ilTorinese

Torino-Bardonecchia, tir perde cisterna pericolosa in galleria

Trasportava una sostanza pericolosa e, da un tir, il semirimorchio si è improvvisamente sganciato dalla motrice, provocando l’incidente. È successo sulla Torino-Bardonecchia a Exilles, nel tardo pomeriggio di ieri, quando nella galleria Cels il mezzo pesante viaggiava in direzione della Francia.

Per mettere in sicurezza la cisterna, questa è stata portata all’esterno della galleria, per essere travasata in una seconda cisterna di soccorso. Sul posto sono intervenute otto squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Torino, per un complessivo di 24 unità. Le operazioni di travaso, durate ben 2 ore, sono state condotte dal nucleo travasi di Torino durante la notte. La tratta è stata chiusa nelle ore successive per consentire lavori di manutenzione programmati. Fortunatamente non sono risultate persone coinvolte. Sul posto è giunta anche la polizia stradale di Susa e gli ausiliari della Sitaf.

VI.G

Elio Germano e Theo Teardo: “La guerra com’è”

Al Teatro “Superga” di Nichelino, lo spettacolo teatrale e musicale tratto dall’ultimo libro (postumo) di Gino Strada

Martedì 10 febbraio, ore 21

Nichelino (Torino)

Alla coraggiosa lezione di una vita pressoché interamente dedicata alla cura degli “ultimi” (nelle ultime Terre del mondo falcidiate dall’inarrestabile tragicità della guerra) e raccontata da Gino Strada, anima e cuore di “Emergency”, nel suo ultimo libro “Una persona alla volta” (uscito postumo nel 2022, per i tipi di “Feltrinelli”), trae fervida ispirazione “La guerra com’è”, testo teatrale che vedrà in scena, martedì 10 gennaio (ore 21), al Teatro “Superga” di Nichelino, Elio Germano e Theo (Mauro) Teardo. Un attore – regista e un musicista – compositore, noti al grande pubblico e capaci di ricreare sul palco momenti di intensa e toccante resa emotiva. Romano il primo, friulano di Pordenone il secondo, i due tornano a rinnovare in scena  la loro collaborazione e piena sintonia, dopo il successo ottenuto con “Il sogno di una cosa”, tratto dall’omonimo primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, scritto nel 1949-’50, ma pubblicato solo nel 1962 ed originariamente intitolato “I giorni del Lodo De Gasperi”. Ancora una volta, la proposta che arriva agli spettatori dal duo Germano – Teardo è quella di un “teatro civile” che racconta, come sottolinea il titolo, tutta la drammaticità della guerra, contrapposta all’esigenza pressante e al bisogno (insito, almeno primariamente, nella natura umana) di “diritti” e “umanità”. Attraverso le esperienze del medico chirurgo di Sesto San Giovanni (dove Strada nasce nel 1948 per finire la sua corsa terrena in Francia, a Honfleur nel 2022) quello narrato sul palco del Teatro “Superga” è “un viaggio appassionato tra esperienze vissute in prima linea, riflessioni sul diritto universale alla salute e la forza di chi ha scelto di ricucire vite invece che dividerle”.

 

Un viaggio e un suggestivo racconto di tutte le non facili esperienze che hanno condotto Gino Strada (“Right Livelihood Award” o “Premio Nobel Alternativo per la Pace”) dalla sua natia “Stalingrado d’Italia” – come Sesto San Giovanni venne definita, quale simbolo della locale “Resistenza operaia” contro il nazifascismo – dopo importanti esperienze professionali negli Stati Uniti fino alle spesso improvvisate sale operatorie in Pakistan, Etiopia, Perù, via via fino all’Afghanistan, al “Centro Salam” di Cardiochirurgia in Sudan e ai Paesi più lontani, per seguire in modo instancabile l’idea portata avanti con estremo coraggio dalla sua “ONG”, fondata nel 1994 insieme alla moglie Teresa Sarti, scomparsa nel 2009: “Salvare vite umane e lottare per i loro diritti”. Impegni di vita, cui Strada fu fedele in ogni istante dei suoi giorni e raccontati con chiarezza e passione nel suo libro – testamento “Una persona alla volta”“Un libro – sottolinea Elio Germano – forte e semplice nel linguaggio che restituisce la voce di Gino, il modo di dire le cose di una persona molto competente che ha vissuto esperienze importanti e non può fare a meno di raccontarle, senza retorica. Il racconto di chi la guerra l’ha vissuta dalla parte di chi ricuce, di una persona che non è interessata ai colori degli schieramenti, ma a rimettere insieme pezzi di umanità scomposta. Cosa forte e rivoluzionaria in questo momento storico”. Parole cui fanno eco quelle di Theo Teardo“Quando leggo le pagine scritte da Gino Strada vengo travolto da un’energia irresistibile che mi fa venir voglia di fare, di costruire qualcosa, di reagire. Anche quando arrivano dall’epicentro di una tragedia umanitaria, dal mondo che va in frantumi. Lo faccio con la musica che è ciò con cui mi sintonizzo con il mondo”.

