ilTorinese

A Torre Pellice “Una Torre di libri”

Il festival letterario “Una Torre di libri” torna a novembre e dicembre a Torre Pellice con nuovi appuntamenti “fuori stagione”. Si parte venerdì 14 novembre alle 21 con la presentazione di “Ed ecco, io vi manderò il diluvio” di Stefano Fenoglio, in dialogo con Marco Baltieri e il pastore Davide Rostan. Il secondo appuntamento è in programma sabato 22 novembre alle 17, quando Monica Cristina Gallo presenterà “18 + 1. Diciotto anni e un giorno” insieme a Claudio Foti. Venerdì 28 novembre alle 21 sarà lo stesso Claudio Foti a parlare del suo libro “Sopravvissuto. Il dramma di Bibbiano”, dialogando con Lorenzo Tibaldo. Sabato 29 novembre alle 17 Egon Botteghi presenterà invece “Storie di genitori trans*”, in un confronto con l’avvocata Sara Moiso. “Una Torre di Libri – Fuori Stagione” proseguirà venerdì 5 dicembre alle 21 con “La libertà è un organismo vivente” di Beppe Battaglia, a confronto con Andrea Bouchard e con il pastore Ciccio Sciotto. Venerdì 12 dicembre alle 21 sarà la volta del volume “Donne e religioni in Italia” di Alessia Passarelli ed Elisabetta Ribet. Infine, sabato 13 dicembre alle 17 verrà presentato “La traccia di Toni” di Gian Luca Gasca, in dialogo con Roberto Rigano.

Promossa dal Comune di Torre Pellice e patrocinata dalla Città metropolitana di Torino, la rassegna è stata realizzata in collaborazione con gli organizzatori dell’edizione estiva di “Una Torre di Libri” e con diverse associazioni locali. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito e si svolgeranno nella Civica Galleria Filippo Scroppo di via via Roberto d’Azeglio 10.

“Raccontare e raccontarsi”, alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

Informazione promozionale

Quattro artisti protagonisti della mostra alla galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, dal 6 al 19 novembre 2025, nella mostra dal titolo “Raccontare e raccontarsi”, curata dall’art director Monia Malinpensa. Gli artisti coinvolti sono Ernesto Belvisi, Mario D’Altilia, Dario Frascone e Rosalba Mangione.

L’artista Ernesto Belvisi, con una ricerca assolutamente personale, conduce una linea espressiva di evidente carattere pittorico, sia dal punto di vista estetico che da quello contenutistico, capace di offrire al fruitore un fascino unico. L’evoluzione continua del colore, la stesura delle forme e l’effetto della luce mettono in risalto un aspetto scenografico e un impianto compositivo altamente suggestivo, che gli consentono di acquisire una tecnica originale. In una spazialità infinita di segni e frammenti sospesi in un’atmosfera fantasiosa, prendono vita elementi cromatici e simbolici molto suggestivi e immediati. Sono opere che esplodono di luce in un complesso unico e dinamico.

Si tratta di uno spazio dell’anima, quello dell’artista Ernesto Belvisi, che fissa nell’opera emozioni e sentimenti ricorrenti, in cui la superficie della tela, di forte contemporaneità, evidenzia ampiamente una tecnica ad acrilico sicura. I soggetti, di chiara matrice astratta che dimostrano una evidente abilità dei mezzi, acquisiscono vibrazioni materiche di viva sostanza pittorica. Armonie del colore, contrasti chiaroscurali e composizione dinamica del segno, attraversano le opere di Belvisi con un equilibrio formale ben riconoscibile. Il rapporto tra pieni e vuoti si sviluppa, nel suo iter, con un ritmo di volumi originale e con una gestualità ricca di un aspetto visivo e tecnico personale. Si tratta di un racconto in continua evoluzione, dove l’interpretazione rivela uno scenario ricco di molteplici sensazioni e di un’energia espressiva profonda.

