ilTorinese

Aggredita e rapinata da coetanei: 18enne ferita nella notte

Nella notte del 7 marzo, in via Santa Giulia, una ragazza di 18 anni è stata aggredita e derubata da un gruppo di coetanee. La giovane era stata attirata sul posto con un messaggio WhatsApp da un’amica, ma all’incontro si sono presentati anche altri quattro ragazzi, già conosciuti dalla vittima, ora indagati.

Secondo le ricostruzioni, il gruppo avrebbe prima insultato la 18enne, per poi colpirla con calci e pugni, immobilizzandola e sottraendole borsetta, collana e orecchini. L’aggressione, avvenuta intorno all’una di notte, si è consumata in pochi minuti.

La vittima si è poi recata in ospedale, dove le sono state diagnosticate lesioni guaribili in dieci giorni.

Sulla scia di una gondola, veneti a Chieri

All’ingresso di Chieri, arrivando da Riva, un monumento a forma di gondola saluta i veneti del chierese. L’hanno eretto loro per ricordare la storia secolare dell’emigrazione dei veneti in quest’angolo del Piemonte. L’hanno chiamato “Sogno”, un sogno diventato realtà. Un’epopea che nasce all’inizio del Novecento, un lungo libro da sfogliare, pagina dopo pagina. Si parte e si lascia la terra natia poco più che bambini. Uno zaino in spalla con lo stretto necessario, due soldi in tasca e tanta voglia di partire alla ricerca di un lavoro, anche a costo di lasciare la famiglia per molto tempo. Verso luoghi lontani, in treno, su un camion, in bici. Accade così che negli anni Venti del secolo scorso decine di ragazzini, tra i 10 e i 15 anni, lasciano la campagna veneta tra Vicenza, Padova e Rovigo, attraversano la Pianura Padana e si trasferiscono nel chierese per lavorare nei campi, a mietere il grano con la falce, nelle stalle, nei pascoli, nei cantieri, almeno per qualche mese. Va tutto bene, tornano a casa e raccontano che a Chieri c’è lavoro. Era l’ardita avanguardia di un folto gruppo di migranti che tra gli anni Trenta e Quaranta si trasferirono con tutta la famiglia nelle cascine del chierese. Fu un vero e proprio esodo dal Veneto al Piemonte. La crisi agricola, la povertà dei campi, le campagne troppo popolate e le scarse opportunità nell’industria spinse molte famiglie venete a nord-ovest per trovare un’occupazione contribuendo alla crescita economica del territorio. Ma perché proprio nel chierese? Il territorio offriva la possibilità di lavorare nel tessile, già molto sviluppato nella zona, storicamente un vanto del chierese, un motore economico per secoli, e nelle attività manifatturiere e artigianali oltreché nell’edilizia. E così, nella città alle porte di Torino nacque la comunità veneta del chierese e oggi, su 36000 abitanti ben 12000 sono discendenti di veneti. Il libro “Sulla scia di una gondola”, di Adelino Mattarello, editrice il Punto, fresco di stampa, presentato alla biblioteca civica Francone a Chieri, ripercorre questa lunga vicenda. È una raccolta di biografie, aneddoti, racconti, 300 fotografie e mille curiosità sulla vita quotidiana, religiosa e associativa dei numerosi veneti che per necessità hanno dovuto lasciare la propria terra per ricominciare a vivere in altri luoghi. Un libro ricco di testimonianze, come quella di Mirto Bersani, direttore del Corriere di Chieri, con bisnonno padovano, che racconta la storia della migrazione dei veneti che iniziò cent’anni fa con quei ragazzi veneti mandati a lavorare nei campi del chierese. Lo stesso autore del libro, Mattarello, è nato ad Adria (Rovigo) e negli anni Sessanta si è trasferito a Chieri dove già si trovavano i cugini.
Un cammino di integrazione certamente lungo e duro ma anche entusiasmante da parte di migliaia di persone che non hanno mai dimenticato il paese natale e che attraverso l’Associazione Veneti si mantengono in contatto con la terra d’origine. I primi decenni nel chierese non furono affatto facili, c’era molta diffidenza verso i nuovi arrivati, considerati perfino ladri di lavoro. Fu una migrazione a tappe: la seconda generazione trovò lavoro nelle fabbriche e nel tessile, poi la tragica alluvione del Polesine nel 1951 spinse tanti altri veneti a trasferirsi nel torinese. Una migrazione che col tempo ebbe anche risvolti politici e amministrativi con l’elezione nel 1969 del primo sindaco veneto di Chieri, il padovano Egidio Olia. Il padre dell’attuale sindaco è veneto.
                                                                                           Filippo Re

