ilTorinese

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

40 secondi – Drammatico. Regia di Lorenzo Alfieri, con Francesco Gheghi e Francesco Di Leva. A Colleferro, in provincia di Roma, in una notte di inizio settembre, i gemelli Federico e Lorenzo uccidono il giovanissimo Willy, proveniente da Capoverde, un lavoro in un ristorante, per essere intervenuto a difendere un amico coinvolto in una lite. dall’aggressione alla morte del ragazzo trascorsero 40 secondi. Le ore che hanno preceduto quell’assassinio, le esistenze felici e sbandate, due gruppi di ragazzi, l’allegria le risate e il sopruso feroce, la prepotenza, l’amore verso una madre, due gemelli che vivono in simbiosi, nel male. Durata121 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Bugonia – Commedia / Fantascienza. Regia di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone, Jesse Plemons e Alicia Silverstone. Due giovani ossessionati dalle teorie del complotto che decidono di rapire l’influente CEO di una grande azienda, convinti che sia un’aliena decisa a distruggere la terra. Convinti della sua natura extraterrestre, passano alla cattura e a un serrato interrogatorio. La situazione si complica quando la ragazza del giovane rapinatore, l’imprenditrice e un investigatore privato coinvolto nella vicenda si ritrovano intrappolati in una battaglia mentale ad alta tensione. La Stone nuovamente musa ispiratrice del regista di origini greche. Presentato a Cannes. Durata 120 minuti. (Fratelli Marx sala Chico V.O., Greenwich Village sala 1 anche V.O., Reposi sala 2)

Buon viaggio, Marie – Commedia drammatica. Regia di Enya Baroux, con Hélène Vincent. Malata terminale stanca di curarsi, l’ottantenne Marie ha scelto di recarsi in Svizzera per sottoporsi alla procedura del suicidio assistito. Incapace di dire la verità al figlio Bruno, volenteroso ma inconcludente e senza una lira, e alla nipote adolescente Anna, si confida invece con il rude ma gentile assistente sanitario Rudy, il quale si ritrova suo malgrado alla guida del camper che porterà tutta la famiglia verso la Svizzera, dopo che Marie ha raccontato la bugia di eredità da riscuotere. Riuscirà la donna, amorevole ma inflessibile nella sua decisione, a dire la verità alle persone che ama e Rudy a dare una direzione alla sua vita? Durata 97 minuti. (Classico)

Cinque secondi – Drammatico. Regia di Paolo Virzì, con Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi e Galatea Bellugi. Chi è quel tipo dall’aria trascurata che vive da solo nelle stalle di Villa Guelfi? Passa le giornate a non far nulla ed evitando il contatto con tutti. E quando si accorge che nella vita si è stabilita abusivamente una comunità di ragazzi che si dedicano a curare quella campagna e i vigneti abbandonati, si innervosisce e vorrebbe cacciarli. Sono studenti, neolaureati, agronomi e tra loro c’è Matilde, che è nata in quel posto e da bambina lavorava la vigna con il nonno Conte Guelfo Guelfi. Anche loro sono incuriositi da quel signore misantropo dal passato misterioso: perché sta lì da solo e non vuole avere contatti con nessuno? Mentre avanzano le stagioni, il conflitto con quella comunità di ragazze e ragazzi si trasforma in convivenza, fino a diventare un’alleanza. E adriano si troverà ad accudire nel suo modo brusco la contessina Matilde, che è incinta di uno di quei ragazzi… Durata 105 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Eliseo, Nazionale sala 4)

I colori del tempo – Commedia drammatica. Regia di Cédric Klapisch, con Suzanne Lindon. Nella Francia di oggi, un gruppo di sconosciuti viene riunito in quanto discendente di Adèle, donna di fine Ottocento che dalla Normandia era partita alla volta di Parigi in cerca della madre che l’aveva abbandonata. Dovendo ispezionare la casa in rovina di Adèle per decidere che cosa fare della proprietà, gli emissari del pubblico mettono insieme pezzo dopo pezzo il lontano passato della loro famiglia. Parallelamente, durante la Belle Epoque, Adèle si avventura nella grande città assieme ai nuovi amici Lucien e Anatole, scoprendo una capitale nel vortice del cambiamento, tra zone ancora rurali e salotti della borghesia moderna, e tra le arti figurative e l’avvento della fotografia. Durata 124 minuti. (Nazionale sala 3)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Andrea Pennacchi e Robero Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Durata 90 minuti. (Eliseo)

Dracula – L’amore perduto – Fantasy, horror. Regia di Luc Besson, con Caleb Landry Jones, Christoph Waltz e Matilda De Angelis. Transilvania, XV secolo. Il principe Vladimir, dopo la perdita improvvisa della sua amata, rinnega Dio, ereditando così una maledizione eterna: diventare un vampiro. Condannato a vagare per secoli, sfida il destino e la morte stessa, guidato da un’unica speranza: ritrovare l’amore perduto. Durata 129 minuti. (Massaua, Ideal, Nazionale sala 4 V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Dreams – Drammatico. Regia di Michel Franco, con Jessica Chastain e Isaac Hernàndez. Fernando, giovane e talentuoso ballerino messicano, sogna il riconoscimento internazionale e una nuova vita negli Stati Uniti. Convinto che Jennifer, una raffinata filantropa dell’alta società americana e sua amante, lo sosterrà nel sostenere le sue ambizioni, decide di lasciarsi tutto alle spalle e mette in pericolo la sua vita pur di inseguire il suo sogno. Ma il suo arrivo finisce di sconvolgere il mondo attentamente costruito da Jennifer. Disposta a tutto pur di proteggere il futuro di entrambi e tutto ciò che ha costruito attorno a sé, Jennifer dovrà affrontare le conseguenze delle proprie scelte. Durata 100 minuti. (Eliseo, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Giovani madri – Drammatico. Regia di Luc e Jean-Pierre Dardenne. In una casa famiglia per giovani madri, Jessica, Perla, Julie, Naima e Ariane, tutte cresciute in circostanze difficili, lottano per ottenere una vita migliore per loro stesse e per i loro figli. Durata 105 minuti. (Nazionale sala 2)