Il secondo artista presente in mostra è Mario D’Altilia. Legato a una figurazione di notevole elaborazione espressiva e una fantasia costante, l’artista realizza composizioni tecniche che regalano al fruitore molteplici sensazioni e riflessioni, che sono il risultato del suo fare arte. Luci, ombre e segni danno vita a una spazialità scenografica sorprendente, ricca di estro, di minuziosa grafia e un lungo studio del colore nella sua resa formale. Si tratta di un racconto fortemente intimistico, in grado di interpretare un costruttivismo ricco di sfaccettature psicologiche, all’insegna di una dimensione artistica unica che cattura l’attenzione.

La tecnica dell’olio su tela, di sicura ed elaborata stesura, si esprime nei suoi elementi simbolici e aspetti riconducibili a una ricerca personale. Le combinazioni ricorrenti di formule matematiche e di rimandi alla geometria creano nelle sue figure e nei suoi paesaggi tecnici un gioco di valenza senica che traccia sempre nuove atmosfere suggestive. Si tratta di una pittura altamente significativa, ricca di un’elaborazione incentrata sulla figura umana, capace di comunicare con il suo mondo interiore e i suoi stati d’animo. Cadenze formali, combinazioni cromatiche, linee geometriche, strutture architettoniche e infiniti numeri attraversano l’opera in perfetto equilibrio all’interno di una vera funzione rappresentativa. La cromia, sempre ben modulata, e il disegno tecnico ritmato da una vena creativa costante, si incontrano nei dipinti dell’artista in una linea di ideazione, progettualità di evidente consapevolezza pittorica.

Terzo artista presente in mostra è Dario Frascone. Nelle sue opere emergono l’inseguirsi di geometrismi, l’originale costruttore grafico e la costante resa simbolica, con precisa valenza espressiva e dinamica interpretativa. La forza cromatica, spinta dal puro sentimento, offre al fruitore una continua ricerca visiva-contenutistica, in cui emozioni e sensazioni si susseguono nel loro iter. Quello di Frascone è un percorso operativo altamente personale, sorretto dalla capacità tecnica e da una costante ricerca.

Egli realizza i suoi soggetti con una notevole abilità esecutiva: prima vengono disegnati a mano, poi sviluppati in digitale con l’ausilio del computer. Ogni opera è un racconto, una propria emozione che ci conduce al recupero dei valori, all’insegna di un’arte vista e sentita. L’artista descrive con poesia, fantasia e realtà visioni evocative non di immediata lettura, perché chiedono di essere osservate attentamente con gli occhi e l’anima, affinché possano rivelare il loro pieno significato. È un percorso continuo di personalissima interpretazione e di tecnica innovativa, dal quale nascono soggetti di forte carica creativa, impostati su un valore simbolico che rivela molteplici espressioni. Si tratta di opere dal fascino onirico, che trasformano ogni dettaglio in una compattezza espressiva, il cui messaggio finale reca un chiaro e preciso significato. In una sinfonia armonica di equilibrio formale, convergono luci intense e cromie vivaci, derivanti da studio e lavoro intenso, che evidenziano uno stile unico e un’abilità naturale incentrata su aspetti meditativi.

L’artista Rosalba Mangione colloca la sua linea di ricerca nel campo della pittura e nella ceramica di vetrofusione, in elementi di chiara valenza simbolica e concettuale nati da una riflessione continua, dove l’immagine, emotiva e meditativa, non passa inosservata. Gli effetti chiaroscurali, la presenza rilevante della materia e la spazialità senica evidenziano una propria capacità artistica, lasciando al fruitore una costante immersione e un dialogo con l’opera.

Quella di Rosalba Mangione è una ricerca astratta, dinamica ed emotiva, in cui la consistenza del colore, filtrato da una sicura composizione pittorica, si diffonde nell’opera con una gestualità personale e una vibrante atmosfera rarefatta. L’intervento dell’acrilico, dello stucco e della resina affiora con notevole stesura, creando molteplici sensazioni tecniche ed estetiche. L’umanità che emerge dalle sue opere è rappresentativa di un animo estremamente sensibile, che la contraddistingue. I temi sulla donna mettono in rilievo una sensibilità di forte impeto interiore, rispettoso verso l’animo umano. La sostanza strutturale, la luce intensa e le larghe stesure tonali rispondono a una validità pittorica con sicurezza dei mezzi. Quella di Rosalba Mangione è una pittura che offre una vasta gamma di valori espressivi e aspetti umani in continua trasformazione, dove la riflessione si fa sempre più profonda nella sua arte e assume una forte valenza simbolica. Il progetto pittorico di Rosalba Mangione è di chiara aderenza astratta e di slancio emotivo, e innesca nel fruitore un meccanismo creativo sempre diverso, vibrante di energia, ricco di vitalità e sintesi formale.