Scriveva Gino Strada“Gli impegni internazionali, gli equilibri geopolitici, la deterrenza…persino i posti di lavoro vengono evocati da decenni per dire che no, non è possibile togliere soldi alla guerra. E invece un modo diverso di vivere su questo pianeta è possibile. È possibile vivere in una società che rispetta alcuni principi, indiscutibili e non negoziabili: i diritti umani. Non è una questione di risorse che mancano, ma di scelte che non si fanno. È arrivato il momento di decidere che priorità ci diamo come società: la vita delle persone o la guerra? Salute, istruzione gratuita, un lavoro dignitoso e protezione o fame e sofferenza per molti? Non è troppo”. Monito di altissima attualità per chi (i “potenti” che tengono in mano le redini di un mondo miseramente abbrutito) ha orecchio e cuore e volontà d’intendere.

“Curare le vittime e rivendicare i diritti, una persona alla volta … Persona dopo persona, diritto dopo diritto”. Grazie, Gino!

Per info: Teatro “Superga”, via Superga 44, Nichelino (Torino); tel. 011/6279789 o www.teatrosuperga.it

Gianni Milani

Nelle foto: Gino Strada (Ph. Giles Duley); Elio & Theo; Cover “Una persona alla volta”

Violenza di piazza oggi e 50 anni fa

La prima volta che, ad una manifestazione studentesca ho visto persone con il passamontagna e chiavi inglesi è stato nell’ottobre 1976. Protestavano per le non assegnazioni delle cattedre professorali ai licei. Correva voce che i gruppettari volessero occupare il provveditorato. Noi, giovani comunisti volevamo impedirlo con picchetti davanti al cancello. Una “onorevole” fuga fu l’unica alternativa. Molti più di noi e soprattutto saltarono fuori le chiavi inglesi e i relativi passamontagna. Dopo soprattutto nel 1977 diventò la loro prassi. Tant’è che decidemmo di realizzare cortei con vie alternative per non essere coinvolti nelle inevitabili scontri. Lotta Continua sciolta e la nascita della cosiddetta Autonomia Operaia figlia anche del servizio d’ordine di Lotta Continua che ben presto sfocio’ nel terrorismo rosso di Prima Linea. Continuava la Notte della Repubblica. E gli anarchici non erano così di moda. Terrorismo rosso e terrorismo nero uniti nel comune obbettivo: abbattere lo Stato. Sono passati 50 anni e siamo al punto di partenza? Probabilmente no. Ma sicuramente, come la media della Storia, il passato  ha insegnato poco o nulla. Anzi da qualche punto di vista la situazione è notevolmente peggiorata. Un esempio per tutti è la più totale assenza del sistema dei partiti. In particolare ieri c’era il Pci di Enrico Berlinguer, oggi gli attuali comunisti corrono dietro ai violenti anarcoidi. E il Pd, diciamocela tutta non sa che pesci prendere. Dalla una parte i “puri sulla ideologia” e dall’altra moderati del centro sinistra. Eppure le cose sembravano mettersi per il verso giusto. Politici e giornalisti di destra oramai balbettavano. Ma eccoli lì, puntuali come mai gli antagonisti. Un bel travestimento e non vuoi andare alle manifestazioni con un lanciarazzi? Ed per le nostre destre il gioco e fatto. Usciti dal’ angolino e giù insulti ai “comunisti violenti”. Appunto come 50 anni fa e probabilmente come sarà per altri 50 anni. Lo scontro è impari. Mi sembra una partita di calcio da una parte (la destra) che gioca in 16 giocatori e la sinistra in 6. Prima poi il gol è assicurato.
Servizi segreti e polizia sapevano tutto di quello che sarebbe successo? Probabilmente, e gli utili idioti hanno fatto il loro dovere. Meloni e Salvini gongolano. Chi non gongola è il Sindaco Lo Russo. Con lui e per lui la solita domanda: ma chi glielo ha fatto fare nel dialogare con questi cosiddetti alternativi? Misteri della fede.
Tra non molto si voterà anche per il comune di Torino. Queste violenze peseranno anche sul voto come sul non voto. Poi alla fine il risultato finale non peserà così tanto sui nostri destini.
Ciò che pesa è una sinistra che non riesce a sfondare. Alla fine travolta da questi quattro imbecilli. Pazienza. La vita va avanti anche se va avanti tra guerre, carestie e miseria. Povera sinistra. Ma chi è causa del suo male pianga se stessa. Correre dietro agli imbecilli non ha mai giovato a nessuno.

