annunciata”. Elemento di eccezionale interesse è la “cornice originale”, decorata con “candelabre” (motivo ornamentale in uso nell’arte classica e in quella rinascimentale per adornare pilastri, ante, volte e pareti) rilevate “a pastiglia” secondo i dettami della cultura cinquecentesca, così come la “predella”, realizzata con una raffinatissima tecnica di “tratteggio a oro” che richiama tanto l’oreficeria quanto le tecniche incisorie.

Ora, al termine del restauro, l’opera sarà nuovamente esposta nella “Sala Acaia”, al piano terra del “Museo”, nella stessa sede che la ospitava prima dell’intervento, tornando così a dialogare con il percorso permanente di “Palazzo Madama”.

In un circuito storico-artistico che sempre più si rivela essere bene prezioso per l’intera Città.

Gianni Milani

Nelle foto:”San Gerolamo”, parte centrale del “Polittico”; il “Polittico” nella interezza, dopo il restauro; Marziano Marzano e Giancarlo Federico Villa, direttore di “Palazzo Madama” (Ph. Alessandro Bergadano)

Amico cane

Chiunque vada abbastanza regolarmente a fare la spesa, avrà notato che nel giro di pochi anni i reparti dedicati alla prima infanzia si sono ridotti di volume, per lasciare posto a quelli per gli animali il cui spazio è praticamente raddoppiato: alimenti di tutti i generi, lettini, cucce, tiragraffi, giochi di ogni genere; la parte preponderante è destinata, naturalmente, a cani e gatti.

Sembrerebbe un aumento di sensibilità nei confronti di questi animali tale da far ipotizzare che sia, di pari passo, migliorata la condizione in cui questi animali vengono accuditi.

In realtà, sentendo le relazioni di molti Comuni e canili, è in aumento il numero di animali abbandonati, o dei quali è stata omessa la custodia, per cui non possiamo validare l’equazione “più ne adottiamo, meglio stanno”.

Sfatiamo, intanto, un mito: Rottweiler, Pitbull, Dogo Argentino, Cane Corso e così via possono essere pericolosi, soprattutto in rapporto al loro peso, ma dipende da come vengono tenuti: le uniche due volte in cui sono stato morso da un cane, si trattava di un meticcio alto 40 cm in tutto e di un pincher. Le uniche due volte in cui ho avuto incontri ravvicinati con un rottweiler, in un caso mi è saltata addosso per leccarmi tutto (nonostante i suoi 60 kg) e nell’altro, arrivato a 1 metro da me, si è buttato a zampe all’aria per farsi fare i grattini.

La proposta di legge di prevedere un patentino per condurre i cani mi trova comunque d’accordo; se il cane viene lasciato libero di girare senza guinzaglio e senza museruola è palese che possa costituire un pericolo a prescindere dalla mole. Certo, un pincher non sbranerà qualcuno, ma se attraversa di colpo la strada ad un ciclista o si infila tra i piedi di un anziano claudicante ecco che diventa più pericoloso di un dogo argentino correttamente condotto.

Per molte persone, quella di detenere un cane è sicuramente una moda, come il veganesimo o la spiritualità, dettata dalla non conoscenza degli animali, di quella specie in particolare, dall’egoismo di pensare a sé stessi anziché a sé in rapporto all’animale.

Tenere il guinzaglio lungo 3 metri è come non averlo affatto perché, nel momento in cui devi richiamare l’animale, tempo di reazione del conduttore, tempo meccanico di riavvolgimento mentre, magari, il cane va nella direzione opposta fanno si che non si riesca a scongiurare il pericolo.

Molti, inoltre, non sanno (o fingono di non sapere) che il conduttore è sempre responsabile della condotta del cane, civilmente e penalmente, anche se questi è stato affidato loro temporaneamente (dog sitter, custode di casa, ecc.) per cui, se non siete sicuri di conoscere l’animale, declinate l’invito o, quantomeno, stipulate una polizza RC temporanea che potrà rifondere eventuali danni civili.

Non parliamo di come alimentarlo o come farlo svagare perché ci addentreremmo in un ginepraio (quali piante sono da evitare se si hanno animali domestici? quali cibi sono veleno per i cani? se il gatto non beve come modificare la sua dieta?) ed è la prova che molti adottano un cane perché in un primo momento è gratis mentre la playstation costa molto di più.

