Oggi verso le 13 in corso Unione Sovietica a Torino, zona Mirafiori una donna di 86 anni è stata travolta e uccisa da un veicolo pirata. E potrebbe trattarsi di un camion che non si è fermato a prestare i soccorsi. La polizia locale sta tentando di individuare il mezzo attraverso i testimoni e le telecamere di videosorveglianza presenti nell’area.
“I dati sugli infortuni in Piemonte, nel primo bimestre del 2026, con otto vittime sul lavoro e un’influenza di mortalità superiore alla media nazionale (3,8 contro 3), delineano un quadro regionale critico che colloca oggi il Piemonte in zona rossa nella mappatura del rischio. A fine gennaio la regione risultava in zona gialla, con due vittime sul lavoro – commenta l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza Vega – il peggioramento del dato complessivo conferma la necessità di tenere alta l’attenzione sulla prevenzione, intervenendo in modo mirato nei contesti più esposti, perchè la sicurezza sul lavoro non deve essere considerata un tema emergenziale, ma un impegno strutturale continuo”.
Per individuare le aree più fragili in Italia, sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’Osservatorio Sicurezza Vega elabora una mappatura del rischio rispetto all’incidenza di mortalità. La zona rossa, quella in cui so trovare il Piemonte, raggruppa le regioni con l’incidenza maggiore di morti sul lavoro rispetto alla media nazionale. A fine febbraio 2026, il rischio di infortunio mortale in regione, con 3,8 morti per milioni di occupati, risulta superiore alla media nazionale di 3.0. Per quanto riguarda le incidenze nel dettaglio, in regione troviamo Vercelli, Alessandria e Torino in zona rossa, con un’incidenza di infortuni mortali sul lavoro rispettivamente pari a 14,3, 5,6 e 5,3, tutte le altre province sono in zona bianca, con zero vittime in occasioni di lavoro.
Mara Martellotta
I rischi connessi
Mentre mangiano o giocano, quando sono al mare o insieme ai loro amici, le foto dei bambini spopolano su internet, sui social, sui profili Facebook o Instagram . Questa volonta´ di condivisione ´ certamente un gesto di affetto e di orgoglio da parte di genitori, dei nonni e di tutti coloro che li amano, ma spesso e’ una rischiosa e inopportuna sovraesposizione delle vita dei minori in un luogo virtuale non del tutto sicuro, la rete informatica.
Il termine sharenting, la fusione dall’inglese tra share (condividere) e parenting (genitorialita’), coniato da poco in America, ci spiega, appunto, questa abitudine molto diffusa ovvero quella di postare con frequenza immagini di piccoli uomini e donne creando, il piu´delle volte, un involontario racconto digitale della loro vita.
Prescindendo dalla questione che riguarda la mancata consapevolezza da parte dei bambini sul fatto che la loro esistenza venga resa pubblica, ci sono altri risvolti legati a questa consuetudine che possono rivelarsi davvero drammatici, tra questi spicca l’appropriazione e l’ utilizzo improprio delle immagini che spesso sfocia in vere e proprie azioni illegali e deprecabili.
Questa “moda” e’ all’attenzione del Garante della Privacy che gia´ nella Relazione annuale del 2021 ha proposto di estenderne la tutela rispetto alla questione del cyberbullismo.
Spesso le foto dei minori sono accompagnate da informazioni sensibili come il nome, l’eta´ e il luogo di appartenenza, che rendono ancora piu´semplice il lavoro di chi potrebbe impossessarsene con cattive intenzioni.
Il Garante della Privacy riassume cosi´ i rischi dello sharenting:
Violazione della privacy e della riservatezza dei dati personali e sensibili del minore ogni volta che si pubblica, senza il suo consenso, un’immagine sui social network, così come stabilito dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Mancata tutela dell’immagine del bambino che subisce la perdita del controllo sulle proprie informazioni con conseguenze sulla creazione della sua identità digitale odierna e futura. I contenuti postati online, infatti, restano e permangono a disposizione di chiunque.
Esiste poi il rischio delle ripercussioni psicologiche che potrebbero iniziare a manifestarsi nel momento in cui i bambini, crescendo, cominciano a navigare autonomamente. Se i loro genitori non hanno provveduto a tutelare la loro immagine e la privacy, i bambini dovranno fare i conti con quanto è stato pubblicato senza il loro benestare e immagini molto intime e private come quella del bagnetto, ad esempio, potrebbero andare nelle mani di chiunque.
