ilTorinese

“Atomica”: al Teatro Astra il mostro nel paradosso della luce

Dopo il grande successo di “Dracula”, la stagione 2025-2026 del TPE Teatro Astra, “Mostri”, prosegue fino al 7 dicembre prossimo con la pièce “Atomica”, uno spettacolo di Muta Imago con la regia di Claudia Sorace e la drammaturgia e il suono di Riccardo Fazi. Sul palco, i bravissimi e intensi Alessandro Berti e Gabriele Portoghese hanno dato vita al carteggio tra Claude Eatherly, giovane pilota texano che dà l’approvazione definitiva allo sgancio della bomba atomica che colpì Hiroshima, l’unico della missione a sentire il peso della colpa, e il filosofo tedesco Gunther Anders, portando in scena uno spettacolo necessario, contemporaneo nella maestria di urlare disperatamente il presente richiamando il passato, evocando inoltre quella mostruosa caratteristica del potere, quando si trova a dover perpetuare sé stesso, nell’affrontare con tanta leggerezza criminale il possibile utilizzo, come oggi accade, dell’ arma nucleare.

Il tema dominante nella pièce sembra essere quello della ferita insanabile, uno strappo al di là di ogni aiuto che colpisce Eatherly e l’umanità intera, di cui diventa simbolo. Il giovane pilota rappresenta la trasfigurazione di un fantasma che vive nel cono d’ombra della luce proiettata dal mostro. Una luce, quella dell’esplosione atomica, che acceca, cancella e annichilisce, favorisce il buio della coscienza disinnescando l’impeto di ribellione, costruisce il proprio significato attraverso un’ immagine, tristemente nota, priva di linguaggi universali che possano comprenderla e accettarla: il fungo atomico, la cui forma disegnata rappresenta anche il recinto di “The Bomb”, leggendaria poesia di Gregory Corso in cui le parole, scontrandosi come atomi, danno vita a una reazione in versi che causa delirio, simbolo della follia umana. La sensazione, fin dall’inizio dello spettacolo, è quella di trovarsi di fronte alla caduta del miltoniano Lucifero di “Paradise Lost”, di condividere il folle paradosso della sua sofferenza, il tonfo bestiale di chi, caricatosi sulle spalle il peso dell’ombra, è precipitato generando la luce di Dio.

Forse il mostro è un’entità che supera i confini del bene e del male, del buonsenso e della scelleratezza. Forse è possibile trovarlo, attenendosi al tema della pièce, in quella lingua di terra che separa la radiazione sperimentata da Marie Curie per la lotta al cancro da quella finalizzata allo sterminio di massa. Il mostro è quella frattura che divide, è la scintilla, l’istante che cambia la storia. Sarebbe troppo facile, fin banale, riconoscerlo in quanto male. Il “monstrum” è anche lo spirito divino, il prodigio, quella geniale consapevolezza d’aver accettato la morte, il disfacimento nostro e quello dell’altro, la violenza, i soprusi, la tortura. Il mostro è la ferita che l’umanità si autoinfligge, una dimensione di domande che rappresentano esse stesse la risposta, sofferenze e colpe di cui siamo a conoscenza e che, per qualche motivo, accomunano sia la vittima che il carnefice. Uomini, nella ciclica ristrutturazione dell’ignoto, nel mito di domani.

Lo spettacolo, consigliatissimo, prende la forma di un viaggio onirico e visivo nella psiche del protagonista, che affronta i fantasmi di un complesso di colpa soggettivo che diviene collettivo. Una riflessione sulla perdita dell’innocenza di un mondo che, dal 6 agosto 1945, è costretto a confrontarsi con la minaccia della propria fine.

