ilTorinese

Nuova rotatoria sulla Provinciale 143 a Tetti Francesi

 

 

Sono stati approvati e aggiudicati i lavori per la modifica migliorativa, in termini di sicurezza per l’utenza debole, dell’intersezione a rotatoria lungo la strada provinciale 143 al km 7+100, al confine tra i Comuni di Orbassano e Rivalta di Torino, in corrispondenza dell’ingresso alla frazione Tetti Francesi. I lavori, finanziati integralmente dalla Città metropolitana di Torino, partiranno all’inizio del 2026 e avranno una durata di circa due mesi.

Il progetto nasce dalle segnalazioni del Comune di Rivalta, che ha richiesto un miglioramento della sicurezza dell’attraversamento pedonale posto lungo il ramo nord della rotatoria, (caratterizzato da due corsie per senso di marcia), dove si innestano Strada Piossasco e via I Maggio. L’apertura di un nuovo supermercato ha infatti aumentato sensibilmente il flusso pedonale nell’area.

Già nell’autunno 2024 era stata avviata una sperimentazione temporanea con new jersey in plastica e segnaletica lampeggiante, volta a ridurre l’ampiezza delle corsie in uscita ed entrata in rotatoria, e a testare la nuova configurazione dell’isola spartitraffico.

L’esito positivo della prova ha portato alla progettazione definitiva delle modifiche, che comprendono la realizzazione di nuove isole spartitraffico, il rifacimento della pavimentazione stradale dell’anello giratorio, l’installazione di nuovi punti luce a LED ed implementazione della segnaletica indicante l’attraversamento sospesa, oltre al completo aggiornamento della segnaletica orizzontale e verticale.

L’investimento complessivo ammonta a circa 115.000 euro.

«Il progetto conferma l’impegno della Città metropolitana di Torino nel garantire la sicurezza stradale e nell’ascoltare le esigenze espresse dai Comuni del territorio – sottolinea il vicesindaco Jacopo Suppo –. Interventi come questo dimostrano l’importanza di un coordinamento continuo tra amministrazioni locali e struttura

Controlli in Barriera di Milano: trovato un chilo di cocaina

La Polizia di Stato ha arrestato un ventunenne italiano per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e denunciato alla locale Procura della Repubblica due persone nel quartiere Barriera Milano.

Durante un servizio di controllo del territorio Alto Impatto, con il concorso di personale del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte, del Reparto Mobile e di una unità cinofila della Polizia di Stato, i poliziotti dell’ufficio investigativo del Commissariato di P.S. Barriera Milano hanno notato un giovane sospetto. Sottoposto a controllo, il 21enne è stato trovato in possesso di un borsone, al cui interno celava 1 kg di cocaina ancora da tagliare. Il giovane è stato pertanto arrestato.

La Procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto la convalida dell’arresto, disponendo la misura degli arresti domiciliari.

L’attività, effettuata anche con l’ausilio di personale della Guardia di Finanza, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia Locale, si è poi concentrata in Corso Giulio Cesare, Via Cigna, Via Martorelli, via Brandizzo, Largo Sempione e vie limitrofe, consentendo di rilevare delle irregolarità in alcuni degli esercizi commerciali controllati, fra cui delle sale scommesse.

In una di queste, il titolare è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per l’assenza del preposto durante l’orario di apertura.

Inoltre, una volante del Commissariato è intervenuta in una panetteria di corso Vercelli, dove ha rilevato un allaccio abusivo alla corrente elettrica del palazzo; qui, il titolare è stato denunciato alla Procura della Repubblica sia per l’allacciamento abusivo che per istigazione alla corruzione, in quanto offriva agli agenti del denaro allo scopo di evitare la denuncia.

Ma dove il Centro può dettare l’agenda?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Come tutti ben sappiamo, e da sempre, in politica conta chi detta l’agenda politica. E
programmatica. Al di là e al di fuori della stessa forza numerica ed elettorale. Basti pensare ad
alcune correnti, come ad esempio alla sinistra sociale di Carlo Donat-Cattin nella Dc dove,
malgrado la sua percentuale largamente minoritaria all’interno del partito, riusciva a condizionare
la costruzione del progetto complessivo del partito. O all’esperienza del Ppi di Franco Marini e
altri dirigenti Popolari dell’epoca che parteciparono attivamente all’elaborazione del progetto della
coalizione di centro sinistra al di là, appunto, della forza numerica del partito. E gli esempi si
potrebbero, come ovvio, moltiplicare. Perchè nella politica, come quasi sempre capita anche se
viviamo in un contesto post ideologico e a volte, purtroppo, anche post politico, il “potere delle
idee”, come lo chiamava sarcasticamente Sandro Fontana, continua ad essere non una variabile
indipendente ai fini della credibilità e della levatura della classe dirigente. Politica
amministrativa. A livello locale come a livello nazionale.