Tra i rischi peggiori c’e´ senz’altro quello della pedopornografia. Alcune immagini di bambini in situazioni private, infatti, possono essere rubate, manipolate e inserite nelle squallide pagine digitali dei siti per pedofili. L’addescamento, infine, e´un’altra oscura possibilita´che si prospetta a causa delle immagini condivise, ma anche delle informazioni che le accompagnano, utili mezzi per creare ganci per avvicinare i minori online.
Il Garante invita a porsi diverse domande prima di condividere le foto dei propri figli: mio figlio sarebbe contento di avere sue foto postate? E´una azione sicura per la sua presente e futura identita´online?
Si tratta di problemi reali, di rischi concreti perche´ la rete, sfortunatamente, e´popolata anche da persone dalla scarsa cifra morale alla ricerca non solo di immagini da collezionare ma anche in attesa che qualche minore sprovveduto caschi nella sua rete con inevitabili e nefaste conseguenze.
MARIA LA BARBERA
Fonte: www.garanteprivacy.it
Rimpasto in Regione, il Consiglio discute
La seduta del Consiglio regionale si è aperta con le comunicazioni del presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, circa il recente riassetto di Giunta, segnato dalle dimissioni dell’assessore Elena Chiorino e da una conseguente catena di avvicendamenti istituzionali.
Nicco ha ricordato che, con decreto del 30 marzo 2026, il presidente della Regione Alberto Cirio ha preso atto delle dimissioni di Elena Chiorino, assumendone ad interim le deleghe. La consigliera, eletta nella lista regionale insieme a Maurizio Marrone, appartenente al medesimo gruppo di Fratelli d’Italia, era stata sospesa dalla carica al momento della nomina ad assessore, come previsto dalla normativa vigente. Per entrambi, il Consiglio regionale aveva provveduto alla nomina di consiglieri supplenti, individuati in Daniela Cameroni e Claudio Sacchetto, prima e secondo dei non eletti della lista regionale appartenenti al gruppo di Fratelli d’Italia.
L’uscita di Chiorino dalla Giunta ha determinato il rientro automatico in Consiglio a partire dal 31 marzo, con la conseguente cessazione della supplenza di Sacchetto, “secondo dei non eletti” della lista regionale appartenente al gruppo di Fratelli d’Italia. Cessazione da consigliera, poi, per Cameroni, la cui nomina ad assessore, formalizzata l’11 aprile, ha posto fine al suo ruolo di consigliera supplente del collega Maurizio Marrone.
IL CONFRONTO POLITICO IN AULA
Le comunicazioni hanno però acceso un confronto politico. Dai banchi dell’opposizione è stata obiettata l’assenza in Aula del presidente Cirio. “Ha fatto una conferenza stampa ma non è mai venuto in Consiglio a riferire di questo rimpasto che deriva da un grave scandalo”, ha detto Vittoria Nallo (Sue).
Alice Ravinale (Avs) ha aggiunto: “Mi sono stufata di sentire Cirio parlare del nonno partigiano e poi dare pesantissime deleghe a Marrone, che è l’anima più nera della Giunta”.
Dubbi anche sul nuovo assetto delle deleghe sono arrivati dal Movimento 5 Stelle. “Perché a Cameroni è stato dato un assessorato depotenziato? Non la ritenete in grado di sostituire Chiorino? Un chiarimento in Consiglio è necessario”, ha dichiarato Sarah Disabato.
Dal Partito Democratico è arrivata una critica generale. “Nemmeno alla bocciofila credo si possa accettare una cosa di questo tipo”, ha affermato Domenico Rossi, sottolineando come il rimpasto derivi da “eventi molto gravi mai discussi in Aula”.
Sulla stessa linea Nadia Conticelli: “Non è mai capitato che con un cambio di Giunta nessuno si presenti in Consiglio. Non si possono umiliare così i piemontesi e la loro principale istituzione”.
Critiche tecniche sono giunte da Emanuela Verzella, che ha evidenziato come lo “spacchettamento delle deleghe” rompa l’unità tra lavoro, formazione e istruzione, chiedendo chiarimenti sulle motivazioni.
Gianna Pentenero ha denunciato “la gravità dell’intero percorso” e il silenzio della maggioranza: “Non vedo imbarazzo. E resta il tema di come le donne sono state considerate in questa Giunta”.