Gian Giacomo Della Porta

Gioielliere condannato: la politica non c’entra

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Il gioielliere settantenne condannato in appello per aver ucciso due persone e averne ferita una terza che l’avevano aggredito nel suo negozio di Grinzane Cavour merita rispetto perché egli ha vissuto una tragedia di cui è stata la prima vittima insieme alla sua famiglia.  La legge sulla legittima difesa andrebbe ulteriormente ridefinita perché oggi chi gestisce un’attività commerciale è in balia della delinquenza non adeguatamente combattuta dallo Stato che spesso non tutela in modo adeguato il cittadino. L’idea della impunibilità di fatto ha fatto crescere a dismisura il numero di balordi che attentano alla vita e ai beni di onesti cittadini. Ma il caso del gioielliere di Grinzane, al di là di un’umana solidarietà, non può essere citato come esempio perché uccidere due persone ormai in strada, come attestano in modo inequivocabile le telecamere, non può essere considerata legittima difesa. La Corte d’ Appello ha ridotto la pena di tre anni considerando l’attenuante oggettiva di natura psicologica che nel caso del gioielliere lo ha portato a sparare. Si tratta di un uomo esasperato che aveva subito altre rapine e usciva dalla gioielleria, inseguendo i rapinatori che avevano attentato anche alla moglie e alla figlia. Voleva recuperare il bottino che i malviventi stavano portando via. Nessuno può dare giudizi su un caso tanto drammatico e nessun opinionista può inventare commenti politicamente motivati. La politica non c’entra. In questo quadro deve comunque prevalere sempre il valore della vita umana.  Può’ essere oggi difficile affermarlo, ma chi uccide non va portato mai ad esempio.  Può essere umanamente compatito, ma le ragioni della convivenza civile debbono sempre prevalere. Si può affermare che il gioielliere ha subito un’aggressione che poteva portarlo alla morte, non si può legittimare un comportamento dettato da una esasperazione che lo ha condotto ad agire d’ istinto. L’esempio americano che conduce tantissimi ad armarsi, non è valido per un Paese come il nostro. Può essere impopolare il dirlo, ma le ragioni del diritto e della civiltà liberale, pur nella confusione attuale, devono sempre prevalere.

Sesso in carcere: da sabato le “stanze dell’amore” a Torino

 

Per il SAPPE sono meglio i permessi premio per i detenuti più meritevoli, in un contesto di rimodulazione del sistema dell’esecuzione della pena

“Abbiamo informalmente saputo che da sabato 6 dicembre, nel carcere di Torino, saranno funzionanti “le stanze dell’amore” – afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria) – per noi del SAPPE, il sesso in carcere è una previsione inutile e demagogica anche in termini di sicurezza stessa del sistema. Si introduca piuttosto il principio di favorire il ricorso alla concessione di permessi premio ai detenuti che in carcere si comportano bene , che non si rendono protagonisti di eventi critici nel periodo di detenzione e che lavorano e seguono percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono”.

“Certo fa riflettere il fatto – Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del SAPPE – che u a situazione penitenziaria regionale e nazionale, dinamicamente complessa, in cui anche gli interventi di edilizia sono assai contenuti, assuma priorità la previsione di destinare stanze o celle per favorire il sesso ai detenuti. I nostri penitenziari non possono e non devono diventare postriboli, cosiccome gli agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato’”.

Per il primo Sindacato del Corpo, altri sarebbero interventi urgenti che si vivono nelle carceri italiane: “Si potrebbe ipotizzare un nuovo sistema penitenziario articolato su tre livelli – ha spiegato Donato Capece – il primo per reati meno gravi, con una pena detentiva non superiore ai tre anni, caratterizzato da pene alternative al carcere, qual è l’istituto della ‘messa alla prova’; il secondo livello è quello che riguarda le pene detentive superiori ai tre anni, che dovranno essere espiate in carcere, ma in istituti molto meno affollati, per lo sgravio conseguente all’operatività del primo livello, e per una notevole riduzione dell’utilizzo della custodia cautelare. Il terzo livello è quello della ‘massima sicurezza’, in cui il contenimento in carcere è l’obiettivo prioritario. Nell’ambito delle prospettive future, occorre che lo Stato, pur mantenendo la rilevanza penale, indichi le condotte per cui non è necessario il carcere, ipotizzando sanzioni diverse, ridisegnando l’intero sistema, anche perché il sovraffollamento impedisce, di fatto, la separazione dei detenuti, e la Polizia Penitenziaria riteniamo debba connotarsi sempre più Polizia dell’esecuzione penale, oltre che di prevenzione di sicurezza, Per i compiti istituzionali ad essa affidati dall’ordinamento, ed è sicuramente quella deputata al controllo dei soggetti ammessi alle misure alternative”.