Ora, e per venire all’oggi, c’è un aspetto che non possiamo non evidenziare. E cioè, dov’è
possibile per chi crede nel progetto di un Centro riformista e di governo, plurale e autenticamente
democratico e soprattutto per chi vuole praticare una credibile “politica di centro”, riuscire a
dettare l’agenda politica? Pur non essendoci più quel ”potere delle idee” che ha caratterizzato
larga parte delle classi dirigenti dei partiti della prima repubblica. Tuttavia, al netto del
cambiamento profondo della geografia politica italiana, è indubbio che si tratta di un’impresa
quasi impossibile nel campo dell’attuale sinistra italiana. Per ragioni obiettive se non addirittura
oggettive, come è ovvio per chiunque non sia accecato dall’ipocrisia o dalla propaganda. E
questo perchè gli azionisti di maggioranza di quel campo sono semplicemente riconducibili alle
diverse espressioni della sinistra italiana: da quella radicale a quella massimalista, da quella
populista a quella estremista, da quella ideologica a quella classista e pan sindacale. Per il resto,
come si suol dire, c’è posto solo in tribuna per osservare la partita.

Nel campo avverso del centro destra, l’indubbia ed altrettanto oggettiva leadership politica,
carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte e palese che gli altri contributi politici
e culturali sono certamente importanti ma drasticamente ininfluenti ai fini della concreta possibilità
di condizionare il progetto politico complessivo della coalizione alternativa alla sinistra. Chi
sostiene il contrario sa di dire una cosa non vera e neanche oggettiva.

Forse, e sempre restando sull’importanza di dettare l’agenda politica per quanto riguarda il
progetto di un Centro riformista e di governo, forse è arrivato il momento di rileggere e riscoprire
l’iniziativa di quel “Patto per l’Italia” elaborato nel lontano 1994 da Franco Marini, Mino
Martinazzoli, Mario Segni e molti altri leader politici dell’epoca che ebbero il coraggio e
l’intelligenza di costruire un autentico “polo di centro” che poi fu decisivo nelle elezioni
successive. Un “Patto” culturalmente plurale, politicamente riformista e socialmente avanzato che
oggi dovrebbe avere anche il compito di mettere in discussione quel bipolarismo selvaggio e
quella radicalizzazione del conflitto politico che sono all’origine della crisi della politica
contemporanea e, forse, anche di un sempre più inquietante astensionismo elettorale.

Ecco perchè il progetto di Carlo Calenda se adeguatamente costruito e radicato nei territori
potrebbe essere una ghiotta occasione per far sì che il Centro riformista e di governo ritorni a
dettare l’agenda politica.

Incendio a teatro, evacuato l’Alfieri

Momenti di paura questo pomeriggio nel centro di Torino. Un incendio è scoppiato all’interno del Teatro Alfieri, in piazza Solferino. Le fiamme, divampate sul palco, si sono propagate mentre nella struttura erano presenti tecnici e personale.

Non sono ancora note le cause del rogo, sono in corso accertamenti. L’allarme è stato lanciato immediatamente e il teatro è stato  evacuato. L’intervento dei vigili del fuoco di Torino, giunti in breve tempo sul posto, ha permesso di spegnere l’incendio in pochi minuti, impedendo che il fuoco si estendesse ad altre aree dell’edificio.

“Hanno rubato l’orologio a mia moglie in carrozzina in piazza Castello”

UN LETTORE CI SCRIVE

Oggi in Piazza Castello a Torino, mia moglie Anna — che è disabile e si muove in sedia a rotelle — è stata vittima di uno scippo.

Le hanno strappato dal polso il suo orologio: un Cartier Tank Solo in acciaio, al quarzo, cinturino nero, quadrante bianco.

Siamo ancora scossi: è davvero triste che qualcuno arrivi a rubare persino a una donna in carrozzina.
Non abbiamo ancora sporto denuncia.

Se qualcuno dovesse vedere o ricevere proposte sospette che corrispondono a questo modello, vi prego di scrivermi in privato.

Condividete, per favore: può aiutare sia a ritrovare l’orologio sia a evitare che succeda a qualcun altro.