Ricordiamo, inoltre, che nel caso il cane venga trovato in strada, libero, dev’essere affidato al canile convenzionato che, nel caso il cane sia dotato di microchip, restituirà l’animale al proprietario dietro pagamento delle spese sostenute; è assolutamente vietato impossessarsene perché, al di là degli aspetti legali, potrebbe essere stato rubato o essere affetto da patologie trasmissibili che solo il Servizio Veterinario dell’ASL può verificare.

Nel caso quel cane venga trovato nuovamente in giro da solo, il proprietario verrà denunciato per omessa custodia e, nei casi più gravi, potrebbe essergli impedito di custodire altri cani.

Ne vale la pena?

Sergio MOTTA

Fabrizio Racca, l’eleganza della pasticceria torinese tra ricerca e identità

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

A Torino, parlare di alta pasticceria significa inevitabilmente evocare una tradizione solida, stratificata, fatta di grandi classici e di una cultura del gusto che affonda le radici nella storia sabauda. In questo contesto si inserisce il lavoro di Fabrizio Racca, maestro pasticcere che negli anni ha costruito un percorso riconoscibile, fondato su rigore tecnico, materie prime selezionate e una costante tensione verso la contemporaneità.

La sua pasticceria è oggi uno spazio in cui il dolce diventa espressione di studio e sensibilità. Le vetrine raccontano una produzione ampia e articolata: dalla piccola pasticceria alle torte moderne, dai lievitati alle monoporzioni di design, fino alle creazioni dedicate alle festività. Ogni proposta rivela una ricerca attenta sugli equilibri, sulle consistenze e sull’intensità aromatica, con un’attenzione particolare alla pulizia del gusto e alla precisione delle finiture.

Tradizione piemontese e linguaggio contemporaneo

Il legame con il territorio resta centrale. I grandi riferimenti della tradizione piemontese non vengono semplicemente replicati, ma reinterpretati con misura. Il cioccolato, materia identitaria per Torino, è declinato in diverse forme e lavorazioni, così come la frutta secca, le creme e le basi classiche della pasticceria italiana. L’approccio è quello di chi conosce profondamente le regole del mestiere e sceglie, quando necessario, di riscriverle con coerenza.

La produzione spazia dalle torte da ricorrenza alle proposte da banco quotidiane, con una linea moderna che punta su forme essenziali e su un’estetica raffinata. Le monoporzioni, in particolare, rappresentano uno dei tratti distintivi della casa: piccole architetture dolciarie in cui ogni elemento è calibrato, dalla base croccante alla mousse, fino alle glasse e agli inserti.

Le monoporzioni di Cioccolató 

In occasione di Cioccolató 2026, la manifestazione dedicata al cioccolato che anima il centro cittadino, Fabrizio Racca ha presentato una selezione di monoporzioni pensate per dialogare con il pubblico e con la tradizione torinese, senza rinunciare a un’impronta innovativa.

Tra le proposte, una creazione che unisce pesca, cioccolato e amaretti: un incontro tra la dolcezza della frutta, la profondità del cacao e la nota aromatica tipica dell’amaretto, in un gioco di consistenze che alterna cremosità e friabilità. Un’altra monoporzione è stata dedicata alle rose, con un profilo più delicato e floreale, capace di sorprendere per equilibrio e finezza. Infine, il gusto bicerin, omaggio alla bevanda simbolo di Torino, reinterpretato in chiave dolce: caffè, cioccolato e crema si fondono in una composizione che richiama la stratificazione del celebre bicchiere, trasformandolo in un dessert contemporaneo.

Queste creazioni hanno confermato la capacità del laboratorio di confrontarsi con eventi di rilievo cittadino proponendo prodotti coerenti con la propria identità, ma al tempo stesso pensati per un pubblico ampio e curioso.

Qualità, ricerca e visione

Alla base di ogni produzione c’è una selezione rigorosa delle materie prime e una lavorazione che privilegia freschezza e stagionalità. L’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma si traduce in studio delle tecniche, sperimentazione controllata e aggiornamento costante. È questo equilibrio tra tradizione e slancio creativo a definire il percorso di Fabrizio Racca nel panorama torinese.

