IOLAVORO arriva a Beinasco
Al Palazzetto dello Sport l’ultima tappa del 2025 del più grande evento del lavoro del Piemonte
Elena Chiorino, vicepresidente Regione Piemonte: «Il nostro impegno è semplice e ambizioso: costruire lavoro vero, liberare energia e dare ai ragazzi la certezza che il futuro non va temuto, ma costruito insieme»
Un nuovo impulso, una nuova casa, la stessa missione: mettere in contatto chi cerca lavoro e chi lo offre, costruendo un ponte stabile tra formazione, imprese e futuro.
IOLAVORO arriva a Beinasco il 27 novembre novembre 2025, al Palazzetto dello Sport (Via Pio La Torre 3).
L’edizione di Beinasco – organizzata da Regione Piemonte e da Agenzia Piemonte Lavoro – si presenta con numeri significativi: saranno presenti 56 realtà, tra cui 29 imprese, 22 agenzie per il lavoro, 2 enti formativi e 3 di formazione, e verranno messi a disposizione dei candidati 358 annunci di lavoro per un totale di circa 1.000 posizioni aperte, oltre a 400 studenti.
Accanto alle imprese saranno presenti tutti gli attori istituzionali che costituiscono l’ossatura del sistema lavoro piemontese: Regione Piemonte, ITS Academy, Agenzia Piemonte Lavoro, EURES, INPS, INAIL, LegaCoop Piemonte, Carabinieri e Vigili del Fuoco. Una rete vasta, che dimostra la solidità e la capacità di coordinamento della Regione.
IOLAVORO Beinasco rafforza in modo particolare l’attenzione verso i giovani, moltiplicando gli spazi di orientamento e arricchendo il programma con talk motivazionali, spettacoli, laboratori e incontri dedicati alle scuole medie, superiori e primarie.
Tra le novità più importanti di questa edizione, un ruolo centrale lo avrà l’Area Demo “Scopri il tuo talento”, una vera e propria piazza delle competenze che consentirà agli studenti di provare e vivere in prima persona mestieri e professioni reali. Saranno proposte esperienze dimostrative, realizzate grazie alla collaborazione degli enti formativi e degli ITS Academy.
È un’offerta che attraversa l’intero spettro delle professioni del futuro: artigianato, sicurezza, servizi, industria, digitale e creatività. Un modo concreto per aiutare i giovani a orientarsi, far emergere inclinazioni e mostrare alle imprese una platea di nuovi talenti motivati e consapevoli.
A sottolineare il valore di questa edizione è il vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino: «Rinnovare IOLAVORO significa dare un segnale chiaro: Beinasco e il Piemonte non si limitano ad accompagnare il cambiamento, lo guidano. Vogliamo parlare ai giovani con un linguaggio nuovo, offrire loro esperienze concrete, far scoprire talenti e vocazioni».
«Oggi più che mai – ha proseguito il vicepresidente – i ragazzi hanno bisogno di strumenti reali, non di slogan: per questo abbiamo costruito un programma ricchissimo, capace di unire orientamento, formazione ed esperienze immersive come le nostre aree Demo. Allo stesso tempo non dimentichiamo la nostra missione principale: tutelare l’occupazione e sostenere le imprese. Le circa 1.000 posizioni aperte dimostrano che il Piemonte cresce, investe e produce opportunità. È la conferma che le politiche attive funzionano quando c’è una regia forte, coesa e responsabile, in piena sinergia con il Governo».
«Il nostro impegno è semplice e ambizioso: costruire lavoro vero, liberare energia e dare ai ragazzi la certezza che il futuro non va temuto, ma costruito insieme, rendendoli consapevoli di quanto siano anche loro parte di quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia» ha concluso Chiorino.
Con IOLAVORO Beinasco la Regione conferma la sua doppia missione: avvicinare i giovani al mondo del lavoro con strumenti moderni e coinvolgenti, e allo stesso tempo supportare le imprese favorendo un incrocio domanda-offerta sempre più efficace.
L’evento è gratuito, aperto a tutti, e la partecipazione è libera senza necessità di iscrizione preventiva.