Il presidente della Giunta per le elezioni Alberto Avetta ha infine ricordato che, ai sensi dell’art. 36 dello Statuto, la Giunta riferisce al Consiglio sulle operazioni elettorali. A seguito della nomina ad assessore di Cameroni, già consigliera supplente di Marrone, la stessa è cessata dalla carica senza necessità di sostituzione. Si rende quindi necessario individuare un nuovo supplente: in base alla graduatoria, la Giunta ha proposto all’unanimità di affidare la supplenza a Claudio Sacchetto, secondo dei non eletti della lista regionale “Per il Piemonte” appartenente allo stesso gruppo del consigliere sospeso.
Ufficio Stampa CRP
Sono 5 mila le persone che, nei quattro giorni inaugurali, hanno scaricato il pass per visitare le mostre di EXPOSED Torino Photo Festival, molte delle quali inserite nel “Miglio della Fotografia”, il percorso espositivo diffuso che collega alcune tra le principali istituzioni culturali torinesi. Positiva anche la partecipazione del pubblico al calendario di incontri, letture portfolio, screening ed eventi nello spazio urbano dal 9 al 12 aprile.
“Sono felice di questo inizio di festival, del clima che abbiamo respirato nei giorni di inaugurazione tra le tante mostre, gli incontri con grandi della fotografia come Ralph Gibson e le letture portfolio, la serata a Le Roi, dove alla console si sono alternati un grande dj come Eddie Piller e un fotografo del calibro di Dean Chalkley, e le passeggiate per scoprire le foto in città tra commenti del pubblico estremamente positivi – ha dichiarato il direttore artistico del festival, Walter Guadagnini – i dati di download dei pass sono molto buoni, ma non sono tutto, se consideriamo che solo le presenze registrate a CAMERA e alle Gallerie d’Italia, nel weekend inaugurale, sono state di oltre 3 mila e 500 e di oltre 4 mila, ma la grande soddisfazione è stata anche quella di vedere tutte le persone che hanno partecipato agli incontri, alle visite guidate e chi si è imbattuto nelle mostre outdoor sotto i portici di via Po. Poi, il bello del Festival è anche questo: non essere solo numeri, ma una vera e propria esperienza all’interno della città, che invita a scoprire luoghi sotto una nuova luce. Vedere le persone entusiaste davanti al nuovo volto del portico di Palazzo Carignano, con le fotografie giganti della Contessa di Castiglione e Karla Hiraldo Voleau, le facce stupite nello scoprire una fotografia di Bernard Plossu apparire tra le collezioni del Museo Regionale di Scienze Naturali, le persone che aggiustano i visori per godersi i nudi di Auguste Belloc in 3D presso l’Archivio di Stato. Tutto questo vale quanto i numeri, perché significa che il Festival è sempre più parte della città”.
Promossa dalla Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, in sinergia con Fondazione Arte CRT Intesa Sanpaolo e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione del Festival, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, conferma la vocazione di Torino come “città della fotografia”. Fino al 2 giugno 2026, EXPOSED propone un programma articolato che comprende 18 mostre, tra indoor e outdoor, costruendo un percorso diffuso che attraversa alcune delle principali istituzioni culturali cittadine e numerosi spazi urbani. Il cuore del Festival è il Miglio della Fotografia, un itinerari che mette in relazione artisti affermati, pratiche contemporanee e ricerche emergenti, offrendo al pubblico un’ampia prospettiva sul medium fotografico. Le mostre indoor spaziano tra grandi protagonisti della fotografia e progetti di ricerca contemporanea, mentre gli interventi outdoor estendono il festival nello spazio pubblico, trasformando amorino in una piattaforma espositiva a cielo aperto, in dialogo con la cultura e l’architettura cittadine. Il tema scelto quest’anno, “Mettersi a nudo”, attraversa l’intero programma come chiave di lettura e declinandosi in molteplici prospettive, tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, identità e costruzione dell’immagine.
Info: EXPOSED Photo Festival -exposed@camera.to
Mara Martellotta
In seguito alla caduta di un albero in carreggiata su un tratto non gestito da Anas
Torino, 14 aprile 2026
Si registra traffico regolare sulla statale 10 “Padana Inferiore” a Pino Torinese in seguito alla caduta di un albero in carreggiata che si è verificata nella mattina di oggi lungo un tratto non gestito da Anas.
La statale 10 è rimasta chiusa al transito – anche nel tratto limitrofo gestito da Anas – sino a quando non è stata comunicata la conclusione delle operazioni di messa in sicurezza.
