Una donna di 59 anni è morta dopo essere precipitata dal balcone della sua abitazione in corso Maroncelli 16. In base alle testimonianze raccolte, alcuni vicini di casa avrebbero visto la donna tentare disperatamente di aggrapparsi alla ringhiera del balcone prima di cadere nel vuoto. Questo aspetto lascia interrogativi sulla dinamica dell’accaduto.
Non pagava l’affitto ad Atc, ma subaffittava la casa popolare a tre persone, ignare di tutto.
L’hanno scoperto gli agenti del Reparto Polizia Abitativa della Polizia Locale di Torino, durante una attività di sopralluogo in un appartamento il cui regolare assegnatario risultava moroso.
E’ successo nel complesso ex Moi di via Pio VII. Gli agenti hanno bussato alla porta e, anziché il regolare assegnatario dell’appartamento, ad aprire sono stati i tre occupanti, due cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno provenienti dal Gambia e una donna in stato di gravidanza. La situazione igienico sanitaria all’interno non era ottimale: i due vani principali dell’appartamento erano stati dati in subaffitto separatamente, eliminando la cucina e mantenendo il bagno in comune.
Dopo alcune domande da parte degli agenti, è emerso che gli occupanti non erano a conoscenza del subaffitto illegale ed erano in possesso delle chiavi dell’appartamento messe a disposizione dall’uomo a fronte della riscossione senza alcuna ricevuta.
Gli agenti hanno quindi proceduto nei confronti dell’assegnatario che è stato denunciato per truffa accogliendo le querele degli occupanti. Le persone occupanti impropriamente l’alloggio sono state prese in carico dai servizi sociali della Città che hanno individuato per loro una sistemazione abitativa alternativa mentre le chiavi dell’appartamento sono state riconsegnate all’Atc.
Il procedimento penale oggetto del presente comunicato si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.
Sugli schermi “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini
PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione
Nell’autunno del ’43, la giovane Rosa Sauer, profuga berlinese, spinge il cancelletto che immette alla casa dei suoi suoceri, il marito è militare sul fronte russo, lei è in cerca di un rifugio, di un riparo dai continui bombardamenti della città, di qualche viso maggiormente legato a lei, di un affetto. Al di là della tranquillità del villaggio, la cornice è quella di Gross-Partsch, nella Prussia Orientale (oggi è parte della Polonia), è un vasto territorio circondato da filo spinato, oltre quello sbarramento è il quartier generale del Führer, la Tana del Lupo. Dopo poco tempo dal suo arrivo, con altre giovani donne del luogo Rosa è prelevata dai militari che senza spiegazioni la conducono nella Residenza, insieme avranno il compito di assaggiare i cibi che ad ogni pasto vengono preparati per Hitler.
Non hanno via di scampo, sono la sicurezza tra il mondo esterno e il dittatore, debbono sottostare a regole ben precise, non possono sottrarvisi. Un’intossicazione è un grido d’allarme ma non certo una interruzione. Nuove amicizie, alleanze e sospetti, confidenze, chi stravede per chi guida la Germania alla vittoria, la paura di morire e la fame, il passare dei giorni e dei mesi, l’attentato il 20 luglio dell’anno successivo da parte di von Stauffenberg, l’abbandono e il ritorno a Berlino di Hitler, il ritorno a casa delle donne. Un fatto, una passione imprevedibile, è nato in quell’anno di permanenza tra Rosa e un ufficiale tedesco, un amore che non guarderà più a chi è lontano e che si spegnerà con la rovina degli accadimenti.
Scritto con occhio femminile da un nutrito gruppo di sceneggiatrici soprattutto – Cristina Comencini, Giulia Calenda, Doriana Leondeff e Ilaria Macchia -, “Le assaggiatrici” trova le proprie radici nelle pagine omonime del romanzo di Rosella Postorino, vincitore del Campiello (e non soltanto) nel 2018 e tradotto in 32 lingue (che consiglio a chi voglia incontrare una bella scrittura). Premiatissimo ma che al tempo della lettura, a chi scrive queste note, al di là della sua importanza, della conoscenza di un episodio sconosciuto, dei ritratti femminili e del susseguirsi della profonda drammaticità della vicenda ottimamente resi, parve dividersi in due parti ben precise: la prima, decisamente la migliore, con l’obbligatorietà dell’incarico e la loro “sistemazione”, e l’altra, con l’annegamento di un ricordo e l’innamoramento che è lì a nascere e crescere, un’atmosfera alla “Suite francese” della Némirowsky, un qualcosa di déjà vu tanto da diventare a tratti debole e banale, preservando sempre meravigliosamente quell’odore di guerra invisibile su tutto e su tutti ma di certo ben presente.
Silvio Soldini, che di ritratti femminili se ne intende da tempo, e con grandi raffinatezze (“Le acrobate” e “Pani e tulipani, “Agata e la tempesta” e “Giorni e nuvole”), tornando a girare a quattro anni da “3/19” inciampa inevitabilmente nelle doverose scelte, laddove peraltro la scrittrice si concedeva maggior spazio per ampliare quelle prime pagine. Pur tuttavia, “Le assaggiatrici” rimane un film da vedere e condividere appieno, capace di aggiungere un doveroso tassello alla Storia, guidato dal regista con ricchezza di particolari, di stati d’animo descritti con pudore e partecipazione, di angoli e di luci giuste nel chiuso di quelle stanze dove si mangia e si rischia di morire ad ogni istante, di perfetta ricreazione d’epoca, di personaggi secondari (uomini oppressori) che non scalpitano interpretativamente troppo ma che stanno nei loro giusti spazi. Cardini della storia (ricalcata su quella di Margot Wölk, che nel 2012, poco prima di morire, confessò di essere stata una delle assaggiatrici del Führer) sono un gruppo di attrici di area tedesca, perfette tutte nei ruoli, ognuna con la loro cifra ben precisa e ben resa, tutte quante, su cui spicca la berlinese Elisa Schlott nel ruolo di Rosa, trentenne, di una grande maturità espressiva.
