ilTorinese

Caduto da un palazzo in cantiere: operaio 55enne in ospedale

È caduto da un’altezza tra i 3 e i 4 metri mentre lavorava: un operaio di 55 anni è ricoverato all’ospedale dopo l’incidente di questa mattina a Madonna di Campagna, in un cantiere di via Foligno 66.

La vittima, residente a Venaria, ha riportato un trauma toracico. Soccorsa sul posto dal 118, è stata trasportata all’ospedale Giovanni Bosco in codice giallo. Sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile e gli ispettori Spresal dell’Asl Torino per le indagini. Dalle prime verifiche, l’operaio sarebbe inciampato su una trave.

VI.G

Giornata della Salute mentale materna il 6 maggio al Sant’Anna

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(World Maternal Mental Health Day), presso l’ospedale Sant’Anna di Torino 

L’importanza del benessere psicologico delle madri

Il 6 maggio 2026 si celebra la “Giornata mondiale della salute mentale materna”, come ogni anno il primo mercoledì di maggio per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il benessere psicologico in gravidanza e post-partum e promuovere la prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, mira a rompere lo stigma, promuovere cure adeguate e supportare le madri che soffrono di disturbi perinatali.

L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno. Mercoledì 6 maggio 2026 dalle ore 8,30 alle ore 16,30, presso l’Aula Dellepiane dell’ospedale Sant’Anna (via Ventimiglia 1), si terrà l’evento “Salute mentale materna e benessere delle famiglie e della società”, preceduti dai saluti istituzionali di Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).

Diventare genitori è un profondo processo di trasformazione, una strada costellata da desideri, aspettative, timori, investimenti emotivi sia individuali che familiari. I mesi della gestazione fino al parto possono essere accompagnati da stress e tensione emotiva. Spesso si crede allo stereotipo che vede la gravidanza e il puerperio come un periodo idilliaco e sereno, ma non è sempre così. Secondo l’OMS nel mondo, circa 1 donna su 5 sperimenta depressione o ansia durante la gravidanza o, più spesso, nell’anno successivo al parto e circa il 20% di queste donne arriva ad avere pensieri suicidi o a compiere atti di autolesionismo. Ignorare la salute mentale non solo mette a rischio la salute e il benessere generale delle donne, ma ha anche un impatto sullo sviluppo fisico ed emotivo dei famigliari. Questa giornata intende porre attenzione sulla salute emotiva delle madri, spesso trascurata, anche a causa di limiti e tabù. Sappiamo che la salute mentale materna non riguarda solo la madre, ma ha un impatto profondo sull’intera famiglia e sul neonato. Aiutare una madre vuole dire appunto aiutare una famiglia e lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale del bambino.

Durante la gravidanza si vivono momenti di forte cambiamento che potrebbero anche avere zone d’ombra. Le trasformazioni che intervengono in questo periodo sono accompagnate da una mobilitazione psichica molto impegnativa che coinvolge sia l’aspetto fisico e fisiologico, sia quello psicodinamico e relazionale. In base al proprio vissuto in questo periodo possono emergere emozioni positive come gioia e speranza o emozioni negative con ansia e tristezza. Nonostante la depressione sia una delle più comuni complicanze della gravidanza, accentuata ancora di più negli ultimi anni a causa della pandemia, ci sono ancora tanti tabù e le donneprovando vergogna, evitano di esprimere il loro disagio. Donne di ogni cultura, età, reddito ed etnia possono sviluppare disturbi dell’umore nel periodo perinatale. I sintomi possono comparire in qualsiasi momento durante la gravidanza ed i primi 12 mesi dopo il parto.

Intercettare precocemente i segnali di questo malessere non è facile, anche perché le donne scontano ancora un forte condizionamento culturale. La mancanza di conoscenze sulla depressione post partum e l’accettazione acritica di alcuni miti sulla maternità possono essere un ostacolo significativo tanto da rendere talune mamme, e chi le circonda, incapaci di riconoscere i segnali e i sintomi che caratterizzano questa condizione. Le aspettative, spesso idealizzate, si scontrano inevitabilmente con l’impegno concreto legato alle continue richieste di cura provenienti dal nuovo nato, con i necessari cambiamenti delle abitudini coniugali e con la significativa riduzione dei rapporti sociali.