Tutte le informazioni e il programma completo sono disponibili su www.iolavoro.org.
All’interno della rassegna di musica da camera Officina, nel corso della quale giovani musicisti di talento animano fino a dicembre il palcoscenico di Cascina Roccafranca, si prosegue con un nuovo concerto venerdì 28 novembre, alle 17.
Il programma della rassegna intreccia classico, contemporaneo e jazz, con un’attenzione particolare alla nuova musica: ogni concerto include infatti una prima assoluta, commissionata a otto compositori emergenti provenienti dal Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna.
Il 28 novembre, alle 17, nella Caffetteria Andirivieni di Cascina Roccafranca sarà nuovamente protagonista il gruppo Scatola Luminosa, formato da Riccardo Conti al vibrafono, Enrico Degani alla chitarra elettrica, Dario Bruna alla batteria e Federico Marchesano al basso elettrico e agli arrangiamenti.
Il gruppo proporrà “Experiment in Terror” di Henry Mancini, “Freshly Squeezed” di Angelo Badalamenti, “En y regardant à deux fois da Pièces froides: II Danses de travers” di Erik Satie, “Surf Rider” di Nokie Edwards, “Il jockey della morte” di Andrea Valle, “Wipe Out” di Bob Berryhill, Pat Connolly, Jim Fuller, Ron Wilson, “Three Wishes” di Ornette Coleman, “Street Adventure” di Riccardo Conti, “Blu, Oro, Argento e Bianco” di Francesco Mo, ai quali si aggiunge “Nuage” di Chiara Todeschi, una commissione OFT in prima esecuzione assoluta.
Cantautrice, compositrice e produttrice musicale, Todeschi descrive così il suo brano: “Nuage è il fotogramma evanescente di un fenomeno transitorio quale la formazione delle nuvole e vuole trasportare l’ascoltatore in una dimensione sospesa e ambivalente”.
Cascina Roccafranca – via Edoardo Rubino 45, Torino
Telefono: 011 01136250
Mara Martellotta
Salvamento: Trofeo Nazionale Open “Città di Torino”
Per il terzo anno consecutivo il Palazzo del Nuoto sarà il teatro del Trofeo Nazionale Open “Città di Torino”, appuntamento ormai consolidato e centrale nel panorama indoor piemontese. Saranno circa 400 gli atleti attesi nel capoluogo sabaudo per un fine settimana interamente dedicato al nuoto per salvamento.
La manifestazione, che richiama società da tutta Italia, proporrà tre giornate intense e ricche di gare, con un programma fitto che comprende anche le prove sprint con partenza dall’acqua e una serie di gara con formula eliminatorie e finali:
Venerdì 28 novembre 2025 – Pomeriggio
50 m trasporto manichino pinne sprint (partenza dall’acqua) – a serie
50 m trasporto manichino sprint (partenza dall’acqua) – a serie
50 m pinne – a serie
200 m Superlifesaver – a serie
Sabato 29 novembre 2025 – Mattina
50 m trasporto manichino – eliminatorie
100 m manichino pinne torpedo – eliminatorie
Staffetta 4×50 pool lifesaver mixed – a serie
Sabato pomeriggio
50 m trasporto manichino – finali
100 m percorso misto – a serie
100 m manichino pinne torpedo – finali
Staffetta 4×25 manichino – a serie
Staffetta 4×50 mista – a serie
Domenica 30 novembre 2025 – Mattina
50 m nuoto con ostacoli sprint – a serie
Line Throw – a serie
200 m nuoto con ostacoli – a serie
Staffetta 4×50 ostacoli – a serie
100 m trasporto manichino pinne – eliminatorie
Domenica pomeriggio
100 m trasporto manichino pinne – finali
Staffetta 4×50 pool lifesaver di genere – a serie
100 m misto lifesaver – a serie
Con un programma così ricco e variegato, il Trofeo “Città di Torino” si prepara a offrire tre giornate di spettacolo ad alta intensità, confermandosi uno degli appuntamenti più prestigiosi per il nuoto per salvamento italiano.