Parafrasando la famosa opera di Cicerone con il dialogo sull’amicizia che ne esamina i valori, basata su affetto, lealtà e condivisione di intenti tra persone meritevoli, il museo civico di Moncalvo intitola la nuova mostra “De Amicitia”.
Mettendo a confronto le opere di Roberto Gianinetti e Alfredo Bartolomeoli, si evidenzia non solo l’eccellenza artistica ma anche l’aspetto umano di grandi amici che si sono accordati nel presentare contemporaneamente i propri lavori senza che gli uni prevalgano sugli altri.
Tutta la storia dell’arte è permeata dall’amicizia tra artisti; senza scomodare le Confraternite dei Preraffaelliti e dei Nazareni, può bastare l’esempio del rapporto amichevole tra Claude Monet e Pierre Auguste Renoir, di Camille Pissarro e Paul Cezanne, di Andy Warool e Jean Michel Basquiat che hanno spesso lavorato insieme costruttivamente.
L’incontro fortuito, nel 2000 a Urbino, tra Gianinetti allora ancora studente e Bartolomeoli già noto maestro di incisione, segnò immediatamente una stima reciproca che nel tempo si intensificò in vera amicizia.
Entrambi, nutriti di studio e sperimentazioni di ogni tipo di arte incisoria, ripristinando il binomio artista artigiano con l’affidare l’Idea al supporto del “saper operare” della tecnica, sono approdati a eccellenti risultati in particolare attraverso la xilografia, il più antico procedimento di stampa nato in Cina per testi e immagini sacre poi, dopo secoli, trasformatasi in disciplina autonoma.
Roberto Gianinetti, abbandonata la professione di veterinario, pur esercitata con passione, folgorato dalla bellezza della xilografia giapponese dopo un soggiorno a Tokio, iniziò un personalissimo percorso con libertà di espressione, fervido entusiasmo e rigoroso impegno, distinguendosi per l’originalità dello stile.
Come si è già constatato nella precedente mostra “Avatar-Metaverso” nello stesso museo di Moncalvo, niente in lui è scontato nell’elaborare processi mentali tra realismo e astrattismo, simbolismo e surrealismo, divertissement e profondità di pensiero.
In un percorso di singlossia egli incrocia il linguaggio verbale a quello visivo con bipolarità della gestualità espressiva dei segni tra non senso e rigore matematico inventando arditi accostamenti di parole o semplici lettere dell’alfabeto, silouettes, labirinti, linee, bottiglie, carte da gioco, figure geometriche.
Il tutto con improbabile spaesamento ma proprio per questo così affascinanti e coinvolgenti.
A sua volta Alfredo Bartolomeoli, dopo infinite sperimentazioni che l’hanno reso famoso in campo internazionale, è giunto ad originali Concetti Spaziali di cui possiamo ammirarne otto presenti in mostra:
A differenza di tanti emuli che imitano i tagli e i buchi di Lucio Fontana che nel 1947 diede il nome di Spazialismo al nuovo movimento ( con l’appoggio del gallerista Carlo Cardazzo e Milena Milani, nel “Naviglio” milanese, che credettero in lui) Bartolomeoli con lo stesso intento di abbattere le barriere bidimensionali dello spazio ne continuò il cammino in modo personale.
Se Fontana, attraverso la terza dimensione dei tagli e i buchi ispirati dalle passeggiate spaziali degli astronauti, si esprimeva con una gestualità pacata con espressione di tranquillità solenne, persino epica in alcune grandi tele, al contrario Bartolomeoli con le xilografie ispirate al paesaggio collinare urbinate, raggiunge una spazialità improntata al dinamismo.
Ogni sua opera non rimane mai chiusa in se stessa bensì espande il movimento che si propaga senza sosta nell’opera successiva, come poeticamente l’artista sottolinea “al pari di una farfalla che passa di fiore in fiore”.
Si distingue, tra le xilografie astratte su carta di Pescia, famosa per il procedimento a mano, la “Cascata” a dimostrazione che il ricordo del figurativo e della tradizione rimane insito nel cuore di un artista anche se aniconico e d’avanguardia.
Giuliana Romano Bussola
Pilates e Benessere: In equilibrio per la Ricerca
Dopo gli appuntamenti al Circolo dei Lettori, ai Giardini dei Musei Reali e al Museo Nazionale dell’Automobile, un nuovo speciale evento.
Candiolo, 2 aprile 2025 – Una straordinaria partecipazione ha caratterizzato l’appuntamento con “Pilates e Benessere: In equilibrio per la Ricerca”, svoltosi nel pomeriggio di mercoledì 2 aprile nella suggestiva cornice della Reggia di Venaria. Oltre 200 persone si sono riunite nella Galleria Grande per condividere un’ora di pilates in uno scenario unico, immersi nella bellezza e nella cultura, animati da uno spirito di solidarietà e consapevolezza.