Scontro letale all’incrocio tra l’ex statale 590: morto conducente

Incidente mortale tra due auto all’incrocio: muore un conducente. È successo nella prima mattinata di ieri a San Sebastiano da Po, tra l’ex statale 590 e via Abate. Nell’impatto sono rimaste coinvolte una Toyota Corolla e una Mercedes Classe A, che stava viaggiando in direzione Cavagnolo.

Sul colpo ha perso la vita il conducente della prima vettura, un 82enne residente a Verolengo. I sanitari del 118 Azienda Zero sono intervenuti sul posto e hanno trasportato all’ospedale di Chivasso il conducente del secondo mezzo, un 32enne anch’egli di Verolengo: le sue condizioni non destano preoccupazione.

Presenti anche i carabinieri della Compagnia di Chivasso, che hanno disposto il senso unico alternato con ripercussioni sul traffico locale, accentuate dalla fascia di punta. Sono accorsi anche i vigili del fuoco del distaccamento di Torino Stura per mettere in sicurezza i veicoli.
Dai primi rilievi, la precedenza spettava alla Mercedes secondo la segnaletica, ma resta da accertare la velocità del mezzo.

VI.G

Torino-Lione: insediato il Comitato di supporto Avigliana-Orbassano

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Si è insediato  il Comitato di Supporto alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione – tratta nazionale Avigliana-Orbassano. La prima seduta, dedicata all’indizione e al coordinamento delle attività, si è svolta al Grattacielo della Regione Piemonte, alla presenza dei tecnici regionali, dei rappresentanti di RFI, dei sindaci e degli amministratori dei territori coinvolti dall’opera. Un momento di confronto operativo che segna l’avvio di un percorso strutturato di accompagnamento e condivisione con gli enti locali, con l’obiettivo di garantire un avanzamento efficace e coordinato dei lavori sulla tratta nazionale.

Il Comitato avrà il compito di favorire il dialogo tra istituzioni e territorio, monitorare lo stato di attuazione degli interventi e affrontare in modo puntuale le criticità che potranno emergere nelle diverse fasi di realizzazione dell’infrastruttura.

Nel corso dell’incontro, accogliendo le richieste emerse da parte di alcuni sindaci, è stata inoltre condivisa la volontà di attivare specifici tavoli tematici dedicati alle esigenze dei territori. I tavoli approfondiranno in modo mirato le principali tematiche connesse all’opera, tra cui agricoltura, industria, sostenibilità ambientale, questioni legate al sistema delle imprese e alla viabilità, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e condivise.

“La costituzione del Comitato rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare il raccordo tra i livelli istituzionali e assicurare un confronto costante con i territori interessati – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture Strategiche, Enrico Bussalino –. La Torino-Lione è un’opera strategica per il Piemonte e per l’intero sistema logistico del Nord-Ovest: significa maggiore competitività, nuove opportunità di sviluppo e un sistema di trasporti più moderno e sostenibile. Per questo, oltre al lavoro del Comitato, attiveremo tavoli tematici specifici per affrontare nel dettaglio le esigenze dei territori, garantendo ascolto e soluzioni concrete per accompagnare la realizzazione dell’opera in modo efficace, trasparente e attento alle esigenze delle comunità locali”.

Torino cambia pelle: il nuovo Piano Regolatore tra visione urbana e fase di transizione

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Torino si prepara a riscrivere il proprio futuro urbano. Dopo oltre trent’anni, il nuovo Piano Regolatore Generale entra nella fase decisiva del suo iter, segnando un passaggio storico per la città.

Non si tratta semplicemente di un aggiornamento tecnico, ma di una vera e propria evoluzione culturale: un cambio di paradigma nel modo di progettare, vivere e trasformare lo spazio urbano.