Per tutte queste ragioni molte donne sono riluttanti a cercare un aiuto professionale per paura di essere considerate persone deboli e fragili o ingratamente insoddisfatte. Malgrado alcuni aspetti comuni, il comportamento delle madri depresse appare molto eterogeneo: è indispensabile dunque tener conto dell’estrema complessità della sintomatologia depressiva, considerando tutte le variabili di rischio o di protezione, in grado di aggravarne o mitigarne il quadro. I partner possono rappresentare un fattore protettivo determinante se sono disponibili a livello emotivo, propositivi e altamente supportivi, mentre al contrario è stata rilevata una significativa correlazione tra assenza del sostegno da parte dei partner e grado di depressione. È fondamentale dunque parlarne per poter creare o ritornare con nuovi modelli ad una cultura del supporto materno, riconoscere i segnali di rischio ed approntare interventi precoci che puntino a sostenere le «buone» capacità materne. L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno che tratta ed abbraccia tutti questi temi in un’ottica multidisciplinare e preventiva. Sarà inoltre l’occasione per presentare un nuovo strumento a sostegno della genitorialità: il libretto “Nascere piccoli piccoli. Il nostro viaggio in Terapia intensiva Neonatale”, scritto da due psicologhe borsiste del Sant’Anna e la ricerca “Sapere per”, in collaborazione con l’Università, che indaga la conoscenza delle donne in gravidanza sul significato e l’appropriatezza dei vari test di screening prenatali cui si sottopongono ed il bisogno di lavorare sulla cura della comunicazione medico – paziente.

E’ necessario sollecitare le istituzioni affinché in un’ottica di promozione della salute intensifichino le misure di supporto tempestivo ed efficace per le donne e le loro famiglie, ed aumenti la consapevolezza sulla salute femminile attraverso un dibattito collettivo.

E’ importante che la vasta comunità educante veda la gravidanza e la maternità non solo come una felice realizzazione della donna ma come una scelta responsabile e complessa che coinvolge la storia familiare di ogni donna, il rapporto con la propria madre e al contempo la vastità delle sue relazioni e l’intreccio emotivo dei suoi vissuti.

Riconoscere la fatica e la complessità del “nascere madre” significa accogliere e rimanere sensibili al grido di sofferenza spesso silenzioso di molte donne e alla loro necessità di aiuto.

Festa patronale di Sant’Attanasio, patrono di San Sicario Borgo

Cesana Torinese

La giornata di festa del 2 maggio scorso si è aperta con la Santa Messa alle ore 11, celebrata da Don Andrea e Don Stefano, cui ha partecipato in veste ufficiale anche il Sindaco Daniele Mazzoleni. Al termine della Santa Messa, cui hanno partecipato anche le donne vestite dei costumi tradizionali, vi è stata la distribuzione del pane benedetto. La festa è proseguita con la parte legata alla gastronomia, con le immancabili goffres , ma anche con pizze, focacce, la grigliata a cura del Gruppo Alpini di Cesana Torinese. Nel pomeriggio il gruppo Suonamboli ha dato vita a musiche e balli occitani. È composto da Giorgio Ferraris alla cornamusa e ai flauti, Ilio Amisano all’organetto, Stefano Proto e Davide Vergnano al violino.

“Un grazie a Don Andrea, Don Stefano e alla Pro Loco, agli Alpini e adulti coloro che hanno reso possibile organizzare questa splendida festa patronale – ha dichiarato il Sindaco di Cesana Torinese, Daniele Mazzoleni”.

Mara Martellotta

Re-Play 2026 promuove la mostra “La terra fabbricata”

Organizzata da Urca cooperativa sociale in occasione dei vent’anni di attività dell’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea

Inaugura il 7 maggio prossimo, dalle 19 alle 21, accompagnata da una performance drammaturgica delle opere, alle 19.30, la mostra “Re-Play 2026. La terra fabbricata”, sul tema del paesaggio, dell’energia e del lavoro, presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea.