Grazie a tutti.
GF

 

Un episodio davvero vergognoso. Abbiamo pubblicato questo post di Facebook inviatoci dal marito della signora derubata. Per eventuali segnalazioni utili a individuare l’orologio e gli autori del furto scriveteci a redazioneweb@iltorinese.it 

IL TORINESE

Attacco alla “Stampa”, identificate più di 30 persone

Sarebbero 34  le persone identificate dalla Digos di Torino dopo l’irruzione nella redazione de La Stampa in via Lugaro. Le identificazioni sono state rese possibili dall’analisi dei video acquisiti. Tra gli identificati vi sarebbero attivisti del centro sociale Askatasuna e dei collettivi studenteschi Collettivo universitario autonomo e Kollettivo studentesco autorganizzato, legati al centro sociale di corso Regina Margherita.

Papa Leone va in moschea, ma non a Santa Sofia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Una piccola, ma significativa novità nel viaggio a Istanbul di Papa Leone: ha visitato la moschea blu, il massimo monumento religioso ottomano, ma non è entrato in Santa Sofia, attigua alla moschea, a sua volta diventata moschea dopo la caduta dell’impero bizantino. I suoi predecessori erano entrati anche in Santa Sofia. Papa Leone non ha pregato nella moschea blu, ma l’ha visitata, guidato dal gran mufti’. Non è andato a Santa Sofia, tornata mosche nel 2020 per volontà del dittatore turco, dopo che era stata trasformata laicamente in museo. L’integralismo musulmano della Turchia ha azzerato la Turchia laica imposta dalla grandiosa rivoluzione di Ataturk, creatore di un paese moderno sulle ceneri dell’impero ottomano dopo la sconfitta della I Guerra mondiale.
Papa Leone e’ sicuramente un dottor sottile rispetto a Papa Francesco che,  pur gesuita, puntava prevalentemente a stabilire un “volemose bene” con tutti. Papa Leone dopo Istanbul ha ricordato il Concilio di Nicea che fece chiarezza sui temi della fede. Un Concilio dimenticato perché l’unico concilio oggi ricordato è solo e soltanto il Vaticano II.
Questo è l’aspetto più importante del viaggio pontificio che riscopre un concilio fondamentale nella storia della Chiesa cattolica.  Il non essere entrato in Santa Sofia che fu chiesa bizantina e oggi e’ tornata moschea per volontà di un dittatore, e’ un altro titolo di merito del Papa che non ama l’ipocrisia. Un agostiniano non poteva che comportarsi così. Può sembrare un Papa un po’ spaesato e persino un po’ spento, ma si tratta di un’apparenza legata al fatto che è uomo di studio e di cultura ed ha ancora qualche difficoltà nell’uso della lingua italiana.

(Foto La Voce e il Tempo)

Torino, Patto per la sicurezza urbana: il sostegno della Regione

La Giunta regionale ha assegnato 1.329.000 euro di contributi a favore del Ministero dell’Interno per il rinnovo di ulteriori due anni del Patto per la sicurezza urbana tra Prefettura di Torino, Regione Piemonte e Città di Torino, finalizzato a rafforzare le politiche e le strategie in materia di sicurezza integrata tra lo Stato e il capoluogo piemontese.

Grazie al finanziamento proseguono le attività di controllo e le strategie del sistema di sicurezza urbana previste dal Patto, sottoscritto per la prima volta ad agosto 2023 con una dotazione di 1 milione di euro per il biennio.

Intendiamo dare continuità al percorso di rafforzamento delle azioni sinergiche tra i diversi soggetti di governo del territorio, un modello operativo efficace basato sulla collaborazione interistituzionale tra forze di Polizia e che permette di portare avanti le attività di controllo del territorio. Con il rinnovo del Patto di sicurezza, di cui abbiamo aumentato la dotazione finanziaria, possono infatti proseguire i progetti a beneficio di tutte le forze dell’ordine, come l’acquisto di veicoli e l’implementazione del sistema di sorveglianza appartenente alla Città di Torino”, sottolinea l’assessore regionale alla Sicurezza e Polizia locale Enrico Bussalino.

Sarà la Cabina di regia costituita presso la Prefettura di Torino, e della quale fanno parte i rappresentanti della Regione, della Città di Torino e delle Forze dell’Ordine, ad individuare le specifiche iniziative da realizzare e finanziare con i fondi assegnati.