Lungo il tratto di statale 10 gestito da Anas, tra l’inizio di competenza all’altezza di località Mongreno (km 7,870) e Pino Torinese (km 11), a partire dal 2023 Anas ha eseguito un’ampia campagna di sistemazione delle alberature sulle pertinenze prossime al tracciato stradale sensibilizzando, allo stesso tempo, i privati a provvedere alla bonifica sui terreni di loro proprietà che costeggiano la statale.
Anteprima Ruchè di Castagnole Monferrato
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Un’iniziativa a cura del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato
ANTEPRIMA RUCHE’
L’annata 2025 del Ruchè di Castagnole Monferrato Docg
Lunedì 20 aprile – (15:00-22:00)
Torino – Turin Palace Hotel
Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato promuove a Torino in collaborazione con Go Wine un evento dedicato alla presentazione, in anteprima, del Ruchè di Castagnole Monferrato Docg 2025 presso l’Hotel Turin Palace in Via Paolo Sacchi 8 a Torino.
La location sarà suddivisa in due aree, una interamente riservata alla degustazione alla cieca della nuova annata di Ruchè di Castagnole Monferrato docg delle cantine aderenti e sarà rivolta principalmente ai giornalisti e operatori del settore, e una seconda sala dedicata ai banchi di assaggio alla presenza diretta delle aziende Consorziate che hanno aderito all’iniziativa.
Ecco un primo
elenco delle cantine che hanno aderito all’iniziativa
Az. Agr. La Miraja, Castagnole Monferrato
Az. Agr. Tommaso Bosco, Castagnole Monferrato
Balliano, Grana
Caldera Fabrizia, Asti Cantina Sociale di Castagnole Monferrato
Cantine Sant’Agata, Scurzolengo
Esse Erre Agricola, Castagnole Monferrato
Ferraris Agricola, Castagnole Monferrato
Goggiano, Refrancore
Montalbera, Castagnole Monferrato
Paolo Gay, Scurzolengo
Poggio Ridente, Cocconato d’Asti
Prediomagno, Grana
Tenuta Montemagno, Montemagno
La degustazione al banco di assaggio si articolerà su num. 3 turni.
Dalle 15:00 alle 18:00 la degustazione sarà riservata esclusivamente ad operatori Ho.Re.Ca. e stampa.
In fondo alla presente trovate il link per effettuare la richiesta di accredito. Tale richiesta può essere estesa, oltre che al banco d’assaggio, alla seconda sala che sarà dedicata esclusivamente per degustazioni alla cieca della nuova annata, con la possibilità di degustare da seduti in un ambiente riservato.
Per ulteriori informazioni invitiamo ad inviare un’email a stampa.eventi@gowinet.itA seguire num. 2 turni 18:00-20:00 e 20:00-22:00 con la degustazione che sarà aperta al pubblico con la formula degli assaggi in forma libera al prezzo unico promozionale di € 15,00.
FOOD PARTNER:Consorzio Roccaverano DOP
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Prenotazioni:
STAMPA E HO.RE.CA 15:00 – 18:00
di seguito il link per registrarsi come operatore https://forms.gle/vJoFeubN6hLDqDrL6
Le richieste saranno confermate via e-mail
E’ possibile in alternativa inviare la richiesta di accredito alla e-mail stampa.eventi@gowinet.it
WINE LOVERS 18:00 – 22:00 (nel turno scelto) | ingresso euro 15,00 (degustazione in forma libera) di seguito il link per acquistare il biglietto
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Turno 18:00-20:00 https://buy.stripe.com/28EcN63h25v05s25F90Bb1c
Turno 20:00-22:00 https://buy.stripe.com/4gMaEY6te0aGf2C3x10Bb1d
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Per info e prenotazioni
stampa.eventi@gowinet.it – tel. 0173 364631
🌐 www.gowinet.it |
L’inchiesta “Grappoli amari” realizzata dal giornalista Luca Rondi per conto di Altreconomia ha fatto luce. Grazie ai dati raccolti come gruppo regionale AVS, ha confrontato il numero di contratti di braccianti agricoli attivati dalle aziende delle Langhe nel 2023 e 2024 e m in relazione con il fabbisogno reale di manodopera necessario nelle diverse fasi della produzione.
Da quel confronto emerge una differenza significativa, che non può essere liquidata come marginale, tra il lavoro formalmente registrato e quello effettivamente necessario, e quindi svolto, nei vigneti delle Langhe: una cifra tra i 26,3 e 39,8 milioni di euro di lavoro nero in due anni.