Mara Martellotta

Venerdì 12 dicembre, allarme sciopero generale: previsti disagi anche a Torino

Venerdì 12 dicembre 2025 è stato proclamato uno sciopero generale su scala nazionale dalla Cgil, in segno di protesta contro la manovra economica del Governo. L’astensione riguarda lavoratrici e lavoratori sia del settore pubblico sia di quello privato, compresi appalti e servizi strumentali.

Cosa si ferma, treni, trasporto locale, incognite su bus e metro

Nel settore ferroviario lo stop è previsto dalle 00,01 alle 21,00 del 12 dicembre, per cui sono a rischio corse regionali, Intercity e Alta Velocità. Le compagnie Trenitalia e Italo pubblicheranno nei giorni precedenti le liste aggiornate delle corse garantite, ma per molti convogli è possibile che ci siano cancellazioni o variazioni.

Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, cioè bus, tram e metro, lo sciopero è confermato a livello nazionale, ma l’effettiva adesione e le modalità operative varieranno in base ai singoli territori. In sostanza, ci saranno molto probabilmente gravi disagi per chi si muoverà in treno o con i mezzi pubblici, con conseguenze per pendolari, viaggiatori e utenti quotidiani.

Le ragioni dello sciopero, una protesta contro la manovra e per il lavoro

Per la Cgil la mobilitazione è nata come reazione alla legge di bilancio del Governo, ritenuta insufficiente sul fronte dei salari, dei contratti e degli investimenti nei servizi pubblici, in particolare scuola, sanità e trasporti. Il sindacato chiede un serio intervento sul potere d’acquisto dei lavoratori, il rinnovo dei contratti pubblici, un rafforzamento del welfare e delle tutele sociali.

Il contesto, dicembre già gravido di proteste

Il 12 dicembre non sarà l’unica giornata difficile, infatti il mese di dicembre 2025 è caratterizzato da ulteriori scioperi nei trasporti, nella logistica, nella scuola e in diversi servizi.

Le ripercussioni saranno avvertite soprattutto nella mobilità e nelle consegne, con un impatto significativo nel periodo che precede il Natale. Per pendolari e utenti sarà dunque fondamentale monitorare aggiornamenti, orari garantiti e eventuali variazioni.

Cristina Taverniti

(foto archivio)

Un musical intenso: la vita di Frida Kahlo. Sul palco anche Drusilla Foer

 

Da giovedì 4 a domenica 7 dicembre, al Teatro Alfieri di Torino, andrà in scena “Frida Opera Musical”, lo spettacolo scritto da Andrea Ortis e Gian Mario Pagano, che ha debuttato il 30 ottobre scorso al teatro Arcimboldi di Milano. Si tratta di un viaggio straordinario nelle opere di Frida Kahlo, secondo un progetto realizzato dalla MIC International Company in collaborazione con il Museo Frida Kahlo, “Casa Azul” e il Museo Diego Rivera Anahuacalli di Città del Messico, e con il patrocinio dell’ambasciata del Messico in Italia. I protagonisti di questa opera sono Federica Butera, che interpreterà il ruolo della Kahlo, Diego Rivera, interpretato da Andrea Ortis, che esprimerà la forza del suo corpo ferito, la resistenza e la voglia di vivere, la lotta per la libertà e l’identità. Ad accompagnare il viaggio di Frida Kahlo e del suo tormentato amore Diego Rivera, sarà Catrina, interpretata da Drusilla Foer, protagonista assoluta dell’immaginario popolare della cultura messicana. Incarna la morte, non vista come opprimente e minacciosa, come percepita in Europa, ma una morte sorridente, gentile, un po’ manipolatrice, che guarda alla vita con amore e contemplazione. Si tratta della prima produzione di Teatro Musicale realizzata in partnership con il Messico. Il palcoscenico del teatro Alfieri sarà popolato da tanti personaggi che ballano e canta o sulle musiche e le liriche di Vincenzo Incenzo, compiendo un viaggio attraverso la vita e pe opere dell’artista messicana. Una particolare attenzione sarà riservata all’amore che legò Frida a Diego Rivera, un legame alternato da alleanze e scontri, passioni e infedeltà. Il musical non si limita soltanto a narrare la vita di Frida Kahlo, ma a illustrare un periodo importante della storia messicana, quello postrivoluzionario, contraddistinto da figure chiave come André Breton, Tina Modotti, Zapata e Trotsky.

