A cura di piemonteitalia.eu:
https://www.piemonteitalia.eu/it/curiosita/i-mosaici-che-facevano-sognare-umberto-eco
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Due mostre, a cura della cuneese “FormicaLab”, inaugurano il “Cultural Village” in Valle Grana
Sabato 13 e domenica 14 giugno
Pradleves / Monterosso Grana (Cuneo)
“Gli occhi della valle” sono gli occhi di “Arianna”, occhi scuri e intensi, che dentro si portano la forza e il coraggio della sua gente e della sua millenaria Valle. Fissi, silenti, muti ma capaci, se solo volessero, di dire tanto, di raccontare “memorie” che si perdono nella notte dei tempi e prendono forma lungo valli, montagne, sentieri, campi e fatiche che da sempre sono pura, instancabile resilienza e passione infinita per una terra unica al mondo. Una terra che, a vederla e a pensarla, ti smuove (proprio come succede ad Arianna) labbra e occhi in un flebile sorriso. Che é mistero di una vita. Passione. L’impossibilità, meglio “la non volontà”, di cambiarla con mille altre vite. Non a caso, mi é piaciuto citare, da subito, la foto dedicata ad “Arianna” (Valle Grana, 2025) a firma del fotografo romano Graziano Panfili, per illustrare una delle due mostre che, sabato 13 e domenica 14 giugno prossimi, si terranno, a cura dell’Associazione “FormicaLab” di Cuneo, all’interno del Progetto “Cultural Village” (iniziativa di “rigenerazione culturale del paesaggio, attraverso l’unione di tradizioni occitane ed innovazione”) finanziato dal “PNRR”, nei Comuni di Pradleves e Monterosso Grana, piccoli Centri di una Valle meravigliosa, dalle origini preromane, sita fra le “Alpi Cozie” e le “Marittime”. Ed ecco allora Arianna, la forte dolcezza del suo sguardo, in cui si riassume, alla perfezione, il titolo della prima rassegna, “Gli occhi della valle” a firma appunto di Graziano Panfili, che sarà inaugurata sabato 13 giugno prossimo (alle 11,30) a Pradleves, in Borgata Ciancia 36; mentre, alle 15,30, dello stesso giorno, presso la “Cappella di San Sebastiano” a Monterosso Grana, si taglierà il nastro di “Filò”, rassegna dedicata all’artista, anch’essa romana, Valentina Vannicola. La mostra di Graziano Panfili sarà visitabile a Pradleves nel giorno dell’inaugurazione, prima di spostarsi in una nuova location all’interno del “Valle Grana Cultural Village”. Il lavoro di Valentina Vannicola sarà invece fruibile anche domenica 14 giugno dalle 10 alle 18, e in altre date, sempre presso la “Cappella San Sebastiano” di Monterosso Grana. L’ingresso è libero, per maggiori informazioni scrivere a: formicalabaps@gmail.com .
Classe ’71, originario di Frosinone, Graziano Panfili è fotografo di gran stoffa e solide basi. Ha studiato “Reportage” presso la Scuola permanente di fotografia “Graffiti” a Roma, è stato testimonial della casa nipponica “Ricoh” ed é oggi rappresentato dalla prestigiosa Galleria “Donzella Ltd” di New York.
Nella sua “Gli occhi della valle”, ospitata a Pradleves, c’è tutto il desiderio di “scolpire” una “memoria collettiva” della “Valle Grana” attraverso i volti dei suoi abitanti. “L’intento – sottolineano gli organizzatori – non è soltanto documentare una comunità, ma restituire la presenza umana di un territorio che vive nei suoi silenzi, nelle sue trasformazioni e nella relazione profonda tra persone e paesaggio”. I suoi ritratti in bianco e nero, aggiungiamo noi, sono studiati alla perfezione prima di raccontare l’immagine. Sono pagine di narrativa “emozionale” prima che “descrittiva” in cui ogni minimo dettaglio può farsi segno intrigante o inquietante o doloroso o assolutamente sereno, capace di rincorrere e trattenere speranze, sogni ed emozioni. Le stesse che prova chi s’accosta ai suoi personalissimi scatti. Tanto più in un contesto di “installazione immersiva”, come quella di Pradleves, dove le immagini si uniscono ai suoni naturali – acqua, vento, pioggia, il cinguettio degli uccelli – creando alla perfezione “una dimensione sensoriale capace di evocare il tempo e l’atmosfera del luogo”.