Il maestro – Drammatico. Regia di Andrea Di Stefano, con Pierfrancesco Favino, Roberto Zibetti, Edwige Fenech e Tiziano Menichelli. Felice Milella ha 13 anni, un talento per il tennis e un padre pronto a sacrificare ogni cosa per fare di lui un campione – che il ragazzo voglia o no. Raul Gatti è un ex tennista un tempo arrivato agli ottavi di finale al Foro Italico, ma al momento in cura presso un centro di salute mentale. Raul pubblica un annuncio offrendosi come insegnante privato e il padre del ragazzo, ingegnere gestionale della SIP privo di grandi disponibilità economiche ma non di sogni di gloria, vede in lui l’uomo ideale per aiutare suo figlio a passare dai tornei regionali a quelli del circuito nazionale, facendogli da maestro accompagnatore. Felice si rende però presto conche che Raul potrebbe non aver nulla da insegnargli su un campo da tennis, ma forse qualcosa su come liberarsi dell’ingerenza paterna. Durata 125 minuti. (Massaua, Fratelli Marx sala Groucho, Greenwich Village sala 2, Ideal, Lux sala 1, The Space Beinasco, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Il sentiero azzurro – Drammatico. Regia di Gabriel Mascaro, con Denise Weinberg. Tereza è una delle tante vittime, in età avanzata, che un Brasile prossimo venturo ha deciso di relegare in una qualche parte lontana, impedita di lavorare e sotto la tutela completa della figlia. Ma Tereza vuole ancora sentirsi, ed è tale, indipendente, non volendo certo arrendersi a quella decisione: si ribella intraprendendo in solitaria un viaggio tra il reale e il fantastico. Orso d’Argento alla Berlinale 2025. Durata 85 minuti. (Fratelli Marx sala Harpo)

Springsteen – Liberami dal nulla – Drammatico/Biografico. Regia di Scott Cooper, con Jeremy Allen White e Stephen Graham. Il film segue il cantante nella realizzazione dell’album “Nebraska” del 1982, anno in cui era un giovane musicista sul punto di diventare una superstar mondiale, alle prese con il difficile equilibrio tra la pressione del successo e i fantasmi del suo passato. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione in cui credere. Durata 112 minuti. (Greenwich Village sala 3 anche V.O.)

The Running Man – Drammatico. Regia di Edgar Wright, con Glen Powell e Michael Cera. Il programma televisivo tra i più seguiti, concorrenti che devono fuggire per 30 giorni, ogni attimo in diretta tv, inseguiti da killer che sono veri e propri professionisti, il pubblico a seguirli a ogni insidia ed esecuzione. Ben è costretto a partecipare al reality a causa della malattia della figlia, diventerà un vero campione, seguitissimo. Durata 133 minuti. (Massaua, Reposi sala 5, The Space Torino, The Space Beinasco, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

The Smashing Machine – Drammatico. Regia di Benny Safdie, con Dwayne Johnson e Emily Blunt. Film dedicato a uno sport cruento, un omaggio alla figura di un lottatore che ha guadagnato i più grandi successi negli States e nei tanti paesi del mondo per le sue competizioni, tra gli anni Novanta e i Duemila. Combattimenti difficili alleviati da una dipendenza dagli oppiacei, il rapporto con una compagna e la necessità del campione alla solitudine che gli consente di affrontare al meglio la propria carriera, l’aiuto nei momenti di maggiore difficolt da parte di un amico e rivale. Durata 123 minuti. (Fratelli Marx anche V.O., Ideal anche V.O:, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Un crimine imperfetto – Thriller. Regia e con Franck Dubosc, con Laure Calamy e Benoît Poelvoorde. Ambientato in un remoto villaggio del Giura, dove Michel e Cathy tirano avanti vendendo alberi di Natale. Con il figlio dodicenne Doudou, ragazzino con difficoltà, vivono in una vecchia fattoria tra montagne innevate, conti in rosso e sogni ormai sbiaditi. La coppia è allo stremo: troppe rate da pagare, troppe delusioni e un inverno che non sembra finire mai. Una sera, sulla strada del ritorno, Michel inchioda di colpo per evitare quello che sembra un orso sulla carreggiata. La manovra azzardata lo fa schiantare contro un’auto sul ciglio della strada, i cui passeggeri a bordo muoiono sul colpo. Preso dal panico, Michel chiama Cathy. Dopo un breve, gelido silenzio, decidono insieme di nascondere tutto. Mentre tentano di far sparire i corpi, nel bagagliaio dell’auto incidentata scoprono una borsa con oltre due milioni di euro in contanti. Quello che inizialmente sembra un miracolo natalizio si trasforma in un incubo a occhi aperti, innescando una serie di eventi caotici e assurdi. Ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere della Sera: “Il problema è l’accumulazione dei fatti, tanti da sembrare un sogno, indagini e rimorsi, euro ed etica, un’alta tensione che si stempera in osservazioni di colore umoristico ma in un panorama notturno tenebroso, come se fosse tutto una paurosa favola per grandi.” Durata 109 minuti. (Greenwich Village sala 3)