Eppure, accanto alla visione, si apre oggi una fase più delicata, meno raccontata ma estremamente concreta: quella della transizione.

Il nuovo PRG nasce per rispondere a sfide che negli anni ’90 non esistevano: una città non più in crescita, ma stabile e in trasformazione; un’economia plurale, fatta di servizi, innovazione, cultura e turismo; una forte pressione ambientale legata al cambiamento climatico ed una maggiore attenzione alle disuguaglianze tra quartieri.

Per questo, il Piano si struttura attorno a tre grandi visioni: Torino come città dell’innovazione, Torino città del welfare e della prossimità ed una Torino città ecosistema. Insomma, Una nuova idea di città.

Queste tre direttrici puntano a rendere la città più accessibile, inclusiva e sostenibile per crescere meglio, non di più.

Il principio che guida il nuovo Piano, infatti, è chiaro: non espandere, ma trasformare.

Le nuove volumetrie saranno possibili, ma legate a un ritorno per la collettività: verde urbano, servizi e spazi pubblici.

È un modello più evoluto, in cui lo sviluppo privato contribuisce attivamente alla qualità urbana.

La città della mobilità e dei quartieri

Lo sviluppo si concentrerà nelle aree meglio collegate dalla metropolitana, dal passante ferroviario e quindi dalle principali direttrici urbane.

Allo stesso tempo, il Piano restituisce centralità ai quartieri, superando la logica centro-periferia e lavorando su una città fatta di identità locali, differenze e potenzialità.

Rigenerazione urbana e flessibilità

Il cuore del nuovo PRG è la rigenerazione con il recupero delle aree dismesse prediligendo la trasformazione degli spazi industriali e la riattivazione dei vuoti urbani.

A questo si aggiunge un elemento chiave: maggiore flessibilità nelle destinazioni d’uso.

Siamo però giunti alla fase più delicata: il tempo della transizione

Accanto a questa visione, si apre infatti una fase estremamente sensibile.

Con l’adozione del Piano preliminare entrano in vigore le cosiddette misure di salvaguardia: un meccanismo tecnico che impone alle nuove pratiche edilizie di essere conformi sia al piano vigente sia a quello in corso di approvazione.

Questo passaggio, necessario per evitare trasformazioni incoerenti, introduce inevitabilmente una fase di incertezza. Le pratiche già approvate proseguono, ma tutte quelle in istruttoria, non ancora autorizzate o basate su previsioni del vecchio piano possono subire rallentamenti, richieste di adeguamento o, in alcuni casi, sospensioni.

Il rischio di un “limbo urbanistico”

È in questo spazio intermedio che si crea quello che potremmo definire un limbo attuativo.

Un tempo sospeso in cui le regole stanno cambiando e le decisioni diventano più caute

Facendo sì che gli investimenti richiedono maggiore attenzione.

Le stesse associazioni di categoria hanno già evidenziato alcune criticità:

•aumento dei costi

•incertezza sulle bonifiche

•difficoltà nei cambi di destinazione d’uso

•rallentamenti nei permessi

Il rischio, se non gestito con strumenti adeguati, è quello di generare un temporaneo blocco del mercato.

Una sfida per il sistema pubblico

Dal dibattito emerge una consapevolezza condivisa: questa fase dovrà essere accompagnata con attenzione. Sarà fondamentale introdurre delle norme transitorie chiare, procedure più snelle e leggibili e strumenti di dialogo tra pubblico e privato.

Perché una città non si trasforma solo con le regole, ma con la capacità di renderle applicabili.

Un momento critico… ma anche strategico. Ogni fase di cambiamento porta con sé una doppia lettura. Da un lato incertezza, rallentamenti e possibile complessità; dall’altro: nuove opportunità, margini di negoziazione e possibilità di anticipare il mercato con intelligenza.

Per chi opera nel settore immobiliare, questo è un momento che richiede non solo competenza tecnica, ma soprattutto capacità di lettura e visione.

Abitare il cambiamento

Il nuovo Piano Regolatore non è solo uno strumento urbanistico.

È una lente attraverso cui leggere il futuro della città.

E oggi, più che mai, abitare significa scegliere non solo uno spazio, ma un contesto, una direzione, un modo di vivere.

In questa fase di transizione, la differenza non la farà chi si limita a seguire il mercato, ma chi saprà interpretarlo.