PATRIZIO TOSETTO

Donne Imprenditrici: “Pericolosa radicalizzazione del clima politico”

 “A essere colpita è la democrazia”

Le presidenti di Aidda nazionale e Piemonte Giachetti e Panini: “Solidarietà al poliziotto ferito e agli altri agenti coinvolti, la legge del più forte non può diventare la regola della vita pubblica”

Torino, 2 febbraio 2026 – “Quanto accaduto a Torino è di una gravità estrema e segna un punto di non ritorno nel clima di radicalizzazione che stiamo vivendo. Quando il dissenso rinuncia al confronto e sceglie la violenza, non è più protesta ma negazione delle regole democratiche e del vivere comune”.

A dirlo è Antonella Giachetti, presidente nazionale dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, intervenendo sulla brutale aggressione subita da un poliziotto durante la manifestazione di sabato scorso a Torino.

“Esprimiamo la nostra piena vicinanza all’agente brutalmente aggredito e a tutti i poliziotti feriti nonché al corpo tutto di polizia. Colpire chi indossa una divisa – sottolinea Giachetti – significa colpire le istituzioni che garantiscono la sicurezza e la libertà di tutti. Episodi di questo tipo sono il riflesso di una modalità di pensiero di contrapposizione sempre più esasperata, in cui la legge del più forte tende a sostituirsi al rispetto delle regole e delle persone e alla realizzazione di un effettivo dialogo. È una deriva pericolosa che svuota il confronto democratico e alimenta un clima di conflitto permanente”.

Sulla stessa linea Valeria Panini, presidente di Aidda Delegazione Piemonte.

“Torino ha vissuto una giornata che lascia ferite profonde. La violenza organizzata non solo mette a rischio l’incolumità delle persone, ma cancella il senso stesso delle istituzioni create per regolare la vita comune della società. Come imprenditrici e manager – conclude Panini – sappiamo che senza rispetto, responsabilità e dialogo non esiste crescita possibile. Difendere il confronto civile oggi significa difendere il futuro della nostra comunità”.

 

Sabati di Pace. AGiTe a Torino

Oltre 60 le fotografie – testimonianza dei “Sabati di Pace”, raccolte in mostra alla torinese Libreria “Binaria”, erede della “Torre di Abele”

Dal 5 al 28 febbraio

Ce ne fossero di quei sabati! Tutti pacifici ma “esibiti” con forza e “spesi” contro ogni violenza o fragore assordante e terribile di guerra. Sabati come voci e immagini di piazza, in cui l’anonimato del quotidiano si fa “alto” grido (quanto recepito!? Non importa!) di quelle speranze di “Pace” di cui i pochi “grandi” dittatori  della Terra ogni giorno si empiono la bocca, per calpestarle poi ignobilmente, in nome di una misera cruenta manciata di potere, altamente sorda alle voci, alle suppliche e ai pianti di popoli divenuti pedine assolutamente insignificanti e miserevoli nelle loro mani. Tutto questo vuole documentare la significativa mostra fotografica “Sabati di Pace. AGiTe a Torino”, in programma dal prossimo giovedì 5 febbraio (inaugurazione, dalle 18 alle 20fino a sabato 28 febbraio, nei locali della Libreria “Binaria”, in via Sestriere 34, a Torino.