Una battaglia dopo l’altra – Thriller, azione. Regia di Paul Thomas Anderson, con Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro e Chase Infiniti. Un gruppo di ex rivoluzionari si riunisce quando un loro perfido nemico riemerge dal loro passato, dopo sedici anni di silenzio. Tra loro, Bob Ferguson, che ha sognato per anni un mondo migliore ai confini tra Messico e States. Appeso al chiodo l’artiglieria e il nome di battaglia, Ghetto Pat, fa il padre a tempo pieno di Willa, adolescente esperta di arti marziali. Tra una canna e un rimorso prova a proteggerla dal suo passato che puntualmente bussa alla porta e chiede il conto. Dall’ombra riemerge il colonnello Lockjaw, che più di ogni altra cosa vuole integrare un movimento suprematista devoto a San Nicola. Il gruppo avrà il duro compito di salvare la ragazza, che verrà rapita, prima che accada l’inevitabile. Durata 161 minuti. (Greenwich Village sala 3)

Una famiglia sottosopra – Commedia. Regia di Alessandro Genovesi, con Luca Argentero, Valentina Lodovini e Licia Maglietta. Alessandro e Margherita e la mamma di lei, tutti a vivere sotto lo stesso tetto, aggiungendoci la progenie Alice e Leo e la piccola Anna che in vista del suo compleanno chiede una gitarella a Gardalang, con tutti i festeggiamenti di rito. Alessandro anni fa ha perso il lavoro e superati i cinquanta è difficile che qualcuno ti regali qualcosa, mamma Margherita continua a ripetere che quella santa donna di sua figlia poteva certo trovare di meglio: forse quel tal collega, medico pure lui, con la signora da tempo intrattiene una vivacizzata relazione. Che lo sposo non ne possa più è fuor di luogo, sino a gridare a squarciagola di voler cambiare famiglia: ma se quel cambiamento avviene nel modo più strampalato, per cui un componente della family prende la identità di un altro componente, allora che succede? Quando si dice i soggettisti e gli sceneggiatori che ti vanno a inventare! Durata 100 minuti. (The Space Torino, Uci Lingotto)

La vita va così – Commedia drammatica. Regia di Riccardo Milani, con Ignazio Mulas, Virginia Raffaele, Diego Abatantuono e Aldo Baglio. Il protagonista, un pastore sardo, abbandonato da moglie e figlia che si sono trasferite nel paese vicino, vive alla fine del millennio solitario in una casa che s’affaccia su una stupenda spiaggia dove le pecore possono pascolare. Non vuole assolutamente abbandonare quella propria casa: neppure quando un prestigioso gruppo immobiliare lo vorrebbe riempire di quattrini, nel progetto di costruire proprio in quel tratto di spiaggia un resort a cinque stelle. Ecosostenibile. Il responsabile del gruppo, al fine di convincerlo, manda sul posto Mariano, il capocantiere in cui ha piena fiducia: da quel momento Francesca, la figlia del pastore, si ritroverà tra la solidarietà nei confronti del padre e l’ostilità dei suoi concittadini. Durata 118 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo, Fratelli Marx sala Chico, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Capannone in fiamme nella notte a Torino Villaretto

Quattro squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale sono intervenute questa notte per spegnere un incendio scoppiato in un capannone di un’azienda nell’area industriale di strada del Francese, nella zona di Torino Villaretto.
Nell’edificio erano in corso lavori di ricostruzione del tetto. Dai primi accertamenti è possibile che proprio queste operazioni abbiano innescato il rogo, escludendo al momento l’ipotesi di un’origine dolosa.
Non si registrano feriti.

VI.G

Come migliorare il traffico a Torino con l’intelligenza artificiale

L’Assessore Regionale all’Ambiente Matteo Marnati è intervenuto alla seduta della Commissione presieduta da Sergio Bartoli, per presentare ai Commissari la parte del Defr e del bilancio di previsione 2026-2028 relativa alle materie di sua competenza: ambiente, risorse idriche e rifiuti.

Il presidente Sergio Bartoli

“Il bilancio 2026 – ha dichiarato Marnati – prevederà l’utilizzo di 88 milioni e 600 mila euro per l’abbattimento degli inquinanti, realizzando alcune iniziative quali le velostazioni Back to Work, progetti di mobilità sostenibile e sicurezza stradale, la forestazione urbana e incentivi per la rottamazione di auto per le amministrazioni. Inoltre verrà sviluppato il telelavoro e ci saranno misure per creazioni di filiere per la produzione di biocarburante, biometano e bioidrogeno”.

L’Assessore ha segnalato anche l’inizio di un progetto per la fluidificazione del traffico a Torino  utilizzando l’intelligenza artificiale, e che verranno intensificate le azioni per recuperare le aree dismesse e bonificarle, per trasformarle in aree da valorizzare.