“Ci sono artisti unici – afferma il regista Andrea Ortis – che risiedono in un non luogo, diventando parte di un non tempo. Artisti trasversali che raggiungono la vita di tutti in modo magico e perfettamente reale. Frida abita il ‘per sempre’, riuscendo a parlare ogni lingua possibile. Una donna profondamente messicana che ogni popolo del mondo sente un po’ sua, percependosi a sua volta un po’ messicano. Ecco perché ho scelto Frida, perché nessuno come lei è riuscito ad attraversare le barriere del dolore, diventandone evoluzione, ponendosi al di fuori della realtà oggettiva, trascendendo così il limite imposto dell’immanenza. La sua opera va oltre l’esperienza sensibile del vivere e, pur rappresentando la durezza tangibile, il dolore effettivo, tutta la fattuale afflizione lo travalica diventando nella sua arte pittorica espressione di valori ultrasensibili. Frida non si contiene, è portatrice del valore identitario e libero del popolo messicano. Non è arginabile nei confini di un tratto moderato, supera gli steccati di una perfetta comprensione assumendo le sembianze del cielo, e lo fa mettendo a nudo la sua travagliata esistenza, che diventa così alta, infinita, immutabile, proprio come è il cielo”.

Teatro Alfieri – piazza Solferino 4, Torino – da giovedì a sabato ore 20.45 / domenica ore 15.30

www.teatroalfieritorino.it – www.ticketone.it

Mara Martellotta

Le stelle in un calice: champagne tra storia e attualità

Una tappa speciale sulla Route Touristique du Champagne: lo Champagne della Maison Stéphane Coquillette di Chouilly

Lo champagne non è soltanto un vino: è diventato simbolo, universalmente riconosciuto di festa, eleganza e prestigio. I racconti e le leggende sull’inventore dello champagne, Dom Pierre Pérignon, sono molti, ma non tutti sono basati su un fondamento di realtà. Pierre Pérignon nacque nel 1638 nella regione di Champagne, nel nord della Francia. All’età di 19 anni, scelse di entrare in un monastero e diventare monaco benedettino. Nel 1668 arrivò al monastero Hautvillieres. A quel tempo, i monaci erano tra i maggiori proprietari terrieri e produttori del vino dell’epoca. Dom Pierre Pérignon fu maestro di cantina ad Hautvillieres fino alla sua morte nel 1715 e divenne particolarmente famoso per i suoi numerosi esperimenti sia in vigna che in cantina. Dom Pierre Pérignon si distinse per un approccio completamente nuovo sia alla vigna che alla produzione in cantina. In vigna esplorò le diverse tipologie di uve e il concetto di “terroir“. Oggi sappiamo infatti che ogni vigneto, con il suo terroir, dà un carattere distintivo al vino finale. Inoltre, si racconta che la scelta non casuale dell’uva debba essere attribuita proprio a Dom Pierre Pérignon. All’epoca, la Francia settentrionale era molto fredda e il monaco benedettino scelse di lavorare con il Pinot Nero su larga scala, vitigno molto più adatto sia al clima dell’epoca. Un altro aspetto al quale Dom Pierre Pérignon prestò particolare attenzione fu la miscelazione del vino stesso. Anche durante la vendemmia, pensò che valesse la pena mescolare le singole uve per raggiungere la complessità desiderata. L’attuale Champagne Dom Pérignon utilizza ancora uve raccolte nei vigneti del monastero di Hautvilliers, per onorare le origini dell’uomo e del vino. Dom Pierre Pérignon morì nel 1715 e fu sepolto nel coro del monastero di Hautvilliers. Sulla sua lapide è scritto Summa Cum Laude (“con la più alta onorificenza”) alla quale il monaco ha aspirato in tutte le fasi della sua vita. Questo è anche il motto dei monaci benedettini. Dom Pierre Pérignon fece molte operazioni rivoluzionarie che sono ancora oggi utilizzate per realizzare i migliori vini frizzanti al mondo. La sua leggenda e il suo nome restano ancora oggi immortali. Il processo di produzione dello champagne si è, tuttavia, evoluto nel tempo grazie a diversi contributi, fino a diventare il celebre méthode champenoise, oggi imitato in tutto il mondo. La denominazione AOC Champagne è rigidamente regolata: solo vini prodotti in questa zona possono portare il nome “Champagne”. I vitigni principali sono Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay, assemblati in proporzioni diverse per creare cuvée dalle sfumature. Il segreto sta nel terroir: il clima fresco, il sottosuolo gessoso e l’orografia delle colline favoriscono acidità e mineralità, elementi essenziali per la corretta realizzazione delle bollicine. La regione Champagne è una terra ricca di borghi medievali, cattedrali gotiche e villaggi pittoreschi come Reims, Épernay e Troyes. Reims, in particolare, è celebre per la sua cattedrale, dove venivano incoronati i re di Francia, e per le grandi maison che custodiscono chilometri di cantine sotterranee. Nel 2015, i paesaggi viticoli della Champagne – colline, case e cantine – sono stati riconosciuti Patrimonio Mondiale UNESCO come “paesaggio culturale”. La Route Touristique du Champagne permettono di scoprire cantine storiche e piccoli produttori, unendo cultura, gastronomia e paesaggi suggestivi. Visitare la regione Champagne significa immergersi in un mondo dove arte, storia e gusto si fondono in un’esperienza indimenticabile.