Organizzata da “AGiTe” (la subalpina realtà informale, nata sotto la Mole nel 2017, che riunisce cittadine e cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali “Contro l’Atomica, tutte le Guerre e i Terrorismi”, da cui l’acronimo in cui si riassumono per l’appunto i tre principali impegni espressi nella sigla associativa), l’esposizione nasce proprio dagli scatti fotografici realizzati tutti i sabatidall’inizio del 2022 (oggi si è arrivati a ben 203 “sabati”) per documentare l’esperienza dei molteplici incontri e delle iniziative portate avanti dal “Coordinamento AGiTe”. Le immagini raccontano molto semplicemente cosa accade durante la solita ora “sabatina”, con ritrovo in piazza Carignano o Castello a Torino, e la motivazione per la quale continuano da cosi tanto tempo quei benedetti, attenti alla libertà e alle esigenze di ognuno, “sit-in di Pace”.

Dicono gli organizzatori: “Per ‘AGiTe’ essere sempre tutti i sabati, con ogni condizione di tempo, sulla stessa piazza, sugli stessi sanpietrini, con le stesse bandiere, con le scritte e l’alternanza di ospiti è un monito all’indifferenza, alla profonda volontà d’impegno di fronte alla catastrofe della guerra”“E più la situazione internazionale – continuano – diventa infuocata, più prendono senso e significato i nostri ‘Sabati di Pace’, smentendo coloro per cui è una perdita di tempo ed è inutile sperare di modificare i giochi di potere. La nostra, lo sappiamo bene, è una piccola realtà che va però sommata ad altre, tante, piccole iniziative sparse in tutta Italia e tese ad esprimere, come facciamo noi, idee convergenti sul totale ‘rifiuto della guerra’”.

Concetto ampiamente ribadito nella sessantina di immagini esposte alla Libreria “Binaria”, selezionate da un “Archivio” di oltre mille fotografie e articolate in mostra in quattro sezioni: da “Le stagioni contro la guerra” a “Quanti siamo quanti siamo” per concludersi con “Che sorpresa! Gli incontri e gli ospiti del sabato” (tanti, fra i più recenti quelli sulla liberazione di Julius Assange, australiano cofondatore e caporedattore di “WikiLeaks” , sui “ciclisti per i Saharawi” e sulla “Casa delle Donne” per il genocidio a Gaza) e con “Le parole contro la guerra”. Al termine dell’inaugurazione della mostra, sarà anche presentato il nuovo libro dell’attivista e saggista torinese Enrico Peyretti, sostenitore di “AGiTe”“Fino alla liberazione dalla guerra” (Edizione “Mille”, 2025).

“BINARIA”

Doveroso ricordare anche la location espositiva. Non poteva scegliersi infatti luogo più idoneo ad ospitare e ad evidenziare in tutta la sua portata “etica” (ma anche tecnica) la mostra, se non quella Libreria “Binaria” aperta dieci anni fa presso la “Fabbrica delle ‘e”, in via Sestriere a Torino e definita da don Luigi Ciotti “non un semplice centro commerciale, ma commensale”.“Perché – spiega don Ciotti – in questo posto, le persone, la convivialità e il Noi vengono prima delle merci”. Nell’ampio spazio di “Binaria” infatti non ci sono solo un libreria, una bottega di prodotti solidali, equi, biologici, un brocantage e una pizzeria: ci sono anche e soprattutto mondi in relazione, vite che si intrecciano, storie che si incontrano. “Binaria” nasce dalla storia della Libreria “La Torre di Abele” (anni fa in via Pietro Micca), ma anche dal lavoro politico del “Gruppo Abele”, da 60 anni sulla strada al fianco delle battaglie per gli emarginati. La “Libreria”, dove sarà accolta la mostra, accoglie presentazioni, tre gruppi di lettura, momenti di discussione, ma anche laboratori ludico-creativi per bimbe e bimbi, molte e molti dei quali figli e figlie di mamme di origine straniera che studiano la lingua italiana. “Integrazione”, “Pace” e “Libertà” sono qui parole ben conosciute e trattenute a piene mani, per le quali vale la pena, sempre e con tanto coraggio, mettere in gioco idee, lavoro comune, pacifiche manifestazioni per non perdere quegli ideali, quei sogni e quelle speranze che spesso paiono destinate a irreversibili naufragi, ma per le quali non è mai consentito ritirare le carte trattenute fra le dita. E che, forse, potrebbero essere le carte vincenti!