Mara Martellotta

Quattrozampe in Fiera, al Lingotto Fiere la Christmas Edition

Il 22 e 23 novembre prossimo, presso Lingotto Fiere, si accende la magia del Natale con la presenza a Torino della Christmas Edition di Quattrozampe in Fiera. Il Lingotto Fiere ospiterà infatti la due giorni “pet friendly” più famosa d’Italia. Sport, spettacolo, solidarietà e design si incontreranno in una atmosfera natalizia unica, dove anche la sostenibilità diventa protagonista grazie al nuovo progetto “Usato Pet”, progetto di Quattrozampe in Fiera che dà nuova vita agli accessori per animali. Dopo l’esordio a Milano, la tappa torinese vede la collaborazione con Tyche Pet e il progetto Pets Share. Chi desideri rinnovare la cucina o acquistare un nuovo guinzaglio potrà portare in fiera ciò che non utilizza più: cucce, coperte, giochi e cappottini ancora in buono stato. Tyche Pet si occuperà di donarle alle associazioni del territorio che aiutano animali in difficoltà. Un gesto semplice che trasforma oggetti inutilizzati in risorse preziose. I due giorni saranno animati da eventi quali dimostrazioni di agility, splash dog, discipline cinofile, sfilate, shooting fotografici e consulenze personalizzate, offrendo al pubblico spunti e tendenze per il benessere dei propri animali. Cuore del progetto è la Casa Pet di Quattrozampe in Fiera, che accoglie l’uomo e l’animale, un ecosistema progettuale curato dallo studio The Had Human Animal Design, che da sempre accompagna le aziende dell’interior desig nell’esplorare questo nuovo mercato, supportandone la creazione di linee e cataloghi sul mondo “pet”. Si tratta del primo concept espositivo interamente dedicato al settore “pet friendly”, in cui progettazione e cura degli ambienti domestici incontrano le esigenze di convivenza tra persone e animali. La Casa Pet nasce per dare suggerimenti di design e interni pensati per una quotidianità condivisa tra umani e animali, promuovendo un approccio inclusivo e relazionale. Il clima natalizio arricchisce la fiera con spazi ludico-educativi dedicati ai più piccoli e attività creative all’insegna del riuso. Casa Gianduja porterà spettacoli e laboratori dove tradizione e magia si intrecciano. I due esempi sono “Gianduja nel magico mondo di Babbo Natale” e il racconto “Lo Schiaccianoci”, l’animazione per i pupazzi. Sul tappeto rosso saranno presenti le marionette in varietà, uno show da red carpet, e con la compagnia Gypsy Torino uno spettacolo teatrale ispirato a “Il Re Leone”. La Casa di Babbo Natale prevede una escape room rapida e magica, pensata per grandi e piccini, la casa di Babbo Natale dell’azienda One Way Out è un’avventura interattiva e divertente, dove collaborazione e spirito di squadra sono gli ingredienti per salvare lo spirito del Natale. È presente anche un’arena “Asin trakking”, attività per grandi e piccoli che rappresenta uno spazio di laboratorio e lettura assistita con dimostrazione di ricerca al Tartufo con cani esperti, attività manuali e prime esperienze con il proprio cucciolo. Si tratta di un’occasione per conoscere da vicino il metodo Gentile e divertirsi in famiglia. Sabato 22 e domenica 23 novembre, apertura dalle 10 alle 19, casse aperte fino alle ore 18, ingresso gratuito per i bambini fino a 10 anni e per cani e gatti.

Mara Martellotta

Sulle tracce di Fenoglio, ad Alba nella terra del tartufo bianco

A cura di piemonteitalia.eu

Varie sono le ragioni che possono indurci a fare un giro ad Alba, la bella città langarola circondata da maestose colline. Oltre alle bellissime chiese e agli interessanti musei, Alba è la perla dell’enogastronomia italiana apprezzata in tutto il mondo per i suoi gustosi piatti e per i suoi deliziosi prodotti locali; primo fra tutti il Tartufo Bianco, protagonista della Fiera Internazionale che si svolge tutti gli anni a novembre.

Continua a leggere:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/sulle-tracce-di-fenoglio-ad-alba-nella-terra-del-tartufo-bianco

Salesiani in Argentina, il sogno di don Bosco

Si scappava dall’Italia 150 anni fa, c’era povertà diffusa, chi poteva se ne andava, si imbarcava verso lidi lontani in cerca di fortuna e di un lavoro. L’emigrazione degli italiani era un fenomeno di massa e l’Argentina era diventata una terra promessa. Fra i tanti italiani che lasciarono la propria terra c’erano anche i missionari salesiani inviati da don Bosco in sud America. Lo stesso don Bosco abbracciò commosso, uno a uno, i primi dieci missionari salesiani che al porto antico di Genova si stavano imbarcando sul piroscafo francese Savoie che li avrebbe portati nella lontana Argentina, la Terra del Fuoco. Bisognava trasmettere il Vangelo ai giovani e ai poveri di Buenos Aires anche se uno dei primi consigli dati dal sacerdote fu quello di “interessarsi e seguire i figli degli immigrati italiani” che erano già oltre 30.000.
Era l’11 novembre 1875, cominciava la grande avventura dei salesiani in America Latina. Sono passati 150 anni e proprio dal porto antico di Genova i missionari hanno iniziato a festeggiare in questi giorni l’anniversario della prima spedizione salesiana in Argentina. Istruiti e formati a Valdocco dal fondatore della congregazione, i salesiani giunti nella capitale argentina si occuparono dell’assistenza spirituale degli immigrati italiani gestendo quella che in seguito venne chiamata “la chiesa degli italiani”. Don Bosco vide così realizzarsi il sogno che ebbe all’età di nove anni, fondare le prime missioni salesiane in Patagonia, Cina, Stati Uniti ed Egitto. Un secolo e mezzo dopo, oltre 11.000 salesiani sono stati inviati in terra di missione e l’opera educativa si è diffusa in 136 Paesi dei cinque continenti. Per celebrare il 150° anniversario della partenza dei primi sacerdoti per l’America Latina è nato il “Museo delle spedizioni missionarie” aperto all’Opera Don Bosco nel quartiere di Genova-Sampierdarena, il “Valdocco” di Genova. È sempre stato intenso il legame tra il religioso astigiano e la “Superba” e si può dire che da 150 anni “il Don Bosco” vive in simbiosi con Genova. Il futuro santo è stato in città 49 volte e ha organizzato qui le spedizioni missionarie. Nel nuovo Museo si vedono i suoi oggetti personali, il cappello di viaggio, i primi libri stampati in quel periodo, le foto dei missionari partiti da Sampierdarena per l’Argentina, i paramenti liturgici, la croce missionaria, una serie di pannelli che illustrano la lunga storia missionaria della Famiglia Salesiana e altre testimonianze della grande amicizia tra San Giovanni Bosco e il capoluogo ligure. Altre due stanze ricordano il capo della prima spedizione missionaria, il cardinale salesiano Giovanni Cagliero e il primo direttore dell’Istituto don Bosco di Genova, don Paolo Albera. Ampio spazio viene dedicato alle attuali missioni in 136 nazioni con oltre 10.000 missionari. Il Museo, inaugurato dal Rettor maggiore dei salesiani Fabio Attard, undicesimo successore di don Bosco, si trova all’interno dell’Opera don Bosco a Sampierdarena e per visitarlo si può telefonare al numero 010-6402601
Filippo Re
nelle foto, Istituto don Bosco a Genova-Sampierdarena e missionari salesiani in partenza per l’Argentina