Perché è proprio nei momenti di passaggio che si costruiscono le città di domani.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Già a fine marzo Torino vivace centro della ricerca artistica

In attesa della grande Expo Internazionale a maggio
Siamo ancora parecchio lontani, tutto si svolgerà dal 25 al 30 maggio con esposizioni
visitabili sino al prossimo 6 giugno, ma è bello anticipare il tutto ai giorni prossimi che
vedranno un ricco programma di sette anteprime in vari luoghi della città con la
presenza di studenti, artisti e ricercatori. Arriverà ARWE – Art Researche World Expo
Turin 2026, grande manifestazione internazionale dedicata alla ricerca artistica
contemporanea, curata da Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina. Sottolinea
Bitonti: “Il concetto di ricerca e creazione è fondamentale, perché l’arte – in tutte le
sue forme, dalla poesia al cinema, dalle arti visive a quelle perfomative – contiene
sempre un elemento profetico. L’arte ha la capacità di anticipare il futuro. Per questo è
importante avvicinare il pubblico, il più ampio possibile, alle opere contemporanee e,
più in generale, all’arte in tutte le sue declinazioni. L’arte non solo offre stimoli e
suggestioni ma ci invita a immaginare nuovi orizzonti e possibili scenari per la nostra
vita e per il futuro della società.” Momenti importanti che vedranno sicuramente la
folta partecipazione del pubblico e che potranno coinvolgere i principali poli culturali
della città, dalle Residenze Reali Sabaude (Villa della Regina e Palazzo Carignano) alla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Fondazione Amendola, dalla Fondazione
Accorsi-Ometto alle Gallerie d’Italia, dal Museo Egizio a Camera Centro Italiano per la
fotografia.
Qualche progetto attende ancora una conferma definitiva, poche presenze sono in
forse guardando alla situazione che attraversa il momento attuale per quanto riguarda
le presenze e gli arrivi dei tanti nomi di prestigio chiamati a partecipare, ma tutto
sembra essersi aggiustato senza troppi patemi d’animo. Mostre, performance,
proiezioni, spettacoli teatrali e di danza, fashion show e conferenze e momenti di
networking – provenienti da trenta paesi – in quello che è l’evento conclusivo del
progetto INAR – Italian Network of Artistic Research, nato su un bando PNNR del MUR
dedicato alla internazionalizzazione, alla valorizzazione e alla promozione dei percorsi
di ricerca artistica sviluppati nelle istituzioni italiane e rivolto a favorire la più
approfondita cooperazione culturale. Non soltanto i progetti promossi dall’Albertina,
bensì le opere delle numerose istituzioni straniere, dei dottorandi e il lavoro
complessivo delle Accademie italiane esposto al Padiglione Italia di Expo Osaka 2025.
Una giuria internazionale consegnerà gli Albertina Academy Awards for Art Research,
mentre i cataloghi, le varie pubblicazioni, un sito e una rivista online saranno il
documento del percorso completo della manifestazione.
Per questo primo “antipasto” si è inaugurato nei giorni scorsi “In Between Places You
Can Find Me” negli spazi del Pav, mostra curata da Franko B, ovvero una selezione di
artiste e artisti dell’Accademia impegnati in una ricerca che esplora le relazioni tra
umano e non umano, interrogando il rapporto tra arte, ecologia e società. Come, oltre
ai workshop, si ha la presentazione del volume antologico “R-ESISTENZE” che
raccoglie testimonianze di studiosi e ricercatori italiani e internazionali sul tema “Save
the World – Connecting Cultures”, il progetto “Filo Rosso” (22 marzo), arte pubblica e
performance partecipata che s’inserisce nel percorso di rigenerazione urbana “Arte in
Transito”, ben 22 grandi pannelli di 3×3 metri lungo il muro ferroviario di Borgo San
Secondo, la realizzazione è di 60 studenti della Scuola di Decorazione dell’Albertina
guidati dal duo artistico YizhongArt; come “L’arte del Kathakali” che dovrebbe farci
entusiasmare da questa antica forma di teatro-danza che trova le proprie origini nel
Kerala, nel sud dell’India (sino al 21 marzo), come “Viral/Vocal/Virtual” (il 28 presso
l’Unione Cuturale Franco Antonicelli), una giornata dedicata alla sperimentazione tra
voce, narrazione e arti multimediali.
e. rb.
Nelle immagini: Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina; Evento “Filo Rosso”;
Evento “In Between Places You Can Find Me”.