In una città dove la cultura del dolce è parte integrante dell’identità collettiva, la sua pasticceria rappresenta un esempio di come sia possibile rinnovare il linguaggio della tradizione senza snaturarlo. Un laboratorio in continua evoluzione, capace di raccontare Torino attraverso il gusto, con uno sguardo rivolto al futuro.

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NOEMI GARIANO

Il “Pinocchio” di Iodice al teatro Astra

Al teatro Astra, dal 24 al 26 febbraio prossimo, sarà di scena “Pinocchio. Che cos’è una persona?”, per l’ideazione, la regia, la drammaturgia, le scene e le luci di Davide Iodice, a capo della compagnia Scuola Elementare del Teatro APS, produzione Interno 5, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, in partnership con Teatro Trianon Viviani Forgat ODV.

“Pinocchio – spiega Davide Iodice nelle note di regia – pone la questione del rapporto con la genitorialità. L’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nel ventre della balena. Geppetto gli dice che a breve la candela si spegnerà e rimarranno al buio. Pinocchio risponde: ‘E dopo?’. Geppetto non saprà cosa rispondere, e la soluzione la troverà Pinocchio. Questo ‘dopo’ è la domanda che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo straordinario, nel senso di ‘extra ordinario’, ovvero fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia, ma anche alla comunità, a chi si occupa di assistenza. Geppetto ha un figlio generato da un pezzo di legno, e che vuole a tutti i costi rendere normale. Noi che lavoriamo con la fragilità e la diversità, sappiamo quanto sia pericoloso il concetto di normalità. Sento l’esigenza, dopo anni, di fare un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità. Spesso c’è tanta retorica, un senso di carità un po’ penoso. Quello della disabilità è un mondo complesso e ricco, c’è una volontà di esprimersi da parte di questi ragazzi e di essere considerati per quello che sono. Il lavoro di ridefinizione delle identità attraverso lo strumento dell’arte, la centralità della persona e delle sue fragilità, stanno alla base della pedagogia della Scuola Elementare del Teatro, Conservatorio Popolare delle arti della scena”.

“Più volte in questi 10 anni – spiega il regista Davide Iodice – la figura del burattino ci è stata di ispirazione. Spesso ci siamo rivolti a lui come a una sorta di fratello simbolico di ragazzi con sindrome di Down o autismo, o Williams, o ancora Asperger. Come pure appartiene a quella famiglia di ragazzi miracolosamente sottratti al crimine o in pieno percorso di ridefinizione della propria esistenza all’uscita dal carcere che non hanno potuto o saputo evitare. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti da macchietta o in rovina. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente, ma è pure il legno stuprato, come diceva Carmelo Bene, dalla perversione dell’immagine-somiglianza, di un Padre, aggiungo io, di una società normalizzante per la quale il concetto di persona ha canoni rigidi, convenzionali e borghesi. Pinocchio, in prima stesura, si concludeva con l’impiccagione del burattino, come a segnare un’impossibilità di uscita, corretta in seguito da Collodi in una benevola e conciliante trasformazione in bambino, in una persona. Ma cosa è una persona?”

La Scuola Elementare del Teatro, nata nel 2013 dall’incontro tra il regista Davide Iodice e il dottor Giuseppe Cafarella, è un progetto di arte e condivisione a partecipazione gratuita, un luogo di ricerca e formazione permanente, un laboratorio produttivo, una rete di cooperazione, e la sua platea privilegiata è quella con disagio economico e sociale o con disabilità fisica o intellettiva.

Info: TPE Teatro Astra – via Rosolino Pilo 6, Torino  –  fondazionetpe.it

Orari: dal 24 al 26 febbraio 2026 – martedì ore 21, mercoledì ore 19, giovedì ore 20