Una visita speciale: Champagne Stéphane Coquillette

Tra le tappe imperdibili, spicca la cantina Champagne Stéphane Coquillette, situata a Chouilly, villaggio classificato Grand Cru nella Côte des Blancs. Stéphane rappresenta la quarta generazione di una famiglia di vignaioli: i nonni Pierre e Hélène fondarono la maison Saint-Chamant nel 1930, il padre Christian la portò avanti dal 1950, e oggi Stéphane conduce il proprio domaine con 6 ettari di vigne. Le uve provengono da cru prestigiosi: Chouilly e Cuis per lo Chardonnay, Aÿ e Mareuil-sur-Aÿ per il Pinot Noir. I vigneti, piantati su suolo calcareo e gessoso, sono coltivati con metodi rispettosi dell’ambiente: niente erbicidi, lavorazioni manuali, potature e legature fatte a mano per preservare la salute delle viti. La cantina, rinnovata nel 2001, ospita quattro presse e più di dieci parcelle che contribuiscono alle cuvée. Tra le etichette più rappresentative:

  • Carte d’Or 1er Cru (Pinot Noir e Chardonnay), fresco e minerale.
  • Cuvée Diane Blanc de Blancs (100% Chardonnay da vecchie vigne), elegante e complesso.
  • Cuvée Les Clés Blanc de Noirs (100% Pinot Noir Grand Cru da Aÿ), intenso e fruttato.
  • Cuvée Marie-Aimer Rosé (Pinot Noir Rosé de Saignée), con note di ciliegia e fragola.
  • Cuvée By Louis Vintage 2010 Brut Zero (Pinot Noir senza dosaggio), raffinato e trasparente, con grande potenziale di invecchiamento.

La filosofia di Stéphane è chiara: evitare l’uso di vini di riserva per mantenere la purezza del millesimo. Ogni cuvée nasce da un singolo anno di vendemmia, esprimendo al meglio il carattere del terroir. La visita alla cantina Coquillette dimostra come la tradizione dello Champagne non sia solo patrimonio delle grandi maison, ma sia custodita anche nelle mani di vignaioli indipendenti che custodiscono il sapere di generazioni. In Champagne, la storia di Dom Pérignon e delle abbazie medievali si intreccia con l’innovazione di produttori come Stéphane Coquillette, offrendo al viaggiatore un’esperienza che unisce cultura, paesaggio e il piacere di un calice di stelle, oltre a quella di un’accoglienza calorosa e di un’esperienza unica.