Sausage Walk Italia, la passeggiata di bassotti più lunga del Paese

Torino sarà attraversata domenica 29 marzo prossimo da una lunga e simpatica “carica di zampe corte”. Torna, infatti, la Sausage Walk Italia, la passeggiata collettiva dedicata ai bassotti che quest’anno coinvolgerà contemporaneamente 35 città italiane, giungendo al Canton Ticino.

L’evento, giunto all’ottava edizione, rappresenta uno dei momenti più attesi dalla community dei bassottisti italiani, capace di trasformare un legame nato sui social in un’occasione reale di incontro, convivialità e condivisione. Anche Torino sarà protagonista di questa invasione pacifica, con un percorso che attraverserà le aree più suggestive della città e si concluderà con la tradizionale foto di gruppo. Oltre all’aspetto ludico, la manifestazione mantiene un importante valore solidale: charity partner ufficiale è l’associazione Bassotti e POI PIÙ – ODV, impegnata nel recupero e nell’assistenza dei bassotti in difficoltà.

Nata come iniziativa spontanea della community dei bassottisti italiani, la Sausage Walk è oggi la passeggiata dei bassotti più lunga del Paese, un appuntamento che, anno dopo anno, ha trasformato le community digitali in una festosa realtà fatta di zampette veloci, code scodinzolanti e abbaiati gioiosi, capace di riunire tutti gli appassionati di una delle razze canine più amate.

L’edizione 2026 segna un record di partecipazione, con raduni organizzati in 35 località distribuite tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre al Canton Ticino. Sono sempre di più i Comuni intenti a patrocinare l’iniziativa, riconoscendone il valore sociale e aggregativo. In ogni città l’evento è coordinato da un Alfiere SWI, che individua il punto di ritrovo e organizza un percorso sicuro con pochi attraversamenti e approvato dalle autorità locali. Durante la passeggiata sarà necessario attenersi alle regole della strada e ai regolamenti comunali vigenti. L’invasione pacifica sotto l’ombra della Mole vedrà impegnati gli Alfieri locali Giorgia Malavasi, Alessandra Settanni e Glenda Mira. Oltre all’aspetto ludico, la Sausage Walk Italia mantiene anche un forte aspetto solidale con il charity partner ufficiale, rappresentato da Bassotti…e POI PIÙ – ODV.

I partecipanti potranno sostenere le attività dell’associazione acquistando l’esclusivo kit SWI, che include articoli dedicati ai piccoli partecipanti e l’iconico “papillon” da collezione, che cambia ogni anno ed è diventato un simbolo per tutti i bassottisti.

Partecipazione  libera e gratuita

Domenica 29 marzo – viale Mattioli 39, Torino ore 10.30 – partenza ore 11.

Info: mb@sausagewalkitalia.it

Mara Martellotta

Kolam, quando la matematica nasce dai gesti quotidiani

La mostra “Kolam: un’arte effimera delle donne dell’India meridionale” è ospitata per la prima volta in Italia all’Università di Torino. Ne parliamo con Marina Marchisio Conte, responsabile scientifica del progetto Edvance Digital Education Hub.

Come è nata l’idea di questa mostra?
L’idea nasce all’interno del progetto di Ateneo Edvance Digital Education Hub, che ha l’obiettivo di rendere accessibile a tutte e tutti una formazione di alta qualità attraverso oltre 300 MOOC su temi attuali, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità. In questo contesto abbiamo sviluppato il corso online “Etnomatematica. Dalle pratiche socioculturali al pensiero astratto”, insieme ad Anna Fino, Mario Valenzano ed Elena Scalambro. La collaborazione di ricerca con la curatrice Claudia Silva ci ha poi permesso di fare un passo in più: portare questi contenuti fuori dallo schermo, in uno spazio fisico, trasformandoli in un’esperienza visiva e immersiva. La mostra nasce proprio da questo incontro tra ricerca, didattica e divulgazione.