Per info: Libreria “Binaria”, via Sestriere 34, Torino; tel. 011/537777 o www.binariagruppoabele.org o www.agite@-to.org

Gianni Milani

Nelle foto: Alcune immagini fotografiche in mostra

Emma Strada, la prima donna ingegnere in Italia si laureò a Torino

Era il 5 settembre 1908 quando una torinese, Emma Strada di 24 anni con il numero di matricola n.36, divento la prima ingegnera d’Italia.

Classe 1884, figlia d’arte, suo padre fu ingegnere civile con un suo studio in citta’, si iscrisse al Regio Politecnico, che una volta aveva la sede al Valentino, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico presso la scuola Massimo D’Azeglio.

In Italia le donne furono ammesse all’universita’ solo nel 1874 e la prima donna in assoluto a laurearsi, in medicina, fu Ernestina Paper a cui ne seguirono altre alle facolta’ di Lettere o Giurisprudenza, ma fino a quel momento nessuna si era avventurata nel mondo maschile dell’ ingegneria.

L’ardimentosa Emma si classifico terza su 62 studenti (61 uomini) ottenendo il massimo dei voti e, dopo la discussione della tesi, la camera di consiglio ci mise piu’ di un ora per decidere se il titolo dovesse essere “ingegnere” o ingegneressa”.

Si interessarono a lei anche i media di allora come La Stampa che scrisse orgogliosamente: “Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in ingegneria civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero”.

Emma lavoro’ come assistente all’Universita’ fino alla morte del padre e successivamente esercito’ nello studio dello defunto genitore insieme al fratello (anche lui ingegnere), e si occupo’ della realizzazione di acquedotti, gallerie, miniere; non poteva firmare i documenti perche’ non era iscritta all’Albo, ma si recava regolarmente e di buon grado presso i cantieri.

Il primo progetto dell’ing. Emma Strada fu la realizzazione di una galleria di accesso ad una miniera di Ollomont in Val d’Aosta, si occupò, inoltre, della progettazione dell´automotofunicolare di Catanzaro e della costruzione del ramo calabrese dell’acquedotto pugliese. Per promuovere il lavoro delle donne nel campo della scienza e della tecnologia, fondò con altre colleghe, nel 1957, l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetti (AIDIA), di cui diventò la prima presidente.

Emma Strada fu una fervente monarchica e per molti anni trascorse le mattine nella sede dell’Associazione Monarchica Torinese come organizzatrice e animatrice. Era molto legata al Re Umberto II, in quel periodo in esilio, che a sua volta la apprezzava e stimava e la insignini’ di importanti onorificenze sabaude.

Fu l’artefice del suo sogno e delle sue ambizioni, ma anche una donna coraggiosa che demoli’ lo stereotipo secondo cui le donne non potevano accedere ai molti mondi allora dedicati solo agli uomini, come l’ingegneria appunto. Grazie anche a lei e alla sua determinazione, al giorno d’ oggi essere una donna ingegnere non fa piu’ notizia.

MARIA LA BARBERA

PoliTo: l’incubatore I3P premiato a Parigi

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Startup Ecosystem Stars Awards 2025

 

Conferito dall’International Chamber of Commerce (ICC) e da Mind the Bridge, in collaborazione con l’OCSE e la Commissione Europea, il premio internazionale ha riconosciuto la leadership e le best practice dell’Incubatore del Politecnico di Torino.