Con “Filò” – termine che richiama le tradizionali, antiche veglie serali nelle stalle, fucine di racconti e leggende popolari – la romana Valentina Vannicola ci propone, invece, un “andar per immagini fotografiche” di tutt’altro segno. Fotografa, ma anche regista, costumista e scenografa, Valentina unisce genialmente la perfezione dell’atto fotografico con quello filmico e letterario, dei quali non riesce, volutamente, a liberarsi. E bene fa. I suoi scatti, riconducibili in tal senso alla “staged photography” (“fotografia scenica”) sono “tableaux vivant” – s’è detto – sempre in volo nell’alto di magiche e visionarie atmosfere, dove reale e surreale si fondono in un perfetto connubio di immaginifiche sensazioni. La sua attuale mostra a Monterosso Grana nasce dall’incontro con gli abitanti e il territorio di San Felice del Benaco, piccolo centro sulle sponde del Lago di Garda. Ed è proprio qui che la realtà si fa gioco scenico e fantastico. Nulla da stupirci dunque di quei due pescatori che (poveretti!) tentano, a fatica, di catturare – mani e corda – la luna per sottrarsi all’oscurità della pesca notturna né deve più di tanto allarmarci la dolce figura femminea “postata” su un piccolo isolotto terrestre, emersa forse dalle acque del lago e avvolta in una sacrale luce solare che ne fa immagine leggendaria dai contorni onirici e misteriosi. E noi lì, a guardare e ad interrogarci! Compiaciuti, ma senza plausibili risposte!
Per ulteriori info: “FormicaLab”, corso Dante 62/A, Cuneo; tel. 338/7619170 www.formicalab.net
Gianni Milani
Nelle foto: Graziano Panfili “Arianna”, Valle Grana, 2025; Graziano Panfili; Valentina Vannicola, Immagini da “Filò”
Con l’arrivo della stagione estiva torna l’attenzione verso le ondate di calore, fenomeni sempre più frequenti e intensi che possono avere effetti significativi sulla salute, in particolare per le persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.
Le elevate temperature, soprattutto quando persistono per più giorni consecutivi e si accompagnano a elevati livelli di umidità e scarsa ventilazione, possono provocare disidratazione, crampi, abbassamenti della pressione arteriosa, svenimenti e, nei casi più gravi, colpi di calore e aggravamenti di condizioni cliniche preesistenti.
Per questo motivo la Regione Piemonte, in collaborazione con ARPA Piemonte, le Aziende Sanitarie Regionali, i Medici di Medicina Generale e i servizi socio-assistenziali del territorio, attiva ogni anno un sistema di prevenzione e monitoraggio dedicato alle persone più vulnerabili.
Dal mese di giugno e fino al 20 settembre è operativo il sistema regionale di sorveglianza delle ondate di calore, basato sui dati meteorologici elaborati da ARPA Piemonte e integrato con il sistema nazionale HHWWS (Heat Health Watch Warning System), che consente di prevedere con alcuni giorni di anticipo le situazioni di maggiore rischio.
Le informazioni consentono ai servizi sanitari territoriali di attivare interventi mirati e di intensificare il monitoraggio delle persone maggiormente esposte agli effetti del caldo.
Particolare attenzione è rivolta agli ultra 75enni, alle persone non autosufficienti, ai pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche o metaboliche e a chi assume farmaci che possono influenzare la regolazione della temperatura corporea o l’equilibrio dei liquidi.
In presenza di allerte per temperature elevate, i Medici di Medicina Generale possono modulare e rafforzare l’assistenza sanitaria nei confronti dei soggetti più fragili, in raccordo con i servizi territoriali.
Molti dei problemi di salute legati alle ondate di calore possono essere prevenuti adottando semplici accorgimenti:
bere frequentemente acqua, anche in assenza dello stimolo della sete;
evitare di uscire e svolgere attività fisica nelle ore più calde della giornata;
soggiornare in ambienti freschi e ben ventilati;
consumare pasti leggeri e ricchi di frutta e verdura;
indossare abiti chiari e leggeri;
prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone fragili che vivono sole;
non lasciare mai persone o animali all’interno di veicoli parcheggiati.
Le ondate di calore rappresentano una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute della popolazione.
Per questo la Regione Piemonte partecipa anche a progetti europei dedicati all’adattamento climatico e alla costruzione di ambienti urbani più resilienti, con l’obiettivo di rafforzare la capacità delle comunità locali di prevenire e gestire i rischi legati agli eventi climatici estremi.