Che cos’è l’etnomatematica?
È un modo diverso di guardare alla matematica. Non come una disciplina astratta e universale, ma come un sapere che nasce e si sviluppa dentro le culture, nei gesti, nelle pratiche quotidiane. L’etnomatematica studia proprio questo: le idee matematiche incorporate nelle attività umane, dalle tecniche di costruzione alle modalità di contare, dai giochi tradizionali ai sistemi simbolici. Ci aiuta a capire che la matematica non è solo quella dei libri, ma anche quella che le persone fanno, spesso senza chiamarla così. Ed è uno strumento potente per rendere l’apprendimento più inclusivo, perché valorizza punti di vista diversi.

E i kolam cosa rappresentano?
I kolam sono un esempio straordinario di questa matematica “vissuta”. Sono disegni geometrici realizzati ogni giorno, soprattutto dalle donne nel sud dell’India, davanti alle proprie case. A prima vista possono sembrare semplici decorazioni, ma in realtà racchiudono strutture molto complesse: simmetrie, pattern, logiche combinatorie. Sono effimeri,vengono cancellati e rifatti ogni giorno, ma proprio per questo raccontano una matematica dinamica, che si trasmette attraverso la pratica, la memoria e la creatività. E allo stesso tempo hanno un valore simbolico e sociale: parlano di accoglienza, di comunità, di relazione tra esseri viventi.

Su cosa ci invita a riflettere questa mostra?
La mostra apre nuove prospettive sul rapporto tra sapere e cultura, tra tradizione e innovazione, invitandoci a ripensare la matematica come parte della vita quotidiana e non come sapere astratto e universale. Ma pone anche una riflessione importante sul tema del genere: sono soprattutto bambine e donne a realizzare i kolam, proprio quelle che ancora oggi, in molti contesti, incontrano ostacoli nell’accesso all’istruzione. Eppure, attraverso queste pratiche, custodiscono e trasmettono saperi complessi.

MARIA LA BARBERA

“DEsPRESSO”… tutti a teatro con i calzini spaiati

Al torinese “Spazio Kairos” si celebra la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” con uno spettacolo teatrale per famiglie

Domenica 22 marzo, ore 17,30

Lo spettacolo è programmato per la prossima domenica 22 marzoalle 17,30. Ma lo stesso spettacolo vuole celebrare una ricorrenza che, da calendario e da anni, cade esattamente, a livello  internazionale, il giorno prima, ovvero il 21 marzo. Primo giorno di Primavera, almeno nell’emisfero boreale (il nostro) e giorno in cui vi è in tutto il mondo un concentrato incredibile di celebrazioni che è davvero una fatica, non da poco, ricordarsele tutte. Fra queste, importantissima e da non scordare (quanti lo sapevano?) la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” riconosciuta ufficialmente dalle “Nazioni Unite” per sensibilizzare sull’inclusione delle persone nate con la cosiddetta “trisomia del cromosoma 21”. Di qui anche la scelta della data atta a richiamare la “triplicazione” del 21° cromosoma. E fra le varie iniziative messe in calendario per celebrare questa particolare giornata, è certamente lodevole l’evento promosso a Torino dalla  Compagnia “Onda Larsen” nel teatrale “Spazio Kairos”, un tempo fabbrica di colla e oggi “Circolo Arci con un teatro dentro” sito in via Mottalciata – fra i “vivaci” Quartieri Aurora e Barriera di Milano – a Torino.

Quale, dunque, il programma messo in piedi per domenica prossima 21 marzo?

Il pomeriggio di festa si apre alle 17,30, con l’ormai tradizionale offerta di merenda alle famiglie. Questo per introdurre il pubblico di ogni età, a partire dagli otto anni, in un’atmosfera di “accoglienza” e “condivisione” che rispecchia i valori portanti dell’iniziativa. Attenzione! Pienamente accettato, anzi consigliato, il “dress code” con “calzini spaiati” o “colorati”, simbolo scelto perché la loro forma richiama quella dei “cromosomi”, nonché per ricordare l’unicità, la diversità e l’inclusione.

A proseguire, alle 18, lo spettacolo “DEsPRESSO”, produzione firmata dal “Collettivo Clochart” di Trento, nata dalla penna e dalla regia di Michele Comite con le coreografie di Hillary Anghileri: protagoniste sul palco Giorgia Benassi e Stefania Favero, quest’ultima in alternanza con Viviana Pacchin.