Mara Martellotta

Monteu da Po, tra storia e futuro con Cristian Greco

Il direttore del Museo Egizio, Christian Greco, sarà ospite sabato 28 febbraio prossimo nel Chivassese, a Monteu da Po, nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’area archeologica della città romana di Industria, luogo simbolo della storia del territorio e oggi centro di rinnovato interesse scientifico e culturale. Il progetto “All’origine del territorio. La città romana di Industria tra memoria e futuro”, del Comune di Monteu da Po, è sostenuto da un contributo della Città Metropolitana di Torino, e si propone come un momento di incontro e di riflessione pubblica, articolato in un pomeriggio di studi, visite guidate e incontri, che culmineranno nella lectio magistralis di Christian Greco. L’appuntamento prenderà il via sabato 28 febbraio alle 14.45, presso l’area archeologica di Industria, con una visita guidata ai nuovi scavi. Si proseguirà alle 16 al teatro Comunale di Monteu da Po con gli interventi degli amministratori del territorio, per la Città Metropolitana di Torino interverrà il Consigliere Andrea Gavazza, e con la lectio magistralis del direttore del Museo Egizio Christian Greco. L’appuntamento rappresenta una restituzione scientifica delle ricerche attualmente in corso, ma anche un segnale concreto di valori e rilancio culturale per l’intero territorio.

Mara Martellotta

Gioielli nascosti

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CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60

Continua il nostro viaggio alla ricerca di incisioni di garage rock e psychedelic rock anche nell’ambito di etichette nate e connotate da generi ben diversi da quelli che stiamo studiando in questa rubrica. La grande area metropolitana di New York è sempre stata luogo fecondo per la compresenza di generi musicali differenziati ed eterogenei, fenomeno ben visibile nella produzione delle varie etichette qui nate e cresciute. Segnaliamo qui Laurie Records”, fondata nel 1958 dai fratelli Robert e Gene Schwartz e Allan I. Sussel e presto affermatasi come “label” attiva nel rock’n’roll, doo-wap, soul, rock classico, pop rock. Sottolineiamo che molto importante fu il suo ruolo di volano di diffusione di svariati successi della “British Invasion” sul suolo americano, fin dai primordi dell’”ondata”. Meritorio è il carattere sempre autonomo di “Laurie Records”, che seppe restare orgogliosamente indipendente nel tempo, evitando di essere inglobata e fagocitata dalle grandi etichette, che non di rado “cannibalizzavano” serialmente per legge di mercato. Tra le incisioni non sono rari “singles” divenuti pepite preziose in varie “compilations” di settore degli anni ‘80 e ‘90, molto amate da cultori ed appassionati.

Si elencano qui di seguito i soli 45 giri “Laurie Records” di garage e psychedelic rock:

– THE BARBARIANS “Are You A Boy Or Are You A Girl / Take It Or Leave It” (3308) [1965];

– THE BARBARIANS “What The New Breed Say / Susie-Q” (3321) [1965];

– THE GIRL-GETTERS “I’m Getting Tired / The Girl-Getters” (LR 3310) [1965];

– JACK LONDON & THE SPARROWS “If You Don’t Want My Love / It’s Been One Of Those Days Today” (LR 3285) [1965];

– THE TEARDROPS “Hey Gingerbread / Champaign Lady” (LR 3325) [1966];

– THE BARBARIANS “Moulty / I’ll Keep On Seeing You” (3326) [1966];

– THE NEWPORTS “I Want You / The Trouble Is You” (3327) [1966];

– THE SAVAGES “Little Miss Sad / If You Left Me” (LR 3328) [1966];

– THOSE TWO “Baby I Know / I’m Gonna Walk With You” (LR 3329) [1966];

– THE TROPICS “You Better Move / It’s You I Miss” (LR 3330) [1966];

– THE STAR FIRES “You Done Me Wrong / Like Socks And Shoes” [LR 3332] (1966);

– FREDDIE & THE FREELOADERS “Patty / The Octopus Song” (3334) [1966];

– THE FALLEN ANGELS “Everytime I Fall In Love / I Have Found” (LR 3343) [1966];

– SCOTT FREE “Come On Down To Earth / Calm Before The Storm” (3346) [1966];

– THE SHAPES OF THINGS “So Mystifying / Last Night Wasn’t There” (3351) [1966];

– THE SHAGS “I Call Your Name / Hide Away” (LR 3353) [1966];

– THE MARAUDERS “Jugband Music / Out Of Sight, Out Of Mind” (3356) [1966];

– THE ROYAL GUARDSMEN “Baby Let’s Wait / Leaving Me” (3359) [1966];

– THE GRAY THINGS “Charity / Lovers Melody” (3367) [1966];

– THE FALLEN ANGELS “A Little Love From You Will Do / Have You Ever Lost A Love” (3369) [1966];