“Re-Play è un format curatoriale in cui i curatori sono persone esterne al mondo dell’arte, non professionisti, ma semplici cittadini e cittadine, che ogni anno affrontano lo studio di una collezione museale o di un archivio e, a partire da questo, realizzano una mostra curata collettivamente – ha dichiarato la curatrice Lorena Tadorni – quindi, ogni anno, nasce una nuova mostra che origina dal nostro patrimonio culturale. Quest’anno abbiamo realizzato la mostra dal titolo ‘La terra fabbricata’ presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea”.

I partecipanti al progetto curatoriale sono Gianmaria Baro, Annamaria Bellotto, Marta Carocci, Barbara Garabello, Rossana Leporati, Patrizia Mani, Simonetta Pozza, Ezio Sartori. La drammaturgia delle opere è a cura di Maria Grazia Agricola.

Dall’incontro tra Re-Play 2026 e l’Archivio Cinema d’Impresa di Ivrea è nata la mostra “La terra fabbricata”. Nel 2026, l’Archivio ha celebrato i suoi primi vent’anni di attività, e questa ricorrenza viene valorizzata proprio da Re-Play prendendo in esame il primo fondo depositato: il Fondo Edison. Un patrimonio audiovisivo di straordinario valore che documenta la trasformazione sociale e paesaggistica dell’Italia nel corso del Novecento attraverso filmati per raccontare il mondo dell’energia, del lavoro e del territorio.

La costruzione delle infrastrutture energetiche, lo sviluppo idroelettrico, le immagini di dighe, centrali e grandi cantieri, che hanno ridefinito interi paesaggi naturali, fanno parte dei materiali raccolti in questo fondo, che restituiscono anche una panoramica rinnovata sulle trasformazioni del lavoro e della società: dalle pratiche agricole modernizzate grazie all’elettrificazione ai processi industriali, fino alla presentazione delle comunità e delle persone coinvolte in questi cambiamenti. Di particolare rilevanza è la presenza di registi come Ermanno Olmi che, all’interno della produzione Edison, ha sviluppato una parte significativa del suo linguaggio cinematografico, contribuendo a fare del film industriale una forma espressiva capace di coniugare documentazione e ricerca poetica. Tra i lavori esposti ricordiamo i suoi film quali “La diga del ghiacciaio”, del 1955, e “La mia valle”, insieme a “Il racconto della Stura”, risalenti al medesimo anno.

La mostra “La terra fabbricata” nasce dallo studio collettivo di questi materiali, da un percorso visivo e narrativo che esplora il rapporto tra l’uomo e la terra, il suo intervento per trasformarla, renderla produttiva e abitarla. Dighe, cantieri e paesaggi modificati, oltre a territori coltivati emergono come segni tangibili di un’azione che attraversa immagini e memoria industriale, restituendo uno spaccato estremamente emblematico nella storia del nostro Paese e la complessità di un territorio costruito attraverso la trasformazione della propria terra.

La mostra presenta una selezione di video e immagini d’archivio organizzati per nuclei tematici: dighe e trasformazioni del paesaggio ( tra cui i lavori di Ermanno Olmi), sfruttamento e produttività della terra, in cui sono contenuti film come “L’energia elettrica nell’agricoltura”, del 1955, e “La terra ha fame”, del 1961, di Giovanni Cecchinato, che raccontano l’introduzione delle tecnologie, dei fertilizzanti e dei mezzi meccanici che hanno trasformato radicalmente il lavoro agricolo e il rapporto con il suolo. Uno sguardo particolare è rivolto al ruolo delle donne e ai processi produttivi con materiali come “L’industria degli esplosivi”, “Valloia (Avigliana 1923-1925)”, che documenta il lavoro femminile all’interno degli stabilimenti e i filmati sullo stabilimento Châtillon di Vercelli e Ivrea. Emerge inoltre un forte legame tra industria e territorio nei documentari dedicati alla produzione tessile sintetica, tra cui “La lavorazione del filato sintetico Helion nello stabilimento Chatillon di Ivrea” e “Chatillon 68”, che racconta la diffusione degli stabilimenti nella regione e il loro impatto sul tessuto sociale e paesaggistico.