Lo spettacolo si sviluppa attorno all’incontro tra “due fragilità speculari”: Viviana, una giovane donna prigioniera dell’apatia e del buio della depressione, e Giorgia, una ragazza con la “Sindrome di Down” che decide di mettere in campo ogni risorsa a sua disposizione per aiutarla. Attraverso il linguaggio universale e poetico del “teatro-danza” e della “clownerie”, la narrazione scardina i pregiudizi comuni e invita gli spettatori a ribaltare il “punto di vista tradizionale” su chi sia realmente “il diverso”. Quello da aiutare, da comprendere, da includere. Lo stesso titolo, “DEsPRESSO, con la maiuscola posta strategicamente sulla parola “Presso”, suggerisce una doverosa riflessione “sulla prossimità e sul bisogno intrinseco di connessione che accomuna ogni essere umano, indipendentemente dalle proprie condizioni cognitive o emotive”.

“Il fulcro drammaturgico dello spettacolo – sottolineano i responsabili – risiede nel ‘paradosso della normalità’. Il pubblico è portato a interrogarsi se sia più ‘normale’ l’approccio pessimistico e disincantato con cui spesso affrontiamo la quotidianità o lo slancio vitale e positivo di Giorgia, che non si stanca mai di ‘celebrare l’esistenza’ … L’opera non si limita però solo all’analisi del presente, ma apre uno squarcio necessario sul tema del ‘dopo di noi’, esplorando con delicatezza il destino delle persone con disabilità nel momento in cui viene meno il supporto genitoriale e sottolineando l’urgenza di costruire reti di solidarietà e legami significativi che garantiscano, in ogni momento, una vita piena e dignitosa”.

Parole cui fanno eco quelle altrettanto significative e importanti degli organizzatori di “Spazio Kairos”“L’impatto visivo e performativo di ‘DEsPRESSO’, capace di alternare momenti di leggerezza clownesca a sequenze coreografiche di grande potenza espressiva, permette di trattare temi complessi come la ‘salute mentale’ e l’‘inclusione sociale’. Il legame che si instaura tra le due protagoniste diventa così il simbolo di una società che sa ‘guardarsi negli occhi’, dimostrando che la comprensione reciproca è l’unico strumento efficace per superare la solitudine”“E proprio in questa cornice – concludono – lo ‘Spazio Kairos’ conferma la sua vocazione di luogo dedicato a un teatro che non è solo intrattenimento, ma uno spazio di crescita collettiva e di indagine profonda sull’umanità contemporanea”.

Appuntamento teatrale davvero consigliabile, ricco di alte autentiche emozioni e in grado di farci doverosamente riflettere sui temi concreti e quotidiani connessi alla “diversità”: quel non essere tutti uguali che deve spingerci a creare percorsi univoci e solidali da affrontare “insieme” … “tutti insieme”. Mano nella mano … e con un unico cuore.

Per ulteriori info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; Tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Torino, lieve aumento dei prezzi al consumo 

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Un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente e del +1,2% rispetto al mese di febbraio 2025. Questi i dati diffusi nel mese di febbraio 2026 a seguito della rilevazione dei prezzi effettuata dall’Ufficio di Statistica della Città. L’indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è risultato pari al 100,9 (Base Anno 2025=100).

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi delle bevande alcoliche, tabacco e droghe (+2,0%), trasporti (+1,2%), servizi di ristoranti e servizi di alloggio (+1,0%), informazione e comunicazione (+0,9%), assistenza alla persona, protezione sociale e beni e sevizi sociali (+0,8% ), ricreazione, sport e cultura (+0,3%), abbigliamento e calzature (+0,2%). Pressoché invariati i servizi relativi all’abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+0,1%), i finanziari e assicurativi (+0,1%). Così come gli apparecchi per uso domestico, arredamenti e manutenzione corrente dell’abitazione (0,0) e i servizi di istruzione (0,0).

In diminuzione i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (-0,1%), la sanità (-0,1%).

L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.

I dati relativi al mese di febbraio si possono consultare sul sito: http://www.comune.torino.it/statistica/

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