Le prime giornate di caldo intenso registrate già nel mese di maggio hanno confermato come le temperature estreme non rappresentino più un fenomeno limitato ai mesi centrali dell’estate. Per questo motivo la Regione Piemonte ha anticipato quest’anno l’entrata in vigore delle misure di tutela per i lavoratori maggiormente esposti al rischio da calore, attraverso un’ordinanza specifica finalizzata a proteggere la salute nei comparti più a rischio (https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/sicurezza-sul-lavoro-caldo-estremo-lordinanza-regionale-per-tutela-dei-lavoratori-esposti-alle-alte).
L’obiettivo è rafforzare la prevenzione in tutti gli ambiti maggiormente esposti agli effetti delle alte temperature, promuovendo comportamenti corretti e una maggiore attenzione verso le categorie più vulnerabili della popolazione.
I bollettini previsionali sulle ondate di calore sono pubblicati quotidianamente da ARPA Piemonte e consentono di conoscere in anticipo le giornate a maggior rischio.
Per approfondimenti:
Regione Piemonte – Ondate di calore: come prevenire i danni alla salute
ARPA Piemonte – Bollettino ondate di calore
https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/bollettino-ondate-calore
Ministero della Salute – Ondate di calore
La foto ingiallita di un soldato, un nome annotato sul retro e il desiderio di ricostruire una storia familiare che sembrava perduta: sono spesso questi gli elementi che conducono molti visitatori al Sacrario militare della Gran Madre di Torino, riaperto ufficialmente al pubblico nei giorni scorsi dopo gli interventi di riqualificazione del complesso.
Alla cerimonia inaugurale, che ha visto la celebrazione di una messa nella chiesa della Gran Madre, seguita dalla deposizione di una corona d’alloro ai Caduti e da una visita guidata all’Ossario, erano presenti il Presidente di Assoarma Torino, il Generale di Corpo d’Armata Paolo Ruggiero, Carlo Tango l’Amministratore delegato di AFC, la Società partecipata della Città che gestisce i servizi cimiteriali e i sei cimiteri della Città, il Presidente di AFC Andrea Araldi, il Vicepresidente Vicario del Consiglio Comunale Domenico Garcea e l’Assessore alla Sicurezza della città di Torino Marco Porcedda che ha detto: “La restituzione alla città del Sacrario dei Caduti della Grande Guerra sotto la Chiesa della Gran Madre è un atto di profondo rispetto per la nostra memoria collettiva e per la storia di Torino. Grazie a un importante lavoro di ristrutturazione e restauro, per il quale la Città ha stanziato 400mila euro, siamo riusciti a sanare i danni del tempo e a ridare il massimo decoro a un luogo dal valore inestimabile. Questo non è solo un intervento edilizio o monumentale, ma un dovere morale verso i 3.851 soldati torinesi che hanno sacrificato la propria vita nella Prima Guerra Mondiale. Ognuno di quei nomi inciso sulle pareti rappresenta una famiglia, un legame spezzato e un pezzo della nostra identità che rischiava di rimanere nell’ombra. Riaprire stabilmente queste porte al pubblico, grazie anche alla fondamentale collaborazione con la società AFC e i volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, significa togliere dall’isolamento il nostro patrimonio storico e consegnarlo alle nuove generazioni, affinché il ricordo del passato rimanga un monito vivo per il presente”.
La riapertura restituisce pienamente alla città un luogo che continua a custodire vicende personali e a mantenere vivo il ricordo dei caduti. Ancora oggi gli uffici di AFC Torino, che gestisce il Sacrario, ricevono richieste di informazioni da parte di familiari e discendenti impegnati a ricostruire la storia dei propri cari caduti durante la Prima guerra mondiale.
È accaduto recentemente alla famiglia di Domenico Triaca, contadino di Castel Ritaldi, in Umbria, il cui ricordo sopravviveva soltanto attraverso una lapide commemorativa nel paese d’origine. Grazie alle ricerche dell’ente, il bisnipote è riuscito a individuare il luogo in cui riposano i suoi resti. “Ora finalmente abbiamo un luogo in cui dedicargli una preghiera: è un cerchio che si chiude”, ha raccontato.