Guidati dalla madrina della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Cristina Chiabotto, e dalle insegnanti della scuola Futura Pilates, i partecipanti hanno vissuto un momento di profondo benessere, unendo il movimento del corpo al sostegno della ricerca oncologica. L’iniziativa rientra nel progetto “Candiolo Cares”, promosso dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità sul valore della prevenzione e del benessere come alleati contro il cancro.
Questo evento, giunto al suo nono appuntamento (quattro momenti all’interno dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, uno al Circolo dei Lettori, ai Giardini dei Musei Reali, al Museo Nazionale dell’Automobile e all’Inalpi Arena), è stato dedicato in particolare alle pazienti
dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, ma ha coinvolto anche amici, familiari e sostenitori della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, dimostrando ancora una volta quanto la partecipazione attiva e il coinvolgimento della collettività possano fare la differenza.
“Pilates e Benessere” è un progetto della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro nato per promuovere stili di vita sani e consapevoli, offrendo occasioni di incontro, attività fisica e condivisione, per diffondere una cultura del benessere che cammina insieme alla cura e alla ricerca.
Riceviamo e pubblichiamo – Gli infermieri piemontesi continuano a lasciare il territorio, attratti da stipendi più alti e condizioni migliori oltre confine. Ora la Lombardia, con la proposta di Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, corre ai ripari con un’indennità di confine per trattenere il personale sanitario nelle aree più esposte alla fuga verso la Svizzera.
Questa misura riporta al centro un problema che tocca da vicino anche il Piemonte. Nursing Up Piemonte chiede alla Regione di intervenire con misure analoghe per evitare un ulteriore impoverimento del personale sanitario.
«Oggi, con la Lombardia che adotta misure concrete per arginare la fuga degli infermieri, il Piemonte rischia di subire un doppio contraccolpo: non solo la concorrenza della Svizzera, ma anche quella della regione confinante, che potrebbe drenare ulteriore personale dal nostro territorio. Province come il VCO e l’area di Novara sono già in difficoltà e senza un intervento urgente della Regione la situazione diventerà insostenibile», afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte.
Già lo scorso settembre, l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, aveva annunciato la volontà di valutare un aumento degli stipendi per gli infermieri, seguendo l’esempio di altre regioni italiane. In quell’occasione, Nursing Up Piemonte aveva sottolineato l’insufficienza delle risorse stanziate per fermare la fuga, sollecitando, al contempo, l’introduzione di 500 euro al mese per gli infermieri piemontesi.
«La Valle d’Aosta e ora la Lombardia hanno capito l’urgenza di questa misura. Il Piemonte non può restare indietro. Ignorare il problema sarebbe un errore gravissimo: servono soluzioni concrete per trattenere gli infermieri e garantire la tenuta del nostro sistema sanitario», conclude Delli Carri.
Il mercato immobiliare di Torino è in ripresa. Nel 2024 volumi e valori hanno il segno positivo, in città come in provincia. Torino registra 15.118 compravendite, l’1,6% in più rispetto al 2023, con un aumento medio dei prezzi del 4%. Lo rileva l’Osservatorio immobiliare 2024 condotto dal Centro Studi di Fiaip Torino (Federazione italiana agenti immobiliari professionali).
Nel resto della provincia l’andamento è analogo seppure più contenuto: con 19.486 transazioni il fuori porta segna solo lo 0,7% in più e prezzi in aumento di circa il 2,3%. Complessivamente, la Città metropolitana conta 34.604 vendite concluse, l’1,1% in più rispetto all’anno precedente.
“Le compravendite hanno ripreso slancio nella seconda metà dell’anno, sfiorando il +10% di scambi a Torino, dopo la frenata del 6% nel primo semestre e un 2023 in negativo”, spiega Claudia Gallipoli, presidente di Fiaip Torino. “Il principale motore della ripresa è stato il calo progressivo dei tassi sui mutui, scesi intorno al 3%, che hanno reso il tasso fisso nuovamente vantaggioso per chi cerca sicurezza a lungo termine”. Il 2024 – sottolinea la presidente Fiaip – ha evidenziato la stretta connessione del mercato immobiliare con il costo del denaro e del credito”.
Dall’elaborazione svolta da Fiaip Torino sui dati trasmessi dall’Agenzia delle Entrate, il 95% delle case acquistate è stato effettuato da privati, con oltre il 40% che ha acceso un mutuo. Per il 72% si è trattato della prima casa, con una crescente attenzione alla classe energetica degli immobili e alla possibilità di stipulare il mutuo green con tassi agevolati.
In dieci anni (dal 2014 al 2024) i volumi scambiati sono aumentati del 67%, mentre negli ultimi quattro si è registrato un costante e lieve rialzo dei prezzi.
“Il mercato immobiliare si conferma dinamico e in salute, con compravendite in crescita e prezzi in aumento, sostenuti dall’inflazione e dalla riduzione dello stock immobiliare: una minore offerta permette una maggiore tenuta del prezzo di vendita – spiega la presidente di Fiaip Torino –. Tuttavia, l’inflazione induce a maggiore prudenza e a minore capacità di spesa, che sposta parte della domanda verso quartieri più economici, spesso vicini alle aree di prima scelta, dove gli immobili risultano più accessibili”.
ANALISI GENERALE
Per il secondo anno consecutivo, i prezzi al metro quadro registrano variazioni positive in tutte le aree della città, con incrementi più significativi nelle zone periferiche e semicentrali: Lingotto e Mirafiori Nord su tutti, Aurora, Madonna di Campagna, Mirafiori Sud, Barriera di Milano, Falchera, Parella e San Paolo. Un andamento che ha mostrato i primi cenni già nel 2023.