Galleria Malinpensa by La Telaccia – corso Inghilterra 51, Torino

Orari: 10.30 – 12.30 / 16 – 19 / chiuso lunedì e festivi  – telefono: 011 5628220

Mara Martellotta

La generazione Z, ultima anche dell’alfabeto

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

La generazione Z forse è una delle tante semplificazioni sociologiche volte a creare categorie di persone. Io ho sempre diffidato dalla sociologia ,ma in effetti  la generazione Z esplosa quest’anno nelle manifestazioni pro Pal non è una semplice catalogazione sociologica. Ha riempito le piazze italiane e ha occupato le università, lasciandosi andare anche al vandalismo . L’episodio di uno studente torinese che ha puntato una pistola (per fortuna giocattolo, ma del tutto simile al vero) contro un suo docente, lascia un po’ sbigottiti anche se le generalizzazioni sono sempre sbagliate e non basta un caso per creare un fenomeno. La generazione Z sarebbe  la generazione dei nati a partire dagli ultimi anni ‘90, quelli  che invece del biberon hanno convissuto con i pc e gli Smartphone. In parte può essere una definizione temporale vera, ma in parte i tanti difetti che ho voluto elencare, raccogliendo esempi attinti negli ambiti più disparati,  a ben vedere, appartengono anche ad altre generazioni, compresa, almeno in parte , anche alla mia .I giovani della generazione Z – è stato scritto autorevolmente  –  a scuola- quando l’hanno frequentata – hanno scelto studi tecnici e scientifici, schifando quelli classici. Il Latino e il Greco sono supplizi arcaici e inutili a loro modo di vedere da evitare. A scuola – va detto a loro parziale discolpa – hanno avuto professori più simili a profumieri o profughi, come diceva nei momenti di ironica  sincerità il vecchio Bruno Segre. Prof. imbevuti dei peggiori cascami settantottini, iscritti al Cobas della Scuola, sempre pronti a scioperare. Erano così distanti dalla funzione docente da parlare  solo sempre sempre di salario. Non potevano capire cosa dovesse essere un professore e infatti hanno impersonificato  i nuovi travet in jeans e giacca a vento. Fare una lezione degna di questo nome era un obiettivo impossibile. I loro allievi della generazione Z  non sanno cosa sia una cravatta o un abito completo o anche solo una giacca  o un paio di  scarpe in pelle. Hanno una divisa h 24 fatta di vestiti a volte anche sbrindellati che loro considerano i migliori.

Si presentano agli esami universitari scamiciati, come per altro ,fanno tanti loro professori. Non leggono giornali, al massimo sfogliano “ Il fatto“ e snobbano la Tv, anche se amano Crozza e la Litizzetto. Non leggono neppure libri e non sanno cosa sia una biblioteca o tentare di costituirne una personale. Non sanno neppure chi siano i grandi Classici. Di fronte ad un terzina dantesca si troverebbero in serio imbarazzo, anche potendo usufruire di note. Quando scrivono, i periodi formati di soggetto, verbo, complementi sono un retaggio del passato. La sintassi del periodo è cosa del tutto sconosciuta.  Quando ascoltano un discorso fatto da altri che non siano  i loro coetanei, stentano a capire il senso del discorso. Se leggono un testo che non sia la cronaca di una partita di calcio, si arenano dopo poche righe. Tendono a dare del tu a tutti indiscriminatamente ,non rispettano i titoli accademici degli altri, ritengono che uno sia uguale ad uno. Infatti sovente votano grillino. Vedono in Appendino la loro leader maxima. Vogliono ridurre o, meglio, annullare le disuguaglianze perché questo è  l’unico modo che hanno per far  carriera, demolendo quella degli altri. Da ambientalisti doc amano la decrescita felice delle città, vanno in bici e pretendono, quando sono in sella, la precedenza assoluta. Amano tantissimo anche i monopattini su cui vanno senza fare uso del casco. Ritengono la cultura un inutile retaggio del passato e vivono solo nel presente. Sono aridi, totalmente privi di ideali, forse anche abbastanza cinici.