Analoga la vicenda del capitano dei Carabinieri Giuseppe Borgna, per anni considerato disperso e successivamente identificato tra i nomi custoditi nell’Ossario della Gran Madre. Storie individuali che continuano a intrecciarsi con la storia collettiva e che testimoniano il ruolo che il Sacrario svolge per la città e per quanti sono alla ricerca di un legame con il proprio passato.
I lavori di riqualificazione del complesso sono stati realizzati nell’ambito dell’accordo siglato tra il Ministero della Difesa e la Città di Torino. Dopo una prima apertura straordinaria in occasione del 25 aprile, l’accoglienza e l’apertura al pubblico saranno affidate ai volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, coordinati da Assoarma Torino.
“Con questa cerimonia e con il diretto contributo dei nostri volontari si intende valorizzare il prezioso patrimonio monumentale, simbolico e storico rappresentato dall’Ossario militare e promuoverlo alla memoria permanente della Città di Torino e della collettività”, ha dichiarato il presidente di Assoarma Torino, il generale di Corpo d’Armata Paolo Ruggiero.
La storia del Sacrario affonda le proprie radici negli anni Trenta. La cripta monumentale venne realizzata per accogliere i resti di 3.851 soldati piemontesi, o di militari sepolti a Torino, caduti durante la Prima guerra mondiale. Nel 1932 le salme furono trasferite dal Cimitero Monumentale al colle della Gran Madre con una solenne cerimonia pubblica che coinvolse l’intera città.
“Ancora oggi, come allora, il Sacrario conserva una funzione identitaria che unisce la dimensione pubblica della memoria a quella personale delle famiglie”, spiega Carlo Tango, amministratore delegato di AFC Torino. “I discendenti di alcuni di quei soldati, a lungo ritenuti dispersi, si rivolgono ai nostri uffici per ottenere informazioni e ricostruire una parte della propria storia familiare”.
Per Andrea Araldi, presidente di AFC Torino, la riapertura rappresenta anche un’importante occasione per rafforzare il legame tra la città e il proprio passato: “Restituire questo luogo ai torinesi, e più in generale alla collettività, significa rendere nuovamente accessibile un patrimonio storico e civile che appartiene a tutti”.
L’Ossario sarà visitabile gratuitamente ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, oltre che nelle principali ricorrenze civili e religiose, tra cui il 2 giugno, il 24 giugno, l’8 settembre e in occasione della commemorazione dei defunti, a novembre.
TorinoClick



Archivissima si avvia domani alla conclusione della sua nona edizione confermando una crescita costante di pubblico e partecipazione. Nato come festival dedicato alla valorizzazione degli archivi, l’evento ha ormai assunto le dimensioni di una vera rassegna culturale diffusa, capace di coinvolgere tutta la città. Per l’edizione 2026 il cuore della manifestazione è stato ospitato alle Gallerie d’Italia di Torino, attorno alle quali si è sviluppato un programma che ha coinvolto numerosi altri spazi e istituzioni culturali, dal Circolo dei lettori al Polo del ‘900, dalla Pinacoteca Agnelli alle OGR Torino. Un percorso che ha trasformato gli archivi in un punto di partenza per riflettere sulla storia, sulla società e sulle forme della creatività contemporanea.

Il tema scelto per quest’anno, Quello che non c’è, ha offerto una chiave di lettura particolarmente ampia, capace di abbracciare tanto le grandi vicende collettive quanto le storie individuali, i documenti dimenticati e le memorie da ricostruire. Una versatilità ben rappresentata da due appuntamenti che, pur molto diversi tra loro, hanno mostrato alcune delle anime più interessanti del festival.
Alle Gallerie d’Italia la giornalista Marianna Aprile, in dialogo con Francesca Mancini, ha presentato La promessa, volume dedicato al lungo percorso che ha portato le donne italiane dal diritto di voto all’arrivo della prima donna a Palazzo Chigi, ottant’anni dopo il suffragio femminile. Un racconto che mette in luce non soltanto le conquiste raggiunte, ma anche le assenze che ancora attraversano la memoria collettiva: testimonianze dimenticate, dati mai verificati, parole rimaste inascoltate e storie lasciate ai margini della narrazione pubblica.