Foto LC Zone Fotografia&Comunicazione
“Servono investimenti adeguati. Stiamo lavorando per servizi più efficienti e accessibili, indipendentemente dal fatto che si viva in città, in cintura o nelle aree interne”
Torino, 25 novembre 2025 – «Ascolto e confronto diretto con i territori sono indispensabili per costruire una sanità realmente vicina ai cittadini»: così Sergio Bartoli, Consigliere regionale (Gruppo Lista Civica Cirio Presidente PML) e Presidente della V Commissione – Ambiente, portando il suo saluto, ha aperto l’incontro dedicato al Piano Socio Sanitario Regionale organizzato dal Sindaco di Ozegna, Federico Pozzo, con la partecipazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi, e alla presenza di sindaci, amministratori, autorità e professionisti del settore sanitario. Bartoli ha aggiunto che «il Canavese merita attenzione e investimenti adeguati, e stiamo lavorando perché i servizi siano sempre più efficienti e accessibili, a prescindere se uno viva in cintura, in periferia o nel centro città».
Nel dare il benvenuto ai presenti, il sindaco Federico Pozzo ha sottolineato come «sia un onore aver ospitato un momento di confronto così fondamentale per la nostra Regione», ringraziando l’assessore Riboldi per «una disponibilità al dialogo che non è mai scontata» e ribadendo la collaborazione quotidiana con il consigliere Bartoli. Pozzo ha quindi ricordato l’importanza di mantenere alta l’attenzione sul territorio: «La sanità è un pilastro essenziale e il nostro Canavese non deve essere dimenticato: deve essere al centro, insieme a tutte le altre realtà piemontesi, perché la salute è un diritto che deve essere garantito a tutti, a prescindere da tutto».
L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha illustrato le linee principali del nuovo Piano, ricordando come «questo momento di confronto sia nato da un lavoro comune e condiviso». Ha spiegato che «il Piano è il risultato di un lavoro approfondito, sviluppato insieme all’assessore alle Politiche Sociali Maurizio Marrone, con l’obiettivo di modernizzare la rete dei servizi e ridurre le disuguaglianze». Riboldi ha inoltre assicurato che «già nel 2026 saranno visibili i primi risultati concreti» e ha confermato che il dialogo con i territori continuerà, perché «la sanità deve essere realmente universale e accessibile a tutti, senza distinzione di area geografica».
Guardando tra i film in corsa per i premi finali
Primi giorni di TFF. Una decina di titoli del concorso già alle spalle. Siamo passati indenni in mezzo ad alcuni insulsi, qualcuno dalle troppe pretese, altri inconcludenti, tra le varie cinematografie che ci arrivano da mezzo mondo. Ancora non un panorama – sarà sempre impossibile farlo – di come vada il mondo, del cinema e quello reale, tra desideri di rivoluzioni e bambine cattive che girano per bordelli alla ricerca dei soldi che possano salvare da una maledizione, tra la delinquenza che è al continuo bisogno di denaro facile e che tiene a bada autisti costretti ogni notte a trasportare ragazze, tra illusioni che si disperdono per le strade difficili di qualsiasi età, tra le colpe del destino che possono scombussolare la vita di chiunque, a qualsiasi latitudine: c’è la consapevolezza dell’errore, c’è l’obbligo a campare, a trascinare la propria esistenza e quella degli altri, c’è il grande pianeta del sogno, che pare accogliere tutti, una fuga o un viaggio lontano, da soli o con gli amici, non importa dove, c’è la continua lotta, personale, tra la legge scritta e quella immaginata. C’è un titolo che sinora robustamente convince, arriva dall’Estonia, s’intitola “Mo Papa” e a dirigerlo è una giovane regista, Eeva Mägi, non ancora quarantenne, due anni fa ha dato vita a “Mo Mamma” vincendo numerosi premi, tra cui quello della Fondazione estone come miglior giovane regista. La storia che presenta al TFF è il suo secondo lungometraggio. Chissà se la rivedremo.