È un dato che conferma una criticità già nota, seppur non così chiaramente quantificata. Il lavoro irregolare, sia svolto in assenza di contratto, sia solo parzialmente dichiarato, è un problema reale. Oggi non c’è una presa di posizione politica chiara né un’iniziativa conseguente da parte degli organi chiamati a intervenire, la Giunta regionale in primis.
Colpisce quindi che, mentre si annunciano strumenti come l’Osservatorio sui mercati vitivinicoli per supportare le strategie commerciali e l’internazionalizzazione, non ci sia un’analoga attenzione sul versante delle condizioni di lavoro, della regolarità dei contratti e dei controlli.
Tacere su queste criticità non fa un favore al vino piemontese o al lavoro di tante aziende che operano correttamente, anzi, perché la concorrenza sleale di chi lucra sullo sfruttamento va a incidere creando un danno alle aziende che lavorano con trasparenza e attenzione e al buon nome del nostro prodotto.
Una forbice così evidente tra contratti attivati e fabbisogno reale rende il tema non più eludibile e nascosto dal discorso pubblico istituzionale, tanto più in un contesto in cui si rivendica l’eccellenza del sistema.
Per questo è necessario che, accanto alla promozione del territorio e agli strumenti per incentivare l’export, la Regione si faccia carico delle condizioni di lavoro nel settore vitivinicolo, perché è lì che si misura anche la credibilità delle politiche sul settore. Per questo stiamo portando avanti il lavoro in Commissione Legalità per far sì che il Piemonte, anche valorizzando la rete multiagenzia messa in campo con il progetto Common Ground, si doti di tutti gli strumenti legislativi e amministrativi utili a superare l’odioso e sistematico sfruttamento di lavoratori e lavoratrici nelle vigne e nei campi della Regione.
Valentina Cera
Giulia Marro
Lunedì 13 aprile, presso il Cubo Teatro OFF TOPIC di via Pallavicino 35, è andato in scena il primo dei due appuntamenti torinesi dello spettacolo “Ivan e i Cani”, inserito nella stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro.
Sul palco Federica Rosellini, artista che soltanto con la sua presenza riesce a emanare quella rarissima aura capace di coinvolgere, all’interno della sua bolla, anche chi lo spettacolo lo osserva in quanto presenza “altra” rispetto alla rappresentazione, finendo per sentirsi parte di un evento che accade inevitabilmente, dal quale sembra impossibile qualsiasi tentativo di fuga.
Proprio l’impossibilità di fuggire caratterizza uno dei temi principali nella poetica di Federica Rosellini: quello della memoria. Già fondamentale nella precedente tournée di “iGIRL”, in una dimensione totalizzante in cui il gesto teatrale prende forma attraverso la voce e l’immagine, in “Ivan e i Cani” la memoria assume il significato stesso del suono. Un suono che nasce anche dall’importante ricerca di strumentazione e sonorità appartenenti alla Russia degli anni Novanta, contesto storico in cui è inserita la vicenda, e che Federica Rosellini compone in scena utilizzando una batteria elettronica, un synth, la tastiera MIDI e il kazoo elettrico. Musica che è misura di ogni cosa, che scandisce il tempo al di là del cuore che pulsa, che è ricordo, fragilità, desiderio, necessità, una preghiera che metamorfizza in un amore che tenta con dolcezza di lenire la ferita. Una memoria che commuove e consola anche per il valore affettivo che rappresenta per l’artista, proveniente da una famiglia di musicisti. Un legame che porta sul palco attraverso la voce registrata in russo di sua madre, Laura Pasut Rosellini.
“Ivan e i Cani” è un riadattamento dell’omonimo libro della drammaturga Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani, che racconta a ritroso (il personaggio è ormai adolescente) la storia vera di Ivan, un bambino di quattro anni cresciuto da una muta di cani randagi dopo essere scappato di casa per sfuggire a un patrigno violento che brutalizzava sia lui che la madre. A far da sfondo a questa narrazione tra fiaba e realtà, in cui il distacco prematuro dalla figura materna diventa la forza catalizzatrice di ogni evento della storia, vi è la Russia di Boris Eltsin, eletto nel 1991 e artefice dello smantellamento dell’URSS, con il conseguente indebolimento internazionale del Paese e una situazione di povertà e crisi sociale estrema.