La mostra si sviluppa sia negli spazi esterni dell’Archivio, attivando un dialogo tra le immagini e il contesto architettonico olivettiano, sia in quelli interni, in una sala dedicata alla proiezione continua che approfondisce alcuni temi della mostra attraverso una selezione di film del Fondo Edison. Tra i titoli presentati, “Buon lavoro, Sud”, del 1969, racconto delle trasformazioni economiche e sociali del Mezzogiorno, legate ai processi di industrializzazione, e “Il grande paese d’acciaio”, del 1960, dedicato alla costruzione dell’Italia Industriale attraverso la produzione siderurgica e le grandi infrastrutture.

Nel percorso espositivo le informazioni storiche sulle immagini si affiancano all’interpretazione personale dei partecipanti al progetto. Si tratta di narrazioni che restituiscono memoria immaginifica alle opere e contribuiscono a dar loro un senso rinnovato. Il giorno dell’inaugurazione, questi racconti diventeranno intensi momenti performativi.

Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa – viale della Liberazione 4, Ivrea -8 maggio/31 luglio 2026- orari: da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle ore 16 – inaugurazione giovedì 7 maggio dalle ore 19 alle ore 21 – performance drammaturgica delle opere alle 19.30.

Mara Martellotta

Open Gate Sogin, record di adesioni per le centrali nucleari in dismissione

Oltre 5.500 fra partecipanti attesi e persone in lista d’attesa

Roma, 4 maggio 2026 – Si sono chiuse con il record di adesioni le iscrizioni per partecipare alla quinta edizione di Open Gate, l’evento con cui Sogin aprirà al pubblico, nel fine settimana del 16 e 17 maggio, le centrali nucleari italiane in dismissione di Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE).

L’evento registra complessivamente oltre 5.500 adesioni, di cui 3.097 partecipanti attesi nelle due giornate, 1.949 iscritti ad una specifica lista d’attesa e circa 500 fra rappresentanti istituzionali, giornalisti e iscritti a Open Gate Community, l’iniziativa che si svolgerà venerdì 15 maggio. In questa data, le quattro centrali accoglieranno infatti gruppi di studenti, universitari e rappresentanti delle realtà associative, in particolare quelle dei territori dove Sogin è presente, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la partecipazione e coinvolgere le nuove generazioni.

Sogin è pronta ad accogliere i visitatori con due percorsi di visita: “zona controllata” e “area industriale”, per le centrali di Trino, Caorso e Garigliano, mentre per Latina è programmato un solo percorso: “area industriale”.

Nel corso della visita, della durata di circa due ore, i tecnici di Sogin e della controllata Nucleco accompagneranno le persone alla scoperta di luoghi simbolo della storia industriale e nucleare del nostro Paese e racconteranno il lavoro che svolgono ogni giorno per terminare lo smantellamento di queste centrali e per gestire i rifiuti radioattivi, dal loro stoccaggio nei depositi temporanei alla sistemazione definitiva nel Deposito Nazionale.

L’evento si svolgerà sotto il Patrocinio del Parlamento Europeo, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero dell’Università e della Ricerca, delle Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte, e dei Comuni di Caorso, Latina, Sessa Aurunca e Trino.

La stampa interessata può chiedere di accreditarsi scrivendo a ufficiostampa@sogin.it. Sarà possibile seguire l’iniziativa su Instagram tramite il profilo opengate_sogin, hashtag #opengate2026, con contenuti dedicati, aggiornamenti in tempo reale e racconti dei partecipanti.

Da una gemella all’altra al Trail del Bersaglio

Bellissima edizione del Trail del Bersaglio, la manifestazione allestita a Sommariva del Bosco con numeri di partecipazione davvero importanti e una fiumana di trailer sparsi sul percorso come un autentico serpentone multicolore. Da quest’anno la manifestazione era allestita su tre btracciati e la scelta di allargare il suo numero di percorsi si è rivelata indovinata.