Non ancora trentenne, Eugen, che esce di prigione dopo aver scontato dieci anni per la morte accidentale del fratello minore (una tragedia in seguito alla quale la madre è morta suicida), fatica a rimettersi fra la gente e dentro la città. Suo padre, per lui un estraneo colpevole d’averlo abbandonato con il fratello e fatto crescere in un orfanotrofio, oggi ripara orologi, chiuso in quel negozio che è laboratorio e casa (ne esce soltanto per inserirsi nel coro della chiesa, che è tutta luci e gente composta e belle voci), con nessuna volontà di riprendere un misero straccio di rapporto (nel suo cellulare, al suono sotto la voce Eugen, s’inserisce una segreteria che offre le situazioni delle temperature dell’intero paese); poi due amici, Stina e Riko, che non se la passano bene di certo, nella mente e nel corpo. La neve e il mare ghiacciato, le corse in tram, i lavori saltuari necessari a sopravvivere, il timido tentativo a formare una coppia, un gruppo di balordi che lo vorrebbero spingere a rimettersi nel buio di prima, fuggire da tutto e sognare il sole del Brasile: ma ogni cosa è un tentativo, una solitudine, il rapporto principale si sfalda ancor prima d’iniziare, è autodistruzione, è la grande solitudine la notte di capodanno, tra i fuochi d’artificio. E dopo che sarà? I primi silenziosi quindici minuti, le riflessioni, i pochi dialoghi (ma non costruiti sul precipizio del vuoto, come in questi giorni già s’è visto), gli affetti e le urla, la forza del corpo come liberazione, le piccole ribellioni, tutto esce dalla macchina da presa (e dalla scrittura, prima) di Eeva Mägi con grande intelligenza e umanissima partecipazione, cogliendo il trauma e i particolari, i comportamenti, le intenzioni e i deboli risultati, tutto ricavato da esperienze di persone conosciute: “Questo film è per loro. È grezzo, non rifinito, ma profondamente umano: non l’ho fatto in modo meticoloso, ma collaborando in modo autentico con altre persone e condividendo una fede profonda.” Istintivo, urgente, libero, come il suo cinema, che “non ha bisogno di grandi budget o anni di perfezionismo”, io direi anche autenticamente sincero.
E poi? In coproduzione Argentina/Perù, Luciana Piantanida, arrivata anche lei al suo secondo lungometraggio, in 69’ rabbercia la storia di Marlene che si prende cura di una vecchia signora e che trova il tempo, in special modo nelle ore notturne, di girovagare per la città a indagare sulla fine di una vecchia amica con cui da giorni non riesce a mettersi in contatto. La scomparsa parrebbe condurre al macrocosmo delle tante nazionalità, al mondo del lavoro notturno, dei lavori sottopagati, sino a incontrare altre donne che hanno sviluppato dei superpoteri. Si vorrebbe parlare di rapporti tra datori di lavori e badanti, della vecchiaia e della morte, di valori extrasensoriali che arrivano inattesi e anche un po’ ridicoli, il film nella volontà di Piantanida aspirerebbe a essere un poliziesco “ma non ha poliziotti”, o “a suo modo fantastico”, salvo poi correre nel sociale, rivendicando la volontà “di affrontare un tema sociale da una prospettiva il più possibile umana”. Uscire dalla sala e sentirsi colpevole di non aver saputo afferrare da che parte ci volesse portare la regista. Da nessuna?
Fantasiosa anche la ragazzina di dieci anni che – il film ha doppia bandiera slovena e croata – è convinta di poter impedire la morte della nonna entrando nel coro della scuola (che non sia, il coro, un punto di rifugio privilegiato di questi tempi?), padre zoticone e mamma che fa le valige per andare a sentire i propri desideri da altre parti, le compagne di scuola che non sono certo delle beatitudini per tutti i giorni e le insegnanti che tracannano o menano ceffoni. Il film è firmato dalla trentenne o poco più Ester Ivakič, di Nova Gorica, laurea e ulteriori studi e menzioni a rassicurazione nostra, il titolo chilometrico (alla Wertmüller, per intenderci) “Ida che cantava così male che persino i morti si sono alzati e si sono uniti a lei nel canto”: puff! Una solitudine infantile attraverso cui “raccontare quello spazio che si crea tra la leggerezza della vita quotidiana e la presenza silenziosa e dolorosa di una perdita inevitabile”: nulla da ridire sul solito rifugio che da qualche parte dobbiamo pur trovare, questa volta “nell’immaginazione, nel gioco, nella solitudine”, alla ricerca di quella sicurezza che sembra essere negata. Ma come sempre quella ricerca va “riempita”, di azioni, di pensieri, di suggestioni, di dialoghi che lascino all’interno del racconto qualche segno, non lasciata alla troppa discrezione o all’incapacità magari di produrre una affascinante compiutezza.