Barbara Castellaro

Per info: Champagne Stéphane Coquillette
15 rue des écoles 51530 Chouilly
Email : champagne.coquillette@orange.fr

www.champagne-coquillette.fr

Nizza, Millefonti, San Salvario: 32mila euro di sanzioni

Nei giorni scorsi, si è svolto un controllo straordinario del territorio coordinato dalla Polizia di Stato con la collaborazione di personale dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale. L’attività è stata diretta da personale del Commissariato di P.S. Barriera Nizza e ha visto il contributo di personale Polfer della Stazione Porta Nuova e di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”.

In un esercizio di via Nizza, la Polizia Municipale ha elevato una sanzione di oltre 1.000 per diversi illeciti amministrativi. Personale dell’Ispettorato del Lavoro, nell’occasione, ha anche sanzionato il negozio per 4.450 euro, avendo riscontrato la presenza di un lavoratore non assunto. L’attività è stata sospesa, salvo il ripristino delle condizioni di normalità. L’A.S.L.-S.I.A.N. ha, inoltre, riscontrato carenze igieniche- strutturali e ha emesso prescrizioni.

I controlli sono proseguiti in via Madama Cristina dove un locale è stato sanzionato per oltre 9.500 dalla Polizia Municipale per numerose violazioni tra cui l’omessa esposizione della S.C.I.A., del divieto di fumo e degli orari; occupazione abusiva di suolo pubblico, mancanza della tabella prezzi delle bevande al banco, presenza di alimenti per uso personale in frigo, di bidoni per rifiuti non idonei e di un congelatore sprovvisto di indicatore esterno della temperatura. Altri 1.000 euro di sanzione sono stati elevati dalla Guardia di Finanza per l’evasione del canone televisivo.

Una barberia di via Nizza è stata infine sanzionata per oltre 15.500 euro. La Polizia Municipale ha riscontrato l’apertura abusiva di esercizio di vicinato relativa alla vendita di profumi e di prodotti per il trattamento della cura della persona insieme ad altre violazioni, tra cui carenze igieniche relative alla pulizia e sterilizzazione dell’attrezzatura.

Ex Ilva, AVS: “Governo e Regione si assumano le proprie responsabilità”

I lavoratori continuano a resistere: il presidio dell’Ilva di Novi Ligure prosegue senza sosta così come quello a Racconigi, simboli di una battaglia che non riguarda solo un territorio, ma l’intero futuro industriale del Paese.
In questi trent’anni non soltanto lo Stato ha ceduto l’azienda ma anche rinunciato a un ruolo minimo di controllo. Per vent’anni Arpa e Ispettorato del Lavoro non segnalarono alcuna anomalia nella gestione del gruppo Riva, mentre gli impianti peggioravano e le condizioni dei lavoratori si deterioravano.
Nel 2012 si apre una lunga agonia: lo stato di crisi e, per gli operai, l’inizio della cassa integrazione.
Oggi sono tredici anni di incertezze lavorative che pesano sulle scelte di vita e sulla possibilità di costruire un futuro per intere famiglie.
Commissariamento e successive acquisizioni hanno finora favorito la crescita di altri gruppi, alimentando la concorrenza nel settore a discapito del ruolo di primo piano che il nostro Paese aveva sempre avuto nella siderurgia.  I diversi governi che si sono succeduti hanno rinunciato a trovare soluzioni efficaci.
È la vergognosa dimostrazione dell’incapacità di elaborare strategie utili per la salvaguardia dei settori produttivi del Paese e, di conseguenza, per la tutela dei posti di lavoro — elemento essenziale per la sostenibilità sociale, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile. Servono politiche industriali, nel segno della transizione ecologica e della piena occupazione.
Condividiamo le richieste avanzate dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, per evitare un’ulteriore dismissione camuffata da riorganizzazione.
Attendiamo l’esito del tavolo convocato domattina dal Ministro Urso con la vicepresidente Chiorino e con i rappresentanti dei Comuni piemontesi coinvolti, ma riteniamo che  la convocazione immediata di un tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio non sia più rinviabile Bisogna dare una risposta ai lavoratori che stanno portando avanti la lotta, perché ad oggi sono gli unici ad aver fatto sacrifici, mentre chi dovrebbe garantire politiche industriali e occupazionali continua ad accetta compromessi funzionali solo a passare la nottata.
Per Alleanza Verdi e Sinistra, l’unica strada credibile e coerente è chiara: nazionalizzazione degli impianti, accompagnata da un grande piano di innovazione tecnologica e ambientale.
Un modello basato sulle rinnovabili, sulla riduzione dell’inquinamento, sulla tutela della salute, sul contrasto al cambiamento climatico. Un modello che difenda il lavoro e che non sacrifichi più interi territori sull’altare dei profitti privati e dei ritardi istituzionali.