A precedere l’incontro è stata la proiezione del cortometraggio Anche per te, realizzato a partire dai materiali dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, per la regia di Luca Ribuoli, l’AI direction di Andrea Tenna e la produzione di Cometa Studios. Attraverso l’uso dichiarato dell’intelligenza artificiale, le fotografie storiche vengono animate e ampliate oltre il perimetro dello scatto, immaginando ciò che l’obiettivo non ha potuto registrare. Al centro del racconto una donna anziana che il 2 giugno 1946 affronta un viaggio faticoso pur di esercitare per la prima volta il diritto di voto. Un lavoro che ha mostrato come le nuove tecnologie possano dialogare con il patrimonio archivistico senza sostituirlo, ma contribuendo a renderlo nuovamente vivo e accessibile.
Di tutt’altro segno, ma ugualmente coerente con il tema del festival, il laboratorio Non scrivi mai come stai davvero, condotto dall’illustratore Enea Brigatti nella sede di Promemoria Group, cuore organizzativo di Archivissima. Ospitata nella storica Palazzina di Porta Bava, oggi Palazzo Rossi di Montelera, la sede è stata aperta al pubblico grazie alla collaborazione con Open House Torino, offrendo l’occasione di entrare nei luoghi in cui il festival è nato e continua a prendere forma.
Ispirato a News from Home di Chantal Akerman, il laboratorio ha invitato i partecipanti a costruire cartoline provenienti da luoghi immaginari utilizzando immagini dell’archivio della Fondazione Fiera Milano degli anni Sessanta. Fotografie nate per documentare luoghi e persone reali sono state rielaborate attraverso il collage e accostate a frammenti delle lettere che la madre della regista inviava alla figlia durante il suo soggiorno a New York. Ne sono scaturiti paesaggi inesistenti ma plausibili, sospesi tra memoria e immaginazione, dove l’archivio smette di essere soltanto testimonianza del passato per diventare materia viva di nuove narrazioni.
Due appuntamenti che raccontano bene il volto multiforme di Archivissima: da una parte la riflessione storica e civile sul ruolo delle donne nella società italiana, dall’altra la sperimentazione artistica che trasforma documenti e immagini d’archivio in occasioni di creatività. Sempre partendo da ciò che manca, da ciò che è stato dimenticato o da ciò che attende ancora di essere raccontato.
Il festival si concluderà domani con un’ultima giornata ricca di incontri, laboratori e approfondimenti dedicati alla memoria, alla letteratura, al cinema e alla valorizzazione del patrimonio archivistico. Un’occasione per chi non ha ancora partecipato di scoprire una delle manifestazioni culturali più originali del panorama torinese.
Il programma completo degli appuntamenti è consultabile sul sito di Archivissima.
GIULIANA PRESTIPINO
La sofferenza psicologica non è debolezza: spesso è una forma di adattamento che ha smesso di funzionare e psicologi e psicoterapeuti si confrontano quotidianamente con questa dimensione complessa e articolata
A tal proposito, Dottor Caricchi, cosa l’ha portata a scegliere la professione di psicologo e psicoterapeuta?
Credo che alla base di questa scelta ci sia sempre stato un forte interesse per il mondo interno delle persone. Mi ha sempre colpito il fatto che spesso i sintomi psicologici non siano semplicemente “problemi da eliminare”, ma tentativi profondi della mente di gestire sofferenze, conflitti o esperienze difficili.
Nel tempo ho capito che molte persone convivono per anni con ansia, blocchi emotivi, senso di vuoto o difficoltà relazionali senza riuscire davvero a sentirsi comprese. La psicoterapia, per come la intendo io, non è soltanto un insieme di tecniche ma uno spazio in cui una persona può iniziare gradualmente a dare un significato più profondo a ciò che vive.
Nel suo lavoro di psicologo a San Mauro Torinese, quali sono le difficoltà psicologiche che incontra più spesso?
Le richieste più frequenti riguardano sicuramente ansia, attacchi di panico, depressione, difficoltà affettive, problematiche relazionali e momenti di crisi personale.
Molte persone arrivano in studio dopo anni in cui hanno cercato di “resistere da sole”. Spesso all’esterno continuano a funzionare: lavorano, portano avanti relazioni, rispettano i propri impegni. Ma interiormente sentono di essere in costante tensione oppure molto stanche emotivamente.
Nel territorio di San Mauro Torinese e Torino nord vedo spesso persone molto responsabilizzate, abituate a tenere tutto sotto controllo, che fanno fatica a concedersi uno spazio autentico per sé.
Lei ha un approccio psicodinamico. In parole semplici, cosa significa?
Significa cercare di comprendere non soltanto il sintomo ma anche la storia emotiva che c’è dietro.
