ilTorinese

Arresti per spaccio in Aurora: 9kg droga e funghi allucinogeni sequestrati

Producevano e detenevano sostanze stupefacenti ai fini di spaccio: due arresti. È successo nei giorni scorsi nel quartiere Aurora, in via Cigna. L’attività è stata svolta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Torino, come parte dei controlli sul territorio per prevenire e contrastare i reati legati agli stupefacenti.

Arrestati nel loro appartamento un 32enne di origini marocchine e una donna. Nel corso di un controllo in zona gli agenti hanno percepito un intenso odore di cannabinoidi provenire da un’abitazione. Dopo aver dichiarato la loro identità senza ottenere alcuna reazione, hanno verificato la presenza della coppia dentro e sono intervenuti. Nel corso delle operazioni di verifica, il trentaduenne ha opposto resistenza per sottrarsi al controllo, ma è stato bloccato dagli agenti.

Dalle perquisizioni sono state trovate diverse sostanze stupefacenti: marijuana, hashish, cocaina, MDMA, ketamina, metanfetamina ed ecstasy, per un totale di circa 9 kg. Sempre all’interno dell’abitazione è stata scoperta anche una coltivazione di funghi allucinogeni. Gli agenti hanno posto sotto sequestro bilancini di precisione, attrezzi per la lavorazione, il confezionamento e la coltivazione, oltre a denaro contante frutto dell’attività illecita. I due arrestati sono stati inoltre denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.

VI.G

“Ghiacciai” … così forti, così fragili!

Il valdostano “Forte di Bard” omaggia l’opera di Sebastião Salgado attraverso le sue fotografie in bianco e nero dedicate ai più importanti ghiacciai del mondo

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026

Bard (Aosta)

Nel bianco infinito candore di ghiacciai “eterni” (come si soleva definirli anni addietro), solo a tratti interrotto da cupi grigiori che raccontano i drammatici, già ben evidenti sfaceli del tempo, una composta impeccabile schiera di dieci pinguini, tutti in perfetta linea indiana, simili ad eleganti panciuti commendatori in abito di gala, s’appresta con felice solerzia ad assaporare il piacevole gelo dell’Oceano Antartico, verso il quale, dall’alto di una discesa innevata, già sta spiccando un atletico salto – volo un loro più sollecito “collega”. L’immagine è, di per sé, di indubbia piacevolezza. Ritratta con la capacità tecnica e l’inventiva creatività di chi, a ragione, è considerato uno dei maggiori fotografi del XX e XXI secolo.

Meno piacevole, ma sempre di grande partecipazione emotiva, è invece un’altra immagine, specchio terribile dei rovinosi danni prodotti all’ambiente (anche al più apparentemente incontaminato) dagli inarrestabili cambiamenti climatici che, da tempo, stanno trasfigurando – sotto ogni aspetto – il volto del Pianeta. Siamo alle “Australi Isole Sandwich”: davanti a noi gigantesche, astratte “scaglie” di iceberg abbandonano gli “ormeggi” di ghiaccio, loro sicura sede millenaria, per avventurarsi senza meta in acque ignote e insicure, di certo non ideali neppure per le “paciose” colonie di pinguini di cui sopra. Due volti. Due immagini, custodi di un’unica terribile riflessione e verità: quella dell’ormai da record scioglimento del ghiaccio marino, che solo nel 2022 (racconta la scienza) pare aver causato la morte, proprio nella Penisola Antartica, di migliaia di pulcini di “pinguino imperatore” che non avevano ancora sviluppato piume impermeabili, rendendoli dunque incapaci di salvarsi a nuoto nelle gelide acque oceaniche. Eccezionali descrizioni paesistiche e di monito (per quanto utile!) alle coscienze umane, che ritroviamo rammentate con grande efficacia tecnico – artistica ed ineccepibile coinvolgimento emotivo, nelle 54 fotografie in bianco e nero, opera del celebre fotografo brasiliano Sebastião Salgado (Amorès, 1944 – Parigi, 2025), ospitate, da venerdì 24 aprile a domenica 27 settembre, a quasi un anno dalla scomparsa dell’artista, dal valdostano “Forte di Bard”, in una grande retrospettiva, frutto di quell’intenso lavoro che negli anni più recenti aveva portato Salgado a documentare uno degli ecosistemi più suggestivi e, allo stesso tempo, più a rischio su scala mondiale: quello delle “nevi perenni”.