Nella nostra personale e quotidiana bulimia, ancora eterni temi di ieri e di oggi si rimpallano all’interno di “La anatomìa de los caballos” (produzione Perù/Spagna, lungometraggio d’esordio del peruviano Daniel Vidal Toche. La storia del rivoluzionario Angel, immaginario (?) personaggio del XVIII secolo, che sconfitto dai nemici, si rifugia nel villaggio natale per ritrovarsi proiettato nei monti andini della nostra epoca, brulli e inaccoglienti: accidente misterioso provocato da un meteorite che, cadendo in quei luogo, ha creato un varco tra le due diverse epoche. Per lui, tra lo scalpitìo dei cavalli e il rumore di una locomotiva, ci sarà l’incontro con Eustaquia, che è alla ricerca della gemella scomparsa durante la lotta contro una compagnia mineraria: un incontro che li porta a un’unica domanda: qual è il senso della rivoluzione, oggi, contro cosa e per chi dobbiamo combattere? Potere e prevaricazione hanno colpito e continuano a perseguitare sempre le medesime persone ma vale continuare a combattere. “In Perù, come in tutta l’America Latina, ci sembra di ricominciare sempre dallo stesso punto, intrappolati in un ciclo che non si spezza”, sottolinea il regista: porta avanti le proprie rivendicazione lucidamente, e con mestizia, in certi momenti pare di tornare alle enunciazioni degli attori di Pasolini, ma il tutto, con il frazionamento delle azioni e con il posizionare la macchina da presa in modo inamovibile, dove l’azione si fissa con un sapore primitivo, non giocando di montaggio, si fa fermo e lento, quasi senz’anima, un interessante libro da leggere di cui a fatica si raggiungono le ultime pagine.
Elio Rabbione
Nelle immagini: scene da “Mo Papa” di Eeva Mägi (Estonia), “Ida che cantava…” diretto da Ester Ivakič e “La anatomia de los caballos” di Daniel Vidal Toche.
Questa mattina Extinction Rebellion ha occupato l’ingresso della Rai di Via Verdi a Torino, dove una decina di donne si sono legate tra loro con corde rosa, verdi e nere e si sono coperte la bocca con scotch nero, mentre è stato esposto uno striscione “Sleghiamo l’informazione”. Nella giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il movimento denuncia “la narrazione distorta che i media, e in particolare la principale emittente pubblica italiana, portano avanti su femminicidi ed ecocidi, e chiedono maggiore libertà di stampa e una narrazione che dia voce alle vittime”.
Dal piano di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale al centro di ricerca del Museo Egizio, fino al rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione, la Fondazione CRT ha presentato alle OGR Torino le linee strategiche per il triennio 2026-2028: un percorso che mette a disposizione 620 milioni di euro per il territorio, di cui 350 destinati alle erogazioni e 270 agli investimenti per lo sviluppo territoriale.
L’evento, dal titolo “Dare Spazio al Valore”, ha riunito oltre 500 rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico, della ricerca e del Terzo Settore, per illustrare le direttrici strategiche del prossimo triennio.