Gli aumenti dei prezzi sono trainati dal miglioramento di infrastrutture e viabilità. La nuova stazione della metropolitana e il Grattacielo della Regione hanno rilanciato il Lingotto, mentre il completamento di corso Grosseto ha favorito Madonna di Campagna e Borgo Vittoria. L’operatività della stazione Rebaudengo ha valorizzato Barriera di Milano, mentre interventi di riqualificazione a Borgo Valdocco e Porta Palazzo hanno avuto un impatto positivo su Aurora. Infine, l’apertura del polo commerciale To Dream – Urban District ha portato benefici a corso Romania, Barriera, Falchera e fino a Settimo Torinese.
PREVISIONI
“La prospettiva per il 2025 è di un generale miglioramento del mercato, con un lieve incremento di compravendite e prezzi, strettamente legato all’andamento dei tassi di interesse sui mutui”, spiega la presidente di Fiaip Torino, Claudia Gallipoli: “Un loro ulteriore calo potrebbe rendere i mutui più convenienti rispetto agli affitti, incentivando l’acquisto di immobili”.
Il sentiment tra gli agenti immobiliari Fiaip è positivo ma prudente: il 76% prevede stabilità, il 21% una crescita e solo il 3% teme un peggioramento. Per le compravendite, il 55% prevede stabilità e il 40% un incremento, mentre per i prezzi il 55% ipotizza un lieve rialzo (sotto il 2%), il 34% stabilità e l’11% un calo.
In sintesi, “c’è un cauto ottimismo per il 2025 – aggiunge Gallipoli -: se i tassi resteranno stabili o scenderanno, il mercato potrebbe rafforzarsi; in caso di volatilità, invece, rischierebbe di frenare. Anche gli scenari geopolitici potrebbero influenzare il mercato: un inasprimento dei conflitti potrebbe generare incertezza e indurre un atteggiamento attendista, rallentando le compravendite”.
Nel 2025, a Torino si prevede un rafforzamento del trend attuale con una crescente domanda nelle periferie e nel semicentro. “Sempre più studenti fuori sede, sostenuti dalle famiglie, scelgono di acquistare piccoli appartamenti in zone come Aurora, Barriera e Mirafiori Nord e Sud, preferendoli all’affitto nelle aree universitarie o centrali”.
“Questo andamento – conclude la presidente Fiaip – rende ancora più urgente intervenire sulla manutenzione stradale, la sicurezza, le infrastrutture e i servizi nei quartieri semicentrali e periferici, oltre che nel centro città, biglietto da visita anche per i tanti turisti”.
QUARTIERI E PREZZI
Nel 2024, i prezzi delle case a Torino aumentano in media del 4%. Tutte le zone sono in campo positivo, ma le crescite più significative si registrano nei quartieri semicentrali e nelle periferie dell’area sud e nord della città, grazie al miglioramento di alcune microzone. Queste aree, pur mantenendo valori inferiori alla media cittadina, registrano i maggiori rialzi per il secondo anno consecutivo.
Lingotto e Mirafiori Nord guidano la crescita con un +7,8% e un prezzo medio al metro quadro di 1.650 euro. Il Lingotto beneficia della nuova metropolitana, della piena operatività del Grattacielo della Regione e di una viabilità migliorata. Mirafiori Nord, invece, attrae domanda dalla vicina Santa Rita, che ha quotazioni più alte.
L’intera area sud è in crescita grazie a un ricambio generazionale e a un’offerta residenziale adatta a famiglie e studenti. Santa Rita (+4,5%, 1.850 €/mq), Mirafiori Sud (+6,8%, 1.570 €/mq), San Paolo (+5%, 2.100 €/mq) e Nizza Millefonti (+4,6%, 1.830 €/mq) offrono servizi, parchi e spazi verdi. Santa Rita, in particolare, vanta l’energia portata dagli eventi sportivi e musicali recenti.
Le periferie nord di Torino registrano percentuali di crescita significative nell’ultimo anno, pur mantenendo prezzi medi tra i più contenuti della città. “Dopo anni di calo, è naturale che questi quartieri mostrino segnali di ripresa – spiega Lucia Vigna, delegata Fiaip all’Osservatorio -. L’inflazione spinge al rialzo i prezzi, mentre le ristrutturazioni di appartamenti e palazzi contribuiscono ad aumentare i valori medi”.
Aurora segna uno degli incrementi più marcati con il +7% e prezzi medi di 1.520 euro al metro quadro. Il rilancio è trainato dalla riqualificazione di Borgo Valdocco di parte di Regio Parco e Porta Palazzo, dal miglioramento della viabilità su corso Principe Oddone e dal restauro di edifici storici. L’area beneficia inoltre dell’attrattiva della Nuvola Lavazza, del Campus Einaudi e dell’affaccio sulla Dora Riparia, rendendola interessante anche per gli studenti.
Madonna di Campagna registra uno degli incrementi migliori in città, il 6,8% (1.400 euro al mq). C’è una buona vivibilità, grazie ai tanti servizi, scuole, supermercati. È un quartiere che sta migliorando con la nuova viabilità di corso Grosseto. La fine del lungo cantiere dà respiro all’area con ricadute positive anche sulla vicina Borgo Vittoria, che registra il 5,2% nelle quotazioni e una media di 1.430 euro al metro.