Curata da Lélia Wanick Salgado (consorte di  Sebastião e con lui fondatrice nel 2004 dell’Agenzia di stampa fotografica “Amazonas Images”, dopo che già nel 1988, i due avevano dato vita all’“Instituto Terra”, organizzazione ambientalista impegnata nel ripristino della “Valle del Rio Doce”, stato del “Minas Gerais” in Brasile), la retrospettiva ha per titolo, semplice semplice, “Ghiacciai” ed è prodotta in collaborazione con l’Editrice italiana “Contrasto”, leader nel settore della fotografia, con sedi a Roma e a Milano (fondata da Roberto Koch) e con cui Salgado aveva già pubblicato due volumi “In Cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”, documentazione dei suoi reportages (dal 1993 al 1999) sul tema delle “migrazioni umane”. In mostra al sabaudo “Forte” della Vallée, gli scatti fotografici si presentano affiancati, quali doveroso omaggio all’artista brasiliano, da un “video” e da un esteso “apparato biografico”. Sebastião Salgado non è stato solo un eccelso fotografo, ma un testimone instancabile della nostra epoca: attraverso il suo sguardo di “attivista – umanista”, ha documentato le metamorfosi sociali ed economiche del mondo. “In questo progetto – sottolineano gli organizzatori – ha rivolto l’obiettivo verso la bellezza vulnerabile delle nevi perenni, immortalando in innumerevoli scatti uno degli ecosistemi più affascinanti e minacciati del pianeta, cui lo stesso ‘Forte di Bard’ dedica da tempo iniziative molteplici di divulgazione scientifica”. Dalla “Penisola Antartica” al “Canada”, dalla “Patagonia” all’“Himalaya” e dalla “Georgia del Sud” alla “Russia”, Salgado cattura la tragica “bellezza mozzafiato” di un ricchissimo patrimonio ambientale oggi decisamente a rischio. Patrimonio che le sue immagini cristallizzano in un “bianco e nero” ricco di contrasti (spesso applicando con un pennello uno “sbiancante” per smorzare l’eccessivo peso di ombre troppo intense), “proponendoci un nuovo tributo visivo che ci invita ancora una volta a riflettere sull’importanza della salvaguardia degli ecosistemi, attraverso comportamenti più rispettosi e consapevoli nei confronti della natura per preservarne la bellezza e l’equilibrio”. Fino a che se n’è a tempo!

Gianni Milani

Sebastião Salgado. “Ghiaccai”: Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833824 o www.fortedibard.it

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026. Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso

Nelle foto: “Penisola Antartica”, 2005, © Sebastião Salgado/Contrasto; “Iceberg alla deriva. Isole Sandwich Australi”, 2009, © Sebastião Salgado/Contrasto

Gli attivisti del clima portano una bara davanti al Consiglio regionale

Hanno portato una  bara  e una bombola d’ossigeno davanti al Consiglio regionale. Sullo striscione la scritta “Piemonte cambia, ci manca l’aria”. Così ieri gli attivisti di Extinction Rebellion hanno manifestato davanti a Palazzo Lascaris, contro l’inquinamento atmosferico e facendo riferimento al caso Delmastro. “Ogni anno muoiono 4 mila persone per lo smog”, hanno denunciato i manifestanti.

Paesaggio botanico sulla Pista 500 del Lingotto 

La Pinacoteca Agnelli presenta “Fiori sul tetto”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicati alla dimensione botanica della Pista 500, lo storico circuito sul tetto del Lingotto, oggi trasformato in giardino sospeso e spazio d’arte. Il ciclo è condotto da Cristiana Ruspa, che accompagna il pubblico in una serie di visite guidate, lessate come momenti di osservazione e racconto nel paesaggio vegetale della Pista 500 da lei progettato con il suo studio-giardino segreto. Attraverso fiori sul tetto, i visitatori sono invitati a esplorare da vicino le fioriture, le trasformazioni stagionali e le relazioni tra natura, arte e architettura, in un percorso che intreccia botanica e sguardo, restituendo la complessità di un luogo in cui natura e intervento umano convivono in un equilibrio dinamico. Il ciclo si apre giovedì 23 aprile alle 18 e prosegue con due appuntamenti speciali in occasione di “Verde svelato”, sabato 9 e domenica 10 maggio alle 18, per proiezioni proseguire nei mesi successivi accompagnando il pubblico lungo il mutare della stagione (-sabato 13 giugno, ore 18, domenica 12 luglio ore 19, domenica 6 settembre ore 18).