– THE MUSIC EXPLOSION “I See The Light / Little Bit O’Soul” (LR 3380) [1967];

– THE FURY’S “I Walk Away / Gone In The Night” (LR 3382) [1967];

– ORCHESTRA OF THE MIND “Athens To America / And Tell Me” (LR 3387) [1967];

– THE ENERGY PACKAGE “This Is The Twelfth Night / See That I Come Home” (LR 3392) [1967];

– THE UNCALLED FOR “Do Like Me / Get Out Of The Way” (3394) [1967];

– THE SOUND INVESTMENT “Don’t Stop The Carnival / Like My Girl” (3398) [1967];

– THE BIRDWATCHERS “Turn Around Girl / You Got It” (3399) [1967];

– THE MUSIC EXPLOSION “Sunshine Games / Can’t Stop Now” (3400) [1967];

– THE KORDS “Boris The Spider / It’s All In My Mind” (3403) [1967];

– THE BALLOON FARM “A Question Of Tempature / Hurtin’ For Your Love” (3405) [1967];

– HOPPI & THE BEAU HEEMS “I Missed My Cloud / So Hard” (3411) [1967];

– THE BOYS FROM NEW YORK CITY “These Are The Things / Take It Or Leave It” (3412) [1967];

– THE MUSIC EXPLOSION “We Gotta Go Home / Hearts And Flowers” (3414) [1967];

– THE CENTRAL NERVOUS SYSTEM “It Takes All Kinds / I’m Still Hung Up On You” (LR 3421) [1968];

– THE MUSIC EXPLOSION “What You Want / Road Runner” (3429) [1968];

– SOUL, INC. “I Belong To Nobody / Love Me When I’m Down” (LR 3430) [1968];

– THE WHETHER BUREAU “Why Can’t You And I / White And Frosty” (3431) [1968];

– THE BOYS FROM NEW YORK CITY “Mary And John / I’m Down Girl” (3434) [1968];

– MONTAGE “I Shall Call Her Mary / An Audience With Miss Priscilla Gray” (LR 3438) [1968];

– THE SOUND INVESTMENT “Come Back Baby / The Beat” (3442) [1968];

– THE CASTELS “Rocky Ridges / I’d Like To Know” (3444) [1968];

– THE MUSIC EXPLOSION “Yes Sir / Dazzling” (3454) [1968];

– THE PRETTY THINGS “Talkin’ About The Good Times / Walking Through My Dreams” (3458) [1968];

– ENDLESS PULSE “You Turned Me Over / Just You” (LR 3468) [1968];

– THE YELLOW BRICK ROAD “She’s Coming Home / I’m Thinking Of You” (LR 3481) [1969];

– SIXTH DAY CREATION “Cherry Pie / You’re Better By Far” (LR 3483) [1969];

– ENDLESS PULSE “Nowhere Chick / Wake Me Shake Me” (LR 3488) [1969];

– THE MUSIC EXPLOSION “Little Black Egg / Stay By My Side” (LR 3500) [1969].

Gian Marchisio

Il Decreto-legge Bollette non soddisfa il mondo agricolo

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Il Decreto legge “Bollette”, approvato mercoledì scorso 18 febbraio dal Consiglio dei Ministri, non soddisfa le aspettative del mondo agricolo, che chiede al Parlamento  di impegnarsi per modificarne il testo ed evitare la chiusura di centinaia di impianti impegnati nella produzione di energia elettrica tramite biogas e biomasse.

Da tempo Confagricoltura si è fatta portavoce delle richieste del settore primario, ricordando l’impegno e gli investimenti di tante aziende per le energie rinnovabili e continuerà a battersi a tutti i livelli affinché in Parlamento vengano inseriti correttivi al DL “Bollette”.
Proprio nella nostra regione Confagricoltura Cuneo, in collaborazione con il Consorzio Monviso Agroenergia, ha organizzato un incontro a Cavallermaggiore lo scorso 30 gennaio, sul tema del biogas elettrico agricolo, cui hanno partecipato centinaia di aziende e agricoltori da tutto il Piemonte e non solo.