“Nuremberg”, Russell Crowe ha il viso e la supremazia di Göring

Ultime note dal Torino Film Festival

Testo poetico suddiviso in dieci stazioni, risalente al XII secolo, composto di versi e di immagini, libero di essere guardato e ascoltato, rappresentazione simbolica dello sviluppo spirituale all’interno della tradizione buddista Zen, “I dieci quadri del mandriano di buoi” del maestro Chan Kuòan Shīyuán è all’origine del nipponico “Black Ox” diretto dal quarantenne Tsuta Tetsuichiro e attraversato dalle ultime composizioni di Ryüichi Sakamoto: una delle opere più persuasive dell’intero Torino Film Festival, arrivato negli ultimi giorni di proiezioni, maestoso nella propria semplicità e in quel suo procedere lentamente per tappe, fissato per la quasi totalità in un eccellente bianco e nero, salvo aprirsi nelle scene finali nei colori che denunciano il completo immergersi dell’uomo nella bellezza della natura. Qui il percorso Zen è ambientato nel Giappone del secolo XIX, dove un cacciatore, perdute le proprie terre delle montagne, è costretto a scendere in pianura e a farsi mandriano, in una terra che sta vivendo una trasformazione sociale che porterebbe all’occidentalizzazione e alla perdita, da parte di molti, del legame con gli dei della natura e la propria spiritualità. Tra lavoro e religiosità, l’uomo cattura un grande bue nero, che nella piena solitudine diventa il suo unico compagno, una ricerca e una cattura e un’unione fatta di atti positivi e no, che vogliono rappresentare il cammino dell’uomo verso l’illuminazione o il vero Sé. Un film fatto di particolari preziosi, di raffinate soluzioni, delle illuminazioni di una filosofia che dovrebbe far riflettere. Ben diverse riflessioni deve impiegarle lo spettatore alla visione di “The Garden of Earthly Delights”, sguardo non solo amaro ma a tratti terrificante e disumano che ci arriva dalle Filippine (coproduzione olandese) a opera del regista Morgan Knibbe.

“Il film invita il pubblico a confrontarsi con una storia che troppo spesso abbiamo scelto di ignorare”, dice. E, nella personale convinzione, confessa, di un mondo in cui i corpi dei più deboli sono sfruttati, dove le fabbriche e le miniere, le piantagioni e i bordelli hanno schiacciato ogni rispetto, dove ci si accanisce verso i più vulnerabili, guardando all’Oriente e all’Occidente in un panorama combattivo di situazioni opposte, “ho iniziato a scrivere il film, cercando di spingere il pubblico a riconoscere e accettare l’umanità di chi è stato disumanizzato per secoli.” Mostrando il degrado con un obiettivo che non conosce limiti e non nasconde nulla, al centro l’olandese Michael, a Manila con l’intenzione di festeggiare il Natale con la ragazza conosciuta online ma, nel ritrovarsi tradito, pronto a scivolare in uno sfacciato turismo sessuale, tra lo squallore delle baraccopoli, tra le strade dove i ragazzini lottano per un sacco di immondizia, tra le luci del quartiere a luci rosse della città, tra gli eleganti alberghi per turisti con sul tetto la vasta piscina che guarda giù sopra quell’universo di poveri e incarogniti, nel caos assordante della strada. Si aggireranno attorno a lui l’undicenne Ginto che sogna di diventare un gangster e sfugge alla realtà di furti e di espedienti riempiendosi con il suo migliore amico Jojo di metanfetamine, mentre sua sorella Asia si prostituisce nella speranza di una vita in qualche modo migliore. Prostituzione giovanile e perversioni adulte, strade contorte verso un giardino delle delizie, con un racconto estremamente crudo, che non nasconde nulla, Knibbe si fa ammirare nel rendere in maniera esatta la discesa alla infelicità di tutti, i sensi di colpa, all’urlo fatto per sopravvivere, lo fa senza compiangere, senza accusare, lucidamente. Lasciando però in bocca più di un immenso amaro in bocca.

Nell’attesa dei premi che saranno decisi e distribuiti dalla giuria capitanata da Ippolita Di Majo, le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in “Nuremberg”, scritto (è stato tra l’altro l’acclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo “Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle di “Vincitori e vinti” di Kramer la tragedia dell’Olocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sull’incarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico, che scava in profondità, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e le due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto l’urlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!” Il film è in uscita natalizia, il prossimo 18 dicembre, vederlo è quasi un obbligo per ripassarsi una pagina di Storia, che dev’essere non dimenticata.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Russell Crowe come Göring in “Nuremberg”, e due momenti di “Black Ox” e di “The Garden”.