Le visite si svolgono sulla Pista 500, e sono dedicate alla scoperta del suo patrimonio botanico, oggi parte integrante dell’identità della Pinacoteca Agnelli.

Info: pagamento del biglietto per la Pista 500 4 euro + visita guidata 7 euro. Si prenota dal lunedì al venerdì inviando una mail a educa@pinacoteca-agnelli.it.

Pinacoteca Agnelli – via Nizza 230, Torino – 011 0062713 – pinacoteca-agnelli.it

Mara Martellotta

Nel giorno del suo compleanno, ricordando Rita Levi-Montalcini

 

“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”.

Oggi, 22 aprile, si celebra la nascita di Rita Levi-Montalcini, una delle più grandi scienziate del Novecento e figura simbolo di rigore intellettuale, indipendenza e impegno civile. Nata a Torino nel 1909, ha attraversato un secolo di storia mantenendo sempre una straordinaria lucidità e una curiosità inesauribile. La sua vita è stata segnata da scelte controcorrente, a partire dalla decisione di intraprendere la carriera medica in un’epoca in cui alle donne erano spesso preclusi i percorsi scientifici. Durante gli anni delle leggi razziali fasciste, fu costretta a lasciare l’università e a proseguire le sue ricerche in condizioni precarie, allestendo un laboratorio nella propria abitazione. Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò gli studi che l’avrebbero portata alla scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), una pietra miliare nelle neuroscienze, che le valse nel 1986 il Premio Nobel per la medicina. Accanto all’attività scientifica, Levi-Montalcini ha sempre mantenuto un forte impegno culturale e sociale, sostenendo l’istruzione, in particolare quella femminile, e promuovendo la diffusione del sapere come strumento di emancipazione. La sua formazione non si limitava alla scienza: la sua biblioteca comprendeva anche testi di politica, letteratura, poesia e femminismo, a testimonianza di una visione ampia e interdisciplinare del sapere. Nonostante la fama internazionale, non amava l’esposizione mediatica né la spettacolarizzazione del proprio ruolo. Ha sempre privilegiato la sostanza alla visibilità, mantenendo uno stile sobrio e una forte autonomia di pensiero. Dotata di una sottile ironia e di una grande disciplina, considerava anche le difficoltà come occasioni di crescita e trasformazione. La sua lunga vita, conclusasi a Roma il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni, è stata un esempio concreto della sua convinzione che il cervello umano possa continuare a svilupparsi e a creare per tutta l’esistenza. Nel ricordarla nel giorno del suo compleanno, emerge una figura che va oltre il profilo della scienziata:  una donna capace di unire intelligenza, etica e libertà, lasciando un’eredità che continua a parlare al presente.

Maria La Barbera

Regio Parco, un quartiere in equilibrio

 

Tra trasformazioni graduali, case ancora accessibili e la Dora come possibile asse verde, un pezzo di Torino che cerca la sua forma tra continuità e cambiamento.