Il pc è come una protesi del loro cervello che, di norma, ha dimensioni minime. Stranamente del passato si ricordano solo del fascismo e credono che esso sia vivo e vegeto anche oggi. Lo combattono a colpi di slogan in cui confondono la Resistenza italiana con il 7 ottobre del massacro degli israeliani, sono totalmente privi di senso della storia, mancano di coordinate culturali, anche le più elementari. Se, per assurdo, dovessero ripetere ciò che fecero i partigiani, si rivelerebbero totalmente privi di coraggio. La Patria per loro è un’idea truffaldina. Sanno a memoria solo l’inizio dell’articolo 11 della Costituzione che recitano come una giaculatoria laica .Hanno invidia nei confronti di chi ha fatto una qualche carriera, disprezzano gli anziani verso cui manifestano un’evidente e cinica ingratitudine. Non amano visitare gli ammalati, anche se sono loro parenti. La religione per loro è un orpello del passato (al massimo sono filo islamici), non vanno neppure al cimitero a visitare i nonni della cui benevolenza pure  hanno goduto in modo smisurato.  L’inverno demografico  è in prevalenza causa loro perché considerano il matrimonio un qualcosa di arcaico, mentre vedono l’omosessualità una delle cose più naturali e vedono nella fluidità sessuale un diritto civile. Il loro femminismo è totale e assoluto almeno a parole.

Poi nella vita privata ognuno si regolerà come vuole. Questa generazione lascerà ai posteri le macerie di un nichilismo neppure consapevole che li ha resi vecchi prima ancora di invecchiare. Non pensano a mettere su famiglia, ma gigioneggiano con l’auto di papà, quando il monopattino non basta. Ovviamente non hanno mai pensato ad associarsi ad un‘associazione culturale che forse  ritengono l’anticamera dell‘obitorio. In fondo non sanno neppure mangiare in modo adeguato .Sono quasi sempre vegani intransigenti  e intolleranti e sono la causa inconsapevole  del declassamento della cucina e dei ristoranti perché a loro piace solo il panino imbottito all’amerikana, ovviamente quello prediletto dal nuovo sindaco di New York. Hanno un‘idea della droga molto edulcorata ed a volte ricorrono ad essa  per trovare delle emozioni.  Cosa verrà fuori da questa generazione Z ? Forse la fine del mondo o almeno un secondo diluvio universale. Forse continuerà all’infinito il grigiore del nuovo millennio in attesa di una terza guerra mondiale. Le “magnifiche sorti e progressive “ sono con loro comunque  davvero finite.