La prova principale, quella sui 28 km per 700 metri di dislivello ha premiato l’albanese della Boves Run Dylaver Shirja che in 2h08’33” ha preceduto di 1’40” Samuele Turco (Mentecorpo SSDRL) e di 2’30” Davide Barrovero (Pod.Valle Varaita). Ai piedi del podio sono finiti Enrico Cattaneo (Atl.Fossano 75) a 4’49” e Roberto Giraudi (CB Sport Caramagna, la società organizzatrice applaudita da tutti i partecipanti) a 8’37”.

Grandissima prova fra le donne per Enrica Dematteis (Pod.Valle Varaita) che in 2h19’23” non solo ha colto la sesta piazza assoluta, ma ha siglato il nuovo record della corsa, strappandolo alla sua gemella Luisa vincitrice lo scorso anno. Seconda piazza per Manuela Elisa Leonardi (Sportinsieme) a 21’52” e terza per Mariagrazia Pellegrino (Boves Run) a 22’10”.

Nel percorso medio di 17 km per 300 metri primo posto per Mattia Baiardini (Gsr Ferrero) che in 1h16’52” ha prevalso per 2’30” su Roberto Parodi e per 3’24” su Simone Mozzato della società organizzatrice. A Silvia Toscani (Gsr Ferrero) la prova femminile in 1h36’15”, alle sue spalle Giuliana Appendino a 2’51” e Alessandra Fissore (Kalipe) a 3’15”.

Nel nuovissimo tracciato di 10 km per 100 metri il primo a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro è Riccardo Perrecchio (Apd Pont Saint Martin) in 41’07”, seguito da Ernesto Canneva (Ollomont) a 15” e da Daniele Primo (Atl.Cavour) a 1‘10”. Prima donna Maria Luisa Gili (Atl.Avis Bra) in 44’50”, seconda posizione per Paola Pretto (Atl.Saluzzo) a 35” e terza per Roberta Giolitti (Pod.Valle Varaita) a 7’38”.

Centinaia le presenze fra i tre percorsi competitivi e le tante proposte non agonistiche e per i più piccoli, coinvolgendo famiglie intere a Sommariva del Bosco (CN) per una giornata per molti indimenticabile, resa possibile anche dall’appoggio della Regione Piemonte, del Comune di Sommariva del Bosco, del Parco Regionale del Roero e di tante associazioni e sponsor del territorio a cui va l’augurio di ritrovarsi il prossimo anno con altre novità.

Sicurezza, Forza Italia: “Torino non può più essere considerata città ordinaria”

ROSSO E FONTANA: «IL SIULP CERTIFICA CIÒ CHE DENUNCIAMO DA ANNI»

In merito alla richiesta avanzata dal SIULP di Torino per la riclassificazione della Questura del capoluogo piemontese nella fascia superiore, al pari di Roma, Milano e Napoli, il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino, esprimono pieno sostegno all’iniziativa del segretario provinciale Eugenio Bravo, condividendone integralmente contenuti e preoccupazioni.

«Le parole del SIULP rappresentano una presa d’atto chiara, autorevole e non più aggirabile della reale condizione in cui versa Torino sul fronte della sicurezza. Da anni denunciamo come il nostro territorio presenti caratteristiche operative, criminali e di ordine pubblico che nulla hanno da invidiare — purtroppo — alle realtà metropolitane più complesse del Paese. Oggi questa realtà viene certificata direttamente da chi ogni giorno vive la strada e tutela i cittadini», dichiarano Rosso e Fontana.

«Fa riflettere, e per certi versi indigna, che per oltre trent’anni la città sia stata amministrata da classi dirigenti di sinistra che hanno sistematicamente minimizzato il problema sicurezza, liquidando le preoccupazioni dei cittadini come semplici “percezioni” o, peggio ancora, come strumentalizzazioni politiche. Oggi emergono invece dati, indagini, operazioni giudiziarie e valutazioni sindacali che confermano una situazione ben diversa, fatta di criminalità organizzata, radicalizzazione del conflitto sociale, carenze di organico e crescente pressione sulle Forze dell’ordine.

Torino convive con il radicamento della ’ndrangheta, con infiltrazioni economiche e istituzionali, con fenomeni di microcriminalità diffusa, con tensioni permanenti sul fronte dell’ordine pubblico e con un impiego costante e straordinario delle Forze di Polizia. Continuare a fingere che tutto questo sia soltanto una percezione significa mancare di rispetto ai cittadini e agli operatori in divisa.