Per esempio, dietro un’ansia molto intensa può esserci una paura profonda di perdere il controllo, di deludere gli altri o di non sentirsi abbastanza. Dietro alcune forme di rabbia o chiusura emotiva possono esserci esperienze relazionali dolorose mai davvero elaborate.
L’approccio psicodinamico prova a mettere in relazione il presente con certi vissuti più profondi, spesso inconsapevoli. Non per “colpevolizzare” o stigmatizzare il proprio passato familiare ma per aiutare la persona a conoscersi meglio e a vivere con maggiore libertà e consapevolezza emotiva.
Molte persone sono ancora diffidenti verso la psicoterapia. Cosa si sente di dire a chi vorrebbe chiedere aiuto ma continua a rimandare?
Che chiedere aiuto non significa essere deboli.
Molte persone arrivano in terapia quando ormai sono esauste dopo aver cercato per anni di gestire tutto da sole. E spesso scoprono che poter parlare in uno spazio protetto, senza sentirsi giudicate, produce un sollievo molto più profondo di quanto immaginassero.
La sofferenza psicologica non sempre si manifesta in modo evidente. A volte prende la forma di irritabilità costante, insonnia, vuoto, autosvalutazione o difficoltà nelle relazioni. Imparare ad ascoltare questi segnali può essere molto importante.
Oggi molte sedute avvengono anche online. Qual è la sua esperienza?
Lavoro sia online sia in presenza nel mio studio di San Mauro Torinese, e negli ultimi anni ho visto che molte persone riescono a costruire percorsi molto profondi anche a distanza.
Naturalmente la scelta dipende dalla persona, dalle esigenze pratiche e dal momento di vita. Alcuni preferiscono la presenza fisica dello studio, altri trovano più semplice iniziare online.
Quello che conta davvero è la qualità della relazione terapeutica: sentirsi ascoltati, compresi e accolti in uno spazio autentico.
C’è qualcosa che considera particolarmente importante nel suo modo di lavorare?
Credo molto nell’importanza dell’ascolto profondo e nel costruire un clima umano, non giudicante.
Molte persone arrivano dopo essersi sentite fraintese per anni, oppure con la sensazione di “dover funzionare” continuamente. In terapia cerco di creare uno spazio in cui non sia necessario indossare maschere o dimostrare qualcosa.
Ogni percorso è diverso e richiede tempi diversi. Non credo nelle formule standardizzate valide per tutti.
Dove è possibile trovare maggiori informazioni sul suo lavoro?
È possibile trovare maggiori informazioni sul mio lavoro e sui percorsi psicologici che seguo sul sito psicologo-online24.it oppure sulla pagina dedicata allo studio di psicologia a San Mauro Torinese, dove pubblico anche articoli di approfondimento su ansia, relazioni, depressione e benessere psicologico. Ricevo online e nel mio studio di San Mauro Torinese.


I DATI DEL TORINO PRIDE
160000 persone hanno preso parte alla sfilata. In corteo — più di 4 kilometri — hanno sfilato 24 carri, e quasi 50 sono state le realtà aderenti al Torino Pride 2026.
Ad aprire la marcia le note di Mc Nill, che ha accompagnato la partenza dal Valentino. Sul palco finale di piazza Vittorio, animato anche da Vladimir Luxuria, Francamente ha cantato davanti a una piazza gremita. Sul palco anche Ambra Angiolini e sua figlia Jolanda Renga, che hanno risposto ad alcune domande su rappresentazione e attivismo LGBTQIA+.

Presentazione del progetto di riordino, studio e digitalizzazione del Medagliere del Museo Civico d’Arte Antica
Lunedì 8 giugno 2026 ore 17
Palazzo Madama, Sala Feste
Piazza Castello, Torino
Il Medagliere di Palazzo Madama custodisce uno dei più importanti patrimoni numismatici pubblici italiani. Un autentico scrigno di storia composto da oltre 26.500 monete, 6.700 medaglie e centinaia di sigilli, gemme, gettoni, tessere, pesi monetari, placchette e altri manufatti che raccontano più di duemila anni di civiltà, dall’Antichità all’età contemporanea.
Le collezioni comprendono esemplari provenienti dal mondo greco e romano, da Bisanzio, dalle zecche longobarde e ostrogote, dal Medioevo e dall’età moderna, fino alle emissioni sabaude, pontificie e di numerose zecche italiane ed europee, oltre a oggetti provenienti da Thailandia, Cina, Argentina, Cile e America del nord. Formatosi grazie a importanti donazioni e acquisizioni, il Medagliere rappresenta oggi una fonte di straordinario valore per la ricerca storica e numismatica e costituisce una delle raccolte specialistiche più rilevanti a livello nazionale.