In Barriera a discutere di TAV e del rilancio di Torino

Mentre  l’altra mattina il Comune proponeva  di aprire studi professionali nei negozi chiusi, non proprio la Vision strategica di Cavour…nel pomeriggio salone pieno in Barriera di Milano a discutere del futuro di Torino e di Barriera ricordando la grande piazza Castello SITAV di sette anni fa, salvando l’opera più importante per il futuro. In piazza c’era anche il Comitato di Barriera guidato da Angelo Martino. La TAV , che viaggia lentamente solo dalla parte italiana, mentre l’Europa l’altro ieri ha rilanciato il progetto di una Metropolitana europea con treni moderni per offrire a tutti i cittadini europei compresi i valsusini Notav,  gli ultimi mohicani, il treno veloce mezzo di trasporto che non inquina e toglie traffico e inquinamento. Da trent’anni Torino cerca un nuovo destino, difendendo male il patrimonio di idee che l’aveva resa per la seconda volta capitale. Una Torino che si è impoverita e con grandi problemi di sicurezza e degrado e che ha bisogno di ritornare a creare posti di lavoro seri per i giovani e per i tanti cassaintegrati che fan fatica a vivere con stipendi tagliati del 30-40% Testardamente mi batto per il rilancio della Citta’ e  oltre a spiegare quanto anche Barriera ci guadagnerà’ dalla TAV, insieme all’ing. Carità a Giorgio Merlo a Marco Bardesono , ho presentato alcune proposte che Torino dovrebbe presentare nella discussione della nuova Finanziaria per difendere l’industria dell’auto e l’indotto. Perché il lavoro lo si difende presentando proposte in Senato la prossima settimana non il 12 dicembre con lo sciopero di Landini quando il Parlamento avrà già completato la discussione sulla Legge di Bilancio. Barriera rinasce con dibattiti qualificanti come quelli di ieri, nella attesa che il Sindaco Lo Russo risponda gentilmente alla nostra richiesta di spostare in Barriera il Centro per la Intelligenza Artificiale .Nel dibattito sono intervenuti Giuseppe Dramisino di Barriera e gli ingegneri Brustia e Caluri.

Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO

Strage di Brandizzo, nasce il «Giardino del Ricordo»

 

Lunedì 10 novembre 2025, allo ore 10, all’interno del Parco Bresso, nei pressi della piazza Vittime di Nassiriya a Brandizzo (Torino), si terrà la cerimonia di inaugurazione del «Giardino del Ricordo», in memoria dei cinque lavoratori edili della Sigifer, travolti e uccisi da un treno il 30 agosto 2023 mentre facevano manutenzione sui binari vicino alla stazione ferroviaria della cittadina torinese per conto dRfi – Rete Ferroviaria Italiana: Giuseppe AversaKevin LaganàSaverio Giuseppe LombardoGiuseppe SorvilloMichael Zanera.

 

Nell’occasione verranno piantumati cinque alberi donati dal sindacato edile Filca Cisl di Torino, nell’ambito delle attività promosse in occasione della Settimana del Lavoro Sicuro, l’iniziativa organizzata dall’associazione Sicurezza e Lavoro insieme al Comune di Brandizzo per commemorare la strage ferroviaria.

 

All’inaugurazione, oltre alla sindaca Monica Durante e a rappresentanti di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Filca Cisl e Sicurezza e Lavoro, parteciperanno familiari delle vittime, il prefetto di Torino, Donato Cafagna, la presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo, e il dirigente scolastico Gabriele Bonifacio e 130 studenti e studentesse dell’Istituto comprensivo “Gianni Rodari” di Brandizzo che hanno aderito al progetto “A scuola di Sicurezza”, promosso da Sicurezza e Lavoro e dall’Amministrazione Comunale, in collaborazione con Fillea Cgil.

 

«Brandizzo non può e non vuole dimenticare quanto accaduto il 30 agosto 2023 – dichiara la sindaca del Comune, Monica Durante – e con un gesto simbolico come l’inaugurazione del Giardino del Ricordo, rendiamo omaggio alle cinque vittime e ci stringiamo al dolore dei loro familiari, ma, allo stesso tempo, insieme a Istituzioni, Sicurezza e Lavoro, sindacati e cittadinanza, ribadiamo il nostro impegno per luoghi di lavoro sicuri».

 

«In attesa che venga fatta giustizia nelle aule di tribunale – afferma Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – continuiamo a impegnarci per sostenere le famiglie delle vittime e la comunità, duramente colpita dalla strage del 30 agosto 2023. Senza retorica, ma insieme a Istituzioni, sindacati e cittadinanza, vogliamo fare memoria, per non dimenticare i cinque caduti sul lavoro e gettare un seme di speranza per il futuro, per un lavoro più sicuro e dignitoso per tutti e tutte».

 

«Il ricordo dei cinque lavoratori edili morti a Brandizzo non è solo un atto dovuto di pietà e rispetto, ma deve trasformarsi in un appello alla responsabilità e alla consapevolezza collettiva» – dichiara Vittorio Di Vito, segretario generale Filca Cisl Torino.