Università di Torino e Regione raccontano il successo dei Bilanci POP

● Dopo gli USA, l’Italia è stata la prima in UE ad adottare 10 anni fa il Bilancio POP, modello di
rendicontazione che rende trasparenti ai cittadini dati economici e sociali di enti pubblici e
organizzazioni. Oggi questa pratica è consolidata nel panorama italiano della
rendicontazione pubblica e sta iniziando a diffondersi anche in Spagna.

● Ad aprire la strada sono state la Città di Torino e la Regione Piemonte, seguite da altri
comuni, istituzioni e aziende locali e poi nazionali.

● A 10 anni dal primo Bilancio POP, l’Università di Torino fa il punto insieme a chi ha adottato
questo modello, analizzando il percorso e i risultati ottenuti.

È stato presentato presso il Grattacielo della Regione Piemonte lo stato dell’arte dei Bilanci
POP, a dieci anni dal primo esperimento italiano di rendicontazione partecipata. L’incontro,
promosso dal Dipartimento di Management “Valter Cantino” dell’Università di Torino con il
patrocinio della Regione Piemonte, ha riunito rappresentanti del mondo istituzionale,
accademico e produttivo per riflettere su un decennio di pratiche di trasparenza e dialogo
con i cittadini e i portatori di interesse non addetti ai lavori.

Nato negli Stati Uniti e introdotto in Italia nel 2014 (pubblicato per la prima volta nel 2015)
dalla Città di Torino con il supporto dell’Università di Torino, il Bilancio POP (Popular
Financial Reporting) non è solo un documento, ma un vero percorso che ha coinvolto
didattica e ricerca, coltivando l’idea di una collaborazione virtuosa tra aziende, pubbliche e
private, territori e cittadini. L’idea di base è rendere il bilancio comprensibile a tut
attraverso un modello di rendicontazione che traduce dati economici e gestionali in
linguaggio chiaro, visuale e accessibile, favorendo la comprensione delle scelte pubbliche e
la partecipazione dei cittadini.

All’appuntamento torinese sono intervenuti, tra gli altri, Jacopo Suppo (Vicesindaco della
Città Metropolitana di Torino), Francesca Culasso (Università di Torino), Andrea Tronzano
(Regione Piemonte), Elena Piastra (Sindaca di Settimo Torinese), Marzio Olivero (Sindaco di
Biella), Claudio Raviola (Sindaco di Dogliani), Davide Canavesio (Presidente OGR Torino),
Eleonora Gerbotto (Direttore dell’Ordine degli Architetti di Torino) e Fabrizio Bontempo
(Presidente Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino).

“Il Bilancio POP rappresenta una delle iniziative più significative di rendicontazione orientata
al dialogo sviluppate nel nostro Paese: in dieci anni di lavoro abbiamo costruito un percorso
che non si limita a descrivere risultati, ma punta a generare fiducia e dialogo tra istituzioni,
portatori di interesse e imprese”, dichiara il Professor Paolo Biancone, Professore ordinario
Università di Torino e responsabile scientifico del progetto Bilancio POP e POP Accounting.
“Rendere conto in modo aperto e comprensibile significa restituire valore alla relazione tra
amministrazione e comunità, trasformando il bilancio da mero adempimento contabile a
strumento di partecipazione attiva. Il percorso dei Bilanci POP dimostra che la trasparenza
può diventare un motore di coesione e innovazione istituzionale”
Aggiunge la Professoressa Silvana Secinaro, Professoressa ordinaria Università di Torino e
responsabile scientifica del progetto Bilancio POP e POP Accounting: “L’esperienza dei
Bilanci POP ha anticipato molti dei principi oggi al centro della smart accounting e
della dialogic accounting: una rendicontazione che, non solo utilizza tecnologie intelligenti,
ma promuove il dialogo e il confronto tra aziende e portatori di interesse. In questi anni di
studi e sperimentazioni abbiamo dimostrato che la rendicontazione può diventare un
processo interattivo, in cui i dati si trasformano in narrazioni condivise e le informazioni in
occasioni di partecipazione. La logica POP unisce persone, conoscenza e valore sociale,
aprendo la strada a una cultura della rendicontazione capace di coniugare trasparenza,
innovazione e democrazia sostanziale”.