La terza edizione degli Startup Ecosystem Stars (SES) Awards, tenuta a dicembre 2025 presso il quartier generale dell’International Chamber of Commerce (ICC) a Parigi, si è conclusa con la premiazione di 54 vincitori globali, selezionati tra le principali organizzazioni al mondo che promuovono gli ecosistemi dell’imprenditoria innovativa a livello locale, regionale o nazionale. Tra le realtà che hanno conquistato il riconoscimento c’è I3P, l’Incubatore del Politecnico di Torino, incluso tra le 36 “Stars” del 2025 e una delle sole 3 provenienti dall’Italia. Assegnati dall’ICC e da Mind the Bridge, in collaborazione con l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e la Commissione Europea, i SES Award sono un riconoscimento della leadership e delle best practice adottate da enti, associazioni e cluster di settore nel supporto allo sviluppo e all’internazionalizzazione delle startup attive sul territorio, con particolare attenzione agli sforzi del settore pubblico volti a favorire ecosistemi di startup dinamici, competitivi e di grande impatto. Il premio è suddiviso nelle due categorie “Stars”, assegnata alle organizzazioni di spicco che hanno dimostrato un impatto duraturo e un’eccellenza a tutto tondo nel sostegno al proprio network imprenditoriale di riferimento, e “Rising Stars”, rivolta ai soggetti che stanno seguendo un percorso promettente nel diventare leader nella creazione di ecosistemi innovativi. L’incubatore d’impresa I3P, fondato nel 1999 e già riconosciuto come uno tra i migliori e più longevi incubatori universitari anche al di fuori dell’Italia, è stato selezionato come Startup Ecosystem Star 2025 in virtù della portata e della qualità del suo portfolio di imprese innovative, che ad oggi sfiora le 400 startup passate per il percorso di incubazione standard, nonché per la sua dimensione ecosistemica complessiva e per la capacità di creare reti di player di primo piano in grado di offrire supporto concreto alla nuova imprenditorialità. In particolare, il premio a I3P è stato riconosciuto per l’eccellenza nella dimensione “Talent & Research”, in relazione al supporto alla valorizzazione delle competenze scientifiche e al trasferimento tecnologico. La selezione delle realtà più meritevoli del premio è stata operata da due organizzazioni internazionali con una grande esperienza in materia di imprenditoria innovativa. L’International Chamber of Commerce – presente anche nel nostro Paese con ICC Italia – è l’organismo che rappresenta istituzionalmente oltre 45 milioni di aziende in più di 170 paesi: la sua missione principale è quella di rendere il commercio internazionale più efficace e inclusivo per tutti, ogni giorno, ovunque. Tra i suoi membri figurano molte delle principali aziende mondiali, PMI, associazioni imprenditoriali e camere di commercio locali, tra cui la Camera di commercio di Torino, uno dei soci di I3P insieme al Politecnico di Torino. Mind the Bridge è invece una società di consulenza globale che promuove lo sviluppo economico e mette in connessione il mondo corporate con i principali startup ecosystem mondiali. Fondata nel 2007 dall’imprenditore e business angel italiano Marco Marinucci, oggi Mind the Bridge ha sede nella Silicon Valley e uffici in tre continenti: la società lavora con oltre 10.000 startup all’anno, supportando le grandi aziende con iniziative di Open Innovation e servizi di benchmarking. Giuseppe Scellato, Presidente di I3P, ha dichiarato: “Siamo onorati di aver ricevuto il premio Startup Ecosystem Star 2025 dall’International Chamber of Commerce e da Mind the Bridge: ci fa molto piacere che l’ecosistema di imprese innovative sviluppato e supportato ogni giorno dall’Incubatore del Politecnico di Torino da più di 25 anni sia oggi al centro di valutazioni e riconoscimenti di livello internazionale. Questo risultato ci spingerà a crescere ulteriormente e a intensificare le attività di internazionalizzazione per raggiungere obiettivi ancora più alti nei prossimi anni, sempre a vantaggio delle nostre startup.” Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino, ha commentato: “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento che riflette l’impegno del Politecnico di Torino nel trasferimento tecnologico e nell’innovazione, anche attraverso la creazione di nuove startup, per accrescere l’impatto industriale delle attività di ricerca. Il premio conferma la crescita dell’ecosistema per l’imprenditorialità innovativa del territorio anche grazie con il contributo del nostro Ateneo.” Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino, ha sottolineato: “Questo premio conferma il valore positivo della collaborazione delle imprese con le istituzioni accademiche per lo sviluppo di soluzioni innovative di qualità. Una sinergia che la Camera di commercio promuove facendosi parte attiva di un network di accompagnamento alle startup, dalla loro nascita – con un registro dedicato e ricerca di finanziamenti – al loro sviluppo attraverso servizi dedicati ad incrementarne la capacità innovativa.”