Anche Barriera di Milano vede un aumento percentuale dei prezzi con il +5,4% e una media di 1.080 euro al metro quadro. “In particolare – spiega Lucia Vigna – è la zona nord-est a migliorare le quotazioni, tra piazza Rebaudengo, via Porpora e piazza Respighi, dove si concentrano immobili ristrutturati e stabili riqualificati. La vicinanza alla stazione Rebaudengo e il progetto di rigenerazione dell’ex Manifattura Tabacchi, che ospiterà un nuovo polo universitario e il tracciato della Metro 2, danno ulteriore slancio all’area. Più penalizzata, invece, la parte sud di Barriera, verso corso Vercelli e corso Novara, che si fonde con Aurora fino a scendere verso il centro.
Restando nella zona nord, colpisce l’incremento delle quotazioni di Falchera, che registra il +6,4%, toccando finalmente la soglia dei 1.000 euro al metro quadro. “La crescita – spiega Vigna – è trainata dai progetti di riqualificazione e, soprattutto, dall’apertura del polo commerciale To Dream – Urban District, che ha rilanciato l’area. Anche il miglioramento della zona industriale di Settimo Torinese contribuisce all’attrattività del quartiere”.
Villaretto segna un +4,6% (1.150 euro/mq): “È un contesto residenziale con edifici più recenti, spazi verdi e villette a schiera, a differenza di Falchera che invece è caratterizzata da edilizia popolare. La carenza di servizi rimane una criticità, ma la vicinanza ai centri commerciali, tra cui To Dream, ne favorisce la crescita.
Anche Barca e Bertolla beneficiano delle riqualificazioni e del nuovo polo commerciale, registrando un aumento del 3,7% e raggiungendo in media 1.350 euro al metro quadro.
Nell’area ovest di Torino, i quartieri confermano la crescita dei valori già evidenziata nel 2023. Parella-Aeronautica registra il +5,5% con una quotazione media di 1.825 euro al mq, grazie alla vicinanza della metropolitana, agli interventi di riqualificazione edilizia e a nuove costruzioni.
Pozzo Strada segna un +2,9% (2.100 €/mq). È un quartiere residenziale, ben servito, protagonista di diversi progetti di efficienza energetica, come il complesso Teodosia. Sale anche Lucento con il +4% che porta il prezzo medio a 1.300 euro al mq, seguito dalle Vallette con il +3,5% e 1.200 euro al mq
Nelle zone semicentrali, San Donato registra il +4,3% (1.700 €/mq), con rialzi più marcati nelle vie tra corso Francia, via Cibrario e piazza Statuto, meno significativi invece i valori verso corso Regina e corso Umbria, fino a Parco Dora. Cit Turin resta sempre in quota con il 3% in più nei prezzi e una media di 2.680 euro al metro quadro. Bene anche Cenisia con il 2,6% (2.345 €/mq) grazie alla presenza di servizi e alla vicinanza dell’Energy Center del Politecnico e alle OGR.
San Salvario cresce del 3,5% attestandosi su 2.050 euro in media al mq. Vanchiglia segna un +3%, con 2.680 euro al metro: il quartiere offre un mix di eleganti palazzi storici ristrutturati che elevano il valore degli immobili, e stabili con appartamenti in buono stato più accessibili, rendendo la zona attrattiva sia per giovani e studenti, sia per investitori. Vanchiglietta segue la tendenza positiva con un +2,3% e un prezzo medio di 2.250 euro al metro.
Tra le aree più esclusive, Borgo Po – Gran Madre – Crimea registra un +2,4%, con valori tra i più alti della città (2.950 €/mq). Spostandosi verso San Mauro, le quotazioni scendono a 1.860 euro al mq con un +3,3%.
Bene anche la collina torinese: Cavoretto vede valori in risalita del +2,7% (2.310 €/mq), mentre l’intera area collinare cresce in media del 4,3% (2.525 €/mq).
Il centro di Torino registra un lieve aumento dell’1,5%. L’area di piazza San Carlo segna il rialzo maggiore, +2%, con i prezzi più alti della città e una media di 4.560 euro al metro quadro. Piazza Vittorio cresce dell’1,2% (3.620 euro/mq), mentre Piazza Statuto registra un +1,5% (3.000 euro/mq), beneficiando della vicinanza alla stazione di Porta Susa e alla metropolitana, che hanno incentivato ristrutturazioni e investimenti.
LA PROVINCIA
Il resto della provincia vede compravendite stabili, allineate ai volumi del 2023 con il +0,7%. I prezzi invece sono in leggero aumento, in media del 2,3%. Gli aumenti sono più marcati nelle zone di montagna con il +3,5% e nella cintura torinese con il +3%, mentre nelle aree più distanti dal capoluogo, come il Pinerolese e l’Eporediese, si limitano allo 0,5%.
“Il mercato si divide tra immobili nuovi o riqualificati, meglio se indipendenti con giardino, che trainano le quotazioni, e appartamenti obsoleti in condominio, che invece si svalutano”, commenta il vicepresidente Fiaip Torino, Andrea Franchetto.
Cresce la domanda di case indipendenti nella prima cintura, soprattutto se ben collegata a Torino anche con la rete ferroviaria (Moncalieri, Grugliasco, Collegno, Beinasco, Trofarello, Carmagnola), soluzioni che vedono le quotazioni aumentare anche fino l’8 e il 10%.
“Il mercato delle case da ristrutturare era stato rilanciato dai bonus fiscali – aggiunge Franchetto -. Oggi, però, con la riduzione delle agevolazioni e i costi di ristrutturazione ancora elevati, le abitazioni che necessitano di interventi significativi faticano a trovare acquirenti”.