“Apprezziamo l’intento di diminuire i costi energetici per il prossimo triennio alle imprese e alle famiglie – ha affermato Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte – ma i contenuti del decreto, nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, continuano a destare preoccupazione nel mondo agricolo per la tenuta delle aziende che negli ultimi anni hanno investito nelle energie rinnovabili, fornendo un contributo importante per la transizione ecologica del Paese. Infatti il testo del DL “Bollette” approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo,  garanzia né continuità al biogas elettrico e agli impianti  di  biomasse, due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali Italiane”.

“Come Confaagricoltua- conclude Enrico Allasia – chiediamo un adeguamento del plafond e condizioni coerenti con il numero di imprese attualmente in esercizio, in tutto 1155, di cui 235 sotto i 300 kw e 918 oltre i 300 kw”.

Mara Martellotta

Qual è stato l’ultimo membro della Famiglia Reale arrestato?

Prima dell’ex principe Andrea bisogna risalire al 1647…

Giovedì 19 febbraio 2026 ha suscitato scandalo in tutto il mondo l’arresto dell’ex principe Andrea, terzogenito della defunta Regina Elisabetta II e quindi fratello minore dell’attuale monarca Carlo III.
Andrea è stato arrestato nella sua residenza nella Tenuta reale di Sandringham, nel Norfolk, con l’accusa di cattiva condotta nell’esercizio della funzione pubblica, in relazione ai suoi presunti legami con Jeffrey Epstein, l’imprenditore e criminale statunitense condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, suicidatosi nel Carcere federale di New York il  9 agosto 2019.
Secondo gli investigatori l’ex principe avrebbe consegnato ad Epstein documenti sensibili del Governo britannico quando ricopriva il ruolo di Rappresentante speciale per il commercio internazionale tra il 2001 e il 2011. Tra le informazioni divulgate ad Epstein, un rapporto confidenziale su opportunità di investimento in Afghanistan e resoconti di viaggi ufficiali in Cina, Singapore e Vietnam.
Andrea, accusato da Virginia Giuffre di aver avuto rapporti sessuali con lei quando lei aveva 17 anni, dopo essere stata adescata da Epstein attraverso le sue reti, nel 2022 pagò un indennizzo di importo non reso pubblico e s’impegnò anche a fare una “donazione sostanziale” a un’organizzazione di beneficenza per vittime di abusi. Sebbene l’accordo non implicasse un’ammissione di colpa, l’ex principe rilasciò una dichiarazione legale in cui esprimeva “dispiacere” per la sua associazione con Epstein, senza però riconoscere specificamente le accuse della Giuffre.
In seguito a queste gravi accuse, il 13 gennaio 2022 la Regina Elisabetta II gli aveva revocato il trattamento pubblico di “Altezza Reale” togliendogli i gradi militari di cui era stato insignito.
Il 17 ottobre 2025 Andrea aveva rinunciato al suo titolo di Duca di York, mentre il successivo 30 ottobre Re Carlo III gli aveva tolto il titolo di principe. Sei settimane dopo gli era anche stato revocato il titolo di 
vice admiral.
Questa triste vicenda è culminata con l’arresto del 19 febbraio, anche se l’ex principe è stato poi rilasciato 12 ore dopo, al momento non è incriminato né formalmente accusato, ma resta sotto indagine.