Per queste ragioni sosteniamo con convinzione la richiesta di riclassificazione della Questura di Torino nella fascia delle grandi aree metropolitane. Ma riteniamo che questo non basti: Torino meriterebbe anche strumenti normativi speciali, sul modello di quelli previsti per Roma Capitale e, per alcuni aspetti, delle misure straordinarie riconosciute ad altre grandi città come Firenze, affinché possano essere garantite risorse, personale e poteri adeguati alla complessità del territorio.

Chi ha amministrato Torino per decenni ha il dovere di riconoscere gli errori compiuti. La sicurezza non è mai stata una percezione: è sempre stata una realtà concreta, spesso ignorata per convenienza ideologica. Oggi non ci sono più alibi», concludono i due azzurri.

La bellezza di ciò che non suona perfetto, nel nuovo libro di Alessandro Baricco

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono libri che parlano di musica, e poi ci sono libri che, mentre raccontano la musica, finiscono per raccontare noi.
Con Breve storia eretica della musica classica, Alessandro Baricco torna a fare ciò che gli riesce meglio: prendere ciò che crediamo di conoscere e spostarlo leggermente, quel tanto che basta per farci vedere tutto da un’altra prospettiva.
Torinese, autore tradotto in tutto il mondo, Baricco è noto per la sua capacità di muoversi tra narrativa e saggistica con uno stile riconoscibile e profondamente evocativo. Fondatore della Scuola Holden, ha sempre raccontato storie che interrogano il presente, mantenendo uno sguardo libero e mai convenzionale.
Breve storia eretica della musica classica non è un saggio nel senso tradizionale del termine. Non è una linea ordinata di date, correnti e compositori. È, piuttosto, un attraversamento. Un viaggio che parte da un tempo in cui il suono era ancora mistero – eco del divino, vibrazione primordiale – e arriva fino a noi, alle nostre playlist, ai nostri modi di ascoltare distratti e veloci.
Baricco racconta la musica come un tentativo umano, antico e ostinato, di dare forma al caos. Di costruire ordine là dove esiste solo rumore. Ma proprio qui introduce la sua “eresia”: quell’ordine, così necessario, porta con sé una perdita. Perché nel momento in cui il suono si organizza, qualcosa del suo disordine originario – e quindi della sua vitalità – si dissolve.
E allora il punto non è più solo la musica.
È l’essere umano.
Tra i passaggi più intensi, quello dedicato all’Opera segna una svolta emotiva. È lì che la musica, secondo Baricco, decide di uscire da sé stessa per incontrare il corpo, la voce, la collettività. Non più solo forma, ma carne. Non più solo perfezione, ma tremore. Il teatro d’opera diventa il luogo in cui la distanza tra chi crea e chi ascolta si accorcia, fino quasi a scomparire.
In questo percorso, i grandi nomi della storia musicale – da Bach a Beethoven, fino a Mahler – non sono trattati come icone lontane, ma come protagonisti di una narrazione viva, quasi epica. Non mancano sguardi spiazzanti: alcuni compositori diventano “agricoltori di suoni”, altri stilisti raffinati, altri ancora rivoluzionari capaci di liberare e, allo stesso tempo, imporre nuove regole.
È una storia che non segue una linea retta.
È una mappa.
Una mappa fatta di tappe evocative: dalla musica sacra e monodica, alla complessità della polifonia, fino al “Big Bang” delle forme classiche e alla frammentazione contemporanea, dove tutto si mescola, si contamina, si trasforma. Una diaspora sonora che somiglia molto al nostro tempo.
Il termine “eretica”, allora, non è provocazione fine a sé stessa. È una dichiarazione di libertà. È la scelta di stare ai margini, di non accettare una narrazione unica, di ascoltare anche ciò che solitamente viene escluso. E in questo gesto c’è qualcosa che va ben oltre la musica: c’è una riflessione profonda sulla nostra necessità di uscire dagli schemi, anche mentali.
Leggendo, viene naturale pensare alla mente come a un’orchestra: capace di armonia, sì, ma fatta di strumenti diversi, tempi diversi, spesso in contrasto tra loro. E se la cultura tende a cercare la perfezione, l’accordo, la forma impeccabile, Baricco ci ricorda che anche la dissonanza ha un suo valore. Anzi, forse è proprio lì che nasce la possibilità di evolvere.
In un presente che ci chiede continuamente ordine, velocità, chiarezza, questo libro si muove in direzione opposta. Difende il diritto al disordine. E in questo c’è qualcosa di sorprendentemente liberatorio. Quasi terapeutico.
Non è, però, un libro per tutti. La scrittura, affascinante ma a tratti ellittica, richiede disponibilità ad abbandonarsi, più che a capire. Non è un manuale, né vuole esserlo. È un testo per chi accetta di perdersi, per poi – forse – ritrovarsi in un ascolto diverso.
Perché, in fondo, la domanda che resta non è “che cos’è la musica?”, ma:
perché continuiamo ad averne bisogno?
E forse la risposta sta proprio lì, in quelle imperfezioni che cerchiamo di correggere ogni giorno. In quelle stonature che vorremmo eliminare. Baricco sembra suggerirci di fare il contrario: ascoltarle. Accoglierle. Riconoscerle come parte viva di ciò che siamo.
Perché senza dissonanza, non esiste davvero armonia.
E senza un po’ di disordine, forse, non esiste nemmeno la vita.
MARZIA ESTINI

