Gli appuntamenti musicali della settimana
Lunedì. Al Milk suona la contrabbassista Rosa Brunello con Los Fermentos.
Martedì. Al Phenomenon di Fontaneto d’Agogna si esibiscono Beji & Fede (in replica sabato al Concordia di Venaria) mentre al Circolo della Musica di Rivoli (ex Maison Musique), è di scena l’ex chitarrista dei Sonic Youth Lee Ranaldo per la rassegna “Letteratura post-rock”.
Mercoledì. Al Jazz Club si esibisce il duo formato dal vibrafonista Riccardo Conti e la vocalist Caterina Accorsi. All’Osteria Rabezzana concerto-tributo ai Beatles del Marco Nieloud Quartet. Al Blah Blah suona il duo SX.
Giovedì. Al Pala Alpitour arrivano i Subsonica, (in replica venerdì). Al Jazz Club suona un quartetto formato da Sergio di Gennaro al pianoforte, Gledison Zabote al sax, Alessandro Minetto alla batteria e Alessandro Maiorino al contrabbasso, impegnato ad eseguire una selezione di ballate tratte dall’American Songbook, con i più noti evergreen di sempre. Al Blah Blah si esibiscono i Scumbag Millionaire. All’Arteficio si esibisce Steve Folk.
Venerdì. Al Jazz Club suona il sassofonista Jerry Weldon con i Hammond Groovers. Allo Spazio 211 sono di scena i Giardini di Mirò. Al Folk Club si esibisce Marco Ferradini. L’ Hiroshima Mon Amour ospita la cantante italo-senegalese Sista Awa accompagnata dalla Smoke Orchestra.
Sabato. Al Magazzino di Gilgamesh per la rassegna blues, suona Randolph Mattews mentre al Blah Blah si esibisce la band del chitarrista Jesse Dayton. All’Hiroshima doppia data da tutto esaurito per il rapper Rancore.
Domenica. Per “Novara Jazz”” al Piccolo Coccia suona il pianista Riccardo Belgiojoso, impegnato a rivisitare le “Children’s Songs” di Chick Corea. Allo Spazio 211 suona il supergruppo O.R.K formato da: Colin Edwin (Porcupine Tree), Pat Mastellotto (King Crimson), e Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi).
Pier Luigi Fuggetta


















Cento monete d’oro usate dai Crociati, conservate in un’anfora, sono venute alla luce durante uno scavo archeologico, nascoste sotto il pavimento del castello di Arsuf, a 15 chilometri da Tel Aviv.
Saladino tra le brulle colline di Hattin, assetate e bruciate dal sole. Era il 4 luglio 1187. Può essere questo, in sintesi, l’itinerario di un viaggio “diverso” in Israele, rivivendo la storia delle Crociate in Terrasanta, in Outremer, perchè lì castelli e fortezze abbondano, senza essere seguiti da troppi turisti, cosa non da poco. Si intenda, nulla a che fare con lo splendore della fortezza del Krak dei Chevaliers in Siria, le cui mura, pur danneggiate dalla guerra civile di questi anni, hanno resistito per secoli ai conflitti e ai terremoti o con l’imponenza del Castello di Kerak in Giordania. In Israele non è rimasto molto ma le rovine, oggi ben inserite in un contesto da National Park, fanno rinascere una delle storie più avvincenti del Medioevo. Il paesaggio è certamente cambiato molto rispetto a quello del XII secolo ed è impossibile ritrovare tutti i luoghi della Terza Crociata (1189 -1192), oggi cancellati o sostituiti da città, strade, industrie, aeroporti ma ripercorrere il cammino dei Crociati è ancora possibile. È forse una vacanza un po’ fuori dal comune ma pur sempre interessante. Noleggiando un auto si possono seguire le strade e i territori attraversati da Riccardo Cuor di Leone e da Saladino muniti di una piantina dettagliata dei luoghi da visitare per evitare di sbagliare strada e fare
inutilmente troppi chilometri. Alcuni castelli compaiono all’improvviso tra spiagge, promontori, colline e montagne mentre altri bisogna raggiungerli in luoghi spesso trascurati o dimenticati dalle guide turistiche, magari dopo essersi cimentati in autentici trekking in mezzo al bosco o seguendo incerti sentieri tracciati in modo approssimativo, quasi per nasconderne la bellezza. Alle rovine del castello templare di Montfort, nel nord del Paese, è meglio non arrivare troppo tardi, si rischia di farsi inghiottire dal buio e di non trovare la strada del ritorno, ma c’è anche il pericolo di precipitare dalle rovine del castello e finire