“Inoltre, emerge il desiderio dei giovani, coppie e famiglie, di trasferirsi fuori città per uno stile di vita più sostenibile, allontanandosi dalla città, anche per ragioni di sicurezza, accettando minori comodità in cambio di un ambiente migliore e un maggiore controllo sui costi di gestione, evitando così le spese condominiali”, conclude il vicepresidente di Fiaip Torino. Una tendenza che trova riscontro anche nella crescita della collina di Torino, che vede prezzi salire del 4,3%.
BOX E POSTI AUTO
Il mercato dei posti auto e dei box segue l’andamento del settore residenziale e nel 2024 vede prezzi in crescita del 2,5% e volumi stabili rispetto all’anno precedente (0%). A Torino sono stati venduti quasi 6mila box e posti auto, mentre nel resto della provincia si riscontra un lieve calo del 2,7%. Complessivamente, le compravendite in tutta la provincia ammontano a 19.594, in flessione dell’1,9%.
“La domanda di box spesso accompagna quella dell’abitazione ed è in aumento, spinta dalla difficoltà di parcheggio e dalla crescente esigenza di sicurezza – spiega Luca Portinaro, delegato Fiaip all’Omi -. Tuttavia, molte soluzioni risultano inadeguate: box troppo piccoli per le auto moderne e silos progettati decenni fa spesso spingono gli acquirenti a preferire posti auto scoperti”.
“L’interesse per box e posti auto è in crescita soprattutto nei quartieri semicentrali e periferici – prosegue Portinaro –. Zone come San Salvario e Vanchiglia, caratterizzate dalla movida, così come così come Barriera di Milano e Aurora, ad alta densità abitativa, registrano una forte domanda di soluzioni protette per le auto”.
COMMERCIALE – NEGOZI E UFFICI
Il mercato dei negozi e dei laboratori registra nel 2024 un balzo nelle compravendite del 21,7% rispetto al 2023, mantenendo sostanzialmente prezzi stabili con il +0,5%. Dall’analisi svolta da Fiaip Torino sui dati provvisori dell’Agenzia delle Entrate, a Torino sono stati venduti 1.285 negozi e laboratori, mentre nel resto della provincia 699 (3,2%), complessivamente nel territorio provinciale si sono concluse 1.984 vendite, il +14,5%.
“Nel mercato immobiliare emergono due tendenze opposte: i negozi situati lungo le vie principali e di passaggio vedono un aumento dei prezzi grazie alla loro visibilità, mentre quelli nelle strade interne, meno richiesti, subiscono svalutazioni fino al 30-40%. Quando sfitti, il peso di tasse e spese rende difficile mantenerli, portando in alcuni casi (circa il 15%), se sussistono le condizioni, alla conversione in abitazioni”, spiega Luca Portinaro, delegato Fiaip all’Omi.
“I negozi rappresentano una risorsa fondamentale per la città – sottolinea Portinaro –: oltre a sostenere l’economia locale e la vita di quartiere, contrastano il degrado urbano grazie alla presenza attiva dei commercianti. È quindi essenziale incentivare misure come l’estensione della cedolare secca agli affitti commerciali e una revisione dell’IMU, adeguandola alle reali variazioni di valore degli immobili”.
Il mercato degli uffici registra volumi poco significativi: Torino conta 254 vendite di uffici nel 2024, in linea con l’anno precedente (0,4%), il resto della provincia vede 168 transazioni (+3%) complessivamente in tutta la provincia sono stati venduti 422 uffici (1,4%). I prezzi registrano un lieve aumento, il +1%.
PRODUTTIVO – CAPANNONI
Il mercato dei capannoni nel 2024 mostra un andamento altalenante. Secondo l’elaborazione Fiaip sui dati provvisori dell’Agenzia delle Entrate, il primo trimestre segna il +6,2% nelle compravendite rispetto allo stesso periodo del 2023, seguito da un calo nei due trimestri centrali (da aprile a settembre), entrambi con il -17%. L’ultimo trimestre invece, vanta una forte ripresa con il +27%, portando il totale annuo a 844 transazioni, in linea con il 2023 (+0,7%).
Tuttavia, rispetto al 2019, il mercato segna una crescita importante del +44,3% di transazioni.
“I prezzi sono aumentati nell’ultimo biennio tra il 2% e il 4%, con valori compresi tra 200 e 800 euro al metro quadro”, spiega Lucia Vigna, delegata Fiaip Torino all’Osservatorio. “Le quotazioni dipendono da diversi fattori, tra cui la vicinanza alla tangenziale, la presenza di un’area di carico per mezzi pesanti, spazi ufficio e lo stato dell’immobile. Sono premiati i capannoni più moderni e tecnologici e quelli che hanno le altezze utili per le esigenze della logistica”.
A Mel di Borgo Valbelluna gli scudetti del cross CSI
Nel primo weekend di aprile. In Veneto una Campestre nazionale mozzafiato!
Iscritti circa 1.900 atleti in provincia di Belluno. Tanta gioventù al via con mille atleti under 14. Attesi sul podio 23 nuovi campioni. Sabato 5 le gare individuali nell’area degli impianti sportivi “La Lora”; domenica 6 aprile le staffette regionali con partenze ed arrivi nel centro di Mel, in piazza Papa Luciani
Belluno, 2 aprile 2025 –Cercansi 23 campioni tra i 1.835 atleti (810 iscritte e 1.025 iscritti) protagonisti dal 4 al 6 aprile a Mel (BL) del Campionato nazionale di corsa campestre 2025 del Centro Sportivo Italiano, evento patrocinato dalla Provincia di Belluno dal Comune di Borgo Valbelluna.