Un primato piemontese – La Città di Torino è stata la prima in Europa a introdurre il
Bilancio POP nel 2014, facendone uno strumento di rendicontazione accessibile e
partecipata verso i cittadini. In seguito la Regione Piemonte ha adottato il Bilancio POP nel
2018, consolidando un percorso che ha trasformato la rendicontazione pubblica in un vero e
proprio esercizio di democrazia economica. Negli anni il Bilancio POP è diventato un
modello consolidato di rendicontazione in Italia: sempre più enti locali, regioni, fondazioni e
aziende adottano questa pratica per comunicare in modo trasparente. Tra i casi più
significativi ci sono il Comune di Basiglio, premiato dal Consiglio d’Europa nel 2022 con
l’ELoGE (European Label of Governance Excellence, riconoscimento assegnato alla buona
governance), l’Università di Torino, prima Università italiana ad implementarlo all’interno
delle proprie politiche di Ateneo, e l’Istituto Sommeiller di Torino, che ha realizzato il
proprio Bilancio POP con il supporto scientifico dell’Università, candidato all’Oscar di
Bilancio 2025: quest’ultima esperienza, in particolare, mostra come il modello si stia
estendendo oltre la Pubblica Amministrazione, diventando un linguaggio condiviso di
responsabilità e dialogo civico. Poi via via si sono aggiunte sperimentazioni virtuose anche
da parte di aziende private, come DiaSorin Spa, Fondazioni, quali Ogr, Gruppi di interesse
economico, quali il Traforo del Monte Bianco, Ordini professionali, quali Ordine degli
architetti di Torino, Ordine dei Consulenti del lavoro di Torino.

Il Bilancio POP tra formazione e ricerca – In dieci anni il Bilancio POP è diventato anche uno
strumento formativo: 12 insegnamenti universitari hanno trattato il tema della
rendicontazione partecipata, coinvolgendo oltre 6mila student e realizzando più di 800
project work dedicati alla costruzione di bilanci accessibili. Il Bilancio POP ha, inoltre,
generato un filone di ricerca riconosciuto a livello internazionale che affronta temi quali
smart accounting, dialogic accounting, trasparenza digitale, intelligenza artificiale applicata
alla governance: attraverso l’analisi della produzione scientifica dedicata all’evoluzione della
rendicontazione pubblica nel mondo, è emerso come l’esperienza italiana sia una delle più
attuali linee di studio sulla comunicazione economico-gestionale.

Cos’è il Bilancio POP – Il Popular Financial Reporting si diffonde negli anni ’90 nel mondo
anglosassone – Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda – come strumento per rendere
i bilanci pubblici più comprensibili ai cittadini. In Europa questo modello si è diffuso prima in
Italia e poi in Spagna, dove la città di Almería ha avviato il suo primo Bilancio POP. Si fonda
su tre pilastri principali: trasparenza, ovvero l’apertura dei dati economici e gestionali in
forma chiara e sintetica; partecipazione, che stimola il dialogo tra amministrazioni, imprese
e cittadini; e accountability, la comunicazione degli impatti sociali e delle scelte pubbliche.
La differenza con i bilanci tradizionali è l’adozione di un approccio basato su chiarezza,
semplificazione e dialogo attraverso linguaggi visivi, infografiche e narrazioni accessibili allo
scopo di favorire la comprensione da parte di tutti i cittadini, anche non esperti. I primi
dieci anni del Bilancio POP hanno visto l’attivazione di 57 accordi con comuni, scuole,
fondazioni, ordini professionali e imprese, mobilitando complessivamente 818mila euro, di
cui 415mila nell’ambito dell’innovazione digitale della PA.

10 anni dopo il primo Bilancio POP in Piemonte – A dieci anni dalla sua introduzione, il
Bilancio POP è oggi una pratica consolidata nel panorama italiano della rendicontazione
pubblica che ha messo la trasparenza al centro del dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini.
Il percorso, avviato in Piemonte, si è diffuso in tutto il Paese: a oggi sono stati realizzati o
sono in svolgimento 44 Bilanci POP da parte di enti pubblici, scuole e aziende. In Piemonte –
oltre alla Regione, alla Città di Torino e all’Università – hanno adottato il Bilancio Pop l’OGR
Torino, l’Ordine degli Architetti di Torino e i Comuni di Biella, Cuneo, Moncalieri, Acqui
Terme, Venaria, Bardonecchia, Buttigliera Alta, Borgaro, Collegno, Rivoli, San Mauro,
Orbassano, Chieri, Settimo Torinese, Chivasso, Grugliasco, Dogliani. Le evidenze raccolte
mostrano che i bilanci POP sono più letti e compresi rispetto ai documenti contabili
tradizionali, in quanto favoriscono fiducia e partecipazione: non solo gli enti che li adottano
registrano un sentiment positivo da parte dei cittadini e un miglioramento del dialogo
istituzionale ma, in diversi casi, la maggiore chiarezza informativa ha contribuito a rafforzare
la reputazione delle istituzioni e la percezione di trasparenza.