Presentando il nuovo piano, la Presidente Anna Maria Poggi ha sottolineato come il ruolo delle fondazioni bancarie oggi non sia solo sostenere, ma agire come soggetti innovatori, tessitori e sussidiari, capaci di abilitare processi, rafforzare ecosistemi e accelerare percorsi che rendano il territorio inclusivo e competitivo: “Il nostro piano pluriennale accompagna lo sviluppo con un contributo sostenibile, strutturato e misurabile, trasformando risorse e idee in opportunità concrete. Il nostro compito è individuare le energie migliori, valorizzarle e metterle in relazione, contribuendo a creare contesti in cui persone, istituzioni e comunità possano crescere insieme. Il supporto degli attori presenti oggi e della banca conferitaria UniCredit, rafforza ulteriormente la capacità di connettere risorse, progetti e comunità”.
Il Segretario Generale Patrizia Polliotto ha ricordato che il patrimonio della Fondazione non è un fine, ma uno strumento al servizio del territorio: “Presentare qui, alle OGR, questo nuovo corso è la prova tangibile di come, negli anni, siamo riusciti a moltiplicare il valore del patrimonio non solo grazie a una gestione rigorosa e competente, ma soprattutto grazie a una squadra capace di trasformare idee in progetti concreti e generare sviluppo reale. Continueremo a farlo con responsabilità e visione, mettendo le nostre competenze al servizio delle comunità e delle istituzioni con cui collaboriamo ogni giorno”.

I tre dibattiti tematici dell’evento hanno approfondito le principali direttrici del piano.
Sul capitale umano e il talento, sono intervenuti Andrea Orcel (UniCredit) e Lorenzo Pregliasco (YouTrend). Il contesto mostra sfide significative: l’Italia è penultima in Europa per giovani laureati (31,6% vs 44,1% UE) e persistono forti divari sociali nell’istruzione. A riguardo Orcel ha dichiarato: “In UniCredit crediamo che il nostro sostegno alle comunità locali non sia solo una responsabilità ma anche un investimento cruciale per il futuro. Apprezziamo l’annuncio odierno della Fondazione CRT che riflette il suo impegno nel promuovere l’innovazione e l’istruzione come pilastri essenziali per affrontare le sfide della nostra società. Supportando i talenti locali e dotandoli di tutte le competenze necessarie per l’era digitale, miriamo ad abbattere le divisioni sociali nell’istruzione e a creare opportunità per tutti. Insieme, stiamo cercando di coltivare un ambiente inclusivo che consenta alle persone di prosperare e contribuire a un’economia più competitiva e sostenibile”.
Sul territorio e la qualità della vita, hanno partecipato il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e Viviana Pinto (Discentis). Il confronto ha messo in luce come politiche urbane, infrastrutture e offerta culturale siano fattori determinanti per l’attrattività: a cinque anni dal titolo, infatti, solo il 59% dei laureati formati in Piemonte resta a lavorare nella regione (il 47% nella sola provincia di Torino), che è al di sotto della media europea come PIL pro capite.
“Per la Regione Piemonte la collaborazione con la Fondazione CRT rappresenta davvero un valore aggiunto per il nostro territorio e per le nostre politiche di sviluppo perché ci consente di dare forza ad alcuni asset strategici investendo in cultura, sostenibilità e crescita – dichiara il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Oggi qui celebriamo una sinergia che si rinnova e che è ogni giorno a supporto del nostro Piemonte nell’affrontare le sfide del futuro in un mondo sempre più complesso e globale”.
“Torino, oggi – spiega il Sindaco Stefano Lo Russo – è un laboratorio dove si sperimenta il futuro: nella transizione digitale, nell’innovazione sostenibile, nell’alta formazione universitaria, nella cultura come leva di sviluppo, nella gestione intelligente dei flussi turistici. Abbiamo rafforzato la nostra credibilità internazionale e siamo sempre più attrattivi per gli investimenti esteri e come città da visitare ma anche dove studiare, lavorare, vivere. Siamo convinti che la direzione intrapresa, che vede le istituzioni lavorare insieme per obiettivi di crescita condivisi – un impegno in cui si inseriscono certamente anche gli importanti investimenti che la Fondazione CRT mette in campo – per rendere Torino e il nostro territorio sempre più attrattivi sia quella giusta e che questa capacità di guardare al futuro coniugando crescita e qualità della vita sarà un potente motore di sviluppo”.