Arrivano da 10 diverse regioni italiane, con tute e canottiere di 139 società sportive diverse, rappresentanti 30 Comitati territoriali. Il grande spazio verde veneto farà largo ai giovani, visto che sono 1.059 i soli runner under 14, con pettorali delle categorie Esordienti (2014-2015), Ragazzi (2012-2013) e Cadetti(2010- 2011), con le prime due da regolamento suddivise per singole annualità.
I padroni di casa del Comitato di Belluno possono puntare su 15 società e 220 finalisti, superati solo dai cugini di Vicenza, in gara con 323 concorrenti, e dai vicini di Trento, che invece al via ne conta 285. Sempre assai nutrita la pattuglia lombarda con il Comitato di Lecco che schiera 198 crosser, Sondrio 139, e Como 76, Mantova 58 e Milano 40. Cento frecce da Udine, 69 da Reggio Emilia, e 66 da Feltre.
Veneto e Lombardia vantano insieme ben 600 iscritti, fra i quali attesissimi i neo campioni regionali 2025.
Dopo gli arrivi delle società di atletica leggera e le operazioni di accredito, l’evento tricolore sarà articolato su due giornate: sabato 5 aprile il “clou” dell’evento, con le gare che andranno ad eleggere per singole categorie i campioni nazionali individuali di corsa campestre. Il primo “start” dalle ore 9:30 del mattino fino al primo pomeriggio nell’area degli impianti sportivi “La Lora”, sede della società ospitante, GS La Piave 2000, sodalizio che proprio in questo 2025 festeggia i 25 anni di fondazione e che ha coinvolto nell’organizzazione insieme al CSI Belluno ben 180 volontari.
Dopo la Santa Messa celebrata presso la Chiesa arcipretale della Beata Vergine Maria Annunziata in piazza Papa Luciani a Mel sabato pomeriggio, si gareggerà anche domenica 6 aprile con 5 frazionisti corregionali per squadra a dare vita al classico “Staffettone delle Regioni”, evento su strada con partenza e arrivo sempre nella centralissima Piazza Papa Luciani. Oltre ad assegnare medaglie e canottiere tricolori scudettate sul podio, ogni società partecipante verrà omaggiata con un piatto in terracotta realizzato dagli ospiti del Centro Diurno “La Birola” di Feltre, nel solco della tradizione di coinvolgere diverse realtà negli eventi associativi, nella piena convinzione ciessina che lo sport sia davvero occasione di attenzione verso gli altri, in particolare verso le persone con fragilità. Domenica, nella giornata dello Staffettone, spazio inoltre alla quinta edizione della Run4Hope, la manifestazione podistica solidale non competitiva articolata su 20 staffette regionali attuate in contemporanea in tutta Italia, con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno della ricerca sui tumori che colpiscono i bambini; annualmente 1.400 under 14. Beneficiaria sarà infatti la Fondazione AIRCper la ricerca sul Cancro.
“Liberare Pancalieri dal traffico pesante”
Allontanare dai centri storici dei paesi il traffico pesante che insiste sulle strade provinciali è da molti anni una priorità per le amministrazioni comunali e per quella della Città metropolitana di Torino. Spesso non basta realizzare nuovi assi viari: occorre curare e rendere più sicuro possibile il raccordo tra le nuove arterie – che vengono prese in carico dalla Città metropolitana – e la viabilità “storica” che attraversa i centri abitati. È il caso di Pancalieri, dove, su richiesta dell’amministrazione comunale, negli anni scorsi l’Ufficio pianificazione e realizzazione opere pubbliche della Direzione Azioni integrate con gli Enti locali della Città metropolitana aveva redatto il progetto di fattibilità tecnica ed economica della trasformazione dell’incrocio a raso tra la Provinciale 141 e la via Circonvallazione. L’intervento rientra in un progetto più ampio per alleggerire il concentrico di Pancalieri dal traffico pesante che insiste sulla Provinciale 129. L’idea è di deviare i mezzi pesanti su via Circonvallazione e sulla Provinciale 141, sino al congiungimento con la Strada Provinciale 30 in Provincia di Cuneo. Dell’aggiornamento di quel progetto e dell’adeguamento del quadro economico redatto nel dicembre 2021 hanno discusso con il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo il Sindaco di Pancalieri, Piero Giovanni Paletto, e il Vicesindaco Massimiliano Varetto, nell’ambito dell’iniziativa “Comuni in linea”. Nell’incontro che si è tenuto lunedì 31 marzo il Vicesindaco metropolitano ha avanzato la proposta di elaborare e siglare un accordo di programma, che preveda le modifiche alla viabilità richieste dal Comune, ma anche una nuova pavimentazione di un tratto di circa 500 metri della Strada Provinciale 141, che la Città metropolitana potrebbe successivamente cedere all’amministrazione comunale.
Il quadro economico della rotatoria progettata all’incrocio tra la SP 141 e via Circonvallazione nel 2021 dai tecnici della Direzione Azioni integrate con gli Enti locali della Città metropolitana prevedeva una spesa totale di 490.000 euro. L’importo stimato teneva conto della necessità di realizzare un nuovo scatolare in corrispondenza del canale del Molino di Osasio, che attraversa la Provinciale in prossimità dell’incrocio. Per il nuovo attraversamento era stata prevista una sezione rettangolare con un’altezza netta di 1,55 metri e una larghezza netta di 5 metri.