Unione Musicale, al Conservatorio il quartetto Consone e il pianista Gadjev

 

Protagonista del concerto al Conservatorio Verdi di Torino di mercoledì 4 febbraio, alle 20.30, dell’Unione Musicale per la serie “Dispari”, è il quartetto Consone. Sono protagonisti musicisti di fama internazionale, come il pianista goriziano Alexander Gadjev e l’ensemble Consone, formata da Agata Daraŝkaite, Maddalena Loth-Il al violino, Elisabetta Bogdaniva alla viola e George Ros al violoncello. L’ensemble si è formata al Royal College of Music di Londra, e ha scelto per il nome un vocabolo latino, adottando la parola Consone in riferimento al suono armonioso che li caratterizza. L’aspetto caratteristico che li contraddistingue è quello di operare su strumenti storici. Il quartetto, il primo di strumenti d’epoca, selezionato come BBC New Generation Artist, guiderà l’ascoltatore in questo viaggio con una freschezza e una sincerità che catturano subito l’attenzione. Vincitore di premi prestigiosi come il Borletti Buitoni Trust Fellowship, il Consone ha conquistato grandi palchi europei, incantano per la loro onestà ed espressività. Al loro fianco, Alexander Gadjev, artista in residenza all’Unione Musicale, tra gli interpreti più in vista della sua generazione. Premiato al concorso di Sidney e al premio Chopin di Varsavia, Gadjev è ammirato per la sua musicalità e un’intensità travolgente.

Gadjev in questo concerto si presenta con un pianoforte storico, un Pleyel del 1958, indicato per eseguire il concerto n.2 composto da Chopin fra il 1829 e il 1830, nella trascrizione per pianoforte e quartetto d’archi del polacco Kominec. La seconda parte del concerto vedrà l’esecuzione del Quintetto op.44, una delle prime composizioni cameristiche scritte da Schumann, risalenti al 1842.

Unione Musicale – mercoledì 4 febbraio 2026, ore 20.30 – Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, via Giuseppe Mazzini 11, Torino

Mara Martellotta

“Giaveno in Love” diventa partecipato con le iniziative di San Valentino

Per San Valentino torna  “ Due cuori e un campanile”, l’iniziativa che trasforma Giaveno nella città dei due cuori  e dell’amore. Dal 6 al 15 febbraio  si terranno proiezioni a tema luminose sulla torre degli orologi  e in piazza San Lorenzo, il mercatino dell’amore domenica 8 febbraio e vi sarà anche un punto fotografico per immortalarsi dentro a un grande cuore rosso.
Torna, così,  per il secondo anno consecutivo, ‘Giaveno in Love’, un progetto diffuso che trasforma le vie della città in un percorso di riflessione,  partecipazione attiva e emozione.
L’iniziativa si compone di 26 cuori con parole chiave dedicate alle diverse sfumature dell’amore, non solo quello romantico, ma anche l’amore per sé stessi, per gli altri, per i legami quotidiani e le comunità.  Parole semplici ed essenziali, capaci di parlare a  tutti e di lasciare spazio all’interpretazione personale.

Accanto a questi il percorso include dieci cuori interattivi che invitano i cittadini a compiere un’azione. Leggere una frase, completarla sul proprio schermo dopo averla fotografata con il proprio pensiero e, se lo desiderano, condividerla con una persona significativa. Un gesto semplice che trasforma l’osservatore in protagonista.  A completare l’installazione un pannello autoportante invita direttamente alla partecipazione scritta con una domanda centrale “Che cos’è per te l’amore?” Attorno cuori vuoti accolgono parole, frasi, pensieri e dediche lasciate dai cittadini. Il pannello è  pensato come uno spazio aperto, inclusivo e collettivo, dove ciascuno può lasciare qualcosa di sé.

“Giaveno in Love non è  soltanto un’installazione visiva, ma un’esperienza condivisa . Un invito a fermarsi, pensare, scrivere, ricordare e riconoscersi. Un modo per vivere San Valentino come momento comunitario, in cui l’amore diventa linguaggio comune e patrimonio di tutti.” afferma il consigliere Andrea Bertotti che ha curato il progetto.
“Si tende a pensare a San Valentino soltanto in termini romantici – aggiunge il sindaco Stefano Olocco – ma una giornata dedicata all’amore  in senso più estensivo è utile per ricordarci di voler bene a noi stessi e agli altri in generale. Ben venga questa iniziativa che esorta i cittadini a lasciare un pensiero”.

Mara Martellotta

Fino a mercoledì 4 febbraio confermato il livello 0 del semaforo antismog

 

Prosegue fino  a mercoledì 4 febbraio compreso –   giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti  da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata.

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