L’ultimo caso di arresto di un reale inglese

Per vedere un reale inglese arrestato bisogna risalire al lontano 1647, quando il Regno Unito non esisteva ancora, in quanto Scozia e Inghilterra erano Stati distinti, anche se la Dinastia degli Stuart li governava entrambi.
In quell’anno, in piena Guerra Civile Inglese, il 3 gennaio Re Carlo I venne arrestato e il 30 gennaio del 1649 venne decapitato.
Il sovrano, salito al trono nel 1625 dopo la morte di suo padre Giacomo I, convinto di regnare per diritto divino, entrò ben presto in conflitto con il parlamento che cercando di limitare il suo potere, nel 1628 gli impose la Petition of Right, con la quale chiedeva il riconoscimento di alcuni fondamentali diritti, tra cui l’inviolabilità personale e la necessità del consenso del parlamento per l’imposizione di nuove tasse e imposte. Questa Carta, diventata uno dei fondamenti del costituzionalismo britannico, poneva anche limiti al controllo del re sull’esercito, interveniva contro gli arresti arbitrari, contro il ricorso alla legge marziale e l’acquartieramento forzato di soldati nelle abitazioni private.
L’anno seguente Carlo dissolse il parlamento e governò per undici anni senza il suo consiglio, imponendo nuove tasse e cercando di uniformare la pratica religiosa in Inghilterra e Scozia.
Si crearono nuove tensioni che nel 1642 portarono allo scoppio della Guerra Civile Inglese; la popolazione era divisa tra sostenitori del re e sostenitori del parlamento. Il monarca controllava la parte nord e ovest dell’Inghilterra, le cui maggiori città erano Nottingham e Oxford, mentre il parlamento teneva Londra e le regioni a sud-est, per poi estendere il suo controllo fino a York.
Il 14 giugno 1645 con la Battaglia di Naseby le truppe del re furono annientate ed il sovrano cercò rifugio presso i suoi precedenti nemici, gli scozzesi, i quali il 3 gennaio 1647 lo consegnarono allo schieramento opposto. Riuscito a fuggire sull’isola di Wright, fomentò una rivolta con l’appoggio degli scozzesi, ai quali aveva promesso di imporre come religione ufficiale in Inghilterra il presbiterianesimo per tre anni di prova, ma la successiva vittoria del parlamento nella Battaglia di Preston dell’anno seguente segnò la sua sorte. Carlo I fu nuovamente arrestato e trasferito al Castello di Hurst, per poi essere spostato in quello di Windsor.
Accusato di alto tradimento verso il popolo inglese, il 30 gennaio 1649 fu condotto al patibolo eretto davanti al Palazzo di Whitehall a Londra, dove venne decapitato.
Con la sua morte l’Inghilterra fu dichiarata una repubblica sotto la guida di Oliver Cromwell e del parlamento. Iniziò un periodo tumultuoso e di grande instabilità, in quanto la monarchia rimaneva un’istituzione profondamente radicata nella società inglese.
Nel 1660 venne ripristinata la monarchia e il figlio di Carlo I, Carlo II, venne richiamato sul trono.
Il sovrano decapitato è ricordato anche per essere stato un grande mecenate che possedeva una delle collezioni d’arte più ricche e ammirate d’Europa; il suo pittore favorito era Tiziano.
Se nel Seicento la causa della fine della monarchia era stata la guerra, oggi quest’istituzione, fondata sul diritto divino, rischia di crollare sotto il peso di indicibili peccati terreni.

ANDREA CARNINO

Quando Angela Luce disse: doveva venire una ragazza del nord per scrivere Ragazza del sud

Sanremo raccontato dai protagonisti

Quando Angela Luce disse: doveva venire una ragazza del nord per scrivere Ragazza del sud e fregare una napoletana” / Oggi Napoli, e non solo Napoli, piange la sua Divina. È mancata Angela Luce. Nata come cantante a soli 14 anni, è poi passata al teatro con Eduardo che la definì “una forza della natura”, lavorato con Peppino De Filippo, Nino Taranto e Totò ed è stata diretta al cinema dai più grandi registi italiani: da Visconti, Pasolini, Zampa, Comencini a Martone e Avati.

Ha partecipato ad un solo Festival di Sanremo, classificandosi seconda con l’intenso brano “Ipocrisia”, nel 1975, alla venticinquesima edizione della manifestazione, vinta dalla torinese Gilda Scalabrino con “Ragazza del sud” che ricorda la verve e l’ironia incredibile di Angela Luce quando “nel momento in cui venne ad abbracciarmi dopo la vittoria mi disse in napoletano: “doveva venire una ragazza del nord per scrivere Ragazza del sud e fregare una napoletana”. Nel 1975 partecipa al Festival anche la quindicenne torinese Antonella Bellan, interprete del brano “Lettera” che vede tra gli autori un altro torinese, Pier Benito Greco, il suo scopritore, che la ricorda come una donna bellissima: “Angela Luce aveva un fascino indiscutibile e l’energia da vera donna del sud oltre ad avere una bravura e presenza scenica da vera regina. Fare teatro aiuta molto.

 

La differenza di età unita al fatto che io ero giovanissima però non ha aiutato la conoscenza diretta. Nel photocalling fuori dal Salone delle feste del Casinò era molto richiesta da fotografi e giornalisti anche perché era uno dei pochi nomi conosciuti quell’anno tra i cantanti, insieme a Rosanna Fratello che arrivò seconda a pari merito con lei.”

Igino Macagno