Scianna e Newton: grandi “scatti di moda”

A Saluzzo e a Caraglio sfida “vis à vis”, realizzata sui più inediti set dell’alta moda da due autentici “giganti” dell’arte fotografica novecentesca

Fino al 1° marzo

Saluzzo / Caraglio (Cuneo)

Niente applausi, niente flash, no alla minima traccia di splendente glamour. Solo il vociare e l’aria stranita e divertita, il gioco di un’allegra frotta di “picciotte” e “picciotti” siciliani, zaini in spalla e grembiali scolastici, a seguire e a mimare il “passo da sfilata” (in discesa) della fascinosa giovane che guarda e dispensa loro parchi sorrisi. Curiosa la location e nessuna “passerella” (anche se la camminata e l’impostazione dei movimenti della giovane fanno subito pensare al “catwalking” d’una modella); ci si trova invece a scendere una lunga, per nulla agghindata o attrezzata ad hoc, scalinata di pietra della sicula Caltagirone, antica “Regina dei Monti Erei”. Di fronte abbiamo quella che mi piace ritenere, per la sua composita bellezza, una sorta di immagine-guida della mostra fotografica – “La Moda, la Vita”– ospitata, con la curatela di Denis Curti, all’antica “Fortezza” (e “Residenza Marchinale”) della “Castiglia” di Saluzzo (Cuneo) fino a domenica 1° marzo 2026, di Ferdinando Scianna (Bagheria – Palermo, 1943), primo fotografo italiano a far parte dal 1982 (e introdotto niente meno che da Henri Cartier-Bresson) dell’agenzia fotografica internazionale “Magnum Photos”. E la giovane fanciulla che dà mostra del suo incedere e della sua misurata eleganza, altri non è che Marpessa (nome “mitologico”- dal mito di Idas – che dà il titolo alla stessa immagine); Marpessa Hennink, supermodella olandese di Amsterdam, tanto brava da meritarsi il soprannome di “The Catwalk Contessa” (“La Contessa della Passerella”). Siamo nel 1987, anno che segna l’esordio del fotografo siciliano (dopo un periodo di lavoro in Spagna, per documentare la “Guerra Civile” spagnola) nel “mondo della moda”. E’ in quell’anno che a Scianna, Dolce&Gabbana, allora giovani stilisti emergenti, commissionano le immagini per i cataloghi di due collezioni, dando vita a una delle collaborazioni meglio riuscite nella storia della fotografia. Un compito che l’artista siciliano assolse “in modo originale e spiazzante”.

Scianna, infatti, non rinunciò alla sua natura di “fotoreporter”, né tantomeno al richiamo della sua terra, trascinando la moda dagli studi di posa all’amata realtà della “sua” Sicilia e tra le strade dei “suoi” vocianti paesi. Le sue fotografie di moda, tutte in bianco e nero (“Io guardo in bianco e nero – diceva – penso in bianco e nero. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra”) sono frammenti di storie che “riflettono la sua visione del mondo, restituendo un ideale di bellezza che va oltre la pura descrizione del prodotto”. E fondamentale in questo percorso fu proprio la collaborazione con la “top model” Marpessa, che incarnava la bellezza mediterranea e che lo stesso Scianna scelse come sua “musa”. Al pari forse di quella Monica Bellucci, ritratta, nel ’91, in un mercato rionale di Palermo, attorniata da un bel gruppone di maschietti in un “furbesco” girotondo dagli occhi di certo meno innocenti di quelli dei bimbi della “Marpessa”. Nel suo complesso, il percorso espositivo, che documenta collaborazioni con i più importanti brand e numerose riviste internazionali, comprende oltre 90 fotografie (particolarmente “preziose” quelle dedicate allo stretto legame di amicizia che lo legava al conterraneo grande Leonardo Sciascia), accanto alle 12 provenienti dalla “Fondazione Arte CRT”, in comodato alla “GAM” di Torino, e che raccontano dei lavori realizzati in India, in Francia e in Bolivia, ma soprattutto ci parlano del grandissimo creatore di “reportages”, quale Scianna é stato, e che resteranno per sempre la “matrice stilistica e narrativa” del suo mestiere.

In contemporanea, su progetto sempre, come per la mostra di Scianna, di “Fondazione Artea” e la curatela di Matthias Harder (direttore della “Helmut Newton Foundation” di Berlino) il seicentesco “Filatoio” di Caraglio (Cuneo) ospita Helmut NewtonIntrecci, monografica dal titolo esemplare (vista la destinazione del sito ospitante) dedicata, per l’appunto ad Helmut Newton, altro grande protagonista della fotografia di moda (“mood photography”) del Novecento (Berlino, 1920 – Los Angeles, 2004). Le mostre di Ferdinando Scianna e Helmut Newton, concepite per dialogare tra loro, approfondiscono due approcci distinti (più “teatrale” e “dall’erotismo patinato” quelle del  berlinese) ma entrambe convergenti al “tema della moda” e al “racconto della vita”. Le carriere di entrambi vivono una svolta sul finire degli anni Ottanta, anche a seguito delle trasformazioni in atto nella società del periodo: da un lato l’avvento delle prime apparecchiature digitali e di “Photoshop”, che mettono in discussione il valore testimoniale dell’immagine fotografica, dall’altro la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, “che ridefiniscono gli equilibri globali e aprono nuove prospettive di incontro tra culture”.

Per info e orari: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

Gianni Milani

Nelle foto: Ferdinando Scianna “Marpessa”, Caltagirone, 1987 e “Monica Bellucci”, Palermo, 1991; Helmut Newton “Mansfield”, British Vogue, London 1967 e “Nadja Auermann”, Blumarine, Monaco 1993

Meravigliosi volatili!