Regio Parco, inserito nella sesta circoscrizione, è uno dei quartieri più intermedi di Torino: non abbastanza periferia da essere raccontato come margine, non abbastanza centro da essere pienamente compiuto. È uno spazio urbano di passaggio, dove la trasformazione è reale ma non ancora leggibile come sistema. E proprio in questa condizione sospesa si giocano oggi le sue criticità, le sue richieste e le sue potenzialità. Dal punto di vista urbano e immobiliare, i dati confermano questa natura ibrida. Il valore medio degli immobili si colloca ancora sotto la media cittadina, oscillando indicativamente tra 1.300 e 1.800 euro al metro quadro, con punte più alte nelle aree prossime agli assi principali. A confronto, la media di Torino si aggira intorno ai 2.200 euro al metro quadrato. Questo scarto racconta un quartiere ancora accessibile, ma non fermo: alcune micro-zone stanno risalendo, altre restano stagnanti. Il risultato è una geografia economica frammentata, dove bastano poche strade per cambiare completamente scenario. Anche il tessuto commerciale riflette questa instabilità, non esistono dati pubblici continuativi di aperture e chiusure per il singolo quartiere, ma gli indicatori immobiliari e la morfologia urbana mostrano un elemento ricorrente: turnover elevato e presenza intermittente di negozi sfitti, alternati a micro-attività locali ed etniche. Il commercio non appare consolidato, ma reattivo, spesso legato a cicli brevi di apertura e chiusura e questo e’ un segnale chiaro di un’economia di prossimità ancora in cerca di stabilità. Il paesaggio urbano è un altro elemento decisivo, Regio Parco, infatti, è segnato dalla presenza di ex aree industriali, capannoni riconvertiti solo in parte e vuoti urbani che interrompono la continuità del tessuto residenziale. Questa frammentazione non è solo estetica: incide sulla percezione quotidiana del quartiere, che appare spesso come non finito. La trasformazione avviene, ma a macchia di leopardo, senza una regia unitaria evidente. Accanto alle criticità strutturali, la Dora Riparia rappresenta uno dei principali asset non ancora pienamente valorizzati; il fiume attraversa il quartiere ma resta in molti tratti una presenza laterale più che centrale; la caratteristica di convergenza la propone anche il paesaggio dove i fiumi Po e Stura confluiscono, all’interno del parco della Colletta. Le richieste dei cittadini sono ricorrenti: maggiore accessibilità delle sponde, continuità dei percorsi ciclopedonali, manutenzione e integrazione con gli spazi pubblici. In un quartiere frammentato, la Dora potrebbe diventare un elemento di ricucitura urbana, ma oggi rimane un potenziale inespresso. Ed è proprio qui che emerge l’eccellenza più significativa del quartiere: la possibilità concreta di trasformarsi in un corridoio verde lineare costruito attorno alla Dora Riparia, una struttura naturale già presente che potrebbe diventare asse continuo di connessione tra quartieri, mobilità e qualità ambientale. Questa è un’ eccellenza potenziale: pochi quartieri dispongono ancora di spazi così ampi e continui lungo un corso d’acqua non completamente urbanizzato. La Dora, in questo senso, non è solo un elemento paesaggistico, ma una vera infrastruttura urbana in attesa di compimento.

Sul piano sociale, Regio Parco è un mosaico di popolazioni: famiglie storiche, nuovi residenti attratti da prezzi ancora accessibili, studenti e lavoratori. Questa diversità è un dato strutturale, ma non sempre si traduce in integrazione. Mancano centralità forti, luoghi pubblici continui, spazi di aggregazione capaci di trasformare la convivenza in identità condivisa. Il quartiere è abitato, ma non sempre intrecciato. A questo si aggiunge il tema della mobilità e della connessione urbana. Pur non essendo distante dal centro, Regio Parco è spesso percepito come quartiere di attraversamento più che di destinazione. La rete dei collegamenti e la qualità degli spazi pubblici contribuiscono a questa sensazione di intermittenza urbana. Eppure, proprio nella sua natura incompiuta si trova il punto più interessante, Regio Parco conserva una caratteristica rara: non ha ancora subito una trasformazione definitiva, e’ ancora un quartiere aperto, dove la direzione del cambiamento non è del tutto scritta. La domanda che emerge dai dati e dall’osservazione diretta è quindi duplice: come trasformare una crescita frammentata in un progetto urbano coerente, e come evitare che l’intermedio diventi semplicemente indefinito. Perché oggi Regio Parco non è un quartiere in declino né un quartiere in ascesa compiuta: è un sistema urbano in equilibrio instabile. Come diceva Italo Calvino “La città non è mai finita: è sempre in una fase di trasformazione.”