 

«Per noi – aggiunge il dirigente sindacale – la sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un diritto inalienabile e un investimento fondamentale nella dignità umana, come ricorda sempre il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

 

“Bianco al Femminile”. In mostra sei secoli di autentici capolavori tessili

Appartenenti alle Collezioni di “Palazzo Madama”

Fino al 2 febbraio 2026

Occasione contingente, il riallestimento della “Sala Tessuti”. Da questa pratica incombenza, nasce una mostra di notevole valore culturale, storico e didattico che racconta, attraverso sei secoli di altissima arte tessile una storia che passa per ricami minuti e intricati e preziosi merletti, arrivando al più iconico degli abiti femminili di colore bianco, il colore naturale della seta e del lino: l’abito da sposa. Si presenta così la mostra dal titolo (non per nulla) di “Bianco al Femminile” curata da Paola Ruffino e allestita nella “Sala Tessuti” di “Palazzo Madama” fino a lunedì 2 febbraio 2026. In rassegna, trovano adeguato spazio cinquanta manufatti tessili, appartenenti alle Collezioni del Palazzo che fu “Casa dei secoli” per Guido Gozzano, di cui sei restaurati per questa precisa occasione e quattordici esposti per la prima volta: autentici capolavori nati dal sorprendente lavoro (più che artigianale) passato, per tradizioni secolari, attraverso “mani femminili” che hanno operato con minuta diligenza sul “ricamo in lino medievale”, così come sulla lavorazione dei “merletti ad ago” o “a fuselli” o ancora sul “ricamo in bianco su bianco”. Donne artigiane, donne artiste, donne “autrici, creatrici, nonché raffinate fruitrici e committenti di tessuti e accessori di moda”. Comune fil rouge, per tutte, il colore bianco, colore “in stretta connessione, materiale e simbolica, proprio con la donna”. E che trova il suo massimo apice in Francia e in Europa, sul finire del XVIII secolo, complice il fascino esercitato dalla statuaria greca e romana su una moda che guarda, affascinata non poco, all’antico. “Le giovani – si legge in nota – adottano semplici abiti ‘en-chemise’, trattenuti in vita da una fusciacca; il modello del ‘cingulum’ delle donne romane sposate, portato alto sotto al seno, dà avvio ad una moda che durerà per trent’anni. I tessuti preferiti sono mussole di cotone, garze di seta, rasi leggeri, bianchi o a disegni minuti, come le porcellane dei servizi da tè”.

Dal XIV – XV secolo fino al Novecento (dietro l’angolo) l’iter espositivo prende avvio dai primi “ricami dei monasteri femminili”, in particolare di area tedesca e della regione del lago di Costanza (lavorati su tela di lino naturale e poi diffusisi, per la povertà dei materiali e per la facilità di esecuzione, anche in ambito domestico – laico, per la decorazione di tovaglie e cuscini) per poi passare a documentare la lavorazione del “merletto” nell’Europa del XVI e XVII secolo che vide protagonisti i lini bianchissimi e la straordinaria abilità delle “merlettaie veneziane e fiamminghe”. In rassegna una scelta di bordi e accessori in pizzo italiani e belgi illustra gli eccezionali risultati decorativi di quest’arte “esclusivamente femminile”, che nel Settecento superò gli stretti confini della casa o del convento e si organizzò in “manifatture”. E proprio l’inizio della “produzione meccanizzata” causò, nel XIX secolo, la perdita di quell’insostituibile virtuosismo nell’arte manuale del “merletto”, che riemerse invece nel ricamo in filo bianco sulle sottili “tele batista” (in trama fatta con filati di titolo sottile) e sulle “mussole” dei “fazzoletti femminili”. Quattro splendidi esemplari illustrano l’alta raffinatezza raggiunta da questi accessori, decorati con un lavoro a ricamo che restò sempre un’attività soltanto al femminile, anche quando esercitata a livello professionale.

L’esposizione si conclude nel XX secolo con uno dei temi che più vedono uniti la donna e il colore bianco nella nostra tradizione, l’ “abito da sposa”, con un abito del 1970, corto, accompagnato non dal velo ma da una avveniristica cagoule (cappuccio), scelta non scontata “che ribadisce la forza e la persistenza del rapporto tra l’immagine della donna e il candore del bianco”.