Alice Ravinale
Valentina Cera

Riapre l’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria

Torna alla città uno dei luoghi più amati nel cuore di Torino, sito in piazza Carlo Alberto. Con il concerto di Natale degli allievi del liceo Cavour si riaccendono le luci sull’Auditorium Antonio Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria, rimasto chiuso per interventi strutturali. Sul palco di 60 metri quadrati i giovanissimi musicisti del liceo Cavour accompagneranno il pubblico in un repertorio di grande suggestione  con musiche di Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi, Wolfgang Amadeus Mozart, Luigi Molfino e James Moore.
“Con la restituzione dell’Auditorium Antonio Vivaldi alla Città, la Biblioteca Nazionale Universitaria inaugura una rinnovata stagione di promozione culturale del proprio patrimonio. Siamo onorati di festeggiare il Natale con l’esposizione di un autografo vivaldiano, che conserva la partitura originale di uno dei brani che verrà eseguito durante il concerto di Natale dagli allievi del liceo Cavour. La Biblioteca Universitaria non dimentica il passato, ma guarda anche al futuro – ha dichiarato la direttrice della Biblioteca Marzia Pontone.

Nelle sale adiacenti all’Auditorium saranno esposti il manoscritto autografo del Concerto per due violoncellisti in Sol minore ( RV 531) di Antonio Vivaldi, uno dei brani che verranno eseguiti al concerto, e una selezione di incisioni legate al Natale, tra le quali spiccano un’opera di Durer e una di Rembrandt.
È questa solo un’anteprima delle opere del noto musicista del Settecento , che qui ha lasciato traccia del suo genio. La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, depositaria della raccolta Mauro Foà e della raccolta Renzo Giordano, conosciuta dai musicologi di tutto il mondo, ha infatti in custodia la quasi totalità delle carte vergate dalla mano di Vivaldi, con annotazioni autografe ad inchiostro, correzioni e cancellature, che ci fanno rivivere in prima persona il lavoro del grande musicista.
La biblioteca sta già lavorando ad un’esposizione degli scritti di Antonio Vivaldi da tenere nella primavera del 2026, nella sala di 200 metri quadrati adiacente all’Auditorium, attrezzata con teche appositamente realizzate per contenere libri e oggetti preziosi e con un’illuminazione tecnica di grande efficacia. Non mancheranno i momenti musicali all’Auditorium dove l’utilizzo del legno in caldo rovere naturale e 300 metri quadrati di  tendaggi contribuiscono a creare un’acustica di grandissima qualità. Il soffitto, grazie all’utilizzo di una tinteggiatura blu notte, e a oltre 100 fonti luminose a LED di grande risparmio energetico, crea una suggestiva atmosfera simile a un cielo stellato.
La platea a sedute mobili, originariamente pensata per un uso polifunzionale, sarà di volta in volta adattata per tutti gli eventi, in un progetto di restituzione alla città di questo bene nel cuore di Torino.