Di Maria La Barbera

Regina Elena Odv: pace e Liberazione a Reano

Sabato 25 aprile si terrà la terza attività ufficiale del 2026 del Comitato istituito dal Comune e dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv per ricordare Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nel 150° anniversario dalla sua dipartita avvenuta a Sanremo l’8 novembre 1876. A questo Comitato ha aderito anche la Città Metropolitana di Torino.
Quel giorno, in occasione della Festa della Liberazione, si terrà un incontro dedicato alla riflessione sull’importanza della pace, della libertà, della democrazia e del coraggio di chi ha lottato per un futuro migliore.
Dopo la deposizione di una corona d’alloro e la commemorazione dei caduti di Reano che si terrà alle ore 10,30 presso il Cippo di Via del Cimitero, alle ore 11, nella Pagoda del Moncuni Park, la cerimonia proseguirà con una conferenza sulle donne partigiane attive nel nostro territorio durante l’occupazione nazista. Seguirà una rappresentazione teatrale a testimonianza del loro impegno e coraggio. Parteciperanno il Gruppo Alpini, la Compagna TeatrAli, la Proloco e l’AIB di Reano.

Missione Agenti Pulenti

EDUCARE I GIOVANI ALLA SALVAGUARDIA DEI MONUMENTI

 

Il service nato in Piemonte ma promosso quest’anno a service nazionale ha coinvolto solo nella nostra Regione circa 1.000 ragazzi insieme a docenti, restauratori e Soprintendenze del territorio

 

 

Prosegue il service “Agenti Pulenti” che, alla sua decima edizione ha, solo in Piemonte, coinvolto circa 1.000 ragazzi. Il progetto, promosso dal Multidistretto Lions 108 Italy, viene svolto nelle classi grazie a docenti, architetti, storici dell’arte e restauratori delle Soprintendenze, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani alla conoscenza, al rispetto e alla salvaguardia dei monumenti pubblici.

 

Lunedì 27 aprile e lunedì 11 maggio il service “Agenti Pulenti” si svolgerà alla Scuola primaria di Rondissone e alla Scuola primaria di Boschetto. “Il nostro paese è ricco di monumenti e testimonianze artistiche e materiali della nostra storia. Il progetto persegue uno dei fondamentali scopi del Lions International: l’educazione alla buona cittadinanza nella missione di far conoscere, innanzitutto ai giovani, futuri cittadini di domani, il nostro immenso patrimonio di cui tutti dobbiamo sentirci orgogliosi custodi” – ha commentato l’ideatore e coordinatore del service “Agenti Pulenti”, Emilio Mello – “Io sono un chimico della conservazione, penso sia importante far capire ai più giovani quali siano i reali effetti degli atti vandalici sul nostro patrimonio artistico-culturale. La speranza è che questa consapevolezza serva loro a non commettere queste azioni in futuro”.

A Torino e provincia, quest’anno, le scuole coinvolte sono state: la Scuola primaria di Bairo, Bairo (TO), Scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Caselle Torinese, Scuola primaria Gianni Rodari di Caselle Torinese, Scuola Primaria Defassi di Borgaro Torinese, Istituto La Salle a Grugliasco. Ma varie attività sono state svolte anche a Mazzè (TO), Tonengo, Caluso, Frossasco, Trobaso (Verbania), Pinerolo, Novara, Trecate, Verbania, Adorno, Micca (BI), Vercelli, Aosta, Gressan (AO).

Il 15 aprile 2026, a Torino, il service è stato al centro di una giornata di studi, dal titolo “I monumenti delle città: Educazione alla tutela” alla presenza del Soprintendente Corrado Azzollini, del Governatore Distrettuale, Giovanna Sereni, dell’Assessora all’Ambiente del Comune di Torino, Chiara Foglietta, del Comandante Nucleo CC Tutela Patrimonio Culturale, Ferdinando Angeletti.

Negli anni, le collaborazioni tra il service “Agenti Pulenti” e le Soprintendenze del territorio sono diventate strutturali. Sono in essere convenzioni con le Soprintendenze di Torino, di Novara, di Genova e, in fase di ratifica, di Alessandria. A maggio dello scorso anno, su sollecitazione della Soprintendenza di Alessandria, l’attività di sensibilizzazione al rispetto dei monumenti è stata oggetto di una presentazione congiunta tra tutte le Soprintendenze del Nord-Ovest e Lions International al Salone del Restauro di Ferrara nello stand del Ministero della Cultura. Dopo la sperimentazione piemontese, a oggi sono impegnati nel service “Agenti Pulenti” circa 150 Lions club in tutta Italia, con un coinvolgimento di circa 10.000 ragazzi.