L’ipotesi progettuale proposta dal Comune è quella di incanalare il traffico proveniente da Casalgrasso sulla SP 30 della Provincia di Cuneo nella Provinciale 141 della Città metropolitana di Torino. I mezzi destinati a Pinerolo potrebbero reimmettersi sulla Provinciale 129 utilizzando la via Circonvallazione, che collega le due strade provinciali.
Per realizzare questo obiettivo sarebbe necessario adeguare le intersezioni a raso, costruendo due rotatorie e verificare eventuali opere necessarie su via Circonvallazione (ad esempio, un adeguamento dell’accesso al cimitero), anche se la sezione stradale risulterebbe già idonea.
Con “Onda Larsen” é divertimento assicurato, ripensando al celebre “Sogno” shakespeariano
Venerdì 4 e sabato 5 aprile, ore 21
Scritto e diretto da Lia Tomatis, lo spettacolo è a due voci con gli attori Riccardo De Leo e Gianluca Guastella della torinese Compagnia teatrale “Onda Larsen”. “Il sogno di Bottom” (già il titolo ne indica la classica derivazione), in programma venerdì 4 e sabato 5 aprile (ore 21) allo “Spazio Kairòs” di via Mottalciata, a Torino, è una divertente ma attenta riflessione sui “meccanismi burocratici” che regnano e, purtroppo, regolano ai nostri giorni, più che mai, il mondo del lavoro, mettendo alla berlina quegli aspetti che oggi sono considerati “vantaggiosi” ma che in realtà badano più alla forma che al contenuto: Quincio, uno dei due attori in scena che nella storia interpreta la parte di un arrendevole regista vive i nostri tempi e, per riuscire, dunque, ad attenersi alle richieste di un “bando” che gli permetterà solo in tal maniera di ottenere dei finanziamenti, è costretto a mandare all’aria tutte le sue idee sull’arte e a presentare un progetto che “artistico” ormai non è più. O che di “artistico” ormai ha proprio ben poco. Così, purtroppo, è, se si vuole.
Molti lo avranno capito. Lo spettacolo è uno “spin off” di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare. Siamo nel 1595, nel bosco di “Sogno di una notte di mezza estate”, Bottom (attore che viene trasformato in un uomo con la testa d’asino da Puck, folletto di Oberon, re delle fate) e Quince provano lo spettacolo per il Duca di Atene, Teseo. Finita la prova, Bottom si addormenta e si risveglia quattro secoli dopo davanti a un giovane regista che sta cercando di allestire uno sgangherato progetto teatrale nella speranza di ottenere qualche finanziamento pubblico. Bottom si lascerà coinvolgere nell’infelice impresa, mettendo involontariamente a nudo le contraddizioni del nostro presente, proprio a causa della sua estrema semplicità. Il testo, pur gravitando nella geniale area e temporalità shakespeariana, si presenta quindi al pubblico in tutta la sua, forse ormai inarrestabile e sgangherata, attualità.
“Ci si accontenta in mancanza d’altro e purtroppo ci si abitua” viene detto in un passaggio del testo. E allora c’è da chiedersi E’ veramente così purtroppo o ci si può ribellare e cambiare qualcosa e a quali costi? A ognuno di noi l’ardua sentenza. E le posizioni, pur rischiose ma indubbiamente coraggiose, da assumere.
Scrive la regista Lia Tomatis: “Lo spettacolo è scritto mescolando linguaggio ‘elisabettiano’ e linguaggio moderno, contemporaneo, così come nelle opere di Shakespeare si alternavano realtà e magia, momenti di dramma e di commedia.
È scritto in modo da essere fedele all’ordine cronologico in cui sono state scritte le opere di Shakespeare: Bottom non conosce le parole dei drammi che sono stati scritti dopo ‘Sogno di una notte di mezza estate’, gli frullano solo nella testa in maniera inconsapevole, mentre conosce ‘Romeo e Giulietta’ che risulta precedente”. C’è dunque da rilevare che le informazioni storiche che passano, anche se solo di sfuggita, tra le parole dei personaggi sono assolutamente corrette. E, in tal senso, vista proprio la scelta “di creare una coerenza filologica drammaturgica, anche per l’impianto scenico e la regia si è scelto una pulizia che ricordasse il teatro elisabettiano”.
In scena infatti c’è un solo elemento: un “cubo” che viene utilizzato nel finale come veniva utilizzato il “balcone” nel teatro inglese a cavallo fra Cinque e Seicento. Come nel teatro seicentesco, gli attori possono inoltre recitare quasi tra il pubblico e con il pubblico stesso interagiscono, così come i cambi di scena e di luogo sono segnalati dall’uscita degli attori da una quinta ed un rientro in palco da un’altra quinta. “Con una recitazione naturale, informale, che alterna momenti di grande poesia e momenti di comicità e dramma si è cercato – conclude la regista – di restituire un po’ di quell’anima caratteristica del teatro elisabettiano in un fraseggio pensato in chiave volutamente moderna”. E i risultati sono decisamente apprezzabili, i dialoghi serrati e divertenti e i personaggi ben caratterizzati, latori di un’ironia e di una satira che mai preclude la possibilità di una seria riflessione su alcune contraddizioni del nostro presente, assimilate nel tempo senza lasciarci quasi il tempo di accorgercene e di provvedere di conseguenza. Senza farci del tutto fagocitare. Pensiamoci su! In fondo, basta volerlo!
Per info: “Spazio Kairòs”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org
g.m.
Nelle foto: “Il sogno di Bottom”, immagini di scena