Sull’innovazione e le idee, hanno discusso Marco Casale (CFO Fondazione CRT), Fabio Pammolli (AI4I), Alessandro Vespignani (ISI Foundation), Tatiana Rizzante (Reply) e David Avino (Argotec). Il confronto ha evidenziato come la trasformazione tecnologica stia ridisegnando l’economia territoriale: a Torino il 27,6% delle startup opera nel Deep Tech, un settore che in Europa rappresenta ormai il 44% degli investimenti tecnologici. Parallelamente, la filiera industriale vive un riposizionamento profondo: un’azienda su dieci (12%) valuta l’uscita dal comparto automotive per orientarsi verso aerospazio, nautica, elicotteristica e ferroviario. Un’evoluzione che richiede nuove competenze, ricerca avanzata e infrastrutture capaci di rafforzare l’ecosistema dell’innovazione.
Le conclusioni dell’evento sono state affidate al Ministro della Difesa Guido Crosetto.
La strategia 2026–2028 della Fondazione CRT si sviluppa attorno a cinque ambiti chiave – pienamente coerenti con i valori della Fondazione Cura, Crescita e Meraviglia – individuati grazie a un ampio percorso di ascolto che ha coinvolto tutte le province del Piemonte e della Valle d’Aosta e a un’indagine esplorativa capillare sul territorio.
“Benessere e prossimità”: interventi rivolti alle persone che vivono fragilità nelle relazioni, nell’accesso ai servizi essenziali e nelle opportunità di inclusione – con particolare attenzione ad anziani soli, minori e giovani, persone immigrate, persone con disabilità e nuclei in difficoltà – per accrescere autonomia e benessere attraverso servizi dedicati; “educazione e autonomia”: azioni dedicate a favorire autonomia e benessere attraverso un’istruzione inclusiva, capace di ridurre disuguaglianze educative e di connettere meglio scuola e futuro professionale; “lavoro accessibile”: iniziative volte a rendere più accessibile il mercato del lavoro per chi affronta ostacoli maggiori, accompagnando giovani, donne e persone vulnerabili verso opportunità concrete, colmando i divari di competenze e rafforzando il raccordo tra scuola, servizi e imprese; “comunità partecipi”: progetti che rafforzano la partecipazione civica, sociale e culturale, rigenerando legami e coinvolgendo le persone nella vita collettiva, contrastando il crescente distacco dalla sfera pubblica e l’aumento delle condizioni di solitudine che colpiscono soprattutto giovani e anziani; “conoscenza che innova”: investimenti in ricerca di base e applicata, trasferimento tecnologico e sviluppo di competenze nei settori emergenti, sostenendo collaborazioni tra università e industria, start-up innovative ad alto contenuto tecnologico e partenariati pubblico-privati nei settori strategici del territorio per rafforzare la capacità del territorio di innovare e crescere.
Tra i progetti emblematici del nuovo triennio, la Fondazione lancerà un ampio programma di alfabetizzazione all’intelligenza artificiale destinato a scuole, Pubblica Amministrazione ed enti del Terzo Settore, per aumentare consapevolezza e competenze tecnologiche; sarà inoltre istituito un centro di ricerca e documentazione al Museo Egizio dedicato allo studio della cultura materiale scritta dell’Antico Egitto, che coniugherà le esigenze della ricerca filologica e linguistica facendo ricorso anche alle più avanzate tecnologie, posizionando ulteriormente la storica egittologica di Torino a livelli di leadership internazionale. Infine sarà rafforzato l’ecosistema dell’innovazione attraverso il sostegno alle infrastrutture e allo sviluppo delle competenze, in collaborazione con i principali attori industriali e dell’innovazione del territorio (OGR Torino, Atenei, Digital Revolution House, Istituto AI4I, ISI Foundation).
