Martedì 28 aprile, l’Agenzia della Mobilità Piemontese ha rinnovato il proprio Consiglio d’Amministrazione, confermando alla guida, con la carica di Presidente, Cristina Bargero. Sono stati riconfermati i Consiglieri Raffaele Bianco, rappresentante per il bacino della Città metropolitana di Torino, e Davide Gilardino, rappresentante per il bacino del Nord-Est. In Consiglio entrano Giampaolo Lumi, in rappresentanza del bacino Sud-Est, e Davide Sannazzaro, in rappresentanza del bacino Sud.
“Desidero ringraziare tutti gli Enti soci, la Regione Piemonte e la Città di Torino per la fiducia rinnovata, che rappresenta uno stimolo importante per proseguire il lavoro avviato – ha dichiarato la Presidente Cristina Bargero – in questi anni abbiamo costruito un percorso condiviso basato sulla collaborazione tra territori e sull’obiettivo comune di rendere il trasporto pubblico ancora più efficiente e vicino alle persone. Un ringraziamento sincero va ai Consiglieri uscenti per il contributo offerto, e un benvenuto ai nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione: il loro apporto sarà fondamentale per affrontare le sfide che ci attendono, a partire dall’innovazione dei servizi, dalla sostenibilità e dal rafforzamento dell’integrazione del sistema regionale. Continueremo a lavorare in sinergia con la Regione Piemonte e con l’Assessore Marco Cabusi, che ringrazio per il lavoro sinergico di questi anni, con lo stesso metodo e la stessa determinazione l’obiettivo è di consolidare quanto fatto e sviluppare nuove progettualità, capaci di migliorare la mobilità per cittadini e territori”.


E’ comprensibile che un quadro internazionale come quello attuale provochi ripercussioni anche sul 25 aprile. Anime candide vorrebbero un 25 aprile rievocativo senza implicazioni politiche legate all’oggi. Diceva Croce che ogni storia è storia contemporanea e il 25 aprile è una evidente conferma di questa affermazione. Lo storico dovrebbe avere un distacco critico rispetto al passato, ma spesso la contemporaneità finisce di deglutire il passato che resta divisivo anche oggi. Parlare della Resistenza come delle guerre puniche diventa impossibile, anche se gli storici non dovrebbero lasciarsi trascinare nella polemica settaria e dozzinale. Oggi il clima avvelenato impedisce la serenità di giudizio. In effetti, tuttavia, va detto che la Resistenza non ebbe la coralità concorde che alcuni vorrebbero attribuirle.