Per la prima volta in Italia, il valdostano “Forte di Bard” espone le migliori fotografie del Concorso Internazionale “Bird Photographer of the Year”

Fino al 1° marzo 2026

Bard (Aosta)

Fra le circa 10mila specie di uccelli conosciute al mondo, la “Fregata” (diffusa su numerose isole dell’Oceano Pacifico ed Indiano) è sicuramente tra gli uccelli marini più singolari, con i maschi dotati di un’appariscente “sacca gulare” rosso acceso che gonfia durante il corteggiamento, con quel loro non potersi (chissà mai perché?) posare in mare, rubando il cibo agli altri, e con la loro curiosa capacità di riuscire a dormire, pare, perfino in volo. Uccelli di notevole grandezza e lunghezza con un’apertura alare che può superare i due metri e una coda biforcuta anch’essa molto lunga, si rispecchiano magnificamente nella foto (“The Frigatebird and the Diamond Ring”) che ne ritrae uno spettacolare esemplare mentre in volo si staglia contro un’eclissi solare totale (“diamond ring”), cui è andato il primo Premio del Concorso Internazionale “Bird Photographer of the Year 2025” dedicato alle migliori fotografie di “uccelli” e organizzato, per il decimo anno consecutivo, dalla Società britannica “Bird Photographer of the Year Ltd”.

Il Progetto, cui hanno partecipato anche quest’anno, fotografi da tutto il mondo (per un totale di 33mila immagini articolate in dodici categorie, in palio un Premio finale di 3.500 sterline) é presentato per la prima volta in Italia (in una ricca selezione dei migliori scatti) al “Forte di Bard” fino a domenica 1° marzo 2026 (con l’inaugurazione tenutasi sabato 25 ottobre scorso). Vincitore assoluto (nella categoria “Birds in Flight”), inventore geniale (e paziente!) di quella incredibile (eccezionalmente bella) foto di “Fregata” scattata in Messico, è il fotografo canadese Liron Gertsman, che racconta: “Ho impiegato un anno di preparazione per catturare il mio sogno: scattare un uccello di fronte all’eclissi solare totale. Ho chiesto l’aiuto di una barca per posizionarmi vicino ad alcuni isolotti al largo di Mazatlán, frequentati da uccelli marini. Mentre la luna scopriva il bordo del sole al termine della totalità, ho catturato questa immagine durante la fase dell’eclissi nota come ‘anello di diamante’, un momento che dura pochi secondi”. Pochi secondi ma sufficienti, colti con la rapidità di un fulmine e la classe di un grande Maestro.

“Una fotografia ornitologica eccezionale – afferma Will Nicholls, direttore del ‘Premio’ –  richiede tecnica, visione artistica e dedizione. Quando tutto si unisce, si ottiene un’immagine spettacolare come questa, vero esempio di ciò che la creatività umana può realizzare. In un mondo sempre più invaso da immagini generate dall’intelligenza artificiale, è bello celebrare un’immagine che sia allo stesso tempo maestosa e radicata nel mondo naturale”.

Fra le tante immagini esposte e realizzate da fotografi di assoluto respiro internazionale, sarebbe riprovevole non segnalare i nomi e le opere degli italiani premiati. Due fotografi, pochi ma anch’essi da applauso. Francesco Guffanti (milanese di origini, ma valdostano d’adozione), primo premio nella categoria “Bird Behaviour”, con l’immagine “Angelo o Demone” scattata in Valle d’Aosta e che ritrae un’“aquila reale” mentre si ciba di una carcassa di cervo rosso e il trentino di Prato allo Stelvio Philippe Egger, con lo scatto “Fotografia d’arte”, vincitore del primo premio nella categoria “Creative Perspectives”, dove protagonista é un comune “Martin Pescatore” cristallizzato, con non poca audacia, in un suggestivo volo su un’opera d’arte.

Gianni Milani

“Bird Photographer of the Year”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 1° marzo 2026

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19. Lun. chiuso

Nelle foto: Liron Gertsman “The Frigatebird and the Diamond Ring”; Francesco Guffanti “Angel or Demon”; Philippe Egger “Photo Art”

Trasporto Eccezionale!

/

PAROLE ROSSE di Roberto Placido

Siamo abituati a vederli sfrecciare sulle strade, sui marciapiedi,  sotto i portici, in due ed a volte anche in tre, ma così non mi era ancora capitato. Qualche pacchetto, borse della spesa, insomma, dimensioni contenute. Un vero trasporto eccezionale, per il quale, quelli veri, ci sono una serie di disposizioni molto chiare. Bisogna segnalare il percorso, indicare l’ingombro, cartelli segnalatici, invece in questo caso nemmeno il tradizionale straccio rosso. Figuriamoci i mezzi con il lampeggiante .L’unica cosa a norma l’orario, notturno. Quando ho letto l’articolo sul giornale online Torino. Quello dei monopattini sta diventando un problema insopportabile. Pericoloso, fastidioso, con un numero di morti e feriti drammatico. L’azione della Polizia Locale é impalpabile. I numeri che forniscono, contravvenzioni, controlli, sono ridicoli. Il problema del parcheggio selvaggio é più che fastidioso. Ostruire il passaggio di carrozzine, passeggini o persone con difficoltà motorie é indegno. Il silenzio dell’amministrazione é oramai intollerabile. Bisogna fare qualcosa e devo confessare che ci sto pensando seriamente.