in fondo al dirupo tra rocce e…scheletri di templari, senza che nessuno si accorga di nulla. Si parte dunque per i luoghi in cui cristiani e musulmani si affrontarono aspramente per il dominio della Terrasanta ai tempi delle Crociate. Lasciata Tel Aviv con la sua pittoresca rocca di Giaffa si arriva a Tel Arshaf, il sito dell’antica Apollonia, che crociati e arabi chiamavano Arsuf e che nel 1101 fu occupata da Baldovino I, re di Gerusalemme. Nel 1187, dopo la caduta della Città Santa in mano agli arabi, anche Arsuf fu presa dal sultano Saladino ma pochi anni più tardi Riccardo d’Inghilterra la riconquistò sconfiggendo il grande condottiero curdo in uno scontro memorabile avvenuto il 7 settembre 1191. Il sovrano inglese prese il comando delle operazioni e lanciò la cavalleria cristiana contro l’esercito musulmano che fuggì terrorizzato. Le perdite furono limitate da entrambe le parti ma la battaglia di Arsuf fu una grande vittoria morale per i cristiani dopo la disfatta di Hattin. Sul campo di battaglia fu dimostrato che Saladino non era invincibile. La fortezza dei crociati, di cui oggi restano poche rovine insieme a quelle del porto, verrà distrutta dai Mamelucchi del sultano Baibars nel 1265. Proseguendo verso
nord si incontra Cesarea Marittima fondata da Erode il Grande. L’area archeologica è un cantiere continuo da cui spuntano rovine romane e crociate del periodo di San Luigi, re di Francia, che fortificò la città. Affacciata sul mare, Cesarea, capitale per almeno sei secoli, è una città dal grande passato. C’era il teatro romano con l’ippodromo sulla spiaggia, c’erano palazzi e strade bizantine, c’era la Cittadella crociata nella zona del porto. Centro cristiano tra i più importanti tra il III e il VI secolo, Cesarea fu occupata dagli arabi nel 639. Nel 1101 arrivarono i crociati che la depredarono e nel bottino del saccheggio finì anche un catino di vetro verde di arte islamica (è conservato nel Duomo di San Lorenzo a Genova) che alcuni storici hanno identificato come una reliquia della Passione di Gesù. Secondo altri studiosi si tratterebbe addirittura del leggendario Santo Graal. Come numerose località della Terrasanta anche Cesarea passò nelle mani di vari conquistatori. Nel 1187 arrivò Saladino poco dopo la vittoria di Hattin ma alcuni anni più tardi sbarcò Riccardo Cuor di Leone che tolse la città ai musulmani ampliando le fortificazioni. Nuove difese furono innalzate dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme e da Giovanni di Brienne, sovrano della Città Santa. Luigi IX, re di
Francia, completò i lavori di consolidamento della cinta muraria ma furono i Mamelucchi gli ultimi conquistatori di Cesarea dopodiché la città fu praticamente abbandonata e solo verso la fine dell’Ottocento i turchi ottomani vi insediarono un gruppo di profughi musulmani provenienti dai Balcani che vi fondarono un villaggio raso al suolo nella guerra del 1948. Ben visibile sulla spiaggia è l’acquedotto romano rimesso in funzione dai crociati così come si può vedere ciò che resta di una decina di torri, sopravvissute all’assalto delle catapulte del sultano mamelucco Baibars che nel 1265 rase al suolo sia la città che il castello. La stessa sorte toccò alla cittadella di Arsuf ma la grande fortezza templare di Athlit resistette eroicamente all’assalto delle truppe mamelucche. Tra Cesarea e Haifa si levano alte sul mare le rovine di Athlit, il colosso dei templari edificato intorno al 1215, poco a sud del monte Carmelo, che sorvegliava il transito lungo la costa mediterranea. Oggi è tutt’altro che un colosso ed è rimasto ben poco di quello che è stato uno dei più grandi castelli della Palestina medioevale, una sorta di cittadella chiamata “Castrum Peregrinorum” che includeva una chiesa e alcuni palazzi, ben difesa dai templari che da lì proteggevano il porto nel quale giungevano i pellegrini e controllavano le vie di comunicazione con Gerusalemme. Fu l’ultimo lembo di Terrasanta rimasto in mano ai crociati prima di essere abbandonato dopo la conquista mamelucca nel 1291 che pose fine al Regno latino.