Le Pasque piemontesi, il massacro dei valdesi

A Villar Pellice, Luserna, Bobbio Pellice, Rorà, Angrogna, Bricherasio,Torre Pellice e in tanti altri paesi in Val Chisone e in Val Germanasca è rimasto forte il ricordo dell’eroica resistenza valdese contro i Savoia. Interi villaggi valdesi distrutti e incendiati, centinaia di persone trucidate, fatti che hanno segnato profondamente la memoria collettiva e sono passati alla storia come le tragiche “Pasque piemontesi” dell’aprile 1655. Non fu una festa ma un massacro di valdesi eliminati dall’esercito del Ducato di Savoia guidato dal marchese di Pianezza, ritenuto il principale responsabile delle violenze. Con il termine “Pasque piemontesi” non si indica quindi una solennità ma un terribile eccidio avvenuto nei giorni di Pasqua quando le truppe sabaude entrarono in quelle valli. È il simbolo delle persecuzioni religiose contro i valdesi, una tragica pagina della storia del Piemonte. La memoria storica è però rimasta molto viva. A Torre Pellice, il cuore della terra valdese, si trova il Museo Valdese che racconta queste vicende e ogni anno si tengono commemorazioni e iniziative culturali. La resistenza valdese ai Savoia è uno degli episodi più drammatici della storia delle Valli Valdesi. Dopo la morte di Vittorio Amedeo I di Savoia nel 1637 la situazione mutò rapidamente. Con la salita al trono di Carlo Emanuele II di Savoia sotto la reggenza della madre, Maria Cristina di Francia, i rapporti tra i valdesi del Piemonte e i Savoia peggiorarono drasticamente. Nel Ducato si decise di sradicare l’eresia dalle valli. Tutto cominciò il 24 aprile del 1655, vigilia di Pasqua, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia (1634-1675) ordinò ai valdesi di convertirsi alla chiesa cattolica o abbandonare il territorio e andare in esilio. Molti rifiutarono e scattò la reazione dell’esercito del Ducato di Savoia che avviò una lunga campagna militare nelle valli provocando la morte di 1712 persone secondo fonti valdesi, molte meno secondo fonti ducali. Il marchese di Pianezza, Carlo Emanuele di Simiana, decise di stanziare delle truppe a Torre Pellice ma i valdesi si ribellarono e per ritorsione i soldati del marchese misero a ferro e fuoco la Val Pellice uccidendo centinaia di civili e costringendo i valdesi a rinnegare la loro fede. Nonostante l’inferiorità militare i valdesi opposero una forte resistenza, disperata ma efficiente. Conoscevano bene il territorio, le montagne e i rifugi, si organizzarono in piccoli gruppi armati e si diedero alla guerriglia. Con barricate improvvisate bloccarono i sentieri e con rapide azioni attaccarono le truppe sabaude per poi ritirarsi nei boschi. Molti altri, scampati alle stragi, si rifugiarono sulle alture della valle. L’evento suscitò sdegno e rabbia in tutta l’Europa e fu proprio un movimento diplomatico internazionale a fermare il massacro. Si mosse perfino Oliver Cromwell (1599-1658), il generale e politico inglese che nel Seicento cambiò temporaneamente la storia dell’Inghilterra e intervenne diplomaticamente a favore dei valdesi esercitando pressioni sul Ducato di Savoia. I sovrani europei sostennero fin da subito la causa valdese e la Francia accolse parte dei fuggiaschi. Sotto la pressione internazionale i Savoia furono costretti a concedere ai valdesi una temporanea tregua e alcuni diritti anche se le persecuzioni ufficiali contro i valdesi termineranno solo con lo Statuto Albertino del 1848 che concederà alla minoranza cristiana diritti civili e politici.
Filippo Re
illustrazioni raffiguranti le persecuzioni ai danni dei valdesi