“La Biblioteca Nazionale Universitaria – spiega  la sua direttrice Marzia Pontone – inaugura una rinnovata stagione di promozione culturale del proprio patrimonio, per favorire la costituzione di memorie condivise e la partecipazione attiva della comunità.  Obiettivo principale resta il coinvolgimento dei giovani attraverso percorsi educativi intergenerazionali”.
Nella sede della biblioteca, che conserva la facciata delle antiche scuderie di Palazzo Carignano, sono raccolti oltre un milione e trecentomila volumi. Di particolare interesse il Corpus Juvarrianum,  con un migliaio di progetti e disegni dell’architetto di casa Savoia Filippo Juvarra, uno dei principali esponenti del barocco italiano che, nel Settecento, ha impreziosito Torino progettando il nuovo volto della capitale sabauda. A lui verrà  dedicata una grande mostra nel 2027. Tra gli altri manoscritti contenuti nella biblioteca si ricordano  importanti codici orientali, greci, francesi,  italiani e latini, il più antico dei quali è datato al IV -V secolo. A questi si aggiungono gli oltre milleseicento incunaboli tra cui i preziosi volumi miniati dalle botteghe di Antoine Vèrard. La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino raccoglie  anche quindicimila incisioni  con opere di Albrecht Durer, Jacques Callot, Guido Reni, Andrea Mantegna e il Parmigianino e l’intera collezione di tredicimila volumi appartenuti alla regina Margherita di Savoia. Buona parte di questi fondi sono consultabili digitalmente sul sito della Biblioteca Nazionale Universitaria.
Concerto di Natale delle allieve e degli allievi del liceo Cavour. Sabato 13 dicembre ore 16. Piazza Carlo Alberto 5 A

Mara Martellotta

Un villaggio della solidarietà promosso dal Dono del volontariato

In occasione della Giornata Internazionale del Volontariato del 5 dicembre, Vol.To ETS promuove anche quest’anno il “Dono del Volontariato”, il grande villaggio del Dono che trasforma piazza Bodoni in uno spazio legato alla solidarietà e all’incontro tra cittadini e associazioni. Dal 6 all’8 dicembre, dalle 10 alle 18, oltre 200 Enti del Terzo Settore presenteranno le proprie attività, le storie di impegno quotidiano e i prodotti realizzati per sostenereni progetti culturali, sociali e ambientali. L’inaugurazione ufficiale del Dono del Volontariato si terrà sabato 6 dicembre alle ore 11, in piazza Bodoni, e vedrà la partecipazione amichevole del comico e illusionista Enrico Balsamo. Dal 2023 Vol.To celebra la ricorrenza internazionale dando voce agli ETS che operano ogni giorno per il bene comune. Il Dono del Volontariato è un luogo di incontro dove la generosità si traduce in gesti concreti, un percorso tra stand colorati in cui sarà possibile scegliere tra regali solidali, decorazioni per la casa, candele, dolci artigianali, profumi, panettoni, quadri e oggetti unici, sostenendo direttamente l’attività delle associazioni. La partecipazione è gratuita per gli ETS, che potranno farsi conoscere attraverso il dialogo con la cittadinanza. Per tre giornate, la piazza sarà animata da spettacoli, musica, laboratori e attività per adulti e bambini, con la presenza speciale di Babbo Natale. Il Dono del Volontariato rappresenta un’occasione per riscoprire la forza del dono come valore condiviso, capace di unire persone e comunità, rafforzandone il senso di appartenenza al territorio. L’edizione 2024 ha registrato ben 168 espositori, 9 mila visitatori e 1823 donatori: numeri che raccontano la crescita di un evento ormai riconosciuto come uno dei momenti più rappresentativi della vita cittadina. Sono dati che testimoniano non solo il successo dell’iniziativa, ma anche la vitalità di un tessuto associativo sempre più partecipe e radicato.

“Il Dono del Volontariato rappresenta la dimostrazione concreta di quanto il mondo del volontariato torinese sia vivo e presente – ha dichiarato il Presidente di Vol.To ETS, Stefano Meneghello – dietro ogni stand, ogni sorriso, ogni incontro in piazza c’è una comunità che si riconosce nei valori della solidarietà e del Dono. I numeri, in costante crescita, indicano che la cittadinanza continua a credere nel valore dell’impegno e del tempo gratuiti, elementi che rendono più forte e coesa la nostra società”.

Mara Martellotta