Federica Rosellini interpreta magistralmente il senso di vuoto che opprime Ivan, la necessità vitale di riempirlo attraverso un sentimento forte quanto quello perduto, un desiderio trasformativo che rende il nuovo, particolarissimo legame “madre-figlio” con Belka, la cagna bianca leader della muta, non in un surrogato ma nel dono stesso della vita, nel significato di un’esistenza che teneva in serbo per loro un incontro taumaturgico. In scena domina il colore bianco, una sorta di isola innevata che concettualmente richiama la strada dissestata presentata in “iGIRL”. Il bianco rappresenta un colore simbolo nel mito perché è associato ai fantasmi, alla spettralità del passato, la paura ancestrale dell’ignoto. Chi ama Moby Dick, il libro sacro di Herman Melville, l’unico libro sacro scritto in Occidente dopo La Divina Commedia, non potrà fare a meno di notare quanto nell’interpretazione di Federica Rosellini vi sia anche un po’ di Ismaele, il poeta che narra le gesta di Achab e che identifica nella bianchezza di Moby Dick la somma di tutti i colori e, allo stesso tempo, la loro assenza, suggerendo un pericolo di vuoto universale che deve essere colmato dalla purezza e dalle esigenze del cuore. La memoria, in “Ivan e i Cani”, non rappresenta solo una delle tante facce della persecuzione cui l’essere umano è chiamato a rendere conto di fronte a ciò che è stato, ma anche lo strumento di indagine che innesca la consapevolezza profonda che ogni dinamica, biologica o universale che sia, necessita di legami per perpetuarsi, bagliore inaspettato tra gli interstizi del tempo e della solitudine in cui Ivan suona la sua musica, piccolo fiore di campo, selvaggio, senza urgenza di morire.
“Ivan e i Cani” – testo di Hattie Naylor – traduzione di Monica Capuani – voce registrata in russo di Laura Pasut Rosellini – light design di Simona Gallo – scenografia di Paola Villani – costumi di Simona D’Amico – aiuto regia di Elvira Berarducci – regia, sound design e interpretazione di Federica Rosellini
Spettacolo consigliatissimo e in scena a Torino fino a martedì 14 aprile presso il Cubo Teatro.
Gian Giacomo Della Porta
Il Consiglio comunale invita la giunta a promuovere un progetto che preveda il coinvolgimento degli ‘umarell’ – in forma organizzata e riconosciuta, -per monitorare l’andamento dei cantieri in città.
La mozione – sottoscritta da Simone Fissolo (Moderati) – ricorda l’elevato numero di cantieri in città come la complessità di verificarne l’andamento; altre amministrazioni hanno sviluppato progetti coinvolgenti pensionati con competenze tecniche nel monitoraggio civico di cantieri pubblici e di aree urbane per migliorare la sorveglianza e la qualità dei servizi offerti. La mozione invita a verificare entro sei mesi dall’avvio del progetto l’utilità e l’efficacia dell’iniziativa.
“Il Consiglio comunale di Torino ha approvato la mozione sugli Osservatori del territorio. Questi rappresentano una tradizione dei Moderati di partecipazione civica a Torino dal 2010. Proprio nel capoluogo piemontese la partecipazione civica è una pratica consolidata, costruita nel tempo grazie a esperienze concrete e diffuse – ha dichiarato Simone Fissolo, Capogruppo dei Moderati in Consiglio comunale – Già dal 2010 il movimento dei Moderati promuove la figura degli Osservatori del territorio, cittadini attivi che, con attenzione e senso civico, segnalano criticità, contribuiscono alla cura degli spazi pubblici e mantengono un dialogo con le istituzioni. La mozione approvata ieri dal Consiglio comunale si inserisce in questo percorso e ne rappresenta un’evoluzione: valorizzare in forma organizzata il contributo dei cittadini, anche nel monitoraggio dei cantieri, in una fase in cui la Città è interessata da numerosi interventi infrastrutturali di manutenzione. Torino può contare su un patrimonio importante di volontariato civico: dai Senior Civici ai progetti di Torino Spazio Pubblico, fino alle esperienze di cittadinanza attiva promosse con GxT, iniziative diverse tra loro ma accomunate da un’idea semplice, cioè che la qualità della città cresce quando le persone sono coinvolte. In questo quadro, il rafforzamento degli strumenti di partecipazione non sostituisce le responsabilità dell’amministrazione, ma le affianca, rendendo più efficace il rapporto tra istituzioni e comunità, e più tempestiva la capacità di intercettare bisogni e criticità. È così che si costruisce una città più attenta, più condivisa, più capace di prendersi cura di sé”.
Mara Martellotta