TORINO CLICK
Il progetto, a cura del Centro Italiano Femminile – Intervento Specifico Volontariato Torino Area Metropolitana ODV, è stato presentato ufficialmente ieri, non a caso a ridosso della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
“Il Centro Italiano Femminile nei suoi 80 anni di storia è stato sempre accanto alle donne e alle famiglie per aiutarle e supportarle in tutti i momenti di fragilità. Lottiamo da sempre per il contrasto alla violenza comunque si manifesti e continuiamo a lavorare per la parità di genere e la creazione di ambienti in cui trionfino valori e la persona torni ad essere messa al centro. Con questo progetto desideriamo contribuire a creare territori sicuri in cui le donne vittime di violenza possano trovare aiuto in luoghi che frequentano quotidianamente sapendo che la comunità è pronta a tendere loro una mano”, l’intervento di Deborah Di Donna Delegata del Centro Italiano Femminile di Torino
“Vetrine di Coraggio” formerà i commercianti di Nichelino affinché diventino alleati attivi nel contrasto alla violenza di genere. Fornirà loro, attraverso una formazione dedicata, gli strumenti per riconoscere i segnali silenziosi della violenza e per offrire un primo aiuto sicuro, empatico e rispettoso.
“Gli esercizi commerciali, in particolare quelli di vicinato, rappresentano una rete estesa e capillare sul territorio – commentano il sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo, l’assessora al commercio Giorgia Ruggiero e l’assessore alle Pari opportunità Alessandro Azzolina -. Per questo motivo possono essere i primi punti di contatto e di aiuto per chi si trovasse in difficoltà e, sempre per questo abbiamo aderito con entusiasmo, come amministrazione, al progetto. Gli obiettivi sono molteplici, in primis sostenere le potenziali vittime, ma anche rafforzare la rete territoriale tra commercio, istituzioni e servizi di supporto. Questo ci auguriamo porti ad uno step successivo che ci consenta di analizzare i bisogni del territorio per poi sostenere lo sviluppo di azioni di prevenzione mirate”.
I negozi di vicinato aderenti al progetto sono riconoscibili grazie a un adesivo dedicato che sarà apposto sulle vetrine.
“Come Confesercenti, siamo molto felici di far parte di questo bel progetto che dà voce e visibilità ai commercianti di Nichelino che ogni giorno tengono aperte le loro attività nonostante le difficoltà, le incertezze e i cambiamenti profondi nel tessuto economico locale. I nostri negozi sono presidio sociale, luoghi di incontro e punti di riferimento per i cittadini: per questo riteniamo fondamentale valorizzarne l’impegno e raccontarne le storie“, dichiara Myriam Alù – funzionario della Confesercenti di Torino e Provincia. “Confesercenti sostiene con convinzione questa iniziativa, nata per mettere in luce la determinazione, la creatività e il senso di comunità che animano il commercio di vicinato. Le vetrine diventano così simboli di speranza, testimonianza concreta di quanto il tessuto commerciale sia parte essenziale dell’identità della nostra città – aggiunge Carmen Gonella, membro della Consulta Femminile Regionale del Piemonte in rappresentanza di Confesercenti – Ringraziamo l’Amministrazione Comunale, le associazioni coinvolte e tutti gli esercenti che hanno scelto di partecipare“.
“Ascom ha aderito a questo progetto con grande entusiasmo – concludono Matteo Angileri, Referente Ascom Moncalieri e Luigi D’Alessandra, Presidente Ascom Moncalieri -. È un’iniziativa molto importante, unica nel suo genere in Piemonte, che sosterremo al 100% e diffonderemo il più possibile ai negozi di vicinato”.
Al progetto, a pochissimi giorni dalla presentazione alle associazioni di categoria, hanno già aderito: FARMACIA SANT’EDOARDO, CAFFÈ BISTROT, MACELLERIA GARBOSSA, INTIMO ELLEPI, CONTROVENTO, COLORIFICIO TORCHIO, BENESSERE DEL MONDO, CREATION CAPELLI E CORPO, CARMINE VOLPE FOTOCOPISTERIA BIGLIETTERIA CONCERTI EURO 2000, LA DOLCE IDEA, VINI LIGAS, PALESTRA FUTURA, AGNESE BRUSSINO MASSOFISIOTERAPISTA E COUNSELOR, PIZZERIA FRATELLI PUPILLO, PERETTI ALIMENTARI, CAFFÈ TORINO, INCONTRO CON TE, LIBRERIA IL CAMMELLO.