Premiata la Virginia Agnelli di Torino nell’ambito del progetto imballaggi

“Ambarabà ricicloclò una rana balbettò “tre lattine userò” e la strega con bacchetta regalò la bicicletta alla rana che esultò. “Grazie mille ora ce l’ho”.  “Ambarabà riciclò”. Questa rappresenta la conta ideata in rima dalla classe IV B della scuola primaria  Virginia Agnelli di Torino, che si è  aggiudicata il terzo posto dell’edizione 2026 del progetto Ambarabà Ricicloclò, il concorso di educazione ambientale promosso da RICREA, il consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, parte del sistema CONAI.
I bambini delle scuole primarie si sono cimentati nella creazione  di componimenti ritmati  e fantasiosi, realizzando tre conte in rima. Protagonista dell’edizione 2026 la nuova sfida “Ora tocca a te. Conte in rima per il Riciclo degli imballaggi in acciaio”, che ha riportato al centro uno dei linguaggi più spontanei dell’infanzia, la conta.
Delle tre conte in rima una era dedicata a un imballaggio in acciaio, una a un prodotto ottenuto dal Riciclo e una al processo di trasformazione.
Si è trattato di un esercizio creativo capace di trasformare un gesto quotidiano, come la raccolta differenziata, in un racconto condiviso e facilmente memorizzabile. I componimenti vincitori sono stati illustrati da Enrico Machiavello e raccolti in un volume dedicato.

“Ambarabà ricicloclò  rappresenta uno dei progetti di educazione ambientale che ha visto il coinvolgimento di oltre 1720 studenti di 45 scuole di tutta Italia – commenta Roccandrea Iascone, Responsabile della Comunicazione di RICREA – Con questa iniziativa investiamo nelle nuove generazioni, trasmettendo il valore concreto della raccolta differenziata e del riciclo degli imballaggi in acciaio, come scatolette, bombolette, barattoli, tappi corona, fusti, trasformando un gesto quotidiano in un’esperienza consapevole e creativa. Quando i ragazzi traducono il riciclo in parole nasce una consapevolezza nuova, più autentica e partecipata, capace di farsi spazio nella vita di tutti i giorni. L’acciaio è  riciclabile al 100% e all’infinito , ma questa potenzialità prende forma solo attraverso le scelte delle persone, proprio a partire dalle nuove generazioni. In questo senso è  fondamentale il ruolo degli insegnanti,  che devono rendere gli alunni e loro stessi protagonisti attivi della sostenibilità”.
Le scuole premiate riceveranno una gift card per l’acquisto di materiale didattico a supporto del loro impegno educativo , 2 mila euro peri primi classificati, mille euro per i secondi e 500 euro per i terzi.

Mara Martellotta