La selezione di tessuti è accostata nell’allestimento a diverse “opere di arte applicata”, fra cui miniature, incisioni, porcellane e legature provenienti dalle Collezioni del “Museo”. 

In occasione del nuovo allestimento delle Collezioni Tessili, “Palazzo Madama” propone, inoltre, un laboratorio di cucitura in forma meditativa” a cura di Rita Hokai Piana nelle giornate di sabato 15 e 22 marzo, 5 12 aprile,  dalle ore 10 alle ore 13. Tutte le info su: www.palazzomadamatorino.it

Gianni Milani

“Bianco al Femminile”

Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 o www.palazzomadamatorino.it

Fino al 2 febbraio 2026

Orari: lun. e da merc. a dom. 10/18; mart. chiuso

 

Nelle foto: “Sala Tessuti” (Ph. Studio Gonella); Caracò, Italia 1750-60; Corpetto, Germania sud-occidentale, 1750-75

Viaggia contromano sulla A4

Attimi di paura sull’autostrada A4 Torino-Milano dove all’altezza dello svincolo di Chivasso Est una vettura ha percorso un tratto contromano, L’auto è stata avvistata all’ultimo momento dal conducente di un altro veicolo che l’ha scansata appena in tempo.

 Eleonora Setaro e Giulia Donini in “Gigi e Luigi”

Il Piccolo Teatro Comico, con il patrocinio di Regione Piemonte, Città di Torino e Città Metropolitana di Torino, Circoscrizione 2 di Torino, e in collaborazione con altri Enti, presenta la stagione teatrale 2025/2026, il cui tema è “Punti di vista, armonie”. Una stagione unica comprendente diverse forme teatrali: dal teatro comico a quello di prosa, da quello del genere lgbtq+ al teatro danza, dalla stand up comedy al cabaret e musica, fino alla commedia. Il progetto nasce da un’esigenza del Piccolo Teatro Comico nel rendere la cultura un via da percorrere, incrociando il cammino di uomini e donne con esperienze diverse, tutte preziose, che si arricchiscono incontrandosi, scontrandosi e premiandosi a vicenda, tenendo conto del rispetto, in tutte le sue forme, verso gli altri e la natura che li circonda. Gli spettacoli danno spazio all’idea di integrazione.
Venerdì 14 novembre, alle ore 21, Eleonora Setaro e Giulia Donini interpreteranno la pièce  “Gigi e Luigi”(lgbtq+). Gigi e Luigi sono due frizzanti cabarettiste della Ville Lumière di Parigi, negli anni Venti del secolo scorso, che una sera esagerano con la baldoria e si ritrovano per qualche ragione catapultati nel 2025. Questo viaggio nel tempo, apparentemente irreversibile, li costringe a provare a integrarsi nella società odierna, e cercare di mantenersi come artiste squattrinate, da grandi star quali erano. In un ritmo incalzante di gag e sagace comicità, lo spettacolo affronta tematiche come l’identità di genere, l’orientamento sessuale, il transfemminismo, il precariato nel mondo dell’arte e la crescente limitazione delle libertà individuali, destreggiandosi tra clown, drag queen, drag king, danza e teatro fisico.

Il Piccolo Teatro Comico, costituito nel 2002, è la continuazione di un progetto artistico e di una poetica teatrale iniziata nel 1988 con uno stesso staff denominato, all’epoca, ‘Canovaccio’. Obiettivo artistico e di programmazione del Piccolo Teatro Comico, la rivalutazione del concetto di teatro, partendo dalla commedia e dal “classico”, da proporre nella sua essenza primordiale fino a performance di spettacolo eterogeneo, dalla danza al cabaret, al teatro multietnico e di genere, creando uno spazio organico vivo, che possa raggiungere un pubblico vario che frequenti il teatro in modo attivo e creativo.

Info e prenotazioni: Franco Abba – 339 3010381

Piccolo Teatro Comico: via Mombarcaro 99/B, Torino

Mara Martellotta