Nel corso dell’incontro sarà presentato il progetto di riordino, studio e digitalizzazione delle collezioni, avviato da Palazzo Madama con il sostegno dell’Associazione Amici della Fondazione Torino Musei. L’iniziativa si inserisce nel più ampio processo di trasformazione digitale del patrimonio culturale e ha l’obiettivo di rendere una raccolta in gran parte conservata nei depositi sempre più accessibile a studiosi, ricercatori e pubblico.
Il progetto prevede il completamento dell’inventariazione, la realizzazione di un database digitale, la digitalizzazione fotografica in alta definizione di circa 35.000 esemplari tra monete e medaglie e la promozione di nuove attività di ricerca e valorizzazione. Ad oggi sono già state censite e fotografate circa 6.000 monete appartenenti a venti zecche piemontesi, restituendo alla comunità scientifica e al pubblico un patrimonio finora noto solo in parte.
La digitalizzazione consentirà non solo di preservare e documentare le collezioni, ma anche di favorire nuove scoperte e approfondimenti. Tra le attività previste figurano inoltre collaborazioni con specialisti del settore e con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino per l’applicazione di analisi diagnostiche non invasive, capaci di offrire nuove informazioni sulla composizione e sulla storia degli esemplari conservati.
L’incontro sarà l’occasione per raccontare come la tecnologia possa contribuire a custodire e rendere fruibile un patrimonio unico, trasformando il Medagliere di Palazzo Madama in un laboratorio di ricerca, conoscenza e divulgazione aperto al futuro.
Ingresso libero.
Intervengono:
Tiziana Caserta, Documentalista di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica
Luca Oddone, Consulente numismatico
Nella mattinata di sabato 6 giugno, il quartiere Barriera di Milano si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto. Accompagnati dall’Assessora alle Politiche Educative della Città di Torino Carlotta Salerno e dagli esperti di ecologia urbana di Orticola del Piemonte, i partecipanti all’iniziativa, unitamente ai ragazzi e alle ragazze del progetto Barriera Multispecie, hanno esplorato strade, giardini e angoli nascosti del quartiere per scoprire le specie vegetali e animali che convivono con noi ogni giorno. Si è trattato di un’occasione di gioco, di scoperta e confronto che ha coinvolto giovani e meno giovani, volto alla riscoperta di Barriera di Milano come ecosistema vivo e condiviso.
MM
Aumentati il disagio e la precarietà giovani, periferie abbandonate
Sala piena nello storico ristorante Defilippi di Gassino uno dei templi del Boom Economico ottenuto dai Governi De Gasperi e centristi. Negli ultimi venticinque anni l’Italia è cresciuta mediamente dello 0,4 l’anno, l’Europa dello 1,4 gli USA del 2.1. Il debito pubblico è cresciuto a 3.200 miliardi con il costo degli interessi a 90 miliardi con un forte aumento delle diseguaglianze. 100.000 ragazzi andati all’estero solo negli ultimi 5 anni. Torino è più povera dopo noi, la Caritas lo dice anche LA CISL. I giovani al lavoro tra 16 e 29 anni vedono Torino solo 54a. Per UDC occorre difendere a tutti i costi l’industria, spingere di più sulla Intelligenza artificiale legata all’auto spinta all’aerospaziale e alla digitalizzazione. Per Torino le priorità sono le Alpi, la TAV, la tangenziale , la logistica e cercare una azione sinergica con Lione, Genova e Milano. Grave errore l’aver cercato il dialogo con Askatasuna con i lavori della TAV pressoché fermi dal lato italiano. Troppo accondiscendente con la fuga della Fiat dall’Italia. Grave che gli assessori pagati con i soldi nostri parlino già di liste elettorali senza presentare un BILANCIO DEL LAVORO SVOLTO.
In conclusione SICUREZZA, LAVORO GIOVANI e PERIFERIE sono gli obiettivi dei fans dello Scudo crociato per rilanciare la Città dell’auto e della Unità nazionale con l’appello ai torinesi e in modo particolare a quelli in difficoltà a battersi andando a votare in massa per cambiare la Amministrazione comunale
Mino GIACHINO UDC Torino